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L'ABECEDARIO<lb/>
PITTORICO<lb/>
DALL' AUTORE<lb/>
Ristampato, Corretto, ed Accresciuto<lb/>
DI<lb/>
MOLTI PROFESSORI,<lb/>
E di altre Notizie<lb/>
SPETTANTI<lb/>
ALLA PITTURA,<lb/>
Ed in quest' ultima Impressione con nuova, e copiosa Aggiunta di alcuni altri Professori.<lb/>
ALL' ILLUSTRISSIMO SIGNORE<lb/>
IL SIGNOR CAVALIERE<lb/>
D. FRANCESCO<lb/>
SOLIMENA.<lb/>
</p><p>A Spese di Nicolò, e Vincenzo Rispoli.<lb/>
IN NAPOLI )( MDCCXXXIII.
</p><p>CON LICENZA DE' SVPERIORI.
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                <salute>
Illustrissimo Signore.</salute><p><pb facs="00007"/>
MOlto raro e difficile a trovarsi essendo oramai divenuto il celebre Abecedario Pittorico: e desiderando io di manifestar, come meglio potessi, a V. S. Ill. l'alta stima, che ho mai sempre avuta verso la vostra ragguardevol Persona; determinai perciò di giovare a coloro massimamente, che della nobile Arte liberale della Dipintura son vaghi col farlo uscire per mezzo delle mie stampe alla nuova luce; e di soddisfare nel medesimo tempo a me stesso col dedicarlovi. Ed affinche renduto si fusse il Libro e più pregievole, e più utile di quel, che era già colla prima Edizione, e seguentemente più degno del vostro gradimento; eccolo accresciuto ancora di quelle ultime notizie de' moderni Professori,<pb facs="00008"/>le quali, siccome necessarie pel compim&#x0304;ento dell' Opera, protestasi il chiarissimo Autore di non aver potuto giammai ottenere; tutto che più volte costoro richiesti ne avesse. Vero è nondimeno, che essendomi convenuto nella Giunta seguir lo stesso succinto metodo dell' Autore, anco rispetto al molto, che dir poteasi di V. S. Ill. non n' era venuto a restar pienamente soddisfatto il mio desiderio. Per la qual cosa uopo mi fù poi di pregarne un comune Amico, dalla cui mercè riconosco la distinta notizia, ed alcune poche delle molte onorevolissime Lettere scrittevi in diversi tempi da Personaggi Reali, e de'più cospicui, che abbia la nostra Europa; le quali vanno pur anche impresse avanti al cominciamento di questo Libro. Ed avvegnachè io sappia quanto da queste cose aliena sia la vostra gran modestia, contenta sol tanto di ciò, che ne dice da per tutto la fama; ad ogni modo dovrà pur finalmente ceder questa al pubblico bene. Conciossiecosa che infiammati così maggiormente alla gloria i generosi animi giovanili, più volentieri proccureranno d' imitarvi, ed in consequenza di potersi a Voi in qualche modo render somiglianti; perocchè in tutto, o eguali, difficile assai sarebbe; e'l superarvi, impossibile affatto. Ed in vero a formarvi grande e perfetto Dipintore, richiedevansi appunto que' pregi tutti, che si ravvisano in Voi a maraviglia uniti: cioè una natural disposizione accompagnata da forte e viva fantasia, valevole a produrre quanto di vero, non che di verisimile può mai dall' intelletto idearsi, e dall' occhio vedersi nell' Universo; ma con una tal proporzione e proprietà, che nell' oprar sembrate poi, anzi creare, che dipignere tutto e quanto Voi fingete, ed imitate. Il finto adunque nelle Opere<pb facs="00009"/>vostre sembra eg&#x016B;ale al vero; imperciocchè in Voi egualmente concorrono e la Natura coll' Arte, e colla Pratica la cognizion delle buone cose: voglio dir: delle antiche, e moderne Filosofie; delle Istorie sì Sagre, come Profane; delle Favole, che la Teologia de'Gentili compongono; della Matematica intera, e d' ogni altra scienza, o facoltà, che abbiamo; le quali tutte dalla fanciullezza apparaste. Aggiungonsi poscia a queste virtù intellettuali le morali ancora, onde siete a dovizia pieno ed adorno. E che dirò della Poesia, colla qual nata in un parto istesso dicesi la Dipintura? Certa cosa è, che non men questa, che quella possedete in sommo grado, avvalendovi sì bene dell'una in a juto dell' altra nelle occasioni vicendevolmente. Ma mia intenzione non è d'innoltrarmi nello sterminato pelago delle vostre laudi; e mi basterà di averle in brieve solamente accennate, perche si scorga con quanta ragione e giustizia io abbia dovuto un Libro, che con ordine Alfabetico contiene la memoria de' più rinomati Pittori de' secoli passati, dedicare al chiaro e glorioso Nome di V. S. Ill., al cui confronto tutti costoro sono oramai divenuti non altramenti, che in vista del Sole ogni minor lume celeste suole oscuro divenire, e quasi dileguarsi. Qual meraviglia dunque, se miracolo della natura e dell' Arte il Mondo vi appella; e se come divine l'Opere vostre vengono reputate e richieste; e se in somma d' onor degno i Grandi stessi vi estimano? Or questa sì, che dir debbesi la vera Nobiltà, che Uom possa mai desiderare: come quella, la qual colla bella armonia di varie virtù, e con lungo faticoso studio acquistata, e niente soggetta a mutazion di tempo, o di fortuna porta con seco la gloria, e l'im<pb facs="00010"/>mortalità insieme in chi la possiede. Io non dico già di non trovarsi in Voi la Nobiltà degli Antenati ancora: dico bensì, che quando questa sola in Voi fusse, come dipendente dal caso, tanto estimar non si dovrebbe, quanto la propria; e che l'una non iscompagnata dall' altra, ma tutte e due con esso Voi mirabilmente congiunte, nello stesso tempo, che mi promettono un generoso gradimento del dono, che vi offero, mi fanno altresì con certezza sperare, che non isdegnerete questa manifestazion di mia osservanza, colla qual mi raffermo
</p><closer><salute>Di V. S. Ill.
            </salute><dateline>
Napoli 4. Settembre 1733.</dateline><salute>
Devotiss., ed obligatiss. Servidore:</salute><signed>
Niccolò Parrino.</signed></closer></div>
            
            <div type="preface" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#preface" xml:lang="deu">Vorrede</term></index>
                <p><pb facs="00011"/>
DAll' antichissima Famiglia Solimena, oriunda dalla Città di Salerno, a dì 4. Ottobre 1659. nacque nella Città di Nocera de' Pagani il nostro celeberrimo D. Francesco Solimena figlio di Angiolo Solimena famoso Pittore, il quale sin dalla sua tenera età dimostrò talentodi apprendere qualsivoglia scienza; ed in fatti giunto all' eta d' anni 12. avea terminato il corso d' una ben appresa Grammatica, e divenuto in lingua latina Maestro, non ch' esperto, e cominciato ad assaggiare l' arte Oratoria, e la Poetica, passava l' intiere notti in istudio, e quasi ben dir si può con ogni franchezza senza nè pure dar riposo agli occhi col sonno; indi applicato dal Padre alla Filosofia Aristotelica, nascostamente si pose à disegnare con acquarelle à chiaro scuro con tanta maestria, e franchezza, ch'era lo stupore di chi l'ammirava; benche il tutto furtivamente dal Padre, che desiderava applicarlo alle leggi per avanzamento di sua Casa. Ma il Signore Iddio, che l'avea trascelto per renderlo immortale appresso tutti, fè capitare in Nocera il Sign. Cardinale allora Orsini nelli primi suoi anni della Porpora, poi degnissimo Papa Benedetto XIII., il quale posandosi per rinfrescarsi in Casa di detto Angiolo Solimena, tanto da lui ben visto prima di farsi Religioso, ed in tempo, ch'era Duca di Gravina, abitando in Solofra, dove spesse fiate era chiamato da lui nell'Accademia di belle lettere per esserne il detto Angiolo molto fornito, domandando esso Cardinale à che applicava i suoi figli, gli ripose, che stavano studiando Filosofia, e che volea applicarli alla legge, e chiamato esso Francesco dal Padre, e postolo a piedi del detto Cardinale, da cui interrogato in alcune questioni Filosofiche, e trovatolo intelli gentissimo, se ne rallegrò à maggior segno con detto Angiolo, ed avendoli detto, che il medesimo era molto innamorato della Pittura, e che nascostamente il tempo l'avanzava, anzi alcune volte le notti intiere di nascosto di suo Padre si tratteneva à disegni, e curioso il Cardinale di veder qualche disegno, gliene furono portati alcuni da esso Francesco, alla vista de'quali disse al Padre, che facea torto al Figlio, ed alla Pittura istessa, perche in essa molti pochi son quelli, che riescono, e quando qualche d' uno giunge al sommo grado di perfezio<pb facs="00012"/>ne, hà meritato, &#x0113;merita assai più onore di qualsivoglia Dottore, e questo lo dovea sperare dal detto Francesco, dando segni di grande abilita in detta professione, e che sperava, che applicandosi, sarebbe stato lo stupore dell' età sua; onde con tal persuasiva gli fù dal Padre data aperta licenza di potersi applicare al disegno. Ma dopo poco tempo speso al disegno, si diede à far di propria invenzione, e designando da modelli postosi dopo due anni à colorire, portatosi in Napoli nell'anno 1677. in età d'anni dieciotto, fù richiesto per dipinger la Cappella de'Martiri dentro la Chiesa del Gesù nuovo, e mandando la macchia a' PP. Gesuiti, a' quali egli ancora non s'avea voluto far vedere, e trovandosi in quel giorno in detta Chiesa il Cavalier Cosmo Fansago Architetto, e Scultore celeberrimo, sommamente la lodò; onde rimasi sodisfatti detti Padri, l'accordarono il dipingere nella loro Chiesa, ove giunto, e vistolo così giovane gli domandarono, perche non avea voluto venir, quando mandò la Macchia; loro rispose il Signor Arcangelo Guglielmelli Pittore di Prospettive, che l'aveva proposta a'Padri, che se avessero veduto l'Autore di quell'eta, non l'avrebbero stimato degno di dipingere nella loro Chiesa, e gli sarebbe stato di maggior dolore, se avesse avuto l'esclusiva da faccia à faccia, avendo sommo desiderio di avere sul bel principio l'onore di fare un'Opera ad una Chiesa così cospicua; mentre che stava dipingendo in detta Chiesa, era continua la moltitudine de'Virtuosi, che andava à vederlo, e con istupore ammiravano la sua virtù; al grido della fama d' un giovane di tanta, e tale riuscita, vi accorse anche il Padre del celebre Signor Luca Giordano, il quale conoscendo li progressi grandi, che tal giovane avrebbe fat to nella pittura, gli fè prendere amicizia col Figlio, il quale in quel tempo si trovava dipingendo in Firenze; si tirò il cuore di tutti non solo per il suo valore, ma anche per la sua gran modestia, discorrendo molto poco, ed operando assai; e benche la Citta di Napoli in quel tempo fioriva di quantità di celebri Pittori, com' era Francesco di Maria, Nicola Vaccaro, il Cavalier Farelli, il celebre Giordano, il Cavalier Benasca, Andrea Malinconico, oltre di molti altri Forastieri, che capitavano giornalmente nella medesima; pure si vedeva, che le cose più cospicue si davano ad esso Solimena, il quale non per mezzi, ò protezioni di cospicui Personaggi, ma per la sua virtù anche in quella età era contradistinto à maraviglia dagli altri. Dipinse la Chiesa de' PP. Pii Operarj di S. Nicolò alla Carita, il Coro nella Chiesa del Venerabile Monistero di Donna Regina di Dame cospicue in questa di Napoli, avendolo fatto dipingere à confronto del Giordani per avere il detto Luca dipinto il Coro sopra la Porta, ed il nostro Solimena il Coro grande sopra l' Altare maggiore. E benche gli suoi Emuli, che vedeano avanzamento così grande, avevano voluto impedirlo con proponere al Cardinale Arcivescovo Innico Caracciolo, che non era di dovere di fare entrare in un Monaste, ro di Clausura un giovane di sì tenera età, e di bello aspetto, e conoscendosi poi dal detto Arcivescovo la modesta indole del detto Solimena, li permise di poter dipingere Opra così cospicua; e gli fè dipingere il Quadro maggiore della Chiesa di S. Gio: in Porta; li Quadri laterali alle Cappelle del Monastero del Gesù delle Monache. Indi passò à dipingere la celebre Sagrestia<pb facs="00013"/>della Chiesa di S. Paolo Maggiore de' PP. Teatini; la volta dell'Arco della Cappella di S. Carlo dentro il Gesù Nuovo, nel medesimo tempo, che dipingeva la Cappella della Visitazione il celebre Giordano, che spesso andava a veder dipingere il detto Solimena, ed il nostro Solimena andava à vedere l'Opere di esso Giordano, amandosi sommamente tra di loro; dipinse la Cupola, ed Angoli nella Chiesa del Monastero di D. Alvina, ed anche sei Quadri ad oglio laterali all'Altar maggiore. Fù chiamato à dipingere gli Archi sù le Cappelle della Chiesa di S. Appostoli, avendone quei Padri fatti cassare quelli dipinti da Giacomo del Pò, non essendo stile proporzionato di stare accanto al Cavalier Lanfranco, stimandosi da tutti gl' intendenti, che nessuno meglio del nostro Solimena potesse far cosa adeguata per accompagnare lo stile del Lanfranco, e fare una unione perfetta in loro Chiesa, e li dipinse con gran magisterio, facendo vedere quanto di gran lunga abbia superato il detto Lanfranco, che ogn' uno ne resta ammirato; nella medesima Chiesa hà dipinto quattro Virtù nella Cappella fatta à spese dell' Eminentissimo Cardinal Pignatelli nostro Arcivescovo; nella Chiesa de' PP. dell'Oratorio vi hà dipinto tutta la Cappella del Glorioso S. Filippo Neri loro Fondatore à fresco con terminazione, e polizia così grande, che pajono appunto miniate, tutto che dipinte colla Calce, e si spera da detti PP., che voglia farli il Quadro per l'Altare maggiore, e gli angoli della Cupola, che da tanti anni ne lo richiedono; ma le continue faccende, benche anticipatamente se n'è compromesso, non han permesso poterli soddisfare. Nell' Arcivescovato, mancandovi due Quadri, e la Crocia della Chiesa; che cascando la muraglia nel Terremoto del 1688. furono ruinate sotto le pietre, ch'erano dipinte dal celebre Giordano, fù stimato degno di rifarli il nostro Solimena, in cui hà fatto conoscere la differenza grande alla grandezza del suo stile à confronto di quella del Giordani, e nella medesima Chiesa nella Cappella de'Signori Loffredo vi è il Quadro dell'Imagine di S. Giorgio maravigliosamente dipinto nella sua gioventù, quando venne in Napoli; nella Chiesa di S. Domenico Maggiore, vi ha dipinta la soffitta della Sagrestia, ed è maraviglioso il vedere in un Quadro di sì sproporzionata larghezza, che ci abbia così bene aggruppate, e designate le figure. In detta Chiesa del Gesù nuovo, non potendo li PP. ottenere, che vi dipingesse la gran Cupola impegnarono il Signor D Ferdinando Sanfelice suo amato discepolo, acciò li facesse almen fare il Quadro sopra la Porta maggiore della Chiesa, ch' è riuscito uno stupore dell' Arte; alla Chiesa del Collegio de'PP. Gesuiti vi è un Quadro nel Cappellone dipinto dal medesimo. Nella Chiesa di S. Martino de' PP. Certosini, e proprio nella Cappella di esso Santo, vi hà dipinto con mara vigliosa maestria 2. Quadri laterali ad oglio, che superano l'Arte di quanti colà ne sono. Nella nuova Chiesa, che si stà fabricando dalle Signore Monache di S. Gaudioso sotto la direzzione di esso Sign. D. Ferdinando Sanfelice, hà il detto proccurato, ed indotto il Signor Solimena a farvi il Quadro dell' Altare maggiore, che sarà uno delli più prodigiosi uscito dal suo celebre Pennello.
</p><p>Gl' infiniti Quadri, e Pitture à fresco dipinte per i Particolari, e per le Chiese nel Regno di Napoli sono innumerabili, avendo ogn'uno procurato d' aver<pb facs="00014"/>ne un picciolo Quadretto, ò almeno un disegno di così cospicuo Uomoi; fra le più celebri è la soffitta della Galleria del Signor Principe di S. Nicandro dipinta ad oglio dael medesimo; ma più d' ogn' altra si rende cospicua, e maravigliosa la Galleria dipinta à fresco nel Palazzo del Signor D. Ferdinando Sanfelice suo strettissimo Amico, che non per paga, ma per l'amore, che porta al detto suo virtuoso Discepolo, hà voluto dipingercela a fresco per lasciare una testimonianza in segno d'affetto, e servitù, che porta à sì degno Discepolo; la detta serve per una scuola de'Studiosi di tal Professione, in cui v&#x0113;gono continuamente accolti dal detto Sanfelice con ogni dimostrazione affettuosa; e l' unico mezzo per potere ottener qualche pittura del detto Signor Solimena, è il mentovato Signor Sanfelice, à richiesta del quale non hà giammai negata cosa veruna. Nel celebre Monastero di Monte Casino vi hà dipinto ben quattro gran Quadri nel Coro di detta Chiesa, dove trovandosi nell' anno 1702. in tempo che venne in Napoli il Re Filippo V. fù mandato à chiamare per dipingere il ritratto di quel Sovrano, da cui ebbe l'onore di sedersi nel dipingerlo, e terminato che l'ebbe con applauso del Re, gli disse non aver bisogno di fpecchio per vedersi, tanto conosceva dipinto naturale il suo volto. Le sue Opere sono state, e sono continuamente richieste da' primi Signori del Mondo, che più volte han fatto istanza volerlo ne' loro Regni, ma l'affetto porta à suoi parenti, ed amici, l'hà trattenuto partirsi da Napoli. E particolarmente nel mentre, che stava in Spagna il celebre Giordano, fù anche chiamato il detto Solimena, ma sovravvenuta à quel Monarca grande infermità, non si effettuò la sua andata; ed essendo ritornato in Napoli esso Giordano, principiò una quantità di Quadri per il detto Re, e non avendo potuto finire dodeci Quadri, che smacchiati avea per la Cappella Reale di Madrid, per la morte seguita di detto Giordano, furono per ordine del Rè Filippo V. fatti terminare dal nostro Solimena. E'continuamente onorato nella sua Casa da tutt'i Sign. Vice-Rè, e da qualsivoglia Signor Forastiere, (tra'quali il gran Priore di Orleans) che capitò in questa Citta. Fù chiamato dal Re di Portogallo in Lisbona, ma rifiutò tal' invito; fù richiesto dal Duca d'Orleans in Parigi dopo la morte del Re Luiggi XIV. per dipingere una Galleria, e mentre che si stavano accomodando li prezzi per poter fare li Quadri ad oglio per ornare la Galleria, sopravenne il contaggio à Marseglia, ed altre Città della Francia, e succedè la morte del Principe, e così non si terminò l' Opera. La Republica di Genova anche ave avuta la fortuna d' avere tre gran Quadri ad oglio per la volta, e laterale del Camerone del Consiglio; ha dipinto delli gran Quadri per il Re di Sardegna, per il Principe Eugenio, per l'Elettor di Magonza, e per il nostro Augustiss. Padrone Carlo VI. oltre di quelli mandati antecedentemente, ne stà attualmente facendo uno assai grande per la nuova Chiesa di S. Carlo fabricata da detto Imperadore. Per tutti li Papi, che sono stati nel tempo suo, nessuno hà lafciato d' aver qualche Opera di sì grande Autore, e quando nell' anno Santo del 1701. si portò in Roma, fù accolto così dal Pontefice, come da tutti i Signori Cardinali che à gara procurarono fargli i più grandi onori, che à un sì degno, e meritevole Virtuoso si doveano, ed essendo vivo il laudabile Maratta, gli fè tutte quelle acco<pb facs="00015"/>glienze amorevoli, che dovea esiggere un tant'Uomo. La Republica di Venezia anche gode delle sue bell'Opere, e presentemente le stà dipingendo due gran Quadri per una delle Principali Chiese di essa. Il gran Duca di Toscana dopo di aver desiderato il ritratto di sì ottimo Pittore, da chi si è sempre ricusato, e negandosi per sua modestia di volerlo fare, alla fine persuaso da suoi Amici s'è indotto a farselo di propria mano, ed è riuscito uno de' più maravigliosi, che vi sia in detta Galleria. L'Inghilterra ave innumerabili sue Opere, che a qualsivoglia gran prezzo sono state comprate da'Sig. Inglesi, che son venuti in Napoli. In somma il Mondo tutto ha desiderato, e desidera aver di sue Opere, per esser communemente stimato il primo, che sia presentemente al Mondo; e per far conoscere la stima, che tutti li Signori han fatto, e fanno d'un si celeberrimo Virtuoso, mi è paruto alla fine di trascrivere alcunepoche lettere, che gli sono state strappate dalle mani dal nostro Sanfelice, per palesare al Mondo gli onori, che meritam&#x0113;te hà ricevuti, anco del titolo di Cavaliere, ed in quanto c&#x014D;cetto sia appresso de'più grandi dell'Universo. Oltre dell'esser così celebre nella Pittura, è degno di grandissima lode, anche nell'Architettura, per aver trovate nuove, e graziose invenzioni negli ornati, avendo in tempo suc, e col suo lume accomodate gli abusi, che alcuni Architetti per far novità aveano introdotto con far perdere la sodezza, e bellezza delle Opere, l'orme del quale seguendo il nostro Sanfelice hà fatto vedere le più stravaganti, e ben ornate fabriche nella nostra Napoli. E' degno d' ammirazione anche per le sue dotte Poesie, che in tante congiunture nelle Raccolte stampate si leggono tra i Poeti più illustri del nostro secolo. Uomo così inteso nell' Istorie tanto Sacre, quanto Profane, che da ogn'uno se n'ammira con stupore la Virtù: cosa necessaria a' Pittori per esprimere bene le medesime. Hà vissuto sempre, e vive con sommo decoro, ma modesto, essendo sempre andato vestito in abito Clericale, e perciò comunemente vien chiamato l'Abate Francesco Solimena; non hà voluto mai ammogliarsi, con tutto che n'avea più volte ricevuto le richieste con sommo suo vantaggio, ma hà fatto casare il Dottor D. Tomaso Solimena decorato con il Titolo di Giudice del gran Almirante suo Fratello, dal quale si sono procreati più figli, il primo de'quali era di talento così ammirabile, che avendolo imparato suo Zio, che gli portava molto affetto, sarebbe riuscito il primo Letterato del Mondo, se l'invida morte non gli avesse troncato il filo della vita nel suo bel fiore di gioventù: cosa, che diede tal pena a detto suo Zio, che per molti anni poco, e nulla dipinse per l'acerbo dolore d'aver perduto un suo amato Nipote di tanta riuscita; ma alla fine si è pur alquanto consolato al vedere che l'altri tre suoi Nipoti mostrano talento di far degna riuscita per suo consuolo, e di loro Padre. Ave acquistato esorbitante summa di denaro, avendo le genti pagatole il prezzo domandava per le sue Opere per averne. Si hà fabricato un cospicuo Palazzo vicino alli Regii Studii, ed in esso si ammirano la maggior parte delle soffitte delle stanze, ò designate, ò dipinte di sua propria mano, che servono continuamente a Professori per prenderne i pensieri, avendo colle dette introdotto un dolce stile nel dipingere d'ornamenti. Vi sono alcuni freggi dipinti con festoni di frutti, e fiori, che recano meraviglia in vedere che un Uomo abbia potuto dipingere tutte<pb facs="00016"/>le cose, le quali separata mente in molti Professori si osservano. Ha comprato gran quatita di Territorii, ed ultimamente un Feudo per ingrandire, e decorare la sua Casa, e beneficare i suoi posteri, che hanno avuto un Uomo cosi cospicuo al Mondo. La sua Scuola è stata, ed è sempre piena di centinaja di Discepoli venuti da tutte le parti del Mondo, tirati dalla fama di sì gran Maestro. Fra tanti centinaja il più affezzionato Discepolo è stato, ed è il nostro Sanfelice, che sempre hà proccurato, e proccura di portarli la dovuta osservanza, riconoscendo dal detto quanto hà imparato, così nella Pittura, come nell'Architettura, e per testimonio di ciò li fa lavorare à proprie spese una memoria di Marmo con una ben erudita Inscrizione per eternare al Mondo le glorie d'un sì degno Virtuoso; e perciò conoscendo il detto Solimena tal buona, e bella parte, ha proccurato in ogni congiuntura di dimostrarli per gratitudine il suo affetto. E'in somma il lodato D. Francesco Solimena di alta, e complessa statura; di grave, e bello aspetto; di capel biondo; di ottima conversazione, in cui si rende piacevole, ed amabile per li suoi eruditi discorsi; lepido nel motteggiare; acuto nelle risposte; amico della caccia, ove spesso per suo divertimento si porta per lo più ad una sua Villa alla Barra; dilettante della Musica, avendo continuamente in casa Virtuosi in tal materia, che dopo le sue lunghe fatighe del giorno la sera lo di vertiscono; ed ammirabile sopra tutto per la felice memoria, che hà della maggior parte delle Poesie de' più cospicui, e divini Poeti, i versi de' quali nelle congiunture così bene appropria, che reca maraviglia, e diletto in udirlo. Piaccia intanto al Signore Iddio, che voglia conservarlo per lunga serie d'anni in quella felice salute, che presentemente stà godendo, per decoro della nostra Padria, ed acciò possa consolare il Mondo tutto, che sta tuttavia desiderando le sue bell'Opere.
            </p></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00017"/>
Au Sieur Francois Solimena.<lb/>
A Naples</head>
                <p>
SIeur Solimena. La satisfaction, avec la quelle nous avons deia remarque dans vos deux premieres tableaux cette habilitè, qui vous destingue, nous prepare à etre de meme entierement contents de celui d' Eliodore, que nous esperons de recevoir au premier iour. Les expressions de Zele, avec les quelles vous l'auès accompagnè par votre lettere, nous ont etè agrèables, &amp; nous avons bien volu uous le marquer, en ordoneant à notre Ministre à Vienne d'y apujer les interets de votre Famille. Et vous assurant de notre disposition pour ce qui uous concerne, nous prions Dieu sur ce qu'il uous ait en sa sainte garde. A'la Venerie 13. Novembre 1723.
            </p><closer><signed>AMODEO.
</signed><dateline>
Aù Sieur Francois Solimena</dateline><salute>
Monsieur</salute></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center">Monsieur l' Abbè Solimena.<lb/>
A'Naples</head>
                <salute>
Monsieur</salute><p>
MAggiore contento non potevo ricevere di queilo datomi da questo Signor Maresciallo Conte di Daun con la notizia, che V. S. Ill. à di lui istanza si compiace di fare due Quadri per me, anzi secondo l'avviso tiene da cotesto Signor Presidente D. Andrea del Giovine, che ne abbia di già principiato uno. Se dunque goderò la sospirata sorte di vederli terminati, all'ora si avrà di che gloriarsi questa mia Galleria, non dubitando punto, che V. S. Ill. farà spiccare in essi gl' inarrivabili prodigi di quella Virtù, che rende celebre il di lei nome in tutto l'universo. Prego per tanto V. S. Ill. de suoi distinti favori, ed obligarmi al sommo, appagando le mie giustissime brame con due Opere al solito, e veramente degne di lei, così pure d' impiegarmi liberamente nelle occasioni di servirla à confronto della stima, che faccio della Persona di V. S. Ill. la quale riverisco con la più parzia le osservanza, e sincerissimo cuore, eter. namente protestandomi.
           </p><closer><salute>Monsieur
 </salute><dateline>
Vienna 30. Novembre 1720.</dateline><salute>
Affettionatiss. per servirla sempre</salute><signed>
EUGENIO DI SAVOYA.</signed><dateline>
Sieur Cavalliere Abbè Solimena Napoli.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00018"/>
Monsieur<lb/>
Monsieur l' Abbè Solimena.<lb/>
A'Naples</head>
                <salute>
Monsieur</salute><p>
SOno così vive, e da me stimate l' espressioni, che V. S. Ill. mi fà nel suo gratissimo foglio del primo corrente unite all' altre di cotesto Signor Regente Andrea Giovine col disegno del Quadro per la mia Cappella, che hò motivo di sperare un prodigio distintissimo del suo Pennello, e raffinato gusto nell' Arte celebre, che professa sì nel grande per la Galleria, che restava da rittoccarsi, come nell'altro, che rappresenta la Resurezione secondo S. M. rapportandomi intieramente à quanto il Signor Maresciallo Conte di Daun avrà suggerito al detto Signor Regente sopra il predetto disegno. Non raccomando in anto à V. S. Ill. ulteriore diligenza, perche la vedo interessata nella sua gloria, e mio sospirato contento; proverò il maggiore in servirla, e manifestarmi all'occasioni, che veramente sono
            </p><closer><salute>Monsieur
</salute><dateline>
Vienna 27. Settembre 1721.</dateline><salute>
Affettionatiss. per servirla sempre</salute><signed>
EUGENIO DI SAVOYA.</signed><dateline>
Sieur Cavalliere Abbè Solimena. Napoli.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center">À Monsieur<lb/>
Monsieur Francois Solimena.<lb/>
A' Naples</head>
                <salute>
Monsieur</salute><p>
RIspondendo alla cortese sua in data del scaduto, mi occorre dirle qualmente il consaputo Quadro da lei dipinto, e statomi trasmesso, mi sia capitato ben condizionato, e sicome hò havuto molto piacere in osservare, che sia riuscito sì buono, e perfetto; Così me le professo singolarmente obligato, come non meno ancora per le offerte hà voluto farmi, delle quali non tralascerò di valermi, in caso mi occorresse qualche cosa. E mentre bramo d'haver pure occasioni di potermi impiegare in servizio suo, per fine mi raffermo
            </p><closer><salute>Monsieur
</salute><dateline>
Vienna 14. Maggio 1729.</dateline><salute>
La sopradetta Lettera è tutta di sua<lb/>
propria mano<lb/>
Affettionatiss. per servirla</salute><signed>
EUGENIO DI SAVOYA.</signed><dateline>
Sieur D. Francesco Solimena.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00019"/>
Monsieur<lb/>
Monsieur l' Abbè Solimena.<lb/>
A'Naples</head>
                <salute>
Monsieur</salute><p>
SOno dovute alla Virtù, e merito di V. S. Ill. l'espressioni, per le quali mi ringrazia nel suo compitissimo foglio de 12. passato, ed io stimo con esso la notizia, che ricevo d'essere terminato il Quadro per questa mia Cappella, e Galleria, non dubitando sii degno dell'universa le applauso, perche V. S. Ill. con la sua attenzione, e con li maggiori sforzi dell'Arte, e suo gusto inarrivabile lo avra reso tale; così spero riuscira anche l'altro, il quale quando fosse prossimo a perfezionarsi in breve, secondo desidero, potrebbe V. S. Ill. ambi due assieme imballare in forma non patischino, se poi quest'ultimo portasse dilazione di tempo, attenderò il primo prontamente, offerendosi occasione; altre molte ne sospiro per servire a V. S. Ill., e farle conoscere la finezza distinta, con la quale me ne le professo
            </p><closer><salute>Monsieur
</salute><dateline>
Vienna 14. Giugno 1730.</dateline><salute>
Affettionatiss. per servirla sempre.</salute><signed>
EUGENIO DI SAVOYA.</signed><dateline>
Sieur Cavallier l' Abbè Solimena. Napoli.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center">Monsiour<lb/>
Monsieur Francois Solimena.<lb/>
A'Naples</head>
                <salute>
Monsieur</salute><p>
SIccome dal di lei compito foglio delli 17. scaduto comprendo essere già stato incaminato a questa volta il mio Quadro; così non dubito, che mi capiterà ben condizionato, ed in breve, ancorche pure a mio parere sarebbe stato meglio se si fusse lasciato imballato nel modo da lei pratticato; in oltre intendo con altrettanto piacere, che in breve sa rà similmente ancora terminato l' altro, quando che ne tengo bisogno per il compimento della mia Cappella; non havendo nel rimanente dubbio alcuno, che l' uno, e l' altro nella loro perfezione corrisponderanno alla di lei molto nota insigne Virtù, e quì per fine pregandole ogni maggiore prosperità, me le offro, e rimango
            </p><closer><salute>Monsieur
</salute><dateline>
Vienna 15. Maggio 1731.</dateline><salute>
Affettionatiss. per servirla sempre</salute><signed>
EUGENIO DI SAVOYA.</signed><dateline>
Monsieur Francois Solimena. Napoli.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00020"/>
Al molto Illustre Signore, il Signor Francesco Abbate Solimena.<lb/>
Napoli</head>
                <salute>
Illustrissimo Signore.</salute><p>
DAlle compitissime sue mi trovo molto tenuto della gentilezza, con cui si offerisce a dar dopò la Pasqua la mano pronta per il richiesto Quadro compagno dell'Aurora, che tanto bramo, di veder dal di lei imparegiabile Pennello compito, per non lasciar quello di cui la mia Galleria già ingioellata risplende troppo innanzi senza il suo sospirato accompagnamento, e più che io avanzo nell' eta mia, più premorosamente conto gli giorni di vedermene onorato col sicuro ricapito al mio desideroso godimento, ed assicurandola di partialissimo mio affetto, e stima, mi ratifico per sempre
            </p><closer><salute>Di V. S. Ill.
</salute><dateline>
Bamberga li 23. Ottobre 1720.</dateline><salute>
Affettionatissimo</salute><signed>
LOTHARIO FRANCESCO<lb/>
Elettore di Magonza</signed><dateline>
Al Signore Abbate Solimena.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center">Al molto Illustre Signore, il Signor Francesco Abbate Solimena.<lb/>
Napoli</head>
               <salute>
Illustrissimo Signore.</salute> <p>
COlle precedenti mie già motivai in risposta delle compitissime sue compartitemi tempo fà, che rimetto tutto al suo gusto, e consummata prudenza di accompagnar l'inarrivabile suo pennello, di cui mi trovo onorato anche colla Favola di Phaetonte nell'atto, che cercava ad Apollo suo Padre di reggere il Carro della Luce, che mi sarà di molta contentezza, ed aggradimento maggiore, perche non mancarà al sublime suo Spirito di compire quest' Opera coll'applauso di chiunque la riguarderà. Laonde sarò molto te. nuto all'affettuosa sua compitezza di darvi la mano all'ora, che le resterà campo libero di terminar questo Compagno da me premorosamente desiderato, mentre con tutto affetto, e partialissima stima mi confermo per sempre
            </p><closer><salute>Di V. S. Ill.
</salute><dateline>
Bamberga li 2. Aprile 1721.</dateline><salute>
Affettionatissmo</salute><signed>
LOTHARIO FRANCESCO<lb/>
Elettorc di Magonza.</signed><dateline>
Al Signore Abbate Solimena.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00021"/>
Al molto Illustre Signore, il Signore D. Francesco Abbate Solimena.<lb/>
Napoli</head>
                <salute>
Carissimo Signore.</salute><p>
FRa tutti li famosi dell'Arte Pittoresca vien ingioellata la mia Galleria con un tesoro, che per mezzo del fù Generale Barone di Vuezel di p. m. mi gionse hieri l'altro dall'imparegiabile Pennello di V. S. Ill. nel bellissimo Quadro rappresentante l'Aurora, d'invenzione d'ornanza, e di concetto senza pari; questo parto veramente degno del sublime suo ingegno riconoscerò sempre, come dono dal gran suo merito, che attira l'animo di qualunque amatore, e buon' intenddente coll' universale aggradimento nell' ammirare l'Opera tanto perfetta, che constituisce una nobile, ed erudita Corona alle rare, e stimatissime sue Virtù; laonde distinti sono, e vivissimi gli ringraziamenti, che à V. S. Ill. ne rendo, assicurandola, che più che riguardo questa gioja di Pittura, più io la trovo unita al sommo mio contento. Attribuisca V. S. Ill. a se stessa, ed alle rare sue qualica, se colle presenti mie anche affettuosamente la prego di favorirmi d'un sì nobile Compagno, per far risplendere tanto più la mia Galleria, benche onorata da altri famosi Autori d' Italia sì moderni, sì antichi, ma con tutto ciò nissuno tra di loro più approssimante al mio genio, e gusto, come quello, di cui mi sento dalle virtuosissime sue mani consolato; sperando dunque dall'animo suo gentile, che si compiacera di appagare l'ardente mia brama, le mando quì gionto la misura del suo Quadro trasmesso, ed attribuirò al particolar suo affetto, per impulso di cui V. S. Ill. vorrà favorirmi del sospirato Compagno, che nel riflesso dell'avanzata mia eta ambisco tanto più, sì per la stima parzialissima, che farò sempre delle rare Opere sue, sì che verranno da me riconosciute con regalo al suo gran merito, e desideroso sempre di poter contribuire in qualunque occorrenza alle bramate sue sodisfazioni, mi confirmo per sempre
</p><closer><salute>Di V. S. Ill.
</salute><dateline>
Magonza li 27. Agosto 1720.</dateline><salute>
Affettionatissimo</salute><signed>
LOTHARIO FRANCESCO<lb/>
Elettore di Magonza.</signed><dateline>
Al Signore Abbate Solimena.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00022"/>
All' Illustriss. Signore, Signor mio, e Padrone osservandiss. il Signor Cavaliere D. Francesco Solimena.<lb/>
Napoli</head>
                <p>
Illustrissimo Signore, Signor osservandiss.
IL Serenissimo Signor Elettore di Treveri hà mandato in Italia il giovane Giovanni Conrrado Sax, che al presente si ritrova in Roma, affine di perfezzionarsi nella nobile Arte della Pittura. Ed essendo persuaso, che a questo effetto non poss' avere migliore, nè più fondata direzzione, che quella di V. S. Ill. per la notizia, che detto Serenissimo Signore Elettore hà della di lei singolare Virtù, che da tutti viene generalmente celebrata, rendendo ad V. S. Ill. la giustizia, che merita in così lodevole, e stimata professione, nella quale spicca il primo fra li più celebri Professori con tanta distinzione; La prego vivamente à favorirlo, dandole adito acciò possa ricavare sotto al suo occhio quel profitto, che si spera, assicurando V. S. Ill. che farà cosa molto grata al Serenissimo Signore Elettore; e che mi obligarà al maggior segno per corrispondere con gl'effetti alla di lei cortese finezza in tutte le occasioni, che mi porgerà di suo compiacimento, e sodisfazione. Mentre con tutto lo spirito immutabile mi confermo
            </p><closer><salute>Di V. S. Ill.
</salute><dateline>
Vienna 3. Maggio 1724.</dateline><salute>
Affettionatissimo Servidore.</salute><signed>
Principe di Teano, e Conte di Daun.</signed><dateline>
Signor Cavaliere D. Francesco Solimena. Napoli.</dateline></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00023"/>
All' Illustrissimo Signore, Sig. osservandiss. il Signor Abbate D. Francesco Solimena.<lb/>
A' Napoli</head>
                <salute>
Illustriss. Signore, Signore osservandiss.</salute><p>
CApitò costà li giorni scorsi il Quadro stato raccomandato al suo famoso Pennello per questa Cesarea Galleria, quale per esser stato dalla Cesarea-Maesta Sua clementissimamente aggradito, come anche universalmente ammi rate, hò voluto con questa mia contestarle, ed il contento, che tengo, e l'obligo, che le devo. Hà confirmato questa sua Pittura ciò, che la Fama ha sparso della sua imparegiabil mano, e l'assicuro, che servirà questa sua Opera di compimento à tante altre, che si ritrovano in questa Cesarea Galleria di ben rinomati Pittori de'secoli andati. E sperando che di quanto li verrà assegnato, s'incontrerà ancor ogni sua sodisfazione, e per allegerimento del debito, e per comprovazione del suo merito, come ella sopra ciò ne potrà prendere dal Signor Luogotenente della Camera Reggia più esatta informazione, e con ciò resto
            </p><closer><salute>Di V. S. Ill.
</salute><dateline>
Vienna li 19. Maggio 1728.</dateline><salute>
Vmilissimo Servidore.</salute><signed>
IL CONTE D'ALTHAN.</signed></closer></div>
            
            <div type="letter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#letter" xml:lang="deu">Brief</term></index>
                <head rend="text-align:center">
                All'Illustriss. Signore, Signor osservandiss. il Signor D. Francesco Solimena.<lb/>
                Napoli</head>
                <salute>
Illustriss. Signore, Signore osservandiss.</salute><p>
SI è quì da Noi ricevuto mediante le grazie del Signor D. Giacomo Doria il secondo gran Quadro rappresentante lo sbarco in Genova delle Sacre Ceneri del Precursore, formato dal finissimo Pennello di V. S. Ill., ed è riuscito come il primo d'intiero aggradimento di questo Publico Serenissimo, e della nostra Famiglia; chiunque l'hà veduto, ed osservato, ne hà fatto ad V. S. Ill. tutto l'applauso, e per verità può servir di scuola a Professori. Noi con questa nostra ci dichiariamo a lei molto tenuti di che l'abbia concepito di tanto buon gusto, ed applicazione, giovandoci, che di conformità sarà per di<pb facs="00024"/>pingerci il terzo, che aver rimane per ornare compitamente la Sala di questo Real Palazzo, intorno al quale non tarderemo a farle communicare i nostri sentimenti col mezzo del detto Signor D. Giacomo. Intanto desiderosi di molte occasioni di servirla con tutto l'animo ci rassignamo
</p><closer><salute>Di V. S. Ill.
</salute><dateline>
Genova 13. Agosto 1717.</dateline><salute>
Affettionatissimi Servidori.</salute><signed>
Gio: Horatio Giustiniani Governadore.</signed><signed>
Pietro Maria Giustiniani Governadore.</signed><dateline>
Signor Solimenà. Napoli.</dateline></closer></div>
            
            
            
            
            <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">
                <pb facs="00025" n="1"/>
ABECEDARIO<lb/>
PITTORICO.<lb/>
Nel quale sono descritte le Vite degli Antichissimi Pittori, Scultori, Architetti, le loro Patrie, Scuole, e Tempi, nei quali fiorirono,<lb/>
Con la Tavola degli Autori, cbe scrissero di tali materie.<lb/>
PARTE PRIMA.</head>
                <p>
GLi Autori, che sino ad ora interamente si sono applicati a stabilire la Cronologia, ed a ricercare gli anni dalla Creazione del Mondo sino alla Nascita di Gesu Cristo, sono cotanto fra di loro discrepanti, che quì è necessario regolarsi con le Olimpiadi, le quali sebbene ancora esse patiscono qualche difficultà, pure a un dipresso assegnaranno il tempo, in cui fiorirono gli Antichissimi Pittori, dei quali si trattarà nella presente prima Parte.
</p><p>Sono di parere Gioseffo Ebreo, Gio: Lucido Samoteo, Gio: Gualtieri nella sua Cronica Cronicorum, ed altri, che il Redentore apparisse al Mondo l'anno 3960. Il Padre Timoteo da Termini Carmelit. nella sua Cronistoria, nel 3924. Il Padre Lezzana nei suoi Annali, Giacomo Saliani, ed altri, nel 4052. Agostino Tornielli, i Settanta Interpetri, ed il Martirologio Romano nel 5199. Concordano poi tutti, che il Santissimo Natale di Gesu Cristo cadesse nell' anno secondo dell'Olimpiade centesima nonagesima quarta.
</p><p><pb facs="00026" n="2"/>
Principiarono le Olimpiadi nella Grecia dai Giuochi Olimpiaci, che si facevano a Giove nel Monte Olimpico, vicino ad Elide Città d' Arcadia, dei quali Ercole ne fu Inventore, ed il primo, che ne riportasse la vittoria. Questi si facevano col correre, e col contrastare, e da Erodoto sono chiamati Giuochi Simnici. Vi era proposto in premio una Corona di Ulivo, con la quale i Vincitori s'adornavano le tempia. Altri dicono si celebrassero ogni cinque anni: Altri ogni cinquanta mesi: Altri ogni quattro anni, ed il tempo, che passava da un giuoco all'altro, chiamavasi un' Olimpiade. Per istabilire dunque un determinato tempo, che serva di notizia agli anni, che fiorirono i seguenti Artefici, si conchiude con l'autorità della Storia del Testamento Vecchio, e Nuovo, data in luce da Domenico Rossetti in Venezia nel 1696., che l'Olimpiadi principiassero l'anno 3278., che fu l'anno 776. avanti la venuta di Gesu Cristo, e che ogni Olimpiade fusse di quattro anni.
            </p>
            
            <div xml:lang="ita">
                <p><pb facs="00027" n="3"/>
ABerone dipinse la Concordia, l'Amicizia, ed i Simulacri degli Dei: insegnò l'arte a Nesso suo figlio. Plinio lib. 36. cap. 5.
                </p><p>Achemene Ateniese Scultore, e Statuario discepolo di Fidia.
                </p><p>Adriano Imperadore erudito in ogni genere d'eloquenza Creca, e Latina, Professore di Medicina, di Matematica, di Geometria, di Astrologia, di Poesia, di Pittura, e di Scoltura: con somma lode, e diligenza lavorò figure di marmo, e di bronzo, e dipinse belle Tavolette. Per tali, e tante prerogative, l'anno 119. meritò di essere inalzato all'Impero Romano, nel qual tempo eresse la famosa COLONNA TRAJANA alta 140. piedi, in cui sono intagliate le Vittorie riportate dai Parti, dai Daci, dai Germani, e da altri. Terminò la vita negli anni 62., e vigesimo primo del suo Impero, per male d'idropisia. Sandrart fol. 84. vedi Apollodoro.
                </p><p>Adrocide concorrente di Zeusi fu bravo Pittore.
                </p><p>Agamede, e Trifone fratelli Architetti, fabbricarono il TEMPIO d'APOLLO in DELFO, e dopo averlo eretto, chiedettero per mercede all'Idolo quella grazia, che fusse per essere loro più profittevole, e n'ebbero in risposta dal Demonio, che passati tre giorni sarebbero stati consolati: spirato tal tempo, furono ritrovati amendue morti. Junio fol. 6.
                </p><p>Agatarco Samio Pittore insigne per dipingere animali. Gloriandosi in presenza di Zeusi di pignere con franchezza, e prestezza, n'ebbe in risposta: essere meglio l'operare tardi, e bene, che presto, e male. Fiorì 400. anni avanti Gesu Cristo. Dati fol. 12. Junio fol. 6.
                </p><p>Agatocle; vedi Aleßandro.
                </p><p>Agelade Statuario Argivo fece un Giove di marmo; gettò Cavalli di bronzo, ed altre Statue. Fiorì nell'Olimpiade 87. Junio fol. 7.
                </p><p>Agessandro, Antenodoro, e Polidoro Scultori Rodiani, scolpirono insieme in un solo marmo il bello, e maraviglioso gruppo delle tre figure del LAOCOONTE coi figliuoli annodati dal Serpe, come li descrive Virgilio. Quest'opera si vide gran tempo nel Palagio di Tito Imperadore, ed ora trovasi nel Giardino di Belvedere in Roma. Borghini fol. 265.
                </p><p>Agesistrato Ingegnero, e Mecanico, scrisse varie regole per fabbricare machine. Junio fol. 7.
                </p><p>Aglaofonte Pittore Tasio fiorì nell'Olimpiade 90. Junio fol. 7.
                </p><p>Agoraclito Pario per la sua bellezza, e bontà molto amato da Fidia, il quale più volte nell'opere proprie scolpì il nome del diletto discepolo. Lavorò a competenza di Alcamene Ateniese una Venere, e fu giudicato vincitore l'Ateniese, non per l'artificio della statua, ma per il favore dei Cittadini, che non vollero dare l'onore al forestiero, perlochè sdegnato, vendette<pb facs="00028" n="4"/>la sua Venere, con patto, che non fusse posta in Atene, e la chiamò Nemesi, cioè sdegno. Borghini fol. 259.
                </p><p>Alcamene Statuario Ateniese scolaro di Fidia, tanto avanzossi nella professione, che lavorò a compatenza del Maestro, intagliò in avorio, ed in oro un Banco; in marmo un'Esculapio, un'Ercole, ed un Cupido. Fiorì nell'Olimpiade 83. vedi Agoraclito. Plin. lib. 36. cap. 5. Borghini fol. 259.
                </p><p>Alcimaco Pittore di seconda riga. Sandrart fol. 76.
                </p><p>Alcone: di questo nome vi furono tre grandi Maestri, il primo Intaglatore di Milo; il secondo Statuario, che frabicò l'Ercole di ferro in Tebe; il terzo Fabbro. Junio fol. 10.
                </p><p>Alessandro terzogenito del Re Perseo, fu egregio Intagliatore, e Tornitore. La fortuna incostante sollevò Agatocle Siciliano dai lavori di plastica al Regno, ed abbalsò Alessandro le gittimo erede del Reame ai lavori di bronzo per sovvenire a suoi bisogni in Roma. Orosio lib. 4. cap. 20.
                </p><p>Alexis o Alesside Statuario di Sicione, fu scolaro di Policleto. Junio fol. 11.
                </p><p>Alipo Statuario di Sicione, scolaro di Naucide Argivo: l'opere che fece, le registra Pausania nel lib. 10. fol. 625.
                </p><p>Amfione: di questo nome vi fu un Vasajo; un'Architetto della Rocca di Tebe; un Pittore, che nella disposizione non la cedeva ad Apelle; ed uno Scultore. Junio fol. 12.
                </p><p>Amfistrato Statuario sece la statua di Clito in bronzo, e lavorò negli Orti di Servilio. Junio fol. 12.
                </p><p>Amulio dipinse una Minerva sì bene in iscorcio, che da ogni parte pareva rimirasse chi la guardava. Fiorì nei tempi di Nerone. Taßoni fol. 330.
                </p><p>Anasandra Pittrice figlia, e discepola di Nealce vi fu parimenti Anasandro Pittore. Junio fol. 13.
                </p><p>Androbolo, Apolodoro, Asclepiodoro, ed Alveo, furono Scultori soliti a fare i ritratti dei Filosofi. Plinio lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Androcide concorrente di Zeusi fiorì 400. anni avanti Gesu Cristo.
                </p><p>Andronico Cireste Statuario, ed Architetto inalzò una Torre in Atene a otto faccie, ogn'una delle quali era esposta ad uno degli otto venti principali; sopra vi fabbricò un Tritone aereo, che nella destra mano teneva una verga, con la quale segnava quel vento, che spirava. Vitruvio lib. 1. cap. 6.
                </p><p>Androstene Statuario Ateniese Scolaro d'Eucadmo. Paus. lib. 20. fol. 643.
                </p><p>Angelione: vedi Tetèo.
                </p><p>Antenodoro: vedi Agesandro.
                </p><p>Antermo di Chio (Isola dell'Arcipelago) fu nipote di Mala Scultore; per ischerzo caricò Ipponate famoso Poeta, ed Uomo bruttissimo, e l'espose in publico; perlochè egli lo punse sì amaramente in un poema, che morì di dolore circa l'Olimpiade 60. Borghini fol. 257.
                </p><p>Antidotro Scolaro d'Eufranore fu Pittore diligente, ma nei colori severo. Jun. fol. 14. Visse nell'Olimpiade 104., ed insegnò a Nicia Sandrart fol. 65.
                </p><p>Antifane Argivo Statuario Scolaro di Policleto, fuse un Cavallo di bronzo. Junio fol. 14.
                </p><p><pb facs="00029" n="5"/>
                </p><p>Antifilo Scolaro di Ctesidemo, vivea al servigio di Tolomeo Re dell'Egitto quando capitò Apelle in Corte, e perchè se lo vide antiposto, indebitamente accusollo per complice di Teodata nella congiura di Tiro, contuttochè Apelle non fusse mai stato in Tiro, e non conoscesse Teodata, se non per fama, e per Governatore di Tolomeo: dichiarato pertanto reo di lesa Maestà, fu condannato alla catena; ma uno dei congiurati già prigioniero, non potendo soffrire la sfacciata calunnia d'Antifilo, depose vivissime ragioni a favore d'Apelle, che toccate con mano da Tolomeo, consegnò a perpetue catene l'accusatore. Dati fol. 89.
                </p><p>Antigono: di tal nome vi furono uno Statuario, ed un Pittore: Amendue scrissero dell'arte loro. Junio fol. 14.
                </p><p>Antioco d'Illi Scultore fece una Pallade, la quale trovasi nel giardino Lodovisi, ed un torso si vede nel Palagio Giustiniano di Roma, col nome Antioco d'Illi faceva. Dati fol. 118.
                </p><p>Antobolo Scolaro d'Olimpia Pittrice. Plinio lib. 35. cap. 11.
                </p><p>Antonino Imperadore: con le direzioni di Diognetto dipinse opere laudabili. Junio fol. 15.
                </p><p>Antoride Tebano imparò la pittura da Aristide. Fiorì nell'Olimpiade 112. Sandrart fol. 61.
                </p><p>Apaturio Alabandèo ottimo Pittore da Scene. Vitru. lib. 7. cap. 5.
                </p><p>Apelle nativo di Coo, e Cittadino d'Efeso fu Scolaro d'Eforo Efesino, poi di Panfilo: il suo operare fu cotanto sublime, che riportò il nome di Principe dei Pittori. Desioso di vedere Protogene in Rodi, là si trasferì; nè ritrovandolo in Casa, tirò una sottilissima linea sopra un suo quadro, dalla quale conobbe Protogene essere giunto Apelle in Rodi, e con diverso colore spartì la detta linea: ricercatolo poscia, ed abbracciatisi insieme, mostrandogli Protogene lo spartimento délla linea, Apelle con tinta diversa ne tirò una più sottile nel mezzo di quella, con istupore di Protogene, che si diede per vinto. Ritornato alla Patria, fu amato, e più volte visitato da Alessandro Magno, il quale fece un' editto, che niuno dovesse fare il suo ritratto fuori che Apelle. Per l'Alessandro fulminante dipinto nel Tempio di Diana Efesina, ebbe 20. talenti d'oro. Colpì sì bene il ritratto del Cavallo del Macedone, che fece nitrire le Cavalle. Con la spugna tinta di più colori, gettata per isdegno nel viso d'un destriero anelante, partorì a caso la spuma grondante dalla bocca. Dipinse Campaspe Larissèa la più cara concubina d'Alessandro, ed accortosi il Rè, che se n'era invaghito, glie la donò. Servì Tolomeo Monarca d'Egitto, in Corte del quale ebbe quafi a perdere la vita (come si è detto di sopra in Antifilo.) Non lasciò passare un giorno senza tirare una linea. Era solito esporre in pubblico i suoi dipinti, e nascosto dietro al Quadro sentire le censure del volgo per correggerli; onde è nota quella del Scarpinello, il quale scoprì nei calzari d'una Venere un solo orecchino, che fu corretto; perlochè insuperbito, cavillò il giorno seguente la<pb facs="00030" n="6"/>gamba; ma restò schernito: con quel: Sutor non ultra crepidam, Una copia di quest'opera trovasi in Roma nella Compagnia di S. Luca, e nel Sandrart fol. 70 è in istampa. Con gloria, e con modestia visse nell'Olimpiade 112. Scrisse dell'arte della pittura, indrizzando gli scritti a Perseo suo Scolaro: finalmente terminò la vita in Patria. Dati fol. 80. Sandrart fol. 67. Borghini fol. 273.
                </p><p>Apollodoro Ateniese Pittore, e Statuario dipinse un'Ajace percosso dal fulmine di Giove, e fu di tanta bellezza, che rapiva gli occhi di tutti i riguardanti, come pure un Sàcerdote, che adorava gl'Idoli. Queste due tavole s'ammirarono in Pergamo dell'Asia per molti secoli. Circa poi le sue Sculture, se bene erano terminate col fiato, mai però non quietava l'animo per vederle più perfette, onde fu che molte ancorchè ridotte all'ultima perfezione, furono infrante di sua mano. Scrisse un Trattato della pittura: visse nell'Olimpiade 90. allo scrivere del Borghini fol. 269. o nella 93. al riferire del Sandrart fol. 15. Vi fu un'altro Apollodoro, che formò vasi di terra, ed un'altro Architetto, che fu fatto morire da Adriano Imperadore per averlo arrogantemente motteggiato con quel. vade, &amp; cucurbitas pinge. Junio fol. 24.
                </p><p>Apollonio, e Taurisco furono quei celebri Statuarj, che lavorarono d'un solo sasso la famosa DIRCE strascinata dal toro, e liberata dai due gladiatori Zeto, ed Amfione, il tutto in figure grandi al naturale, detto comunemente il TORO FARNESE, perchè trovasi in Roma nel Palagio dei Serenissimi di Parma, e si vede alle stampe. Plin. lib. 36. cap. 5. Un' Apollonio fu insigne Mecanico; Un'altro Scultore, di cui è in Roma un'Ercole, e sotto scrittovi Apollonio di Nestore Ateniese faceva. Parimente il Junio fol. 24. fa. menzione d'un Apollonio Scarpellino, che fece il ritratto d'Augusto; ed il Baldinucci, nel Secolo 1. fol. 30. registra Apollonio Greco compositore di mosaico in Venezia, il quale circa l'anno 1246. da Andrea Tafi fu condotto a Firenze per insegnare simile arte perduta ai Toscani.
                </p><p>Arcesila figlio di Tisicrate di Sicione, è annoverato fra'Pittori non ignobili da Learzio fol. 24.
                </p><p>Arcesilao Pario Pittore dipinse sopra i vetri. Arcesilao Plastico famigliare di Lucio Lucullo; costui vendette le sue figure più di quello avessero fatto i suoi antecessori. Junio fol. 25.
                </p><p>Archesita Statuario lavorò Centauri, Ninfe, un Giove, ed altre figure nominate da Plinio lib. 36. cap. 5.
                </p><p>Archia Architetto servì Jerone Rè di Siracusa in tutte le fabbriche, e fu capo sopra tutti gli Artefici. Junio fol. 25.
                </p><p>Archimede Siracusano Geometra, Matematico, Architetto, ed ingegnosissimo Inventore di Machine, e di Sfere: scrisse un Trattato delle Machine. Junio fol. 26.
                </p><p>Archita Tarentino famoso Machinista, Filosofo, ed Ingegnero, che fece<pb facs="00031" n="7"/>volare le colombe di legno, insegnò i precetti della mecanica, e scrisse di tale arte. Junio fol. 26.
                </p><p>Ardice di Corinto, imparate le linee della pittura da Filocle Egiziano, o da Cleante di Corinto, fu di quei primi Maestri, che senza altro colore seguirono quell'imperfetto modo di disegnare. Plin. lib. 35. cap. 3.
                </p><p>Aregonte di Corinto dipinse nel Tempio di Diana. Strabo. lib. 8. fol. 343. lit. C.
                </p><p>Arellio Romano fiorì nella pittura poco avanti Augusto: dovendo dipignere Dee nei Tempj, servivasi per modello di donne prostitute, e benchè riuscissero mirabili, d'ordine però del Senato furono abbolite, come d' origine profane. Borghini fol. 84.
                </p><p>Argelio Architetto scrisse delle proporzioni corintie, e joniche. Vitru. in proaem. lib. 7.
                </p><p>Argio Statuario Scolaro di Policleto. Argo Statuario fece in Torinto la Statua di Giunone di legno. Junio. fol. 27.
                </p><p>Arima, Diores, e Micone furono Pittori più antichi di Apelle, e di Protogene: ne parla Varrone lib. 8. de L. L.
                </p><p>Aristandro Pario, e Policleto Argivo Statuarj; il primo fece una femmina Spartana, che sonava la lira; il secondo una Venere. Paus. lib. 3. fol. 196.
                </p><p>Aristarete figlia, e discepola di Nearco riportò gran Iode per aver dipinto un'Esculapio. Borghini fol. 286.
                </p><p>Aristide Tebano fratello, e Scolaro di Nicomaco fu il primo, che esprimesse le passioni dell'animo. Un suo Quadro fu portato da Alessandro Magno a Pella sua Patria. Dipinse la guerra del Macedone coi Persiani, nella quale entrarono cento figure, e patteggiò con Mnasone Principe degli Alatesi, che ciascheduna figura gli fusse pagata cento mine. Molte altre opere sue si videro in Roma. Tanto fu nel dipingere valente, che il Re Attalo comprò una sua tavola per cento talenti, (che allo scrivere del Dolci fol. 18., sono sessantamila scudi). Fiorì nell'Olimpiade 112. Plin. lib. 35. cap. 10. Borghini fol. 281. Aristide celebre Statuario di Sicione fu Scolaro di Policleto, e fiorì nell'Olimpiade 87. Sandrart fol. 61.
                </p><p>Aristippo, e Nicero Tebani furono amendue figli, e discepoli del sopradetto Aristide juniore. Sandrart fol. 61.
                </p><p>Aristobolo Sirio Scolaro d'Olimpia Pittrice.
                </p><p>Aristocle, o Aristoclide Pittore Scolaro di Nicomaco. Aristocle Statuario di Scione fratello di Canace, che fiorì nell'Olimpiade 95. Aristocle Statuario figlio, e Scolaro di Cleota. Aristoclide Pittore Cretense, il quale dipinse il tempio di Apollo in Delfo: Tutti sono nominati dal Junio fol. 29.
                </p><p>Aristodemo Pittore di Caria, Padre, e Maestro di Nicomaco, che fiorì nell'Olimpiade 112. Serisse degli antichi Pittori, dei Re, e delle Città, che favorirono i Professori di Pittura, e di Scultura. Aristodemo Plastico, fece Lottatori, Filosofi, e Bighe; non disimile da Esopo, quelli in favole scritte, e questi in figure famose comparve. Junio fol. 29.
                </p><p><pb facs="00032" n="8"/>
Aristodoto, &amp; Aristogitone furono Statuarj. Junio fol. 30.
                </p><p>Aristofane dipinse il fatto d'Ancèo lacerato dal Cignale. Plin. lib. 35. cap. 11.
                </p><p>Aristolao figlio, e Scolaro di Pausia Ateniese dipinse la morte d'Epaminonda Tebano, Teseo, Medea, Sacrificj &amp;c. Plin. lib. 35. cap. 21. Sandrart fol. 75.
                </p><p>Aristomaco Strimonio Statuario fece le Statue di tre meretrici. Aristomede Scultore Tebano. Aristomedon Statuario Argivo. Aristomene Tasio Pittore: Tutti sono nominati dal Junio fol. 29.
                </p><p>Ariston Statuario Lacedemone. Ariston Mitilenese Intagliatore in argento. Aristonida Statuario. Aristonide Pittore. Aristofone Pittore, e figlio d' Aglaofonte: li vedi tutti nel Junio fol. 30. vedi Telesta.
                </p><p>Artemone Pittore in Roma dipinse Giove in forma di pioggia d' oro sopra Danae, la Regina Stratonica, Ercole, e Dianira. Lasciò belle memorie dei suoi pennelli sotto i portici d'Ottavia. Sandrart fol. 76. Artemone Statuario adornò i Palagi Palatini dei Cesari d'opere nobilissime. Altri due Artemoni Ingegneri civili, e da guerra sono nel Junio fol. 31.
                </p><p>Arunzio Statuario fabbricò un Cavallo di bronzo, entro il quale chiudendovi i rei, e sottoponendovi il fuoco, morivano con estremo dolore; lo donò ad Emilio Censorino Tiranno d'Egesta, Città di Sicilia, e questi per mercede ne fece la prova con il disgraziato Artefice: Simile storia narrasi ancora di Perillo tormentato nel suo Toro di bronzo, che fece, e la riferisee Plutarco nei suoi paralelli. Junio fol. 31.
                </p><p>Ascaro Tebano Statuario Scolaro d'Agelide Sicionèo. Paus. lib. 5. fol. 334.
                </p><p>Asclepiodoro Pittore nei tempi d'Apelle, dipinse per Mnasone Tiranno dodici Dei, ognuno dei quali gli fu pagato 300. mine, che in tutto sono 63000. fiorini. Sandrart. fol 73. Asclepiodoro Statuario fece i ritratti dei Filososi dei suoi tempi. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Asiloco discepolo d' Apelle.
                </p><p>Asopodoro Statuario Argivo, &amp; Alexin furono Scolari di Policleto. Plin. lib. 35. cap. 8.
                </p><p>Attalo Ateniese Statuario. Attalo Re dell'Asia inventò il ricamo delle vesti, fu amante della pittura, e comprò un quadro d'Aristide Tebano per cento talenti. Junio fol. 34.
                </p><p>Ateneo franco Statuario, fiorì nell'Olimpiade 115. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Atenione Maronite Scolaro di Glaucone da Corinto, sebene nel colorire ebbe un poco di crudezza, l'accompagnò però con tant'arte, che fu comunemente piaciuto. Dipinse nel Tempio di Cerere Eleusìna in Atene, un grande stuolo di fanciulle, che con canestri in capo andavano al sacrificio, Achille in abito femminile ritrovato da Ulisse, ed un Cavallo col conduttore, molto al naturale. Se la morte non lo rapiva al Mondo in gioventù averebbe oscurata la gloria dei più celebri Pittori dei suoi tempi. Borghini fol. 285
                </p><p>Atenodoro Statuario fece un Giove, un'Apollo, condusse per eccellenza le femmine; fu Scolaro di Policleto, diverso da quello, che lavorò nel Laocoonte, chiamato Antenodoro Rodiano, come si è detto in Agesandro. Plin. lib. 34. cap. 8. lib. 36. cap. 5.
                </p><p><pb facs="00033" n="9"/>
Aterio Labcone Pretore, Governarore, e Pittore di Roma dilettossi dipingere picciole tavole. Sandrart fol. 83.
                </p><p>Attio Prisco Pittore Romano, d'ordine di Vespesiano Augusto dipinse nei Tempj della Virtù, e dell'Onore. Sandrart fol. 83.
                </p><p>Aulanio Evandro Scultore, e Plastico Ateniese, condotto in Alessandria da Marcantonio, pervenne fra'cattivi in Roma, dove nel Tempio d'Apollo scolpì una Diana col proprio nome in fronte. Junio fol. 35.
                </p><p>Autobolo così chiamato da certi Autori in vece d'Antobolo sopradetto.
            </p></div>
                <div xml:lang="ita"><p>
BAticle Magnesio Statuario, le opere sue sono descritte da Paus. lib. 3. fol. 196.
                </p><p>Batton Statuario fece Lottatori, Armati, Cacciatori, Sacerdoti, un'Apollo, ed una Giunone, che fu collocata nel Tempio della Concordia di Roma. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Batracco: vedi Sauron.
                </p><p>Beda di Bisanzio Statuario scolaro di Lisippo. Jun. fo. 37.
                </p><p>Bione di Chio Scultore. Bione Milesio fu un' altro Scultore. Junio fol. 37.
                </p><p>Briassi, Timoteo, Scopa, Piti, e Leocare lavororono di compagnia il nobilissimo MAUSULEO d'ARTEMISIA REGINA DI CARIA, per depositarvi le ceneri dell'amato consorte Mausulo, che morì l'anno secondo della centesima Olimpiade, e riusci tanto prezioso, magnifico, e ricco, che meritò luogo fra le sette Maraviglie del Mondo. Borghini fol. 2.
                </p><p>Briete Pittore figlio, e Scolaro di Pausia. Junio fol. 38. vedi Piti.
                </p><p>Briteo Statuario citato dal Lomazzo, fu Scolaro di Mirone.
                </p><p>Broteas Statuario figlio di Tantalo. Paus. lib. 3. fol. 205.
                </p><p>Bularco Lidio siorì nell' Olimpiade 18. Vendette una sua pittura, in cui era espressa la guerra dei Magneti, a Candaule Re di Lidia per tanto oro, quanto pesava. Borghini fol. 30.
                </p><p>Bupalo di Chio fratello di Antermo, dipinse per ischerzo Ipponate Poeta assai difforme, e questi tanto lo punse coi suoi versi, che disperato con un laccio s'appese ad una pianta. Junio fol. 39. vedi Antermo.
                </p><p>Butireo Licio dal Lomazzo chiamato Buteo, fu Scolaro di Mirone, intagliò in marmo Argonauti, &amp; altre Statne. Junio fol. 40.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
CAlace lavorò in picciole tavolette rappresentazioni antiche. Sandrart fol. 40.
                </p><p>Calamide, o Calamis, che è tutto uno, fu Argentiero, e Statuario, fece un Colosso d'Apollo agli Ateniesi, il quale da Marco Lucullo fu trasportato in Roma negli Orti di Servilio. Lavorò aurighe, quadrighe, cavalli, Esculapj in bronzo, in marmo ed in avorio, legati in oro. Junio fol. 41.
                </p><p><pb facs="00034" n="10"/>
Calcostene Statuario intagliò Lottatori, e Comici. Junio fol. 49.
                </p><p>Callia Ateniese (secondo Teofraste) negli anni 249. dopo l'edificazione di Roma pensando di cavar oro dalle arene, che rosseggiavano nelle miniere d'argento, ritrovò il minio: ben'è vero però, che prima era stato ritrovato in Ispagna, ma duro, &amp; arenoso. Borghini fol. 210. Furono parimenti di tal nome uno Statuario, ed un'Architetto nominati dal Junio a fol. 43.
                </p><p>Callicle Statuario Megarense scolpì i ritratti dei Filosofi, sece un Giove, ed altre figure. Callicle Pittore dipinse in picciolo. Junio fol. 46.
                </p><p>Callicrate Scultore lavorò formiche, &amp; altri animali d'avorio in forma sì minuta, che era una maraviglia il vederli. Un Pittore, ed un'Architetto di tal nome sono nel Junio fol. 44. vedi Mirmecide.
                </p><p>Califone Pittore Samio dipinse nel Tempio di Diana Efesina. Paus. lib. 10. fol. 660.
                </p><p>Calimaco Pittore, e Statuario Ateniese fu simile ad Apollodoro in non saziarsi. mai dell'opere sue, benchè ridotte all'ultima perfezione. Fu il primo, che trapanasse i marmi per escavare le pieghe, &amp; i sfondati: Inventò una lucerna di bronzo, che conservava il lume un'anno intero. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Calinto Statuario fiorì nei tempi d'Onata, incise Statue equestre, e pedestre. Paus. lib. 10. fol. 633.
                </p><p>Calipso, o Callissa Pittrice nominata da Plinio lib. 35. cap. 11.
                </p><p>Calistrate Scultore è nominato dal Lomazzo, in vece di Callicrate sopradetto.
                </p><p>Callon Egineta Scultore, Scolaro di Teteo, e di Angelione, intagliò in legno una Giunone nel Tempio di Corinto: fiorì nell' Olimp. 87. Callon Eleo, Callone, e Callos, tutti tre Statuarj sono nel Junio fol. 45.
                </p><p>Canaco Sicionèo Statuario gettò Statue di metallo, intagliò in avorio, ed in oro, &amp; incise in marmo. Fiorì nell'Olimp. 95. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Cantaro Sicionèo Statuario Scolaro d'Eutichide: vi fu un'altro Cantaro Vasajo. Junio fol. 46.
                </p><p>Carete, Calete, o Chares Statuario di Lindo discepolo di Lisippo: in dodici anni formò di bronzo il famoso COLOSSO DIRODI alto 70. cubiti, di valuta 300. talenti, ma durò poco tempo la gloria di sì grande Statua, annoverata fra le sette Maraviglie del Mondo, se dopo 56. anni, correndo l'Olimpiade 138. fu atterrata dal tremuoto. Junio fol. 50.
                </p><p>Carmane Scolaro d'Eufranone Pittore non ignobile. Plin. lib. 35. cap. 11.
                </p><p>Caristio Pittore di Pergamo. Junio fol. 84.
                </p><p>Carta Statuario Spartano fu Maestro d'Euchir.
                </p><p>Castorio, Claudio, Nicostrato, Sinforiano, e Simplicio furono famosi Scul tori in Roma nei tempi di Diocleziano (che regnò dal 284. sino all'anno 316.) Imposto loro dall'Imperadore lo scolpire certi Idoli, mai vollero eseguire tal'ordine, anzi condotti alla presenza del simulacro del Sole, acciochè l'adorassero, protestarono di mai volere adorare manifatture uma<pb facs="00035" n="11"/>ne, che però sdegnatosi il Tiranno ordinò, che fussero martirizati, ed ora le Reliquie loro si venerano in Roma nella Chiesa dei Sauti Quattro, e si celebra la festa li 8. Novembre. Ex Adone, Breviario Romano, &amp; aliis.
                </p><p>Cefisodoro Greco figlio del celebre Prasitele, che fiorì nell'Olimp. 104 Non solo ereditò le ricchezze paterne, ma ancora la virtù. Si videro di sua mano nel Tempio d'Apollo Palatino in Roma una Latona; al Sepolcro d' Asinio una Venere; nelle Logge d'Ottaviano, entro il Tempio di Giunone, un'Esculapio, ed una Diana; in Pergamo d'Asia, una Statua, le di cui mani erano più simili alla carne, che al marmo. Borghini fol. 264. Tre altri vi furono di tal nome, il primo Pittore, che fiorì nell'Olimp. 90. il secondo Statuario nell'Olimp. 102., efu quello, che alzò la maravigliosa Minerva nel Tempio di Giove Servatore fabbricato nel Porto d' Atene, ed il terzo Statuario, e formatore dei ritratti dei Filosofi nell'Olimp. 120. Junio fol. 49.
                </p><p>Ceno Pittore di scuderia, d'arme, e di stemmi, e di geroglifici. Plin. lib. 35. cap. 2.
                </p><p>Cerea: di tal nome furono un'Orefice, ed uno Statuario. Chereas, e Diades riuscirono bravi nell'arte mecanica; combatterono con Alessandro, ed acquistarono il sapere da Polide di Tessalia. Junio fol. 48. e 51.
                </p><p>Cerefane dipinse opere lascive. Plutar. de poetis audiendis.
                </p><p>Chersifrone primo Architetto del TEMPIO DI DIANA EFESINA; che fu terminato in 220. anni da tutta l'Asia: era di lunghezza 425. piedi, 220. di larghezza, stabilito sopra 128. colonne, alte 60. piedi. Chtesifonte Gnosio, Metagene suo figlio, Peonio, Demetrio &amp;c. furono altri Architetti di detto Tempio. Junio fol. 51.
                </p><p>Cidia fiorì nell'Olimp. 104., dipinse gli Argonauti, che con Giasone andarono in Colco per acquistare il Vello d'oro, e tal pittura fu comprata per 144. sestercj da Otensio Oratore, il quale fabbricò a posta un Tempio nel suo Toscolano poco lungi da Roma, oggi chiamato S. Maria di Grotta ferrata. Sandrart fol. 64.
                </p><p>Cimone Clonèo Greco addolcì i sembianti, investigò le pieghe dei manti, fece apparire le vene nei corpi, divisandoli in varie positure, onde ne riportò maggior gloria degli autipassati Pittori. Ridolfi par. 1. fol. 5. Borghini fol. 268.
                </p><p>Claudio Santo Martire: vedi Castorio.
                </p><p>Cleante di Corinto (secondo quelli, che scrivono essere principiata la Pittura dai Greci di Corinto) fu uno dei primi inventori, che circondando l' ombra d'una figura con un solo colore la terminasse: altri, che vollero principiasse la Pittura in Sicione d'Egitto, scrivono, che fusse Filocle Egiziano. Questi Pittori d'un solo colore, e di una sola linea chiamavansi Monocromati. Borghini fol. 266.
                </p><p>Clearco Reginio Plastico discepolo d'Euchir Corintio. Junio fol. 86.
                </p><p>Cleofante di Corinto stimato il primo, che ritrovasse i colori. ma è in dub<pb facs="00036" n="12"/>bio se fusse quello, che andò a Roma con Demerato Padre di Tarquinio Prisco, allorachè fuggendo l'ira di Cipselo Principe di Corinto passò in Italia. Borghini fol. 266.
                </p><p>Cleomene d'Apollodoro Ateniese sta inciso nella bellissima VENERE dei MEDICI, che serbavasi in Roma nel Giardino dei Serenissimi di Toscana, ed ora trovasi nella Galleria di Firenze. Dati fol. 116. Di tal nome vi furono uno Statuario, ed uno Architetto.
                </p><p>Cleota Cleocare, Clesia, Clito Statuarj. Cliade Mecanico, e Clistene Architetto, sono nel Junio fol. 51.
                </p><p>Cleone da Plin. lib. 34. cap. 8. annoverato fra quegli Statuarj, il genio dei quali era riportare in marmo l'effigie dei Filosofi, fu parimenti Pittore, e dipinse Admeto Re della Tessaglia. Sandrart fol. 75.
                </p><p>Clesside non essendo stato accettato dalla Regina Strattonica con quell'onore, che se gli doveva, sdegnato la dipinse prostituta agli abbracciamenti d'un pescatore, del quale correva voce ne fusse invaghita, e questa tavola l'appese al Porto del Mare, dal quale subito partì. Non volle la Regina, che detta pittura si levasse da quel luogo, perchè in essa era maravigliosamente ritratta. Borghini fol. 285. Sandrart fol. 77.
                </p><p>Collocrotico antichissimo Pittore riferito dal Lomazzo.
                </p><p>Collota Pittore di Teio. Collota Statuario ajutò il suo Maestro Fidia nel lavoro del famoso GIOVE OLIMPICO. Collota Pario Statuario discepolo di Pasitele. Junio fol. 54.
                </p><p>Conone primo Inventore di lavorare vasi di terra. Conone Colonèo Pittore inalzò l'arte, ed ebbe molti Scolari. Junio fol. 54.
                </p><p>Coriba discepolo di Nicomaco Tebano Statuario. Sandrart. fol. 78.
                </p><p>Corintia Vergine figlia di Dibutade Sicionèo, fù la prima, che con l'ombra d'un lume segnasse nel muro un profilo d'un suo amante, che poi riempiuto di creta dal genitore, che lavorava di plastica, servì gran tempo in Sicione per esemplare, dal quale l'arte andossi perfezionando. Junio fol. 55.
                </p><p>Cornelio Pino Romano, con Attio Prisco dipinse per l'Imperadore Vespesiano nei Tempj dell'Onore, e della Virtù. Sandrart fol. 83.
                </p><p>Cratero Pittore, e Comico dipinse nel Pompejano d'Atene. Cratero Statuario adornò di bellissime memorie i Palagi Palatini dei Cesari. Junio fol. 56.
                </p><p>Cratino padre, e Maestro d'Irene, che dipinse nel Tempio di Cerere. Borghini fol. 286.
                </p><p>Cratone di Sicione fu primo Inventore del grafire; altri dicono, che fusse Sauria Samio, il quale circonscrisse in terra un Cavallo ombreggiato dal Sole. Junio fol. 56.
                </p><p>Cresilla Scultrice: dovendosi scolpire a competenza d'altri Maestri sette Amazo ni, per ornamento del Tempio di Diana Efesina, riportò il terzo onore, essendo stato dato il primo a Policleto. e il secondo a Fidia. Borghini fol. 259.
                </p><p><pb facs="00037" n="13"/>
Critia: di tal nome furono due Statuarj, uno dei quali fu chiamato Critias Nesiotes emolo di Fidia. Junio fol. 57.
                </p><p>Ctesicle Scultore. Ctesilao formò un'Amazone ferita. Junio fol. 58.
                </p><p>Ctesidemo noto per la pittura dell'espugnazione dell'Occhalia Città della Beozia Reggia degli Euriti. Sandrart fol. 75.
                </p><p>Ctesioco Pittore Scolaro, e fratello d'Apelle. Junio fol. 58.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
DAfue dà Mileto, e Peonio d'Efeso amendue Architetti fabbricarono il TEMPIO. DAPOLLO Milesio d'ordine jonico. Junio. fol. 72.
                </p><p>Daifrone, Democrito, e Demone Statuari, fecero i ritratti dei Filosofi. Junio fol. 71.
                </p><p>Damèa Statuario di Clitore (Castello nell'Arcadia) fu Scolaro di Lisippo: un'altro Damèa da Crotone Statuario vien registrato da Pausan. lib. 6. fol. 369.
                </p><p>Dedalo Ateniese da Pausania stimato figlio di Mitione di regia stirpe; da Severo è creduto figlio d'Eufemio; e da altri Autori di Epalamio: riuscì insigne Fabbro, Statuario, Disegnatore, Astrologo, Machinista, Ingegnero, perito universale nella mecanica, ed Inventore di varj instromenti. Credesi, che ricevesse in dono la scienza da Minerva. Ucciso Perdice suo nipote, che tentava superarlo nell'invenzione, fuggì con Icaro il figlio in Candia, dove dal Re Minos fu teneramente amato; ivi inalzò superbissime fabbriche, inventò ingegnosissime machine, e compose il memorabile LABIRINTO DI CRETA: Fiorì Dedalo nei tempi dei sopradetti Regnanti, overo 1120. anni avanti la venuta di Gesù Cristo, come nota il Sandrart. Un'altro Dedalo Statuario figlio, e scolaro di Patrocle Sicionèo registra Pausania: il tutto vedi nel Junio fol. 62.
                </p><p>Demerato di Corinto venne in Italia con Eucirapo, con Euchir, e con Eutigrammo Maestri di plastica, e da questi si sparse l'arte per tutta l'Italia, particolarmente per l'Etruria, dove fiorì per gran tempo. Borghini fol. 255.
                </p><p>Demetrio Re insigne fabbricatore di macchine. Di tal nome furono un'Orefice, un'Architetto del Tempio di Diana, un Pittore bel parlatore, e catedratico, ed un Statuario, che fece la Statua di Lisimace Sacerdotessa, la quale servì 60. anni nel Tempio di Minerva. Junio fol. 73.
                </p><p>Demofilo, e Gorgaso Pittori dipinsero nel Tempio della Dea Cerere in Roma, e sotto le Pitture loro scrissero molti versi. Borghini fol. 256. Demofilo altro Pittore stimato Maestro di Zeusi. Un'Orefice, ed un'Architetto di tal nome, e che scrisse i Precetti delle proporzioni, sono nel Junio <unclear reason="illegible">co</unclear> fol. 74.
                </p><p>Demofonte Messenio Scultore fece varj Simulacri nei Tempj più celebrati.<pb facs="00038" n="14"/>Vi fu ancora un famoso Orefice di tal nome. Junio fol. 72.
                </p><p>Demone Ateniese coetaneo di Zeusi, e di Parrasio, nell'Olimp. 93. dipinse opere varie, in ispezie una Cibele, la quale Tiberio pagò 60. Sestercj per adornare il suo gabinetto; fu milantatore dell'arte sua, dichiarandosi dilicato Pittore, Principe della Pittura, e discendente d'Apollo. Sandrart fol. 60.
                </p><p>Diades: vedi Cerea.
                </p><p>Dibutade fu il primo, che aggiungnesse ai Monocromati il colore rosso, e col gesso sul viso formasse ritratti di terra. Borghini fol. 70.
                </p><p>Dillo, ed Amiclèo Statuarj di Corinto lavorarono sempre di compagnia le Statue loro. Paus. lib. 10. fol. 633.
                </p><p>Dinia uno dei primi Pittori Monocromati, allo scrivere di Plinio, fiori avanti le Olimpiadi. Junio fol. 75.
                </p><p>Dinocrate Architetto diede il segno, e le misure ad Alessandro Magno per la fabbrica della Città d'Alessandria in Egitto. Fiorì nell'Olimpiade 112. Junio fol. 75.
                </p><p>Dinomede Statuario fiorì nell'Olimpiade 95. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Dinomene Statuario fece le Statue di Protesilao, e di Pittodoro Lottatori. Junio fol. 77.
                </p><p>Dinone Statuario Scolaro di Policlete. Junio fol. 77.
                </p><p>Diodoro Pittore. Diodoto Statuario. Junio fol. 78.
                </p><p>Diogene Pittore visse nella Corte del Re Demetrio. Diogene Statuario Ateniese per ordine di Marco Agrippa lavorò nel PANTEON, oggi nominato la Rotonda. Junio fol. 78.
                </p><p>Diogneto misuratore, ed Ingegnero d'Alessandro Magno. Diognetto Architetto Rodiano con machine ingegnose difese la Patria combattuta da Demetrio, che servivasi per Architetto d'Eupimaco Ateniese. Vitru. lib. 10. cap. 21.
                </p><p>Dionisio Rodiano, detto il fiero, dall'asprezza della voce, fu Scolaro d'Aristarco. Dionisio Calofonio, detto Dionisiodoro. Dionisio chiamato Antropofago, perchè dipingeva solamente Uomini; questi tre furono Pittori. Dionisio figlio di Timarchide fu Statuario, e lavorò nella Dea Giunone, che stava nel Tempio sotto i portici d'Ottavia in Roma. Dionisiodoro Statuario Scolaro di Critia: li vedi tutti nel Junio a fol. 79.
                </p><p>Dioscoride uno dei più celebri Cuniatori, ed Intagliatori in gioje, che fiorissero in Roma al tempo d'Ottaviano Imperadore, il quale fra tanti Scultori lo scelse, acciocchè formasse in una gioja il suo ritratto. In picciolo sigillo intagliò parimenti il ritratto di Cesare Augusto, e di questo se ne serviva per firmare le lettere Regie. Al giorno d'oggi fra le preziose antichità del Re Cristianissimo vedesi la testa di Solone eccellentemente intagliata in ametisto, concerti caratteri grechi, che formano il nome di Dioscoride. Visse negli anni di Gesu Cristo. Junio fol. 80.
                </p><p>Dipeno, e Sillo del primi Scultori Cretensi, che fiorirono nel tempo, che<pb facs="00039" n="15"/>regnavano i Medi, cioè nell'Olimpiade 50. Chiamati in Scione da quel Pubblico per la fabbrica d'al cune Statue degli Dei, restarono in tal modo disgustati da quei Popoli, che lasciorono l'opera imperfetta, e si partirono per Etolia, dopodi che successe tal carestia, che ricorrendo ad Apollo n'ebbero in risposta, che non sarebbe cessata sinatantochè non fussero richiamati gli Scultoria terminare gli Dei. <unclear reason="faded">Ricercati</unclear> adunque con isquisita diligenza, con premj, ed onori, diedero fine alle Immagini d' Apollo, di Diana, d'Ercole, e di Minerva, eritornò l'abbondanza. Ecco quanto può fare il Demonio! Borghini fol. 257.
                </p><p>Donta Lacedemone Statuario Scolaro di Dipeno, e di Sillo, l'opere di costui si videro nel tesoro d'Ottavia in Roma. Paus. lib. 6. fol. 380.
                </p><p>Doroteo Pittore lavorò per Nerone Imperadore una tavola, che fu sustituita in luogo d'una. Venere consumata dal tempo nel Tempio di Cesare Padre d'Augusto. Plin. lib. 35. cap. 10.
                </p><p>Doriclide: vedi Medonte.
                </p><p>Dunstano Uomo di santa vita, e annoverato fra' Beati, fu Artefice mecanico, ed Intagliatore. mentre esercitavasi nel terminare un calice d'oro, il Demonio in ispezie corporale l'andava tentando, il che comprendendo in ispirito il Santo, con le tenaglie infocate pigliollo per il naso; ne lo lasciò sinatantochè non ebbe l'opera finita. Cronicon Joan. Bromton col. 878. lin. 64.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
ECatodoro con Sostrate amendue Statuarj fusero una bellissima Minerva Alifera di bronzo. Polib. lib. fol. 340. lit. D.
                </p><p>Eforo Efesino Maestro d'Apelle, prima di Panfilo. Junio fol. 84.
                </p><p>Egesandro è riportato dal Lomazzo in vece d'Agesandro; lavorò nel LAOCOONTE, come si è detto.
                </p><p>Egia Statuario emolo di Fidia, fiorì nell'Olimpiade 83. Junio fol. 94.
                </p><p>Eginardo, overo Einardo Architetto chiamato il Magno per la sublimità della scienza nell'Architettura; Servì a Carlo Magno; e d'ordine di quegli, eresse fabbriche magnifiche. Junio fol. 82. fioriva nel 780.
                </p><p>Elada Statuario Argivo Maestro di Fidia. Junio fol. 83. vedi Gelada.
                </p><p>Elena Pittrice Egiziana figlia di Timone, dipinse la Battaglia Issica, la quale Vespesiano collocò nel Tempio della Pace. Junio fol. 94.
                </p><p>Elio Adriano: vedi Adriano.
                </p><p>Eliodoro Statuario fece molte Statue di Cacciatori d'Armati, di Sacerdoti, e di due Lottatori che furono posti nel portico d'Ottavi. Junio fol. 94.
                </p><p>Elotta Scultore, e Pittore d'Etolia, dipinse Giunone nel Tempio d'Ardea, e sotto vi scrisse carmi latini. Sandrart fol. 79.
                </p><p>Endèo Statuario Ateniese Scolaro di Dedalo, seguitò il Maestro in Creta, e condusse una Minerva, sottcscrivendovi il proprio nome. Endio fu<pb facs="00040" n="16"/>un'altro Statuario, una Minerva del quale tutta d'avorio fu da Augusto eretta nell'ingresso della sua Porta. Junio fol. 83.
                </p><p>Enos figlio di Seth fu Inventore delle Immagini, e dei Padiglioni: morì l'anno della creazione del Mondo 1140., e visse 905. anni. Cronistoria del Padre Timoteo da Termine Carmelitano lib. 1. fol. 42.
                </p><p>Entoco Statuario fece un Simulacro di legno. Paus. lib. 2. fol. 119.
                </p><p>Epimaco Architetto Ateniese: vedi Diogneto.
                </p><p>Epitincano. In una gemma, nella quale è intagliata la testa di Marcello nipote d'Augusto, ed in un'altra, in cui è effigiato Germanico, leggesi Epitincano faceva: Amendue queste gemme sono riferite da Fulvio Orsini, dal Fabrie, dal Dati fol. 118.
                </p><p>Eraclide Macedonio Scolaro di Carneade dipinse Navi: andò col Re Perseo in Atene, dove fioriva Metrodoro, ed ivi morì. Sandrart fol. 75. Eraclide Tarentino Architetto. Eraclido Focese Scultore, sono nel Junio, a fol. 94.
                </p><p>Erigono macinatore di colori nella Scuola di Nealce, tanto s'approfittò nella Pittura, che superò gli altri-compagni. Sandrart fol. 78.
                </p><p>Ermodoro Salamino Architetto, con suo disegno stabilì il TEMPIO DI MARTE nel Circo Flamminio. Junio fol. 95.
                </p><p>Ermogene Alabandèo Architetto diede in luce un Volume del Tempio Jonico di Diana. Ermogene Pittore Affricano. Ermogene Citerejo Statuario fece un'Apollo di bronzo in Corinto. Iunio fol. 96.
                </p><p>Ermolao Statuario adornò i Palagi Palatini dei Cesari. Iunio fol. 96.
                </p><p>Erone Seniore Ingegniero, e Machinista famolo Alessandrino, fiorì 120. anni avanti Gesu Cristo. Erone juniore scrisse molti Libri circa varie cose mecaniche: fiorì nel tempo d'Eraclio Imperadore, che regnava l'anno 611. Idnio fol. 96.
                </p><p>Evante Pittore dipinse in due tavole Andromeda, e Prometeo. Iun. fol. 81.
                </p><p>Eubio Scultore Tebano lavorò un'Ercole di candida pietra. Paus. lib. 9. fol. 558.
                </p><p>Ebulide Scultore Padre d'Euchir fabbricò un'Apollo. Paus. lib. 1. fol. 4.
                </p><p>Eucadmo Statuario insegnò ad Androstene. Iunio fol. 86.
                </p><p>Euchione Pittore, e Statuario Greco fiorì nell'Olimpiade 107. fu nobile Pittore, e benchè adoperasse solo quattro colori, dipinse egregiamente tragedie, comedie, e Semiramide, che acquistava il Regno da una damigella, Plin. lib. 35. cap. 10.
                </p><p>Euchir cognato di Dedalo fu Inventore della pittura in Crecia (per quanto ne scrive Aristotile.) Euchir Scultore Ateniese figlio d'Ebulide scolpì Lottatori, Armati, Cacciatori, e Sacerdoti al Sacrificio. Euchir Plastico Scolaro di Carta: vedi Demerato. Iunio fol. 86.
                </p><p>Euclide Scultore Ateniese. Euclide Scultore Egineta Padre di Simile, che fece il Simulacro di Giunone nel Tempio di Samo. Euclide Pittore chiàmato ancora Eutichide, dipinse la Vittoria sopra un carro tirato da due<pb facs="00041" n="17"/>Cavalli. Euclide Megarense Geometra, che fu ai tempi di Socrate, ed un'altro Euclide juniore Geometra usitato, tutti sono nel Junio fol. 86.
                </p><p>Eudoro dipinse opere sceniche, e lasciò qualche memoria nei bronzi. Sandrart fol. 77.
                </p><p>Evenore d'Efeso Padre, e Maestro di Parrasio illustre Pittore, che fiorì 420. anni avanti Gesu Cristo. Dati fol. 44.
                </p><p>Eufranore d'Istmo Scolaro d'Aristide, non solo dipinse, ma figurò ancora in marmo, in bronzo, ed in argento: fu Uomo facile nell'apprendere ogni arte; diede quella maestà agli Eroi, che loro si conveniva; osservò le proporzioni, e degradò le figure. Dipinse in Efeso un Ulisse, che addestrava al giogo un Bue, ed un Cavallo; dipinse parimenti in Atene dodici Dei, ed in altri luoghi bellissimi quadri. Scrisse un Trattato della simetria, e dei colori. Fiorì nell'Olimpiade 104. Sandrart fol. 63.
                </p><p>Eumaro Ateniese ingegnossi di fare ritratti d'ogni figura, ma con un solo colore, e però anch'esso fu chiamato Monocromate: visse avanti Bularco, che fiorì nell'Olimpiade 18. Sandrart fol. 51.
                </p><p>Eupompo di Sicione artificioso Pittore, e Matematico, divise in tre ordini la Pittura, che per l'avanti era in due, cioè Attico, ed Asiatico, aggiugnendovi il Sicionio: benchè avesse riportati i principj da Eusenida, interrogato qual Maestro degli antichi seguitasse, rispose, la natura: fu Maestro di Panfilo, che insegnò ad Apelle, e concorrente di Zeusi. Fiorì nell'Olimpiade 93. Sandrart fol. 60.
                </p><p>Euripide Pittore, e Scrittore di tragedie. Junio fol. 88.
                </p><p>Eusenida fu Maestro d'Aristide Pittore di singolare virtù, fiorì nell'Olimpiade 110. Plin. lib. 35. cap. 10.
                </p><p>Eutichide Scultore da Mileto dava grande speranza, ed era vicino ad uguagliarsi a Prasitele, se morte immatura non lo rapiva al Mondo, compiuto che ebbe il terzo lustro. Eutichide Statuario fiorì nell'Olimpiade 120. Eutichide Pittore, detto Euclide, vedilo di sopra. Junio fol. 89.
                </p><p>Euticrate Statuario di Sicione figlio, e Scolaro di Lisippo fu robusto, e più forte del Padre nell'opere sue, visse nell'Olimpiade 120. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Eutigrammo: vedi Demerato.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
FAbio Massimo Cavaliero Romano perito nella legge, nelle lettere umane, ed antiche, e Principe dei Pittori. L'anno 450. dalla fondazione di Roma, e 302. avanti la venuta del Redentore nostro, dipinse il Tempio della Salute; tal dipinto durò sino all'età di Plinio, come riferisce nel suo lib. 35. cap. 4. Sandrart. fol. 80. vedi Manilio.
                </p><p>Falerione dipinse Silla convertito in mostro, mentre lavavasi in un fonte, le di cui acque erano state affatturate da Circe. Sandrart fol. 77.
                </p><p><pb facs="00042" n="18"/>
Fenice Statuario Scolaro di Lisippo. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Fidia Ateniese Pittore, e Principe degli Scultori, imparò da Ippo: nell'Olimpiade 90. Intagliò in avorio il famoso GIOVE OLIMPICO, e poco dopo, in simile materia la tanto decantata MINERVA, alta 60. cubiti; nello scudo di questa v'incise la guerra delle Amazoni, e dei Giganti, nei calzari, il conflitto dei Lapiti, e dei Centauri, e nella base, trenta Dei. Altre Minerve di metallo da lui formate furono venerate nei Tempj della Fortuna in Roma, e di Diana in Efeso. Fabbricò una Venere per le Logge d'Ottavia; parimenti il BUCEFALO domato da Alessandro Magno, a competenza dell'altro di Prasitele, in figure gigantesche, che in oggi s'ammirano nel Monte Palatino, in faccia alla Porta del Palagio Papale, con iscrizione: Opus Phidiae. Opus Praxitelis; il Borghini fol. 258. il Dati fol. 109. il Sandrart fol. 52. A similitudine d'Apelle non si vergognava esporre al pubblico sindicato le sue manifatture, ed egli starvi dietro nascosto per correggerle. Scrisse più volte nel piedistallo delle figure il nome dei suoi Scolari. Fu dei primi, che lavorasse di basso rilievo. Ebbe molti competitori in Atene, che però accusato da quelli d'avere trafugato quantità d'oro nella fabbrica d'una Statua, purgò la calunnia col disfare l'opera, onde gli emoli convinti, si levarono dal Mondo col mezzo del veleno, per non soggiacere a pubblica infamia.
                </p><p>Fileos Architetto scrisse un Volume sopra la fabbrica del Tempio di Minerva: Vitru. in proaem. lib. 7.
                </p><p>Filesio Statuario d'Eritrea fece due Giovenchi di bronzo in Elide. Paus. in fine lib. 4.
                </p><p>Filisco Pittore dipinse la bottega d'un Pittore con un fanciullo, che soffiava nel fuoco. Plin. lib. 35. cap. 11. Filisco Statuario Rodiano scolpì nel Tempio sotto i portici d'Ottavia un'Apollo, una Diana, e le nove Muse. Plin. lib. 36. cap. 5. il Borghini a fol. 265. non distingue l'uno dall'altro.
                </p><p>Filocare, o Filocle Pittore Egiziano uno dei primi, che dasse alla luce i barlumi della pittura a similitudine di Cleante in Corinto, come si è detto. Borghini fol. 266. Junio fol. 163.
                </p><p>Filomaco lavoratore in marmo memorato da Suida, per un Simulacro d'Esculapio con diligenza lavorato. Junio fol. 163.
                </p><p>Filone Architetto di Bisanzio molto lodato dagli Ateniesi per il disegno di quel famoso PORTO D'ATENE capace di mille Navi. Diede in luce un Volme delle proporzioni dei Sacri Tempj, un'altro dell'Armamentario navale, che fabbricò nel Porto Pireo, un'altro delle fabbriche, delle Torri, dei muri, e dei luoghi muniti, con le regole militari per l'offesa, e difesa; scrisse ancora delle machine. Junio fol. 162. a fol. 163. registra parimente un'altro Filone Statuario, che esercitossi in lavorare Lottatori, Cacciatori, e Sacerdoti al Sacrificio.
                </p><p>Filopinace, sopranome imposto ad un Pittore, che arse d'amore per bella fanciulla Eritrea, da lui dipinta. Junio fol. 163. vedi Pigmalione.
                </p><p><pb facs="00043" n="19"/>
Filoseno Eretrio Greco Scolaro di Nicomaco dipinse al Re Cassandro la Bittaglia d'Alessandro con Dario, lavorò con celerità, e ritrovò via più spedita degli altri nel dipingere. Plin. lib. 35. cap. 10.
                </p><p>Fradmone Statuario Argivo, con Dedalo, Policleto, ed Agelade fabbricò il Tempio al Dio tutelare degli Orti. Paus. lib. 6. fol. 358.
                </p><p>Frillo ebbe grido di gran Pittore nella 90. Olimpiade. Ridolfi part. 1. fol. 5.
                </p><p>Frinone Statuario Scolaro di Policleto. Junio fol. 164.
                </p><p>Fuffizio, detto ancora Suffitio, fu il primo, che dasse in luce un Volume d'Architettura in Roma. Vitru. in proaem. lib. 7.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
GAlato, detto ancora Gelato Pittore dipinse Omero, che vomitava un fonte d'eloquenza, e tutti i Pittori correvano a bere di quell'acque. Eliano lib. 13.
                </p><p>Gelada, detto ancora Elada: vedi Elada.
                </p><p>Gemino Greco Matematico, e prospettivo riportato dal Lomazzo nel suo Trattato di pittura a fol. 263.
                </p><p>Gige nato in Lidia (Provincia dell'Asia minore) portò l'arte pittorica in Egitto, e fu dei primi, che segnasse le figure; Convengono gli Scrittori, che la pittura nascesse dall'ombra del Sole, o del lume, la quale dintornata con uno stilo, o con carbone facesse apparire abbozzi delle figure, alle quali col tempo furono aggiunti i chiariscuri, e la diversità dei colori, che distinguono le parti; come dottamente scrive il Sandrart, &amp; il Ridolfi nella part. 1. a fol. 4.
                </p><p>Giziade Statuario Lacedemone fece il Tempio di Minerva, e la di lei Statua di bronzo. Paus. lib. 111. fol. 193. e 196.
                </p><p>Glauzia Statuario Egineta fece un carro, e sopra d'esso la Statua di Gelone. Junio fol. 91.
                </p><p>Glauco di Chio, nell'Olimp. 25. fu il primo, che ritrovasse il modo d'unire il ferro. Glauco Artefice ingegnoso di Samio. Glauco Lemnio insigne Statuario. Glauco Argivo Statuario. Glauco fabbricatore di Navi: tutti sono nominati dal Junio fol. 92.
                </p><p>Glicera Pittore di Sicione notato dal Lomazzo.
                </p><p>Glicone, o Glaucone Ateniese fu memorabile per il famoso ERCOLE FARNESE (così detto, perchè stà eretto nel Cortile dei Serenissimi di Parma in Roma.) Quanto sia tremenda, bene intesa, risentita, dintornata, e muscolata questa Statua, lo dicano tanti Intagliatori, tanti Pittori, e tante stampe, che mai si sono saziate di darla in luce: Dirò solo, che ritrovata senza gambe, sudorono i nostri secoli a rifarle, e fu l'artefice Fra Guglielmo della Porta (come si dirà nella seconda parte). Furono poi ritrovate le proprie gambe l'anno 1560., ma il Buonaroti stimò bene non doversegli mutare, per il bello accompagnamento, che gli facevano le moderne. Dati fol. 117.
                </p><p><pb facs="00044" n="20"/>
Gorgaso, e Demofilo Pittori lavorarono figure di terra, e di pietra: dipinsero nel Tempio della Dea Cerere in Roma, e descrissero in versi i loro dipinti. Borghini fol. 256.
                </p><p>Gorgia Statuario, fiorì nell'Olimpiade 87. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Grillione Scultore è nomirato da Laerzio nel lib. 5.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
IAdes Statuario, e condiscepolo di Zeusi Scultore, furono amendue allievi di Silanione; fiorirono nell'Olimpiade 114. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Icano Statuario lavorò Lottatori, Armati Cacciatori, e Sacerdoti. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Jetimo Architetto fabbricò i Tempj d'Apollo nel Monte Gotilio, edi Cerere in Eleusi: Scrisse un Libro del Tempio dorico di Minerva, che è nella Rocca d'Atene. Fiorì ai tempi di Pericle. Strabo lib. 9. fol. 385.
                </p><p>Idèo Pittore è nominato da Xenofonte nel lib. 6.
                </p><p>Jerone: vedi Tlepolemo.
                </p><p>Ifi figurò Nettuno, e la Vitioria. Sandrart fol. 77.
                </p><p>Igenone fu Antichissimo Pittore Monocromato. Junio fol. 98.
                </p><p>Ilario Bitino fiorì in Atene nella pittura, e fu ammirabile nell'esprimere le faccie degli Uomini; fu emolo d'Eufranore: restò con tutta la sua famiglia ucciso dai Barbari, sotto Valente Imp. Junio fol. 97.
                </p><p>Jon Statuario fiorì nell'Olimpiade 114. Junio fol. 101.
                </p><p>Ipatodoro Statuario fiorì nell'Olimp. 112. Pausania nel lib. 10. fol. 6. narra l'opere, che fece.
                </p><p>Ippo, o Hippias Statuario, e Maestro di Fida. Junio fol. 97.
                </p><p>Ippodamas Architetto di Mileto, fabbricò agli Ateniesi il Pirèo. Junio fol. 97.
                </p><p>Irene figlia, e discepola di Cratino dipinse una fanciulla nel Tempio di Cerere. Borghini fol. 286.
                </p><p>Isidoro Milesio Architetto, ed Ingegnero di Giustiniano Imperadore. Isidoro Nipote del sopradetto servì al medemo Imperadore nelle fortificazioni della Città di Zenobia. Isidoro Statuario fu sommamente lodato per l'Ercole intagliato in Pario. Iunio fol. 102.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
LAbeone Pretore, Console, e Pittore Romano. Ridolfi part. 1. fol. 12.
                </p><p>Laches Statuario Lindo fece il COLOSSO DEL SOLE IN RODI; questo Laches è chiamato ancora Chares, del quale se n'è parlato in Carete. Iunio fol. 103.
                </p><p>Lacone Statuario fiorì nell'Olimpiade 87. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p><pb facs="00045" n="21"/>
Laippo Sicionèo Statuario, figlio e scolaro di Lisippo: fiorì nell'Olimp. 120. Iunio fol. 104.
                </p><p>Lala Cizena Vergine Vestale dipinse, e scolpì in avorio i ritratti di molte Matrone Romane, e dallo specchio ne cavò il proprio sembiante: non vi fu a suoi tempi pennello più spedito del suo; quindi è, che per la conservata virginità, e per la gloria di tante virtù, gli fu eretta una Statua, che oggi vedesi nel nobilissimo Museo Giustiniano in Roma: fiorì al tempo di Marco Varrone, cioè 33. anni avanti la venuta del nostro Redentore. Sandrart. fol. 85.
                </p><p>Learco Statuario Regino fuse di bronzo il più antico Simulacro di Giove, che mai fusse di tal materia fabbricato. Paus. lib. 111. fol. 194.
                </p><p>Leocare Flisco Rodiano Scultore, e Statuario: vedi Briassi.
                </p><p>Leonide scrisse varj Precetti della prospettiva. Virtu. in proaem. lib. 7. Questo Leonide da Plin. nel lib. 36. a. cap. 5. è chiamto Leone Saffo. Leonide Pittore Antedoniese fu scolaro d'Eufranore. Junio fol. 106.
                </p><p>Leontisco è memorato da Plin. nel lib. 35. a cap. 5. per la pittura d'Arato vittorioso.
                </p><p>Leonzio Statuario è nominato dal Lomazzo nel Trattato di pittura a fol. 563.
                </p><p>Licio Statuario figlio di Mirone fu scolaro di Policleto: l'opere sue sono descritte da Paus. lib. 5. fol. 331.
                </p><p>Lisia in una sola pietra fece un carro, con quattro Cavalli, e sopra Apollo, e Diana: quest'opera fu memorabile, non solo per la bellezza, ma ancora per essere stata consecrata da Augusto ad Ottavio suo Padre, sopra il Monte Palatino. Borghini fol. 265. Liso di Macedonia, e Lison amendue Statuarj sono nel Junio a fol. 117.
                </p><p>Lisippo Sicionèo illustre Pittore, Statuario, Scultore, Inventore della quadratura dei corpi, Scrittore di pittura, e privilegiato da Alessandro Magno come Apelle, cioè d'avere egli solo la gloria di scolpirlo in marmo, o bronzo: fu scolaro d'Eupompo, e riferiscono gli Autori, che perfezionasse sino 610. opere: fiorì nell'Olimpiade 112. Sandrart fol. 60.
                </p><p>Lisistrato di Sicione Statuario, e fratello del fopradetto Lisippo fu il primo, che gettasse di cera, formasse di gesso, e facesse figure al naturale, ritraendo dal vero. Questo modo di modellave venne tanto in uso, che niuno Maestro gettava in bronzo, se prima in tal modo, non avesse fatto prove diverse. Borghini fol. 255. Iunio fol. 117.
                </p><p>Lucio Manilio, o Mallio celebre Pittore in Roma invitò seco a cena Servilio Geminio, il quale vedendo i figli del Pittore assai diformi, Lucio, gli disse, tu pingi molto bene, ma scolpisci molto male: a cui rispose, sappi che dipingo di giorno, e scolpisco di notte. Macrobio nei Saturnali lib. 11. cap. 2.
                </p><p>Ludio Romano grande Inventore, e primo che dipignesse in muro Città terrestre, maritime, ville, campi, selve, fiumi, alberi, fiorì, frutti, caccie, pescaggioni, e navigazioni, col introdurvi Uomini, Donne,<pb facs="00046" n="22"/>ed Animali in varie forme, o attitudini scherzanti. Fiorì nei tempi di Cesare Augusto. Borghini. Plinio. Sandrart fol. 83.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
MAla di Chio Isola dell'Arcipelago: vedi Antermo.
                </p><p>Mandrocle Architetto di Dario. Iunio fol. 118.
                </p><p>Manilio, vedi Lucio, e Fabio Massimo, che fu detto anch'esso Manilio; questi per l'eccellenza dei quadri, che dipinse nel Tempio della Salute riportò la gloria, che tutti ì Fabj successori fussero cognominati Pittori. Borghini fol. 43.
                </p><p>Marcia di Marco Varrone Pittrice ritrasse molte Femmine Romane: con la velocità del suo pennello superò Sopilo, e Dionisio. Borghini fol. 186.
                </p><p>Marco Ludio, sebene oriondo d'Etolia, detto però Romano: vedi Ludio.
                </p><p>Mecofane Scolaro di Pausia fu diligente Pittore, ma diede nel crudo, e duro. Sandrart fol. 75.
                </p><p>Medonte Lacedemone Statuario, e fratello di Doriclide, amendue impararono l'arte da Dipeno, e da Sillo. Paus. lib. 5. fol. 319.
                </p><p>Megale Statuario, con Antisilo, e Poteo lavorarono nel tesoro dei Cartaginesi, vicino a Sicione. Iunio fol. 119.
                </p><p>Melampe Architetto scrisse i Precetti delle proporzioni. Vitru. in proem. lib. 7.
                </p><p>Melanzio, o Melante di Sicione condiscepolo d'Apelle nella scuola di Panfilo riuscì insigne per i fondamenti pittorici, le opere sue furono comprate da Tolomeo Re d'Egitto, con esorbitantissimi prezzi. Sandrart fol. 66. Scrisse varj Precetti della pittura. Iunio fol. 120.
                </p><p>Menecmo (dal Lomazzo) detto Menechino antico Statuario fece una Diana cacciatrice d'avorio legato in oro; scrisse dell'arte sua, e fiorì nell'Olimpiade 87. Paus. fol. 433.
                </p><p>Menelao è nome, che stà intagliato in due Statue congiunte d'una Madre, e di un figlio, che si stimano essere simbolo dell'amore reciproco, e sono nella Città di Roma nel Giardino Aldobrandini a Monte Magnanapoli. Dati fol. 118.
                </p><p>Menestrate Scultore di chiaro nome nel Tempio di Diana Efesina fece. di marmo un'Ercole, ed un'Ecate tanto rilucente, che i Sacerdoti avvertivano quelli, che entravano a non fissarvi troppo lo sguardo, per non restare abbagliati. Borghini fol. 264.
                </p><p>Menippo: di tal nome furono due Pittori, memorati da Apollodoro, oltre un Filosofo, ed uno Statuario. Sei altri Pittori di tal nome registra Laerzio nel lib. 6.
                </p><p>Menodoro Ateniese Scultore lavorò Lottatori, Soldati, Cacciatori, e Sacerdoti al Sacrificio; di sua mano oggi conservasi in Tebe un Cu pido ad imitazione di Prasitele. Paus. lib. 9. fol. 581.
                </p><p>Mennone Architetto in Ecbatania, Città nella Media; fabbricò il PALA<pb facs="00047" n="23"/>GIO DEL RE CIRO di pietre diverse le gate in oro, e si considera per una delle sette maraviglie del Mondo. Iunio fol. 120. Mennone Egiziano antichissimo Pittore, Statuario, e Custode delle sacre Immagini. Furono così belle le sue Statue, che percosse dai raggi del Sole nascente, sembrava che movessero il labbro per articolare le parole. Nel SEPOLCRO DI SIMANDIO RE DELL'EGITTO (di circuito un miglio) formò tre altissime Statue, una delle quali avea il piede di misura, che oltrepassava i sette cubiti, come rapporta il Sandrart nella vita di Gige Lidio a fol. 49. ed il Borhone nel libro delle Statue a fol. 56.
                </p><p>Metagene Gnosio Architetto figlio di Ctesifonte lavorò nel Tempio di Diana Efesina insieme col Padre. Junio fol. 123. vedi Chresifrone.
                </p><p>Metico Architetto fece la piazza d'Atene, denominata dal suo nome Piazza Metica. Polluce lib. 8. cap. 10.
                </p><p>Metodio Monaco Ramano, Predicatore, Scrittore Ecclesiastico, Uomo venerabile, di santi costumi, e Pittore insigne. In certa battaglia, che Bogalo Re dei Bulgari diede ai suoi nemici, restò fra gli altri prigioni in potere del Re; Questi tanto si compiacque della di lui eloquenza, che l'ammise ai famigliari discorsi. Con tale occasione, desioso Metodio di guadagnare quell'anima grande al Cielo, più volte introdusse materie di Santa Fede, ma tutto in vano; diede pertanto di piglio ai pennelli, e segretamente dipinse il Giudizio universale, impegnando ogni studio nell'esprimere Gesu Cristo sulminante con l'eterna sentenza i dannati. Introdotto Bogalo alla vista di sì terribile spettacolo, rimase inorridito, e più che mai confuso al racconto di quel tremendo mistero; che però infiammato d'un Santo ardore, con molti Cittadini ricevette il Santo Battesimo l'anno 845. Cedreno fol. 540. riferito dal Junio nel lib. 1. delle pitture antiche cap. 4. §. 4.
                </p><p>Metrodoro Ateniese discepolo di Carneade: fu Filosofo, e Pittore, e fu mandato dagli Ateniesi a L. Paolo per ornare il di lui Trionfo, e ad ammaestrargli i figliuoli: fiorì 166. anni avanti la Redenzione del Mondo. Sandrart fol. 76.
                </p><p>Miciade figlio, e discepolo di Mala Scultore, che fiorì nell'Olimpiade 60.
                </p><p>Miccio, o Micone amato scolaro di Zeusi. Junio fol. 123.
                </p><p>Micone altro Pittore, detto il juniore, Padre, e Maestro di Timarete Pittrice. Micone Statuario figlio di Nicocrate lavorò Statue equestre, e pedestre. Junio fol. 124. Micone Principe dei Pittori Ateniesi dipinse la pugna dei Centauri, e gli Argonauti, che viaggiavano in Colco. Questa Tavola fu dedicata al Tempio di Castore. Espresse bene in pittura le battaglie; ebbe un figlio per nome Onata, che fiorì nell'Olimpiade 83. Sandrart fol. 55.
                </p><p>Midone Solèo discepolo di Piromaco Statuario Macedone. Sandr. fol. 78.
                </p><p>Mirmecide eccellentissimo, e diligentissimo Scultore formò un carro con quattro cavalli, e la guida di essi, ma così in picciolo, che una mosca con l'ali copriva il tutto; similmente formò una nave d'avorio, che stava na<pb facs="00048" n="24"/>scosta sotto d'un'ape. Borghini fol. 265. vedi Calicrate.
                </p><p>Mirone famoso per l'opere di bronzo gettò Animali, Satiri, Dei, Uomini, ed in spezie quel bell'Ercole, che era in Roma nel Palagio di Pompeo Magno; fu scolaro d'Agelide, e riuscì mirabile nello scolpire le teste, come Prasitele le braccia, e Policleto il petto. Fiorì nell'Olimpiade 87. Borghini fol. 264. Junio fol. 127. Mirone Statuario di Licia scolaro di Policleto Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Mnasisteo Sicionèto, e Mnasistimo figlio, e scolaro d'Aristide, sono citati dal Sandrart fol. 78. nella vita d'Elotta.
                </p><p>Mnesarco Padre di Pitagora artificioso Maestro per iscolpire in gemme, cercò più la lode, che il guadagno. Laerzio lib. 8.
                </p><p>Muso Statuario donò alli Popoli di Corinto un Giove. Paus. lib. 5. fol. 334.
                </p><p>Muzio Architetto scientifico edificò i Tempj della Virtù, e dell'Onore. Vitru in proaem. lib. 7.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
NAucero Statuario fece un Lottatore anelante. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Naucide Argivo Statuario lavorò in bronzo, in avorio, ed in oro; fiorì con Diomede, Canaco, e Patrocle nell'Olimpiade 95. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Naupazio: vedi Sodias.
                </p><p>Nealce acurato Pittore. Valerio Mas. lib. 8. cap. 11. scrive, che volendo dipingere la spuma alla bocca d'un Cavallo anelante, nè riuscendogli rappresentarla al naturale, soprafatto dallo sdegno, avventò nel quadro la spugna, della quale si serviva a pulire i pennelli, e percuotendo a caso le narici, lasciovvi impressa la spuma similissima al vero: non dissimile caso si racconta d'Apelle. Dati fol. 94.
                </p><p>Nearco Padre, e Maestro d'Aristarete Pittrice. Borghini fol. 286.
                </p><p>Nerone artefice, e Lavoratore di gemme. Junio fol. 132. Nerone Imperadore fiorì nella pittura, e nella plastica: Adriano, Alessandro Severo, e Valentiniano Imperadori anch'essi maneggiarono i pennelli, e lasciarono memorie pubbliche in Roma. Ridolfi par. 1. fol. 12.
                </p><p>Nesso figlio, e scolaro d'Aberone Pittore. Sandr. in Elotta fol. 78.
                </p><p>Nestocle Statuario emolo di Fidia, fiorì nell'Olimpiade 83. Junio fol. 132.
                </p><p>Nexaris Architetto scrisse i Precetti delle Proporzioni. Vitru. in proaem. lib. 7.
                </p><p>Nicea Ateniese ebbe gran nome per la franchezza nel dipingere animali al naturale. Malvasia p. 4. fol. 129.
                </p><p>Nicearco dipinse una Venere fra gli amori, dipinse ancora le Grazie, ed Ercole pentito della sua pazzia. Plin. lib. 35. cap. 11.
                </p><p>Niceo Pittore nato in Costantinopoli da Madre figlia d'un Etiopo, e pure ella nacque bella, e bianca di colore nostrano, ed egli da detta Madre nacque Etiopo: Plin. lib. 7. nat. hist. cap. 12.
                </p><p><pb facs="00049" n="25"/>
Nicerato Ateniese Statuario figlio d'Eutemone, eresse un'Esculapio nel Tempio della Concordia in Roma: fiorì nell'Olimpiade 124. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Nicero Tebano figlio d'Aristide, e fratello d'Aristippo: vedi Aristide.
                </p><p>Nicia Ateniese scolaro d'Antidotto fu Pittore di chiaro nome, dipinse benissimo le femmine, e fece tanto bene a chiaro, e scuro, che l'opere sue parevano di rilievo, colorì una Ninfa Nemea, la quale da Sillano fù portata d'Asia a Roma; un Bacco, che si vide lungo tempo nel Tempio della Concordia; un Giacinto, che da Cesare fu condotto d'Alessandria a Roma; in Efeso il celebrato sepolcro di Megalisia Sacerdotessa di Diana, ed in Atene l'Inferno d'Omero: fece quest'opera con tanta attenzione d'animo, che mentre la conduceva a perfezione, qualche volta chiedeva a' suoi famigliari se quella mattina avesse pransato; di questi pittura il Re Attalo, e Tolomeo vollero dargli sessanta talenti (che sono 36000. scudi d'oro) ma egli volle più tosto farne un dono alla Patria. Fiorì neli'Olimpiade 112. Sandrart fol. 65.
                </p><p>Nicofane elegante Pittore si dilettò di colorire fatti antichi, per maggiormente eternare la gloria degli Eroi: fù Uomo impetuoso. Fiorì nei tempi di Apelle, e di Protogene. Sandrart fol. 73.
                </p><p>Nicomaco Tebano figlio, e scolaro d'Aristodemo, e fratello d'Aristide: allo scrivere di Plinio lib. 35. cap. 10. dipinse il ratto di Proserpina, che per molto tempo fu conservato in Campidoglio, una Venere, un'Apollo, una Diana, ed altre infinite pitture per la franchezza colla quale le conduceva. Fiorì nell'Olimpiade 112. Sandrart fol. 60.
                </p><p>Nicone Architetto Padre di Galeno Principe della Medicina. Junio fol. 135. Nicone Pittore. AElianus lib. 7. cap. 38 de Animalibus.
                </p><p>Nicostene Pittore maestro di Teodoro Samio, e di Stadio. Plin. lib. 35. cap. 11.
                </p><p>Nicostrato Pittore riguardando estatico un'Elena dipinta da Zeusi, fù interrogato da uno dei circostanti, che cosa vi fusse accaduto: rispose non così m'interrogaresti, se avessi i miei occhi. AElianus var. hist. fol. 14. 47. Nicostrato Santo Martire: vedi Castorio.
                </p><p>Ninfodoro Ingegnero, e Mecanico scrisse un Libro delle Machine. Vitru. in proaem. lib. 7.
                </p><p>Notkero Pittore, e Medico insigne divenne cieco, e visse sino all' ultima vecchiaja, nel qual tempo fu visitato da Ottone primo Imperadore nel passaggio, che fece per S. Gallo, ritornando a Roma. Junio fol. 136.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
OLiab, e Beseleel furono Scultori ammaestrati da Dio, dei quali si legge nell'Esodo al cap. 31. che li riempì di sapienza, e discienza nell'operare ciò che si può fare con l'oro, coll'argento, col bronzo, col marmo, e con ogni sorta di legno. Olimpia. Di questa Pittrice non si ritrova altra memoria, se non che insegnasse l'arte ad Autobolo. Plin. lib. 35. cap.
                </p><p><pb facs="00050" n="26"/>
Olimpiostene Statuario scolpì tre Muse in Elicona. Paus. lib. 9. fol. 585.
                </p><p>Olimpo Statuario memorato da Paus. lib. 6. fol. 349.
                </p><p>Omfalione Pittore, e scolaro di Nicia, fù la delizia, e l'ajuto del Maestro in opere varie. Paus. lib. 6. fol. 276.
                </p><p>Onasia Pittore dipinse alli Platesi Eriganea afflitta per la contesa dei figli. Plaus. lib. 9. fol. 151.
                </p><p>Onata Pittore dipinse i muri nel vestibolo dell'Altare di Minerva. Onata Egineta Statuario, e figlio di Nicone lavorò per i Popoli di Tasia un' Ercole di bronzo; per gli Elei un Mercurio; per i Figalensi una Cerere, pagata sei mila scudi. varie statue equestre, e pedestre di sua mano sono in diversi luoghi. Fiorì nell'Olimpiade 83. Sandrart. fol. 55. Junio fol. 137.
                </p><p>Oneto Statuario, e Tilaco suo fratello lavorarono un Giove. Paus. lib. 5. fol. 333.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
PAcuvio Poeta Scrittore di tragedie, e Pittore Brundusino dipinse favole, visse in Roma, dove con suoi pennelli adornò il Tempio d'Ercole in Campo Vaccino; nonagenario morì in Taranto, cìrca l'Olimpiade 156. Junio fol. 139. Borghini fol. 43.
                </p><p>Panco Ateniese, detto ancora Panèo, fratello di Fidia, nell'Olimpiade 83. dipinse in Elide lo scudo di Minerva, e la Battaglia di Maratona son i ritratti dei Capitani Ateniesi, e Persiani. Sandrart fol. 51.
                </p><p>Pancias Statuario di Chio imparò l'arte da Sostrate suo Padre, che visse nell'Olimpiade 114. Paus. lib. 10. fol. 360. Un'altro Pancio Statuario registra Teofraste.
                </p><p>Panfilo di Macedonia discepolo d'Eupompo riuscì celebre per i fondamenti della pittura, delle belle lettere, e dell'arismetica, e della geometria: non volle insegnar l'arte per minor prezzo d'un talento, ogni dieci anni, ed a simile ragione lo pagò Apelle di lui discepolo. Per l'autorità di costui in Sicione, poi in tutta la Grecia, fu ordinato, che i fanciulli nobili, prima d'ogni altra cosa, imparassero a disegnare. Borghini fol. 272. Vi fu un'altro Panfilo Statuario, e scolaro di Prasitele, citato dal Sandrart à fol. 62.
                </p><p>Paolo Emilio Cavaliere Romano fu così amante della Pittura, e della Scultura, che oltre le belle lettere, e filosofia, la fece insegnare a suoi figliuoli. Plutare. fol. 470. Fu la Pittura, e la Scultura dai Greci, e dai Latini tenuta in tanto pregio, come arte liberale, che con pubblico bando si vietò alli servi, ed alli condannati per qualsivoglia misfatto il poterla esercitare. Borghini fol. 43.
                </p><p>Parrasio nacque in Eseso, e non in Atene (come vogliono alcuni) fu figlio, e discepolo d'Evenore illustre Pittore, concorrente di Timante, e di Zeu<pb facs="00051" n="27"/>si, il quale deluse col finto velo dipinto; fu secondo nell'operare; primo che ritrovasse le vere proporzioni, la galanteria dei sembianti, la vaghezza dei capegli, la venustà della bocca, e la perfezione dei dintorni; perlocchè conoscendo il proprio valore, insuperbito, e gonfio vestiva di porpora, portava corona d'oro, posava la destra sopra una mazza gemmata, dichiarandosi Principe della Pittura, ed oriondo d'Apollo. Circa l'opere sue si ha, che il Meleagro, l'Ercole, ed il Perseo, dipinti in Rodi, tre volte percossi dal fulmine, rimasero intatti; l'Arcigalo, cioè il Principe dei Sacerdoti di Cibele, fu sommamente stimato da Tiberio; il Bacco, fu tenuto in venerazione in Corinto; Il Prometeo tormentato, con grave commozione, fu ammirato dal Macedone in Efeso. Per figurarlo al naturale comptò un prigioniero d'Olinto, lo condusse in Atene, e fieramente l'afflisse sino a morire. Andrea Scoto dubita se tal'accidente sia vero, o finto per esercizio dei Declamatori, come assolutamente non ha per vero la voce, che il Buonaroti legasse in Croce un'Uomo, e ve lo facesse morire, per esprimere al vivo l'Immagine del Salvatore spirante. Altre tavoledipinse in piccole, ed in grande. Fiorì nell'Olimpiade 95. Dati fol. 43.
                </p><p>Pasia Pittore scolaro d'Erigono. Plin. lib. 35. cap. 11.
                </p><p>Pasitele Plastico, Statuario, Scultore, ed Intagliatore, chiamò la plastica madre di queste arti, onde mai si diede ad opera alcuna, che prima non l'avesse modellata di terra. Scrisse cinque Volumi dell'opere più belle, che fussero ai suoi tempi nel Mondo. Nacque in Grecia, e visse in Roma, dove intagliò un Giove d'avorio per il Tempio di Metello. Osserva, che questo non è Prasitele, del quale si parlerà a suo luogo. Paus. lib. 5. fol. 325.
                </p><p>Patrocle Statuario, Padre, e Maestro di Dedalo Sicionèo; fiorì nell'Olimpiade 95. Plin. lib. 34. cap. 8. Paus. lib. 6. fol. 347.
                </p><p>Pausania, detto il Pittore delle meretrici. Pausania Apolloniata Statuario. Pausania Istorico Greco, da cui si sono cavati tanti Professori sparsi per questa prima parte; tutti sono nominati dal Junio a fol. 340.
                </p><p>Pausia di Sicione figlio, e scolaro di Briet, poi di Panfilo: questo fu il primo, che dipignesse palchi, volte, o soffitti; colorì in picciole tavole danze di fanciulli; amò ardentemente Glicera bella fanciulla, che vendeva fiori, e la ritrasse a sedere in atto di tessere una ghirlanda, e così bella riusci la pittura, che una copia fu da Lucullo in Atene pagata due telenti: dipinse un Sacrificio, che si vide nelle Logge di Pompeo, e molti cercorono d'imitarlo, ma niuno arrivò mai a tanta eccellenza: fiorì nei tempi d'Apelle. Borghini fol. 282. Junio fol. 146. Sandrart fol. 63.
                </p><p>Pauson Pittore notissimo in Grecia per la sua povertà: lo riferisce Elia no.
                </p><p>Peiras Statuario formò il Simulacro di Giunone. Paus. lib. 11. fol. 115.
                </p><p>Pericleto Statuario scolaro di Policleto Argivo. Junio fol. 148.
                </p><p>Periclimeno Statuario lavorò con forza Lottatori, Armati, Cacciatori, e Sacerdoti; fece il ritratto d'una femmina, che in un sol parto partorì trenta figliuoli. Junio fol. 148.
                </p><p><pb facs="00052" n="28"/>
Perillo Scultore di bronzo, suse il memorabile TORO, entro il quale chiudendosi i rei, e sotto accendendovi fuoco, a gran stento morivano: in premio di tal'opera, fu il primo, che vi provasse la morte, per comando di Falaride Tiranno d'Agrigento. Ovidio Eleg. 12. vedi Aruntio. Vi fu ancora uno Statuario chiamato Perelio, che fiorì nell'Olimpiade 87. Junio fol. 148.
                </p><p>Perseo Pittore amato discepolo d'Apelle, al quale scrivendo il Maestro, indirizzò i suoi Precetti dell'Arte. Dati fol. 98.
                </p><p>Pigmaglione Re di Cipro, e Scultore amò si ardentemente un Simulacro di Venere, che acciecato dalla passione, se ne serviva di giorno; e di notte di concubina. Junio fol. 188. vedi Filopinace.
                </p><p>Pireico umile Pittore, anzi chiamato il sordido, perchè ebbe genio a dipignere cose basse, come botteghe di sartori, barbieri, asini, vettovaglie &amp;c. Plinio lib. 35. cap. 10. Sandrart fol. 74.
                </p><p>Pirgotele Scultore in gemme fu di tanto valore, che Alessandro Magno a lui solo concesse lo scolpirlo in quelle, come ad Apelle in pittura, a Lisippo in marmo, ed a Policleto in bronzo. Plin. lib. 37. cap. 1.
                </p><p>Pirilampo Statuario nato in Messina. Paus. lib. 6. fol. 349.
                </p><p>Pirro d'Elide (dal Lomazzo detto Pirrone, e nipote di Dedalo) imparò la Filosofia, e la Pittura; fiorì mille anni avanti la venuta del Messia. Sandrart fol. 49. Laerzio lib. 9. Vn'altro Pirro Statuario registra Pausania lib. 6. fol. 379.
                </p><p>Piromaco Statuario fiorì nella 120. Olimpiade. Plinio lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Pisicrate Statuario, si videro di sua mano un Marte, ed un Mercurio nel Tempio della Concerdia di Roma. Plinio lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Pisone Calaurèo Statuario, e scolaro d'Amfione. Paus. lib. 6. 10. fol. 625.
                </p><p>Pitagora: di questo nome vi fu il Filosofo Samio. Vn Musico Pittore, e primo Inventore dei paesi, e delle misure appresso i Greci. Due Pittori, uno Samio, l'altro Pario, ed uno Scultore Regino scolaro di Clearco, questi fiorì nell'Olimpiade 87. tutti si ritrovano nel Junio a fol. 189.
                </p><p>Pitèa Pittore di Bura (Castello nell'Acaja) dipinse l'Elefante di Pergamo, e praticò colorire sopra muri. Pitèo Architetto negò l'ordine dorico a i sacri Tempj, e diede in luce un Volume dei Maufulei. Pitia Statuario fiorì nell'Olimpiade 115. Pitio Architetto disegnò il Tempio di Minerva in Priene. Vedi il Junio a fol. 190.
                </p><p>Piti, o Pitio Architetto, e Scultore, fu il quinto di quei celebri Maestri, che lavorarono nel superbissimo MAUSULEO d'ARTEMISIA: fece sopra il Sepolero una Piramide, con un Carro tirato da quattro Cavalli, e l'altezza era di piedi 150. questo Piti (riferito dal Borghini a fol. 43.) stimo, che fia Pitèo sopramentovato in Pitèa: vedi Briassi.
                </p><p>Pitocle vivea nell'Olimpiade 155. e lavorava Statue di marmo. Junio fol. 190.
                </p><p>Pitocrito Statuario di quelli, che fecero Lottatori, Soldati, Armati, Cacciatori, e Sacerdoti al sacrificio. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p><pb facs="00053" n="29"/>
Pitodoro: due Scarpellini vi furono di tal nome, uno con Cratero, l'altro con Artemone, i quali adornarono di belle manifatture i Palagi Palatini dei Cesari. Plinio lib. 36. cap. 5.
                </p><p>Platone Filosofo si dilettò della pittura. Borghini fol. 43.
                </p><p>Plisteneto Pittore Ateniese, e fratello di Fidia, fu Artefice di gran nome. Junio fol. 166.
                </p><p>Polemone Alessandrino Pittore è riferito dal Lomazzo, dal Junio, e da Plin. nel lib. 35. cap. 11.
                </p><p>Policarmo Scultore fece una Venere, che si lavava, ed un Dedalo. Plin. lib. 36. cap. 5.
                </p><p>Policle Pittore Atramiteno, è mormorato da Vitruvio nel lib. 3. Policle Statuario fiorì nell'Olimpiade 102. Un'altro scolaro di Stadièo, fiorì nell'Olimpiade 155. Vn'altro, che fece un'Ermafrodito, fiorì nell'Olimp. 145. Policle Scultore fratello di Dionisio, e figlio di Timarchide, lavorò nel Tempio di Giunone, sotto i portici d'Ottavia in Roma. Junio fol. 166.
                </p><p>Policleto di Sicione insigne Statuario, e scolaro d'Agelide, a competenza di Fidia lavorò un'Amazone nel Tempio di Diana Efesina, altre statue nell'Atrio di Tito Imperadore, ed in Roma un'Ercole, ed un'Anteo. Agli Argivi fece un Simulacro di Giunone d'avorio, e d'oro, un'Ercole, che uccideva l'Idra, un'Ecate di bronzo, un'Apollo, una Latona, ed una Diana d'alabastro. Nell'iscolpire il petto delle figure non ebbe pari. Ebbe gran scuola, e da quella n'uscirono celebri Maestri: fiorì nell'Olimp. 87. Junio fol. 167. Fiorirono ancora Policleto Tasio lavoratore di Plastica, e Policleto Statuario Argivo: vedi Aristandro.
                </p><p>Polico Egineta Statuario. Junio fol. 168.
                </p><p>Policrate Statuario di quelli, che fecero Lottatori, Soldati, Sacerdoti &amp;c. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Polide, o Polio, dal Lomazzo è descritto per Pittore, Scultore, ed Architetto. Da Vitruv. nel proem. lib. 7. è dichiarato per Machinista, ed Ingegnero di Tessalia. Facilitò la maniera di fare gli Arieti militari; insegnò a Diade, ed a Cerèa, che combatterono per Alessandro Magno; scrisse un Libro delle Machine.
                </p><p>Polidete, ed Ermolao Statuarj riempirono di bellissime manifatture i palagi Palatini de i Cesari. Junio fol. 172.
                </p><p>Polidoro: vedi Ageßandro.
                </p><p>Polietto Statuario fece la statua di Demostene Oratore. Plutarcus in Demostenem.
                </p><p>Polis Statuario fu di quelli, che fecero Lottatori, Soldati, e Cacciatori &amp;c. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Polistrate Ambraciota Statuario. Junio fol. 175.
                </p><p>Posidonio Efesino Statuario, e Cuniatore, fiorì ai tempi di Pompeo Magno. Junio fol. 175.
                </p><p>Posis Plastico, al tempo di Marco Varrone componeva frutti, uve, pesci,<pb facs="00054" n="30"/>ed animali di terra, e così ben dipinti, che non si distinguevano dal vero. Junio fol. 175.
                </p><p>Poteo: vedi Megale.
                </p><p>Prasitele Greco famosissimo Scultore in marmo, e in bronzo, formò il ratto di Proserpina, l'Ubbriachezza con un Bacco, ed un Satiro; Armodio, ed Aristogitone, che uccisero il Tiranno: queste statue essendo state levate da Serse Re di Persia, furono ricuperate da Alessandro Magno, e rimandate agli Ateniesi. Scolpì due Veneri, una comprata da quelli di Coo, l'altra da quelli di Gnido, e benchè per questa il Re Nicomede ne offerisse il pagamento di tutti i debiti di quella Città, tuttavolta gli fu negata: tale n'era la bellezza, che un giovine, ardentemente innamorato d'essa, si nascose di notte nel Tempio per isfogare le sue voglie, a similitudine del Cupido di Propontide, anch'esso dalla sua mano scolpito, il quale rimase lascivamente sporcato da un Rodiano. In Roma si videro un Tritolemo, una Cerere, la Buonaventura, un Sileno, un'Apollo, un Nettuno, ed anche oggi s'ammira nel Monte Palatino il BVCEFALO domato da Alessandro, fatto a competenza di Fidia, e sottoscrittovi Opus Praxitellis. Scrisse cinque Libri dell'opere famose, che furono ai suo tempi nel Mondo, in Pittura, in Scultura, ed in Architettura (testimonio Varrone). Visse nell'Olimp. 104. Sandrart. fol. 63. Vi fu un'altro Prasitele Statuario, che fiorì al tempo di Pompeo Magno, cioe 75. anni avanti Gesu Cristo, ed è riferito dal Borghini fol. 262.
                </p><p>Praxia Ateniese Statuario, e scolaro di Calamide. Paus. lib. 10. fol. 643.
                </p><p>Protogene diligentissimo Pittore di Cauno (Città nella Caria soggetta a Rodi.) Il Gilasio da lui dipinto in Rodi fu cotanto celebrato, che Demetrio nell'espugnare quella Città, non volle servirsi del fuoco per non incenerirlo. Apelle bramò un suo quadro per cinquanta talenti. Dipinse Cidippe, Tlepolemone, Flisco Scrittote di Tragedie, il Re Antigono, Festide madre di Aristotile, un'Alessandro Magno, ed un Dio Pane. Gettò figure di bronzo, e ne formò di terra. Scrisse due Libri della Pittura. Fiorì nell'Olimpiade 112. La concorrenza della linea con Apelle, vedila in Apelle. Dati fol. 84. Sandrart fol. 72.
                </p><p>Ptolico: di tal nome furono due Statuarj citati da Pausania.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
QUinto Pedio nipote di Q. Pedio Console Romano, fu muto, ma loquace con i pennelli alla mano: averebbe inalzato grandemente il suo nome, se al tempo di Augusto, in florida età non fusse defunto. Sandrart fol. 86.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00055" n="31"/>
REco dall'Isola di Samo. Sono di parere alcuni, che da costui nascesse l'arte di lavorare di terra, molto tempo avanti Dibutade, e che Demerato, fuggendo da Corinto sua Patria, conducesse in Italia Eucirapo, ed Eutigrammo Maestri di Plastica per propagarla. Borghini fol. 255.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
SALpione bravo Scarpellino per intagliare vasi di marmo. Junio fol. 194.
                </p><p>San Lazzaro Monaco Greco nato nella Città di Chazana, fu insigne Pittore. Teofilo Iconoclaste Imperadore di Costantinopoli, l'anno 830. di nostra salute, pubblicò rigorosissimo editto, che non solo fussero abbolite le Sacre Immagini, ma puniti con pena capitale quei Pittori, che ne avessero dipinte. Sordo agli ordini Imperiali, seguiva il Santo Pittore a dipignerne, onde fu crudelmente tormentato. Per opera Divina rimesso in salute, nuovamente diede di piglio ai pennelli, ma carcerato, con lamine di ferro infocate gli furono abbronzate le mani; non mancò Iddio con nuovo miracolo risanarlo, e Teodora moglie del Tiranno a impetrargli la libertà. L'anno poi 842. morto Teofilo disperatamente per la sconfitta dell'esercito suo, si adoperò il Santo nel restaurare le Sacre Immagini. Nel 856. dall'Imperadrice, e da Michele il figlio Regnante, con ricchissimi, e preziosi doni fu inviato a Roma per inchinare Benedetto III. Sommo Pontefice, e ritornò colmo d'onori. Dovendo poi per altra ambasciata Imperiale ritornare a Roma, morì nel viaggio, ed il suo Corpo fu riportato a Costantinopoli, e sepolto nella Chiesa di S. Evandro. La Vita di detto Santo fu data alle stampe in Roma l'anno 1681. da Lazzaro Baldi Pittore.
                </p><p>San Luca Antiocheno, Evangelista, seguace di Paolo, Scrittore degli Atti degli Appostoli, Medico, Scultore, e Pittore; ritrasse la Santissima Vergine in età d'anni 48. e questa Sacra Immagine da Gierusalemme fu portata a Costantinopoli. L'anno poi 1160. per Divina rivelazione, da Fra Eutimio Carmelitano fu trasferita sopra il Monte della Guardia, tre miglia lontano da Bologna, dove la pietà delli Divoti, nel 1673. diede principio ad un magnifico Portico, che ora terminato, con somma maraviglia di tutto il Mondo, a detto Monte conduce. Cinque simili Immagini si ritrovano in Roma da lui dipinte. Vna si venera nella Chiesa de' RR. PP. Carmelitani in Brescia, ed altre in diversi luoghi. Disegnò al naturale Gesu Cristo in età d'anni 12. e fu compiuto il ritratto da mano Angelica, conservato nel Santuario di S. Gio: Laterano in Roma: inta<pb facs="00056" n="32"/>gliò in legno la Statua di Maria Vergine, che si venera nella Santa Casa di Loreto. Visse 84. anni, e fu sepolto in Costantinopoli, d'indi trasferito in Acaja (Città della Grecia) Masini nella Scuola del Cristiano, edizione di Milano del 1699. a fol. 40. e 230.
                </p><p>Sarnaco Architetto scrisse i Precetti della Simetria. Vitruv. in proaem. lib. 7.
                </p><p>Satiro Architetto scrisse un Volume dei Mausulei: vedi Pitèo.
                </p><p>Sauria Pittore Samio fu inventore degli Orologi solari. Junio fol. 195.
                </p><p>Sauron, e Batracco furono Scultori Spartani. Molti Autori sono di parere, che per essere Vomini ricchissimi fabbricassero a loro spese il Tempio di Minerva nei portici d'Ottavia, con la speranza di potervi scrivere tal memoria, il che negato loro, usarono un'artificio, e fu l'incidere nelle basi delle colonne una Rana, ed una Lucerta, geroglifici dei loro nomi. Plinio lib. 36. cap. 5.
                </p><p>Sceo, o Scevo Architetto fabbricò una Porta della Città di Troja, chiamata Porta Scea, dal nome dell'Artefice. Junio fol. 295.
                </p><p>Scilo, Scilio, Sillo, o Sciro (come scrive il Baldinucci) vedi Dipeno.
                </p><p>Scopa nell'Olimpiade 89. fu in Samotracia Scultore di chiarissimo nome, per il cupido, e Fetonte da quei Popoli adorati. Lavorò l'Apollo, detto il Palatino; una Dea Veste nel Giardino di Servilio; un Nettuno, Tetide, con Achille attorniati da Ninfe, da Tritoni, e da Delfini; una Venere, che quasi superò la bella di Gnido, di Prasitele. finalmente avanzato nell'età operò nel nobilissimo MAUSULEO d' ARTEMISIA. Borghini fol. 260. e 262.: vedi Briassi.
                </p><p>Serambo Egineta Statuario. Paus. lib. 35. cap. 10.
                </p><p>Serapione dipinse per eccellenza le Scene dei Teatri Romani, ma non s'avanzò mai a fare figure; ne parlano Plinio, Varrone, il Junio, ed il Sandrart a fol. 74.
                </p><p>Siadra Statuario Spartano. Junio fol. 203.
                </p><p>Silanione Architetto scrisse i Precetti delle proporzioni. Vitru. in proaem. lib. 7. Un'altro Silanione Statuario fiorì nell'Olimpiade 114. fu sopranominato il Pazzo, perchè infranse varie Statue di sua mano, per l'insaziabilità, che nudriva di mai perfezionarle abbastanza. Junio fol. 199.
                </p><p>Sileno Architetto compose un Volume delle proporzioni doriche. Vitru. in proaem. lib. 7.
                </p><p>Sillace Regino Pittore è nominato da Atenèo lib. 5. a cap. 13.
                </p><p>Simèo Statuario fece Lottatori, Soldati, Cacciatori, e Sacerdoti. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Simile, o Similide Scultore Egineta figlio d'Euclide Scultore; lavorò nel Tempio di Samo. fiorì ai tempi di Dedalo. Junio fol. 200.
                </p><p>Simo Pittore dipinse un giovine, che riposava nella bottega d'un'imbiancatore da panni, ed una Nemesi. Sandrart fol. 77.
                </p><p>Simone Scultore figlio d'Epelamo. Junio fol. 199. Simone Statuario Egineta. Plin. lib. 5. cap. 341.
                </p><p><pb facs="00057" n="33"/>
Simonide Pittore dipinse un'Agatarco: se poi questo Simonide sia quello, che nell'Olimpiade 61. correndo uno stadio, fu vincitore, o quello, che fu Capitano dei Siracusani, o il Poeta, che fu anco Pittore, non lo sà il Sandrart a fol. 77.
                </p><p>Sinforiano Santo Martire: vedi Castorio.
                </p><p>Sinoon Statuario Scolaro d'Aristocle. Junio fol. 200.
                </p><p>Siropersa Pittore d'Anastasio Imperadore. Junio fol. 203.
                </p><p>Sisifo lavoratore di vasi di bronzo. Junio fol. 200.
                </p><p>Socrate Pittore ritrasse Esculapio con le figlie Igina, Egle, e Panace; dipinse il Pigro, che torceva una fune da nave, ed un'asino la rodeva. Sandrart fol. 75. Socrate Tebano Scultore. Altro Socrate Scultore figlio di Sofronisco descrive il Junio a fol. 220. Il Lomazzo registra Socrate Filosofo Ateniese, col dire, che fu Scarpellino. vedi Sofronisco.
                </p><p>Sodias, con Naupazio, e con Menecmo fecero una Diana Cacciatrice d'avorio, e d'oro: fiorì nell'Olimpiade 87. Paus. lib. 7. fol. 433.
                </p><p>Sofilo Ateniese Padre di Sofocle Oratore tragedo, fu bravo Architetto, e lavoratore di bronzo. Junio fol. 200.
                </p><p>Sofronisco Padre di Socrate Filosofo lavorò in marmo. Val. Mas. lib. 3. cap. 4.
                </p><p>Somis Statuario, e Plastico è riferito da Paus. nel lib. 6. a fol. 371.
                </p><p>Sopilo Pittore fece opere di gran lode, ma fu superato da Marcia di Marco Varrone. Borghini fol. 286.
                </p><p>Sostrate Architetto di Gnido inalzò la TORRE NELL'ISOLA DEL FARO d'Alessandria, sotto Ptolomeo Re dell'Egitto, che fioriva nell'Olimpiade 112. fu la spesa di 800. talenti. Isac. Vossius lib. 2. cap. 7. Junie fol. 201. Sostrate Statuario Nipote, e Scolaro di Pitagora Regino, con Ecatodoro fece una bellissima Minerva Alifera di bronzo. Polibio lib. 4. fol. 340. D.
                </p><p>Spintaro Corinto fu l'Architetto del TEMPIO D'APOLLO IN DELFO, e questo si vede ancora ai nostri giorni. Paus. lib. 10. fol. 619.
                </p><p>Spurio Carvilio Statuario inalzò un Giove in Campidoglio. Plin. lib. 34. c. 7.
                </p><p>Stadio, o Stadièo Statuario Ateniese Scolaro di Nicostene, e Maestro di Policle, che fiorì nell'Olimpiade 155. Paus. lib. 6. fol. 351.
                </p><p>Stasicrate Fonditore di bronzo servì Alessandro Magno; tal'Artefice, (da Valerio Massimo) si crede fusse Dinocrate, come si è detto.
                </p><p>Stenis, o Stenide d'Olinto fratello di Lisistrato Statuario, lavorò le Statue di Cerere, di Minerva, e di Giove per il Tempio della Concordia in Roma. Junio fol. 202.
                </p><p>Stipace di Cipro Statuario è riferito da Plin. nel lib. 34. a cap. 8.
                </p><p>Stomio Statuario è descritto da Paus. nel lib. 6. a fol. 371.
                </p><p>Stratone Scultore fece agli Argivi il SIMULACRO D'ESCULAPIO in alabastro: questo è il più famoso, che ai giorni nostri si veda. Pausania lib. 2. fol. 127.
                </p><p>Stratonico Intagliatore fece un Satiro addormentato sopra un vaso, che fu<pb facs="00058" n="34"/>cosa degna da vedersi. Plin. lib. 33. cap. 12.
                </p><p>Strangoglione Statuario lavorò Amazoni, una Diana, e tre Muse. Junio fol. 203.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
TAlete Sicionèo Pittore magnanimo. Laertius in vita Taletis lib. 1. nomina altri quattro Artefici di simil nome.
                </p><p>Tare Padre del Patriarca Abramo fu lavoratore di terra creta. Epiph. lib. 1 adver. haereses cap. 1.
                </p><p>Tarchesio, Pitèo, ed Ermogene Architetti negarono l'ordine Dorico ai Sacri Tempj. Vitru. lib. 4. cap. 3.
                </p><p>Taurisco Pittore. Taurisco Intagliatore in argento. Junio fol. 205. vedi Apollonio.
                </p><p>Telecle fratello di Teodoro Statuarj, e figli di Reco Samio loro Maestro composero insieme il Simulacro d'Apollo ai Samii; la metà della Statua la fece Telecle in Samo; l'altra metà la lavorò Teodoro in Efeso, e congiente le parti insieme, riuscirono così ben'accordate, che sembrarono da una sola mano formate. Diodorus Siculus in fine lib. 1.
                </p><p>Telefane Pittore dei più antichi di Sicione. Telefane Statuario Fecèo, dimorava in Tessalia. Junio a fol. 207. Questo Telefane (il Lomazzo) lo chiama Telefante Scrittore dell'Arte.
                </p><p>Telesio Statuario Ateniese formò un Nettuno, ed Anfitriade sua moglie, d'altezza nove cubiti, questi s'adorarono in Teno. Junio fol. 207.
                </p><p>Telesta, o Teleta Statuario, con Aristone fuo fretello, detto Lacedemone (se bene oriondo di Lacone) eressero un COLOSSO DI GIOVE, alto 18. piedi. Paus. lib. 5.
                </p><p>Telocare Statuario nella sommità del MAUSULEO D'ALICARNASSO, fece nel Tempio di Marte un Colosso, con nobilissima maestria lavorato. Vitru. lib. 11. cap. 8.
                </p><p>Teocide Architetto scrisse i Precetti delle proporzioni. Vitru. in pro&#x0119;m. lib. 7.
                </p><p>Teocle Statuario Lacedemone Scolaro di Sillo, e di Dipeno, lavorò sette stelle vespertine di legno di cedro. Paus. lib. 6. fol. 379.
                </p><p>Teocosmo Megarense Scultore: nel bosco di Megara, detto Olimpo, v'è un belissimo Tempio dedicato a Giove, nel quale intagliò il Simulacro d'avorio, e d'oro, ajutato da Fida. Pausania lib. 1. fol. 75.
                </p><p>Teodoro. Di tal nome vi furono quattro Pittori, il primo dipinse la guerra Illiaca in più tavole, che si videro nei portici di Filippo in Roma, una Cassandra nel Tempio della Concordia, ed un Re Demetrio. Il secondo fu di Samo, e scolaro di Nicostene. Il terzo Ateniese. Il quarto Efesino. Tre Statuarj, uno di Mileto, l'altro Tebano, l'ultimo di Samo, fratello di Telecle sopranominato. Due Architetti, uno Fecèo, che scrisse un Volume dell'altezza, dei Tempio di Delfo, l'altro Lemio. Sono tutti questi Artefici distintamente discritti dal Junio fol. 209. dal Sandrart fol. 77., e nel Borghini fol. 255. sono confusi.
                </p><p><pb facs="00059" n="35"/>
Teomneste Sardiano fu Statuario, che ebbe genio a formare Lottatori, soldati, Cacciatori, e Sacerdoti al sacrificio. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Teone Pittore Samio dipinse Citaredo, e spettacoli tragici, come sarebbe a dire, Oreste aggitato dalle furie, per l'uccisione della Madre nel Tempio d'Apollo. Junio fol. 211. Sandrart fol. 78.
                </p><p>Teopropo Statuario Egineta gettò un Toro di bronzo nei sacri recinti d'Apollo. Paus. lib. 10. fol. 624.
                </p><p>Terone di Boezia fu Statuario, ed è nominato da Paus. lib. 6. fol. 370.
                </p><p>Tesifone, dal Junio, detto Ctesifonte Gnosio, è riferito dal Lomazzo per sommo Architetto del Tempio di Diana Efesina, e per Architetto Militare. Si nomina ancora, dal detto Lomazzo, un Tesifonte Statuario, che scrisse dell'arte: vedi Chersifrone.
                </p><p>Tesiloco scolaro d'Apelle. Dati fol. 98.
                </p><p>Tesioco di Coo Pittore, e fratello d'Apelle, amendue figli di Pitio. Dati fol. 81.
                </p><p>Tetèo, ed Angelione Scultori fecero un simulacro d'Apollo in Delio, furono scolari di Dipeno, e di Sillo; fiorirono nell'Olimpiade 87. Junio. fol. 45. in Calon. fol. 14.
                </p><p>Tilaco, ed Oneto fratelli Statuarj composero insieme un Giove. Junio fol. 237.
                </p><p>Timagora Calcidense Pittore scrisse della Pittura in versi. Lomazzo.
                </p><p>Timante di Cipro concorrente di Zeusi dipinse Ifigenia avanti l'Altare del Sacrificio attorniata da molti addolorati per l'imminente sua morte; laonde avendo stancata l'arte, e speso tutto il dolore nell'esprimere i parenti, restandogli da dipingere il Padre, nè sapendo in esso spiegare maggior dolore degli altri lo dipinse in atto di coprirsi il capo con un lembo del manto. Espresse in una tavoletta un Ciclopo, che dormiva, e volendo far conoscere la di lui grandezza, gli fece attorno alcuni Satiri, che con il tirso misuravano il dito grosso della mano: fu opera di costui un'Eroe, o Semideo, che per lungo tempo si vide nel Tempio della Pace in Roma: Visse circa l'Olimpiade 93. Sandrart fol. 60. Borghini fol. 272.
                </p><p>Timarchide Statuario Attico, con Timocle fece un'Esculapio, ed un'Apollo con la cetra, Lottatori, Cacciatori, Guerrieri, Sacerdoti &amp;c. fu padre di Policle, e di Dionisio; fiorì nell'Olimpiade 155. Iunio fol. 215.
                </p><p>Timarco Statuario fiorì nell'Olimpiade 120. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Timarete figlia, e discepola di Micone juniore dipinse in Efeso una Diana. Plinio lib. 35. cap. 9. &amp; 11.
                </p><p>Timeneto Pittore è nominato da Paus. lib. 1. fol. 39.
                </p><p>Timilo Statuario fece un Cupido. Paus. lib. 1. fol. 39.
                </p><p>Timocle: vedi Timarchide.
                </p><p>Timomaco di Bisanzio fiorì nei tempi di Cesare Dittatore, si quale dipinse un'Ajace, ed una Medea, riposti nel Tempio di Venere, e venduti 80. talenti. Plin. lib. 35. cap. 11. Sandrart fol. 78.
                </p><p><pb facs="00060" n="36"/>
Timone Statuario lavoratore di Lottatori, d'Armati, e di Sacerdoti, &amp;c. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Timoteo Scultore lavorò nel MAUSULEO D' ARTEMISIA: vedi Eriassi. Timoteo Statuario. Paus. lib. 11. fol. 146.
                </p><p>Tindarèo Statuario grazioso è riportato dal Lomazzo.
                </p><p>Tisagora fu memorabile per il conflitto d'Ercole con l'Idra, il tutto fabbricato di ferro, come pure per due teste di Leone, e di Cignale, di simile materia, i quali si conservano in Pergamo. Paus. lib. 10. fol. 642.
                </p><p>Tisandro Statuario è nominato da Paus. nel libro suddetto.
                </p><p>Tisia fu di quegli Statuarj soliti scolpire Lottatori, Cacciatori, &amp;c. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Tisicrate di Sicione discepolo d'Euticrate aderì con più studio alla maniera di Lisippo, dimodochè molte opere sue sono simili a quella: insegnò l'arte ad Arcesila suo figlio. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Tlepolemo Pittore fratello di Jerone fu lavoratore di ritratti in cera. Profugo dalla patria per certo sacrilegio, fu di grande ajuto a C. Verro nel saccheggio di Sicilia. Junio fol. 218.
                </p><p>Trasimede Pario Statuario lavorò nel Giove Olimpico d'Atene; fece un Simulacro d'Escolapio d'avorio legato in oro, che con un bastone sostentava la mano sinistra, e posava la destra sopra il capo d'un Dragone, a cui vicino giacea un cane. Paus. lib. 2. fol. 134.
                </p><p>Trasmando Pitttore Italiano. Junio. fol. 218.
                </p><p>Trasone Statuario fece Lottatori, Cacciatori, Sacerdoti &amp;c. Pli. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Trifone: vedi Agamede.
                </p><p>Tubalcaim primo fabbro, che adoperasse il martello, che facesse opere di ferro, e bronzo, come suo fratello Tubal. Genesis cap. 6. 22.
                </p><p>Turpilio di Venezia, e Cavaliere Romano dipinse con la mano sinistra bellissime tavolette, molte delle quali si ritrovano ai nostri giorni in Venezia, ed in Verona. Plin. lib. 35. cap. 4. Sandrart fol. 83.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
VAlentiniano Imperadore Uomo di somma prudenza, di gran forza nel persuadere, e disuadere, diligentissimo ricercatore dell'ordine militare, franco Scrittore, grazioso Pittore, Plastico, ed Inventore di nuove forme d' armi: fioriva nel 370., e di questi ne parla Ammiano Marcellino nel lib. 30.
                </p><p>Valerio Ostiense Architetto eresse con suo disegno il TEATRO DI ROMA: vedi Pli. lib. 36. c. 15. che è degno d'osservazione.
                </p><p>Vitruvio, cioè Marco Vitruvio Pollio Architetto celebratissimo, fu caro a Cesare Dittatore, ad Augusto Imperadore, e ad Ottivia sua sorella: compose quei dieci sapientissimi Libri d'Architettura, che girano frequentemente per le mani dei possessori. Junio fol. 221.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00061" n="37"/>
XEnocrate Statuario, scolaro di Tisicrate, o come vogliono altri d'Euticrate, vinse l'uno, e l'altro con la copia dell' opere sue: compose molti Volumi dell' arte. Plin. lib. 34. cap. 8. Vi fu un'altro Pittore di tal nome, il quale scrisse della Pittura, ed è citato nel lib. 35. à cap. 10.
                </p><p>Xenocrito Statuario Tebano, nel Tempio d'Ercole in Tebe ridusse a perfezione alcune statue di candido marmo. Paus. lib. 9. fol. 558.
                </p><p>Xenofilo Statuario fece agli Argivi un Simulacro d'Ercole d'alabastro, il quale ancora ai giorni nostri si vede. Paus. lib. 11. fol. 127.
                </p><p>Xenofonte Scultore Ateniese fece un Giove sedente, ed una Diana. Paus. lib. 8. fol. 506. Un'altro Xenofonte Pario Statuario nomina Laerzio nel lib. 2.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
ZEnodoro Statuario, ed Intagliatore memorabile per il COLOSSO DI MERCURIO, fabbricato nella Gallia, nel termine di dieci anni; fu la valuta di quelli 400. H. --S, (cioè Sestercj) Per Nerone inalzò in Roma il COLOSSO DEL SOLE alto 90. piedi. Plin. lib. 34. cap. 8.
                </p><p>Zenone di Sicione Pittore, e discepolo di Neocle. Plin. lib. 35. cap. 11. Zenone Afrodisio Scultore è descritto dal Gutero.
                </p><p>Zeusi d'Eraclèa: 397. anni avanti il nascimento di Gesu Cristo, comparve al Mondo per rendere glorioso coi pennelli il suo nome: parendogli non v'essere danaro, che fusse bastante a pagare l'opere, che con tanta dolcezza, con studio, e con dilicatezza conduceva, più tosto le donava, come fece l'Almena al Pubblico di Gergento, ed un Dio Pane al Re Archelao, che seco lo condusse in Macedonia a dipignervi il Reale Palagio. Per i Crotoniati abbellì il Templo di Giunone con molti suoi quadri, ed in ispezie con Elena ricavata dalle cinque fanciulle più belle di quel paese. Per gli Ateniesi dipinse nel Tempio di Venere un Cupido coronato di rose. Per i Romani nel Tempio della Concordia un Marsia, e molte altre opere compì in luoghi diversi. Nel dipignere frutti fu celebre, mentrechè con Uve dipinte ingannò gli uccelli: fu deluso da Parrasio in un Velo dipinto, creduto per vero, fu arguto nel parlare; vestiva alla grande, e portava il suo nome intessuto d'oro nel manto. Morì smoderatamente ridendo, nel contemplare una bruttissima vecchia, che ritratto aveva. Vi furono molti altri col nome di Zeusi, cioè uno Scultore, discepolo di Silanione; un Filosofo; un Medico; un Prefetto di Lidia Ambasciadore d'Antioco ai Romani; e Zeusi Blaudenio, cioè della Città di Blaudo in Frigia. Junio, Plinio, Sandrart, Dati fol. 1. vedi Jades.
                </p><p>Zeusippo d'Eraclèa insigue Pittore. Zeusippo Statuario. Junio fol. 229.
                </p></div>
                
                <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                    <head rend="text-align:center"><pb facs="00062" n="38"/>
TAVOLA<lb/>
Degli antichissimi Autori, i quali scrissero della Pittura, della Scultura, Architettura, l'opere, o le Vite di simili Professori.</head>
                    <p>
ADEO Miteleno, compose le vite dei Statuarj.
                    </p><p>AGESISTRATO scrisse il modo di far machine civili e militari.
                    </p><p>Alceta descrisse le Statue Sacre di Delfo.
                    </p><p>ALEXIS Poeta compose un dramma intitolato: La Pittura,
                    </p><p>ANASIMENO fece uno Trattato delle antiche pitture.
                    </p><p>ANTIGONO Statuario. Antigono Pittore scrissero amendue dell'arte loro.
                    </p><p>APELLE scrisse un copioso Trattato di Pittura, che fu commentato da Demetrio Filosofo.
                    </p><p>ARCHITA Tatentino Filosofo, Machinista, ed Ingegnero, scrisse delle Machine.
                    </p><p>ARGELIO Architetto diede in luce un Volume delle proporzioni Corintie, e del Tempio d'Esculapio d'ordine Jonico.
                    </p><p>ARTEMONE lasciò scritte le vite dei Pittori.
                    </p><p>COLIXENO scrisse i fatti dei Pittori, e degli Statuarj.
                    </p><p>CHRISTODORO fece la descrizione dell e Statue di Zeusippo.
                    </p><p>DEMOCRITO Filosofo parlò della Pittura. Democrito Efesino del Tempio di Diana.
                    </p><p>DEFILO Mecanico compose un Trattato delle Machine.
                    </p><p>DURIS Scrittore delle Pitture antiche.
                    </p><p>EGESANDRO Delfo nel suo Comentario scrisse delle Statue, e delle Immagini.
                    </p><p>ERMOGENE Architetto fece un Volume del Tempio Jonico di Diana.
                    </p><p>ERONE juniore lasciò molti libri spettanti alla Mechanica.
                    </p><p>FILONE famoso Architetto scrisse quattro Volumi di materie diverse, cioè delle proporzioni dei Sacri Tempj; dell'Armamentario Navale, che fece nel Porto Pirco; delle Torri dei Muri, delle Machine, e dei luoghi muniti con le regole militari.
                    </p><p>FUSSIZIO, detto ancora Suffitio, fu il primo, che scrivesse d'Architettura alli Romani.
                    </p><p>ICTIMO Architetto, e Carpione composero un Libro dei Tempio Dori<pb facs="00063" n="39"/>co di Minerva, che è nella Fortezza d'Atene.
                    </p><p>JAMBLICO scrisse un Libro delle Immagini, e fu confutato da Filopono.
                    </p><p>IPSICRATE Scrittore dell'antiche Pitture.
                    </p><p>JUBA Re della Mauritania chiarissimo per le scienze diverse, che possedeva, scrisse le vite dei Pittori.
                    </p><p>LEONIDE diede in luce varj Precetti delle proporzioni.
                    </p><p>MALCO Sofista di Costantinopoli scrisse l'incendio della Libraria, e delle statue d'Augusto.
                    </p><p>MELAMPO Architetto trattò dei Precetti della Simetria.
                    </p><p>MELANZIO Pittore scrisse della Pittura.
                    </p><p>MENODOTTO trattò delle statue, delle Pitture, e delle Architetture, che si videro nel Tempio di Giunone in Samo, e scrisse della Pittura.
                    </p><p>NEXARIS Architetto compose i Precetti delle proporzioni.
                    </p><p>NINFODORO Ingegnero, e Mecanico, compose Libri spettanti alle machine.
                    </p><p>PANFILO descrisse l'opere, e le vite dei Pittori illustri.
                    </p><p>PASITELE scrisse cinque Volumi dell'opere più belle, che fussero nel Mondo a'suoi tempi.
                    </p><p>PAUSANIA Filosofo Greco parlò dei Pittori, degli Scultori, e degli Architetti.
                    </p><p>PLINIO impiegò varj dei suoi Libri, e capitoli nel dare contezza dell' opere, delle vite, e dei tempi, nei quali fiorirono gli antichissimi Pittori, e Scultori.
                    </p><p>PHYROS Mecanico scrisse delle machine.
                    </p><p>POLEMONE fece la descrizione delle Pitture di Sicione; compose le vite dei Pittori, e le dedicò ad Augusto; diede in luce un discorso delle pitture, che stavano nel vestibolo della Rocca d'Atene; in quattro Libri descrisse i doni fatti dagli Dei a detta Rocca.
                    </p><p>POLIDE, e Polio Ingegnero, e Machinista scrisse dell'arte sua.
                    </p><p>PORFIRIO trattò delle Immagini, ed insegnò il culto, che si doveva a quelle.
                    </p><p>PUBLIO Settimio compose due Volumi spettanti all'Architettura.
                    </p><p>SARNACO Architesto scrisse i Precetti delle proporzioni.
                    </p><p>SATITO, e Pitèo Architetti scrissero insieme un Volume dei Mausulei.
                    </p><p>SILANIONE Architetto scrisse i Precetti delle proporzioni.
                    </p><p>SILENO Architetto scrisse i Precetti della simetria.
                    </p><p>TEOCIDE Architetto compose i Precetti delle proporzioni.
                    </p><p>TEODORO Architetto Fecèo scrisse un Volume dell'altezza del Tempio di Delfo.
                    </p></div>
                
                <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                    <head rend="text-align:center"><pb facs="00064" n="40"/>
ALTRI<lb/>
AUTORI<lb/>
PIU' MODERNI,<lb/>
Che diedero alle Stampe le Vite, l'Opere, i Maestri, le Patrie, ed i tempi, nei quali fiorirono gli Antichissimi Pittori, e dei quali si è servito l'Autore.</head>
                    <p>                    
                        <list>
                        <item><cb n="1"/>ADRIANO</item>
                        <item>APOLLODORO.</item>
                        <item>AMMIANO MARCELLINO.</item>
                        <item>ATENEO.</item>
                        <item>BALDI.</item>
                        <item>BORBONE.</item>
                        <item>BORGHINI.</item>
                        <item>DATI.</item>
                        <item>DIODORO.</item>
                        <item>DOLCI.</item>
                        <item>ELIANO</item>
                        <item>FONSECA.</item>
                        <item>FULVIO ORSINI.</item>
                        <item>JOANNES BROMTON.</item>
                        <item>JUNIO.</item>
                        <item>LAERZIO.</item>
                        <item>LOMAZZO.</item>
                        <item>LUCIANO.</item>
                        <item><cb n="2"/>
MASINI.</item>
                        <item>MACROBIO.</item>
                        <item>MONGIOJOSI.</item>
                        <item>OROSIO.</item>
                        <item>Padre TIMOTEO da Termini.</item>
                        <item>PLUTARCO.</item>
                        <item>POLIBIO.</item>
                        <item>POLLUCE.</item>
                        <item>RIDOLFI.</item>
                        <item>SANDRART.</item>
                        <item>STRABONIO.</item>
                        <item>SVIDAS.</item>
                        <item>TASSONE.</item>
                        <item>VALERIO MASSIMO.</item>
                        <item>VARRONE.</item>
                        <item>VASARI.</item>
                        <item>VITRUVIO.</item>
                        <item>VOSIO ISAC.</item>
                    </list>
                </p>
                    <p>Vedi la Tavola Seconda della Parte Terza.
                    </p></div></div>
            
            <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00065" n="41"/>
ABECEDARIO PITTORICO,<lb/>
In cui sono descritti gli Antichi-Moderni, ed i Viventi Professori di Pittura, e di Scultura, e d'Architettura, con le Patrie, le Scuole, e Tempi, nei quali fiorirono.<lb/>
PARTE E SECONDA.</head>
                <p>
NOn ho mai preteso, o Benigno Lettore, di fare il sindicato alle discrepanze degli Autori, ma bensì d'acquietarmi alle loro autorità, e tenerle per infallibili, col supposto che ognuno abbia usata esattissima diligenza, nel darne alle stampe i fondamenti. Quindi è, che avendo ritrovate varie discordie circa i Maestri, le Patrie, ed i tempi, nei quali fiorirono i seguenti Professori, ho voluto citarli, acciochè t'appigli a quelli, che più t'aggradano. Se averai buon'occhio nel rimirare le opere dipinte, potrai conoscere dalla maniera i loro Maestri, o qual Scuola professorono; dal luogo, in cui nacquero, morirono, o dipinsero, la loro Patria, o tempo, nel quale fiorirono. Quale Scuola poi frequentassero, od in qual tempo operassero molti Professori, dei quali non ne parlano gli Autori, e stata mia fatica il ricavarlo dalle opere, dalle congetture dei tempi, e dai luoghi, nei quali lavorarono. Per questo debbo molto alli Buoni Amici, che mi hanno prestata gran mano in diversi paesi a ricercarli, e che nei congressi pittorici hanno sciolte le più importanti difficultà, per darne franca contezza: leggi dunque con sicurezza, e vivi felice.
                </p>
            
            <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00066" n="42"/>
ABate Don Gaetano Zumbo Siciliano: questo Virtuoso comparve in Bologna l'anno 1695. e fece stupire i più virtuosi Dilettanti colle sue figurine di cera colorite, che formava, ma spezialmente nei cimiterj, nei cadaveri, e negli scheletri era rarissimo: di tale perfezione tanto se ne compiaccque il Serenissimo Principe di Toscana, che per molti anni lo trattenne al suo servigio stipendiato alla grande: morì in Francia l'anno 1702.
</p><p>Abate Francesco Primaticcio Bolognese (secondo il Filibien, ed il Malvasia p. 2. fol. 151.) fu discepolo d'Innocenzo da Imola nel disegno, e del Bagnacavallo nel dipinto. allo scrivere del Vasari p. 3. lib. 2. fol. 211. fu scolaro di Giulio Romano. Per la rarità del suo disegnare, e colorire, chiamato in Francia l'anno 1531. da Francesco I. adornò di stucchi, e di pitture la reale Galleria, ed in premio di sì belle opere lo dichiarò Cameriere d'onore, ed Abate di S. Martino. Defunto il Re, servì Enrico III. e successivamente Francesco II. che nel 1558. lo creò Commissario Generale sopra tutte le fabbriche del Regno: consumato dalle fatiche, e dal tempo morì in Francia, circa il 1570. Baldinucci p. 2. sec. 4. fol. 274. Sandrart fol. 160. Le marche, che usò nelle stampe dell'opere sue, le vedrai nella 3. parte alla Tavola V.
</p><p>Abramo Bloemart nacque nei contorni d'Olanda l'anno 1567. e fu allevato nella scuola di Francesco Floris dove imparò il disegno, ma il dipignere l'apprese, secondo i varj pellegrinaggi, da diversi Maestri: più dalla natura, che dall'arte fatto Pittore, crebbe il suo nome per la Germania, e nelle favole, nelle storie, nei paesi, negli animali, e nei ritratti fece vedere quanto eruditi fussero i suoi pennelli: amorevole, modesto, ed amante dell' Arte, morì l'anno 1647. Lasciò Enrico, Cornelio, ed altri figli di grande stima nel disegno, e nell'intaglio. Sandrart. fol. 290.
</p><p>Abramo Bossè, o Boss superò coll'acqua forte molti rinomati Intaglitori in Parigi; intese bene l'Architettura; ediede varj Libri alle stampe, come potrai vedere nella Parte 3. Tavola seconda. Sandrart fol. 374.
</p><p>Abramo Diepembeck d'Anversa, superati tutti quelli, che al suo tempo avevano dipinto sopra i vetri, passò alla scuola del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>, ed inpoco tempodipinse savole, e storie copiose, come si può vedere dalla stampa del Tempio delle Muse, intagliato l'anno 1663. da Cornelio Bloemart, e da altre incise dal Mattamio. Sandrart fol. 314.
</p><p>Abramo Giansoni su dei primi Pittori d'Anversa nel dipingere gran quadri di sacre, e di profane storie: se l'amore di bella fanciulla, che poi couseguì in consorte, non avesse fermato il bel corso ai suoi eruditi pennelli, che dopo si videro insulsamente languire, al certo non averebbe la sua gloria perduto quel gran lustro, che in gioventù s'era acquistato. Sandrart fol. 293.
</p><p><pb facs="00067" n="43"/>
Achille Calici Bolognese scolaro di Prospero Fontana: veduto che ebbe una tavola di Lodovico Carracci, s'invaghì tanto di sì grandiosa, e corretta maniera, che sempre seguì quella scuola, predicando per tutto, solo in quella ritrovarsi il vero modo di dipignere. Malvasia p. 2. fol. 216.
</p><p>Adamode Ort nato in Anversa, imparò da suo Padre Lamberto, che fu chiarissimo in Pittura, nella Scultura, in Architettura, in ottica, e calcografia. Visse 84. anni, e morì nel 1641. Sandrart fol. 279.
</p><p>Adamo Elzheimer da Francfort, e però detto Adamo da Francofort, overo Tedesco: nacque l'anno 1574. imparò il disegno da Filippo Uffembach; visitò tutta la Germania, e Roma, e praticò sempre con virtuosi nel disegno, sichè da ogni uno aprendendo il meglio, nelle cose minute, e nell'esprimere fatti notturni in bellissimi paesi, famoso comparve: fu d'immaginativa, e di memoria sì franco, che le vedute Romane osservate la mattina, giustamente la sera disegnava: sebene per la sua virtù arrivò a grado sublime, pure ammogliato, e carico di figli visse miseramente; anzi per debiti imprigionato, tanto s'afflisse, che vi lasciò la vita, nel Pontificato di Paolo V. Sandrart fol. 286. Borghini fol. 101.
</p><p>Adamo Ghilart d'Anversa celebre in dipignere marine.
</p><p>Adamo Kraft Scultore Norimbergese, le di cui superbe manifatture, sparse in più luoghi della Germania, sono raccontate dal Sandrart fol. 208. fioriva nel 1570.
</p><p>Adone Doni d'Assisi pratico, e valente Pittore, dipinse con Raffaello del Colle, con Lattanzio Marchigiano, e col Doceno: fiorì nel 1545. Vasari p. 3. lib. 2. fol. 6.
</p><p>Adriano Braver Fiammingo seguace del Monstrast; da se in picciole storiette, e fatti rusticali acquistò tanta fama, che erano pagate a prezzo d'oro: fu di natura tanto liberale, che morendo, fu d'uopo seppellirlo all'usauza dei poveri. Insorsero poco dopo gloriosi Professori dell'arte, che gli fabbricarono un magnifico deposito, nel quale con grande onore riposa. Sandrart. fol. 289.
</p><p>Adriano de Uvert da Brusselles imparò prima da Cristiano Quecborne, poi giunto in Italia seguitò l'opere del Parmegianino: morì in Colonia nell' età avanzato, dopo aver dato alle stampe opere varie: fiorì nel 1566. Sandrart fol. 247.
</p><p>Adriano da Utrecht nato l'anno 1593. ebbe una verità così singolare nel dipingere gli animali, che sembravano vivi, e però lo desiderò la Spagna, e l'Olanda per godere dei suoi dipinti. Sandrart fol. 291.
</p><p>Adriano Frisio Scultore.
</p><p>Adriano Neuland d'Anversa, stabilì casa in Amsterdam, e dipinse storie bibliche, e simili materie. Sandrart fol. 305.
</p><p>Adriano Palladino da Cortona, scolaro di Pietro da Cortona, seguitò la maniera del suo Maestro, e morì settuagenario nel 1680.
</p><p>Agostino Bruno di Colonia Agrippina, fiorì con lode singolare nel dipi<pb facs="00068" n="44"/>gnere storie, e fare ritratti. Sandrart fol. 303.
</p><p>Agostino Busti detto Agosto Bambaja Scultore Milanese, molto stimato dal Lomazzo, e dal Vasari. Nel secondo Claustro di S. Francesco in Milano si vede il maraviglioso Mausuleo da lui scolpito l'anno 1522. per la Famiglia Biraga. Costui nelle figure grandi, e picciole mostrò tale tenerezza, e delicatezza, che non si possono vedere cose finite con maggior gusto. Torre fol. 133. e fol. 206. Vasari p. 3. lib. 1. fol. 133.
</p><p>Agostino Carracci nacque in Bologna l'anno 1557. fu fratello maggiore d'Annibale, e cugino di Lodovico, Capoduce della scuola Carraccesca: nei teneri anni attese all'arte dell'Orefice, e manegiò così prontamente il bulino, che di 14. anni intagliò alcuni Santi sul gusto di Cornelio Cort, e nel quarto lustro, diede alle stampe, in quattro fogli, il Presepe di Baldassarre da Siena. Nel tempo medesimo attese alle belle lettere, alla filosofia, ed alla lettura di storie sacre, e profane, onde con gl'insegnamenti di Prospero Fontana, e di Lodovico, Oratore, Poeta, Intagliatore, e Pittore comparve. Per meglio erudire la penna, il bulino, ed il pennello, andò a Parma, ed a Venezia, e ritornò così dotto, diligente, aggiustato, e tenero, che pose in gelosia Annibale. Crebbe poi il contragenio di quegli quando le sentì tanto acclamare per l'opere, che espose in pubblico, onde l'escluse dall'ajuto della Galleria Farnese in Roma, ritornando a Bologna pieno di disgusti. Chiamato al servigio del Serenissimo di Parma, provò più che mai contraria la forte, per le opposizioni, che gli diede il Moschino Scultore, e Capo Ingegnero delle fabbriche, antiponendo sempre a lavori Gasparo Celio, Pittore Romano: s'avanzarono a tal segno i di lui creppacuori, che assalito da morbo letale, d'anni 45. ivi lasciò la vita; e dagli Accademici del disegno gli fu in Bologna fatto glorioso funerale. Dell'opere sue in versi, in istampa, dei superbissimi paesi, e pitture, ne parlano diffusamente il Malvasia p. 3. fol. 357. il Baglioni fol. 105. il Bellorio, ed altri.
</p><p>Agostino Ciampelli Fiorentino allievo di Santo Titi servì Clemente VIII. in Vaticano, in Laterano, ed in altri luoghi, numerandosi di sua mano, a olio, ed a fresco quaranta opere pubbliche ben tinte, disegnate, e studiate. Fu fatto Presidente della Fabbrica di S. Pietro, ma oppresso da tanta fatica, mancò d'anni 62. circa il 1640.: lasciò un bellissimo Libro, in cui erano disegnate con somma diligenza tutte l'Opere da lui fatte. Baglioni fol. 319.
</p><p>Agostino dalle prospettive Bolognese, così detto, perchè in quelle riuscì famoso, tirò sì bene le linee al punto, che apparirono di straordinaria grandezza, i chiariscuri di rilievo, edi piani veri; di modo tale, che ingannò Uomini, e bestie nelle <unclear reason="illegible">se dipinte</unclear>, finestre, porte, portiere &amp;c. fiorì nel 1525. Masini fol. 612.
</p><p>Agostino della Robbia Fiorentino Scultore, fiorì nel 1460. e dalla sua Casa uscirono, altri Professori insigni di Scultura, e di Pittura, come si ve<pb facs="00069" n="45"/>drà nella Tavola prima dei Cognomi.
</p><p>Agostino Diolivolse da Trapani, fu Scultore, poi si fece Capuccino.
</p><p>Agostino Galliazzi Pittore di buon contorno, sfumato, e tenero, dipinse due quadri laterali nei Chiostri di S. Pietro Oliveto di Brescia. Averoldi fol. 213.
</p><p>Agostino Joris, o di Giorgio, nacque in Delfo di Baviera l'anno 1525. imparò da Giacomo Mondi: riuscì gran figurista, ed intagliatore. D'anni 27. nel cavare acqua da un fiume, restò soffocato dall'onde. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 66.
</p><p>Agostino Litterini nacque in Venezia l'anno 1642. imparò il disegnare, e il dipingere da Pietro della Vecchia: l'anno 1669. ebbe un figlio chiamato Bartolomeo, e l'anno 1675. una figlia chiamata Caterina, amendue educati da lui nel disegno, i quali hanno dipinte cose varie, che non sono dispiacciute ai geniali.
</p><p>Agostino Marcucci Sanese, prima scolaro di Locsovico Carracci, e poi nella ribellione di Pietro Faccini contro i Carracci, fu seguace del Faccini. Malvasia par. 3. fol. 179.
</p><p>Agostino Melisi discepolo del Bilivelt; questo studiosissimo Pittore Fiorentino ha più disegnato, che dipinto, ed in fatti i suoi disegni sono in grande stima. E' morto circa gli anni 70.
</p><p>Agostino Metelli Bolognese scolaro di Gabbriello dagli occhiali, poi del Dentone, riuscì uno dei primi frescanti d'Italia, come dall'opere infinite dipintevi si può vedere. Chiamato in Ispagna da Filippo IV. insieme col Colonna figorista, dipinse nei giardini, nelle logge, e nelle stanze Reali; ma oppresso da tante fatiche, d'anni 51. ivi morì nel 1660. fu quadratorista, prospettivista, architetto, ed intagliatore: Diede alle stampe varj Libri: fece molti bravi scolari: vedi Gioseffo Maria suo figlio. Molvasia part. 4. fol. 401.
</p><p>Agostino Montanari Genovese, con Giovanni suo fratello imparò da Aurelio Lomi Pisano, che nel 1595. dimorava in Genova; si diede poi sotto a G. B. Paggi, ma presto morì. Soprani fol. 81.
</p><p>Agostino Sanese, ed Agnolo fratello minore ambedue Scultori Pisani: oltrepassarono in poco tempo i loro Maestri, e non fia di ciò stupore, perchè tirarono origine dai Progenitori, che sino nel 1190. furono celebri Architetti. In Arezzo dunque, in Pisa, in Orvieto, in Pistoja, in Bologna, in Ferrara, in Mantova, ed in Siena (dove nel 1317. furono dichiarati Architetti del Pubblico) lavorarono statue, porte, bassi rilievi, e depositi; inalzarono Campanili, Monasteri, e Palagi; sermarono il corso al Pò, che ruinati gli argini, più di diecimila persone sommerse. Con gran lode, Agostino morì in Patria circa il 1348. Vasari p. 1. fol. 51.
</p><p>Agostino Silla Pittore da Messina, è scritto nel catalogo degli Accademici di Roma, nel 1679. Da giovine praticò la scuola d'Andrea Sacchi, fu erudito dilettante di medaglie, e di disegni.
</p><p><pb facs="00070" n="46"/>
Agostino Tassi Bolognese degno allievo di Paolo Brilli, famosissimo paesista in Roma: l'anno 1610. col Cav. Ventura Salimbeni si portò a Genova, ed insieme dipinsero opere grandiose. Soprani fol. 311.
</p><p>Agostino Veneziano scolaro di Marcantonio Raimondi: fu costui bravo Intagliatore in rame, ed in legno; marcava le sue stampe con le lettere A. V. overo A. V. I. come dirassi nella Tavola quinta della Part. 3.
</p><p>Agostino Verona: vedi Maffeo.
</p><p>Agosto Decio, e Ferrante suo figlio miniatori. Agosto Zerabaglia Scultore, tutti Milanesi: sono citati dal Lomazzo a fol. 435. 437. e 615. vedi Agostino Busti.
</p><p>Albertino Lodiggiano Pittore notato dal Lomazzo a fol. 405.
</p><p>Alberto Altorfio, così cognominato dalla sua Patria in Svezia, dove si contemplano con molta erudizione, ed attenta argutezza quadri dipinti in picciolo, ed in grande: si dilettò d'intagliare, ed in fatti le sue stampe possono stare al pari dell'altre dei suoi tempi. Sandr. fol. 220.
</p><p>Alberto Carlieri è nato in Roma l'anno 1672. è stato scolaro di Gioseffo de' Marchis, poi del Padre Pozzi della Comp. di Gesu: lavora bellissimi quadri ripieni d'architetture, e v'introduce vaghe storiette di figurine ben mosse, ben colorite, e che sommamente dilettano.
</p><p>Alberto Duro, o Durero, celebre Scultore, Architetto, Intagliatore, Geometra, Prospettivo, Arismetico, Letterato, Scrittore, e Pittore. Nacque nella Città di Norimberga l'anno 1470. da Padre Orefice, per nome anch' esso Alberto, e da fanciullo praticò l'arte paterna, ed il disegno sotto il Bonmartino, (per quanto ne scrive il Lomazzo, ed il Baldinucci) o sotto Michele Wolgemuto (come vuole il Sandrart) Comunque siasi, le sue stampe in rame, ed in legno saranno sempre rare; le sue pitture in grande, in picciolo, ed i suoi ritratti per la diligenza, e finitezza, saranno maravigliosi; i suoi libri d'Architettura, di Prospettiva, e di Fortificazioni, e della Simetria dell'Uomo, saranno stimati per i belli documenti; il suo nome memorabile, per i nobili trattamenti, che ebbe nelle Reggie di Germania, di Boemia, d'Ungheria, d'Inghilterra, ed'Italia; il suo ritratto venerabile, per la bellezza, e maestà; il suo pennello, e bulino invidiabili, per la modestia, con cui dipinse, o intagliò, meritando il nome glorioso di Custode della Pittura, e della Pudicizia. Colmo di ricchezze, d' onori, e di gloria, terminò i suoi giorni d'anni 57. e nel Cimiterio di San Giovanni fuori di Norimberga, sotto lapide contrasegnata col suo nome, ebbe il riposo. Scrivono la di lui vita il Vasari par. 3. lib. 1. fol. 300. il Lomazzo, il Sandrart fol. 210. il Baldinucci fol. 1. &amp;c.
</p><p>Alberto Fontana Modonese compagno di Niccolò Abate; nel dipignere fregi, arabeschi, o animali fu celeberrimo; se il fumo non avesse denigrate le Beccarie di Modona, o il tempo non avesse consumati molti muri, più chiara sarebbe ai nostri giorni la gloria di questo Valentuomo, del quale ne parla il Vidriani fol. 69.
</p><p><pb facs="00071" n="47"/>
Alberto Ov&#x0301;ater Arlemense artificiosissimo Pittore in comporre vaste storie, toccate con gran maestria, e bel maneggio di colori: viveva sessagenario nel 1504. Sandrart fol. 204.
</p><p>Aldigeri da Zevio Veronese, e familiarissimo dei Signori della Scala, per i quali, oltre molte opere, dipinse la sala maggiore del Palagio loro, nella quale oggi abita il Podestà, introducendovi la guerra di Gierusalemme, secondo che la descrive Giofeffo Ebreo, in questa copiosa storia mostrò grande spirito, e giudizio; comparendo nelle facciate quel copioso fatto d'armi, recinto da bellissimi ornamenti, con medaglioni pendenti, entro i quali si vedono ritratti conservati sino ai nostri tempi. Vasari par. 2. fol. 424.
</p><p>Aldograft: fu il suo nome Alberto di Vestfaglia, fu scolaro d' Alberto Duro; con vaghi colori dipinse gran tele; deposto poi il pennello, e dato di piglio al bulino, incise con tale grazia, e diligenza, che i Baccanali dati in luce nel 1551. fecero un gran contrapeso all'opere dei migliori Maestri, per esservi in quelli gran varietà di teste, d'arie, di movimenti, e d'abiti sul gusto di Luca d'Olanda. Morì in Soest, otto leghe lontano da Munster. Baldinucci fol. 23. Sandrart fol. 233. Vedi le di lui marche nella Tavola V.
</p><p>Alessandro Abbondio nobile Fiorentino scolaro del Buonaroti: questi infondendo i colori nella cera, si dilettò formare storie, e ritratti al naturale così simili, che Ridolfo II. Imperadore lo volle a Praga per vederlo operare; ma in tal Città perdette la vita; lasciò un figlio del nome, e paterna virtù erede, il quale anch'esso in detto luogo rimase sepolto. Sandrart fol. 339.
</p><p>Alessandro Albini Bolognese allievo dei Carracci, fu uno di quei spiritosi scolari, che concorse a dipignere il Funerale d' Agostino Carracci; figurò Prometeo, che scendeva dal Cielo con fuoco levato dalle ruote del Sole, per dare spirito, e vita alla statua di Pandora, da lui fabbricata. Malvasia p. 3. fol. 414. Masini fol. 613.
</p><p>Alessandro Algardi Bolognese allievo di Giulio Cesare Conventi, e seguace dei Carracci; riuscì uno dei famosi Scultori, che fusse a suoi tempi in Bologna, ed in Roma, dove lavorò in Vaticano il tanto memorabile basso rilievo dell'Atila fugato da S. Leone, per il quale Innoc. X. gli pose al collo la Croce d'oro, e lo dichiarò Cavaliere. Mancò in Roma d'anni 56. nel 1654. e fu sepolto nella Chiesa della sua Nazione. Bellorio fol. 388. Malini fol. 613.
</p><p>Alessandro Allori nacque in Firenze l'anno 1535. fu scolaro d'Angelo Bronzino suo Zio, che l'amò come figlio: tanta pratica fece nel disegno, e nel dolce colorito, che d'anni 17. comparve in pubblico; di 19. andò a Roma; di 21. ritornò alla Patria erudito nelle vedute Romane, e fu posto in opera per le Chiese, e per i Palagi più cospicui: i ritratti di sua mano furono, e saranno sempre in grande stima; intese molto bene il nudo, e<pb facs="00072" n="48"/>studiò assai sopra quelli del Buonarotti, ebbe gran pratica nella Notomia; studiò con diligenza le cose dell'arte. L' anno 1590. diede alle stampe un Libro, nel quale mostrò l'arte del disegnare le figure, principiando dalli muscoli, nervi, ossa, membra, e corpo umano; mancò in vecchiezza nel 1607. Borghini fol. 623. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 278.
</p><p>Alessandro Aretusi Modonese, quali, e quante pitture, o ritratti abbia fatto questo virtuoso, non è opera mia il memorarli; dirò solo, che per un bel colorito, e per una vaga finitezza, fu amato da varj Principi, in particolare da quelli di Toscana, dove morì. Vidriani fol. 124.
</p><p>Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, nacque l'anno 1514. in Rovato (Territorio Bresciano) applicossi da giovinetto con grande spirito alla pittura in Venezia sotto Tiziano; d'indi rivolto alli disegni, e stampe di Raffaello, fece tanto profittto, che molte delle sue pitture sparse nelle pubbliche Chiese, e Palagi di Brescia, sono stimate di quel gran Maestro; diede all'opere sue bello finimento, tenerezza, naturalezza vivacità, proposizione, espressione, e ciere maestose: i ritratti di sua mano sono famosi al pari dell'opere, tante delle quali condusse a competenza del Romanino, tutto Tizianesco nel suo dipignere: ebbe sepoltura nella Chiesa di S. Clemente in Brescia. Ridolfi p. 1. fol. 245. Cozzando fol. 108. Averoldi fol. 16. Rossi fol. 504.
</p><p>Alessandro Botticelli: vedi Sandro.
</p><p>Alessandro Bottoni Romano Pittore scritto fra gli Accademici di Roma.
</p><p>Alessandro Casolano Sanese scolaro del Cav. Roncalli, fece vedere l'opere sue copiose d'invenzione, graziose nella disposizione, ed accurate nel disegno; non s'affezionò mai alla propria maniera; il che veduto da Guido Reni ebbe a dite: costui veramente è Pittore: seguì la sua morte nel 1606. in età di 54. anni e lasciò imperfette. Baldinucci p. 2. sec. 4. fol. 214.
</p><p>Alessandro degli Alessandri Franzese, è scritto fra gli Accademici Pittori di Roma l'anno 1668.
</p><p>Alessandro da Carpi scolaro di Lorenzo Costa.
</p><p>Alessandro Desportes nacque a Campigncule in Sampagna, e fu allievo di Niccasio Bernard, seguì la maniera del Maestro fatto naturalista d'animali, e di fiori, con verità maravigliosa espressi. Il Re gli diede luogo nelle Gallerie del Lovure dove operò con onore: fece un viaggio per l'Inghilterra, dove lasciò delle proprie manifatture nome glorioso.
</p><p>Alessandro Fei, detto del Barbiere, Fiorentino, con i principj avuti da Ridolfo Ghirlandajo, con gl'incrementi sotto Pier Francia, ed i progressi riportati da Tommaso di S. Friano si fece Valentuomo in grande, e prospettive nelle Città di Firenze, di Pistoja, di Messina, e nella Francia: dipinse ancora pubblici quadri con gran maneggiodi colore, di pratica, e di co<pb facs="00073" n="49"/>piosa invenzione. Nacque l'anno 1538. e di 38. anni lavorava per la Germania. Borghini fol. 632.
</p><p>Alessandro Gherardini Fiorentino scolaro d' Alessandro Rosi è nato l'anno 1655. questo degno Pittore è spedito nell'operare, fiero nell'inventare, e di gran macchia nel colorire, in ispezie i soffitti, e volte a fresco, come ai PP. Agostiniani, ma con più dolcezza a olio, s'ammira nelle nove lunette nei PP. di S. Marco, nella Chiesa dei PP. Cisterciensi, nelle Monache Convertite, in S. Giovannino dei Cavalieri, e nella nobilissima Galleria dei Signori Giugni. Altre infinite operazioni di sua mano si vedono in pubblico, ed in privato per altre Citta, che per brevità si tralasciano, ed altretante se ne sperano dalla franchezza del suo degno pennello a gloria della Patria, in cui vive felice.
</p><p>Alessandro Grimaldi Bolognese fu figlio, e scolaro del famoso paesista Gio: Francesco detto Bolognese, del quale parlerà a suo luogo; seguì la maniera del Padre.
</p><p>Alessandro Loni Fiorentino, dopo 47. anni di vita morì nel 1702. imparò da Carlo Dolci, e seguitò la maniera finita del Maestro. Per il Gran Principe di Toscana dipinse un quadretto minore d'un braccio, entrovi circa cento figurine divisandosi in ogn'una tutte le parti.
</p><p>Alessandro Maganza figlio di Gio: Batista Pittore, nacque in Vicenza l'anno 1596. riportate le prime regole pittoriche dal Genitore, passò alla scuola di Gio: Antonio Fasolo, studiò dall'opere del Zelotti, indi passò a Venezia con pensiero di fermarsi ivi; ma chiamato alla Patria dagli Accademici Olimpici, fra'quali godeva la gloria di famoso Poeta, là bisognò far ritorno: le pitture, che dipinse furono molte, sì a olio, come a fresco: ricco di numerosa prole, vedendosela perire sotto gli occhi nella pestilenza del 1630. con animo intrepido tolerò tale calamità, dolendosi solo della morte, che gli portasse troppo rispetto: zelante dell'onore di Dio, e del bene del prossimo, in età di 48. anni morì, con pianto universale di tutti i buoni, e de i poverelli. Ridolfi par. 2. fol. 237.
</p><p>Alessandro Magnasco, detto il Lißandrino, nacque in Genova, ha imparato il disegno, ed il colorire da Filippo Abbiati: è riuscito mirabile in picciole figure, ma che danno nel grandioso, per una certa mossa di tocchi risoluti, e spediti di gran macchia. Nell'ideare poscia machine ha un'invenzione non ordinaria. Vive in Milano.
</p><p>Alessandro Mari Turinese sortì i natali l'anno 1650. Dal variare paesi, variò gli esercizj; pure nella pittura stabilì il proprio genio. In Genova dunque sotro Domenico Piola, in Venezia sotto il Cav. Liberi, ed in Bologna sotto Lorenzo Pasinelli, terminati gli studj del disegno incontrò l'approvazione d'Uomini illustri, e singolari nelle invenzioni simboliche, e misteriose, e nell'imitazione d'alcuni Maestri antichi, i quali ha contrafatti sì bene, che non hanno avuto difficultà i più saputi di dichiararle di quelli. Visse in Milano esercitando non meno il pennello nel dipignere, che la<pb facs="00074" n="50"/>penna in poetare. Morì in Madrid l'anno 1707.
</p><p>Alessandro Marchesini figlio di Francesco Architetto, ed ingegnero, nacque in Verona l'anno 1664. Con i principj del disegno sotto Biagio Falcieri, e con lo studio sopra l'opere di suo fratello Scultore, giunse all' età di 16. anni pratico disegnatore faraginoso; ciò osservato dal Virtuoso Pittore Antonio Calza, lo condusse a Bologna, dove ebbe luogo nella scuola del famoso Carlo Cignani; ivi copiò varj quadri del Maestro, ed altri ne fece d'invenzione. Ritornato alla Patria dipinse nel Collegio dei Notaj, nelle Chiese di S. Biagio, della Madonna della Scala, ed in Palagi diversi: giugnendo poi un suo quadro a Bolzano, ordinatogli da quel Magistrato, con tal'occasione s'aprì la strada per la Germania, dove al giorno d'oggi sono ricercati i di lui quadri, particolarmente in picciolo. Vive questo modesto Pittore, e cerca sempre più maggiore perfezione per erudire l'opere sue in grande, in picciolo, a olio, ed a fresco.
</p><p>Alessandro Minganti scultore della scuola di Bologna, con Achille Censore, gettò di metallo la statua di Papa Gregorio XIII. che stà sopra la porta del Palagio pubblico di Bologna. Fioriva nel 1580. Masini fol. 613. vedi Anchise Censore.
</p><p>Alessandro Orazj Bolognese bravo frescante fiorì nel 1440. Masini fol. 613.
</p><p>Alessandro Rosi Pittore Fiorentino, nato circa il 1627. imparò da Cesare Dandini; riuscì bravo disegnatore; dipinse di gran macchia, e rilievo, e pure comparve tenero) vago, e finito, si a olio, come a fresco: la Galleria dei Signori Corsini, la Tavola del S. Francesco nel Duomo di Prato, la Madonna famosa, e due baccanali per il Gran Principe Ferdinando, ed altre sue operazioni sono autentici testimonj del suo valore. Seguì la morte di questo bravo Pittore nell'età sua di 70. anni, con istravagante accidente, e fu, che passando per certa contrada precipitò da un terrazzo una colonna, che l'uccise.
</p><p>Alessandro Saluci Pittore Fiorentino, e Cavaliere; stà scritto al Libro degli Accademici di Roma nell'anno 1648.
</p><p>Alessandro Tiarini nacque in Bologna l'anno 1577. Inclinato più alla pittura, che alle lettere, fu accolto da Lavinia Fontana, che l'introdusse al disegno, poi lo consegnò per il colorito a Prospero suo Padre; questo defunto con estremo suo dolore, s'inoltrò egli nella scuola di Bartolomeo Cesi. Succedette poi, che in una baruffa scaricò un' arma da fuoco nel petto d'un suo emolo, ma però senza offesa, onde fuggì con molti disagi a Firenze; ivi ritrovò ricovero nella bottega d'un ritrattista, esercitandosi nel fare le mani, e vestire i ritratti, il che veduto dal Passignano bravo Pittore, lo accolse in Casa, e vi dimorò sette anni continui. Superati tutti i Compagni, ed uguagliato il Maestro, giunse la fama del suo alto sapere a Bologna, ove, liberato dalla contumacia, fece stupire con l'opere sue i Dilettanti. Alla vista d'un tinto di gran forza, di scorci non più veduti, d'impasto, e gran maneggio di colore, le Chiese, i Palagi, i<pb facs="00075" n="51"/>Cavalieri, ed i Cittadini si fecero avanti per godere della rarità dell'opere sue, che furono numerose in Bologna, in Cremona, in Parma, in Reggio, in Modona, in Mantova, ed in altre Città, come le descrive il Malvasia par. 4. fol. 181. Giunto all'ètà d'anni 91. fu sepolto nella Chiesa di S. Procolo.
</p><p>Alessandro Turco Veronese, detto l'Orbetto, perchè da fanciullo servì di guida ad un cieco; illuminato dalla natura al disegno, cercò le regole dalla disciplina di Felice Ricci, detto il Brusasorci, e cosi bene seguì la maniera del Maestro, che terminati i suoi giorni nel 1605. e lasciate opere imperfette, furono mirabilmente compiute, servendogli di compagno Pasquale Ottino della scuola medema: alle volte volendosi allontanare dallo stile del Maestro, fece vedere un colorito Corregesco, le sagome, ed i sembianti delle figure Guidesche, e con questo bel modo di dipignere, si sece grande onore. Ridolfi par. 2. fol. 121.
</p><p>Alessandro Varotari Veronese, detto il Padovanino, figlio, e scolaro di Dario; con la maniera paterna, e con la Paolesca avanzossi l'anno 1614. in S. Giustina, ed in altre Chiese, lasciandovi bellissimi quadri. Ebbe una sorella per nome Chiara, chiarissima anch'essa nella pittura, e nei ritratti; questa rifutando ogni onorevole accasamento, mai volle abbandonare il suo fratello, e lo servì sino alla morte, che seguì nel 1650. in età di 60. anni. Ridolfi par. 2. fol. 83.
</p><p>Alessandro Vassello scolaro di Giacinto Brandi, coi disegni del Maestro dipinse nella Volta della navata di S. Gio: della Malva un Dio Padre, e l' Altare Maggiore di detta Chiesa in Roma. Titi fol. 29.
</p><p>Alessio Baldvinetti Fiorentino contro il genio del Padre, che lo voleva alla mercatura, nella quale aveva guadagnato gran somma di contanti, s'applicò al disegno, e raro divenne nel copiare dal naturale, nel fare ritratti, e nel dipignere a olio, e a fresco fu diligente; finì le sue cose col fiato, e sebene davano un poco nel seccarello, e nel crudetto, nulladimeno le disponeva in sì vaghi paesetti, che erano universalmente gradite: imparò anco il mosaico da un Tedesco, e lavorò diverse storie: visse sino agli anni 80. e di sua elezione volle morire nello Spedale di S. Paolo di Firenze l' anno 1448. Borghini fol. 329. Vasari par. 2. fol. 245.
</p><p>Alfonso Boschi Scultore fiorì nel 1649.
</p><p>Alfonso Lombardo, o da Ferrara, Scultore, e bravo ritrattista in cera, nello stucco, ed in marmo. A competenza di Tiziano, questo col pennello, e quello col scarpello, ritrassero Carlo V. e n'ebbero ugualmente il premio: in marmo scolpì Clem. VII. e Giuliano Medici: d'anni 49. morì nel 1536. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 180.
</p><p>Alfonso Rivarola, detto Chenda, Pittore Ferrarese, fu scolaro del Bononi, morì d'anni 33. nel 1640.
</p><p>Alonso Sanchez Coello di Toledo famoso ritrattista: dopo aver fatto il ritratto di Filippo II. Re delle Spagne, fu dal medesimo Monarca man<pb facs="00076" n="52"/>dato al Re di Morea. Butron. fol. 122.
</p><p>Altobello da Melone Cremonese Pittore, deseritto dal Lomazzo, e dal Lamo a fol. 83. fioriva circa il 1530.
</p><p>Amanzio Rosini Cittadino di Como, scolaro d'Antonio Maria Crespi, detto il Bustino, era per riuscire grand'Uomo, se la morte non gli troncava lo stame vitale in gioventù, l'anno 1960.
</p><p>Ambrogio Besozzi nacque in Milano l'anno 1648. Ebbe per Maestro nel disegno Gioseffo Danedi, detto il Montalto: andò poi a Roma, e dal continuo studiare sopra le statue, e pitture, e dal frequentare la scuola di Ciro Ferri pigliò di quella maniera Romana, e dopo sei anni ritornò a Milano molto pratico nella pittura, e nell'architettura, negli ornati, nei fregi, e negli arabeschi, colle quali prerogative si fece largo in Turino, dove dipinse una Galleria a Madama Reale di Savoja, ed altri ornati in diversi Palagi: il simile fece in Piacenza, ed in Milano nella sala dei Juris Consulti, nelle Chiese, e nelle Case private dentro, e fuori di sua Patria a olio, e a fresco, dove si ammirano opere sue diverse, oltre le molte spedite in oltramontani paesi, le quali fanno conoscere quanto mai egli fusse famoso Pittore. Morì a'dì 6. Ottobre 1706. e fu sepolto nella Chiesa della B. V. presso S. Satiro, dove era Deputato del Venerando Consorzio del Santissimo Sacramento.
</p><p>Ambrogio Bevilacqua Pittore Milanese. dipinse a fresco nella Carità (Luogo Pio in Milano) varie figure, che dispensano ai poveri la limosina, e queste furono terminate l'anno 1486. Torre fol. 295.
</p><p>Ambrogio Bonvicino Milanese imparò la Scultura in Roma da Prospero Bresciano: con ispirito, e con grazia avvivò molti marmi per le Chiese, e Palagi di quella gran Città: visse anni 70. e morì nel 1622. Baglioni fol. 170.
</p><p>Ambrogio Ciocca scolaro di Giulio Antonio Procaccino; perchè fi dilettò di girare il mondo, poche opere pubbliche si vedono in Milano sua Patria; le private poi sono sul gusto del suo Maestro. M. S.
</p><p>Ambrogio du Bois nato in Anversa l'anno 1543. toccava il quinto lustro, quando in Parigi fu riconosciuto per eccellente Pittore, onde Enrico IV. l'impiegò nei lavori di Fontanablò, e non solo coi pennelli, ma ancora coi proprj disegni per altri Pittori, si fece grande onore. Lasciò Paolo suo Nipote, ed altri scolari bravi nel disegno. Morì d'anni 72. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 272.
</p><p>Ambrogio Figino insigne Pittore Milanese in quadri istoriati, ed anco in ritratti; questi condusse a tanta perfezione, che le Dame, i Cavalieri, ed i Principi vollero da lui essere effigiati. Il mastro di Campo di Casa Foppa ritratto interamente al naturale, fu in pubblico Senato, dai Pittori più celebri stimato mille scudi; fece il ritratto dell'Altezza Reale di Savoja di quei tempi, e per quello fu lodato nei suoi versi dal Marino: fiorì circa il 1590. e fu scolaro di Gio: Paolo Lomazzo. M. S.
</p><p><pb facs="00077" n="53"/>
Ambrogio Lorenzetti Sanese ebbe bella, e nobile invenzione nel situare le figure, con gran diligenza, e facilità dipinte, unì al pennello la penna, e scrisse a favore della sua Patria, dalla quale fu impiegato in alti maneggi: furono l'opere sue nel 1340. d'anni 83. passò all'altra vita. Vasari par. 1. fol. 81.
</p><p>Ambrogio Parisio Scultore Romano lavorò il basso rilievo nell'Urna Sepolcrale di Clemente X. in S. Pietro di Roma, ed una S. Barbara nella Chiesa di detta Santa ai Librari. Fu scritto al catalogo degli Accademici Romani l'anno 1678. Titi fol. 11.
</p><p>Amico Aspertino Bolognese, uno dei più bizzari umori, che uscisse dalla Scula di Francesco Francia: era chiamato Mastro Amico da due pennelli, perche nel tempo medemo pigneva con ambedue le mani, in una tenendo il chiaro, nell'altro lo scuro: l'opere sue sino al giorno d'oggi si conservano molto bene, per un colore grasso, e bene impastato; aggrandì la maniera più di quella del Maestro. Guido suo fratello fu anch'esso Pittore: mori d'anni 78. e fu sepolto nella Chiesa dei Padri Carmelitani di S. Martino Maggiore, nel 1552. Malvasia par. 2. fol. 141. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 220.
</p><p>Anastasio Fontebuoni Fiorentino dopo la disciplina del Cav. Passignani andò a Roma, e ritrovò da dipignere in S. Balbina, in S. Gio: dei Fiorentini, in S. Prisca, in S. Giacomo degli Spagnuoli, in S. Paolo, ed in altri luoghi. In Firenze vi sono sue memorie: finì la vita in Patria, in età giovanile, nel Ponteficato di Paolo V. Baglioni fol 163.
</p><p>Anchise Censore, ed Alessandro Minganti già descritto, furono amendue Statuarj della Scuola di Bologna, lavorarono insieme la bella Statua di bronzo di Gregorio XIII. che sta sopra la porta del Palagio Maggiore in Piazza di Bologna; questa e di peso 11300. libre; fu smita l'anno 1580. e furono pagati gli Artefici con 700. scudi per ciascheduno. Masini fol. 504. Vi su ancora in Bologna un'altro Anchise, detto dal disegno.
</p><p>Andrea Bolgi da Carrara Scultore e scritto al catalogo degli Accademici di Roma, l'anno 1648. Vi fu anco a quei tempi Andrea Carrarino Scultore, il quale penso, che sia lo stesso Bolgi, così nominato vedi Francesco Mochi.
</p><p></p><p>Andrea Boscoli Fiorentino Scolaro di Santo Titi, quanto più simile alla maniera del Maestro, tanto più stravagante fu di natura; nei suoi viaggi teneva sempre pronto un libro, in cui le vedute più belle disegnava: occorse nel viaggio di Loreto, che sotto Macerata scoprì in bella veduta quella Fortezza, e datosi al disegno, comparvero gli esecutori della giustizia, che lo condussero prigione, e fattone rigoroso processo sopra l'altre Fortezze copiate, fu condannato con capitale sentenza alla morte, e se Monsignore Bandini Fiorentino Governatore di quella Città, non avesse pigliato informazione in Firenze del suo genio pittorico, gli succedeva la disgrazia: fu disinvolto nell'operare, atteggiante nelle figure, e risentito nella macchia; fu Poeta, Sonatore, Musico perfetto, di bella presen<pb facs="00078" n="54"/>za, camminava con gravità, e vestiva pomposamente: lasciò la spoglia mortale circa l'anno 1606. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 210.
</p><p>Andrea Camassei da Bevagna Scolaro del Domenichino in Roma, poi d'Andrea Sacchi. in S. Pietro, in S. Egidio, in S. Andrea della Valle; in S. Bastianello, in S. Gio: in fonte, in S. Cajo, in S. Maria in via lata, nei Padri Cappuccini, e nelle Rotonda, tutte Chiese di Roma, vi sono opere degne del suo dolce, nobile, e glorioso pennello, tutte descritte nelle Tavola dell'Abate Titi.
</p><p>Andrea Campana Modonese, uno di quei Pittori vecchi, che fiorirono nel 1400. e che sono descritti dal Vidriani fol. 56.
</p><p>Andrea Carlo Boulle nato a Parigi il dì 11. Novembre 1642. portò dalla natura tutte quelle disposizioni, che sono necessarie per le belle Arti, e per qualunque professione, che si fusse fatta elettiva. La propensione di questo grande Soggetto l'inclinava alla pittura, se suo Padre Artefice Ebanista non l'avesse impiegato a seguire l'arte sua, che poi l'illuminò, e l'ajutò nel disegno, nel gusto, ed in una perfezione superiore, e non cognita al Padre, ne ad alcun'altro avanti di se. Con la scelta dei legni dell' Indie, e del Brasile, di colori diversi, imitò nelle sue manifatture qualunque spezie di fiori, di frutti, e di animali, componendone quadri, con caccie, battaglie, e mode accompagnate d'ornamenti d'un finissimo gusto, arricchiti di bronzi per formare Tavole, Scritorj, Scrigni, Arme, Cifre, Orologi, Fregi, e quanto mai li veniva in fantasia, così che resta a giudicarsene il vero, con ammirazione, nei Gabinetti di Monsignore il Delfino a Versaille, altresì per uso del Re, e di altri Signori, e particolari, tanto Franzesi, quanto stranieri, i quali sono stati curiosi dell'opere sue. La Maestà del Re gli diede luogo nelle Gallerie del Lovure in qualità di Architetto, di Pittore, di Scultore a mosaico, di Artefice Ebanista, d'Inventore di Cifre, e di Mastro ordinario dei sigilli Reali. Il Cav. Bernino venuto in Francia contrasse seco amicizia, e gli servì di consiglio sopra i disegni d'architettura, che fece per ornamento del Lovure. La grande unione cumulata di tutte le sorta di disegni d'antichi, e moderni Pittori, e di tante stampe gli fu sempre utilissima, e chiamava questa maravigliosa raccolta Sorgente deliziosa, che al presente li serve di diletto, e divertimento, avendo rinunziato i suoi ordegni a quattro suoi figliuoli, i quali impiegati nei lavori, non sono inferiori di perfezione al Padre, ma ben fondati per la cognizione delle buone Arti.
</p><p>Andrea Celesti nacque in Venezia l'anno 1637. allevato nel disegno, e nella pittura dal Cav. Matteo Ponzoni, cercò da se una vaga maniera, idee graziose, nobiltà d'abbigliamenti, sfarzo di pieghe, colore rilevante, sbattimenti luminosi, campo ameno, ed aria serena; con tante belle prerogative comparve alla vista di Venezia, e di altre Città con quadri grandi, e piccioli, che rallegrano l'occhio, e gradiscono a molti geniali. Morì l'anno 1706. era Cavaliero.
</p><p><pb facs="00079" n="55"/>
Andrea Commodo Fiorentino Scolaro del Cigoli, entrò giovinetto in Roma, e dipigneva assai bene i ritratti al naturale; per copiare poi quadri famosi non ebbe pari, di modochè restarono ingannati più volte gli stessi periti dell'arte: se bene era sempre occupato in copiare cose antiche, o moderne, lasciò però in pubblico qualche memoria: ritornato alla Patria con buono studio, con diligenza lavorò molti quadri, in ispezie un giudizio universale, che fu l'opera migliore: morì d'anni 78. nel 1638. fu sepolto in S. Ambrogio con pompa, e con accompagnamento degli Accademici del disegno. Baglioni fol. 334. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 260.
</p><p>Andrea Contucci dal Monte Sansovino, e però comunemente detto il Sansovino: Fu celebre plastico, franco disegnatore, famoso prospettivo, e cosmografo; dal pascere gli armenti passò a Firenze nella Scuola d'Antonio Pollajolo, e tanto s'approfittò nella Scultura, che 9. anni servì il Re di Portogallo, Giulio II. per due Sepolcri nelle Madonna del Popolo in Roma, Leone X. per la celatura di marmo nella Santa Casa, e molti altri Principi; colmodi ricchezze, di gloria, e d'onore, morì in Patria d'anni 68. nel 1529. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 122. Borghini fol. 401.
</p><p>Andrea Costa Bolognese fece cose mirabili nella Santa Casa di Loreto, per quanto ne scrive il Malvasia par. 3. fol. 581.
</p><p>Andrea del Castagno Fiorentino, detto Andrea dagl'impiccati, perchè l'anno 1478. dipinse al naturale in varj scorci appesi tutti i capi della congiura contro Giuliano, e Lorenzo fratelli dei Medici: fu Uomo fiero; uccise Domenico Veneziano, che gli fu Maestro, per l'invidia di sentire tanto lodare l'opere di quegli: visse 71. anni. Vasari p. 2. fol. 300.
</p><p>Andrea de'Ceri Fiorentino, così detto, perchè pigneva i Ceri soliti offerirsi per S. Giovanni, attese poi alle miniature, e ad altre opere lodevoli. Borghini fol. 461.
</p><p>Andrea da Fiesole di Casa Ferrucci Architetto, e Scultore, Scolaro di Francesco Ferrucci, poi di Michel Maini Scultori Fesolani, lavorò in Napoli, in Pistoja, in Volterra, in Firenze, e mandò suoi lavori in Ungheria; mancò in vecchia ja, e fu sepolto nei Padri dei Servi. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 113. Borghini fol. 397.
</p><p>Andrea da Fusina Milanese degno Scultore, scolpì la Maddalena col vaso in mano nella facciata del Duomo di Milano. Lomazzo fol. 682. Un'altro Andrea Fusina vive in Roma di questa famiglia, il quale attende alla Scultura, ed ha fatto molti belli ritratti del Regnante Pontefice Clemente XI. e molte Statue.
</p><p>Andrea di Lione Napolitano prima scolaro del Cav. Belisario Greco, poi con Salvatore Rosa discepolo d'Aniello Falcone da giovine dipinse alcune stanze nel Palagiodel Vice - Re sull'andare di Belisario, e sono battaglie in grande; poi imitando il Falcone fece meglio in picciolo, e in prospettive. Ebbe bellissimo studio di disegni: morì ottogenario in Napoli, circa il 1675.
</p><p><pb facs="00080" n="56"/>
Andrea da Salerno ebbe i primi erudimenti della pittura dal Zingaro vecchio; ma alla fama di Raffaello d'Urbino entrò nelle di lui Scuola, e ne riportò di quell'elegantissimo disegno, e perfettissimo colorito i fondamenti: pose in opera l'anno 1513. tutti i suoi spiriti più risoluti per compatire imitatore d'un tanto Mastro in S. Gaudioso Monache di Napoli. Andrea fu di Casa Sabbatini.
</p><p>Andrea del Gobbo Milanese fiorì nei tempi del Correggio, fu Pittore, e coloritore assai vago; sparse quantità d'opere sue per le Case, e Palagi: Nella Certosa di Pavia si vede una Tavola grande con l'Assunta di M. V. dalla quale si comprende quanto fusse eccellente, ed amatore della fatica. Vasari p. 3. lib. 1. fol. 25. Lamo fol. 102.
</p><p>Andrea del Minga compagno del Buonaroti nella Scuola del Ghiriandajo; fu nativo di Firenze. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 446.
</p><p>Andrea del Sarto nato in Firenze da Padre Sartore, l'anno 1478. in tenera età diede altissimi saggi del suo sapere nell'arte dell'orefice, nel disegno sotto Gio: Barile, e nel dipinto sotto Pietro di Cosimo Rosselli. Qual fusse la sua applicazione, e lo studio, si può dedurre dall'opere giovanili, che comparvero aggiustate, modeste, ben disegnate, e meglio colorite, come si può vedere nel mai abbastanza lodato Chiostro della Santissima Nunziata, nel quale espresse sì al vivo i fatti di S. Filippo Benizio, che tirò la maraviglia a contemplarli. Cominciarono per tanto a crescergli gl'impegni, e sospirarono le Chiese, i Palagi, ed i Mercanti l'opere sue; giunse la fama del valoroso Pittore in Francia, e desioso d'averlo in Corte Francesco I. lo chiamò a se, e con trattamento ben degno d'un tanto Mecenate dei Virtuosi, fu il merito d'Andrea contradistinto. Chiamato alla Patria dalla moglie, e dai parenti con licenza di quel Monarca, e conpromessa, e giuramento di ritornarvi, si partì carico di danari, e d'onori. Fermato poi in Firenze dai pianti della consorte, mancò alla promessa. Fermato poi in Firenze dai pianti della consorte, mancò alla promessa, con sommo spiacere del Re. Terminò in tanto il Cortile, e l'opere della Compagnia dello Scalzo, che sono, e saranno sempre la Scuola, e l'Accademia, dalle quali ogni studioso potrà imparare il modo di colorire, e di disegnare. Sono infinite l'altre opere, che fece, come si può vedere da tante stampe, e dal Vasari par. 3. lib. 1. fol. 155. Terminò finalmente di peste i suoi giorni in età di 42. anni, e nella Compagnia dello Scalzo ebbe onorate esequie, e riposo.
</p><p>Andrea de Werdt, alias dell' Hoste da Brusselles, discepolo di Cristiano Quecborni, fu solitario Pittore studioso, e gran paesista in Italia; guardò con attenzione il dipinto del Parmigianino, e cercò imitarlo nelle stampe, che diede alla luce: fiorì nel 1560. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 67.
</p><p>Andrea Fatigati da Chiari (Castello nel Territorio Bresciano) dipinse l'Altare Maggiore delle Monache di S. Girolamo di Brescia. Averoldi fol. 266.
</p><p>Andrea Feltrino, detto di Cosimo Rosselli, che gli fu Maestro nelle figure, e nei grotteschi, che condusse con nuova, e vaga invenzione, su Scolaro<pb facs="00081" n="57"/>di Morto da Feltri: molti chiariscuri si vedono in Firenze di sua mano: lavorò negl'ingressi dei Pontefici, e nei funerali Ducali: ebbe per moglie una Sorella del famoso Scultore Sansovino: fu dominato dalla malinconia, godeva più tosto stare ritirato in campagna, che lasciarsi vedere in Città: finì la vita d'anni 64. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 230.
</p><p>Andrea Generoli di Sabina, detto in Roma il Sabinese dipinse l'Altar maggiore, ed i laterali di S. Gio: Colavita di Roma. Titi fol. 49.
</p><p>Andrea Lanzano Milanese Scolaro di Luigi Scaramuccia, in Roma sotto Maratti, ed osservatore del Cav. Lanfranchi, dopo aver date belle prove del suo valore in Patria fu chiamato all'Imperio, dove fu fatto Cavaliere, e travagliò con sommo onore; istoriò nobilmente i suoi quadri, colorì con vago, e forte impasto di colore, abbigliò le figure con maestosi panneggiamenti, e s'avanzò sempre più alla gloria, sino all'anno 1712.
</p><p>Andrea Lilio d'Ancona, con bella, e dolce maniera imitò il Barocci, ma non così vago; piacque tanto a Papa Sisto V. il dipignere di questo spedito Pittore, che l'impiegò nella Libraria Vaticana, nella Scala Santa, e nel Palagio Maggiore: fece ancora miniature, e dipinse battaglie. Terminò i suoi giorni in Ascoli d'anni 55. circa il 1610. Baglioni fol. 139.
</p><p>Andrea Luigi d'Assisi, detto l'Ingegno, scolaro di Pietro Perugino: nel luogo chiamato il Cambio di Perugia lavorò nelle Pitture, che vanno sotto il nome di Pietro Perugino, e quelle, che sono di mano di Andrea si veggono in più moderno stile, che quelle del Maestro, e tutte furono finite l'anno 1500. come ivi sta registrato nella medaglia, dove è il ritratto di Pietro Perugino: in ciò sbagliò il Sandrart a credere dalla novità dello stile d'Andrea, che le suddette Pitture fossero di Raffaello, il quale quando furono terminate non avea più che 17. anni, e di quella età non potea arrivare alle maniera d'Andrea, la quale poi da lui scoperta, non solo fu imitata poco dopo, ma di gran lunga superata col tempo.
</p><p>Andrea Mainardi, e Marco Antonio fratelli Cremonesi, imparorono da Giulio Campi il dipignere, e il disegnare: operarono molto nei loro contorni.
</p><p>Andrea Mariliano Pavese entrò nella Scuola di Bernardino Campi, l'anno 1581. Lamo fol. 111.
</p><p>Andrea Mantegna Mantovano (o come vuole il Ridolfi Padovano) col mezzo del disegno appreso nella scuola di Francesco Squarcione Pittore di Padova, passò dal pascere gli armenti ad essere fatto Cavaliere dal Marchese di Mantova. Chiamato a Roma da Innoc. VIII. dipinse gran tratto di muro in Belvedere, ma non vedendo correre stipendio, formò di terra, da una parte del muro, la Discrezione. Il Papa, che ogni giorno andava a vedere l'opere del Pittore, l'interrogò, che significasse quella figura, ed avuto per risposta, che era la Discrezione: dall'altra parte (soggiunse) fattegli la Pazienza. Servì altri Principi, e gran Personaggi diede alle Stampe opere varie da lui dipinte, ed intagliate. Scrisse un Trattato dell'Architettura. Godè l'onore di esser e Maestro del famoso<pb facs="00082" n="58"/>Correggio. Riposò dalle fatiche, nel 1517. in età d'anni 86. sepolto in S. Andrea, con Deposito, e ritratto di bronzo. Vasari par. 2. fol. 391. Ridolfi par. 1. fol. 67. Sandrart fol. 107.
</p><p>Andrea Monticelli, detto il Pittore da S. Damiano, per la contiguità a detta Chiesa, dove teneva bottega, e stanza: nacque in Bologna nel 1640. imparò la quadratura da Agostino Metelli, e la geometria da Matteo Borbone, poi da se fatto universale nei fiori, nei frutti, nei tapeti, nei vasi, nelle marine, nei paesi, nelle prospettive, nelle scene, e negli arazzi finti, a olio, o tempra, servì la Francia, la Savoja, Firenze, ed altre Città; comunicò pure tal pratica a Giacomo suo fratello, ed a Teodoro il figlio, i quali vivono in detta Città. Egli morì l'anno 1716.
</p><p>Andrea Orazj spiritoso Pittore in Roma, è citato dall' Ab. Titi fol. 330.
</p><p>Andrea Orcagna Scultore, Pittore, e Architetto Fiorentino, fu Ma estro di Giacomo suo fratello, e di Mariotto suo nipote. per molto tempo attese alla Scultura, e poi s'invaghi della Pittura, e gli fu imparato il maneggio dei pennelli da Bernardo suo fratello. Per dare a divedere, che era Pittore, e Scultore, nei dipinti ponea il suo nome Andreas Sculptor faciebat, e nelle Sculture, Andreas Pictor faciebat. Di questo valente Artefice parlano con somma lode il Vasari, e il Baldinucci nel secolo 2. fol. 63.
</p><p>Andrea Pisano Scultore, ed Architetto uscito dalla Scuola di Giotto. Lavorò molte Statue in Firenze, e di getto fece una Porta di bronzo per la Chiesa di S. Gio: la quale fu terminata l'anno 1339. Con architettura di lui fu fondato il Tempio di S. Gio. in Pistoja l'anno 1337. nei fondamenti del quale fu ritrovato il Corpo di S. Atto Vescovo di quella Città, che ivi era stato sotterra, per lo spazio di 137. anni. Servì il Duca d'Atene Tiranno dei Fiorentini in varie occorrenze, sì di fortificazioni, come d'erezioni di varj Palagi. Egli è molto lodato dal Vasari p. p. fol. 149. e dal Baldinucci, secolo 2. fol. 32.
</p><p>Andrea Podestà Genovese Scolaro di Gio: Andrea Ferrari, andò a Roma, e meritò esser annoverato fra gli Accademici Pittori. Soprani fol. 259.
</p><p>Andrea Porta nacque in Milano l'anno 1656. ebbe i principj del disegno da Cesare Fiori; studiò poi da se sopra le opere del Legnanino, e si fece un colorito di tal forza, e di tal vaghezza a olio, e a fresco, che da tutti è gradito, e però è sempre impiegato nei lavori. Ha un figlio per nome Ferdinando, nato l'anno 1689. il quale per la grazia del disdegno, per la forza del dipingere, e per la vivacità dello spirito si crede, che giunger à alla perfezione: vivono in Milano.
</p><p>Andrea Possenti Romano è scritto al Catalogo degli Accademici di Roma nel 1657.
</p><p>Andrea Procaccini Romano Pittore, e scolaro del Cav. Maratti, si è avanzato così bene nell' Arte, che dalla Santità di N. S. è stato eletto per uno di quei Professori, che hanno dipinto li dodici Profeti, tra i pillastri della<pb facs="00083" n="59"/>nave maggiore, nella Basilica di S. Gio: Laterano, ed egli ha colorito, a olio, il Profeta Daniello.
</p><p>Andrea Ruthart Fiammingo dipinse in S. Eusebio di Roma, si fece poi Monaco Celestino. Titi fol. 203.
</p><p>Andrea Sacchi Romano nacque l'anno 1594. e riuscì uno dei più spiritosi, e concettosi allievi dell'Albano; così bene lo seguì nella tenerezza, e nel colorito, che parve diffuso lo spirito del Maestro nello Scolaro. Con sì bella, e vaga maniera s'aprì la via in Vaticano, con cinque tavole d'Altare, quattro delle quali furono per i patimenti dell'umidità levate, restandovi ora il S. Gregorio; e diversi mosaici, con suo disegno condotti. In dodici altre Chiese principali s'ammirano opere sue, descritte nella favola dell'Abate Titi, senza le molte particolari per Principi Romani, e stranieri. La sua Scuola fu sempre nomerosa di Studenti, perchè con amore, e con dolcezza prestava ad ogn'uno rispettivamente il convenevole ajuto: finalmente settegenario terminò con gloria la vita. M. S.
</p><p>Andrea Salaino: vedi Salai.
</p><p>Andrea Scacciati Fiorentino, nato circa il 1642. imparò da Mario Balassi, poi da Lorenzo Lippi, questo lo persuase a dipignere fiori, frutti, ed animali, ai quali tendeva il genio, e riuscì di tal'eccellenza, che ha servito la Serenissima Casa di Toscana, in Livorno molti Signori Inglesi, dai quali fu invitato in Inghilterra, ma per certo impedimento restò in Patria, dove è morto nel secolo presente.
</p><p>Andrea Semini Genovese imparò da Antonio suo Padre il dipignere, poi in Roma dall'opere di Raffaello si perfezionò; visse 68. anni: morì nel 1594. Soprani fol. 57. vedi Ottavio.
</p><p>Andrea Schiavone da Sebenico in Dalmazia, condotto a Venezia s'applicò a copiare le stampe del Parmigianino, l'opere di Tiziano, e di Giorgione; si fece con questo studio, senza altro Maestro, una pastosa, vaga, e dilettevole maniera, che andò sempre crescendo sino all'anno 1582. in cui sessagenerio diè riposo ai pennelli. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 48. Ridolfi par. 1. fol. 227.
</p><p>Andrea Sghizzi Bolognese imparò dall'Albano, e da Lucio Massari, sinochè ebbero stanza insieme, ma poi divisi, andò sotto Francesco Briccio. Invaghito d'imparare la quadratura la cercò dagl'insegnamenti del Colonna, del Metelli, e del Dentone, riuscendo a perfezione perito anche nell'Architettura, che però nei Teatri, e Palagi più famosi fu sempre adoperato; di quanto operò in Bologna, ne parla il Malvasia par. 4. fol. 176. in Genova, il Soprani fol. 233.
</p><p>Andrea Solari Milanese fratello di Cristoforo, detto il Gobbo, con Andrea Salaino, detto Salai (del quale si parlarà a suo luogo) dipinse due tavole d'Altare nella Chiesa della gran Certosa di Pavia. Torre fol. 138.
</p><p>Andrea Sguazzella Fiorentino scolaro d'Andrea del Sarto, andò in Francia col Maestro, quando si portò a servire Francesco I. come si è detto. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 164.
</p><p><pb facs="00084" n="60"/>
Andrea Tafi stimato il migliore lavoratore, e Capomastro di mosaico nella sua Patria di Firenze: andò a Venezia, e pigliò gran dimestichezza con quei Pittori Greci, che lavoravano in S. Marco; gli fortì a forza di prieghi, e danari condurre a Firenze Mastro Apollonio, il quale l'instruì in molte cose dell'arte, e lavorarono gran tempo insieme: giunto all'età d'81. anni, e di nostra salute 1294. lasciò la spoglia mortale. Vasari par. 1. fol. 24.
</p><p>Andrea da Viadana, nell'anno 1578. andò sotto la disciplina di Bernardino Campi, dal quale imparò a disegnare, e a dipignere, e ne riportò grande profitto, Lamo fol. 111.
</p><p>Andrea Verocchio Fiorentino Orefice, Fonditore, Scultore, Architetto, Pittore, Geometra, Intagliatore, e Musico; portato da sublime ingegno al possesso di tante virtù, si fece desiderare dai Pontefici, dai Re, dai Principi, e dai gran Monarchi: da tante fatiche oppresso, in età di 56. anni morì in Venezia, e l'ossa sue furono portate a Firenze da Lorenzo di Credi, suo Scolaro, e sepolte in S. Ambrogio. Borghini fol. 355. Vasari par. 2. fol. 385.
</p><p>Andrea Vicentino Veneziano scolaro del Palma juniore, sebene non godeva tutta la perfezione del disegno, s'ajutava però tanto col vago, e sbrigativo colorire, che nelle Sale dello Scrutinio del Gran Consiglio, e nell' Antepregadi di Venczia, stabilì diversi lavori in vaste, e copiose tele disposti; le pitture poscia per le Chiese, e particolari sono in gran numero, perchè lavorò indefessamente, sino agli anni 75. e del Signore 1614. Ridolfi par. 2. fol. 144.
</p><p>Andrino d'Edesia Pavese Pittore, nominato dal Lomazzo del suo Trattato della pittura, a fol. 35. Vivea nei tempi di Giotto.
</p><p>Angela Beinaschi figlia, e discepola del Cavaliere Gio: Batista, nacque l'anno 1666. ed ora vive in Roma dipignendo, e facendo naturali ritratti.
</p><p>Angelica Renieri, Anna, Clorinde moglie di Pietro della Vecchia bravo Pittore, e Lucrezia moglie di Daniel Vandich Pittore di buon nome. tutte figlie, e discepole di Niccolò Renieri, si concitarono l'invidia dei migliori Pittori di Venezia per la bella riuscita, che tutte fecero nella pittura. Boschini fol. 527.
</p><p>Angelo Bigi Pittore Fiorentino fratello, e scolaro del Francia: vedi Francia Bigi.
</p><p>Angelo Bronzino Fiorentino scolaro, ed amato come siglio dal Pontormo; compose i cartoni per gli Arazzi Ducali; dipinse i ritratti gli Uomini Illustri di Casa Medici; lavorò quadri per la Francia, e per altre Città: il suo stile fu dolcissimo, vago, e di bello impasto; i suoi disegni a carboncino tenerissimi, e perfettamente dintornati. Compose rime eroiche, e talvolta bernesche: fiorì nel 1570. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 273.
</p><p>Angelo Carosello Romano dipinse in S. Pietro di Roma il bel quadro di San Vincislao Duca di Boemia. Titi fol. 12. Fu scolaro del Caravaggio; morì d'anni 78. nel 1651.
</p><p><pb facs="00085" n="61"/>
Angelo di Donino Fiorentino eccellente diseghatore, ed amicissimo di Cosimo Rosselli; se il tempo che spese in disegnare l'a vesse impiegato in dipignere, sarebbe riuscito più glorioso, e felice, giachè stentò tutto il tempo di sua vita, che fu circa l'anno 1500. Vasari par. 2. fol. 146.
</p><p>Angelo Everardi, detto il Fiammenghino, perchè figlio di Gio: nativo della Fiandra, nacque in Brescia l'anno 1647. imparò da Gio: da Hert nativo d'Anversa. Partito il Maestro per Vienna, dove dimorava il fratello giojelliero dell'Imperadore Ferdinando III. passò sotto la disciplina di Francesco Monti, detto il Brescianino, e portò via tutta quella maniera, e colorito; partì poi per Roma: studiò due anni l'opere di quei celebri Maestri, in particolare le battaglie del Borgognone, e di ritorno alla Patria, gradirono a molti l'opere, e la piacevolezza dei suoi costumi: poco tempo, durò la gloria di questo virtuoso, mentre d'anni 31. passò all' altra vita. M. S.
</p><p>Angelo Gaddi Fiorentino figlio, e scolaro di Taddeo, sarebbe per certo riuscito uno dei primi Pittori di quel tempo, se la copia delle sacultà paterne non gli avesse interclusa la via, attendendo alla mercatura, talchè morendo nel 1387. lasciò il valsennte di cinquanta mila fiorini ai suoi figliuoli: Non è però, che per passatempo non dipignesse quadri ragionevoli, e ristaurasse con-perfezione i mosaici. Mantenne scuola aperta di pittura, e Cennio di Drea vi studiò 12. anni: visse 63. anni, e nel sepolcro dei fuoi Maggiori in S. Maria Novella riposa. Vasari par. 1 fol. 112.
</p><p>Angelo Galli Milanese discepolo del Duchino: nella Collegiata di S. Giorgio di Milano dipinse la tavola di S. Carlo affacendato tra i languenti in tempo della peste di Milano. Torre. fol. 142.
</p><p>Angelo Maini, e Tiburzio Maini principali Scultori Pavesi, lavorarono in picciole figure, come scrive il Lomazzo.
</p><p>Angelo Maria Crivelli Pittore di scuderia Milanese: con il vero avanti gli occhi più dalla natura, che dall'arte fatto Pittore, s'e dato a dipignere animali, con tanta eccellenza toccati, e finiti, che i primarj Pittori si provvedono di quelli per la compiacenza, che ne ritrovano. Vive in Patria, ove era Pittore dell'Eccellenza del Signor Barone Martini.
</p><p>Angelo Massarotti Pittore Cremonese, è scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1680.
</p><p>Angelo Michele Cavazzoni nacque in Bologna l'anno 1672. bramoso di riuscire Pittore fu posto dalli suoi parenti sotto la direzione di Gio: Giosesso Santi, appresso del quale potè molto approfittarsi, per avere questi una raccolta di bellissimi disegni d'ottimi Maestri. Passò a copiare alcuni dipinti dei più belli di Bologna, e la copia in picciolo, ch' egli fece della famosa Risurrezione di Annibale Caracci, esposta all'Altare di S. Caterina da Bologna, riuscì maravigliosa. Per l'intelligenza poi, che ha dell'Architettura disegnò mirabilmente le più belle Fabbriche di Bologna per il Senatore Bargellini, ed alcune di queste intagliò all'acqua forte. Stà<pb facs="00086" n="62"/>ora copiando le belle opere de i Carracci, dipinte nel Salone del Palagio del Senatore Magnani Ambasciatore in Roma, presso la Santità di N. S. Clemente XI., per la Città di Bologna.
</p><p>Angelo Michele Colonna nacque l'anno 1600. in Rovenna (Diocesi di Como.) Accolto giovanetto in Bologna da un suo Zio, fu appoggiato a Gabbriello Ferrantino per il disegno, e per le figure, ed al Dentone per la quadratura. Riuscì tanto famoso in queste virtù, che unito con Agostino Metelli primo frescante, e quadratorista di Bologna, servì diversi Principi d'Italia. Chiamati in Ispagna da Filippo IV. ricevettero 400. scudi per il viaggio, 150. all'arrivo, 125. pezze da otto al mese 10000. lire d'ajuto di costa, e spese lautissime, con promessa di tutta la grazia Reale, se gli gradivano l'opere da farsi, le quali riuscirono di piena soddisfazione di S. M. sì per l'inganni del Metelli nel fare stravedere in prospettiva, come del Colonna nelle figure così francamente compiute. Poco più d'un anno era passato, quando succedette la morte del Metelli, onde poco dopo ritornò il Colonna a Bologna, e nelle Chiese, e nei Palagi diede mano a tante nobilissime opere, che è uno stupore il vederle. Giunse felicemente all'età di 87. anni, e fu sepolto nella Chiesa di S. Bartolomeo. Malvasia par. 4. fol. 401.
</p><p>Angelo Michele Monticelli nacque in Bologna l'anno 1678. e fu scolaro di Domenico Maria Viani, dal quale imparò quella forte macchia di tingere i suoi quadri, e sono paesi, mercati, battaglie, dirupi, e vedute, il tutto ben disposto, con quantità di figure, così ben mosse, e ben disposte, che fermano ogni uno, che le contempla. Se poi le frasche degli alberi introdotti da lui nei paesi non sono battute con quella franchezza, e con quella maestria, che si ricerca, egli è ben degno d'un benigno compatimento, mercechè, anni sono, perdette affatto la vista, della quale restò privo due anni interi, dopo dei quali acquistò uno spiraglio di luce da un solo occhio, il che lo rende mirabile nel condurre a perfezione quadri, e piccioli, e grandi, che piaciono a tutti.
</p><p>Angelo Michele Toni nato in Bologna l'anno 1640. è stato prima Maestro di scrivere, poi miniatore, e da se per un genio naturale fatto Pittore, si diede a tignere in grande, ed in picciolo sul gusto di diversi Maestri, essendo passate oltre i monti opere di sua mano per il colorito, ed idee, per lavori di quei celebri Pittori; che si figurava imitare. In gioventù era di tanta forza, che levava pesi sterminati, e fece stupire gli Uomini più nerboruti. Morì in Patria adì 16. Gennajo 1708.
</p><p>Angelo Rossi Genovese nato l'anno 1671. imparò il disegno, e la scultura, otto anni, da Filippo Parodi scultore Genovese. D'anni 18. entrò in Roma, e praticò l'Accademie del disegno, e dello studio sopra gli antichi Romani; tanto si avanzò, che fra gli altri Scultori comparve con un basso rilievo istoriato al naturale nel Gesu all'Altare magnifico di S. Ignazio, fu scultore dell'Eminentissimo Sig. Card. Ottoboni, per il quale con<pb facs="00087" n="63"/>dusse in S. Pietro Vaticano il nobilissimo Deposito di Papa Alessandro VIII. e di basso rilievo con tutte le figure: il pensiero dell'Architettura fu del Sig. Co: Sanmartino. Morì in Roma nel 1715. e lasciò Francesco Moderati Milanese d'anni 35. il quale col suo spirito, e leggiadria negli stucchi, e marmi sostiene la gloria del Maestro, come ha operato in molti luoghi.
</p><p>Angelo Sanese: vedi Agostino suo fratello.
</p><p>Angelo Vandernaute scritto al catalogo dei Romani Pittori.
</p><p>Anna Felicita Neubergera figlia di Daniello d'Augusta, che gli fu Maestro a olio, a gomma, e con cera formò quadri, e figure mirabili; intagliò istorie in picciole nocciuole di cerase, e Crocefissi tanto minuti, che passavano per un forame d'ago. Sandrart fol. 385.
</p><p>Anna Maria Pfrintia figlia di Giorgio Scultore attese anch'essa all'arte, ma in diversa materia del Padre, quello in marmi, e questa in cera lavorò ritratti somigliantissimi, a similitudine d'Alessandro Abbondio, il quale mescolava i colori con la cera, di modo che riuscivano al naturale dipinti. Sandrart fol. 337.
</p><p>Anna Maria Scurmana, nacque in Utrecht l'anno 1607. fu un portento della natura nel leggere di tre anni, nel disegnare di sei, nel dipignere fiori, e nello scolpire in legno, e cera naturali ritratti; quanto portentosa coi pennelli, e con gli scarpelli, altretanto con la penna, e con la lingua fu prodigiosa in Filosofia, in Teologia, e in diversità di linguaggi; teneva assidue conferenze, e dispute con i più eruditi Sapienti. L'anno sessantesimo fu l'ultimo di sua vita. Sandrart fol. 379.
</p><p>Anna Metrana Turinese, una delle più celebri Pittrici, che viva ai nostri giorni; questa coi pennelli alla mano nel dipignere ritratti al naturale, avanza la gloria dei migliori ritrattisti, avendo in questi superato la Madre gran Pittrice.
</p><p>Anna Smyters di Gant moglie di Gio: Heer, primario Scultore di Fiandra, e Madre di Luca gran Pittore, e Poeta: questa lodatissima Pittrice si dilettò istoriare quadretti di minutissime, e quasi invisibili figure: fra l'altre sue operazioni dipinse un Molino a vento con sue vele distese, il molinajo carico d'un facco, un cavallo, un carro, e gente, che passava vicino a quello, e pure tutto il lavoro si poteva coprire con un grano di fava: relazione di Carlo Vanmander, riferito dal Baldinucci p. 2. sec. 4. fol. 152.
</p><p>Annibale Caccavello Scultore Napolitano, il quale fioriva nel 1560. ha molte dell'opere sue sparse per le Chiese di Napoli, e di altri luoghi. Sarnelli fol. 130.
</p><p>Annibale Carracci nacque in Bologna l'anno 1560. fu fratello minore d'Agostino, e cugino di Lodovico, dal quale imparò quel gran misto Correggesco, Parmigianesco, e Tizianesco. fu d'ingegno vivace, animoso, compendioso, facile. e spedito. D'anni 18. comparve in pubblico con due tavole d'Altare; per meglio francarsi in quella vasta maniera impara<pb facs="00088" n="64"/>ta, volle in persona vedere l'opere più famose di Parma; e di Venezia, tornando così erudito, che superati tanti emoli, che lo dispregiavano, come scorretto, e ladro dell'altrui fatiche, ebbe l'onore d'essere ricercato da Principi, e da qua lificati Signori, Col tempo aggiunse a tanti studj la veduta di Roma, che moderò quel gran fuoco, e l'avvalorò di grazia tanto singolare, che applicato alla famosa Galleria Farnese, riuscì l'opera più magnifica, che uscisse mai dai suoi pennelli. E' indicibile il riferire i disegni, ed i tanti quadri, in grande, in piccolo, a olio, e a fresco, sì publici, come particolari, che dipinse; le stampe, e gli Autori ne danno però gran contezza; in quelli si leggono i dolci prezzi, per i quali làvorò; la modestia, con la quale visse: il vestire dismesso, e quasi abjetto; la naturale semplicità; il contragenio con Agostino; e l'infirmità, che l'anno 1609. non pote superare in Roma, dove, con pianto universale, accompagnato da tutti i Professori del disegno alla Rotonda restò sepolto. Malvasia par. 3. fol. 357. Bellorio fol. 19. Sandrart fol. 178.
</p><p>Annibale Castelli Bolognese scolaro di Pietro Faccini; sebene diede nel vizio del Maestro, cioè di caricare troppo i nudi, ed esorbitare nei contorni, comparve però lodevolmente nella pubblica Chiesa di San Paolo con due quadri a olio: si buttò poi al fresco, particolarmente alla quadratura, e molte cose compì. Malvasia par. 3. fol. 568.
</p><p>Annibale dall'Her scolaro di Lorenzo Costa, è riferito dal Malvasia.
</p><p>Annibale Fontana Milanese famoso, e diligente Scultore, i di cui lavori s' ammirano sopra il frontispizio della Porta di mezzo di S. Celso, nelle Sibille, nei Profeti, nella Natività di Gesu Cristo, ed in tanti altri luoghi: fu rarissimo Intagliatore in cristallo, in agate, in corniole, in smeraldi, e zaffiri: intagliò una cassetta di cristallo per il Duca di Savoja, che gli fu pagata sei mila scudi. Borghini fol. 564.
</p><p>Annibale Passari Modonese giovane di grande spirito, che d'anni 17. comparve nel Duomo con un pubblico quadro; fu robato dalla morte al Mondo in età giovanile. Vidriani fol. 140.
</p><p>Antiveduto Grammatica Sanese, così detto, perchè gravida la madre, volendo contro il consiglio del marito partire per Roma, sorpresa dai dolori del parto lo partorì in un'Osteria, ed il padre, che aveva preveduto l'accidente, vi pose il nome d'Antiveduto; riuscì bravo Ritrattista, buon Pittore, e franco Poeta; campò 55. anni, e morì nel 1626. Baglioni fol. 292. Vedi Imperiale.
</p><p>Antonello da Messina creato Pittore dalla natura, andò in Fiandra, ebbe il segreto da Giovanni da Bruges di dipignere a olio, e fu il primo, che lo portasse a Venezia circa l'anno 1430. visse anni 49. Vasari par. 2. fol. 281.
</p><p>Antonello detto ancora Antonino da Messina, o Barbalunga, fu un bravo allievo del Domenichino, e si vedono opere pubbliche in Roma di sua mano, particolarmente in S. Silvestro a Monte Cavallo: fu di Casa Ricci.
</p><p>Antonia Pinelli Bolognese fu Donna sapiente, intendente, Pittrice, discepo<pb facs="00089" n="65"/>la, e protetta da Lodovico Carracci, sopra i disegni del quale, nella Chiesa della Santissima Nunziata di Bologna dipinse la tavola del S. Giovanni, nella quale ritrasse a piedi se stessa, e Gio: Batista Bertusio suo consorte, e degno Pittore. Malvasia par. 2. fol. 270.
</p><p>Antonio Abbondio, detto l'Ascana del Lago maggiore, imparò la scultura, e fece una Venere, ed un Cupido in Milano. Lomazzo fol. 682.
</p><p>Antonio Allegri da Correggio, dalla Patria nominato il famoso Correggio, fu scolaro del Frari, poi d'Andrea Mantegna, ma la natura superò l'arte, ed il Maestro, e lo costituì in poco tempo l'esemplare delle belle idee, delle bocche ridenti, dei vaghi colori, dei dorati capegli, dei scorci stupendi, delle pieghe andanti, delle bizzarre invenzioni, e dei fondati componimenti, i quali dalli Pittori passati, e dai venturi furono, e saranno sempre ammirati, studiati, ed imitati, sinchè dureranno le nobilissime Cupole del Duomo, e di S. Giovanni di Parma, i dipinti in Modena, in Reggio, in Mantova, e nelle più famose Gallerie del Mondo, che a prezzi esorbitantissimi cercano l'opere sue. Sin quì nella prima edizione di questo mio Libro parlai con giustizia di questo degno soggetto: mi lasciai poscia trasportare (come è seguito ad altri Autori) dalla passione di Giorgio Vasari, poco amorevole coi Pittori Lombardi a mal trattare il Correggio in ordine agli umili suoi natali, e stentate fatiche per guadagnare il vivere alla sua povera famiglia, contento d'ogni prezzo anco vile per le sue rare pitture, quando poi, col tempo, ho ritrovato essere egli nato da una delle più illustri famiglie, e imparentato con la gente più nobile di quella Città: educato in ogni sorta di buone Arti, cioè in Filosofia, nella Matematica, nella Pittura, nell'Architettura, e nella Scultura, per conseguire le quali praticò coi Professori più rinomati di quei tempi. Fu Padrone di Poderi, e di Case, e oltre le facultà da lui acquistate nella pittura, col mezzo della quale riportò ricchissime, ed abbondanti ricompense, lasciò a Pomponio unico suo figlio una pingue eredità di Beni paterni, e materni. Tutto ciò resta dedotto da pubblici, autentici istrumenti, con somma fatica finalmente comparsi alla luce, ed alle stampe di Bologna pochi anni sono, mediante le continue fatiche, e dispendiose diligenze di Lodovico-Antonio David, del quale si parlarà a suo luogo. Visse dunque onoratamente, qual nacque, e ripieno di gloria, e di cristiane operazioni morì nel 1534. di anni 40. e nel Claustro dei PP. Francescani di Correggio ebbe onorevole sepoltura, e memoria nel sepolcro dei suoi Maggiori.
</p><p>Antonio Antoniano da Urbino Pittore, allievo di Federico Barocci.
</p><p>Antonio Badile Veronese memorabile per l'opere sue, e per esser stato zio, e maestro del famoso Paolo Veronese.
</p><p>Antonio Balestra nacque in Verona, l'anno 1666. applicato alle lettere umane si sentì chiamare dal genio alla pittura, che però sotto Giovanni Zeffis consumò un'anno nel disegno, mortogli dopoi il padre, e persuaso da fra<pb facs="00090" n="66"/>telli alla mercatura, in quella si perdette sino all'età di 21. anni. Passò intanto a Venezia, e nella scuola del degno Pittore Antonio Bellucci studiò, per tre anni. Venne a Bologna, d'indi a Roma, dove diretto dal celebre Carlo Maratti, disegnò l'antico, l'opere di Raffaello, d'Annibale Carracci, e d'altri Maestri, sicchè franco nel disegno, a concorrenza d'altri studiosi meritò il primo premio nell'Accademia di S. Luca, l'anno 1694. Ritornato alla Patria, fece vedere quanto di perfezione avesse acquistato. Rivide Venezia, e dipinse nelle Chiese di S. Pantaleo, e nelle Scuole del Carmine, e della Carità, e spedì a Bolzano un quadro per quel Magistrato. Sono sue opere in Verona nei Padri Carmelitani Scalzi, in S. Niccolò, nella Compagnia della Santissima Trinità, in S. Tommaso, e nelle Stimmate. Il dipinto di questo savio Pittore sarà sempre gradito da tutti per un certo misto Raffaellesco, Carraccesco, e Correggesco, che sommamente diletta. Vive in Venezia.
</p><p>Antonio Begarelli uno dei più aggiustati Scultori, e Plastici, che mai vedesse la sua patria di Modona. I Presepi, i Sepolcri con le Marie, i Depositi, i Santi, e le Statue di terra cotta da lui formate, sono così bene intese, espressive, e naturali, che tirano lo stupore ad ammirarle. Fra gli altri lavori è famoso il Deposito di Gesu Cristo dalla Croce, nella Chiesa di S. Margherita, PP. Zoccolanti, nel quase il famoso Correggio, in sua compagnia, formò tre figure. L'opere di questo valentuomo vedute dal Buonaroti, in atto maraviglioso ebbe a dire: Se questa terra diventaße marmo guai alle Statue di Roma. Coi suoi modelli servì il Correggio per la Cupola del Duomo di Parma; lavorò in Pavia, in Parma, ed in Reggio; con Lodovico suo nipote operò in Anversa, ed in altre Città; l'anno 1555. chiuse gli occhi alla luce, e nel sepolcro dei suoi maggiori, in S. Pietro, ebbe il riposo. Vidriani fol. 46.
</p><p>Antonio Bellucci Cittadino Veneziano nato l'anno 1654. ha imparato il disegno, ed il dipignere da Domenico Difinico Gentiluomo da Sebenico, Città della Dalmazia, e dopo essere comparso con buon'impasto di colore in pubblico, con tavole d'Altare in Venezia, in Verona, ed in altri luoghi, si portò a Vienna, dove godè l'onore di Pittore della Real Maestà di Gioseffo I. Re dei Romani.
</p><p>Antonio Berrugnete Spagnuolo Pittore di Carlo V. il quale l'onorò del titolo di Cameriere della chiave. Butron fol. 122.
</p><p>Antonio Bilivelti figlio d'un Tedesco, imparò dal Cigoli in Firenze, ebbe maniera assai morbida, bel colore, grazia, grandezza, e nobili panneggiamenti; basta vedere l'Esaltazione della Croce nella Chiesa dei Padri Teatini di Firenze, per riconoscere in quella tutte le doti di questo degno Pittore, che d'anni 68. correndo il 1644. passò all'altra vita. M-S.
</p><p>Antonio Bos intagliò di propria maniera in acqua forte, ed a bulino, si vedono di sua mano le figure dei Libri di tutte l'opere di Monsù Desargue Geometra, e Matematico, che fu Maestro di prospettiva nell'Accademia<pb facs="00091" n="67"/>di Parigi, e stampò un Libro di dette lezioni, le qualì sono molto ricercate dai Dilettanti. Baldinucci fol. 7.
</p><p>Antonio Burino nato in Bologna l'anno 1660. non meno del suo Maestro Domenico Canuti comparve da giovinetto ferace nel disegno, e nel colorito, che però con il maneggio universale dei suoi pennelli, a olio, ed a fresco entrò nei Palagi, e nelle Chiese dentro, e fuori di Bologna, ammirandosi in tutte l'opere sue vivacità, prontezza, e spirito pittoresco, che lasciaranno addito alli venturi Scrittori di scriverle con più libertà, giachè vive in Patria questo modesto Pittore. Vedi Barbara Burini.
</p><p>Antonio Busca Milanese scolaro di Carlo Francesco Nuvolone, e d'Ercole Procaccino Juniore; dopo una pratica sufficiente nel disegno, andò a Roma con Giovanni Ghisolfi, poi ritornò sotto il secondo Maestro, col quale andò a dipignere a Turino, e fu regalato da quell'A. R. d'una Medaglia d'oro. Ritornato in Patria, stabili l'Accademia nella Biblioteca Ambrosiana, che da 20. anni, per certe discrepanze dei Professori, s'era perduta: questo vivace, e pronto Pittore lasciò belle memorie dei suoi pennelli per le Chiese interiori, ed esteriori di Milano: sebbene oppresso dalla podagra, che gli vietava il reggersi in piedi, pure sopra una sedia girante stava al treppiè per travagliare sopra le tele; terminò la vita nel 1686. negli anni 61. e fu sepolto in S. Gio: Laterano, dove lasciò erede la Scuola del Santissimo, purchè provvedesse la moglie di sufficiente, e d'onorevole mantenimento. M-S.
</p><p>Antonio Calcagni da Recanati Scultore, e Fonditore, scolaro di Girolamo Lombardi, detto il Ferrarese; gettò molte statue dei Pontefici per la Marca; fece i dodici Appostoli d'argento alla S. Casa; morì d'anni 57. nel 1593. Baldinucci p. 2. sec. 4. fol. 223.
</p><p>Antonio Calza nato in Verona l'anno 1653. portato da un naturale istinto al disegno, lo ricercò in Bologna nella scuola di Carlo Cignani. Ritornato in Patria, dal vedere le Battaglie del Borgognone, tanto s'invaghì d'andarlo a visitare in persona a Roma, che là giunto, copiò opere diverse di quel gran Maestro, ricevendo dal medesimo non ordinarj documenti; sichè datosi totalmente alle battaglie, ed ai paesi toccati con grazia Pussinesca è comparso più volte nelle Gallerie dei Principi, e Cavalieri Italiani, ai quali è sommamente gradito il suo dipignere di forza, ameno, e di grande invenzione: vive in Bologna.
</p><p>Antonio Campi Cremonese Scrittore, Architetto, Cosmografo, Pittore, e Cavaliero, imparò da Galeazzo suo padre, poi da Giulio suo maggior fratello. L'anno 1575. compose un Libro intitolato Croniche di Cremona, dedicato a Filippo II. Re delle Spagne, dal quale fu molto onorato, siccome da Gregorio XIII. il quale per i servigi prestati alle fabbriche Romane, lo creò Cavaliere dell'Abito di Cristo; quando, e dove morisse non ne parlano il Vasari par. 3. lib. 1. fol. 15. ne il Baldinucci par. 2. sect. 4. fol. 86. ne il Lamo a fol. 86.
</p><p><pb facs="00092" n="68"/>
Antonio Carra Scultore in Brescia, memorabile per le statue condotte nella Chiesa di S. Faustino all'Arca, dove riposano i Corpi dei Gloriosi Ss. Faustino, e Giovita Protettor di quella Città. Giovanni Carra anch'egli è comparso in detta Chiesa con la statua di S. Benedetto, ed in altri luoghi descritti nella tavola dell'Averoldi, e del Cozzando a fol. 131.
</p><p>Antonio Carracci figlio ottenuto da Agostino in Venezia, fu educato nella Pittura da Annibale suo Zio, che lo condusse a Roma, dove acquistò gran gusto, e sapere per quelle Accademie, comparendo i suoi nudi i più risentiti, bene intesi, e meglio dintornati di qualsifia gran disegnatore. Col favore del Cardinal Tonti dipinse due Altari, con i laterali a fresco in S. Bartolomeo all'Isola, e si portò con tanto valore, che ascese il Quirinale, dove egregiamente spiccò il suo talento. Intanto, che s'andavano preparando alte commissioni, tanto gradite ai Cavalieri Romani, s'ammogliò, ma per essere di natura debole, e gracile, vi lasciò la vita d'anni 35. e di nostra salute 1618. Dispiacque a tutti la morte di sì degno soggetto, il quale si sperava (sino dallo stesso Guido, che più volte si servì dell'opera sua) dovesse uguagliare, se non avanzare i Progenitori. Malvasia pa. 3. fol. 517. Baglioni fol. 150.
</p><p>Antonio Cassone di nascita Anconitano, ma allevato nella scuola di Bologna, Uomo di bell'ingegno, e che molte virtù possedeva, cioè del fuono, della prospettiva, dell'architettura, della scultura, e di colorire belle storiette di cera in minute figure. In Roma diede varj disegni per Monasterj, Palagi, e Chiese; lavorò belle galanterie di legno; disegnò un bel Libro di capricciose fontane; servì il Duca di Bracciano; fu salariato con 200. scudi annui dal Co: d'Altemps. Senza aver mai patita infirmità alcuna, ne adoperato occhiali nel corso di 75. anni, passò all'altra vita in Roma, nel 1634. Baglioni fol. 339.
</p><p>Antonio Cerva Bolognese Miniatore famoso in frutti, in uccelli, e in quadrupedi, imparò da Paolo suo Padre; fiorì nel 1620. Masini fol. 614.
</p><p>Antonio Circignano, detto il Pomerancio, perchè nativo dalle Pomerancie, (Stato di Toscana) imparò da Niccolò suo Padre, e gran tempo l'ajutò nelle fatture, che andava dipingendo in Roma. Dopo la morte del Padre dipinse in varie Chiese, e Gallerie Romane. Per la franchezza del disegno fu più volte impiegato a servire i Collegj con bizzarre invenzioni per pubbliche Diffese, come pure altri suoi disegni furono dati alle stampe dagl'Intagliatori. Invecchiato volle pigliar moglie, d'età giovanile, che ben presto gli partorì la morte, mancando negli anni 60. sepolto in S. Luca. Baglioni fol. 302.
</p><p>Antonio Coypel di Parigi figlio di Noel Coypel, Direttore dell'Accademia Reale di Parigi, e di Roma, è stato allievo di suo Padre in Roma, studiò sopra l'opere di Raffaello, di Michelagnolo, d'Annibale Carracci, e sopra le statue antiche, altresì in Lombardia le opere di Tizziano, di Paolo Veronese, e del Correggio: divenuto dunque perfetto Maestro, ritornò<pb facs="00093" n="69"/>a Parigi, dove fece quantità di lavori da cavalletto, molti per le Chiese, e per le Case Reali; dipinse la Volta della Cappella di Versaille, e quella di Samam, parimente la famosa Galleria nel Palagio di S. A. R. Monsignore il Duca d'Orleans Reggente di Francia, il gran Salone del Palagio della Principessa di Montauban, molti quadri per le tapezzarie del Re, ed i soggetti per le Medaglie, che si sono formate per la Storia Metallica di Luigi il Grande. Ha goduto l'onore d'insegnare la Pittura alla suddetta Altezza Reale, avantiche fusse Reggente, e questo Gran Principe si faceva un gran piacere nel dipingere opere, per divertimento, con quella Superiorità di genio, che ha per la Guerra, per la Pace, per tutte le Arti, e Scienze, in un felice, e sì grande Governo. Il genio di S. A. per la Pittura si conosce più particolarmente nelli trenta Quadri, che ha dipinto, cavati dalla Favola greca degli Amori innocenti di Dafni, e della Cloe, che sono stati rappresentati in Arazzi, e intagliati (onore questo sublime per la Pittura.) Antonio Coypel è primario Pittore del Re, e di S. A. R. Monsignore il Duca Reggente, Direttore della Regia Accademia di Pittura, e di Scultura, creato Cavaliere della Maesta del Re, con lettere di Nobilità per se, e per i suoi Discendenti, altresì nell'Accademia delle belle Lettere, le quali professa in versi, e in prosa, come ha fatto nei Precetti, ed Instruzioni, sopra la Pittura, dati a Carlo Coypel suo figlio, il quale se bene è di prima età, tuttavolta è dell'Accademia Reale, e occupatissimo per le opere del Re. Li principali dipinti d'Antonio veggonsi con gloria alle stampe.
</p><p>Antonio Coyzevox d'origine Spagnuolo, nato in Lione nel 1640. da fanciullo attese alla Scultura; in età di anni 17. andò a Parigi, ove lavorava Luigi Lerambert, e dopo avere travagliato sotto i più abili Scultori del suo tempo, fu dal Cardinale di Fustembergh (che fecegli fare opere diverse) condotto in Alemagna. Al suo ritorno, il Re gli ordinò molte sculture per i suoi Castelli, e Giardini di Versaille, di Marlì, e di Trianon; in questi luoghi si osserva, con istupore, quantità di Sculture in ogni genere dallo scarpello di questo insigne, e perfettissimo Artefice condotte. Ha fatto di getto in bronzo le Statue di Luigi XIV. il Grande, in forma equestre, e pedestre. Continua a travagliare nella stanza, che per tale effetto (servendo anche di Scuola agli altri) gli ha assegnato nel Lovure il Re. E'stato Direttore dell'Accademia della Pittura, e della Scultura, ed attualmente n'è Rettore.
</p><p>Antonio Danti, Disegnatore, e Scrittore Perugino. Da questa Casa uscirono altri Valentuomini, come nella Tavola dei Cognomi si può vedere.
</p><p>Antonio del Cera juolo Fiorentino, fu discepolo di Ridolfo Ghirlandajo, poi di Lorenzo del Credi, dal quale imparò fare bellissimi ritratti: Vasari par. 3. liib. 1. fol. 110.
</p><p>Antonio della Cornia Pittore Romano scritto al catalogo degli Accademici di S. Luca di Roma. Contrafaceva per eccellenza gl'originali antichi.
</p><p><pb facs="00094" n="70"/>
Antonio da Crevalcore (Stato Bolognese) di Casa Leonelli, Musico, e Pittore celeberrimo in fiori, in frutti, in animali, ed in ritratti, molti dei quali si vedono con sottoscrizione del suo nome: fioriva nel 1490. Masini fol. 614.
</p><p>Antonio di Donino Mazzieri Fiorentino gran disegnatore, bravo in dipignere cavalli, e paesi; imparò dal Francia Bigio. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 227.
</p><p>Antonio d'Enrico, detto il Tantino d'Alagna, dipinse con gran gusto Paolesco.
</p><p>Antonio da Ferrara Pittore, fece molti belli lavori in Urbino, ed in Città di Castello: fiorì circa il 1500. Vasari par. 1. fol. 114.
</p><p>Antonio dai Monti, così detto perchè abitava nel Rione dei Monti in Roma, nominossi ancora Antonio dai Ritratti, perchè in quelli si portò tanto bene, che Papa Gregorio XIII. si compiacque fermarsi più volte al modello, acciochè col verisimile originale potesse il povero Pittore ajutarsi, onde tutti i Dilettanti cercavano il ritratto del Papa di sua mano: seguì sempre a far ritratti sino agli anni 50. quando circa il 1588. uscendo una mattina di casa fu gettato a terra da una Buffala, la quale lo sottomise, e tanto lo calpestò, che rese l'ultimo respiro. Baglioni fol. 56.
</p><p>Antonio dal Sole, detto dai paesi, i quali pigneva colla sinistra mano, e con la quale ancora scriveva: fu Scolaro dell'Albano, e Padre di Gio: Gioseffo, bel Pittore Guidesco, oggi vivente: Seguì sempre a dipignere paesi, nei quali si ritrova una bella battuta di frasca, siti ameni, e fortezza di colore: morì ottogenario nel 1677.
</p><p>Antonio Domenico Gabbiani Fiorentino scolaro di Vincenzio Dandini, ed in Roma di Ciro Ferri: riuscì con buono colorito, con migliore invenzione, e con massimo disegno in istorie, in paesi, in architettura, ed in animali. Per quanto si vede nell'opere sue, si può dire uno dei principali Pittori della sua Patria: Per il Gran Principe Ferdinando ha dipinto un' Apollo, la caduta dei Giganti, nei mezzanini, mescolata di rilievo, e di colorito a fresco, al Poggio Accajano il soffitto con medaglie attorno alla stanza: nelle Monache d'Annalena il soffitto della Chiesa, similmente con rilievo, e con colorito, ed altre pubbliche, e private operazioni: Ora ha terminato la Cupola di S. M. Mad. dei PP. Cisterciensi, la quale intendo, che sia riuscita perfettamente compiuta, e gradita da tutti gli Amatori delle buone Arti; è nato l'anno 1652. e vive in Patria.
</p><p>Antonio Fantose, Michel Rochetet, Gio: Sanson, Girard Michel Pittori, e Scultori al tempo di Francesco I. Re di Francia: furono eccellenti nei disegni perli Grotteschi, che dipinsero nei Palagi Reali; servirono ancora per i modelli alli smalti di Limoges. Filibien p. 3. fol. 78.
</p><p>Antonio Filarete Scultore Fiorentino, con Simone fratello di Donatello in 12. anni fece le Porte di bronzo di S. Pietro di Roma, per ordine d'Eugenio IV. che fu creato Pontefice l'anno 1431. Dopo tal lavoro fu condot<pb facs="00095" n="71"/>to a Milano dal Duca Sforza, acciocchè facesse i disegni delle fabbriche pubbliche. Scrisse un Libro diviso in tre parti, che tratta delle misure degli edificj, del modo di fabbricare, e delle forme delle fabbriche; tutto il Libro è istoriato di figure, e nell'anno 1464. dedicollo al Magnifico Pietro di Cosimo Medici; ritoruò a Roma, dove d'anni 69. morì, e fu sepolto nella Minerva. Vasari par. 2. fol. 253.
</p><p>Antonio Foler nacque l'anno 1530. visse anni 86. studiò gli Autori Veneziani; lavorò a olio, ed a fresco, in grande, ed in piccolo, ma sempre con poca fortuna. Ridolfi par. 2. fol. 146. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 211.
</p><p>Antonio Franchi nato in Lucca, fu discepolo di Baldassare Franceschini in Firenze. Ha fatto opere belle di vaga maniera, e finite, come si può vedere nella Chiesa delle Monache di S. Stefano, ed in altri luoghi: è nato l'anno 1638. L'anno 1686. fu dichiarato Ritrattista, e Pittore della G. P. Vittoria di Firenze, dove morì nel 1709. Lasciò un Trattato di Pittura M. S.
</p><p>Antonio Gandini Bresciano scolaro di Paolo Veronese in Venezia: si vedono nelle più cospicue Chiese, e Claustri di Brescia opere a olio, ed a fresco di grande eccellenza: s'invaghì poi della maniera de Vanni, e qualche volta la mischiò con la Paolesca: morì questo bravo Pittore in Brescia l'anno 1630. e lasciò Bernardino il figlio, bravo Pittore. Cozzando fol. 110.
</p><p>Antonio Gentili, detto Antonio da Fuenza, fu raro Argentiero, Orefice, e Scultore; servì Principi, e Pontefici, massimamente in Vaticano con lavori di Croci, di Torcieri, di Candelieri storiati con atteggianti figurine, di maschere, di festoni, di animali, e di vivacissime bizzarrie: mancò per risoluzione novagenario, correndo l'anno 1609. e fu sepolto in S. Biagio di Roma: alla sua morte si ritrovarono bellissimi disegni, particolarmente di Fontane. Baglioni fol. 109.
</p><p>Antonio Gherardi Pittore da Rieti, stà scritto al Catalogo degli Accademici Romani l'anno 1674. fu scolaro di Pietro da Cortona: molte opere sue sono per le Case, e Chiese di Roma.
</p><p>Antonio Gerola scolaro dell'Albano.
</p><p>Antonio Giorgetti Pittore Romano, è scritto al Catalogo degli Accademici di Roma nel 1660.
</p><p>Antonio Giusti Fiorentino Pittore di grandissima invenzione, ed universale; dipinse paesi, animali, figure, e storie, e benchè ottogenario, il tutto colorì con forza, e con fondamento: fu discepolo di Cesare Dandini, e si fermò ancora con Mario Balassi. Morì di anni 81. nel 1705. sepolto in S. Lucia dei Magnoli.
</p><p>Antonio Inurea Gentiluomo Genovese, imparò dal Sarezana: fece ritratti mirabili, e divenne intendente perfetto della pittura, e del disegno (per quanto ne scrive il Soprani a fol. 238.)
</p><p>Antonio Labacco Intagliatore delle antichità Romane.
</p><p>Antonio Maria Crespi, detto il Bustino, figlio, e scolaro di Benedetto, fu così ubbidiente alla madre, che mai volle pigliar moglie, per non abban<pb facs="00096" n="72"/>donarla: dei guadagni dell'opere sue, fondò varj legati pii, e lasciò lo studio dei disegni a Pietro Bianchi, detto anch'esso il Bustino.
</p><p>Antonio Maria Fabbrizzi Perugino, bravo frescante Carraccesco: dipinse in molte Chiese di Perugia, dove morì di anni 55. nel 1649. e fu sepolto in S. Francesco. Morelli fol. 158.
</p><p>Antonio-Maria Panico Bolognese scolaro di Dionigio Fiammingo, poi di Annibale Carracci, nella maniera del quale tanto s'internò, che l'opere sue in Bologna, in Roma, ed in Farnefe (dove ammogliato morì) sono state vendute, e credute di mano del Maestro. Malvasia par. 3. fol. 575.
</p><p>Antonio-Maria Vassallo, nacque in Ge nova di onestissimi parenti, i quali l'applicarono allo studio delle belle lettere, d'indi alla pittura, con le direzioni di Vincenzio Malò Pittore Fiaminingo, al quale nel disegno, e nel colorito ben presto uguale divenne: fatto dunque universale nel dipignere figure grandi, piccole, storie, ritratti, animali, quadrupedi, volatili, fiori, frutti, e paesi, per la dolcezza, con cui il tutto dipigneva, non era possibile resistere alle pubbliche, ed alle private comissisioni, che s'affacendavano per tenerlo in continuo esercizio: la complessione però malinconica, e dilicata lo tradì nel più bel fiore di sua età; infermato gravemente, nè conoscendo i Medici il male; gli consigliorono la mutazione dell'aria, e fu Milano, dove giunto, in breve tempo lasciò la vita. Soprani fol. 227.
</p><p>Antonio Meloni Mantovano scolaro del Trevisano in Roma; nel più bel fiore di sua età, quando era in procinto di fare mostra dei suoi assidui studj, con mio grave dolore lo vidi morire in Roma nell'anno Santo passato 1700.
</p><p>Antonio Mini Scultore, ed allievo di Michelagnolo Buonaroti, fu distintamente amato dal Maestro, e donogli una Leda dipinta, che poi vendette per la Galleria Reale di Francia. Borghini fol. 515.
</p><p>Antonio Mondini Pittore Milanese scolaro del Cavaliere Morazzoni. Poche sue opere si vedono in Patria, perchè fu vago di girare il Mondo.
</p><p>Antonio Montefort nobile di Montefort, scolaro di Enrico Assuero, poi di Francesco Floris, lavorò in grande, fu celebre nel dipignere le estremità, franco, e spedito nel bozzare: di anni 49. morì nel 1583. Sandrart fol. 257. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 150.
</p><p>Antonio Moro Ultrajetano discepolo di Gio: Scorelli; nacque nel 1538. e visse 56. anni: fu Pittore di Filippo Re di Spagna, e di Carlo V. i suoi ritratti non li faceva per meno di cento ducati; questi gli fruttarono da' Principi diversi famigliarità, ed annue rendite, con che viveva da Cavaliere. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 59.
</p><p>Antonio Muzio Veneziano seguace del Palma, e di Paolo Fiammingo (per quanto deduce l'Averoldi fol. 44.) dal dipinto, che fece all'Altare di S. Pietro d'Alcantara, nella Chiesa di S: Gioseffo in Brescia.
</p><p>Antonio Orsini Pittore Romano, è scritto al Catalogo degli Accademici di Roma.
</p><p><pb facs="00097" n="73"/>
Antonio Pafio Bolognese frescante di quadratura, con Fulgenzio Mondini figurista, servì l'Altezza Serenissima di Toscana, ed altri Signori.
</p><p>Antonio Pesne figlio di un Pittore di Parigi, pronipote, ed allievo di Carlo de la Fosse: dopo avere travagliato in Parigi, passò a Venezia, dove fece quantità di belli ritratti di Personaggi diversi: non fu impedito però da questo talento, che non facesse conoscere ancora il suo genio nelle storie, che ha ugualmente eseguite con prontezza di pennello, e buon colorito. Passato da Venezia a Roma, fu ricercato dal defunto Re di Prussia, con annuale stipendio, che il Re successore suo figlio tutt'ora gli continua.
</p><p>Antonio Pollajolo Fiorentino, imparò l'arte dell'Orefice da Bertoluccio Ghiberti, e riuscì famosissimo in legare gemme smaltate, fondere bellissime figure, e lavorare diligentissimi bassi rilievi di minute storiette. Ajutò Lorenzo Ghiberti a fare le Porte di bronzo di S. Gio. in Firenze, ed il Deposito di Papa Innoc. VIII. in S. Pietro di Roma. Con l'ajuto di Pietro suo fratello Pittore, e scolaro di Andrea del Castagno, passò alla pittura, e dipinse sino agli anni 72. Morì nel 1498. e fu sepolto in S. Pietro in Vincoli di Roma. Borghini fol. 350. Vasari par. 2. fol. 370.
</p><p>Antonio Raggi Scultore Lombardo, è scritto al Catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1657.
</p><p>Antonio Randa Bolognese, scolaro di Lucio Massari, fu dichiarato Pittore del Serenissimo di Modona, nel 1614. Masini fol. 614.
</p><p>Antonio Rincon nato a Guadalcara vicino a Madrid, fu Pittore del Re Ferdinando il Cattolico, il quale lo creò Cavaliere di S. Giacomo. Butron fol. 121.
</p><p>Antonio Roli nato in Bologna l'anno 1643. Imparò dal Colonna, e si fece pratico nella quadratura, con Gioseffo suo fratello figurista; andava dipignendo la bella Volta della Chiesa di S. Paolo di Bologna, l'anno 1695. quando mancandogli all'improvviso sotto i piedi una tavola, precipitò dal palco, e morì; tal'opera fu seguita da Paolo Guidi, sopra i cartoni d'Antonio suo Maestro: Il Guidi morì a Pisa l'anno 1703.
</p><p>Antonio Rossellini diligentissimo Scultore Fiorentino, come ne da piena fede il Deposito del Cardinal di Portogallo nella Chiesa di S. Miniato, dove gli Angeli, i puttini, e M. V. non sembrano di marmo, ma vivi: quest'opera; perchè fu molto gradita, convennegli farne un'altra simile a Napoli, per la moglie del Duca Malfi, nipote di Papa Pio II. Morì in Firenrenze, in età d'anni 46. Borghini fol. 337.
</p><p>Antonio Rossi Pittore antico in Milano, di cui ai nostri giorni si ritrova in essere nella Chiesa di S. Sebastiano della sua patria un S. Martino usizioso nel sovvenire col proprio manto un poverello. Torre fol. 145.
</p><p>Antonio Sacchi da Como, studiò in Roma; ritornato alla patria dipinse la Cupola di S. Fedele, e pigliando il punto troppo alto, rimasero le figure tanto gigantesche, che oppresso dal dolore, morì l'anno 1694.
</p><p>Antonio Scalvati Bolognese allievo di Giacomo Lauretti, con il Maestro an<pb facs="00098" n="74"/>dò a Roma, e l'ajutò nella Sala di Costantino, entro il palagio Vaticano: d'ordine di Sisto V. lavorò nella Libraria, ed in altri luoghi, da quel Pontefice fabbricati: si diede poi a fare ritratti dei Pontefici, e fu singulare nel ritrarre tutti quelli dei suoi tempi; fu uomo onorato, da bene, e civile. Oppresso dalla podagra, negli anni 63. morì nel 1622. Boglioni fol. 172.
</p><p>Antonio Semini Genovese, nacque l'anno 1485. imparò da Lodovico Brea: lavorò sino alla morte con Teràmo Piaggia; fu padre d'Andrea, e d'Ottavio. Soprani fol. 253.
</p><p>Antonio Tempesta Fiorentino, nacque l'anno 1555. istradato al disegno da Gio: dalla Strada, detto lo Stradano, così presto giunse a segno di perfezione, che nella fecondità dei pensieri, e delle copiose storie, superò il Maestro: datosi poscia all'intaglio, riempì gran parte del Mondo con le sue bellissime stampe, particolarment e di battaglie, e di cavalli, nei quali v' ebbe una felicità singulare: visse anni 75. Baglioni fol. 314. Baldinucci fol. 29.
</p><p>Antonio Travi, detto da Sestri, Stato Genovese, imparò da Bernardo Strozzi, poi da Gofredo Wals Fiammingo gran paesista, che uno al giorno ne perfezionava, durò la sua vita anni 55. e mancò nel 1668. Soprani fol. 241.
</p><p>Antonio Triva nacque l'anno 1626. in Reggio, imparò dal Guerzino, e riuscì Pittore vivace, di grande invenzione, di disegno, e di colorito mirabile, espresse sì bene con la mano sinistra i suoi pensieri sulle tele, che non si quieta lodarlo il Boschini nelle sue rime a fol. 536. Flamminia sua sorella fu anch'essa Pittrice, come a fol. 528. morì il Triva al servigio dell'Elettore di Baviera, l'anno 1699.
</p><p>Antonio Vandych nacque in Anversa l'anno 1599. da padre Mercatante, e da madre riccamatrice, dalla quale ebbe qualche principio del disegno: passò poi alla Scuola di Enrico Balle, d'indi a quella di <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens,</rs> l'opere del quale disegnò con tanta diligenza, e maestria, che poterono servire a quei famosi Intagliatori, che le espressero in rame. Servivasi il Maestro del giovinetto per farsi abbbozzare i proprj quadri, e scoprendo, che s'andava avanzando nel colorito, e nella maniera di lui, per divertirlo dall'impiego, lo consigliò a fare ritratti, nei quali riuscì mirabilissimo, come si può vedere dal suo famoso Libro dei cento ritratti di Principi, di Letterati, di Pittori, di Scultori, d'Intagliatori, e di Amatori diversi delle belle Arti, dato alle stampe d'Anversa. Nell'età di 20. anni scorse l'Italia; si fermò due anni in Roma per studiare sull'antico, e sul moderno, d'indi passò a Firenze, a Torino, ed a Genova, dove si trattenne alcuni anni in casa di Cornelio Vael Pittore suo concittadino. Giunse a Venezia dove fermossi sulle opere di Tizzano, e di Paolo Veronese, e sì franco su quella maniera, e colorito, con questa differenza però, che fu più moribondo nella Carnagione: si servì di riflessi, e di sbattimenti, e dove prefigeva i lumi, usciva fuori a tempo con grazia, e cou<pb facs="00099" n="75"/>forza; non si azzardò molto in opere grandi, conoscendosi in parte mancante d'invenzione, furono però molte quelle, che fece in tele ordinarie, ed in ritratti. Servì a Principi, a Monarchi, e particolarmente in Londra al Re Carlo, che lo creò Cavaliere del Bagno, e teneramente l'amò. Fece diversi ritratti del Re, della Regina, dei Primati del Regno, e altre opere. Ebbe per moglie la figlia d'un Conte d'Irlanda: trattossi sempre alla grande, sì nel vestire, come nel vitto: fu onesto, generoso, di buona grazia, bello d'aspetto, e di tratti nobili. Morì cattolico in Londra, l'anno 1641. e fu sepolto nella Chiesa di S. Paolo. Bellori fol. 253. Soprani fol. 305. Sandrart fol. 297. Depiles. fol. 414.
</p><p>Antonio Vasilacchi, detto l' Aliense, dall'Isola di Milo nell'Arcipelago; fu costui tanto spiritoso, ed imitatore dela maniera di Paolo Veronese, che per gelosia, lo licenziò dalla sua Scuola; perlochè sdegnato diedesi a seguire la maniera del Tentoretto, riuscendo gran disegnatore, Pittore facile, felice, erudito, modesto, e riverito da Principi: cessò dall' operare nel 1629. in età d'anni 73. Ridolfi par. 2. fol. 209.
</p><p>Antonio Vateau nato in Valenzienes andò a Parigi assai giovine, e fatta conoscenza con Claudio Gillot, sopra la maniera di lui si formò interamente la sua propria; cercò di avere luogo nell' Accademia Reale di Roma, alla quale presentò alcune sue opere, che da Carlo de la Fosse, Diretto re in quel tempo dell'Accademia di Parigi, e da tutti i Professori furono applaudite. Antonio Coypel presentemente primo Pittore del Re ebbe piacere di presentarlo, e fu accettato con gradimento, e distinzione. Nelle opere di questo valente Pittore si trova una verità tratta dal naturale, che infinitamente diletta; i movimenti, che dà alle figure, sono scelti; il disegno è corretto, le arie di teste sono bellissime, i panneggiamenti, e le pieghe sono ben disposte, il colorito è buono, con tocco pastoso, e risoluto. il tutto fa campeggiare, o in paesi, che sono mirabili, o servono di fondo ai suoi quadri d' altre invenzioni, che lo fanno comparire degno Pittore, sempre instancabile nello studio del naturale: sono ornati molti Gabinetti dell'opere sue, e molte se ne veggono alle stampe.
</p><p>Antonio Veneziano (così detto dalla lunga dimora in Venezia, per altro fu di nazione Fiorentina) lavorò con tanta diligenza l'opere sue a fresco, che non ebbe punto bisogno di ritoccarle a secco; onde sino al giorno d' oggi si conservano belle, e fresche in Venezia, in Pisa, in Firenze, ed in altre Città: si dilettò assai di chimica, e di medicina, onde è fama fra gli Autori, che egli si dasse alla medicina, e lasciasse i pennelli: l' anno poi 1383. in tempo di pestilenza medicando gl'infermi in Firenze, morì. Vasari par. 1. fol. 123.
</p><p>Antonio Vicentino, detto Tognone, per la grandezza della statura, macinò i colori, e servì un tempo Batista Zelotti, che dipigneva in Venezia; invaghito poi del disegno, lo ricercò dal suo Padrone, e riuscì ragione<pb facs="00100" n="76"/>vole Pittore; ma vedendo, che la fortuna non secondava i suoi desiri, gettò i pennelli, e cinta la spada s'arrollò soldato, e per gli stenti sofferti, mori in età giovanile. Ridolfi par. 2. fol. 231.
</p><p>Antonio Vite da Pistoja scolaro di Gerardo Starnina, dipigneva in Pisa, nel 1403. Vasari par. 1. fol. 138.
</p><p>Antonio Vivarino, e Giovanni fratelli da Murano, impararono da Luigi Vivarino, e con più accomodata maniera lavorarono in luoghi diversi di Venezia; morì l'anno 1440. e fu sepolto in S. Aponale. Ridolfi par. 1. fol. 21.
</p><p>Antonio Viviani, detto il Sordo d'Vrbino (infirmità acquistata dall' umido della calce nel lavorare a fresco) fu scolaro del Barocci: piacque tanto la sua spedita, e vaga maniera a Sisto V. che fece dipignere nella Libraria Vaticana, nella Scala Santa, e nel Palagio Maggiore. Visse molto tempo, e condusse la vita sino all'anno 1616. Baglioni fol. 103.
</p><p>Antonio Zanchi nacque in Este, l'anno 1639. fu scolaro di Francesco Rusca. La Città di Venezia, gode opere bellissime, in particolare la Scuola di. S. Rocco la tavola del contagio, seguito nel 1630. la salute, una storia della Passione; la Scuola di S. Girolamo, il Samaritano, e Figlio prodigo, e tante altre pitture, nelle quali ha fatto conoscere l'alto suo sapere, l'invenzione, la grazia, il colorito, e l'espressione. Sandrart fol. 398.
</p><p>Annunzio Galizzj da Trento celebre Miniatore, ed acclamato per la di lui figlia nominata Fede, che nelle miniature, e nella pittura seguì la maniera dei più bravi Pittori di Milano; fioriva nel 1600. Lomazzo idea del Tempio fol. 163.
</p><p>Arcangelo Aquilini Romano, è scritto nel catalogo degli Accademici di Roma.
</p><p>Arcangelo Resani, di Padre Genovese, e di Madre Regnicola, nacque in Roma l'anno 1670. Imparò il disegno da Gio: Batista Buoncore, ed applicandosi a dipignere animali, riuscì eccellente in quelli. In Siena, in Bologna, in Venezia, nelle Città della Romagna, ed in altri luoghi, diede bellissime prove dei suoi pennelli, non solo per Cavalieri, ma eziandio per i principali Pittori, che non vollero restare privi d'un quadro di quello. La permanenza nelle sopradette Città gli accrebbe il genio alle figure, e fece quadri in grande, ed in piccolo storiati, ed ora ne va concludendo diversi dove dimora: Si diletta ancora di Poesia.
</p><p>Arcangelo Salimbeni Sanese, imparò il disegnare, ed il dipignere da Federico Zuccheri in Roma; instrusse il figlio Ventura, e Francesco Vanni figliastro, amendue per la virtù della pittura creati Cavalieri, come si dirà a suo luogo. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 109.
</p><p>Arduino da Bologna, Bidello del Collegio di Filosofia, e di Medicina, fu Pittore, Intagliatore in legno, e pratico nel conoscere l'erbe; fiorì nel 1515. Masini fol. 15.
</p><p><pb facs="00101" n="77"/>
Arrigo Fiammingo pratico nella pittura giunse in Roma ai tempi di Papa Gregorio XIII. Nel Vaticano, nella Libraria di Sisto V. in S. Maria Maggiore, in Campo Santo, ed in altre Chiese, al olio, e a fresco, con vago finimento compì opere grandiose: morì in detta Città d'anni 78. circa il 1600. Baglioni fol. 77.
</p><p>Arnoldo Donth di Gant in Fiandra fu scolaro d'Antonio Vandych, fatto pratico nella pittura attese alle figure in Roma, ed ai ritratti, nei quali riuscì uguale al Maestro visse timido, e vergognoso ancorchè fusse di bellissima presenza: morì con gran credito adì 3. di Aprile 1665. e fu seppellito in S. Lorenzo in Lucina accompagnato da tutt'i Professori Fiamminghi, ed oltramontani. M. S.
</p><p>Arnolfo di Lapo, overo di Cambio Scultore, ed Architetto, oriondo dal Colle di Valdesa, fu discepolo di Cimabue: nacque l'anno 1232. da Lapo, che fu grande Architetto. Le mura, i molti Palagi, i Campanili, le Chiese, ed i Monasteri di Firenze riconoscono questo Valentuomo per loro Fondatore. Morì in detta Città l'anno 1300. Baldinucci sec. 4. fol. 35.
</p><p>Artemisia Gentileschi Pisana figlia, e discepola d'Orazio, lavorò non solo bellissimi ritratti, ma ancora quadri storiati. Sandrart fol. 192.
</p><p>Arto da Leone, dall'arte del Padre, che lavorava corami, detto Coriario; s'applicò alla pittura sotto Cornelio Engelbert, e con animosità pittorica, affrontò vaste tele, e muri, dipignendovi fatti copiosi della Sacra Scrittura, introducendovi belle architetture, nelle quali aveva gran franchezza: non volle mai far'accordo con alcuno dell'opere sue, se non all' osteria, della quale n'era molto amico; più volte alterato dal vino scorse molti pericoli; finalmente d'anni 66. e di nostra Salute 1564. fu soffocato da un fiume. Sandrart fol. 250.
</p><p>Aselino Olandese scolaro d'Isaja da Velde; fu chiarissimo in dipignere battaglie, animali, e istorie; praticò con Monsù Bamboccio in Roma; vide Venezia, ed Amsterdam, dove lavorò minute storie, e le vendeva a gran prezzo; ivi morì. Sandrart fol. 220.
</p><p>Astoldo Lorenzi Scultore Fiorentino, è nominato dal Lomazzo a fol. 615.
</p><p>Attavante Miniatore Fiorentino, famoso per il diligentissimo Silio Italico, che s'ammira in S. Gio: e Polo di Venezia, descritto dal Vasari nella par. 3. a fol. 270. fiorì circa il 1450.
</p><p>Avanzino Nucci da Città di Castello studiò i bassi rilievi, le statue, e le pitture Romane, poi entrò nella scuola di Niccolò Pomerancio, e ben presto lo servì nell'opere, che dipigneva per i Pontefici di quel tempo: pose le mani quasi in tutte le pitture, che ordinò Papa Sisto V. Nelle Chiese principali di Roma si vedono suoi lavori: s'avanzò sino all'età di 77. anni, e morì nel 1629. Baglioni fol. 300.
</p><p>Aureliano Milani nato in Bologna l'anno 1675. Fu scolaro del Pasinelli, e di Cesare Gennari disegnò quanto si trova in Bologna dipinto dalli Carracci, e con tali studj, ed ammaestramenti si fece franco nel disegnare, e nel<pb facs="00102" n="78"/>dipignere, come ha fatto per il Senato di Marsilia, per il Serenissimo Duca di Parma nelli nove quadroni storiati, e per tanti altri. In oggi stà terminando un quadro d'Altare per la Chiesa, detta la Madonna della Vita in Bologna, nel quale sempre più dà a divedere quanto sia grande la sua virtù nel disegno, e nel colorito. Egli poi è mirabile nei suoi disegni, così bene intesi, finiti, e con tanta pulizia condotti, che ogni Dilettante sospira di possederli. Vive questo savio, e modesto Pittore in Patria.
</p><p>Aurelio Bonelli Musico perfetto, Pittore, e scolaro dei Carracci. Malva sia par. 3. fol. 417.
</p><p>Aurelio Bussi da Crema scolaro di Polidoro, e di Maturino, fu molto lodato da Raffaello d'Urbino. Soprani fol. 221.
</p><p>Aurelio Lomi fratello uterino d'Orazio Gentileschi, Pittore Pisano; imparò da suo Padre Gio: Batista. Fu molto gradito in Genova. D'anni 58. morì nel 1622. Soprani fol. 318.
</p><p>Aurelio Luini Milanese figlio, e scolaro di Bernardino: dimostrò grande spirito nel dipignere, particolarmente la facoiata della Misericordia, lungo il corso di Porta Comasina, dove in poco spazio dipinse gran quantità di figure, per forza di quell'arte, con la quale parve esser nato fondato notomista; v'è pure una graziosissima prospettiva, e bellissimi chiaroscuri; che chiudono opera sì bella. Nella Metropolitana, ed in altre Chiese si vedono opere sue. Lomazzo Idea del Tempio fol. 163.
</p><p>Aurelio Passarotti Bolognese figlio, e discepolo di Bartolomeo: ebbe più genio a miniare, che a dipignere; tirava impareggiabilmente di linee, e disegnava con un gran fondamento, e con pulizia le fortificazioni: passò all'Imperio, e fu accolto da Ridolfo II. ma abusandosi di tante grazie compartitegli da quella Maestà, si meritò, per sette anni, un fondo di torre, dal quale fu estratto per accudire a certi disegni di fortificazione, e dopo con buona rimunerazione rimandato alla Patria. Chiamato a Roma da Clemente VIII. per assistere a certe fabbriche; là giunto, aggravato dalle indisposizioni cagionategli dai disagi delle carceri, se ne morì. Malvasia par. 2. fol. 239.
</p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
BAccio Baldino Intagliatore in rame, lavorò gran tempo coi disegni di Sandro Botticelli. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 300.
                </p><p>Baccio Bandinelli Fiorentino, imparò il disegno da suo Padre Orefice, e la scultura da Francesco Rustico; disegnò sì egregiamente a penna, che varj dei suoi pensieri passarono per mano d'Agostino Carracci. Con le sue belle statue, e bassi rilievi servì Principi, Pontefici, e Re, di modo tale, che Carlo V. lo creò Cavaliere visse 72. anni, e morì nel 1559. insegnò la scultura a Clemente suo figlio, e quando era in posto di salire alla gloria, mor<pb facs="00103" n="79"/>te immatura lo rubò al Mondo. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 422.
                </p><p>Baccio Ciarpi Fiorentino allievo di Sante di Titi, e singulare Maestro del famoso Pietro Berrettini, detto da Cortona, dipinse opere varie.
                </p><p>Baccio d'Agnolo Fiorentino Intagliatore, Intarsiatore, ed Architetto; molti suoi lavori sono sparsi per i Palagi, e per le Chiese di Firenze: visse anni 83. morì nel 1543. lasciando Domenico, Filippo, e Giuliano suoi figli Intagliatori, ed Architetti. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 284.
                </p><p>Baccio del Bianco Pittore, e famosissimo Ingegnero, passò in Ispagna al servigio di Filippo IV. ed in materia di machine fece cose, che parvero sopra l'essere naturale. Morì in Madrid d'anni 60. circa il 1660.
                </p><p>Baccio da Montelupo Scultore, visse 88. anni, e morì circa il 1533. Raffaello gli fu figlio, e superò l'opere del Padre. Nella Santa Casa di Loreto terminò l'opere lasciate imperfette dal Sansovino. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 132.
                </p><p>Baccio della Porta: vedi Fra Bartolomeo di S. Marco.
                </p><p>Baccio Gotti Fiorentino scolaro di Ridolfo Ghirlandajo, andò in Francia, e servì Francesco I. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 10.
                </p><p>Baldassare Bianchi Bolognese scolaro del Paderna, poi d'Agostino Metelli, dal quale n'ebbe una figlia in consorte: nel suo mestiere di quadratura, e di prospettiva servì i Serenissimi di Mantova, e di Modona, dove morì d'anni 65. e di nostra salute 1679.
                </p><p>Baldassare Carrari Pittore Ravennate, con Matteo suo figlio dipinse il terzo Altare a mano destra nell'entrare, che si fa nella Chiesa di S. Domenico di Ravenna: l'opera, per essere una delle prime dipinta a olio in quella Città fu molto gradita, e da Papa Giulio II. stimata di bellezza al pari di quelle di Roma. Fabri fol. 93.
                </p><p>Baldassare Croce Bolognese scolaro d'Annibale Carracci, lavorò in Roma nel Vaticano, nel Laterano, nella Sala Clementina, e nelle Chiese più cospicue. S'affaticò sino agli anni 75. e morì 1638. in Roma. Baglioni fol. 297. Malvasia part. 3. fol. 527.
                </p><p>Baldassare Franceschini da Volterrà, e però detto il Volterrano, fu discepolo di Matteo Rosselli; studiò l'opere del Correggio, ed altre della Lombardia; con eccellenza ridusse a fine glorioso i quattro operoni di bellissimo impasto, e di vaga maniera nella Villa, detta Petraja; tre Cupole nella Santissima Nunziata, ed una in S. Croce, che supera tutte l'altre; dell' opere sue ne sono sparse molte per i Palagi di Firenze, oltre le tante mandate in diversi Paesi. Visse 78. anni, e morì nel 1689. M-S.
                </p><p>Baldassare Galanino, detto degli Aloisj, Bolognese, parente, e scolaro del Carracci, sotto i quali riuscì pratico Disegnatore, e Pittore. In Roma provando avversa fortuna si diede a fare ritratti, e fu mirabile in quelli. Sessagenario cessò di vivere nel 1638. Gioseffo Garlo il figlio con le paterne direzioni riusciva gran Pittore, se la morte, di 30. anni, non lo portava all'altra vita. Malvasia par. 4. fol. 133.
                </p><p><pb facs="00104" n="80"/>
Baldassare Gherbier nacque in Anversa l'anno 1592. Per dipignere a gomma sopra le membrane fu Valentuomo; consumò molti anni in Italia, giunse a tanta perfezione coi suoi lavori, che fu chiamato dal Re Bretanico in Inghilterra: ebbe gran pratica nell'agire, e portare negozj rilevanti: fu onorato del titolo Equestre; e per molti anni fu Residente in Brusselles per quella Regia Maestà. Sandrart fol. 310.
                </p><p>Baldassare Lancia da Urbino creato di Bartolomeo Genga, attese al disegno, poi s'esercitò nelle fortificazioni per le Città di Lucca, di Siena, e di Firenze. Vasari par. 3. fol. 504.
                </p><p>Baldassare Marcy di Cambrai fu Scultore, e lavorò molte cose; sono di lui, e di Gasparo suo fratello maggiore li due Cavalli, e li due Tritoni, che si vedono a Versaille in una delle nicchie della Grotta d'Apollo: queste quattro figure sono disposte in tal maniera, che formano all'occhio un dilettevolissimo contrasto per tutte le loro parti, a cagione delle differenti attitudini. Baldassare morì Professore della Reale Accademia nel 1674. Filibien par. 4. fol. 219. vedi Luigi Guerin.
                </p><p>Baldassare Poruzzi Sanese, fu disposto dalla natura per essere Pittore, ed Architetto; varj Palagj, e Chiese si fabbricarono con suo disegno nelle Città di Siena, di Firenze, di Bologna, e di Roma, adornandole ancora con bellissime pitture di sua mano, molte delle quali si vedono alle stampe, e fra le altre il bellissimo Presepe intagliato in quattro fogli da Agostino Carracci. Meritò da Clemente VII. essere dichiarato Ingegnero di Firenze, e di Siena. Non senza sospetto di veleno morì in età di 55. anni nel 1536. e con pianto universale fu sepolto nella Rotonda di Roma, vicino a Raffaello d'Urbino. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 143.
                </p><p>Barabino Pittore Genovese, a olio, e a fresco dipinse in Milano nel Monistero dei Bocchetto, al Corduce, e nella Chiesa di S. Girolamo. Torre fol. 76. 244.
                </p><p>Barbara Burini nacque in Bologna nel dì 3. di Decembre 1700. da Antonio Pittore. Questa più dalla natura ammaestrata nel disegno, che dagl'insegnamenti del padre, di nascosto di quegli principiò, ancor bambina, a copiare alcune stampe, ed accostare la mano ai pennelli, coll'esprimere sopra le tele le sue idee, le quali scoperte dagli amici, e dag l'intendenti, animarono il padre a secondare il genio della figlia, col prestarle le dovute direzioni. Principiò dunque a copiare, alcuni quadri, i quali condusse con buono impasto di colori, a misura degli originali, e conformi all'esatto contorno di quelli. Invitata a fare i ritratti di belle Dame, non iscansa l'impegno, e li termina con tanta somiglianza, e li adorna con sì vaga bizzarria di abbigliamenti, che sono sommamente graditi. Di proprio capriccio fece alcune divote Immagini per piacere ai parenti, e agli amici: terminò quattordeci quadretti storiati, che esprimono in diverse maniere la portata della Croce al Calvario da Gesu Cristo, e si vedono nella Chiesa di S. Paolo in Monte, fuori di Bologna, Padri Minorj osservan<pb facs="00105" n="81"/>ti Riformati di S. Francesco, i quali servono per la nuova divozione, intitolata Via Crucis. Fecondi il Cielo sì belli principj, e doni alla novella Pittrice sempre più gloriosi avanzamenti nell'arte, per rinovare alla Città di Bologna le gloriose memorie di tante altre Donne Bolognesi, che adornarono, col disegno, la sempre Felsina Pittrice.
                </p><p>Bartolet Flamel di Liegi fu professore nella Reale Accademia di Parigi. Un quadro da lui dipinto si vede nella Volta della camera di S. M. nell' Appartamento alto delle Tullerie. Morì Canonico di Liegi. Filibien par. 4. fol. 220.
                </p><p>Bartolomeo Ammannati Pittore, Scultore, Architetto, e Scolaro di Baccio Bandinelli, poi in Venezia del Sansovino. Nacque in Firenze nel 1511. Servì in Roma i Pontefici Paolo III. Giulio III., e Gregorio XIII. nelle sculture, ed in architetture diverse, in particolare nel disegno del Collegio Romano: in Firenze servì Cosimo I. in varie commissioni, e nei Ponti dell'Arno atterrati da un'impetuosa fiumana l'anno 1577. come pure seguì nel 1269. Fu uomo sopramodo caritatevole, e divoto: visse 82. anni: stà sepolto in S. Giovannino di Firenze al suo Altare: Laura Battiferri sua consorte fu celebre Poetessa, che diede alle stampe opere Toscane, stampate nel 1560. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 1.
                </p><p>Bortolomeo Bassi Genovese Pittore, e Prospettivista, scolaro di Gio: Andrea Ansaldi; ebbe una maniera dolce, accordata, e vaga; ornava i quadri degli altri di colonnati, d'anticaglie, o d'architetture. Per inalzare teatri, ritrovare invenzioni, e bizzarrie sceniche, o carnovalesche era unico; morì in età virile. Soprani fol. 221.
                </p><p>Bartolomeo Bimbi Fiorentino discepolo di Lorenzo Lippi, si diede a fare fiori. Egli apprese tal maniera da Angelo Gori, ed in fatti riesce molto vago, e verisimile, lavora ancora di figure, e vive in patria: è nato l'anno 1648. M. S.
                </p><p>Bartolomeo Biscaino Genovese figlio, e scolaro di Gio: Andrea nel disegno, e nel colorire di Valerio Castelli; invidiosa la morte levò dal Mondo questo bello spirito, e gran disegnatore, non ancor giunto al quinto lustro l'anno 1657. Soprani fol. 203.
                </p><p>Bartolomeo Boham Intagliatore di Norimberga, lavorò con Marcantonio Raimondi. Marcò le sue stampe con due B. B. come si dirà.
                </p><p>Bartolomeo Bologhini Sanese scolaro di Pietro Laurati, dignissimo discepolo di Giotto: fiorì nel 1530. Vasari par. 1. fol. 63.
                </p><p>Bartolomeo Bonasio Modonese Scultore, Ingegnero, Maestro di tarsia, e di prospettiva vivrà glorioso, sinatantochè duraranno le sedie del Coro dei Reverendi PP. Agostiniani, e Domenicani di Modona, nelle quali in trodusse animali, figure, prospettive, ed arabeschi di singulare disegno. Vidriani fol. 26.
                </p><p>Bartolomeo Bozzati scolaro di Tiziano, lavorò nei musaici di S. Marco.
                </p><p>Bartolomeo Bramantino Milanese Pittore. Architetto, e primo splendore<pb facs="00106" n="82"/>del disegno, del colorito, e dell'Architettura, in quei tempi bassi, nei quali si lavorava allo scuro. Dipinse in Roma per Papa Niccolò V. alcune stanze, dopo di che ritornò a Milano, dove dipinse opere varie, disegnò, e misurò le Antichità di Lombardia, e di quelle compose un bel Libro. Con suo disegno erano, e sono ancora in essere molte Fabbriche in Milano. Fioriva nel 1440. Dai suoi disegni imparò Bramante, che fu Architetto famoso. Alcuni Autori furono in errore, che Bramantino venisse da Bramante, o per parentela, o per educazione d'insegnamenti, quando si sà, che Bramante fu di cognome dei Lazzari, e da Urbino, e nacque in quel tempo, che Bramantino era morto, ovicino a morire. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 19.
                </p><p>Bartolomeo Cavarozzi Viterbese, detto dei Crescenzi, perchè in Roma fu accolto da quei nobilissimi Mecenati, acciochè studiasse le belle opere antiche, e moderne, seguì la maniera del Cavalier Pomerancio, e si diportò eccellentemente bene, come nelle pubbliche opere di Viterbo, e nelle private di Roma si vede; ma in età giovanile mancò nel 1625. Baglioni fol. 186.
                </p><p>Bartolomeo Centogatti da Urbino Pittore, Scultore, Architetto, ed Inventore dei Baluardi; è riferito dal Lomazzo fol. 683.
                </p><p>Bartolomeo Cesi Bolognese, di scolaro di Grammatica, giunse ad esserne Maestro; franco nello scrivere adornava i caratteri di bizzarri arabeschi, e di figure cifrate, le quali vedendo il Pittore Nosadella, lo consigliò entrare nella sua Scuola, e prontamente l'ubbidì. Vide l'opere del Tipaldi, dei Passarotti, e di altri, e sopra quelle si fece una maniera aperta, vaga, e colorita, che piacque, e dilettò la Nobiltà di Bologna, ed i Pontefici di Roma: comparve molte volte in pubblico a competenza dei Carracci; fu uomo di gran cuore; si trattò alla grande; visse anni 79. e morì nel 1655. Malvasia par. 2. fol. 317.
                </p><p>Bartolomeo Coriolano da Bologna, intagliò in legno l'opere di Guido Reni, e le dedicò a Papa Urbano VIII. il quale lo gratificò col titolo di Cavaliere di Loreto, con annua entrata: Gio: Batista il fratello fu anch'egli Intagliatore, e Teresa la figlia Pittrice. Malvasia par. 2. fol. 130.
                </p><p>Bartolomeo da Bologna famosissimo Miniatore, morì nel 1514. Masini fol. 616.
                </p><p>Bartolomeo da Forlì scolaro di Lorenzo Costa: e riferito dal Malvasia.
                </p><p>Bartolomeo Gagliardi nacque in Genova l'anno 1555. fu chiamato lo Spagnoletto, perchè qualche tempo cogli Spagnuosi fu nell'Indie: disegnò costui con maniera risentita, e Michelagnolesca, e dipinse a olio, e a fresco, con gran diletto, intagliò all'acqua forte; fu umore fantastico; guadagnò molti danari, ma il giuoco lo rese meschino; cadde da un ponte mentre lavorava, e morì nel 1620. Soprani fol. 52.
                </p><p>Bartolomeo Gangiolini da Fano Accademico di Pietro Facini, è riferito dal Malvasia.
                </p><p><pb facs="00107" n="83"/>
Bartolomeo Genga da Urbino figlio, e scolaro di Girolamo; praticò col Vasari, e coll'Ammannati; riuscì Pittore, Scultore, Architetto, ed Ingegnero: servì in Malta quel Gran Mastro, e quei Cavalieri piansero la morte di lui, seguita nel 1558. in età di 40. anni. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 500.
                </p><p>Bartolomeo Kilian d'Augusta, intagliò in grande, e dipinse ritratti. M. S.
                </p><p>Bartolomeo Ligozio nipote del famoso Jacopo, fu eccellentissimo in dipignere fiori, con somma dilicatezza, e finimento; visse sino agli anni 75. M. S.
                </p><p>Bartolomeo Lotti Bolognese scolaro del Viola, dipinse bellissimi paesi, conil gusto Carraccesco. Malvasia par. 4. fol. 132.
                </p><p>Bartolomeo Luini Milanese Pittore citato dal Lomazzo.
                </p><p>Bartolomeo Manfredi Mantovano scolaro del Cav. Pomerancio: tutto applicato a seguire la maniera del Caravaggio, tanto ne fece di profitto, che l'opere copiate da quello, o le inventate di propria idea, sono similissime di contorni, di ciere, di pieghe, e di colorito; terminò i suoi giorni in Roma in età giovanile. Baglioni fol. 158.
                </p><p>Bartolomeo Marescotti Bolognese, allievo di Guido Reni, sopra il quale aveva un alto dominio, facendogli finire a capriccio i quadri, o per copiarli, o per servire quelli amici, che più liberalmente lo regalavano: morì di contagio l'anno 1630. Malvasia par. 4. fol. 44.
                </p><p>Bartolomeo Montagna, col fratello Benedetto, dipinse sulla maniera dei Bellini nella sua Città di Vicenza opere varie, e fiorì circa il 1500. prevalse però Bartolomeo a Benedetto. Ridolfi par. 1. fol. 91.
                </p><p>Bartolomeo Morelli da Pianoro (Stato Bolognese) e però detto comunemente il Pianoro, fu scolaro dell'Albano, e dipinse in pubblico, ed in privato con ottimo gusto.
                </p><p>Bartolomeo Murillio Nobile di Siviglia, imparato, che ebbe il disegnare, e il dipignere, viaggiò per l'Indie Occidentali, poi in Ispagna, dove servì quel Re, e principali Baroni; girò a Roma, dove fu stimato un novello Paolo Veronese nella maniera, nel colorito, nella erudizione, e nell' invenzione. Morì l'anno 1682. Sandrart fol. 397.
                </p><p>Bartolomeo Neroni, detto Mastro Riccio Sanese, fu scolaro, e Suocero di Gio: Antonio da Vercelli; oltre la Pittura attese ancora all'Architettura, e l'opere sue furono intagliate in rame da Andrea Andriani Mantovano. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 76.
                </p><p>Bartolomeo Palombo allievo di Pietro da Cortona, dipinse il Transito di S. Gioseffo nella Chiesa dedicata a detto Santo in Roma, ed una S. Maria Maddalena de'Pazzi nei Padri Carmelitani di S. Martino dei Monti. Titi fol. 174. e fol. 219.
                </p><p>Bartolomeo Passarotti Bolognese fu capodi quella Scuola Passarottesca, che fiorì in Tiburzio, in Aurelio, in Passarotto, ed in Ventura suoi figli, e tutti Pittori, ed in molti altri, ai quali piacque quel modo facile, grandioso, e ben colorito; dipinse gran quadri per le Chiese, e per i Palagi: fiorì nel 1578. Malvasia par. 2. fol. 237.
                </p><p><pb facs="00108" n="84"/>
Bartolomeo Ramenghi da Bagnacavallo, e però comunemente detto il Bagnacavallo. Nel Bumaldi, ritrovo, che fu Scolaro di Raffaello d'Urbino; diede in una maniera grandiosa, e ben tinta, che piacque molto a Lodovico Carracci. Fiorì nel 1542. Bartolomeo il giovine fu nipote del primo: non arrivò a quel gran fare, dipinse però di buon gusto: fu scritto al catalogo dei Bolognesi Pittori l'anno 1578. Gio: Battista, e Scipione amendue Pittori dei Ramenghi furono suoi Cugini, e dipinsero con forte maniera. Il Malvasia nella par. 2. fol. 137. confuta il Vasari, che ebbe basso concetto dei Ramenghi.
                </p><p>Bartolomeo Ridolfi Veronese grande Stuccatore, ed Architetto per la Polonia, e per l'Italia.
                </p><p>Bartolomeo Schidone Modonese scolaro d'Annibale Carracci, fu studioso, ed innamorato dell'opere del Correggio; così bene imitò quello stile, che le sue pitture furono ricercate da varie parti del Mondo. Dal Serenissimo Duca Ranuzio di Parma gli fu fatto dono d'un bel Podere, e data a godere ottima abitazione; e creato Pittore primario: giocava volentieri, onde l'anno 1616. in una notte avendo giocato 800. scudi morì di dolore. Vidriani fol. 108. Scanelli cap. 27. fol. 333.
                </p><p>Bartolomeo Spranger nacque in Anversa l'anno 1546. variando paesi variò Maestri, e più di 30. se ne raccontano, sotto i quali, o poco, o assai fermossi: il suo operare fu caro al S. Pontefice Pio Quinto, ed a Ridolfo II. Imperadore, il quale alla presenza della Corte gli cinse la spada, e la collana d'oro, dichiarandolo Nobile. Da tutti i Primati della Germania ricevette onori, e nobili trattamenti; disegnò mirabilmente molte opere sue, e d'altri, e le diede alle Stampe. Morì in vecchiaja. Baldinucci fol. 254. Sandrart fol. 269.
                </p><p>Bartolomeo Torre Nobile Aretino, scolaro di Gio. Antonio Lappoli, ed in Roma di D. Giulio Clovio: oltre il miniare, si dilettò di disegnare Notomie, ma oppresso dal continuo fetore, circa il 1554. morì in età di 25. anni. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 388.
                </p><p>Bartolomeo Vivarini da Murano imparò dagli altri Vivarini suoi antecessori: morì nel 1476. Ridolfi pars. 1. fol. 20.
                </p><p>Altri nomi di Bartolomeo, vedi Bortolo.
                </p><p>Bastianello Florigorio discepolo di Pellegrino da S. Daniello, dipinse in Udine sopra l'Altare maggiore di S. Giorgio una B. V. in aria, con infinito numero d'Angeli, che in varie attitudini la circondano: sotto v'e un bellissimo paese con i Ss. Gio: e Giorgio sopra un cavallo armato, che con lancia uccide il dragone: nel S. Giorgio ritrasse se stesso; altre fatture si vedono di sua mano, ma sono un poco crude, e di maniera tagliente; visse circa 40. anni. Vasari par. 3. lib. 1 fol. 189.
                </p><p>Bastiano, detto Aristotile, perchè nel rendere conto dell'opere sue, o degli altri Maestri parlava con modo grave, sentenzioso. ed aveva una fisonomia da Filosofo: nacque in S. Gallo (Stato Fiorentino) fu scolaro di Pie<pb facs="00109" n="85"/>tro Perugino, poi studiò dalli cartoni del Buonaroti; riuscì Pittore, Architetto, e Prospettivista: gli anni di sua vita furono 70. morì nel 1551. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 532.
                </p><p>Bastiano da Montecarlo fu scolaro di Rafaellino del Garbo.
                </p><p>Bastiano Galeotti è nato in Firenze l'anno 1675. ivi ha imparato da Alessandro Gherardini, ed in Bologna nella fiorita scuola di Gio: Gioseffo dal Sole ha cercato migliore perfezione. Il suo pennello è spedito, facile, spiritoso, e di buon' impasto, sì a olio, come a fresco, come ha fatto vedere in varie Chiese di Parma, ed in altri luoghi, dove sempre è in opera.
                </p><p>Bastiano Mainardi da S. Giminiano scolaro, e cognato di Domenico Ghirlandajo Fiorentino, lavorò quasi sempre col Maestro. Vasari par. 2. fol. 569.
                </p><p>Bastiano Ricci Scolaro di Federico Carvelli Pittore Milanese: è nato in Cividal di Belune, l'anno 1660. Egli è spedito, franco, spiritoso, di bel colore, e di vaghe attitudini; ha lasciato molte belle memorie nei luoghi pubblici, e privati di Milano, di Pavia, di Parma, di Bologna, di Vienna, e di Venezia, dove ora dimora.
                </p><p>Bastiano Torreggiani Bolognese, scolaro in Roma di Fra Guglielmo della Porta: ebbe il carico dalli Pontefici Gregorio XIII. e Sisto V. della Fondaria della Camera Appostolica; gettò in bronzo Cherubini, Statue, Croci, Candelieri, ed arabeschi per le principali Basiliche; fu l'Inventore delle forme di gesso per gettare facile, spedito, e con utile dei Professori: mancò in Roma, l'anno 1596. Baglioni fol. 323.
                </p><p>Altri nomi di Bastiano, vedi Sebastiano.
                </p><p>Batista del Cavaliere, così detto, perchè scolaro del Cav. Baccio Bandinelli, per altro fu il nome suo, Gio: Battista di Domenico Lorenzi Scultore: le prime fatture, che fece, furono le quattro Stagioni mandate in Francia, ed un Fonte in Ispagna: in Firenze sua patria lavorò nel Sepolcro del Buonaroti, facendovi la statua, che rappresenta la Pittura; ed il ritratto di Michelagnolo: in Campidoglio di Roma vi sono sue manifatture, come pure in altri luoghi: nacque l'anno 1528. e di 55. operava (come dice il Borghini fol. 598.)
                </p><p>Batista del Moro Veronese, così detto, perchè scolaro di Francesco Torbido, detto il Moro; ebbe una figlia del Maestro in consorte, e fu erede dello Studio di lui; insegnò al figlio Marco, che lo servì quasi in tutte l'opere, che dipinse: fiorì nel 1560. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 264. Ridolfi par. 2. fol. 115.
                </p><p>Batista Franco Veneziano, studiò, e copiò l'opere del Buonaroti, massimamente il famoso Giudizio universale; fu celebre disegnatore; compose un Libro di tutte le Statue, e dell'Antichità Romane, con eccellenza disegnate; intagliò in rame, e l'opere sue furono da altri Intagliatori date alle stampe; morì l'anno 1561. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 38.
                </p><p>Batista Gauli, detto in Roma Bacciccia, nacque in Genova l'anno 1658. ivi imparò dal Burgonzone, ed in Roma dal Cav. Bernini; fatto spiritoso nel<pb facs="00110" n="86"/>disegno, bizzarro nell'invenzione, gradito nel colorito, s'aprì la via alla gloria coi disegni per certi mosaici in Vaticano, con le pitture nelle Chieledi S. Francesco a Ripa, di S. Agnese in Piazza Navona, della Minerva, di S. Marta, di S. Niccola da Tolentino, di S. Andrea a Monte Cavallo, della Maddalena, e con la Tribuna all'Altare maggiore del Gesu, rappresentante la visione dell'Agnello immaculato; ma con più maestria, e franchezza comparve nel mezzo della volta di detta Chiesa, in cui espresse il Cielo, e l'Inferno, che si genuflettono al nome di Gesu, ed in fatti quei figuroni infernali pare propriamente si precipitino dalla Volta: con quest'opera diede gran gusto alla Città di Roma, nella quale morì l'anno 1709.
                </p><p>Batista Naldini Fiorentino, nacque l'anno 1537. Principiò nella scuola del Pontormo a sbizzarrirsi nel disegno, poi in quella d'Angelo Bronzino a sfogarsi nel colorito: si fece da se una maniera facile, tinta di vaghi colori, e copiosa di figure ben disposte, e meglio espresse. D'anni 47. nelle pubbliche Chiese di Roma, di Firenze, di Pistoja, e di Palermo, aveva lavorato 44. Tavole, oltre molte private, e sono tutte nominate dal Borghini a fol. 613. Vasari p. 3. lib. 2. fol. 279.
                </p><p>Batista Zelotti Veronese condiscepolo di Paolo, e scolaro del Badile: fu abbondante di pellegrini pensieri, e di copiosi capricci, vago, risoluto, franco, facile, ed universale Pittore; nel Gran Consiglio; nella Libraria di Venezia, e nel 1570. al Catajo fece stordire i Professori, con gli operoni Democratici, Aristocratici, e Monarchichi, che dipinse coi fatti illustri della Nobilissima Famiglia Obici, e con altre studiose fatiche, dalle quali oppresso, d'anni 60. gloriosamente partì dal Mondo. Ridolfi par. 1. fol. 350.
                </p><p>Batistino Grati è nato in Bologna l'anno 1678. questo spiritoso, e modesto Pittore nella scuolla di Gio Gioseffo dal Sole, diede sempre grande speranza di dovere riuscire Valentuomo, mentre dalle primizie pubbliche, e particolari, con grazia, e con vaghezza dipinte, si vede, che segue il nobile stile del suo amato Maestro, che in oggi l'ha fatto più volte comparire in varie Chiese, e Palagi di Bologna, e di altre Citta, con gloria, ed onore.
                </p><p>Beato Giovanni da Fiesole Domenicano: fatto dimestico, e Pittore di Niccolò V. dipinse la Cappella, in cui il Pontefice celebrava, e miniò molti Libri da Coro: diede arie sì belle alle Immagini di Maria Vergine, delle Sante, e dei Santi, che meritamente riportò il nome di PITTORE ANGELICO: ricusò i governi della Relig one, e l'Arcivescovado di Firenze; visse santamente, e d'anni 68. nel 1455. volò alla gloria eterna. Vasari par. 2. fol. 265.
                </p><p>Beato Lodovico Morbioli Bolognese Intagliatore in legno, in osso, ed in altre materie: fiorì nel 1483. morì d'anni 53. e fu sepolto in S. Pietro di Bologna.
                </p><p><pb facs="00111" n="87"/>
Becerra Pittore, e Scultore famoso nelle Spagne, di cui l'opere si veggono nella Chiesa delle Scalze a Madrid. Butron fol. 122.
                </p><p>Belifario Correnzio illustre Pittore Napolitano: in S. Paolo Maggiore di Napoli diede alte prove del suo sapere, ed in altri luoghi. Sarnelli fol. 100.
                </p><p>Benedetto Bandiera Pittore Perugino, viveva nel 1650. dipinse a olio, e a fresco sulla maniera Baroccesca. Si stima discendente dal Cavaliere Vanni.
                </p><p>Benedetto Bonfiglio Perugino, vago, e diligente Pitttore, molto stimato dai Principi, e dai Pontefici, per i quali dipinse in Vaticano: non ebbe in quei tempi, che fioriva (cioè nel 1513.) alcuno che lo superasse nei finimenti delle figure, e nei belli paesi. Vasari par. 2. fol. 404.
                </p><p>Benedetto Brandimarte Lucchese l'anno 1592. fu chiamato a Genova dal Principe Doria, acciochè dipingesse in S. Benedetto. Soprani fol. 299.
                </p><p>Benedetto Caliari fratello minore del famoso Paolo Veronese, riuscì celebre in operoni copiosi, come nelle Sale Ducali di Venezia si può vedere; fu franco nell'architettura, forte nel colore, ed aggiustato nella storia: sopravisse a Paolo, scampando la vita 60. anni, e lasciando, nel 1598. Gabbriello fratello di Carletto suoi nipoti buoni Pittori. Ridolfi par. 1. fol. 340. Baldinncci.
                </p><p>Benedetto Caporali, detto il Bitti Perugino, scolaro di Pietro Perugino: esercitossi nella pittura, e molto più nell'architettura, dipignendo non solo molte opere, ma comentando Vitruvio in quel modo, che ogn'uno vede alle stampe; in tali studj ammaestrò Giusio suo figlio. Fiorì circa il 1500. Vasari par. 2. fol. 420.
                </p><p>Benedetto Crespi, detto il Bustini, Pittore Comasco, lavorò con forte, e con elegante maniera; insegnò l'arte ad Antonio Maria suo figlio. M-S.
                </p><p>Benedetto da Majano Scultore, attese nei primi tempi, a lavorare di tarsia, facendo prospettive, fogliami, figure, armarj, scrigni, e casse; perlochè fu chiamato in Ungheria, ed in altri luoghi; annojato da quest'arte, passò a maneggiare i scarpelli sotto Giuliano da Majano suo Zio, e ritrovò tanta franchezza, e facilità nello scolpire, che ebbe l'ingresso nel Ducale Palagio, e nelle Chiese di Firenze; intagliò bellissimi Crocefissi di legno, e lavorò d'architettura; compì gli anni 54. terminando i suoi giorni nel 1498. e fu sepolto in S. Lorenzo di Firenze. Borghini fol. 353. Vasari par. 2. fol. 380.
                </p><p>Benedetto da Rovazzano Architetto, e Scultore, traforando marmi, lavorò bellissime storie in grande, ed in piccole figure a competenza del Sansovino, e di Baccio Bandinelli; fu condotto in Inghilterra per servigio Reale: di marmo, e di bronzo fece opere lodatissime. Circa l'anno 1550. perdette la vista, con sommo dolore dell'arte, e poco dopo morì. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 129.
                </p><p>Benedetto Gennari Bolognese, nacque l'anno 1633. fu scolaro, e nipote del famoso Guercino da Cento; per le sue rare virtù, e qualità servì Carlo II. in Inghilterra, e con titolo di Pittore Primario il Re Giacomo,<pb facs="00112" n="88"/>ed in Italia per Principi diversi dipinse opere degne dei suoi eruditi pennelli; Morì l'anno 1715. sepolto nella Chiesa di S. Niccolò degli Alberi.
                </p><p>Benedetto Ghirlandajo Fiorentino fratello, e scolaro di Domenico, andò in Francia, dove esercitossi nella Milizia, nella Pittura, e nel Mosaico; ritornò in Patria, con molti privilegi, e doni riportati da quella Reale Maestà. D'anni 50. passò a vita migliore, sepolto in S. Maria Novella. Vasari par. 3. lib. fol. 24.
                </p><p>Benedetto Luti nacque in Firenze l'anno 1666. imparò il disegno da Antonio Domenico Gabbiani, poi in Roma dalle statue, e dalle più preziose pitture: compiuti gli studj, si diede con franchezza a tignere di vaga maniera quadri storiati, avanzandosi cotidianamente alla gloria; vive ta Roma, dove ha scuola del nudo, e del disegno. E' stato creato Cavaliero dall'Arcivescovo di Magonza: ha dipinto d'ordine di N. S. il Profeta Isaia nella Basilica di S. Gio: Laterano.
                </p><p>Benedetto Massou Scultore, nato a Richelieu, apprese il buon gusto dello scolpire sullo studio delle Statue, che il Cardinale di Richelieu, di chiarissima memoria, aveva fatto collocare nel suo Palagio: andato quindi a Parigi, ivi travagliò con distinzione per Luigi XIV. il Grande. Morì Professore dell'Accademia Reale di Pittura, e di Scultura, li 8. Ottobre 1684. d'anni 51. Lasciò un Figlio, che allevò egli stesso nell'Arte, e che altresì è dell'Accademia, e si acquista credito, e riputazione, coll'eccellenza del suo operare.
                </p><p>Benedetto Montagna Vicentino, col fratello Bartolomeo sulla maniera dei Bellini dipinse opere varie: fiorì nel 1500. Ridolfi par. 1. fol. 91.
                </p><p>Benedetto Pagani da Pescia (Stato Fiorentino) scolaro di Giulio Romano, divenne bravo coloritore, lavorò coi cartoni del Maestro. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 332.
                </p><p>Benedetto Possenti da Bologna, scolaro dei Carracci, e spiritoso Pittore in fare paesi, porti di mare, imbarchi, mercati, balli, battaglie, ed altre simili bizzarrie. Insegnò l'arte a Pietro suo figlio, che nacque l'anno 1618. Malvasia par. 3. fol. 580.
                </p><p>Beniamino Block figlio, e scolaro di Daniello, nacque l'anno 1631. in Lebecca; pervenuto al terzo lustro, con la penna disegnò sì egregiamente al naturale il ritratto d'Adolfo Friderico Duca Megapolitano, che sembrò uscito dalla stampa; ritrasse tutti i Principi della Casa di Sassonia; nel 1659. girò per l'Italia, ed in molti luoghi segnò qualche tela; ritornato alla Patria, condusse in consorte Anna Caterina Fischera Pittrice Norimbergese, con la quale visse molto tempo. Sandrart fol. 382.
                </p><p>Benozzo Gazzoli Pittore Fiorentino, fu copioso in figure, in animali, in prospettive, in paesi, in ritratti, ed in ornamenti; dipinse in Firenze, in Roma, in Siena, in Pisa, ed in altri luoghi: fu scolaro del Beato Gio: da Fiesoli; terminò la vita in Pisa d'anni 78. nel 1478. Vasari part. 2. fol. 212. Borghini fol. 336.
                </p><p><pb facs="00113" n="89"/>
                                Benvenuto Cellini Cittadino Fiorentino, in te&#x0342;po di sua gioventù attese con tanto genio all'arte dell'Orefice, che no&#x0342; ebbe pari nelle legature delle gioje, nel fondere medaglie, nel formare bellissime figurine di tondo, e di basso rilievo, ed in ogni altra cosa più maravigliosa in quell'arte. Servì in manifatture d'oro, d'arge&#x0342;to, e di metallo, in Medaglie Papali, e cunii per la Zecca Clemente VII. il quale largamente lo rimunerò. Altretanto fece in Firenze per il Duca Alessandro. Passato poi allo scolpire in marmo, e lavorare di getto, fu stimato in Parigi da Francesco I. per il quale lavorò molte cose d'oro, d'argento, e di metallo. Ritornato in Patria servì Cosimo I. e principalmente fece il Perseo di metallo, che taglia la testa a Medusa, attorniato da varie figurine, e si vede, con ammirazione, nella Piazza, detta del Duca. Per la Cappella del Palagio dei Pitti fece il bellissimo Crocefisso di marmo, tutto tondo al naturale, ed altre opere, che posero in gravissima suggezione, ed invidiosa competenza Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati, ed altri Scultori. Lavorò Benvenuto non solo con gli scarpelli, ma ancora con la penna: scrisse un bei Libro intorno all Orifeceria, e all'arte della Scultura in marmo, e in bronza, lo presentò al Cardinale Ferdinando dei Medici, che poi fu gran Duca, ed ora trovasi presso il Cavaliere Antonio Francesco Marmi eruditissimo Amatore delle buone Arti: questo Libro poi fu dato alle Stampe in Firenze, l'anno 1568. Scrisse ancora la propria vita in un gran Volume, e questo si e conservato lungo tempo presso gli eredi del fu Andrea Cavalcanti di chiara memoria, ed altre cose, colle quali finì gloriosamente la vita. Il qual Volume è stato poi dato alle Stampe a spese del celebre Musico Bernestat. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 444. lib. 2. fol. 383.
                </p><p>Benvenuto da Garofalo, detto Tisio Ferrarese, fu scolaro di Domenico Lanetti; in Cremona di Boccacino; in Roma di Gio: Baldini; ed in Mantova di Lorenzo Costa. Nel quinto lustro ritornò a Roma, e vedendo l'opere di Raffaello, e del Buonaroti prese in abborrimento la seccagine dei suoi cotanto studiati Maestri, e per due anni studiando con assiduità quei belli dipinti, migliorò in tal maniera il gusto, che l'opere sue rendono estatica la dilettazione, le bene riguarda la disposizione, le attitudini, il forte, ameno, e pastoso colorito, il sicuro contorno, ed il tutto insieme d'un perfetto stile Raffaellesco. Nei quadri di suo genio usava dipingervi un garofalo. In età d'anni 70. perdette la vista, e di 80. ricercò la luce eterna, nei 1559. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 1. Il Padre Superbi a fol. 124. scrive, che morì d'anni 68. e fu sepolto in S. Maria del Vado. Fiorirono altri Pittori Ferraresi, e dei quali quanto prima si vedranno le loro Vite alle Stampe, composte dal Virtuoso, ed erudito Sig. Dottor Girolamo Baruffaldi. Quì succintamente li notarò cronologicamente. Stefano da Ferrara stimato scolaro del Mantegna, fioriva nel 1517. Benedetto Codi scolaro di Gio: Bellino, morì nel 1520. Domenico Lanetti morì circa il 1530. Francesco Surchi, detto il Dialai, fu scolaro del Dossi, morì circa il 1560. Gio: Francesco Dianti, morì nel 1576. Bartolomeo<pb facs="00114" n="90"/>Facini scolaro di Bastiano Filippi, morì nel 1577. Domenico Mona, morì circa il 1598. Cammillo Ricci scolaro del Scarsellino. morì circa il 1618. Gasparo Venturini, viveva nel 1612. Gio: Paolo Grazini morì nel 1620. Giacomo Bambini scolaro di Domenico Mona, morì nel 1626. Francesco Naselli, morì circa il 1630. Gio: Andrea Ghirardoni, morì circa il 1628. Giulio Cremer, detto Croma scolaro di Domenico Mona, morì nel 1632. Cammillo Berlinghieri scolaro del Bononi, morì circa il 1638. Francesco Costanzo Cattanio fu Scolaro del Scarsellino, poi di Guido Reni, morì d'anni 63. nel 1665. Maurelio Scanavini scolaro del Cignani, morì nel 1698. Francesco Scala scolaro di Francesco Ferrari, e del Padre Cesare da Ravenna, morì nel 1698. Vivono al presente Antonio Ferrari figlio di Francesco, che tende a perfezionarsi, e Giacomo Parolini scolaro del Cignani, che a fresco, ed a olio con la maniera d'un tanto Maestro si fa onore.
                </p><p>Berna Sanese scolaro d'Andrea Orcagna, dipinse in Firenze, in Siena, ed in Cortona, e nel 1369. andò in Arezzo per dipignere in S. Agostino il fatto di Marino Barattiere, che per cupidigia di danaro aveva donato l'Anima sua al Demonio, e ne fu liberato da S. Giacomo. Precipitò da un ponte dipignendo in S. Giminiano di Valdesca, e in due giorni, di fresca eta morì: fioriva circa il 1381. Vasari par. 1. fol. 118.
                </p><p>Bernardino Campi nato in Cremona, l'anno 1522. dopo i principj della pittura appresi da Giulio Campi, passò a Mantova sotto Ippolito Costa, che fu scolaro di Giulio Romano, e ne riportò quella bella, e vaga maniera, di cui si servì in tante occasioni, come nella Tribuna di S. Sigismondo di Cremona, che è 56. braccia dicircuito, e di tale altezza, che per rappresentare in terra le figure al naturale, furono nel dipinto di sette braccia: si dilettò fare ritratti, e fu ricercato da Principi, e da Monarchi: fece gran scuola; diede alle Stampe certi Pareri sopra la pittura; non si sa il tempo di sua morte; d'anni 62. dipigneva in Sabioneta. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 61. Aleßandro Lamostampò la di lui Vita, ed opere in Cremona.
                </p><p>Bernardino Cesari fratello del Cavalier Gioseffo d'Arpino, che gli fu maestro: dipinse in Laterano; ajutò in altri luoghi il fratello; copiò molti disegni del Buonaroti, e ciò fece con tanta diligenza, che le copie non si conoscevano dagli originali, morì giovane in Roma circa il 1614. Baglioni fol. 147.
                </p><p>Bernardino Ciceri nato in Pavia, l'anno 1650. imparò da Carlo Sacchi; studiò poi in Roma, ed ora in Patria conduce felicemente quadri in grande, ed in picciolo con tenerezza, e buon colore dipinti.
                </p><p>Bernardino de' Conti Pavese, con bella, e vaga maniera dipigneva nell'anno 1500. come riferisce il Lomazzo.
                </p><p>Bernardino del Lupino è Pittore descritto dal suddetto Lomazzo.
                </p><p>Bernardino Buttinone da Treviglio, dal Vasari detto da Trevio, fu scolaro di<pb facs="00115" n="91"/>Vincenzio Civerchio: fu Ingegnero, Pittore, ed Architetto del Duomo di Milano, e molto stimato da Leonardo da Vinci. Comparve in Santa Maria delle Grazie di Milano, con una gran Tavola dipinta nel mezzo del Coro, che molto fu lodata dal Lomazzo. Nella Chiesa poi di S. Pietro, Padri Benedettini, con Bernardo Zenale suo paesano dipinse alcuni fatti di S. Ambrogio. Fioriva nel 1500. Torre fol. 162. 319. Lomazzo fol. 271.
                </p><p>Bernardino Fergioni Pittore Romano applicatosi alla pittura ebbe genio di fare Animali, e ne fece molti quadri assai lodati, poi tirato dal genio di fare Marine, lasciò la prima impresa, e s'appigliò a queste con vaghissima riuscita, ma nei porti di mare ha qualità superiore, e applauso maggiore, perche in questi introduce belle figure ben mosse, e convenienti all'idea dell'opera, onde i suoi dipinti sono diffusi per i palagi dei Principi, e molto cercati dai Forastieri. Vive in Roma.
                </p><p>Bernardino Gandini Bresciano scolaro, e figlio d'Antonio, procurò seguire l'orme del padre, e se non arrivò a quell' eccellenza, fu però bravo Pittore; lasciò vivi contrasegni del suo valore nelle Chiese di Brescia, cioè di S. Faustino, e di S. Zeno, di S. Giulia, del Carmine, e nella Chiesa dei Miracoli: passò all'altra vita, l'anno 1651. lasciò e rede non solo delle facultà, ma ancora della virtù Carlo Antonio il figlio. Cozzando fol. 111.
                </p><p>Bernardino Gagliardi da Città di Castello, dimorò quasi sempre in Perugia, dove fu dichiarato Cittadino: l'opere sue tendono allo stile del Carracci, e di Guido Reni: morì d'anni 51. nel 1660. Era Cavaliere.
                </p><p>Bernardino Gatti, chiamato il Sojaro; da alcuni è creduto da Vercelli, da altri Pavese, o Cremonese, comunque siasi, fiorì ai tempi del Correggio, di cui fu scolaro; l'emulazione lo fece comparire in Cremona, e fuori di detta Città nella Chiesa di S. Sigismondo, con un'Ascensione di Giesu Cristo, sotto una volta, che e cosa molto bella, e vaga, per un certo impasto di colore, che tira al Correggesco. Dipinse a competenza del Bordonone, e compì l'opere di quel grand'Uomo, per la morte, lasciate imperfette nella Chiesa di S. Maria di Campagna, in Piacenza: il simile fece nelna Steccata di Parma, terminando l'opere di Michelagnolo Sanese, ed amendue queste manifatture sono così bene accordate, che sembrano d'una sol mano; dopo tal dipinto gli fu dato a dipignere la Tribuna maggiore di detta Chiesa. Fiorì nei tempi dei sopradetti Pittori. Vasari p. 3. lib. 2. fol. 14. Lomazzo fol. 684. Lamo fol. 39.
                </p><p>Bernardino Lanino da Vercelli, scolaro di Gaudenzio Milanese, leggiadro, ed insieme forte Pittore con bellissime girate di teste, nobilissimi sembianti, vaghissimi abbigliamenti, e ben'intese attitudini, immortalò se stesso in Navarra nella Cappella di S. Gioseffo, dove dipinse dieci Sibille maggiori del naturale, sopra cornicioni assise; nelle facciate di sotto, colorì sei storie di M. V. e nella volta il Dio Padre circondato dagli An<pb facs="00116" n="92"/>geli; nel mezzo della Cappella v'è un mirabilissimo Presepio di Tiziano. Lomazzo Idea del Tempio fol. 160.
                </p><p>Bernardino Licinio parente, ed imitatore del Bordonone, dipinse nella Chiesa dei Frati di Venezia, attese a fare ritratti, e qualcheduna dell'opere sue è passata come di mano del Bordonone. Ridolfi par. 1. fol. 116.
                </p><p>Bernardino Luini Milanese fu scolaro di Andrea Scoto, fu bravo disegnatore, e dilicato coloritore, come da tante opere sparse per Milano si vede: fioriva nel 1540. Insegnò l'arte ad Aurelio, ed Evangelista suoi figli, ma Aurelio non seguitò lo stile del Padre, ebbe piu tosto un talento, come di Federico Zuccheri. vedi Aurelio.
                </p><p>Bernardino Lendenari, vedi Cristofano.
                </p><p>Bernardino Parasole nato in Roma, fu figlio di Leonardo, e d'Isabella amendue periti nel disegno, come si dirà a suo luogo; fu allievo del Cavaliere Gioseffo d'Arpino; colorì di sua mano nella Chiesa di S. Rocco, presso il Mausuleo d’Augusto, tutta la seconda Cappella, che è dal lato sinistro, a S. Michele Arcangelo dedicata; stava in pronto per altre opere pubbliche, ma la morte lo trasportò all'altro Mondo. Baglioni fol. 395.
                </p><p>Bernardino Pinturicchio da Perugia, condiscepolo di Raffaello sotto Pietro Perugino, lavorò in gioventù con il Maestro per un terzo del guadagno; avanzato in età, e perfezione dipinse la Libraria del Duomo di Siena, con vivacissimi colori, e nobilissimi scomparti, copiosamente istoriati; servì in Roma i Pontefici Sisto IV. Innocenzo VIII. Alessandro IV. Pio III. nelle loggie di Belvedere, nella Torre Borgia, nel Vaticano, in Castel S. Angelo, ed in altri luoghi; usò mischiare con le pitture ornamenti di rilievo messi a oro: doveva poi dipignere in S. Francesco di Siena la Natività di M. V. e volendo una camera vuota, gli fu data adorna d'un solo armario antico; perlochè grande strepito fece, acciochè lo levassero, ma nel portarlo via, spezzossi una tavola nel fondo, dal quale n'uscirono 500. ducati d'oro, per la qual cosa tanto dolore n'ebbe per la sua avarizia, che poco dopo d'anni 59. morì, circa il 1513. Vasari par. 2. fol. 4000.
                </p><p>Bernardino Pøcchietti, di casa Barbatelli, detto anco dalle Grotte, dalle Facciate, dalle Muse (dinominazioni tutte riportate dall'opere diverse, che fece) fu scolaro di Michele di Ridolfo del Ghirlandajo; riuscì Pittore universale, facile, copioso, e spiritoso; quanto più ricerato dai Grandi, e dai Nobili, tanto più lontano fugiva da quelli, curandosi solo trattare con gente bassa, e vile, senza della quale non sapeva vivere, convitandola, o in casa propria, o all’osterie; non fece conto del danaro, ma generosamente se ne servì: d'anni 70. fu sepolto nel Carmine di Firenze sua Patria, l'anno 1612. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 241.
                </p><p>Bernardino Rossellini Fiorentino Pittore, ed Architetto stimato dal Vasari.
                </p><p>Bernardo Bontalenti, detto dalle Girandole, perchè Inventore di quelle, fu Pittore, Miniatore, Scultore, Architetto militare, e civile: nacque in Firenze l'anno 1536. Alle rive dell'Arno precipitata la sua casa, resta<pb facs="00117" n="93"/>rono sepolti sotto quelle ruine tutti i suoi parenti, egli solo da una volta difeso, d'anni 11. fu dal pietosissi mo G. D. Cosimo accolto, protetto, e custodito; desioso d'imparare l'arte del Pittore, l'apprese dal Bronzino, e dal Salviati, l'architettura dal Vasari, la scultura dal Buonaroti, e la miniatura da D. Giulio Clovio. Nelle fortificazioni, nelle fontane; nei teatri, nelle machine, e negli apparati, non la cedette ad alcuno: la sua scuola fu sempre frequentata da Principi, Cavalieri, e da Dilettanti: agli scolari poveri, ma di spirito, o di buona volontà somministrava, o procacciava dalla Corte il mantenimento; conservò la vita sino agli anni 70. e fu compianta universalmente la di lui morte. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 89.
                </p><p>Bernardo Carbone Genovese Pittore universale in grande, in picciolo, ed in ritratti, fu scolaro di Gio: Andrea Ferrari. Soprani fol. 259.
                </p><p>Bernardo Carlone Scultore Lombardo è citato dal Lomazzo.
                </p><p>Bernardo Castelli Genovese scolaro d'Andrea Semini, poi del Cambiasi, fu pratico Pittore, franco disegnatorè, e copioso istorico; intagliò le storie del Tasso, e diede molte altre opere alla stampa. Furono suoi figliuoli Gio: Maria, Bernardino, e Valerio: suoi congiunti Gio: Battista, Castellino, Niccolò, e Girolamo, tutti bravi Pittori: d'anni 72. morì, nel 1629. Soprani fol. 115. Baglioni fol. 284.
                </p><p>Bernardo Cerva Modonese, sotto Guido Reni riuscì feracissimo nel disegno, di modo tale, che sentendo quel gran Maestro la morte di questo giovane, che seguì in Modona l'anno del contaggio, ebbe a dire. paßaranno centinaja d'anni, prima che Modona veda un'altro, che abbia la facilità di Bernardo Cerva nel disegno. Vidriani fol. 116.
                </p><p>Bernardo Daddi Pittore Aretino, discepolo di Spinello, fu scritto nella Compagnia dei Pittori di Firenze, l'anno 1535. e dopo avere molto dipinto in quella Città, morì l'anno 1380. Baldinucci sec. 2. fol. 70.
                </p><p>Bernardo da Brusseles, detto Bernt, fu Pittore di Carlo V.
                </p><p>Bernardo Orcagna Pittore Fiorentino, scolaro nel disegno d'Andrea suo fratello Scultore; seguì poi il dipignere nella scuola d'Angelo Gaddi, e d'Andrea: invaghito di fare il Pittore ebbe i precetti dal fratello, e gran tempo dipinsero insieme: fiorirono nel 1350. Baldinucci sec. 2. fol. 66.
                </p><p>Bernardo Racchetti nipote del famoso Gio: Ghisolfi, dal quale imparò il dipinto, e l'architettura, è degno di memoria per le belle operazioni in quadratura, che ha fatto, nella sua Città di Milano, dove l'anno 1702. in età di 63. anni è morto.
                </p><p>Bernardo Strozzi, detto il Prete Genovese, scolaro di Pietro Sori; entrò nella Religione Cappuccina, poi con licenza di Roma, uscì per accudire agl'interessi della madre, dopo la morte della quale pretendendo la Religione, che ritornasse all'ubbidienza, aggravato dagli anni, dopo lunga prigionia, fuggì in abito da Prete a Venezia, dove servì quella Signoria di Pittore, e d'Ingegnero, morì d'anni 63. sepolto in S. Fosca nel 1644. Soprani fol. 155.
                </p><p><pb facs="00118" n="94"/>
Bernardo Timante Bonacorsi Fiorentino scolaro del Vasari, Pittore, Miniatore, Fonditore, Ebanista Architetto, e capriccioso Ingegnero; in varie forme soddisfece alle vaste idee di Francesco Medici, Gran Principe di Toscana. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 281.
                </p><p>Bernardo Zenale da Treviglio imparò da Vincenzio Civerchio Milanese; attese alla Pittura, ed all'Architettura, e ne compose un Libro. Fu confidente di Leonardo da Vinci. Lomazzo fol. 684.
                </p><p>Bernazzano Pittore Milanese eccellentissimo in paesi, in erbe, in animali, in frutti, e in fiori; dipinse in un cortile un giardino, e nel piano un fragoletto di fragole, tanto naturali, che ingannati i polli, ed i pavoni, tanto beccarono quel muro, che tutto lo difformarono: era solito fare istoriare i suoi paesi da Cesare da Sesti, come si dirà: fiorì nel 1536. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 186.
                </p><p>Bertoldo Scultore Fiorentino, scolaro di Donato, fece molti belli getti in bronzo, di battaglie, e di cose picciole; tanto piacque a Lorenzo dei Medici questo grand'uomo, che lo creò Custode del nobilissimo Giardino, in Piazza S. Marco, dove stavano belle Statue, ed anticaglie, con gran diligenza, e somma spesa raccolte da quel magnanimo Mecenate dei Virtuosi; di Custode passò ad essere dichiarato Capomastro dell'Accademia del disegno, che ivi da più virtuosi giovani si studiava, fra i quali fu annoverato il Buonaroti, Francesco Granaccio, il Torrigiano, ed altri: di questo Bertoldo non dice altro il Vasari nella vita del Buonaroti par. 3. lib. 2. fol. 137.
                </p><p>Biagio da Corigliano, scolaro di Daniello da Volterra.
                </p><p>Biagio Falcieri nativo di S. Ambrogio (Terra nel Veronese) fu discepolo del Cav. Liberi, di cui nei primi anni imitò la maniera: si vedono pertanto in Verona opere diverse in grande oltre misura, ed altre più moderate. Morì d'anni 75. nel 1703. e lasciò non picciolo valsente ai suoi eredi.
                </p><p>Biagio Pupino Bolognese Pittore, comunemente detto Mastro Biagio dalle Lame, imparò la pittura dal Francia, fu Musico celeberrimo. Malvasia par. 2. fol. 56.
                </p><p>Biagio Vairone Scultore Milanese, scolpì il David dopo la facciata del Duomo di Milano. Lomazzo fol. 684.
                </p><p>Boccacino Boccacci Pittore Cremonese, con maniera Peruginesca, fiorì nel 1540. e morì d'anni 58. lasciando Cammillo il figlio più pratico di se medesimo nell'arte. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 141. Lamo fol. 31.
                </p><p>Boccardino Miniatore Fiorentino, scolaro di Gerardo Miniatore, miniò la maggior parte dei Libri, che sono nella Badia di Firenze; fioriva nel 1480. Vasari par. 2. fol. 360.
                </p><p>Boleris bravissimo nel dipignere fatti notturni, baccanali, ed animali d'ogni sorta sulla maniera del Bassano. Questi fu uomo grave; l'andar suo per Città fu sempre sopra nobilissimo destriero assistito da servidori,<pb facs="00119" n="95"/>a guisa di gran Cavaliere. Baldinucci p. 2. sec. 4. fol. 274.
                </p><p>Bon Boulogne figlio, ed allievo di Luigi Pittore, e Professore nell'Accademia Reale: passato a Roma pensionario dell'Accademia di Francia, dopo avervi studiato cinque anni, passò in Lombardia per istudiare il Correggio, ed i Carracci: nel suo ritorno fu ricevuto nell'Accademia Reale. Carlo le Brun lo fece lavorare alla gran Scala di Versaille, facendo dopo molte opere, trale quali le Cappelle di S. Girolamo, e di S. Ambrogio dipinte a fresco nella Chiesa degl'Invalidi, opere, che gli meritarono singulare riputazione, e concetto. Aveva talmente studiate le maniere dei grandi Maestri, ch'egli le imitava sino ad ingannare sovvente i più fondati Cognoscitori: una particolarità rimarcabile era in lui, che la più parte dell'opere sue erano dipinte al lume di lucerna, che portava appesa sul capo nel biretto. Morì d'anni 69. a' dì 6. Maggio 1717.
                </p><p>Bonacorso Ghiberti Fiorentino figlio, e scolaro di quel famoso Lorenzo, che gettò le Porte di bronzo di S. Gio: di Firenze; lavorò anch'esso in quelle, e finì di sua mano il fregio, e l'ornamento, che è cosa maravigliosa da vedere; morì giovane, e lasciò Vittorio il figlio avanzato nell'arte, ma che attese più a consumare l'eredità avita, e paterna, che seguire le pedate dei suoi maggiori. Da Papa Paolo III. mandato in Ascoli per Architetto, una notte fu scannato da un suo servidore, per levargli i danari; In questo Soggetto terminò la Casa Ghiberti. Vasari par. 2. fol. 194.
                </p><p>Bonamico Buffalmacco Pittore Fiorentino, uomo faceto, citato dal Boccaccio, con Nello di Dino, e Bruno, che furono i suoi compagni; imparò il disegno da Andrea Tasi, e fu posto in opera in molti luoghi pubblici, fra i quali si racconta, che dipignendo nella Cattedrale d'Arezzo, un Simiotto, che lo stava a guardare, partito il Pittore, sporcò con i pennelli gran parte del dipinto, perlochè imprigionato in una gabbia se lo teneva avanti quando dipigneva, ed erano cose da scoppiare dalle risa a vedere i gesti, e le attitudini, che anch'esso faceva, mostrando di dipignere. Visse 78. anni, e nel 1340. fu sepolto. Vasari par. 1. fol. 71.
                </p><p>Bonaventura Lamberti nacque nella Città di Carpi, l'anno 1952. Pervenuto in Bologna, e desioso del disegno l'imparò dal Concettosissimo Carlo Cignani, e si portò così bene nel colorito, che dopo essere stato alcuni anni in Roma, comparve in publico nella Minerva, e nei due laterali d'un Altare alla Maddalena, ed in una Cupola nella Chiesa della Vittoria, dove mostrò il vago, e forte colore, con l'eccellenza del disegno, che fece molti stupire di sì belli dipinti: vive in Roma, dove ha fatto altre grandi opere.
                </p><p>Bonaventura Preti celebre in Marine, morì in Anversa nel 1650.
                </p><p>Bonifazio Bembi Veneziano, scolaro del Palma Seniore; alle volte colpì sì bene nella maniera del Maestro, che furono, e saranno sempre ambigui i Dilettanti nel giudizio dell'opere sue: la mischiò poi con il fare di Tiziano, e con sì bel misto comparve degno Pittore, sino agli anni 62. di sua<pb facs="00120" n="96"/>vita. Ebbe un Fratello per nome Gio: Francefco Pittore. Ridolfi par. 1. fol. 269.
                </p><p>Bonmartino Pittore, e dei primi Intagliatori T’edeschi. Il Lomazzo a fol. 684. vuole, che sia stato il Maestro d'Alberto Duro. Le sue stampe sono molto stimate per il profondo intendere, che ebbe, e per i gran lumi, che diede all'Arte dell'intagliare in rame.
                </p><p>Borso, e Stefano Jelmi da Capugnano (Stato Bolognese) furono famosi Architetti, ed Ingegnieri: fiorirono nel 1375. Ghirardacci par. 2. fol. 337.
                </p><p>Bartolo Donati sebene non nacque in Venezia, nientedimeno per la lunga dimora in quella Città, detto Veneziano, fu vago Pittore, di buon gusto, di disegno, di colorito, e d'invenzione. Borghini fol. 541.
                </p><p>Bortolo Gioggi Fiorentino Pittore da camere, nei tempi di Buffalmacco, quanto più bravo nel dipignere, e bere, tanto più faceto, e spassoso per le arguzie, delle quali fioriva, come riferisce Franco Sacchetti, nella Novella 170.
                </p><p>Bartolo Scaligero Veneziano discepolo d'Alessandro Varotari, dipinse con amore, con naturalezza, e con vaghezza; fu Ingegnero, Matematico, Arismetico, e d'ogni bella virtù adorno: accrebbe la gloria dei Scaligeri una sua nipote per nome Lucia, della quale si parlerà a suo luogo. Boschini fol. 511.
                </p><p>Bartolino Testorino Bresciano, assai commendato da Elia Capriolo, nelle Storie di Brescia, per eccellente Pittore, ed impareggiabile nell'arte di ben colorire le figure, come si vedeva nei muri della Chiesa sotterranea di S. Faustino. Cozzando fol. 111.
                </p><p>Boule Pittore Fiammingo allievo di Pietro Sneydre, e di lui grande imitatore nel dipignere Animali, sposò la Moglie del Maestro rimasta vedova, lavorò ai Gobellini per opere del Re, in tempo che n'avea la direzione Carlo le Brun. Filibien par. 4. fol. 283.
                </p><p>Bramante Lazzari da Urbino studiò l'opere di Fra Bartolomeo d'Urbino; vide l'architetture di Napoli, e di Roma; studiò quelle di Bramantino in Milano, e riuscì famoso non solo in architettura, ma ancora in pittura: insegnò a Raffaello d'Urbino il modo d'architettare, e questi per gratitudine lo ritrasse con un compasso alla mano, nel Parnaso di Vaticano: servì d'Architetto alli Pontefici Alessandro VI. e Giulio II. Disegnò le quadrature dei corpi, delle piante dei più belli edificj, e scrisse dell'Architettura, e della Prospettiva. D'anni 70. morì l'anno 1514. Vasari part. 3 lib. 1. fol. 33.
                </p><p>Bramantino. vedi Bartolomeo Bramantino.
                </p><p>Brazzacco lavorò nella sala del Consiglio dei X. con Paolo Veronese, e con Paolo Farinati.
                </p><p>Brevil, e Bunel Franzesi, dopo la morte del Primaticcio, furono incaricati questi due Pittori a terminare le opere più considerabili per il Re, onde Brevil dipinse a Fontanablò 14. quadri a fresco in una delle camere, che<pb facs="00121" n="97"/>si chiama dei Poeti, e con Bunel dipinse la picciola Galleria del Lovure, che rimase abbrucciata nell'anno 1660. Morirono in tempo, che regnava Enrico IV, Depiles fol. 460.
                </p><p>Bruno di Giovanni Fiorentino, amico indispensabile di Nello, e di Buffalmacco (triunvirato delle facezie, che diedèro tanto da scrivere al Boccaccio) fu della Scuola d'Andrea Tafi, ebbe strano umore in capo di far parlare le figure, scrivendogli fuori della bocca quel tanto, che intendeva, dovessere esprimere: fu scritto nella Compagnia dei Pittori Fiorentini, l'anno 1530. Baldinucci sec. 2. fol. 25.
                </p><p>Buono Scultore, ed Architetto, dopo l'erezione d'alcune fabbriche in Ravenna, fondò in Napoli i Castelli Capuano, e dell'Uovo; in Venezia l'anno 1154. il Campanile di S. Marco; in Firenze, ed in Pistoja molti Palagi, e Chiese; in Arezzo l'Abitazione vecchia della Signoria, con la Torre per la campana pubblica, la quale nel 1533. fu gettata a terra, per essere troppo vicina alla Fortezza. Vasari par. 1. fol. 7.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
CAlegarino Ferrarese, detto il Calzolaro, perchè prima esercitava tal'arte; nel disegno, e nel colorito fu scolaro dei Dossi; dipinse l'Altare Maggiore di S. Giovannino, e e la Cappella dei Villafuori in S. Francesco di Ferrara: fiorì nel 1540. come scrive il P. Superbi a fol. 125.
                </p><p>Calisto fra tanti Pittori unico di tal nome, ma dagli Autori di cognome, e di Patria diversamente descritto: il Ridolfi par. 1. fol. 254. lo chiama Calisto nato in Brescia della famiglia dei Lodi; il Lomazzo, e Girupeno, Calisto da Lodi; il Malvasia p. 2. fol. 290. Calisto Toccagno Lodeggiano; Altri lo dicono Calisto dalle Lodole. Certo manoscritto singulare, citato dall’Averoldi fol. 119. nomina Calisto della Città di Lodi, di casato Piazza, e di sopranome Toccagno: concordano poi tutti, che l'opere a tempra, a fresco, ed a olio in Brescia, in Crema, in Lodi, in Milano, ed in altri luoghi siano dello stesso; in quelle si vede bellissimo impasto di vaghi, e di forti colori, con certo misto di tinta Tizianesca, per la quale si crede scolaro di Tiziano, di modo tale, che sommamente dilettano i suoi dipinti. Circa il tempo, nel quale fiorì non si ritrova altro, che nel quadro esistente al Battistero di S. Clemente di Brescia. Calixtus Laudensis 1524.
                </p><p>Cammillo Bisogni, Andrea, e Paolo di tal Casato Modonesi, furono celebri Scultori, che in figure, in arabeschi, e in quadrature lasciarono belle memorie delle sue virtuose fatiche per varie Città. Vidriani fol. 119.
                </p><p>Cammillo Boccaccino imparò da suo Padre, acquistò nome di degno Pittore per la gentilezza dell'opere sparse in varj Tempj della sua Città di Cremona, particolarmente in S. Sigismondo nella Volta, dove dipinse Gesu Cristo attorniato dagli Angeli, che portano la Croce, e nei laterali fece<pb facs="00122" n="98"/>la Risurrezione di Lazaro, e l'Adultera presentata al Messia. Morì nel 1546. d’anni 35, Lomazzo Idea del Tempio fol. 158. Lamo fol. 31.
                </p><p>Cammillo Filippi Pittore Ferrarese; nella facciata della Chiesa delle Monache di S. Silvestro in Ferrara dipinse un Giudizio universale; morì tisico, circa l'anno 1585. Fu sepolto in S. Maria del Vado. Superbi fol. 126.
                </p><p>Cammillo Gavassete Modonese d'ingegno qualificato, ed eminente nella pittura, come dall'opere di Piacenza nella Tribuna di S. Antonio, che tanto fu lodata dal Guercino; la morte invidiosa lo portò all'altro Mondo in età giovanile l'anno 1628. Stà sepolto in S. Olderico di Parma. Lasciò dolente Luigi il fratello Pittore. Vidriani fol. 113.
                </p><p>Cammillo Graffico Furlano Intagliatore a bulino, si dilettò fabbricare certe fontane di rame, con diversi capricci, e giuochi d'acque, che duravano 24. ore, servendo sempre l'acqua medesima con ingegnoso ritorno, fatto a forza di ruote, e di suste; di queste servì molti Principi per adornare le Gallerie, e per imbandire le tavole, e credenze; morì in Roma in fresca età. Baglioni fol. 391.
                </p><p>Cammillo Mantovano eccellente in dipignere paesi, fiori, frutti, e festoni: lavorò gran cose in Venezia. Vasari par. 3. lib. fol. 83.
                </p><p>Cammillo Mariani nato in Vicenza di Padre Sanese; più dalla natura, che dall'arte fatto Pittore, Scultore, ed Architetto, andò a Roma, dove trovò da esercitare il nobile suo talento in Vaticano, in Laterano, ed in altre Basiliche: arrivò agli anni 46. ne potendo scampare dalle mani della morte, l'anno 1611. fu sepolto in S. Susanna, con rammarico di tanti caritatevolmente benefi cati. Baglioni fol. 114.
                </p><p>Cammillo Marpegani Veneto, discepolo dell'Aliense, copiò con franchezza l'opere del Tintoretto, fece molti disegni di propria invenzione, introducendovi trionfi, e capricci toccati con facilità, e con grande studio; sessagenario morì l'anno 1640. Lasciò a Gasparo il figlio, virtuoso Pittore, infiniti disegni. Ridolfi par. 2. fol. 226.
                </p><p>Cammillo Mazza nato in Bologna l'anno 1602. esercitossi gran tempo nella professione dell'Indoratore, poi in Roma sotto l'Algardi imparò la Scultura; in Venezia, in Padova, ed in Bologna Scultore Plastico, e Statuario comparve: d'anni 70. morì in Patria, e fu sepolto in S. Tommaso del Mercato. Lasciò Gioseffo il figlio eccellente Scultore, come si dirà.
                </p><p>Cammillo Procaccino Bolognese fratello di Giulio Cesare, e di Carlo Antonio: scostossi dalla maniera d'Ercole suo Padre, e Maestro, col dare in una maniera più grande, e capricciosa; lavorò a competenza dei Carracci in Bologna, di dove partito con gli altri fratelli se n'andò a Milano, l'anno 1609. ed ivi piantò quella nobilissima scuola Procaccinesca, dalla quale uscirono tanti gloriosi Pittori. Ivi amato dalla Nobiltà fermossi qualche tempo, poi dal Sig. Co: Pirro Visconti suo parzialissimo Protettore, fu condotto a Roma, d'indi a Milano; con istile più che mai purgato, ben tinto, e dintornato abbracciò gl'impegni dei pubblici, e dei privati la<pb facs="00123" n="99"/>vori, i quali con prontezza terminò: fu Uomo gentile, galante, liberale, trattossi alla grande con carrozza, e servidori, visse 80. anni, e gloriosamente morì nel 1626. Malvasia par. 2. fol. 275. M. S.
                </p><p>Cammillo Rama Bresciano, scolaro del Palma juniore, sul gusto del quale con misto Tintoresco dipigneva l'anno 1622. come si vede dalle tavole, dipinte nel Refettorio del Carmine, nei Padri Serviti, ed in S. Faustino, e nelle Chiese di S. Gioseffo, di S. Alessandro; e di S. Francesco di Brescia. P. Cozzando fol. 112.
                </p><p>Candido Vitali nacque in Bologna l'anno 1680. Fu instruito da Lorenzo Pasinelli, e sebene dalla natura non fu portato a dipingere figure, fu però inclinato al dipingere fiori, frutti, e animali, onde con le direzioni di Carlo Cignani imparato il modo di ritrovare i siti, e il buon gusto di dipingere, si diede a copiare dal vero, e dai dipinti dei migliori Maestri in quel genere, e compone in oggi quadri, nei quali introduce fiori, frutti, ed animali, dei quali si provvedono sino li più accreditati Pittori.
                </p><p>Cappanna Pittore Sanese dipinse con Domenico Pecori Aretino, da se condusse molte facciate di Palagi, e Case a chiaroscuro: si crede, che imparasse da Baldassare Peruzzi, col quale ebbe grande dimestichezza. Vasari par. 2. fol. 356. par. 3. lib. 1. fol. 150.
                </p><p>Carletto Caliari figlio, e scolaro del famoso Paolo Veronese, tanto profitto cavò dagl'insegnamenti paterni, che d'anni 17. diede sue opere compiute al Pubblico di Venezia; nel 1588. morto Paolo con Gabbriello fratello maggiore diede compimento ai lavori non terminati dal Padre, e furono gli operoni di Papa Alessandro III. nella Sala del Consiglio, ed in altri luoghi. Era di natura gracile, e dilicata, perlochè non potendo soccombere a tante fatiche, che gli somministrava il buon genio della pittura, caduto in una etisìa, d'anni 26. cedette alla morte, che gli seguì l'anno 1596. Ridolfi par. 1. fol. 339.
                </p><p>Carlino Dolci Pittore Fiorentino, discepolo di Jacopo Vignali, dipinse d' una maniera finita al segno maggiore, con vaghi, e lucidi colori; fu Uomo da bene, dipigneva per ordinario cose sacre, e perchè era singulare nei ritratti, fu chiamato all'Impero per dipignere l'Imperadrice. Morì nel 1686. in età d'anni 70. M. S.
                </p><p>Carlo Alfonso di Fresnoy nacque in Parigi l'anno 1611. da Padre Medicinalista, che l'allevò sul disegno di farlo riuscire Medico, ma dato bando agli studj di medicina, nell'età di 20. anni si applicò alla pittura, sotto Francesco Perier, e sotto Simone Vovet, che in fine dopo due anni abbandonò, per andarsene a Roma, dove fermossi con Niccolò Mignard suo amico: ivi fece studio esattissimo sull' opere di Raffaello, e sopra l'antico, ed a misura che si avanzava di cognizione, e di profondità nell' arte, poneva in iscritto le osservazioni, e le cose più rimarcabili, che poi trascrisse in versi latini, componendo un fondato Poema, già cognito ai curiosi di pittura, il quale poi dal latino fu tradotto in prosa fran<pb facs="00124" n="100"/>zese da Ruggero Depiles, già tre volte in tale idioma ristampato, e la quarta trasportato nell'Italiano, annessovi anche tutto il Poema suddetto è stato impresso l'anno 1713. in Roma, per il Rossi. Nel suo dipignere cercava il disegno dei Carracci, ed il colorito del Tiziano, e piacquero a tutti l'opere sue: morì l'anno 1665. Depiles, fol. 488. vedi Ruggero Depiles.
                </p><p>Carlo Antonio Procaccini da Bologna, figlio d'Ercole, di cui fu scolaro, e fratello di Cammillo, e di Giulio Cesare. Questi dalla natura non fu dotato di tanto spirito, ne acceso di tanto fuoco, come i fratelli nell' operare, e se le pitture di lui non risplendono nei Sagri Tempj, e non adornano pubbliche Sale, godonsi bensì nei Regj ritiri, e nelle private Gallerrie: furono questi ameni paesi. nei quali battè le frondi con franchezza, e con ispedita maniera, fiori, e frutti, così al naturale dipinti, che ogni gabinetto di Milano andò ambizioso di possederli; ma molto più i Governatori di Milano ne andavano in traccia per regalarne i suoi Re di Spagna, ed altri grandi personaggi. Ebbe un figlio, e fu Ercole juniore, il quale imparò la pittura da Giulio Cesare suo Zio, e del quale si parlarà a suo luogo. Malvasia part. 2. fol. 289.
                </p><p>Carlo Antonio Rambaldi da Bologna scolaro di Domenico Viani: da un tanto Maestro imparò quella forte maniera di colorire, a cui stava molto unito, particolarmente nel nudo: sebene non ebbe una certa grazia di buon' aria nelle cere, tuttavolta quel tutto insieme era gradito per la perfezione dei piani, delle mosse, delle attitudini, delle graduazioni, delle figure, nelle quali usciva con certi chiari, e scuri, che le faceva risaltare dai quadri, sì a olio, come a fresco, in picciolo, ed in grande, come fece a Turino, in Bologna, ed in altri luoghi. Ma che! la sfortuna levò di speranza la sua Patria di vederlo perfetto Maestro, se nel giorno 16. di Ottobre 1717. e di sua età l'anno 38. in passare che faceva il siume Taro, tra il Piacentino, e il Parmegiano restò sommerso in quell'onde.
                </p><p>Carlo Antonio Rossi Milanese, se bene fu di poco grido, perchè era Uomo solitario, nè si curava di conversazione, si farebbe però torto alla di lui grande virtù, se non si manifestasse quantita di quadri d'Altare, e di pitture private, che dipinse. Soleva dire non esservi prezzo, che pagasse la pittura, in particolare quando il virtuoso v'impiegava tutto lo spirito a bene perfezionarla: non bisognava disobbligarlo nei prezzi, ma somministrargli danaro fubito, che lo richiedeva, altrimenti non portava rispetto ad alcuno, dando di calcio all'opere, che per verità molto studiava: circa gli anni 67. morì nel 1648. e fu sepolto nella Chiesa Collegiata di San Nazaro. M. S.
                </p><p>Carlo Bacchiocco Milanese dipinse in Brescia nelle Chiese di S. Maria degli Angeli, dei SS. Giacomo, e Filippo, di S. Cristosano, e delle Orsoline, tutti Monasterj di Monache. Averoldi fol. 257.
                </p><p>Carlo Biffi Milanese scolaro di Cammillo Procaccini, fu bravo disegnatere;<pb facs="00125" n="101"/>e se le comodità, e le ricchezze non l' avessero traviato dal dipignere; al certo il suo nome giugneva a buon termine di gloria, notandosi da quei pochi dipinti, che sece, il possesso, che godeva nella maniera del Maestro: Morì d'anni 70. nel 1675.
                </p><p>Carlo Bolognini Bolognese nacque l'anno 1662. imparò i principj da Mauro Aldrovandini, e con i progressi di Giulio Troglj, detto Paradoßo, riuscì a fresco, e a olio, nella quadratura, e nell'architettura, tirando certe prospettive ad un fare limato, e finito, che gradisce all'occhio, come ha fatto in Vienna, ed in Patria. E' morto in Cremona, l'anno 1704. adì 3. Ottobre.
                </p><p>Carlo Bonone da Ferrara, con i principj del disegno nella Scuola dello Scarsellino giunse in Bologna, ed entrò nell'Accademia dei Carracci, nella quale fece non ordinario profitto; studiato, che ebbe in Roma, ed in Parma il Correggio, in Venezia il Tentoretto, e Paolo Veronese, fece un singulare estratto di quelle maniere, ed affrontò spaziosi muri, e vaste tele, nelle quali dipinse opere sacre, e profane, con sommo gusto osservate dai Dilettanti in Bologna, in Parma, in Genova, in Ferrara, ed in altre Città. Morì di 63. anni nel 1632. stà sepolto in S. Maria del Vado di Ferrara. P. Superbi fol. 128. M. S.
                </p><p>Carlo Bozzoni Genovese figlio, e scolaro di Luziano, ritrasse in grande, e in picciolo; diede alcuni quadri al pubblico; fu Uomo allegro, di grande spirito, di genio nobile, vestiva alla grande, e praticava con Cavalieri: morì l'anno 1657. in fresca età. Soprani fol. 307.
                </p><p>Carlo Cane nacque di onesti Parenti l'anno 1618. in Gallarate (Borgo poco distante da Milano.) Applicato al disegno in Casa di Melchior Gillardini, principiò a copiare i capricci del Callot, e tanto genio concepì alle opere picciole, che in quelle si sarebbe perduto, se non si fusse distratto nel Sacro Monte di Varallo a copiare l'opere del Cav. Morazzoni. Quelle studiò con tanta assiduità, che la prima comparsa, fatta in pubblico, parve più tosto di quel gran Maestro, che di sua mano. Ritornato a Milano s'invaghì di bella donzella, la quale conseguì in isposa, ma v' ebbe quasi a perdere la vita. Aprì florida Scuola, distribuendo l'ore agli Scolari per istudiare il nudo, il rilievo, le stampe, rivedere, e correggere le loro fatture. le pitture pubbliche, e private, che fece sono molte; toccava bene i paesi, e gli animali; era solito nei suoi quadri storiati dipignere un cane; sonava bene di chitarra leutata; sosteneva con decoro l'arte; nobilmente si trattava; finalmente d'anni 70. morì, e lasciò in Gallarate un figlio pratico nella pittura. M. S.
                </p><p>Carlo Cesi da Rieti dipinse opere belle a fresco, ed a olio in diverse Chiese di Roma, nominate nella tavola dell'Ab. Titi. Fu scolaro di Pietro da Cortona.
                </p><p>Carlo Cignani nacque in Bologna, l'anno 1628. da onestissimi parenti, i quali l'applicarono allo studio di belle lettere, e perche il genio lo chia<pb facs="00126" n="102"/>mava alla pittura: fu d'uopo, per consolarlo, prendere in casa il Pittore Gio: Batista Cairo Casalasco; superate le prime difficultà dell'arte, passò alla scuola dell' eruditissimo Albano, e nel disegno a competenza del Canuti, del Pasinelli, del Bolognini, dello Scaramuccia, e di altri, con pubblici onori meritò il Principato. Tanto poi si profittò nel colorire, che durante la vita del Maestro, lo servì in varie pittoriche occasioni. Con uno stile maestoso, espressivo, tenero, vago, e forte (che si può dire un perfettissimo estratto Corregesco, Tizianesco, e Carraccesco) giunse sì oltre l'ingrandimento del suo sapere, che è stato acclamato per uno dei principali Maestri d'Europa: di questa verità ne rendono piena fede le superbe Gallerie, i Palagi, e le Chiese di Bologna, di Roma, di Livorno di Baviera, di Francia, di Polonia, di Germania, di Toscana, della Marca, di Brescia, di Milano, di Piacenza, e di Parma, dove dipinse una stanza del Giardino Ducale, la di cui volta era stata colorita da Agostino Carracci; questa riuscì di tanto gradimento al Serenissimo Duca Ranuzio, che oltre il pagamento, voleva fregiarlo del titolo di Conte, se con umilissimi ringraziamenti non se ne fusse dispensato. Invitato a Forlì per dipignere la Cupola della Santissima Vergine del Fuoco, vi diede così alta mano, che si potrà dire essere questa l'Emporio delle glorie d'un tanto Pittore, stancandosi ancora in oggi le penne a descriverla, Della nobiltà di sua Prosapia, delle nobilissime Parentele, che contrasse, degli onori, che conseguì, abbastanza ne parla Gio: Batista Rossi nell' Albero genealogico de'Cignani, stampato in Bologna, l'anno 1687. Dei titoli d' Illustrissimo, di Cavaliere, di Nobile, d'Eccellentissimo, e di Famosissimo, ne sono testimonj le moltiplicate lettere dei Principi, Duchi, e Monarchi, che presso di se conserva. Di Felice il figlio, del Franceschini, del Quaini, del Lamberti, e d'altri degni allievi, ne parlano Bologna, Roma Genova, ed altre Città. Della sua veneranda presenza, del gioviale aspetto, della robustezza, della liberalità, dell'integrità dei costumi, e dell'amore verso il prossimo, sono lingue faconde Bologna, e Forlì, dove visse felice.
                </p><p>Carlo Cittadini Milanese, fratello di Pier Francesco, detto il Milanese, fu scolaro di Guido Reni, cercò secondare quella maniera, ma non arrivò al fratello, che come si dirà, riuscì eccellente. Carlo il giovine vivente si porta assai bene.
                </p><p>Carlo Cornara Milanese, scolaro di Cammillo Procaccino, in gioventù attese alle miniature, e fece cose bellissime, si diede poi aldipignere in grande, e con maniera inventata da se, riuscì dilicatissimo Pittore: fu di temperamento malinconico, e benchè stasse sempre ritirato, l' opere sue però lo fecero palese, stimandosi fortunato chi poteva carpirgli dalle mani un'opera ridotta a perfezione; lavorò in pubblico, ed in privato; insegnò ad una figlia, che copiò francamente l'opere paterne; fece d'invenzione, e terminò due quadri lasciati imperfetti per la morte del Pa<pb facs="00127" n="103"/>dre, che seguì nel 1673. in età di 68. anni. M. S.
                </p><p>Carlo Crivelli Veneziano discepolo di Jacobello: si vedono di sua mano nella Chiesa di S. Sebastiano, a canto a S. Lorenzo, la figura di S. Fabbiano Papa in abito Pontificale, e la Sposalizio di S. Caterina Martire; fiorì nel 1450. Ridolfi par. 1. fol. 19.
                </p><p>Carlo de la Fosse figlio d'un'Orefice di Parigi, scolaro di Carlo le Brun; dopo avere principiato a disegnare sotto l'Intagliatore Chauueau, passò a Roma in età giovanile, poi a Venezia, dove soggiornò innamorato dell' opere di quella gran Scuola, disortechè non ha seguitato mai altra maniera che quella, pendente il corso di sua vita; passando per Parma ammirò il Correggio, e sommamente gli spiacque di non potervi fare lunga dimora. Giunto a Parigi fu ricevuto nella Reale Accademia, impiegato dal Re in quantità di grand'opere per la Maestà Sua: dipinse la Cappella di Choisy per Madamosella: una Cappella a fresco nella Chiesa di S. Eustachio di Parigi, e molti altri quadri sparse per il Regno, e per paesi stranieri; il tutto con tale riputazione condotto, che Millord Montague l'impegnò al viaggio di Londra per dipingere nel suo Palagio la Scala, ed il gran Salone: di là richiamato in Francia dal Signor Delovuois Sovraintendente alle Fabbriche Reali, dipinse il Duomo, ed i quattro angoli nella Chiesa degl'Invalidi: fu onorato dal Re, e provveduto di una pensione di mille scudi. Dipinse in seguito la Volta nella Cappella di Verfaille, rappresentando in quella la Risurrezione di N. S. che è al disopra dell'Altare: Per il Sig. Crozat, nella strada di Richilieu, dipinse la Volta della Galleria, ed il Salone della sua casa di diporto a Montmoransì. Le sue ultime opere sono due gran quadri uno della Nascita, l'altro dell'Adorazione dei Re Maggi per la Chiesa di Nostra Donna in Parigi. Fu Direttore dell'Accademia, Cancelliere, e Rettore della medesima, nel qual tem po morì di Decembre, nel 1716. d'anni 80.
                </p><p>Carlo de Mandranen Pitto e, e Poeta, oriondo di nobile stirpe in Fiandra, fu scolaro di Luca Heer, poi di Pietro Udalrico, presso il quale ingegnosamente dipinse molte istorie del vecchio Testamento: compiuto il quinto lustro, l'Anno Santo del 1575. partì per Roma, ed ivi nel disegno superò tutti i compagni: andò a Basilea, d' indi a Vienna, e lavorò negli Archi trionfali per l'assunzione al trono di Ridolfo Imperadore, e fece spiccare il suo sublime talento: ritornò in Patria, e dopo molte disgrazie, viaggiò in Olanda, dove fu accolto per Capomastro dell' Accademia dei Pittori; diede la mano ad opere grandiose, molte delle quali sono alle stampe, insieme con quantità delle sue Poesie. Morì d'anni 60. in Amsterdam, nel 1610. Sandrart fol. 367.
                </p><p>Carlo del Mantegna Pittore Lombardo, Visconte Maggiolo Geografo, e Gio. Giacomo Lombardi grande Scultore, furono chiamati da Ottaviano Fragoso Principe di Genova, per introdurre in quella Città la vera maniera di dipignere, di scolpire, e d'intagliare di geografia, e furono<pb facs="00128" n="104"/>provveduti con annue rendite da quel Pubblico. Soprani fol. 268.
                </p><p>Carlo Francesco Meloni Pittore, Scultore, e Plastico, studiò molto tempo in Roma sopra le più famose statue antiche, e moderne, e con buon disegno, buone arie di testa, e con espressiva lodevole si esercita nella sua Patria di Milano, con buon genio degli Amatori dell'Arte.
                </p><p>Carlo Francesco Nuvolone, detto Panfilo, nacque in Milano, l'anno 1608. da Panfilo Pittore Cremonese, il quale l'instradò nell'arte; fatto franco nel disegno, si diede a studiare l'opere di Giulio Cesare Procaccini, e del Cerani, e tanto la si spinse con la felicità del dipignere, che acquistò l'onore d'uno dei primi virtuosi di quella Città; l'anno 1649. passando la Regina di Spagna per Milano, volle il ritratto di sua mano, ed in premio gli donò la veste, che portava, quando la ritrasse. Dipinse qualche tempo sulla maniera Procaccinesca, poi pentito, addolcì il colore, con grazia elegante, avvicinandosi a Guido Reni, e di questo gusto si vedono varie manifatture sparse per le Chiese, e per i Palagi, fuori, e dentro di Milano. Fu accolto con onore dai Cavalieri, e dai Principi stranieri, ai quali fece i ritratti, e diverse pitture, compiacendosi per la modestia, e per i di lui rari costumi ammetterlo alle famigliari conversazioni. Viveva divoto della Santissima Vergine, e dovendone dipignere, aspettava il giorno di Sabbato a colorirne la faccia, e per lo più si muniva dei Santissimi Sagramenti. Era assai timido dell'acqua, onde nel ritorno, che fece da Como, per certa borasca patita nel Lago, tanto pigliò di spavento, che giunto a Milano, d'anni 53. mori. nel 1661. Ebbe tre fratelli tutti Pittori. Vedi Gioseffo Nuvolone.
                </p><p>Carlo Francesco Poerson nacque nella Lorena, e fu allevato in Parigi, ebbe grande inclinazione al disegno, e l'imparò da Noel Coypel, s'avanzò in quello, e si fece merito per essere Professore nella Reale Accademia di Parigi: riuscì Pittore ordinario della Maestà del Re, dal quale fu creato Cavaliere dell'Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo, e di S. Lazzaro: Andò poi a Roma, e fu Vice-Principe dell'Accademia del disegno, detta di S. Luca, ed ora è Direttore della Reale Accademia di Francia in Roma. Si è dilettato di servire amici, e grandi Signori di qualche sua mezza figura dipinta, e dei loro ritratti, i quali perfettamente ha condotti, e dipinge. Vive in età di sopra 70. anni. Vedi Carlo.
                </p><p>Carlo Girolamo Bersotti nato in Pavia, l'anno 1645. Fu discepolo di Carlo Sacchi, vide Roma, ed oltre i quadri figurati, dipinse bene gli animali volatili, i quadrupedi, i frutti, ed i vasi, che sembrano naturali.
                </p><p>Carlo Gustavo Amblingh di Monaco; scoperto dal Serenissimo di Baviera per uno spirito elevato per dipignere, a proprie spese lo mandò a Parigi per imparare il disegno, e l'intaglio sotto il celebre Poylli; tale ne fu il profitto, che ritornato in Patria fece i ritratti al naturale dei Clementissimi suoi Principi; intagliò varj rami per i Libri del famoso Sandrart, e molte altre opere lodevoli, come dal Sandrart a fol. 365. e 386.
                </p><p><pb facs="00129" n="105"/>
Carlo Lamparelli da Spello allievo di Giacinto Brandi, fece onore al Maestro nel quadro, che dipinse nello Spirito Santo dei Napolitani in Roma. Tit. fol. 90.
                </p><p>Carlo le Brun uno dei più spiritosi Pittori della Francia, imparò da Simo, ne Vovet, ed in poco tempo, superollo: d'anni 12. ritrasse l'Avo suo <unclear reason="illegible">Scultore</unclear>, e di 15. dipinse un'Ercole, che fece stupire la maraviglia. Viaggiò in Italia, e con lo studio dei bassi rilievi, delle statue, dei vestiti, dell'armi, delle antichità, dei dipinti, e della lettura di libri rari, divenne Pittore famoso, franco in ogni storia, e perito nei secreti dell'arte. Ritornato a Parigi fu dichiarato primario Pittore del Re, Capomastro, e Direttore dei Gobelini (luogo dove travagliano in argento, in bronzo, in marmo, in arazzi, in ricamo, ed in pitture gli Artefici Regj.) Impiegato in abbellire il Reale Palagio di Versaille, è indicibile l'eccellenza delle cinque storie d'Alessandro Magno; la Rappresentazione dell'imprese Reali, con allegoriche invenzioni dipinte nella Galleria; la volta della Salamaggiore a maraviglioso fresco, con le Muse occupate a celebrare le glorie del Re, come si vede dalle stampe, da pertutto ricercate. Il numero dei suoi dipinti per le Chiese, e per i Palagi fu grande. Scrisse due Trattati ammirabili, uno della fisonomia, l'altro dei differenti caratteri delle passioni, e tutti li disegnò di sua mano. Intraprese, in tavole diverse, la grand'opera dei misterj di Giesù Cristo, quattro ne perfezionò, e lavorando l'ultima Cena passò all'ultimo di sua vita nei Gobellini, l'anno 1690. sepolto in S. Niccola du Cardonet, dove la Moglie feceli inalzare magnifico sepolcro. Monsieur Perrò fol. 216.
                </p><p>Carlo Lorenese fu eccellente Pittore di maniera assai soave, e grata, si veggono opere sue in Roma in S. Luigi dei Franzesi, nella Cappella del Presepio le vaghissime storie della Ss. Nunziata, della Visitazione a S. Elisabetta, e dell'Assunzione della B. V. Parimenti un quadro in S. Niccolò dei Lorenesi, ed alcune pitture nel Chiostro della Trinità dei Monti.
                </p><p>Carlo Meda Milanese ottimo Maestro per il disegno, e per il colorito; si vedono sue manifatture nella Metropolitana di Milano, dipinte nell'organo, dalla parte del Vangelo: fiorì circa il 1590. M. S.
                </p><p>Carlo Maratti da Camorano d'Ancona, nacque l'anno 1625. Applicato allo studio della pittura in Roma sotto Andrea Sacchi, diede ben presto a divedere quanto fecondo, e felice dovesse, col tempo, riuscire in quella; l'aspettazione non ingannò Roma, ma la fece stupire con l'opere magnifiche dipinte, con tanta grazia, con nobili idee, con vaghi abbigliamenti, con sicurezza di disegno, con pratica d'istorie, e con ameno colore, col quale è comparso venti volte in pubblico nelle prime Chiese di quella gran Città, ed ultimamente in Vaticano col vasto pensiero del Battesimo di S. Giovanni, dipinto al nuovo Altare del Battistero in S. Pietro. Della nobile raccolta di varj disegni, con quantità di sua mano, altri copiati da Raffaello in giovanile età, altri di propria invenzione, dei tanti quadri<pb facs="00130" n="106"/>mandati ai Principi, ed ai Cavalieri stranieri, delle moltiplicate opere sue date alle stampe, della Scuola, e degni allievi, che fece, ne parla il Mondo tutto, e Roma è tromba sonora delle glorie di sì degno Pittore, che Peritò l'onore d'essere dichiarato dal Sommo Pontefice Cavaliere dell' Abito di Cristo. Morì in Roma a dì 15. di Decembre 1713. ed ebbe gloriosissime esequie nella Chiesa della Certosa, con l'intervento di molti Accademici. Prelati, Dame, e Nipoti di N. S. il quale ordinò, che si stampasse la vita di lui.
                </p><p>Carlo Natali Cremonese, scolaro d'Andrea Mainardi; si vedono molte opere di questo bravo Pittore, che visse 94. anni, e morì nel 1683.
                </p><p>Carlo Pellegrini: di tal nome furono due Pittori, uno da Carrara, che dipinse in S. Pietro di Roma, e diede molti disegni per i mosaici, l'altro Romano.
                </p><p>Carlo Piccinardi Cremonese imparò da sua Padre, e visse al tempo dei Carracci.
                </p><p>Carlo Poerson Lorenese Pittore, seguitò la maniera di Simon Vovet, sotto il quale molto dipinse. Morì nel 1667. Filibien par. 4. fol. 144. vedi Carlo Francesco.
                </p><p>Carlo Portelli da Valdarno, scolaro di Ridolfo Ghirlandajo, dipinse molti quadri, e tavole d'Altare nella Città di Firenze. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 29.
                </p><p>Carlo Pozzi Bresciano Mercante da panni; fatto disegnatore dalla natura, copiò a penna vaghissime storiette di varj Autori, e ne mandò un Libro all'Imperadore Leopoldo, dal quale ricevette in dono una collana d'oro: morì d'anni 50. nel 1688. M-S.
                </p><p>Carlo Ridolfi nacque in Vicenza l'anno 1602. studiò rettorica, filosofia, prospettiva, architettura, il disegno, e la pittura dall'Alienese: divenuto Pittore, Poeta, ed Oratore diede alle stampe in due Libri Le Maraviglie dell'arte, overo Vite de' Veneziani Pittori, e gli fruttarono dalla Serenissima Repubblica una catena d'oro, con medaglia di S. Marco; le sue Pitture accolte in Roma gli meritarono da Papa Innocenzio X. l'onore di Cavaliere della Croce d'oro. Mai quietò la penna, il pennello, o la lingua, scrivendo, dipignendo, o spiegando materie diverse, finche la morte non pose le mete a tante gloriose fatiche. Ridolfi par. 2. fol. 306.
                </p><p>Carlo Sacchi nato in Pavia, l'anno 1617. studiò sotto il Rosso Pavese, andò a Roma, d'indi a Venezia; con grande profitto ritornò in Patria franco nelle storie, e copioso nei pensieri, sicchè potè soddisfare alle Chiese, ai Palagi, ed agli Stranieri, che ricercarono l'opere sue; instancabile, e saldo alla fatica visse sino al 1706.
                </p><p>Carlo Salis nacque in Verona l'anno 1688. Ebbe per primo Maestro nel disegno Alessandro Marchesini, dopo la partenza del quale per Venezia, si risolvettero i parenti d'inviarlo a Bologna, e raccomandato alla mia cura, lo feci entrare nella fiorita scuola di Gio: Gioseffo dal Sole, dove cogl' insegnamenti d'un tanto Maestro proseguì gl'incamminati studj per qual<pb facs="00131" n="107"/>che anno; ma non conferendogli totalmente l'aria, fu necessitato, con mio grave spiacere, a partire per la Patria, e dopo qualche tempo a portarsi a Venezia sotto Antonio Balestra suo Concittadino: ivi procurò d'imitare quella maniera, la quale tirava alquanto al gusto Romano, sichè fatto un bel misto di gusto Romanesco, e Bolognese s'avanzò a sfogare le sue belle idee sopra vaste tele, per le Chiese dei contorni di sua Patria, e per diverse case di Cittadini, ed ultimamente ha colorito un quadro rappresentante la Nascita di Nostro Signore, che riempie la prima Cappella a mano destra, nell'entrare nella Chiesa dei RR. Monaci Olivetani di Verona, il quale ha incontrato il comune gradimento dei Professori. Io auguro felicità, e sempre più avanzamenti al novello Pittore, sì per il buon genio, che nudrisco per lui, come per la gloria di sua Patria.
                </p><p>Carlo Saraccino, detto Carlo Veneziano, nato in Venezia l'anno 1585. ed ivi di 40. defunto. Imparò in Roma da Cammillo Mariani Scultore, e Pittore, poi si diete a seguire la maniera del Caravaggio, con la quale la vorò assai in pubblico, ma con fiacco colore: fu bell'umore, e di costumi simile allo stesso Caravaggio, Baglioni fol. 145.
                </p><p>Carlo Screta da Praga si fermò gran tempo in Venezia, poi in Roma, dove si portò, l'anno 1634. indi alla Patria, ed in ogni luogo diede bellissimi saggi del suo alto sapere: d'anni 60. morì. Sandrart fol. 324.
                </p><p>Carlo Stefano Penone figlio di Rocco Lombardo Scultore, fu genero, ed allievo di Domenico Fiasella in Genova, dipinse con lode; mancò dopo la morte del Padre, che succedette l'anno 1657. Soprani fol. 253.
                </p><p>Carlo Vimercati Pittore Milanese ebbe qualche principio del disegno da Ercole Procaccino juniore, poi studiò da se sopra le opere di Giulio Cesare Procaccino, e di Daniello Crespi, che sono dipinte nella Certosa di Grignano, dove con tanto suo scomodo, e lontananza di tre miglia, andò per molto tempo, a disegnare, a copiare, ed a colorire. Quindi fu, che s'impadronì d'un perfetto disegno, e di un sodo colorito, che gli acquistò molto di gloria. Morì d'anni 55. in circa, nel 1715.
                </p><p>Carlo Urbino Pittore a olio, ed a fresco di storie, e di prospettive: morì vecchio in Milano, giachè trovò poca fortuna in Crema sua Patria. Ridolfi par. 1. fol. 402. Fu leggiadro Pittore, facile disegnatore, e gentile coloritore, dipinse a compagnia con Bernardino Campi. Lamo fol. 82.
                </p><p>Castellino Castelli Genovese parente di Bernardo, ma scolaro di Gio: Batista Paggi; fece studio particolare nel ben comporre istorie, e fare ritratti, riuscendo nell'uno, e nell'altro molto gradito: sino lo stesso Vandick, dopo averlo ritratto, volle essere da lui effigiato: andò a Turino, e si portò tanto bene nei ritratti di quelle Altezze Reali, che meritò posto onorevole, ed annuo stipendio; poco godette di tal fortuna, mentre era d'anni 70. e morì, l'anno 1649. Lasciò Niccolò il figlio nella paterna virtù bene educato. Soprani fol. 175.
                </p><p>Caterina Cantoni nobile Milanese, ma più nobile per il disegno, e per il ri<pb facs="00132" n="108"/>camo, rappresentando nell'una, e nell'altra parte delle tele le figure perfettamente effigiate; servì l'Infanta d'Austria, le Serenissime di Bransuich, e di Toscana, Filippo II. Monarca delle Spagne, ed altri Principi; ridusse l'arte sua sino a fare ritratti al naturale, che sembravano più tosto condotti dal pennello, che trapunti dall'ago. Fiorì l'anno 1590. Lomazzo Idea del Tempio fol. 166.
                </p><p>Caterina Ginnasj Romana: di questa compita Pittrice basta solo il dire (per quanto scrive l'Ab. Titi fol. 131.) che tutte le pîtture nella Chiesa delle Monache di S. Lucia di Roma, sono fatture delle sue mani, col disegno però del Lanfranchi.
                </p><p>Caterina Taraboti discepola d'Alessandro Varotari in Venezia, onorò con i suoi diligenti pennelli la pittura, ed accrebbe lustro al catalogo delle Veneziane Pittrici. Boschini fol. 527.
                </p><p>S. Caterina Vigri nata in Bologna, l'anno 1413. dove introdusse l'Ordine di S. Chiara nel Nobilissimo Monasterio del Corpus Domini, che ivi fondò: fu diligentissima Miniatrice, e Pittrice; fra l'altre manifatture sue si venera l'Immagine di Gesu Cristo bambino, che per divozione si manda a baciare agl'infermi, dalla quale molti ne ricevono la salute. Morì l'anno 1463. e vive incorrotta venerata da tutto il Mondo. E'stata santificata da N. S. Papa Clemente XI. li 22. Maggio 1712.
                </p><p>Cayot di nome Agostino, Scultore nato a Parigi. Dopo aver disegnato, e dipinto sotto Gio: Juvenet Pittore del Re, diedesi alla Scultura sotto Stefano Lehongre, sotto del quale continuò quasi che presso la morte di lui: meritò i primi premj dell'Accademia, per due anni di seguito; fu uno dei Pensionarj dell'Accademia di Roma, ma non se ne profittò, ad oggetto d'attaccarsi a Cornelio Vancleve, sotto del quale travagliò quattordici anni, con distinzione, e più opere di sua mano produsse, per Sua Maestà, ed in ultimo luogo una figura di marmo delle compagne di Diana, la quale il Re fece collocare nel Giardino delle Tuleriea Parigi, e fu ricevuto nell'Accademia di Pittura, e Scultura, l'anno 1711.
                </p><p>Cecchino del Frate Fiorentino, così detto, perchè discepolo di Fra Bartolomeo di S. Marco: dipinse con Benedetto Cianfanini, con Gabbriello Rustici, e con Fra Paolo Pistolese, tutti della Scuola medesima. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 48.
                </p><p>Cecchino del Salviati, o Cecco, cioè Francesco, con lo studio d'Andrea del Sarto, e poi amico fedele del Vasari nella Scuola di Baccio Bandinelli, si sece franco nel disegno, morbido nelle carni, grazioso nelle idee, vago nel vestire, esatto nel nudo, copioso nelle invenzioni, e spedito nell'opere sue gratissime a Roma, alla Francia, a Venezia, ed a Firenze sua Patria, dove ebbe fioritissima scuola, condotta con sommo amore, sino alla morte, che gli seguì d'anni 56. nel 1563. nella quale lasciò eredi di quadri, e di disegni i più cari discepoli, che l'accompagnarono alla Chiesa di S. Girolamo, ove fu sepolto. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 77. Sandrart fol. 150.
                </p><p><pb facs="00133" n="109"/>
Cecchino Setti Pittore Modonese, viene sommamente lodato dal Lancillotto nelle sue Croniche, e posto nel numero di quei famosi Pittori, che fiorirono nel 1550. Vidriani fol. 54.
                </p><p>Cennino di Drea Cennini da Colle di Valdesa, per 12. anni fu scolaro d'Angelo Gaddi, poi di lui compagno nelle pitture dipinte in Firenze: fu cotanto amante dell'arte, che scrisse un Libro sopra i modi di lavorare a fresco, a tempra, a colla, a gomma, ed a oro, con la diversità di tutte le terre, e tinte. Vasari par. 1. fol. 115.
                </p><p>Cesare Aretusi Modonese, e Gio: Batista Fiorini, reciprocamente s'ajutarono, questi col disegno, e quegli con il dipinto, come si può vedere nel Catino della Cupola maggiore di S. Pietro di Bologna: riuscì poi anco l'Aretusi così pratico nei ritratti, con una tinta così vera, e Correggesca, che sembravano di carne; alcuno mai copiò sì bene l'opere del Correggio di questi, onde molte ne passarono oltre i motivi per originali; quanto più fu fortunato in Parma, altretanto fu sfortunato in Ferrara. Fiorì nel 1590. Malvasia par. 2. fol. 331.
                </p><p>Cesare Baglioni Bolognese imparò da suo Padre ordinario Pittore, e da se divenne quadratorista, figurista, Pittore di fiori, di frutti, di prospettive, d'animali a fresco, e a olio, il tutto con franca risoluzione, e speditezza compiutamente terminato. Studiò singularmente il modo di fare paesi, battè bene le frasche, e trovò belli siti, strade, e piani. Ogn'uno gradiva praticarlo, perchè era di somma bontà, e d'allegria: sonava la Lira improvvisandovi sopra spiritose canzoni: con una mano toccava il flauto, con l'altra pigneva. Chiamato a Parma, per lavorare in Corte, bisognandogli nell'opera guglie, colossei, ed anticaglie, principiò il lavoro, indi senza fare motto ad alcuno, in pianelle, e biretto andò a Roma per vederle dal veto. Scherzò assai coi Carracci, e passarono fra di loro gustosissime burle: finalmente stancato da tante fatiche trovò gli ultimi riposi in Parma, circa il 1590. Malvasia par. 3. fol. 340.
                </p><p>Cesare Cesariani Milanese bravo Geometra, Architetto, e Pittore, comentò Vitruvio, e disperato di non averne ricevuto quella mercede, che sperava, morì più da bestia, che da Uomo. Vasari p. 3. lib. 1. fol. 34.
                </p><p>Cesare Conti d'Ancona fratello di Vincenzio ambedue Pittori; praticò in Roma con i Pittori di Gregorio XIII. e di Sisto V. ebbe genio al grottesco, ed all'arabesco, che intrecciato con agnoletti, e satiretti francamente dipigneva: lavorò quadri d'Altare: accasato in Macerata, ivi morì circa il 1615. Baglioni fol. 167.
                </p><p>Cesare Cort, o da Corte nacque in Genova l'anno 1554. da Valerio Cort, che nel disegno gli fu Maestro: Nella Filosofia, nella Speculativa, e nella Poesia superò tutti i suoi condiscepoli, e nel colorire il Padre. In Francia, ed in Inghilterra, come Pittore fu teneramente accolto. In Toscana, come Ingegnero da guerra, sommamente ambito. In Genova, come perfetto in ogni virtù, ansiosamente sospirato: ma che! mentre<pb facs="00134" n="110"/>onorato, e stimato da ogn'uno godeva in Patria tranquilla la quiete, datosi a leggere libri superstiziosi, e dannati fu carcerato nel Santo Tribunale dell'Inquisizione, dove scontento terminò la vita; restò dopo di lui David il figlio nella pittura perito. Soprani fol. 67.
                </p><p>Cesare dalle Ninfe Veneziano, capriccioso, e pronto nell'esprimere i suoi pensieri, seguendo la vita del Tentoretto; dipigneva per lo più a fresco con altri Pittori. Pattuito per dieci ducati di fare una Nunziata, a olio, che stà sopra una delle Porte di S. Faustino, la compì con franchezza, e con vaga maniera in un giorno. Ridolfi par. 2. fol. 77.
                </p><p>Cesare Dandini Pittore Fiorentino, scolaro del Cav. Curradi, del Passignano, e di Cristofano Allori, ebbe maniera assai vaga, finita, e corretta: si vedono per le Chiese di Volterra, e di sua Patria molte belle tavole d'Altare, particolarmente nella Chiesa della Santissima Nunziata. M-S.
                </p><p>Cesare da Sesto, detto Cesare da Milano, fu il migliore discepolo di Leonardo da Vinci, riuscì graziosissimo figurista, ed erudito componitore, come nella Chiesa di S. Rocco di Milano si vede: istoriò i belli paesi del Bernazzano Milanese: in Roma ajutò Baldassare Peruzzi nei chiariscuri, che dipinse ad Ostia Tiberina: fu Pittore stimato da Raffaello, il quale incontrandolo un giorno, li disse con faccia gioconda: Messer Cesare è possibile, che noi siamo tanto amici, e ci facciamo tanta guerra coi pennelli? Fiorì nel 1510. Il Vasari distingue Cesare da Sesto, da Cesare da Milano, ma io ritrovo che è lo stesso.
                </p><p>Cesare Fiori cittadino Milanese Pittore, Architetto, Ritrattista, Ballarino, Schermatore, ed Alfiere della Milizia Urbana: in età d' 8. anni fece il ritratto di suo Padre defunto, dal che istradato dai Parenti alla pittura con le direzioni di Carlo Cane, ed all'architettura con le regole di Pietro Paolo Caravaggio, comparve a tavola rotonda fra i Virtuosi, e fra la Nobiltà, che teneramente l'amava. Per inventare machine, funerali, trionfi, tabernacoli, cappelle, piante, disegni d'architettura, fu celebre, che però molte furono date alle Stampe, ed il suo nome si fece sentire glorioso per bocca delle Muse. Non mancarono Principi stranieri, che l'impiegarono in opere degne del suo talento, e ne riportò ricchi doni: di tratti obbliganti, di dolcissime procedure, divoto, religioso, e pieno di buone operazioni, in età d'anni 66. compì i suoi giorni il Venerdì Santo dell'anno 1702. e con pompa fu accompagnato da copioso stuolo di Virtuosi alla sepoltura in S. Gio: in Conca.
                </p><p>Cesare Gennari Bolognese nipote, e scolaro del Guercino da Cento, nacque l'anno 1641. apprese sì bene quella nobile, e forte maniera, che tanto diletta, e ne fu così osservante seguace, che le di lui opere sparse per le pubbliche Chiese, e per i Palagi, da molti sono reputate del Maestro: dipinse con franchezza i paesi; fu di genio nobile, di tratto gentile, e d'amena conversazione: amò teneramente i suoi scolari, e faceva bene a tutti: invidiosa la morte lo rapì al Mondo d'anni 47. e nella Chiesa di S. Nic<pb facs="00135" n="111"/>colò degli Alberi meritò pubblici funerali, che girano alle Stampe, dedicati a Benedetto Gennari di lui fratello, ed in quel tempo Pittore primario del Re d'Inghilterra.
                </p><p>Cesare Nebbia da Orvieto fu allevato da Girolamo Muziano, che se ne servì nell'opere Vaticane: fatto poscia Pittore di Sisto V. con Gio: Guerra da Modona condusse gran parte delle pitture stabilite in quel fortunato Pontificato per i Pittori: fu Uomo d'onore, amante dei Virtuosi, e grato a i suoi Scolari: carico di ricchezze, e di gloria si ridusse invecchiato alla Patria, dopo avere serviti altri Pontefici, e di 78. anni morì circa il 1614. Baglioni fol. 120.
                </p><p>Cesare Piemontese Pittore, fu a Roma dopo i Brilli, e fu paesista lui, e la moglie, e dipinsero i paesi nel portico interiore della Chiesa di S. Cecilia in Trastevere.
                </p><p>Cesare Pollino Miniatore eccellente fece cose bellissime in carta pecora, disegnò francamente sulla maniera del Buonaroti, servì a molti Sommi Pontefici, e si vedono varie miniature in Perugia sua Patria M-S.
                </p><p>Cesare Rossetti Pittore Romano lavorò sotto il Cav. d'Arpino, in Laterano, e in Campidoglio: fu Uomo libero, arguto, e spiritoso; ridotto alla vecchiaja mancò nel Pontificato d'Urbano VIII. Baglioni fol. 294.
                </p><p>Cesare Sermei Pittore nato in Orvieto, accasato in Assisi, ivi sempre dimorò fino al principio del 1600. in cui d'anni 84. morì. Era Cavaliere. Morelli fol. 161.
                </p><p>Cesare Torelli Romano scolaro di Gio: dei Vecchi, e poi suo compagno al servigio di Sisto V. Si dilettò di lavorare a mosaico, e ridusse i cartoni del suo Maestro, e del Cav. d'Arpino a nobilissimo termine; campò gran tempo, e morì nel Ponti ficato di Paolo V. Baglioni fol. 129.
                </p><p>Cesare Turco Pittore Napolitano, fioriva nel 1560. sono opere sue diverse sparse per le Chiese di Napoli. Sarnelli fol. 152.
                </p><p>Cherubino Alberti da Borgo S. Sepolcro figlio, e scolaro di Michele, con Gio suo fratello bravo quadratorista la vorò di figure nelle Sale, e nelle Chiese Romane; intagliò quasi tutte l'opere di Pollidoro, molte del Buonaroti, alcune dei Zuccheri, e sono rare simili stampe. Morto Gio: e rimasto erede di gran valsente, depose i pennelli, e principiò a passarsela col fabbricare balestroni all'antica, che levavano, e gettavano da lontano gravi pesi, sinchè giunto l'anno 1615. e 63. di sua età, morì, e fu sepolto nella Madonna del Popolo in Roma. Baglioni fol. 131.
                </p><p>Chiodarolo Gio: Maria Bolognese, scolaro di Francesco Francia: dal Bumaldi fol. 251. e da Leandra Alberti è descritto per Scultore, e lavoratore nell'Arca di marmo in S. Domenico di Bologna, e dal Masini, e dal Malvasia par. 2. fol. 58. è nominato per Pittore insieme col suo Maestro, con l'Aspertino, e con Lorenzo Costa nei dipinti in S. Cecilia.
                </p><p>Cimabue Pittore Fiorentino, di nome Giovanni, per istinto naturale, che aveva alla pittura imparò dai Pittori Greci, chiamati a Firenze per re<pb facs="00136" n="112"/>staurare gli antichi mosaici: principiò a vestire le figure, e ad accostarfi al naturale, sichè in quei tempi fece stupire Pisa, e Firenze con le tavole d'Altare, che dipigneva sopra incrostatura d'oro, ajutando l'espressioni delle figure con motti, e lettere. Visse 60. anni, e morì nel 1300. Vasari par. 1. fol. 1.
                </p><p>Ciro Ferri Pittore Romano vero seguace, e discepolo di Pietro da Cortona, a cui più del Romanelli, e di Pietro Testa s'accostò con le idee, con le invenzioni, e col dipinto, dimodochè morto il Maestro, terminò le di lui opere lasciate imperfette: fece diversi cartoni per mosaici in Vaticano, molti disegni per fabbricare, per Altari, e per Cibori; dipinse sopra dieci opere pubbliche; intagliò molti rami di sua, e d'altrui invenzione, si dilettò d'architettura, e pose il termine al suo vivere, nel 1690. in età d'anni 62.
                </p><p>Claudio Alberto Sevin nato in Brusselles: dal Principe di Legni applicato alla pittura diede saggio del suo alto sapere nella Svezia, e nell'Inghilterra, e nella sua Patria: Desioso di vedere l'Anno Santo del 1675. partì per Roma: ivi fermatosi a lavorare, l'anno seguente terminò la vita. Sandrart fol. 387.
                </p><p>Claudio Audran seniore fu uno dei buoni Intagliatori Franzesi, dimorò gran tempo in Roma; intagliò varie statue, e rami servibili per le Dispute; ritornato in Patria, ammaestrò Gerardo il figlio, il quale si rese famoso per mezzo dei suoi belli intagli, e tra gli altri per le insigni stampe delle gran Battaglie di Carlo le Brun. Claudio juniore fratello di Gerardo nacque in Lione, e dalla natura portato al disegno, andò a Parigi, e studiò sotto Carlo le Brun, da cui fu impiegato nell'opere del Re. Si veggono in pubblico due quadri, e due cappelle dipinte nella Certosa, molto più avrebbe operato, se la morte non l'avesse portato all' altro Mondo d'anni 43. nel 1684. Lasciarono tre Nipoti del nome loro, l'uno celebre Pittore per ornamenti, li altri due abili Intagliatori.
                </p><p>Claudio le Feure da Fontanablò acquistò molto di onore nel dipingere ritratti, e con tale carattere fu ricevuto nella Reale Accademia di Parigi. Andò poi a Venezia, dove si trattenne tanto tempo, ed era sopranominato di Venezia, ivi intagliò all'acqua forte molte opere levate dai migliori quadri esposti al pubblico, e sono correttamente disegnati: passò finalmente in Inghilterra, ove d'anni 42. morì nel giorno 5. Agosto 1675.
                </p><p>Claudio Franzese, e Guglielmo de'Marzilla furono chiamati a Roma da Giulio II. per dipignere le finestre del Vaticano, giachè erano in quell' arte i primi Maestri, ed in fatti fecero stupire quella Città: ma la disgrazia del sacco di Roma portò, che fussero infranti i vetri dalli nemici, per levare il piombo da formare palle da moschetto: se ne conservano però in S. Maria del Popolo di mano di questo artefice, il quale disordinando nel mangiare, e nel bere, in termine di fei giorni passò all'altro Mondo. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 97. Altro Claudio Franzese di Parigi, o Parigino re<pb facs="00137" n="113"/>gistra il Vasari nella par. 3. lib. 1. fol. 216. che fu scolaro del Rosso Fiorentino, che con Francesco d'Orliens, con Simone da Parigi, con Lorenzo Piccardi, e con Domenico del Barbiere l'ajutò nella Reale Galleria di Francesco I. Re di Francia.
                </p><p>Claudio Gillè, o Giglio, detto Claudio Lorenese, s'approfittò nella Scuola d'Agostino Tassi, il migliore paesista di Roma, e divenne tanto ameno, e vago nei paesi, introducendovi eroiche storiette, lontananze, prospettive, siti, acque, ed animali, che a grau prezzo ogni famosa Galleria bramò esserne adorna. Diede alle stampe varie opere sue: dipinse gran tratti di muro a fresco, intese l'architettura; dove, e quando terminasse la vita. non ne parla il Sandrart fol. 328. Il Baldinucci nella par. 2. sec. 4. fol. 264. nomina un tale Gillis d'Anversa, che fu gran paesista, e nacque l'anno 1544.
                </p><p>Claudio Gillot figlio d'un Pittore di Langres, ricevette dallo stesso i primi elementi del disegno, e si perfezionò poi in Parigi sotto Gio: Bat. Cornelio Pittore, e Professore della R. Accademia. Egli si è formato una maniera unica, e sua, che non par tecipa di alcun'altra: questo è frutto degli studj suoi fatti sopra i dipinti delli più bei Teatri Italiani, e Franzesi per rappresentarvi soggetti di Commedie; ma ciò non ostante è riuscito ancora in soggetti serii, ed accolto con distinzione nella suddetta Accadamia, ove vive.
                </p><p>Claudio Halle nato in Parigi, figlio, ed allievo d'un Pittore dell'Accademia Reale; senza essere sortito alla Patria ha saputo lavorare opere grandi per il Re, e per varie Chiese, alcune di queste servono per fare Arazzi per Sua Maestà, ed attualmente professa l'arte con gloria nell' Accademia medesima.
                </p><p>Claudio Mellan Pittore, ed Intagliatore al bulino, nacque in Abeville, l' anno 1601. Inclinato al disegno studiò sotto Simone Vovet, che gl'insegnò le finezze di quest'arte, nella quale molto si compiaceva, ma essendosi dato ad intagliare, riuscì assai meglio, e si fece una maniera tutta particolare, nella quale si osserva, che questo operare gli era più naturale, che la pittura, dove si era fisso. L'anno 1617. andò a Roma, ove intagliò quantità d'opere, il felice esito delle quali gli guadagnò lastima di Carlo II. Re. d'Inghilterra, il quale gli fece proporre un generoso trattamento in caso, che volesse andare a servirlo; ma l'amore della Patria non lasciò risolverlo a ciò fare. Ritornato in Francia l'anno 1654. s'amogliò: fatto consapevole S. M. del merito di questo degno Soggetto, gli assegnò alloggio nella Galleria del Lovure in qualità d'uno dei suoi Pittori, ed Intagliatori: fu là, dove continuò le sue opere con miglior gusto, e genio di prima, e tante ne diede alla luce, che formano un'abbondante catalogo. Passò la sua vita con tranquillità di salute, e per terminare la sua sorte, gli abbisognò qualche accidente improviso, che ponesse le mete al suo vivere, l'anno 1688. Le Marche da lui usate nel<pb facs="00138" n="114"/>le Stampe le potrai vedere nella Tavola V. dove si tratta delle Marche sciolte. le Comte lib. 3. fol. 393.
                </p><p>Claudio Poirier Scultore, nato a Parigi, fu ricevuto nell' Accademia Reale li 31. Marzo 1703.
                </p><p>Claudio Ridolfi Nobile Veronese, scolaro di Paolo Caliari: dipinse in Patria, in Venezia, in Padova, in Roma, ed in Urbino, dove si trattenne qualche tempo in casa di Federico Barocci, dal quale apprese l'amenità, e le belle arie di teste; ivi s'ammogliò, poi si trasfe rì ad abitare in Corinaldo nella Marca d'Ancona, e per quelle Città lasciò belle pruove dei suoi pennelli: ritornato alla Patria più erudito, nelli componimenti espressivo, e grazioso nei movimenti delle figure, fu ben veduto, ed accolto da tutti: arrivato all'età di 84. anni, correndo il 1644. con pianto universale fu accompagnato al Sepolcro. Ridolfi par. 2. fol. 302.
                </p><p>Claudio Stella vivente in Parigi l'anno 1686. con bellissimi intagli all' acqua forte ha reso glorioso il suo nome, in particolare nella bella carta del Calvario, cavato dall'eruditissimo quadro di Niccolò Poussin. Baldinucci fol. 7.
                </p><p>Claudio Vignon nativo di Turs, seguì la maniera di Michelagnolo da Caravaggio: la forza, colla quale travagliava, e la felicita, colla quale concepiva i soggetti per dipingere, gli diedero molte occasioni d'impieghi: aveva una maniera di disporre le sue tinte, e di collocarle alla prima nei suoi luoghi, senza legamento, o altro ajuto, non mescolava i colori, nè li addolciva, nè infieriva col movimento del pennelo, sichè comparivano di primo tocco non ritoccati, disortechè la superfizie dei suoi quadri era semplice, e rimarcabile d'una pratica naturale, e facilissima da essere conosciuta. Era di singulare telento nella cognizione delle pitture, onde per fare prezzi, e stime ai quadri, a lui si ricorreva. Morì in buona vecchiaja nel 1670. Depiles fol. 497.
                </p><p>Clemente Bandinelli Fiorentino figlio, e scolaro di Baccio seguì anch'esso la scultura, ed averebbe acquistata la gloria del Padre, se in Roma morte immatura non l'avesse rubato al Mondo. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 445.
                </p><p>Clemente Bocciardi Genovese, scolaro di Bernardo Strozzi, andò a Roma con il Castiglione, e studiò quella maniera; ritornato a Genova fece vedere quanto si fusse francato nel componimento, nel disegno, nel colorito, ma vago di maggiore perfezione partì per Firenze, dove la morte pose i confini alle sue alte idee, troncandogli lo stame vital. Sopranifol. 82.
                </p><p>Colantonio illustre Pittore Napolitano, del quale scrive l' Engenio, che fu il primo, il quale in Napoli ritrovasse il colorito a olio. Nella Chiesa di S. Lorenzo di Napoli nella Cappella della famiglia Rocco colorì la tavola, in cui sono dipinti S. Francesco, e S. Girolamo in atto di studiare, tanto al naturale, che pajono vivi: fioriva nel 1436. Sarnelli fol. 110.
                </p><p>Cola della Matrice, detto comunemente Mastro Cola, cioè Niccola Pitto<pb facs="00139" n="115"/>re, ed Architetto il migliore, che mai conoscessero quei contorni, nei quali inalzò vaghi Palagi, Tempj, e dipinse opere bellissime. In Ascoli ebbe una moglie di tanto amore, e d'onore, che sotto Paolo III. insorte le ribellioni d'Ascoli, fuggendo col marito, inseguita dai soldati, più per cagione della bellezza, che per altro, vedendo non potere in altro modo salvare a se l'onore, ed al marito la vita, si precipitò da una balza, e va nel 1542. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 234.
                </p><p>Cope Scultore Fiammingo in Roma, ridusse a perfezione molte belle storiette in piccolo: fu Uomo tanto solitario, e malinconico, che non volle alcuno per casa; quando era infermo, calava dalla finestra un cistello, e si provvedeva del bisognevole. Correva l'anno 1610. ed ottantesimo di sua età, quando non sentendolo più i vicini, con scale entrarono nella casa, e lo ritrovarono morto nel letto. Baglioni fol. 100.
                </p><p>Corado Filgher Pittore Tedesco, si fece largo in Venezia, ed acquistò grande onore con i belli, e vaghi paesi, che dipigneva: di qu esti ne parla con lode straordinaria nelle sue rime il Borghini a fol. 544.
                </p><p>Cornelio Bloemart nacque in Utrecht l'anno 1603. da Abramo, che gli fu Maestro: servì varj Pittori Oltramontani, ed Italiani col bellissimo taglio del suo bulino, adattandosi alle maniere, e gusto di tutti i Pittori; dimodochè le sue stampe sembrano più dipinte, che intagliate. Baldinucci fol. 63.
                </p><p>Cornelio Corneli nato in Arleme l'anno 1562. da Paolo Pittore, ma educato da Egidio Coignetto, da giovinetto dipinse battaglie, diluvj, cadute di giganti, ed opere grandiose, poi adulto dipinse esquisitamente opere notturne. Sandrart fol. 268. Cornelio Corneli da Lione fu un'altro Pittore, il quale d'anni 51. morì nel 1554. Sandrart fol. 232.
                </p><p>Cornelio Cort nato in Hornes d'Olanda, fu uno dei primi, che portaffe il bel modo d'intagliare in Italia, diede in luce molte opere di Raffaello, e di Tiziano: morì in Roma d'anni 42. nel 1568 Baldinucci fol. 222.
                </p><p>Cornelio de Heem d'Anversa: in fiori, in frutti, in vasi, in istromenti, e tappeti portò tal grido, e fama, che il famoso Sandrart, tante volte quì nominato, volle pagare un quadro di due palmi 450. fiorini a Tommaso Kretzer in Amsterdam, e benchè gli fusse amico non ne sortì la grazia. Sandrart fol. 313.
                </p><p>Cornelio de Wit da Bruges: vedi Petro Candido.
                </p><p>Cornelio Engelbert Pittore, nato l'anno 1468. in Lione d'Olanda, dipinse ad olio, a fresco, e a tempra, ed in ogni genere riuscì per quei tempi famoso; insegnò il disegno a due suoi figliuoli, e fu maestro di Luca d'Olanda: morì nel 1533. Sandrart fol. 226.
                </p><p>Cornelio Encheltams Pittore di Malines, dipinse in Anversa per il Principe d'Oranges la storia di David con molte figure d'Uomini armati, sul<pb facs="00140" n="116"/>la maniera di Luca d'Olanda: terminò il corso di sua vita d'anni 56. nel 1583. Balainucci par. 2. sec. 4. fol. 68.
                </p><p>Cornelio Floris Scultore, ed Architetto, fratello del famoso Francesco. Lomazzo trat. pit. fol. 198.
                </p><p>Cornelio Gianson, Pittore di Londra, applicato fare ritratti, servì Carlo Stuard, e la Regina d'Inghilterra, ma per le ribellioni insorte, partì per Olanda, poi in Amsterdam finì la vita, l'anno 1665. Sandrart fol. 314.
                </p><p>Cornelio Kettel Pittore, Plastico, Geometra, Prospettivista, e Poeta, nacque in Goude, l'anno 1548. imparò da Antonio Blochland, e da Dirick Pieters: variò molte parti del Mondo, in ogni luogo lasciando, o quadri storiati, o ritratti: si servì alcune vol te delle deta delle mani in cambio di pennelli: coi piedi stringendo i pennelli fra le deta, dipinse il Filosofo Eraclito; morì in Patria in fresca età. Baldinucci par. 2. fol. 276.
                </p><p>Cornelio di Lion Pittore nativo di quella Città, fece quantità di ritratti sotto i Regni di Francesco I. Enrico II. Francesco II. e Carlo IX. Il Brantosmo nelle memorie fa un grande elogio al quadro, che dipinse per la Regina Caterina dei Medici con le sue due figlie, e dice, che la stessa Regina trovandosi in Lione, volle andare alla casa propria di Cornelio, per vedere i ritratti dei Cavalieri, e delle Dame di sua Corte, che egli avea dipinti, e riempivano una stanza. Filibien par. 3. fol. 79.
                </p><p>Cornelio Molinar Pittore d'Anversa, detto Strabone dagli occhi storti; nel lavorare a fresco, e paesare ebbe pochi pari; nella prestezza fu un fulmine; il suo pagamento solito era un tallero al giorno; ajutò varj Pittori, ed a loro fu di gran vantaggio; morì in povertà. Sandrart fol. 259.
                </p><p>Cornelio Pulemburgh da Utrecht slolaro d'Abramo Bloemart, andò a Firenze, poi a Roma; in paesi storiati tanta fama acquistò, che dal Re d'Inghilterra fu provvisionato di splendidissimo stipendio, e <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs> desiderò l'opere sue. Sandrart fol. 325.
                </p><p>Cornelio Schudt Pittore d'Anversa, fu Uomo di grande ingegno, pronto nel dipignere storie, e finzioni poetiche, nelle quali mischiava con arte singulare i ritratti di quelli, che l'impiegavano ai lavori. Sandrart fol. 295.
                </p><p>Cornelio Stop Inglese si dilettò dipignere spelonche, grotteschi, e luoghi orridi riportati sulle tele con prospetti, e concavità, che sembravano più vere, che dipinte. Sandrart fol. 384.
                </p><p>Cornelio Wael nativo d'Anveria, fu mirabile in fare piccole figure nei suoi quadri ripieni di lontananze, di caccie, di balli, di paesi, e di chiribizzi. Si fermò in Genova 15. anni con Luca suo fratello bravo paesi<pb facs="00141" n="117"/>sta, poi andò a Roma, ma non conferendogli l'aria, ritornò a Genova, dove con istupore dei Pittori condusse due vasti quadri di battaglie, ed aprì fioritissima scuola; dopo qualche tempo ritornò a Roma, ivi lasciò la vita avanzato nell'età, e dai Nazionali, e dai Pittori sino al numero di 400. fu accompagnato al sepolcro: fu Uomo generoso, cortese, e gioviale. Soprani fol. 325.
                </p><p>Cornelio Vancleve Scultore nato in Parigi, il migliore tra gli allievi di Francesco Anguier; si fermò cinque anni in Roma, e due in Venezia, e studiò l'antico, e il moderno; fatto perfetto Scultore ritornò a Parigi aggregato nella Reale Accademia in Pittura, e di Scultura, eletto quindi dal Re Luigi XIV. per le opere principali di Scultura, che sono ammirate nei suoi Palagi, e Giardini Regj di Versaille, Marlì, e Trianon. Sua Maestà gli assegnò annua pensione, alloggio, e stanza per travagliare nel Lovure, e fu Direttore della medesima Accademia, ed ora è dichiarato Rettore perpetuo della stessa. Ebbe la disgrazia di perdere il fuo unico figlio in età di 28. anni, il quale dopo il viaggio d'Italia cominciava ad uguagliarsi con i più grand'Uomini nell'Arte della Scultura.
                </p><p>Cornelio Verhuik nato in Roterdam, l'anno 1648. imparò il disegno da Abramo Ondio, e con lo stile di quel gran Maestro condusse squadroni di caccie, e di animali molto spiritosi. In Roma poi datosi sotto il Borgoguone alle battaglie, addestrossi in quelle con Borgognonesca maniera, e con un tinto ardito, e forte compì quantità d'opere in grande, ed in piccolo, accolte, e gradite da Roma, da Napoli, da Parigi, dalla Savoja, dalla Germania, e dall'Italia. Lavorò ancora vaghi paesi, mercati, fiere, e ridotti, introducendovi minute figure alla Callotesca, il tutto concluso con grazia, e spirito. Hà fatto permanenza più anni nella Città di Bologna.
                </p><p>Cosimo de' Tura Ferrarese Pittore, detto Cosmè fece l'Altare di S. Maurelio Protettore di Ferrara nella Chiesa dei PP. di S. Giorgio extra muros; ivi fu sepolto in età di 63. anni, nel 1469. Superbi fol. 122.
                </p><p>Cosimo Fancelli Romano scritto al Catalogo degli Accademici di Roma, l'anno 1650. Di questo degno Scultore sono opere varie di stucco, e di marmo nelle Chiese della sua Patria, tutte descritte dall'Ab. Titi.
                </p><p>Cosimo Fansago da Brescia Architetto, e Scultore: molte opere sue sono nelle Chiese di Napoli, particolarmente nel Gesù nuovo. Era Cavaliere. Sarnelli fol. 164.
                </p><p>Cosimo Roffelli Pittore Fiorentino, chiamato a Roma, con Sandro Botticelli, con Domenico Ghirlandajo, coll'Abate di S. Clemente, con Luca da Cortona, e con Pietro Perugino, per servigio di Sisto IV. nel dipinto della Cappella Pontificia, riportò fopra tutti il primo onore nelle tre storie di Faraone sommerso nel mar rosso, nella Predica del Salvatore alle rive del Tiberiade, e nell'ultima Cena, con gli Appostoli, avendo<pb facs="00142" n="118"/>gli in tutte ajutato il suo fido scolaro Pietro, detto di Cosimo: visse 68. anni; consumato dall'alchimia morì nel 1484. fu sepolto in Patria nella Chiesa di S. Croce. Vasari par. 2. fol. 344.
                </p><p>Cosimo Ulivelli nato in Firenze, circa il 1622. imparò dal Volterrano, e riuscì valoroso, e bizzarro Pittore a olio, ed a fresco, molte Chiese, e Claustri della sua Patria godono bellissime sue operazioni, massimamente quelli della Santissima Nunziata, di S. Spirito, e del Carmine, dove ha espresso la morte di S. Eliseo, che è cosa molto degna da vedersi. E morto nel secolo presente.
                </p><p>Costantino Vaprio Pittore Milanese è citato dal Lomazzo trat. di pit. fol. 198.
                </p><p>Cristofano Allori Pittore Fiorentino, scolaro del Cav. Cigoli, fu uno dei più famosi Pittori, che fiorissero nel principio del Secolo passato; dipinse con vaghi colori, e sullo stile del Correggio; meritò lavorare opere varie per la Serenissima Casa Medici.
                </p><p>Cristofano Amberger, dal suo dipinto nei contorni d'Argentina, si crede seguace d'Olbein Olandese; fu molto ingegnoso per le invenzioni, per il colorito, e per il disegno, come ne rendono testimonianza le 12. storie di Gioseffo Ebreo, e tant'altre dipinte in Augusta: l'anno 1530. fece il ritratto a Carlo V. e meritò una collana d'oro con medaglia, e mercede maggiore di quella, che ricevette Tiziano in tutte tre le volte, che lo ritrasse. Sandrart fol. 224.
                </p><p>Cristofano Bresciano, e Stefano fratelli; vedi Cristosano Rosa.
                </p><p>Cristofano Casolano di Padre Lombardo, nacque in Roma, e fu instrutto nella pittura del Cav. Pomerancio; così bene s'approfittò di quella maniera, che più volte ajutò il Maestro: dipinse in varie Chiese di Roma: rimase colpito dalla morte in fresca età. Baglioni fol. 306.
                </p><p>Cristofano Castelli Parmigiano, è riferito dal Vasari par. 3. lib. 2. fol. 12. per la bella tavola, che l'anno 1499. dipinse nel Duomo di Parma.
                </p><p>Cristofano dell'Altissimo Fiorentino, scolaro del Pontormo, poi del Bronzino; non solo fu Pittore istorico, ma si dilettò fare somigliantissimi ritratti, che sembravano vivi; questa fu la cagione, per la quale il Serenissimo G. D. Cosimo lo mandò a Como, per ricavare dal museo di Monsig. Giovio molti ritratti di persone illustri, per arricchire la sua nobilissima Galleria. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 279. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 170.
                </p><p>Cristofano da Bologna dipinse nei Padri Celestini, ed in S. Maria di Mezza Ratta, circa l'anno 1380. Masini fol. 618. Bumaldi fol. 239. Questo Cristofano dal Vidriano fol. 22. è detto da Modona, da altri da Ferrara. Il Vasari par. 1. fol. 165. scrive, che a concorrenza di Galasso da Ferrara, di Giacomo, e di Simone Pittori Bolognesi, dipinse nella Chiesa di Mezza Ratta fuori di Bologna, dalla Creazione di Adamo sino alla morte di Mosè. Simone, e Giacomo, in trenta scomparti, dipinsero dalla Nascita di<pb facs="00143" n="119"/>Gesù Cristo sino all'ultima Cena, e Galasso colorì la Passione di N. S. Tutte quest'opere furono finite l'anno 1404.
                </p><p>Cristofano Gherardi, detto il Doceno da Borgo S. Sepolcro, imparò da Raffaello del Colle, fu soldato, e poi cangiò la spada in pennello, divenendo universale Pittore in figure, in paesi, ed in grotteschi; dipinse in Roma, in Napoli, in Perugia, ed in Firenze; visse 56. anni, e morì in Patria, nel 1556. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 456.
                </p><p>Cristofano Lendenari, Lorenzo, e Bernardino tutti di tal casato Modonesi furono quei celebri Artefici di tarsia, che con figure, con paesi, con lontananze, e con quadrature terminarono, l'anno 1465., il Coro della Cattedrale di Modona. Croniche Lancillotto.
                </p><p>Cristofano Magnani da Pizzighettone (Castello nella via di Cremona, sull' Adda) imparò da Bernardino Campi, e fu d'immaginativa sì forte, che una sol volta veduta qualche persona, a memoria ne formava somigliantissimo il ritratto: lavorò istorie a olio, e a fresco a competenza del Malosso, del Lodi, del Catapane, e del Mainardi; morì in fresca età. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 164.
                </p><p>Cristofano Maurer Tigurino scolaro, e figlio di Jodoch, delineò, e descrisse tutt'i luoghi della Svezia; dipinse sopra i vetri; coi suoi disegni servì varj Intagliatori; compose di poesia; scrisse, e disegnò diversi emblemi acutissimi; fu assunto a Senatoria Prefettura, e morì l'anno 1614. Sandrart fol. 243.
                </p><p>Cristofano Parmese annoverato fra li discepoli di Gio: Bellino, con Andrea Previtali da Bergamo, con Lattanzio da Rimini, con Rondinello da Ravenna, con Jacopo Montagna, e con altri. Ridolfi par. 1. fol. 60.
                </p><p>Cristofano Roncalli dalle Pomerancie in Toscana, detto il Cav. Pomerancio, imparò in Roma da Niccolò Circignano; tanto s'avanzò nella pittura, che meritò dipignere nella Cappella Clementina di Vaticano il fatto d'Annania, e di Safira, che cadono morti ai piedi del Principe degli Appostoli, volgarmente chiamato l'Altare della bugia: fece i cartoni per diversi Mosaici, meritò da Paolo V. essere dichiarato Cavaliere dell'Abito di Cristo: vide la Germania, la Fiandra, l'Olanda, l'Inghilterra, e la Francia; carico d'onori, e di ricchezze giunto di nuovo a Roma, l'anno 1626. lasciò la spoglia mortale, e dai Cavalieri, e dai Professori, con pompa solenne, fu accompagnato a S. Stefano del Cacco, ed ivi d'anni 74. sepolto. Baglioni fol. 288.
                </p><p>Cristofano Rosa, e Stefano fratelli Bresciani furono bravi quadratoristi dei suoi tempi; da Cristofano nacque Pietro; che fu scolaro di Tiziano, e valente nel dipignere istorie, ma giovanetto, non senza sospetto di veleno, o (come altri dicono) di pestilenza terminò col padre i suoi giorni, l'anno 1576. Ridolfi par. 1. fol. 255. Il Vasari nella par. 3. del<pb facs="00144" n="120"/>lib. 1. a fol. 18. lo chiama Cristofano Bresciano, e lo descrive per uomo eccellente in dipignere prospettive, cornicioni, maschere, e cartellami, che sembravano più tosto di rilievo, che dipinti; ne parla anco il Rossia fol. 511.
                </p><p>Cristofano Schuartz lavorò belli quardi in Monaco, e fu bravo inventore. Con sua invenzione Gio: Sadeler intagliò bellissime stampe della Passione di N. S. Morì l'anno 1594. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 204. dal Ridolfi par. 1. fol. 204. è chiamato Suarz scolaro di Tiziano.
                </p><p>Cristofano Serra da Cesena, scolaro del Guercino, insegnò la pittura, ed il disegno a Cristofano Savolini. M. S.
                </p><p>Cristofano Solari, detto Gobbo, Scultore Milanese, e fratello di Andrea, lavorò a competenza di Agostino Busti, e del Siciliano nella Certosa di Pavia, e nella facciata del Duomo di Milano, l'Adamo, ed Eva, verso Levante, sono suoi lavori. Lomazzo. Vasari p. 3. lib. 3. fol. 21.
                </p><p>Cristofano Stati da Bracciano Scultore, fu allevato nell'arte in Firenze, lavorò in pubblico, ed in privato in Roma: si diede poi a vendere, e comprare quadri, disegni, medaglie, e camei, ed in questo mestiere consumò 62. anni, e la vita, che terminò circa il 1618. Lasciò Francesco il figlio, chiamato il Braccianese, che nella Scultura si portò assai bene, e circa i 35. anni morì, nel 1627. Baglioni fol. 162.
                </p><p>Cristofano Storer, o Stora Pittore di Costanza, imparò da suo padre, poi da Ercole Procaccino juniore, fu uomo pratico nel disegno, e spedito nel dipingere a olio, e a fresco: si trattenne la maggior parte del tempo in Milano, dove dipinse nelle Chiese di S. Bernardo, di S. Eustorgio, di S. Lorenzo, di S. Bernardino, di S. Pietro Celestino, della Pace, della Certosa di Pavia, ed in altri luoghi. Morì in Milano d'anni 60. nel 1671. Sandrart fol. 320.
                </p><p>Cristofano Sudenti, con Tommaso, e con Pietro tutti dello stesso casato, Fonditori Modonesi, fusero Statue, Cannoni, e Campane. Fiorirono negli anni 1450. Vidriani fol. 97.
                </p><p>Cristofano Tencalla da Lugano, imparato, ch'ebbe il disegnare, e il dipignere in Milano, ed in Verona, andò in Germania, in Moravia, in Ungaria, ed a Vienna, dove fece risorgere il buon fresco, da gran tempo in quelle parti perduto. Non solo fu dotato d'una bravura universale nel dipignere, ma di tanta grazia, e di maniere sì obbliganti, che da tutti fu teneramente amato. Sandrart fol. 332.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00145" n="121"/>
DAmiano del Barbiere Pittore, e Scultore Fiorentino, andò in Francia circa il 1544. e con i disegni dell'Abate Primaticcio lavorò stucchi, e bassi rilievi a Medone nel Palagio del Card. di Lorena. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 214. Damiano Mazza da Padova eccellente coloritore, contrafece mirabilmente la maniera di Tiziano suo Maestro, come nel Ganimede in Casa Sonica in Padova, ed in altri luoghi. Il Gambarato Pittore vedendosi privo dei disegni di questo Valentuomo, avendoli venduti all'Esengrenio Sensale di pitture, disperato terminò miseramente la vita. Oh quanti n'averebbe fatto impazzire Damiano, se nei più begli anni non l'avesse la morte pri vato di vita? Ridolfi par. 1. fol. 202.
                </p><p>Danese Cattaneo da Carrara fu Poeta, Scultore, e discepolo del Sansovino; in Venezia d'anni 19. da se sculpì un S. Lorenzo di marmo esposto in S. Marco; fece varj ritratti di pietra, e lavorò belle figure in Padova, in Verona, ed in Venezia, dove operava nel 1570. Diede alle stampe gli Amori di Marfisa, in ottava rima. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 246.
                </p><p>Daniello Block nacque l'anno 1580. in Germania; imparò da Giacomo Scherio; avanzato nella professione della pittura, servì Cristiano IV. Re della Dania, e Gustavo Adolfo Re di Svezia. Durò la vita sino agli anni 81. nel qual tempo il fuoco gli consumò ogni sostanza. Ebbe tre figliuoli Pittori, cioè Emanuello in ritratti, Adolfo in battaglie, e Beniamino universale. Sandrart fol. 382.
                </p><p>Daniello Crespi Milanese studiò dal Cerano, poi da Giulio Cesare Procaccino: con la verità del naturale fece un'impasto di buon colore, carnoso, di gran gusto, e che tendeva in tutto, e per tutto al vero. L'opere sue sopra i muri, e sopra le tele pubbliche, e private, in ritratti, e storie copiose, sono numerose; onde bisogna dire, che fusse spedito, e pratico Pittore, se abbiamo riguardo al breve corso di sua vita, che non giunse alli 40. anni; morì con tutta la sua famiglia nel contagio di Milano, l'anno 1630. M. S.
                </p><p>Daniello Cunio Milanese, scolaro di Bernardino Campi, di pinse opere varie con i cartoni del Maestro, particolarmente in S. Barnaba di Milano, nel Palagio del Principe Triulzi in Malèo dipiuse le più famose imprese di Carlo V. Imp. in compagnia di Girolamo del Leone: fu il Cumo eccellente nel dipignere i paesi. Lamo fol. 57. e 80.
                </p><p>Daniello de Heel da Brusselles lavorò bene in paesi, e dipinse egregiamente fatti notturni illuminati dal fuoco, o dagli splendori della Luna. Sandrart fol. 311.
                </p><p>Daniello de Por, detto da Parma, praticò con i scolari del Correggio, e<pb facs="00146" n="122"/>del Parmigianino, e si fece una maniera molto piacevole al gusto degli Amatori della Pittura: vide Roma, dipinse con Taddeo Zuccheri, e con altri Pittori: cercando io la di lui morte nell'Archivio della Rotonda di Roma, nei libri dei Morti della Compagnia dei Virtuosi di S. Gioseffo trovai la morte di Daniello da Volterra, seguita nel 1566. ed immediatamente nella susseguente riga era scritta quella di Daniello de Por, nè altro si trova onde si può credere, che morisse l'anno stesso. Vedi Taddeo Zuccheri.
                </p><p>Daniello da Volterra (di Casa Ricciarelli) disegnò nella Scuola del Sodoma, dipinse in quella di Baldassarre Peruzzi, e si perfezionò, in Roma sotto Perino del Vaga, dopo la morte del quale, d'ordine di Papa Paolo III. terminò l'opere lasciate imperfette nella Sala dei Re. Lavorò ancora di stucco, e gettò il Cavallo, e Statue di bronzo d'Enrico II. Re di Francia; ma per le sofferte fatiche restò atterrato dalla morte d'anni 57. e fu sepolto nella Certosa di Roma, nel 1566. Leonardo il nipote fu bravo Stuccatore. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 97. Sandrart fol. 152.
                </p><p>Daniello Dumoustier Pittore del Re, faceva ritratti naturalissimi a pastello, si rese celebre ancora per l'amore, che avea alla Musica, e per i libri, dei quali ne possedeva un Gabinetto considerabile: era dotato di tale memoria, che si ricordava di quanto leggeva, e particolarmente delle cose più rimarcabili, che gli piaceva notare nei libri medesimi. Filibien par. 4. fol. 268.
                </p><p>Daniello Engelard fu celebre nell'incavare in pietre preziose, sigilli, camei, e figurine molto lodate dal Durero. Sandrart fol. 219.
                </p><p>Daniello Preissler nacque in Praga, l'anno 1627. imparò dal Schieblingo Aulico Pittore, girò la Germania, e la Boemia, e si fermò in Norimberga, lavorando quadri di gran lode per le Chiese, e per le case private. Fu la vita sua abbreviata dalla morte, l'anno 1665. Sandrart fol. 385.
                </p><p>Daniello Saiter Tedesco, Cavaliere, e Pittore dell'A. R. di Savoja, scritto al catalogo degli Accademici di Roma, dove l'anno 1699. dipinse sopra la Porta interiore della Chiesa nuova, con forte, e vaga maniera S. Gio: Predicante. Nacque in Vienna d'Austria, e morì in Turino d'anni 63. nel 1705.
                </p><p>Daniello Soriau d'Anover, con Pietro suo figlio, lavorò per eccellenza fiori, e frutti; dipinse ancora lodevolmente le figure. Sandrart fol. 289.
                </p><p>Daniello Vandyck Franzese Pittore in ritratti, in istorie a olio, ed a fresco, ed in architettura. Fu Prefetto della Galleria, e delle fabbriche del Serenissimo di Mantova. Borghini fol. 533.
                </p><p>Dario Varotari Veronese Matematico, e Pittore, Scolaro di Paolo Caliari. Dipignendo il soffitto d'una camera nel Palagio del Medico Acquapendente sulla Brenta, si ruppe il primo palco, nel qual'atto invocando M. V. del Carmine, si sentì portare all'ultimo piano senza lesione: in se<pb facs="00147" n="123"/>gno di gratitudine volò a Padova all'Altare della Santissima Vergine, e mentre stava in atto di ricevere l'abito Carmelitano, sorpreso da accidente improvviso, in pochi giorni morì d'anni 57. nel 1596. Lasciò Alessandro, e Chiara suoi figli chiarissimi nella pittura, come si è detto. Ridolfi par. 1. fol. 79. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 164.
                </p><p>David Balli da Lione d'Olanda, con bravura, e con ispirito dipinse naturalissimi ritratti, e molti ne fece a penna. Sandrart fol. 311.
                </p><p>David Beck Olandese, Ritrattista, e Pittore della Regina di Svezia in Roma; dopo la morte della stessa ritornò in Patria, dove finì i suoi giorni. Sandrart fol. 205.
                </p><p>David Bourderelle di Picardia Scultore Regio, e Accademico di Parigi, fu ricevuto nel giorno 31. Decembre 1688. nella medesima Accademia.
                </p><p>David Ghirlanda jo Fiorentino fratello, e scolaro di Domenico, dipinse, e lavorò di mosaico per la sua Città, e per la Francia; d'anni 74. morì nel 1525. ed in S. Maria Novella fu sepolto. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 23.
                </p><p>David Hescler figlio, e scolaro di Sigismondo, lavorò in avorio per eccellenza bellissime storiette, e figure. Sandrart fol. 252.
                </p><p>David Klokner nacque in Anversa l'anno 1629. Per la rarità della sua penna in disegnare, e scrivere fu dichiarato Regio Cancelliero della Svezia: lasciata indi la penna, e dato di piglio al pennello, imparò in Olanda il colorire sotto Giorgio Jacobè: ritornò in Svezia, e servì la Regina Eleonora, che si dilettava di dipignere; passò a Roma, a Venezia, in Francia, ed in Inghilterra, per tutto accrescendo la sua bella maniera, vera, naturale, carnosa, ben tinta, e vaga: finalmente l'anno 1661. chiamato in Svezia da Gustavo, gli fu sempre caro per le sue rare qualità, e virtuosi componimenti. Sandrat fol. 331.
                </p><p>David Tenier d'Anversa, scolaro di <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs>, ed in Roma d'Adamo Elzheimer; dipinse ritratti in picciolo, e lavorò in grande a fresco. Morì l'anno 1649. Sandrart fol. 281.
                </p><p>David Vinkebon nato in Anversa l'anno 1578. imparò da suo Padre, dipinse in grande, ed in picciolo, e sopra vetri. Sandrart fol. 281.
                </p><p>De Bar da Vienna fu Custode della Galleria Imperiale, eloquente Oratore, e vago Pittore di fiori. Sandrart fol. 384.
                </p><p>Dello Pittore, e Scultore Fiorentino lavorò picciole figure sopra le tavole, e sopra gli armarj; andò nelle Spagne, e fu così caro al Re, che nel partire lo dichiarò Cavaliere; ritornato alla Patria ebbe grandi contrasti per la confirmazione dei suoi privilegj, perlochè scrisse al Re, il quale lo favorì preffo quella Signoria, e ne conseguì il suo intento. Ritornò poi nelle Spagne, dove dipigneva con il grembiale di broccato d'oro, ed ivi in età di 49. anni morì. Vasari par. 2. fol. 166.
                </p><p><pb facs="00148" n="124"/>
De Vetti Tedesco mirabile in dipignere minute figure, come dal Sandrart a fol. 385.
                </p><p>Deodato Delmont nativo di Fiandra. Questi fu mantenuto in Italia dai suoi Principi naturali in gioventù, per apprendere il disegno, e fu conservato in vecchiaja dai Stranieri in varie parti, per le sue rare qualità in Pittura, ed in Architettura. d'anni 63. nel 1634. morì. Sandrart fol. 303.
                </p><p>Desiderio da Settignano Scultore Fiorentino, fu dotato dalla natura d'arte più sublime di Donatello, il quale pigliò ad imitare: niuno forse l'avrebbe superato, se la morte non l'avesse depennato dal libro dei viventi circa il 1485. in età d'anni 28. e sepolto nei PP. dei Servi. Vasari par. 2. fol. 323.
                </p><p>Diana Mantovana graziosa fanciulla, fu veduta l'anno 1566. in Mantova, con istupore del Vasari, intagliare opere bellissime. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 13.
                </p><p>Diego di Romolo, che fu Pittore Italiano, e che servì Filippo II. con varj dipinti nell'Escuriale di Spagna, dove li nacque Diego: questi attese alla pittura, e l'imparava in Roma nell'anno 1620. Butron fol. 122.
                </p><p>Diego Valasquez Spagnuolo Pittore di Filippo IV. dal quale l'anno 1651. fu mandato in Italia per copiare, e comprare i migliori quadri, che ivi si ritrovassero. Spese in Venczia dodici mila scudi in due quadri di Tiziano, in due di Paolo Veronese, e nello schizzo del Paradiso del Tentoretto. Boschini nelle sue rime fol. 57.
                </p><p>Dieterìco Barent, detto in Venozia, il Sorda Barent, fu Letterato, Musico, Sonatore universale, Pittore, scolaro, ed amato come figlio da Tiziano. Morì d'anni 48. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 146.
                </p><p>Dieterìco Cornelio figlio, e scolaro di Giacomo bravo Pittore in Amsterdam, vendette le sue pitture a gran prezzo sino all'anno 1567. in cui d'anni 70. morì. Sandrart fol. 205.
                </p><p>Dieterìco Maijr Tigurino nacque di nobili Parenti, e riuscì d'ingegno sublime nel dipignere sulle tele, sopra muri, sopra vetri, e nell'intagliare; diede alle stampe un Libro dei ritratti degli Uomini più illustri della sua Patria, perloche l'anno 1600. fu onorato dal Senato col titolo di Cameriere, e Prefetto della Camera Senatoria. D'anni 87. morì nel 1658. Furono suoi figli Ridolfo insigne nel disegno, e nell'integlio: questi morì d'anni 33. nel 1638. Gio: Giacomo Pittore sopra i vetri fù assunto nel Collegio dei Senatori, e morì d'anni 50. Corrado Pittore, ed Intagliatore nacque l'anno 1618. Sandrart fol. 245.
                </p><p>Dionigio Fiammingo (di casa Calvart) giunse a Bologna, con qualche pratica nel disegno, in particolare in far paesi. Tanto gli piacquero la Città, ed i Pittori viventi, che fermatosi con Prospero Fontana, poi col Sabbatino, si rese franco nelle figure: partì poi per Roma, dove copiò le Statue, ed i dipinti migliori; ritornato a Bologna aprì nobilissima<pb facs="00149" n="125"/>Scuola, e fra gli altri discepoli ebbe Guido Reni. Il tempo gl'intercluse la via a gloria maggiore, perchè lo depositò nella Chiesa dei PP. dei Servi l'anno 1619. Malvasia lib. 2. fol. 249.
                </p><p>Dionigio Miseron Intagliatore in gemme, imparò da suo Padre, e superò tutti i Professori dei suoi tempi. Sandrart fol. 343.
                </p><p>Domenico Aimo Bolognese, detto il Varignana, Scultore in Roma, e nella Santa Casa. Bumaldi fol. 351. Il Masini fol. 618. tiene, che abbia lavorato di marmo le Statue dei quattro Protettori nella Chiesa di S. Petronio di Bologna, e nel Campidoglio Romano l'Immagine di Papa Leone X. Fiorì nel 1530.
                </p><p>Domenico Ambrogi, detto Minghino del Brizio, che gli fu Maestro, e si fece ajutare in varie manifatture; feracissimo nel disegno, e copiosissimo nell'invenzione, lavorò in varj Palagi, e Chiese della sua Patria di Bologna; intagliò diversi rami in grande, e fu universalmente amato. Malvasia part. 3. fol. 544.
                </p><p>Domenico Bartolo Fiorentino, nipote, e discepolo di Taddeo, dipinse con migliore partica, e con maggior copiosità del Zio prospettive, ed ornamenti. Fu Uomo gentile, modesto, e liberale. Fiorì circa il 1436. Vasari par. 1. fol. 148.
                </p><p>Domenico Beccafuni Sanese, detto Macarino. Questo povero pastore passò dal bastone al pennello nella Città di Perugia, sotto Pietro Perugino, poi andò a Roma, dove tanto s'invaghì del dipignere di Raffaello, e del Buonaroti, che giurò volerli seguire, e sebbene ritornato alla Patria entrò nella Scuola del Sodoma, non lasciò però egli mai il genio Raffaellesco, e Michelagnolesco. Fu copioso, e capriccioso nei suoi componimenti in pittura, in getto, in marmo, ed in istampe a bulino, ed acqua forte. Lavorò in Roma, in Genova, ed in Siena, dove d'anni 65. nel 1549. fu sepolto nel Duomo, tanto da lui abbellito nel pavimento, e negli Altari. Vasari par. 3. lib 1. fol. 373.
                </p><p>Domenico Beceri Fiorentino, scolaro di Domenico Puligo, adoprò i colori con pulizia, e con bella maniera; dipigneva nel 1527. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 112.
                </p><p>Domenico Bettini Fiorentino nacque l'anno 1644. Ebbe per primo Maestro del disegno Jacopo Vignali. Desioso di girare il Mondo variò diverse Città, e dopo molti anni si fermò in Roma, ripigliando gli studj di pittura sotto Mario Nuzzi, detto Mario dai Fiori, ed in fatti ini fiori, in frutti, in pesci, ini uccelli, ed in quadrupedi ha operato mirabilmente per molti Principi, e Cavalieri, particolarmente per il Serenissimo di Modena, col quale fermossi 18. anni. Il mirabile dei suoi copiosi componimenti è il vedere la nuova invenzione dei siti veri, e ben ricercati, per far campeggiare in rigoroso innanzi, e adietro l'opere sue, che sono lontane da quel fondo, e campo oscuro usitato da tanti Pittori.<pb facs="00150" n="126"/>Questo Virtuoso morì in Bologna il dì 3. Novembre 1705. sepolto nella Chiesa di S. Tommaso del Mercato.
                </p><p>Domenico Bissoni Scultore nativo di Venezia, ma in Genova, dove sempre dimorò, chiamato il Veneziano; lavorò in legno, ed in avorio sì belli Crocefissi, ed Immagini, che ogni Principe, Chiesa, Oratorio, o passaggero sospirò qualche sua manifattura. Morì in Genova l'anno 1639. Lasciò degno seguace dell'opere sue Gio: Battista il figlio. Soprani fol. 239.
                </p><p>Domenico Bruni Bresciano, scolaro di Tommaso Sandrini nella quadratura, nelle prospettive, e nei colonnati. Fu valentuomo, come si può vedere nel Coro del Carmine di Brescia, che compì l'anno 1634. Morì d'anni 75. nel 1666. Ne parlano con degna memoria lo Scanelli, il Ridolfi, il Cozzando, e l' Averoldi a fol. 144.
                </p><p>Domenico Campagnola Veneziano, scolaro di Tiziano, lasciò belle memorie di sua mano dipinte nelle Chiese, e nei Palagi di Venezia. Lavorò con diligenza a olio, ed a fresco; toccò i paesi per eccellenza alla Tizianesca. Ridolfi par. 1. fol. 73.
                </p><p>Domenico Carretti Bolognese gran tempo dimorò in Brescia, e dipinse belle storiette; ultimamente comparve in pubblico con un quadro di M. V. che con monile d'oro orna il seno a S. Teresa, e si vede nella Chiesa di S. Pietro in Oliveto: ritornato alla Patria hà dipinto in pubblico, ed in privato: ha un fratello, che dipigne al naturale fiori, e frutti. Averoldi fol. 206.
                </p><p>Domenico Carnovale Pittore, ed Architetto in Modona, a olio, ed a fresco laciò infinite pruove del suo ameno pennello in quella Città; dipinse tanto al naturale l'architettura, che ingannò gli uccelli, ed i Pittori. Travagliava nel 1564. Vidriani fol. 100.
                </p><p>Domenico Conti Fiorentino Pittore, e scolaro d'Andrea del Sarto, al quale per gratitudine eresse una memoria di marmo nella Chiesa dei Padri Serviti di Firenze, intagliata da Raffaello da Monte Lupo. Borghini fol. 426.
                </p><p>Domenicò del Barbiere Pittore Fiorentino, eccellentissimo Maestro di stucchi, e samoso disegnatore, come confermano le sue stampe, che girano per il Mondo, con universale stupore. Ajutò il Rosso nelle Reali Gallerie, e nei Palagi di Francia, dove gran tempo dimorò. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 216.
                </p><p>Domenico dalli Camei Milanese: fu celebre nello scolpire in pietre preziose verisimili ritratti; fece il Duca di Toscana, e Lodovico il Moro in un Balascio, della grandezza d'un giulio, che fu cosa rara in quei tempi. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 291.
                </p><p>Domenico del Monte S. Savino Scultore, e scolaro d'Andrea Contucci. Poco dopo la morte dell'amato Maestro, che seguì nel 1529. l'accompagnò al Sepolcro. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 128.
                </p><p><pb facs="00151" n="127"/>
Domenico de Paris, ed Orazio di lui fratello furono scolari di Pietro Perugino, e lavorarono nella loro Città di Perugia, e per quei contorni vaghe pitture. Fiorirono nel 1520. Vasari par. 2. fol. 420.
                </p><p>Domenico di Polo Fiorentino famoso Maestro d'incavo, ritrasse in pietre preziose con somma franchezza, illustri Personaggi. Fu scolaro di Gio: dalle Corniole. Visse 65. anni. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 196.
                </p><p>Domenico Ferrerio Romano, scolaro di Bastiano Torrigiano: con sodo disegno s'applicò a lavorare sì bene d'intaglio, e fondere in bronzo, che fu eletto da Papa Paolo V. per la fabbrica della Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore di Roma, con Pompeo Targone, Cammillo Mariani, Guglielmo Bertolot, Stefano Maderno, Egidio Moretti, Ercole Curtis, ed Orazio Censore. Morì l'anno 1630. Baglioni fol. 125.
                </p><p>Domenico Feti Romano scolaro del Cav. Cigoli Dal Card. Ferdinando (che poi fu Duca di Mantova) a quella Città condotto, praticò l'opere di Giulio Romano, e ne divenne bravo imitatore. Andò poi a Venezia per dilatare la maniera, e rinforzarsi colorire, ma tanto s'indebolì con i disordini, che d'anni 35. correndo il 1624. ivi lasciò la vita. Dispiacque al Serenissimo tal perdita, e per l'amore, che gli portava, chiamò a se una di lui sorella Pittrice da Roma, e la fece Monaca; arricchì quel Monasterio di vaghe, e belle pitture. Mariano Feti fu anch' esso Pittore, ma non sò, se fusse parente di Domenico. Baglioni fol. 155.
                </p><p>Domenico Fiasella, detto in Genova il Sarezana, dalla Patria, in cui nacque, imparò da Aurelio Lomi, poi da Gio: Batista Paggi. Impetrata dal padre l'andata a Roma, fece esat tissimo studio sopra quei dipinti, e sopra le sculture, sichè entrò a compagnia col Passignano, e col Cav. d'Arpino. Nei ritratti fu mirabile, e molti ne fece a memoria. Dai Principi di Genova successivamente ebbe l'incumbenza sopra l'opere pubbliche. Lavorò sempre d'una lena instancabile, sino agli anni 80. nei quali morì. Lo piansero i parenti, i discepoli, e l'arte stessa languì nella perdita d'un tanto Pittore. L'anno 1669. fu sepolto in S. Maria della Pace. Erede del suo studio fu Gio: Batista il nipote, che attese all'arte. Soprani fol. 245.
                </p><p>Domenico Fontana nacque l'anno 1593. in Milì (Terra sopra il Lago di Como) con Gio: Architetto suo fratello maggiore studiò in Roma l'opere del Buonaroti, gli edificj antichi, e moderni, acquistandosi il merito d'Architetto di Sisto V. Per ordine di questo Pontefice inalzò gli Obelischi Vaticano, Laterano, ed alla Porta del Popolo; restaurò le colonne Trajana, ed Antoniana; condusse a Roma l'acqua felice, ed il premio di tante fatiche meritò il Cavalierato dello Sprone d'oro, col titolo di Nobile Romano. Chiamato a Napoli fu onorato da quel Vice-Re col nome d'Architetto Regio; ivi ridusse molte fabbriche imperfette a perfezione: morì d'anni 64. da tutto Napoli compianto. Belloris fol. 141.
                </p><p><pb facs="00152" n="128"/>
Domenico Ghirlandajo Orefice Fiorentino, di casa Curradi, ma det to Ghirlandajo, perchè superò ogni altro artefice nel formare le ghirlande (ornamento solito in quei tempi per il capo delle fanciulle.) Disegnava per eccellenza; perlochè lasciata l'arte del padre, sotto Alessio Balduinetti principiò a dipignere, e ben presto fu ricercato per i luoghi pubblici a tignere muri, e tele. Chiamato a Roma da Sisto IV. in compagnia d' altri Maestri dipinse la Cappella Pontificia. Senza squadra, o compasso copiò, e dipinse perfettamente l'architetture. Lavorò con diligenza, e con nnova invenzione di mosaico ebbe molti scolari, fra i quali il famoso Buonaroti, Ridolfo il figlio, David, e Benedetto fratelli, che in S. Maria Novella gli diedero onorevole sepoltura l'anno 1493. toccava li 44. di sua età. Vasari par 3. fol. 361.
                </p><p>Domenico Giuntalocchio da Prato scolaro di Niccolò Soggi, il quale l'amò come figlio, e gl'insegnò l'architettura, la pittura, e il fare ritratti. In Roma trovò buona fortuna con l'Ambasciadore di Portogallo, che lo mandò a D. Ferrante Gonzaga Vice-Re di Sicilia, per il quale operando di fortificazione, di machine, e di pitture, fu trattato, e servito alla grande. Passando poscia Governatore a Milano, seco lo condusse, ed ivi fu l'arbitro delle grazie d'un tanto Principe. Morto D. Ferrante, ritornò dovizioso alla patria, dove stabilì un fondo di dieci mila scudi, col frutto dei quali ordinò si dovessero mantenere giovani Pratesi allo studio della pittura, e poco dopo morì avanzato in età Vasari par. 3. lib. 1. fol. 393.
                </p><p>Domenico Greco Pittore Spagnuolo, sebbene, le sue pitture non sono troppo finite, nella proporzionata distanza però sono di tal piacere, che meritò entrare nell'Escuriale di Spagna con opere sue. Butron fol. 121.
                </p><p>Domenico Guidi nato in Massa di Carrara, l'anno 1628. fu Scultore stimato in Roma per le moltiplicate opere, che si vedono nei Tempj, e nei luoghi pubblici, sugl'insegnamenti del suo dilettissimo Maestro Alessandro Algardi: morì l'anno Santo scorso 1700.
                </p><p>Domenico Laneti Pittore, nel 1500. fioriva in Ferrara con gran nome, benchè la sua maniera fusse un poco antica. Vasari p. 3. lib. 2. fol. 2.
                </p><p>Domenico Maria Canuti nacque in Bologna l'anno 1623. portò dalla natura la maestria di Pittore, se più volte fece stupire Guido Reni, di lui Maestro, nel vedere la feracità, l'erudita intelligenza, con la quale compiva i vaghi scorci introdotti nei suoi pittorici componimenti. Fu adoperato in Roma, ed in Bologna in opere magnifiche; e maggiori se ne sarebbero vedute, se d'anni 55. non fusse dal Mondo partito.
                </p><p>Domenico Maria Fontana oriondo da Parma, ma di Scuola Bolognese, con Veronica sua figlia intagliò molte stampe. Altro di simil nome, vedi Domenico Fontana.
                </p><p>Domenico Maria Mirandola Bolognese, uno di quei Capi, che disgustato<pb facs="00153" n="129"/>si con i Carracci non solo aderì a Pietro Facini, ma gli diede luogo nella propria casa, per piantare la nuova Accademia, detta del Facini, dopo la morte del quale proseguì col nome dell'Accademia del Mirandola. Questa arricchita di rilievi, di scheletri, di torsi, di teste, e disegni, fu frequentata dal Marcucci Sanese, dal Gangiolini da Fano, da Leonello Spada, dal Valesio, da Andrea Lungo da Ravenna, dal Castelli, e dal Posterla, e vi lessero per due anni la Matematica Antonio Castaldi, e Giacomo Landi. Malvasia par. 3. fol. 150.
                </p><p>Domenico Maria Muratori Bolognese nato l'anno 1661. imparò l'arte dell'Orefice, poi nella Scuola di Lorenzo Pasinelli il disegno: entrato in Roma godette l'onore di comparire nella Chiesa di S. Francesco a Ripa, con la tavola, e coi laterali di vago colorito all'Altare di S. Gio da Capistrano, ed in altri luoghi, particolarmente in S. Gio: Laterano, dove d'ordine di N. S. ha dipinto il Profeta Nahum.
                </p><p>Domenico Maria Viani figlio, e scolaro di Giovanni, nacque in Bologna l'anno 1670. fatto pratico nel disegno, studiato ch'ebbe in Patria, ed in Venezia, passò al maneggio dei pennelli, coi quali dipinse opere molto grandite, sì per la forte maniera, e gradito colore, come per i bene studiati contorni. Nei suoi dipinti scuopronsi molte osservazioni del Guercino, e dei Carracci, colle quali erudì il gran quadrone copioso di 50. figure al naturale, rappresentante M. V. ed i Santi Protettori d'Imola, che liberano quella Città dal contagio, esposto nella Chiesa dei Servi, e molti altri per Signori diversi. Fu savio Pittore, ed amorevole Maestro, il quale ebbe sempre fiorita scuola. Invitato a Pistoja l'anno 1711. per dipingere la volta della Chiesa degli Angeli, Monache Benedettine nere di Sala, quantunque fusse disuaso dagli amici a non partire dalla Patria, stante i suoi mali ipocondriaci, che spesse volte l'opprimevano, egli volle andare, e dato principio al lavoro; aveva già terminate due figure, quando assalito dalla febbre, ivi di etisì morì nel primo giorno di Ottobre, e fu sepolto nella Chiesa dei Padri Filippini. La vita di lui fu descritta, e data alle stampe di Bologna da Gioseffo Guidalotti Franchini nobile Bolognese, l'anno 1716. Lasciò Domenico Filippo il fratello, il quale con non poca felicità attende alla quadratura.
                </p><p>Domenico Maroli ebbe genj pastorali, e toccò per eccellenza gli animali: si legga il Boschini a fol. 610.
                </p><p>Domenico Moroni nacque in Verona l'anno 1430. imparò da alcuni scolari di Stefano Veronese, furono l'opere sue di stima, e credito, come si può vedere da quelle dipinte in S. Bernardino della sua Patria, ove in vecchiaja fu sepolto. Lasciò erede della virtù, e delle sue facultà Francesco il figlio. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 268.
                </p><p>Domenico Parodi figlio di Filippo Scultore Genovese, il quale insegnò i principj del disegno al figlio, coi quali pervenuto a Roma tanto s'appro<pb facs="00154" n="130"/>fittò, che l'anno 1698. entrò con un quadro nella Chiesa Nuova à competenza di molti altri Pittori, che furono Lazzaro Baldi, Gioseffo Ghezzi, Monsù Daniel Saiter, e Gioseffo Passari. Ora vive in Genova felice.
                </p><p>Domenico Passignani Fiorentino imparò da Federico Zuccheri; tanto s'avanzò nella pittura, che è gloria singulare di questo degno pittore l'avere tre opere di sua mano in S. Pietro di Roma, cioè S. Tommaso, che pone il deto nel costato del Redentore, la Presentazione di M. V. al Tempio, e nella Clementina, la Crocefissione di S. Pietro, per la quale fu dichiarato Cavaliere da Clem. VIII. Servì Paolo V. in Laterano; morì in patria ottogenario, l'anno 1638. Lasciò nobilissimo studio di medaglie, di disegni, e di cose antiche. Baglioni fol. 331.
                </p><p>Domenico Piola Genovese allievo di Pellegrino suo maggior fratello, che morì nel 1640. Sebbene dal defunto non riportò se non i primi principj, con istudio assiduo, e coi proprj sudori s'avanzò per la via della perfezione, Morì l'anno 1703. Soprani fol. 150.
                </p><p>Domenico Poggini uomo non solo valente nella Scultura, negl'impronti di monete, nelle medaglie, e nel fondere di bronzo, ma anco bravo Poeta: molto s'affaticò colla penna, e collo scarpello nell'onorare il catafalco del Buonaroti. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 205.
                </p><p>Domenico Puligo Fiorentino accurato nel disegno, vago, e pultio nel colorito, fu discepolo di Ridolfo Ghirlandajo, ed amico di Andrea del Sarto, col quale conferiva i suoi pittorici componimenti, traendone ajuto, e consiglio: lavorò molte opere per Firenze, e per i suoi contorni, particolarmente Ritratti, e Madonne, le quali a maraviglia conduceva: dedito più ai passatempi, che allo studio, non passò gli anni 52. di sua età, e morì nel 1527. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 110.
                </p><p>Domenico Remps Fiammingo. Il diletto di questo grazioso Pittore fu il fingere sopra le tele tavole di legno, nel mezzo delle quali dipigneva paesi, vedute, lettere, carte stampate, o da giuoco, bicchieri, scattole, disegni, pettini, cortelli, calamaj, penne, animali, ed altre cose, il tutto così bene somigliante al vero, che l'occhio restava ingannato, e la mente delusa, nel credere essere naturale quello, ch'era dipinto. Molte di queste opere sono sparse per le Gallerie.
                </p><p>Domenico Ricci Veronese, detto il Brusasorci, perchè il padre fu inventore di varj ordegni per prendere i sorei: da se lavorò molte figure, ed intagliò ini legno, poi entrò nella Scuola del Carotto al disegno, ma essendo perspicace d'ingegno, facile, ed erudito nei suoi soggetti, superò il Maestro. Andò a Venezia per vedere i dipinti di Tiziano, e di Giorgione, ed ivi aggrandì la maniera sì a fresco, come a olio. Condotto a Mantova dal Cardinal Gonzaga, dipinse in Duomo a competenza di Paolo Veronese, e del Farinati. Sonava così bene il Leuto, che rapiva.<pb facs="00155" n="131"/>Nel 1567. morì d'anni 73. Ridolfi par. 2. fol. 105.
                </p><p>Domenico Romano ajutò gran tempo il suo Maestro Francesco Salviati in Roma, ed in Firenze: fiorì nel 1550. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 96.
                </p><p>Domenico Santi Bolognese, detto Mingaccino, scolaro d'Agostino Metelli, fu ferace, spedito, fondato, e pastoso Maestro di quadratura, stimato non solo dalla sua Città, ma da tutt'i Principi di Lombardia, i quali con somma lode servì, massimamente il Duca Sforza, che lo creò Cavaliere. Morì d'anni 73. nel 1694. e fu sepolto in S. Benedetto.
                </p><p>Domenico Scorticone Lombardo allievo di Taddeo Carlone, fu Scultore, ed Architetto insigne in Genova, dove lasciò molte opere scolpite, e varie piante di palagi sopra suoi disegni innalzati. Aggravato da flussioni catarrali passò a miglior vita in età virile in Genova. Soprani fol. 295.
                </p><p>Domenico Tempesti Pittore, e Intagliatore Fiorentino, nacque l'anno 1652. Studiò sotto Baldassare Franceschini, dal quale imparò il disegnare, ed il dipingere, fece bellissimi ritratti al naturale di pastelli. Desioso d'imparare d'intagliare al bulino, l'anno 1675. dal G. Duca Cosimo fu mandato a Parigi, ed imparò da Roberto Nantevil: questi, dopo due anni, morto che fu, passò sotto Gerardo Edelenk Fiammingo. Ritornato in patria, dal suo Principe gli furono assegnate Stanza, e provvisione nella Reale Galleria, dove travagliò col bulino, e con l'acqua forte: ripigliati poi i pennelli, ed i pastelli passò a Roma presso Carlo Maratti, che lo protesse, ed ivi consumò dodici anni, dopo dei quali fu condotto a Londra dal Milord Exiteù; andò in Irlanda, in Olanda, d'indi a Duneldorff, dove fece i ritratti di quegli Elettori, dai quali fu largamente rimunerato. Ritornò in Olanda, varcò la Fiandra, e giunse a a Parigi, e per tutto lasciò qualche memoria di se stesso. Ridotto in Patria vive provvisionato nella Reale Galleria operando col pennello, e con i pastelli, o con intaglio al bulino, sopra di cui pensa di dare al pubblico un Trattato con le osservazioni di altri eccellenti Professori.
                </p><p>Domenico Tentoretto Veneziano di Casa Robusti, figlio, e scolaro di Jacopo: sebbene non arrivò al padre, lo seguì almeno con tanta bravura, che dell'opere sue alcune sembrano del Maestro. Nella Sala del Maggior Consiglio dipinse varj fatti Veneti, ritrasse Regine, Duchi, Principi, ed infiniti nobili in Ferrara, in Verona, in Brescia, ed in Venezia; si dilettò di Poesia; ebbe bellissimo studio di rilievi, di modelli, e disegni, i quali lasciò a Sebastiano Cassieri Tedesco suo amato discepolo. Mancò nel 1637. in età d'anni 73. e fu sepolto vicino al padre. Ridolfi par. 2. fol. 263.
                </p><p>Domenico Tibaldi di Casa Pellegrini, figlio, e scolaro di Pellegrino, detto Tibaldi, riuscì Pittore, Architetto, ed Intagliatore in rame, come da tante sue carte, alle quali non usò mettervi il nome. Visse 42. anni, e da numerosa prole fu accompagnato per la sepoltura alla Chie<pb facs="00156" n="132"/>sa della Santissima Nunziata di Bologna l'anno 1582. Malvasia par. 3. fol. 200.
                </p><p>Domenico Veneziano, dopo i lavori di Loreto, e di Perugia, si portò a Firenze, dove dipignendo a concorrenza d'Andrea del Castagno (al quale aveva insegnato il colorire) una notte mentre stava cantando, e sonando il Leuto alla sua innamorata, fu ucciso dall'invidioso, ed ingrato scolaro circa il 1470. in età di 56. anni, e fu sepolto in S. Maria Nuova. Vasari par 2. fol. 303. Borghini fol. 335.
                </p><p>Domenico Zampieri Bolognese, detto il Domenichino nella Scuola di Dionigi Fiammingo, dove da fanciullo, più intento alla pittura, che alle lettere, fu introdotto. Con tal nome, che ritenne sino alla morte, passò poi a quella dei Carracci, e nel disegno oltrepassando tutti i compagni, ebbe la gloria d'essere dichiarato Principe dell'Accademia. Modesto, diligente, ameno, spiritoso, espressivo, tra il colorito di Guido Reni, e del Guercino, e grazioso nel dipinto, fu sospirato da varie Città, in particolare da Roma, ove aprì Scuola, e da Napoli ove chiuse gli occhi, e nell'una, e nell'altra Città in pubblico, ed in privato lasciò memorie insigni del suo fecondo ingegno, ed erudito pennello. Non senza sospetto di veleno d'anni 59. correndo il 1641., nella Cattedrale di Napoli ebbe onorevole sepoltura. Baglioni fol. 381. Malvasia par. 4. fol. 310.
                </p><p>Donatello Fiorentino rarissimo Scultore, mirabile Statuario, pratico Stuccatore, valente Architetto, e Prospettivista, fu cotanto grazioso nel muovere, nel vestire, e nel contornare l'opere sue in marmo, o bronzo, che in Roma, in Venezia, ed in Firenze avanzò i Greci, ed i Latini Scultori. Consumato dalle fatiche, d'anni 83. ritrovò il riposo in S. Lorenzo di Firenze l'anno 1466. Simone il fratello seguì la di lui maniera. Vasari part. 2. fol. 235.
                </p><p>Donato Creti nato in Cremona l'anno 1671. da Padre Bolognese, ma allevato in Bologna nella Scuola di Lorenzo Pasinelli; riuscì spiritoso, franco nel disegno, e nel colorito, d'idea ferace, e di buon gusto, come si può vedere da tante opere sue dipinte per Cittadini, e Cavalieri, e particolarmente nelle pubbliche Scuole in quella memoria del famoso Medico Sbaraglia. Nel disegnare poi a penna, e terminare tutto ad un tempo di primi segni i suoi pittorici capricci, senza alcuno preventivo delineamento di matite, si rende mirabile, che però i suoi disegni, con sommo studio sono ricercati per abbellire raccolte, e gabinetti, come tra tanti aitri si può vedere presso il Co: Pietro Ercole Fava, amorevole Mecenate di così savio, e diligente Pittore.
                </p><p>Donato da Formello, scolaro di Giorgio Vasari, col quale lavorò in tutte le Storie Romane, che ivi dipinse. Fu un lampo la vita di questo giovine, che apparì con istraordinario splendore di virtù, ma si cangiò in un<pb facs="00157" n="133"/>tuono, che con sommo dolore dell'arte fece risonare per Roma la di lui morte immatura. Vi fu ancora Bernardo da Formello scolaro del Vasari. Baglioni fol. 16.
                </p><p>Donato Veneziano, scolaro di Jacobello: si vedono i suoi dipinti nel Magistrato dell'Avogarìa sopra il Tribunale, e tra l'altre cose vi è un Leone alato, che nel libro porta impresso il suo nome, e l'anno 1459. Ridolfi par. 1. fol. 20.
                </p><p>Don Domenico Martinelli Lucchese, dottissimo Architetto, e Pittore di prospettiva, e di architettura: egli è stato molto stimato nell'Inghilterra, ed ha servito l'Elettore Palatino, dal quale più volte ha ricevuto fogli in bianco sottoscritti per i pagamenti dell'opere sue. Di là partito andò a Roma, d'indi a Lucca, per soggiacere al taglio della pietra, da cui era dolorosamente oppresso, ma ivi morì nell'anno 1718.
                </p><p>Don Erman Stroifi imparò in Genova dallo Strozza, e tanto uguagliò quella maniera, che erano sempre in contesa i Dilettanti, e Compratori, se le pitture fussero del maestro, o dello scolaro. In Venezia cangiò maniera, aderendo con profitto maggrore al dipinto di Tiziano. Boschini fol. 520.
                </p><p>Don Fabio della Corgna, fratello del Duca della Corgna Perugino: tra le altre singolari virtù possedeva quella del disegno, e della pittura; onde di sua mano si vedono varj dipinti a fresco nel Palagio del Duca di Castiglione del Lago, ed in altri luoghi, quadri a olio fatti di buon gusto. Viveva nel secolo passato. M. S.
                </p><p>Don Giulio Clovio: per voto fatto l'anno 1527. nel Sacco di Roma, essendo prigione dei Spagnuoli, entrò nella Religione dei Canonici Regolari. Nacque in Grisone di Schiavonia, pervenuto in Italia, imparò il disegno da Giulio Romano; disposto dalla natura a dipignere minutissime miniature, riuscì in superlativo grado eccellente, dimodochè servì Imperadori, Re, Pontefici, e Monarchi. Tanto stimò il Durero i ritratti, e le storiette di questo Valentuomo, che molte ne diede alle stampe. Per opera del Card. Grimani ottenne dal Papa d'uscire dalla Religione. Lavorò sino all'ultima vecchiaja sempre d'un gusto; e ripieno di buone operazioni volò alla gloria. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 259.
                </p><p>Don Mattia Benedetti nativo di Reggio, scolaro d'Orazio Talami, dipinse di quadratura, e di prospettiva: l'anno 1701. si fece onore nella Volta della Chiesa di S. Antonio di Brescia, servendogli di Figuristi Giacinto Garofalini, e Ferdinando Cairo. Averoldi fol. 83.
                </p><p>Don Pietro da Bagnara Canonico Regolare Lateranese, scolaro di Raffaello d'Urbino, dipinse nella sua Chiesa di S. Maria in Porto di Ravenna il quadro di S. Lorenzo, e nelle stanze Abaziali evvi un nobilissimo quadro rappresentante la Crocefissione del Redentore, con numero grande di sigure; nel Resettorio poi dipinse a fresco il Miracolo della moltiplicazio<pb facs="00158" n="134"/>ne di pane, e pesce, con infinità di figure, e di prospettive. Nella Volta sono ancora di sua mano i bellissimi arabeschi. Fabri fol. 138. 145.
                </p><p>Don Silvestro Monaco Camaldolese, negli Angeli di Firenze miniò per eccellenza i Libri da Coro, scritti da D. Jacopo Fiorentino l'anno 1340. Questi veduti dopoi da Leone X. furono desiderati per la Basilica di S. Pietro. Dell'uno, e dell'altro di questi celebri Scrittori, in una custodia si conservano quelle mani, che tanto s'affaticarono a gloria di Dio, e dei sacri canti. Baldinucci sec. 2. fol. 61.
                </p><p>Don Vincenzio Vittoria di Valenza, Canonico di Xativa, fu scolaro del Cav. Maratti; sebbene non lasciò opere pubbliche, molte però se ne veggono in Roma in luoghi privati. Fu celebre Dilettante di Disegni, di Stampe, di Medaglie, di Gemme, di Camei, di Marmi, di Metalli, e di altre erudite antichità, delle quali formato aveva un famoso Museo: diede alle stampe certe Osservazioni pittoriche sopra i Libri della Felsina Pittrice, del Co: Carlo Malvasia, alle quali fu risposto dall'erudito Pittore Gio: Pietro Zanotti, come si dirà nella Tavola II. Scrisse altri Libri spettanti alla Pittura, e tra essi la Vita del Cav. Carlo Maratti suo Maestro, ma prevenuto dalla morte l'anno 1709. in età d'anni 56. in circa, non li potè pubblicare.
                </p><p>Donino operò con il Colonna in Ispagna dopo la morte d'Agostino Metelli. Era Cavaliere.
                </p><p>Donino Ingoni Modonese Scultore, servì il Vice Re di Napoli, poi il Re di Francia; gradito dall'uno, e dall'altro, ritornò in Patria carico d' onori, e di preziosissimi regali. Per riposo di sue fatiche, il Serenissimo di Modona gli consegnò la credenza Ducale. Morì l'anno 1604. Vidriani fol. 125.
                </p><p>Dosso da Ferrara, scolaro di Lorenzo Costa, nacque nel tempo medesimo dell'Ariosto, questo famoso per la penna, che lo celebrò, e quello per il pennello, che lo dipinse; con Batista il fratello bravo paesista, lavorò gran tempo per il Duca Alfonso, dal quale fu provvisionato in vita. Fiorì nel 1536. e fu sepolto col fratello in S. Polo. Superbi. Vasari p. 2. fol. 330. par. 3. lib. 1. fol. 185.
                </p><p>Duca Tagliapietra Scultore molto nominato in Bologna, con Ercole Ferrarese Pittore, servì a molti Principi. Vasari par. 2. fol. 335.
                </p><p>Duccio da Siena Pittore Grottesco, si vedono sue opere in Siena, in Lucca, in Pisa, ed in Firenze: ne parlano di costui il Vasari, ed il Baldinucci sec. 2. fol. 58. Fiorì nel 1348.
                </p><p>Durante Alberti da Borgo S. Sepolcro, Uomo religioso, ed onorato, disegnò, e dipinse divote Immagini in Roma; visse 75. anni; morì nel 1613. ed accompagnato dalli Professori alla Chiesa del Popolo, ivi fu sepolto. Pietro Francesco il figlio Pittore morì d'anni 54. nel 1638. M. S.
                </p><p>Durante del Nero da Borgo S. Sepolcro, con i Zuccheri, col Barocci, con<pb facs="00159" n="135"/>Leonardo Cungii, con Sante Zidi, e Giovanni Schiavone, nel 1560. d' ordine di Papa Pio IV. dipinse il Palazzetto di Belvedere, ma il Barocci superò tutti. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 115.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
EGidio Coignet, detto Gillis d'Anversa, variò diverse parti del Mondo; lavorò a fresco, ed a olio. Il dipignere di questo bizzarro umore fu lo sbattimentare le figure con lumi accidentali di torcie, di faci, o di fanali. Morì in Amburgo l'anno 1600. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 167.
                </p><p>Egidio Coninxloy nacque in Anversa l'anno 1544. imparò da Pietro Alostano juniore; vide la Gallia, e la Germania; si fermò in Amsterdam, dove i suoi paesi furono comprati dai Mercatanti per rivenderli a gran prezzo in altre Città. Sandrart fol. 169.
                </p><p>Egidio Monstrart nato in Olsta di Fiandra, fratello gemello di Fraucesco: furono cotanto simili di faccia, che il Padre faceva loro portare un birretto diverso per distinguerli, il che fu cagione di varj, e curioli accidenti. Imparò da Giovanni Mandino; in grande, e picciolo dipinse opere bellissime: fu Uomo lepido, grazioso, faceto, e delle sue burle si potrebbe riempire un libro: ridotto all'ultima vecchiaja, morì l'anno 1593. lasciò per testamento ai suoi figli tutto il Mondo, col dire, di questo potersene fare acquisto con la virtù. Sandrart fol. 264.
                </p><p>Egidio Sadeler d'Anversa, nipote di Giovanni, e di Raffaello, fu chiamato la Fenice dell' Arte. Intagliate le belle opere dei Pittori in Roma, passò in Germania al servigio di Ridolfo II. di Matthias, e di Ferdinando II. dai quali fu tenuto in gran conto; intagliò per quelle Maestà opere varie, e dipinse vaghi componimenti: toccando l'anno 41. di sua età, fu toccato dalla falce di morte, e cadette nel più bel fiore dell'operare. Con sommo onore, l'anno 1629. fu sepolto in S. Giovanni di Praga. Baldinucci fol. 45. Sandrart fol. 355.
                </p><p>Elisabetta Sirani nacque in Bologna l'anno 1638. da Gio: Andrea, che contro sua voglia, scoperto il genio pittorico della figlia, l'educò nel disegno. Tanto crebbe della famosa Pittrice il grido, che a competenza del Padre, del Canuti, del Bibiena, e del Rosso Napoletano, dipinse nella Certosa di Bologna il Battesimo di Gesu Cristo in un quadro di 30. palmi, nel quale diede sì in grande, e risoluto, che superò la natura, il Padre, e gli altri concorrenti. Mai si sloutanò dalla grazia, e dallo stile elegante di Guido Reni. Con pianto universale, e d'anni 26. l'invidia la rubò al Mondo, con esecrando tradimento di veleno, senza mai penetrarsi da qual sacrilega mano preparato, ed in S. Domenico, dopo suntuose esequie, nel sepolero di Guido Reni, di cui in vita seguì i colori, ebbe gli<pb facs="00160" n="136"/>ultimi riposi. Malvasia par. 4. fol. 453.
                </p><p>Elisabetta Sofia Cheron nata in Parigi l'anno 1648. fu figlia d'un Pittore di smalto, il quale l'ammaestrò nel disegno, ed ebbe talento per la pittura, che diedele il rango nell'Accademia Reale: non solo faceva bene in ritratti, ma ugualmente conduceva le grand'opre di storie, e disegnava le cose antiche di tal gusto, che sono state intagliate dai Professori: si distinse altresì nella musica, e nella poesia, talche meritò luogo tra gli Accademici Ricoverati di Padova. Morì nel dì 3. Settembre 1711.
                </p><p>Eliodoro Forbicini Veronese, Pittore spiritoso nel dipignere grotteschi, lavorò in molti luoghi con Felice Brusasorci, e con l'India. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 521.
                </p><p>Emilio Savonanzi nobile Bolognese, nacque l'anno 1580. e sino alli 26. di sua età esercitossi in ogni arte cavalleresca, militare, e letteraria. Disposto dalla natura al disegno, ebbe Guido Reni, ed i Caracci per maestri in Bologna, e nella Scultura l'Algardi in Roma. Con piena cognizione di sacre, e profane storie, di favole, di notomia, di fisonomia, di prospettiva, e d'architettura rendeva conto a tutti del suo operare, che dipinto con la grazia di Guido, girò per molte parti del Mondo. Viaggiava sulle Galee Pontificie per Ispagna, quando colto da mortale infermità, vicino a morire fu veduto in un'istante sanato per miracolo di S. Filippo. Fu Uomo liberale, integerrimo, onorato, elemosinario, e zelante nell'assistere ai poveri condannati a morte. Prima di colorire l'Immagini Sacre (bel documento ai Pittori) s'accostava ai Santissimi Sacramenti, onde non è stupore se riuscivano così belle, e divote le sue pitture. Ottogenario, e moribondo, piagnea la moglie is grave peso, che gli lasciava di tanti figli, in ispezie di Caterina già avanzata nell'età; la fece dunque a se chiamare, ed interrogandola se voleva seguirlo a miglior vita, accettò l'invito: non fu così tosto dato sepoltura nella Città di Camerino al Padre, che lo seguì anche la figlia. Monsig. Ottavio Cambi riferito dal Malvasia par. 2. fol. 302.
                </p><p>Emilio Taruffi Bolognese, scolaro dell'Albano, fu vivace nel disegno, e con vaghi, e ben toccati paesi sullo stile del Maestro, lavorò in pubblico, e privato gradite pitture: andò a Roma, e tra la cupola del Lanfranchi, ed i pennacchi del Domenichino in S. Andrea della Valle, dipinse una delle storie di detto Santo, l'altra la condusse il Cignano. Ritornato a Bologna aggrandì la maniera; aprì scuola, e nobilitò il suo dipignere; d'anni 62. proditoriamente ferito, passò all'altra vita l'anno 1696. e fu sepolto in S. Benedetto.
                </p><p>Enea Salmeggia da Bergamo, detto il Talpino, praticò in Milano col Procaccini, e per 14. anni studiò in Roma sì esattamente l'opere di Raffaello, che le sue pitture sono state stimate di quel gran Maestro, come il S. Vittore a cavallo nel coro dei Padri Olivetani di Milano. Morì l' anno 1626.
                </p><p><pb facs="00161" n="137"/>
Enea Vighi, o Vico da Parma samoso Intagliatore in rame, incise opere varie del Rosso, del Buonaroti, di Tiziano, del Bandinelli, del Clovio, del Salviati &amp;c. Fece i ritratti di Carlo V. d'Arrigo Re di Francia, di Gio: e di Cosimo Medici, e d'Alfonso II. Duca di Ferrara, presso del quale riposò il restante di sua vita, e gl'intagliò l'Albero Du cale. Si dilettò d'anticaglie; diede alle Stampe più Libri di medaglie, incise l'Albero dei dodici Cesari; intagliò 50. abiti di nazioni diverse, e finì con gloria i suoi giorni. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 310.
                </p><p>Enrico Bloemart Intagliatore Olandese, fratello di Cornelio, e figlio d'Abramo, che gli fu Maestro: non poco dopo la morte del padre, che seguì nel 1647. l'accompagnò in florida età al sepolero. Sandrart fol. 290.
                </p><p>Enrico Cornelio Uroom nato in Arleme d'Olanda l'anno 1566. imparò il disegno da suo Avo artificioso Statuario, e da suo Padrino plastico, e formatore di vasi di porcellana, si trattenne in Sivilia con un Pittore Tedesco, ed in Roma con Paolo Brilli: veduta poi tutta l'Italia, ritornò in Olanda, d'indi in Ispagna, ed ivi dipinse molto bene di naumachie, di paesi, di lontananze, di pesci, Città, arazai, &amp;c. Sandrart fol. 274.
                </p><p>Enrico de Bles Boemo imitatore di Giovachino Paternieri, lavorò in Germania, ed in Italia, particolarmente in S. Nazaro di Brescia l'Altare delia Nascita del Redentore a olio, ed i laterali a fresco; perchè si dilettò di paesare, e nascondere sempre in qualche luogo capriccioso una civetta, quindi è, che fu comunemente chiamato il Civetta. Lomazzo fol. 689.
                </p><p>Enrico, e Carlo Bobrun fratelli nati in Amboisa nella Turena, furono Pittori non solamente dei Re Enrico IV. e Luigi XIII. ma ancora Ajutanti di camera, e custodi della Guardarobba; fecero perfettamente i ritratti a soddisfazione di tutta la Corte: Erano industriosissimi ancora per inventare divertimenti nei regj balli, e dare disegni per vaghe mode di vestire da camera, e da teatro, e mercè le loro virtù furono dalla regia Protezione dichiarati Tesorieri della Reale Accademia, nel qual grado morirono. Filibien par. 4. fol. 222.
                </p><p>Enrico de Clef Pittore d'Anversa, pervenuto in Italia copiò le più belle vedute dei nostri contorni, e se ne servì nei dipinti: diede alle stampe varie carte d'antichità, e di ruine inventate da Melchior Lorchense; terminò molte pitture lasciate impersette nella morte di Francesco Floris, e le accordò sì bene, che sembrarono da una sol mano formate. Morì in vecchia ja nel 1589. Martino, Egidio, Niccolao, e Guglielmo, tutti di sua casa, furono valenti nell'intaglio, o nella pittura. Sandrart fol. 248.
                </p><p>Enrico Haffner siglio d'un Tedesco, ma nato in Bologna, dove fu Alfiere poi Tenente della Guardia dei Svizzeri; imparò da Baldassar Bianchi poi da Gio: Giacomo Monti la quadratura, e divenne intelligentissimo frescante, sichè col Canuti figurista dipinse in Roma nei Palagi Colon<pb facs="00162" n="138"/>na, ed Altieri, e nella volta della Chiesa dei SS. Sisto, e Domenico a Monte Magnanapoli; in Bologna la nobilissima Libraria di San Michele in Bosco, e col Franceschino figurista la Chiesa del Corpus Domini. Questo onorato, e virtuoso Pittore d'anni 64. morì nel 1702. sepolto nei Padri Celestini.
                </p><p>Enrico Gaudt Conte Palatino, portato da un genio naturale alla pittura superò nella sua Patria tutti i disegnatori: desioso di gloria andò a Roma, e fu il primo Accademico nella scuola d'Adamo Elzeimero; comprò opere varie di questo gran Maestro, per darle alle Stampe in Patria. Bramando conciliarsi l'amore di bella fanciulla, pigliò certo medicamento, che l'anno 1625. lo fece impazzire. Sandrart fol. 302.
                </p><p>Enrico Goltzio Olandese, scolaro di Lionardo d'Arleme, vide tutta l'Italia: travestito da villano, disegnò sottilmente a penna tutte l'antichità di Roma: celebre in ritratti, e famoso per l'intaglio del suo bulino, d'anni 59. morì glorioso nel 1617. Baldinucci fol. 35. e 266.
                </p><p>Enrico Hondio nacque di sangue nobile nel Brabante l'anno 1573. Educato nel disegno, nella pittura, e nell'intaglio, nella matematica, nella geometria, e nella prospettiva, nell'architettura civile, e militare, ebbe molti onori da'verj Principi, e Monarchi, i quali rispettivamente servì a misura dei loro genj. Sandrart fol. 357.
                </p><p>Enrico Steinvingh da Francfort di nome chiarissimo preffo i Pittori, fra i quali portò il primo onore nei suoi contorni, dipinse nei Tempj, Palagi, e case private con gran franchezza, e con istudio migliore di Gio: Uries, che gli fu Maestro. Morì l'anno 1603. Lasciò erede della sua virtù il figlio, che aggiunse alla pittura la prospettiva, e l'architettura, e se ne fece sì franco padrone, che Carlo Stuardo Re Brettanico chiamollo a se per adornare il Reale Palagio, che al giorno d'oggi s'ammira, dai Professori. Insegnò l'arte alla moglie, che dopo il marito visse onoratamente con quella. Sandrart fol. 292.
                </p><p>Enrico Testellin il giovine Pittore, e fratello di Luigi, ha travagliato per comando del Re, che diedegli alloggio nei Gobel ini, compose un Libro, intitolato: Sentimenti dei più celebri Pittori sopra la Pittura, e Scultura, stampato in Parigi l'anno 1696. Egli è Libro in foglio figurato. Fu primo Segretario dell'Accademia Reale, e morì in età di 80. anni.
                </p><p>Enrico Valchemburgh Pittore d'Augusta, giunto a Venezia s'approfittò nella Scuola dell'Aliense; mandò alla patria molte pitture dell'amato Maestro, e furono vendute gran prezzo; dopo la morte di quello, ereditò molti disegni, coi quali fatto copioso nell'invenzione, partì per la patria, dove conseguì molti onori, Ridolfi par. 2. fol. 226.
                </p><p>Enrico Vander Borch, o Borchense nato in Brusselles, fu allevato in Germania; fu informato nel disegno da Egidio Falkopurgh in Francofort; e perfezionato in Italia nella cognizione delle pitture, dei camei, e delle<pb facs="00163" n="139"/>medaglie, delle quali sì eruditamente parlava, che infiammò più d'uno a tal dilesto. Ritornò alla patria, e la sua casa fu un'aperto Emporio di varie virtù acquistate, e professate ancora da due suoi figliuoli. Sandrart fol. 301.
                </p><p>Enrico Verburgh da Traject scolaro di Bloemart, inclinò sempre alla profondità della professione, ottuso, raccolto, e solitario nel concepire le idee, che meditava con ogni regola partorire, si suscitò un malinconico umore, che traspirò sino nei suoi dipinti, degenerando da quello spirito primiero, col quale tant'altre opere aveva dipinto. Morì l'anno 1640. Sandrart fol. 301.
                </p><p>Ermano Scuvanefeld, chiamato l'Eremita, perchè sempre dipigneva ruine, diserti, romitorj, simili luoghi orridi, e grotteschi; in Roma su molto Itimato; nel dipignere il nudo ebbe pochi pari, onde soleva dire, non doversi chiamare Pittore quello, che perfettamente non sapeva, senza il naturale avanti, dipignere un nudo. Sandrart fol. 311.
                </p><p>Erasmo Quellino nato in Anversa l'anno 1607. Dedito allo studio delle umane, e filosofiche scienze, da giovanet to ne divenne laureato Maestro: geniale poi di Pittura s'accostò a <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs>, e con profondo intendimento penetrò le difficultà dell'arte: sfogò ben presto le sue vaste idee in pittura, ed in architettura sopra le tele, e muri con tanta copiosità d'invenzioni, che meritamente fu chiamato Lume e Maestro di tutti i Pittori. Da questa Famiglia fiorirono nella Scultura Arto seniore; in Pittura, e Statuaria Gio: Erasmo. Sandrart fol. 334.
                </p><p>Ercolano Ercolanetti Perugino Pittore di paesi; viveva l'anno 1683. Morelli fol. 164.
                </p><p>Ercole Abati Modonese, pronipote di Niccolò, sopra i di cui studj, e disegni s'approfittò, e se quello fu celebrato dallo Scanelli, dal Vasari, e dal Bumaldi, questo fu esaltato dal Marino, e dal Vidriani fol. 103. dove si leggono le belle opere, che fece per gli stranieri, e per la propria Città, nella quale l'anno 1613. morì, e lasciò Pietro Paolo il figlio in ogni scienza paterna ammaestrato.
                </p><p>Ercole Bazzicaluva Fiorentino, bizzarro Inventore, ed Intaglia tore in rame sulla maniera del Callot, di Stefanino della Bella, e del Cantagallina: si vedono alle stampe sue bellissime carte di battaglie, d'arabeschi, di prospettive, e di paesi frascheggiati con gusto non ordinario: fioriva nel 1641. M. S.
                </p><p>Ercole da Ferrara, di casa Grandi, discepolo di Lorenzo Costa; sebbene avanzò il Maestro, e fu in più luoghi invitato a dipignere, mai lo volle abbandonare, ma sempre servire sino alla morte, dopo la quale s'esercitò in opere pubbliche, che furono in grande stima. Se troppo amico del vino, d'anni 40. non fusse d'apopletico morbo caduto nel 1480. averebbe moggiormente illustrato il suo nome. Vasari par. 2. fol. 333. M. S.
                </p><p><pb facs="00164" n="140"/>
Ercole Ferrata Scultore da Pelsot di Como, scritto nel Catalogo degli Accademici del disegno in Roma, l'anno 1657. Egli colle sue belle opere in marmo, o lavorate di stucco entrò nella maggior parte delle Chiese principali di Roma, alcune delle quali quì si riferiscono per gloria d'un tanto Maestro, e sono: La Statua del Pontefice Clemente X. al suo sepolcro in Vaticano: La S. Agnese di basso rilievo nell'Altare di detta Santa, e Chiesa in Piazza Navona: Li SS. Andrea Appostolo, ed Avellino nella sacciata della Chiesa di S. Andrea della Valle: Alcune figure nei Depositi degli Eminentissimi Cardinali Pimentelli, e Bonelli nella Minerva: La Statua della Carità nel Deposito di Clemente IX. in S. Maria Maggiore: Il S. Bernardino, ed altre cose nella Chiesa di S. Maria della Pace: Una figura rappresentante la Fede, laterale all'Altare maggiore della Chiesa di S. Gio: dei Fiorentini: L'Angelo, che sostiene la Crocea Ponte S. Angelo, e tante altre, che sono in luoghi diversi. Mantenne sempre in Roma scuola aperta, particolarmente per la nazione Fiorentina, la quale si dava l'onore di servire, a contemplazione dei clementissimi comandi di S. A. R. di Toscana.
                </p><p>Ercole Fichi da Imola, scolaro d'Emilio Savonanzi; dopo il giro per molte Città, si fermò in Bologna, e lavorò di marmo, e di stucco, fu assunto alla carica d'Architetto dell'eccelso Reggimento di Bologna. Malvasia par. 2. fol. 307.
                </p><p>Ercole Gennari da Cento, cognato del Guercino, e padre di Benedetto; e di Cesare. Era questi incamminato alla chirurgia, quando una sera fatto osservatore di certi scolari, che disegnavano il nudo, dato di piglio per capriccio ad un toccalapis, colpì tanto bene quell'atto, che sorpreso dal Guercino, con ammirazione osservando quei contorni, gli fece animo a cangiare i ferri in pennelli, ed in poco tempo riuscì bravo nel copiare l'opere del Maestro, e tignere di propria invenzione sopra le tele. Visse anni 61. e morì nel 1658. fu sepolto in S. Niccolò degli Alberi. Malvasia par. 4. fol. 377.
                </p><p>Ercole Graziano, detto Ercolino, nacque in Bologna l'anno 1654. Fattosi maestra la natura, e la verità riconosciuta nei più celebri Frescanti d'architettura, da se è divenuto pratico, tenero, ed ameno Pittore di quadratura: ha servito l'A. R. di Toscana in pubblicò, ed in privato, diversi Nobili di Venezia, d'Imola, e di Bologna, dove vive, per la sua modestia, e virtù da tutti amato.
                </p><p>Ercole Procaccino seniore Bolognese, Capoduce di quella gran scuola Procaccinesca; che fiorisce sino al giorno d'oggi in Milano. Non avendo fortuna in patria di competere con li Sabbatini, Cesi, Passarotti, con i Samacchini, Fontana, e Caracci, fece poi fronte in Milano alli Figini, ai Luini, ai Cerani, ai Morazzoni, e ad altri, arricchendo quella nobilissima Città d'opere singulari, acclamate dal Settalino Museo, dal Bo<pb facs="00165" n="141"/>sca, da Girupeno, dal Savaro, dallo Scanelli, dal Boschini, e dal Malvasia par. 2. fol. 275. Fioriva nel 1571. con Cammillo, Giulio Cesare, e Carlo Antonio suoi figli, tutti Pittori. Ercole juniore figlio di Carlo Antonio imitò il padre nella pittura; mantenne l'Accademia del nudo a proprie spese; toccò di Leuto per eccellenza; si dilettò di caccia; dipinse opere infinite per Milano, e per altre Città; in Turino meritò una collana d'oro con medaglia; finalmente d'anni 80. morì nel 1676. M. S.
                </p><p>Ercole Setti Modonese, discendente da quel Cecchino Setti tanto lodato nelle Croniche del Lancilotto. Fiorì nella pittura, e nelle stampe disegnate, ed intagliate di sua mano, queste si rendono rare per la perfezione delle figure, che in tante vaghe, e graziose attitudini si muovono: marcava le pitture, e le stampe con questo nome: Hercules Septimius. Viveva nel 1571. Vidriani fol. 94.
                </p><p>Ercolino del Gessi Bolognese, fratello di Gio: Batista Ruggieri, detto anch' esso Batista del Gessi, perchè l'uno, e l'altro furono di lui discepoli Chi vede l'opere d'Ercolino, subito le giudica del Maestro, tanto bene imitò quella maniera. Malvasia par. 4. fol. 356.
                </p><p>Ercolino da Castel S. Gio: della famiglia dei Maria, chiamato Ercolino di Guido Reni, di cui fu allievo; copiò sì esattamente l'opere dei Maestro, che più d'una volta pose le copie sul treppiè per darvi gli ultimi ritocchi, credendole i suoi originali. Mandato a Roma da Guido al Cardinal Sant'Onofrio fratello di Papa Urbano VIII. col quadro dell'Angelo Michele per la Chiesa dei Padri Cappuccini, bramandone quel Porporato una copia, la fece sì somigliante, che i Pittori di Roma l'acclamarono per un'occulto Maestro, onde il Papa ordinò, che facesse un quadro in S. Pietro: rimase stordito a tal comando il Pittore, collo scusarsi essere solo copista, ma non inventore, e per quanto potè dire, non trovò modo da disimpegnarsi con Sua Beatitudine: Fatto per tanto ricorso all'Ambasciadore Facchenetti, con certa scusa di portarsi a Bologna, per visitare la madre moribonda, non solo ottenne benigna licenza, ma di più una collana d'oro con la croce, e con Breve di Cavaliere, il quale occultò per modestia sino alla sua morte, che seguì in fresca età. Malvasia par. 4. fol. 356.
                </p><p>Evangelista Lodida Cremona nacque l'anno 1618. e fu scolaro del Cavaliere Malosso. M. S.
                </p><p>Evangelista Martinotti di Monferrato riuscì mirabile in paesi, con belle vedute, piccole figure, ed animali; fu scolaro di Salvatore Rosa; sessagenario morì l'anno 1694. Ebbe un fratello, per nome Francesco, figurista, e che imparò dal detto Salvatore: questo d'anni 38. morì nel 1674. M. S.
                </p><p>Europa Angusciola Cremonese imparò da sua sorella Sofonisba, e con i disegni d'Antonio Campi condusse tavole storiate d'Altare. L'anno 1568. fu visitata da Giorgio Vasari, che stupì nel vedere i ritratti, che con tan<pb facs="00166" n="142"/>ta franchezza, ed eccellenza conduceva, non meno dell'altra sorella Anna Maria. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 164. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 17.
                </p><p>Eusebio Sangiorgio Pittore di Perugia, scolaro di Pietro Perugino; fiorì circa il 1530. Morelli fol. 163. Vasari par. 2. fol. 420.
                </p><p>Eustachio le Sveur Franzese, Accademico Reale di pittura, e di scultura in Parigi; imparò da Simon Vovet, e più aggiustato, e dilicato del Maestro ben presto comparve. L'opere prime furono nella Certosa di Parigi in 22. tavole rappresentanti i fatti di S. Bruno, e riuscirono d' estrema bellezza con maraviglia dell'arte, che le vide in tre anni terminate. Godono altre Chiese sue manifatture di gran forza, di buon colorito, e senza affettazione, ma con vero, e naturale componimento dipinte. Sebene non vide Roma, fece però vedere quanto sà fare chi l'ha veduta. La morte solo potè stabilire il termine alla sua gloria, e fu l'anno 1655. quando di 38. anni lo ridusse al sopolcro in S. Stefano del Monte in Parigi. Monsieur Perrault fol. 220.
                </p><p>Fiorirono ancora nella bella professione del disegno Edelinco Intagliatore di Parigi. Egidio Rosselletti compositore di varj Libri di disegni. Elia Godoler Pittore, ed Architetto. Elia Hinzelman con suo fratello d'Augusta. Enrico Bergman prima in battaglie, poi in istorie famoso. Enrico Bolsevert di Frisia. Enrico Poppi ritrattista, ed istorico. Erardo da Parigi Prefetto della Reale Accademia. Ermelio paesista, e figurista. Enea Rossi Bolognese, che fiorì nel 1604. Ercole da Bologua, che lavorava nel 1470. Eusebio Bastoni Scultore Perugino. Emanuello Lima. Ercole Rosselli Romano. Egidio Alè Liegense. Egidio dalla Riviera Scultore Fiammingo. Egidio Scor Tedesco. Ercole Orfeo da Fano. Egidio Roussellet, che intagliò il Cristo, che appare a S. Teresa del Guercino: e molti altri nominati dal Sandrart, e da altri Autori, nei quali non si trovano più precise notizie.
                </p></div>
                
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FAbiano dl Stagio Sassoli Aretino, con Stagio suo figlio eccellente nel dipignere sopra i vetri, fece le belle finestre del Duomo d'Arezzo. Fiorì nel 1510. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 98.
                </p><p>Fabio Cristofani della Marca lavorò in Roma diversi mosaici sopra i disegni di Pietro da Cortona, e di Andrea Sacchi. M. S.
                </p><p>Fabbrizio Boschi Fiorentino imparò dal Cav. Passignano, negli anni 18. comparve in pubblico con opere lodatissime: contenevano queste un tocco galante, e brioso, colpi franchi, e spediti, perfetta disposizone di figure, ed erudita invenzione. Sopra muri, e tele introdusse copiose storie,<pb facs="00167" n="143"/>e molte più n'averebbe fatto, se distratto dalle continue villeggiature non avesse indebolito quello spirito vivace, che quasi si rese inabile in età avanzata a somministragli i più ordinarj pensieri pittorici. Campò la vita 72. anni, e nel 1642: morì. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 250.
                </p><p>Fabbrizio Chiari Romano, dall'esempio di tanti celebri Pittori fioriti nella sua Patria, imparò da se un bellissimo modo di tignere sopra i muri, e tele, perlochè in età di 74. anni, che visse, fu adoprato dal pubblico, e dal particolare, con lode universale. Mancò l'anno 1695. M. S.
                </p><p>Fabbrizio, e Granello sigli del Bergamasco, sono riferiti dal Mazzola ri fol. 71. per le diverse operette dipinte negl'incassamenti, nei cieli, nei baldacchini, e nelle nicchie delle stanze dell'Escuriale di Spagna; queste sono ripiene di figurette, d'angioletti, di virtù, di deità, di medaglie, d'a rabeschi, e di bizzarrie vivamente colorite, e vagamente scompartite.
                </p><p>Fabbrizio Parmigiano: a similitudine di Lucano, che fu ajutato nei Libri della Farsaglia da sua moglie Pollia; di Pericle Filosofo sostenuto nelle dispute da Aspasia Milesia; di Gio: Lignano pubblico Lettore di Bologna, il quale quando era occupato nei dimestici affari, sustituiva alla lettura Novella sa consorte; così Fabbrizio celebre paesista ebbe Ippolita la moglie, che diede la mano alle multiplicate sue fatture, con genio, con disegno, e con colorito uguale. La morte lo colpì d'anni 45. in Roma nel Pontificato d'Urbano VIII. Baglioni fol. 91.
                </p><p>Fabbrizio Santafede grande Pittore Napoletano dipinse, e diede altre prove del suo sapere nelle Chiese di Napoli. Vi fu ancora Francesco Santafede eccellente Pittore, il quale dipinse due quadri nel soffitto della Chiesa di S. M. Nunziata, e nella Cappella del Principe di Somma dipinse la Diposizione dalla Croce di N. S. Sarnelli fol. 156. 226.
                </p><p>Fattorino di Raffaello, e Giulio Romano furono amanti come figli, e rimasero eredi della virtù, e di molti disegni di sì gran Maestro: fu il nome suo Gio: Francesco Penni Fiorentino, ma detto il Fattorino, per l'assiduità nel servire l'amato Precettore, di cui fu seguace, ed osservante, particolarmente nel disegnare, e finire con dolcezza, e con diligenza; con i suoi compagni lavorò nelle Logge Vaticane, e con Giulio Romano terminò l'opere lasciate imperfette, per l'immatura morte di Raffaello. Dipinse paesi, e fece ritratti, fra i quali quello del Marchese del Vasto, che seco lo condusse a Napoli, dove infermatosi d'anni 40. morì circa il 1528. Rimase ivi molto addolorato Luca il fratello, chiamato anch'esso il Fattore. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 151.
                </p><p>Faustino Bocchi nato in Brescia l'anno 1659. E'stato discepolo d'Angelo Everardi, detto il Fiammenghino, s'applicò a dipignere battaglie in piccole, e caricature, nel qual genere si può dire, abbia toccato le mete della perfezione, particolarmente nel fare Pigmei con bizzarre, e capricciose invenzioni, che hanno alletatto varj Signori d'Europa a cercarli per le<pb facs="00168" n="144"/>loro Gallerie. Ha poi un'arte incomparabile nell'esprimere gli affetti, e le passioni dell'animo; tocca bene di paesi con perfetta degradazione terminati.
                </p><p>Faustino Moretto nacque in Valcamonica nella terra di Breno, portò gran nome in Venezia, per la quadratura, e per le statue dipinte nelle Chiese, nelle Sale, e nelle volte; lo nomina il Borghini, ed il P. Cozzando a fol. 114.
                </p><p>Fede Galizia celebre Pittrice Milanese, figlia di Annuncio Miniatore famoso. Volò di questa Donna la fama a Ridolfo II. Imperadore, e ordinò, che le opere sue fussero riposte tra i più cospicui quadri delle Sale Imperiali. Di costei sono in pubblico due opere in Milano, la prima nella Chiesa di S. Antonio Abate, PP. Teatini, ed è un S. Carlo, che porta la Croce, con il Santo Chiodo; la seconda è nella Chiesa di S. Maria Maddalena, Monache Agostiniane, posta nell'Altare Maggiore, in cui dipinse Cristo in forma d'Ortolano, che appare alla Maddalena. Fioriva nel fine del 1500. Molti ritratti, e altre di lei pitture si vedono nella Galleria Settala. Torre fol. 44. 63.
                </p><p>Federico Barocci nacque in Urbino l'anno 1528. da onestissimi Parenti; inclinato alla pittura fu dato in custodia a Batista Veneziano: superato ben presto il Maestro, avanzò ancora in Roma i suoi concorrenti nell' opere del Palagio di Belvedere. Fatto franco col disegno Raffaellesco, e col colorito Correggesco s'andava avanzando, quando sorpreso da improvvisa infermità, ritornò alla Patria. Dopo quattro anni stabilito in salute, con vago, ed ameno colorito diede sì bell'opere al pubblico, che principiarono a volare alte commissioni, per impegnare i suoi pennelli, come in fatti eseguì per varj Principi. Fu Uomo d'onore: sostentò il decoro dell'arte con modestia, e da tutti fu amato; meritò negli anni 84. sontuosi funerali con orazione funebre nella sua Città. Insegnò l'arte a Francesco suo Nipote, che fioriva nel 1580. Baglioni fol. 133. Lo studio dei disegni, e degli schizzi di questo grand'Uomo, con altre pitture di molto valore, cioè di Daniello Vauter, e di Pietro Bruguel seniore, è posseduto in Venezia dal Cavaliere Gio: Giorgio de Chechelsperg, per molti meriti decorato, ed infeudato del titolo di Signore di detto luogo, tanto nei discendenti maschi, quanto nelle femmine, dalla Maestà dell'Imperadore Leopoldo.
                </p><p>Federico Bianchi di Milano sonatore di Leuto, famoso ballarino, allievo, e genero di Giulio Cesare Procaccino. Negli anni 17. comparve in pubblico con tre freschi nel Claustro dei Padri Zoccolanti, e successivamente in varie Chiese, e Palagi con maniera spiritosa, e forte, saraginosa, e ben disposta in belle, e fondate prospettive. Col tempo poi addolcì lo stile nel colorito, e nelle belle idee, e di questo tanto se ne compiacque l' A. Reale di Savoja, che oltre il pagamento dei suoi dipinti, gli donò<pb facs="00169" n="145"/>bellissima medaglia d'oro. A questo degno, e modesto Pittore (che mai mi volle graziare delle proprie notizie) debbo molto, per quelle tante d'antichi, e moderni Pittori, che m'ha trasmesso a Bologna, augurandogli dal Cielo ogni prosperità, e contezza.
                </p><p>Federico Brendellio d'Argentina discepolo di Gio: Guglielmo Baur: ebbe genio singulare nel dipignere a gomma operette curiose, e vaghe con somma diligenza, e studio compiute. Sandrart fol. 304.
                </p><p>Federico di Lamberto d'Amsterdam s'elesse per patria Firenze, stante la multiplicità dei concorrenti allo studio della pittura: fu uno di quegli sublimi spiriti, che onorò con li suoi capricciosi dipinti il catafalco del Buonaroti l'anno 1564. Lavorò per le nozze Ducali, e lasciò belle memorie in picciole, e grandi quadri stimati sino al giorno d'oggi dai Professori. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 281.
                </p><p>Federico Panza Pittore Milanese, da giovine imparò da Carlo Francesco Panfilo, andò poi a Venezia per istudiare l'opere di Tiziano, e di Paolo Veronese, molte copie delle quali portò a Milano: si fece dunque un forte colorito, e di gran macchia, ma per dare nel genio degli amici, fu necessitato addolcire la maniera, e con un vago accordo di colore lavorare a fresco, ed a olio, come ha fatto in tanti luoghi di sua Patria, e particolarmente nella Chiesa di S. Francesco all'Altare di S. Gioseffo nei due quadroni laterali, con tutta la Volta da lui dipinta, come ancora nella Sala dei Nobili Dottori di Collegio nella Piazza dei Mercanti. Per le opere dipinte al Duca di Savoja fu creato Cavaliero. Morì d'anni 70. nel 1703.
                </p><p>Federico Zuccheri nato l'anno 1550. in S. Angelo in Vado, Stato d'Urbino, fu fratello minore di Taddeo, che gli fu Maestro in Roma, e poco dopo compagno nei lavori: dipinse in Vaticano, nella Cappella Paolina, nella Sala Regia, nella Sala vecchia, nel Tribunale della Rota, e nella Sala Farnese. Fu adoperato in Roma dai Pontefici, accolto in Inghilterra dalla Regina; stimato in Olanda, ed in Fiandra da Principi; ben veduto in Ispagna da Filippo II. sospirato in Savoja; desiderato in Venezia per la gran Sala del Consiglio; finalmente richiamato a Roma da Gregorio XIII. per compiere l'opere Vaticane. Per tutto guadagnò gloria, onore, e ricchezze, che liberalmente profondeva in fabbriche, in aredi, in servitù, e nobili abbigliamenti. Diede alle Stampe un Libro di pittura, e certe bizzarrie poetiche. Lavo rò di Scultura, e d'Architettura. Invogliato di vedere la Marca, s'infermò in Ancona, dove d'anni 66. diede l'ultimo addio al Mondo. Baglioni fol. 121.
                </p><p>Felice Calvi Genovese, Marcantonio, Aurelio, e Benedetto tutti fratelli, figli, e discepoli di Pantaleo, e nipoti di Lazzaro (nella di cui casa per molti secoli fiorì la pittura, ed il disegno) sono tutti nominati dal Soprani a fol. 75.
                </p><p>Felice Cignano nacque in Bologna l'anno 1660. figlio, e scolaro del famo<pb facs="00170" n="146"/>so Carlo Cignano, del quale si è parlato; con ispirito sollevato, con vago dipinto, e con franco disegno imita la maniera paterna, per cui si è, con distinzione inoltrato alla gloria, e vive nella Città di Forlì.
                </p><p>Felice Pasqualino Bolognese, detto il Lasagna, imparò la pittura da Lorenzo Sabbatini. Vi fu anco in Bolog na Gio: Batista Pasqualino bravo Intagliatore in rame nel 1622. Malvasia par. 2. fol. 233.
                </p><p>Felice Pellegrini fratello di Vincenzio, detto il Pittor bello, nacque in Perugia l'anno 1567. fu scolaro del Barocci. Per la sublimità del suo disegno fu chiamato a Roma da Papa Clemente VIII. per servigio del Vaticano. Morì in Patria, sepolto nei Padri Conventuali di S. Francesco M. S.
                </p><p>Felice Ricci Veronese figlio di Domenico, detto il Brusasorci: restò erede in gioventù non meno della virtù, che delle sostanze paterne, essendo di spirito vivace, vagò per il Mondo, poi si fermò in Firenze con Jacopo Ligozzio suo paesano, e Pittore Ducale, dal quale imparò una certa dilicatezza di tignere, che molto gradì alla sua Patria, nella quale con replicati impegni lavorò nelle Chiese, nei Palagi, e nelle Sale a olio, e a fresco, in ritratti, ed in prospettive, smchè giunto l'anno 1605. e di sua età 65. cambiò gli onori acquistati in vita, con gl'immarcescibile della gloria. Ridolfi par. 2. fol. 119.
                </p><p>Felice Torelli nacque in Verona l'anno 1670. Parve da giovinetto portato dal capriccio al suono, e Gioseffo il fratello maggiore alla pittura, ma riuscendo all'uno, ed all'altro stranieri quei principj, cambiarono partito; s'applicò Gioseffo al Violino, in cui riuscì quel famoso Sonatore tanto acclamato dalla Germania, e dall'Italia, che godè l'opere sue stampate, e Felice attese alla pittura nella Scuola di Gio. Gioseffo dal Sole, egli maneggia con franchezza i pennelli in Bologna, dove ha condotto in consorte la Sig. Lucia Casalina nata l'anno 1677. Pittrice Bolognese, e della Scuola medesima, la quale fa pubblica mostra dell'opere sue dipinte. Visse ancora Gio: de'Giorgi, detto Torellino, scolaro, e nipote di Felice, il quale si portava molto bene nel disegno, e con l'avere praticate le maniere romane, per lo spazio di 13. anni, portò a Bologna un vago colorito, il di cui forte era un'impasto così morbido di carnagione toccante la maniera Baroccesca, che dava alte speranze di dovere riuscire gran Pittore; ma dopo essersi trattenuto pochi giorni, morì d'anni 31. il dì 25. Novembre 1717. e fu sepolto nella Chiesa di S. Agata di Bologna.
                </p><p>Feliciano da S. Vito. scolaro di Daniello da Volterra, con Michele degli Alberti Fiorentino fu erede di 200. scudi, degli stucchi, delle stampe, e dei disegni del Maestro, con ordine di compiere l'opere sue lasciate imperfette alla morte, che seguì nel 1566. Vasari par. 3. lib. I. fol. 105.
                </p><p>Ferraù Fanzone, o da Faenza, fu scolaro del Cav. Vanni in Roma: con Andrea d'Ancona, col Cav. Salimbeni, con Baldassarre Croce, e con al<pb facs="00171" n="147"/>tri dipinse varie storie a fresco in S. Gio: Laterano, alla Scala Santa, ed in Santa Maria Maggiore. Colorì con bell'impasto, con vaghezza, e con facilità. Ab. Titi.
                </p><p>Ferdinando Cairo è nato in Casalmonferrato l'anno 1666. ed ha imparato il disegno da suo Padre Gio: Batista: spedito poscia a Bologna, entrò nella scuola di Marcantonio Franceschini, nella quale fermossi per lo spazio di dodici anni, e fi fece imitatore di quella bella maniera, e vago colorito; lasciò in Bologna diverse cose dipinte, ed altre ne spedì alla Patria. Andò poi a Brescia, dove l'anno 1701. ricercato il Franceschini, per dipingere la Volta della Chiesa di S. Antonio Abate, Collegio dei Nobili, nè potendo egli andarvi, là spedì Giacinto Garofalini di lui nipote, che insieme col Cairo dipinse in tre scomparti tutta la suddetta Volta, e per la quadratura servì Don Mattia Benedetti da Reggio, e riuscì il tutto a perfezione, come lo scrive l'Averoldi a fol. 81. Io mi trovava quel tempo a predicare la parola di Dio nella nostra Chiesa del Carmine di quella Città, e tanto ebbi di piacere nel vedere il Cairo tanto avanzato, che finita l'opera, lo proposi a diversi Signori, per soggetto ben degno da farlo comparire i naltre opere pubbliche, come mi sortì di fare. Ivi poscia accasato vive, e dell'opere sue fa bellissima comparsa in ogni luogo. Ebbe un fratello chiamato Guglielmo, il quale tanto s'era avanzato nella pittura, che nella Chiesa di S. Margherita di sua Patria aveva dipinto l'Altare Maggiore, ed in altri luoghi; ma giovine morì l'anno 1682.
                </p><p>Ferdinando Galli nato in Bologna, ma comunemente chiamato il Bibiena, dalla patria, in cui nacque Gio: Maria suo Padre pittore, e scolaro dell' Albano. Bramoso d'imparare la quadratura, non assaggiò appena i principj di quella sotto Mauro Aldrovandini, e sotto Giulio Trogli, che giorno, e notte da se studiando, ben presto non superasse ogni difficulta, coll'essere ricercato da varj Principi d'Italia, in spezie dal Serenissimo di Parma, al servigio del quale visse salariato Pittore. Nella feracità, nella vaghezza, e nella celerità delle prospettive, e dell' opere sceniche non ha pari. Fiorisce ancora nelle figure, e nella quadratura Francesco minor fratello, che fu Pittore dei Serenissimi di Mantova, di Parma, ed in Vienna della Maestà del Re dei Romani; non dissimile dal fratello nella prestezza, e sapere dipingere per Camere, e per Teatri Architetture, che sono degne d'ammirazione. Sino la Sorella Maria Oriana, con gl'insegnamenti di Marcantonio Franceschini, non manca nei ritratti, e nelle storie di farsi conoscere Pittrice in Bologna. Ferdinando poi dichiarato Architetto primario, Capomastro maggiore, e Pittore di Camera, e di feste da Teatro di Sua Maestà Cesarea diede in luce un Libro in foglio intitolato: L'Architettura Civile preparata sulla Geometria, e ridotta alle prospettive considerazioni pratiche. Parma 1711. per Paolo Monti. Diede parimenti alla luce altro Libro di Architetture, Prospettive, e Scene per Teatri, le quali in tutte sono fogli 71. alla gloria di<pb facs="00172" n="148"/>così celebri Professori, si aggiunge ancora Alessandro figlio di Ferdinando, il quale nell'età sua di 32. anni gode l'onore di servire l' A. R. dell' Elettore Palatino, in qualità di Architetto Generale.
                </p><p>Ferdinando Helle nativo di Malines, ma per essere quasi sempre soggiornato in Parigi, passa per Pittore Franzese: fece in detta Città molti ritratti, e quadri, e sebbene era senza paragone, superiore a Luigi, Enrico, e Carlo Bobrun, che eransi insinuati nella Corte, si faceva assai meno pagare l'opere sue. Lasciò due figliuoli seguaci della medesima professione. Depiles fol. 462.
                </p><p>Ferdinando Neuberger Tedesco, fratello di Daniello, uno dei primi plastici della Germania. Fra gli altri lavori di questo Valentuomo si vedono infinite storiette, favole, e fatti guerrieri formati in cera artificiosamente indurita come il marmo, per le Gallerie Oltramontane. Sandrart fol. 395.
                </p><p>Ferdinando Tacca Scultore di Carrara, figlio, e scolaro di Pietro, l'opere del quale terminò alla di lui morte l'anno 1640. nella Reale Cappella di S. Lorenzo di Firenze, col finire il gran C olosso di Ferdinando I. e molte altre opere d'intero, di mezzo, e di basso rilievo, tutte di metallo. Diede il disegno per alcune principali fabbriche, e molto valse nelle in venzioni di macchine per Teatri, e per feste sacre, onde meritò di succedere al Padre nelle cariche, e negli onori. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 370.
                </p><p>Ferdinando Valdambrino Romano: altro non ho trovato di questo Pittore, se non che in Milano nella Chiesa di S. Marco (Padri Agostiniani) dipinse nella Cappella di S. Guglielmo Duca d'Aquitania la tavola, in cui vedesi la Vergine col Bambino, ed il Santo Duca Torre fol. 267.
                </p><p>Fernando Joanvez di Almedina di Spagna ha dipinto un' Altare nella Città di Granada. Butron fol. 122.
                </p><p>Filippo Abbiati Milanese, discepolo del Nuvolone, fu Pittore facile, sicuro nel disegno, prontissimo nell'invenzione, e spedito nell' operare, quindi è, che a olio, ed a fresco terminò quantità di operazioni, e lasciò un buon patrimonio ai figli. Dalla sua scuola uscirono molti buoni Pittori. Morì d'anni 75. nel 1715.
                </p><p>Filippo Brizio nacque in Bologna l'anno 1629. da Francesco, uno dei più spiritosi allievi di Lodovico Carracci: restato in età di 20. anni senza Padre, fu da Guido Reni cortesemente accolto, e con amore ammaestrato nel suo disegno, che se gli rese facile, e spedito, comunicandolo poi anch'esso, fatto Maestro, con amorevolezza ai Cavalieri, e Dame, e ad altri scolari per lungo corso di tempo. Malvasia par. 3. fol. 543.
                </p><p>Filippo Bertolotti Genovese, con gran diletto, in età giovanile, si diede allo studio del disegno, poi fece passaggio al colorito, ma vedendo scarse le commissioni, per la multiplicità dei professori, s'applicò ai ritratti, con i quali onoratamente visse. Il simile succedette a Michelagnolo il<pb facs="00173" n="149"/>figlio, della paterna virtù degno erede. Soprani fol. 90.
                </p><p>Filippo Berteant Scultore, nato a Parigi, allevato nella stanza, e scuola di Luigi le Comte, s'acquista molto di riputazione nell'operare: è stato aggregato alla Reale Accademia di Pittura, e di Scultura nel giorno 28. Novembre 1707.
                </p><p>Filippo Bruneleschi Fiorentino, sebbene dalla natura portò mostruosità di corpo, lo dotò però di tanta bellezza di spirito, che fu valevole a far risorgere il disegno, la prospettiva, la geometria, la scultura, e l'architettura, dà gran tempo nella sua Città sepolta. Con grido universale esercitò l'arte del Giojelliere, e dell'Orologiere, poi unito con Dani ello alla Scultura, andò a Roma, dove fece esattissimi studj sopra quegli antichi marmi. Ritornato alla Patria, mai più dagli antichi in quà fu veduto Uomo di maggior pratica di questi nei disegni dei Palagi, nei Tampj, nelle Torri, nei Monasterj, nelle Fortezze, nelle Macchine, e negli argini dei fiumi. A tante scienze unì l'amorevolezza cogli scolari, la famigliarità con tutti, e la carità verso i poverelli, i quali amaramente lo piansero l'anno 1446. quando compiuti li 69. di sua età l'accompagnarono al sepolcro in S. Maria del Fiore. Vasari par. 2. fol. 211.
                </p><p>Filippo degli Angeli Romano, detto il Napolitano, e perchè da fanciullo lo condusse a Napoli il Padre pittore di Sisto V. ed ivi gl'insegnò il dipignere: lavorò di buon gusto in battaglie, ed in paesi con vaghi accompagnamenti di figure mirabilmente atteggiate. Compose bellissimo Museo d'anticaglie, e di bizzarrie pittoriche: fermò il corso alla sua vita in età avanzata nel Pontificato di Clem. VIII. Baglioni fol. 335.
                </p><p>Filippo Furini, detto Pippo Siamerone Fiorentino, scolaro del Cav. Passignano, attese a fare ritratti, ed insegnò i principj a Francesco suo figlio, del quale si parlerà a suo luogo.
                </p><p>Filippo Gherardi nato in Lucca l'anno 1643. da Bastiano suo padre imparò il disegno, ed in Roma il colorito da Pietro da Cortona: giurata perpetua fedeltà all'amico, paesano, e condiscepolo Gio: Coli, non isdegnarono, che l'uno lavorasse nella medesima testa, o panno, o figura dell' altro. Furono per sette anni in Venezia, e fecero grande studio sopra quei dipinti. Richiamati a Roma dal Maestro, per impiegarli nella Cupula di Santa Maria in Campitelli, giunsero un giorno dopo la morte di quelli, e poco dopo ricevettero l'infausto annunzio della nave predata dai Turchi, che per la parte d'Ancona portava i loro arnesi, fra li quali v'erano quadri di Paolo, del Tentoretto, dei Carracci, 80. copie da loro dipinte, e 2500. scudi, residuali delle pitture, e della Libraria di S. Giorgio Maggiore dipinta in Venezia. Liberati dagl'impegni delle Corti di Mantova, di Savoja, di Spagna, e di Praga, che li bramavano, s'occuparono nelle Cupole, nelle Gallerie, e nei quadri d'Altare in Roma. Desiosi di rivedere la patria, là trasferiti, con doloroso pianto del l'amico, morì Gio: Coli in età d'anni 47. nel 1681. e Filippo ritornò a Ro<pb facs="00174" n="150"/>ma per le pitture di S. Pantaleo, poi alla patria, dove dipinse in miracoli di S. Maria Maddalena dei Pazzi in S. Pier-Cigoli, Padri Carmelitani della Cogregazione di Mantova. Morì l'anno 1704.
                </p><p>Filippo Lauri nacque in Roma l'anno 1623. e morì nel 1694. Riconobbe per Maestro Angelo Carosello suo cognato, dal quale bene istrutto nella pittura, concorse a diverse operazioni ben degne del suo erudito pennello: cangiò poi stile, con genio particolare a piccole storiette, lontane dalla maniera del Maestro, e le condusse con tale spirito, e vaghezza, che allettò varj Principi stranieri a pagarle prezzi rigorosi, per abbellirne le loro Gallerie. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 312.
                </p><p>Filippo Lemke Fiammingo seguitò in Italia lo stile di Monsù Bamboccio, poi si diede a dipignere battaglie molto ben condotte, e che piacquero in estremo ai Dilettanti. Sandrart fol. 337.
                </p><p>Filippo Lippi Fiorentino discepolo di Sandro Botticelli, con nuova, e biznarra invenzione di grotteschi, di vasi, di cimieri, di trofei, d'armature, d'aste, di bandiere, d'abbigliamenti, di calzari, e di ritratti sparsi nei suoi dipinti, comparve il primo Pittore in Roma, in Bologna, in Lucca, ed in Firenze. Correva l'anno 1473. quando sorpreso da una fiera scaranzia, rimase soffocato negli anni 45. e fu sepolto in S. Michele. Vasari par. 2. fol. 297. Sandrart fol. 119. vedi Fra Filippo Lippi.
                </p><p>Filippo Menzani Bolognese, dell'Albano diletto allievo; mai abbandonò il Maestro, anzi nella di lui estrema infermità non se gli partì dal letto, nè giorno, nè notte, struggendosi in dolorose lagrime, massimamente quando si sentiva strignere la mano dall'amato Maestro, che lo benediceva, lo ringraziava, e chiedevagli perdono di tante per lui sofferte vigilie. Morto, che fu l'Albano l'anno 1660. seguì a dipignere con qualche languore, che poco dopo lo levò dal Mondo. Malvasia par. 4. fol. 282.
                </p><p>Filippo Planzone di Nicosia, volgarmente detto il Siciliano in Genova, oltrepassò i confini della maraviglia con sottigliezza dei suoi lavori intagliati in avorio, e corallo, senza educazione d'alcuno Maestro. Per il Serenissimo di Toscana lavorò una S. Margherita di corallo, che tiene legato il dragone con certe catenelle incavate dallo stesso pezzo, e ne riportò in premio 500. scudi; dal che fatto animo, intagliò per il medesimo in avorio, nella grandezza d'un'uovo, una gabbia, e dentro un cavallo di tondo rilievo. Invitato a Roma da Papa Urbano VIII. la morte gl'intercluse in Genova la via nell'anno 1630. nel più bel siore di sua età, cioè d'anni 26. Soprani fol. 313.
                </p><p>Filippo Rossuti discepolo di Gaddo Gaddi, con Fra Jacopo da Turrita Francescano lavorò in S. Gio: Laterano, e nella Facciata di S. Maria Maggiore di Roma (circa il 1300.) quelle grandi storiette a mosaico, riferite dall'Ab. Titi fol. 224. che sino al giorno d'oggi mirabilmente si conservano intatte.
                </p><p><pb facs="00175" n="151"/>
Filippo Sampagna di Brusselles, nato l'anno 1602. Fu allievo d'assai mediocri Pittori, alla riserva di Giacomo Foquier, che l'ammaestrò nei paesi: per gli altri generi poi di pittura non deve ad altri, che alla sua assiduità, studio, ingegno, e travaglio; quindi fatto buon disegnatore di perfetta correzione, ed imitatore della natura, andò in Francia sul disegno però di passare in Italia, ma ivi si fermò, fatta amicizia con Niccolò Poussin, già ritornato dall'Italia, e unitamente con quello intraprese ad operare, per la Regina nel Palagio di Lucemburgo, e Sua Maestà diedegli la direzione delle pitture da farsi, coll'assegnamento di 400. scudi annui; fece parimente molte grand'opere per le Chiese, e le principali trovansi in quelle di Porto Reale, e nelle Carmelitane. Morì Rettore dell'Accademia Reale d'anni 72. nel 1674. Depiles fol. 502.
                </p><p>Filippo Santacroce, detto volgarmente Pippo (il qual nome servì poi di cognome ai suoi discendenti.) Questo povero pastorello Urbinate ricco di naturale inclinazione al disegnò, passò a Roma, studiò da se, e poi diede principio a lavorare nell'avorio, nel corallo, nell'agate, nelle corniole, e nel disapro picciole storiette, universalmente applaudite in Genova. Più volte intagliò in un'osso di ceragia storie sacre, e profane, i dodici Cesari, Crocefissi, ed altre manifatture, come dal Soprani fol. 303. Matteo, Scipione, Luca, e Giulio tutti eccellenti Scultori in Genova furono suoi figli.
                </p><p>Filippo Veralli Bolognese allievo dell'Albano; fu la sua vocazione alli paesi, ed in fatti battè una frasca mossa dal vento con ispirito; disegnò a penna; dipinse con franchezza, e da tutti fu gradito. Malvasia par. 4. fol. 293.
                </p><p>Filippo Uffembach Pittore di Francofort imparò da Adamo Grimmero: professò con grande studio l'alchimia; scrisse materie teologiche, geometriche, notomiche, ed architettoniche. Dopo la lettura dei più cospicui libri, dei quali si dilettava, circa il 1640. passò all'altra vita. Sandrart fol. 285.
                </p><p>Filippo Zanimberti nacque in Brescia l'anno 1585. imparò da Sante Peranda, col quale si fermò 10. anni, e riuscì valoroso Pittore nel fare piccole figure toccate con grazia, e naturalezza: non lasciò però di tignere muri, e tele ripiene di copiose storie: pervenne all'anno. 1636. e cinquantesimo primo di sua età, e rese l'Anima al Creatore, sepolto in S. Giustina di Brescia. Insegnò l'arte al figlio Gio: Batista. Ridolfi par. 2. fol. 282.
                </p><p>Fioravante Ferramola Bresciano fioriva nella pittura nel 1512. nel qual tempo saccheggiando i Galli la Città di Brescia, fu spogliato anch'esso d'ogni avere; perlochè fatto ricorso a Monsieur de Fois Capitano dell' armi Franzesi, e narrate le sue disavventure, e la professione, voile da lui esser ritratto, e ricompensò la virtù del Pittore con 500. scudi. Ridolfi par. 1. fol. 245. Rossi fol. 506.
                </p><p>Flaman Anselmo Scultore in Parigi, nato a S. Omer nell'Artois, Professore<pb facs="00176" n="152"/>nell'Accademia Reale. Ebbe un figlio dello stesso nome, ricevuto nell'Accademia suddetta li 27. Ottobre 1708.
                </p><p>Flamminio Torre Bolognese (dall'esercizio del padre chiamato dall'ancinelli,) fece il noviziato del disegno sotto il Cavedone, e professò la pittura nella Scuola di Guido. Nel copiare, fu così giusto, che le copie furono stimate originali sino dai Professori: non è però, che di sua invenzione non lavorasse egregiamente in tante Chiese, e Palagi di Bologna. Ebbe un'impasto di color forte, un pennello felice, ed un franco maneggio di tinte. Intagliò all'acqua forte. Aveva già disegnata la Sala degl'Illustrissimi Signori Conti Fava, che fu dipinta dalli Carracci, per darla alle stampe, quando prevenuto dalla morte in fresca età, ritrovandosi al servigio del Serenissimo di Modona, morì nell'anno 1661. Malvasia par. 4. fol. 448.
                </p><p>Flamminio Vacca Scultore Romano; da questo Valentuomo si vedono adorni Tempj, Piazze, e Fontane di molte statue, ed altre n'avrebbe compiute, se la maggior parte del tempo non l'avesse speso in restaurare le antichità Romane. Servì Papa Sisto V. ed il Serenissimo di Toscana. Nel Pontificato di Papa Clemente VIII. cambiò la vita con la morte, e fu sepolto nella Rotonda, con la lapide, e suo ritratto. Baglioni fol. 71.
                </p><p>Florio Macchi Bolognese fido seguace di Lodovico Carracei, non doveva mai rompere il corso al suo pennello con le fatture del bulino. Era sì bene nel dipignere incamminato, che la Vergine Nunziata, graziosamente dipinta nei laterali della Porta dello Spirito Santo fu creduta dalli forestieri di mano del Maestro. Furono ancora Pittori Giulio Cesare, e Gio: suoi fratelli. Malvasia par. 3. fol. 578.
                </p><p>Forzone di Spinello Aretino, scolaro di Cione: fu costui eccellente nel disegno, e famoso nei lavori d'argento smaltati a fuoco, come ne fanno fede nel Vescovado d'Arezzo una mitra con fregiature bellissime di smalto, ed un pastorale, con tante altre opere storiate nei Padri della Vernia, citate dal Vasari par. 1. fol. 55.
                </p><p>Fra Antonio Asinelli Bolognese Carmelitano ingegnosissimo disegnatore, ed Intagliatore di tarsia, lavorò nel famoso Coro di S. Domenico, con Fra Damiano Bergamasco Domenicano, ed in quello di S. Michele in Bosco, che fu terminato l'anno 1520. Masini fol. 614. Bumaldi fol. 253.
                </p><p>Fra Bartolomeo della Gatta Camaldolese, Abate di S. Clemente d'Arezzo, fu Miniatore, poi Pittore in grande, come da tant'opere sue in Arezzo, e descritte dal Vasari par. 3. lib. 2. fol. 352. Vestì l'abito Religioso nel 1461. morì d'anni 83. fece molti allievi nella Religione.
                </p><p>Fra Bartolomeo di S. Marco Domenicano, detto avanti Baccio dalla Porta Fiorentino, studiò molti anni sotto Cosimo Rosselli, poi disegnò l'opere di Leonardo da Vinci. In Firenze conferì le difficultà dell'architettura, e del colorito con Raffaello d'Urbino. Vide Roma, e ritornò più perfetto alla Patria. Disegnò il nudo a maraviglia; diede nel grande;<pb facs="00177" n="153"/>diminul l'ombre con artificio, e colorì con grazia; inventò il modello di legno, che si snoda; fu assiduo al lavoro. Di natura quieto, e timorato di Dio, morì d'anni 48. correndo il 1517. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 41.
                </p><p>Fra Bernardino Castelli Genovese Min. Osser. di S. Francesco figlio, e scolaro di Bernardo. Oltre l'essere di grande virtù, e merito, fu ancora applicato alle miniature, e benchè sopravivesse al padre, che morì l'anno 1629. non ebbe lunga vita. Soprani fol. 115.
                </p><p>Fra Biagio Betti da Pistoja laico Teatino, allievo di Daniello da Volterra, riempì la sua Religione di quadri storiati di buon gusto; si dilettò di scultura; modellò di cera, e di creta; miniò isquisitamente; professò la medicina, la cognizione, e la virtù dell'erbe, la musica, e composizione dell'oltramare. Nemico dell'ozio, amico dei Virtuosi, fu stimato dalla Religione, dai Cavalieri, e da Papa Clemente VIII. In tempo d'estate addormentato sopra una fredda pietra, trovò l'ultimo sonno d'anni 70. e nella Chiesa di S. Silvestro a Monte Cavallo ebbe sepoltura l'anno 1615. Baglioni fol. 318.
                </p><p>Fra Bonaventura Bisi Bolognese Min. Conventuale di S. Francesco, fu allievo di Lucio Massari; si dilettò di miniare, e ridurre in picciolo l'opere di Guido, e di altri Maestri: per la grazia, e vaghezza, con la quale le terminava, fu chiamato comunemente il Padre Pittorino. Servì molti Principi, in particolare il Serenissimo di Modona, che ha tante belle pitturine di sua mano nella famosa Galleria. Morì al servigio di detto Principe l'anno 1662. Insegnò di miniare a D. Gioseffo Casarenghi suo nipote, ed a D. Gio: Batista Borgonzoni, i quali fecero onore al Maestro. Malvasia par. 3. fol. 559. Masini fol. 617.
                </p><p>Fra Cherubino Monsignori Veronese Min. Osser. di S. Francesco, fratello di Francesco, e di Fra Girolamo Domenicano, tutti tre bravi Pittori dei suoi tempi. Dal padre dilettante di pittura, contuttochè non dipignesse, si può dire, che portassero l'inclinazione al disegno. Fiorirono nel 1500. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 268.
                </p><p>Fra Cosimo Piazza nativo di Castelfranco, nello Stato Veneto, dopo avere fatto molti studj sopra i Veneti Pittori, e con le regole dei Palma juniore dipinto in varie Chiese, e Palagi, vestì l'abito dei Padri Cappuccini; mandato in Germania, servì Ridolfo II. Imperadore; pervenuto in Roma, dipinse per Papa Paolo V. ritornato a Venezia, lavorò per il Doge Antonio Priuli; finalmente d'anni 64. nel 1621. morì, e fu sepolto nella sua Chiesa del Redentore. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 214. Baglioni fol. 161.
                </p><p>Fra Emanuello da Como Min. Rif. di S. Francesco; sino dà fanciullo vedendo certi Pittori dipignere nel Duomo della sua Città, tanto s'innamorò del disegno, che da se riuscì Pittore: lavorò sopra vaste tele, e muri sacre storie, come nel Claustro di S. Francesco a Ripa di Roma: visse anni 76. e morì nel 1701.
                </p><p><pb facs="00178" n="154"/>
Fra Filippo Lippi nato in Firenze l'anno 1381. Entrò nella Religione del Carmine d'otto anni; copiando, e ricopiando l'opere, che sono in tal Chiesa, imparò il dipingere. D'anni 17. lasciò la Religione; andò in Ancona, e ritrovandosi a diporto per il mare fu predato da una fusta di Mori, e condotto in Barbarìa, dove rimase per 18. mesi alla catena. Occorse intanto, che avendo un giorno ritratto con un carbone il suo Padrone, questi stupefatto a tal novità, credendolo uomo divino, gli diede la libertà. Navigò per Napoli; lavorò in Calabria; ridotto a Firenze servì il Duca Cosimo; ebbe un figlio per nome Filippo Lippi Pittore famoso. Si ridusse finalmente a Spoleto, dove non senza sospetto di veleno terminò i suoi giorni nel 1438. Vasari par. 2. fol. 291.
                </p><p>Fra Gio: Angelo Lottini Servita, chiamato avanti Lionetto Fiorentino, fu allievo di Fra Gio: Angelo Montorsoli, compose varj Libri di poesia, e di sciolta orazione, fu buon plastico, e miglior disegnatore; Morì cieco ottogenario l'anno 1629. Baldinucci sec. 4. fol. 176. par. 3.
                </p><p>Fra Gio: Angelo Montorsoli Scultore Fiorentino, scolaro d'Andrea da Fiesole, andò giovinetto a Roma, poi a Perugia, d'indi alla Patria, fu adoperato dal Buonaroti nella Sagristia di S. Lorenzo d'anni 24. ispirato da Dio alla Religione, professò in quella dei Padri Serviti, dove ebbe molto da imparare dal dipinto nei Claustri d'Andrea del Sarto. Invitato a Roma da Papa Clem. VIII. restaurò le statue di Belvedere; fece il ritratto del Papa; poi ritornò alla patria più perfetto, e lavorò col Buonaroti. Si trasferì a Parigi, dove fece quattro statue per il Re; nel ritorno vide gran parte dell'Italia, e quasi per tutro lasciò qualche memoria: terminò i suoi giorni d'anni 56. in Firenze. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 62.
                </p><p>Fra Gio: da Fiesole Domenicano: vedi Beato Giovanni.
                </p><p>Fra Gio: da Verona Olivetano famoso nei lavori di tarsia, e commessi, fu chiamato a Roma da Papa Giulio II. acciocchè fabbricasse le spalliere di legno nelle Sale Vaticane, dove aveva dipinto Raffaello; dopo tale lavoro, terminò il Coro di Monte Oliveto, e quello di S. Bernardo di Siena, e la Sagrestia di Monte Oliveto di Napoli. Morì in grande stima l'anno 1537. compiuti i 68. di sua età. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 79.
                </p><p>Fra Gio: Maria Bresciano, Sacerdote Carmelitano Argentiero, poi Pittore dipinse nel principio del Secolo 1500. nel Claustro del Carmine di Brescia i fatti più egregj dei Santi Profeti Elia, ed Eliseo, che per quei tempi furono opere plausibili, e si conservano intatte sino al giorno d' oggi. Averoldi fol. 144.
                </p><p>Fra Gio. Vincenzio Casali Fiorentino Servita, fu Architetto, Scultore, e scolaro di Fra Gio: Angelo Montorsoli; lavorò in Parigi, in Roma, in Napoli, ed in Ispagna, condottovi da Francesco I. Gran Duca di Toscana. Invitato da Filippo II. in Portogallo per restaurare quelle Fortezze, giunto alla Città di Cucumbria, d'anni 54. ivi lasciò la vita<pb facs="00179" n="155"/>nel 1593. Rimasero dopo lui Fra Tiburzio Santini, e Fra Jacopo da Viterbo suoi allievi. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 238.
                </p><p>Fra Giocondo Monsignori Veronese Domenicano fu Pittore, Architetto, Prospettivista, Filosofo, Teologo, Maestro di lingua greca, e latina, famigliare d'Aldo Manucio, dello Scaligero, del Sannazaro, favorito da Massimiliano Imperadore, e da Lodovico XII. Re di Francia, Antiquario, Geniale d'antiche iscrizioni, Assistente con Raffaello d'Urbino alla fabbrica di S. Pietro Vaticano, Dilettante d'agricoltura, di semplici, ed in altre scienze perfetto; dormì l'ultimo sonno nella sua Patria, in età decrepita. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 250. vedi Francesco Monsignori.
                </p><p>Fra Girolamo Monsignori Veronese Domenicano, fratello di Francesco Pittore, e di Fra Cherubino già descritto: volle per umiltà essere Converso, e per la Religione, e per altri luoghi dipinse molte tavole sacre. Era uomo semplice, e lontano dalle cose del Mondo. Stava in Villa in un podere del Convento di Mantova, per godere la sua quiete nel dipignere. Per non pigliarsi noja di quello avesse ogni giorno a mangiare, cucinava una caldaja di fagiuoli, il lunedì, per tutta la settimana. Venendo poi la peste in Mantova, ritornò al Monasterio per servire ai poveri infermi, e d'anni 60. morì di quel male. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 268.
                </p><p>Fra Guglielmo della Porta Milanese imparò la scultura da suo zio Gio: Giacomo, studiò dall'opere di Leonardo da Vinci, ed in Genova s'avanzò sotto Perino del Vaga, che l'amò come fratello. Fece passaggio a Roma, ne gli mancarono statue, bassi rilievi, e sepolcri da lavorare: restaurò varie statue, fra le quali fece le gambe al tanto rinomato Ercole Farnese; essendoli poi ritrovate le antiche, giudicò il Buonaroti non doversegli mutare (come li è detto in Glicone nella parte prima.) Per la morte di Fra Sebastiano, ebbe l'ufizio del Piombo, col peso però di fabbricare il nobilissimo Deposito di Papa Paolo III. in Vaticano. Da questa Casa fiorirono nella scultura il Cav. Gio: Batista, e Tommaso, che morì l'anno 1618. Baglioni fol. 151.
                </p><p>Fra Jacopo da Turrita (territorio Sanese) fu discepolo d'Andrea Tafi, vestì l'abito Francescano, lavorò diverse storie a mosaico in Roma, dentro, e fuori delle Basiliche di S. Pietro, di S. Giovanni, e di S. Maria Maggiore: Lasciò di vivere circa il 1303. Baldinucci sec. 1. fol. 41.
                </p><p>Fra Ignazio Danti Perugino Domenicano, fu Cosmografo, che tradusse la sfera di Procolo Licèo, e l'arricchì d'annotazioni; Matematico, e Lettore di tal scienza nel pubblico studio di Bologna; Pittore, che dipinse per Papa Gregorio XIII. la Galleria Papale; Scrittore, che diede in luce la vita di Giacomo Barocci, ed al Libro, intitolato il Vignola, fece le dichiarazioni sopra le regole della prospettiva. Per tali, e tante lodevoli prerogative meritamente fu promosso dal Pontefice al Vescovado d'Alatri, dove regnando Sisto V. mancò di vita, meritevole di gloria. Baglioni fol. 56.
                </p><p><pb facs="00180" n="156"/>
Fra Lorenzo Fiorentino Monaco Camaldolese, seguitò la Scuola di Taddeo Gaddi, miniò per eccellenza, dipinse a chiaroscuro, e fu franco nel colorire, corretto nel disegno, e pratico nell'invenzione. Fioriva con molti allievi nella Religione l'anno 1413. Baldinucci sec. 2. fol. 94.
                </p><p>Fra Lorenzo Moreno Genovese Carmelitano, l'anno 1544. dipinse M. V. Nunziata sopra la porta del Carmine con sì bella, e divota grazia, che pochi anni sono, dovendosi gettare a terra quel muro, in occasione di nuova fabbrica, con grande industria, e fatica fu segato, e collocato nel Claustro: il simile si fece d'un'altra Immagine di Maria Vergine trasferita da una strada scoperta sotto il portico, dove è la porta del Convento. Soprani fol. 28.
                </p><p>Fra Matteo Zaccolino da Cesena Teatino, dal Cav. Scipione Chiaramonte imparò alcune regole di prospettiva, e studiando i Libri di Lionardo da Vinci giunse a termine tale, che per se, e per altri pratico Pittore divenne. Nel suo Monasterio di S. Silvestro in Roma si contemplano varie bizzarrie di sfondi, di prospettive, di Libraria finta, d'adornamenti, di bassi rilievi, con inganno dell'occhio, e di storie della Passione di Gesu Cristo. Lasciò bellissimi manoscritti spettanti alla prospettiva lineale, all'ombre prodotte dai corpi opachi rettilinei, alla generazione dei colori, ed all'architettura. Se le soverchie applicazioni non l'avessero rubato al Mondo nel 1630. d'anni 40. al certe più copiose sarebbero state le sue operazioni. Baglioni fol. 316.
                </p><p>Fra Michele Aiguani Bolognese Carmelitano fu Dottore Parigino, Decimottavo Generale dell'Ordine, Consigliere appresso molti Pontefici, Scrittore sopra i quattro Libri delle Sentenze, Espositore dei Salmi nei cinque Libri intitolati l'Incognito. Compositore del Dizionario Teologico, Teologo, e finalmente eccellentissimo Scultore, come dalle memorie, e statuette nel Claustro di S. Martino Maggiore, Padri Carmelitani di Bologna. Scrivono alcuni, che mentre lavorava una lapide, giunse la nuova, ch'era ascritto nel numero dei Cardinali, e fra tanto morì l'anno 1400. Masini fol. 521. Ghirardacci par. 3. fol. 516.
                </p><p>Fra Paolo Pistojese Domenicano fu allievo di Fra Bartolomeo di S. Marco, che morì nel 1517. e lasciò erede il discepolo di tutti i suoi disegni, con i quali dipinse molte tavole Sacre in S. Domenico di Pistoja, ed in altri luoghi. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 48.
                </p><p>Fra Sebastiano dal Piombo Veneziano, non solo valente Pittore, ma grato Musico, e Sonatore universale. Desioso d'imparare la pittura, sotto Gio: Bellino (allora vecchio) tirò i primi segni, poi li perfezionò nella Scuola di Giorgione, con tanta somiglianza, che il dipinto dell'uno fu più volte dell'altro creduto. In Roma fattosi amico del Buonaroti (in quel tempo emolo di Raffaello) fu graziato di varj disegni, con i quali ridusse molte opere a confronto dell'Urbinate, e ne riportò uguale onore, perlochè da Papa Clemente VII. ottenne per gratitudine l'Abito del Frate, e l'ufi<pb facs="00181" n="157"/>zio del Piombo, col quale lasciando il dipignere, se la godette con molte comodità sino agli anni 62. del 1547. Fu sepolto nella Madonna del Popolo, dove sono sue bellissime, e copiose pitture. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 343.
                </p><p>Fra Simone da Carnulo (terra di Voltri) Francescano Riformato, insigne Pittore di prospettiva, e di piccole figure, terminate con isquisitezza di colore. Fioriva nel 1519. Soprani fol. 27.
                </p><p>Fra Tiburzio Baldino Bolognese dipinse lo Sposalizio di M. V. e la Stragge degl'Innocenti nella Chiesa delle Grazie di Brescia. Averoldi fol. 17.
                </p><p>Fra Vittore Ghislandi da Bergamo Laico Religioso di S. Francesco di Paola, ha studiato sotto Sebastiano Bombelli, e benche abbia dipinto qualche storiato quadretto, il suo forte però è nel dipignere, e ritrarre dal naturale, con tanta buona grazia, e forte colore, che dà riel gusto Tizzianesco, e che molto piace a tutti. Passò quì per Bologna l'anno scorso in età di circa 60. anni, e lasciò alcune prove dei suoi pennelli ammirate dai primi Professori dell'Arte.
                </p><p>Altri nomi di Religiosi li vedrai alla parola Padre.
                </p><p>Francesco Albano Bolognese, dopo i principj del disegno sotto Dionigio Fiammingo, passò alla scuola di Lodovico Carracci, e tanto s'approfittò, che riuscì quel famoso Pittore, le di cui opere oggi si ricercano a prezzo d'oro. Amico giurato di Guido Reni, conferirono insieme dolcezza d'idee, il girar di teste, l'amenità dei paesi, i capricci, le storie, e la vaghezza del colorito, onde più volte comparve in pubblico, e privato, per i Principi, per le Chiese, e per i Palagi. Aprì scuola in Roma, ed in Bologna, dalle quali n'uscirono valenti Pittori; amò tenerissimamente i suoi scolari, ai quali non occultò mai alcuna difficultà dell'arte: fu Uomo di tenerissime viscere, dabene, e modesto: Arrivò agli 82. anni, e morì nel 1660. Malvasia par. 4. fol. 223. vedi Filippo Menzani.
                </p><p>Francesco Allegrini da Gubbio scolaro del Cav. d'Arpino. Questo spiritoso Pittore, secondo nelle storie, svelto negli atteggiamenti, ameno nei colori, comparve in molte Chiese, e Palagi di Roma, a fresco, ed a olio, lasciandovi quantità di sue operazioni, e gran numero di scolari, fra i quali Flamminio, ed Angelica suoi figli: visse 76. anni, e morì nel 1663. M. S.
                </p><p>Francesco Anguier Layne Scultore, ed Architetto originario di Picardia; fece i suoi primi studj sotto Martino Carron Scultore, ed Architetto d'Abbeville, e si perfezionò sotto Simone Guillain: fu chiamato in Inghilterra, ove il suo travaglio fu assai utile per intraprendere poscia il viaggio d'Italia, nella quale si fermò per lo spazio di due anni, e contrasse una stretta amicizia, e lega con Niccolò Poussin, Pietro Mignard, Alfonso Dufresnoy, e Claudio Stella: Nel ritorno in Francia da Luigi XIII. ebbe alloggio, e stanza per lavorare nel Louvre, con la custodia del luogo,<pb facs="00182" n="158"/>ove si conservano le cose antiche. Tra le opere principali, che questo eccellente Scultore ha lasciato alla posterità, si ammira il Mausuleo dell'ultimo Contestabile di Montmorancy a Moulins; quello del Cardinale de Berul nella Chiesa dei PP. dell'Oratorio a Parigi; quello del Gran Priore di Sovuray a S. Gio: Laterano; quello di M. e di Madama di Tou in S. Andrea dell'Arti; di M. il Duca di Longeville ai PP. Celestini, nei quali parimenti evvi quello di M. Chabot fatto a concorrenza del Cav. Bernini, e di altri famosi Architetti. Fece finalmente il disegno, e la facciata del vecchio Louvre, e con Michele suo fratello la scultura, col Baldacchino per la Chiesa di Val di grazia. Morì d'anni 65. nel 1669. M. S.
                </p><p>Francesco Antonio Piella nacque in Bologna l'anno 1661. Dal lavorare cose diverse d'acciajo passò da se senza altro Maestro a copiare quadri, e dipinti d'architettura, prospettive, e paesi. Ciò osservato dagli Amatori delle buone Arti, l'animarono a prendere le regole dell'Architettura, e della prospettiva dal Sign. Priore Claudio Gozzadini dignissimo Arciprete della Chiesa Cattedrale di Bologna, e meritissimo fratello dell'Eminentissimo Signor Cardinale Gozzadini, delle quali per suo genio, e nobile trattenimento si diletta. Ottenuto, che ebbe l'intento, con tali buoni principj, e con l'ajuto felice della natura si fece una maniera propria, colla quale dipinse, e lavora a tempra Prospettive, Paesi, Porti di Mare, ed altre cose, le quali riescono così tenere, amene, e con sì bella varietà di colori accordate, che molte Case Senatorie, Cavalieri, Cittadini di Bologna, e forestieri si sono provveduti delle stesse in grande, ed in picciolo. In tutte si ammirano bellissimi siti, acque limpidissime in moto, diversità di piani, proprietà di siti, per adattarvi le figure, lontananze, giusta degradazione al punto, ed un tutto insieme, che molto ferma l'occhio a considerarle, e goderle. Tanto gli è successo ancora in Firenze, ed in Livorno, dove l'anno scorso si trattenne per servigio d'alcuni Cavalieri, e nobili Signori. Ora vive in Patria.
                </p><p>Francesco Apollodoro, detto il Porcia, fu Uomo molto stimato in Padova nel compire perfettamente i ritratti. Dipinse la maggior parte dei Letterati di quell'antichissimo studio. Ridolfi par. 2. fol. 260.
                </p><p>Francesco Badens nato in Anversa l'anno 1570. imparò da suo Padre ordinario Pittore. Con Giacomo Mattam si portò in Italia, dove conceputa più lovevole maniera, la portò con gloria in Patria, e fu chiamato il Pittore Italiano. Gio: Badens Pittore fu suo fratello, questo assassinato per viaggio, morì di dolore l'anno 1603. Sandrart fol. 281.
                </p><p>Francesco Barbieri, detto da Legnago, perchè nacque in quella Fortezza l'anno 1623. esercitò prima l'arte del calzolajo, poi quella del soldato in Brescia; d'indi passò alla pittura nella scuola di Bernardino Gandini, a cui poco dopo fu compagno nelle opere; ma non andò gran tempo, che invaghirosi della maniera di Pietro Ricchi, quella seguitò. Fu di genio vivace, franco nel colorire le figure, i paesi, e le prospettive; fu pari<pb facs="00183" n="159"/>menti erudito nelle Storie Sacre, e Profane, nelle favole, nell'arte mistica, e simbolica. Le sue pitture a olio, ed a fresco furono innumerabili. Se nel disegno fusse stato un poco più regolato, per certo avrebbe fatto sospirare i più valenti Pittori dei suoi tempi. Morì in Verona l'anno 1698. M. S.
                </p><p>Francesco Barrois Scultore di Parigi, professore dell'Accademia Reale, ricevuto li 3. Luglio 1706. nel qual tempo donò alla medesima una figura di marmo, rappresentante Cleopatra.
                </p><p>Francesco Bassano seniore, Avo del juniore. Questi si partì da Vicenza sua Patria per istabilirsi in Bassano, cangiando il cognome da Ponte in quello di Bassano. Nel dipignere seguì la maniera dei Bellini, fu pratico di belle Lettere, e di Filosofia; consumò quantità dei suoi averi nell' alchimia. Ridolfi par. 1. fol. 374. Francesco da Ponte, detto il Bassano juniore, fu figlio, e scolaro di Jacopo celebre negli Animali, diede saggio dei suo sapere a competenza del Tentoretto, del Palma, e di Paolo Veronese in Venezia nell'opere del Palagio Ducale, e nella Sala del Consiglio, con le copiose storie della rotta data da i Veneziani a Pipino l'anno 1123. con l'acquisto di Padova dipinto di notte, introducendovi una saetta scoccata dall'aria, che con bene studiati riflessi illu mina il quadro; con Papa Alessandro III. che presenta al Doge Ziano lo stocco, mentre s'imbarca per andare a combattere contro Federico Imperadore, e con altre opere per Roma, per Savoja, e per Brescia.
                </p><p>Francesco Bassi nacque in Bologna l'anno 1664. ricercò il disegno, ed il colorito nella scuola di Lorenzo Pasinelli; s'apriva in Milano una bella strada alla gloria, quando morte intempestiva lo levò dal Mondo d'anni 29. Francesco Bassi chiamato in Venezia il Cremonese dai Paesi, perchè in quelli operò mirabilmente; nacque in Cremona l'anno 1640. ha servito molti Nobili, ed ha mandato suoi quadri a Parigi, a Lione, in Toscana, a Roma, ed in altri luoghi.
                </p><p>Francesco Beccaruzzi da Conigliano nel Friuli, battendo la strada del Bordonone, di cui si stima allievo, dipinse in Venezia, e nella sua Patria un S. Francesco, che riceve le stigmate con varj ritratti sotto ben lavorati con maestria, e con tenerezza, e sotto vi sono le lettere F. B. D. C. Ridolfi par. 1. fol. 217.
                </p><p>Francesco Bernardi Bresciano lasciò memorie dei suoi pennelli nelle Chiese di S. Croce, e di S. Gio: di Brescia. Averoldi fol. 71.
                </p><p>Francesco Bianchi, detto volgarmente il Frari, nacque in Modona l'anno 1447. con vago colorito, graziose attitudini, belle mosse, e grande invenzione dipinse opere bellissime, ai nostri giorni molto lodate. Il Boschini nelle sue rime a fol 540. lo descrive per degno Pittore di maniera Veneziana, leggiadra, pulita, e pronta. Il Vidriani concorde col Lanciollotto riferisce essere stato Maestro del famoso Correggio; ville anni 73. e non avendo figli lasciò tutto il suo ai poverelli.
                </p><p><pb facs="00184" n="160"/>
Francesco Bonifacio nacque in Viterbo l'anno 1637. fu compagno di Ciro Ferri, e del Romanelli nella scuola di Pietro da Cortona nella sua Patria ho veduto varj quadri d'Altare di buon colore, ben messi, e sullo stile del suo Maestro.
                </p><p>Francesco Borzoni, Gio: Batista, e Carlo fratelli Genovesi, furono tutti figli, e scolari di Luciano. Gio: Batista istoriò con figure al naturale. Carlo ebbe felicità straordinaria nel far ritratti. Francesco dipinse paesi, marine, e naufragj, coi quali si fece tanto largo in Francia, che l'anno 1674. con annuo stipendio, e singolari onori fu fermato in quella Corte. Soprani fol. 285. e fol. 207.
                </p><p>Francesco Bramballa, o Brambilari Milanese, dal Lomazzo è numerato fra quei bravi Scultori, che lavorarono nel Duomo di Milano
                </p><p>Francesco Brizio Bolognese, inclinato al disegno, praticò la scuola di Bartolomeo Passarotti, poi entrò in quella di Lodovico Carracci: studiò da se con tanta attenzione le regole della prospettiva, e dell'architettura, che non solo ne diede pubbliche lezioni ai Cavalieri, ed ai Pittori, ma più d'una volta n'introdusse di proprio pugno nei quadri dei Maestro: ebbe una penna così gentile nel disegnare, che Agostino Carracci lo pigliò a compagnia negl'intagli delle sue stampe, e da se intagliò opere varie di Lodovico. Le pitture poi condusse con vago colore, con maestosa architettura con belli piani, con nobili atteggiamenti, e con graziose vedute di paese: Filippo il figlio, e Domenicodegli Ambrogi, chiamato Menichino del Brizio suo scolaro, furono bravi Pittori, come si è detto. Visse 49. anni, e morì nel 1623. non senza sospetto di malìa. Malvasia par. 3. fol. 535.
                </p><p>Francesco Buglioni Fiorentino, dimestico, e familiare di Leone X. soggetto erudito, Musico soave, e Scultore insigne: ha il suo deposito in Sant'Onofrio col suo ritratto di basso rilievo, visse 58. anni, e morì nel 1520.
                </p><p>Francesco Caccianemici da Bologna scolaro dell'Abate Primaticcio, fu uno di quei spiritosi giovani, che seco condusse in Francia, acciochè gli fusse in ajuto nell'opere di Fontanablò; partito poi l'Abate d'ordine Reale per andare a Roma a formare il Laocoonte, ajutò in quel tempo il Rosso Pittore Fiorentino. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 216.
                </p><p>Francesco Cairo nacque nel territorio di Varese (Stato Milanese) imparò la pittura dal Cav. Morazzone: se non uguagliò nella forza il Maestro, almeno lo superò nella dilicatezza, di questa tanto se ne compiacque l'A. R. di Vittorio Amedeo di Savoja, che oltre un'annuo stipendio, creollo Cav. di S. Maurizio, e gli diede in consorte una Damigella di Madama Cristina. Questo compito, e gentile Virtuoso ebbe tre maniere, la prima fu quella del Maestro, con forte colore, la seconda più dolce acquistata in Roma, la terza di gran fondo, e sapere riportata dall'opere di Paolo Veronese, e di Tiziano in Venezia; con quest'ultima fece sì belli ritratti, che passano per mano di Tiziano. Si trattò sempre alla nobile<pb facs="00185" n="161"/>con carrozza, e servidori; visse fino alli 76. anni; morì nel 1674. in Milano, e fu con sontuosissimo funerale sepolto nei Padri Scalzi. M. S.
                </p><p>Francesco Camilliani Scultore Fiorentino, scolaro di Baccio Bandinelli, consumò 15. anni nelle fontane, che d'ordine di D. Luigi di Toledo si fabbricarono in Firenze al suo giardino, arricchendole di statue, d'animali, e di fiumi, fra i quali l'Arno, ed il Mugnone riuscirono due figure da stare a fronte di qualsisia valente Maestro. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 286.
                </p><p>Francesco Camullo Bolognese, fido seguace di Lodovico Carracci, sopra i disegni del quale ragionevolmente condusse pubbliche tavole nel 1620. Malvasia par. 4. fol. 577.
                </p><p>Francesco Cappello Modonese uscì dalla scuola del Correggio, tanto s'avanzò nella pittura, che fu adoperato con gloria in pubblici luoghi. Gradì sommamente un suo quadro Ridolfo Imperadore. Quando stava per mietere le palme, fece raccolta di funesti cipressi di morte. Vidriani fol. 82.
                </p><p>Francesco Capurro Genovese scolaro di Domenico Fiasella: veduto Roma, e Napoli, si fermò sulla maniera dello Spagnoletto: ritornò alla Patria. indi a Modona al servigio della Corte: piacque a tutti il suo dipignere, Partì poi per la Patria, dove in fresca età oppresso da febbre maligna, fu necessitato cedere alla morte. Soprani fol. 260.
                </p><p>Francesco Carracci, detto Franceschino, fratello minore d'Annibale, e d'Agostino: nel ricavare d all'Accademia il nudo non ebbe pari; com e anco nel buon disegno, e nel colorito diede a divedere a Bologna, ed a Roma, che era degpa prole di sì famosi Maestri. Se le sue procedure non avessero offuscato il lustro di tanta virtù, averebbe in quell' Alma Città goduto migliore fortuna, e forsi vita più lunga, che terminò nei 27. anni del 1622. e fu sepolto nella Chiesa Nuova. Malvasia par. 3. fol. 523.
                </p><p>Francesco Carbone Bolognese allievo d'Alessandro Tiarini, dal quale conseguì in consorte una figlia: nel dipignere fu più invaghito dell'amore, e dell'eleganza di Guido Reni, che del forte, e rigoroso del Maestro, tuttavolta fra l'una, e l'altra maniera condusse a buon termine le sue operazioni. Malvasia part. 4. fol. 211.
                </p><p>Francesco Castiglione Genovese scolaro, ed unico figlio di quel Gio: Benedetto universale Pittore in figure, in paesi, ed animali, fu erede della virtù Paterna, e calcò la via della gloria, che però fu riconosciuto in Patria per degno Pittore. Soprani fol. 225.
                </p><p>Francesco Cavazzone Bolognese, prima che passasse ai Carracci, tirò allo stile di Bartolomeo Passarotti: si vedono opere pubbliche di questo divoto Pittore, che scrisse un Libro intitolato: Trattato di tutte le Madonne antiche, e miracolose di Bologna, disegnate, e descritte. In oltre Gioseffo Magnavacca famoso Antiquario possiede un'altro Libro in foglio intitolato: Trattato del S. Viaggio di Gierusalem, e di tutte le cose più notabili di quei Santi Luoghi, disegnate a penna, e manoscritte<pb facs="00186" n="162"/>l'anno 1616. dal suddetto. Malvasia par. 3. fol. 579.
                </p><p>Francesco Chavueau nato a Parigi d'onorata Famiglia, fu allievo di Lorenzo de la Hire, imitò quasi che affatto il Maestro. Fu Intagliatore all'acqua forte, e lasciò di lui molti disegni; in tale arte era facilissimo, non meno, che nella Poesia; fu Accademico Reale, e morì nel 1675. Filibien par. 4. fol. 220.
                </p><p>Francesco Civalli Perugino discepolo di Gio: Andrea Carloni, poi in Roma per molti anni di Baccicia, dal quale imparò bella maniera di fare ritratti.
                </p><p>Francesco Correggio Bolognese, scolaro del Gessi, dipinse in S. Maria dei Servi due tavole, con la Madonna, con S. Luca, e con altri Santi; fiorì nel 1652. Masini fol. 623.
                </p><p>Francesco Coudray Scultore nato in Villaert, presso Parigi, donò una Figura di S. Sebastiano di marmo all'Accademia, quando fu ricevuto, il dì 30. Aprile 1712.
                </p><p>Francesco Cozza Palermitano fu scolaro del Domenichino in Roma, dove dipinse opere varie, a olio, ed a fresco sul gusto del Maestro: si trova scritto fra gli Accademici Romani l'anno 1650.
                </p><p>Francesco Curadi discepolo di Battista Naldini, nacque in Firenze l'anno 1570. addestrata la mano al pennello, spendeva il tempo in dipignere sacre tavole, molte delle quali si vedono con sommo diletto degl'Intendenti nelle pubbliche Chiese della sua Patria, in particolare nei PP. Giesuiti, dove se ne ammirano tre, fra le quali il S. Francesco Saverio è degno d'essere notato per una delle belle sue opere: lavorava d'anni 91. Era Cavaliere. M. S.
                </p><p>Francesco da Castello venne dalla Fiandra a Roma con qualche principio di pittura; s'andò perfezionando in quella gran scuola sinoatantochè si diede fuori con bellissime miniature, e quadri in grande per la, Spagna. Visse anni 80. e mancò nel Ponteficato di Clemente VIII. Lasciò due figli, cioè Pietro Dottore di medicina, e pubblico Lettore in Palermo, dove diede alle stampe varj Libri dell'arte sua. Michele l'altro, che nelle miniature si portò molto bene, ma d'anni 48. morì nel 1636. sepolto in S. Biagio di Roma. Baglioni fol. 86.
                </p><p>Francesco da Cotignola, dopo la morte di Rondinello da Ravenna, restò in quella Città primario Pittore, ed in fatti per tutte le Chiese si vede qualche lavoro di sua mano: sebbene non arrivò al disegno di Rondinello, colorì però più vago: fu sepolto in S. Apollinare, dove l'Altar mag. giore, e due laterali furono da lui dipinti. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 249.
                </p><p>Francesco di Giuliano San Gallo Fiorentino, Scultore, ed Architetto, nato circa il 1498. lavorò gran quantità di statue, di depositi, e d'Altari con suo Padre in Firenze, ed in Roma: benemerito per tanti lavori, fu dichiarato dal Duca Cosimo Architetto del Duomo: visse sopra li 70. anni. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 284.
                </p><p><pb facs="00187" n="163"/>
Francesco dell'Indaco Fiorentino, fratello di Jacopo; che fu scolaro di Domenico Ghirlandajo, ed in Roma lo trastullo del Buonaroti, riuscì più. ragionevole Pittore, e plastico di Jacopo. In Arezzo lavorò nelle statue, nelle pitture, e nei trionfi, che eressero quei Signori per l'entrata del Duca Alessandro. Vasari par. 2. fol. 428.
                </p><p>Francesco d'Orliens, con Lorenzo Naldini, fu in ajuto del Rosso nella Galleria di Fontanablò, e lavorò negli stucchi, con singulare maestria. Vasari par. 3. fol. 216.
                </p><p>Francesco dal Prato da Caravaggio, Orefice, Maestro di tarsia, Fonditore di bronzo, e Pittore nominato dal Vasari par. 3. lib. 2. fol. 84. per l' opere, che lavorò in Firenze, e dall'Averoldi fol. 102. per lo Sposalizio di M. V. con S. Gioseffo, dipinto nella Chiesa di S. Francesco di Brescia l'anno 1547.
                </p><p>Francesco de Troy nacque a Tolosa in Linguadoca, era giovine, quando suo Padre l'inviò a Parigi, ove studiò da Niccolò Loyr Pittore del Re, e dell'Accademia; Sposò la Sorella della moglie del suo Maestro, e tuttochè si sia dato a dipignere ritratti, è stato ricevuto nell'Accademia, come Pittore di storia, che egli non ha giammai abbandonata, statagli questa di grandissimo utile nelle grandi composizioni dei ritratti, come si può giudicare dalli quadri fatti per l'Ostel de Ville in Parigi, per la Chiesa di S. Geneviesa nella Città medesima, per Monsignore il Duca di Mayne, e per più particolari. Il Re Cristianissimo Luigi XIV. l'inviò in Baviera a fare il ritratto della Principessa, che fu Sposa di Monsignore il Delfino. Quindi asceso in riputazione straordinaria, il G. D. di Toscana volle da lui il suo ritratto, per collocarlo tra gl'illustri Pittori della sua Galleria. Con questi asseriti talenti della pittura crebbesi questi a vantaggio di essere stato l'Inventore dei nobili abbigliamenti dei ritratti, che senza soggettarsi alle mode passaggiere, delle quali gli Uomini, e le Donne sogliono ordinariamente ornarsi, sono astretti i Pittori contemporanei, che hanno portato al più alto segno quest'uso, rendergli questa giustizia d'una tanta fecondità d'immaginazioni, in diversità di sì proprie, vaghe, ed universali disposizioni d'abiti. Per gradi differenti, e con tutti li principj, e fondamenti salì plausibilmente ad essere Professore dell'Accademia Reale nell'anno 1693. e Direttore nel 1708. per tre anni. Proseguisce intanto a dipignere con distinzione, e vive di lui allievo un figlio, che è uno dei migliori Pittori, che oggidì siano in Francia.
                </p><p>Francesco Domenici Bresciano valoroso nei ritratti, come si vede nel quadro del Duomo sopra il bianco della Compagnia della Madonna, in cui rappresentò in processione il Vescovo, e molti Canonici ritratti al naturale; dipinse ancora a fresco, ma d'anni 35. morì. Ridolfi par. 1. fol. 217.
                </p><p>Francesco Dumont Scultore nato a Parigi, donò una figura di marmo, in essa espressovi un Gigante, all'Accademia, quando fu ricevuto nel di 24 Settembre 1712.
                </p><p><pb facs="00188" n="164"/>
Francesco du Quesnoy (Terra de Valloni in Fiandra.) Lanno 1594. nacque questo degno Scultore, che imparò il disegno da Girolamo suo Padre: Passò a Roma provvisionato dal Re di Francia, e lasciò belle memorie dei suoi scarpelli in Vaticano: andò a Livorno, dove non senza sospetto di veleno procuratogli da un suo fratello, morì d'anni 49. Bellorio fol. 270. vedi Francesco Mocchi.
                </p><p>Francesco Ferrari Ferrarese nacque l'anno 1632. Dai migliori maestri di Bologna cercò disegno, e colorito, ed in fatti riuscì di buon gusto, massimamente nel fresco, come si può vedere nei due laterali all'Altare di M. V. del Carmine in S. Polo di Ferrara, e nella Chiesa di S. Giorgio, ed in altri luoghi.
                </p><p>Francesco Floriani da Udine, scolaro di Pellegrino da San Daniello, Pittore, ed Architetto; dipinse per Massimiliano Imperadore, e gli dedicò un Libro disegnato a penna di vaghe invenzioni, di fabbriche, di teatri, d'archi, di ponti, e di Palagi. Non dissimile da Francesco fu Antonio minore fratello, che si fermò all'attuale servigio del suddetto Monarca. Vasari par. 2. fol. 189.
                </p><p>Francesco Flore Veneziano, e Jacobello suo figlio, posero in riputazione la pittura, e riformarono l'arte nella durezza, e nella seccaggine: sebbene il tempo ha consumato le fatiche di Francesco, si scuopre però in quelle di Jacobello conservate sino al tempo d'oggi in Venezia, un lume di soda intelligenza, e castigata maniera. Giace Francesco dal 1436. in quà sepolto nel Claustro di S. Giovanni, e Paolo con Epitasio. Ridolfi par. 1. fol. 18.
                </p><p>Francesco Floris d'Anversa, gloria, splendore, lumiera del disegno, e dichiarato il Raffaello della Fiandra; Nacque da Padre Scultore, insieme con Cornelio Statuario, ed Architetto, con Giacomo Scrittore sopra vetri, e con Giovanni Pittore da vasi, tutti fratelli: attese prima con i paterni insegnamenti alla scultura, poi con le direzioni di Lamberto Lombardo alla pittura: veduto, che ebbe Roma, e disegnato il meglio in ogni genere, ritornò alla Patria inchinato dai Pittori, accolto dai Monarchi, come da Carlo V. e da Filippo Re delle Spagne: la sua mano fu un fulmine, dipignendo un quadro in un giorno, e nell'altro dandolo alle stampe: Non vi fu mai Pittore tanto compianto di questi, per l'amore, che portava ai suoi scolari, che in gran numero l'accompagnarono al Sepolcro nel 1570. quando in età di 50. anni morì. Sandrart fol. 252.
                </p><p>Francesco Francia, di casa Raibolini, nato in Bologna nel 1450. Fu singularissimo Orefice, Intagliatore in argento, in oro, in gemme, e medaglie: da se fatto Pittore, tale fu il profitto, che lo stesso Raffaello l'anno 1518. gl'inviò da Roma il quadro della S. Cecilia, da collocarsi in S. Gio: in Monte, da rivedere, ed emendare dai patimenti del viaggio (riuscendo in questo fatto apocrifo, quanto ne scrive il Vasari nel lib. 3. fol. 410.) cioè, che atterrito, e stupefatto da tal'opera gli fusse cagio<pb facs="00189" n="165"/>nata la morte, se dal 1522. sino al 1530. si vedono opere sue, marcate col millesimo, e suo nome, che era Francia Aurifex, come prova il Malvasia nel lib. 2. fol. 40. Fu giusto nelle proporzioni, aggiustato nel disegno, elevato nel colorito, grazioso nelle attitudini, osservato dal Primaticcio, dal Tibaldi, dai Procaccini, e sino dagli stessi Carracci: fu Capo, e Duce d'una gran scuola. Dalla sua Casa fiorirono nella pittura Giacomo il figlio, Gio: Batista il nipote, e Giulio cugino: Ottogenario terminò con gloria la vita l'anno 1530.
                </p><p>Francesco Furini Fiorentino figlio, e discepolo di Filippo, già descritto, poi di Matteo Rosselli. Questo valoroso Pittore ebbe una grazia straordinaria, ed una dolcissima maniera nel dipignere l'opere sue, molte delle quali si ritrovano nei Palagi dei Signori Marchesi Ridolfi, Vitelli, e Corsini. Nell'età di circa 40. anni vestì l'abito Chericale, e fu provveduto d'una Chiesa nel contado di Mugello, dove d'anni 49. morì nel 1649. M. S.
                </p><p>Francesco Gentileschi figlio d'Orazio Pisano insigne Pittore, dopo la morte del Padre andò a Genova, imparò dal Sarezana, e per qualche tempo s'esercitò col Maestro nel colorire, partito che fu da. Genova, passò all' altra vita. Soprani fol. 252.
                </p><p>Francesco Gessi nacque in Bologna l'anno 1588. di nobile stirpe; inabile alle lettere, lasciato in libertà dal Padre, cercò il disegno dal Calvart, e dal Cremonini, ma riuscendo in quelle scuole uno spirito troppo vivace, fu escluso da quei Maestri: parve che s'acquietasse in quella di Guido Reni, ed in fatti fece tanto profitto, che niuno mai imitò sì belle quella ghiotta maniera; quindi fu, che l'opere pubbliche, o private, che non poteva consumare Guido, o le conferiva, o le prendeva a compagnia col Gessi. Fu pastoso, gentile, ed ameno nei dipinti, che principiarono a perdere il lustro primiero, quando rimase erede di molte comodità paterne, e di varie liti, che lo turbarono per gran tempo: morì capricciosamente, per non volere ubbidire ai Medici. Malvasia par. 4. fol. 345.
                </p><p>Francesco Girardon Scultore, ed Architetto Miato a Troyes, ed allievo di Lorenzo Maniere. Dopo essersi perfezionato presso Francesco Anguier, molto acquistò di riputazione per l'opere di scultura, che fece a Versaille per il Re Luigi XIV. Sua Maestà lo mandò a Roma, con una pensione di mille scudi, e nel suo ritorno ha sempre lavorato per regio comando, per le Case Reali, e per i Giardini di Versaille, e di Trianon, i quali contengono opere di lui maravigliose, tanto in bronzo, che in marmo eseguite sopra i suoi modelli, o sopra i disegni di Carlo le Brun primo Pittore del Re, dopo la morte del quale Sua Maestà gli diede il carico, e l'assistenza sopra tutte l'altre opere di Scultura. Pietro Puget fu l'unico degli Scultori, che non volle assoggettarsegli, ritirandosi a Marsilia in Provenza, ove però proseguì a lavorare per regio servigio. Se Girardon<pb facs="00190" n="166"/>non ebbe l'esecuzione, per condarre da se l'opere com Puget ebbe bensì si il dono della correzione, e del componimento, come può giudicarsi, con ammirazione, nelle sue opere, delle quali quella per il Deposito del Cardinale di Richilieu, nella Chiesa della Sorbona, vedesi alle stampe, intagliata da Gerardo Audran, e serve di guida agli Stranieri, che passano per Parigi, per andare ad osservare sì bella manifattura. Aveva il suo alloggio, e stanza per i lavori nel Louvre, e questi erano ornati di figure, busti, bronzi, lampade, monumenti antichi, modelli del Buonaroti, di Francesco Fiammingo, dell'Algardi, e di altri; non vi mancavano pitture, disegni, e medaglie, che tutto assieme formavano una singulare Galleria, dalla quale si cavavano copie, modelli, e stampe per ammaestramento, e profitto dei Professori. Morì l'anno 1716. Direttore, Anziano, e Cancelliere dell'Accademia, e fu sepolto nel Deposito da lui fatto vivente, il quale è ornato con più figure di marmo nella Chiesa dei Zandry. Lasciò ricco patrimonio alli suoi eredi.
                </p><p>Francesco Giugni discepolo, e puntuale imitatore del Palma juniore, come da tante opere sue, a olio, e a fresco in pubblico, ed in privato, nella sua Patria di Brescia. Era Uomo gioviale, arguto, dilettante di musica, e di commedie: eresse in sua Casa l'Accademia dei Sollevati, da cui fiorirono molti belli ingegni; questa terminò al finire della sua vita, che fu compiuta da 62. anni nel 1636. Ridolfi par. 2. fol. 258.
                </p><p>Francesco Goubeau Pittore d'Anversa allievo di Guglielmo Baur, si acquistò onore distinto in rappresentare soggetti un poco più elevati, che quelli del suo Maestro, e per così dire sul gusto migliore del Bamboccio, e del Miele. Fu Maestro di Niccolò Delargillere.
                </p><p>Francesco Granacci Fiorentino imparò nella bottega di Domenico Ghirlandajo, e fu compagno del Buonaroti, dal quale col tempo gli furono conferite tutte le regole della pittura, che però di grazia, di disegno, e di colorito superò tutti gli altri suoi pari. Per le Mascherate, Archi trionfali, e Teatri negl'ingressi dei Sommi Pontefici, o Nozze Ducali, fu unico inventore. Dipinse drappi, vetri, tele, e muri. Cessò dall'opere sue l'anno 1543. e 57. di sua età, riposto in S. Ambrogio. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 280.
                </p><p>Francesco Landriani, detto il Duchino, forsi perchè fu Direttore in tutte l'opere, che si dipignevano nei suoi tempi nella Corte Ducale; dipinse con grande spirito, e con franchezza a fresco, e l'opere sue si conser vano, come se fussero oggi dipinte. Arrivò al secolo 1600. ma non si sà in che età morisse. M. S.
                </p><p>Francesco le Moyne figlio d'onesti Genitori in Parigi, ed allievo di Luigi Galoche, sotto del quale si perfezionò assai bene, ed in età di 25. anni, fu ammesso nell'Accademia Reale nell'anno 1718. nel quale anno travagliò un gran quadro, che servì per la Badìa di S. Germano presso Parigi.
                </p><p>Francesco Leux Prefetto della Galleria Imperiale, coi fondamenti di <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro<pb facs="00191" n="167"/>Paolo Rubens</rs> dipinse per la Germania: venne in Italia a perfezionarsi, e ritornò bene erudito al servigio di Ferdinando II. Imperadore, dipinse con franchezza, e con vago colore: sono innumerabili l'opere sue. Sandrart fol. 318.
                </p><p>Francesco Madonnina Modonese merita d'essere annoverato fra i Pittori di sfera, per l'industria del suo pennello, per la buona maestria d'istoriare, e per l'amenità di colorire quadri. Vidriani fol. 96.
                </p><p>Francesco Maffei Vicentino allievo di Sante Peranda, poi contemplatore di Paolo Veronese, la di cui maniera cercò seguire in vaste tele storiate, morì in Padova l'anno 1660. Boschini fol. 519.
                </p><p>Francefco Magagnoli Modonese celebrato dal Lanciollotto, e riferito nelle Vite dei Pittori dal Vidriani fol. 38. fu antico, e valente Pittore, ma il tempo distruttore d'ogni cosa ha le sue opere divorato, dimodochè non se ne scorge un segno.
                </p><p>Francesco Manzoli allevato nell'Accademia di Modona, e perfezionato per molto tempo in quella di Roma, dipinse con tale industria, disegno, e colorito, singularmente in Paesi, che Alfonso IV. lo fece chiamare alla Patria, per servirsene in operazioni degne del suo pennello; ma quando stava in ordine per dar principio, la morte gli troncò lo stame vitale in fresca età. Vidrianifol. 141.
                </p><p>Francesco Maria Rondani Parmigiano, scolaro del Correggio cercò d'imitare quella gran maniera dolce, e soave, a olio, ed a fresco, si vedono opere sue in Parma nella Chiesa di S. Pietro, l'Assunta di M. V. nei Padri Eremitani, l'Altare di S. Girolamo, ed in altri luoghi opere degne dei suoi pennelli.
                </p><p>Francesco Masini Gentiluomo di Cesena, sino da fanciullo guidato da naturale instinto al disegno, senza ajuto d'alcun Maestro, dipinse quadri ragionevoli; si dilettò d'anticaglie, di rilievi, e di disegni, fra i quali acquistò molti pezzi della storia dell'Eliodoro dipinto da Raffaello in Vaticano. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 82.
                </p><p>Francesco Marot figlio d'un Pittore di Parigi, discendente da quel Clemente Marot Ajutante di Camera di Francesco I. molto cognito agli Amatori di belle lettere per i suoi Poem i. Passò nella scuola di Carlo della Fosse, ove assai bene si approfittò sotto quell'eccellente Pittore, che niuno v'è, che se gli sia più avvicinato. E' Professore dell'Accademie Reale, travaglia in grand'opere, ed hà terminato un Martirio di S. Lorenzo, per la Chiesa di Roterdam in Olanda.
                </p><p>Francesco Mazzola nato in Parma l'anno 1504. dalla bellezza, dalla gentilezza del volto, e dalla Patria volgarmente chiamato il Parmigiano; fu introdotto al disegno da due suoi zii ordinarj Pittori, ma la natura superò l'arte; d'anni 16. dipinse il Battesimo di S. Gio: nella Chiesa della Santissima Nunziata, e non ancor giunto al quarto lustro, aveva terminato l'opere di Viadana, con altre in Patria, e chi le mira, non da gio<pb facs="00192" n="168"/>vinetto, ma da provetto Maestro dipinte le stima. Desioso di vedere Roma, là fu accolto con grande amore da Papa Clem VII. e fu adoperato in varj lavori con buona fortuna; ma il sacco di Roma nel 1527. troncò la via alle sue speranze. Fece dunque passaggio a Bologna, dipignendovi cose varie. Provato la disgrazia del furto dei suoi disegni, e delle sue stampe, rubategli da Antonio da Trento suo Intagliatore, partì per Parma col suo Leuto, che dolcemente sonava. Capriccioso d'alchimia, principiò a posare i pennelli, per far fumare i fornelli, nei quali consumò il tempo, e la vita con pianto universale dell'arte: in età di 36. anni morì a Casal maggiore, e dal fratello Girolamo, anch'esso Pittore, fu sepolto nella Chiesa dei Padri Serviti, chiamata la Fontana, che è un miglio da Casale lontana. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 236.
                </p><p>Francesco Melzo Miniatore Milanese, scolaro di Leonardo da Vinci è riportato dal Lomazzo tratt. di pitt. fol. 106.
                </p><p>Francesco Merano Genovese, detto il Paggio, perchè da giovinetto servì i Signori Pavesi; tutto intenta per natura al disegno, e non al servire, scoperto tal genio al suo cortese Padrone, lo raccomandò al Sarezana, il quale con attenzione insegnandogli, ben presto giunse a tignere istorie di buonissimo gusto: principiarono dunque a volare le commissioni, e se non avesse formato sì basso concetto di se medesimo, con tanta modestia, al certo averebbe incontrato migliore fortuna. In fresca età, morì l'anno del contaggio 1657. Soprani fol. 209.
                </p><p>Francesco Milet Fiammingo, fu in Italia, e si attaccò alla maniera di Niccolò Poussin, nel dipingersi paesi, riuscì mirabile; i suoi quadri sono ricercati dai dilettanti. Morì in Parigi Professore della Reale Accademia. Filibien par. 4. fol. 283.
                </p><p>Francesco Minzochi Pittore da Forlì, scolaro di Gio: Antonio Licinio, detto il Bordonome: tra le belle opere, che dipinse in Patria è d'ammirare nella Madonna della Grata la volta della Cappella maggiore (oltre gli altri dipinti a fresco) il Dio Padre sopra le nubi attorniato da gran copia d'Angeli, che in varie attitudini si movono a servirlo, e corteggiare, e sono tutte figure al naturale, espresse con tanto sapere, forza, spirito, e cognizione d'un rigoroso di sotto in sù, che in quest'opera, se non ha superato il Maestro, almeno si è a lui fatto uguale, Scanelli fol. 104.
                </p><p>Francesco Mires, o Miresio, scolaro di Girardo Dau da Lione, rubò così bene la maniera al Maestro nel principio del suo operare, che col tempo lo superò: nel dipignere bizzarrie, fu cotanto eccellente, che Leopoldo Guglielmo Arciduca d'Austria pagò due mila fiorini un suo quadretto, nel quala stava dipinta una bottega coi venditori, e compratori: mancò in fresca età. Sandrart fol. 317.
                </p><p>Francesco Mocchi Scultore Fiorentino, e scolaro di Cammillo Mariant: sebbene il Baldinucci nell'opera postuma fol. 246. non dice altro di questo eccellente Maestro; dirò io, che fu uno di quei quattro Artefici, che<pb facs="00193" n="169"/>lavorarono le statue di 22. palmi nei Pilastroni della Tribuna Vaticana, avendo egli fatto la S. Veronica; Andrea Bolgi la S. Elena. Francesco du Quesnoy il S. Andrea Appostolo, ed il Cav. Bernini il S. Longino: si vedono poi altre sue operazioni in S. Maria Maggiore, in S. Andrea d ella Valle, e le due bellissime statue dei Santi Pietro, e Paolo alla Porta del Popolo, che con disegno del Buonaroti, e con architettura del Barocci fu eseguita dal Cav. Bernini per ordine di Papa Alessandro VII. in occasione dell'entrata della Regina di Svezia in Roma.
                </p><p>Francesco Monaville Fiammingo Pittore, e Accademico di S. Luca di Roma; dipinse molti quadri per il Principe D. Livio Odescalchi; fece ancora alcuni cartoni per certi Arazzi a Luigi XIV. Re di Francia.
                </p><p>Francesco Monsignori fratello di Fra Giocondo, già descritto, nacque in Verona l'anno 1455. imparò in Mantova dal Mantegna; tali furono i suoi progressi nella pittura, che Francesco II. di Mantova l'amò sì teneramente, che per i dipinti a Gonzaga, ed a Marmirolo, non solo gli assegnò annua provvisione, ma gli fece dono d'un Podere di 100. campi, detta la Marzotta, con casa, giardino, prati, ed altri bellissimi comodi: fu uomo di gran bontà; mai dipinse cose lascive; furono tanto simili, e veri gli animali da lui dipinti, che ingannò gli uomini, e le bestie; nei ritratti ebbe pochi pari. Per liberarsi dai calcoli, andò alli Bagni di Caldero sul Veronese, dove di 64. anni morì, e fu fatto portare a Mantova dal sopradetto Marchese, per dargli onorevole sepoltura in S. Francesco. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 265.
                </p><p>Francesco Monstrart nacque in Olsta di Fiandra, e fu fratello gemello d'Egidio, imparò da Enrico de Bless, detto il Civetta: questo a differenza del fratello Pittore a olio, dipinse a fresco, ed in fresca età morì. Sandrart fol. 264.
                </p><p>Francesco Montelatici, chiamato volgarmente Cecco Bravo, principiò a disegnate dal Bilivelti, e terminò al Coccapani. Questo spiritoso, e bizzarro Pittore ebbe gran colore, estrema espressiva, e stravagante maniera, come si scopre nella caduta di Lucifero dipinta a fresco nei Padri Teatini di Firenze sua Patria. Gondotto in Ispruch dall'Arciduca Ferdinando d'Austria, ivi morì l'anno 1661. M. S.
                </p><p>Francesco Montemezzano Veronese, tentò d'approssimarsi alla maniera di Paolo Caliari, di cui fu discepolo, ma per molto che si faticasse, non guadagnò nei suoi dipinti quella nobiltà, e grandezza, che fu propria dote di quel valoroso Maestro: servì però molte volte Benedetto fratello di Paolo nei lavori a fresco di Trevigi, di Venezia, e di Verona. Invaghito d'alta Signora, provò precipitosa caduta, e terminò la vita di veleno nella più fresca età l'anno 1600. Ridolfi par. 2. fol. 137.
                </p><p>Francesco Monti nato in Brescia nel 1646. chiamato il Brescianino delle Battaglie, perchè in quelle mirabilmente fiorì; ha servito di sue operazioni molti Principi, e Cavalieri in Genova, in Roma, in Venezia, in<pb facs="00194" n="170"/>Parma, in Germania, ed in Napoli: imparò da Pietro Ricchi, chiamato il Lucchese, poi dal Borgognone dalle Battaglie: si fermò sempre in Parma con il figlio, che segue le pedate paterne. Altro Francesco Monti nato in Bologna l'anno 1685. fu scolaro di Gio: Gioseffo dal Sole, dal quale imparò il disegno, e il dipingere; la diligente attenzione del giovine ai dettami del suo diletto Maestro lo francò ben presto in quella dolce, e forte maniera, onde si è avanzato più volte a comparire nelle pubbliche Chiese di Bologna, di Modona, e di Reggio, dove le opere sue sono riguardate con qualche distinzione dai Dilettanti. Vive in Patria, ed opera di continuo per compire le commissioni, che non lo lasciano ozioso nel bel fiore di sua età.
                </p><p>Francesco Morandini da Poppi (Terra nel Cosentino) detto volgarmente il Poppi, fu scolaro di Giorgio Vasari, sotto il quale, diligente, facile, felice, franco, e vago Pittore divenne: senza fare schizzi, o li disegni dei suoi pensieri, sopra la tela col gesso, alla prima li partoriva; in ritratti, in storie sacre, e profane, per le Chiese, e per i Palagi fu Maestro assai adoperato. Nacque l'anno 1544, Borghini fol. 640. Baldinucci part. 3. sec. 4. fol. 188.
                </p><p>Francesco Moroni Veronese, figlio, e scolaro di Domenico erede dello studio, dei disegni, e della virtù paterna; migliorò la maniera con dare alle figure grazia, disegno, unione, e colorito più elegante del Padre. Modello, facile, e religioso volò (come si spera) alla gloria d'anni 55. nel 1529. e vicino a suo padre fu sepolto in S. Domenico di Verona. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 269.
                </p><p>Francesco Mosca da Settignano, chiamato il Moschino, figlio, e scolaro di Simone Scultore, ed Architetto; prodotto dalla natura (quali dissi coi scarpelli alla mano) d'anni 15. con istupore della Città d'Orvieto, condusse gli Angeli, il Dio Padre, la Visitazione di M. V. e le Vittorie per il Duomo di quella Città. Lavorò in Roma, in Firenze, in Pisa, ed in Parma dopo la morte del Padre, che seguì nel 1554. Vasari par. 3. lib. 1. fol 497.
                </p><p>Francesco Nappi Milanese studiò in Venezia, ed in Milano, poi andò a Roma con un catarro in capo di volere insegnare a i Romani Pittori il modo di dipignere, ed in fatti la prima operazione fu molto lodata, ma col tempo riflettendo alle opere magnifiche di tanti celebri Pittori, in vece d'apprendere migliore maniera, in tal modo si confuse, che le sue prime manifatture non hanno che fare con l'ultime: fu pratico nel dipignere ornamenti bizarri di chiaroscuro, con diverse capricciose fantasie a olio, à fresco, ed a secco: godette 65. anni di vita, e circa il 1638. mancò in Roma. Baglioni fol. 310.
                </p><p>Francesco Neve d'Anversa, in grande, in piccolo, ed in ritratti operò ingegnosamente in Roma, in Augusta, in Monaco, ed in Vienna, con vago colore, con facilita, e con prestezza. Sandrart fol. 312.
                </p><p><pb facs="00195" n="171"/>
Francesco Pagani Fiorentino, da fanciullo andò a Roma sotto Polidoro, e Matturino; ritornato alla Patria d'anni 21. ebbe a dire il Pontormo dell' opere sue dipinte, che se non l'avesse vedute, dipignere dal Pagani, le averebbe stimate del Buonaroti: Morte immatura, d'anni 31. levollo dal Mondo nel 1560. rimanendovi Giorgio suo figlio di due anni, che col tempo riuscì bravo Pittore. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 75.
                </p><p>Francesco Paglia è nato in Brescia l'anno 1636. in Bologna fu scolaro del Guercino, questo letterato, galante, compito, e virtuoso Pittore, visse felicemente in Patria, e condusse quadri di buon impasto, e somigliantissimi ritratti in grande, e piccolo. Scrisse un Libro della Pittura: E' morto in questo secolo.
                </p><p>Francesco Paroni Milanese figlio d'ordinario Pittore, coi principj del quale andò a Roma, accolto dal Marchese Giustiniano emeritissimo Mecenate dei Virtuosi, e ricavando da quel nobilissimo Museo di statue, e di pitture l'opere migliori, da se ragionevole Pittore, per il pubblico, e per il privato comparve. Fu un vento la sua vita, che in età giovanile l'anno 1634. lo portò di volo al sepolcro in San Lorenzo in Damaso. Baglioni fol. 342.
                </p><p>Francesco Perrier Borgognone, Pittore in Roma, ed in Parigi nel 1635. Fu quello, che intagliò il S. Girolamo dipinto da Agostino Carracci nella Certosa di Bologna, inviandolo per tutte le parti d'Europa, per liberare il Domenichino dalla calunnia impostagli, d'averlo rubato di peso nel suo S. Girolamo dipinto nella Chiesa di S. Girolamo della Carità in Roma. Malvasia par. 2. fol. 103.
                </p><p>Francesco Peselli Fiorentino, detto Pesellino, figlio, e scolaro di Pesello Peselli; dopo i principj avuti dal Padre, seguitò la maniera di Fra Filippo Lippi: non potè avvantaggiare ulteriormente la sua gloria, perchè morte immatura di 31. anni lo portò al Sepolcro. Vasari par. 2. fol. 311.
                </p><p>Francesco Pesenti, detto il Sabioneta, perche nativo di quella Fortezza. Di questo Pittore non ho potuto ricavare da certi manoscritti antichi, se non che fu dei primi scolari del Cav. Malosso, insieme con Vincenzio, detto anch' esso il Sabioneta, e lavorarono con buon gusto, e speditezza. M. S.
                </p><p>Francesco Pezzutelli Scultore Fiorentino, scolaro d'Antonio Susini, fu Uomo di vita esemplarissima; superò il maestro nella pulitezza; lavorò Crocefissi di bronzo per eccellenza, ma per essere assai lungo nell' operare, si ridusse in ultima miseria a morire nello Spedale di S. Maria Nova. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 379.
                </p><p>Francesco Poy, o Poilli, e Nicolao suo fratello furono famosi Intagliatori in Parigi. Basta solo vedere il S. Agostino in foglio per riconoscere il finissimo taglio, e valore di questo Valentuomo. Sandrart fol. 374.
                </p><p>Francesco Pouburs di Bruges, figlio, e scolaro di Pietro, sotto Francesco Floris riuscì il migliore allievo di quella fioritissima scuola, onde soleva<pb facs="00196" n="172"/>dire il Floris essere il Pouburs suo Maestro; ebbe per moglie una sua nipote; mai uscì dalla Patria, in cui fece vedere in quel nobile Paradiso Terrestre dipinto, quanto fusse eccellente in animali, in figure, in paesi in vedute, ed in prospettive. Morì nel 1580. Lasciò Francesco il figlio pratico Pittore. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 84.
                </p><p>Francesco Quaino Bolognese, scolaro d'Agostino Metelli; delle prospettive, e delle quadrature di questo valoroso Pittore parlano le Chiese, i palagi di Bologna, e d'altre Città: l'anno 1680., e 69. di sua età fu il termine della sua vita; lasciò Luigi il figlio, che riassunse la gloria del padre, come si dirà a suo luogo.
                </p><p>Francesco Ricchini oriondo da Roato (Territorio Bresciano) fu Pittore, Architetto, e Poeta. Ritornato d'Alemagna dipinse nel Coro di S. Pietro Olivetto di Brescia varj quadri del Testamento vecchio, i quali fanno chiara mostra qual fusse la vaga, e diligente maniera del suo operare. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 18. Cozzando fol. 116.
                </p><p>Francesco Rusca figlio di Cammillo Medico Romano, ed Ebreo fatto Cristiano, arrivò col padre in Venezia, con qualche pratica nella pittura, e fatto gli studj ordinarj, aprì scuola, e piacquero i suoi dipinti a quella Città. M. S.
                </p><p>Francesco Santacroce Genovese, chiamato Pippo dal sopranome di suo Avo Filippo Scultore, da Luca suo padre imparò il disegno, la plastica, e la Scultura, e sebbene era universale, il genio suo però era in figure machinose, poche delle quali si vedono, perchè morì giovine. Soprani fol. 197.
                </p><p>Francesco Sanese, detto di Giorgio, fu Pittore, Scultore, ed Architetto, lavorò per gloria, e non per bisogno, onde non è stupore, se le sue sculture, o getti sono così netti, e puliti; toccò ancora di pennello, ma non tanto bene, quanto di scarpello: superò poi l'uno, e l'altro con l'Architettura ergendo varj palagi in Urbino, le Logge per Papa Giulio II. in Vaticano, ed il Vescovado di Pienza, patria di detto Pontefice: fu Ingegnero da guerra, eletto dal Supremo Magistrato dei Signori nella sua patria onorato da Principi, da tutti universalmente stimato, fuori che dalla morte, la quale gli perdette il rispetto circa l'anno 1510. compiuto che ebbe li 47. di sua età. Vasari par. 2. fol. 316.
                </p><p>Francesco Scolari da Corona (Diocesi di Como) ed Antonio suo fratello appresero da Taddeo Carlone l'architettura, la scultura, e la plastica; lavorarono per poco tempo, perchè brevi furono i giorni loro. Soprani fol. 297.
                </p><p>Francesco Solimea, detto l'Abate Ciccio Solimene, nacque l'anno 1659. in Nocera dei Pagani (Territorio di Napoli) attese non solo alle belle lettere, ma ancora al disegno sotto Angelo suo Padre, poi osservato, che ebbe l'opere di Luca Giordano, e del Cav. Calabrese, sul gusto del quale condusse i suoi primi dipinti, passò alle osservazioni delle pitture di Pie<pb facs="00197" n="173"/>tro da Cortona, e da se si fece un modo particolare di dipignere con forza, e con amenità molto gradevole: quindi è, che riuscito eccellente nello storiare tavole grandi, e picciole a olio, e nel dipignere a fresco con facilità inarrivabile, e con franca sicurezza nel disporre, e preparare i colori a perfezione, ha condotte opere grandiose, la maggior parte delle quali si ammirano nei privati, e pubblici luoghi di Napoli, dove quasi sempre ha dimorato, col dispensarsi dagl'impegni d'andare a servire Principi stranieri. Non manca però, che non abbia avuto alte commissioni per oltramontani paesi, dove giunte l'opere sue, sono state accolte con sommo genio dagli Amatori della Pittura. Vive felice in Napoli.
                </p><p>Francesco Scanavino Ferrarese studiò in Bologna da Carlo Cignani, riuscì di qualche grido per le pitture in S. Gioseffo, nelle Monache di Mortara, e per ritratti dipinti nella sua Patria morì d'anni 47. nel 1688. sepolto in S. Giorgio. M. S.
                </p><p>Francesco Spezzini Genovese scolaro di Luca Cambiasi, e di Gio: Battista Castelli, ai quali fu ugualmente caro: avido di gloria, cercò ben fondarsi nel disegno sopra l'opere di Raffaello, e di Giulio Romano; osservò ancora con istudio particolare le regole del Buonaroti, e la maestria d'Andrea del Sarto, all'eccellenze dei quali ebbe sempre la mira: lo diede a divedere nei Tempj delle Vigne, e di S. Colombano di Genova l'anno 1578. Maggiori progressi n'avrebbe veduto il Mondo, se in florida età, non l'avesse condotto alla morte il contagio. Soprani fol. 33.
                </p><p>Francesco Spierre nacque nella Città di Nansi l'anno 1643. imparò da Francesco Poly: in Roma intagliò opere varie del Cortona, e dipinse su quel gusto: in Venezia diede alle stampe suoi intagli: ritornato a Roma ricevette l'infausta nuova di Claudio suo fratello, caduto da un palco nel dipignere il Giudizio universale nella Chiesa di S. Nazaro di Lione: chiamato a terminare quell'opera, si pose in viaggio, ma giunto a Marsilia, morì l'anno 1681. Baldinucci fol. 103.
                </p><p>Francesco Squarcione Padovano, innamorato della pittura passò in Grecia a ricercare il disegno, e portò nell'Italia una maniera tanto lodevole, che la sua Scuola fiorì più d'ogn'altra, numerandosi 137. scolari, onde fu chiamato Padre dei Pittori. Viveva ben provveduto di beni di fortuna, e godeva numerosa raccolta di pitture, di disegni, e di rilievi, i quali servivano d'esemplare ai suoi discepoli. Fu visitato dal B. Bernardino, da Federico Imperadore, da Patriarchi, e da Prelati. Ridotto ottogenario all'anno 1474. diede fine alla vita, e fu sepolto nei Chiostri di San Francesco di Padova. Vasari, Ridolfi par. 1. fol. 67.
                </p><p>Francesco Steen, o Stenio d'Anversa, impotente al moto per lesione d'una gamba, con la vita sedentaria diede continuo moto alla mano intagliando, e pignendo per l'Arciduca Leopoldo, e per Ferdinando III. Imperadore, col quale si fermò, provveduto d'annuale stipendio sino alla morte. Sandrart fol. 362.
                </p><p><pb facs="00198" n="174"/>
Francesco Stella Fiammingo nacque nel 1596. d'anni 20. venne in Italia ben pratico nel disegno: nel suo passaggio per Firenze fu dato a conoscere al G. D. Cosimo, il quale per un famoso apparecchio di nozze di suo figlio lo fermò, e l'impiegò in lavori a misura del suo talento, e fu rimunerato di alloggio, e di una pensione simile a quella del Callot, per sette anni continui, che ivi si trattenne: passò dopoi a Roma, e per io spazio di undici anni, studiò sopra le statue antiche, e sopra i dipinti di Raffaello; con ciò fattosi possessore d'un buon gusto, dipinti molti quadri, che furono intagliati, e lasciata di se buona fama, partì per Parigi, e dal Cardinale di Richeliù fu presentato al Re, il quale gli assegnò mille lire annue, ed alloggio nelle Gallerie del Lovure. Tanto belle furono le opere sue, e tanto di genio di Sua Maestà, che lo creò Cavaliere di S. Michele, e così insignito dipinse per il Re altri quadri, la maggior parte dei quali furono trasmessi a Madrid. Travagliò per molte Chiese, e per molti particolari, e fece buona copia di disegni per le stampe, dal che reso imperfetto di salute morì nell'anno 1647. Depiles fol. 483.
                </p><p>Francesco Stellaert Fiammingo valoroso Paesista, buon Disegnatore, Inventore, e naturale rittrattista in Lione. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 238.
                </p><p>Francesco Stringa nato in Modona l'anno 1683. Studiò sopra le opere del Lana, poi con la sopraintendenza alla Galleria Estense, qualificò l'opere sue erudite con la veduta dei rari quadri, e disegni, che in quella s' ammirano, e ne adornò Chiese, Palagi, Sale Ducali in Patria, in Venezia, ed in altri luoghi: dipinse con franchezza, con gran colore, e con ispirito vivace in istorie, in paesi, in quadratura, in architettura, ed anche intagliò in rame in Modona, dove morì a dì 19. Marzo 1709.
                </p><p>Francesco Susini Scultore Fiorentino nipote, e scolaro d'Antonio Susini, che fu allievo di Gio: Bologna: andò a Roma, e cogli studj straordinarj fatti sopra quelli rilievi, molti dei quali fuse in bronzo, massimamente il Toro Farnese, ritornò in Firenze, dove sono innumerabili l'opere, che gettò sino al 1646. tutte descritte dal Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 377.
                </p><p>Francesco Terzi Bergamasco, benchè attendesse più al bulino, che al pennello, nondimeno fece alcune ragionevoli pitture nella Chiesa di S. Francesco di Bergamo: quello che gli fece grido fu la serie dei ritratti dei Principi della Casa d'Austria, i quali vestì d'abbigliamenti magnifici, bizzarre armature, fra belle architetture intagliati, come si vedono alle stampe. Ridolfi par. 1. fol. 132.
                </p><p>Francesco Torbido, detto il Moro Veronese, imparò da Giorgione, e l'imitò nel colorito, e nella morbidezza. Caduto in contumacia in Venezia, per avere ferito un suo rivale, partì per la Patria, e lasciò per qualche tempo il dipignere, il quale ripigliò sotto Liberale Veronese, che l'amò<pb facs="00199" n="175"/>come figlio, ed alla morte lasciollo erede universale. Il Moro fu bravo Pittore; maneggiò bene ogni sorta d'armi; ebbe spiriti nobili; conseguì in consorte una giovane di singulari natali, e fu dai parenti di quella teneramente amato: morì in Villa sepolto in S. Maria in Stella. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 261.
                </p><p>Francesco Traballesi Fiorentino della Scuola di Michele di Ridolfo Ghirlandajo, dipinse in Roma, in Firenze, ed in altre Città. Fu Pittore universale, e dilettossi di far ritratti. Furono suoi fratelli Bartolomeo, detto il Gobbo Pittore, Felice Scultore, e Fonditore, e Niccolò bravo Argentiero in Parigi; questo dopo la morte della consorte vestì l'abito Domenicano; Ebbe cinque sorelle tutte Monache in S. Caterina, tutte Pittrici, e viventi nel 1600. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 212.
                </p><p>Francesco Traini Fiorentino il più eccellente, spiritoso, e vivace allievo d'Andrea Orcagna, come ne rendono conto l'opere sue, tanto bene colorite nella Chiesa di S. Caterina dei Padri Domenicani di Pisa, dove nel tignere, nell'unione, e nell'invenzione superò il Maestro. Vasari par. 1. fol. 105.
                </p><p>Francesco Trevisani nato in Trevigi l'anno 1656. Si portò a Venezia nella Scuola d'Antonio Zanchi, e dopo molto studio sopra le maniere Veneziane, andò a Roma, dove al giorno d'oggi dimora, e con ispirito in piccolo, e fortezza in grande fa bella mostra di sue erudite, e ben colorite pitture. Nella Basilica Lateranefe ha dipinto il Profeta Baruch d'ordine di N. S.
                </p><p>Francesco Vander Mulen Pittore Fiammingo, ricevuto nell'Accademia Reale di Pittura, e di Scultura in Parigi, ebbe dal Re Luigi XIV. appartamento d'alloggio nella sua Casa Reale dei Gobelini; Fu da Sua Maestà occupato a fare molti quadri rappresentanti le sue conquiste, e per meglio confirmarlo nella pratica dei militari oggetti, lo condusse colle sue armate in Fiandra, in Alemagna, ed in Olanda: queste opere antedette furono d'ordine, ed a spese regie fatte intagliare, e formano le stesse buona parte delle stampe, che ornano il Regio Gabinetto. Vive felicemente in Parigi. Sandrart fol. 373.
                </p><p>Francesco Vanni Sanese. Dal 1372. in Lippo Vanni, sino al giorno d'oggi e fiorita in quella Casa la pittura, e Francesco fra gli altri riportò gloria, e palma di famoso Pittore; consumati i primi segni sotto Arcangelo Salimbeni suo Padrino, si portò a Roma, dove copiando l'antico, ed il moderno, piacque a Gio: dei Vecchi, col quale s'accomodò per qualche tempo, ma scoperta la Baroccefca maniera, giurò volerla seguire, come fece. Invitato al Vaticano, per il lavoro dell'amenissimo quadro, che rappresenta la caduta di Simone Mago alla presenza di S. Pietro, e dell' Imperadore Nerone, diede tanto nel genio degli Eminentissimi Cardinali sopra la Fabbrica, che oltre il prezzo, per opera del Cardinal Baronio, impetrò da Papa Clemente VIII. l'Abito di Cavaliere di Cristo: vis<pb facs="00200" n="176"/>se anni 47. e nella Chiesa di S. Giorgio di Siena fu sotterato l'anno 1610. Lasciò Michelagnolo, e Raffaello suoi figli bravi Pittori. Baglioni fol. 110.
                </p><p>Francesco Ubertino Fiorentino, detto il Bacchiacca, fu diligente Pittore, di costumi singulari, favorito, ed ajutato nell'arte da Andrea del Sarto: in minute storiette, in disegni da ricamare, ed in animali fu innarrivabile: morì nel 1557. Antonio il fratello fu eccellente ricamatore. Vasari par. 2. lib. 1. fol. 542.
                </p><p>Francesco Veccellio da Candor fratello di Tiziano, averebbe lasciata fama di gran Pittore, se divertito dall'armi non avesse per molto tempo applicato da generoso soldato alla milizia: ridotto nulladimeno in casa del fratello, ripigliò i pennelli, e tinse molte tele d'Altare, e nel 1528. tre Confaloni. Diede sì alto saggio del suo spirito, che ingelosito Tiziano, lo divertì dal dipignere con la mercatura, facendo poi solo qualche ritratto per gli amici, e per passatempo; morì in età avanzata avanti il fratello. Ridolfi par. 1. fol. 199.
                </p><p>Francesco Vecchio Veronese Miniatore, e Scrittore di libri, avantichè fusse in buon uso la stampa, e però fu chiamato Francesco dai libri; fu adoperato da molti Principi. L'anno 1472. ebbe un figlio per nome Girolamo, che seguì in eccellenza le pedate Paterne. Vasari par. 3 lib. 1. fol. 276.
                </p><p>Francesco Verdier figlio d'un'Artefice da orologi in Parigi, fu amato scolaro di Carlo le Brun; mostrò subito un sì bel genio alla pittura, che il Maestro lo fece lavorare nelle sue più belle opere, e ritornato da Roma gli diede in consorte una propria nipote. Egli è Professore dell'Accademia Reale; le sue principali operazioni sono nei Palagi del Re; possiede una grande facilità nel disegnare interamente sulla maniera del suo Maestro.
                </p><p>Francesco Vervilt da Roterdam seguace della maniera di Cornelio de Boj: in piccolo, in grande, in paesi, in ruine, a olio, e fresco fu stimato supeperiore al Maestro. Sandrart fol. 313.
                </p><p>Francesco Villamena d'Assisi, nel Pontificato di Sisto V. entrò in Roma; disegnato ch'ebbe l'antico, ed il moderno, s'applicò col bulino ad intagliare l'opere di Raffaello, di Giulio Romano, di Muziano, di Feraù, del Barocci, e d'altri: da se poi intagliò varj Santi, e rami in grande molto stimati: compose bellissimo studio di pitture, e di disegni: di natura malinconico, oppresso dal male, una mattina per istrada restò morto, vicino alla Chiesa della Pace in Roma, circa gli anni 60. Baglioni fol. 392.
                </p><p>Francesco Zucchi, o Zucca Fiorentino, con Giacomo suo fratello lavorò a olio, ed a fresco in Roma: si diede poi ai lavori di mosaico, e consumò opere molte in S. Pietro Vaticano: dipinse bene fiori, e frutti. Morì nel Pontificato di Paolo V. e fu universalmente compianto dai Professori. Baglioni fol. 102.
                </p><p>Francia Bigio Fiorentino scolaro di Mariotto Albertinelli, poi concorrente<pb facs="00201" n="177"/>d'Andrea del Sarto, col quale tenne lungo tempo bottega: attese per diletto alla prospettiva, e fu riputato valente in quella: non lasciò passare un giorno, che non disegnasse un nudo; si dilettò di ritrarre, e dipignere in picciolo: mai uscì dalla Patria; sempre studiò, ma la fatica l'oppresse di 42. anni, correndo il 1525. e fu sepolto in S. Brancaccio: lasciò Angelo suo fratello, e discepolo bravo Pittore. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 223.
                </p><p>Franco da Bologna celebre Miniatore; chiamato a Roma da Papa Benedetto IX. per lavorare nei Libri del Vaticano, superò Giotto, ed Olderigi da Gobbio, onde meritò d'essere celebrato da Dante nell'XI. Capitolo: fiorì nel 1303. e fu capo di quell'antica Scuola in Bologna, dalla quale uscirono i Vitali, i Simoni, i Jacopi, ed altri Maestri. Vasari. Masini fol. 621.
                </p><p>Fulgenzio Mondini uno dei più bravi allievi, che mai uscisse dalla Scuola del Guercino; mancò in Firenze l'anno 1664. nel più bel fiore della sua età, e nel principio del suo maraviglioso operare. Masini fol. 623. Vedi Giacomo Alboresi.
                </p><p>Fulvio Signorini Scultore Sanese, detto il Nino, lavorò nella sua Patria belle statue di bronzo, e di marmo: in Roma ajutò Prospero Bresciano alla Fontana dell'acqua Felice nella statua del Moisè, che fu poi la morte di Prospero, come si dirà: fioriva nel 1609. nè altra contezza ne dà il Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 153.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
GAbbriella Carla Patina nacque l'anno 1666. da Carlo Dottore, Medico Parigino, Accademico Padovano, e Cav. di S. Marco; instrutta in varie scienze latine, e volgari, in geografia, e sfere, nella cognizione d'antichi marmi, di camei, di medaglie, d'istorie, di poesie, e disegno, meritò, con sommo applauso, essere dichiarata Accademica Parigina. Carla Caterina di lei sorella fra l'altre opere sue diede alle stampe un Libro in foglio l'anno 1691. in Colonia, intolato: Le scielte Pitture intagliate, e dichiarate da Car. Cat. Patina, con rami diversi d'opere famose. Sandrart fol. 399.
                </p><p>Gabbriello Brunelli Scultore Bolognese, scolaro dell'Algardi. In Padova, in Ravenna, in Verona, in Bologna, in Napoli, in Mantova, ed in Modona per quei Serenissimi Principi lavorò statue, bassi rilievi, depositi, bagni, e pubbliche fontane, con figure gigantesche, ben mosse, e ridotte a singolare perfezione. In certo manoscritto di mano di quest'Autore ritrovo avere egli fatto 44. operazioni di marmo nelle sopradette Città.
                </p><p>Gabbriello Caliari figlio, e scolaro di Paolo Veronese, con Carletto il fratello compì quadri ritrovati imperfetti alla morte del padre: nella Sala<pb facs="00202" n="178"/>del Gran Consiglio Veneto espresse la storia di Papa Alessandro III. In Verona, in Vicenza, in Brescia, ed in Padova condusse opere varie a fine lodato. Vivevano questi due fratelli con dolcissimo vincolo d'amore, e fra di loro non v'era superiorità: ogn'uno era padrone di correggere, e di mutare il dipinto dell'altro; ma la morte inaspettata di Carletto negli anni 26. troncò sì bel nodo d'amore. Seguì Gabriello con Benedetto il zio bravo Pittore, e quadratorista a dipignere, ma defunto ancor questi, lasciò i pennelli, e con riposo godette la pingue eredità paterna sino agli anni 63. del 1631. nei quali morì. Ridolfi par. 1. fol. 339.
                </p><p>Gabbriello Ferrantini, detto dagli occhiali, per riparare alla sua debole vista, fu figlio di valoroso, e venerando soldato, che d'anni 106. morì in Bologna; imparò da Dionigio Calvart il disegno: si dilettò più del fresco, che dell'olio: con maniera molto vaga, e graziosa più colorita, e moderna di quella del Maestro, tirò alla sua scuola molti discepoli: fiorì nel 1588. Malvasia par. 2. fol. 266.
                </p><p>Gabbriello Honnet Pittore dipinse per il Re Enrico III. di Francia, e fece il Gabinetto della Regina al Louvre: visse nel 1580. Filibien par. 3. fol. 89.
                </p><p>Gaddo Gaddi Fiorentino mostrò più franco disegno nella Greca maniera, di quello, che facesse Andrea Tafi. Invidioso compagno di Cimabue, molto da lui apprese, e seco lavorò di musaico, e dipinse. Chiamato a Roma da Clem. V. terminò le fatture lasciate imperfette da Francesco da Turrita in S. Pietro, in S. Gio: ed in S. Maria Maggiore. Lavorò di musaico piccole storiette alla grandezza d'un'uovo, e si conservano nella Galleria di Toscana. Seguì la sua morte nel 1312. dopo 73. anni di vita, restandovi Taddeo figlio, che con i principj del padre, e compimento sotto Giotto, fu rinomato Pittore. Vasari par. 1. fol. 28.
                </p><p>Gagini Scultori di Palermo, da questa famiglia uscirono molti Professori di scultura, e famosi disegnatori, dei quali trovo, che Michelagnolo Buonaroti quando in Firenze consignò il Cristo da portare a Roma nella Chiesa della Minerva, disse, io ve lo consegno nudo, se lo volete far vestire bene mandatelo ai Gagini di Palermo. Resta fol. 57.
                </p><p>Galasso de Prado Pittore Spagnuolo, a cui fu molto in piacere la maniera del Parmigianino, testimonio di ciò e un quadretto d'una Vergine con molti Santi, il quale si trova nel Palagio del Contestabile Colonna in Roma, non inferiore alle opere di detto Maestro.
                </p><p>Galasso Galassi da Ferrara Pittore sepolto nella Parrocchiale di S. Gregorio di quella Città: vedi Cristofano da Bologna.
                </p><p>Galeazzo Campi Cremonese padre, e maestro di Giulio, d'Antonio, e di Vincenzio, che nella sua, ed in altre Città furono rinomati Pittori: si tiene per certo, che imparasse da Boccaccino il vecchio, o dai suoi dipinti: morì nel 1536. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 15.
                </p><p>Gasparo Celio Romano imparò il disegno, ed il colorito da Niccolò Pome<pb facs="00203" n="179"/>rancio; disegnò gran parte delle statue antiche, e moderne, che poi furono intagliate dal Coltzio, dipinse gran tele, e muri in pubblico, ed in privato; fu fatto Cavalier dell'Abito di Cristo (onore usurpato ad Orazio Borgiami, per cui era l'impegno.) Fu uomo bisbetico, e stravagante; conservò per 45. anni rinchiusa la moglie in casa; una notte dell'anno 1640. restò soffocato da una mossa di sangue, e fu sepolto nella Madonna del Popolo. Pizzicò di Poeta, d'Astrologo, e di Scrittore: diede alle stampe un Libretto d'alcune dichiarazioni delle pitture Romane. Baglioni fol. 379.
                </p><p>Gasparo d'Anversa fu scolaro di Raffaello Caxii. L'anno 1585. andò ad abitare in Brusselles, dipinse in varj Tempj, e poi per molti anni fu Pittore del Cardinal Ferdinando. Sandrart fol. 310.
                </p><p>Gasparo Forzoni Lucchese entrò in Genova l'anno 1550. scolpì in legno, in gesso, ed in pietra diversi festoni, fogliami, e figure: fu di gran giovamento ai Pittori, perchè formò bellissimi modelli di gesso, i quali al giorno d'oggi servono alle Accademie; intese bene l'architettura, e l'insegnò a Luca Cambiasi. Soprani fol. 282.
                </p><p>Gasparo Leman Scultore in gemme, ed Inventore d'intagli in vetro, e cristalli, fu così caro a Ridolfo Imperadore, che lo creò suo Cameriere, e l'anno 1609. gli concesse ampli privilegj. Di questo valentuomo si vedono molte manifatture nelle Gallerie di Germania. Sandrart fol. 343.
                </p><p>Gasparo Misuroni Milanese Intagliatore in gemme, servì il Duca Cosimo di Toscana di vasi, e di tazze. In un pezzo d'Elitropia incavò un'Urna di maraviglioso intaglio; come pure un'altra in Lapislazzolo sommamente lodata. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 29.
                </p><p>Gasparo Pagani nel più bel fiore di sua età, cioè nel quinto lustro, l'anno 1540. fè passaggio all'altro Mondo; lasciò scontenta la sua Città di Modona, che godeva il suono del suo Leuto, e gradiva i belli ritratti formati dal suo pennello. Vidriani fol. 54.
                </p><p>Gasparo Poussin, così detto, perchè allievo, e cognato di Niccolò, per altro fu di Casa Dughet; non ebbe pari al suo tempo in Roma, che l'uguagliasse nei paesi tanto bene intesi, nei siti, nelle piante, nelle vedute, strade, fontane, rivi, acque, frasche sempre battute dai venti, e figurette, sempre in moti graziosi, a olio, ed a fresco. Lavorò di continuo con magistrale franchezza, e valore. Bellorio fol. 407.
                </p><p>Gasparo Sacchi da Imola dipinse nella Chiesa di S. Francesco in Ravenna la tavola del S. Rocco, con la B. V. e li Santi Francesco, e Sebastiano. Fabri fol. 115.
                </p><p>Gasparo de Witt, o della Vite d'Anversa, di sollevato ingegno, e franco nel dipignere ruine, vedute, ritratti in grande, e piccolo in Italia, ed in Francia, e però merita aver luogo fra buoni Pittori. Sandrart fol. 313.
                </p><p>Gaudenzio Milanese, di Casa Ferrari nato iu Valdugia (Diocesi di Milano) scolaro di Andrea Scotto, poi di Pietro Perugino, e compagno di Raf<pb facs="00204" n="180"/>faello d'Urbino, al quale prestò a juto nell'opere dipinte nelle stanze di Torre Borgia in Vaticano (secondo quello ne scrivono il Vasari, il Lomazzo, lo Scaramuccia, ed Altri.) Il suo dipinto a olio, o fresco fu gentile, diligente, ameno, ben colorito, con nobili, e graziosi atteggiamenti nelle figure molto lodate dai Professori.
                </p><p>Gentile Bellini Veneziano figlio, e scolaro di Jacopo, nacque l'anno 1421. Sbrigato dal disegno ajutò il padre nella Sala del Gran Consiglio: cresciuto con l'età in virtù, fu ricercato da Maumet II. Imp. de'Turchi, e d'ordine del Senato là si trasferì. Le sue pitture, e ritratti da quei Traci furono stimati miracoli. Occorse, che d'ordine di quel Sovrano dipinse un S. Gio: Batista Dicollato) tenuto in conto di gran Profeta dai Turchi) e presentatato al Gran Sultano, lodò la diligenza, avvertendolo d'un solo errore, cioè che il collo troppo sopravanzava le spalle, e parendogli, che il Pittore rimanesse sospeso, per fargli vedere il naturale effetto, fatto a se condurre uno schiavo, gli fece troncare la testa, dimostrandogli come divisa dal busto, il collo affatto si ritirava: restò tanto spaventato a questo barbaro esempio, che cercò ogni via per presto partire, del che avvedutosi il Gran Turco, lo creò Cavaliere, con una catena d'oro al collo, e regalato alla grande, lo rimandò con ringraziamenti al Senato. Seguitò poi in Patria a dipignere sino agli anni 80. nei quali fu sepolto in S. Zanimpolo. Ridolfi par. 1. fol. 39.
                </p><p>Gentile da Fabbriano Pittore di Martino V. in Roma, dipinse in Siena, in Firenze, ed in Perugia; servì il Senato di Venezia nella Sala del Gran Consiglio, e meritorono l'opere ivi dipinte, che gli fusse concessa annuale pensione, e privilegio di vestire toga all'uso dei Patrizj di quella Città. Le sue pitture vedute dal Buonaroti furono in estremo lodate, conchiudendo, che erano simili al nome: visse 80. anni, e fatto ritorno alla Patria morì. Vasari. Ridolfi par. 1. fol. 23.
                </p><p>Gentile Zanardi Pittrice Bolognese, discepola di Marcantonio Franceschini: con dolcezza, ed amenità di colore copia a memoria, e dipigne d'invenzione; è stata consorte di Sebastiano Monci bravo Pittore di quadratura, e scolaro del Metelli seniore, amenduc sono morti in questo secolo. Gio: Paolo Zanardi (del quale si parlerà) fu fratello della Pittrice.
                </p><p>Gerardo Dau da Lione, scolaro di Rembrandt, fu un miracolo dell'arte nel dipignere con somma pazienza, nella misura d'un palmo, minute storiette; era solito venderle ai Mercatanti Olandesi da 600. sino a 1000. fiorini l'una. Sandrart fol. 316.
                </p><p>Gerardo d'Arleme superò Ovatèro suo Maestro nell'invenzione, nella disposizione, nella vaghezza, ed espressione. Di questo valoroso Pittore ebbe a dire il Durero, che sino nell'utero materno doveva dipignere, tanto era franco, sicuro, e spedito nel colorire; ma perchè tali elevati ingegni partono dal Mondo in giovanile età, tal disgrazia provò questo virtuoso nei 28. anni. Sandrart fol. 204.
                </p><p><pb facs="00205" n="181"/>
Gerardo Fiorentino gentilissimo Miniatore, Pittore, Intagliatore, e lavoratore, di musaico: d'ogni una di queste belle arti diede bellissimi segni del suo sapere in molti luoghi. Il corso della sua vita fu sino alli 63. anni: Fioriva nel fine del 1400. Lasciò tutti i suoi disegni al diletto discepolo Stefano Fiorentino. Vasari par. 2. fol. 358.
                </p><p>Gerardo Hundhorst d'Utrecht discepolo d'Abramo Bloemart: si portò a Roma, e con gusto Caravaggesco diede molto nell'umore a quella Città; dipignendo cose notturne, come nella Galleria Giustiniana il famoso quadro di Gesu Cristo giudicato in tempo di notte, con tanti sbattimenti di lumi, che gli percuotono la faccia, dai quali splendentissimo risalta quel volto, che abbaglia chi troppo fisso lo rimira, e di questa verità io ne sui più volte testimonio in Roma. Ritornato alla Patria fu invitato da Carlo Stuardo Re d'Inghilterra, poi dal Re Danese, e da altri Monarchi, i quali servì di belle invenzioni poetiche, ed istoriche ben tinte, e profondamente intese. Stanco di più operare riposò i pennelli l'anno 1660. in età di 68. anni. Sandrart fol. 296.
                </p><p>Gerardo Lairesse Patrizio Leodiense, applicato dal Genitore Pittore alle belle lettere, alla poesia, ed alla musica, fu istradato poi nel disegno da quello, e copiando le manifatture dei migliori Valentuomini in spezie di Bartoletto, principiò di 15. anni a far somigliantissimi ritratti, e poco dopo quadri per gli Elettori di Colonia, e di Brandeburgo, ricavandone copiosa somma di danaro; il quale profondeva con la facilità medesima, che lo guadagnava. Vestiva alla nobile, si trattava alla grande, e stava sull'amorosa vita; a cagione di questa fu ferito di coltello da una sua amata, che aveva abbandonata, e qua si restò morto, avendo un bel che fare a difendersi colla spada dal furore di quella furia; toccato dal contagio un'altra volta si ridusse all'estremo, pure si riebbe, e dopo aver dato alle stampe eroiche storie, terminò i suoi giorni in Patria. Sandrart fol. 388.
                </p><p>Gerardo Ornerio Frisio uno dei migliori Scrittori sopra i vetri, che riconoscesse mai la Città di Bologna, dove nella Chiesa Cattedrale di S. Pietro, dipinse le cinque finestre del Coro, storiate coi fatti mirabili del Principe degli Appostoli: circa il 1575. furono terminate. M. S.
                </p><p>Gerardo Segers d'Anversa fu educato in Roma da Bartolomeo Manfredi; toccò le figure con ombre profonde, e sforzò i lumi a farle di rilievo, dandovi un rotondo, un carnoso, un'armonico, ed un sibbene accordato colore, che risonò la sua fama per varie parti del mondo. Tale ne fu dei suoi pennelli il guadagno, che spese 60. mila fiorini nella fabbrica della sua casa in Patria. Mutò col tempo maniera assumendo quelle di Dych, e del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>, ma presto cangiò ancora la vita con la morte l'anno 1651. Sandrart fol. 294.
                </p><p>Gerardo Starnina discepolo d'Antonio Veneziano, nacque in Firenze l'anno 1354. dalla natura portò gran petto, e nonsochè d'alterigia, che<pb facs="00206" n="182"/>a molti odioso lo rese; par tito per le Spagne a servire quel Monarca dell'opere sue, ritornò tanto affabile, e pratico Pittore, che da tutti era amato, e ricercato per avere i suoi dipinti: entrato nell'anno 49. uscì di vita, sepolto in S. Jacopo sopra Arno. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 137.
                </p><p>Gerardo Vanobstat di Brusselles Scultore famoso in bassi rilievi, ed in avorio, fece molti lavorieri per ornamento del gabinetto del Re. Morì Rettore dell'Accademia in Parigi l'anno 1668. M. S.
                </p><p>Giacinto Bellini Bolognese scolaro dell'Albano, e Pittore salariato del Co: Odoardo Pepoli, andò a Roma con Franceschino Carracci, poi vi ritornò col Maestro; il quale lo fece accettare in Corte dell'Eminentifs. Cardinal Tonti, dal quale fu provveduto del Cavalierato di Loreto: dipinse con dolcezza, e con amenità sullo stile dell'Albano: era di presenza così nobile, e gentile, che Guido Reni se ne servì più volte per modello. Malvasia par. 4. fol. 266.
                </p><p>Giacinto Bertoja da Parma scolaro del Parmigianino dipinse cose varie pubbliche, e private, e cercò d'imitare la maniera di quel diligentissimo Maestro; i disegni per dipingere le vitriate del Duomo di Parma sono di sua invenzione: morì nel 1558. Fiorì nei tempi medesimi un' altro Pittore Parmigiano chiamato l'Amidano, il quale fu scolaro dello stesso Parmigianino, e riuscì molto celebre nell'imitazione d'un tant'Uomo, ed i suoi dipinti sono sempre piacciuti agli Oltramontani, i qua li si sono provveduti di quelli nei loro passaggi per Parma. Sono opere sue in S. Michelino, nel Quartiere, e nella SS. Trinità, tutte Chiese di Parma.
                </p><p>Giacinto Brandi da Poli (Stato Romano) riuscì uno dei più perfetti, e franchi scolari, che uscissero dalla scuola del famoso Lanfranco; rendono conto della sua virtù le belle pitture nelle cupole, nelle volte, nelle Chiese, e nel le Sale Romane: queste sono tinte di sì gagliarda maniera, ed erudite di sì nobili invenzioni, che gli fruttarono onore, e gloria: giunse agli anni 68. e partì dal Mondo nel 1691. Era Cavaliere.
                </p><p>Giacinto Calandrucci Palermitano discepolo del Cav. Maratti; dipinse opere varie nelle Chiese di Roma, le quali si contemplano con gusto per essere condotte sulla maniera d'un tanto Maestro. Chiamato poi alla Patria terminato, che ebbe un'opera grande ivi morì l'anno 1707.
                </p><p>Giacinto Campana Bolognese, sino da fanciullo copiando dalle stampe, mostrò genio pittorico; introdotto pertanto nella Scuola del Brizio seniore, con facilità, e con diligenza apprese quel bel maneggio di penna, che in varie case di Cavalieri insegnò ai loro figliuoli: morto il Brizio, s'accomodò con l'Albano, e da questo, ad istanza del Card. Santacroce, fu mandato in Polonia salariato Pittore della Maestà del Re Uladislao, ma non potendo resistere ai rigori di quel clima, ivi morì. Malvasia par. 3. fol. 547.
                </p><p>Giacinto Garofalino nacque in Bologna l'anno 1666. Egli è Nipote, e scolaro di Marcantonio Franceschini, sotto del quale è sempre stato alle re<pb facs="00207" n="183"/>gole, che il cortese Maestro gli ha insegnate, di maniera tale, che fatto buon seguace di quella dolce, e dilettevole maniera è comparso in pubblico nella Città di Brescia entro la Chiesa di S. Antonio, Collegio del Nobili, dove con Ferdinando Cairo suo condiscepolo dipinse la volta in tre scomparti divisa, con le azioni, e gloria di quel Santo Abate. Le Chiese di Bologna riconoscono anch'esse i suoi belli lavori, e sono nella Carità lateralmente all'Altare maggiore, nei RR. PP. Scalzi parimenti all'Altare maggiore i due quadri laterali, in S. Tommaso del Mercato, e in altri luoghi a fresco, ed a olio. Molte Case Senatorie, ed altre di Cavalieri, e Cittadini godono dei suoi dipinti, e sono bene guardate da tutti l'opere sue. Vive in Patria.
                </p><p>Giacinto Giminiani da Pistoja uno degli ultimi scolari di Pietro da Cortona in Roma; apprese quella bella maniera, e la praticò sulle tele, e muri di varie Chiese Romane con qualche credito, ma con miglior fortuna operò Lodovico il figlio, che più vivamente espresse i suoi concetti. Morì d'anni 46.
                </p><p>Giacinto Rigaud Scudiere, Cittadino nobile della Città di Perpignano nel Rossillione, nacque nel giorno 25. Giugno 1653. fu figlio, e nipote d'un Pittore della medesima Città; avendo nell'età d'anni 18. perduta la Madre, s'inviò a Mompelier in Linguadocca per imparare la pittura da Monsù Pezet, assai mediocre Pittore in quelle parti, e sotto di lui perseverò per lo spazio di quattro anni; fu in seguito a Lion, dove si fermò per qualche tempo; l'anno 1681. si ridusse finalmente a Parigi per rendersi perfetto nell'Arte sotto gl'idonei Pittori dell'Accademia. Carlo le Brun Primario Pittore del Re, trovando in fatti singulare talento per i ritratti in questo Giovine, lo distornò dal viaggio intenzionato per Roma: seguì il consiglio di quel gran Pittore, ed accolto nell'Accademia fece il ritratto del Re Luigi XIV. di tutti i Principi, e Signori della sua Corte, e di Principi stranieri, che furono per colà di passaggio, senza un'altra infinità di particolari, che non gli hanno dato meno di riputazione, che i ritratti storiati del Cardinale di Buglion Decano del Sacro Collegio, dei Cardinali di Roano, e di Polignach, di Monsignor di Rancè antico Abate, e Riformatore della Trappa, del dotto, e celebre Monsignor Bosver Vescovo di Meaux, e di tutti i grandi Uomini, parte del secolo passato, e corrente; cosichè in favore del merito distinto di questo illustre Pittore, la Nobiltà di Rossillione nominollo al Re nell'anno 1709. per riempire una delle Piazze tra la Nobiltà. Il Gran Duca di Toscana ha voluto avere il suo ritratto, per insignirlo di gloriosa memoria tra i famosi, che sono nel suo Gabinetto dei Ritratti. S. A. R. Monsignore il Duca d'Orleans Reggente di Francia, che non ha meno di genio per la Pittura, che per tutte le Scienze militari, e politiche necessarie ad un'ottimo Governo, e tale quale dirige al presente, lo scelse per fare il ritratto del Gloriosissimo Re Luigi XV. L'Accademia della Pittura l'ha attualmen<pb facs="00208" n="184"/>te incaricato a dipingere il ritratto del Signor Duca d'Antin, Sopraintendente alle fabbriche di S. M. Non v'è di più tra l'Europa Regia Corte, che non abbia suoi quadri, e più se ne trovano ancora presso il Marchese Durazzi in Genova. Il G. D. di Toscana oltre il ritratto di quello famoso Pittore, ha con premura richiesto, ed ottenuto il compendio della sua vita, un'estratto del quale è il presente da me debolmente descritto. Si vede alle stampe un numero ben grande dei suoi ritratti.
                </p><p>Giacomo Alboresi da Bologna ebbe i principj della quadratura da Domenico Santi, poi gl'incrementi da Agostino Metelli, al quale tanto fu caro, che diedegli per moglie una sua figlia. Con gl'insegnamenti dunque, e colle direzioni d'un tanto Maestro s'avanzò nell'arte, e servendosi di Fulgenzio Mondini allievo del Guercino, che ottimamente compiva, e animava con le figure i lavori da lui condotti, comparve più volte in pubblico, ed in privato, con gloria di se medesimo, in Patria, e in altre Città, particolarmente in Firenze per lo Sposalizio del Gran Duca vivente, nella qual Città soffrì non poche persecuzioni dagli Architetti, e Pittori Fiorentini; ma che poi risultarono in grande di lui vantaggio. Servì il Duca di Parma, poi fu richiamato a Firenze, dove l'anno 1664. morì il Mondini, che ivi ebbe onorate esequie, e su compianto da chi l'avea trattato. Seguitò poi altri lavori, servendosi per compagni figuristi, ora di Giulio Cesare Milani, ora di Domenico Canuti, e giunse ancora a tale onore di unirsi col famoso Angelo Michele Colonna, che era stato Pittore Regio nelle Spagne con Agostino Metelli. Malvasia par. 4. fol. 422.
                </p><p>Giacomo Antonio Manini nato in Bologna l'anno 1650. ed allevato da Domenico Santi, merita essere nominato per la tenerezza, e buona maniera, con la quale dipigne di quadratura, e architettura; come da tante opere sue in Parma, ed in Bologna.
                </p><p>Giacomo Antonio Santagostini Milanese scolaro di Giulio Antonio Procaccino, sulla maniera del quale procurò compire i belli quadri, che sono nelle Chiese di S. Lorenzo Maggiore, di S. Giorgio in Palazzo, di Santa Maria del Lantasio, di S. Vittore, e d'altri luoghi particolari: in età circa d'anni 60. morì nel 1648. Fiorirono ancora nella pittura con onore Agostino, e Giacinto fratelli Santagostini; i quali oltre l'opere loro dipinte in S. Fedele, diedero in luce il Catalogo dell'insigni pitture, che sono nelle Chiese di Milano. M. S.
                </p><p>Giacomo Barbello perito Pittore istorico in grande, a olio, e a fresco, imparò a Napoli: si vedono molti suoi dipinti in Brescia, in particolare il gran quadro sopra la Porta maggiore della Chiesa dei SS. Faustino, e Giuvita, compiuto l'anno 1623. e diffusamente descritto dall'Averoldi fol. 32. Morì d'anni 66. nel 1656. ferito in fallo d'archibugiata.
                </p><p>Giacomo Bargone Genovese nella Scuola d'Andrea, e d'Ottavio Semini imparò una soprafina maniera di disegnare, con tale abbondanza d'invenzioni, che da tutti era ammirata la prontezza, con la quale esprimeva<pb facs="00209" n="185"/>i suoi pensieri tanto bene sicuri, contornati, e vagamente coloriti. Dallo splendore dunque di tante lodi meritamente tribuitegli, accecato un'invidioso Pittore, convitandolo a cena, sotto pretesto di burla presentolli una tazza di vino mescolato con sale, e con altri ingredienti di tal vigore, che offeso il cervello, lo levò di senno, ne per quanti rimedj s'applicassero potè ritornare in se stesso, onde trionfò la perfidia, ed il povero giovine terminò scontento i suoi giorni. Soprani fol. 29.
                </p><p>Giacomo Barocci da Vignola, volgarmente chiamato il Vignola, imparò il disegno, ed il colorire nella Scuola di Bartolomeo Passarotti, ma non facendone molto frutto per l'inclinazione, che nudriva all'architettura, ed alla prospettiva, da se la principiò ad istudiare. Giunto a Roma fu impegnato dagli Accademici del disegno a misurare le antichità di Roma. Arrivò intanto da Parigi l'Abate Primaticcio, per levare le misure delle antichità Romane da gettare in bronzo per la Reale Galleria di Francia, e si servì non solo del Vignola, ma seco lo condusse a Parigi. Passati due anni, ritornò a Bologna, e col suo disegno si fece il Canale, che a Ferrara conduce le navi. L'anno 1550. fu creato Architetto da Papa Giulio III. e tirò a Roma l'Acqua Vergine. Per il Card. Alessandro Farnese compose il disegno del famoso Palagio di Caprarola. Diede alle stampe il Libro in foglio intitolato il Vignola, con i 5. ordini dell'architettura. Finalmente consumato dalle fatiche, fermò il corso ai suoi giorni d'anni 66. nel 1573. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 120.
                </p><p>Giacomo Barucco Bresciano dipinse i misterj gaudiosi in S. Domenico, l'Inferno in S. Afra, Cristo che và al Calvario nella Misericordia, tutte Chiese di Brescia. Averoldi fol. 123.
                </p><p>Giacomo Barri Pittore Veneziano, diede alle stampe un Libro intitolato: Viaggio Pittoresco, in cui si notano distintamente tutte le pitture famose dei più celebri Pittori, che si conservano nelle Città d'Italia, ed è stampato in Venezia nel 1671.
                </p><p>Giacomo Bertucci: vedi Giulio Tonducci.
                </p><p>Giacomo Bink fu uno dei migliori Intagliatori in rame, che ammirasse Norimberga al tempo del Durero, e di Marcantonio Raimondi, il quale ajutò nel taglio dell'opere di Raffaello d'Urbino: era solito marcare le sue stampe con le lettere I. B. Quando, e dove morì, non lo scrive il Sandrart a fol. 223.
                </p><p>Giacomo Blancard nato a Parigi l'anno 1600. da Gabbriello de Condrì, il quale fu allievo di Girolamo Boleri suo Zio Pittore del Re, si perfezionò in Italia nel vedere, e nello studiare sopra le opere di Tiziano, di Paolo Veronese, e del Tentoretto, talmente, che meritò per i suoi lavori, così ben tinti, il nome di moderno Tiziano. Si veggono opere sue a Venezia, a Turino, a Lione, ed a Parigi, ove morì in età di 38. anni. Depiles fol. 463.
                </p><p>Giacomo Bologniui nato in Bologna l'anno 1664. imparò da suo Zio Gio:<pb facs="00210" n="186"/>Battista, che fu scolaro di Guido Reni; divenuto franco nel disegno, principiò a sbizzarrirsi sopra vaste tele con forte, e ben'impastato colore, ardire, e furore, cercando sempre l'azione più eroica per vivamente rappresentarla: vive in Patria.
                </p><p>Giacomo Buiret Scultore, nato a Parigi, fu ammaestrato da Giacomo Sarazino, e fu uno dei migliori allievi della sua scuola. Fece alcune Sculture alla Porta di S. Dionigio di Parigi, ove se ne vede un più gran numero di più di quelle, che egli fece, per essere divenuto cieco. Fu Professore dell' Accademia Reale, ma cessò da tal funzione, a cagione della sua disgrazia, morì li 3. Marzo 1699. d'anni 69. M. S.
                </p><p>Giacomo Callot nacque di nobili Parenti in Nansì (Città di Lorena) l'anno 1594. Fuggì dalla Patria tirato a Roma dal desio d'apprendere il disegno, d'indi a Firenze, e nella Scuola di Giulio Parigi imparò architettura, matematica, e tagliare in rame, ed in fatti gli riuscì l'intento, come da tante stampe sacre, profane, caccie, pianti, cingari, balli, giuochi, e guerre: fu caro all'Italia, alla Francia, ed universalmente gradito. Ritornato alla Patria morì d'anni 41. e fu sepolto nella Chiesa dei Padri Osservanti; tanto ne scrive a fol. 48. il Baldinucci. Ma il Sandrart fol. 374. lo fa scolaro di Bellangio, nato nel 1589. e vissuto 46. anni.
                </p><p>Giacomo Carrucci da Pontormo (Stato Fiorentino) chiamato volgarmente il Pantormo, nacque l'anno 1493. Passò per le Scuole di Leonardo da Vinci, e di Mariotto Albertinelli, si fermò in quella d'Andrea del Sarto, che ben presto lo scacciò per gelosia, quando sentì Raffaello, ed il Buonaroti, che lodavano le di lui opere giovanili. Ritirato dunque a Pantormo da se, con istudio indefesso diede alla luce opere tali, che lo fecero chiamare a Firenze per la creazione, ed ingresso in quella Città di Papa Leone Decimo. Per i teatri, per le mascherate, per i Cortili, per le Sale, per le Gallerie, e per le Chiese, in ritratti, ed in lavori di terra è indicibile quanto operasse: qualche volta colorì per capriccio con maniera Durera, come nella Certosa. Fu Uomo solitario, e malinconico. Oppresso d'idropisia d'anni 65. fu sepolto nel Chiostro dei PP. dei Servi, sotto le storie da lui dipinte. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 472.
</p><p>Giacomo Cavedone cacciato di Casa dal Padre Speziale in Sassolo (o come vuole il Vidriani fol. 121. ordinario Pittore) giunse a Bologna nelle Scuole d'Annibale Carracci, dei Passarotti, e del Baldi; disegnò con franchezza il nudo prima degli altri; franco nel disegno, si diede a colorire, e piacque tanto a Guido Reni il di lui dipignere sbrigativo, e con pochi colori, che volle gli mostrasse quel modo d'operare, e seco lo condusse a Roma: vide Venezia, e si compiacque sommamente del dipinto di Tiziano. Ritornato a Bologna dipinse su quel gusto, ed alla Carraccesca, di modo tale, che i suoi quadri sono stati stimati dai periti Oltramontani dei Carracci, e di Tiziano. Non corrispose sì bel principio al fine, o fusse lo spavento per il palco smossogli sotto nel dipignere in S. Salvatore di Bo<pb facs="00211" n="187"/>logna, o il dolore della moglie inferma, o la morte del figlio, precipitò da si alta maniera, ed umiliò i suoi colori fatto ottuso, e scarso di pensieri, ed abbondante di stento, onde andando di male in peggio di sapere, di sostanze, e di sanità, assalito dal male d'estrema vecchiaja; cadette un giorno per istrada, e spirò l'anima l'anno 1660. Malvasia par. 4. fol. 215.
</p><p>Giacomo Cazes Parigino Professore dell' Accademia Reale, ha studiato da Bon Boulogna, altresì Pittore dell'Accademia suddetta. Egli ha un genio fortunato per riuscire nelle grandi, e picciole opere, che veggonsi nelle case particolari, e per le Chiese di Parigi, ove approvato, e distinto continuamente travaglia.
</p><p>Giacomo Coltrino Architetto, Ingegnero, e Pittore Bresciano, sebbene non vivono le sue pitture, che dipinse nella Chiesa sotterranea di San Faustino Maggiore, vive però nella memoria degli Scrittori, ed in ispezie del Cozzando fol. 117. morì in Candia. Rossi fol. 510.
</p><p>Giacomo de Baccher, alias del Fornaro, nacque in Anversa da Padre Pittore, che morì in Francia: accolto in casa d'un tal Jacopo Palermo Pittore, e venditore di quadri, che lo faceva senza riposo lavorare, inviando le sue Pitture a Parigi, con vendita di gran prezzo, senza farne parte al povero Pittore, tanto si stancò, che favorito da generoso, e Dilettante Cavaliere, lavorò con guadagno, e comodità, ma i sofferti stenti nella Casa del Palermo d'anni 30. nel 1560. l'uccisero. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 71.
</p><p>Giacomo del Duca Palermitano scolaro del Buonaroti Scultore, ed Architetto del Popolo Romano, al quale diede compiuta soddisfazione in ogni genere dell'opere sue. Ricercato dalla sua Patria, esercitò la carica d'Ingegnero maggiore, ma i malevoli non lo lasciarono gran tempo in posto, mentrechè una notte fu ucciso nel letto, senza mai penetrarsi da qual proditoria mano tradito. Fu di gran virtù nell'arte, e di mediocre sapere nella poesia. Baglioni fol. 54.
</p><p>Giacomo Deyns nato in Anversa l'anno 1645. Fu scolaro d'Erasmo Quellino: venne in Italia, visitò Venezia, Bologna, Roma, Napoli, e fece le copie delle più famose pitture di quelle Città: erudito da tanti Maestri meritò essere accolto dalla Serenissima Arciduchessa di Mantova, che lo fece operare in diversi luoghi, poi lo mandò a travagliare per il Serenissimo di Toscana, dal quale ritornò rimunerato, e regalato di catena d'oro: rivide finalmente la Patria ricco di virtù, e di beni di fortuna. Sandrart fol. 293.
</p><p>Giacomo del Pò Palermitano Pittore scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1674.
</p><p>Giacomo Elerion d'Aix in Provenza, fu Scultore aggregato alla Reale Accademia di Parigi li 24. Settembre 1689.
</p><p>Giacomo Ernesto Thoman Patrizio Lindaviense, nacque l'anno 1588. Imparato i principj del disegno, venne in Italia sotto Adamo Elzeimer, dal<pb facs="00212" n="188"/>quale apprese quel vago dipinto campestre, col quale si fece grande onore in Roma, e nella Patria; dipinse ancora copiose storie a fresco. Insorte le guerre della Germania si ricoverò sotto la protezione di Cesare, e fatto Prefetto dell'Annona, lasciò il bulino, ed i pennelli: morì d'anni 65. in Lindavia. Sandrart fol. 288.
</p><p>Giacomo Foquier nato in Fiandra celebre in opere magnifiche, a fresco, in paesi, in acque, in pietre, in rupi, in monti, e selve: riconobbe la sua virtù l'Elettore Palatino, e sino lo stesso <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs> cercò ajuto da questo Valentuomo, per i suoi poetici, ed istorici componimenti. Sandrart fol. 305. Depiles fol. 426.
</p><p>Giacomo Francia Bolognese figlio, e discepolo di Francesco: sebbene non arrivò al Padre, dipinse però gran numero di Madonne, alcune delle quali sono assai morbide, e sinite: fu di grande ajuto alla Compagnia dei Pittori nella lite della segregazione dalle quattro Arti, a quella contribul consiglio, danaro, e formole di nuovi Statuti: morì l'anno 1575. Malvasia par. 2. fol. 55.
</p><p>Giacomo Geyn nacque in Utrecht da nobili Parenti l'anno 1565. pose ogni studio in dipignere vetri, d'indi in colorire a gomma sopra tavole bellissime storiette; s'addimesticò ancora al dipignere a olio sopra le tele, ma l'età di 50. anni pose il termine ai suoi lavori. Il figlio scolaro del Goltzio riassunse la gloria del padre nel tagliare in rame, e fare fiori. Sandrart fol. 278.
</p><p>Giacomo Giordano nato in Anversa nell'anno 1594. E' indicibile il riportare quante opere fece nel corso di 84. anni, che visse. Ebbe questa dote particolare, che dipigneva ogni quadro sulla maniera, che se gli ordinava: Chi vole va vedere Tiziano, Paolo Veronese, il Caravaggio, il Bassano, o antichi Pittori, bastava impegnarlo a quel gusto, che ottimamente li contrafaceva. Contesero l'opere sue con quelle del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>, queste di più spirito, ed invenzione, quelle più espressive, e vere, ma dal molto dipignere a fresco in Dania, ed in Svezia degradò col tempo dai primieri colori, e con gloria ri posò in pace. Sandrart fol. 333. e 381.
</p><p>Giacomo Giorgetti Pittore d'Assisi imparò in Roma il disegno, e dal Cav. Lanfranchi il dipinto: in Perugia, ed in altre Città si vedono opere sue; morì nel secolo passato d'anni 77. Morelli fol. 166.
</p><p>Giacomo Grimmero scritto al catalogo dei Pittori d'Anversa l'anno 1546. Ebbe per primo Maestro Mattia Koch, e per secondo Cristiano Queburgh; nel dipignere a fresco con facilità, e nel rappresentare con eloquenza nei teatri fu superato da pochi. Sandrart fol. 259.
</p><p>Giacomo Legi Pittore Fiammingo, cognato, ed allievo di Gio: Rosa in Genova, lavorò fiori, frutti, ed animali, nei quali si portò molto bene: coloriva le tele con grazia, con maestria, e con vaghezza: aggravato da fiera distillazione fu necessi tato appartarsi dall'aria marina, e ridursi a Milano, dove morì. Soprani fol. 324.
</p><p><pb facs="00213" n="189"/>
Giacomo Ligozio Pittore, Miniatore, Intagliatore in rame, ed in legno: fu molto caro al Gran Duca Ferdinando di Toscana, da cui fu dichiarato Prefetto di quella nobilissima Galleria. Lomazzo fol. 256.
</p><p>Giacomo Lippi da Budrio (Castello nel Bolognese) chiamato ordinariamente Giacomone da Budrio, uscì dalla scuola dei Carracci, approfittato in quadratura, ed in figure, a olio, e a fresco fece conoscere il suo talento. Malvasia par. 3. fol. 379.
</p><p>Giacomo Lodi Bolognese scolaro di Gio: Luigi Valesio: volle fare la simia del Maestro, cioè lo Scrittore, il Miniatore, il Poeta, e l'Intagliatore, ma mediocremente riuscì. Malvasia par. 4. fol. 154.
</p><p>Giacomo Maffei Vicentino, con l'armonia della sua voce canora aggiunse i pregi alla pittura, e nell'una, e nell'altra virtù gareggiò sempre co i migliori Pittori, e Musici dei suoi tempi. Borghini fol. 324.
</p><p>Giacomo Maria Giovannini nacque in Bologna l'anno 1667. chiamato dalla natura al disegno, non ricusò gl'inviti, anzi con le magistrali direzioni di Gioseffo Roli si fece animo a comparire nelle Chiese, e nei Palagi, con quadri grandi, e piccoli. Sentendosi poi un certo prurito d'addestrare la mano all'intaglio dell'acqua forte, quella dispose con varie prove, dando in luce opere d'Autori diversi, sinchè giunse a pubblicare il famoso Claustro di S. Michele in Bosco, dipinto dai Carracci, e dai suoi scolari, intagliato in 20. fogli, e la Cupola tanto decantata, dipinta in Parma dal Correggio in 12. fogli, ed altre opere del suddetto Autore. Perlochè la di lui eccellenza, e compitezza giunta all'orecchio del Serenissimo di Parma, impiegò ad intagliare il suo ricchissimo Museo delle Medaglie dei Cesari in oro, in argento, ed in metallo esistenti in sette mila, colle annotazioni ben copiose dell'eruditissimo Padre Paolo Pedrusi della Compagnia di Gesù, e già con ogni diligenza, con esatto disegno, e con tutta fedeltà n'avea compiuti sette Tomi, con l'intaglio di due mila di esse, dall'anno 1694. sino al 1717. dati alle stampe in Parma (i quali da quel Serenissimo, e Generosissimo Signor Duca sono liberalmente regalati agli Uomini Illustri, e per Nobiltà, o per Lettere, tra i quali io pure godo l'onore di esserne fatto partecipe sin'ora) quando con mio grave dolore portatomi a Parma, andai per visitarlo, e lo trovai sull'ultime agonie, nelle quali morì il dì 15. Maggio 1717. Lasciò tutti gli amici scontenti, e più di tutti afflitto Carlo Cesare il figlio nato in Bologna l'anno 1695. pratico non meno nel disegno, e nel colorire, come ha fatto in servigio di S. A. e di altri; ma ben fondato ancora nelle buone Arti, particolarmente nella Poesia, per cui è molto gradito dai Professori di quella. Sebbene il Giovannini avea tanti impieghi in Corte non lasciò però oziosi i pennelli in servigio dei privati, e del pubblico, come veder si può nella nostra Chiesa del Carmine in Parma, dove in un' Altare dipinse il Martirio di S. Quirino, nel quale v'è da considerare la forza del suo colore, e la maestria del suo disegno. Ebbe ancora un talen<pb facs="00214" n="190"/>to particolare nel restaurare le pitture guaste, e perdute, con un' accordo maraviglioso di colori, che non lascia punto scoprire l'emende.
</p><p>Giacomo Maria Tosi Bolognese imparò da suo Padre Pierfrancesco il miniare: d'anni 12. presentò al Gran Duca di Toscana, nel suo passaggio per Bologna, un libretto di sua mano miniato con tutte le Arti di Bologna, e nel frontispizio il ritratto di quell'Altezza, cosa che fu molto gradita da quel Serenissimo. Malvasia par. 2. fol. 269.
</p><p>Giacomo Matham nato in Arleme d'Olanda l'anno 1571. figliastro, e scolaro d'Enrico Goltzio, molte delle cui opere tagliò di sua mano; visse anni 60. lasciò Teodoro il figlio Pittore, ed Intagliatore. Sandrart fol. 360.
</p><p>Giacomo Panizzati Ferrarese, allievo dei Dossi, dipinse poco, perchè fu breve la sua vita, che finì circa il 1540. per altro era di grande aspettazione, per la franchezza del disegno. Superbi fol. 125.
</p><p>Giacomo Pedrali Bresciano collega di Domenico Bruni celebre quadratorista in Venezia, dove dipinse con quelli, lumeggiò d'oro, e dipinse figure lodate dal Boschini, ed ennunziate dal Cozzando fol. 117.
</p><p>Giacomo Prou, nato a Parigi, morì Professore dell'Accademia Reale li 6. Marzo 1706. d'anni 51. Era Scultore.
</p><p>Giacomo Ripanda, o Ripranda da Bologna, tenuto in gran conto in Roma per le sue pitture, e perchè fu il primo, che disegnasse la Colonna Trajana; fu lodato dal Volterrano nel lib. XXI. nominato da Malvasia nella par. 1. fol. 34. e secondo il Masini fol. 624. fiorì nel 1510.
</p><p>Giacomo Rocca Romano scolaro di Daniello da Volterra, benchè non fusse provveduto dalla natura di spiritosi pensieri nel dipignere, con l'arte però, e con la copia dei disegni lasciatigli dal defunto Maestro, fra i quali molti del Buonaroti s'ajutò in diversi luoghi con altri Pittori, Arrivò alla vecchiaja, e morì nel Pontificato di Clemente VIII. Baglioni fol. 66.
</p><p>Giacomo Sandrart di Norimberga nipote, ed allievo di quel famoso Giovachino, che diede alle stampe l'eruditissimo Libro in foglio, con i Ritratti, e le Vite di varj Pittori; educato nel taglio del bulino, incise in grande i ritratti di Ferdinando III. Imperadore, dei sette Elettori, di varj Principi Imperiali, e nel Libro del Zio varie effigie dei Pittori: tagliò ancora carte geografiche, ed altre opere degne della sua mano. Sandrart fol. 363.
</p><p>Giacomo Sarazin di Noyon in Piccardia, Pittore, e Scultore fece opere considerabili di Scultura: E'molto stimato un Crocefisso, che fece a S. Giacomo della Beccaria. Morì Rettore dell'Accademia in Parigi nel 1665. Filibien par. 4. fol. 143.
</p><p>Giacomo Stella Bresciano, nel Pontificato di Gregorio XIII. entrò in Roma ammesso ai lavori delle Logge, della Libraria, della Galleria Vaticana, della Scala Santa, e della Cappella Gregoriana, sì nei musaici, co<pb facs="00215" n="191"/>me nei dipinti. Era spesso chiamato in ajuto degli altri Pittori, per l'universalità, per la pratica, e per la facilità, con la quale eseguiva. Ritornato alla Patria, morì d'anni 85. Lasciò Lodovico il figlio, che in ritratti grandi, e piccioli si fece onore. Baglioni fol. 336. Il Vasari par. 3. lib. 2. fol. 245. memora un' altro Giacomo Bresciano scolaro del Sansovino.
</p><p>Giacomo Tagliacarne nella sua Città di Genova fioriva l'anno 1500. nelle gioje, e nelle pietre iscavò ogni sorta di figure, e di ritratti con tanta maestria, e pazienza, che mosse l'erudita penna di Cammillo Leonardo a farne onorata menzione nel 3. lib. delle Pietre. L'incavo di figure in simili materie è un' operare difficile, e per così dire alla cieca, non potendosi vedere ciò che si fà, se non col mezzo della cera, che serve in certo modo di lume, ricorrendosi ogni momento a quella, per la correzione dell' operato.
</p><p>Giacomo Vighi da Medicina (Terra del Bolognese) fiorì nel 1567. e fu Pittore del Duca Emanuello Filiberto di Savoja, dal quale ebbe in dono il Castello di Casale Burgone: così asserisce Valerio Rinieri nei suoi manoscritti riportati dal Masini fol. 624.
</p><p>Giacomo Zucchi, o Zucca Fiorentìno allievo di Giorgio Vasari; nell'esequie del Buonaroti dipinse in gran tela Papa Giulio III. ebbe stretti colloquj con Michelagnolo sopra le fabbriche da stabilirsi in Vaticano. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 207. vedi Jacopo del Zucca.
</p><p>Altri Pittori col nome di Giacomo li trovarai alla lettera I. col nome di Jacopo.
</p><p>Gilles Maria Oppenor primo Architetto di S. A. R. Mon signore il Duca di Orleans Reggente della Francia, nacque a Parigi, e fu figlio d'un'Ebanista del Re, che l'allevò nel disegno: ma scoperte le naturali disposizioni del figlio per l'Architettura, gli fece imparare la Matematica, ed in seguito fu impiegato a travagliare d'ordine di M. Mausard Sopraintendente alle fabbriche Reggie, intorno le opere di cui impiegò circa un'anno; dopodichè tutto desideroso, e più ardente, che mai di perfezionarsi in arte sì bella, venne in Italia Pensionario prima creato dal Re, e soggiornò in Roma, ed in Lombordia per lo spazio di otto anni, disegnandovi tutti i Monumenti antichi, e moderni, ed ha condotte, dirette, ed ultimate più fabbriche, che fanno conoscere il felice, non che facile suo buon genio, e talento, come dalli differenti disegni, che di sua invenzione, e d'idea ha fatto eseguire in Parigi per S. A. R. Monsignore il Duca d'Orleans Reggente: così ha fatto ancora per più Chiese, e case particolari. Gli stranieri pertanto lo riconoscono d'una superiorità mirabile nel suo sapere, e ricorrono a lui per averne i loro occorrenti disegni.
</p><p>Gillingero Pittore in Berlino al servigio del Serenissimo Elettore di Brandemburgh; sul metodo d'Antonio Vandich tinse molte tele, e muri; ma con la penna superò i pennelli, avendo con diversità di caratteri riportato fama d'insigne Scrittore. Sandrart fol. 384.
</p><p><pb facs="00216" n="192"/>
Ginevra Cantofoli Pittrice Bolognese, perfezionata dalla Sirana; passò da piccioli quadretti ad opere grandiose, come si vede nelle tavole d'Altare in S. Procolo, in S. Maria della Morte, in S. Giacomo, ed in altri luoghi. Malvasia par. 4. fol. 487.
</p><p>Giodoco Aman Tigurino dipinse sopra i vetri, e disegnò a penna meglio d'ogn'altto Scrittore dei suoi tempi 1588. Compose varj Libri di figure della Bibbia, d'istorie Romane, di caccie, di pescaggioni, di varietà d'abiti religiosi, di piante di Città, e di fatti rusticali, molti dei quali diede alle stampe in legno: morì in Norimberga. Sandrart fol. 243. Giodoco è lo stesso che Giuda.
</p><p>Giodoco Maurer chiaro per la geometria, illustre per la Pittura, celebre per la Geografia, acclamato per l'Oroscopia, e per l'Astronomia, e famoso per la Poesia, come dai Salmi Davidici in elegantissimo metro donati alle stampe. Per tante rare qualità, e singulari virtù, il Senato Tigurino l'inalzò all'ordine dei Senatori, poi alla Prefettura della sua Patria, dove di 50. anni morì nel 1580. Sandrart fol. 243.
</p><p>Giorgio Bachman dimorò quasi sempre in Vienna, dove morì l'anno 1651. Questo graziosissimo Pittore dipinse quadri d'Altare nelle Chiese più rinomate, e fece somigliantissimi ritratti. Sandrart fol. 318.
</p><p>Giorgio Barbarelli nacque in Castelfranco (Terra del Trevigiano) Per certo grande, e decoroso suo aspetto si acquistò il nome di Giorgione: inclinato al disegno l'imparò da Gio: Bellino, e in poco tempo allontanandosi dalla dilicata maniera del Maestro si diede con disegno sicuro, e con forte maniera, e colorito con poche tinte addattate ai soggetti, a dipignere con tale franchezza, che arrecò gelosia grande al suo Maestro, ed a Tiziano. Accolta questa grave invenzione di tingere dai Dilettanti l'impegnarono a olio, e a fresco a lasciare vive memorie delle sue grandi idee, che sparse si veggono in pubblico, e in privato per Venezia, e per altri luoghi. Sebbene la morte lo rapì alla gloria in età di 34. anni, lasciò però tanti esemplari dell'opere sue, che gli artefici dopo di lui seguiti, hanno potuto apprendere la facilità, e il vero modo di colorire, coi quali si sono avanzati di gran lunga nell'arte della pittura. Ridolfi par. 1. fol. 77.
</p><p>Giorgio Bethle Scultore Alemano: giunse da Roma a Genova l'anno 1622. in tempo, che viveva il Paggi, al quale fece ricorso per godere della sua direzione, e patrocinio, e restò in tutto consolato, accreditandolo presso i Principi, e Cavalieri, ai quali intagliò mirabilissimi Crocefissi, e figurette d'avorio: partì poi per Lombardia, ma incontratosi nel contagio del 1631. morì. Soprani fol. 321.
</p><p>Giorgio Carmenton nato in Lion fu scolaro di Francesco Stella, dipigneva assai bene le Storie, ma il suo principale talento era nel dipignere Volte, e Vele di Camere, e di Sale, e ciò particolarmente ove entrava architettura, e prospettiva dipinta, Filibien par. 4. fol. 119.
</p><p><pb facs="00217" n="193"/>
Giorgio Cristofano Eimert di Ratisbona Architetto, ed Intagliatore in rame. Nel Libro intitolato Accademia Sandrart, sono molti rami, e ritratti dei Pittori di sue mani: dipinse quadri, ritratti, uccelli, e commestibili al naturale: lavorò architetture, ed archi trionfali con invenzione mirabile: fu perito negli annali di Svezia. Sandrart fol. 379. 375.
</p><p>Giorgio Damino da Castelfranco Veneziano, fratello di Pietro bravo Pittore, esercitossi nei ritratti piccoli: morì poco dopo l'anno della pestilenza del 1631. restò dopo lui la sorella Damina valorosa Pittrice, e d'altre singulari virtù adorna. Ridolfi par. 2. fol. 252.
</p><p>Giorgio del Grano Mantovano fu scolaro del Correggio, si vede in Parma nella Chiesa di S. Michele l'Altare maggiore da lui dipinto, parimenti nella Chiesa di S. Pietro l'Altare, dove sono la Santissima Vergine, i Santi Gio: Batista, e Cristofano: Nella Galleria Ducale evvi un quadro di lui, il quale dicesi, che fu disegnato, e ritoccato dal Correggio. Questo è un'Autore di buona classe, del quale niuno ha mai parlato.
</p><p>Giorgio Hoefnaghel Pittore d'Anversa ebbe gran talento in fare paesi, e perchè scorse varie parti d'Europa, sempre copiando alla campagna quanto vedeva di vago, di bello, e di curioso, diede campo alla Francia di fare una copiosa raccolta delle vedute di varie Città, ed intagliate in rame, darle alle stampe; terminò la vita l'anno 1610. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 275.
</p><p>Giorgio Pens Pittore, ed Intagliatore di Norimberga, andò a Roma, e con Marcoantonio Raimondi tagliò opere varie di Raffaello, e studiando da quelle: ritornò in Patria bravo Pittore, ed Inventore: intagliò molti rami dal 1530. sino al 1550. marcati con G. P. Sandrart fol. 222.
</p><p>Giorgio Perundt nato in Franconia l'anno 1603. Fu Scultore, Architetto civile, e militare, Metafisico, Chimico, Medico, Intagliatore in rame, Geografo, uomo finalmente da Principe, accolto da Monarchi in guerra, e in pace, sinchè idropico morì nel 1663. Sandrart fol. 342.
</p><p>Giorgio Petel Scultore Svezzese imparò da suo padre, andò poi a Roma, ed acquistò molto di perfezione con le regole del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>, onde le figure, che fece d'avorio, di legno, e di marmo, si vedono mosse con Rubeniana destrezza: morì circa il 1636. Sandrart fol. 340.
</p><p>Giorgio Scuvanhart portò il disegno connaturale dai suoi Antenati tutti pratici Pittori: apprese la scultura da Cristofano Arrigo, ed il dipignere sopra vetri da Gasparo Lehmani; tanto crebbe col tempo la fama di lui, che fu caro ai Principi, ed ai Monarchi, daj quali riportò grazie, doni, ed amplissimi privilegj. Sandrart fol. 344.
</p><p>Giorgio Vasari seniore figlio di Lazzaro Pittore Aretino, dilettossi d'antichità, lavorò di vasi, e di rilievo insieme con tutti i cinque suoi figliuoli: morì d'anni 68. nel 1484. e fu sepolto nella Pieve d'Arezzo. Giorgio Vasari juniore Pittore, Architetto, e Scrittore delle Vite dei Pittori, fu figlio d'Antonio, ebbe i primi principj del disegno da Guglielmo Marzil<pb facs="00218" n="194"/>la, nominato il Prete Gallo, ed in Firenze si perfezionò nelle Scuole d'Andrea del Sarto, e del Buonaroti. Andò a Roma, ivi copiò quanto vide di più singulare in pittura, in architettura, ed in iscultura; tanto là si spinse col sapere, che meritò servire i Pontefici Paolo III. Giulio III. Clemente VII. e Pio V. In Firenze Alessandro, e Cosimo Gran Duca; In Bologna, in Venezia, in Ravenna, in Rimino, in Arezzo, in Pisa, in Pistoja, in Perugia, in Napoli, ed in altre Città, Principi, Cavalieri, e Monasterj. Furono sì copiose l'opere sue, che sembra impossibile nel corso di 63. anni aver tanto operato in architettura, in pittura, ed in Libri dati alle stampe. Dalla natura però riportò molti doni, e furono il disegno connaturale, la copiosità dell'invenzioni, la facilità, la dolcezza, la prestezza nel colorire. Fu pratico delle storie, e delle favole. Fu amico dei Poeti, e degli Scrittori, amato dai suoi Principi naturali, beneficato dagli Stranieri, desiderato dalle Spagne: finalmente l'anno 1574. morì in Firenze, e l'ossa sue furono portate nella Pieve d'Arezzo, per l'onorata sepultura. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 376. Baglioni fol. 11. Sandrart fol. 173. Il Cav. Giorgio Vasari di lui nipote, Pittore, ed Architetto descrisse in un libro stampato nel 1619. l'opere, che fece in Firenze nel Palagio Ducale.
</p><p>Gioseffo Agelio da Soriento scolaro del Cav. Roncalli dalle Pomerancie dipinse di prospettiva, e di figure, ed ajutò molti Pittori in varj luoghi pubblici di Roma. Baglioni fol. 316.
</p><p>Gioseffo Ainz, o Enzo Pittore di Berna, col Spranger, con l'Hoefnaghel, con il Bruguel, con il Sadeler, e con altri salariato da Ridolfo II. Imperadore, fu mandato a Roma, ed a Venezia per copiare le più insigni pitture, e statue, massimamente la Leda, tanto decantata del Correggio, e questa la riportò tanto mirabilmente, che acquistò oltre un'annuo augmento, tutta la grazia di Cesare. Consumò in quella Corte molti anni dipignendo opere grandiose, dal Sadeler, e dal Mayr intagliate. Era da tutti amato per l'amena, ed erudita conversazione; dispiacque all'Imperadore, alla Corte, ed a chi l'aveva conosciuto la morte di lui, che seguì in Praga, dove ebbe sepoltura in S. Giovanni. Da questo nacque un figlio per nome anch'esso Gioseffo, detto il giovine, il quale nelle bizzarie, nei capricci, nelle fantasie di sogni, di chimere, di mostri, d'animali, e di trasformazioni in piccole figure non ebbe pari: con queste guadagnossi la grazia di molti Principi, ed in ispezie d'Urbano VIII. che lo creò Cavaliere dello sprone d'oro. Sandrart fol. 277. Boschini fol. 62. 534.
</p><p>Gioseffo Antonio Caccioli figlio di Gio: Batista Pittore Bolognese, portò dalla natura l'inclinazione al disegno, nè potendolo imparare dal padre, che lo lasciò d'anni tre, andò poi a cercarlo da Giofeffo Roli; assicurato nel disegno fece qualche cosa a olio, ma il suo talento è di lavorare a fresco le figure, come ha satto più volte in Firenze, ed in Bologna, in<pb facs="00219" n="195"/>molti luoghi, e particolarmente col suo Maestro nella Volta della Chiesa di S. Paolo, avendo servito di quadratura, e d'architettura Pietro Farina Bolognese, scolaro d'Antonio Roli, ed in Germania per servigio del Serenissimo Principe di Baden, come si dirà in Gioseffo Roli. Vive in Bologna.
</p><p>Gioseffo Antonio Castelli, detto il Castellino, nacque in Monza (luogo riguardevole dieci miglia da Milano lontano) e fu allevato dal famoso Mariano seniore nell'architettura, e nella prospettiva, nelle quali riuscì molto dolce, ed ameno nel colorire, e negli arabeschi, fiori, frutti, ed altro è inarrivabile; nei lavori si serve di Gioseffo suo nipote, e di Giacomo Lecchini suo parente, i quali sotto le direzioni di lui attendono a perfezionarsi nell'arte: vivono in Milano.
</p><p>Gioseffo Arcimboldi stravagante Pittore Milanese, servì Massimiliano II. e Ridolfo II. Imperadori, con bizzarri pensieri pittorici, e furono le quattro Stagioni, ogn'una dipinta coi suoi geroglifici, cioè la Primavera tutta di fiori, l'Estate tutta coperta di legumi, e di spiche, l'Autunno tutto di frutti, e l'Inverno in forma d'Albero. Con diversi stromenti da cuccina figurò il Cuoco, con quelli della cantina il Canavajo, con diversità d'uccelli il Cacciatore, &amp;c. Nelle mascherate poi, o fabbriche d'instrumenti diversi, nei ponti, o teatri, &amp;c. fu mirabilissimo. Fioriva nel 1590. Lomazzo Idea del Tempio fol. 154.
</p><p>Gioseffo Arighini Bresciano servì di Pittore, e d'Architetto il Serenissimo Principe di Bransuich, e gli anni scorsi fu mandato da quel Principe in Italia, in Francia, ed in Germania per osservare minutamente la struttura, e magnificenza dei Teatri. Cozzando fol. 130.
</p><p>Gioseffo Axareto Genovese scolaro, e figlio dello spiritoso Giovachino, che morì l'anno 1649. Mostrava il giovinetto straordinaria disposizione di seguire lo stile paterno, con regolato disegno, ed ameno colore, quando morte immatura lo rubbò al Mondo. Soprani fol. 172.
</p><p>Gioseffo Badaracco, detto il Sordo, dalla durezza dell'udito, con profitto in Genova scorse le Scuole di belle lettere, passò al disegno sotto il Padre Bernardo Strozzi, ed al celorito sotto Gio: Andrea Ansaldi: partì poi per Firenze, e tanto s'invaghì dei dipinti d'Andrea del Sarto, che giurò volerlo imitare, come in fatti seguì nella diligenza, nel componimento, e finimento tale, che ivi acquistò molto onore, ed altretanto di gloria nella sua Patria, dove cristianamente morì l'anno 1657. Lasciò Raffaello il figlio pratico nel disegno. Soprani fol. 205.
</p><p>Gioseffo Carloni Scultore Lombardo fratello di Taddeo, dal quale imparò l'arte, e lavorarono insieme in Genova, per la Francia, per la Spagna, per l'Inghilterra, e per Mantova. Era deboluccio di stomaco, che però consigliatagli dai Medici la mutazione dell'aria, andò a Rovo (Patria dei suoi Antenati) ed ivi lasciò la vita. Rimasero dopo lui Bernardo, e Tommaso suoi figli, il primo dei quali fu chiamato a Vienna per la Maestà dell'<pb facs="00220" n="196"/>Imperadore, e lavorò molti marmi, ma presto morì; il secondo si fermò molto tempo a scolpire in Genova, poi fu condotto a Turino per servigio di quell' A. R. la quale vedendo morire un tanto virtuoso, ordinò, che fusse onorato il di lui deposito con statua, ed epitafio. Soprani fol. 297.
</p><p>Gioseffo Carpi nacque in Bologna con un genio particolare all'architettura, ed alla prospettiva: ottenute le regole di quelle da Ercole Graziani è divenuto Pittore da Camere, e da Teatri, e sono suoi lavori in Pesaro, in Venezia, in Bologna, ed in altri luoghi. Egli ha grande spirito, aggiustato disegno, pastosità, e buon fondo nel colorire, per le quali prerogative non è scarso d'impieghi. Vive in Patria.
</p><p>Gioseffo Cesari d'Arpino: d'anni 13. si partì dalla Patria, ed entrò in Vaticano a servire i Pittori di Papa Gregorio XIII. dipinse un giorno di nascosto certi Satiretti, i quali osservati con istupore dal Pontefice, furono cagione, che lo provvedesse di dieci scudi al mese, acciochè ajutasse la sua povertà, e s'incoraggisse nello studio della pittura, la quale in un'anno imparò sotto la condotta di quei valenti Maestri, coi quali entrò a parte col pagamento d'uno scudo d'oro al giorno: Crebbe tanto la fama di Gioseppino d'Arpino, che le Chiese, i Palagi, e le Corti principali di Roma, di Napoli, e di Francia sospirorono la dolcezza dell'opere sue: fu onorato dell'ordine di S. Michele da Lodovico XIII. di Francia, e da Clemente VIII. dichiarato Cav. dell'Abito di Cristo: carico di gloria, e di ricchezze ottogenario morì l'anno 1640. sepolto in Ara Caeli. Baglioni fol. 367.
</p><p>Gioseffo Chiari Pittore Romano allievo del Cav. Maratti, al quale ha sempre fatto onore, col dipingere opere private, e pubbliche, come si può vedere nella Volta della Cappella dei Montioni, nella Chiesa di Monte Santo; nella Cappella parimenti dei Marcaccioni, nella Chiesa di S. Maria del Suffragio ha dipinto i due quadri laterali, in uno la Natività di M. V. nell'altro l'Adorazione dei Maggi. D'ordine poi di Nostro Signore ha colorito il Profeta Abdìa nella Basilica di S. Gio: Laterano, e vive in Roma.
</p><p>Gioseffo Crespi, o Cresti, detto lo Spagnuolo, nacque in Bologna l'anno 1666. inclinato al disegno andò ad impararlo da Angelo Michele Toni; nel tempo poi che il Canuti dipigneva la Libraria di S. Michele in Bosco, si ritrovava il Crespi con altri giovani a disegnare le belle opere dei Carracci in quel Claustro dipinte, ed il Canuti vedendo di questo giovinetto la disinvoltura, la grazia, e la buona disposizione nel disegnare, lo bramò suo scolaro; e parzializandolo cogl'insegnamenti lo lasciò alla sua morte in tal posto, che ha potuto servire col suo grazioso disegno, e forte colorito l'Italia, la Germania, e dare alle stampe varj capricci. Quindi è, che divenuto uno dei migliori Pittori di Bologna, ognuno cerca di avere qualche di lui dipinto, in cui sempre si trova quel tutto, che si ricerca in un celebre Pittore: vive felice in Patria, dove insegna con amore ai suoi scolari.
</p><p><pb facs="00221" n="197"/>
Gioseffo Cristona nato in Pavia l'anno 1664. ha avuto per Maestro Bernardino Ciceri, ha studiato in Roma, e ritornato in Patria s'è esercitato in varj luoghi; è di buon gusto in piccolo: dove poi introduce il paese, molto diletta per una certa frasca ben mossa, e leggiermente battuta dal vento. Vive in Patria.
</p><p>Gioseffo Danedi, e Gio: Stefano fratelli, detti i Montalti, nacquero in Treviglio (Stato Milanese) inclinati alla pittura, il primo l'imparò da Guido Reni in Bologna, il secondo dal Cav. Morazzoni in Milano. Fatti Maestri ebbero occasiono di mostrare il loro spirito in pubblico, ed in privato, cioè in Milano, in Turino, ed in altri luoghi, con quantità d'operazioni, per la lunga, e felice vita, che condussero. Gioseffo visse sino alli 70. anni, e Gio: Stefano sino agli 81. del 1689. amendue furono sepolti nella Parocchiale di S. Pietro di Milano. M. S.
</p><p>Gioseffo Flepp ritrattista, prospettivista, figurista, agrimensore, Pittore di fiori, e di frutti, apportò gran dolore alla sua Patria di Berna, quando l'anno 1641. morì. Sandrart fol. 245.
</p><p>Gioseffo Franchi dai Monti, detto dalle lodole, per essere stato famoso cacciatore di quelle con varie invenzioni: fu uno di quei buoni Pittori, che dipinse in Vaticano con lo Scalvati, col Salimbeni, col Lilio, con Gio: Batista da Novata, col Cav. Guidotti, collo Stella, col Nogari, con Arrigo Fiammingo, e con altri. Ab. Titi fol. 415.
</p><p>Gioseffo Gambarini nacque in Bologna l'anno 1679. e fu scolaro di Lorenzo Pasinelli: vide poi Roma, si trattenne in Venezia, e ritornò alla Patria ben munito di quelle belle, e forti maniere, che lo rendono al giorno d'oggi prattico Pittore a fresco, ed a olio, come si può vedere nella Chiesa di S. Petronio in Roma, nel Palagio Tassoni in Ferrara, in Casa Belloni in Bologna, ed in altri luoghi. Egli cerca con sommo studio di ben colorire l'opere sue, e di dargli quella forza, che loro è necessaria per farle comparire d'un gradimento universale. Vive in Patria.
</p><p>Gioseffo Ghezzi nacque nella Terra della Comunanza d'Ascoli l'anno 1634. e con i principj di Sebastiano suo Padre, che fu scolaro del Guercino, inclinò alla pittura: morto il genitore, andò a Fermo per istudiare Legge, e Filosofia; nel progresso di quegli studj non abbandonò quelli della pittura, ma fattosi amico Lorenzino primario Pittore di quella Città, s'avanzò con riguardevole profitto nell'arte. Compiuti gli studj, andò a Roma, dove lasciò la legge, ed abbracciò con rigorosa attenzione la pittura, e perchè dalla lettura dei buoni libri apprese quanto sia necessaria la teorica al Pittore, per questa strada ha condotto Pierleone il figlio spiritoso Pittore, del quale si parlarà a suo luogo. Gioseffo poi oltre le opere dipinte in diecisette Chiese di Roma a concorrenza del Baldi, del Saiter, del Passari, del Parodi, e di altri valenti Pittori, dipinse nella Chiesa Nuova i due quadroni, uno della Creazione d'Adamo, ed Eva, l'altro della Risurrezione dei Morti, e con distinzione da tutti gli altri, gli furono com<pb facs="00222" n="198"/>messi ancora i due Ovati nella Nave di detta Chiesa, in uno la Maddalena, nell'altro la Rebecca, ed il quadro dell'Altare dedicato all'Assunzione di M. V. L'anno 1674. fu scritto tra gli Accademici del disegno di San Luca, e dichiarato Segretario, e per l'Accademia molto si è affaticato, con la penna sino ai giorni presenti, o colle relazioni stampate, o col ritrovamento dell'unica, e singulare Impresa di quella, o con i motti sentenziosi sparsi per la medesima, o con altro, come si dirà nel principio della Tavola II. di questo Libro. Fu parimenti dichiarato Arcade dell'Accademia Romana, e ripieno di merito, di virtù, e di anni 84. opera ancora a gloria delle belle Arti.
</p><p>Gioseffo Laudati nato in Perugia l'anno 1672. Imparò i principj del disegno da Pietro Montanini, poi in Roma per sette anni ebbe una parziale, ed amorevole direzione da Carlo Maratti: l'Anno Santo scorso ritornato in Patria, intendo da Persone degne di fede, che abbia dato saggio del suo nobile talento con vago, ed accordato colorito, ben sondatu disegno, ed ottima intelligenza nei componimenti; sichè per mezzo suo si è fatta vedere rifiorire la pittura in Perugia, che quasi estinta piagnevasi. M. S.
</p><p>Gioseffo Magnavacca nacque in Bologna l'anno 1639. fu Pittore, Antiquario di gioje, di medaglie, e di camei; dilettante di pittura, di libri singulari, e d'altre cose; ritrovandosi da giovinetto regalato in Lodi di certe medaglie antiche, e sentendo in Roma un perito altamente favellare di quelle, tanto s'accese nel diletto di studiare sopra quei ritratti, e roversci, che riuscì uno dei principali Intendenti d'Europa. Andò per tre anni in Polonia, e sì franco riportò quel linguaggio, che da Bologna a Roma servì d'Interprete a gran Dama Polacca. Ritornato, ricevette il lume del disegno, e del colorito dal Guercino. Instancabile poi nella lettura dei rari libri, compì preziosa Libraria; infaticabile nel cercare pitture, e disegni, ne gode copiosa raccolta; insaziabile d'antichità, di medaglie, e di camei, ne possiede ricco Museo, nel quale è libero l'ingresso a Principi, ai Cavalieri, ed ai Dilettanti. Io debbo molto a questo Virtuoso, per le notizie favoritemi in voce, in libri, ed in manuscritti antichi per compiere questo mio Libro.
</p><p>Gioseffo Maria Bartolini nacque nella Città d'Imola l'anno 1657. studiò il disegno, e la pittura in Bologna nella Scuola di Lorenzo Pasinelli, poi in Forlì in quella del Cavaliere Carlo Cignani. nella quale tanto si approfittò, che ha compiute, a olio, e a fresco molte opere private, e pubbliche per le Chiese della sua Patria, e per molte altre della Romagna, encomiate da varie penne erudite, e alcune sono intagliate alle stampe. Non manca al presente di erudire la gioventù nell'arte del disegno, colle continue Accademie, e con li dotti insegnamenti.
</p><p>Gioseffo Maria Metelli nacque in Bologna l'anno 1634. da Agostino celebre in quadratura, e in architettura, e che gli fu Maestro: di genio nobile,<pb facs="00223" n="199"/>Sonatore universale, Cacciatore, Intagliatore in rame, e Pittore, praticò le scuole dell'Albano, del Guercino, del Torri, e del Pesarese. Fece vedere qualche opera dipinta al pubblico; ma la più parte del tempo lo spese nell'intagliare, o l'opere di famosi Mastri, o le sue capricciose invenzioni, che sono in tale, e tanta copia, che formano un Libro voluminoso, come dal catalogo di quelle, dato alle stampe con i prezzi loro. Ultimamente inventò certe pitture ammovibili, che a forza d'un facile ordegno muovono le mani, gli occhi, i piedi &amp;c. e si esercitano o in lavori, o in giuochi, o in bizzarre operazioni: morì a dì 29. Gennajo 1718. e fu sepolto nella Chiesa dei Padri Serviti.
</p><p>Gioseffo Mariani Milanese figlio, e scolaro di Domenico, dal quale imparò i principj della prospettiva, e dell'architettura: desioso di girare il Mondo venne a Bologna; dove si trattenne per molto tempo, e praticò coi primi Maestri di quadratura; andò poi a Genova, a Roma, a Napoli, ed a Vienna, dove acquistarono gran lode i suoi belli dipinti: ora vive in Patria.
</p><p>Gioseffo Mazza da Cammillo Plastico, e Statuario nacque in Bologna l'anno 1652. studiate l'opere dei Carracci nel Palagio dei Signori Fava, e nella scuola del Pasinelli il dipinto, si diede alla plastica, ed alla Scultura con tale, e tanta grazia, che è indicibile descrivere l'amore, la morbidezza, le belle ciere, e l'erudite invenzioni, con le quali termina i suoi bassi, ed alti rilievi in terra, in marmo, o in bronzo. Vive questo Virtuoso in Patria.
</p><p>Gioseffo Mazzoli Scultore Sanese, scritto nel catalogo dell'Accademia Romana l'anno 1679. Nel Deposito di Papa Clemente X. scolpì la statua della Fortezza; Lazzaro Morelli fece quella della Fedeltà; Ercole Ferrata il Pontefice; Filippo Carcani le due Fame; l'Urna Leonardo Reti, e fece il basso rilievo di quella; l'architettura poi fu di Mattia Rossi. Titi fol. 11. Gioseffo Mazzoli Ferrarese dipinse in varj luoghi della sua Città; fu sepolto in S. Andrea; fiorì nel 1586. e ne parla il Superbi fol. 125. che lo chiama il Bastaruolo.
</p><p>Gioseffo Mazzoni nacque in Bologna l'anno 1678. fu scolaro del Pasinelli, poi di Gio: Gioseffo del Sole; con un certo colorito gradevole si fece luogo per entrare in diverse Chiese, e Palagi a fresco, e a olio, e li riuscì con felicità in Romagna, in Turino, ed in Bologna, dove le opere sue hanno buon posto con quelle d'altri Pittori di sua età. Vive in Patria.
</p><p>Gioseffo Meda Milanese scolaro di Bernardino Campi: dipinse cose varie a fresco, e a olio pubbliche, e private: fioriva nel 1565. Vedi Carlo Meda. Lamo fol. 56.
</p><p>Gioseffo Montano nato in Pesaro l'anno 1641. Dalla natura inclinato alla pittura, cercò il disegno dalle più belle opere dei suoi contorni, cioè da Bologna, da Parma, e da Roma; onde da se si può dire, che Pittore sia comparso: fra le rari doti di questo Virtuoso è ammirabile quella d'ac<pb facs="00224" n="200"/>quistare i quadri perduti con tale artificio, e maestria, che pare facci risorgere i Pittori, che li dipinsero a rinovarli, che però con Pontificio diploma resta salariato in vita, per assistere all'opere del Vaticano, e tenerle lontane dall'ingiurie del tempo, e conservarle. Si diletta di poesia, ed in quella tende all'eroico. Scrive le Vite dei Pesaresi Pittori, e di tutto lo stato d'Urbino, con promessa di darle alla luce. Il suo nome è celebrato nelle stampe dal Cav. Fontana, dal Padre Pozzi, e dal Bonanni nella sua Storia Vaticana a fol. 117.
</p><p>Gioseffo Moretto nacque in Bologna l'anno 1657. sino all'età di 30. anni professò l'arte dello Stampatore, d'indi invaghito del disegno, e dell'intaglio, particolarmente in legno, da se è giunto a tal perfezione, e tal finitezza, che i di lui intagli sembrano più tosto fatti col bulino, o con l'acqua forte sopra il rame, die in legno. Vive in Patria.
</p><p>Gioseffo Nasini Pittore Sanese, ed allievo di Ciro Ferri, è stato creato Cavaliere dall'Imperadore Leopoldo, con amplo Diploma, nel quale Sua Maestà dona a lui, ed alli suoi figliuoli 400. anni di nobiltà, ed il potere concorrere alli Benefizj, e Dignità Ecclesiastiche nella Germania. Trovasi in Roma, dove l'opere sue sono sempre state gradite da tutti. La Santità di N. S. l'ha eletto per uno di quei Professori, che hanno dipinto li dodici Profeti nella Basilica di S. Gio: Laterano, ed egli ha colorito il Profeta Amos.
</p><p>Gioseffo Nuvolone, dal nome di Panfilo suo Padre, nominato il Panfilo, Nacque in Milano l'anno 1619. Di 4. anni portato da istinto naturale, disegnò col carbone sopra d'un muro una figura, che fu il preludio di dovere riuscire valente Pittore, come in fatti è seguito. Disegnando dunque dall'opere migliori della Città, e quasi dissi di nascosto dei Genitore, giunse d'anni 16. a lasciare uscire dal suo pennello opere tali, che erano stimate del fratello maggiore Gio: Francesco. Fatta poi una maniera naturale sua propria, e particolare, è indicibile il dire quante volte comparve nelle pubbliche Chiese, nei Palagi, e nelle Gallerie con pennello erudito, risoluto, e ben tinto, sino all'età d'anni 84. in cui con franchezza, con intendimento, e con grazia, operò come se susse stato in verde età. Della nobiltà dei suoi Antenati ne parlano le storie di Cremona, e Mantova in una lapide sepolcrale di Carlo Nuvolone, sepolto in S. Andrea l'anno 1559. M. S.
</p><p>Gioseffo Orsoni nato in Bologna l'anno 1692. Studiò sotto Domenico Vianni il disegno, e le figure: ma per un genio singulare all'architettura teatrale diedesi ad osservare quelle dei primi Maestri, poi diretto da Pompeo Aldrovandini applicò totalmente a quella, onde nei Teatri di Genova, di Bologna replicatamente, e di Lucca ha mostrato il suo vivace, e spiritoso talento.
</p><p>Gioseffo Passari è nato in Roma l'anno 1654. Geniale del disegno, ebbe per Maestro Carlo Maratti, e tale su il profitto, che colorì diligenti, ed<pb facs="00225" n="201"/>ameni quadri in diversi Tempj. A concorrenza del Ghezzi, del Saiter, del Baldi, e del Parodi, colorì il Moisè sopra il Pulpito della Chiesa Nuova, in cui mostrò il suo valore, ed in altri luoghi. Morì in Roma a dì 7. Novembre 1715. dopo aver dipinto nella Basilica Vaticana un quadro.
</p><p>Gioseffo Pinacci nacque in Siena l'anno 1642. Applicato dal Parenti alle buone lettere, fu scoperto d'inclinazione più forte al disegno, e lo posero sotto Livio Meus. Capitato poi in quella Città Giacomo Cortesi, detto il Borgognone dalle Battaglie, si sentì guidare dal genio allo studio di quelle: passò poi a Roma, dove fu provveduto d'onorevoli impieghi: addestrata la mano a fare ritratti, dipinse tanto al naturale quello del Marchese del Carpio, che meritò di servire per le stampe. Dichiarato Vice Re di Napoli il Marchese suddetto, seco lo volle in qualità di Gentiluomo, e per servigio delle Altezze Serenissime di Toscana ivi lo mandò, e dipinte alcune battaglie, e ritratti, ritornò a Napoli sino alla morte del Vice Re. Fece ritorno a Firenze, dove godè la protezione del Serenissimo Gran Principe, e lavorò opere diverse. Tra le altre doti del Pinacci quella è rimarcabile, di avere una perfettissima intelligenza nel conoscere gli Autori delle pitture, e nel restaurare i quadri perduti, e guasti, con diversità di segreti per fare vernici, e colori, ed altre cose necessarie ai Pittori. Eleonora prima moglie di lui, dipinse fiori, frutti, cuccine con i suoi utensilj, ed altre galanterie a buona perfezione condotte.
</p><p>Gioseffo Piamontini Scultore nacque in Firenze l'anno 1664. fu scolaro di Gio. Battista Foggini: da S. A. R. fu mandato a Roma per istudiare l'antico sotto la direzione di Ercole Ferrata, ed in breve tempo fu notabile il profitto di lui; dopo chiamato alla Patria dal Gran Duca gli furono assegnate stanze, e provvisione. Datosi dunque ai lavori in marmo, fece statue diverse, gruppi di figure, e bassi rilievi per le principali Chiese, e Palagi. Per oltramontani Personaggi poi ha travagliato in bronzo, per formare gruppi di figure, e bassi rilievi, che sono stati sommamente graditi: Egli ha una singulare intelligenza nel far conoscere il più difficile dell' arte ridotto a perfezione, con sicuro disegno, e con pastosa tenerezza: per questa strada conduce Gio: Batista suo figlio maggiore, ed Antonio Montauti suo scolaro, i quali danno speranza di non riuscire inferiori al Maestro.
</p><p>Gioseffo Porta, detto del Salviati, o Veneziano, o Grafagnino, perchè scolaro del Salviati, ed ammogliato in Venezia. Nacque in Castel nuovo della Grafagnana l'anno 1535. Fu col suo Maestro a Roma, poi a Venezia, dove stabilì la stanza; pratico nel dipignere a olio, ma più a fresco aggiugnendo la Veneziana alla Romana maniera, non gli mancò da travagliare nei Palagi, nelle Sale, e nelle Chiese. Giunse la fama del suo valore a Roma, e lo volle Papa Pio IV. per dipignere nella Sala Regia Federico I. Imperadore, che bacia il piede a Papa Alessandro III. opera,<pb facs="00226" n="202"/>che gli fu rimeritata con mille scudi d'oro. Ritornò a Venezia, dipinse, scrisse, e designò varie matematiche figure, le quali pensava dare alle stampe, ma sopravenuto dalla morte, gettò gli scritti nel fuoco, e d'anni 50. morì. Ridolfi par. 1. fol. 221.
</p><p>Gioseffo Puglia Romano, detto del Bastaro, attese alla pittura, e nel buon fresco fece grande riuscita: nei Chiostri della Minerva, nella Basilica di S. Maria Maggiore, in S. Girolamo dei Schiavoni, ed in altri luoghi si conosce lo spirito di questo giovine, il quale fu portato via dalla morte nel fiore della sua virtù. Baglioni fol. 351.
</p><p>Gioseffo Ribera, detto lo Spagnoletto, perchè nativo di Valenza; studiò sopra l'opere del Correggio in Parma, ed in fatti chi vede il quadro dipinto nella Chiesa di S. Maria Bianca di Napoli, lo stimarà del Correggio, e non del Spagnoletto. Per abbattere poi l'opere del Dominichino in quella Città, infierì la maniera con i colori del Caravaggio, e tanto si stabilì negli orrori, che si fece connaturale il dipignere dilaniati Bartolomei, arrostiti Lorenzi, Stefani lapidati, Isioni su le ruote, Tizzj sbranati, Tantali tormentati, e simili tragiche operazioni, con le quali diede sommamente nell'umore di Napoli. Quando, e dove terminasse i suoi giorni, non ne parlano il Baldinucci, nè il Sandrart a fol. 182.
</p><p>Gioseffo Roli nacque in Bologna l'anno 1654. diretto da Gio: Batista Caccioli, e dal Canuti fu erudito nella pittura insieme con Antonio il fratello nella quadratura; basta vedere la Volta della Chiesa di S. Paolo di Bologna, chi vuole conoscere la pratica di questi due Valentuomini, che ancora in altre Città si sono fatti conoscere, particolarmente Gioseffo in Germania, dove servì il Principe di Baden, a cui dipinse il gran Salone, e diresse Gioseffo Antonio Caccioli suo allievo, e figurista, e Pietro-Francesco Farina allievo d'Antonio Roli quadratorista per le pitture, ed architetture fatte nelle stanze, e gabinetti del Palagio, le quali furono molto gradite da quel Serenissimo. Vive in Patria.
</p><p>Gioseffo Scolari Vicentino praticò la Scuola dei Maganza, e riuscì buon Pittore, che servì al privato, e al pubblico: il suo fare era più tosto a fresco, e a chiaroscuro, con certe tinte gialle, che a quei tempi del 1580. piacevano, e perchè era franco nel disegno, Andrea Andriani Intagliatore in legno Mantovano intagliò un Cristo portato alla sepoltura, disegnato dal medesimo. M. S.
</p><p>Gioseffo Suitter, overo Svizzero di Berna, scolaro di Hans Aken, andò a Roma col suo Maestro, dove si fece diligente coloritore: si portò a Venezia., e nel disegnare le belle cose dell' una, e dell'altra Città ebbe pochi pari. I disegni di costui vennero in tanta stima appresso l'Imperadore, che volle tenerlo a sue spese gran tempo in Roma, acciochè disegnasse per lui tutte le cose antiche di quella Città. Fioriva circa il 1590. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 124.
</p><p>Gioseffo Tortello nacque in Brescia d'onesti parenti l'anno 1662. terminati<pb facs="00227" n="203"/>gli studj di belle lettere, di Filosofia, e d'Instituta, portato dal genio alla pittura, e da se applicò al disegno, ed al colorito con incredibile avanzamento: desioso poi di maggiore perfezione scorse sino a Napoli, ed osservò in ogni luogo i migliori Maestri: ritornato alla Patria, e ritrovate anguste quelle mura alle vaste idee, che nudriva, passò a Venezia, nè gli mancavano impieghi confacenti al suo talento: ne fà onorata memoria l'Averoldi a fol. 207.
</p><p>Gioseffo Vasconio Romano, a olio, ed a fresco con diligente maniera si fece conoscere per bravo Pittore entro, e fuori della sua Patria. Fu scritto al catalogo de i Pittori l'anno 1657.
</p><p>Gioseffo Vermiglio Pittore Turinese, sono opere sue in Milano nelle Chiese di S. Gio: in Conca, di S. Eufemia, di S. Martino, e di S. Gioseffo. M. S.
</p><p>Gioseffo Verner di Berna, sgrossato nel disegno dal Padre, fu dato in custodia a Matteo Meriani celebre Pittore di Francfort per il colorito, e sotto di quello dipinse opere lodevoli. Andò a Roma, e nelle carte pecorine dipinse belle storiette a gomma, vendendole a gran prezzo per le Gallerie; Viaggiò per Parigi, e ritrovò buon posto in Corte, dipignendo nello stile medesimo le Reali imprese. Partì per Germania; lavorò in Augusta, si fermò in Baviera, e per la Serenissima Elettrice colorì i Misterj di M. V. pagati 100. ducati d'Ungaria l'uno. Dipinse in minute figure capricciose fantasie, con animali, e paesi; fece molti ritratti, riportando dall'opere sue catene d'oro, e ricco valsente. L'anno 1683. andò a Monaco, dove dipinse due bellissimi quadri a olio: in uno v'è Teti sopra la conchiglia marina attorniata dagli amorini; nell'altro la Cena di Cristo con gli Appostoli, per la Chiesa di S. Croce. Sandrart fol. 330.
</p><p>Gioseffo Viviano nato a Lion discepolo di Carlo le Brun, è stato eletto da S. A. Elettorale di Baviera per suo primo Pittore, di cui ha fatto il ritratto istoriato, che è stato intagliato da Gio: Audran: si distingue dagli altri Pittori per i belli ritratti a pastello, che egli cava dal naturale, ed e tra i Professori dell'Accademia Reale.
</p><p>Gioseffo Zanata Milanese scolaro di Carlo-Francesco Nuvolone. Questo erudito Pittore vive nella sua Patria, dove fa comparire l'opere sue dipinte in pubblico, ed in privato.
</p><p>Gioseffo Zarlati Modonese, deve avere buon luogo vicino agl' Intagliatori in rame, come quello, che ebbe tant'arte nelle belle idee, negli ornamenti di testa, negli abbigliamenti donneschi, nelle graziose attitudini, e nel tutto insieme sì bene inteso. Se il Cielo gli avesse concesso lunga vita, averebbe arricchito il Mondo d'opere maggiori. Vidriani fol. 339.
</p><p>Giotto Pittore, Scultore, ed Architetto nacque in Vespignano Territorio Fiorentino l'anno 1276. da Bondone lavoratore campestre: pascolando le pecore passava il tempo nel ritrarle sopra lastre di pietra, o disegnarle nella polve; Sopragiunto da Cimabue, e scoperto il genio pittorico del pastorello, con licenza del Padre, lo condusse a Firenze, per praticarlo<pb facs="00228" n="204"/>nel disegno. Cangiò ben presto il bastone in pennello, e principiò a dipingere cose varie, parti colarmente cose sacre per le Chiese di Firenze, e molte ne fece in Assisi: ritrasse ancora Dante il Poeta, ed il Brunetto suo Maestro, ed altri ancora; questi furono cotanto simili, che sembrarono miracolosi. Fu il primo, che scorciasse, movesse, ben vestisse le figure, e pig nesse paesi, onde era chiamato il discepolo della natura. Da Papa Benedetto IX. richiestogli un disegno, intinse un pennello nel colore, e con una girata di mano tirò un circolo così rotondo, che il compasso perfettamente lo circondava; per tale franchezza ordinò dunque il Papa, che lavorasse in Vaticano, e meritò molte grazie, e 600. scudi d'oro da Sua Santità. Morto poi il Pontefice, e creato Clemente V. lo condusse in Avignone, ed in Francia, dalla quale portò a Firenze gran quantità di ricchezze. Fu dichiarato Cittadino, e provvisionato di 100. scudi d'oro annui per gli onori riportati alla Patria. Consumato dai lunghi viaggi, e dalle molte fatiche, sessagenario lasciò l'anima a Dio, il corpo alla terra, sepolto in S. Maria del Fiore, e i suoi disegni agli scolari. Vasari par. 1. fol. 36. Baldinucci, Sandrart, &amp;c.
</p><p>Giovachino Axareto nato in Genova l'anno 1600. Portò dall'utero materno una tale inclinazione al disegno, che da fanciullo altro non faceva, chesegnare muri, carte, e tavole; perlochè entrato nella scuola di Luziano Borzone superò in poco tempo tutti gli altri compagni: per certo accidente poi passato a quella di Gio: Andrea Ansaldi, in età di 16. anni comparve in pubblico; nell'Oratorio di S. Antonio Abate dipinse la vittoria di quel Santo contro le diaboliche tentazioni, e riportò fama di provetto Pittore. Con qual forza poi, con quale studio, prestezza, ed arte proseguisse tante altre opere per la sua, e per altre Città, si ricerchi dal Soprani fol. 167. basta il dire, che vi furono case intere ripiene d ei suoi quadri, e pure non contò, che 49. anni di vita.
</p><p>Giovachino Buecklaer d'Anversa, addestrato nel disegno, e nel tagliare in rame da Pietro Artens, lavorò con franca maniera fiori, frutti, pesci, carne, ed altri commestibili, vendendoli a buon mercato, onde vi fu chi se ne profittò dopo la sua morte, ricercati a prezzo rigoroso: dipinse ancora tavole d'Altare con lode non vantò di vita altro, che 40. anni. Sandrart fol. 251.
</p><p>Giovachino Paternier da Dinante felicissimo Pittore nel dipignere a fresco storiati paesi, &amp; a olio eruditi quadretti, che appena terminati erano comperati a gran prezzo dagl'Intendenti: ogni suo guadagno spendeva alla taverna, nè era possibile, che ritornasse ai pennelli, sinochè non aveva il tutto consumato: Sandrart fol. 234.
</p><p>Giovachino Pizzoli nato in Bologna l'anno 1652. è stato allievo di Agnolo Michel Colonna, e nella quadratura, sì in Francia, come nella sua Città, ove al presente dimora, ha dato saggio del suo spiritoso talento.
</p><p>Giovachino Sandrart da Stochai nacque l'anno 1606. d'antichissima, e no<pb facs="00229" n="205"/>bilissima Prosapia; portò dalla natura un'ardente desìo al disegno; tirò dunque i primi erudimenti di quello da Egidio Sadeler, e della pittura gl'insegnamenti da Gerardo Hundorst con tanta prestezza, che gli fu compagno in Inghilterra nell'opere ordinate da Carlo Stuardo. Passato in Italia, copiò, per diletto, dei più celebri Maestri le insigni pitture. Per servigio del Monarca delle Spagne, eletti dodici dei più famosi Pittori, per compiere d'una stessa misura dodici quadri; ebbe l'ultimo luogo nella nomina, ma fu stimato in Roma dei primi nel suo Seneca svenato; gli altri furono Guido Reni, il Guercino, l'Arpino, il Cortona, Valentino Colombo, Andrea Sacchi, il Lanfranchi, il Domenichino, Poussin, il Cavalier Massimi, ed Orazio Gentileschi. Ritornato in Germania, in Norimberga diede alle stampe Libri d'architettura, di scultura, e delle Vite dei Pittori, formandone un bellissimo Libro in foglio e questo è quel Sandrart, che tante volte si nomina in quest'Opera. Fu onorato dell'ordine dei Palmigieri, e fu Consigliere dell'Elettore Palatino. Gli onori ricevuti per le sue grand'opere dagl'Imperadori, Re, Duchi, e Monarchi sono indicibili, e si possono leggere nel fine del suo Libro, dove è notata l'ultima fattura del Giudizio universale, che dipinse l'anno 1683.
</p><p>Giovachino Utenval nato in Traject l'anno 1566. da padre accreditato nei lavori di smalto, imparò da Joann. Baer; girò l'Italia; si fermò per qualche tempo in Francia; ritornò alla Patria, ed in ogni luogo lasciò belle memorie del suo alto sapere. Sandrart fol. 280.
</p><p>Giovanna Garzoni della Città d'Ascoli insigne Miniatrice, la quale per il suo cognito valore fè vedersi nelle più celebri Città d'Italia, e dimorò lungo tempo in Firenze, dove acquistò ricchezze, e molti luoghi di Monte, lasciando ivi bellissime memorie della sua rara virtù. In vecchiaja si fermò in Roma da tutti stimata, dove in età decrepita morì, e lasciò erede l'Accademia del disegno di S. Luca, non solo degli stabili, ma ancora di quantità di disegni d'Uomini illustri; perlochè l'Accademia gli alzò una memoria col suo ritratto, ed inscrizione fatiagli da Gioseffo Ghezzi Pittore, e Segretario di detta Accademia.
</p><p>Giovanna Marmocchini Cortesi Cittadina Fiorentina, moglie di Giuliano Fratellini, nacque l'anno 1670. Imparò il disegno da Livio Meus, e da Pietro Dandini; quindi persuasa dalla Gran Duchessa Vittoria (a cui si fece conoscere) ad imparare la miniatura, ebbe per direttore il P. Ippolito Galantini Cappuccino Miniatore di non poca stima; esercitandosi dunque sempre in quest'arte fu adoperata dalle A. A. Serenissime in diverse occasioni, e particolarmente nel fare ritratti al naturale, somigliantissimi di grandi Personaggi, e Dame: questi conduce ancora a pastello, ed a olio con non disuguale perfezione. Al presente è trattenuta in Siena da quella Serenissima Gran Principessa Violante Beatrice, che di quella Città è Governatrice, e presso la quale và sempre operando con gloria della Patria.
</p><p><pb facs="00230" n="206"/>
Giovanni Abak nato in Colonia d'Agrippina nel 1556. il padre fu d'Aquisgrana, onde fu anco detto Gio: Aken: nel tagliare in rame, seguì il metodo del Spranger; nel dipignere in Venezia, la pratica di Gasparo Rems, e del Moretto. Fu adoperato dai Principi, dai Re, e dall'Imperadore Ridolfo. Accumulò tante ricchezze, che niuno lo potè uguagliare nei suoi tempi. Sandrart fol. 276.
</p><p>Gio: Abeyk sortito dalla Fiandra circa il 1370. Fu Pittore in Bruges, e da molti, come pure dal Vasari è chiamato Gio: da Brugia; si crede che imparasse il dipignere da Uberto suo fratello maggiore: si dilettò d'alchimia; fece molte pruove di nuovi colori, e fu il primo, che inventasse la vernice, ed il dipignere a olio, che poi comunicato ad Antonello da Messina fu portato in Italia. Per la novità dei colori, freschezza, e lustro dell'olio, ebbero gran credito i suoi quadri: insegnò la pittura a Margherita sua sorella. Morì in Bruges onorato di nobile deposito con epitafio. Sandrart fol. 201.
</p><p>Gio: Alberti da Borgo S. Sepolcro, inclinato alla prospettiva, andò a Roma, e gli riuscì entrare nella Sala Clementina con tanta maestria, che al contemplare i suoi dipinti l'occhio stravede. Con Cherubino suo fratello dipinse in varj Palagi, e Chiese. Fu uomo affabile, di buona conversazione, e dispiacque a tutti li Professori la sua morte, seguita nel 1601. in età di 43. anni. Baglioni fol. 70.
</p><p>Gio: Asper Tigurino nacque l'anno 1499. formò i ritratti sul metodo di Gio: Olbein suo coetaneo, e si portò tanto bene, che fu cuniata una medaglia col suo nome, acciocchè restasse di lui memoria; visse 72. anni. Sandrart fol. 381.
</p><p>Gio: Baglioni Romano scolaro di Francesco Morelli: d'anni 15. fu introdotto nella Libraria Vaticana, in Laterano, e nella Scala Santa, dove dipinse opere varie con sommo compiacimento dei Pontefici Sisto V. e Clemente VIII. In S. Pietro espresse in un gran quadro la storia del Principe degli Appostoli, che risuscita Tabìta, e riuscì tanto erudita, e ben disposta l'opera, che oltre una collana d'oro, da Paolo V. fu creato Cavaliere dell'Abito di Cristo. L'anno 1642. diede alle stampe il Libro delle Vite dei Pittori, e Scultori fioriti nella sua Patria dal 1572. sino al 1642. Avanzato nell'età volò alla gloria, e fu sepolto nella Chiesa dei SS. Cosma, e Damiano al suo Altare di Maria Vergine, e di S. Giovanni da lui eretto, e dipinto. Baglioni fol. 406.
</p><p>Gio: Balducci Fiorentino, detto Cosci, perchè allevato in casa d'un suo zio di cognome Cosci: imparò la pittura da Batista Naldini. Favorito dal Card. dei Medici (che fu poi Leone XI.) lavorò in Firenze, ed in Roma. In Napoli pigliò moglie, ma ivi lasciò la vita circa il 1600. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 218. Un'altro Gio: Balducci Scultore Pisano ritrovo, il quale nella Cappella di S. Pietro Martire, posta nella Chiesa di S. Eustorgio di Milano, fece il sontuoso Mausuleo, entro il quale riposa detto Santo,<pb facs="00231" n="207"/>e questo è singulare per le figure al naturale, e per gli arabeschi, che l'adornano. Torre fol. 96.
</p><p>Gio: Bandini, detto da Castello, o dall'Opera, per avere lavorato gran tempo nell'opera di S. Maria del Fiore in Firenze, imparò la scultura da Baccio Bandinelli: di sua mano è la bellissima statua rappresentante l'Architettura sopra il sepolcro del Buonaroti: altre statue sacre, e profane si vedono per le Chiese, e per le strade. Fu valente nello scolpire ritratti: nacque l'anno 1540. Baldinucci. Borghini fol. 637.
</p><p>Gio: Ballinert Fiorentino allievo del Cicoli; ma con tale somiglianza, che il suo dipinto in Roma fu dagl'intendenti stimato del Maestro. Volle vedere la Patria (ma oh vista troppo deplorabile!) se principiando a patire di vista, con universale dolore perdette affatto la luce. Baglioni fol. 154.
</p><p>Gio: Bernardi da Castello Bolognese celebre nell' intaglio, nel rilievo, e nel cavo dei camei, in gioje, ed in altre pietre, nelle quali fece i ritratti di Papa Clemente VII. e di Carlo V., d'Alfonso Duca di Ferrara, e del G. D. di Toscana; superò in questi Niccolò Avanzi, Valerio Vicentino, Matteo del Nassaro, Galeazzo Mondella, Domenico dai Camei Milanese, Gio: dalle Corniole, Pier Maria da Pescia, ed altri: furono i suoi anni 60. e diè fine all'operare nel 1555. Vasari par, 3. lib. 1. fol. 291.
</p><p>Gio: Bizzelli scolaro d'Alessandro Allori in Firenze, nacque l'anno 1556. dipinse in Firenze, ed in Roma, con grazia, e con diligenza. Borghini fol. 291.
</p><p>Giò: Bokberger dal padre Pittore in Salisburgo educato nella pittura, presto gli fu in ajuto nel dipignere; anzi per una certa vivacità di spirto, e certa prontezza di mano lo superò nelle caccie, nelle battaglie. ed in altre operazioni. Fioriva circa il 1560. Sandrart fol. 251.
</p><p>Gio Boll sortì i natali da onestissimi Parenti in Michelina l'anno 1534. portato dal desio al disegno, d'anni 14. fu consegnato ad un Maestro, e nei 16. aveva tanto di virtù acquistato, che l'Elettore Palatino, per due anni lo volle a lavorare nella sua Corte. Ritornato alla Patria fece alti guadagni, ma nel 1572. il tutto gli fu levato dallo spoglio dei soldati, si ricoverò in Anversa da certo amico, che lo rivestì da capo a piedi. Si diede alle miniature, e ritornò in capitale; sinochè di 59. anni la morte gli diede l'ultimo assalto in Ansterdam. Sandrart fol. 264.
</p><p>Gio: Bolanger di Troa scolaro in Bologna di Guido Reni, e primario Pittore dei Serenissimi di Modona, per i quali in detta Citta, in Sassolo, ed in altri luoghi a fresco, ed a olio praticò la sua bella, e vaga maniera in varie storie sacre, e profane, molte delle quali sono alle stampe: d'anni 54. morì nel 1660. e fu sepolto nella Chiesa di S. Vincenzio in Modona.
</p><p>Gio: Bonati Ferrarese, detto Giovannino di Pio, perchè d'anni 14. dal Cardinale Pio Vescovo di Ferrara fu accolto, e mantenuto un triennio in Bologna sotto il Guercino, e sette anni in Roma nella scuola del Mola, fu mandato a Parma, a Venezia, ed a Milano sempre a spese di detto Emi<pb facs="00232" n="208"/>nentissimo, acciocchè dal vedere, e dal copiare li dipinti famosi Valentuomo divenisse, come in satti seguì. Dipinse dunque in Roma per la Regina di Svezia nella Chiesa Nuova, in S. Croce in Gerusalemme, e nell' Anima. Cresciuto il nome di questo degno, divoto, e modesto Pittore, stavano in pronto opere ben degne del suo pennello, quando la morte gli levò la gloria nell'anno quarantesimo sesto del 1681. sepolto nella Chiesa Nuova di Roma. M. S.
</p><p>Gio: Bonconsiglio. Di questo Autore parla il Ridolfi par. 1. fol. 25. col dirlo Vicentino, ed abitante in Venezia, dove in S. Cosimo della Giudeca condusse con buono stile, e dolcezza un quadro, sottoscrittovi: Joannes Bonconsilius Marescalcus de Vincentia anno 1497.
</p><p>Gio: Both d'Utrecht figlio d'uno, che dipigneva sopra i vetri, fu scolaro d'Abramo Blemart: pervenuto a Roma con suo fratello Pittore, si fece seguace di Claudio Lorenese famoso paesista, e di Pietro Laer, detto Bamboccio celebre in piccole figure: dipignevano insieme questi due fratelli nel quadro medesimo, l'uno di paese, l'altro di figure, e d'animali, e così bene s'accordavano, che pareva d'una sola mano il dipinto. La caduta in un fiume del fratello lasciò nell'operare senza una mano Giovanni, il quale si ridusse alla Patria, e circa il 1650. ivi morì. Sandrart fol. 307.
</p><p>Gio: Burchmayr d'Augusta scolaro d'Alberto Duro: questo grande Intagliatore compose molti Libri di carte geografiche, di giuochi, e di carri trionfali dedicati a Massimiliano Imperadore, e sono carte rarissime per l'intaglio, per la bizzarria, ed invenzione: si trovano ancora in sua Patria pitture di Durera maniera. La natura lo tradì di 44. anni mancandogli d'ogni ajuto in una leggiera infermità, che lo condusse al sepolcro nel 1517. Sandrart fol. 220.
</p><p>Gio: Caccini Scultore, ed Architetto Fiorentino, discepolo di Gio: Antonio Dosio; nel lavorare i marmi riuscì così pulito, e diligente, che a maraviglia restaurò le statue di sua invenzione ben poste, e meglio dintornate. D'anni 50. morì nel 1612. sepolto in S. Maria Novella. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 49. Borghini fol. 649.
</p><p>Gio: Calcar, così detto dalla Città di Calcar (Ducato di Cleves.) L'anno 1537. ebbe in Venezia per Maestro Tiziano, e si fece di quella maniera, con tanta simiglianza padrone, che il Goltzio in Napoli restò ingannato, ed il simile occorse in Roma nei quadri, che dipinse sulla maniera di Raffaello. Col bulino, o con la penna disegnando nella cera, o nella creta modellando, acquistò sempre fama, e gloria: brevi furono i suoi giorni; morì nel 1546. in Napoli. Sandrart fol. 232.
</p><p>Gio: Cambiasi nacque nella Valle di Polcevera, poco lungi da Genova l'anno 1495. in età avanzata volendo vedere, se la mano applicata al disegno ubbidiva al genio, nella scuola d'Antonio Semino ne fece la prova, e riuscì così franca, che lontana dalle seccaggini di quei tempi dipinse con dolcezza, e con rotondità molto gradita. Giugnendo poi in Genova<pb facs="00233" n="209"/>Perino del Vaga, ed il Bordonone, osservò il tignere del primo, ed il contorno del secondo, sicchè aggrandì la maniera, con la quale insegnò a Luca il figlio, che lo pianse amaramente, quando in età avanzata lo vide morire. Soprani fol. 17.
</p><p>Gio: Campino da Camerino andò in Anversa da fanciullo, ed imparò la pittura da Abramo Giansone; tornò in Italia; si fermò in Roma; applicato alla maniera del Caravaggio, col suo dipignere, e coll'amorevolezza s'acquistò molti Padroni: Fu il padre, il Proccuratore, ed il Protettore del Fiamminghi Pittori, ajutandoli in fatti, in parole, ed in iscritto. Condotto in Ispagna al servigio del Re, ivi morì. Sandrart fol. 308.
</p><p>Gio: Carotti Veronese seguitò la maniera di Gio: Francesco suo fratello: una dell'opere eroiche di questo Pittore fu il disegnare tutte le piante, l'anticaglie, gli archi trionfali, il Colossèo, e le Macchine di Verona, le quali rivedute dal Falconetto Architetto Veronese furono date alle stampe. Il Vasari par. 3. lib. 1. fol. 261. lo fa Maestro di Paolo Veronese, ed il Ridolfi scrive, che fu Antonio Badile. Morì circa il 1555. d'anni 60.
</p><p>Gio: Cavalletto Bolognese Pittore, Scultore, Musico, e Poeta, nominato, e celebrato in versi latini dal Cajada Spagnuolo, in un Libro d'egloghe stampate nel 1501. come riferisce il Masini fol. 627.
</p><p>Gio: Contarini Veneziano; stanco d'esercitare la professione di Notajo, portato dal genio alla pittura, cangiò la penna in pennello, e da se studiando, e disegnando l'opere del Tentoretto, col farle rivedere ad Alessandro Vittoria, riusci bravo Pittore, e coloritore: d'anni 30. passò in Germania, dove servì la Corte Imperiale di pitture, e di ritratti; fatto Cavaliere da Ridolfo II. ritornò in Patria ricco d'onore, e di buona somma di contanti, e con l'amenità del suo dipignere si fece largo nei luoghi pubblici fra tanti eccellenti Pittori; in età virile s'invaghì di bella fanciulla, per la quale soffrì incomodi, e prigionie; finalmente superato il tutto, in età d'anni 56. quando cercava la quiete, ritrovò gli ultimi riposi nel 1605. Ridolfi par. 2. fol. 89.
</p><p>Gio: Cousin di Soucy presso a Sens in Francia, si formò la maniera sopra le opere di Francesco Primaticcio: il genio, che ebbe per le belle Arti in sua gioventù lo rese profondo di cognizione, e sopra tutto nella Matematica, che ridusse alla regolarità del disegno, nel quale fu molto corretto, e ne formò un Libro, che è stato impresso più volte, e scrisse ancora della Geometria, e della Prospettiva: dipinse sopra i vetri, e sopra le tele: per comprendere la fertilità del suo ingegno bastarebbe vedere il quadro del Giudizio universale, che dipinse, o almeno l'intaglio, che ne fece Pietro Jode. Sposò la figlia del Luogotenente Generale di Sens, il quale lo condusse a Parigi, e l'introdusse nella Corte di Enrico II. e servì poi Francesco II. Carlo IX. ed Enrico III. Travagliò altresì nella Scultura: di sua mano è il Sepolcro dell'Ammiraglio Chabot, che è nei Celestini in Parigi. Vivea nel 1589. e morì in età assai avanza ta. Depiles f. 458.
</p><p><pb facs="00234" n="210"/>
Gio: Cornudidiepe Scultore: morì Professore dell'Accademia Reale di Parigi li 21. Agosto 1710. d'anni 60.
</p><p>Gio: Dieu d'Arles scolaro di Paolo Puget Accademico Regio. Fu Scultore in Parigi.
</p><p>Gio: de Hoey di Leida in Olanda, venuto in Francia, fu al servigio del Re Enrico IV. in qualità d'uno dei suoi Ajutanti ordinarj di Camera, e come buon Professore di pittura ebbe la custodia di tutte le pitture Reali. Morì nel 1615. in età di 70. anni. Filibien par. 3. fol. 205.
</p><p>Gio: de Houk d'Anversa scolaro del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>: in Roma fu accolto da molti Principi, e Porporati, i quali gradirono i suoi dipinti: in Patria fu trattenuto per molti anni da Leopoldo Guglielmo Arciduca d'Austria, a cui fu molto caro per le invenzioni, prontezza, e dolcezza di discorrere. In florida età morì nel 1650. Sandrart fol. 303.
</p><p>Gio: da Milano amato, e confidente discepolo di Taddeo Gaddi, che morì nel 1350. e raccomandogli Angelo, e Gio: suoi figli, acciocchè li perfezionasse nell'arte della pittura: operò con maniera Giottesca; ridotto alla Patria, ivi finì la vita. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 58.
</p><p>Gio: del Monte Cremasco discepolo di Tiziano, dipinse in Milano con forza tale, e sondamento di sapere, che l'opere sue rapirono l'attenzione dei primi Maestri non solo a contemplarle, ma ancora ad imitarle. Occorse a questo Pittore, che ottenuto dai Padroni deputati alla Chiesa della Madonna di S. Celso il dipignere la tavola della Risurrezione di N. S. a forza d'impegni gli fu levata da Antonio Campi; sdegnato per la mancanza di parola, pregò quei Signori a concedergli almeno il gradino dell'Altare, nel quale dipinse a chiaroscuro sì vaghe, e spiritose figurine, che superò, e mortificò con quelle il Campi: Non passa forestiere dilettante per quella Città, che non vada a considerarle. Torre fol. 73.
</p><p>Gio: da Nola pratico Scultore in Napoli, lavorò a competenza di Girolamo Santacroce; condusse a perfezione varj Altari, e Sepolcri, fra i quali il deposito tutto isolato di D. Pietro di Toledo, allora Vice-Re, nel quale inventò un'infinità di storie delle vittorie ottenute da quel valoroso Principe contro i Turchi. Doveva quel sasso trasferirsi in Ispagna, ma non avendo ciò fatto mentre viveva, restò in Napoli, dove morì anco l'Artefice d'anni 60. nel 1558. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 185.
</p><p>Gio: da Ponte Fiorentino, così detto per le grandi opere, che lavorò a Pontevecchio; nacque l'anno 1306. fu scolaro di Buffalmacco; riuscì Pittore fortunato, non solo per i belli dipinti, ma per le copiose eredità transversali. Morì di 59. anni, e vivendo alla grande, appena si ritro vò alla sua morte da farlo seppellire in S. Stefano. Baldinucci sec. 2. fol. 44.
</p><p>Gio: da S. Giovanni (luogo nello Stato Fiorentino) avendo prima studiato lettere latine, attese a fare il Notajo; fatto giovinetto si pose alla pittura, e con la maniera di Cherubino Alberti, e del Sandrini entrò in Roma con certa pratica, che non lasciò mai senza lavori, massimamente a<pb facs="00235" n="211"/>fresco: terminò in Patria i suoi giorni in fresca età. Baglioni fol. 314.
</p><p>Gio: di Troy nato a Parigi, figlio di Francesco, che l'instruì nella Pittura, e poi lo mandò in Italia; col lungo fattovi soggiorno, ha portato una buona maniera alla sua Patria, colla quale si conosce la facilita del suo pennello, e si vede l'ingegnosa composizione, ed il gustosissimo colorito. E'stato ricevuto, con distinzione, nell'Accademia Reale, il dì 28. Luglio 1708.
</p><p>Gio: da Udine, di Casa Nanni, scolaro di Giorgione: dal sentire cotanto nominare il Buonaroti, e Raffaello, s'accese d'un vivo desio di vederli; partì dunque per Roma, ed a forza di favori ebbe l'ingresso nella scuola di Raffaello, dove in breve fece tale profitto, che tutte le cose vedute dal naturale, come pesci, anticaglie, drappi, instromenti, vasi, quadrupedi, ed uccelli, mirabilmente li colpiva, e di queste ne fece un copioso Libro, che era lo spasso del Sancio. Compreso pertanto dal Maestro il genio di Giovanni, seco l'introdusse a lavorare di stucchi, di grotteschi, d'animali, ed arabeschi, e di festoni nelle Logge Vaticane. Per tante opere ottenne da Papa Clemente VII. una pensione d'80. ducati di Camera sopra l'Ufizio del Piombo. Lavorò ancora di figure, e di storie in Roma, in Venezia in Firenze, ed in Patria. Si ridusse di nuovo a Roma, dove infermatosi, d'anni 70. morì nel 1564. sepolto nella Rotonda vicino al suo Maestro Vasari par. 3. lib. 2. fol. 30.
</p><p>Gio: de'Vecchi da Borgo S. Sepolcro imparò da Raffaello del Colle: servì il Card. Farnese nel Palagio di Caprarola a competenza di Taddeo Zuccheri: a olio, e a fresco dipinse in diverse Chiese di Roma operoni di gran maniera, di forza, e di buon colore, come la storia di S. Lorenzo in Damaso: Fece i cartoni per varj musaici, in particolare quelli della Tribuna Vaticana. Fu Uomo onorato in istima, ed in credito a Roma, che sentì, con dispiacere la di lui morte l'anno 1614. essendo entrato nel 70. di sua età. Lasciò Casparo il figlio bravo Architetto. Baglioni fol. 127.
</p><p>Gio: Fernandez da Navarra, detto il Navarretto, Pittore muto, ma loquace coi pennelli alla mano nell'esprimere in tele, e muri copiose storie sullo stile di Tiziano suo Maestro. Il Battesimo di Gesu Cristo fu la prova, per mezzo della quale entrò a dipignere nell'Escuriale l'incontro d'Abramo nei tre Angeli, il martirio di S. Lorenzo, i dodici Appostoli, ed altri otto quadroni, con belle lontananze, quattro di vaga maniera, gli alt ri più forti, come li descrive il Mazzolari a fol. 32.
</p><p>Gio: Fischer celebre Orefice d'Augusta, tentato dal genio a cambiare i ferri in pennelli, superò ogni difficultà dell'arte nell'Accademia di Praga: perfezionato in Italia, ritornò alla Patria, con un modo di contornare, e dipignere a fresco di gran durata, e molto gradito, che gli fruttò abbondanti ricchezze, come pure a Susanna la figlia, ed a Gio: Mayr suo nipote. D'anni 63. morì nel 1643. Sandrart fol. 314.
</p><p>Gio: Fredeman di Frisia scolaro di Reyer Geeritsen Pittore sopra vetri, con<pb facs="00236" n="212"/>questi si fermò 5. anni per impossessarsi del disegno: praticò altri Maestri nel variare Città; si fermò in una bella, e vaga maniera: diede alle stampe 50. pezzi di vedute in prospettiva figurate, con l'ajuto di Paolo, e di Salomone suoi figli, che lo videro morire d'anni 77. nel 1604. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 73.
</p><p>Gio: Gaddi Pittore, morì in Milano: vedi Gio: da Milano.
</p><p>Gio: Gambassi nato nel Castello di Gambasso, vicino a Volterra: aplicato da fanciullo alla Scultura, divenne in breve molto perfetto, mancandogli poi a poco a poco la vista, perdette affatto la luce l'anno 1632. e pure chi mai il crederebbe, che prevalendosi del lume del suo alto sapere, conducesse da cieco varie statue, e col solo tocco della mano sopra la faccia formasse ritratti? si ricerchino da Bernardo Oldoni, e dal Soprani fol. 331. e compariranno in chiaro l'opere stuporose del Cieco. Fu scolaro di Pietro Tacca, e di casa Gonnelli. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 371.
</p><p>Gio: Gerola Pittore da Reggio fu allievo del famoso Correggio. Questa è una notizia cavata dal suo ritratto, il quale è nel Tomo XIII. della mia Raccolta degli Uomini Illustri in ogni scienza, ne altro si sà di lui.
</p><p>Gio: Ghisolfo da Padre Gentiluomo Piacentino nacque in Milano, dove scorse le Scuole delle belle lettere, s'applicò alla pittura nella stanza di Girolamo Chignolo, alla prospettiva, ed all'architettura sotto Paolo Antonio Volpini suo Zio. Diede prova dei suoi progressi nel passaggio per Milano dell'Arciduchessa Mariana d'Austria, negli archi trionfali, ed in altre pittoriche invenzioni. L'anno 1650. con Antonio Busca, Pittore di buon nome, si portò a Roma, ne lasciò fabbriche antiche, o fragmenti, che non disegnasse, o dipignesse, introducendovi storie, o favole di figurine, non più alte d'un palmo, con tanto gusto, con nobiltà di colore, con aggiustatezza, e tenerezza d'architettura, che ritornò a Milano con alte commissioni per l'Italia, e per la Francia. Andò a Venezia, poi ritornò a Roma, a Napoli, a Milano, a Vicenza, ed a Genova, e per tutto lasciò belle memorie dei suoi diligenti pennelli, e riportò altissime Protezioni, preziosi regali, e quantità di contanti, parte dei quali impiegò nei Monti di Roma, nella Zecca di Venezia, in istabili, e banchi di Milano. Principiò a patire di vista, dopo aver dipinto a fresco una Cappella in Varese, e quasi cieco divenne. Fu Uomo quasi gigantesco, aggiustato nei costumi, prudente, liberale, e d'incorrotta amicizia; visse celibe, e sessagenario morì nel 1683. sepolto nella Chiesa Ducale di S. Gio: in Conca di Milano. M. S.
</p><p>Gio: Giachinetti Gonzales, detto il Borgognone dalle teste, nacque in Madrid circa il 1630. da Padre Borgognone, e di professione Giojeliere: quale precisamente fusse il di lui Maestro, non ne ho potuto avere notizia: solo si sà aver egli studiato colà sull'opere di Tiziano, delle quali sempre fu innamorato, ed esercitossi in fare ritratti, e teste dal naturale di sì buon gusto, che ha avuto pochi pari. I Signori Martinenghi Conti di<pb facs="00237" n="213"/>Barco in Brescia possedono molte pitture di questo virtuoso nella loro Libraria famosa: Morì in Bergamo l'anno 1696.
</p><p>Gio: Gomez Pittore Spagnuolo, con i disegni di Pellegrino Tibaldi nella Chiesa di S. Lorenzo dell'Escuriale, dipinse il trionfo di S. Orsola con le Vergini compagne. Mazzolari fol. 156.
</p><p>Gio: Gonnelli: vedi Gio: Gambassi, detto il Cieco da Gambassi.
</p><p>Gio: Guerra Modonese con l'invenzione, e Cesare Nebbia col disegno, lavorarono concordemente gran parte delle pitture ordinate da Papa Sisto Quinto. Si diede poi a fare il mercatante, ma con poca fortuna, perdendo quanto aveva acquistato nel suddetto Pontificato. Ritornò ai pennelli, sopraintendendo alle fabbriche magnifiche di Roma. Intagliò in rame la machina per l'erezione della Guglia Vaticana. Vide i suoi fratelli Gasparo, e Gio: Batista Prete dell'Oratorio di S. Filippo bravi Architetti, e poi contento d'anni 78. morì circa il 1612. Baglioni fol. 159.
</p><p>Gio: Holzmano di Colonia, scolaro d'Agostino Brun, fu copioso d'invenzioni, felice nell'imitare ogni gran Maestro, e franco nel dipignere, a olio, e a fresco con allegria, e bellezza di vivi colori, i quali impallidirono l'anno 1639. Sandrart fol. 303.
</p><p>Gio: Hovart, o sia Giovannino q. Lamberti, Pittore nato in Anversa; con quei principj Fiamminghi pervenne a Genova, e sotto Cornelio Wael migliorò colorito, e disegno. Gradì molto a quella Città il suo operare, in particolare in ritratti, i quali condusse con tanta eccellenza, amenità, e dolcezza, che tutte le Dame, e Cavalieri desiderarono le sue manifatture. Fu di natura saturno, e spesso travagliato dalla malinconia, che a poco a poco lo consumò in età ancora fresca, circa il 1665. Soprani fol. 327.
</p><p>Gio: Jouvenet Pittore, e Rettore dell'Accademia Reale, nato a Roven da Padre Pittore, di cui il Padre si faceva Maestro del famoso Poussin: si diede a disegnare in grande, e si formò un bel carattere, col quale dipinse nei Reali Palagi: le opere, che terminò per la Chiesa di S. Martino dei Campi a Parigi furono perfettamente trasportate in Arazzi: Era provveduto d'un genio fecondo, facile, pronto, e grandioso. Morì in età d'anni 73. nel 1717. Tre anni avanti la sua morte, oppresso da paralisia, perdette l'uso della mano destra, ma colla sinistra fece un gran quadro per la Chiesa di Nostra Signora di Parigi: resta di lui un nipote chiamato Rettou seguace della sua maniera, ed aggregato all'Accademia Reale.
</p><p>Gio: Kornman d'Augusta dignissimo Orefice, e Plastico acclamato in Venezia, ed in Roma, dove lavorò in oro, in argento, in acciajo, ed in rame mirabilissime storie di basso, e d'alto rilievo. Di questo Valentuomo si servirono Papa Urbano VIII. e varj Cardinali, per formare rittratti, e medaglie. Sandrart fol. 317.
</p><p>Gio: Lanfranchi Parmigiano scolaro d'Agostino Carracci in Parma; dop o avere copiato tutte l'opere del Correggio: si portò a Roma sotto Annibale Carracci; con Sisto Badalocchio intagliò all'acqua forte l'opere di<pb facs="00238" n="214"/>Raffaello in Vaticano, e le dedicò al suo Maestro; divenuto franco, facile, Carraccesco, e Corregesco, con bellissime pieghe, con nobile disegno, e con vago colorito rese illustre il suo nome nell'opere magnifiche delle cupole di S. Andrea della Valle, di S. Carlo ai Catinai, in Vaticano con l'Altare detto della Navicella, in Napoli con la Volta, e pennacchi nella Chiesa del Gesu, che sono opere degne d'ammirazione, e che meritarono con istudio singulare essere intagliate, e date alle stampe da più celebri Intagliatori. Ritornato a Roma, per le belle opere dipinte a Papa Urbano VIII. guadagnò il titolo di Cavaliere, e d'anni 66. con pianto universale ebbe i suoi riposi in S. Maria in Trastevere nel 1647. Bellorio fol. 365.
</p><p>Gio: le Potre famosissimo Inventore, ed Intagliatore Franzese, merita avere buon luogo fra'virtuosi, stante l'universalità delle sue stampe in ogni genere copiose, e servibili ai Pittori, agli Scultori, ed agli Architetti. Fioriva nel 1650. Sandrart fol. 375.
</p><p>Gio: Lisio, o Lys, volgarmente chiamato Pan Oldemburghese, seguitò il metodo d'Enrico Goltzio in Venezia, ma in Roma mutò maniera. Con gran diletto dipinse in piccole tele, balli, nozze, pugne rusticali, taberne, quadri Sacri, e nudi bellissimi. Il mirabile di questo gran Pittore fu il pensare molto a quello, che doveva dipignere, poi risoluto il pensiero, lavorava due, o tre giorni, e notti continue senza prendere cibo, nè riposo; Morì in Venezia nel 1626. Sandrart fol. 309.
</p><p>Gio: Lutma d'Amsterdam, col nome stesso si chiamò, e padre, e figlio, il primo Argentiere famoso, morto d'anni 85. il secondo Intagliatore mirabile per la finezza del bulino, come dal suo ritratto, dato alle stampe nel 1681. Sandrart fol. 397.
</p><p>Gio: Mabuse nato nel Castello di Mabuse, fu coetaneo, e famigliare di Luca d'Olanda: è indicibile la pazienza, e lo studio, coi quali attese alla pittura, dimodochè il Mittelburgo vedendo Alberto Duro una tavola, che aveva dipinto l'anno 1524. stupefatto l'encomiò sino alle Stelle. Piacevagli molto il vino, onde dal suo padrone fattogli regalo d'un'abito di broccato, acciochè comparisse avanti Carlo Quinto, lo vendette alla taverna, e poi se ne fece uno di carta dipinto, con tanta somiglianza del primo, che l'Imperadore lo volle toccare con mano, per certificarsi del vero. Sandrart fol. 234.
</p><p>Gio: Maggi Romano lavorò isquisitamente di prospettiva, e di paesi; intagliò all'acqua forte, disegnò in piano Roma con tutte le strade, le piazze, le Chiese, ed i Palagi, ma il pover'Uomo per mancanza di danaro non la potè dare alle stampe, e fu poi intagliata in legno da Paolo Maupini. Disegnò le nove Chiese, e le belle vedute di Roma: fu persona allegra, ridicolo in versi, ed in motti soluti; finalmente stando sulle burle, s'infermò davvero, e con poco comodo nel corso di 50. anni cessò di vivere in Roma. Baglioni fol. 393.
</p><p><pb facs="00239" n="215"/>
Gio: Majocelebre Pittore ebbe una barba tanto lungà, che arrivava sino alli piedi, e ciò si può vedere nel suo ritratto, che gira alle stampe: vedi Gio: Cornelio Vermeyen.
</p><p>Gio: Maracci cittadino Lucchese nacque l'anno 1637. Imparò il disegno da Paolo Biancucci, e da Pietro Paolini: d'anni 14. andò a Roma, dove ritrovò buon posto nella scuola di Pietro da Cortona, e fece non ordinarj profitti sino agli anni 25. nei quali per la morte del padre convennegli far ritorno alla patria, dove furono gradite l'opere sue per la perfezione del disegno, per l'invenzione, per la mirabile espressiva, per gli atteggiamenti graziosi, e per il colorito non troppo sfarzoso, o bizzarro, ma grato, e modesto; sichè non mancandogli applicazioni pubbliche, e private, in Città, e nei contorni, si numerano sopra 100. opere fatte molto gradite, dopo le quali morì l'anno 1704. Ippolito fu di lui fratello minore, che scorsi gli studj di prospettiva in Bologna sotto il Metelli, e Colonna, fece conoscere nelle Chiese, e Gallerie la sua virtù. Da questa Casa sono usciti Uomini illustri Religiosi, e secolari in belle lettere, in diversità di linguaggi, in pubbliche letture, e stampe.
</p><p>Gio: Miele Fiammingo scritto al libro dell'Accademia dei Romani Pittori l'anno 1648. fu un bello spirito, che non solo in cose ridicole, ma anco nel serio a fresco, ed a olio diede a conoscere il suo alto talento, come in Roma nelle Chiese di S. Martino dei Monti, di S. Lorenzo in Lucina, e nel palagio Palatino. Chiamato a Turino, con tanta grazia espresse l'invenzioni, ed artificj per la caccia del Cervo, sulla maniera di Michelagnolo dalle battaglie, che quell'Altezza Reale lo creò Cavaliere dei Santì Maurizio, e Lazzaro. Girupeno fol. 161.
</p><p>Gio: Mosnier di Bles nacque l'anno 1600. Imparò da suo padre l'arte di dipignere sopra i vetri sino all'età di 17. anni, nel qual tempo Maria dei Medici Regina di Francia ricevutolo al suo servigio, lo mandò a Firenze, dove praticò per tre anni le scuole del Bronzino, del Civoli, e del Passignano, dopo tal tempo andò a Roma, ivi si fermò quattro anni, e ritornò in Francia circa l'anno 1625. ma non trovando quella fortuna, che si era figurato, andò a Bles, dove molto lavorò, come ancora a Chinon, a Saumur, Turs, Nogent, Valenza, Menars, ed altri luoghi, ma particolarmente a Chivernì, ove nel fregio di una sala rappresentò i fatti di Don Chissotto della Mancia, favoleggiati nelli suoi libri tanto noti ai curiosi: ebbe due moglie, e dall'ultima ottenne Pietro, il quale fu Pittore, e professore dell'Accademia Reale. Morì Gio: a Bles l'anno 1657. Filibien par. 4. fol. 268.
</p><p>Gio: Monstrart nato in Arleme d'antichi, e di nobili parenti: da naturale istinto promosso alla pittura, l'imparò da Giacomo Arlemense, e con l'artificio nel dipignere, e con la nobiltà dei suoi tratti civili s'introdusse nella Corte d'Inghilterra, benignamente accolto da quelle Reali Maestà: i suoi ritratti sembrarono vivi, ingannando Uomini, ed animali nel vederli. In<pb facs="00240" n="216"/>età avanzata morì l'anno 1555. Sandrart fol. 247.
</p><p>Gio: Munari da Modona fu uno dei Capi di quell'Accademia, che fioriva nel 1510. ai tempi del Correggio, lodato nel lib. 2. dal Lancillotto, e celebrato dal Vidriani fol. 41. per egregio Pittore, e per essere stato padre di quel Pellegrino da Modona, che in Roma prestò ajuto a Raffaello nell' opere Vaticane.
</p><p>Gio: Neri Bolognese famosissimo Miniatore d'uccelli, e però chiamato Gio: dagli uccelli: nello studio d'Ulisse Aldrovandi in Bologna sono sette copiosi Libri ripieni d'uccelli, di pesci, di quadrupedi, e d'altri animali di sua mano, terminati nel 1575. Masini fol. 628.
</p><p>Gio: Nocret di Nansì buon Pittore riuscito per i ritratti, fu onorato di essere attuale Pittore di S. A. R. il Duca d'Orleans; morì Rettore dell' Accademia nel giorno 11. di Novembre 1672. avendo lasciato un figlio ricevuto parimenti nella suddetta Accademia, e Custode della Guardarobba di S. A. R.
</p><p>Gio: Odazzi Romano Pittore ha imparato il disegno, èd il dipignere da Gio: Battista Gauli, detto Bacciccia; si è avanzato così bene nell' Arte, chè dalla Santità di N. S. è stato eletto per uno di quei Professori, che hanno dipinto li dodici Profeti, tra i pilastri della nave maggiore nella Basilica di S. Gio: Laterano, ed egli ha colorito a olio il Profeta Osea.
</p><p>Gio: Olbein Seniore prestantissimo Pittore nato in Anversa: stabilito il domicilio in Basilea, fece quadri tanto rari, che a migliaja di fiorini erano comperati; seguì lo stile medesimo Sigismondo il fratello, ma più di tutti il figlio, per nome anco esso Giovanni, e però chiamato il Juniore. Questo avanzato nell'arte andò in Inghilterra, raccomandato a Tommaso Moro, poi passò in tanta grazia del Re Enrico VIII. che avendo gettato dalla scala un Cavaliere, il quale per forza voleva vedere certi ritratti, che occultamente pigneva, il Re intimò al Cavaliere la sua disgrazia, e colpa di lesa Maestà, se si fusse avanzato ad offendere il Pittore: Espresse sempre nelle sue pitture, o le più pellegrine, o le più eroiche operazioni della storia, che ideava dipignere; quindi è, che fu lodato da Poeti, celebrato dagli Oratori, come pari a Raffaello, emulato da Luca d'Olanda, e da altri Pittori, perchè vedevano l'opere sue di tanta vaghezza, ed amenità, che erano vendute a prezzo d'oro. Di 56. anni morì nel 1554. Sandrart fol. 238.
</p><p>Gio: Paderna Bolognese scolaro di Matteo Borbone: fu un cervello vivace, ed incostante; da fanciullo fuggì dalla Patria, e passò a Firenze accomodandosi per paggio di certo Capitano d'un Vascello, il quale scoprendo la vivacità del giovinetto, posegli grand'affetto, in ispezie quando lo sentì con tanta franchezza rappresentare la parte di Dottore in commedia, ed improvvisare poetiche bizzarrie. Partito poi dal Padrone, girò il Mondo., riducendosi a fare il comico, e cantimbanco. Per certa malatia pericolosa ritornato in se stesso, ed alla Patria, ripigliò gli studj di pittu<pb facs="00241" n="217"/>ra sotto il Dentone, e Metelli, dipignendo di quadratura con franchezza, e con gelosia del Metelli. Chiamato dal Serenissimo a Modona in tempo d'estate, riscaldato dal viaggio si pose a bere con poco ordine vino agghiacciato, che in pochi giorni lo portò all'altro Mondo in età di 40. anni. Malvasia par. 4. fol. 174.
</p><p>Gio: Peruccini d'Ancona scolaro di Simone da Pesaro, con maniera propria dalla natura fatto spedito, e franco Pittore, dipinse in varj luoghi pubblici, e privati, massimamente per l'A. R. di Savoja, che lo creò Cav. di S. Maurizio: fu Uomo, che volle vivere a suo capriccio, e però ebbe miserabile fine, mentre in Milano fu ritrovato una mattina morto nel letto, correndo l'anno di 1694. e di sua età il 65. M. S.
</p><p>Gio: Petrelli, chiamato comunemente Giovannone da Forlì. Era questi un certo omaccio all'antica, sempliciotto, ma dabbene, che camminava sempre senza ferra juolo, e benchè comodo fusse di beni di fortuna, da nulla si teneva, e solo si curava seguire il suo diletto Maestro Gio: Luigi Valesio nel disegno, e nei viaggi di Roma sinchè visse; poetava seco a gara, disegnava bene di penna, e ragionevolmente dipigneva, ma della sua morte non si ritrova conto presso il Malvasia par. 4. fol. 154.
</p><p>Gio: Pisano, così detto dalla sua Città di Pisa, fu figlio, e scolaro di Niccola valente Scultore, attese all'arte del Padre; disegnò, e lavorò in Perugia i Sepolcri di Martino IV. d'Urbano IV. e di Benedetto IX. Sommi Pontefici. In Napoli in Castello dell'Uovo; in Siena la sacciata del Duomo; nel Vescovado d'Arezzo, nel 1280. la tavola di Marmo dell'Altare Maggiore, tutta ripiena d'intagli, di figure, di fogliami, a musaico, e smalto, ascendendo tutta la spesa a 30. mila fiorini d'oro; in Firenze il Battesimo di S. Giovanni; in Bologna l'Altare Maggiore di S. Domenico; in Pisa il Pergamo del Duomo, e di Campo Santo, nel quale in somma vecchiaja fu sepolto l'anno 1320. Baldinucci sec. 1. fol. 41.
</p><p>Gio: Raon Scultore nato a Parigi, ha lasciato più opere da lui perfezionate per il Re Luigi XIV. e queste invitano l'ammirazione a vederle nei Giardini di Versaille, Marlì, e Trianon. Morì Rettore aggregato all'Accademia Reale di Pittura, e di Scultura li 4. Aprile 1707.
</p><p>Gio: Raoux di Mompelier figlio d'un'Ufiziale della Moneta, discepolo di Ranc Pittore della medesima Città, ha studiato a Parigi sotto Bon Boulogna; passato in Italia dipinse un portico a Venezia nella Casa Giustiniana Lolini, e dopo dieci anni di studio, ritornato a Parigi fu ricevuto nell' Accademia Reale. Il Signor di Vandomo Gran Priore di Francia, di cui fece il ritratto, vedute l'opere di questo valente Pittore, gli diede luogo nel suo Palagio, ove con pubblico applauso dipigne istorie, e fa ritratti.
</p><p>Gio: Riley nato nella Città di Londra l'anno 1646. Fu allievo dei Signori Zoust, e Fuller Pittori migliori, i quali lasciò, per attaccarsi al naturale, e perfettamente riuscì nel fare ritratti. Accrebbesi la sua riputazione dopo<pb facs="00242" n="218"/>il Cav. Pietro Lely, succedendogli nella carica di Pittore primario del Re Carlo II. Tra le sue doti era unica questa, di esprimere non solo al naturale l'effigie, ma ancora di fare traspirare in essa i costumi, i genj, e lo spirito di quelli, che dipigneva. Fece il ritratto del Re Giacomo, della Regina sua sposa, quello del Re Guglielmo, e della Regina Maria. Questo Pittore ebbe il vantaggio, che copiando dalla natura, non aveva maniera alcuna particolare d'altri Maestri, e il colorito di lui era fedelissimo, e naturale. Trattò sempre tutti con una civiltà non ordinaria, circonspetto nel parlare, e niente millantatore dell'opere sue, lasciava, che esse parlassero di sua virtù, come fecero nell'Inghilterra, ed in ogni luogo ove giunsero a gloria d'un tanto degno, ed eccellente Artesice. Morì di gotta d'anni 45. nel 1691. M. S.
</p><p>Gio: Rosa nato in Anversa l'anno 1591. imparò da Gio: de Wael, poi da Francesco Sneydre: gareggiò questo gran Pittore con la natura, nel contrafare fiori, frutti, ed animali. Andò a Roma, d'indi a Genova, per passare alla Patria, ma trattenuto da quei Signori in molte fatture, ivi stabilì la stanza. La sua maniera fu vaga, e vivace, rinovando gli antichi stupori di Zeusi, quelli nell'ingannare con l'uve dipinte gli uccelli, questi con le lepri i cani, e con pesci dipinti i gatti: nelle figure poi seguì lo stile d'Antonio Vandych, e fece molti naturalissimi ritratti. Giunto l'anno 1638. consumato dall'etisìa, fu sepolto in S. Caterina. Soprani fol. 322. In Roma il famoso Monsù Rosa ha pochi pari nel dipignere animali.
</p><p>Gio: Rotenamer nato in Monaco l'anno 1564. imparò i principj della pittura da Donavero ordinario Pittore, ebbe gl'incrementi in Roma, e si perfezionò sopra il Tentoretto in Venezia. Passò dalli ritratti ad istoriare, e crebbe tanto il suo nome, che fu invitato in Germania, ed in Inghilterra, di dove riportò abbondante valsente, ma consumando sempre più di quello, che guadagnava, morì in somma povertà, sepolto di limosine, raccolte dai suoi amici in Venezia. Sandrart fol. 279.
</p><p>Gio: Sadeler nato in Brusselles l'anno 1550. Fu Capo, e Maestro di quella gran Scuola Sadelera, che fiorì in Raffaello, in Giusto, in Egidio &amp;c. seguendo l'arte del Padre Intagliatore di ferri alla damaschina, in età di 20. anni, principiò a tagliare nel rame, e riuscì cotanto felice, ed aggiustato, che Martino de Vos, ed altri Maestri fecero a gara, per impegnarlo a tagliare l'opere loro. Per ridursi in Italia, girò molti paesi. Fu trattenuto in Baviera da quel Serenissimo a travagliare in opere diverse, e fu regalato di catene, e di medaglie d'oro. Giunse finalmente a Verona, a Venezia, ed a Roma, dove presentò a Papa Clemente VIII. un Libro d'amenissime carte, ne parendogli essere stato gradito, mal soddisfatto partì per Venezia in tempo d'estate, e per il patimento del viaggio, giunto a quella Città, morì l'anno 1600. Baldinucci fol. 27.
</p><p>Gio: Sancio d'Urbino, oltre l'essere stato ragionevole Pittore dei suoi tempi, fu Padre del famoso Raffaello d'Urbino, che nacque nel 1483. diede<pb facs="00243" n="219"/>i principj del disegno al figlio, sinochè l'accomodò con Pietro Perugino, come si dirà a suo luogo. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 62.
</p><p>Gio: Sandrart di Francofort, consumati gli studj di lettere umane, con la disciplina di suo Zio attese al disegno in Roma; in Germania, ed in Austria espresse sopra gran tele i suoi pittorici capricci, con varj somigliantissimi ritratti. Sandrart fol. 336.
</p><p>Gio: Scolaro Genovese allievo, e vero imitatore di Giovachino Axareto, dopo la pratica del disegno, principiò a colorire d'invenzione bellissimi quadri, generalmente graditi, e lodati: morì l'anno 1656. Soprani fol. 172.
</p><p>Gio: Schorel nacque l'anno 1495. nel Castello di Schorel nella Fiandra Olandese. Questo nobile spirito riuscì Musico, Oratore, Poeta, Intagliatore, e Pittore. Fu il primo, che dall'Italia in Germania portasse il metodo di disegnare alla Lombarda, e però meritò esser chiamato Luce, e Face del disegno. Imparò da Gio: Mabuse. Varcò Mari, monti, e valli, per vedere gran parte del Mondo, e giunse sino a Gerusalemme; in tal vi aggio disegnò le più amene vedute maritime, e terrestri, che se gli presentassero alla vista. Servì Francesco I. Re di Francia, e Gustavo Re di Svezia, dal quale riportò privilegj, e doni reali. Stanco da tanti viaggi cercò gli ultimi riposi d'anni 67. Sandrart fol. 235.
</p><p>Gio: Schvartz Frisio, chiamato comunemente Gio: Negro, fu seguace del sopraddetto Schorel; vide l'Italia, e riportò alla Patria l'Italiana maniera, che poi col tempo s'andò dilatando nei suoi contorni; lavorò ancora carte geografiche. Sandrart fol. 247.
</p><p>Gio: Sebald Intagliatore, e Pittore Boemo; si sono veduti alle stampe varj balli rusticali, tugurj, e molte carte bizzarre di questo vago umore; marcò le sue carte con lettere diverse, e furono B: v P: P: Degradò dall'acquistato concetto, aprendo osteria, e lasciando il dipignere, nel qual mestiere poco ben vivendo, morì nel 1520. Sandrart fol. 222.
</p><p>Gio: Soens da Bolduch (nella Germania inferiore) imparò i primi fondamenti della pittura in Parma, e seguitò la maniera del Parmigianino; ivi era chiamato il Fiammingo; poi in Anversa studiò da Egidio Mostrart: ritornò in Italia, dove lasciò buon nome in ritràtti, in istorie, ed in vedute maritime, particolarmente in Parma.
</p><p>Gio: Thedon Scultore fece un gran soggiorno in Roma, e pendente quello, più opere ridusse a perfezione, tra le quali un'Altare nella Chiesa dei Padri Carmelitani Scalzi, in faccia a quello di S. Teresa lavorato dal Cav. Bernini. Morì in Parigi Accademico Regio.
</p><p>Gio: Torenzio d'Amsterdam toccò egregiamente minutissime figure; per aver dipinte molte femmine lascive, e per altro ancora cadette in sospetto del Sacro Tribunale della Santa Inquisizione, nella quale morì l'anno 1640. Sandrart fol. 299.
</p><p>Gio: Tossicani Aretino, scolaro di Giottino, lavorò sulla maniera del Mae<pb facs="00244" n="220"/>stro per tutta la Toscana: dipinse nella Pieve d'Arezzo la Cappella dei Tuccerelli, e nel Vescovado una Nunziata, con i Santi Jacopo, e Filippo (opere che il tempo consumò, e furono da altri Maestri dipinte.) Baldinucci sec. 2. fol. 60.
</p><p>Gio: Troschel di Norimberga imparò il disegno, la prospettiva, e l'intagliare da Pietro Iselburg. Per meglio fondarsi in tali virtù, venne in Italia, e si fermò in Roma sotto il Villamena; tale ne fu il profitto, che intagliò rami grandi per pubbliche difese, o siano conclusioni, ed altre materie: fu Uomo pieno, ed obesso, e comunemente era chiamato Sileno. Ritornando una sera a casa senza lume, montando le scale, gli mancò un piede, sichè cadendo addietro, s'infranse il capo, e morto fu sepolto in S. Maria del Popolo. Sandrart fol. 356.
</p><p>Gio: Wael in Anversa chiaro Maestro di Pittura, con la quale acquistò copiose ricchezze, e le godette sino all'anno 1633. che fu il 73. di sua età, in cui morì. Ebbe due figli Luca, e Cornelio, il primo raro in paesi, il secondo singulare in dipignere bellissime storiette dentro vaghi paesi. Soprani fol. 322.
</p><p>Gio: Varin Sopraintendente alle fabbriche, e Maestro della Moneta in Parigi, fece bellissimi ritratti di naturalezza mirabile. Nel tempo, che il Cav. Bernini era in Francia, fece il busto del Re, ed in seguito la Statua di S. M. veggonsi l'uno, e l'altra negli Appartamenti Regj di Versaille. Era poi eccellente nel ben fare gl'impronti, e i cunii per i modelli delle medaglie, e monete, come si vede da quelle fatte nei suoi tempi. Morì l'anno 1762. Filibien par. 4. fol. 204.
</p><p>Gio: Viani Bolognese scolaro di Flamminio Torre, con elevato colore, con girare di teste alla Guidesca, con tinto ameno, ed aggiustato contorno, ha dato saggio di bravo Maestro in luoghi diversi: Dalla sua scuola sono usciti buoni allievi, fra i quali due suoi sigliuoli Filippo, e Domenico Maria, come si è detto: morì l'anno 1700. d'anni 63. sepolto nella Chiesa di S. Giuliano.
</p><p>Gio: Vavarino da Murano imparò con suo fratello Antonio da Luigi Vivarino, condusse opere ragionevoli, che a quei tempi, cioè del 1440. furono in credito. Bartolomeo Vivarino, che fiorì dopo i sopraddetti, tutti li superò. Ridolfi par. 1. fol. 21.
</p><p>Gio: Zanna Romano, detto il Pizzica, perchè figlio d'un Pizzicagnolo, con Tarquinio da Viterbo bravo frescante, e quadratorista lavorò di figure in varie Chiese, e Palagi di Roma. Baglioni fol. 168.
</p><p>Gio: Agostino Abate Cassanna: vedi Gio: Francesco Cassana.
</p><p>Gio: Andrea Ansaldi nacque l'anno 1584. in Voltri (Borgo nella riviera di Genova.) Imparò da Orazio Cambiasi: spedito dal disegno copiò più d'una volta l'opere di Paolo Veronese, onde s'imbevette di quella gran forza, e colore, che sempre più accrebbe nel suo dipinto, a olio, e a fresco con facilità, e con esatto contorno, con vago colorito, con prospetti<pb facs="00245" n="221"/>ve, con architettura, ed atteggianti figure condotto. Spargevasi intanto per Genova la fama dell'Ansaldi, che però i Signori Lomellini gli ordinarono i disegni per la cupola della Santissima Nunziata del Guastado per dipignerla; s'accinse con ogni diligenza a quelli, ma oppugnato da altri Pittori invidiosi, se n'appellò all'Accademia di Firenze per la revisione, e dall'Empoli, dal Passignano, e da altri furono con varj fondamenti sommamente lodati, e a confusione degli emoli, fece stampare tali difese. Principiò dunque l'opera, ma con infelice principio, mentre nell' uscire di Chiesa una mattina restò proditoriamente ferito, risanato terminò con gloria il dipinto. Non si fermò quì il suo destino; dipignendo in altro luogo a fresco, cadette da un palco con rottura d'un piede: altra volta patì una mortale ferita per mano del Paggi suo competitore: la podagra l'inchiodò nel letto, in cui leggendo, e rivoltando libri, compose varie Commedie, nelle quali degnamente esercitava; finalmente l'anno 1638. volò all'altra vita. Soprani fol. 141.
</p><p>Gio: Andrea Biscaino Genovese, se non di straordinaria virtù, almeno di buon gusto nei paesi; sbrigavasi da quelli in pochi colpi, attento più al guadagno, che alla gloria, per sostentare la numerosa sua famiglia: ebbe per figlio Bartolomeo, che da giovine fece gran profitto nella pittura, ma restò anch'esso col padre estinto nel 1657. dal contagio. Soprani fol. 201.
</p><p>Gio: Andrea Castelli Bolognese scolaro del Dentone, imparò la quadratura, e servendogli di figurista Francesco Carbone, si fece largo sopra vasti muri in pubblico, ed in privato nella sua, ed in altre Città: fiorì nel 1625. Masini fol. 625.
</p><p>Gio: Andrea Carloni figlio di Taddeo Scultore imparò in Genova da Pietro Sori, splendore dei Sanesi Pittori; questo s'educò sì bene nel disegno, che superò tutti i suoi compagni; mancandogli poi l'amato Maestro, andò a Roma per ricercare maggiore perfezione da quelle famose pitture, e dalle statue antiche. Passò a Firenze nella stanza del Passignano, e superò i compagni, a olio, e a fresco. Ritornato alla patria perfetto, franco, ed erudito: ben veduto, e benignamente accolto da i professori, in particolare da Bernardo Castelli Pittore, che diedegli per moglie Ersilla sua figlia. S'affollavano intanto le commissioni, quando l'anno 1630. fu impegnato a partire per Milano a dipignere la Chiesa di S. Antonio, Padri Teatini, la quale avendo compiuta la meta, gravemente infermato morì, e fu in detta Chiesa sepolto: l'opera poi la terminò Gio: Batista suo fratello. Soprani fol. 113.
</p><p>Gio: Andrea Donducci, detto il Mastelletta dall'arte del padre, che faceva Mastelli; nacque in Bologna nel 1575. anno in cui uscì alla luce Guido-Reni tutto dolcezza, e pazienza nel dipignere, e questi tutto fuoco, e prestezza nelle risoluzioni, onde soleva dire Guido, essere nato meno Pittore del Mastelletta. Appoggiato ai Carracci sino da principio ammirarono, e lodarono quella formidabile celerità nei copiosi pensieri, e colorito furbe<pb facs="00246" n="222"/>sco, cacciando tutto in ombra, o per iscansare difficultà, o per non rendere conto dell'esattezza dei contorni. Nei paesi poi fu luminoso, brillante, ed ameno, introducendovi spiritose figurine in danze, in viaggi, ai mercati, in riposi, e conviti. Fu moderato nei prezzi, lontano dalle lodi, di natura solitario, abitò gran tempo in campagna, dove in un pranso quasi avvelenato rimase. Per la sicurezza della sua vita si ritirò nei Padri di S. Francesco, vestito da Oblato, ma pregato dal Guardiano a comparire in refettorio con gli altri, se ne fuggì, ed ebbe benigno ricetto nei Padri Canonici Regolari di S. Salvatore, dai quali pure partendo, ridotto in ultima vecchiaja, e miseria, in casa d'un suo lontano parente terminò la vita. Malvasia par. 4. fol. 93.
</p><p>Gio: Andrea Ferrari nacque in Genova di famiglia qualificata dalla natura disposto al disegno lo imparò da Bernardo Castello, poi si avanzò nella pittura sotto le direzioni di Bernardo Strozzi, detto il Prete Genovese, e diede tante prove delli suoi pennelli, che stò per dire non esservi Chiesa, Palagio, o casa privata, entro, e fuori di Genova, che non goda qualche dipinto di questo degno, gentile, ed universale Pittore, che nelle storie, nei paesi, nei fiori, nei frutti, negli animali, nelle figure picciole, e grandi toccò sempre le mete d'una singolare perfezione. Per liberarsi dagl'impegni di prendere moglie, e di vivere libero all'operare, vestì l'abito Chericale, e sebbene fu travagliato dalla podagra, e dalla chiragra fu sempre instancabile nell'operare. Cessò di vivere nella sua età di 70. anni nel dì 25. Decembre 1669. Soprani fol. 255. Un'altro Gio: Andrea Ferrari stà registrato in Orazio Ferrari.
</p><p>Gio: Andrea Gravio Norimbergese scolaro di Marelio, oltre i ritratti, ed architetture, dipinse animali, frutti, e fiori; conseguì in consorte Maria Sibilla Meriana, che anch'essa vagamente dipinse uccelli, e fiori; non mancò l'uno, nè l'altro di fare gloriose ghirlande alla fama, la quale fece risonare i nomi loro per molte parti del Mondo. Sandrart fol. 337.
</p><p>Gio: Andrea Sirani Bolognese degno allievo di Guido Reni, e padre della famosa Elisabetta, che fu la maraviglia delle Pittrici, fu gran Maestro, non solo nel tignere quadroni vasti con bella, ed elegante maniera Guidesca, ma ancora nell'insegnare, e dalla sua scuola n'uscironò Barbara, ed Anna-Maria sorelle d'Elisabetta, la quale morendo l'anno 1665. non senza sospetto di veleno, come si è detto, lasciò il Genitore con sommo dolore languire sino alla morte, che lo colpì d'anni 60. nel 1670. e fu sepolto in S. Domenico. Malvasia par. 4. fol. 453.
</p><p>Gio: Agnolo Canini Pittore Romano imparò dal Domenichino, e riuscì molto spiritoso: fu scritto al catalogo dei Romani Pittori l'anno 1650. Marcantonio Scultore fu suo fratello; l'opere d'amendue le registra nella sua tavola l'Ab. Titi.
</p><p>Gio: Agnolo Vicino fratello di Gio: Michele, furono figli, e scolari di Batista: nei paesi, nelle marine, nelle battaglie, nelle figure in grande, e pic<pb facs="00247" n="223"/>colo, dipinse con gloria nella sua Città di Genova, dove fioriva nel 1675. Soprani fol. 177.
</p><p>Gio: Antonio Boltraffio Milanese scolaro di Leonardo da Vinci: l'anno 1500. dipinse nella Chiesa della Misericordia fuori di Bologna la diligentissima tavola di M. V. col Bambino in braccio, i Santi Gio: Batista, e Sebastiano, e sotto il ritratto di chi la fece fare, con l'annotazione del nome, anno, e scuola del Pittore. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 17.
</p><p>Gio: Antonio Cappelli nacque in Brescia l'anno 1664. dalle lettere passò al disegno, ed al colorito nella Scuola di Pompeo Ghiti; in Bologna nell' Accademia di Lorenzo Pasinelli, ed in Roma in quella di Bacciccia. Da questi tre Maestri dunque perfezionato nel dipignere, particolarmente a fresco, ha dato bell'opere in luce alla Patria.
</p><p>Gio: Antonio da Vercelli, detto il Sodomma, imparò il disegno da Giacomo dalla Fonte. Con mezzi potenti entrò a lavorare in Vaticano per Papa Giulio II. Donò un quadro a Papa Leone X. che in ricompensa lo creò Cavaliere. Lavorò un Confalone alla Ven. Compagnia di S. Bastiano di Camolia, e certi Mercatanti Lucchesi vollero pagare 300. scudi d'oro. Fu un umore il più bizzarro del Mondo: teneva per casa ogni sorta d'animali, tassi, bertuccie, gatti mammoni, sghiratoli, asini nani, tortore, galline indiane, ed a tutti faceva operare, o fare qualche giuoco: si dilettò ancora tenere cavalli, e barberi, e ne riportò molti palj in Firenze, in Siena, in Pisa, e suoi contorni; ma con questi animali perdendo il tempo, e spendendo molto danaro, si ridusse in vecchiaja miserabile a morire d'anni 75. allo Spedale grande di Siena nell'anno 1554. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 524.
</p><p>Gio: Antonio Dosio nacque in Firenze nel 1533. D'anni 15. andò a Roma, e si pose a fare l'Orefice, poi possò sotto Raffaello da Montelupo Scultore: acconciò molte Statue in Belvedere; fece lavori di stucco, e di basso rilievo; lavorò varj Depositi di marmo coi ritratti, ed operò d'architettura. Borghini fol. 601.
</p><p>Gio: Antonio Fasolo nato in Verona d'onesti parenti, invaghito dei dipinti del Zelotti, e di Paolo Veronese, si pose in pratica con quelli, cercando però avvicinarsi più al Caliari, che al Zelotti, ed in fatti la bell'opera della Piscina dipinta in S. Rocco di Verona, da tutti è stimata di Paolo. Lavorò talvolta di fantasia inventando azioni morali, o fatti eroici animati da geroglifici; e perchè gareggiavano insieme le Chiese, e i Palagi per impegnarlo all'opere, dipignendo la Sala dell'udienza del Podestà in Verona, l'invidia gli smosse sotto il palco, dal quale cadendo, morì in età di 44. anni. Ridolfi par. 1. fol. 234.
</p><p>Gio: Antonio Lappoli nato in Arezzo, imparò da Domenico Pecori, e dal Pontormo. In Roma praticò con li primi Pittori, in particolare col Parmigianino, il quale gli portò grande affetto, perchè anch'esso toccava di buon gusto il Leuto. Favorito dal Segretario di Papa Clem. VII. ave<pb facs="00248" n="224"/>va terminato bellissimo quadro per donarlo a N. S. ma in quel tempo (che fu del 1526.) succedendo il sacco di Borbone, resto prigioniero, e fu gran fortuna poter fuggire in camicia alla Patria, dove gionto incontrò la peste: fuggì di nuovo, e quelia cessata ritornò a ripatriare, e condusse opere varie per diverse Chiese, sinchè sessagenario terminò il corso della sua vita l'anno 1552. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 383.
</p><p>Gio: Antonio Lelli Romano scolaro del Cav. Cigoli; benchè poche opere mostrasse al pubblico, lavorò però molto per i privati, i suoi dipinti ebbero gran voga per diverse parti del Mondo: se la lingua non gli avesse impedito l'ingresso nelle Corti, sarebbesi avanzato a belle fortune: si dilettò di semplici, e ne coltivò bellissimo giardino: nel 1640. morì d'anni 49. sepolto alla Madonna del Popolo: lasciò un figlio Pittore. Baglioni fol. 376.
</p><p>Gio: Antonio Paracca da Valsoldo, chiamato in Roma il Valsoldo. Nel Pontificato di Gregorio XIII. entrò in quella Città, ed esercitossi nel restaurare antiche Statue, e studiando da quelle bellissime Sculture comparve famoso, come da molti Sepolcri, Depositi, e Statue di sua mano risulta. Fu uomo di buon tempo; non travagliò se non mosso dal bisogno; guadagnò assai, e sinattantochè aveva danaro, facendo il gentiluomo, prodigamente spendeva. Condusse in affitto nobilissimo giardino, e tra il festeggiare, il banchettare, e disordinare, in estrema necessità ridotto allo Spedale, morì in fresca età. Baglioni fol. 79.
</p><p>Gio: Antonio Regillo, o Licinio, o Bordonone, nacque nella terra di Bordonone nel Friuli; cangiò il cognome di Licinio in Regillo per l'odio insorto contro un suo fratello, che lo ferì d'archibuggiata. Guidato a Venezia dalla fama di Giorgione da Castelfranco, praticò quella Scuola, e ben presto Pittore si vide: i suoi dipinti, a olio, ed a fresco in Patria, in Genova, in Mantova, in Cremona, in Piacenza, ed in Venezia, per la prestezza, e franchezza, con cui li terminava, furono innumerabili. Emolo di Tiziano, dipingeva sempre con la spada a canto. Il suo grido tirò il Buonaroti a Venezia per ammirare l'opere ivi dipinte. Fu privilegiato, e fatto Cav. dall'Imperadore. Ebbe spiriti marziali; s'intese di belle letre; toccò dolcemente il Leuto. Chiamato a Ferrara dal Duca Alfonso II. per disegnare certi Arazzi, sorpreso da improvvisi dolori, non senza sospetto di veleno, e con sommo dispiacere di quell'Altezza, ivi morì nel 1540. in età d'anni 56. Ridolfi par. 1. fol. 95.
</p><p>Gio: Antonio Rossi Milanese bravissimo Intagliatore di Camei: basti solo per sua gloria registrare quì il famoso Cameo, alto un terzo di braccio riquadrato, esposto nella Galleria di Toscana, nel quale iscavò dal mezzo in sù i Serenissimi Cosimo, ed Eleonora, che amendue con le mani sostengono un tondo, dentro il quale è la Città di Firenze, e dal mezzo in giù vi sono i sette suoi Figli al naturale ritratti; manifattura la più degna, che si possa leggere nel Vasari par. 3. lib. 1. fol. 297.
</p><p><pb facs="00249" n="225"/>
Gio: Antonio Scaramuccia Perugino scolaro in Roma del Cav. Pomerancio; fu bravo Pittore, e molto adoperato in pubblico, ed in privato: fiorì nel 1640. ebbe un figlio per nome Luigi, Pittore, e Scrittore, del quale si parlerà, Scanelli fol. 370.
</p><p>Gio: Antonio Sogliano Fiorentino dimorò 24. anni con Lorenzo del Credi, per fondarsi perfettamente nel disegno, e nel colorito: aderì poi alla maniera di Fra Bartolomeo di S. Marco, come si scorge da un Cenacolo, che io vidi in Anghiari (Diocesi Aretina) terminato di buon gusto: fu Uomo malinconico, e lungo nell'operare: morì d'anni 52. di male di pietra, e dopo la morte ne furono ritrovate nell'uretra tre, della grossezza d'un uovo. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 194.
</p><p>Gio: Antonio Sormano Scultore Savonese fratello di Leonardo, che fu Statuario dei Pontefici Gregorio XIII. e di Sisto V. dopo avere avvivati molti marmi, ed intenerita la durezza dei sassi Romani, passò in Ispagna al servigio di Filippo II. per abbellire il famoso Escuriale: riuscì di tanta soddisfazione a quel Monarca, che gli furono assegnati 700. scudi annui in vita, oltre il prezzo dei suoi lavori, e per affezionarlo alla Corte, l'unì in matrimonio con bella Sposa d'onorevoli natali, dichiarandolo suo creato. Stabilì dunque la stanza in Madrid, fabbricandovi bellissima Casa, dalla quale, oltre il comodo per se stesso, ne tirava ogni anno 500. scudi d'asfitto. Poco tempo durarono tante felicità, mentre sorpreso da mortale infermità, riposò con gloria dalle sue virtuose fatiche. Soprani fol. 59. Baldinucci &amp;c.
</p><p>Gio: Antonio Spadarino di Casa Galli Romano. Dal quadro dipinto in S. Pietro di Roma, rappresentante li Santi Valeria, e Marziale, fa d'uopo comprendere la virtù di questo valente Pittore, del quale niuno Autore parla.
</p><p>Gio: Antonio Vassallo Genovese scolaro di Luciano Borzone, s'applicò con franchezza a fare ritratti, il guadagno dei quali spendeva in trattarsi bene, vestire alla grande, e portare con decoro la sua virtù. Dava grande speranza d'inoltrarsi a cose maggiori nella pittura, ma in fresca età morì. Soprani fol. 184.
</p><p>Gio: Antonio Veronese fratello di Stefano rarissimo Pittore dei suoi tempi, ebbe un pronipote chiamato Gio. Antonio Veronese, il quale tinse meglio del primo, in particolare in frutti, in fiori, ed in animali, i quali colorì con viva naturalezza, e dei suoi quadri molti furono portati in Francia dal Mondella Veronese: terminò i suoi giorni in Roveredo. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 272.
</p><p>Gio: Batista Armenini da Faenza, non meno celebre per le tele dipinte, che per le carte vergate d'inchiostro, avendo dato alle stampe tre Libri in un Tomo in quarto intitolato: Veri Precetti della Pittura, stampati in Ravenna l'anno 1587.
</p><p>Gio: Batista Bagnacavallo figlio, e scolaro di Bartolomeo Ramenghi, detto<pb facs="00250" n="226"/>il Bagnaccavallo, ajutò al Padre nella Cancellaria di Roma, terminata in cento giorni, ed al Primaticcio, ed al Rossi nelle Gallerie di Francia. Questo Valentuomo è celebrato dal Vasari, onorato da Agostino Carraccì, che intagliò una dell'opere sue, lodato dal Baldi, e dal Cavazzone, decantato dal Bumaldi, e con espressa memoria registrato nel catalogo dei Bolognesi Pittori, per avere difeso, e prestato somma raguardevole di danaro a quell'Accademia, per la lite contro le quattro Arti, e però fu eletto dei trenta del Consiglio, dichiarato Stimatore pubblico, e finalmente nel 1575. creato Massaro. Malvasia par. 2. fol. 141.
</p><p>Gio: Batista Bajardo Genovese Pittore aggiustato di componimento, corretto di contorno, dolce, ed ameno di colorito, fu molto ricercato in pubblico, ed in privato: Nacque in miseria, ma con l'opere sue, nel tempo del contagio del 1657. morì in fortuna. Soprani fol. 210.
</p><p>Gio: Batista Barbiani da Ravenna dipinse le due tavole, che sono agli Altari di S. Andrea, e di S. Gioseffo nella Chiesa di S. Francesco di quella Città, e sono le cose migliori, che uscissero dai suoi pennelli. Fabri fol. 156.
</p><p>Gio: Batista Bellucci nacque in S. Marino l'anno 1506. attese per molto tempo alla mercatura; servì di Cameriere il Contestabile in Roma, poi passò alle seconde nozze con la figlia di Girolamo Genga famoso Pittore, ed Architetto d'Urbino: sotto di questi, benchè in età adulta, tanto studiò il disegno, e l'architettura, che servì il Duca Cosimo di Toscana col terminare la Fortezza di Pistoja; rinforzare i Baloardi di Pisa, e restaurare le forbici, e mura di Firenze: con quest'occasione scrisse un Libro di Fortificazione. Nella guerra di Monte Alcino fu ferito d'archibugiata. Insegnò al March. di Marignano il modo d'atterrare Baloardi, e impadronirsi di Siena, come in fatti seguì, ed in premio fu dichiarato Capitano di fanteria. Spedito all'Aiuola (Fortezza di Chianti) nel piantare l'artiglieria, rimase colpito nel capo, e morto fu portato alla Patria, per onorarlo con solleni esequie l'anno 1554. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 507.
</p><p>Gio: Batista Benvenuto, detto l'Ortolano, perche figlio d'un'Ortolano Ferrarese: nella Chiesa dei PP. Serviti di Ferrara dipinse l'Altare di S. Margherita; nei Bastardini l'Altare Maggiore, e moltissime opere sue furono portate a Roma, perchè erano in istima grande; fiorì nel 1525. Superbi fol. 124.
</p><p>Gio. Batista Beinaschi Piemontese scolaro di Monsù Spirito, poi in Roma di Pietro del Pò, disegnò l'opere del Lanfranchi, e tanto possesso pigliò di quella maniera, che molte opere sue passarono per mano di quel gran Maestro: fu disegnatore feracissimo, d'idea grande, vasto d'invenzione, spedito, e risoluto; Roma godette dell'opere sue sino all'anno 1690. che fu il 54. di sua età, in cui morì; lasciò Angela la figlia addestrata nel fare ritratti, e copiare l'opere sue, come di presente si vede. Morì Cavaliere.
</p><p>Gio: Batista Bertusio Bolognese scolaro di Dionigio Calvart. poi dei Car<pb facs="00251" n="227"/>racci, coi quali poco si fermò, fidandosi troppo della sua dilicata maniera, divulgando essere simile a quella di Guido, anzi morto quel famoso Pittore, vantavasi essere egli l'unico erede: furono però graditi i suoi dipinti, o fusse la moderatezza dei prezzi, o un'apparente vaghezza, che alla prima fermava. Fu di gran flemma, e pazienza nell'insegnare a Cavalieri, e Dame. Ebbe due parti lodevoli, cioè fu Uomo dabene, e dotato di naturale eloquenza, con la quale sermoneggiava nelle Compagnie, e nelle Congregazioni, e recitò l'orazione funebre per Agostino Carracci. Conseguì in consorte Antonia Pinelli, Donna sapiente, e Pittrice, della quale si è parlato: mori senza figliuoli, e lasciò tutto il suo alla Compagnia di S. Sebastiano, di cui era confratello. Malvasia par. 2. fol. 268.
</p><p>Gio: Batista Bianchi Lombardo figlio di Bartolomeo Architetto, attese all' arte del padre, poi con facilità alla Scultura: di bianco marmo concluse un perfetto, e bene inteso Bacco per la Francia, che fu al maggior segno gradito: Per l'Altare Maggiore della Cattedrale di Genova fece una figura di Maria Vergine con Angeli di getto, per Milano statue diverse, e praticando in quella Città con Gio: Batista Crespi, detto il Cerano, Pittore di molta stima, provò i pennelli ubbidienti alla mano, tignendo qualche tavola ragionevole: ritornato a Genova, s'incontrò nel contagio del 1657. e morì. Soprani fol. 300.
</p><p>Gio: Batista Bissoni Pittore Padovano discepolo d'Apollodoro di Porcia, fu celebre in ritratti, ed in istorie sacre, e profane: avanzato in età celebrò le nozze con gentile fanciulla, e fra la soverchia gelosia, ed amore, presto la lasciò vedova; morì nel 1636. d'anni 60. Ridolfi par. 2. fol. 260. Un'altro Gio: Batista Bissoni registra il Soprani a fol. 199. chiamato il Veneziano nato in Genova da Domenico Scultore Veneto; attese all'arte del Padre, e fece ben presto rumoreggiare per la Città il grido del suo singulare contorno, sicurezza d'istoriare, speziosità nei putti, grazia nei volti femminili, venerazione nei vecchi, perfezione nelle pieghe in marmo, in avorio, ed in legno. Nei Crocefissi fu mirabile, bastando solo memorare quello spirante nella Chiesa di S. Spirito, che muove al pianto ogni pupilla, che lo contempla: si dilettò ancora questo modesto, amoroso, ed onorato virtuoso della pittura: morì nel contagio di Genova nel 1657.
</p><p>Gio: Batista Blain da Fontenay, oriondo di Parigi, Pittore, e discepolo di Batista; ha avuto gran genio nel dipingere fiori, i quali sono riusciti sempre in eccellenza naturali. Morì Ufiziale della Reale Accademia l'anno 1714. M. S.
</p><p>Gio: Batista Bolognini da Bologna uno dei più copiosi allievo di Guido Reni, che esattamente non solo copiò, ed intagliò opere del Maestro, ma con sodo, e stabile fondamento inventò opere varie, dipinse con ispirito, con velocità, e con colore più ricacciato del suo Maestro, come da circa 30. quadri nelle Chiese di Bologna si può vedere, oltre infiniti particola<pb facs="00252" n="228"/>ri: visse sino a gli anni 77. e morì nel 1688. sepolto in S. Giacomo. L'anno medesimo morì Angelo fratello minore in età di 63. anni, questi imparò da Gio: Batista, copiò per eccellenza l'opere del fratello, dipinse qualche cosa d'invenzione, ma la maggior parte del tempo lo spendeva nell' insegnare il disegno nell'Accademie, e nei Collegi. In oggi vive il Nipote Giacomo Bolognini, del quale si è parlato.
</p><p>Gio: Batista Borzone fratello di Carlo ritrattista in grande, ed in piccolo, di Francesco paesista terrestre, e maritimo, tutti tre figli, e scolari di Luciano valente Pittore Genovese: attese ad istoriare in grande; dopo la morte del padre (precipitato da un palco mentre dipigneva nella Santissima Nunziata del Guastado) riassunse l'opere paterne, e con grande onore seguì sempre di bene in meglio sino all'anno 1650. circa il quale volò alla gloria. Soprani fol. 206.
</p><p>Gio: Batista Bracelli Genovese sdegnando l'arte del padre legnajuolo, s'applicò alla pittura nella scuola di G. B. Paggi, dove affaticandosi più degli altri compagni, in breve tempo arrivò a lavorare nelle stesse tele del Maestro. Con maniera poi terribile si diede ad inventare di capriccio senza riposo, o riguardo alla salute, e quantunque avvisato dal Maestro a rallentare la briglia ad un corso tanto veloce, tuttavolta seguì sempre d'un passo, sinoattantochè fermato da un'etica nel quinto lustro, correndo l'anno 1609. spirò l'anima con dolore universale dei parenti, e dei Professori. Soprani fol. 79.
</p><p>Gio: Batista Bruni Piemontose imparò da Giulio suo fratello; non potendo arrivare alla perfezione di terminare le figure, principiò a dipignere di macchia, e sortì l'intento d'essere gradito dagl'Intendenti: fiorì nel 1625. Soprani fol. 320.
</p><p>Gio: Batista Caccioli nato in Brudio (Castello dieci miglia da Bologna lontano) fu uno dei più bravi, e spiritosi allievi, che uscisse mai dalla scuola del secondo Canuti: oltre le belle opere a fresco nei Palagi, e nelle Chiese di Bologna, servì i Serenissimi di Mantova, di Parma, e di Modona; ma quando stava per raccogliere il frutto di tanti seminati sudori, la morte gli troncò lo stame vitale nel 1675. in età di 40. anni. Vedi Giofeffo Antonio Caccioli.
</p><p>Gio: Batista Calandra da Vercelli famoso lavoratore di musaico si vedono in S. Pietro di Roma i quattro Dottori della Chiesa coi disegni del Lanfranchi, e del Sacchi. S. Bernardo, e S. Gregorio coi cartoni di Carlo Pellegrini, e del Romanelli, e fra tutti mirabile si rende l'Arcangelo Michele inventato dal Cav. d'Arpino, che non sembra a musaico, ma isquisitamente dipinto. Ab. Titi fol. 51.
</p><p>Gio: Batista Capodibue Modonese, alla nobiltà de' natali aggiunse le prerogative della pittura, della scultura, e dell'architettura, che lo resero amabile, ed ammirabile in Parma, ed in Patria, dove si contemplano nel Coro dei PP. Carmelitani la Santissima Nunziata collocatavi nel 1599. ed<pb facs="00253" n="229"/>in altri Tempj statue molto bene condotte. Vidriani fol. 107.
</p><p>Gio: Batista Carloni Pittore Genovese, fu scolaro, e cognato di Domenico Fiaselia, al quale fece dare onorata sepoltura l'anno 1669. in S. Maria della Pace nel proprio sepolcro, con iscrizione degna d'un tanto Maestro. Soprani fol. 251.
</p><p>Gio: Batista Castello diligentissimo Miniatore Genovese, e fratello di Bernardo: passò la sua gioventù nell'arte dell'Orefice, e comechè non era privo del disegno, lasciò quella, e con l'ajuto di Luca Cambiasi si diede all'esercizio della miniatura, nella quale egli solo fece più di quello, che abbiano fatto molti insieme: meritò di essere lodato dal Marini, dal Soranzo, e dal Grillo. Oltrepassarono i monti le lodi di lui, e giunte alle orecchie di Filippo II. Re delle Spagne, lo volle presso di se, per impiegarlo a miniare i Libri dell'Escuriale, per le quali diligenti satiche meritò premj reali. Servì parimenti Margherita Regina d'Austria. L'anno 1606. dal Senato di Genova ottenne un privilegio d'esenzione da quelle leggi, e da quei capitoli, ai quali soggiacevano i Professori di quei tempi; in quello è dichiarato eccellente, ed eminente nell'arte sopra ogni altro Pittore. Il Cielo stesso lo distinfe da tanti altri, col fargli vedere Giorgio suo figlio, dallo stato mediocre di Mercatante, passare al grado di riverito Principe nel Regno di Sicilia, e pure tale, e tanta fu sempre le modestia del Savio Pittore, che non alterò mai un punto il suo vivere. Infinite sono le opere sue, e particolarmente quelle, che sono condotte in minutissime figure, le quali ancora in età di 90. anni felicemente dipingeva. Morì l'anno 1637. e lasciò Girolamo suo figlio anch'esso Miniatore, del quale si parlerà a suo luogo. Soprani fol. 135.
</p><p>Gio: Batista Cima, detto il Conigliano, perchè nato in tal luogo nel Friuli: fu uno dei primi imitatori di Gio: Bellino, e molti quadri di sua mano fatti nel 1517. registra il Ridolfi par. 1. fol. 59.
</p><p>Gio. Batista Coriolano Bolognese fratello del Cav. Cristofano, già descritto, fu scolaro del Valesio, dipinse, intagliò in rame, e legno opere del Guercino, e d'altri Maestri, e diede in luce più di 100. rami grandi servibili per le pubbliche Conclusioni. Malvasia par. 4. fol. 153.
</p><p>Gio: Batista Cremonini da Cento, per virtù, e per tratti singulari dichiarato Cittadino di Bologna, fu pratico, e spedito Pittore in figure, in chiariscuri, in prospettive, in fregi storiati d'animali, intelligentissimo Architetto di machine, di barriere, di teatri, in Bologna, in Parma, in Modona, e nella Mirandola; con maniere amorose, tratti gentili, e prezzi ragionevoli fece noto all'Italia la sua facilità, e bravura nelle invenzioni, e nelle pitture sino all'anno 1610. in cui morì. Malvasia par. 2. fol. 297.
</p><p>Gio: Batista Crescenci Nobile Romano, Dilettante del disegno, volle per Maestro il Cav. Pomerancio: dipinse con aggiustata maniera; godeva che la sua Casa fusse l'Emporio delle Virtù: dava ricetto agli studiosi giovani forestieri innamorati della pittura, mantenendoli di colori, di pennelli,<pb facs="00254" n="230"/>di tele, e di modelli; gradì tanto l'inclinazione di genio sì nobile Papa Paolo V. che dichiarollo Sopraintendente alla Cappella Paolina, e di tutte le fabbriche, e pitture da farsi nel suo Pontificato. L'anno 1617. dal Card. Zappada fu condotto in Ispagna. Esperimentato da Filippo III. nella pittura, e nell'architettura, tale fu di quel Monarca lo gradimento, che ordinò si fabbricassero con suo disegno le Reali Sepolture, ed il Palagio del ritiro. Ritornato in Italia, dove, e quando morisse, non ne parla il Baglioni fol. 364.
</p><p>Gio: Batista Crespi detto il Cerano (dal luogo, in cui nacque, volgarmente chiamato il Borgo, poco distante da Novara Stato Milanese.) Nacque d'onestissimi Parenti, i quali desiosi di vederlo laureato nelle scienze, l'applicarono alle belle lettere, alla rettorica, ed alla filosofia, ma delusi dal suo genio straordinario alla pittura, all'architettura, ed alla prospettiva, convenne loro mandarlo a Roma, poi a Venezia. Praticando dunque indefessamente i migliori Pittori di quelle Città, ritornato a Milano, entrò nella Corte Ducale a fare mostra del suo vivacissimo talento, e ne sortì tanto onore, che i Cavalieri, i Governatori, gli Arcivescovi, ed i Principi scoprendo in lui, oltre la virtù dei pennelli, una certa nobiltà di tratti obbliganti, e di franchezza nell'arti Cavaleresche, si servirono dell' opere sue in pitture, o in architetture, molte delle quali si contemplano con estrema dilettazione in quella Città, dove d'anni 76. lasciò la vita nel 1633. M. S.
</p><p>Gio: Batista de Medina nativo di Brusselles celebre Pittore, sulla maniera di <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs>. Egli fu fecondo, e ferace inventore, e l'opere sue diedero sempre nel grande, e furono accolte con sommo piacere nella Scozia, ed in Londra. Nella maniera poi di fare ritratti era celebre, e li conducea con una tale maestria, ed impasto di colori, che sembravano vivi; il ritratto di lui è nella Galleria dell'A. R. di Firenze. Ebbe ventuno figliuoli, e morì in età di 51. anni in Edemburgo l'anno 1711. M. S.
</p><p>Gio: Batista da Novara di Casa Ricci, giunse giovinetto a Roma nel Pontificato di Papa Sisto V. esperimentata la sua bravura nella Scala Santa, nella Libraria Vaticana, e nel Palagio Laterano, fu da N. S. dichiarato Sopraintendente ai lavori di Pittura, durante il suo Papato. Le pitture a olio, ed a fresco dipinte in Roma nei Tempj, nei Claustri, e nei Palagi sono innumerabili, sì per la franchezza, ed amorevolezza nei prezzi, come per la lunga età di 75. anni, che felicemente visse sino circa il 1618. Baglioni fol. 149.
</p><p>Gio: Batista dal Sole Pittore Milanese imparò da Pietro suo Padre; dipinse a olio, e a fresco in luoghi varj di Milano, particolarmente nella Corte Ducale, e nelle Chiese di S. Francesco, di S. Eustorgio, di S. Bernardo, di S. Angelo, e di S. Gio: alle Case rotte. Torre nella sua Tavola.
</p><p>Gio: Batista Discepoli, detto il Zoppo da Lugano, aderì alla maniera Pro<pb facs="00255" n="231"/>caccinesca, e la ridusse ad un proprio stile, che molto piacque per la sveltezza, e per l'ottimo colorito, che ritrovò; morì d'anni 70. nel 1660. M. S.
</p><p>Gio: Batista Falda Intagliatore in rame; Le tre Rome in pianta, ed in prospetto; le misure, e piante dei Palagi più celebri, in due Libri; Il Teatro delle Fabbriche, ed Edifizj sotto il Pontificato d'Alessandro VII. Le Facciate delle Chiese, in quattro Libri; Le Fontane di Frascati, in due Libri; Le vedute entro S. Pietro, la pianta del Conclave, i Catafalchi, Le Cavalcate, le vedute delle Basiliche, gli Archi trionfali, Giardini, Ponti, Piazze di Roma, ed altre infinite operazioni, sono state disegnate, ed intagliate da questo Virtuoso, come si può leggere nel Libro intitolato: Indice delle stampe di Roma del Rossi.
</p><p>Gio: Batista Fiorini Bolognese, studiate l'opere del Bagnacavallo, e dei Veneziani Pittori, andò a Roma, e lavorò nella Sala Regia; scoprendo la dolcezza dei Zuccheri nel dipignere, umiliò i suoi colori; ritornò a Bologna grande inventore sì, ma fiacco nelle tinte, perloche s'unì con Cesare Aretusi, tutto naturalezza nel colorire, ma scarso d'invenzione, e partorendo il Fiorini i pensieri, e l'Aretusi dipignendoli, ridusse opere a perfezione, massimamente il Catino della Cattedrale di S. Pietro. Per il buon disegno poi, e per la pratica delle misure fu dichiarato Architetto della Città l'anno 1570. Ebbe un figlio per nome Gabriello, il quale nella Scultura si fece onore. Malvasia par. 2. fol. 335.
</p><p>Gio: Batista Foggini nacque in Firenze il dì 25. Aprile 1652. Apprese i principj del disegno da Jacopo Giorgi Pittore, e da Jacopo Maria Foggini suo Zio Scultore, ed i principj della Scultura da Lodovico Salveti. In Roma poi studiò da Ercole Ferrata la Scultura, e da Ciro Ferri il disegno. Sotto la direzione dunque di tanti Maestri divenuto franco, e sicuro Scultore fece pompa dell'opere sue private, e pubbliche, particolarmente nella Chiesa del Carmine di sua Patria, dove lavorò di basso rilievo quelle grandi tre tavole di marmo istoriate nella Cappella di S. Andrea Corsino, con l'Urna dove riposa il Corpo di detto Santo, opere tutte, che sono guardate dai Professori con buon'occhio, perchè in esse ha mostrato la vivacità del suo spirito, e l'industria di ricavare dal marmo le figure; che sembrano di tondo rilievo. Fece parimenti di marmo le copie d'alcune Statue, che sono presso S. A. R. per Luigi XIV. Re di Francia; alcuni Bassi rilievi, e puttini di marmo, per il Deposito di S. Francesco Saverio in Goa; Busti, e ritratti di marmo per diversi, ed altre cose degne dei suoi scarpelli. Dichiarato poscia Architetto della Cappella di S. Lorenzo, della Galleria Reale, e di altre fabbriche, si sono restaurate molte Chiese, e Palagi col suo disegno in Pisa, ed in Firenze, dove vive. M. S.
</p><p>Gio: Batista Forest dell'Accademia Reale, figlio di Pietro Pittore, nacque in Parigi li 5. Giugno 1635. Fu discepolo di Francesco Mola in Roma, e riuscì eccellente nel fare i paesi; Vide due volte l'Italia per ordine del<pb facs="00256" n="232"/>Marchese di Seignelay Ministro, e Segretario di Stato, e portò un bel numero di belle pitture dei più singulari Maestri, dei quali possedeva un' ottima cognizione delle loro maniere. Morì l'anno 1712. M. S.
</p><p>Gio: Batista Fulcini Bolognese scolaro di Lorenzo Garbieri, averebbe per certo lasciato bella memoria del suo nobile dipignere, se il contagio del 1630. non l'avesse in giovanile età portato all'altra vita. Malvasia par. 4. fol. 304.
</p><p>Gio: Batista Galestrucci Fiorentino scritto al catalogo dei Pittori Romani l'anno 1652. Merita questo Virtuoso essere nominato per la bravura del suo bulino, col quale diede alle stampe tante opere, come si legge nel Libro del Rossi intitolato: Indice delle stampe di Roma del Rossi.
</p><p>Gio. Batista, e Girolamo de Grandis amatissimi fratelli sempre indivisi nati nel Borgo di Varese (Ducato di Milano.) Uscirono dalla Scuola del Mariano seniore, e riuscirono perfetti, e faraginosi Maestri nella prospettiva, e nell'architettura da tutti stimati per l'invenzione, per il colorito, e per l'arte d'introdurre bizzarrie nei loro lavori dipinti per varie Città. Chi brama conoscere l'eccellenza loro entri nella Chiesa di S. Caterina in Brera di Milano, e vedrà quanto fusse la forza, e la vaghezza del loro operare. Sono morti uno dopo l'altro ottogenarj l'anno 1718. M. S.
</p><p>Gio: Batista Ingoni Modonese. Da questa Casa molto antica sono usciti Uomini illustri in varie professioni, massimamente Gio: Batista della pittura eccellente, negli affetti espressivo, nelle attitudini galante, e nel colorito ameno: ottogenario passò all'altra vita nel 1608. Vidriani fol. 117.
</p><p>Gio. Batista Levizani Modonese amico delle muse, e famigliare delle virtù; animò le carte coi versi, e le tele con li colori; tanto piacquero agl'Intagliatori l'opere sue, che le diedero alle stampe. Vidriani fol. 136.
</p><p>Gio: Batista Lombardelli, detto della Marca, nato in Montenuovo, e però chiamato ancora Montano; sortì i principj della pittura da Marco Marcucci, detto da Faenza, ma poi fu uno di quei giovani, che si diede a seguire in Roma Raffaellino da Reggio: fu spiritoso, e facile nell'operare a buon fresco con franchezza, e con grazia, dimodochè se avesse accompagnato lo studio all'inclinazione, averebbe inalzata la sua gloria nelle Gallerie Vaticane, nei Chiostri Domenicani, e Promontoriani, nelle Chiese, nei Palagi, ed ultimamente nella S. Casa, dove d'anni 55. morì circa il 1587. Baglioni fol. 46.
</p><p>Gio: Batista Longone nacque in Monza (Ducato di Milano.) Imparò l'architettura, e la prospettiva da Gioseffo Antonio Castelli, e divenuto Uomo di buona intelligenza nell'arte, servì a molti. Eglie versato ancora nelle scienze matematiche: ha un figlio per nome Antonio, al quale comunica le sue virtù, e riesce di buona aspettazione. Vivono in Milano.
</p><p>Gio: Batista Madonnina da Modona passò a miglior vita in Napoli estinto dal contagio: in diversi palagi di quei Signori, come pure in Roma lasciò<pb facs="00257" n="233"/>belle memorie dei suoi pennelli; sebbene nelle figure non avanzò i termini della mediocrità, nei chiariscuri però, nelle prospettive, nella quadratura, nei paesi, e nei sfondati fece cose mirabili, e con tale artificio, che l'occhio s'inganna; e stravede in contemplarle. Vidriani fol. 137.
</p><p>Gio: Batista Maganza Seniore; oriundo da nobile stirpe di Magonza, che per le vicende della fortuna piantò la sua sede in Italia; nacque in Vicenza l'anno 1509. Dalla scuola di Tiziano acquistò gran facilità nel fare ritratti, e dalla natura maggior felicità nel comporre versi eroici, e berneschi con leggiadro, e tenerissimo stile sino all' anno 1589. in cui morì. Alessandro bravo Pittore fu suo figlio; da questo nacque Gio: Batista, detto il juniore, che secondo il disegno, e colorito del padre, da giovinetto arrivò a dare segni sicuri di valente coloritore, ma nel più bello dei suoi progressi il Cielo lo chiamò a se, d'anni 40. nel 1617. Ridolfi par. 2. fol. 245.
</p><p>Gio: Batista Mainero Genovese figlio di Raffaello bravo Chirurgo; proccurava il padre istruirlo nell'arte sua, quando scoprì essere tutto inclinato alla pittura, volle secondare il genio del figlio; lo raccomandò dunque a Luciano Borzone, il quale ben presto lo fece comparire con una tavolina d'invenzione, con dilicata maniera a buon termine ridotta. Occorse intanto il fare certi ritratti, più per capriccio, che per genio, e furono sì naturali, che gli convenne lasciare le storie, e tutto a quelli impiegarsi, giugnendo a farli a memoria, e sino a ritrarre i morti di gran tempo da lui conosciuti: crescendogli dunque le commissioni di Dame, e di Cavalieri, gran danaro ne ricavava, col quale si trattava bene, e vestiva alla nobile, con varie divise: depose la spoglia mortale in florida età l'anno del contagio 1657. Soprani fol. 213.
</p><p>Gio: Batista Mantovano, citato dal Vasari, e dal Baldinucci, fu scolaro di Giulio Romano in Mantova; intagliò varie cose con antica foggia di cimieri, ma le più studiate, ed erudite furono le carte dell'incendio di Troja. M. S.
</p><p>Gio: Batista Marmi nacque in Firenze l'anno 1659. Fu figlio di Giacinto-Maria Guardarobba del Ducale Palagio, Architetto, e Gentiluomo di Corte, imparò il disegno da Vincenzo Dandini, il modellare di terra da Gio: Batista Foggini, ed il colorire da Livio Meus: Protetto dalla Gran Duchessa Vittoria fu mandato a Roma sotto le direzioni di Ciro Ferri, e di Gio: Maria Morandi, dove dal copiare le Statue, e pitture Romane si perfezionò nel disegno; d'indi a Venezia apprese il buon colorito. Richiamato alla patria servì la Gran Duchessa, ed il Gran Principe Ferdinando con opere varie a olio, e con ritratti al naturale, sì per le suddette Altezze, come ancora per molti qualificati soggetti di quella Corte. Fu instancabile non solamente nel provvedere le Chiese, ed i Palaggi di opere sue, e di quantità di ritratti; ma ancora nello studiare le scienze matematiche; perlochè essendo egli giovine bellissimo, gracile, e gentile di complessione, non potè resistere alle fatiche, che gl'impedirono gloria maggiore nel<pb facs="00258" n="234"/>1686. e fu sepolto nella Chiesa di S. Felicita con pianto universale, particolarmente d'Antonio-Francesco di lui fratello, Cavaliere di singularì qualità, e virtù, amatore del disegno, presso del quale molti si consèrvano, perito nella cognizione dei libri più reconditi, dei quali gode una ricca raccolta, ed erudito soggetto, come da tante memorie, che sono presso l'Autore del presente Abcedario, il quale gode l'onore di vivergli buon servidore, ed amico. M. S.
</p><p>Gio Batista Merano Genovese, con i principj di Gio: Andrea Ferrari, coi pregressi sotto Valerio Castelli, con lo studio in Parma sopra l'opere del Correggio, e finalmente con le regole di Giulio Benso, riuscì spiritoso Pittore, impiegato nella sua patria, ed in altre Città in opere diverse. M. S.
</p><p>Gio: Batista Modonese, riferito dal Vidriani fol. 70. con le parole del Vasari nella vita di Benvenuto, nel seguente tenore: Gio: Batista Modonese emolo di Niccolò dell'Abate lavorò molte cose in Roma, ma particolarmente in Perugia, dopo molto tempo speso fuori della patria, reso il suo nome immortale, ritornò a Modona, lavorò due grandi storie dei fatti dei SS. Pietro, e Paolo, dove Niccolò aveva fatto la Tavola. Altro di questo autore non si ritrova.
</p><p>Gio: Batista Monegri da Toledo Statuario, e primo Architetto dell'Escuriale di Spagna: sopra la porta esteriore della Chiesa principale dedicata a S. Lorenzo lavorò di candido marmo la statua di detto Santo, ed interiormente sei Re del vecchio testamento della pietra medesima, con arte singulare condotti. Mazzolari fol. 12.
</p><p>Gio: Batista Mola Franzese discepolo, e provvisionato dall'Albano, apprese molto bene quel bel modo di frascheggiare; stanziava ora a Mirabello, ora nel giardino dei Signori Poeti, per istudiare quelle bellissime vedute. Se nelle figure, che ritennero sempre un poco di duro, e di tagliente, non arrivò al Maestro, parve lo superasse nella ben distinta, e battuta mappa di essi, però per questa bella prerogativa fu molto stimato in Francia, ed in Roma, dove sono nel palagio del Duca Salviati quattro insigni paesoni, da tutti stimati dell'Albano: vedi Pietro Francesco Mola. Malvasia par. 4. fol. 292.
</p><p>Gio: Batista Montano Scultore Milanese, negli anni di Papa Gregorio XIII. lavorò in Roma d'architettura, e di scultura in legno, maneggiandolo come cera, e ricavandone con facilità vivaci, e ben mosse figure, ad imitazione di Prospero Bresciano. Per Papa Clemente VIII. intagliò il nobilissimo organo di S. Gio: in Laterano. Disegnò i Tempj, i Sepolcri, e gli Altari di Roma, che poi da Batista Sorìa, suo scolaro furono dati alle stampe un Libro in foglio, col ritratto del Montano d'anni 87. a morte sua nel 1621. in Roma. Baglioni fol. 111.
</p><p>Gio: Batista Monti povero mendico Genovese; col mezzo del disegno passò ad essere ricercato, e riverito dai Principi, e dai Cavalieri. Scoperto da caritatevole Signore il genio del meschinello, lo raccomandò a Luciano<pb facs="00259" n="235"/>Borzone; erano scarsi gli esemplari, le carte, o i disegni, che gli dava a copiare il Maestro, stante la feracità, e la prestezza della mano in esequirli: assicurato nel disegno suposto al maneggio dei pennelli, e disposti i colori, inventò bellissima storietta, che riuscì dipinta con istupore del Precettore. Tentò fare ritratti, nei quali trovò tanta abilità, che superò il credito del Mainero, e d'altri ritrattisti in grande, ed in piccolo. Crescevano fra tanto gl'impegni dei Cavalieri, e dei Principi, dimodochè non poteva a tutti soddisfare, benchè con gran somma di contante fusse riconosciuto. Incivilito vestiva alla grande, si trattava nobilmente, e camminava con un portamento ben degno di tanta virtù. Non s'avanzò più oltre, che all'anno del contagio 1657. in cui morì in florida età. Soprani fol. 217.
</p><p>Gio: Batista Moroni d'Albino (Terra sette miglia da Bergamo lontana.) Nacque con doni particolari per la pittura, imparò da Alessandro Bonvicini, detto il Moretto: non mancò farsi conoscere nei quadri storiati, ma molto più nei ritratti, onde soleva dire Tiziano ai Rettori, che da Venezia partivano per i governi di Bergamo, che se bramavano il loro vero, e naturale ritratto, se lo facessero dipignere dal Moroni. Morì in età virile l'anno 1578. e vive esaltato dalla dotta penna d'Achille Muzio nel suo Teatro di Bergamo. Ridolfi par. 1. fol. 131.
</p><p>Gio: Batista Ossana allievo di Giulio Cesare Procaccini: i suoi dipinti sono nella Città di Milano, e particolarmente nelle Chiese di S. Eufemia, di S. Alessandro, e del Giardino. Torre fol. 300.
</p><p>Gio: Batista Oudry nato a Parigi li 17. Marzo 1686. figlio di Pittore, che diedegli i primi lumi, ed elementi del disegno: nell'anno 17. di sua età si trattenne per nove mesi sotto il Signor Serra Pittore del Re, e dell'Accademia stabilita in Marsilia, ove volle condurlo, ma ricusò, per farsi scolaro del famoso Niccolò Delargilliere, presso cui studiò cinque anni, e dopo fece studj diversi sopra l'opere dipinte dal <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs> nel Palagio di Lucemburgo. Non cessa dal dipignere dal naturale ritratti, istorie, frutti, fiori, animali, e paesi. Il suo Maestro alli 26. Giugno 1717. lo presentò all'Accademia Reale, dove fu accolto a riguardo dei suoi diversi talenti, e delle opere sue sì degnamente plausibili: Resta intanto incaricato dall'Accademia, in occasione della sua accettazione, a rappresentare l'Abbondanza, e vi travaglia attualmente, soggetto vastissimo per tutte le qualità migliori della natura, e nel quale l'universale suo talento si soddisfa, e riesce. M. S.
</p><p>Gio: Batista Paggi Nobile Genovese. Sino da fanciullo tra lo studio dell'arti cavaleresche, e liberali intrecciò l'ore oziose con modellare di cera, o di creta, disegnare figure, vedute, e paesi: crebbe il passatempo in costante risoluzione, dalla quale per rimoverlo il Padre, l'applicò all'arismetica, alla musica, ed al suono, ed in fatti nell'algebra, nel canto, e nel Leuto perfetto divenne. Con gli anni s'avanzò il desio alla pittura,<pb facs="00260" n="236"/>e quantunque con minaccie gli ostasse il Genitore, pure alle suppliche della Madre, ottenne l'intento. Non sapeva per anco stemperare i colori, quando introdotto da certo amico a vedere il ritratto, che facevagli un certo Pittore, ma poco somigliante, sdegnato il Paggi, vantossi, che l'averebbe egli meglio colpito, se avesse posseduto il maneggio delle mischie dei colori: si venne alla prova, e con istupore di tanti Pittori riusci mirabilmente effi giato; condusse senza Maestro quadri diversi, che tirarono l'ammirazione a contemplarli. Successe intanto, che per certo dipinto essendogli perduto il rispetto da un Mercatante, che lo caricò d'un schiaffo, l'uccise, e di volo fuggì a Firenze, dove ricevette singulari onori da quei Serenissimi Mecenati dei Virtuosi Francesco, e Ferdinando. Dopo 20. anni richiamato dal bando, partì regalato dal Duca Ferdinando dell'anello prezioso, che era solito portare in deto. Giunto in Patria, rappacificato coi suoi nemici, fece conoscere quanto di perfezione avesse in tanto tempo acquistato. Dei suoi dipinti, delle carte intagliate, del Libro della difinizione, e divisione della pittura, dato alle stampe, troppo lungo sarebbe il favellare; dirò solo, che colmo di gloria, fra solenni funerali, fu compianto da tutta la Città l'anno 1629. quando di 73. anni lo vide morire. Soprani fol. 91.
</p><p>Gio: Batista Pesari Modonese emolo di Lodovico Lana, dipinse con lode molto tempo in Venezia, ed in Patria: questo studioso giovine una notte nel spartire due, che si battevano, rimase accidentalmente ferito da un colpo mortale, che lo portò all'altra vita. Vidriani fol. 135.
</p><p>Gio: Batista Ponte, o da Ponte figlio del Cav. Leandro Bassano, copiò insieme con Girolamo suo sratello l'opere del Padre, e furono credute di mano del Maestro: morì d'anni 60. in Patria nel 1613. Ridolfi par. 2. fol. 170.
</p><p>Gio: Batista Pouletier Scultore nato in Abbeville, fu ricevuto nell'Accademia Reale li 24. Marzo 1684. M. S.
</p><p>Gio: Batista Primi Romano scolaro d'Agostino Tassi: s'ammogliò in Genova, dove furono gradite le sue belle storiette lavorate sopra piatti di terra; dipinse per eccellenza marine, vasselli, e vedute con ischerzanti figurine: morì l'anno del contagio 1657. Soprani fol. 332.
</p><p>Gio. Batista Pozzi Milanese uno di quei spiritosi Giovani, che da Papa Sisto V. fu posto in opera alla Scala Santa, alla Libraria Vaticana, alla Loggia della benedizione, ed a S. Maria Maggiore: Come che era bellissimo d'aspetto, ben composto, e gentile, così le sue pitture apparvero graziose, e dilicate. Per essere troppo applicato agli studj, gracile di natura, e deboluccio, diede in un malinconico umore, che di 28. anni lo portò all'altra vita. Baglioni fol. 39.
</p><p>Gio: Batista Puccetti Romano scolaro di Gioseffo Passeri, giovine di 25. anni, il quale per la vivacità del suo spirito, e per la prontezza del suo operare merita di essere nominato, per i suoi belli dipinti nel Palaggio dei<pb facs="00261" n="237"/>Massimi, e nella Chiesa di S. Maria in Monticelli, dove sono opere sue a olio, ed a fresco. M. S.
</p><p>Gio: Batista Ruggeri Bolognese, detto Batistino del Gessi, che gli fu amorevole Maestro: ebbe grande disinvoltura, buona indole, natura facile, e lieta, intelligenza di lettere greche, e latine, pratica di buoni libri, familiarità con le Muse, e sopra il tutto, una prontezza d'operare simile, e confacente al Maestro. Dipinse con tal morbidezza, e franchezza, che non solo ingelosì il Gessi, ma anco lo stesso Guido Reni, ed in Roma indusse il Domenichino (da cui ebbe i principj) a rubarlo al Gessi. Dell'opere sue ne parla diffusamente il Baglioni fol. 36. Dell'animosità, bravura, coraggio, e dei suoi amori con gentile fanciulla, la quale fu cagione, che di 32. anni spirasse l'Anima nelle braccia del pietoso Pietro da Cortona, della sepoltura datagli in S. Petronio di Roma, e d'Ercolino suo fratello, detto anch'esso del Gessi, ne tratta il Malvasia par. 4. fol. 353.
</p><p>Gio: Batista Santacroce superò nelle sculture Matteo, Scipione, Luca, Giulio, ed Agostino, tutti discendenti da Filippo celebre Scultore, nomato Pippo. Parve che nascesse con la scienza infusa per lavorare marmi, avorj, e legni nella sua Città di Genova, in cui avanzato nell'età, e nel sapere morì. Soprani fol. 179.
</p><p>Gio: Batista Sampagna di Brusselles fu allievo di Filippo Sampagna suo Zio, dal quale imparò tutta la maniera di lui nel dipignere, se non che degenerò alquanto di sorza, e di verità, conservò però nel restante i sentimenti del Maestro: fece viaggio per l'Italia, per lo spazio di quindici mesi, senza cangiar gusto dal già appreso. Morì d'anni 43. nel 1681. Professore dell'Accademia Reale. Depiles fol. 509.
</p><p>Gio: Batista Santerra nacque a Magny Città del Vexin in Francia nell'anno 1657. Fu Pittore dell'Accademia Reale, ed allievo di Bon Boulogne. Si distinse molto nelle mezze figure, ed assai intese la Notomia. Egli ha lasciato belle figure, che avea modellate in picciolo per suo uso. Avea ancora intrapreso di eseguire in un gran marmo al naturale la Susanna istessa, che rappresentò in pittura, allorchè fu ricevuto dall'Accademia Reale, ma la morte gl'impedì l'eseguirla, restò solo il modello di quella in terra cotta, il quale si conserva per memoria di sì ottimo Maestro nel rieco Gabinetto di Monsieur Pierre Crozat singulare, e famoso Amatore della Pittura, Scultura, e di altre belle Arti in Parigi. Il Santerra passò all'altra vita nell'anno 1717. nel suo Appartamento, ch'egli godeva nelle Gallerie del Louvre.
</p><p>Gio: Batista Sassi Pittore Milanese ebbe i principj del disegno da Federico Panza, andò dopoi a Napoli, e praticò molto tempo con Francesco Solimene, dal quale riportò molto di sapere, particolarmente in picciolo, dove riesce mirabile: egli per verità merita gran lode, perchè le opere sue sono da tutti stimate, e gradite.
</p><p>Gio: Batista Speranza Romano scolaro dell'Albano, con lo studio delle bel<pb facs="00262" n="238"/>le statue, e delle pitture, s'avanzò a varj impieghi nelle Chiese, nei Chiostri, e nei Palagi di Roma. Perseguitato dall'amore di donna importuna, diede finalmente nel laccio, ed abbandonando a poco a poco il disegno, degradò non solo dal concetto di buon Pittore, ma ancora dalla salute, e di dolore di stomaco, in casa della suddetta donna, morì in termine di 24. ore, sposandola pria di morire l'anno 1640. Baglioni fol. 157.
</p><p>Gio: Batista Spezzini fu istorico, che descrisse gli annali d'Italia per due secoli, e particolarmente della sua Città di Modona; Mecenate dei Pittori, ai quali aprì in sua casa Accademia del disegno; Maestro dei Serenissimi Principi Figli del Duca Cesare, ai quali insegnò il disegno, la prospettiva, e la fortificazione. Vidriani fol. 143.
</p><p>Gio: Batista Suardo fu profondissimo nella prospettiva, singulare negl'intagli di legno, ed eccellente nei cunj d'acciajo, incavando in quelli qualunque Immagine: esercitossi nella Zecca di Milano, sotto il famoso Leone Leoni Aretino, del quale divenne genero, e successore in tal posto, dopo la di lui morte. Fioriva nel 1560. Lomazzo Idea del Tempio f. 164.
</p><p>Gio: Batista Tassara nacque in Genova di singulare famiglia, imparò il disegno da Gio. Andrea Ferrari, e la pittura da Giovachino Axareto: fece molti lavori per i suoi parenti; uscì in pubblico con un'opera, che dava seguo manisesto di singulare aspettazione, ma il contagio del 1657. lo privò di vita. Soprani fol. 173.
</p><p>Gio: Batista Trotti, detto il Cav. Malosso, così nominato in Parma da Agostino Carracci, che lo trovò un mal'osso da rodere in quella Corte, dove parzializato dai Cortigiani gli fu fiero competitore nella concorrenza di quei dipinti: Egli fu Cremonese, ed uno delli migliori scolari di Bernardino Campi, dal quale ebbe in consorte una Nipote, e lo lasciò erede di tutto lo studio: si compiacque assai del dipinto del Correggio, e cercò imitarlo; fu grande inventore, espressivo, e facile nel dipignere: Ermenegildo Lodi seguì sì bene la sua maniera, che non si discernea da quella del Maestro. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 167. Lamo fol. 105.
</p><p>Gio: Batista Tubi Scultore nato in Roma, poi stabilito in Parigi, dove morì Professore dell'Accademia Reale li 9. Agosto 1700. d'anni 70.
</p><p>Gio: Batista Vanni da Pisa ebbe inclinazione alla musica, poi al disegno; passò per le scuole di Aurelio Lomi, di Matteo Rosselli, dell'Empoli, e di Cristofano Allori. Desiolo d'imparare l'architettura l'apprese da Giulio Parigi, e divenne in quella eccellente. Andò a Roma, ove dipinse un S. Lorenzo, che ora è nella Sagrestia di S. Pietro, d'indi a Parma, e disegnata, ed intagliata la Cupola del famoso Correggio, partì per Venezia; ivi intagliò opere di Paolo Veronese. Ridotto a Firenze molte cose dipinse, come fece ancora in Ferrara, ed in Ravenna. Fu uomo allegro, di buona grazia, pronto nel motteggiare, grato nelle conversazioni, e sempre di prospera salute sino agli anni 61. nei quali mori a' dì 27. Luglio 1660. e fu seppellito nella Chiesa di S. Francesco di Paola fuori di Firenze. M. S.
</p><p><pb facs="00263" n="239"/>
Gio: Batista Vernici uscì dall' Accademia dei Carracci; dipinse fuori della sua Patria di Bologna raguardevoli quadri, cioè in Pesaro, in Urbino, dove su dichiarato primario Pittore di quel Duca, ed in Fossombruno, dove morì l'anno 1617. Masini fol. 625.
</p><p>Gio: Batista Viola nacque in Bologna l'anno 1576. geniale di lavorare paesi, imparò dai Carracci; in Roma imparentato con l'Albano, accreditato da un tanto Maestro, ebbe li primi luoghi in quella Città, per fare comparire i suoi dipinti. Toccava dolcemente la Chitarra, cantando certe frottole, ed improvvisate, da se composte, che averebbe fatto scoppiare di risa la stessa malinconia. Donna Lucrezia cognata del Cardinal Lodovisi sommamente gradiva la conversazione del Pittore; Assunto il Cardinale al Pontificato, col nome di Gregorio XV. per di lei mezzo fu dichiarato Guardarobba del Cardinal Padrone, con l'assegnamento di 500. scudi: durò poco tal fortuna, mentre un giorno con motto spiritoso, scherzando con quel Porporato, gli voltò le spalle con occhio torvo, del che tanto si accorò, che non valsero medicamenti, nè stratagemmi a divertirlo, onde in pochi giorni nel 1622. morì, sepolto in S. Andrea delle Fratte. Malvasia par. 4. fol. 129. Baglioni fol. 173.
</p><p>Gio. Batista Zani Bolognese figlio di Sebastiano, uno dei più bravi, e fondati Soggetti, che mai abbi conosciuto l'Arte Scrittoria, come dalle sue opere date alle stampe si vede: questo era per fare impareggiabile riuscita sotto Gio: Andrea Sirani, se la morte nel più bel fiorire degli anni non gli troncava improvvisamente le ben fondate speranze. Aveva già perfettamente disegnato il Cortile di S. Michel'in Bosco, l'opere del Tibaldi, i dipinti del Correggio, ed altre pitture in Roma per formarne bellissimo Libro intagliato all'acqua forte, come già n'aveva fatto qualche prova, quando giunse con estremo dolore dei Dilettanti la nuova di sua morte. Malvasia par. 4. fol. 487.
</p><p>Altri nomi di Gio: Batista li vedi alla lettera B in Batista.
</p><p>Gio: Benedetto Castiglione Genovese scolaro di Gio. Batista Paggi, poi di Gio: Andrea Ferrari, ultimamente d'Antonio Vandich; da questi tre Maestri indirizzato al disegno, ed al dipinto, perfetto, ed universale Pittore comparve in opere Sacre, e profane, in lontananze, in paesi, in ritratti, in utensilj, in animali d'ogni sorta, ed in bellissime stampe di sua mano intagliate. Operò gran tempo in Roma, in Venezia, in Napoli, in Parma, ed in Mantova, dove lasciò l'ossa sepolte, per una febbre sopragiuntagli dopo i dolori di podagra, dalli quali era sovente tormentato. Salvatore suo figlio, e Francesco nipote furono suoi allievi. Soprani fol. 123.
</p><p>Gio: Bernardino Asoleni Napolitano, dal Soprani fol. 313. detto Azzolini, e forsi per isbaglio descritto del 1510. in Genova, quando del 1618. lo ritrovai scritto al Libro degli Accademici Pittori di Roma; nei ritratti, e nelle storie di cera colorite, fu un sublime inventore, che non ebbe pari. M. S.
</p><p><pb facs="00264" n="240"/>
Gio: Bernardo Lama Napolitano dipinse in Napoli nella Chiesa di S. Gio: Maggiore la tavola, che è nella Cappella della Famiglia Amodio, dove è Gesu Cristo deposto dalla Croce in grembo alla Madre; l'Altare maggiore nella Chiesa di S. Maria della Sapienza è opera sua, come parimenti in S. Lorenzo sono due sue tavole d'Altare. Egli fu eccellente non solo nella pittura, ma ancora in lavorare di stucco, e nei ritratti era mirabilissimo. Fioriva nel 1550. Sarnelli fol. 90.
</p><p>Gio: Cammillo Sagrestani nacque in Firenze l'anno 1660. Ebbe per suoi primi Maestri nel disegno, e nella pittura Antonio Giusti, e Romolo Panfi: il genio poi lo condusse a Roma, d'indi a Venezia, ed a Parma, ove studiò l'opere dei migllori Maestri: trattenutosi finalmente qualche tempo in Bologna, praticò la fioritissima Scuola del Cav. Carlo Cignani, e riportò alla Patria un modo facile, spedito, e dilettevole nel dipignere, con una macchia di colore gustevole. Con tali prerogative dunque si trova di continuo in esercizio, a olio, ed a fresco in servigio del pubblico, e del privato. Si dilettò in gioventù di fare colla penna i ritratti alla macchia di molti suoi amici, sotto i quali poscia scriveva un sonetto, o madrigale, nei quali ebbe molto piacere, e genio nel comporli. Vive in Patria.
</p><p>Gio: Carlo Loth nacque in Monaco l'anno 1611. da Gio: Ulderico Pittore dell'Elettore di Baviera, e da una Madre famosa nelle miniature; dall' uno, e dall'altra imparò a dipignere, e miniare, poi fu mandato a Roma, dove studiò sotto il Caravaggio; partì dopo qualche tempo per Venezia, e nella scuola del Cav. Liberi si francò nel dipignere a olio. Di qual colorito terribile, e forza siano state l'opere sue, lo sà Venezia, e la Germania, dove godette l'onore d'essere dichiarato Pittore, e Gentiluomo dell'Imperadore Leopoldo. Morì nel 1697. sepolto in S. Luca di Venezia, con epitafio degno di sì valente Pittore. Sandrart fol. 319.
</p><p>Gio: Conrado Geiger Tigurino nato l'anno 1609. bravo Pittore sopra vetri, e specchi, molti dei quali furono mandati dalli Principi Germani in dono alli Re di Francia, alla Repubblica di Venezia, ed al G. D. di Toscana: in oltre pose in pianta tutta la Svezia, che da Conrado Mayr fu intagliata, e data alle stampe: s'avanzò all'età decrepita. Sandrart fol. 244.
</p><p>Gio: Cornelio Vermeyen, detto Majo, o Barbato per la lunga barba, che gli giugneva sino ai piedi: nacque vicino ad Arleme l'anno 1500. viaggiò con Carlo V. in Tunesi, ed in Barbaria; disegnò le di lui gloriose imprese, per farle riportare sopra tapeti, ed arazzi, e dipinse in molti luoghi. Era Uomo venusto, bello, e grave, che però d'ordine dell'Imperadore fu ritratto in marmo, poi dato alle stampe dopo la morte, che gli seguì nel 1559. Sandrart fol. 245.
</p><p>Gio: Domenico Cappellini nacque in Genova l'anno 1580. Accolto da Gio: Batista Paggi, fu teneramente amato, non solo per la bellezza del volto, e per i dorati capegli, servendosene per esemplare nel dipignere Angeli,<pb facs="00265" n="241"/>ma molto più per le rare qualità, ed intensa applicazione alla pittura, nella quale s'avanzò sopra ogni altro condiscepolo nel componimento, nei capricci, nella prospettiva, e nel colore: sebbene non corrisposero l'ultime opere alle prime, pure non mancarono di buon contorno, e d'erudizione: Nella pulizia, e delicatezza arrivò al sommo grado: nel curare la sua estrema infermità l'anno 1651. si mostrò così animoso, che appena temea la morte, che però senza medico, e quasi senza Sacramenti moriva, se non era sovvenuto da scolaro amorevole. Soprani fol. 185.
</p><p>Gio: Domenico Cerini da Perugia, chiamato il Cav. Perugino (Onore, che s'acquistò per le sue opere in Roma) imparò da Guido Reni, aderì al Domenichino, e fu molto gradito per il bel modo di colorire, e girare di teste: sono alle stampe varie poesie in lode dell'opere sue, particolarmente sopra il Ratto di S. Paolo dipinto nella Cupola della Madonna della Vittoria. Morì in Roma d'anni 75. nel 1681. M. S.
</p><p>Gio: Domenico d'Auria Illustre Scultore Napolitano nel 1560. Opere varie di costui sono sparse per le Chiese di Napoli. Sarnelli fol. 153.
</p><p>Gio: Enrico Rossi nato nel Palatinato l'anno 1631. Fece il noviziato del disegno in Amsterdam sotto Giuliano dù Gardeyn, e professò la pittura sotto Cornelio de Bey; dilettossi maneggiare i colori a fresco, esprimendo paesi, dirupi, lontananze, e tugurj pastorali, introducendovi buoi, pecore, cavalli, e figure incomparabilmente atteggiate: dipinse ancora a olio storie, e ritratti, fra i quali colpì sì vivamente quello dell'Elettore di Magonza, che oltre il prezzo, ne riportò ancora in dono una Catena d'oro, coll' impronto in gran medaglia impresso. Sandrart fol. 390.
</p><p>Gio: Enrico Schenefeld Augustano, nato l'anno 1619. da Nobili Parenti, studiò la pittura da Gio. Sichelbeino, e nel giro per le principali Città della Germania, osservando le manifatture dei più insigni Maestri, celebre Pittore divenne. Passò a Roma, dove per la cognizione, che aveva del disegno, e dei quadri, fu cortesemente accolto nel Palagio Orsini (famoso Emporio dei Virtuosi.) In Roma dunque, in Monaco, in Lione, in Salisburgo, e quasi per tutta la Germania, sino alla vecchiaja dipinse sempre con la forza, ed energia medesima. Sandrart fol. 324.
</p><p>Gio: Erasmo Quellino d'Anversa discepolo, e figlio d'Erasmo celebre Pittore, ed Architetto: entrato al possesso delle virtù paterne, in iscultura, in architettura, ed in pittura, diede saggi del suo sollevato intendimento in Venezia, in Roma, in Firenze, ed in Vienna; fiorì nel secolo scorso. Sandrart fol. 381.
</p><p>Gio: Federico Greuter d'Argentina figlio, e scolaro di Matteo, che morì in Roma l'anno 1638. nell'intaglio al bulino superò il padre, e fu così caro al Cav. Lanfranchi, che volle gran parte dell' opere sue intagliate da questo Valentuomo. Baglioni fol. 399.
</p><p>Gio: Filippo Crescione Napolitano, e Leonardo Castellani suo Cognato furono discepoli di Marco Calabrese. Fiorirono nel 1542. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 234.
</p><p><pb facs="00266" n="242"/>
Gio: Filippo Criscuolo da Gaeta scolaro d'Andrea da Salerno, fu valente Pittore, che nel 1570. lasciò in Napoli opere degne del suo pennello. Sarnelli fol. 91. Gio: Angelo Criscuolo fu parimente buon Pittore di quei tempi.
</p><p>Gio: Filippo Lembeke di Norimberga discepolo di Giorgio Strauch, ed in Roma di Pietro Laer. Per essere di genio guerriero, attese a dipiguere battaglie campestri, armate navali, assalti, assedj di Città, e caccie. Sandrart fol. 386.
</p><p>Gio: Filippo Periss Architetto civile, e militare, e Statuario Erbipolitano; nell'una, e nell'altra virtù ben pratico, diede in Italia fondate pruove d' un'altro sapere, insieme con due suoi figliuoli. Sandrart fol. 378.
</p><p>Gio: Filippo Thielen da Michelina imparò dipignere fiori dal Pad. Daniel Seger della Comp. di Gesu, ed in questo genere acquistò fama di valente Pittore. Sandrart fol. 312.
</p><p>Gio: Francesco Barbieri, detto il Guercino, nacque l'anno 1590. in Cento (Terra 20. miglia da Bologna lontana.) Bambino nella culla spaventato di notte tempo da improvviso rumore, restò con l'occhio diritto stravolto, e da ciò il Guercino fu detto. Non aveva compiuti i due lustri, che senza Maestro dipinse una Madonna nella facciata della sua casa; questa primizia fu cagione, che fusse posto in Casa di Paolo Zagnoni Pittore dozzinale in Bologna, poi del Cremonino; da questo sgrossato, ritornò a Cento, ponendosi a compagnia con Benedetto Gennarì ordinario Pittore, Ammirando, e più d'una volta copiando il bellissimo quadro di Lodovico Carracci, che stà nei Padri Cappuccini della sua patria, giurò volere tenere quella forte maniera, come in fatti seguì, tirando da Bologna i più rinomati Maestri a vedere l'opere sue, e da varie Città scolari ad imitarle: per questi compose un Libro d'occhi, di mani, di teste, e di piedi, che intagliato da Oliviero Gatti, fu dedicato al Serenissimo di Mantova, con un quadro, che presentolli, e ne ricevette in ricompensa il titolo di Cavaliere. Chiamato a Roma da Papa Gregorio XV. per dipignere la Sala della Benedizione gli fu accordata col premio di 22. mila scudi, ma non sortì l'effetto per la morte del Pontefice. Nella vigna però Lodovisia fece molti freschi, ed ameni paesi; in S. Pietro Vaticano il terribile quadrone della S. Petronilla; in S. Grisogono quel Santo portato in gloria dagli Angeli, ed altre operazioni. Ritornato a Cento, a Bologna, a Reggio, in Piacenza, ed in Modona, con maniera più dolce tinse rami, tele, muri, e cupole, ricusò gl'inviti, e larghe provvisioni dei Re di Francia, d'Inghilterra, e della Regina di Svezia, la quale passando per Bologna, volle toccargli la mano, come quella, che dipinse 106. tavole d'Altare, 144. quadri, e compose 10. libri di disegni. Integerrimo, onorato, piacevole, caritatevole, religioso, celibe, amorevole con gli scolari, col fratello, col cognato, e coi nipoti, ai quali lasciò il ricco valsente di sue fatiche, morì d'anni 76. e nella Chiesa di S. Salvatore di Bologna ebbe onorata sepoltura. Malvasia par. 4. fol. 359. Sandrart.
</p><p><pb facs="00267" n="243"/>
Gio: Francesco Bezzi Bolognese, detto il Nosadella (dalla strada in cui abitava) fu scolaro di Pellegrino Tibaldi. In molte Città d'Italia, se l'opere sue non si scorgono così giuste, come quelle del Maestro, sono almeno più terribili, e risolute. Insegnò a molti Nobili il disegno, e fece buona scuola sino all'anno 1571. in cui morì. Malvasia par. 2. fol. 203.
</p><p>Gio. Francesco Carotto nacque in Verona l'anno 1470. s'accordò con Liberale Veronese, e presto l'ajutò nei dipinti. Giugnendo poi in Verona un quadro d'Andrea Mantegna, tanto s'accese di quella maniera, che andò a Mantova, e si fermò in quella scuola: in breve mandò alla patria quadri tali, che furono stimati del Maestro. Fu Uomo arguto, e raccontasi, che sgridato da certo zelante; perchè le sue figure erano troppo lascive, gli rispose: se le cose dipinte tanto vi commovono, non è da fidarsi di voi, dove sono vive. Modellò di basso, e d'alto rilievo. Giunse agli anni 76. e fu sepolto nella Madonna dell'Organo di Verona. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 257.
</p><p>Gio: Francesco Cassana Pittore Genovese imparò dal disegno, e dal dipinto del Prete Genovese, e si fece una maniera di forte colore, e di gran macchia: nel nudo fu carnoso, e risentito, e con pochi colori bozzava, dipingeva, e speditamente terminava l'opere sue. Col tempo andò a stanziare a Venezia, da dove fu chiamato da Alessandro II. Duca della Mirandola, il quale per molti anni si servì di lui nel Ducale Palagio, e nelle Chiese di quella Città, dove ottogenario morì l'anno 1691. Lasciò tre figli, ai quali diede le direzioni della pittura: il primo fu Niccolò, detto Niccoletto in Venezia, dove dimorava: ebbe questi uno spirito elevato nel fare ritratti al naturale: tra gli altri due ne condusse per certi Milordi così simiglianti, che portati in Inghilterra, e veduti dalla Regina, là lo chiamò, per farsi ritrarre con i principali di sua Corte, e lo dichiarò suo Pittore, ma poco durò la sua sortuna, se ivi morì l'anno 1714. Gio: Agostino fu il secondo figlio, il quale da un certo modo di vestire è detto l'Abate Cassana: riusciva anch'esso a perfezione nei ritratti, ma per non levare la gloria al prenominato fratello, inventossi un nuovo, e mirabile modo di fare Animali d'ogni specie, e per verità sono dipinti con uno spirito, con una franchezza, e pastosità tale, che in vedergli così finiti, e lasciati così teneri, fa stupire i primi Professori della pittura; quindi è, che divulguta la sua fama, ne ha fatto volare molti nei più reconditi Gabinetti di Principi Grandi, particolarmente dell' A. R. di Toscana, la quale volle, che le mandasse il suo ritratto, per porlo tra gli altri famosi Pittori antichi, e moderni della Ducale Galleria. Si diletta parimenti di dipingere pesci, frutti, ed ogni altra cosa, e di fare ritratti a tutta persezione, tra tanti dei quali dipinti da Pittori diversi, per il Serenissimo Doge regnante di Venezia, il dipinto da lui fu prescielto per essere mandato in Londra da servirsene per essere inciso, e dato alle pubbliche stampe: Vive felicemente in Venezia. Gio: Batista fu l'ultimo figlio, il quale se non<pb facs="00268" n="244"/>potè arrivare alla perfezione dei fratelli, almeno s'ingegnò col dipingere fiori, ed animali di gradire a molti amici, e vive nella Mirandola. Fiorì ancora la pittura in Maria Vittoria sorella dei sopradetti, la quale diretta da Gio: Agostino dipinse alcune mezze figure di sacre Immagini, e morì in Venezia l'anno 1711.
</p><p>Gio: Francesco Cassioni Intagliatore in legno in Bologna incise la maggior parte dei ritratti delli Pittori, che sono sparsi nei Libri della Felsina Pittrice, e descritti dal Co. Carlo Malvasia par. 2. fol. 131.
</p><p>Gio: Francesco Grimaldi da Bologna: uscì questo bravissimo paesista dalla Scuola dei Carracci, e tanto bene li secondò nella frasca, e nelle vedute, che varj dei suoi paesi a penna, e dipinti sono girati per l'Italia, e stimati dei Carracci. Servì d'Architetto Papa Paolo V. intagliò all'acqua forte varie, e belle vedute: fu concorrente di Paolo Brillo: l'opere sue ebbaro gran grido in Francia, ed in Roma, massimamente nel Palagio Borghese: fioriva nel 1668. Masini fol. 625. Morì in Roma quasi ottogenario.
</p><p>Gio: Francesco Muccio Bolognese allievo, e degno nipote del Guercino da Cento; sebbene non arrivò alla perfezione degli altri cugini tanto eruditi, copiò però, e tagliò in rame opere lodevoli. M. S.
</p><p>Gio: Francesco Negri Bolognese, detto dai Ritratti, perchè con prestezza, ed anco a memoria li dipigneva: fu Poeta, e tradusse la Gerusalemme liberata del Tasso in lingua Bolognese: Fu Istorico, e compose le Storie della Crociata di Bologna; Fu singulare per il bello studio dei disegni, e per la perizia delle medaglie antiche. Primo Fondatore dell'Accademia degl'Indomiti; Architetto, e Pittore, che per due anni imparò a Venezia da Odoardo Fialetti Bolognese, che ivi dimorava. Dopo morte lasciò Bianco suo figlio Pittore. Malvasia par. 2. fol. 313.
</p><p>Gio: Francesco Romanelli da Viterbo, non ebbe pari nella Scuola di Pietro da Cortona nel disegno, e nell'imitazione di quella nuova maniera introdotta in Roma da quel famoso Maestro, dal quale fu cordialmente amato: quindi è, che franco, diligente, ameno, compito, e divoto fu ricercato da varj Monarchi, massimente a Parigi, col molto operarvi, ed a Roma, in ispezie nel Vaticano, per quella grand'opera della Presentazione di M. V. al Tempio, che da tutt' i Forestieri è stimata del Cortona. Morì d'anni 50. nel 1662. e fu sepolto nei Padri Scalzi di Viterbo. Lasciò Urbano il figlio pratico Pittore. M. S.
</p><p>Gio: Francesco Rustico Scultore, Fonditore, Architetto, e Pittore Fiorentino, con Leonardo da Vinci imparò da Andrea Verrocchio; crescendo poi il Vinci nel sapere, e nel disegno, aderì più a questo, che all'altro. Delle Statue di marmo, dei bronzi, dei ritratti, dei bassi, ed alti rilievi, con tanta stima lavorati in Patria, troppo lungo sarebbe il favellarne. Fu uomo dabbene; si fidava di tutti; liberalissimo con i poveri, e lontano dall'ambizione; Fu geniale d'alchimia. Si dilettò tenere animali strava<pb facs="00269" n="245"/>ganti. Ebbe un corvo, che schiettamente chiamava per nome le persone. Desioso di vedere la Francia, là si trasferì l'anno 1528. accolto dal Re Francesco, da cui fu provvisionato di 550. scudi annui: morì poi il Re, a cui successe Enrico, il quale riformando i provvisionati, lo lasciò senza impiego. Finalmente d'anni 80. cessò di vivere in casa di Pietro Strozzi in Francia. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 50.
</p><p>Gio: Francesco Surchi Ferrarese, detto Dielai, riuscì eccellente Pittore in figure, in paesi, in grotteschi, in prospettiva, ed in architettura a olio, a fresco, e a secco; in somma fu uomo di vaglia, d'ingegno, e di grande stima: poche opere sue si vedono, poichè sono ormai dal tempo consumate. Fioriva nel 1543. Superbi fol. 125.
</p><p>Gio: Francesco Zabello Bergamasco valente disegnatore, e lavoratore di tarsia in Genova, dove saranno sempre ammirabili i sedili della Cattedrale rappresentanti i misteri della vita di Gesu Cristo: si ritrova in un dado scritto il suo nome, ed anno 1546. Soprani fol. 282.
</p><p>Gio: Giacomo Coraglio Veronese imitatore di Marcantonio Raimondi; in Roma intagliò, con molta lode, varie opere del Rossi, del Mazzola, e di Tiziano: si diede poi all'intaglio dei camei, e dei cristalli. In Polonia fu gradito da quel Re, e ricavò buona somma di danaro, il quale investì in diversi stabili nel Parmigiano, dove si fermò sino alla morte. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 309.
</p><p>Gio: Giacomo Mayr minore fratello di Ridolfo, amendue figli, e scolari di Dieterico, applicò sì bene all'intaglio, ed all'arte dell'Orefice, che di 50. anni fu assunto dal Senato Tigurino al primo posto del Gran Collegio. Sandrart fol. 245.
</p><p>Gio: Giacomo Monti da Bologna tutto ingegnoso, franco, disinvolto, splendissimo, uomo in somma da Principe, per un tal qual sfarzo, e bizzarria: mosso da estrema affezione al Metelli, non solo seguì i suoi insegnamenti, ma l'accompagnò a Firenze, ed a Modona per apprendere la pratica di colorire da quelle belle opere, ivi compiute insieme col Colonna, ed in fatti divenuto anch'esso effettivo Maestro, e Pittore di Corte, con Baldassare Bianchi dipinse cinque stanze, con i soffitti, di capricciosa invenzione: ritornato a Bologna, d'anni 72. morì nel 1693. e fu sepolto nella Chiesa di S. Caterina da Bologna. Malvasia par. 2. fol. 420.
</p><p>Gio: Giacomo Sementi nato in Bologna l'anno 1580. Ebbe i principj del disegno, col Gessi da Dionigio Calvart, passò con l'amato compagno sotto Guido Reni, ma con tanto profitto, che recò stupore coi suoi dipinti a Bologna, ed a Roma; ivi s'accomodò per molto tempo al servigio del Principe Maurizio Card. di Savoja. Gareggiava col Gessi nel dipignere, e pendeva la lite, chi fusse di loro il più bravo, quando quel Serenissimo ordinò un quadro a ciascheduno, e fu dichiarato il Sementi più corretto, ed erudito, il Gessi più ferace, e risoluto. S'ammogliò, e poco dopo, toccato da un replicato ramo d'apoplesia, terminò i suoi giorni in fresca età in Roma. Malvasia par. 4. fol. 352.
</p><p><pb facs="00270" n="246"/>
Gio: Giorgio Nivolstella figlio d'un Tedesco Magontino, fu raro Intagliatore in legno. In Genova imparò il disegno da Bernardo Castelli, diede alle stampe le figure dell'Eneide di Virgilio, varie cartelle d'armi, i Santi Padri disegnati dal Tempesta, ed altre figure. Vide Roma, ma per poco tempo, mentre d'anni 30. correndo il 1624. ivi morì. Baglioni fol. 395.
</p><p>Gio: Gioseffo dal Sole nacque in Bologna da Antonio, detto dalli Paesi, perchè in questi fece molto onore al suo Maestro Francesco Albani. Da fanciullo mostrò ardentissimo disiderio di applicarsi alla pittura, e però fu dal Padre posto sotto la direzione di Lorenzo Pasinelli celebre Pittore. In poco tempo tanto s'approfittò, che in quella numerosa, e fiorita Scuola ottenne il posto principale. Fatto Maestro, sino a una certa età, seguitò in molte parti la maniera del Pasinelli, e quella ancora di Simone, detto da Pesaro, formando di tutte due un misto di ottimo gusto, che gli acquistò molto d'onore. S'invaghì dopoi di seguire unicamente lo stile elegante, ed ameno di Guido Reni, e così vi è riuscito, che molte sue opere sembrano di mano di quel gran Maestro. Nel Palagio dei Marchesi Giandemaria in Parma v'ha di sua mano la gran Sala, nella Volta della quale dipinse un poetico capriccio allusivo alla raguardevole Prosapia di detti Signori: in quest'opera ebbe compagno nella Quadratura il famoso Tommaso Aldrovandini da Bologna, che nei muri laterali introdusse alcune Logge, e Gio: Gioseffo vi dipinse alcuni Cori di Sonatori. Invitato a Lucca dal Marchese Manzi, là si portò in compagnia del celebre disegnatore, Architetto, e Quadratorista Marcantonio Chiarini da Bologna, per dipignere la Sala del suo Palagio, e nella Volta fece il convito degli Dei, negli angoli le quattro parti del Mondo, e nei due laterali il Giudizio di Paride, e l'Incendio di Troja, e sopra questi dipinse due chiaroscuri colla storia di Turno. In Bologna è di sua mano nella Chiesa di S. Biagio l'Atrio, che introduce all'Altare maggiore, e tutta la Cappella maggiore nella Chiesa detta dei Poveri. Tutte quest'opere accrebbero tal fama al suo nome, che le Chiese, ed i Palagi di Vienna, di Bologna, di Modona, Faenza, Imola, Piacenza, e di tante altre Città vollero godere dei suoi lavori, con tanto studio perfettamente condotti, particolarmente il Co: Ercole Giusti degno Amatore delle buone Arti, lo volle presso di se per molto tempo in Verona, dove oltre molti quadri dipintigli, tra i principali si ammirano una Lucrezia con Tarquinio, ed un'altra, che si uccide. Ha dato poi il compimento alla sua gloria con la gran Tavola della S. Nunziata, ultimamente collocata nell'Altare maggiore delle RR. MM. Scalze di Bologna. Vive ora in Patria questo eccellente, e savio Pittore con fiorita Scuola, dalla quale sono usciti suoi allievi, già fatti Maestri, e con sommo amore, e cortesia comparte ai suoi scolari i ben fondati insegnamenti, e il commodo di erudire l'opere loro sopra la bella Raccolta fatta da esso di tanti disegni dei più rinomati Pittori.
</p><p><pb facs="00271" n="247"/>
Gio: Gioseffo Santi nacque in Bologna l'anno 1644. Per non degenerare dalla nobile prosapia dei suoi Maggiori, nel rendersi possessore delle più belle arti, professò le lettere umane, d'indi applicossi al disegno nella Scuola dei ferace Canuti, sotto del quale fece buon profitto nelle figure. Da se passò poi a dipignere di prospettiva a olio, ed a fresco, con fondamento, con perfezione, con finimento, e con tale vaghezza, che ha servito molti Cavalieri in Verona, in Milano, in Udine, ed in Patria, dove vive felice.
</p><p>Gio: Girolamo Bonesi figlio, di Lodovico, di Filosofia, e di Medicina Collegiato Dottore: nacque in Bologna l'anno 1653. Inclinato alla pittura si fece professore di quella nella scuola del famoso Cav. Carlo Cignani, il quale sempre gli ha conservato una cordialissima benevolenza. Quesso savio, e degno Pittore ha lasciate varie memorie di se stesso, condotte sulla maniera del Maestro, alcune pubbliche, ma la maggior parte però sono private, altre si trovano in Roma, in Turino, ed in altre Città, dove godono degno soggiorno, vive a gloria della Patria.
</p><p>Gio: Gregorio Piola Genovese, dopo l'esercizio d'arti diverse, stabilì nel quinto lustro obbligarsi alle fatiche del disegno, senza ajuto d'alcuno direttore. Dato dunque dipiglio alla penna con tal franchezza copiò le stampe dei migliori Maestri, contornandole con sottilissimo segno alla prima, e poi con forza terminandole, che fu uno stupore il vederle. Conoscendosi avanzato nell'età, difficile, e lungo l'imparare a stemperare sulle tele i colori, determinò applicarsi alla miniatura, al cui studio rivolto, mostrò ben presto nella franchezza di molte opere l'eccellenza del suo ingegno: non trovò in Genova chi se ne dilettasse, Roma gli cadette in pensiero, ed in fatti ne ricavò gran somma di danaro. Stimò d'accrescere maggiormente la sua fortuna nelle Spagne, ma vana riuscì la speranza. Viaggiò per Marsilia, e là trovò largamente ricompensate le sue fatiche, che l'oppressero di 42. anni nel 1625. Soprani fol. 78.
</p><p>Gio: Guglielmo Baur d'Argentina scolaro di Brendelio; ricco d'invenzione, veloce di mano in minute figure, sopra le carte pecorine dipinse caccie, pescaggioni, procelle, e tempeste: arrivato a Roma trovò porto sicuro nel Palagio del Principe Giustiniano, che gioìva in vederlo copiare vedute, mercati, processioni, giuochi, cavalcate, e quanto alla giornata succedeva di rimarco. Fece lo stesso in Napoli, disegnando il Porto con tutte le navi, le divise loro, e la diversità delle nazioni, che chiaramente si distinguevano, benchè in piccolissime macchie effigiate, e di questo, e di tant'altri, secondo la mutazione delle navi, riportò gran valsente. Ritornò a Roma, poi a Vienna, dove servì l'Imperadore Ferdinando Terzo, ed altri Monarchi, da tutti largamente rimunerato. Girano alle stampe molte dell'opere sue, e sono rare: mancò questo grand'Uomo l'anno 1640. sepolto in Vienna. Sandrart fol. 299,
</p><p>Gio: Lorenzo Bernini Fiorentino figlio, e scolaro di Pietro: Chi brama ve<pb facs="00272" n="248"/>dere l'opere sue scolpite, e dipinte, entri in Vaticano di Roma a contemplare la Tribuna, la Cattedra di S. Pietro, ed il Ciborio, ogni cosa di bronzo; i Depositi d'Alessandro VII. d'Urbano VIII. il Costantino, la Fonte di Piazza Navona, e tante altre opere gloriose di marmo, e poi dica, che fu il Michelagnolo dei nostri tempi, cioè Pittore, Scultore, ed Architetto, che meritò da Papa Urbano VIII. l'onore di Cavaliere dell'Abito di Cristo, e da tutta la Nobiltà Romana d'essere introdotto nei famigliari congressi sino all'anno 1680. che fu l'82. di sua vita, in cui morendo fu sepolto in S. Maria Maggiore di Roma. Il Dottissimo Filippo Baldinucci scrive in un Libro a parte la di lui vita con diversi rami.
</p><p>Gio: Luigi Valesio figlio d'un soldato Spagnuolo, dal quale imparò la scherma, il ballo, ed il leuto: d'ogn'una di queste arti aprì la scuola in Bologna, e tirò a se tutta la Nobiltà per imparare: stanco di tali esercizj, col fratello Ernando peritissimo Scrittore, s'inoltrò a scrivere privilegj, e contornarli con bellissimi arabeschi; permeglio approfittarsi, supplicò Lodovico Carracci dargli qualche esemplare di leoni, d'aquile, d'angeletti, di virtù, e di simili figure, per introdurle in quelli, e ne fu compiutamente consolato, sopra questi dunque studiando notte, e dì, diede principio a miniare, poi ad intagliare in rame, d'indi a dipignere, finalmente col favore di molti benevoli, e con l'energia d'un aggiustato, e naturale discorso si fece largo nelle sale, nei soffitti, e nelle Chiese con l'opere sue. Andò a Roma, dove entrò in grazia dell'Em. Lodovisi (che poi fu Papa Gregorio XV.) e fu dichiarato Custode dei giardini, delle Gallarie, delle Guardarobbe, e pagatore delli Cavaleggieri. In questo tempo fu celebrato dal Marini, ed egli diede alle stampe la Cicala, e varie rime nelle nozze Lodovisi. Si trattava alla grande d'abiti, di tavola, e di carrozza. Era amato dalla Corte, dalli Principi Nipoti, ai quali servì di Segretario, e da tutta Roma. Visse felice, sinchè non patì la podagra, la quale fomentata una volta dal soverchio bere, l'uccise nel Pontificato d'Urbano VIII. Malvasia par. 4. fol. 139.
</p><p>Gio: Maria Bottalla da Savona: dal Card. Sacchetti suo Protettore in Roma, alla vista di certi disegni dilicatamente condotti, fu chiamato per ischerzo Raffaellino (qual nome portò poi sino alla morte) studiò da Pietro da Cortona, ed impegnò tutto lo spirito per avanzare i compagni, ed arrivare al Maestro; la sorte arrise alle speranze sue in quella Città, ed in Napoli da tutti fu gradito. Andò a Genova, ma nelle pitture oliate non fu troppo piaciuto, per quella fierezza di volti alla Cortonese. Applicossi dunque al fresco con più dolcezza, e quando stava per istabilire la sua gloria, precipitò in una cronica infermità, dalla quale non potendolo sollevare i Medici gli consigliarono la mutazione dell'aria, e fu Milano, dove giunto, in fresca età, quietò in pace l'anno 1644. Soprani fol. 161.
</p><p>Gio: Maria Butteri Pittore Fiorentino scolaro d'Angelo Bronzino. Se fu<pb facs="00273" n="249"/>alquanto duro, e nel disegno non eccedente i termini del ragionevole, nulladimeno sulla maniera del Maestro, altre volte con lo stile di Sante di Titi, dipinse per molti Claustri, e Chiese della sua Patria. Morì nel 1506. e fu sepolto nella Madonna dei Ricci. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 171.
</p><p>Gio: Maria Castelli figlio, e scolaro di Bernardo Genovese, si dilettò più tosto di miniare, che dipignere, ed in fatti toccava i primi gradi della perfezione, quando morì. Soprani fol. 125.
</p><p>Gio: Maria Cerva Bolognese, detto Bagolino, imparò da Menechino del Brizio; dipinse di quadratura in varie Chiese, e Palagi. Fiorì nel 1640. Masini fol. 627.
</p><p>Gio: Maria Chiodarolo Bolognese, vedi Chiodarolo.
</p><p>Gio: Maria Falconetto Veronese, fratello di Gio: Antonio Veronese, imparò da suo padre Giacomo, e benchè lo superasse, non per questo acquistò gloria. In Roma diedesi a disegnare d'architettura, ne lasciò statua, o capitello, o antichità, che non ponesse in carta. Ricercato in molti luoghi, stabilì la sede in Padova ben veduto, ed amato come fratello dal Nobil' uomo Luigi Cornaro peritissimo Architetto; ivi dimorò sino alla morte, che gli seguì nel 1534. in età d'anni 76. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 273.
</p><p>Gio: Maria Galli nativo di Bibiena, in Bologna comunemente chiamato il Bibiena; uscì questo concettosissimo, e feracissimo inventore dalla scuola dell'Albano, e coi suoi poetici, ed istoriati componimenti lasciò memorie dei suoi eruditi pennelli sino al 1668. in cui d'anni 41. fu sepolto in S. Maria Maggiore. Dopo di se rimasero Maria Oriana Pittrice, Ferdinando uno dei principali frescanti d'architettura ai nostri giorni, e Francesco Pittore in figure, ed architettura tutti i suoi figli, e dei quali s'è parlato a suo luogo. Malvasia par. 4. fol. 292.
</p><p>Gio: Maria Mariani Ascolano Pittore di cartellami, di prospetrive, e d'arabeschi; servendosi di Valerio Castelli per dipignere le figure, lavorò in molte Chiese, e Palagi di Genova; in Roma fu scritto al catalogo di quelli Accademici l'anno 1650. M. S.
</p><p>Gio: Maria Morandi Fiorentino fu scritto l'anno 1657. al catalogo dei Pitttori di Roma; nelle Chiese di S. Sabina, alla Madonna del Popolo, alla Pace, ed all'Anima si vedono opere bellissime, con diligenze, e con buon colore dipinte.
</p><p>Gio: Maria Tamburino Bolognese scolaro di Pietro Facini, poi di Guido Reni, del quale fu grande amico, e confidente per una bontà, e schiettezza naturale, di cui era dotato. Nei dipinti a olio, ed a fresco fece sempre comparire il carattere del Maestro. Intese bene la prospettiva. Diede alle stampe, mediante il Curti Intagliatore, tutte l'Arte del Mondo istoriate in piccole figure. Mancò in estrema vecchiaja. Malvasia par. 3. fol. 568.
</p><p><pb facs="00274" n="250"/>
Gio: Mario Verdizzotti Cittadino Veneto, illustre non solo per le belle lettere, come per la pittura; fu amico di Tiziano, a cui servì di Segretario negl'interessi Pittorici coi Principi, e da quello imparò a dipignere; godeva la franchezza di fare piccoli quadretti con paesi, e figurine toccate sullo stile del Maestro. Furono suoi capricci i molti animali figurati nelle 100. Favole da lui descritte. Compose l'eroico Poema dell'Aspramonte, le traduzioni delle Metamorfosi, e dell'Eneide. Abbellì di vaghe figure le vite dei Santi Padri. Celebrò la morte del suo Maestro con Poema latino: Cangiò l'abito secolare in Regolare; finalmente ripieno di virtuose, e riguardevoli condizioni di 75. anni morì circa il 1600. Ridolfi par. 2. fol. 132.
</p><p>Gio: Mauro Rovere, e fratelli Fiammenghini, così detti da un tal Riccardo Fiammengo, che si accasò in Milano, ed ebbe molti figli. Gio. Mauro dunque si diede a seguire Cammillo, poi Giulio Cesare Procaccino, e se avesse fermato quello spiritoso mercurio, che gli faceva volare il pennello, per certo l'opere sue averebbero toccate le mete della gloria; non è però, che non siano tutti stati stimati in figure, in battaglie, in prospettive, ed in paesi, perchè non v'è, per così dire, angolo, Chiesa, o Palagio, nei quali non si ritrovino pennellate dei Fammenghini, i quali mancarono circa il 1640. particolarmente Gio: Mauro, che settegenario morì tal'anno, e fu sepolto nell'Oratorio di S. Cipriano. M. S.
</p><p>Gio: Michele Vicino, e Gio: Agnelo fratelli Genovesi, impararono da Batista suo padre: il primo lavorò di battaglie, di vascelli, e di paesi con velocità, ma mediocremente condotti; vestiva malamente, succido, e con esosità dell'arte, e morì in gioventù. Non così il secondo, che in paesi terresti, in marine, in battaglie in grande, ed in piccolo arrivò con gloria alla perfezione. Viveva l'anno 1675. Soprani fol. 177.
</p><p>Gio: Paolo Aver di Norimberga, ebbe l'Italia per Nudrice, Venezia, e Roma per Maestre nella pittura; con doni naturali al disegno dipinse ritratti, istorie, e paesi, e da tutti fu universalmente gradito. Sandrart fol. 334.
</p><p>Gio: Paolo Bonconti figlio di Girolamo, ricco Mercatante di seta in Bologna, mostrò fino da giovinetto altrettanto d'abborrimento all'esercizio paterno, quanto d'inclinazione alla pittura. L'anno dunque 1580. fuggito dal padre, ritrovato in Firenze, e ricondotto alla Patria, fu consolato nelle Scuole di Bartolomeo Passarotti per il disegno, e dei Carracci per il dipinto. Lasciata da parte l'arismetica, la matematica, e la prospettiva, tutto si dedicò allo studio di sì bella virtù, e nei bellissimi nudi alla Carraccesca riportò il premio, e l'onore di Principe dell'Accademia. Nel dipinto poi fu pastoso, risentito, e corretto. Andò a Parma, e studiò l'opere del Correggio, poi passò a Roma sotto Annibale Carracci, ma quando erano per fiorire l'opere sue, d'anni 42. giunse con dolore della Patria la nuova della sua morte, seguita nel 1605. Malvasia par. 3. fol. 573.
</p><p><pb facs="00275" n="251"/>
Gio: Paolo Cerva Bolognese innarrivabile per le miniature degli uccelli, che sembrano vivi, spiritosi, svozzolanti, e ricoperti di leggiadrissime piume, come da tante Gallerie, e Gabinetti si vede, morì nel secolo passato. Malvasia par. 3. fol. 560.
</p><p>Gio: Paolo Cervetto Genovese fu allievo di Valerio Castelli; divenuto pratico nel disegno, passò al colorito, nel quale fu così proprio imitatore del Maestro, che talvolta offuscò la mente degli Professori nel riconoscere le sue tele, da quelle di Valerio distinte. Quanto somiglianti nel dipignere, altretanto furono uguali di genio, d'amore, e di corrispondenza. L'anno 1657. la falce della morte sciolse sì bel nodo nel mancare del Cervetto. Soprani fol. 226.
</p><p>Gio: Paolo Lomazzo nacque in Milano 1558. Imparò il disegno da Gio: Batista della Cerva; non solo fu bravo Pittore di storie, d'arabeschi, di paesi, di grotteschi, e di ritratti, ma a gloria, e profitto dei Pittori, fu Istorico, Poeta, e Scrittore, che parlò dell'opere loro, ed insegnò varie regole per ben dipignere nel suo Trattato della Pittura, Architettura, e Scultura, nell'Idea del Tempio della Pittura, e nei suoi Grotteschi poetici. Divenne cieco in vecchiaja, e poco dopo passò a godere (come si spera) la luce della gloria. Descrisse la propria vita nei Grotteschi a fol. 529.
</p><p>Gio: Paolo Melchiori Romano nato l'anno 1664. scolaro di Carlo Maratti: con bellissimo spirito, ed invenzione non solo disegna perfet tamente, ma ancora sulla dolcissima maniera del Maestro conduce nobili, e vaghe pitture: dimora in Patria, dove d'ordine di N. S. ha dipinto il Profeta Ezechielle nella Basilica Lateranese.
</p><p>Gio: Paolo Odorico Gentiluomo Genovese, da se studiate, e disegnate varie carte stampate, entrò nella Scuola di Domenico Fiasella, gareggiò il Maestro con lo Scolaro, quello ad infondergli le più sode regole del disegno, questo avidamente, senza mai stancarsi, ad apprenderle: dal chiaroscuro passò a' vivi colori; si vociferò per la Città il valore del giovinetto, e principiarono a volare le commissioni; ma il contagio stabilì il non plusultra alle sue belle fatiche. Soprani fol. 214.
</p><p>Gio: Paolo Panini nacque in Piacenza l'anno 1691. Egli è giovine spiritoso, il quale si diletta di dipignere con amenita di colore sulla maniera del Ghisolfi vaghe prospettive, ricche di graziose figurine, le quali si movono in belle attitudini disposte, che molto piaciono, e per le quali si è acquistato grido in Roma, dove vive.
</p><p>Gio: Paolo Rossetti da Volterra, scolaro di Daniello Ricciarelli, lavorò con il Maestro nella Città di Roma, ed in altri luoghi. Titi fol. 341.
</p><p>Gio: Paolo Tedesco di casa Scor, con Egidio suo fratello pratico nel dipignere a fresco, fu adoperato in varj luoghi di Roma, particolarmente per ordine di Papa Alessandro VII. nel Palagio Pontificio a Monte Cavallo, dove fragli altri freschi si vede l'Arca di Noè fabbricata nel tem<pb facs="00276" n="252"/>po del diluvio, con tutti gli animali, mirabilmente dipinti. Gio: Paolo fu scritto al catalogo dei Romani Pittori l'anno 1653. ne parla l'Ab. Titi fol. 278.
</p><p>Gio: Paolo Zanardi nato in Bologna l'anno 1658. è fratello di Gentile Pittrice già descritta; con i principj da Giulio suo Padre appresi, si è fatto in Verona universale Pittore in fiori, in frutti, in animali, in figure, &amp; in quadratura.
</p><p>Gio: Pietro Bellori Romano, Pittore, Antiquario, e Scrittore: ha dato alle stampe l'anno 1672. le Vite di varj Pittori con li Ritratti, ed alla morte sua, seguita avanti l'anno Santo, lasciò altro Libro manoscritto dei fatti d'altri Pittori: ha disegnato, ed illustrato un'altro Libro in foglio degli Archi Trionfali, ed Antichità di Roma, intagliate da Pietro Sante Bartoli l'anno 1690. Un'altro con i ritratti dei Filosofi, Poeti, ed Oratori, con le esposizioni. Altro Libro intitolato la Statua Simbolica di Diana Efesina, ed altri Libri, come nell'Indice delle stampe del Rossi. Alla sua morte lasciò bellissimo studio di disegni, e di rami singulari. M. S.
</p><p>Gio: Pietro della Bella fratello del famoso Stefanino, imparò la scultura da Pietro Tacca, e ne fa memoria il Baldinucci nella par. 3. sec. 4. fol. 371.
</p><p>Gio: Pietro Lasagni Scultore molto stimato in Milano; sono degne da vedersi le opere sue nelle Chiese di S. Stefano, di S. Paolo, di S. Celso, nello Spedale Maggiore, e nella Piazza dei Mercatanti, tutte descritte dal Torre.
</p><p>Gio: Pietro Possenti nacque in Bulogna l'anno 1618. fu figlio, e scolaro di Benedetto; mostrò genio particolare alle battaglie, condotte con istile commendabile, con gran mossa, con ispirito vivace, e con colore ardito, che ferma alla prima: dipinse tavole d'Altare, in ispezie in Padova la gran tela col martirio di S. Lorenzo, posta nella Chiesa di detto Santo, e la terminò in 12. giorni, per 60. ducati. In fresca età, l'infelice restò morto d'archibuggiata, nella strada chiamata Calandra di detta Città. Malvasia par. 4. fol. 580.
</p><p>Gio: Pietro Zanotti Pittore, Segretario dell'Accademia Clementina, Scrittore, Poeta, e tra gli Arcadi della Colonia Renia Trisalgo Larisseate. Nacque in Parigi l'anno 1674. e giovinetto fu condotto a Bologna, dove scorsi i primi rudimenti della latina lingua, si applicò al disegno nella scuola di Lorenzo Pasinelli, dal quale teneramente fu amato. Avanzato alla pittura cercò dal naturale le forme più proprie, le espressioni più vere, i colori più graditi, la morbidezza più pastosa, ed un certo abbigliamento di vestire alla dimestica, e principiò a misurare il suo talento sopra le tele, e provvedere dei suoi dipinti Case, Palagi, e Chiese, particolarmente la sua Parocchia di S. Tommaso, detto del Mercato di Bologna, in cui nell'Altare Maggiore vivamente espresse il Santo in atto di confusione, e di riverenza al rimprovero di Cristo, quando gli rinfacciò<pb facs="00277" n="253"/>la sua incredulità; Pittura, che per verità è riuscita di gradimento ai Professori, ed al Pubblico, colla quale ha superate tante altre sue tavole sparse in diverse Città. Mosso talora dall'estro sublime della poesia, e dal genio allo scrivere, suo divertimento si è lo applicarvi, e non poca lode ne ha riportato. Aggiunse un nuovo fregio di gloria a Felsina Pittrice colla descrizione della Vita di Lorenzo Pasinelli suo Maestro, stampata nel 1703. Con sette Lettere familiari difese il Co: Carlo Malvasia Autore dei Libri della suddetta Fesina Pittrice, e consutò Vincenzio Vittoria, stampate nel 1705. compose il Dialogo in difesa di Guido Reni, dato in luce nel 1710. Accrebbe le raccolte più samose con li suoi poetici componimenti, alcuni dei quali si leggono nella sua bella Didone, tragedia stampata l'anno 1718. Vive in Bologna.
</p><p>Gio: Ridolfo Wertmuller figlio di Pietro Senatore Tigurino, nacque l'anno 1639. Imparò la pittura da Conrado Mayr, e da se l'architettura civile, militare, e la plastica. Stava per partire verso la Francia, quando di notte tempo ritornando a casa fu suffocato dall'onde del fiume Silla l' anno 1668. Sandrart fol. 383.
</p><p>Gio: Sigismondo Muller Augustano imparò il disegno da suo padre, dal quale fu poi mandato in Amsterdam sotto Giovachino Sandrart. Venne in Italia, fermossi in Roma, in Firenze, ed in Venezia, dove in minutissime figure fece cose molto laboriose, ma altretanto piaciute, ebbe inclinazione naturale all'architettura, e sopra i Palagi d'Italia fece perfettissimo studio. Fu di natura affabile; possedeva diversità di linguaggi, e per la sua nobile conversazione era da tutti amato. Morì in patria in età senile. Sandrart fol. 326.
</p><p>Gio: Stefano Borri Scultore Milanese riuscì mirabile in fare ritratti di cera, che parevano vivi, e naturali. Visse in Genova sino all'ultima vecchiaja, nella quale assalito da malinconico umore, stava per lo più ozioso, e ritirato sospettando, per quanto egli diceva, di non essere assalito dai suoi nemici, e così morì. Soprani fol. 29.
</p><p>Gio: Stefano Danedi, detto Montalto: vedi Gioseffo Danedi, e Stefano Montalti.
</p><p>Gio: Stefano Maruselli dell'Umbria, dopo molti lavori di pittura, e d'architettura in Pisa, morì d'anni 72. nel 1656. e fu sepolto in Campo Santo, con memorabile epitafio, erettogli da Ascanio Penna Perugino, e da Vincenzo da Torto Pisano suoi scolari. M. S.
</p><p>Gio: Stefano Rossi dalla Pieve Genovese studiò da Cesare, e da Alessandro Semini, e con notabile profitto si perfezionò sotto Pietro Sori: riuscì felicissimo nella vaghezza del colorito, e sufficientemente fu aggiustato nel disegno, onde principiò a mandare quadri nelle Spagne, e molti ne fece per la sua patria, in cui in gioventù morì. Soprani fol. 81.
</p><p>Gio: Stefano Verdura Genovese. Questo virtuoso Pittore ebbe i principj da Domenico Fiasella, e dopo un conveniente studio di disegno, arrivò al<pb facs="00278" n="254"/>colorito, nel quale s'esercitò non poco, nè ritrovando quella fortuna, che sperava, si portò nel Piemonte, dove destreggiandosi in fare molte tavole, ritornò alla patria poco prima del contagio, nel quale con la moglie, e figli morì. Soprani fol. 252.
</p><p>Gio: Ventura Borghesi da Città di Castello, scolaro di Pietro da Cortona; condusse con tanta diligenza i due laterali, cioè la Coronazione, e l'Annunziazione di Maria Vergine, posti in S, Niccola da Tolentino di Roma, che meritò finire il gran quadro nella Sapienza, lasciato imperfetto, per la morte del Maestro. Si trattenne alcuni anni nella Germania, e spezialmente lavorò a fresco in Praga. Morì nel dì 20. Maggio 1708. M. S.
</p><p>Gio: Vincenzio Zerbi Genovese scolaro di Domenico Fiasella, dopo il disegno, s'inoltrò al colorito, e riuscì nei ritratti, ed in altri quadri. Viveva nel 1674. Soprani fol. 250.
</p><p>Gio: Ulderico Fulter oriondo Tigurino, scolaro di David Hescler Statuario, lavorò in avorio d'alto, e di basso rilievo storiette sì belle, che le più rinomate Gallerie ambirono avere opere sue. Viveva nel 1683. Sandrart fol. 352.
</p><p>Gio: Ulderico Loth da Monaco, fu scolaro di Carlo Veneziano, propagò la gloria di tanti altri Pittori della sua Patria coi quadri a olio, ed a gomma: è vero, che in età fenile umiliò la bellezza, e la dolcezza dei suoi dipinti, morendo l'anno 1660. ma insorse Gio: Carlo il figlio in Venezia, a riasumere con fasto, e con lustro la gloria Paterna. Sandrart fol. 319.
</p><p>Gio: Zaccaria Kneller, con Godofredo suo fratello nato in Ubecca, girò per l'Italia; il primo fu famoso nei ritratti, nelle architetture, e nei freschi; il secondo nei soli ritratti. Servirono molti Principi, e Monarchi. Sandrart fol. 391.
</p><p>Giovita Bresciano, o Brescianino fu buon Pittore, che uscì dalla Scuola di Lattanzio Gambara; in fresco. ed in olio lavorò opere degne in pubblico, come registra il Cozzando fol. 117.
</p><p>Girolamo Amaltèo Veneziano, quando pratico del disegno, e del maneggio dei colori, fu osservato dipignere con tanto spirito la tavola di S. Vito, temendo Pomponio il fratello di non essere da quello superato, l'applicò alla mercatura, assignandogli 100. ducati annui, acciocchè non più dipignesse, e così l'invidia fece perdere questo Valentuomo, che averebbe fatto mirabile riuscita. Ridolfi par. 1. fol. 116.
</p><p>Girolamo Bonini d'Ancona, detto l'Anconitano, fu amato, e diletto Scolaro dell'Albano, al quale servì molto tempo, riportandone compiutamente quella bella maniera, che si vede nel dipinto della Sala Farnese, e nel Palagio pubblico di Bologna l'anno 1660.
</p><p>Girolamo Bosco, o Bofs da Bolduch (come lo chiama il Baglioni fol. 231.) Fu Pittore di profondo, e di bizzarro ingegno, vedendo non potere superare i Raffaelli, i Buonaroti, i Vinci, i Tibaldi, i Correggi, ed i Tiziani nell'Escuriale di Spagna, ove erano suoi quadri, inventò un modo<pb facs="00279" n="255"/>strano, con cui dipinse di fantasia: ivi dunque si vede Antonio il Santo Abate attorniato dalle diaboliche tentazioni, ideate in mostri, in animali, in chimere, in draghi, in uccelli spaventevoli, che recano orrore, e maraviglia insieme: in altro quadro espresse Gesu Cristo in una circonferenza di luce, e di glorie, circondato da 14. Circoli, sette dei quali esprimono i peccati capitali, gli altri i Sacramenti: in altra gran tela dipinse figure diverse rappresentanti i diletti carnali sopra un carro di fieno tirato da sette animali differenti, che figurano i peccati capitali; precede a guisa di fama il Demonio con la tromba, circonda il carro una quantità di mostri, con geroglifici espressivi d'altri peccati, segue dopoi la Morte con la falce alla mano, e sotto si legge il passo d'Isaja: Omnis caro f&#x0119;num. In altri luoghi dipinse Inferni, Limbi, orridi diserti, Martiri sbranati dai Leoni, e Passaggieri assassinati; con queste, e simili stravaganze fu riconosciuto dalla Spagna, e dalla Germania per Uomo di singulare virtù. Mazzolari fol. 242.
</p><p>Girolamo Capece vero ornamento dei Cavalieri del suo tempo, cioè del 1570. perciochè oltre le pulite lettere, e la perfetta cognizione della musica, da se imparò il dipingere, e lo scolpire; e comparve nella Chiesa di S. Domenico Maggiore della sua patria di Napoli, dove nell' Altare di sua famiglia dipinse la tavola, in cui evvi Cristo sulla Croce, e nell' architrave di detta Chiesa scolpì in legno il Cristo. Sarnelli fol. 181.
</p><p>Girolamo Capitani da Lodi nell'anno 1578. si accomodò sotto la disciplina di Bernardino Campi, dal quale imparò il disegnare, e il dipingere, e ne riportò grande profitto. Lamo fol. 111.
</p><p>Girolamo Castelli Miniatore Genovese figlio di Gio: Batista, fratello di Giorgio Principe nel Regno di Sicilia, e Nipote di Bernardo. Fiorì il disegno per molto tempo, quasi patrimonio ereditario nella Casa dei Castelli, e il nostro Girolamo imparò dal padre, e con tanta diligenza si applicò al miniare piccioli paesetti, e storiette, che si rese imitatore del suo gran Maestro, il quale seguitò all' altro Mondo poco dopo la morte di quello. Soprani fol. 139.
</p><p>Girolamo Cavallerino Modonese scolaro di Domenico Carnovale, coll'intaglio in legno, in marmo, col bulinare, intagliare nel ferro, e dipignere, rese ammiratrici dell'opere sue le Città di Lombardia. Vidriani fol. 102.
</p><p>Girolamo Cock, detto Cocco Fiammingo, con maniera Durera intagliò tante carte coi disegni di Martino Emskerken, e d'altri Autori, che la brevità quì mi ristringe a citarle enunziate dal Vasari par. 3. lib. 1. fol. 313.
</p><p>Girolamo Comi Modonese indiviso compagno del Begarelli, prevalse a molti suoi coetanei nell'artifizio della pittura, e della prospettiva, della quale possedeva scientificamente le vere regole; servì ai Sommi Pontefici, ai Principi, ed ai Cavalieri. Fioriva nel 1545. Vidriani fol. 83.
</p><p>Girolamo Corridori Modonese. nel disegno, e nell'intagliare in rame ebbe<pb facs="00280" n="256"/>talenti così rari, che fece opere di tanta maraviglia, che furono causa della sua morte. Esercìtavasi in Roma, e quasi ogni dì pubblicava qualche stupore alla stampa; perlochè si concitò l'invidia di certi malevoli, i quali con inganno ben degno della loro fellonia, lo fecero precipitare nel Tevere; ma non andò gran tempo, che si videro anch'essi trabalzati da un patibolo. Vidriani fol. 120.
</p><p>Girolamo Cortellino raro Scultore, che in Bologna terminò l'Arca di S. Domenico, principiata da Niccola Pisano, detto dall' Arca, e proseguita da Alfonso da Ferrara, Bumaldi fol. 253, Michele Bortellino fu altro Pittore Ferrarese, che fioriva nel 1502.
</p><p>Girolamo Curti, detto il Dentone, per il portamento della bocca in tal modo socchiusa, che n'apparivano sempre due gran denti: fu il migliore, e naturale introduttore del chiaroscuro, e della quadratura, che mai avesse veduto a suoi giorni la Città di Bologna. Nacque da poverissimi parenti, i quali per guadagnargli il pane, l'applicarono al filatojo, sino alli 25. anni; in tal'età vergognandosi di più comparire al lavoro, s'accordò con Leonello Spada a spogliarsi vicendevolmente, e con naturale instinto a disegnare il nudo: comprò molte Immagini di carta, ed impiastrandole coi colori, le vedeva, sinche Cesare Baglioni pratico Pittore lo pigliò nelsua Scuola: nel tirare di linee, ed operare di quadratura trovò tanta facilità, che lasciate le figure, crebbe ben presto nella stima, e nella riputazione sino presso i medesimi Pittori, i quali gareggiavano nel servirlo di Figuristi, come Leonello Spada (che anch'esso, come si dirà, grand'Uomo divenne) il Brizio, il Massari, ed il Colonna; inventò il tratteggiare d'oro, e tanto piacque ai Principi Lodovisi l'invenzione; che lo vollero a Roma. Servì i Serenissimi di Modona, e di Parma, dove per un tumore cagionatogli in un ginocchio da una caduta non curata, fu necessitato a morte. Lasciò tutti i suoi cartoni al Colonna, e la casa alli poverelli della Parocchia: fu Uomo caritatevole, dabene, allegro, e faceto; con gli amici non faceva prezzo, coi Grandi si contentava di poco, bastandogli guadagnare tre giuli al giorno, e molte volte restituì danari, con dire essergli troppo pagate l'opere sue. Malvasia par 4. fol. 157.
</p><p>Girolamo Danti Perugino fratello di Vincenzio, e di Fra Ignazio, al quale fu di grande ajuto nei freschi di Roma: per il buon disengo, e per il colorito era per riuscire un grand'Uuomo, ma la morte, nei 33. anni lo privò di vita. Borghini fol. 524.
</p><p>Girolamo Delfinone Milanese, eccellentissimo nel disegno, e nel ricamo, imparò da Luca Schiavone: fece ritratti mirabili di ricamo alli Duchi Borbone, e Sforza. Scipione il Figlio lo superò nel lavorare d'animali, e di caccie, inviandone molte ad Enrico Re d'Inghilterra, e nelle Spagne. Simile a questi fu il figlio Marcantonio, ed altri di sua Casa Lomazzo Idea del Tempio fol. 165.
</p><p>Girolamo del Canto, sopranominato il Pomo, Scultore Genovese, sbozzò<pb facs="00281" n="257"/>nella Scuola dei Pippi, poi seguì la via di Domenico Bissoni: con gli scarpelli fece cose lodevoli, e molte più ne averebbe fatto, se distratto dalle continue ricreazioni, e dalle conversazioni non si fusse abbreviato la vita, avanti il contagio. Soprani fol. 198.
</p><p>Girolamo dei Carpi, o Girolamino da Carpi, così detto corrottamente dal volgo, fu di famiglia de'Carpi, e Ferrarese, come nota il Superbi a fol. 123. ed il Vasari par. 3. lib. 2. fol. 6. lo chiama Girolamo da Carpi Ferrarese; imparò i principj del disegno da suo Padre Pittore di Scuderia; prosegui il dipinto sotto Benvenuto; poi andò a Bologna, dove vedendo un quadro del Correggio, tanto restò cattivato da quel vago, ed ameno dipinto, che dopo averlo studiato, e copiato, guidato dal genio a Modona, ed a Parma, non lasciò opera di quel grand'Uomo, che non disegnasse, o copiasse: di ritorno a Bologna, fatto Corregesco, piacque in estremo il suo dipinto. Partì per Roma, ad istudiare l'opere di Raffaello, e le aggiunse alla prima maniera. Intese bene l'architettura, e questa lo portò avanti Giulio III. che lo dichiarò Architetto sopra le fabbriche di Belvedere. Toccò assai bene il Leuto; si dilettò di musica; fu Uomo dabene, dolce, e piacevole; dove conosceva potere arrecare gelosia, si ritirava, per godere la quiete, come fece da Roma, riducendosi a Ferrara, ove nel 1556. morì d'anni 55. come dice il Vasari, o di 68. come scrive il Superbi fol. 123.
</p><p>Girolamo da Cotignola, di Casa Marchesi, lavorò di ritratti, nei quali prevaleva più, che nelle storie. Fece fra gli altri quello di Papa Paolo III. Andò a Napoli, e riportò a Roma qualche valsente ricavato dalle sue fatiche. Essendo avanti col tempo, e senza governo, persuaso da certi uni, che se gli fingevano amici a prendere moglie, lo caricarono di una Donna poco onesta, del che accortosi, dopo pochi mesi morì di dolore d'anni 69. circa il 1518. Malvasia par. 2. fol. 136.
</p><p>Girolamo del Crocefissajo; vedi Girolamo Marchietti.
</p><p>Girolamo dal Leone Piacentino imparò il disegnare, e il dipingere da Bernardino Campi, e fu compagno di Daniello Cunio, del quale si è parlato. Lamo fol. 80.
</p><p>Girolamo dai Libri, così detto dall'arte di Francesco suo Padre, che miniava i libri, nacque in Verona l'anno 1474. Imparò sì francamente dal genitore il disegno, che d'anni 16. espose in S. Maria in Organo un quadro, con la Deposizione di Gesu Cristo dalla Croce, che tirò tutta la maraviglia a contemplarlo; introdusse nei suoi dipinti alberi, e paesi così veri, e naturali, che ingannati gli uccelli cercarono più volte sopra quelli i riposi; miniò egregiamente, e fu il primo Maestro di D. Giulio Clovio; dipinse fiori, e frutti naturali; contrafece col pennello camei, e minutissime figure; lasciò Francesco il figlio di straordinaria aspettazione; finalmente morì nel 1555. sepolto in San Nazaro. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 276.
</p><p>Girolamo della Robbia Fiorentino figlio, e scolaro d'Andrea nipote di Luca famoso Fonditore, Orefice, e Scultore: attese a lavorare di marmo, di<pb facs="00282" n="258"/>terra, e di bronzo a competenza del Sansovino, del Bandinelli &amp;c. Servì il Re Francesco in Francia; là chiamò in ajuto Luca il fratello, che lavorava per eccellenza sopra i vetri, ma poco tempo visse. L'anno 1553. ritornò a Firenze, per godere le ricchezze accquistate, ma ritrovando la Città sottosopra per le guerre di Siena, ritornò a Parigi, estinguendo con la morte la sua casa. Vasari par. 2. fol. 177.
</p><p>Girolamo di Tiziano fu suo creato, e lo servì lungamente in varj dipinti, ed in fatti quel famoso Maestro, a similitudine di Raffaello, non averebbe condotte a termine tante opere, se dai suoi discepoli non fusse stato talvolta sollevato dalle fatiche, in particolare da Girolamo, di cui si vedono alcune carte alle stampe. Ridolfi par. 1. fol. 204.
</p><p>Girolamo da Trevigi sortì i natali l'anno 1508. Per un certo dono naturale alla pittura giunse ben presto con dilicatezza nelle tele, e nei muri a seguire la maniera di Raffaello in Genova, in Bologna, ed in Trento. In Inghilterra benignamente da quel Re fu accolto, e dichiarato Pittore di Corte, Ingegnero, provvisionato di 400. scudi annui, franco della grazia di quel Monarca. Per le guerre insorte tra i Franzesi, ed Inglesi, mandato dal Re in Piccardia, per assistere alle fortificazioni, improvvisamente fu da un colpo d'artiglieria ucciso, in età d'anni 36. Ridolfi part. 1. fol. 214.
</p><p>Girolamo Donini nacque in Correggio l'anno 1681. Venne a Bologna, dove ebbe i buoni principj del disegno sotto le direzioni di Gio: Gioseffo dal Sole, gl'insegnamenti del quale seguitò per lo spazio di nove anni continui; andò poi a Forlì, e per tre anni intieri non abbandonò mai la Scuola del famoso Cav. Carlo Cignani, dal quale riportò non ordinarj avanzamenti. Ritornato poscia a Bologna bene stabilito nel disegno, e nel colorito si diede a dipignere varie cose in picciolo, ed in grande per Cittadini, e per Cavalieri, le quali per la vaghezza del colorito, per la nobiltà delle idee, e per la dolce maniera, colla qualle le conduce, si rendono in questi tempi molto desiderate, e gradite.
</p><p>Girolamo Ferrarese eccellente Maestro, e Scultore, <unclear reason="faded">scolaro</unclear> d'Andrea Contucci, detto il Sansovino, lavorò molte cose di marmo a Loreto, dove si fermò, dal 1534. sino al 1560. conducendo quasi tutti i Profeti di marmo, varj ornamenti attorno alla S. Cappella, e bellissimi candellieri di bronzo, con fogliami, e figure. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 10.
</p><p>Girolamo Ferabosco Veneziano celebre non solo nelle storie, ma nei ritratti, per i quali portò dalla natura sì forte immaginativa, che bastavagli con quattro segni di carbone fare il profilo d'un volto, che subito levando dalla suggezione gran Personaggi, li ritraeva poscia a memoria naturali, e veri. Boschiui fol. 595.
</p><p>Girolamo Gambarati Veneziano scolaro di Gioseffo Salviati, da cui apprese una buona via di dipignere, praticò col Palma, e fu ajutato nelle fatture sopra la Porta della Quarantìa: fu Uomo avarissimo; teneva il pane<pb facs="00283" n="259"/>fuori della finestra, acciochè indurito, più lungamente servisse alla famiglia: abbondò di pitture, e disegni, i quali con biasimo dei periti vendette a prezzo ordinario a Filippo Esengrenio Pittore, perlochè disperato, terminò la vita in vecchiaja l'anno 1628. Ridolfi par. 2. fol. 206.
</p><p>Girolamo Genga Pittore, Scultore, Architetto, e Musico da Urbino, sforzato dal Padre a seguire l'arte della lana, tanti muri, e tante carte segnò col carbone, che a persuasione degli amici accomodollo con Luca Signorelli Pittore da Cortona, col quale molti anni lavorò, e girò varie parti del Mondo: partito poi dal Maestro, si fermò tre anni con Pietro Perugino, insieme col diletto Paesano Raffaello; attese alla prospettiva, nella quale divenne eccellente. In Firenze, in Siena, nella Romagna, in Roma, in Mantova, ed in Urbino per i Duchi Guido Baldo II. e Francesco III. quando operasse nei Teatri, nei Palagi, nelle Sale, negli apparati, e nelle Chiese, è impossibile il raccontarlo. In ultimo ritornò a Roma, dove misurò quasi tutte l'anticaglie, e ne lasciò fondati manoscritti agli Eredi. Ridotto finalmente alla Patria, d'anni 75. coronò l'opre sue con la morte nel 1551. sepolto nel Vescovado. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 500.
</p><p>Girolamo Imperiali Nobile Genovese, condotto a Parma dai Parenti, per attendere allo studio di belle lettere, sentiva ogn'ora inalzare sino alle stelle il Correggio, ed il Parmigianino: perlochè s'accese nell'animo un vivo desio di formare, senza altra direzione, i disegni dell'opere loro; furono questi così bene compiuti, e giusti, che incoraggito con i pennelli alla mano diede fine a certe storiette d'invenzione, che furono estremamente lodate. Terminati gli studj, con suo dispiacere, fu chiamato alla Patria, per accudire a i dimestici interessi; andò, e rassettate le cose, si portò alla stanza di Giulio Benso, e da quello apprese il modo d'intagliare all' acqua forte, e ne diede molte prove alle stampe. Era teneramente amato da Gio. Vincenzio Imperiali suo stretto Parente, il quale gli appoggiò il Governo del suo Feudo in Regno di Napoli; là si trasferì, con soddisfazione universale, ma assalito da pericolosa infermità, convennegli pagare il debito comune. Soprani fol. 190.
</p><p>Girolamo Lucenti Romano Scultore, lavorò in bronzo nella Chiesa di Monte Santo; a Ponte S. Angelo fece di candido marmo l'Angelo, che tiene in mano i tre chiodi della Croce. Morì Cavaliere. Titi fol. 357.
</p><p>Girolamo Macchietti, detto del Crocefissajo, perche il suo Maestro attendea a far Crocefissi; nacque in Firenze l'anno 1535. entrato nel secondo lustro fu posto al disegno sotto Michele di Ridolfo Ghirlandajo, poi si mise a lavorare con Giorgio Vasari, ajutandolo, per sei anni, nei dipinti del Palagio Ducale. Andò a Roma, dove studiò due anni l'opre più belle, sinchè in Firenze, in Pisa, in Napoli, in Benevento, e nelle Spagne fece bellissime tavole d'Altare, somiglianti ritratti, e graziose storiette. Borghini fol. 604. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 202. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 175.
</p><p><pb facs="00284" n="260"/>
</p><p>Girolamo Maganza Vicentino fratello di Gio: Batista, e di Marcantonio tutti figli, e scolari d'Alessandro, operarono in pubblico, e nel contagio del 1630. morirono. Ridolfi par. 2. fol. 246.
</p><p>Girolamo Malaguazzo Cremonese scolaro di Bernardino Campi, del quale fu ancora compagno in opere diverse. Egli in gioventù fu di grande spirito, e di sapere profondo. In S. Silvestro di Cremona dipinse la tavola della Madonna sulle nubi, e sotto i Santi Francesco, e Ignazio. Lamo fol. 81. 84.
</p><p>Girolamo Maffei da Lucca, andò a Roma nel Pontificato di Gregorio XIII. e trovò luogo fra i virtuosi Pittori, che dipignevano nel Palagio Vaticano; intese bene la prospettiva, e ne dava lezioni. Chiamato dal fratello a ripatriare, d'anni 80. passò a vita migliore. Boglioni fol. 194.
</p><p>Girolamo Mattioli Bolognese, se più per tempo avesse lasciata la scuola di Lorenzo Sabbatino, e seguita quella dei Carracci, come fece nell'ultimo, o se sgraziatamente in certa rissa non fusse stato ucciso, in giovanile età, più ragguardevoli sarebbero state le sue pitture. Malvasia par. 4. fol. 233.
</p><p>Girolamo Mazzola da Parma fratello (o come vuole il Vasari) cugino del famoso Parmigianino, dal quale imparò il disegno: arrivò anch'esso a tal perfezione, che potè terminare l'opere del Maestro, per la morte non compiute nella Steccata di Parma, e di propria invenzione altre condurne. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 243.
</p><p>Girolamo Mazzoni, o Morzoni, fu concorrente di Jacobello de Flore in Venezia, dove dipinse, ma perchè si fermò sempre nella maniera vecchia, ed antica, tenendo le figure diritte, cd in punta di piedi, non ne fa altra menzione il Vasari par. 2. fol. 424.
</p><p>Girolamo Mirvoli Bolognese allievo di Pellegrino Tibaldi, riuscì terribile nel lavorare a fresco; per questo fu chiamato a Modona a servire quel Serenissimo, e là dopo avere dipinto molti anni, morì. Fioriva nel 1570. Masini fol. 629.
</p><p>Girolamo Muziano nacque in Acquafredda (Territorio Bresciano.) Imparò da Girolamo Romanino il disegno, e sulle pitture di Tiziano, e di altri Maestri il colorire. Andò a Roma, ed ivi per attendere con ogni fervore allo studio, e distraersi da certa amorosa corrispondenza, si fece radere tutto il capo, che sembrava un galeotto: assodato nella perfezione, fu caro al Card. Estense, e da Gregorio XIII. fu dichiarato Sopraintendente ai lavori della Cappella Gregoriana, col fare i cartoni dei musaici, nei quali concluse alcune teste di sua mano, e poi compì l'Altare con il quadro di S. Girolamo attorniato da diversi Romiti molto divoti in bellissimo paese; operò nel Palagio Vaticano, ed in molte Chiese di Roma; fu da tutti sommamente gradito, per quel grazioso dipignere, e ben toccare di paesi. L'Accademia dei Romani Pittori deve molto a questo virtuoso, perchè con Breve Pontificio la fondò, e dotò di molti suoi averi. Mancò in Roma d'anni 62. correndo il 1590. ed in S. Maria Maggiore fu onora<pb facs="00285" n="261"/>tamente sepolto. Molte opere di lui sono alle stampe. Baglioni fol. 49. Ridolfi par. 1. fol. 265. Rossi fol. 505.
</p><p>Girolamo Nanni Romano, detto Pocoebuono, perchè essendo uomo comodo nel dipignere, accalorato dagli amici a sbrigarsi, soleva dire: saccio poco, e buono: Entrò a parte con gli altri Pittori nelle fatture sotto Papa Sisto V. Perdette la vista per certa indisposizione, e poco dopo morì. Baglioni fol. 385.
</p><p>Girolamo Negri nato in Bologna l'anno 1648. fu scolaro di Domenico Maria Canuti, poi di Lorenzo Pasinelli, egli si è ingegnato coi suoi dipinti in grande, d'entrare nelle Chiese del Gesu di Modona col Martirio di San Bartolomeo posto sopra la Porta maggiore, e nel Gesu della Mirandola col San Liborio, e nell'anno 1718. ha dipinto il fatto della morte disperata del Re Saule, per il Cavalier Pietro Maria Colombani di Parma.
</p><p>Girolamo Odam Romano, Pittore, Scultore, ed Architetto. Nacque l'anno 1681. e sortì dalla natura molti doni, tra i quali una prontezza di spirito vivace, per apprendere ogni scienza, ed arte, che si fusse prefissa nell'idea. Dallo studio dunque delle belle lettere passò alla Filosofia, ed alla Matematica, sotto Vitale Giordani; al disegno, ed alla Pittura, diretto dal Cavalier Carlo Maratti; all'Architettura assistito dal Cavalier Carlo Fontana; al bel maneggio di disegnare a penna, ammaestrato dal Cavaliere Pier Leoni Ghezzi, al dipignere paesi, con i principj avuti da Domenico dei Marchis, detto il Tempestino, ed in ogni scienza, ed arte qualificato si è reso. Per la facilità poi di scolpire qualunque cosa, formare somigliantissimi ritratti a pastello per eminenti Soggetti; intagliare in rame, e ridurre piccioli Camei in grande, e pubblicarli alle stampe, con tant'altre cose già incise; inventare disegni, o modelli architettonici per lavori di pietre preziose, di marmo, o di metallo, col genio sempre fisso in tutte le cose, di seguire le forme più proprie degli antichi Greci, e per altre tante singularità, ad altro non deve che alla natura: altresì per la gentilezza, liberalità, cortesia nell'insegnare, o nell'operare senza risparmio di fatica per gli amici, e lontano da qualunque interesse, altra dipendenza non ha avuto, che dai suoi qualificati natali. Per l'eccellenza dunque di tante prerogative, il Serenissimo Duca di Parma l'ha ammesso tra i Cavalieri del suo Illustre Ordine Costantiniano di S. Giorgio, con Diploma speziale, che lo distingue, non solo per la nobiltà degli antichi Odam di Toul, nella Lorena, dai quali egli discende, ma ancora per le sue rare virtù. La celebre Accademia degli Arcadi l'ha annoverato tra i suoi, col nome di Dorindo Monacrino. La Nobiltà Romana lo gradisce nelle conversazioni; le Accademie lo sospirano nelle loro conferenze, e finalmente amato, e distinto da tutti vive felice in Roma.
</p><p>Girolamo Pilotto Veneziano scolaro del Palma, fu bravo Pittore, che nel<pb facs="00286" n="262"/>Salone, dove banchettano i Dogi, dipinse il gran quadrone dello Sposalizio del mare, che è mirabile, fu ancora uomo erudito, e potevano servire i suoi discorsi per documenti ai più bravi Pittori. Boschini fol. 470.
</p><p>Girolamo Romanino dignissimo Pittore Bresciano, meritevole d'ogni lode nel disegno, nel colorito, nell'invenzione, nella forza, e nella pastosità, con un naturale non dissimile del famoso Tiziano. Mi dichiaro, che in Breno, in Pisogni (Terre della Valcamonica) ed in Brescia non mi potevo staccare dall'opere sue, scoprendovi in ogni parte un profondo sapere, sì nei freschi, come nei quadri oliati. La competenza con il Moretto Bresciano, e tutto Raffaellesco fu cagione, che il Romanino, tutto Tizianesco, se gli opponesse con tanto nervo, che toccò la sommità della perfezione, e ciò fu circa il 1540. nel qual tempo fioriva. Dell'opere sue ne parlano l'Averoldi, il Rossi fol. 503. ed il Ridolfi par. 1. fol. 252.
</p><p>Girolamo Rossi fu bravo Pittore Bresciano, a olio, ed a fresco; l'opere sue notate dal Cozzando fol. 120. chiaramente dimostrano la di lui virtù, e quanto fusse adoperato nelle Chiese di Brescia. Girolamo Rossi di Roma fu scolaro di Simone Cantarino in Bologna, e dopo avere imparato il disegno, si diede ad intagliare all'acqua forte.
</p><p>Girolamo Santacroce, benchè vivente in Venezia nei tempi di Tiziano, e di Giorgione, nulladimeno lavorò sempre sullo stile antico dei Bellini, come si vede nel porticale dei SS. Giovanni, e Paolo, in S. Giuliano, e nella Compagnia di S. Francesco. Fiorì circa il 1530. Ridolfi par. 1. fol. 62. Un'altro Girolamo Santacroce Napoletano Scultore descrive il Vasari par. 3. lib. 1. fol. 184. il quale nella sua Città lavorò molto bene di rilievo, e dispiacque a tutti i virtuosi il vederlo terminare la vita in fresca età, circa il 1537.
</p><p>Girolamo Savoldo Nobile Bresciano, per delizioso compiacimento, attese al disegno, e ragionevole Pittore divenne: stabilì la sua stanza in Venezia, dove si trattenne sino alla morte, chiamato comunemente Girolamo Bresciano. Fece studio particolare sopra i dipinti di Tiziano, approssimandosi allo stile di quei contorni. Pubblicò opere varie, la maggior parte delle quali dipinse per carità ai Monisteri di Monache. Fu uomo molto pio, e divoto, e morì in buon concetto. Fiorì nel 1540. Ne parlano il Rossifol. 502. il Cozzando fol. 129. il Boschini fol. 365. ed il Ridolfi par. 2. fol. 255.
</p><p>Girolamo Siciolante da Sermoneta, ebbe i principj del disegno dal Pistoja allievo di Raffaello, e gl'incrementi da Perino del Vaga, al quale servì meglio d'ogn'altro scolaro. Liberatosi dal Maestro, e riconosciuto dai Periti per un valente Pittore, felice chi lo poteva avere per le Cupole, Cappelle, Sale, Palagi, o per li Ritratti. Fu il suo dipignere ameno, chiaro, ben composto, e molto gradito, cercando sempre nell'opere sue imitare Raffaello, come si può vedere all'Altare maggiore del nostro Convento di S. Martino di Bologna nel bel quadro tanto ben dipinto, ed in<pb facs="00287" n="263"/>teso. Seguì la sua morte nel Pontificato di Gregorio XIII. Baglioni fol. 23.
</p><p>Giuliano Buggiardino Fiorentino scolaro di Bertoldo Scultore, poi familiare, ed amato dal Buonaroti: fu Pittore un poco lungo, ma sicuro nel disegno, nel colorito, e nella diligenza, con la quale termina va col fiato le sue pitture, onde sino Michelagnolo volle il ritratto di sua mano. Compì molte opere in Patria nel corso di 75. anni, mancò nel 1552. e fu sepolto nella Chiesa di S. Marco. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 451.
</p><p>Giuliano Castellacci Genovese fu di nascita assai cospicua, ornato di molte virtù, di spirito, e di raro talento, gradito nelle conversazioni nobili, diligente nel disegno, e perfetto nel dipinto, e nei ritratti è descritto dal Soprani a fol. 85.
</p><p>Giuliano di Baccio, e Domenico ambedue figli, e discepoli di Baccio d'Agnolo, furono Statuarj in legno, ed Architetti Fiorentini, che servirono molti Principi, e Cavalieri con manifatture loro. Giuliano morì nel 1555. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 286.
</p><p>Girolamo da Majano dalla natura, e non dall'arte fu fatto Scultore, ed Architetto in Firenze, in Roma, ed in Napoli, sino agli anni 70. Fiorì circa il 1447. Vasari par. 2. fol. 252.
</p><p>Giuliano da S. Gallo Fiorentino, di casa Giamberti, fu Prospettivista, Architetto. Intagliatore, ed Ingegniero di Casa Medici: imparò dal Francione. In Napoli per varie fatture ricusò da quei Re gli ori, gli argenti, e gli onori, contento solo di tre anticaglie, per regalarne il suo Principe naturale. Visse anni 74. e passò all'altra vita nel 1527. Antonio suo fratello bravo negl'intagli di legno, Architetto, Ingegnero, e Perito d'agricoltura, gli fu compagno nel sepolcro l'anno 1534. in S. Maria Novella. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 62.
</p><p>Giulio Bensi Genovese Pittore, Architetto, e Prospettivista insigne, imparò da Gio: Batista Paggi. Compiute le necessarie fatiche del disegno, del nudo, delle stampe, e dei rilievi, disegnato d'invenzione, studiata la prospettiva, fabbricati varj instromenti per diminuire il punto, modellati edificj, e machine, diè di piglio ai pennelli, e non defraudò l'aspettazione del Maestro, del Doria suo Protettore, e di tutti gli amici, anzi tirò la Città ammiratrice a contemplare il fondato maneggio di quelli nelle Metropolitane, nelle Chiese, e nei Palagi. Invitato dalla Francia, di là mandò quadri in Alemagna. Ripatriato, servì molti Signori. Benche avesse non poco di fuoco, e dominio di bile, a riguardo però della sua virtù, trovava in tutti un benigno compatimento. Pativa di podagra, e per trovare salute, spesso mutava aria, ma l'anno 1668. alle Pieve incontrò la morte, che lo seppellì in S. Antonio. Soprani fol. 237.
</p><p>Giulio Bonasoni Bolognese famoso Intagliatore in rame, seguì lo stile di Marcantonio Raimondi nell'intagliare carte di Raffaello, di Giulio Romano, del Mazzola, &amp;c. Sebbene non arrivò mai a ben frappare le frasche, o<pb facs="00288" n="274"/>a toccare di paesi, nell'erudizioni univarsali però, nell'invenzione, o nella cognizione di tutte le più belle maniere, fu migliore degli altri Maestri. Le sue carte segnate con le lettere I. B. sono molte; le ultime furono circa il 1547. registrate dal Malvasia par. 2. fol. 74.
</p><p>Giulio Bruni Piemontese fu accettato in Genova nella scuola di Lazzaro Tavarone, ma per le amare procedure del Maestro passò alla dolce maniera del Paggi: disegnò molto bene, il finire però coi pennelli non gli fu troppo amico; tinse dunque di macchia, ed ottenne l'intento d'essere gradito. Insorte poi le guerre della Savoja l'anno 1625 fu sforzato a ritornare alla Patria, dove morì Gio: Batista il fratello fu erede della sua maniera. Soprani fol. 319.
</p><p>Giulio Carpioni nacque in Venezia l'anno 1611. Fu scolaro d'Aleffandro Varotari, detto il Padovanino, sotto del quale tanto avanzossi, che in breve tempo acquistò gran fama nel disegno, nell'invenzione, e nella vaghezza del colorito. Disposto dal genio a lavorare in piccolo, s'applicò ad invenzioni ideali, come sogni, sacrificj, baccanali, trionfi, e balli di puttini, con i più belli capricci, che mai abbi inventato altro Pittore. Stanco di soggiornare in Patria, si trasferì a Vicenza, dove concorrevano i curiosi Dilettanti, per vedere l'opere sue, e fioccavano da varie parti le commissioni; dopo lunga dimora passò ad abitare in Verona, e riempì quelle Gallerie dei suoi chiribizzi. Fu d'umore malinconico, ma fuor di modo spiritoso nelle risposte, e molto piccante. Morì in detta Città l'anno climatelico. e di nostra salute 1674. M. S.
</p><p>Giulio Campi Cremonese figlio, e scolaro di Galeazzo, poi del Sojaro, studiò in Roma sopra i dipinti del Salviati, e di Giulio Romano: insegnò ad Antonino, ed a Vincenzio suoi fratelli. Nacque l'anno 1540. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 35.
</p><p>Giulio Capitani da Lodi (dal Lamo a fol. 111. detto Giuliano) l'anno 1579. andò a Cremona, per imparare il disegno, ed dipignere sotto Bernardino Campi. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 65.
</p><p>Giulio Cesare Angeli bravo Pittore Perugino: nella di lui Patria l'Autore si ricorda avere veduto opere molto belle; visse circa il 1613.
</p><p>Giulio Cesare Conventi Statuario Bolognese di gran <unclear reason="illegible">vaglia</unclear>, e di saldo fondamento nel disegno: formò la Virtù coronata d'alloro nell'esequie d'Agostino Carracci. Malvasia par. 3. fol. 413.
</p><p>Giulio Cesare Fellini Bolognese fratello di Marcantonio, amendue scolari di Gabbriello Ferrantini, poi dei Carracci. Furono bravi in materie di scuderia: Giulio Cesare però passò alle figure, e dipinse molti fregi nelle Sale. Malvasia par. 2. fol. 267.
</p><p>Giulio Cesare Macchi Bolognese fratello di Florio scolaro di Lodovico Carracci, operò sempre con molta lode in Bologna, ma molto più per altre Città. Masini fol. 630.
</p><p>Giulio Cesare Milani Bolognese, scolaro di Flamminio Torre, e di Simone<pb facs="00289" n="265"/>Cantarini, lavorò d'invenzione, e copiò così bene l'opere dei grandi Maestri, che passarono oltre i monti <gap reason="illegible"/> la vita sino agli <gap reason="illegible"/> S. Benedetto. Lasciò Cammillo il figlio, ed Aureliano il Nipote al disegno, e questo è riuscito famoso disegnatore, e vale<gap reason="illegible"/>, come si è detto.
</p><p><gap reason="illegible"/> Procaccino fratello di Cammillo, e di Carlo Antonio, tutti figli, e scolari d'Ercole Bolognese: attese nei primi anni alla scultura; veduto che ebbe Roma, Venezia, Modona, <gap reason="illegible"/> risolse cambiare i scarpelli in pennelli, e con un misto Raffaellesco, Correggesco, Tizianesco, e Carraccesco trovò una maniera sì propria, vera, e naturale, che diede prove del suo valore, della sua franchezza, e nobiltà nei pubblici, e privati dipinti. Disegnò con maniera graziosa tanto di lapis, quanto di penna. Gustò indirizzare alla perfezione del buon disegno i giovani principianti, ai quali con maniere cortesi additava le vere regole, che alla perfezione conducevano. Stimò l'opere di tutti, lodando sempre il buono, e tacendo il cattivo. Vedendo la dilettazione, che correva dietro all'amenità, ed alla vaghezza de i suoi dipinti, nulla s'insuperbì: in somma la sua casa in Milano era frequentata dai Principi, dai Mecenati, e dai Virtuosi, che piansero la perdita d'Uomo sì celebre, quando lo videro di 78. anni morire circa il 1626. Malvasia par. 2. fol. 287. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 104.
</p><p>Giulio Coralli Bolognese allievo del Guercino, ed in Milano scolaro del Cav. Cairo, s'è applicato in Patria a lavorare di ritratti, i quali dipigne in grande, ed in piccolo con franchezza: è nato l'anno 1641.
</p><p>Giulio Croma Pittore Ferrarese fiorì nel 1612. e diverse opere di stima dipinse nella sua Patria. Superbi fol. 128. vedi Benvenuto.
</p><p>Giulio Licinio da Pordenone nipote, e scolaro del famoso Pordenone; dipinse in Venezia, ed in Augusta, dove sino al giorno d'oggi si conservano i suoi freschi vivi, come se fussero coloriti adesso, e sembrano più tosto a olio, che a fresco. Molti sono di parere, che superasse il Maestro nel colorito, e nell'invenzione. Morì in Augusta l'anno 1561. Sandrart fol. 173.
</p><p>Giulio Mazzoni scolaro di Daniello da Volterra, lavorò a olio, e a fresco, modellò di terra, scolpì in marmo, ed è molto lodato dal Vasari par. 3. lib. 2. fol. 105.
</p><p>Giulio Morina Bolognese scolaro di Lorenzo Sabbatini, e nell'ultimo seguace dei Caracci: soleva caricare un poco gli occhi, con certe pupille grandi, e nere, siccome allargare le bocche, e farle ridere, volendo alludere al Correggio, tanto contemplato in Parma, quando fu a servire quel Serenissimo. l'opere sue a olio, o a fresco sono innumerabili; si veda il Malvasia par. 2. fol. 233.
</p><p>Giulio Orlandino Parmigiano, detto dal Purgo, fu questi un Pittore di buon disegno, di forte colore, di gran macchia, e di un gusto singulare, come si<pb facs="00290" n="266"/>può vedere nella Chiesa di S. Francesco in Parma all'Altare di S. Carlo, e nella Volta della Cappella <gap reason="illegible"/> Carmine dipinta a chiaroscuro da questo valente Pittore, del quale niuno Autore ha mai parlato. M. S.
</p><p>Giulio Pisanelli fratello d'Ippolito Bolognese, imparò il disegno da Vincenzio suo Padre, ed il dipignere dal Canuti, era questi <gap reason="illegible"/> grand'Uomo, se viveva, ma tornato da Roma, <gap reason="illegible"/> istigazione del <gap reason="illegible"/> di Raffaello, e del Buonaroti, poco dopo morì circa il 1658. Malvasia par. 2. fol. 266.
</p><p>Giulio Romano Pittore, ed Architetto: nella scuola di Raffaello d'Urbino non ebbe mai alcuno, che l'uguagliasse nei fondamenti, nella fierezza, nell'abbondanza delle idee, nei capricci, nella prospettiva, architettura, componimento, e facilità; onde sì teneramente fu dal Maestro amato, che sempre lo guardò come figlio. Fu caro ai Pontefici, ai Re, alli Principi, ed alli Duchi, in particolare a quello di Mantova, che lo fece servire da Cavaliere nel tempo, che là dimorò, per abbellire quella Città d'edificj, di facciate, di strade, d'argini, e di fontane, oltre quelle grand'opere, che s'ammirano con universale stupore dipinte nel Palagio del T. Chi poi ascende il Vaticano, e lo vede in ajuto di Raffaello nell'Incendio di Borgo; poi da se dipignere la Creazione d'Adamo; la Fabbrica dell'Arca; il Sacrificio; la Battaglia, ed il Battesimo di Costantino; il Papa, che celebra Messa, e tante altre opere, stupisce, che nel corso di 54. anni abbia potuto tanto operare: mancò nel 1546. sepolto in S. Barnaba di Mantova. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 328. Sandrart fol. 137.
</p><p>Giulio Scalzo Romano, così detto, perchè imparò la scultura, e l'intagliare i marmi da Lodovico Scalzo, per altro fu di casa Borgiani, e fratello d'Orazio, del quale si parlerà Baglioni fol. 140.
</p><p>Giulio Secchiari Modonese uscito dalla scuola dei Carracci, passò immediatamente a Roma, ove fece molte operazioni a concorrenza d'altri famosi Pittori, e ne riportò lode, e grandi applausi. Impiegato dai Serenissimi di Mantova, fece bellissimi quadri, che rapiti nel sacco di quella Città, e come preziosi mandati in Inghilterra, perirono con la nave in un naufragio. Godono le Chiese di Modona bellissimi quadri di sua mano, notati dal Vidriani fol. 118.
</p><p>Giulio Tonducci, e Giacomo Bernucci Pittori Faentini dipinsero la Cupola dell'antichissima Basilica di S. Vitale di Ravenna, entro la quale sono moltissimi Santi vagamente vestiti, ivi si leggono i nomi dei Pittori in tal guisa. Opus Jacobi Bertucii, &amp; Julii Tondutii Faventinorum pari voto f. MDXIII. Fabri fol. 59.
</p><p>Giulio Troglio Bolognese, detto Paradoßo, fu scolaro del Gessi, poi d'Agostino Metelli: per la grave famiglia necessitato a darsi ad un modo facile, e sbrigativo, lasciò le figure, ed intraprese la quadratura, anzi per essere nella prospettiva fondatamente perito, diede alle stampe un Libro inti<pb facs="00291" n="267"/>tolato: Paradossi per praticare la prospettiva, stampato in Bologna l'anno 1672.
</p><p>Giulio Valeriani è nato in Bologna l'anno 1663. da Carlo Cignani ha imparato il disegno, e la pittura, nella quale si và esercitando in Patria: ha buona cognizione dei disegni, e quadri d'altri Maestri, anzi quelli, che sono perduti, o per l'antichità. o per altro accidente corosi, e guasti, li fà rinascere all'essere primiero.
</p><p>Giusto Sadeler figlio di Gio: di Brusselles, da cui introdotto dal disegno, e da Raffaello suo Zio perfezionato nell'intaglio del bulino, l'anno 1620. stabilì la sua stanza in Venezia: l'opere sue le vedi nel Baldinucci fol. 28.
</p><p>Giusto Subtermans nacque in Anversa l'anno 1597. Imparò il disegno da Guglielmo de Vos, e in Parigi si fermò presso Francesco Pultùs Pittore del Re d'Inghilterra, venne in Toscana, e per la rarità di fare ritratti al naturale fu accolto in Corte, dove condusse quadri storiati con figure grandi al naturale. Richiesto da Eleonora di Mantova, e dall'Imperadore, per fare i ritratti loro, là fu spedito dall' Arciduchessa di Toscana, che gli fu sempre clementissima Protettrice, e ritornò carico di preziosissimi doni, e con patente di nobiltà, nella quale furono compresi sei suoi fratelli, tre dei quali furono Pittori, ed uno Musico di camera dell'Imperadore. Andò parimenti a Roma, per fare il ritratto di Papa Urbano VIII. che lo regalò d'un ricco bacile d'argento, entrovi gran quantità di medaglie d' oro, e d'argento, e di una collana d'oro di 500. scudi, e cooperò, che fusse insignito dal Gran Maestro di Malta di quella Croce, colla spedizione del Breve: ivi ritrasse ancora molti Cardinali, Desioso di avere un quadro da <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs> ne fu compiaciuto, e bramoso di avere il ritratto da Antonio Vandych, glie lo mandò con quello di sua madre, ed egli in contracambio lo ricompensò col suo. Ricercato dai Serenissimi Principi di Parma, fece i loro ritratti, d'indi di nuovo a Roma condotto dal Card. Gio: Carlo dei Medici fece quelli di Papa Innocenzo X. di Donna Olimpia, dei suoi figli, e di tutta la Casa Panfilia, dai quali tutti riportò ricco onorario, come parimenti gli sortì in Modona, ed in Genova, Carico di gloria, e di anni morì nel giorno 23. Aprile 1681. e dagli Accademici del disegno fu accompagnato alla Chiesa di S. Felice, dove riposa in pace.
</p><p>Gobbo dei Carracci, così detto, perchè se ne prendevano spasso nel caricarlo, fu scolaro di Gio: Batista Viola, dipigneva così bene, e naturali i frutti, che fu anco detto il Gobbo dalli frutti. Malvasia par. 4. fol. 132.
</p><p>Gotofredo Flinck da Cleves scolaro di Rembrandt in Amsterdam: nella facilità nel dipignere oltrepassò il Maestro: fu qualche volta distratto dalli Principi a fare ritratti; per altro il suo genio era di fare storie, e sarebbero giunte ancora alli nostri contorni, se la morte non gli avesse in età fresca impedito il passo. Sandrart fol. 314.
</p><p>Gotofredo Kneller fratello di Gio: Zaccarìa nato in Lubecca; terminato il<pb facs="00292" n="268"/>noviziato del disegno, professò la pittura in Baviera, in Norimberga, in Italia, ed in Inghilterra, lasciando per tutto gran fama nei ritratti in grande, ed in istoriati, con introdurvi i figli, e famiglie intere, riportandone riguardevoli ricompense dalli Principi, e dai Monarchi. Sandrart fol. 391.
</p><p>Godofredo Leygeben di Sassonia uno dei primi lavoratori nel ferro, il quale con certo segreto, in tal modo inteneriva, che formava statue, ritratti, armi, cavalli, ed altri animali, il tutto netto, e pulito, come se fusse stato di cera; quindi è, che fu caro alla Bretagna, a Brandeburgo, a Merlino, e ad altre Città. Ebbe un figlio per nome Ferdinando, il quale attese all'architettura civile, e militare, ed in Lipsia imparò la pittura da Erasmo Lutero. Sandrart fol. 388.
</p><p>Godofredo Wals da Colonia venne in Italia, e qualche tempo trattenne in Napoli, caminando stampe, e dipignendo qualche paesetto: andò a Roma nella scuola d'Agostino Tassi, famoso paesista, e tanto s'approfittò, che ben presto arricchì la pittura d'una nuova composizione di paesi formata con tal diletto dell'occhio, che nella contemplazione del finto, si scordò affatto la perfezione del vero. Fu in Genova, in Savona, poi ritornò a Napoli, e fatto guadagno nella grazia del Vice-Re, meritò essere dichiarato Governatore di Soncino in Regno, dove fra le ruine del tremuoto oppresso morì. Sandrart fol. 322.
</p><p>Gostantino dei Servi Pittore, Ingegnero, ed Architetto Fiorentino imparò nella scuola di Sante di Titi: viaggiò per la Germania, per la Spagna; per la Sassonia, e per la Savoja: con privilegio di nobiltà ottenuto da Ridolfo II. Imperadore, ritornò alla Patria, dove per servigio dei suoi Principi naturali fu spedito a Roma, ed a Napoli. Passò a Lione, ed a Parigi; ritornò in Germania; rivide la Patria, e dal G. D. Cosimo II. fu mandato al Gran Sofì Re di Persia, ed in ogni luogo servì di sue pitture, e disegni molti Monarchi, sino all'anno 68. nel quale morì nel 1622. in Lucignano, ove si ritrovava al servigio del G. D. in qualità di Vicario. Si vede il suo ritratto alle Stampe intagliato da Bloemart. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 1.
</p><p>Gottardo Rioghli Tigurino nato l'anno 1575. fu ingegnosissimo in opere grandi dipinte a fresco. Sandrart fol. 381.
</p><p>Graffione Fiorentino scolaro d'Alessio Balduinetti, che morì nel 1448. Fu uno dei più stravaganti cervelli, che mai vivesse in quei tempi, Quanto comparve libero, franco, e fondato nel discorso, altretanto fu erudito nel disegno. Non mangiò mai a tavola, che fusse apparicchiata d'altro, che dei suoi cartoni; non dormì in altro letto, che in un cassone ripieno di paglia senza lenzuola; vestì sempre un'abito, sino che logoro li cade d'adosso: ebbe senzate, e curiose conferenze con Lorenzo dei Medici, come si può vedere nel Vasari part. 2. fol. 287.
</p><p>Grazio Cossale nella sua Patria di Brescia colorì moltissime tele a olio con<pb facs="00293" n="269"/>franca maniera, ben disegnate, e meglio colorite: rappresentò per ordinario storie copiose di figure ben poste, ed atteggiate, e sono mentovate dal Cozzando fol. 121. Morì trafitto da un suo figlio d'archibugiata.
</p><p>Gregorio Beeringhsindeschaer, che in lingua nostrana vuol dire Gregorio nelle forbici, Pittore di Malines pratico nel fresco, e nei paesi. Ritrovandosi in Roma senza danari, dipinse in gran tela dal mezo in su aria, dal mezzo in giù acqua, sopra la quale galleggiava l'Arca di Noè, senza far vedere nè pure una figura: esposto il dipinto al pubblico, capitò un Cavaliere di buon gusto, e richiedendo, che significasse quel colorito, rispose essere il Diluvio: ove sono le persone? soggiunse il Cavaliere, aspetti V. S. ripigliò il Pittore, che calino l'acque, e compariranno nel fondo i morti, dall'Arca usciranno i vivi; piacque tanto il pensiere a quel Signore, che lo provvide di danari, e d'opere. Morì nella sua Patria nel 1570. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 70.
</p><p>Gregorio Lazzarini nato in Venezia l'anno 1655. Ha imparato da Francesco Rosa Genovese, e con colorito, or forte, or'ameno, è comparso con onore in varie Città, e terre: vive ancora Elisabetta sua sorella Pittrice, nata nel 1662.
</p><p>Gregorio Pagani Pittore Fiorentino figlio di Francesco, che imparò da Polidoro, e da Maturino, e morì nel 1560. Gregorio dunque inclinato al disegno, fu dato in custodia a Sante di Titi, e ben presto si francò nella maniera del Maestro, alla quale aggiugnendo la Baroccesoa, impastò il suo di pinto d'un vago, ameno, e fondato colore. Correvano gl'impegni a ricercare le sue pitture, non tanto per la vaghezza, quanto per la dolcezza dei prezzi: era uomo giusto, e dabbene. In età di 47. anni correndo il 1605. ridotto all'estremo di sua vita, addimandò, che ora fusse, ed inteso, ch'erano toccate le 16. orsù rispose: oggi tra le 21. e 22. finirò i miei giorni, come in fatti segnì. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 192.
</p><p>Gualdrop Goltzio nacque in Lovanio l'anno 1553. Sotto la disciplina di Francesco Pouburs in Anversa fece gran passaggio nei ritratti, e nel colorire quadri. Fu dichiarato Pittore del Duca di Terranuova, e viaggiò con quello in Colonia, dove fiorì sino al 1604. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 278.
</p><p>Gualtiero d'Argentina seniore, eccellente in pitture fatte a gomma, fu sempre vicino ai Principi, e Magnati, per servirli dell'opere sue. Gualtiero juniore gli fu figlio, seguì lo stile del padre, ed aggiunse il fare ritratti: si fermò nella Corte dell'Elettore di Neuburgo. Sandrart fol. 304.
</p><p>Guarinetto Padovano (dal Vasari detto Guariero, da altri Guarente, come nota il Baldinucci nel sec. 2. a fol. 77.) Costui fu uno di quei primi Pittori, che scostossi dalla Greca maniera, ed introdusse qualche movimento, attitudine, piega, e componimento assestato. D'ordine del Senato l'anno 1365. dipinse nella Sala del Gran Consiglio di Venezia il Paradiso, che poi nel 1508. fu rifatto dal Tentoretto. Poche memorie di questo Pitto<pb facs="00294" n="270"/>re si vedono, perchè, o ricoperte dai moderni, o dal tempo sono state consumate. Ridolfi par. 1. fol. 17.
</p><p>Guglielmo Bemmel Ultrajetano scolaro d'Armano Sachtlieven, visitò l'Italia, e dai siti campestri copiate le più belle vedute, compose un metodo sì elegante nel dipignere paesi sopra i muri, e tele, che nella Germania fu sempre ricercato, per impegnarlo ai lavori. Fiorì nel secolo passato. Sandrart fol. 334.
</p><p>Guglielmo Bertolot Scultore Franzese, servì in Roma i Pontefici Paolo V. e Clemente VIII. Modellò diverse, e pubbliche statue: ritornò a Parigi, dove morì l'anno 1615. Baglioni fol. 338.
</p><p>Guglielmo Caccia oriondo da Novara, ma allevato in Moncalvo (Territorio Monferrino) dal che riportò poi sempre il sopranome di Moncalvo. Nacque l'anno 1568. e professò la pittura a fresco con tanto studio di belle tinte e con segreto di farle resistere all'ingiurie del tempo, che i suoi dipinti si conservano sino al giorno d'oggi belli, e freschi, con istupore dell'arte. Fu uomo di somma pietà, nè mai dipinse cose profane. Fondò un Monasterio d'Orsoline in Moncalvo, dove introdusse cinque sue figlie, fra le quali Orsola Maddalena Pittrice, che decrepita morì l'anno 1678. e Francesca, che dipinse sì bene, che l'opere sue non si distinguono da quelle del padre; questa morì d'anni 57. M. S.
</p><p>Guglielmo Cajo Bredano, uomo assai affabile, compito, di tratti, e di presenza tale, che il di lui portamento rappresentava piuttosto un Senatore, che un Pittore: Imparò con Francesco Floris da Lamberto Lombardo, e l'anno 1540. fu segnato nel catalogo dei Pittori d'Anversa: le storie, ed i ritratti di sua mano furono rimunerati con larghe mercedi. Morì nel 1568. Sandrart fol. 256.
</p><p>Guglielmo Capodoro Paganini nacque in Mantova l'anno 1670. S'introdusse allo studio della pittura in Bologna sotto gl'insegnamenti d'Antonio Calza: tutto dedito a dipignere Battaglie, dopo averne copiate, e vedute molte del Borgognone, osservate dal vero le condotte degli Eserciti nell'ultimo ablocco di Mantova, ritornò a Bologna con erudizioni tali, che diede speranza d'ingrandire il suo nome col proseguimento di molti dipinti.
</p><p>Guglielmo Cortese Borgognone fratello del Padre Giacomo, detto il Borgognone dalle Battaglie; studiò in Roma da Pietro da Cortona: in diverse Chiese, e Palagi esperimentò il suo valore in opere varie, come nota nella sua tavola l'Ab. Titi.
</p><p>Guglielmo Coustou il giovine Scultore nato in Lione scolaro d'Antonio Coyzevox suo zio, fu a Roma, da cui riportò ottimo gusto; il fratello di lui Niccolò altresì lo pareggia nell'operare: Produce al presente opere bellissime per S. M. per S. A. R. Monsignore il Duca d'Orleans Reggente di Francia, e per altri varj particolari. E' Professore della Reale Accademia di Pittura, e di Scultura, ed ha alloggio, e stanza per la scuo<pb facs="00295" n="271"/>la, e lavori nella Casa Reale. Vedi Niccolò.
</p><p>Guglielmo dei Marzilla da Marsilia, per isfuggire i rigori della giustizia, essendosi ritrovato presente ad un'omicidio, vestì l'abito Religioso di S. Domenico, che poi da Papa Giulio II. gli fu cangiato in quello di Prete, e provveduto d'un Priorato, perlochè fu volgarmente chiamato il Prete Gallo, o Priore Gallo. Fu eccellente nel dipignere sopra i vetri, come in Roma, in Cortona, ed in Arezzo nelle finestre della Cattedrale, oltre la Volta di detta Chiesa tutta dipinta l'anno 1524. Visse 62. anni, e morì in Arezzo nel 1537. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 96. Vedi Claudio Franzese.
</p><p>Guglielmo d'Obsom nacque l'anno 1610. nel Quartiere d'Holbrons in Inghilterra; non si sà da chi imparasse la pittura, se non che il proprio di lui genio gli fu Maestro, per inclinarlo a fare ritratti, e sarebbe riuscito simile a Tiziano, ed a Vandych, se fusse stato ammaestrato da capace direttore. Tratanto giudicasi dalle opere sue, ch'ebbe grandi obbligazioni a Vandych, che lo presentò al Re Carlo I. presso del quale si fermò, e fece i ritratti del Principe di Galles, e del Principe Roberto. Fu di statura mediocre, ma ben piantato di simetria, ebbe spirito vivace, ed era d'una conversazione amabile; il suo debole era d'inclinare troppo al piacere. Morì in Londra d'anni 37. M. S.
</p><p>Guglielmo Dumcè Pittorè dipinse al Louvre, alle Tulerie, e S. Germano, ed a Fontanablò nelle Case Reali, al tempo dei due Re Enrico III. e IV. Filibien par. 3. fol. 85.
</p><p>Guglielmo Embriaco gran disegnatore, ingegniero militare, e valoroso Capitano Genovese; l'anno 1099. fu eletto Generalissimo nella condotta del soccorso a Goffredo Buglione per l'acquisto di Gerusalemme, il quale successe col mezzo delle torri di legni, degli arieti, e delle machine fabbricate da questo grand'uomo. Ritornò alla Patria colmo di gloria, poi di bel nuovo con poderoso esercitò s'incamminò verso la Palestina, ed espugnò Cesarea. Nello spoglio di quella Città si contentò della Regina delle gemme, che è lo Smeraldo famoso, il quale donò alla Cattedrale di Genova, conservato sino al giorno d'oggi, e sopra del quale hanno scritto tanti Autori. L'anno 1102. fu creato Console, nella qual carica finì gloriosamente i suoi giorni. Soprani fol. 1.
</p><p>Guglielmo Hundorst Ultrajetano fratello di Gerardo, fu insigne Pittore di copiose storie in grande, e di ritratti, onde dipinti tutti i Principi della Casa Elettorale di Berlino, godeva tutta la grazia di quei Signori l'anno 1683. Sandrart fol. 305.
</p><p>Guglielmo Tedesco Scultore scolaro di Fra Guglielmo della Porta, lavorò picciole statue, ornamenti, e bassi rilievi, con gran maestria dall'antico levati. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 255.
</p><p>Guglielmo Vojet Pittore Franzese scritto al libro degli Accademici di Roma l'anno 1656.
</p><p>Guido antichissimo Pittore Bolognese, fiorì nel 1178. e si vedono sino al<pb facs="00296" n="272"/>giorno d'oggi Immagini di M. V. e dei Santi da lui dipinte, e registrate dal Malvasia nella par. 1. fol. 8.
</p><p>Guido Aspertini Bolognese fratello d'Amico, di cui fu scolaro. Questi per volere troppo aggiustare la sua maniera, e finire con diligenza, diede non poco nel crudetto, come nel dipinto della Crocefissione, ormai consumata dal tempo, sotto il Portico della Cattedrale di Bologna, <gap reason="illegible"/> no 1491. Bramoso di riuscire glorioso, e di gran fama, tanto si sottomise alle fatiche dell'arte, che in 35. anni terminò la vita. Parlano di questo virtuoso il Bumaldi, il Cavazzone, il Zante, il Baldi, l'Achillino, il Vasari, che lo fà scolaro d'Ercole da Ferrara, ed il Malvasia par. 2. fol. 145.
</p><p>Guido Cagnacci da Casteldurante, di cognome Canlassi, ma per essere Uomo obesso, barbuto, e tezzo fu detto Cagnacci. In Bologna fu scolaro di Guido Reni; sino che adoperò se mischie dei colori alla Guidesca, comparve degno allievo d'un tanto Maestro, ma quando con ardire volle inferire la maniera con più forti colori, oscurò alquanto la sua gloria: andò a Vienna, e là ottogenario finì i suoi giorni. Malvasia par. 2. fol. 145.
</p><p>Guido Mazzoni, overo Paganini Modonese, senza Maestro imitò sì bene la natura nella plastica, che potè nella scultura pareggiare i lavori dei primi Valentuomini. Si trovò in Napoli l'anno 1495. dove Carlo VIII. Re di Francia vedendo l'opere sue, lo condusse a Parigi, lo creò Cavaliere, e concessegli i gigli da inquartare nel suo stemma. Ritornò alla Patria ricco di gran valsente con Pellegrina Discalci sua moglie, e la figlia amendue Scultrici. Giugnendo l'anno 1518. alla morte, parte de' suoi averi lasciò al Monte di Pietà, altri ai poveri, il restante alla seconda moglie, e con grande onore fu sepolto nella Chiesa del Carmine. Vasari fol. 26.
</p><p>Guido Reni donato dal Cielo alla Città di Bologaa l'anno Santo 1575. per un miracolo della pittura; sortì i principj di quella nella Scuola di Dionigio Fiammingo; scoprendo poi la terribile maniera di Lodovico Carracci, lasciò quell'oltramontana, e s'applicò a quella d'un tanto Maestro, che di 20. anni lo fece comparire in pubblico con ammirazione d'Agostino, e con gelosia d'Annibale. Alla veduta d'un quadro del Caravaggio, tanto acclamato in Roma, per un dipignere furbesco, fiero, di gran tinta, e di lume cadente, e serrato, si prefigurò in contrario con tignere reale, dolce, e chiaro, col quale si fece un'apertura sì grande nel genio dei virtuosi, che Roma lo volle vedere, quanto ammiratrice dei suoi pennelli, altretanto spettatrice delle ribellioni, che contro gli suscitarono il Caravaggio, ed i suoi aderenti. Non mancò però Guido con la sua virtù, e destrezza portarsi avanti col guadagnarsi la protezione di molti Principi, Porporati, e Pontefici. S'avanzarono in tanto le commissioni, e crebbero a tal segno, che considerandosi un'Uomo, e non un Briareo, restituì molte caparre. Entrò a servire Papa Paolo V. ma angustiato nei pagameati dai ministri, fuggì a Bologna, di dove Sua Santità lo mandò a prendere con premurose instanze, e fu incontrato dalle carrozze di varj Principi, e<pb facs="00297" n="273"/>Cardinali. Cortesemente accolto dal Pontefice, gli fu assegnata stanza, tavola, corrozza, e provvisione: seguì l'opere del Vaticano, sopra le quali ebbe a dire il Cav. d'Arpino alla presenza del Papa, non essere di mano umana, ma bensì quasi Angelica. Ritornò a Bologna, per dipingere la Cupola di S. Domenico, il Palione, l'Altare dei Mendicanti, ed altre cose. Se poi l'ultime opere non corrisposero alle prime, se ne dia la colpa al giuoco, nel quale tanto si riscaldò, che più d'una volta perdette in una solo sera due mila doppie, onde per soddisfare ai creditori, lavorava a tutto potere alla prima. Dell'opere sue, della maniera elegante, e nuova, del colore, dell'arie di teste, dei motti, allievi, stampe, onori, e sue prerogative, troppo lungo sarebbe il favellarne; conchiudo dunque, che infermatosi di febbre maligna, d'anni 67. andò a godere (come si spera) la gloria del Cielo, e fu sepolto in S. Domenico. Malvasia par. 4. fol. 3. Sandrant fol. 185. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 317.
</p><p>Guido Ruggeri Bolognese scolaro di Francesco Francia; servì l'Abate Primaticcio nelle Gallerie di Francia. Malvasia par. 2. fol. 153.
</p><p>Guido Signorini Bolognese Pittore in Roma di piccole figure; fu cugino di Guido Reni, alla di cui morte fu chiamato all'eredità, che portò a Roma, dove circa il 1650. morì. Masini fol. 630.
</p><p>Guido Ubaldo Abatini da Città di Castello, scritto all'Accademia dei Romani Pittori l'anno 1650. Lavorò a musaico con li disegni del suo Maestro Pietro da Cortona, e dipinse in varie Chiese di Roma con ispirito, e con bizzaria; fu d'ingegno elevato, e spiritoso. Ab. Tit. fol. 264
</p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
IAcobello Flore Veneziano figlio, e scolaro di Francesco, le di cui opere consumate dal tempo, non sono più in essere. Dipinse in molti luoghi di Venezia, e benchè lavorasse con Greca maniera, pure furono godibili, perchè fu dei primi, che riformasse i panneggiamenti, le ciere, e l'attitudini, come si vede nell'Ufizio del Proprio, dove dipinse la Giustizia, l'Angelo Michele, e Gabbriello, e sotto scrisse Jacobellus de Flore pinxit anno 1421. Introdusse nei suoi dipinti animali, che sembravano vivi; adornò le figure con manti, che parevano veri; trovò gli ultimi riposi nei Ss. Gio: e Paolo, nel sepolcro Paterno. Ridolfi par. 1. fol. 18.
                </p><p>Jacone Fiorentino, dal praticare gran tempo con Andrea del Sarto, disegnò benissimo con fierezza, e con bizzaria; fu fantastico nelle attitudini delle figure, stravolgendole con modo diverso dagli altri, e quando volle, imitò il buono. Fece molti lavori per la Francia, per Roma, e per Firenze. Attese alli passatempi, alle baje, alle taverne, ed alle conversazioni; vestiva malamente, senza apparecchiar mai tavola, senza lavarsi le mani,<pb facs="00298" n="274"/>e senza farsi la barba; sichè senza governo morì di stento l'anno 1553. Vasari par. 3, lib. 1. fol. 540.
                </p><p>Jacopino dei Conte Fiorentino discepolo d'Andrea del Sarto; da sì gran Maestro imparato che ebbe un diligente disegno, e vago colorito, principiò à fare ritratti, e riuscirono così somiglianti, che in Roma ritrasse molti Pontefici, Principi, a Dame. Attese ancora a colorire quadri per varie Chiese; ricavò gran quantità di danari dall'opere sue; visse 88. anni, e morì in Roma nel 1598. Baglioni fol. 75.
                </p><p>Jacopino Lancillotto Modonese, unico figlio di Tommasino, detto Bianchi, Soggetto erudito nelle belle lettere, e pratico nelle buone arti, per le quali fu onorato da Carlo V. e da Clemente VII. Nacque l'anno 1507. e con la paterna educazione riuscì Oratore, Poeta, Teologo, Astrologo, Mastro d'Instrumenti musicali, Miniatore, e Pittore; ma quando era per accrescere a se la gloria, ed alla Patria l'onore, con cuore intrepido, ed animo imperturbabile lo vide il Genitore rapire dalla morte in età di 47. anni, e fu sepolto in S. Lorenzo sotto lapide memorabile. Vidriani fol. 55.
                </p><p>Jacopo Albarelli Veneziano si fermò 34. anni con il Palma giovine, dipinse di buon gusto, ajutò il Maestro nei lavori d'importanza, e morì in età virile. Ridolfi par. 2. fol. 206.
                </p><p>Jacopo Antonio Arlaut nato in Ginevra andò a Parigi, dove esercitò gl'insegnamenti avuti nella miniatura, con tale distinzione, che fu preeletto all'onore d'insegnarla in pratica a S. A. R. Monsignore il Duca di Orleans Reggente di Francia, e farne il ritratto di Lui, e di tutti quelli della Casa Reale di Francia, come altresì di quella d'Inghilterra. M. S.
                </p><p>Jacopo Avanzi, detto da Bologna, ed anco Jacobus Pauli, scolaro di Franco Bolognese: unitosi con Simone dalli Crocefissi suo condiscepolo, e parente, lavorò 30. storie nella Chiesa di Mezzaratta, con invenzioni, ed espressioni tali, che vedute dopo molto tempo dal Buonaroti, e dalli Carracci, furono lodate. Dipinse in Padova, e Verona con Aldigeri da Zevio, è Sebeto Veronese, e li superò (come nota il Vasari.) Fiorì nel 1370. Varj Autori scrissero di questo valente Pittore; si ricerchino dal Malvasia par. 1. fol. 17.
                </p><p>Jacopo Bellino Cittadino Veneziano, Padre di Gentile, e di Gio: che fu Maestro del famoso Tiziano. Imparò da Gentile da Fabbiano: dipinse tutti i misteri di Maria Vergine, e di Gesu Cristo con tanta espressione, che a quei tempi parvero pitture miracolose, oltre di che v'introdusse ritratti d'amici diversi, i quali furono cagione, che ne facesse poi privatamente per varj Cavalieri. Fiorì nel 1430. Ridolfi par. 1. fol. 34.
                </p><p>Jacopo Borbone studiò la pittura da Andrea, e da Ottavio Semini, se la mala sorte, o la malignità d'un compagno traditore, che gli diede a bere certa mistura, che lo levò di cervello, non avesse chiusa la via alla sua gloria, al certo averebbe fatto grande onore alla sua Patria di Genova. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 225.
                </p><p><pb facs="00299" n="275"/>
Jacopo Buoni nacque in Bologna l'anno 1690. Dalla natura portò un tal genio alla pittura, che volle ben presto cercare il disegno nella fiorita scuola di Marcantonio Franceschini: in quella fece progressi tali, che con Giacinto Garofalino dipinse la Volta della Chiesa dei PP. Celestini di Bologna, e meritò di essere in ajuto del suo Maestro in Genova nelle molte opere dipinte nella Chiesa dei PP. della Congregazione dell' Oratorio di S. Filippo Neri; in Crema nei dipinti entro la Chiesa del Carmine; ed in Piacenza nei lavori fatti entro la Chiesa della Madonna del Popolo. Ritornato a Bologna, spedì a Genova due quadri laterali per l'Altare di San Francesco di Sales, dipinto dal valoroso Pittore Domenico Parodi Genovese, in uno evvi il Santo, che celebra la Messa, nell'altro la risurrezione d'un bambino. Ha compiuti altri quadri per altri luoghi, e Personaggi, ed ora và terminando due quadri grandi, cioè l'Orazione di Gesù Cristo nell'Orto, e la Diposizione dello stesso alla Croce in grembo alle addolorate Marie, che entrarono nella Chiesa della Maddalena PP. Sommaschi di Genova. Nei suoi dipinti si vede, che và cercando di farsi una maniera propria con colore di buon fondo, con mossa di figure, e pastosità nel nudo. Vive in Patria.
                </p><p>Jacopo Bunel nacque in Bles l'anno 1558. e tanto profitto fece nella pittura, che in Parigi fu dichiarato primario Pittore del Re. ebbe una moglie, che attese alla pittura, e lo superò: d'amendue ne parlano il Filibien lib. 2. Carlo Vanmander, ed il Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 273.
                </p><p>Jacopo Chiavistello Fiorentino stette con Mario Balassi; fece compagnia ad Andrea Ciseri Pittore frescante d'architettura e di grotteschi, poi in Bologna studiò dall'opere di Michelagnolo Colonna, e riuscì uomo eccellente nell'architettura; nelle figure di macchia fu grazioso; lavorò sino agli anni 80. nei quali mancò, nel mancare nel secolo passato. M. S.
                </p><p>Jacopo Cozzerello compagno, ed amico carissimo di Francesco Sanese Scultore, ed Archìtetto, lasciò sue memorie nella Città di Siena nell'uno, e nell'altro genere: fiorì circa il 1480, Vasari par. 2. fol. 317.
                </p><p>Jacopo di Cione, o di Jacopo Orcagna Scultore, ed Architetto scolaro d' Andrea Orcagna suo fratello, fece il disegno della Torre a S. Pietro in Gattolino, ed assistè alla fabbrica. Formò il mulo di tondo rilievo, che stà sopra la porta di dentro di S. Maria del Fiore, ed altre opere. Baldinucci sec. 2. fol. 72.
                </p><p>Jacopo da Empoli, così detto, perchè oriondo da quella Terra, 15. miglia lontana da Firenze: imparò la pittura da Tommaso di S. Fiano, disegnò tutte l'opere d'Andrea del Sarto, e fu unico nel copiarle. Nelle nozze della Regina di Francia, o dell'Arciduchessa Maria Maddalena d'Austria fece vedere l'industria, e l'invenzione dei suoi pennelli negli archi trionfali. Ebbe una maniera soda con buon gusto, con disegno, senza errori, ottimo panneggiamento, belle arie di teste, e buon colorito. Voleva essere pagato avanti il lavoro, e sino che duravano i danari non era possi<pb facs="00300" n="276"/>bile fargli toccare i pennelli: dipinse una fol volta a fresco, perchè precipitò dal palco. Si trattava lautamente, e gradiva regali di commestibili, e con la scusa d'introdurre uccèlli, e salvaticine nei quadri, molti ne riceveva in dono: nell'invecchiarsi, non dicendo più il vero la mano al disegno, consumò gli avanzi fatti, onde ridotto agli anni 86. mantenuto gran tempo di carità morì nel 1640. e fu sepolto in S. Lorenzo. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 177.
                </p><p>Jacopo di Pietro Scultore fiorì circa is 1360. e si crede scolaro d'Andrea Organa, giachè le fue manifatture sono di quella maniera, nè l'una, si distingue dall'altra, essendosi anco ingannato il Vasari nelle quattro Virtù Teologiche, che sono nella Loggia dei Lanzi. Baldinucci sec. 2. fol. 71.
                </p><p>Jacopo de Poindre di Malines discepolo di Marco Willemps gran ritrattista: si narra, che fatto il ritratto d'un Capitano, nè comparendo a prenderlo, e pagarlo, dipinse a tempra avanti il ritratto una ferrata in forma di prigione, poi l'espose fuori d'una finestra, perlochè il Capitano avvisato, volò tutto furore al Pittore, dal quale intese, che mai l'averebbe liberato di prigione, sintantochè non avesse pagati i suoi debiti; pagò dunque quanto gli doveva, ed il Pittore dato di piglio ad una spugna, lavò il quadro, nè più si vide la prigione con grande stupore del Capitano, al quale come poco pratico dell'arte, parve un miracolo. Morì in Danimarca circa il 1570. Baldinucci par. 2. sec. fol. 69.
                </p><p>Jacopo da Ponte, detto il Baßano, nacque l'anno 1510. da Francesco, che gli fu Maestro nel disegno, e nelle belle lettere; imparò il dipignere da Bonifacio Veneziano: mortogli il Genitore nello più bello degli studj, ritornò a Bassano, e per quei contorni diede saggio di quanto aveva appreso dalle Veneziane maniere. Volò sull'ali della fama il suo nome a Vicenza, a Brescia, a Venezia, a Padova, a Trevigi, ed oh quanti fatti del vecchio, e nuovo Testamento, quante Parabole, Evangelj, misterj, storie, stagioni, mercati, mesi, animali, ritratti per quelle Città dipinse, e quanti ne spedì a Londra, in Germania, a Roma, ed in Anversa! Nei primi tempi colorì con grazia, con dolcezza, e con movimenti Parmigianeschi, ma nell'ultimo con quel tignere di macchia, di colpi, edi forza rese stupida l'arte ammiratrice d'un tanta franchezza. Benchè la morte non lo colpisse, che negli anni 82. pure si doleva dover partire dal Mondo in tempo, che principiava ad imparare il buono della pittura: per altro fu sempre timorato di Dio, grande limosiniere, e lontano dall'ambizione. L'ore di ricreazione le spendeva in leggere la Sacra Scrittura, o nella musica, o nei suoni, dei quali si dilettava. Con onorate esequie fu sepolto nella Chiesa di S. Francesco di Bassano. Il Cavalier Leandro, e Francesco, già descritti, furono suoi figli. Ridolfi par. 2. fol. 373.
                </p><p>Jacopo da Pratovecchio (Terra di Toscana) cognominato Jacopo di Casentino, scolaro di Taddeo Gaddi: molte sue pitture sono in Firenze, in pratovecchio, ed in Arezzo, dove l'anno 1354. con suo disegno ricondusse sot<pb facs="00301" n="277"/>to le mura di quella Città l'acqua, che viene dalle radici del Poggio dei Pori, che al tempo dei Romani fu condotta al Teatro, ed era chiamata Fonte Guizzianelli, ora per nome corrotto, detto Fonte Veneziana. Baldinucci sec. 2. fol. 42.
                </p><p>Jacopo della Quercia, o della Fonte, per la nobile Fontana di marmo lavorata nella Piazza di Siena sua Patria; opera per la quale fu dichiarato Cavaliere, e Sopraintendente alla fabbrica del Duomo, in cui con grande onore fu accompagnato alla sepoltura l'anno 1418. Baldinucci sec. 2, fol. 95.
                </p><p>Jacopo da Trezzo celebre Gettatore di metalli, di bassi rilievi, Scultore, e Lapidario. Questi fu quel famoso Artefice, che nel termine di sette anni, per Filippo II. Re delle Spagne lavorò, e terminò il preziosissimo Tabernacolo esposto nella Chiesa dell'Escuriale: fece ancora per la detta Maestà l' arme reale scolpita in un diamante: inventò varj istromenti, torni, ruote, e lime, che in oggi servono di gran facilità a simili Artefici. Mazzolari fol. 188. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 63.
                </p><p>Jacopo del Zucca figlio di Pietro Zucchi Fiorentino, imparò da Giorgio Vasari. Nel Pontificato di Gregorio XIII. andò a Roma protetto da Ferdinando Cardinale dei Medici, per il quale fece molti ritratti, e col di cui mezzo entrò nei Palagi, nelle Gallerie, e nelle Chiese Romane a gran lavori. Soleva introdurre i suoi dipinti verisimili ritratti di quelli, per i quali operava, e questa fu la cagione per la quale non gli mancò mai da travagliare. Visse con riputazione dell'arte, ed universalmente fu amato, in particolare dai suoi Principi naturali. Morì nel Papato di Sisto V. che durò dal 1585. sino al 1590. Insegnò l'arte a Francesco suo figlio, che riuscì bravo Pittore. Baglioni fol. 45.
                </p><p>Jacopo, detto l'Indaco Fiorentino, scolaro di Domenico Ghirlandajo, lavorò in Roma col Pinturecchio. Sebbene sono poche le sue fatture, perchè era Uomo piacevole, di buon tempo, e che alloggiava pochi pensieri; quelle però, che sono in essere, non mancano d'un lodevole applauso: fu dimestico, e quasi sempre commensale del Buonaroti, che se ne prendeva piacere. Arrivò agli anni 68. e morì in Roma. Francesco dell'Indaco fu suo fratelo, e Pittore. Vasari par. 2. fol. 427.
                </p><p>Jacopo Montagna Padovano, dal suo dipignere stimato scolaro di Gio: Bellino, si vedono tele, e muri dipinti di sua mano nel Vescovado, e nel Santo di Padova. Ridolfi par. 1. fol. 73.
                </p><p>Jacopo Palma il vecchio sortì i natali in Serinalta (Vicariato Bergamasco.) Con i pennelli alla mano inclinato a contraffare la natura, entrò in Venezia in pratica con Tiziano, e da quei dotti ammaestramenti, che gli dettava, apprese tanta dolcezza di colorire, che s'avvicinava alle prime opere del Maestro. Comparve dunque in pubblico con finimento, con buon disegno, con morbidezza, e con belle arie di teste sommamente da tutti applaudito, e per la rarità dei suoi costumi, della nobile idea, e d'un tratto ci<pb facs="00302" n="278"/>vile fu universalmente amato. Dopo il glorioso corso di 48. anni pose le mete al viver suo nel più bello dell'operare. Ridolfi par. 1. fol. 119.
                </p><p>Jacopo Palma il giovine nacque in Venezia l'anno 1544. da Antonio Pittore, e nipote del Palma vecchio: applicato dal Padre al disegno, d'anni 15. copiava per eccellenza le pitture più famose della Città, il che veduto da Guido Ubaldo d'Vrbino, là seco lo condusse, dove copiò molte opere di Raffaello. Mandato poi a Roma, per otto anni studiò dall'antico, e dal moderno, in particolare dal Buonaroti, e da Polidoro. Ritornato alla Patria, ritrovò impieghi pubblici, e privati. Cresciuto il suo nome, crebbero l'Italiane, e l'Oltramontane commissioni, alle quali instancabilmente dava compiuta spedizione. Visse allegramente, lontano dalle cure, e dalle passioni. Avvisato, che una nave spedita per Levante, e sopra la quale a veva caricate alcune mercanzie, era perita, senza rammarico rispose: conosco, che il mio mestiere è di fare il Pittore, e non il Mercante. Inteso, che alcuni dicevano male delle sue pitture, lietamente disse: dunque devono dare loro un gran fastidio. Nel tempo, che la moglie era portata al sepolcro, stava al treppiè a dipignere, e ritornate le donne, che l'avevano accompagnata, le interrogò se l'avessero aggiustata bene nella fossa. Consumato dalle lunghe fatiche di 84. anni andò a godere, (come si spera) gli eternì riposi, sepolto nei Ss. Giore Paolo. Ridolfi par. 1. fol. 173.
                </p><p>Jacopo Robusti, detto il Tentoretto, dall'arte del Padre Tentore. Nacque in Venezia l'anno 1513. Sino da fanciullo con carboni, e colori delle tinte non applicava ad altro, che a disegnare sopra la carta, o muri della casa; cresciuto in età, fu dal Padre consignato a Tiziano. La natura fu cotanto sollecita in far mostra di questo sublime spirito, che veduti certi suoi disegni dal Maestro (ingelosito, che col tempo non gli rubasse la gloria) lo cacciò dalla stanza. Eccitato per tanto da generoso sdegno, con lo studio delle carte, dei bassi rilievi del Buonaroti, e dei dipinti Tizianeschi, prefisse le leggi al suo futuro operare, e le scrisse sopra la porta dello studio con queste parole: Il disegno di Michelagnolo, ed il colorito di Tiziano. Disegnato gran tempo il nudo, e i rilievi, modellato di cera, e di terra, vestite le figure di cenci bagnati, per francarsi nelle pieghe, ajutato ad Andrea Schiavone, s'impadronì del maneggio dei colori, e comparve in pubblico con un dipinto di sì gran forza a Rialto, che tirò lo stesso Tiziano a lodarlo. Le Chiese, le Gallerie, i Palagi, e le Sale più rinomate principiarono a gareggiare, per impiegarlo ai lavori, e benchè Venezia avesse il Caliari, il Schiavone, il Salviati, il Bassano, il Palma, i Zuccheri, il Porta, ed altri celebri Pittori, per tutto però rimbombava il nome del Tentoretto, e volavano gl'Intagliatori Sadeler, Agostino Carracci, Cort &amp;c. per intagliare i suoi dipinti. Dell'opere sue riempirebbbesi un Libro a descriverle; basta solo per compendio di tante, che fece, salire il Palagio Ducale, e fermarsi nel Paradiso dipinto in quella gran tela di palmi 30. d'al<pb facs="00303" n="279"/>tezza, e 74. di lunghezza; e poi dire chi fu il Tentoretto. La fatica di questa grand'opera rallentò quello spirito pronto; risoluto, accorto, e vivace, mentre che dopo pochi anni, cioè nel 1594. lo ridusse alla sepoltura in S. Maria dell'Orto. Domenico, e Marietta Pittrice furono suoi figli. Ridolfi part. 2. fol. 3. Sandrart fol. 167. Borghini fol 551.
                </p><p>Jacopo Sansovino Fiorentino, benchè di Casa Tatta, fu sempre detto il Sansovino (Patria del suo Maestro Andrea Contucci da Sansovino.) Questi scoprendo il giovinetto dotato dalla natura di sublime ingegno, di facilità, di dolcezza, e di grazia nel lavorare i marmi, l'amava come figlio. Praticava volontieri con Andrea del Sarto, conferendo insieme i disegni. Condotto a Roma da Giuliano di S. Gallo Architetto di Papa Giulio II. formò di cera il Laocoonte, per gettarlo di bronzo, e superò tutti gli altri concorrenti: non ebbe pari nel restaurare l'antiche statue: tirò i panneggiamenti alla sottigliezze del naturale; mosse le figure, e moderò quella sodezza statuina: fu acclamato in Firenze, in Roma, in Verona, in Padova, ed in Venezia, dovè fu dichiarato Protomastro sopra la Fabbrica di S. Marco. In età di 91. anni, morì nel 1570. Borghini fol. 529. Vasari part. 3. lib. 2. fol. 234.
                </p><p>Jacopo Sementa vivo coloritore a fresco, ebbe belle comodità nel Pontificato di Gregorio XIII. dimostrare il suo spiritoso talento nelle Gallerie, nelle Sale Vaticane, e nei Chiostri Romani: fu in ajuto di molti altri Pittori, e lasciò alla terra il seme delle sue virtù, per raccogliere in Cielo, il frutto della gloria. Baglioni fol. 17.
                </p><p>Janet fu Pittore del Re Francesco I. e II. dipinse a Fonta nablò varj ritratti, tra i quali veggonsi quelli dei suoi due Monarchi; era eccellente ancora in miniature. Il Ronzard ne parlà vantaggiosamente nelle sue Poesie. Filibien par. 3. fol. 79.
                </p><p>Illarione Ruspoli Cittadino Fiorentino Scultore, e scolaro di Vincenzio del Rossi da Fiesole, lavorò nell'esequie del Buonaroti: viveva nel 1568. Vasari par. 3. fol. 285.
                </p><p>Imperiale Grammatica Sanese figlio, e scolaro d'Antiveduto; era già franco sulla maniera paterna nel dipignere in Roma, quando la morte lo colpì in età di. 36. anni. Baglioni fol. 293.
                </p><p>Infante Gallo, così detto, perchè belbettava di lingua, imparò da suo padre l'intagliare in rame, ed il dipignere. Sandrart fol. 376.
                </p><p>Innocenzio da Imola, di casa Francucci fu scolaro di Mariotto Albertinelli in Firenze, allo scrivere del Vasari par. 3. lib. 1. fol. 221. e con più fondamento del Malvasia par. 2. fol. 146. scolaro di Francesco Francia in Bologna; e pure chi vede l'opere sue in S. Michel'in Bosco, alla Madonna di S. Luca, e ai RR. PP. dei Servi, ed Agostiniani in Bologna, lo crede al componimento, al disegno, ed al colorito scolaro di Raffaello, perchè vide in Roma stampe, disegni, e pitture di quel famoso Pittore. Del corso della sua vita, solo ritrovasi, che morì d'anni 56. Vive al giorno d'og<pb facs="00304" n="280"/>gi un'altro Pittore chiamato Innocenzio da Imola, che è il seguente.
                </p><p>Innocenzio Monti da Imola scolaro di Carlo Cignano; questi benchè dalla natura non sia stato ajutato nei principi del disegno, pure piccato dalle parole del Maestro, che un giorno gli disse non essere nato per la pittura, con l'arte, con la fatica, e con lo studio ha superate le difficultà dell'arte con ragguardevole profitto, onde in Germania, ed in Cracovia operò con piacere di molti Primati. M. S.
                </p><p>Innocenzio Tacconi Bolognese Parente di Lodovico Carracci, e scolaro di Annibale, al quale ajutò in Roma: con i disegni del Maestro ridusse a buon termine qualche fresco, e da se se certi dipinti a olio. Lavorò poco, perchè era uomo solitario, malinconico, e di poca pratica coi Pittori. Ritiratosi da Roma, dimorò qualche tempo nei contorni di Tivoli, ed in fresca età ivi morì. Malvasia par. 4. fol. 572.
                </p><p>Joas Clef, o Clivese Pittore d'Anversa, innalzato dalla natura a posto ragguardevole nella pittura, milantava l'opere sue per le più insigni del Mondo, e sopra quelle ebbe tante altercazioni nel venderle a prezzi rigorosi, che diede in tal pazzia, che mai l'abbandonò sino alla morte. Sandrart fol. 246.
                </p><p>Joas di Liere Pittore d'Anversa, ma nativo di Brusselles, riuscì valentuomo in fare paesi a olio, e tempra con belle figure; fu persona letterata, e sapiente. In Vaes, due leghe distante d'Anversa, divenne Predicante della falsa Religione di Calvino, ed ebbe singulare energia nell'insinuare quelli perversi errori. Seguì la sua morte circa il 1583. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 154.
                </p><p>Joas de Winghen Pittore di Brusselles nato l'anno 164. con qualche progresso nel disegno andò a Roma per quattro anni, poi a Parma al servigio di quel Serenissimo. Ritornò alla Patria, dove fu impiegato in pubblici, e in privati lavori: gl'Intagliatori diedero alle stampe varie dell'opere sue. Morì in Francfort l'anno 1603. Lasciò Geremia il figlio introdotto nel disegno, e che sotto Francesco Badens attese alla pittura in Amsterdam, e si fece grande onore. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 175.
                </p><p>Joris Hoefnaghel figlio d'un Mercatante di gioje nato in Anversa; al dispetto del padre imparò la pittura; disegnò tutte le vedute, che gli sembravano pittoriche, ed uscirono alle stampe col nome Hoefnaghel; dipinse animali, e belli paesi; fu provvisionato dal Duca di Baviera, che lo trattò alla, grande; lo mantenne gran tempo Ridolfo Imperadore, per il quale compose varj Libri disegnati conforme il vasto genio di quel Monarca, e ne riportò gran somma d'oro; fu bravo Poeta, e della lingua latina ebbe tal pratica, che leggeva quei Libri così franchi in idioma Fiammingo, che niuno poteva credere, che fussero latini: d'anni 55. coronò l'opere sue nel. 1600. Baldiuucci par. 2. sec. 4. fol. 173.
                </p><p>Ippolito Borghesio Pittore Napoletano, dipigneva nell'anno 1620. in S. Lorenzo di Perugia il quadro dell'Assunta dì M. V. a mano destra dell'Altare maggiore. Morelli fol. 35.
                </p><p><pb facs="00305" n="281"/>
Ippolito Costa Mantovano scolaro di Girolamino dei Carpi, sopra i disegni del quale dipinse in Patria: si crede, che studiasse ancora da Giulio Romano. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 64.
                </p><p>Ippolito Ferrantini Bolognese fratello di Gabbriello, scritto al catalogo degli Accademici Incamminati, fu scolaro dei Carracci: di questo Pittore ne fa menzione il Masini fol. 630. Malvasia par. 2. fol. 268.
                </p><p>Ippolito Scarsellino da Ferrara figlio di Sigismondo Scarsella eccellente disegnatore, ed intelligente d'Architettura; insegnò i principj del disegno al figlio, poi diedegli comodità di vedere Venezia, e Bologna, onde ritordai Dilettanti per uomo abbondante d'invenzioni, spedito, e franco nel terminare l'opere; con maniera gustevole, vaga, e dilicata, gli fecero collare in mano alte commissioni per Roma, per Modona, per Mantova, e per altre principali Città. Morì l'anno 1620. sepolto in S. Maria dei Bocchi della sua Patria. Masini fol. 630. Superbi fol. 127.
                </p><p>Ippolito Spisanelli, o Pisanelli figlio, e scolaro di Vincenzio, poi del Canuti, fu dotato dalla natura di sovrani talenti nella capacità delle lettere, nella bella disposizione, e nella bravura del disegno, Portò il suo destino, che per volere passare da una finestra all'altra, per via d'una fune racomodata ad un trave del soffitto precipitò, e finì i suoi giorni in fresca età circa il 1665. Malvasia par. 2. fol. 266.
                </p><p>Isabella Discalzi moglie del famoso Guido Mazzoni Scultore Modonese, come si è detto, apprese dal marito l'arte della scultura, e perfettamente formava figure di terra cotta: fu celebrata dal Guarrico, e da altri Scrittori. Vidriani fol. 33.
                </p><p>Isabella Parasole Romana moglie di Leonardo Norsino Intagliatore di stampe in legno, attese al disegno; fece un Libro d'invenzione con diverse forme di merletti, e lavori di ricamo per le Dame; intagliò tutte l'erbe del Sign. Principe Cesi d'Acquasparte Letteratissimo Soggetto. Morì in Roma sopra i 50. anni: da questa nacque Bernardino, che imparò la pittura dal Cav. d'Arpino. Baglioni fol. 394.
                </p><p>Isac Maggiore da Francfort scolaro d'Egidio Sadeler, col quale si fermò molti anni, e lasciò in dubbio, se nel bel taglio dei rami esibiti alle stampe, si dovesse la gloria allo scolaro, o al Maestro. Sandrart fol. 362.
                </p><p>Isac Musceron, o Maucheron Olandese, ìn età d'anni 22. comparve in Bologna nel 1695. e con i pennelli alla mano fece stupire più accreditati Pittori, e Dilettanti, con la vaghezza dei suoi bellissimi paesi in fatti, non si possono vedere più belli siti, sbattimenti di frasche, ruscelletti d'acque, amenità d'aria, lontananze con degradazione, il tutto finito col fiato, e con forte, e vago colore, e pure li terminava, con franchezza, e con prestezza indicibile. Partì poi per Roma, d'indi per la Patria, e giunsero quì infauste novelle di sua morte, ma col tempo svanite, si spera, che oggi viva felice nei suoi contorni.
                </p><p><pb facs="00306" n="282"/>
Isidoro da Campione (Stato Milanese) fu scolarodel Cav. Morazzoni, riuscì tanto perfetto nel disegno, e nel dipinto, che l'anno 1626. per l'A. R. di Savoja compì la gran Sala lasciata imperfetta per la morte del Maestro in Rivoli, e si crede per tal compimento, che fusse fatto Cavaliere. M. S.
                </p><p>Israel di Menz (Città vicina al Reno sopra il fiume Main) è nominato dal Lomazzo a fol. 690. Israel Metro Tedesco Pittore, ed Inventore dell'intagliare in rame, fu Maestro del Bonmartino, dal quale imparò Alberto Duro. Il Baldinucci però nella vita del Durero a fol. 2. è di parere, che il primo Inventore dell'intagliare in rame fusse un tal Maso Fiammingo, che diè principio in Firenze l'anno 1460. La prima carta, che intagliò Alberto Duro fu copiata da una del Menz l'anno 1497. ed era Alberto negli anni 27., avendo per l'avanti atteso all'arte del Padre, come si è detto.
                </p><p>Israel Mechlinese, o Van Mecheln, o Mechen, o Magontino, fu uno di quei primi Intagliatori Germani, avanti al Durero, ed al Mantegna, che aprirono le vie all'Intaglio, e diedero lume ai Professori di tal'arti. Segnò lei sue carte, com le lettere I. V. M. overo Israel. Sandrart fol. 206.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
LAmberto Lombardo da Liege usò in gioventù il cognome di Suterman, che volle poi col tempo esprimere in latino con la voce Suave, sichè Lamberto Lombardo, o Suterman, o L. Suavius, come marcò i suoi intagli, è lo stesso. Fu Pittore, Architetto, Scultore, Intagliatore, Chiarissimo nell'optica, e Perito nella cognizione di Sculture, e di Pitture antiche. Nei suoi lunghi viaggi, da più fondati Maestri raccolse le maniere più proprie, e con una scuola moderna, ed elegante fece fiorire la bellezza, e la sicurezza dell'arte nei suoi discepoli, che la divolgarono per varie parti del Mondo. Non mancò dagli studj filosofici, e dai poetici componimenti, e però nell'opere sue introdusse fondate fantasie, capricci, ed istorie. Fiorì nel 1550. Vasari. Baldinucci, Sandrart fol. 237. Uberto Goltzio suo scolaro diede in luce la Vita di Lamberto, e scrive, che nacque nel 1506.
                </p><p>Lamberto Suster scolaro di Cristofano Schuartz, che morì nel 1594. Costui portò il nome d'eccellente nel dipignere storie con buon'ordine, con grazia, con disposizione, con felicità d'ingegno, e con facilità di pennello. Sandrart fol. 224.
                </p><p>Lamberto Tedesco studiò in Venezia sotto Tiziano; servì qualche volta il Maestro, ed il Tentoretto, introducendo nei loro lavori bellissimi paesi; dipinse in Padova pubblici quadri. Ridolfi par. 1. fol. 204.
                </p><p>Lancillotto è stato eccellente in dipignere fuochi, splendori notturni, inferni, e cose somiglianti; il Vasari par. 3. lib. 2. fol. 269. discorrendo di certi Tedeschi, e Fiamminghi lo cita. Vedi Jacopino Lancillotto.
                </p><p><pb facs="00307" n="283"/>
Lattanzio da Bologna, di casa Mainardi, e dal Masini fol. 631. detto dei Magini; imparò dai Carracci; franco nel disegno entrò in Roma, annoverato tra li Pittori di Papa Sisto V. Lavorò a buon fresco, in Laterano, in S. Maria Maggiore, nella Vigna Peretti, in Vaticano, ed altrove. Questo giovine averebbe posto in luce grand'opere, se di poca complessione, e disordinato nella mutazione dell'aria: consigliatagli dai Medici, non fusse stato sorpreso da mortale accidente sulle montagne di Viterbo, dove di 27. anni spirò l'anima, e fu portato a quella Città per la sepoltura. Malvasia, Masini, Baldinucci, Baglioni fol. 38.
                </p><p>Lattanzio da Rimino, detto della Marca, scolaro di Gio: Bellino fiorì nei 1550. dipinse in Perugia. Morelli fol. 173.
                </p><p>Lattanzio Gambara Bresciano. Dal Padre Sartore, e bandito dalla Patria fu condotto a Cremona. Dalla natura più inclinato al pennello, che all' ago, sporcava tutto il giorno tavole, e muri con carboni, onde ne rilevava sovente crudeli battiture dal Genitore. Passò una volta Antonio Campi spettatore degli strepiti paterni col figlio, ed intesa la cagione di tali rumori, l'ottenne in custodia per sei anni, nei quali gl'insegnò il disegno, ed il colorito. D'anni 18. ritornò alla Patria in pratica col Romanino, da cui ebbe una figlia in consorte: nel dipignere fu ameno, di belle tinte, facile, copioso, con belli scorci, che danno nel grande, e si muovono con grazia Raffaellesca. Brescia, Venezia, Parma, e Cremona ammirarono l'opere sue. Fu d'ingegno vivace, arguto nelle risposte, inventore di varj capricci carnovaleschi, contrafece al naturale i versi degli animali, onde si racconta, che lavorando la Volta dei Ss. Faustino, e Giovita di Brescia, un contadino curioso di vederlo dipignere, salì le scale, che però accortosi del venire di colui, affacciossegli, e fece il verso del Gallo d'India, dal che atterrito, precipitò dalla scala, e lasciovvi la vita. Molti sono di parere, che anch'esso cadesse dal palco, lavorando in S. Lorenzo d'anni 32. ed ivi fusse sepolto. Ridolfi par. 1. fol. 295. Rossi fol. 511.
                </p><p>Lattanzio Niccoli Cavaliere, e Pittore scritto al Catalogo degli Accademici Romani.
                </p><p>Lavinia Fontana figlia, e discepola di Prospero, nacque in Bologna l'anno 1552. riuscì così dolce, e pratica nel colorire, che gareggiarono le Dame a trattenerla, accarezzarla, e servire per avere dalle sue mani i ritratti loro. Dopo avere lavorato in pubblico, ed in privato, andò a Roma, dove servì Gregorio XIII. e tutta la Casa Boncompagni, dalla quale fu sempre protetta, e beneficata. Fra l'altre pitture dipinse in gran tela, con figure maggiori del naturale, la Lapidazione di S. Stefano, posta nella Chiesa di S. Paolo fuori di Roma, dove d'anni 50. coronò le sue vittoriose fatiche, e fu celebrata dai Poeti, e dagli Oratori. Malvasia par. 2. fol. 219. Baglioni fol. 143.
                </p><p>Laura Bernasconi Pittrice Romana imparò a dipignere i fiori da Mario Nuzzi, e riuscì di tanta perfezione, che fece l'ornamento al quadro di S. Gae<pb facs="00308" n="284"/>tano, dipinto da Andrea Camassei in S. Andrea della Valle. Ab. Titi fol. 117.
                </p><p>Lazzaro Baldi nato in Pistoja l'anno 1623. Cresciuto in età pigliò la via di Roma alla fama sparsa di Pietro da Cortona, sotto del quale imparò il disegno, ed il colorito, sino che divenuto fecondo nei pensieri, e franco nel maneggio dei pennelli, comparve in pubblico in luoghi diversi di Roma, come registra nel suo Libro l'Ab. Titi. Diede ancora in luce un breve compendio della Vita di S. Lazzaro Monaco Pittore, già descritto negli Antichissimi della Prima Parte: morì in Roma l'anno 1703.
                </p><p>Lazzaro Calamech da Carrara Pittore, Scultore, e scolaro d'Andrea Calamech suo Zio: sino da giovinetto lavorò due statue nell'esequie del Buonaroti, che furono molte lodate, per la bizzarria, spirito, e vivacità. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 204.
                </p><p>Lazzaro Calvi nacque in Genova l'anno 1502. da Agostino Pittore, che lo sgrossò nel disegno, e nel colorito: vedendo poi la bella maniera di Perino del Vaga, benchè fusse entrato nel quinto lustro, lo supplicò per Maestro, e con Pantaleo il fratello benignamente l'ottenne: scoperto dal Vaga l'ingegnoso talento dei due giovani, composeli certi cartoni, per opere pubbliche, e riportarono tanta gloria, che principiarono a farsi conoscere per Valentuomini. Lazzaro dunque servì il Re di Napoli, ed il Principe di Monaco, dai quali fu trattato, e regalato alla grande. Ritornato alla Patria tanto s'adirò nel vedersi preferiti il Bergamasco, ed il Cambiasi, che abbandonata la pittura, applicò alla nautica, ed alla scherma per un genio marziale, che aveva, consumandovi 20. anni, dopo dei quali ripigliati i pennelli lavorò sino agli anni 85. d'indi diedesi agiatamente a godere i frutti di tante fatiche, e condusse la vita sino agli anni 105. Soprani fol. 71.
                </p><p>Lazzaro Casari insigne Statuario, molte opere di sua mano ritrovansi nell' Altare Maggiore di S. Francesco di Bologna; fiorì nel 1590. Bumaldi fol. 260.
                </p><p>Lazzaro Morelli Scultore Ascolano, scritto al catalogo degli Accademici Romani l'anno 1653. In S. Pietro Vaticano al sepolcro di Papa Clemente X. e nella Cappella del Venerabile, sono statue di sua mano: credesi scolaro del Cav. Bernino.
                </p><p>Lazzaro Sebastiani Veneziano apprese l'arte del dipignere da Vittore Carpaccio: sino al giorno d'oggi sono in essere le sue fatture in Venezia, registrate dal Ridolfi par. 1. fol. 32.
                </p><p>Lazzaro Tavarone sortì i suoi natali in Genova l'anno 1556. Consegnato in custodia a Luca Cambiasi, seppe così bene ubbidirlo, e servire nelli precetti dell'arte, che guadagnossi tutto l'affetto del Maestro. Quando da Filippo II. fu chiamato in Ispagna il Cambiasi per le pitture dell'Escuriale, seco condusse lo scolaro; ivi morto il Maestro, si fermò per 9. anni a dipignere: ritornato con buon cumulo di danari alla Patria, fu ricevuto<pb facs="00309" n="285"/>con applausi dalli Cittadini, che ambirono le sue manifatture, massimamente nei freschi, sopra dei quali aveva fatto un rigorosissimo studio, ed acquistò una spedita franchezza. Lavorò di quadratura, e di ritratti; fece quadri a olio, e per divertimento, nei riposi della vecchiaja, aveva accumulato nove mila disegni, i quali gioiva far vedere ai Dilettanti: Giunto finalmente l'anno 1631. riposò in pace. Baldinucci, Soprani fol. 151.
                </p><p>Lazzaro Vasari Aretino praticò con Pietro della Francesca, dal quale imparò a dipignere in grande, e lasciare le minute figure: nei movimenti, e nell' espressioni naturali ebbe un dono dalla natura, non a tutti concesso: fu padre di Giorgio seniore; visse 72. anni, e nel 1452. fu sepolto nella Pieve della sua Patria. Vasari par. 2. fol. 177.
                </p><p>Lazzaro Villanova Genovese imparò il disegno, ed il colorito da Domenico Fiasella, continuò a fermarsi col Maestro 30. anni, che è a dire sino alla di lui morte, che seguì nel 1669. dopo di che operò da se virtuosamente, come dall'opere sue si vede. Soprani fol. 257.
                </p><p>Leandro Bassano figlio, e scolaro di Francesco da Ponte detto il Baßano: fu così nominato per i ritratti, che dipinto al naturale Marino Grimani Doge di Venezia, lo creò suo Cavaliere: lavorò in varj luoghi, particolarmente nella Sala del Consiglio dei X., dove in un gran quadro divisò il Doge Sebastiano Ziani, che ritornando vittorioso dall'armata di Federico Barbarossa, viene incontrato da Papa Alessandro III., che gli porge un' anello, acciocchè ogn'anno sposi il mare in segno dell'acquistato Impero. Fu uomo splendido, si trattò alla grande, praticò con la Nobiltà, e stabilita nel Mondo la propria gloria, pose i confini al suo vivere l'anno 1625. sepolto in Salvatore. Ridolfi par. 2. fol. 165.
                </p><p>Lelio Orsi, detto da Novellara, imparò dal Correggio, e dal Buonaroti, sicchè riuscì con ragione Correggesco nel colorito, e Michelagnolesco nel disegno: da se praticò l'archittettura, e ne diede bellissime prove: disegnò a penna diligentissimi pensieri, dai dilettanti sommamente apprezzati; dipinse arabeschi con bellissimi puttini, ed adornò varj Tempj, e Palagi con sue belle manifatture. Gran disgrazia di questo famoso Pittore, del quale niuno Scrittore se ne ricordò! onde per tradizione, dall'Autore isquisitamente cercata, si trova, che in età d'anni 76. morì l'anno 1586. e stà sepolto nel Carmine di Novellara. M. S.
                </p><p>Leonardo Bremer di Delfo nato nel 1569. Fu d' acutissimo ingegno, e diligente nel comporre minute storiette, molte delle quali lasciò per le Gallerie Italiane, ed Oltramontane, pagate con prezzi rigorosi. Sandrart fol. 311.
                </p><p>Leonardo Brescia eccellente Pittore da Ferrara, dipinse nel Castello, nella Chiesa dei RR. PP. Gesuiti, ed in altri luoghi; lasciò poi la pittura per applicare alla mercanzia, nella quale fece in contanti più di 400. mila scudi, e poi morì circa il 1582. Superbi fol. 126.
                </p><p>Leonardo Castellani cognato di Gio: Filippo Crescione Napoletano, amen<pb facs="00310" n="286"/>due Pittori, e discepoli di Marco Calabrese. Vasari part. 4. lib. 1. fol. 234.
                </p><p>Leonardo Corona nacque in Murano l'anno 1561. Dal padre miniatore di carte fu applicato alla pittura in Venezia in casa di Mastro Rocco da San Silvestro, il quale teneva presso di se diversi Fiamminghi a copiare l'opere più singulari di quella Città: all'esempio di quelli addestrandosi sopra l'opere di Tiziano, le colpì tanto giuste, che dag l'Intendenti furono stimate originali; da quì nacque la sua fortuna in ritrovare protezione per entrare a dipignere le Sale Ducali, i Tempj, ed i Palagi, e benchè avesse competitore il Palma, pure con l'ajuto speziale della natura, franchezza, e facilità nei suoi lavori, non fu da meno di quello. Coronato di gloria mondana, d'anni 44. andò a cercare la celeste, sepolto in S. Maria Nuova. Ridolfi par. 2. fol. 97. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 209.
                </p><p>Leonardo Cugni da Borgo S. Sepolero fu valente disegnatore delle cose del Buonaroti, disegnò tutto il Giudizio universale, da quel grand'uomo dipinto in Vaticano nella Cappella di Sisto IV. con tanta eccellenza, che Perino del Vaga lo comperò a prezzo rigoroso, e conservollo sino alla morte. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 237.
                </p><p>Leonardo detto il Pistoja, per i natali sortiti in quella Città, fu scolaro del Fattorino di Raffaello; lavorò ritratti, e storie in Lucca, in Roma, ed in Napoli, dove guadagnò molti danari, ma ne fece poco conto, perchè il tutto consumava nel giuoco: morì in Napoli, e lasciò nome di celebre coloritore. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 153.
                </p><p>Leonardo da Sarezana Scultore in Roma; d'ordine del Card. Felice Montalto adornò di statue il sepolcro di Niccolò IV. Assunto poi al Pontificato col nome di Sisto V., lo dichiarò suo Scultore; terminò la Cappella detta Sista con varie figure, e benchè avesse Prospero Bresciano in compagnia, tutta la fatica però fu sua, perchè convennegli d'ordine Pontificio ritoccare tutte le di lei fatture: visse gran tempo; morì in Roma. Baglioni. Soprani fol. 53. Baldinucci fol. 222.
                </p><p>Leonardo del Tasso Fiorentino scolaro d'Andrea Contucci, detto il Sansovino; fece la tavola di marmo nelle Monache di S. Chiara di Firenze, ed in S. Ambrogio un S. Sebastiano, nè d'altro parla il Vasari par. 3. lib. 1. fol. 126.
                </p><p>Leonardo da Vinci uno dei più sublimi, ed universali ingegni, che mai conoscesse il secolo del 1500. Fu bellissimo di presenza, cortese di tratto, d'animo nobile, Musico, Sonatore di Lira, sopra la quale dolcemente improvvisava, Geometra, Ingegnero, Notomico, Alchimista, Scrittore, che lasciò un Libro spettante al disegno, ed alla pittura. e fu scritto con la mano sinistra, Scultore, Architetto, e nella pittura scolaro d'Andrea Verocchio. Quali, e quante siano state l'opere sue, per servire Pontefici, Monarchi, e Principi, nòn è mio assunto il favellarne: dirò solo, che le sue belle qualità tanto l'innalzarono, che ritrovandosi in Francia<pb facs="00311" n="287"/>al servigio di Francesco I. e sopraggiunto da letale parocismo, meritò spirare l'Anima fra le braccia di quel pietosissimo Monarca, in età d'anni 75. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 7. Sandrart fol. 111.
                </p><p>Leonardo Ferrandina studiò in Genova la scultura da Taddeo Carloni, fece bellissime figure, in particolare la bella Madonna nella Chiesa del Guastato; diverse altre ne mandò fuori di Genova tutte di graziosa maniera, dopo avere per molto tempo virtuosamente operato, pagò il comune tributo alla morte. Soprani fol. 295.
                </p><p>Leonardo Fiammingo Pittore molto valente, fu scolaro del Rosso Fiorentino, col quale andò in Francia, e l'ajutò nelle Gallerie di Fontanablò, e lavorò sopra i disegni del Maestro. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 216.
                </p><p>Leonardo Kern Statuario, ed Architetto di Franconia, per la Germania travagliò assai in marmo, ed in legno; morì in vecchiaja. Costantino Pittore, che in gioventù morì, e Giacomo Statuario in Italia, in Olanda, ed in Inghilterra, dove morì di 36. anni, furono suoi figli. Sandrart fol. 341.
                </p><p>Leonardo Parasole Norsino, Intagliatore in legno, servì il Tempesta in diversi intagli, e da se d'ordine di Sisto V. diede alle stampe l'Erbolario di Castor Durante Medico del Papa, con numerose, e belle forme d'erbe, molto somiglianti: morì d'anni 60. Isabella la moglie fece opere diverse, come si è detto, e Bernardino il figlio riuscì Pittore. Baglioni fol. 394.
                </p><p>Leonardo Reti Scultore Lombardo ha lavorato bellissimi stucchi nei Palagi, nelle Gallerie, e nei Tempj Romani, ed ha fatto il basso rilievo di marmo all'urna del Deposito di Papa Clemente X. in Vaticano. Ab. Titi fol. 435.
                </p><p>Leonardo Sormano Savonese Scultore di Papa Gregorio XIII. e di Sisto V. dal quale fu largamente rimunerato, e singularmente privilegiato per le statue, e fontane lavorate con di lui ordine in Roma, dove morì, e lasciò molte antiche statue di gran valore. Soprani fol. 55. Baldinucci part. 3. sec. 4. fol. 233.
                </p><p>Leone Batista Alberti Fiorentino, Architetto, Prospettivista, Aritmetico, Geometra, Pittore, e Scrittore d'Architettura in dieci Libri, e di Pittura in tre Libri stampati, come nella Tavola degli Scrittori in fine si vede. Andò a Roma, dove nelle Fabbriche, e nell'Architetture servì così bene Niccolò V. che guadagnò tutta la grazia di quel Pontefice. Ritornato a Firenze con i suoi disegni inalzò Palagi, Monasteri, e Tempi; il simile fece in Mantova: lasciò poche pitture, ma molti disegni, e scritti di cose varie, parte stampate, e parte M. S. le quali trovansi tutte descritte nel Libro intitolato, Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci, stampato in Parigi l'anno 1651. Visse onoratamente; e trattò bene; colmo di gloria finì la vita in Patria, e sepolto in S. Croce. Nella sua Casa fiorirono altri eccellenti Pittori. Sandrart fol. 103. Lomazzo. Scanelli. Vasari par. 2. fol. 173.
                </p><p>Leone Leoni Aretino Orefice, Lavoratore di cunj, di ritratti, Scultore;<pb facs="00312" n="288"/>conoscendo Carlo V. le sue belle prerogative, volle che formasse di bronzo la di lui statua, varj cunj col ritratto, ed altri, per i quali concessegli un entrata di 150. ducati annui, una casa in Milano, lo dichiarò Cavaliere, e graziò di privilegio di nobiltà i suoi discendenti. Godè Milano diverse manifatture di questo grand'uomo, e la Spagna ammira le Statue machinose di bronzo, che fece nell'Escuriale, con Pompeo il figlio, il quale nei lavori di getto, e nell'indorare a fuoco, fu innarrivabile. Vasari part. 3. lib. 2. fol. 251. Mazzolari fol. 183.
                </p><p>Leonello Spada Bolognese passò dalla miseria a buon'auge di fortuna col maneggio dei pennelli sotto il Baglioni, e sotto i Carracci, e là dove era macinatore dei colori, ed il trastullo di quei valenti Maestri, divenne col tempo bravo Pittore. Condotto a Roma dal genio di vedere il Caravaggio, tanto s'unirono insieme quei due stravaganti umori, che viaggiarono in Malta: ritornato a Bologna bene all'ordine, con quantità di danaro, tutto sfarzoso, con patenti di familiarità, e ben servito di quel Commendatore, per l'opere dipintegli, benchè con certa alterigia disobbligasse molti Pittori amici, pure li fece ammiratori dell'opere sue, per un tinto forte, e Caravaggesco. Fu chiamato a Modona, a Ferrara, a Reggio, ed a Parma, dove conseguì nobil donzella in consorte: assicuratosi nella provvisione di Corte, e nel fondo di ricca dote, principiò a spendere alla grande, entrare nelle conversazioni, poetare, dar bando al dipignere, e motteggiare gli amici, sino che morto il Duca suo Prottetore, abbandonato da tutti, scialato il valsente, e perduto il buon maneggio, dei pennelli; ritornò ai lavori, ma non fece se non cose insulse, e lontane dal buono, che però andando di male in peggio, si ridusse alla primiera miseria, nella quale d'anni 46. finì la vita, sepolto in Parma nel 1622. vedi Girolamo Curti, e Zanino da Capugnano. Malvasia par. 4. fol 103.
                </p><p>Liberale Veronese discepolo di Lorenzo di Stefano, poi di Jacopo Bellino, la di cui maniera conservò fino alla morte: quando lavorava in picciolo, terminava l'opere con tanta diligenza, che sembra vano piuttosto miniate, che dipinte. Questo modo di finire fu grato cotanto ai Pontefici, e Vescovi, che miniò molti Libri di Coro, e dipinse vaghe storiette: guadagnò assai; visse sino al 1536. che fu l'anno 85. di sua vita: ebbe onorata sepoltura in S. Gio: in Valie. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 255.
                </p><p>Lino Scultore, ed Architetto Sanese scolaro di Gio. Pisano, con suo disegno fu edificata nel Duomo la Cappella di S. Ranieri Pisano Protettore d' essa Città, ed il vaso del Santo Battesimo in S. Giovanni. Baldinucci sec. fol. 8.
                </p><p>Lippo Dalmasio Bolognese scolaro di Vitale, ebbe tanta grazia nel dipignere la Santissima Vergine, che Lippo dalle Madonne fu detto: a quelle non dava principio, se prima non era munito de'Santi Sacramenti: furono queste venerate dai Pontefici, ed al giorno d'oggi adorate dai Fedeli per i mi<pb facs="00313" n="289"/>racoli operati, e per un' occulta attrattiva, che in se stesse conservano. Avanzato in età entrò nella Carmelitana Religione l'anno 1508. e come divotamente visse, così morì. Bumaldi fol. 241. Malvasia par. 1. fol. 25. Vasari.
                </p><p>Lippo Fiorentino nacque l'anno 1354. Sebbene tardi applicò alla pittura, nondimeno dalla natura fu in modo tale ajutato, che in breve superò le difficultà dell'arte: fu dei primi, che pratico d'istorie, d'invenzione, e di buon colore movesse, o atteggiasse le figure; dipiuse in Firenze, in Arezzo, in Bologna, in Pisa, ed in Pistoja: ma siccome l'opere sue furono infelici, per essere state in gran parte rovinate dalle guerre, così il Pittore per essere stato uomo litigoso, fu una sera ferito, e miseramente morì circa il 1410. Sandrart fol. 102. Vasari par. 1. fol. 140.
                </p><p>Lippo Memmi Sanese discepolo di Simone Memmi, di cui, allo scrivere del Vasari, fu fratello, ed in ajuto d'opere varie; Dipinse a fresco, e a tempra in Siena, in Pisa, nel Vescovado d'Arezzo, in Pistoja, ed in Firenze: scriveva sotto le pitture il nome suo in tal guisa: Opus Memmi de Senis me fecit: fioriva nel 1325. Baldinucci sec. 2. fol. 34.
                </p><p>Livio Agresti da Forlì allievo di Perino del Vaga, sotto la di cui condotta divenne bravo Maestro, e pratico Pittore: andò in Germania con il Cardinal d'Augusta; là dipinse varj quadri; ritornato a Roma servì Gregorio XIIL in Vaticano; fece molte tavole d'Altare, tre delle quali sono in San Spirito, dove diedesi al riposo, ed accomodossi sino alla morte, che seguì circa il 1580. Fu copioso nelle storie, universale nei dipinti d'ingegno sollevato, esatto nel disegno, ed inventore del dipignere sopra le lastre d'argento. Baglioni fol. 19. Scanelli fol. 84.
                </p><p>Livio Meus d'Oudenard (Città di Fiandra) Giunse giovinetto a Firenze, e fu benignamente accolto da quei Serenissimi Mecenati dei Virtuosi, per la bravura della sua mano il disegnare a penna minute figure, ad imitazione del Callot, e di Stefanino della Bella: senza avere toccato pennello, così bene disegnava d'invenzione, che trasportati i suoi pensieri in Francia, e veduti da Stefanino, li stimò di perito Maestro; Ritornato a Firenze, ed avuto cognizione di Livio, tanto se gli affezionò, che per insegnargli, e levollo da Pietro da Cortona, che allora lavorava nel Ducale Palagio, e seco lo condusse a Roma: conoscendo il disegnare a penna arte lunga, e vita breve, diede di piglio ai pennelli, e riuscì eccellente Maestro, come da tante opere sue si vede. Baldinucci nella vita di Stefanino fol. 70.
                </p><p>Lodovico Antonio David nacque in Lugano l'anno 1648. Uscito dagli studj delle lettere umane, applicossi alla pittura in Milano nelle scuole del Cav. del Cairo, e di Ercole Procaccino. In Venezia, poi in Mantova, in Bologna (sotto le direzioni di Carlo Cignani) in Parma, ed in Roma, disegnato, che ebbe l'opere dei più famosi Pittori, avanzossi a dare pubbliche prove di sue virtuose fatiche, in ritratti, in sacre, e profane storie nei Palagi dei Grandi, e nelle Chiese. Alla pratica del pennello aggiunse l'eru<pb facs="00314" n="290"/>dizione della penna. Ha scritto il Disinganno delle principali notizie, ed erudizioni dell' Arti più nobili del disegno: questo sarà Libro in tre parti diviso, in una delle quali vedrassi descritta la Vita del famoso Correggio, da lui ricercata con isquisite diligenze, e notizie non più intese. Vive in Roma, dove si ridusse Antonio il figlio, in età di 20. anni, a ritrare Cardinali, Principi, Ambasciadori, e sino lo stesso Pontefice Clemente XI. Vedi David nella Tavola II.
                </p><p>Lodovico Begarelli Modonese nipote, e scolaro d'Antonio, ma scolaro di tanta importanza, che uguagliò in tal maniera nelle sculture il Maestro, che non sapendosi distinguere le manifatture dell'uno da quelle dell'altro, corrono sotto il nome medesimo d'opere dei Begarelli: nella stima poi, e valore sono in tanto credito, che oltre le pubbliche, e quelle della Galleria Ducale, le private nei palagi hanno il fidecommisso di non essere rimosse, nè vendute. Morì giovane avanti il Zio. Vidriani fol. 53.
                </p><p>Lodovico Bertuccio: quanto meno conosciuto dalla sua Patria di Modona, tanto più riconosciuto in Roma dai Cavalieri, e dai Prelati; che gareggiarono nel condurlo ai divertimenti, accarezzarlo, e ben trattarlo, per guadagnarsi qualche memoria dei suoi pregiati pennelli fu necessitato partire da Roma, per isfuggire i sinistri incontri, che gli sovrastavano a cagione di nobile fanciulla, di lui fortemente innamorata. Passò con la stessa fortuna a Mantova benignamente accolto da quei Serenissimi Principi, e molti dei suoi quadri furono mandati in dono all'Imperadore: finalmente con due figliuole Pittrici si ridusse in Patria a godere i frutti delle sue fatiche. Vidriani fol. 125.
                </p><p>Lodovico Brea da Nizza, affezionato alla Città di Genova, ivi fermossi gran tempo, ed espose in quelle Chiese belli quadri, nel disegno aggiustati, nelle attitudini graziosi, nel colorito vivaci, nella dilicatezza finiti, e quello, che è più mirabile, da due secoli in qua, sempre conservati belli, e freschi, essendone alcuni segnati col nome suo, ed anno, cioè del 1483. e del 1513. Soprani fol. 12.
                </p><p>Lodovico Buti Pittore Fiorentino scolaro di Sante di Tito, poi osservatore dell'opere d'Andrea del Sarto: le Chiese, i Palagi, e le Gallerie Fiorentine conservano molti dei suoi dipinti, i quali sebene sono un poco crudetti, v'è però buonissimo disegno, grande studio, e naturalezza. Fiorì circa il 1600. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 124.
                </p><p>Lodovico Carracci Capomastro della scuola Carraccesca, e franco sostegno della pittura vacillante, per le perdite di Raffaello, e del Buonaroti. Nacque in Bologna l'anno 1555. e da Prospero Fontana fu allevato nel disegno: benchè la natura non gli fusse propizia, tanto s'affaticò sopra l'opere di Tiziano in Venezia, d'Andrea del Sarto in Firenze, del Correggio, e del Mazzola in Parma, di Giulio Romano in Mantova, del Primaticcio, dei Tibaldi, e del Bagnacavallo in Patria, che superata quell' ostinata durezza, con un misto Lombardo fabbricò quella gran maniera,<pb facs="00315" n="291"/>che sino al giorno d'oggi si studia, si venera, e si cerca. Comparve dunque in pubblico, acclamato dalla tromba della fama, che fece ammutire quelle lingue, che lo chiamavano il Bue. Aprì Accademia, nella quale concorsero da varie parti studiosi giovani, fra i quali riuscirono laureati i suoi cugini Agostino, e Annibale, il primo dei quali sebbene col bulino, e col pennello s'avanzò ad una perfetta pulizia, e finimento, il secondo alla vivacità, e fierezza, mai però arrivarono a quel gran fondo del Maestro, i di cui dipinti resero estatici i primi Pittori del Mondo, ingannandosi anco al giorno d'oggi a dirli d'Annibale (come più cognito per la permanenza in Roma) che di Lodovico, il quale la vide solo per 13. giorni, là chiamato da Annibale, per rivederlo, e ritoccargli la Galleria Farnese, in cui di propria mano dipinse uno di quei nudi laterali, che sostengono il Medaglione della Siringa. Delle Sale dei quadri pubblici, e priva ti, della dolcezza nei prezzi, delle persecuzioni pittoriche, della bontà di vita, dell'amore verso i scolari, dei famosi allievi, della gratitudine in regalare amici di disegni, di teste, e di quadretti, della morte seguitagli nel 1619. epitafio, e sepoltura nelle Monache della Maddalena, ne parlano abbastanza gli Autori nel Malvasia par. 3. fol. 157.
                </p><p>Lodovico Cardi, detto Cigoli, perchè nato in Cigoli (Territorio Toscano.) Fu scolaro d'Alessandro Allori, studiò sopra i dipinti d'Andrea del Sarto, girò la Lombardia, e si fermò full'opere del Correggio; ritornato alla Patria, espresse in pubblico, ed in privato quanto aveva veduto: chiamato a Roma da Clemente VIII. principiò in Vaticano la Storia di S. Pietro, che libera lo storpiato alla Porta del Tempio, ma per non sò quale accidente ritornato a Firenze, ivi fu fatto Cav. di S. Stefano; sotto Paolo V. richiamato a Roma, terminò il suddetto quadro, ed altri ne dipinse a olio, ed a fresco in particolare in S. Maria Maggiore, dove per l'umidità della calce infermatosi, nè volendo Medico, ma curarsi a suo modo, con dispiacere dell'arte lasciò la vita d'anni 54. nel 1613. Compose un Libro di Prospettiva, il quale trovasi nella Libraria di S. A. R. di Toscana. Baglioni fol. 153. M. S.
                </p><p>Lodovico Dorigni nacque in Parigi l'anno 1654. da Michele, uno dei primi virtuosi nell'intagliare all'acqua forte, e da Giovanna Angelica Vovet, figlia del famoso Simone, primario Pittore del Re: rimasto senza padre nel secondo lustro, con qualche principio nel disegno, fu dato in custodia per sei anni a Carlo le Brun; andò dopoi a Roma, per proseguire gli studj, d'indi in Lombardia, finalmente a Venezia, dove ha fatto, e di presente fa opere tanto a olio, quanto a fresco meritevoli di lode. Di questo cortesissimo virtuoso non si parla di vantaggio, perchè vive, e la fama ne parlerà a suo tempo.
                </p><p>Lodovico Fumicelli Trevisano gran disegnatore, e coloritore sul gusto Tizianesco a olio, a chiaroscuro, ma più famoso per avere servito la Serenissima Repubblica d'Ingegniero nei risarcimenti delle Fortezze, dopo le<pb facs="00316" n="292"/>guerre di Lombardia. Fioriva nel 1536. Ridolfi par. 1. fol. 216.
                </p><p>Lodovico Giminiani da Pistoja imparò da Giacinto suo padre, che fu scolaro di Pietro da Cortona, si ritrova scritto al catalogo degli Accademici Romani l'anno 1672. Le Chiese di Roma ostentano quali fussero i suoi dipinti, e sono registrati nella tavola dell'Ab. Titi: morì d'anni 45. nel 1697.
                </p><p>Lodovico Incontri da Volterra scolaro di Giulio Parigi Fiorentino, imparò il disegno, la matematica, l'architettura civile, e militare; servì nelle Spagne, e nella Toscana varj Principi, morì circa il 1678. in carica di Spedalingo di S. Maria Nuova di Firenze. Baldinucci fol. 49. nella vita del Callot.
                </p><p>Lodovico Lana nacque in Modona da padre Ferrarese, fu emolo di Gio: Batista Levizani; praticò le Scuole di Bologna, e li piacque quella del Guercino; con magistrale colorito abbellì di pitture quella Città, e molte furono mandate a Roma, ed a Napoli. Morì d'anni 49. nel 1646. Scanelli, Vidriani fol. 133.
                </p><p>Lodovico Leoni da Padova, detto in Roma il Padovano, uomo insigne nel fare ritratti, particolarmente di cera alla macchia, e con tal prerogativa, che facevali a memoria, bastandogli una sol veduta dell'originale. Lavorò sigilli, intagliò col bulino, modellò figure, cuniò medaglie di bronzo, coprì di storie, e di paesi tele, e muri; in somma comparve dalla natura addestrato a tutte le belle arti. Camminò sempre per la via dell'onore; trattossi nobilmente, e tenne amicizia, e familiarità con i Grandi. Memore della morte, teneva sotto il letto due casse, una ripiena di cera, l'altra per il suo cadavero, ne passava giorno, che non dasse loro un' occhiata. Giunsero gli anni 75. circa il 1606. nei quali, con veri sentimenti da Cristiano, spirò l'Anima, e fu sepolto nella Madonna del Popolo. Il Cav. Ottavio Leoni suo figlio, detto il Padovanino rimase con l'arte paterna a dipignere ritratti in Roma. Buglioni fol. 144.
                </p><p>Lovico Mattioli nacque in Bologna l'anno 1662. dopo qualche mese di disegno nella Scuola di Carlo Cignani, principiò da se a sbozzare con la penna, formandone belle vedute, e vaghi paesi con una frasca sì bene battuta, e scherzante, che fattogli animo dai Dilettanti, s'addimesticò con l'acqua forte, e riuscì molto lodevole, e gradito.
                </p><p>Lodovico Pozzosarato, detto da Trevigi, per la lunga dimora in quella Città, ma nativo di Fiandra: pervenuto a Venezia con nome di famoso paesista, ritrovò per competitore Paolo Brilli; ma nel fare lontananze, diede più gusto all'occhio di quegli: era solito introdurre nei dipinti vaghezza d'aria attorniata da nubi rancie, e vermiglie, col nascere dell'aurora, collo spuntare, o cadere del Sole, fingendo pioggie, turbini, tempeste, tugurj, monti, sassi, ed animali: colpì ancora nei quadri Sacri a olio, e con terra gialla a frefco nelle prospettive, nei ridotti, nelle piazze, nei mercati, negl'incendj, e nello sposalizio del mare. Visse sino agli anni virili. Ridolfi par. 2. fol. 85.
                </p><p><pb facs="00317" n="293"/>
Lodovico Primi oriondo da Brusselles nacque l'anno 1606. In età adulta attese alla pittura in Parigi, e in Roma 16. anni continui, onde potè nei ritratti servire Papa Alessandro VII. e diversi Principi; fiorì ancora nelle storie; ritornò alla Patria, e seguì con l'opere sue a guadagnarli gloria, ed onore. Sandrart fol. 315.
                </p><p>Lodovico Rossi, coi disegni di Tiziano, nel portico di S. Marco di Venezia lavorò a musaico l'Albero di Macia Vergine tutto ripieno di Sibille, e di Profeti, con tanta gentilezza, e diligenza commessi, che sembrano dipinti. Vasari part. 2. lib. 2. fol. 233.
                </p><p>Lodovico Sadoletti Modonese adorno di belle lettere, di disegno, e di pittura, fu contemporaneo di Gio: Batista Tentìni mirabile nell'invenzione, e nel colorito, di Giacomo Chirimbaldi unico nel disegno, di Daniello Lendenara, e d'Andrea Campana, l'opere dei quali, per essere da due secoli in quà state dipinte, o sono consunte, o dal moderno gusto coperte. Vidriani fol. 57.
                </p><p>Lodovico Salvetti scolaro di Pietro Tacca in Firenze; maneggiò bene lo scarpello, restaurò statue antiche, lavorò di stucco, e di marmo; meritò essere eletto per uno degl'Ingegneri della Parte, e con molta lode esercitò sua carica: fu vivace, spiritoso, e galante; contrafece col fischio tutte le sorta d'uccelli, dal che sortì essere buon cacciatore. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 370.
                </p><p>Lonardino, o Leonardo Ferrari Bolognese scolaro di Lucio Massari; sebbene non attese all'eroico; nel dipignere però bernesco riuscì tanto gustoso, che comodamente viveva nel caricare i buffoni, o foggetti più ridicoli della Città, introducendone più, o meno secondo l'idea dei suoi pensieri, che assumeva a dipignere: nel carnovale poi vestiva da zanni, e tiravasi dietro tutta la brigata, per sentire le frottole, che improvvisava: ebbe un fratello, che copiò in eccellenza le pitture dei più bravi Maestri. Malvasia par. 3. fol. 560.
                </p><p>Lorenzetto Lotti Scultore, ed Architetto Fiorentino, fu amato da Raffaelalo d'Urbino, che gli assistè più volte ai disegni: ottenne in consorte la sorella di Giulio Romano: applicato ai lavori, pose le mani in diversi Depositi; restaurò statue antiche; fece il tumulo del suo Benefattore Raffaello, e nel Pontificato di Paolo III. fu eletto Architetto di S. Pietro, dove fu sepolto l'anno 1541. correndo il 47. di sua età. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 139.
                </p><p>Lorenzino da Bologna, di casa Sabbatini, fu liberale, e facile di natura, di cuore sincero, e cortese di tratti, con grazioso diminutivo Lorenzino chiamato: entrato in Roma, cognito a Gregorio XIII. fu creato Sopraintendente alle pitture, ed aulico Pittore del Papa, dal quale fu largamente provvisionato, ben veduto, e beneficato, per l'opere dipinte nella Cappella Paolina, nella Sala dei Duchi, nella Galleria, nelle Logge, e nella Sala Regia. L'universalità, e la bellezza delle sue pitture tanto piacque<pb facs="00318" n="294"/>ro ad Agostino Caracci, che insinuava ai suoi scolari l'andare per le Chiese di Bologna a copiarle, per apprendere le belle arie di teste, le attitudini, e la pulizia d'un bel dipinto; anzi di sua mano intagliò la tavola, detta del S. Michele, esposta nella Chiesa dei RR. PP. Agostiniani. Se la morte non l'avesse rubato al Mondo nel quinto anno di quel Pontificato, gran privilegj, e grazie ne poteva sperare l'Accademia dei Pittori di Bologna, per sua intercessione. Morì in fresca età nel 1577. celebrato dai Baglioni, dal Vasari, dal Borghini, dal Sandrart, e dal Malvasia par. 2. fol. 227.
                </p><p>Lorenzino da Fermo celebre Pittore, e soave Sonatore d'instromenti musicali, lasciò buon nome di se stesso in opere varie dipinte per le Città della Marca. M. S.
                </p><p>Lorenzino di Tiziano lasciò poche cose dipinte in Venezia, perche prevenuto dalla morte, restò delusa l'aspettazione di vedere i maturi parti del suo fecondo ingegno. Ridolfi par. 1. fol. 204.
                </p><p>Lorenzo Bergunzoni nacque in Bologna l'anno 1646. Apprese la pratica del disegno, e del colorito da Gio: Batista Bolognini, poi dal Guercino; ora vive in Patria esercitando li suoi pennelli in ritratti, che naturali, e verisimili conduce.
                </p><p>Lorenzo Bertucci Pittore Fiorentino, scolaro del Furini, riuscì molto spiritoso nel fare le figure, ma perchè non gli pareva, che in quel tempo l'arte gli fruttasse a misura del suo bisogno, fece risoluzione di attendere alla musica, nella quale talmente profittò, e riuscì di tanta grazia, che molti Principi lo vollero sentire, e spezialmente la Regina di Svezia, la quale gli assegnò un buono, ed annuo stipendio, e lo dichiarò Direttore del suo Teatro, nel quale più volte si fece sentire. Morì in Roma d'anni 60. circa il 1680.
                </p><p>Lorenzo Canozio Padovano poche pitture dipinse, perchè attese con più genio alla scultura, ed agl'intagli, come si può vedere nei sedili del Coro nella Chiesa del Santo, dai quali si comprende quanto mai fusse di sollevato ingegno quello valente Pittore, e Scultore: morì nel 1470. sepolto nel Chiostro della suddetta Chiesa. Ridolfi par. 1. fol. 73.
                </p><p>Lorenzo Costa, dal Bumaldi, detto Bolognese; da altri Ferrarese, dal Vasari descritto per scolaro di Fra Filippo Benozzi; nelle sue pitture dipinte in Bologna, sottoscritto per discepolo di Francesco Francia: Laurentius Costa Franciae discipulus. Comunque sia, si vedono in Bologna opere molte nello stile di Francia: ebbe fioritissima Scuola, come si dirà in Lorenzo Gandolfi, sotto il dicui nome sono descritti molti suoi Scolari: viveva nel 1505. Malvasia par. 2. fol. 58. Morì in Mantova, sepolto in S. Silvestro, per quanto ne scrive il Vasari par. 2. fol. 330.
                </p><p>Lorenzo di Bicci Fiorentino nacque l'anno 1400. fu scolaro di Spinello, dipinse per lo più a fresco con tale velocità, che faceva stravedere: se una figura non piaceva ai Padroni, nell'atto che gli dava il disegno in mano,<pb facs="00319" n="295"/>o qualche Libro figurato da vedere, la rifaceva a gusto loro? fu il primo, che adoperasse pennelli in S. Maria del Fiore: Usò sempre con tutti tratti civili, onorati, e cortesi; non così la morte, che gli perdette il rispetto l'anno 1460. e lo piansero Bicci, e Neri suoi figli, nella pittura bastantemente addestrati. Vasari par. 1. fol. 149.
                </p><p>Lorenzo di Credi, di casa Sciarpelloni Fiorentino imparò l'arte dell'Orefice da Maestro Credi, e perchè passò ogni altro scolaro nell'intaglio, si diede sotto Andrea Verocchio insieme con Leonardo Vinci, la qual maniera col tempo estremamente piacendogli, la seguitò con pulizia, e con diligenza, onde più dal Vinci, che dal Verrocchio si può dire, che apprendere la pittura. Così grande poi fu l'amore tra Lorenzo, ed Andrea, che morto il Maestro a Venezia andò a prendere il di lui cadavero, per dargli in Patria onorevole sepoltura. Oltre tratti sì cortesi, ed inesplicabile gratitudine, fu nel disegnare tanto terminato, e finito, che ogni altro quadro a competenza tua sembrava sbozzato: guadagnò infiniti danari. e per godere con quiete i frutti di quelli, si ritirò in S. Maria Nuova sino alla morte, che successegli nel 1530. in età di 78. anni, e fu sepolto in S. Pietro Maggiore. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 136.
                </p><p>Lorenzo de la Hire in grande stima, nei tempi in suoi, in Parigi per la pittura. Nacque a Parigi nel 1606. allievo di suo Padre: Egli fu l'unico tra tanti pittori suoi compatrioti, che non seguitasse la maniera di Simone Vovet: Non era la sua di miglior gusto, ma era più ricercata, più naturale, e più finita, un poco però bassa di colore. Furono più stimati i paesi di lui, che le figure, perche li dipigneva con somma diligenza, secondo il metodo imparato da Desargue: Ebbe un figlio, che lasciò la pittura per attendere alle scienze matematiche, nelle quali riuscì uno dei più abili Professori del secolo passato: Depiles fol. 487.
                </p><p>Lorenzo del Sciorna, con Stefano Pieri furono amendue scolari del Bronzino, l'uno, e l'altro lavorò per l'esequie del Buonaroti. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 279.
                </p><p>Lorenzo Franchi Bolognese scolaro di Cammillo Procaccino, dal copiare in piccole tavole, e rami l'opere del Samachino, e del Sabbatino, s'umiliò a non aggrandire la maniera; scostato poi dal Maestro, che andò a Milano, cercò il dipignere Carraccesco, dilatando i pennelli in ampie tele nelle Chiese di Reggio, dove dimorò quasi tutto il tempo di sua vita, &amp; ivi morì circa il 1630. Malvasia par. 2. fol. 293.
                </p><p>Lorenzo Gandolfi, Zuane da Milano, Francesco Bandinelli da Imola, Gio: Borghesi da Messina, Geminiano da Modona, Bartolomeo da Forlì, Zuan Maria da Castelfranco, Zuan Emilio da Modona, Zuan da Pavia, Alessandro da Carpi, Niccola Pirogentili da Città di Castello, Nicoluccio Calabrese, Lodovico da Parma, Lodovico Mazzolini Ferrarese, Gio: da S. Gio vanni (Castello nel Bolognese) Trich Trach, Zanobio, Panigo, Guido Ruggieri, Virgilio Bruni, il Zardo, il Bucchini, Giacomo Ruffi, Annibale<pb facs="00320" n="296"/>dall'Er, ed altri furono tutti scolari di Lorenzo Costa. Malvasia par. 2 fol. 60.
                </p><p>Lorenzo Garbieri Bolognese, detto il Nipote dei Carracci, perchè dal Zio posto alla Scuola di Lodovico Carracci, quando l'incontrava, il primo saluto era questi: che fa il Nipote? e nel partire, vi raccomando il Nipote. Fu il Garbieri di genio tetro, austero, e rigido, cercò sempre soggetti orridi, e lugubri, stragi, morti, martirj, pestilenze, e simili funesti assunti. La fierezza però non offese la grazia, il caricato tignere, non pregiudicò al fondato disegno, ne gli scorci bizzari oltrepassarono i confini della modestia. Addestrata dunque la mano al pennello, alla spada, ed al suono del Lento, non meno del piede al ballo, al salto del fiocco, e del cavallo, con sì pregiate prerogative si guadagnò l'affetto di nobile donzella, sotto i balconi della quale di notte tempo sonando, assalito dai Parenti armati, con la spada alla mano bravamente si difese. Pervenuto l'accidente all'orecchio dell'Eminentissimo Giustiniani (allora Legato, e suo Protettore in Bologna) fatta chiamare a se la fanciulla, e la Madre, trovandole contente d'un tale sposo, consegnolli al Parroco loro, per l'esecuzione del matrimonio, dopo del quale, per il ricco valsente della dote, faticando più per gloria, che per bisogno, condusse lieti i suoi giorni, sin che s'interpose la sfortuna a fargli perdere la vista, che lo ridusse alla totale ceoità, nella quale di 74. anni morì, correndo il 1654. e fu seppellito in S. Gio: in Monte; lasciò Carlo il figlio Pittore. Malvasia par. 4. fol. 297.
                </p><p>Lorenzo Ghiberti Fiorentino da Bartoluccio suo Padre imparò l'arte dell' Orefice, e lo superò; dato poi dipiglio ai pennelli, agli scarpelli, al bulino, ed alle forme, dipinse, scolpì, gettò, ed intagliò cunj con ritratti; da questi studj arrivò a tale perfezione, che fra tanti Artesici, che presentarono i disegni, eggli ebbe l'onore, e l'incombenza di gettare le Porte di bronzo di S. Gio: a similitudine dell'altre due già fatte da Andrea Pisano, e le terminò l'anno 1410. con lode universale, e spesa di 22. mila fiorini. La tromba della Fama fece eccheggiare il nome di Lorenzo per i contorni Toscani, onde chi in bronzo, chi in oro, e chi in argento l'impiegò per avere dalle sue mani qualche memoria. Sino Papa Eugenio IV. l'anno 1439. intervenendo al Concilio Fiorentino per unire la Greca alla Chiesa Latina, volle di mano di quello Artefice una mitra d'oro, che pesò libre 15. le perle, e le gioje furono libre 5. ascese la spesa a 30. mila ducati d'oro: dopo sì bella fattura, fece la terza Porta di S. Giovanni, che col tempo veduta dal Buonaroti ebbe a dire, che quasi poteva servire al Paradiso; per tale lavoro, oltre il pagamento, ottenne in dono un Podere, e l'onore d'essere dei Signori di Magistrato, nel qual tempo scrisse un Libro degli antichi Pittori. Terminò finalmente la vita con gloria, in età d'anni 64. e da Bonacorso il figlio Scultore, fu sepolto in S. Croce. Vasari part. 2. fol. 184.
                </p><p>Lorenzo Greuter Romano scritto al catalogo degli Accademici di Roma,<pb facs="00321" n="297"/>l'anno 1635. Altri Greuter vi. sono stati Pittori, ed Intagliatori fra i quali Teodoro, che ha intagliate con magistrale bulino molte opere del Cav. Gio: Lanfranchi.
                </p><p>Lorenzo Lendenari, con Cristofano, e Bernardino Lendenari, fu uno di quei celebri Artefici di tarsia, che lavorò di commessi figurati paesi, lontananze, ed architetture nel Coro della Cattedrale di Modona, col dar loro fine l'anno 1465. come si cava dalle croniche del Lancillotto, e dal Vidriani fol. 25.
                </p><p>Lorenzo Lippi Fiorentino discepolo di Matteo Rosselli; questi fu Pittore valoroso, molto aggiustato nel disegno, accordato nel colorire, ed osservante del naturale, come dall'opere sue si vede: fu ancora Poeta illustre, che compose il famoso Libro intitolato il Malmantile in ottava rima, opera molto degna, piena d'erudizioni, e d'assiomi Fiorentini. Sotto i suoi quadri scriveva Perlon Zipoli, che per anagramma dice Lorenzo Lippi.
                </p><p>Lorenzo Loli Bolognese, detto Lorenzino del Sig. Guido Reni, di cui fu scolaro, ed amato, onde per ischerzo lo diceva il suo Mastro di Camera; dipinse in pubblico, ed intagliò qualche opera del Maestro con la marca L. Lollius. Fiorì nel 1650. Malvasia par. 2. fol. 117.
                </p><p>Lorenzo Lotti da Bergamo. Alcuni vogliono, che fusse scolaro di Gio: Bellino, e che poi studiasse da Giorgione, altri, che facesse i suoi studj con l'amico Palma Seniore, approssimandosi in molte cose a quella maniera: i suoi dipinti si vedono in Patria, ed in Venezia, fra i quali il S. Niccolò Vescovo nella Chiesa dei Carmini, col suo nome, e millesimo 1529. Invitato poi a dipignere nella Santa Casa di Loreto v'andò con sommo piacere, e tanto di divozione si sentì instillare nel cuore da quel Santo Luogo, che ivi fermossi sino alla morte. Ridolfi par. 1. fol. 126.
                </p><p>Lorenzo Maniere Scultore nato a Parigi ha travagliato molto per il Re Luigi XIV. Morì Professore Anziano dell'Accademia Reale di Pittura, e Scultura nel 1700. d'anni 82. Lasciò un figlio da lui ammaestrato nell'arte. M. S.
                </p><p>Lorenzo Marignoli Scultore ajutò a Perino Vinci, Padre di Leonardo, in varie manifatture di marmo, per le fontane di Firenze. Vidriani part. 3. lib. 2. fol. 418.
                </p><p>Lorenzo Menini Bolognese scolaro di Francesco Cessi: fu dal Maestro condotto a Napoli per ajutarlo a dipignere nella Cappella del Tesoro, il che poi non seguì per le persecuzioni, che ebbe, e perchè il Menini, condotto a vedere certe Galee spalmate, ed allestite, per porsi in corso, sarpate d'improvviso, e date le vele ai venti, lo portarono via. Malvasia par. 4. fol. 348.
                </p><p>Lorenzo Naldini Fiorentino, Francesco d'Orleans, Maestro Simone, e Màestro Claudio amendue di Parigi, Lorenzo Picardi, ed altri furono scolari del Rosso; e le servirono negli stucchi, e nelle pitture delle Regie Gallerie di Francia. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 216.
                </p><p><pb facs="00322" n="298"/>
Lorenzo Nelli Pittore in Roma fu scolaro di Gio Batista Boncore, con i disegni del quale comparve in pubblico in quella Città. Ab Titi fol. 141.
                </p><p>Lorenzo Ottone Scultore Romano scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1691. Nella Chiesa di Gesu Maria di Roma sono opere sue.
                </p><p>Lorenzo Pasinelli nacque in Bologna l'anno 1629. Contro il genio del Padre applicato alla pittura sotto Simone Cantarino, nella sicurezza del disegno occupò il luogo primiero; morto il Pesarese l'anno 1648. seguì per qualche tempo Flamminio Torre, dal quale, per certo pittorico disgusto assentato, ritirossi da se ad operare. Intanto fu chiamato in Savoja collo Sghizzi quadratorista al servigio di quell'A. R. d'indi a Mantova, per dipignere le stanze Ducali di Marmirolo. Passato a Venezia, tanto s'invaghì del fare maestoso, e profondo di Paolo Veronese, che mutò maniera, e risolse seguire quei portamenti, quei manti, e quella grandezza Paolesca. Ritornato a Bologna, aprì fioritissima Scuola, che durò sino alla sua morte, e n'uscirono fra gli altri allievi il diligentissimo Gio: Gioseffo dal Sole, ed il feracissimo Antonio Burini amendue viventi Maestri. Dipinse varj pensieri sacri, e profani in picciole, e vaste tele per Principi della Germania, per le Chiese di Bologna, e per molti particolari, come si può vedere dal Proteo vagante, Poesie del Dottore Niccolò Baldelli, nelle quali ha descritto tutte l'opere più singulari di questo insigne Pittore. Era già settegenario, quando offerendosegli nuova occasione di passare alle terze nozze s'accompagnò con giovane gentile, ma in capo a dieci mesi finì la vita l'anno 1700. e fu sepolto nella Chiesa della Madonna di Galliera.
                </p><p>Lorenzo Pisanelli Bolognese nella quadratura franco discepolo di Cesare Baglioni; questi averebbe ritrovato fortuna nella Corte di Parma, sicuro della grazia Ducale, ed annuale provvisione, se non avesse ardito di perdere il rispetto ad un Cavaliere entro le stanze Ducali. Tirava mirabilmente di linee con impareggiabile pulizia, e profondava nell'intendere le regole dell'architettura; e pure avanzandoli sopra di lui i due Pittori, cioè Dentone, e Colonna, fu lasciato addietro, senza essere più adoperato, riducendosi in ultima miseria. Morta la moglie, e seppellita per carità, gli levò la zimarra, con cui fu portata alla sepoltura, per serbarla alla figlia, che sforzata dalla bestialità paterna a vestirla, pigliò tanto di spavento, che quasi impazzì. Malvasia par. 2. fol. 350.
                </p><p>Lorenzo Rossi Fiorentino discepolo di Pietro Dandini, poi seguace della maniera di Livio Meus, dipinse molte operette graziole, e morì l'anno 1702. M. S.
                </p><p>Lorenzo Tinti Bolognese Intagliatore in rame diede alle stampe in foglio il frontispizio del Libro, che tratta delle Piante, del Dottore Giacinto Ambrosini, stampate nel 1666. in Bologna. Masini fol. 632.
                </p><p>Lorenzo Vecchietti Orefice, Scultore, e Pittore Sanese, operò per lo più di getto, ma con tal grazia, e pulizia, che nei Tabernacoli, e nelle figure acquistò gran nome; fu di natura solitario, malinconico, ed astrat<pb facs="00323" n="299"/>to; visse 58. anni, e fiorì circa il 1482. Vasari par. 2. fol. 317.
                </p><p>Luca Antonio Bistega nacque in Bologna l'anno 1672. Praticò per molto tempo con Barlamo Castellani Pittore di quadratura, e di prospettiva; seguitò dopoi le regole, e le operazioni di Giacomo Antonio Manini, e di Marcantonio Chiarini: Servì di quadratorista nelle Chiese di Crema, e Piacenza il Virtuoso Marcantonio Franceschini; in Bologna, ed in altri luoghi diversi Pittori figuristi. Il suo talento è di travagliare in opere grandi, per aver campo di sfogare in quelle le sue idee. Vive in Patria.
                </p><p>Luca Barbieri Bolognese allievo d'Alessandro Tiarini, con Gio; Andrea Castelli, amendue quadratoristi, e con Francesco Carbone figurista, dipinse in varj Palagi, e Chiese di Bologna. Malvasia par. 4. fol. 212.
                </p><p>Luca Cambiasi nacque in Genova l'anno 1527. da Gio: Pittore, con l'ajuto del quale, con lo studio sopra i migliori dipinti della Città, e con una natura liberale nel disegno, riuscì uno dei primarj Pittori del suo tempo. D'anni 15. maneggiò in pubblico i pennelli, e così franco, spedito, e veloce divenne, dipignendo a due mani, che da se solo operò più di quella, che facessero molti Pittori insieme. E'indicibile la quantità delle sue pitture, e dei disegui, tanti dei quali furono rapiti dagli scolari, da lui stracciati, dalla moglie perduti nell'accendere il fuoco, e dai servi di casa adoperati per involti, e pure altretanti ne girano per il Mondo. Morta la moglie, sì estremamente rimase invaghito della sorella della defunta, che per averne la dispensa, presentò con due quadri la supplica a Papa Gregorio XIII. ma non sortì l'intento. Invitato da Filippo II. Re delle Spagne a dipignere il Paradiso nell'Escuriale, là andò l'anno 1583. con isperanza d' interporlo presso il Pontefice per la sospirata dispensa. vedendosi dunque provvisionato di 500. scudi al mese, graziato di replicate visite da quel Monarca, che godeva vederlo dipignere, e con ammirazione mutare in un'istante le figure a di lui genio, pensò pria di parlarne a Sua Maestà, confidare il negozio ad un Cavaliere di Corte, parziale del Re, dal quale ebbe in risposta, che il suo Sovrano Pio, e Religioso averebbe, non solo detestata la stravagante richiesta, ma anco si sarebbe astenuto da più compartirgli tanti favori. Fu questo un fulmine, che di tal maniera l'atterrò, che caduto in mortale deliquio, con grave scontento della Corte, e del Re, che stante le rare qualità, la virtù, e la modestia d'un tanto Soggetto, teneramente l'amava, morì, e lasciò Orazio il figlio ragionevole Pittore. Soprani fol. 35.
                </p><p>Luca Carlevarys è nato in Udine nel 1665. Non ha avuto positivo Maestro, ma ha studiato or quà, or là. In piccolo, in porti di mare, ed in paesini con vaghe figure dipinti, si porta tanto bene, che merita, se ne faccia degna memoria, quantunque vivente. Tra le altre memorie di lui evvi il bel Libro intitolato Le Fabbriche, e Vedute di Venezia disegnate, e poste in prospettiva, e da esso intagliate all'acqua forte, e date in luce l'anno 1705. in Venezia in cento fogli.
                </p><p><pb facs="00324" n="300"/>
Luca Catapane Cremonese scolaro di Vincenzio Campi, dipinse in S. Sepolcro di Piacenza la Risurrezione di Cristo, e la Decollazione di S. Gio: Batista, ed in altri luoghi. Sebene non passò più oltre d'uno stile mediocre, pure si scopre nei suoi dipinti una bravura, ed una risoluzione magistrale: i suoi disegni in carta furono alla maniera del Cambiasi. Baldinucci sec. 4. par. 2. fol. 87.
                </p><p>Luca Cornelio nacque in Lione l'anno 1495. Fu fratello di Cornelio discepolo, e figlio di Cornelio Engelberto: fu anco detto il Cocco, per l'arte del cucinare da lui esercitata. Servì in Inghilterra Enrico VIII. in pitture a <unclear reason="illegible">olio</unclear>, e a fresco: L'opere sue dai mercatanti furono comprate, ed a gran prezzo rivendute. Sandrart fol. 232.
                </p><p>Luca dè Heere di Gant figlio di Gio: il più rinomato Scultore dalla Fiandra, e d'Anna Smyters lodatissima Pittrice in minute, e quasi invisibili figure: dopo i principj dai Genitori appresi fu accolto da Francesco Floris, e nei lavori di paesi, di vedute, di figure, e di ritratti superò il Maestro: dilettossi di anticaglie, fu spiritoso Poeta, gradito dai Principi, e dai Monarchi, non meno per la dolcezza della penna, che per la dilicatezza del pennello: terminò la vita l'anno 1584. d'anni 50. Baldinucci par. 2. fol. 152. Sandrart fol. 258.
                </p><p>Luca di Leida, detto d'Olanda, Pittore, Intagliatore, e Scrittore in vetri. Nacque nel 1494. da Ugo Jacopi eccellente Pittore. In Luca fanciullo di 9. anni mostrò la natura i suoi miracoli negl'intagli. Possò sotto Cornelio Engelbert, e di giorno, e di notte non cessando dal disegno, d'anni 12. colorì una storia di S. Uberto: di 15. intagliò i nove pezzi della Passione, che posero in gran gelosia Alberto Duro, scoprendovi un'arcordo così aggiustato, che lo fece stupire. Non lasciò mai uscire alla luce alcuna dell'opere sue, se prima non erano esattissimamente riveduta, e perchè in certo intaglio conobbe un leggierissimo errore, consegnò tutte la carte al fuoco. Desioso di visitare i circonvicini Pittori, si pose in viaggio, ma per essere debole, e gracile di natura, ritornò a casa infermo, per sei anni continui, non senza sospetto di veleno. Presentatogli un giorno al letto un nipote, levato allora dal Sacro Fonte, e chiedendo con qual nome battezzato, rispose una donna poco accorta: perchè dopo voi resti un'altro Luca al Mondo, Luca è il nome: da questa risposta rimase in tal maniera accorato, che dopo 9. giorni, in età di 39. anni spirò l'Anima. Baldinucci sec. 12. Sandrart fol. 228.
                </p><p>Luca della Robbia Scultore nacque in Firenze nel 1388. Imparò l'arte dell' Orefice da Leonardo di Ser Gio: franco nel disegno, principiò a modellale, a lavorare di getto, e scarpellare marmi: di anni 15. andò a Rimino, per servigio di Sigismondo Malatesta, Signore di quella Città: ivi intagliò gli ornamenti d'un Sepolcro: ritornato alla Patria, lavorò a competenza di Donatello, e dipinse ancora certi tondini, ma la morte impedì maggiori progressi, mentre che in gioventù fu sotterrato in San Pietro<pb facs="00325" n="301"/>Maggiore. Agostino suo fratello lavorò di basso rilievo. Vasari par. 2. fol. 127.
                </p><p>Luca Faidherbe Mechelinese Pittore, e Scultore celeberrimo in opere di marmo; d'avorio, e di legno, condusse ogni suo lavoro con perfezione dell'arte, con naturalezza, e con finimento: riportò il disegno da <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs>. Sandrart fol. 350.
                </p><p>Luca Falchemburg di Michelina l'anno 1566. con Gio: da Uries andò a Liegi, ed ivi copiando, e disegnando dal naturale, valente Pittore comparve in Patria, in grande, in piccolo, in battaglie, ed in paesi: viveva in Norimberga nel 1622. e Martino suo fratello Pittore in Francfort. Sandrart fol. 237.
                </p><p>Luca Cassel Fiammingo visse, e morì in Brusselles, dopo la condotta di bellissimi paesi dipinti con singulare maniera. Sandrart fol. 237.
                </p><p>Luca Giordano Napoletano, detto Luca Fapriesto, per la velocità del pennello nel dipignere, nel concepire, e nel partorire in un fiato medesimo: studiò da Gioseffo Ribera, detto lo Spagnoletto, del quale con grande artificio seguì lo stile: veduti poi i dipinti Veneti, e Romani, addolcì la maniera con impasto gradito, manierato, e di botte franche; altre volte con grazioso finimento. Chiamato replicatamente in Ispagna, ivi terminò molte opere a fresco, e a olio. E' morto in questo secolo. Sandrart fal. 395.
                </p><p>Luca Kranich Seniore nato in Kranichio (Terra del Bambergese.) Per la grazia, e per la vaghezza, con le quali dipigneva mezze figure, ritratti, storie, favole, e poetiche finzioni, fu dichiarato Aulico Pittore dell'Elettore di Sassonia; mai cessò dai lavori sinochè nel 1553. pervenuto agli anni 81. la morte gli levò dalle mani i pennelli. Fu erede della virtù paterna. Luca juniore nato in Sassonia, dove per le sue belle opere esercitò la carica di Console, ed in quella morì nel 1586. Sandrart fol. 219.
                </p><p>Luca Kruger uno dei più famosi, e franchi Intagliatori in rame della Germania; superò nei soui tempi i Franzesi, e gl'Italiani: Dai Dilettanti si ricercano a gran prezzo le tre care della Nascita, dell'Adorazione dei Magi, e della Crocefissione di Gesù Cristo: visse circa gli anni 1516. Sandrart fol. 223.
                </p><p>Luca Lunghi da Ravenna uomo dabbene, quieto, e studioso, lavorò con gran flemma quantità di tavole nella sua Patria, dalla quale mai uscì: fu concorrente di Livio Agresti: ebbe una figlia per nome Barbara, che disegnò, e dipinse. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 217.
                </p><p>Luca Martelli da Massa, e riferito dall'Averoldi a fol. 178. per il gran quadro, che dipinse sopra la Porta maggiore interiore <unclear reason="faded">di </unclear>. Barnaba di Brescia.
                </p><p>Luca Mombello dipinse molte tavole in Brescia sua Patria a olio, ed a fresco: se non avesse cangiato la sua prima maniera forte, e caricata, in una quasi minuta, e lisciata, per compiacere con tal dolcezza alle Monache, per<pb facs="00326" n="302"/>le quali dipinse varie Madonne, e quadri, per certo meritava lode singulare: fioriva nel 1553. come si riconosce dalla tavola, che dipinse nel primo Altare di S. Pietro Oliveto di Brescia. Cozzando fol. 122.
                </p><p>Luca Monverde Furlano discepolo di Daniello da S. Pellegrino: una sol tavola si vede di questo Pittore in S. Maria delle Grazie d'Udine, perchè giovane morì. Ridolfi par. 1. fol. 114.
                </p><p>Luca Penni Fiorentino fratello di Gio: Francesco, detto il Fattorino di Raffaello, che d'amendue fu Maestro: lavorò in Genova, in Lucca, ed in Roma con Perino del Vaga suo cognato: andò poi in Inghilterra, dove avendo più cose dipinte per quel Re, si diede a fare disegni, e li mandò alle stampe, e furono intagliati da varj Fiamminghi. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 153.
                </p><p>Luca Saltarelli Genovese nacque circa l'anno 1610. Desioso di riuscire Pittore, cercò per molte Scuole il disegno, finalmente si fermò in quella di Domenico Fiasella, col farsi seguace di quella maniera: Sebbene in privato, ed in pubblico aveva dato saggio del suo valore, nulladimeno mai contento del suo operare, volendo arricchirlo di nuove perfezioni, andò a Roma, e scordandosi d'essere Maestro, si diede a guisa di principiante a disegnare i più rinomati dipinti, e marmi, nei quali tanto indiscretamente s'affaticò, che oppresso, infermossi col lasciarvi la vita. Soprani fol. 83.
                </p><p>Luca Signorelli da Cortona nipote di Lazzaro Vasari, fu scolaro di Pietro da Borgo S. Sepolcro, col quale dipinse in Arezzo, e lo superò in molti luoghi, massimamente nei nudi, che dipinse a maraviglia, e da Michelagnolo furono sommamente lodati: fu d'animo sì costante, che ucciso in Cortona un suo figlio di bellissime fattezze, lo fece spogliare, e lo ritrasse al naturale, senza nè pure gettare una lagrima, quantunque teneramente l'amasse. Servì Papa Sisto IV. i Principi di Toscana, e molti altri. L'anno 1521. toccando li 82. di sua età morì in Patria. Scanelli, Sandrart, Vasari par. 2. fol. 429.
                </p><p>Luca Wael di Anversa fratello di Cornelio, studiò in Patria, poi col fratello portò in Genova un sì bel dipignere di paesi, che potevasi gloriare d'essere unico in Italia: fermossi 16. anni in quella Città, dopo i quali volle vedere Roma, ma non confacendogli l'aria, ritornò a Genova, e poco dopo con dispiacere di Cornelio, che molto se ne valeva in fare paesi nelle proprie tele, determinò rivedere la Patria, nè passò gran tempo, che là giunto, morì questo caro, amorevole, e civile Pittore. Soprani fol. 328.
                </p><p>Luca, e Volfangh Kilian fra i primi Intagliatori Augustani sono annoverati, ma il primo superò il secondo in tal maniera, che dopo Egidio Sadeler ebbe il primo luogo, stante la gran quantità di stampe, che diede in luce, molte delle quali sono descritte dal Sandrart fol. 357.
                </p><p>Luca Vosterman d'Anversa, applicato al disegno, fu consigliato da <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro<pb facs="00327" n="303"/>Paolo Rubens</rs> al bulino, ed in fatti tratteggiò così bene, e vivamente espresse l'opere sue, come ancora dipinse con tanta diligenza, che riportò il nome glorioso di Pittore celebre. Sandrart fol. 357.
                </p><p>Lucia Angusciolla Cremonese, Cantatrice, e Pittrice imparò da Sofonisba sua sorella, così bene ritrasse il Duca di Sessa, ed altri Signori, che dopo la di lei morte, seguita nel 1565. fu comune concetto dei Pittori, che se preventivamente non partiva dal Mondo, averebbe avanzata la stessa Maestra (caso, che anco successe nella Sorella Minerva, eccellentissima in lettere volgari, e latine.) Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 163.
                </p><p>Lucia Casalina nacque in Bologna l'anno 1677. Ebbe qualche principio del disegno da Carlo Casalini, suo cugino, e scolaro d'Emilio Taruffi, e poi passò ad essere ammaestrata da Cio: Gioseffo dal Sole. Il genio naturale, e lo studio inteso ben presto la resero sicura nel disegno, e nel colorito di tanta vaghezza, amenità, e forza, che dopo aver servito molti amici, parenti, e cittadini con le sue primizie, entrò nelle Case nobili, e Senatorie di Bologna con l'opere sue, ed altre ne spedì in luoghi diversi. Crebbe poi a tal segno la fama di lei, che le Chiese ancora lo vollero pubblicare. Nei PP. Celestini dunque dipinse la tavola d'un Altare, in cui evvi S. Niccolò in atto di supplicare M. V. per la liberazione del contagio; Nella Chiesa di S. Maria del Soccorso, detta del Borgo di S. Pietro colorì la tavola d'Altare, ove è Gesu Cristo in Croce più grande del naturale; In S. Francesco due quadri laterali all'Altare di S. Anna; Un'altro laterale all'Altare posto nella Sagrestia di S. Domenico, ed altri spedì per Chiese diverse in altri luoghi. Nei ritratti poi si è fatta così famosa, che ha avuto l'onore di servire molte Dame, Cavalieri, Eminentissimi Porporati, ed altri qualificati soggetti Il ritratto poscia di lei, è stato ricercato con premura, per aggiuntarlo a quei tanti delli più celebri Pittori, che sono nella Galleria dell'A. R. di Toscana. Vive in Bologna Moglie di Felice Torelli, uno dei migliori Pittori, che quì, ed in altre Città è comparso più volte in pubblico con le sue opere tanto belle, e spiritose, disegnate a perfezione, e dipinte d'un gran fondo, e forza in luoghi ameni, o per la vaghezza dei paesi, o per la degradazione degli orizonti, di modo tale, che non gli mancano mai impieghi, nè scolari, ai quali con amore, e diligenza assiste.
                </p><p>Lucia Scaligeri nacque d'onesti parenti nella Città di Venezia l'anno 1637. Imparò le lingue latina, spagnuola, e franzese, scrivendone lettere ripiene di tali sentimenti, che poteano servire d'idea ai migliori Segretarj. Nel suono, e nel canto fece singulari progressi: nella pittura poi ebbe per Maestro Alessandro Varotari; seguì il colorito di Tiziano, oltrepassando Bartolomeo Scaligeri suo Zio, e condiscepolo: ricusò gl'inviti di Principesse Italiane, ed Oltramontane, che la ricercarono per Damigella d'onore: conseguì pari matrimonio in Patria: fra gli altri figli, che ebbe, riuscì in pittura Suor Maria Teodora di S. Maria Maggiore: visse sino all'Anno Santo del 1700. in cui ripiena di gloriosè, e di buone operazioni fu sepolta<pb facs="00328" n="304"/>nella Chiesa dei Teatini in luogo contrasegnato con meritevole epitafio: tocca le di lei lodi il Boschini nelle sue rime pittoresche a fol. 526.
                </p><p>Luciano Borzoni nacque in Genova l'anno 1590. Ebbe i principj del disegno da Filippo Bartolotto suo Zio ritrattista, e gl'incrementi nella scuola di Cornelio Cort, dove disegnò stampe, rilievi, il nudo, notomie, e s'arischiò d'anni 16. a fare ritratti, riducendoli in sì poco sito, che servivano di pietra agli anelli. Sonava la Tiorba, giuocava di Scherma, era buon parlatore, piacevole nei discorsi, pronto nei concerti, e di memoria felice, onde la sua stanza era sempre frequentata da Nobili Signori, per i quali con istudio indefesso, lavorava maestosi componimenti di colorito naturale, di disegno diligente di figure vivaci, e compiutamente istoriati. Ciò fece ancora sopra varie tele, e muri, dipignendo la Santissima Nunziata del guastado, salendo sopra la scala, cadette, e morì. Gio: Batista, Carlo, e Francesco furono suoi figli, e Pittori. Soprani fol. 179.
                </p><p>Lucio Massari Bolognese, dopo gli studj di grammatica, applicato al disegno sotto Bartolomeo Passarotti, passò col tempo alla più fondata scuola di Lodovico Carracci, per apprendere la pittura. Andò a Roma, e riportò i disegni di molte statue, e pitture; aprì suola con l'Albano, amato come fratello, e fece buoni allievi. Oh se il divertimento della caccia, e la cultura di nobile giardino, che a sua mano lavorava, non gli avessero rubato il tempo, oltre le belle opere nel Claustro di S. Michele in Bosco nella Libraria dei Padri Carmelitani di S. Martino, ed in altre Chiese di Bologna, quante più se n'ammirarebbero di questo Valentuomo! ma che? l'una, e l'altra abbreviarongli la vita, e morì d'anni 64. nel 1633. Malvasia par. 3. fol. 151.
                </p><p>Lucrezia Bianchi Bolognese figlia di Baldassare, salariato Pittore del Serenissimo di Modona, imparò la pittura dallo Stringa, e copiò di buon gusto, e di vago colorito. M. S.
                </p><p>Lucrezia Quistelli della Mirandola attese al disegno, ed alla pittura sotto Alessandro Allori: con la sua virtù sparsa in molti quadri, e ritratti, meritò godere in consorte Cavaliere di nobil sangue. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 179.
                </p><p>Lucy di nome Carlo, nacque in Londra da qualificati parenti nel 1692. d'anni 13. si portò in Italia, ove in Firenze protetto da quell' A. R. fu raccomandato a Pietro Dandini, acciochè lo ammaestrasse nel disegno, al quale mostrava talento particolare: poco dopo fu spedito a Forlì, e con distinte premure appoggiato al Cav. Carlo Cignani, nella fiorita scuola del quale studiò otto anni, dopo dei quali venne a Bologna, e si fermò sulle opere dei migliori Maestri; fece alcuni lavori d'invenzione dipinti con grazia, e con dolcezza; ma trasportato dal genio a fare ritratti, in quelli si esercita con buon gusto, e vivace colore, e dà sicure speranze di dovere riuscire a perfezione nei medesimi.
                </p><p>Luigi Anichini Ferrarese, con la sottigliezza dell'intaglio, e con l'acutez<pb facs="00329" n="305"/>za del suo ingegno arrivò a lavorare nei camei meglio del Marmita, e di altri suoi contemporanei. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 296.
                </p><p>Luigi Benetello lasciò la sua Patria di Padova sconsolata per l'immatura morte d'anni 21. nel 1555. in tempo che attendeva dai suoi fondati dipinti gloria a se stesso, ed onore alla sua Casa: fu sepolto in S. Anna con epitafio intagliato dal benevolo amico Gio: Batista Rota. Ridolfi par. 1. fol. 74.
                </p><p>Luigi Benfatto Veronese nipote, da parte di sorella, di Paolo Veronese: colpì sì bene in quel far maestoso, che stupivasi ogn'uno: fu di tale ritentiva, che era d'uopo a Paolo tenere nascosti i suoi pensieri pittorici, perchè lo preveniva col eseguirli: non è però, che anch'esso non lavorasse d' invenzione, ma sempre con qualche figura levata di peso dai lavori del Maestro: morì sessagenario nel 1611. Ridolfi par. 2. fol. 138.
                </p><p>Luigi Bernini Scultore Fiorentino, e parente del Cav. Bernini; fu scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1640.
                </p><p>Luigi Boulogne il vecchio Padre, e Maestro di Bon, e di Luigi il giovine. Egli era maraviglioso nel copiare pitture di grandi Maestri antichi, sino ad ingannare colla giusta somiglianza di quelli i più periti nell'arte: non è però, che non dipingesse ancora d'invenzione. Morì nel 1674. e lasciò Ginevra, e Maddalena di lui figliuole abilissime alla pittura. Filibien par. 4. fol. 206.
                </p><p>Luigi Boulogne il giovine Scudiere, e Pittore del Re. Nacque a Parigi l'anno 1654. figlio di Luigi parimenti Pittore del Re, e Professore dell'Accademia Reale: dopo la morte del Padre, fu mandato dal Re in Italia a perfezionarsi sopra le pitture dei più celebri Maestri: ritornato, fu ammesso nell'Accademia Reale, ed impiegato nelle più considerabili operazioni, che S. M. facesse dipignere nei suoi Regj Palagi, eletto ad operare per i quattro gran quadri della Sala grande di Marlì. Colorì ancora a fresco la Cappella di S. Agostino nella Chiesa degl'Invalidi; quella della Vergine nella Cappella di Versaille; nel Coro della Chiesa di Nostra Donna di Parigi due gran quadri, nei quali evvi la Purificazione di M. V. e la Fuga in Egitto, ed alcuni anni prima avea terminati due altri gran quadri per la medesima Chiesa, in uno il Centurione ai piedi di Cristo, nell'altro la Samaritana. Tutte queste opere, ed un grandissimo numero di altre, che ha fatto in pubblico, ed in privato, gli hanno acquistato molto d' onore, e presentemente è Rettore dell'Accademia Reale, ed è Pensionario di Sua Maestà. M. S.
                </p><p>Luigi Carabajal Spagnuolo, cugino di Gio: Batista Monegri, del quale s'è parlato; dipinse a competenza di Pellegrino Tibaldi nell'Escuriale di Spagna. Mazzolari fol. 50.
                </p><p>Luigi Galoche figlio di un Mercatante di Parigi, discepolo di Luigi Boulogne: dopo aver passato qualche tempo nella sua scuola, fece il viaggio d'Italia, ove dimorò alcuni anni, e perfezionatosi nella pittura, ritornò a Parigi; ivi fece con tanto onore un quadro della Natività per la Casa<pb facs="00330" n="306"/>Reale di Medon, ed un'altro per gli Agostiniani Scalzi, che fu accettato nell'Accademia Reale, e continua a travagliare con numerosa, e fiorita scuola. M. S.
                </p><p>Luigi Garzi Romano nato nel 1640. Fu Scolaro d'Andrea Sacchi, la di cui maniera con pulizia, con vago colorito, e diligenza ha espresso a olio, ed a fresco per varie Chiese di Roma notate nella tavola dell'Ab. Titi. Per ordine di N. S. ha dipinto il Profeta Joelle in S. Gio: Laterano.
                </p><p>Luigi Gavasseti Modonese, quasi con pari grido di Cammillo il fratello sarebbe comparso, se con troppo genio non avesse atteso ad indorare, e graffire, nelle quali arti fu singulare; quelle però, che ha pennelleggiato è tutto buono, e lodato dagl'Intendenti. Vidriani fol. 115.
                </p><p>Luigi Gentili di Brusselles scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1650. Ha dipinto in pubblico con gran diligenza, e finimento nelle Chiese Romane.
                </p><p>Luigi Guerin nato a Parigi, fu Scultore, e Anziano Professore nella Reale Accademia, fece i due Cavalli, ed i due Tritoni, che sono compagni di quelli, che Baldassar, e Gasparo fratelli Marcy scolpirono in una delle nicchie della Grotta d'Apollo a Versaille, ma restano lavorati con una disposizione diversa da quella dei Marcy, ed intesi con grande arte, e sapere. Morì nel 1677.
                </p><p>Luigi de Guernier figlio d'un Ufiziale del Parlamento di Roan, nacque adì 14. Aprile 1614. Fu Pittore dei Re nelle miniature, riuscì perfettamente in piccoli ritratti, lavorò di smalto, ne adoprava bianco; tutte l'opere sue erano punteggiate: Era Vomo di onestissimi costumi, di singulare presenza, ed adorno di molte altre virtù, a riserva che era nato Protestante. Filibien par. 4. fol 138.
                </p><p>Luigi Hutinot Scultore nato a Parigi, morì Accademico Regio, li 26. Settembre 1679. d'anni 50. M. S.
                </p><p>Luigi le Comte Scultore, nato a Bologna di Francia, presso S. Cloud, ha travagliato con distinta stima al pari d'ogni altro eccellente Artefice per Luigi XIV. e le sue manifatture sono degne d'ammirazione, parte delle quali si osservano stampate nella Raccolta delle Figure del Castello, e Parco di Versaille, intagliate da Simone Tommasini. Morì Prosessore della Reale Accademia il dì 26. Settembre 1693. d'anni 51. M. S.
                </p><p>Luigi Lerambert Scultore, nato in Parigi, allievo di Giacomo Sarazini, Accademico Regio, morì li 15. Giugno 1670. d'anni 66. M. S.
                </p><p>Luigi Quaino nacque in Bologna l'anno 1643. Ebbe i principi del disegno da Francesco suo Padre, che fu bravo quadratorista, poi passò nella Scuola del Guercino, d'indi in quella di Carlo Cignano suo Parente; da tanti Maestri dunque perfezionato nelle figure, e nei paesi, s'è fatto conoscere per Valentuomo in luoghi diversi, ha veduto la Francia, col Cognato Marcantonio Franceschini trovossi in Genova a dipignere la gran Sala del Consiglio. Morì adì 22. Settembre 1714. Sepolto nella Chiesa dello Spedale di S. Francesco.
                </p><p><pb facs="00331" n="307"/>
Luigi Roderico eccellente Pittore Siciliano: l'epere sue le divise in dodici Provincie del Regno di Napoli, con altre belle pitture, e queste si veggono dipinte nel Refettorio dei Padri di S. Lorenzo in Napoli. Sarnelli fol. 114.
                </p><p>Luigi Scaramuccia Perugino imparò da Gio: Antonio suo Padre, detto lo Scaramuccia vecchio, poi da Guido Reni; aderì qualche volta al Guercino nel colorito. Vago di girare l'Italia, per visitare l'opere dei più famosi pittori, compose il Libro intitolato, Finezze dei pennelli Italiani, sotto nome dì Girupeno, che vuol dire Perugino: morì in Milano circa il 1684. sepolto in S. Antonio dei PP. Teatini.
                </p><p>Luigi Silvestri figlio d'Israel Silvestri, tanto famoso per i suoi belli intagli all'acqua forte, che ebbe l'onore d'insegnare al fu Monsignore il Delfino; fu posto da suo Padre sotto la direzione di Bon Boulogne, e passato in Italia, si guadagnò l'amicizia, e la stima di Carlo Maratti in Roma, ed al suo ritorno fu ricevuto Professore nell'Accademia Reale. Il Principe Elettorale di Sassonia l'invitò in Polonia ove dimora con la sua famiglia; in qualità di primario Pittore, con magnifico assegnamento. M. S.
                </p><p>Luini Testelin di Parigi Pittore, e Professore nell'Accademia Reale, fu allievo di Vovet, fece gran quadri, che veggonsi oggidì nella Chiesa di Nostra Signora di Parigi, e sono i migliori, che abbia fatto tra tanti altri in luoghi diversi. Visse coetaneo di Carlo le Brun. Filibien par. 4. fol. 136.
                </p><p>Luigi Vargas di Siviglia, seguì la maniera di Perino del Vaga, il quale fu uno di quegli scolari, che servivano a Raffaello d'Urbino nelle Logge Vaticane. Molti disegni di questo Pittore sono presso il Signor Crozat di Parigi Singularissimo Amatore della Pittura, e della Scultura, e Famoso Dilettante di Stampe, di Pitture, di Disegni, di Sculture, e di tante altre cose preziose. Butron. fol. 122. parla di questo Vargas.
                </p><p>Luigi Vivarini da Murano allievo d'Andrea da Murano; veggonsi ancora al giorno d'oggi sue pitture in Venezia, come nella Sagrestia dei Ss. Gio: e Paolo, il Redentore con la Croce sopra le spalle, dipinto l'anno 1414. Gio: Antonio, e Bartolomeo furono tutti Pittori dei Vivarini. Ridolfi par. 1. fol. 20.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
MAchua di Granada nelle Spagne fu gran Pittore, ed Architetto: egli seguì la maniera tanto celebre di Raffaello d' Urbino. Butron sol. 122.
                </p><p>Maffeo Verona Veronese allievo di Luigi Benfatto; portò dalla natura tale speditezza, e velocità nel dipignere, che nei giorni estivi era solito la mattina bozzare un quadro, di mezzo giorno asciugarlo al Sole, e la sera com<pb facs="00332" n="308"/>pirlo. Nei freschi poi, appena erano intonacati i muri, che poteansi dire dipinti, che però molti se ne vedono nei contorni Veneziani. Fu Uomo di bel tempo; non istimò i disordini, ne le fatiche, onde di 42. anni restò colto dalla morte nel 1618. e sepolto in S. Maria Giubenigo. Lasciò Agostino il figlio studioso, ed universale nella pittura. Ridolfi par. 2. fol. 148.
                </p><p>Mangone da Fiesole scolaro d'Andrea da Fiesole, addestrossi nella Scultura, e nell'Architettura. Roma vide le prove dei suoi belli disegni nell'erezione di molti Palagi, e Chiese. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 115.
                </p><p>Manno da Bologna Orefice, Statuario, e Pittore: vedesi una Madonna dipinta nel 1260. sottopostovi il suo nome; lavorò la Statua di Papa Bonifacio VIII. che stà sopra la Ringhiera dei Signori Anziani nella Piazza di Bologna, e fu eretta l'anno 1301. Malvasia par. 1. fol. 14. Vi fu ancora un Pittore Bolognese scolaro di Guido Reni, chiamato Gio: Giacomo Manno.
                </p><p>Marcellini per nome Carlo, nacque in Firenze, e fu scolaro di Felice Riposi. Praticò nei primi anni l'arte dell'Orefice, ma saputosi dal Serenissimo Gran Duca Regnante il bel talento, e spirito di questo giovine, lo mandò a Roma sotto Ercole Ferrata Scultore di stima, e di Ciro Ferri Pittore non ordinario; quindi fu, che riuscì bravo Scultore, come ne fanno mostra le sue capricciose invenzioni, e belle opere in marmo, le quali sono degne di osservazione. Morì d'anni 67. nel dì 22. Giugno 1713. M. S.
                </p><p>Marcello Provenzale da Cento, Uomo amorevole, onorato, di buona conversazione, e d'ottime qualità; sebbene fu bravo Pittore, attese però con più genio ai lavori di musaico, si può vedere in S. Pietro Vaticano, dove lavorò con Paolo Rossetti suo Maestro. Tanto grande fu l'eccellenza di questo Artefice, che compose bellissimi quadretti, e ritratti di musaico lavorato alla ruota, che sembravano dipinti, ma perchè di tali mani fatture non fu rimunerato a misura della spesa, e della fatica, tanto s'attristò, che l'anno 1639. entrato nel 64. di sua età, morì con dispiacere dei Virtuosi. Baglioni fol. 349.
                </p><p>Marcello Sparzo Scultore d'Urbino passò la gioventù con quei Maestri stuccatori adoperati da Raffaello in Roma. Avanzato in età andò a Genova, e con l'esercizio degli scarpelli si pose in credito, e benchè consumasse danaro, tempo, e sanità nei fornelli, cercando alchimie, e fissazioni dei mercurj, ivi campò poco meno d'un secolo. Soprani fol. 298.
                </p><p>Marcello Venusti Mantovano discepolo di Perino del Vaga, poi amato dal Buonaroti, per il quale copiò il suo Giudizio universale, da regalarne il Card. Alessandro Farnese, e questo si vede nelle stanze del giardino del Serenissimo di Parma. Sono poche le Chiese di Roma, che non abbiano qualche memoria di questo Pittore, perchè era uomo aggiustato nel disegno, maestoso nel componimento, diligente nel finire, vago nel colori<pb facs="00333" n="309"/>re, e facile nel servire. Arricchì le Gallerie di Spagna, e di altre Città dei suoi quadri, e ritratti. Tanto piacquero agl'Intagliatori l'opere sue, che molte furono date alle stampe. Chiaro finalmente di virtù, non meno, che di meriti, morì in Roma nel Pontificato di Gregorio XIII. Michelagnolo il figlio, levato dal Sacro Fonte, ed allevato nel disegno dal Buonaroti, non assomigliossi al padre, superollo bensì nella mercatura, e nelle fortificazioni. Baglioni fol. 20.
                </p><p>Marchese Tommaso Guidoni Modonese eccellente nel disegno di penna, e di colorire miniature a punta di pennello, Soggetto veramente degno, che meritò tutta la grazia dei Serenissimi di Toscana, presso dei quali sono molte manifatture, che adornano la superbissima Galleria Ducale. Vidriani fol. 145.
                </p><p>Marcantonio Bassetti Veronese, avuti i principj della pittura da Felice Brusasorci, passò a Venezia, e nel copiare l'opere del Tentoretto, riportate sopra la carta, e toccate di chiaroscuro a olio, non ebbe chi lo superasse. Tirato dalla curiosità a Roma, ivi fece studj laboriosi. Ritornato in Patria fu ben veduto, sì per la rarità dei fondati dipinti, come per la bontà dei costumi, e dell'opere pie, nelle quali impiegato l'anno 1630. con carica di Deputato nei bisogni contaggiosi, toccato anch'esso dal male, piacque a Dio chiamarlo a se d'anni 42. Ridolfi par. 2. fol. 246.
                </p><p>Marcantonio Bella via Siciliano, dall'avere lavorato in Roma con gli scolari di Pietro da Cortona, credesi, che anch'esso uscisse da quella scuola.
                </p><p>Marcantonio Botti Nobile Genovese, uno dei più fecondi intelletti, che con insolita facilità arrivasse al possesso delle lettere umane, dell'arismetica, della scrittura mercantile, della poesia, dell'arte comica, della mecanica, dell'universalità nei suoni, fabbricando da se fantasie d'istromenti diversi in un solo. Volle anche sotto Gio: Bernardino Ansalone Napolentano apprendre il disegno, e perchè dilettavasi di fare ritratti coloriti di cera, seguì sino in Francia un perito di tal'arte, presso del quale trattennessi due anni. Ritornato alla Patria conferì quanto aveva imparato con Stefano Borro Milanese, raro Maestro in simili materie, e l'uno diede lume all'altro. Lavorò dunque col tempo ritrattini, fiori, catenelle, pizzi, ed altre cose di cera con tanta finezza, che fu uno stupore il vederle: diede anco al pubblico un quadro, ed altri ai suoi amici. Carico di gloria partì dal Mondo nel 1648. d'anni 76. Soprani fol. 164.
                </p><p>Marcantonio Calvi, Aurelio, Benedetto, e Felice tutti Genovesi, e figli di Pantaleo, che fu Maestro loro nella pittura, parve, che Marcantonio s'avanzasse più degli altri, e s'avvicinasse al dipignere paterno: nei buonfreschi non mancarongli mai esercizj, fu pratichissimo nel conoscere le maniere dei buoni Pittori antichi; a tal'effetto fu spedito in varj Paesi da' Principi per comperare quadri, e ne riportò sempre gloria, ed onore, Soprani fol. 75.
                </p><p>Marcantonio Canini Scultore Romano fu adoprato dal Cav. Bernino: eb<pb facs="00334" n="310"/>be un fratello per nome Gio: Agnolo Pittore, e Scolaro del Domenichino.
                </p><p>Marcantonio Chiarini nato in Bologna l'anno 1652. E' stato scolaro per anni 4. di Francesco Quaino, poi un'anno di Domenico Santi, dopo il quale ritornò col Quaino. Con la sua bella architettura dipinta, con gli arabeschi, con la prospettiva, e con i sfondati, condotti con tanta tenerezza ad un perfetto punto si è fatto largo nella Corte di Modona, col figurista Sigismondo Caula: in Milano, col Lanzani; in Lucca, con Gio: Gioseffo dal Sole; in Vienna, col suddetto Lanzani: ivi servì il Serenissimo Principe Eugenio di Savoja, per suo genio speziale ha disegnati, e misurati tutti gli Acquedotti della Fontana di Piazza di Bologna (opera di Gio: Bologna (per darli alle stampe, con le annotazioni, e col disegno di tutte le figure di essa Fontana.
                </p><p>Marcantonio Franceschini nacque in Bologna l'anno 1648. Desioso d'apprendere il disegno, entrò nella Scuola di Carlo Cignano, dalla quale ne riportò tal colorito, che si può dire uno dei migliori imitatori di quella bella, amena, e fondata maniera. Non solo la sua Patria gode in pubblico, ed in privato, a olio, a fresco, ed a secco opere grandiose, ma la Germania, la Francia, le Spagne; e le circonvicine Città d'Italia, sì per la prontezza del suo pennello, come per la pulizia, e vago colorito, che sommamente l'occhio dilettano. Nella Chiesa del Corpus Domini di Bologna dipinse tutta la volta, la facciata sopra la Porta, l'altare maggiore, ed altri Altari, e si servì per l'architettura di Enrico Haffner. Chiamato a Genova dipinse la Sala del Gran Consiglio, e gli furono compagni Luigi Quaini per le figure, e Tommaso Aldrovandini per l'architettura. Ha servito la Santità di N. S. Papa Clemente XI. e con i proprj colori ha dipinto vaste tele, per istorie diverse, le quali servono agli Artefici, per riportarle a musaico nel Vaticano. Ritornato a Genova dipinse la Volta della Chiesa dei PP. dell'Oratorio, con otto Quadroni sotto il Cornicione, che rappresentano i fatti memorabili del P. S. Filippo Neri, ivi ebbe per compagno nell'Architettura il Padre Haffner dell'Oratorio medesimo, e fratello d'Enrico suddetto. A Crema nella Chiesa del Carmine colorì la Cappella della Santissima Vergine, e dipinse la Tavola dell' Altare: Ultimamente nella Chiesa della Madonna del Popolo di Piacenza ha dipinto la Natività di M. V. ed altre cose concernenti a quella Cappella. In queste Chiese ha sempre seco condotto Jacopo Buoni Bolognese, il migliore allievo di sua scuola, e giovine di grande spirito, il quale nell'età sua di 25. anni gli ha prestato molto d'ajuto nelle figure, e si è servito di Luca Antonio Bistega Bolognese per l'architettura, Soggetto anch'esso degno di memoria. Il Franceschini ha sempre conservato scuola fiorita, e compartito a suoi scolari grazie infinite, con assistenza assidua, e con singulare amore. Fiorisce ancora nella pittura Giacomo il figlio (ora Canonico dell'Insigne Collegiata di S. Maria maggiore di Bologna) il quale, per suo genio, ha copiato molte opera del Padre, e di sua inven<pb facs="00335" n="311"/>zione, oltre altre cose, ha dipinto il quadro della S. Cecilia, con altre Sante, per un'Altare posto nella Chiesa di S. Maria, detta dell'Incoronata in Bologna, altresì ha dipinto i due laterali di detto Altare. Vivono in Bologna.
                </p><p>Marcantonio Francia, così detto, perche fu scolaro di Francesco Francia: questo è lo stesso, che Marcantonio Bolognese, o Marcantonio Raimondi Intagliatore di Raffaello: vedi più abbaßo Marcantonio Raimondi.
                </p><p>Marcantonio Pellini nato in Pavia l'anno 1664. E' stato discepolo di Tommaso Gatti, ha studiato ancora in Bologna, ed in Venezia: il suo genio è di figurare in grande, benchè lavori di buon gusto ancora in piccolo: vive in Patria. M. S.
                </p><p>Marcantonio Poggio Scultore Genovese studiò da Domenico Bissoni Veneziano, e con l'emulazione di Gio: Batista figlio del Maestro portossi tanto avanti, che principiò ad ajutare il suo benevolo Direttore. La buona voce sparsa della sua virtù, e le ordinazioni, che affollavansi, furono cagione, che con buona licenza s'appartasse dal Maestro. Fece dunque vedere in pubblico quanto fusse la forza della sua mano nelle statue, nell' architettura, ed ancora in qualche operetta dipinta. Sopragiuntogli ordine di portarsi in Ispagna, là si trasferì, ma dopo due anni, assalito da mortale infermità, ivi lasciò la vita in età giovanile. Soprani fol. 192.
                </p><p>Marcantonio Raimondi Bolognese, detto anco dei Francia, perchè scolaro di Francesco Francia: se coi pennelli non uguagliò il Maestro, superollo almeno col bulino. In Venezia osservati li 36. pezzi della Passione di Cristo, intagliati da Alberto Duro, e venduti a prezzo rigoroso, li ritagliò con la marca del Durero, perlochè venne sdegnato d'Anversa a Venezia, e l'accusò a quella Signoria, la quale ordinò, che dovesse marcare le carte con il proprio segno, il quale fu M. A. F. Andò dopoi a Roma, e tanto piacque a Raffaello quel modo di tagliare, che molte opere sue fece incidere con la marca R. S. M. A. Servi Giulio Romano di molti intagli, per i quali sofferì molti travagli. Intanto l'anno 1527. succedendo il sacco di Roma, e rimasto spogliato, e mendico ritornò a Bologna, dove poco dopo morì, non mancando opinione, che fusse ucciso per avere replicato il rame degl'innocenti, il quale aveva promesso a Cav. Romano di non intagliarlo. Ebbe una moglie, che intagliò anch'essa. Ne parlano il Vasari, il Malvasia, ed il Baldinucci fol. 20. nelle Vite degl'Intagliatori.
                </p><p>Marcaurelio Vizani fu bonissimo Scultore di basso rilievo, e faceva ritratti di cera, con tanta isquisitezza, e naturalezza, che era cosa maravigliosa; andò a Milano, e colà finì i suoi giorni. Fioriva nel 1600. Masini fol. 634.
                </p><p>Marco Arcis Scultore nato a Tolosa, ricevuto nell'Accademia reale li 26, Agosto 1684. M. S.
                </p><p>Marco Bandinelli Bolognese, detto Marchino Guido Reni, al quale fervì di<pb facs="00336" n="312"/>modello, di servidore, di cuoco, e di Mastro di Casa, per lo spazio di 30. anni; dipinse qualche cosa da se, e ritrovossi presente alla morte del Maestro. Malvasia part. 4. fol. 58.
                </p><p>Marco Basaiti da Friuli dipinse con più dolce stile degli altri antichi, e diede una certa purità d'arie alle Immagini dei Santi, che muove alla divozione. In Padova, in Venezia, e nei suoi contorni sono in essere opere sue, massimamente quella di Gesu Cristo al lido del Tiberiade, che chiama Pietro, ed Andrea, collocata nella Certosa di Venezia, che tira tutta l'ammirazione a contemplarla: di questa tavola ne fanno memoria particolare il Vasari, ed il Ridolfi par. 1. fol. 24.
                </p><p>Marco Benefiale Romano Pittore ha imparato il disegno, ed il dipignere da Ventura Lamberti; si è avanzato così bene nell'Arte, che dalla Santità di N. S. è stato eletto per uno di quei Professori, che hanno dipinto li dodici Profeti tra i pilastri della nave maggiore nella Basilica di S. Gio: Laterano, ed egli ha colorito a olio il Profeta Giona. Questo è giovine spiritoso, di circa 30. anni, e di buona aspettazione per la pittura. M. S.
                </p><p>Marco Cardisco Pittore Calabrese, il quale fiorì nel 1530. Nella Chiesa di S. Agostino di Napoli tutte le opere dell'Altare maggiore furono da lui dipinte con i disegni di Polidoro, di cui si può credere, che fusse scolaro, allora quando fu in Messina, e nelli contorni della Calabria: operò costui più d'ogn'altro Pittore, perchè fu spedito, e spiritoso; il suo dipignere a olio, ed a fresco fu di buon colorito, moderno, e confacente al buon gusto. Morì in Napoli d'anni 56. dal Vasari è chiamato Marco Calabrese. Sarnelli fol. 219.
                </p><p>Marco Desjardinis Scultore nato a Breda in Olanda; in giovanile età fu guidato dal genio a Parigi, e dopo un grande studio si perfezionò nell'Arte, e fatto acquisto di molta riputazione lavorò per la Maestà del Re, come può giudicarsi dalle stampe di Simone Tommasino, nella Raccolta delle Figure del Castello, e Parco di Versaille, non meno, che dal Gruppo, in cui stà effigiata la Statua pedestre di Luigi XIV. il Grande, accompagnata dalla Vittoria, col Piedistallo ornato con quattro Schiavi, il tutto di bronzo dorato, che il Signor Duca della Fogliada fece poi innalzare, ove ora resta esposta in Parigi. Morì Rettore dell'Accademia Reale li 2. Maggio 1694. d'anni 54. nell'alloggio assegnatogli dal Re nel Louvre, ove pure teneva Scuola. M. S.
                </p><p>Marco da Faenza, da alcuni detto dei Marchetti, da altri dei Marcucci scolaro putativo di Gio: da Udine: nei grotteschi, negli arabeschi, e nei fregi di stanze fu mirabile. Nelle Logge, e nelle Sale Vaticane dipinse gran tratto di muro con bizzarri capricci: istoriò ancora con franchezza, e fece nudi cotanto risentiti, e ben'intesi, che era uno stupore a vederli con tanta facilità sì bene condotti. Dipinse nel Palagio Ducale di Toscana; servì Gregorio XIII. nel Ponteficato del quale onoratamente morì. Vasari. Baglioni fol. 22.
                </p><p><pb facs="00337" n="313"/>
Marco Genovesini Pittore Milanese dipinse a fresco, e a olio opere varie nella Chiesa di S. Marco, ed altre sono dipinte nelle Chiese di S. Lazzaro, e del S. Sepolcro di Milano. M. S.
                </p><p>Marco di Guccio Aghinetti lavorò in Firenze con molti altri Pittori sulla maniera Giottesca, e nel Libro di ricordanze del Provveditore dell'Opera di S. Riparata, sono notate le sue fatture, e pagamenti circa il 1370. Baldinucci sec. 2. fol. 80.
                </p><p>Marco da Montepulciano scolaro di Lorenzo Bicci, dipinse nel Chiostro dei Padri Olivetani d'Arezzo le storie della Vita di S. Bernardo, che doveva colorirvi il suo Maestro, ma cagione d'un infermità le fece questo poco pratico Pittore. Baldinucci sec. 2. fol. 100.
                </p><p>Marco da Ravenna, con Agostino Veneziano sotto Marcantonio Raimondi si diede all'intaglio in Roma, nè lasciò opera di Raffaello, che non dasse alle stampe: marcò le sue carte con le lettere M. R. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 306.
                </p><p>Marco da Siena scolaro di Macarino, poi di Daniello da Volterra, ed in Roma di Perino del Vaga, sulle direzioni del quale nelle Chiese, nella Sala Regia, in Castello S. Angelo, e nei Palagi Romani Valentuomo comparve. Andò a Napoli, ed oltre le pitture, fece diverse piante d'edificj, e compose un voluminoso Libro d'architettura: morì in fresca età. Baglioni fol. 30.
                </p><p>Marco Gherardi, detto da Bruges, fioriva nel 1566. Fu pratichissimo in ogni cosa appartenente alla pittura, di buon disegno, vario nell'invenzioni, franco nelle figure, fondato nella prospettiva, vago nel paesi, e singulare nel dipignere sopra i vetri. Morì in Inghilterra. Baldinucci par 2. sec. fol. 147.
                </p><p>Marco Meloni sovrano Maestro di plastica in Modona, le di cui Immagini di Gesu Cristo, di Maria Vergine, e dei Santi, per la loro rarità, miniatura, e finitezza furono in varie parti del Mondo trasportate. Vidriani fol. 123.
                </p><p>Marco Richiedèo Pittore di Brescia. Nella Chiesa di S. Tommaso fece il bel quadro di detto Santo, che tocca il Costato al Redentore, è opera bella, di dolce maniera, e bene accordata, che lo fa conoscere per Valentuomo. Cozzando fol. 123.
                </p><p>Marco Sanmarchi Veneziano bravo Pittore di paesi, e di minute figure, fiorì nel secolo passato. Malvasia par. 4. fol. 337.
                </p><p>Marco Tullio Montagna Romano pratticò con varj Pittori, ajutando loro in opere diverse, sicchè anch'egli perito divenne, come vedesi nel suoi dipinti in Roma. Da Federico Zuccheri fu condotto in Savoja, acciocchè gli fusse in ajuto nei dipinti in quella nobilissima Galleria. Fu intendente di belle lettere, nel teatri rappresentò egregiamente ogni personaggio, ma la morte repentina lo levò alla gloria, ed alle speranze di vedere nuovi progressi. Baglioni fol. 92.
                </p><p><pb facs="00338" n="314"/>
Marco Veccellio: detto di Tiziano, di cui fu nipote, e scolaro, accompagnò il diletto Maestro alla Corte di Germania, onde ebbe comodo di studiare, e d'apprendere la buona maniera di colorire. Nella Sala del Consiglio degli Dieci la lunga tela della pace d'Italia, il soffitto della Sala dei Pregadi, la Volta dei PP. dei SS. Gio: e Paolo sono prove erudite del suo pennello, con molte altre in diverse Chiese. Spirò l'Anima d'anni 66. nel 1611. e fu sepolto in S. Marina. Lasciò un figlio per nome Tiziano, a distinzione del Seniore, chiamato Tizianello; questi seguì la buona maniera dei Veneti Pittori, e fece somiglianti ritratti. Ridolfi par. 3. fol. 142.
                </p><p>Marco Uggioni Milanese piacevole Pitrore, fu scolaro di Leonardo da Vinci, e fiorì nel 1500. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 17.
                </p><p>Marco Wilemps Pittore di Malines scolaro di Michele Cocxiè, dipinse così bene, che le sue pitture parvero di rilievo, disegnò molti cartoni per tappezzerie, e per Arazzi, fu liberale con chi dimandava disegni per suo studio, o per dipignerli: morì nel 1561. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 68.
                </p><p>Marco Zoppo Bolognese concorrente d'Andrea Mantegna, furono amendue scolari dello Squarcione; dipinse in Padova, in Venezia, in Pesaro, e nella Patria: finì le Sacre Immagini con tutta perfezione: a fresco poi dipinse belli, e bizzarri ornati riccamente condotti. Aprì in Bologna fioritissima Scuola, e n'uscirono franchi Maestri, il Francia, e Lippo Dalmasio: visse circa gli anni 1498. Vasari, Masini, Malvasia par. 1. fol. 34.
                </p><p>Mareel Pittore di Francfort scolaro di Giorgio Flegel, superò il Maestro nel colorire al naturale fiori, e frutti in vasi, in vetri, ed in conchiglie; visse anni 55. morì nel 1683. Sandrart fol. 337.
                </p><p>Margaritone Aretino Pittore, Scultore, ed Architetto, dipinse sulla Greca maniera; fu uno dei migliori, e spediti Pittori dei suoi tempi; istoriò quasi tutta la Chiesa di S. Clemente d'Arezzo: Godette la grazia, e la familiarità di Papa Urbano IV. lavorò di Musaico in S. Pietro Vaticano: nella Scultura guardò l'opere d'Arnosto, e superò i suoi concorrenti. L'anno 1275. ritornando d'Avignone Papa Gregorio X. morì in Arezzo, dove in quel Duomo fabbricò il di lui Deposito di marmo. Inventò il modo d'indorare, e di stuccare: Morì finalmente nel 1317. in età d'anni 77. e fu sepolto nel Duomo vecchio fuori di Città. Sandrart. Vasari par. 1. fol. 32.
                </p><p>Maria Elena Panzacchia nacque in Bologna l'anno 1668. da nobili Parenti: per genio singulare applicata al disegno, ebbe per Maestro Emilio Taruffi, sotto del quale fece alti progressi nella pittura; poi da se trovata una maniera pronta, vaga, ben tinta, corretta, e di bell'impasto di colore, dipinse opere gradite a varie Città. Il forte di questa degna Virtuosa è l'introdurre in amenissimi paesi, ben degradati, graziose figurette, che gentilmente si muovono, e vivamente esprimono le loro operazioni; onde hanno meritato l'opere sue d'inclinare il genio, ed il diletto di molti Cavalieri, e Principi a provvedersi di quelle. Vive a gloria della Patria.
                </p><p><pb facs="00339" n="315"/>
Maria Oriana Galli Pittrice Bolognese, figlia, e discepola del Bibiena; vedi Gio: Maria Galli.
                </p><p>Maria Sibilla Gravia figlia di Matteo Merian celebre Intagliatore Francfortano, e moglie di Gio: Andrea Gravio Pittore Norimbergese: dipigneva fiori, frutti, erbe, ed animaletti così al naturale, ch'era uno stupore: ricamò per eccellenza, e dava sezioni d'ogni sua scienza: fioriva nel 1683. Sandrart fol. 337.
                </p><p>Mariano da Bescia scolaro di Ridolfo Ghirlandajo Fiorentino, si portò benissimo nel quadro dipinto nella Cappella della Signoria di Palazzo, come pure a chiaro, e scuro ebbe un a buona maniera, e l'averebbe migliorata, se giovanetto non avesse la vita perduta circa il 1550. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 27.
                </p><p>Marietta Tentoretta Veneziana, figlia, e discepola di Jacopo Robusti, detto il Tentoretto: vestì gran tempo da uomo, seguendo, e servendo nei suoi dipinti il Padre; erudita nel canto, e nei suoni era la delizia del Genitore, che la negò alle Corti di Massimiliano Imperadore, di Filippo II. Redi Spagna, e ad altri Principi. Nel maneggio poi dei pennelli era sempre in opera per ritratti di Dame, e di Cavalieri, copiò esattamente l'opere del padre, ed altre ne fece d'invenzione, ma nella sua più florida età, invida morte la privò di vita d'anni 30. e dal Padre, e dal Marito con pianto amaro fu sepolta in S. Maria dell'Orto l'anno 1590. Ridolfi par. 2. fol. 71. Sandrart.
                </p><p>Mario Arconio Romano Pittore, ed Architetto: sebbene non ebbe intera vocazione alla pittura, per la quale molto s'affaticava; nell'architettura però diede prove più fondate: godeva la grazia, ed il titolo di familiare Pittore del Card. Cammillo Borghesi, dal quale volle partire, per accomodarsi col Card. Aldobrandino, con la speranza di vedere la Francia, il che non seguì per la morte di Papa Clemente VIII. Assunto poi al Pontificato Cammillo Borghesi, col nome di Paolo V. struggevasi in lagrime il povero Mario, per essersi partito da sì bel servigio: tuttavolta fatto animo, si gittò ai piedi di quel Clementissimo Pontefice, e n'ottenne il Governo di Cori, dove fermossi molto tempo. Campò 66. anni, e morì nel Papato d'Urbano VIII. e fu sepolto nel porticale di S. Gio: Laterano. Baglioni fol. 327.
                </p><p>Mario Balassi nacque in Firenze l'anno 1604. Imparò i principj del disegno da Jacopo Ligozzi, dopo la morte del quale entrò nella Scuola di Matteo Rosselli; sinalmente passò sotto il Passignano, col quale andò a Roma, e là fece molte opere. Viaggiò per la Germania col Duca Ottavio Piccolomini, e di ritorno in Patria, dipinse nella Compagnia delle Stigmate il S. Francesco, che riceve le piaghe (opera veramente singulare, e stimata.) Morì circa il 1670. M. S.
                </p><p>Mario Capocaccia Anconitano lavorò tenerissimi ritratti di stucco dipinti, i quali furono sommamente graditi. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 253.
                </p><p><pb facs="00340" n="316"/>
Mario Nuzzi Romano, detto comunemente Mario dai Fiori, perchè in quelli da se siorì in grado superlativo: furono da Roma trasportati i suoi vasi, a le sue conchiglie fiorite per varie parti del Mondo: fu scritto al catalogo degli Accademici Romani l'anno 1657. e sopra li 50. morì nel 1672.
                </p><p>Mariotto Albertinelli Fiorentino, familiarissimo amico di Fra Bartolomeo di S. Marco, la di cui somiglianza net disegno, e nel dipinto riportò sì bene, che ne diede molte prove: era persona inquieta, ne poteva sentire dir male dell'opere sue, lasciò l'arte della pittura, ed aprì osteria, e procacciandosi i migliori vini, trovò modo di far dir bene di stesso: ma stuffandosi ancora di tal'arte vile, a persuasione degli amici, ritornò alla pittura. Lavorò in Firenze, in Viterbo, ed in Roma, dove dandosi in preda ad ogni piacere, infermatosi malamente, si fece condurre alla Patria, dove d'anni 45. morì, sepolto in S. Pietro Maggiore circa il 1520. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 49.
                </p><p>Mariotto di Francesco Mettidoro, con Raffaello di Biagio Metidoro, e con Andrea di Cosimo Rosselli tutti Pittori Fiorentini, lavorò sempre a compagnia con quelli sino alla morte, e spartì rispettivamente il guadagno in terzo. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 231.
                </p><p>Mariotto Orcagna Fiorentino nipote, e scolaro d'Andrea Orcagna, dipinse il Paradiso in S. Michele Bisdomini nella via dei Servi, ed una tavola della Nunziata. Vasari part. 1. fol. 105.
                </p><p>Marmita in Parma attese qualche tempo alla pittura, poi voltossi all'intaglio in pietre dure, e fu grande imitatore degli antichi: ebbe un figlio per nome Lodovico, al quale insegnò l'arte; questi intagliò figure in cristallo, lavorò camei, e per l'eccellenza dell'opere sue fu sommamente da tutti stimato. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 296.
                </p><p>Marot Intagliatore instancabile, diede alle stampe varj Libri di Palagi, d'Edificj, di Tempj, di Giardini, di Fonti, e di Storie. Sandrart fol. 375.
                </p><p>Martino Carlier Scultore di Piene, in Picardia, Professore nell'Accademia Reale di Parigi. M. S.
                </p><p>Martino di Carmois Signore di Laure, degno Mecenate della Pittura in Parigi. Il genio, che nudriva per la Pittura, e per la Scultura, lo rese d'una teorica singulare in queste due arti, nelle quali godeva il piacere di esercitarsi, per guadagnarsi stima maggiore presso i Dilettanti del suo tempo, e gl'impresse nell'idea il proteggere i Professori, e cavarli dalle oppressioni dei Sovraintendenti all'Arti; per vederli immuni nell'esercizio: quindi fatta constare la nobiltà della loro professione, e spalleggiato l'impegno di scuoterli dal giogo delle altre Arti mecaniche, e soggette ai pagamenti, impiegò tanto sapere, e credito, e mezzi, chè tirata la Pittura dallo stato languente, ove era tra i mistieri, la rimise nell'onore dell'Arti liberali. Unì i più celebri Pittori, e fattone un corpo di dodici, questi governavano gli altri, sotto la sua direzione. Fu lo stesso, che gettò i primi fondamenti della celebre Accademia di Pittura, la quale poi dalla mano re<pb facs="00341" n="317"/>gia fu stabilita in Parigi, ed ebbe luogo nel Reale Palagio, sostenuta con Ufiziali, e Professori, ed animata con annue pensioni, che ella distribuisce a chi bene operando, sà meritarle. Quì mi vedo in debito di dare notizia ai virtuosi Professori della Pittura, che un tal fatto seguì nelle Spagne al tempo di Filippo IV. dove protetta, e difesa l'Arte della Pittura da Sapientissimi Avvocati, meritò di essere liberata dalle pensioni, e pagamenti, coll'essere dichiarata Arte liberale, nobile, ed eminente. Parimenti in Genova al tempo di Gio: Batista Paggi famosissimo Pittore, ottenne da quel Savio Senato decreto favorevole per la libertà, ed indennità da ogni pensione, il che servì poi di norma a quel gran Principe dei Pittori <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs> in Anversa, di far risorgere la nobiltà della medesima, e finalmente in Bologna, mia Patria, dove l'Accademia Clementina dei Pittori, Scultori, ed Architetti, è stabilita per ordine di N. S. Papa Clemente XI. ottenne dall'Eccelso Senato tale privilegio, e favore.
                </p><p>Martìno di Clef, o Clivese fratello d'Enrico, e di Guglielmo d'Anversa, in scolaro di Francesco Floris, dipinse favole, finzioni, storie in grande, ed in piccolo. L'opere sue furono molto stimate dagli altri Pittori. Egidio, Giorgio, Niccolao, e Martino, che andò nell'Indie, furono tutti suoi figli, e bravi Pittori. Sandrart fol. 248.
                </p><p>Martino da Messina Scultore fu scolaro di Fra Gio: Angelo Montorsoli in Firenze, dove morì, e fu sepolto circa il 1560. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 75.
                </p><p>Martino de Secu Pittore di Romersiolaen tenne una bella maniera non molto finita, ma però sommamente lodata dal Vanmander, e dal Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 65. Fu bravo Intagliatore: vedi la marca M. &#x2720; S.
                </p><p>Martino de Vos d'Anversa ebbe i principj del disegno da Pietro suo Padre Pittore; non per anco uscito dalla puerizia girò il Mondo; stette in Roma, e fermossi in Venezia col Tentoretto, nella Scuola del quale fece gran profitto, massimamente nei ritratti, e nel componimenti storici; toccò sì bene di paesi, che molti n'introdusse nei quadri del Maestro. L'anno 1559. ritornò alla Patria; insegnò a Pietro suo fratello, ed a Guglielmo figlio del detto Pietro. Copioso, e grande Inventore fece molte pitture, e diede alle stampe quantità di capricci, e di storie intagliate da Gio: e da Raffaello Sadeler. Fu Uomo di grande statura; visse molti anni, e passò all'altra vita nel 1604. Sandrart. Ridolfi. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 83.
                </p><p>Martino Emskerken figlio d'un povero agricoltore nelle parti dell'Olanda, nacque l'anno 1498. Desioso del disegno, lo ricercò da Cornelio Arlemese, poi da Gio: Schorel, ed in fatti arrivò alla perfezione del Maestro, il quale per timore, che non oscurasse la di lui gloria lo cacciò dalla Scuola. Andò a Roma, dove disegnò, dipinse, ed intagliò. Ritornato alla Patria con più fondata maniera, fermossi 22. anni in Arleme, dopo i quali, nel 1574. morì, e fu sepolto nel Tempio Maggiore. Sandrart fol. 265.
                </p><p>Martino Falchemburg fratello di Luca Pittore Mechelinese, fu Pittore ar<pb facs="00342" n="318"/>tificioso, ed insigne: in Francfort fu molto adoperato da quei Primati: ivi morì nel 1636. Sandrart fol. 290.
                </p><p>Martino Freminet allievo di suo Padre mediocre Pittore Franzese, l'inviò in Italia, e si fermò sette anni in Roma, ed aderendo particolarmente alla gran maniera di Michelagnolo, quella sostenne, testimonio, con tanti altri, sia un solo, il vedere i belli quadri, che dipinse nella Cappella Reale di Fontanablò, cominciati sotto il Regno di Enrico IV. e terminati sotto Luigi XIII. da cui fu onorato coll'ordine di S. Michele. Morì nel 1619. d' anni 52. Depiles fol. 460.
                </p><p>Martino Rezi Scultore, oriondo da Lugano, si accasò in Genova, ivi le sue statue fecero bella, e gradita comparsa in pubblico. Simone il figlio, non meno del Padre si portò bene, ma giovine morì, e poco dopo lo seguì il Genitore in età virile. Soprani fol. 321.
                </p><p>Martino Rota copiò due volte il famoso Giudizio del Buonaroti, ed in grande, e piccolo lo diede alle stampe intagliato a bulino; come pure tagliò alcune opere di Raffaello, e di Federico Zuccheri. Baldinucci fol. 5.
                </p><p>Martino Tedesco nel chiaroscuro mostrò un gran possesso in Venezia condusse con tanta fierezza le battaglie, che non si può far di più; bastava non lasciargli mancare il vino, perchè quanto era più cotto, e riscaldato, tanto più lavorava con bravura. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 39.
                </p><p>Marzio di Colantonio Romano, nato da Padre Pittore di grotteschi, dal quale imparò il maneggio dei colori a fresco: diedesi poi in ultimo a far battaglie in piccolo, e furono così gradite, che il Card. di Savoja seco lo condusse in Piemonte, dove dopo lunga dimora, morì in fresca età nel Pontificato di Papa Paolo V. Baglioni fol. 165.
                </p><p>Masaccio da S. Gio: di Valdarno (Territorio Fiorentino.) Nacque l'anno 1417. fu scolaro di Masolino, e tanto l'imitò, che morto il Maestro, riassunse l'opere imperfette, terminandole con tutta perfezione. Fu il primo che facesse posare le figure, le quali per l'avanti stavano in punta di piedi; levò il tridume delle pieghe, facendole quadri, facili, e naturali: poco curossi della pulizia; vestiva dimesso, e però lo chiamavano Masaccio, in cambio di Tommaso. Dalle sue pitture nel Carmine di Firenze hanno imparato molti Pittori, e piacevano assai al Buonaroti. Nel fiorire dei 26. anni, morì non senza sospetto di veleno, e fu sepolto nel Carmine. Vasari par. 2. fol. 205.
                </p><p>Massimiliano Soldani Benzi Nobile Fiorentino, discendente per fildiritto dai Benzi da Figline, e da Lucolena, Signori Potenti, e Magnati della Città di Firenze, e del Contado, dove possederono più Castella, e Signorie, conforme è noto per le storie: essendo pervenuto all'età di 20. anni, mosso dal genio al disegno, vi fu applicato dai suoi Maggiori l'anno 1678. sotto Baldassare Franceschini, detto il Volterrano; dopo due anni dal G. D. Cosimo III. Regnante fu mandato a Roma a studiare sotto Ciro Ferri Pittore, ed Ercole Ferrata Scultore, ed ivi per quattro anni trattenutosi, fece<pb facs="00343" n="319"/>considerabilissimo profitto collo studio continuo dell'ottimo antico, e moderno, onde fece cinque roversci, ed il ritratto in medaglia per Cristina Regina di Svezia, il ritratto in medaglia del Pontefice Innocenzio XI. di alcuni Cardinali, e d'altri personaggi, e modellò d'invenzione cose varie. Mandato a Parigi dal suo Sovrano, per raffinarsi nello studio delle medaglie, ebbe l'onore di fare in medaglia di straordinaria grandezza il ritratto di Luigi XIV. come parimenti ritornato in Patria fece quelli del Gran Duca, della Gran Duchessa Vittoria della Rovere, e degli altri Principi, Personaggi, e Letterati. Per i suoi Principi parimenti fece opere varie d'oro, e di bronzo; per Principi oltramontani gruppi, bassi rilievi, e statue, e per tutto fece risonare glorioso il suo nome. Vive prosperamente in Patria stipendiato da S. A. R.
                </p><p>Maso Boscoli da Fiesole Scultore, e scolaro d'Andrea da Fiesole, l'anno 1522. lavorò in Firenze con Silvio Cosini in un sepolcro d' Antonio Strozzi, andò poi a Roma, e nei lavori di marmo fu assai adoperato. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 115.
                </p><p>Maso da Bologna Pittore eccellente negli anni 1404. Dipinse la Cupola vecchia della Cattedrale di S. Pietro, che poi l'anno 1570. fu fatta gettare a terra dal Card. Gabriello Paleotti Vescovo di Bologna, e rifatta di struttura, e di pitture più moderne, di mano di Cesare Aretusi, sul disegno di Gio: Batista Fiorini. Masini par. 1. fol. 108.
                </p><p>Maso Finiguerra vantò nome glorioso in Firenze nel la vorare di bulino, e fare di niello, nè mai si vide, chi in piccioli spazj introducesse tanto numero di figure, quanto fece egli, come si vede da certe Paci, in S. Gio: istoriate con la Passione di Gesu Cristo: fu competitore d'Antonio Pollajuolo. Vasari par. 1. fol. 371. Il Baldinucci nella vita d'Alberto Duro fol. 2. scrive, che fu il primo Inventore d'intagliare in rame, e questa bell'arte principiò circa il 1460.
                </p><p>Maso Mazzoli, detto Maso da S. Friano Pittore scolaro di Pietro Francesco di Giacomo di Sandro, nacque circa il 1536. in quadri minori, e maggiori, pubblici, e privati mostrò gran talento, come pure in alcune storie per la morte del Buonaroti, e per le nozze della Regina Giovanna. Vasari part. 3. lib. 2. fol. 280.
                </p><p>Masolino da Panicale scolaro di Lorenzo Ghiberti, poi dello Starnina, s'avanzò con tal sapere sopra gli altri Maestri, per la forza, per la grandezza, per la morbidezza, rilievo delle figure, arie bellissime di teste, e per la tenerezza, che da tutti era stimato uomo eccellente. Furono brevi i suoi giorni, cioè anni 37. e fioriva in Roma nel 1440. dove per indisposizione d'aria non potendo risanare, convennegli perdere la vita. Vasari par. 2. fol. 196.
                </p><p>Massimo Stanzioni Napolitano Pittore d'alto grido, le di cui opere meritorono entrare nella Cappella del Tesoro, che è nella Cattedrale di Napoli, dove lavorò a competenza dello Spagnoletto, del Domenichino, e del<pb facs="00344" n="320"/>Lanfranchi, che sopra grandissime lamine di rame dipinsero quel Sacro luogo: la sua maniera fu morbida, e simile a quella di Guido Reni, benchè mai l'avesse veduto; tanta era la venerazione, che aveva di sì grand' uomo, che soleva chiamare beati quegli Scolari, che l'avevano avuto per Maestro. Morì Cavaliero d'onore. Girupeno fol. 72.
                </p><p>Matteo Borboni Bolognese scolaro di Gabriello Ferrantini, e dei Fellini; riuscì fondatissimo Pittore frescante di quadratura, e figurista: passò in Avignone, ed in altre Città di Francia al servigio di Principi diversi. Fioriva nel 1644. Masini fol. 633.
                </p><p>Matteo Brilli d'Anversa fratello di Paolo, amendue famosi paesisti, che nell' invenzione, nel componimento, nelle prospettive, nelle degradazioni, nelle lontananze, nelle introduzioni di fiumi, d'anticaglie, di ruine, dirupi, strade, boschereccie, ponti, figure, e d'animali, portarono in Italia un bel modo di pignere paesi, i quali ridussero poi a miglior forma con i fondamenti Tizianeschi, e Carracceschi. Matteo dunque fratello maggiore s'introdusse nelle Gallerie, e nelle Logge Vaticane, al servigio di Papa Gregorio XIII. ma durò poco la sua fortuna, perchè la morte fermò il corso ai suoi pennelli nel 1584. e trigesimo quarto di sua vita. Baldinucci par. 2. sec. fol. 186.
                </p><p>Matteo Civitali Scultore Lucchese (detto dal Vasari Matteo Lucchese) si può dire, che fusse un miracolo dell'arte, se avendo sino all'età di 40. anni esercitato la professione del barbiere, cambiate le lancette, ed i rasoi in scarpelli, e mazze nella scuola di Giaconio della Quercia Scultore Sanese, tanto s'avanzò, che rese loquaci i marmi a parlare della sua perfezione; ridusse a bel finimento, e tenerezza l'Adamo, ed Eva, i SS. Zaccaria, Elisabetta, ed altri due Profeti, che adornano la Cappella di S. Gio: nella Cattedrale di Genova. In Lucca le statue all'Altare di S. Regolo; il Tempietto ottangolare di marmo, per riporvi il Santissimo Crocefisso, lavorato per mano del buon Nicodemo; il S. Sebastiano, e le figure interiori, ed esteriori in S. Michele, sono gloriose memorie di questo celebre Virtuoso, che superò ogn'altro Scultore dei suoi tempi, e può dirsi pareggiasse il Buonaroti, benchè fiorisse nel 1444. Soprani fol. 265.
                </p><p>Matteo Cock fratello di Girolamo d'Anversa, amendue paesisti: il primo colà introdusse qualche miglioramento di paesare riportato dall'Italia, ma però con finimento, e leccatura Fiamminga: il secondo abbandonando la pittura, e l'intaglio, si diede alla mercatura dei quadri, dai quali ritrasse ricchi guadagni. Fiorirono nel 1555. Baldinucci par. 2. fec. 4. fol. 72.
                </p><p>Matteo da Leccio cercò d'imitare il Salvieti, ed il Buonaroti; dipinse nella Cappella di Papa Sisto IV. in Vaticano la storia di S. Antonio in mezzo alli demonj, in diverse attitudini, che è opera terribile. Vago di girare il Mondo, vide le Spagne, l'Olanda, e Malta; finalmente viaggiò per l'Indie, e là acquistò molte ricchezze, ma troppo avido di riportare tesori alla patria, tanto s'affaticò, che ivi morì. Baglioni fol. 31.
                </p><p><pb facs="00345" n="321"/>
Matteo del Nassaro Veronese Sonatore, e Musico di buon grido, imparò intagliare pietre preziose da Niccolò Avanzi, e da Galleazzo Mondella. In un pezzo di diaspro verde, macchiato di rosso, intagliò Cristo deposto dalla Croce con tanta diligenza, che fece riuscire le piaghe in quelle parti del diaspro, che erano macchiate di sangue, e fu opera rarissima. Andò in Francia, e da Francesco I. ritrovò grazia, e provvisione uguale alla sua grande virtù: fu Uomo liberale, e generoso, e più tosto donava le manifatture, che lasciarle per vile prezzo, che però formato bellissimo cameo per certo Barone, che intendeva pagarlo con poco danaro, lo pregò, e scongiurò più d'una volta a prenderselo in dono, ma quello instando di volerlo soddisfare, armato d'un modesto sdegna, diede di mano ad un martello, e l'infranse. Disegnò quantità d'Arazzi, e d'ordine Regio assistette alle fatture in Fiandra. Rivide la Patria, poi ritornò alla Corte, e fu fatto Maestro dei cunj della Zecca. Fiorì con buona scuola, edopo la morte del Re, che seguì l'anno 1547. anch'esso morì in Francia. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 294.
                </p><p>Matteo da Siena pratico paesista, e prospettivista, ajutò diversi Pittori in Vaticano, e nelle Chiese di Roma; introdusse nei loro dipinti, paesi, vedute, e prospettive: fu Uomo stimato dai Pittori, per la rarità della sua virtù, e della nobile conversazione. Roma pianse la di lui morte, seguita nell'undecimo lustro del 1588. e ne fece memorabile Deposito. Baglioni fol. 44.
                </p><p>Matteo Gondolach Casselese. Guidato dal genio a Praga, entrò nell'Accademia di quei rinomati Pittori, e per la vivacità del suo ingegno, e spirito nell'inventare, guadagnò luogo primiero fra quei Virtuosi. Assunto al servigio di Cesare, godette molti vantaggi, e grazie nella Corte Imperiale, dove seguì la sua morte l'anno 1651. Sandrart fol. 317.
                </p><p>Matteo Greuter d'Argentina abitò in Lione, ed in Avignone, pigliò la strada di Roma, e facendosi conoscere per uno spirito sublime nell'intagliare in rame con prestezza, concluse alquanti rami di conclusioni per i Collegj; intagliò carte geografiche, dilettossi di matematica, e finì la vita nel 1638. negli anni 72. Fu erede della virtù paterna Gio: Federico. Baglioni fol. 399.
                </p><p>Matteo Grunevald, detto comunemente Matteo d'Ascaffemburgh, che fu la sua Patria; viveva nei tempi d'Alberto Duro, e fioriva nel 1510 nella pittura, e nell'intaglio con metodo Dureriano; molti dei suoi rami rendonsi difficilia conoscere diversi da quelli di Alberto. Sandrart fol. 225.
                </p><p>Matteo Jacopi di Casentino, stimato fratello di Jacopo da Pratovecchio, fu annoverato fra gli Accademici Pittori Fiorentini l'anno 1373. Baldinucci sec. 2. fol. 43.
                </p><p>Matteo Inglese di nazione, Pittore Regio per fare ritratti, ed altre cose, fu molto stimato, fu impiegato ai Gobellini. Morì nel 1674. Filibien par. 4. fol. 218.
                </p><p><pb facs="00346" n="322"/>
Matteo Ingoli, detto Ravennate, arrivò in Venezia fanciullo, e fu accolto da Luigi Benfatto, che gli fu Maestro nella pittura, dopo la morte di lui, seguì la maniera del Palma giovine, e studiò l'architettura, sichè in Venezia, e nelle circonvicine Città dipinse sino alli 44. anni, e mancò nel contagio del 1631. Ridolfi par. 2. fol. 252.
                </p><p>Matteo Lappoli Aretino scolaro di D. Bartolomeo Abate di S. Clemente, miniatore, e Pittore: poche Chiese sono in Arezzo, entro le quali non vi sia qualche memoria dei suoi pennelli, come narra il Vasari par. 3. fol. 355.
                </p><p>Matteo Meriani nato di Padre Senatore in Barberia l'anno 1593. Educato nelle belle lettere, imparò il disegno da Teodoro Mayr; nell'intagliare rami ebbe una mano tanto spedita, ed un'ingegno cotanto elevato, che vedonsi Libri interi da lui effigiati, oltre tanti altri per diversi Intagliatori disegnati, che però meritamente fu dichiarato il Lume degli Artefici Germani: visse 58. anni; fu sepolto nel Cimiterio di S. Pietro in Francfort. Matteo Meriani il giovine gli fu figlio; nacque in Francfort l'anno 1621. fu educato nelle lettere, e nel disegno dal Padre, sortì i progressi della pittura fotto Giovachino Sandrart, e variando diverse Città, con buona fortuna, e singulari onori, gran Pittore per tutto comparve. Sandrart fol. 320. e 358.
                </p><p>Matteo Perez d'Alissio nelle Spagne fu grande Disegnatore, Intagliatore, e Pittore, egli fu in Roma; e seguì la maniera di Michelagnolo Buonaroti. Lavorò a S. Cristofano di Sivilia un'opera a fresco più grande, che mai si sia veduta, basta il dire, che la polpa delle gambe delle figure è due palmi di larghezza. Butron fol. 121.
                </p><p>Matteo Piccioni Marchigiano è scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1655.
                </p><p>Matteo Ponzoni Veneziano scolaro di Sandro Peranda, vantò dalla natura nobilissimi tratti, e sublimi talenti nella pittura, come dalle sue opere nella Chiesa dei Padri Crociferi, ed in S. Maria Maggiore di Venezia. Ridolfi par. 2. fol. 281.
                </p><p>Matteo Rosselli nato in Firenze l'anno 1578. Imparò il disegno da Gregorio Pagani, poi andò col Passignano a Roma, ove studiò l'opere di Raffaello, e di Polidoro; ritornato alla Patria, finì molte opere rimaste imperfette per la morte del Pagani: sebbene non diede un certo scioglimento, e risoluzione bizzarra alle sue figure, ebbe però una maniera vaga, bell'arie di teste, buona invenzione, accordo singulare, esatto disegno, ottimo modo nell'insegnare, accompagnato dall'amore, e dalla carità verso i suoi scolari; qualità tutte, che lo fecero comparire a fresco, ed a olio con istorie copiose, e quadri innumerabili. Fu Uomo religioso, caritatevole, e sincero; morì l'anno 1650. sepolto nella Chiesa di S. Marco. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 399.
                </p><p>Matteo Santacroce fratello di Scipione, di Luca, di Giulio, e d'Agostino<pb facs="00347" n="323"/>Scultori Genovesi, detti i Pippi, perchè figli, e scolari di Filippo, detto Pippo, come s'è parlato a suo luogo. Matteo dunque sopra gli altri fratelli s'avanzò con l'erudizione, e con la natura quieta. Giulio fu cervello bisbetico, che in pena d'avere tagliato una mano ad un suo avversario, e gettata nella marina, fu condannato alla galea, ma per l'eccellenza dell' arte, liberato da quella, convennegli impiegarsi nei lavori della Sala del Gran Consiglio. Luca, ed Agostino, con quiete attese all'arte. Francesco fu figlio di Luca; modellò, e scolpì in grande. Gio: Batista ebbe per Padre, e Maestro Matteo, lavorò in legno, ed in avorio bellissime figure: vedi Filippo Santacroce. Soprani fol. 196.
                </p><p>Matteo Stom, o Stomma figlio di Matteo Pittore Olandese; abbandonato bambino dal Padre, e cresciuto in età, imparò il disegno da Orlandino Olandese Pittore di paesi, e di battaglie; sichè anch'esso applicato alla maniera del Maestro, lavorò sempre con gloria dell'arte: d'anni 53. divenne cieco, e di 59. morì nel 1702. in Verona. M. S.
                </p><p>Mattia Fuessli Tigurino scolaro di Gottardo Ringhi, imparò da se col copiare ogni sorta di disegni, e di stampe, dimorò in Venezia, e nelle battaglie, nelle tempeste, e negl'incendj notturni vantò nome singulare. Sandrart fol. 282.
                </p><p>Mattia Kager nativo di Monaco, Pittore, ed Architetto; con la sua virtù si guadagnò il Senatorato d'Augusta: gode quella Città bellissime piante d' edificj, e di pitture dalla sua mano formate, vivea l'anno 1566. Sandrart fol. 317.
                </p><p>Mattia Preti da Taverna in Calabria, comunemente detto il Cav. Calabrese, è stimato scolaro del Lanfranchi, e trovasi scritto al Catalogo dei Professori del disegno in Roma l'anno 1657. Napoli, e Roma furono i due poli principali, dove girò la sua fortuna; Chiamato dal gran Mastro a Malta dipinse nella Chiesa della Nazione Italiana, e per altre opere insigni meritò d'essere fatto Cav. Gerosolimitano, e decorato con la Commenda di Siracusa, come si deduce dal libro dedicatogli in Napoli, intitolato: Lettere memorabili istoriche, e politiche d'Antonio Bulifona.
                </p><p>Mattiuccio Saluci Pittore Perugino insigne in fare grotteschi; fioriva nel secolo passato. Morelli fol. 175.
                </p><p>Maturino Fiorentino scolaro di Raffaello d'Urbino: nel tempo, che in compagnia d'altri condiscepoli lavorava in Vaticano, tanto s'affezionò a Polidoro da Caravaggio povero Muratore, che servendogli di Maestro lo ridusse a tale stato di perfezione, che gli girò perpetua compagnia sino alla morte; ed in fatti lavorarono insieme senza distinzione, o suggezione, terminando l'uno, o correggendo, o disegnando le cose dell'altro: nei chiariscuri, nell'anticaglie, nei vasi, nell'urne, e nelle storie, incomparabilmente con bizzarra invenzione dipinte, si vede in Roma a qual'eccellenza giunsero. Il sacco di Borbone, seguitò l'anno 1527. sciolse i due amici, fuggendo Polidoro a Napoli, e Maturino, dai patiti disa<pb facs="00348" n="324"/>gi, morì in Roma, sepolto in S. Eustachio: vedi Polidoro. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 262.
                </p><p>Mauro Oddi Parmiggiano, inviato a Roma dalla Serenissima Duchessa Maria di Parma, per apprendere la pittura fotto Pietro da Cartona, dopo sei anni di studio, fu chiamato a Parma, per dipignere l'Appartamento Ducale in Colorni, come eseguì in poco tempo, e con gran diligenza; dal che s'acquistò l'onore di Pittore, e d'Architetto di Corte. Lavorò a olio, a fresco, col bulino, ed all'acqua forte. Parma, Piacenza, e Modona fanno pubblica mostra dei suoi dipinti. In tre anni disegnò due mila Medaglie di quelle della Galleria Ducale di Parma. Scrisse due Libri delle regole dell'Architettura, e sperava darli alle stampe, ma la morte nell'anno 1702. essendo entrato nel 63. di sua età, levollo dal Mondo, e lasciò due figli Pittori. M. S.
                </p><p>Meganio di Brabanzia franco nel dipignere a fresco in grande, ed in piccolo con bellissime forme di paesi, incontrò grandi onori nella Città di Vienna. Sandrart fol. 385.
                </p><p>Melchiore Bertel Scultore di Sassonia, in Patria in Roma, ed in Venezia superò molti concorrenti nelle pubbliche statue, e pure godette sempre poca fortuna, anzi per dolore di vedersi cotanto sfortunato, morì in Dresda l'anno 1674. Sandrart fol. 378.
                </p><p>Melchiore Caffà Maltese Scultore scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1662. dove morì lavorando il S. Tomaso in S. Agostino, che poi fu finito da Ercole Ferrata. Ab. Titi fol. 373.
                </p><p>Melchiore Gilardino Milanese scolaro, genero, ed erede del bello studio di Gio: Batista Crespi, detto il Gerano: compì molte opere lasciate imperfette per la morte del Maestro, e comparve nelle Chiese con altre di sua invenzione, che meritano lode, perchè in quelle si vede il gusto, e la maniera del Maestro. Ebbe tanto genio alle cose del Callot, che molte battaglie, e storie su quel gusto, diede alle stampe all'acqua forte; morì l'anno 1675., e lasciò un figlio, che dipigne bene di battaglie, e di figure. M. S.
                </p><p>Melchiore Kusel d'Augusta Intagliatore di bulino, e d'acquaforte: si vede un Libro della Passione di Gesu Cristo inventato da Guglielmo Baur, altri Libri d'orti, di fonti, di porti di mare, un Pastorfido, ed un'Ovidio dalla sua mano mirabilmente intagliati. Matteo il fratello anch'esso attese al bulino, e nella Corte Cesarea, e Bavarica si fece grande onore. Sandrart fol. 365.
                </p><p>Melo Flameur Franzese trovò la maniera di manipolare i metalli, ed i Marmi più preziosi alla somiglianza dei veri.
                </p><p>Melozzo da Forlì (per errore da qualche Autore stimato lo stesso, che Benozzo Fiorentino) cercò costui nei secoli passati l'arte del dipignere dalli più rari Maestri, e benchè nato in buona fortuna, poco stimò il servire a suoi Maestri in qualità di famiglio, e di macinatore dei colori, per giu<pb facs="00349" n="325"/>gnere all'acquisto della pregiata virtù della pittura, come in fatti sortì, in particolare nelle bizzarrie dei scorci, come nella Tribuna dei SS. Appostoli di Roma, che è una maraviglia il vederli, come chiaramente li descrive lo Scanelli fol. 121.
                </p><p>Menechino antico Statuario Scrittore dell'arte della Scultura, e riferito dal Lomazzo, per celebre Artefice. Menechino fu anco chiamato Domenico Zampieri, detto il Dominichino.
                </p><p>Michelagnolo Anselmi Sanese, detto Parmigiano, per la lunga dimora in quella Città; lavorò nella Steccata di Parma la Coronazione di M. V. col cartone, e col disegno di Giulio Romano, facendovi altre opere di propria invenzione. Fioriva circa il 1545. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 12.
                </p><p>Michelagnolo Bertolotto Genovese figlio, e scolaro di Filippo ritrattista; si fece onore nella paterna virtù, e viveva nel 1674. Soprani fol. 90.
                </p><p>Michelagnolo Buonaroti Fiorentino sortì i natali l'anno 1474. Imparò il disegno, ed il dipinto da Domenico Ghirlandajo, e ben presto superollo; la Scultura da Bertoldo, ed in poco tempo lo fece stupire, l'architettura da se. Chi vede il famoso Moisè scolpito nel sepolcro di Papa Giulio II. in S. Pietro in Vincoli, il terribile Giudizio universale dipinto nella Cappella di Sisto IV. in Vaticano; l'architettura riformata in S. Pietro di Roma, con ragione dirà nell'Architettura, nella Pittura, e nella Scultura essere stato prodotto dalla natura per un miracolo del Mondo. Fu amato dalli Pontefici Giulio II. Leone X. Clemente VII. Paolo III. (che l'andò a visitare alla propria cala) da Giulio III. da Paolo IV. e da Pio IV. Fu ricercato con premurose instanzie da Solimano Imperadore dei Turchi, da Francesco I. Re di Francia, da Carlo V., dalla Repubblica Veneta, e da altri Potentati. Fu onorato, e stimato dalla Casa Serenissima dei Medici, e tutti i sopradetti Monarchi l'impiegarono in opere diverse. Di natura liberalissimo, amico dei poveri, timorato di Dio, arguto, sentenzioso, professore di poesia, dilettante di belle lettere, e senza moglie, formato il suo testamento di questi soli tre sentimenti: L'Anima a Dio, il Corpo alla terra, la roba ai Parenti; morì in Roma l'anno 1564. depositato in SS. Apostoli, e poco dopo trasportato a Firenze in S. Lorenzo, dov' ebbe gloriosissime esequie, poi fu sepolto in S. Croce. Borghini, Sandrart. Vasari part. 3. lib. 2. fol. 134. Vedi Parrasio nella Prima Parte di questo Libro.
                </p><p>Michelagnolo Cerquozzi Romano, detto dalle Battaglie, stantechè in quelle fiorì al pari del suo maestro Vincenzio, detto il Mozzo d'Anversa, perchè aveva solo la mano sinistra con la quale dipigneva: fu ascritto al catalogo dei Romani Pittori l'anno 1650. Sandrart fol. 190.
                </p><p>Michelagnolo da Caravaggio di casa Amerighi (o come vuole il Baldinucci, di Casa Morigi.) Passò per molte scuole, e finalmente fermossi in quella del Cavalier d'Arpino in Roma; provò per lungo tempo infelicità diverse sino a ridursi mendico: girò poi la ruota della fortuna, e fu accolto in<pb facs="00350" n="326"/>Corte dal Cardinal Delmonte, il quale sommamente si compiaceva dei di lui dipinti, e l'introdusse a dipignere in publico con quel gran tignere di macchia, e furbesco, che non lasciava trovare conto del buon contorno: fu Uomo brigoso, la pigliò quasi con tutti i Pittori, in particolare con Guido Reni, tutto opposto al di lui dipinto. Uccise un suo rivale, e fuggì bandito da Roma a Napoli, poi a Malta, dove fu creato Cav. di grazia dal Gran Mastro, per il ritratto fattogli: ivi ebbe nuovi dispareri, onde affrontato un Cav. di Giustizia, fu posto in prigione, ma di notte tempo, scalati i muri, andò in Sicilia, poi a Napoli, dove in seguito dall' offeso Avversario, fu sì malamente ferito, e segnato nel viso, che disperando la vendetta, supplicò il Cardinal Gonzaga impetrargli la grazia da Papa Paolo V. per ritornarsene a Roma. Imbarcatosi dunque, arrivato alle spiagge Romane, fu per errore carcerato; dopo due giorni posto in libertà, non ritrovando più la Feluca, ne i suoi arnesi, si diede infuriato, e come disperato ad un violente cammino, sulla costa del mare sotto la sferza del Sole in lione, perlochè assalito da febbre maligna, in pochi giorni malamente morì in età d'anni 40. nel 1609. Baglioni fol. 136. Baldinucci par. 3. see. 4. fol. 274.
                </p><p>Michelagnolo Ovasse Parigino figlio di Renè Direttore dell'Accademia Reale di Francia in Roma, ivi fu con suo Padre, ed al ritorno fu ricevuto nell'Accademia di Parigi, e scelto dal Re di Spagna per essere suo primario Pittore passò a Madrid, ove dimora. M. S.
                </p><p>Michelagnolo Ricciolini ha dipinto la Volta della Cappella dei Capizucchi in S. Maria in Campitelli: in S. Lorenzo in piscibus di Roma vi sono tre opere di sua mano, riferite dall'Ab. Tit. fol. 21.
                </p><p>Michelagnolo Sanese Scultore, consumati gli anni migliori di sua gioventù in Schiavonia, con altri eccellenti Maestri, si ridusse a Roma, e da Baldassare Peruzzi, con suo disegno fu posto in opera l'anno 1524. a fabbricare il sepolcro di Papa Adriano VI. in Vaticano, dopo il qual lavoro morì circa gli anni 50. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 183.
                </p><p>Michele Alberti da Borgo S. Sepolcro scolaro di Daniello da Volterra, di pinse nella Chiesa della Santissima Trinità dei Monti di Roma la Strage degl'Innocenti. Ab. Titi fol. 343.
                </p><p>Michele Anguier Scultore, detto il Giovine, nacque l'anno 1614. in una Città di Picardia: nell'età di 15 anni si portò a Parigi sotto Simone Guillain; passò indi a Roma, e fu assiduo nella scuola dl Alessandro Algardi, per lo spaziodi molti anni, e fece opere molte, tra le quali un basso rilievo di stucco per S. Gio: in Laterano, e per S. Pietro un'altro. Ritornato a Parigi si unì con Francesco suo fratello, e fecero molte belle operazioni: quelle, che fece particolarmente, furono per M. Fochet nei suoi luoghi di delizie, e per la Regina Anna d'Austria nella Chiesa di Valdigrazia; Per tali opere acquistato molto d'onore, fu dichiarato Rettore dell' Accademia. Compose quattordici differenti discorsi sopra la Scultura,<pb facs="00351" n="327"/>per le Conferenze Accademiche; finì gran numero di lavori sacri per la Chiesa della Sorbona; finalmente nel giorno 11. di Luglio 1686. terminò il suo vivere. M. S.
                </p><p>Michelarcangelo Palloni Fiorentino discepolo di Baldassar Franceschini nacque nel 1637. Riuscì spiritoso Pittore, dopo avere dato prove del suo sapere in Patria, andò in Polonia, poi in Lituania, dove morì nel principio di questo secolo. M. S.
                </p><p>Michel'Asino Parigino sapientissimo Intagliatore in rame; di sua mano si vede alle stampe un Libro con tutti i principj del disegno, per imparare l'arte della pittura. Sandrart fol. 378.
                </p><p>Michele Barroso Spagnolo: nei tempi, che Pellegrino Tibaldo lavorava nell'Escuriale, dipinse nel Chiostro dell'Ascensione del Signore, la Venuta dello Spirito Santo, due Apparizioni di Gesu Cristo ai suoi Discepoli, con altre operazioni, in belli scomparti ben colorite, e di buon disegno. Mazzolari fol. 55.
                </p><p>Michele Boyer nato a Puy in Velay Pittore abilissimo nell'Architettura, e nella Prospettiva: E' pensionario del Re, e professore della Reale Accademia di Parigi, alla quale fu aggregato il giorno 30. Aprile 1701. M. S.
                </p><p>Michele Cocxiè Mechelinese nato l'anno 1497. Fu scolaro di Bernardo da Brusselles; superati i suoi compagni, venne in pubblico con istima, e con onore in Roma: ritornato alla Patria, con facilità, con grazia, con amenità, e con invenzione, dipigneva con sommo piacere dei Dilettanti: visse anni 95. e morì in Anversa. Sandrart fol. 262.
                </p><p>Michele Conrado nella Corte di Brandeburgo Pittore primario, fu da tutti acclamato per la forte costanza del suo colore. Sandrart fol. 384.
                </p><p>Michele Corneli allievo di Simon Vovet, alla maniera del quale restò molto attaccato, fu degli Anziani nell'Accademia Reale di Parigi, e morì Rettore di quella nel 1664. in età d'anni 61. veggonsi opere sue nella Chiesa dei PP. Gesuiti strada di S. Antonio, e in altri più luoghi sono suoi dipinti. Con i disegni di lui furono esequiti molti Arazzi. Filibien par. 4. fol. 143.
                </p><p>Michele Cortellini: vedi Girolamo Cortellini.
                </p><p>Michele Cusino Fiammingo imitatore d'Andrea del Sarto, dipinse nella Chiesa d'Escuriale di Spagna. Mozzolari fol. 237.
                </p><p>Michele da Castello, o da Città di Castello, come vuole l'Ab. Titi: vedi Francesco da Castello suo Padre.
                </p><p>Michele de la Perdrix Scultore nato a Parigi.
                </p><p>Michele Dorignì da S. Quintino in Picardia, Genero, e discepolo di Simone Vovet, dipinse negli appartamenti del Castello di Vincenes, ed ha molto intagliato dai quadri di suo Socero: esercitò la carica di Professore nell' Accademia Reale, e morì di 48. anni, e mesi sei nel 1665. Filibien par. 4. fol. 143.
                </p><p>Michele Heer Norimbergese, con profonda invenzione diede sempre saggio del suo alto sapere nelle storie da lui dipinte. Sandrart fol. 336.
                </p><p><pb facs="00352" n="328"/>
Michele di Matteo da Bologna, dal Malvasia par. 1. fol. 32. creduto lo stesso che Michele Lambertini, citato dal Masini fol. 634. Fu scolaro di Lippo Dalmasio: sopra la porta del Refettorio dei PP. Carmalitani di S. Martino di Bologna conservasi una tavola dipinta in varj spartimenti, segnata col nome Michel Mattei P. anno 1469. questa servì all'Altare dei Signori Aringhieri, sino all'anno 1660. nel qual tempo fu levata, e postavi la tavola di S. Maria Maddalena dei Pazzi, dipinta da Cesare Gennari, nipote del Guercino.
                </p><p>Michele di Ridolfo Ghirlandajo Fiorentino, così detto, perchè di lui scolaro, ajutò il Maestro, il Vasari, ed altri Pittori: da se portavasi molto bene: era uomo divoto, affabile, e amorevole con i scolari; molestato dalla podagra, morì d'anni 75. sepolto in S. Maria Novella. Vasari, Borghini fol. 491.
                </p><p>Michele Desublèo uno dei bravi scolari di Guido Reni in Bologna.
                </p><p>Michele Fiammingo d'Anversa, allievo di <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs>, ed in Genova scolaro di Gio: Andrea Ferrari, poi compagno di Cornelio Vael; da questi tre Maestri riportò un bel composto di tignere: fece lavori di qualche considerazione, e nei ritratti ebbe singulare maniera simile a quella di Vandych. Si partì da Genova, e viaggiò verso le Spagne, dove operò con gran vigore, e dopo aver fatta conoscere la sua grande virtù, assalito da febbre maligna, passò all'altra vita. Soprani fol. 329. Il Padre Morelli fol. 175. nomina un' altro Michel Fiammingo della Compagnia di Gesù Pittore, che fiorì circa il fine del secolo 1500. e dipinse la tavola della Circoncisione di Gesu Cristo all'Altare Maggiore del Gesu di Perugia.
                </p><p>Michele Janson Mireveld Pittore di Delfo, nato l'anno 1568. da padre Orefice; fu nelle scuole di belle lettere un portento della natura, se in età d' otto anni era franco nella lingua latina: addestrato dal Padre al disegno, d'anni 12. intagliò una Samaritana, ed una Giuditta, quasi sul metodo di Blockland, di cui fecesi scolaro pareggiandolo in tal maniera coi pennelli, che non si distinguono le fatture dello scolaro, da quelle del Maestro. Nei ritratti fu la sua mano un fulmine, onde raccontasi, che ne di pignesse dieci mila. Visse 90. anni, e fu sepolto con onore, e con lapide gloriosa. Sandrart fol. 295. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 230.
                </p><p>Michele Leblon di Francfort, dotato dalla natura di sublime ingegno, non solo nei lavori d'oro, ed'argento, nei pregiatissimi intagli, ma facondo Oratore; servì la Corona di Svezia in qualità d'Ambasciadore a Carlo Stuardo Re della Gran Bretagna, ed altri Monarchi, l'amore, e la grazia dei quali conciliossi in tal guisa, che ogn'uno ambiva averlo vicino. Morì in Amsterdam nel 1656. e fu sepolto con regie esequie. Sandrart fol. 356.
                </p><p>Michele Maglia Borgognone Scultore, detto Monsù Michel in Roma, dove ha lavorato di stucco, e di marmo sulle regole d'Ercole Ferrata suo Maestro; stà scritto fra gli Accademici Romani nel 1678. Ab. Titi fol. 139.
                </p><p><pb facs="00353" n="329"/>
Michele Maini Scultore da Fiesoli, fece il S. Sebastiano di marmo tanto stimato nella Minerva di Roma. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 114.
                </p><p>Michele Mauvier di Bles, professore dell'Accademia Reale, e Scultore.
                </p><p>Michele Natali figlio d'un cuniatore della Zecca di Lodi, attese al disegno sotto un certo Malerio celebre maestro d'Anversa, e seguì l'eleganza di quello nell'intagliare in piccolo; in Roma aggrandi la maniera: accolto nel Palagio Giustiniano, disegnò gran parte delle statue di quella famosa Galleria, ed in un Libro di 150. fogli furono intagliate da Cornelio Bloemart, da Teodoro Mattamio, da Regnero Persinio, e dal suddetto Natali. Ritornò alla Patria ben veduto da quei primati. Invitato alla Corte di Francia, visse molto tempo in quella con grande onore. Sandrart fol. 360.
                </p><p>Michele Neydlinger Norimberghese lasciò di se gran lode nei dipinti nel Monistero di S. Anna, e nel Soccorso di Venezia. Sandrart fol. 400.
                </p><p>Michele Rita Pittore Inglese notato nel catalogo degli Accademici di Roma nell'anno 1648.
                </p><p>Michele Santi Bolognese fioriva nel 1660. Dipinse nella Città di Bologna, e nei suoi contorni varie tavole, descritte dal Masini fol. 634.
                </p><p>Michele Vilman nato in Prussia l'anno 1630. fu figlio, e scolaro di Pietro. con l'insegnamenti del quale, in età di 20. anni, a olio, ed a fresco superò i maestri dei suoi paesi. Andò in Olanda, in Polonia, ed in Germania, e da tutti furono ricercate le sue fatture, per adornare Gallerie. Anna Elisabetta sua figlia, assuefatta da bambina al disegno, fiorì anch'essa glorio sa. Sandrart fol. 393.
                </p><p>Michele Volgemut uno dei più celebri Pittori, ed Intagliatori, che vantasse la sua Patria di Norimberga, dove l'edacità del tempo, benchè abbia consumate l'opere sue, non ha però cancellato quel gran nome, che sempre vantò, nè la gloria d'essere stato maestro d'Alberto Duro. Sandrare fol. 206.
                </p><p>Michelino Pittore Milanese replicatamente è citato dal Lomazzo, per singulare maestro.
                </p><p>Michelozzo Michelozzi Scultore, Architetto Fiorentino, scolaro, e compagno di Donatello, con disegno di questo Valentuomo si videro in Firenze inalzati Palagi, Monisteri, Chiese, e Fontane, giungendo le piante delle sue fabbriche, per eseguirle, sino a Gerusalemme. Arricchì di statue, e di marmi Gallerie, Piazze, e Sepolcri, guidò l'acque dei pozzi, a forza di tubi, sino alla cima dei Palagi, e dei teatri, tutte operazioni, per le quali dai Cittadini fu universalmente amato, e stimato. Fiorì circa il 1460. morì d'anni 68. e fu sepolto in S. Marco. Vasari par. 2. fol. 245.
                </p><p>Milani Gioseffo Maria, e Francesco fratelli Pisani, il primo nato l'anno 1678. il secondo 1680. Ebbero i principj del disegno da Gio: Cammillo Gabrielli scolaro di Pietro da Cortona sino agli anni 16. restati senza maestro proccurorono da loro medesimi di studiare la prospettiva: disegnarono<pb facs="00354" n="330"/>dunque molte fabbriche antiche, e moderne della loro Città di Pisa, principalmente quelle del Duomo, di Campo Santo, della Chiesa di S. Gio: con gli ordini architettonici esteriori, e con gli Altari, loro pitture, e spaccati interiori, le belle porte di bronzo figurate, ed il famoso Campanile, i quali disegni furono tutti intagliati da diversi Autori, per servire al famoso Libro in foglio intitolato: The saurum Basilicae Pisanae, che diede alle Stampe di Roma l'eruditissimo Sig. Canonico Gioseffo Martinio. Dopo tali manifatture si accinsero a dipingere di quadratura, e di figure a fresco, ed a olio in luoghi diversi. In tempo, che l'Autore del presente Libro predicava la Quaresima dell'anno 1711. in Pisa, fu introdotto nella Casa del gentilissimo Sig. Priore Orazio Felice della Seta Gaetani, singulare amatore delle belle Arti, dalla somma generosità del quale ricevette in dono i sei Libri spettanti alla Pittura del Filibien, ed osservò le volte di tre stanze, e la tavola della Cappella dimestica dipinte dai Milani, ed altre opere in luoghi diversi, le quali erano ben' intese, e colorite di buon gusto; così hanno fatto ancora in Firenze, per servigio di molti Signori; ma l'opera più rimarcabile, sì per l'inganno della prospettiva, che per le figure, è quella, che si ammira nella Chiesa, tutta restaurata dal loro disegno, delle RR. Monache di S. Matteo in Pisa, dove con grande unione, e concordia vivono questi degni Pittoni. M. S.
                </p><p>Minerva Angusciola Cremonese, una delle quattro sorelle della famosa Sofonisba Pittrice; in pittura, ma più in lettere latine, e volgari si fece conoscere per eccellente; in tenera età fu segregata dal numero dei viventi. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 164.
                </p><p>Mino da Fiesole Scultore, ed allievo di Desiderio da Settignano, che teneramente l'amò, e gl'insegnò tutte le difficultà dell' arte; morto Desiderio, inconsolabile, e quasi disperato per tanta perdita, partì da Firenze pigli ando la strada di Roma; ivi conosciuto per maestro perito fu impiegato nella fabbrica del Deposito di Papa Paolo II. in Vaticano: altri Sepolcri, Tabernacoli, e Pergami lavorò in Firenze, in Prato, ed in Fiesole, dove sepolto nella Canonica, morì l'anno 1486. Vi fu nei tempi medesimi un'altro Mino, detto del Reame, che nel suddetto Deposito di Paolo II. ajutò Mino da Fiesole. Vasari par. 2. fol. 326.
                </p><p>Mino da Siena benchè non vi sia altra notizia, che d'una tavola dipinta nel 1362. in S. Antonio di Fonte Branda, contuttociò trattandosi di cosa venerabi le per l'antichità, ne fà memoria il Baldinucci sec. 2. fol. 74.
                </p><p>Mirabello da Salincorno scolaro del Ghirlandajo, con Girolamo del Crocefissajo suo amico, e fido compagno, dipinse nell'esequie del Buonaroti. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 202.
                </p><p>Moccio Scultore, ed Architetto Sanese: l'anno 1356. nella Chiesa di S. Domenico d'Arezzo edificò la sepoltura dei Cerchi, la quale adorna, e sostenta l'organo. In Firenze vi sono altre memorie in pianta, e scolpite di sua mano. Baldinucci sec. 2. fol. 74.
                </p><p><pb facs="00355" n="331"/>
Mommetto Greuter Napoletano dipinse nel soffitto di S. Lorenzo in Lucina di Roma la Risurrezione di Cristo, con bel colore, e vaga maniera. Ab. Titi fol. 335.
                </p><p>Monaco dell'Isole d'oro, o sia d'Heres, Poeta, Teologo, Scrittore, Istorico, e Pittore; nacque in Genova circa gli anni del Signore 1346. dalla Nobilissima famiglia Cibò. Fu questi uno spiritoso, sollevato, ed un'erudito ingegno, che manoscrisse, e compose Libri di Poesie, e di Storie; dipinse, e miniò con grazia singulare, e dopo aver dati segni diversi della sua religiosa perfezione, e non senza odore di gran bontà morì l'anno 1408. Soprani fol. 9.
                </p><p>Monanno Monanni scolaro di Cristofano Allori; da Firenze sua Patria partì per Roma, dove in S. Gio: Dicollato dipinse il Battesimo di Gesu Cristo, e fu scritto al catalogo degli Accademici Romani nel 1652. Altre operazioni sarebbonsi vedute di questo spiritoso Pittore, se fatto Guardaroba Ducale non avesse lasciata la pittura. Ab. Titi fol. 67. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 306.
                </p><p>Monsù Bourdon: vedi Sebastiano Bourdon.
                </p><p>Monsù Francesco L'Ange nel cadere dell'anno 1675. nacque in Annecy Città della Savoja da Cesare Amedeo Pittore, il quale morì, e lasciò il figlio in tenera età. Col tempo poi cresciuto s'innamorò del disegno, ed ebbe i principj di quello da Andrea Chevil suo Avo materno. Trasferitosi in Italia si trattenne otto anni in Turino, ove ebbe l'onore di servire per maestro del disegno li Serenissimi Principi Amedeo, e Tommaso di Carignano, altri Principi, e Cavalieri nell' Accademia Reale, ed i Signori, Paggi delle RR. AA. L'anno 1706. venne a Bologna a perfezionarsi nella pittura, e dopo avere molto tempo studiato sull' opere dei primi maestri antichi, e moderni, si è fermaao per lo più sullo stile dell'Albano, e di questo gusto ha servito i suoi Sovrani con diverse pitture storiate, ed ultimamente con una Tavola della venuta dello Spirito Santo, da ponersi nella camera di S. M. nel Palagio di Rivoli. Il suo dipingere è ameno, diligente, tenero, e forte, e dove introduce il paese, molto diletta. Dichiarato Pittore dell'A. S. del Sig. Principe di Carignano, vive questo savio Pittore in Bologna.
                </p><p>Monsù Giron Franzese, nei paesi ripieni di selve, di colline, di laghi, di mari, di cadute d'acque, di pianure, d'alberi ben distinti l'uno dall'altro, comparve in Venezia da tutti amato, e gradito. Vedasi il Boschini nelle sue Rime a fol. 545.
                </p><p>Monsù Lane Franzese, quasi sulla maniera del Villamena intagliò storie, e ritratti bellissimi. Baldinucci fol. 7.
                </p><p>Monsù Pietro Lauri Franzese scolaro di Guido Reni fioriva in Bologna nel 1644. Masini fol. 637.
                </p><p>Monsù Rosa uno dei più bravi Pittori dei nostri tempi in animali, ed in paesi con finimento, con degradazione, e con pulizia incomparabilmente dipinti in Roma, ed in altri luoghi.
                </p><p><pb facs="00356" n="332"/>
Monsù Roussellet intagliò le forze d'Ercole di Guido Reni di maniera assai più moderna degli altri, lasciò quella crudezza, che scorgesi in alcuni: espresse ancora con gran nobiltà, e divozione Sacre Immagini. Baldinucci fol. 7.
                </p><p>Monsù Rolet con disegno di Ciro Ferri intagliò in Roma cose bellissime, e nel 1686. in Parigi dava saggio della sua franchezza nell'intaglio. Baldinucci fol. 7. nel proemio agl' Intagliatori.
                </p><p>Morto da Feltri andò a Roma giovinetto, ed innamorato del dipignere a grottesco, tanto studiò da quelle sotterranee vedute, che al tempo del Pinturicchio non ebbe uguale. In certi adornamenti nel Fondaco de'Tedeschi di Venezia, ajutò Giorgione da Castelfranco: desioso d'andare alla guerra, fu fatto Capitano, e s'imbarcò per Zarra di Schiavonia; ivi restò morto in un conflitto d'anni 45. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 228.
                </p><p>Muzio Rossi Napoletano, d'anni 18. dipinse nella Certosa di Bologna a competenza del Canuti, del Bibiena, del Sirani, e della Sirana, il gran quadro della Nascita di Gesu Cristo con risoluta maniera. Masini fol. 634.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
NAdalino da Murano, uno dei più ecceltenti allievi di Tiziano: benchè fusse gentile, e delicato artefice, visse però con poca fortuna: formava quadri divoti, e ritratti fullo stile del Maestro; morì giovinetto. Ridolfi p. 1. f. 202.
                </p><p>Nanni d'Antonio di Banco Sanese, Uomo umile, benigno, modesto, e molto ricco, attese alla Scultura sotto Donatello, lavorò ragionevolmente figure, e bassi rilievi; se la morte non lo preveniva negli anni 47. morendo nel 1430. averebbe lasciate più belle memorie dei suoi scarpelli. Vasari par. 2. fol. 169.
                </p><p>Nanni di Bartolo, detto Roßo, fiorì nella Scultura circa il 1400. Con Gio: d'Ambrogio, e con Lorenzo suo figlio s'adoperò in diverse statue, ed architetture in Firenze. Baldinucci sec. 2. fol. 105.
                </p><p>Nanni Grosso Scultore in Firenze, fu un'umore bizzarro, che non voleva lavorare nei Monisterj, o nei Palagi, se non aveva sotto i piedi l'uscio della cantina, per poter andare a bere a sua voglia, senza dipendere dai custodi. Venendo a morte nello spedale, gli fu posto avanti un Crocefisso di legno mal fatto, onde pregò, che gli fusse levato, e portato uno di Donatello. Fiorì circa il 1400. Vasari par. 2. fol. 389.
                </p><p>Nannoccio Fiorentino scolaro d'Andrea del Sarto, condotto in Francia dal Card. Tornone, dipinse con buon credito. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 174.
                </p><p>Natale Coypel Pittore Franzese, è scritto al catalogo degli Accademici del disegno di Roma l'anno 1673. vedi Noel Coypel, che è losteßo.
                </p><p>Nello di Dino, che è lo stesso, che Bandino Fiorentino, imparò il dipignere dal Tafi, fu uno di quei tre belli umori, che con Bruno, e Buffalmacco<pb facs="00357" n="333"/>composero quel Triunvirato d'Uomini faceti, e curiosi, i quali diedero tanta materia a Gio: Boccaccio di scrivere nel suo Decamerone tante burle da loro inventate: fu scritto al Libro della Compagnia dei Pittori l'anno 1350. dipinse lungo tempo con i suoi compagni, e godette molti anni di vita. Baldinucci sec. 2. fol. 25.
                </p><p>Neri figlio di Lorenzo Bicci Fiorentino, ultimo Maestro della maniera vecchia di Giotto: costui attese ad ingrandire, e modernare lo stile paterno, come fece nelle Chiese di S. Michele, e di S. Maria delle Grazie di Arezzo, ed in altre di Firenze: certo è, che averebbe illustrate l'opere sue con maggiori progressi, se d'anni 36. non fusse perito. Vasari par. 1. fol. 152.
                </p><p>Nicasio Bernaert nacque in Anversa, fu Pittore, ed allievo di Snevdre, e riuscì eccellentissimo in ogni sorta di Animali; ebbe molti impieghi per il Re. Morì d'anni 70. nel 1663. Era Professore nella Reale Accademia. Filibien par. 4. fol. 239.
                </p><p>Niccodemo Ferrucci Pittore Fiorentino, caro discepolo del Passignano, il quale seguì a Roma servendolo in opere diverse. Dipinse con bravura, e con franchezza per lo più a fresco, ma voleva essere pagato a prezzo rigoroso: morì nel 1650. Da questa Casa, orionda da Fiesole, sortirono Andrea Scultore, che morì nel 1522. Francesco detto del Tadda Scultore, che mancò nel 1585. Andrea il giovine Intagliatore di pietre di lavoro quadro, e di figure, che passò all'altra vita circa il 1625. nel giorno medesimo, che morì ancora sua moglie; di questo Andrea fu frattello Niccodemo. Romolo fu figlio di Francesco, e però detto anch'esso del Tadda; questo lavorò in porfido, ed in pietra dura; riuscì eccellente in animali quadrupedi; lasciò di vivere nel 1620. Pompeo figlio di Batista attese in Roma alla Scultura nel Pontificato di Papa Paolo V. fu Principe dell'Accademia del disegno, e molti lavori lasciò in quell'Alma Città, dove sessagenario morì. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 190.
                </p><p>Niccola Calabrese, detto Mastro Cola della Matrice, e da altri Nicoluccio: Vedi Cola della Matrice.
                </p><p>Niccola Pisano Scultore, ed Architetto imparò dalli Greci, ma col tempo allontanossi da quella sproporzionata maniera, riducendo gl'intagli a più elegante stile, come nell'Arca di S. Domenico in Bologna, che principiò, e da Girolamo Cortellini fu proseguita nel 1231. Fece il modello di quella Chiesa, e gran parte del Convento, ed in tant'altre Città d'Italia diede molti disegni per le fabbriche. Lasciò Gio: Pisano il figlio, del quale si è parlato. Vasari par. 1. fol. 14.
                </p><p>Niccola Pirogentili da Città di Cavello riferito dal Malvasia, per uno degli scolari di Lorenzo Costa in Bologna, ove operò.
                </p><p>Niccoletto da Modona fu Pittore insigne di prospettiva, ed Intagliatore in rame, tante carte del quale girano attorno con sua lode, ed onore; meritò uno dei primi luoghi fra gl'Intagliatori Lombardi. Vidriani fol. 44.
                </p><p>Niccolò Abati, da altri detto dell'Abate. Nacque in Modona l'anno 1512.
                </p><p><pb facs="00358" n="334"/>
Riuscì nel disegno, nel contorno, nel chiaroscuro, e nel rilievo uno delli più bravi scolari dell'Accademia dei Begarelli. L'Abate Primaticcio vedendo l'opere di lui in Bologna, ed in Modona, seco lo condusse in Francia l'anno 1552. Studiò la maniera d'un tanto Maestro, e dipinse a Fontanablò la Sala, detta del Ballo con tanta copia di figure al naturale, che sono innumerabili, e benchè siano a fresco, v'è un'unione sì bella di colore, che sembrano a olio. Nella Gran Galleria vi sono 60. storie d'Ulisse, di nobile colore, e di maniera Raffaellesca, ma sì bene accordate, che sembrano fatte tutte in un giorno; queste si conservano coperte con cortinaggi di seta, e d'oro, e si mostrano per cose preziose alli Forestieri. Per tante, e sì belle fatture fu sempre stimato da quei Monarchi, presso delli quali con la famiglia si fermò sino alla morte. Vidriani fol. 62.
                </p><p>Niccolò Aretino, o di Pietro Aretino scolaro di Mocchio Sanese, esercitò il talento suo nelle Sculture, ed in Architetture in Firenze, in Borgo S. Sepolcro, in Perugia, ed in Roma, dove per ordine di Bonifacio IX. fortificò Castel S. Agnolo. In Milano fu dichiarato Capomastro sopra la fabbrica del Duomo. In Bologna fabbricò la sepoltura di Papa Alessandro V. sepolto in S. Francesco; dopo tal lavoro gravemente infermatosi, d'anni 67. morì nel 1417. e fu in detta Chiesa sepolto. Vasari par. 3. fol. 163. Masini fol. 634.
                </p><p>Niccolò Avanzi Veronese lavorò in Roma camei, corniole, ed altre pietre. In un lapislazzolo largo tre deta intagliò la Nascita di Gesu Cristo con numerose figure; questo lavoro, come raro, fu pagato gran somma di danaro dalle Duchesse d'Urbino. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 393.
                </p><p>Niccolò Bachellier di Tolosa singulare Amatore delle belle Arti, e particolarmente Professore della Scultura: si prefisse nell'idea d'imitare le insigni manifatture del Buonaroti, e di farsi emulatore di quelle: Con industria dunque, e diligenza grande lasciò degne memorie dei suoi scarpelli nelle Chiese, e luoghi privati di Roma, ma gran parte di quelle, per essere cadute nella mani di gente di niuno, o di poco gusto, ebbero la sfortuna di essere coperte d'oro, ed in tal forma restarono impoverite di quella grazia, e tenerezza, che donato gli avea l'Autore. Catel. Annal. Vrb. Tolos. par. 2.
                </p><p>Niccolò Beatrici Lorenese intagliò molte carte di battaglie, e di cavalli, altre con i disegni di Muziano, del Buonaroti, e di Tiziano, il tutto con buona maniera condotto. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 312.
                </p><p>Niccolò Berottoni da Montefeltro di Macerata, fu uno dei migliori allievi di Carlo Maratti in Roma, che in pubblico dava ben degno saggio d'un' alto sapere, se morte immatura non lo rapiva alla gloria: stà scritto nel catalogo dei Romani Pittori l'anno 1675.
                </p><p>Niccolò Bertin di Parigi discepolo di Bon Boulogne, da'suoi primi anni molto promise di se stesso, e non andò fallace la speranza, mentrechè avanzandosi di perfezione fece un'opera all'Accademia, che fu con stupore ri<pb facs="00359" n="335"/>guardata, e perciò ebbe luogo nell'Accademia Reale di Roma, dove s'avanzò molto; ritornato in Francia fu aggregato in quella di Parigi, e le pitture da lui fatte sono ricercate dagli Amatori del disegno, perchè in esse trovano una maniera graziosa, e finita, che assai diletta. Un suo gran quadro, in cui dipinse ultimamente il Battesimo dell'Eunuco della Regina Candace, si trova nella Badìa di S. Germano. M. S.
                </p><p>Niccolò Cassana: vedi Gio: Francesco Cassana.
                </p><p>Niccolò Cavallerino Modonese fu famosissimo nel figurare bassi rilievi, come da tante sue memorie nella Galleria dei Serenissimi di Modona. Nel passaggio di Carlo V. per Bologna, presentogli una medaglia col ritratto, e riportò lode, e gran premio. Vidriani fol. 46.
                </p><p>Niccolò Chnipfer di Lipsia discepolo d'Emanuello Nyssio, poi d'Abramo Bloemart: nelle storie dipinte in piccolo portò dalla natura singulare talento, e furono a gran prezzo comprate dai Principi. Sandrart fol. 300.
                </p><p>Niccolò Circignano, detto Pomerancio, dalla sua Patria (Territorio Fiorentino) giunse a Roma pratico, e spedito Pittore, sichè ritrovò luogo nelle Logge, e nelle Sale Vaticane. Per le Chiese di Roma sono operoni di gran conseguenza, come in S. Lorenzo in Damaso il Martirio di detto Santo: dipinse molto, sì per la franchezza, e per l'età di 72. anni, come ancora per i prezzi ragionevoli: morì circa il 1588. lasciò Antonio il figlio buon Pittore. Baglioni fol. 41.
                </p><p>Niccolò Colombel nato a Sottville presso Rovann, andò a Parigi fanciullo, e imparò da le Sveur, Rettore dell'Accademia Reale; stato lungo tempo a Roma, fu ricevuto tra gli Accademici di S. Luca: egli fu grande ammiratore della maniera di Raffaello, che cercò d'imitare, il che si vede in opere diverse dipinte in Roma, e trasportate a Parigi, dove arrivato entrò nell'Accademia Reale accettatovi Professore. E' morto d'anni 73. a dì 25. Maggio 1717.
                </p><p>Niccolò Cordieri Lorenese, detto il Franziosino; entrato fanciullo in Roma si diede al disegno, all'intagliare in rame, ed in legno, a copiare dal buono, ad istudiare nell'Accademie, a modellare in cera, e creta, finalmente a scolpire nei marmi; sì valente Scultore comparve, che lavorando certe statue per i Pontefici Clemente VIII. e per Paolo V. fu più volte da quelli visitato alla propria casa. La perdita di questo Artefice dispiacque a tutti i Virtuosi, quando l'anno 1612. l'accompagnarono alla sepoltura nella Trinità dei Monti; mancò in età d'anni 45. Baglioni fol. 114.
                </p><p>Niccolò Corsi Genovese, a olio, ma più a fresco con maestria, con bel maneggio di colore, con franchezza di prospettiva, ed imitazione della natura, accompagnato da certa simplicità d'animo, e da riverente modestia, comparve l'anno 1503. nei monaci di S. Girolamo nella Villa di Quarto, tre miglia dalla Città lontana, dove con diverse pitture segnò il suo nome in quei tempi memorabile, per la grazia, e per la modestia, che diede alle figure. Soprani fol. 24.
                </p><p><pb facs="00360" n="336"/>
Niccolò Cort, o da Corte dal Lago di Lugano, Scultore in Genova: l'anno 1530. fece gli ornamenti di marmo, che sostentano l'Arca di S. Gio: Batista, con indicibile diligenza intagliati, introducendovi fregi, ed arabeschi tanto stupendi, e sottilmente lavorati, che fanno credere morbido il marmo, e sovrumani gli scarpelli, che li condussero. Soprani fol. 277.
                </p><p>Niccolò Coustou Scultore, nato in Lione, allievo d'Antonio Coyzevox suo Zio, e scolaro in Roma del Cav. Bernini, sotto del quale tanto si avanzò nella perfezione, che riuscì uno dei migliori Scultori, che al presente si trovino nella Francia; tiene egli il buon gusto dei suoi Maestri, col quale è comparso per servigio della Maestà del Re Luigi XIV. e per particolari ancora. E'Pensionario del Re, che gli ha concesso alloggio, e stanza per lavorare nel Louvre, e fu dichiarato Professore dell'Accademia Reale di Pittura, e di Scultura il dì 24. Luglio 1702. M. S. vedi Guglielmo.
                </p><p>Niccolò d'Aras, overo d'Artesia (Città in Fiandra, da cui ebbero la dinominazione i panni d'Arazzo.) Giunse ben fondato Scultore in Roma, e sebene fece lo studio maggiore in risarcire antiche statue, non è però, che non iscolpisse Depositi, Sepolcri, e mezze figure: morì l'anno 1598. Baglioni fol. 67.
                </p><p>Niccolò dall'Arca, oda Bologna, così detto perchè ridusse a fine l'Arca imperfetta di S. Domenico; mancò nel 1494. e fu sepolto in S. Gio: Batista dei Padri Celestini: fu discepolo di Giacomo dalla Fonte, detto dalla Quercia (così scrive il Masini a fol. 635.) Ma il Vasari vuole, che Niccola Pisano terminasse l'Arca suddetta nel 1231. come si è detto di sopra.
                </p><p>Niccolò Delargilliere nacque a Parigi li 19. Novembre 1656. figlio di Mercatante originario di Beauvais in Picardia, e stabilito in Anversa; in età di 9. anni, in occasione di mercanzie spedite a Londra dal Padre, là fu mandato, dove si fermò 20. mesi, i quali spese nell'imparare il disegno. Ritornato al Padre fu da esso interrogato a qual'arte applicare volea il suo genio, e risolutamente rispose, alla Pittura: fu quindi posto sotto Francesco Goubeau Pittore eccellente d'Anversa sul gusto del Bamboccio, e del Miele, e dopo sei anni, e mezzo di studio si diede di continuo ad imitare la natura in ogni genere. Ritornò nell'Inghilterra, dove per quattro anni operò con onore in opere differenti. Pietro Lely Pittore primario del Re Carlo II. l'onorò della sua amicizia così bene, che il Signor Heu May Sopraintendente alle fabbriche Reali lo presentò al Re, da cui gli furono ordinati più lavori. Sarebbefi fermato in quella Corte, se per ordine espresso non fussero stati costretti i Cattolici a sortire di Londra. Si portò dunque a Parigi, per vedere i suoi parenti, e poi tornarsene nell'Inghilterra, ma li varj ritratti fatti per la sua casa, ed il quadro del Parnaso donato ad un suo amico gli acquistarono tanto di gloria, che le preghiere di Francesco Vander Mulen, di Carlo le Brun, dei parenti, e di tanti altri amici, ivi lo fermarono, non ostantechè il Sopraintendente d'Inghilterra colà l'invitasse, con ordine ancora del Re, che l'onorava della custo<pb facs="00361" n="337"/>dia delle sue Pitture. Fu dunque ricevuto nell'Accademia Reale, ed ha condotte molte opere istoriate, per rappresentare all'Ostel de Ville di Parigi, ed a S. Geneviefa li ritratti degli Ufiziali di quel luogo; sebene però si è acquistato un grandissimo credito nei ritratti, sino ad essere inviato da Luigi XIV. in Inghilterra, per servire il Re Carlo II. e la Regina, non ha quì lasciato d'applicarsi nelle sue opere di genio, e di elezione, che egli leva al pubblico, per ornare la sua Casa, che ha fatto fabbricare in Parigi, ove egli abita, e l'ultima da lui terminata è la Crocefissione di N. S. una delle più rimarcabili operazioni dei suoi pennelli, per lo spirito, per l'espressione, e per il gran fuoco, che ha avuto in dimostrare la Morte di Gesu Cristo, l'Ecclisse, i Lampi, i Tremuoti, e la Risurrezione dei morti, talchè dà dello spavento ai ministri, sì a piedi, come a cavallo, ed agli spettatori di quella gran tragedia; resta poi contrastata dal carattere diverso, che da alla Vergine, ed a S. Giovanni d'un profondo dolore in contemplare la morte del Salvatore. Quest'opera, tutta affatto nuova, gli ha apportato tanto più d'onore, per lo straordinario del rappresentato sì al vivo, ed al caso in un soggetto tante volte dipinto. I colori poi sono disposti con un'armonia, ed intelligenza maravigliosa, di sortechè non ostante le tenebre densamente sparse di quei prodigiosi accidenti, e conturbazioni universali, che ha dovuto rappresentare, restano i lumi sì ben disinvolti, e ripartiti, che scopresi ciascheduno oggetto distintamente nell'esser suo. Gli Amatori pertanto della Pittura perdono di un tanto Uomo frutti sì degni, stantechè non s'impiega per lo più, che a fare ritratti. Egli è attualmente Professore della Regia Accademia. M. S.
                </p><p>Niccolò da Cremona dipinse nella Chiesa delle Monache di S. Maria Maddalena di Bologna la Disposizione dalla Croce di Gesu Cristo l'anno 1518. Masini fol. 635.
                </p><p>Niccolò della Fiora Pittore scritto al catalogo dei Pittori Romani nel 1666.
                </p><p>Niccolò de Hoje d'Anversa, dopo la morte di Francesco Leux Prefetto della Galleria Cesarea, subentrò alla custodia di quella, e non senza motivo fu assunto all'onore d'Aulico Pittore, mentre in Italia s'era acquistato, con sommo studio, e fatica un nobilissimo modo d'istoriare in grande, una naturalissima maniera di fare ritratti, ed un perfettissimo metodo di scrivere. Sandrart fol. 319.
                </p><p>Niccolò da Pesaro imparò il dipignere in Roma nella Scuola de' Zuccheri. Se mantenuto si fusse in quel buon gusto, che apprese da quei Maestri, maggior gloria averebbe acquistato, ma o fusse la stanchezza del troppo lavorare, o la bassezza dei prezzi, per i quali travagliava, non corrisposero l'ultime alle prime fatture, tinte di gran colore, e nobile maniera. Settegenario arrivò al Pontificato di Papa Paolo V. nel quale terminò la vita. Baglioni fol. 125.
                </p><p>Niccolò de Plate Montagne fu valente Pittore nel dipignere Porti di mare, e Paesi. Morì circa l'anno 1665. Filibien par. 4. fol. 143.
                </p><p><pb facs="00362" n="338"/>
Niccolò, detto il Tribolo, perchè sino da fanciullo mai trovando quiete era così fiero, e manesco, tribolando gli altri compagni, che riportò il sopranome di Tribolo. Il Padre, che era Legna juolo in Firenze, per domarlo, lo faceva affaticare in quell'arte, dalla quale passò all' intaglio; finalmente sotto Giacomo Sansovino alla scultura, ed all'architettura: infatti giunse a tal segno di perfezione nelle piante dei Palagi, delle Chiese, delle fontane, e delle sculture, che nel corso di 65. anni, che visse, servì Pontefici, Re, e Principi: fu sepolto nella Compagnia dello Scalzo nel 1565. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 395. Il Borghini scrive a fol. 474. che morì nel 1550.
                </p><p>Niccolò da Voltri Pittore di buon grido in Genova per la tavola della Santissima Nunziata, in varj scomparti all'antica dipinta nelle Vigne l'anno 1401. con morbidezza, belle pieghe, ed arie molto divote. Soprani fol. 11.
                </p><p>Niccolò Granelli detto il Figonetto: vedi più abbasso Niccolosio.
                </p><p>Niccolò Heldio Neomagese, detto Stocad, imparò il disegno in Fiandra, ed il dipinto in Roma: col tempo meritò l'onore di fermarsi al servgio del Re di Francia. Sandrart fol. 312.
                </p><p>Niccolò Juvenelli di Fiandra Pittore, Prospettivista, e scrittore d'antichità: andò in Norimberga, dove operò in ogni genere; il simile fece Paolo il figlio. Sandrart fol. 266.
                </p><p>Niccolò la Fage, o la Fas Franzese Pittore di ricami in Roma, e bravo disegnatore.
                </p><p>Niccolò Lancret nato a Parigi figlio di Mercantante, scolaro di Claudio Gillot, formatosi la maniera su quella del Maestro, e sull'altra di Antonio Vateau ha fatto sì gran progressi in una età giovanile, e l'opere sue hanno in loro tanto di gusto, che l'Accademia molto aggradendole stà per riceverlo Professore. M. S.
                </p><p>Niccolò Loir figlio di Orefice Parigino, allievo di Carlo le Brun, sortì un buon genio al pennello, un buon gusto per il disegno, e facilità in tuttociò ch'egli facea; tante qualità naturali l'indussero a non diriggere troppo i suoi pensieri, quanto li eseguiva: fu in Italia: dipinse opere diverse, e per la Maestà del Re, e per particolari, morì Professore dell'Accademia in età di 55. anni nel 1679. M. S.
                </p><p>Niccolò Magni d'Artesia, dipinse nella Chiesa della Minerva in Roma il quadro di S. Raimondo. Ab Titi fol. 135.
                </p><p>Niccolò Menghini Scultore Romano, adornò di marmi l'immagine di M. V. scoperta l'anno 1665. nella Chiesa di S. Rocco; fece la statua di S. Martina nella Chiesa di S. Luca, e quella di Laura Mattei in S. Francesco a Ripa. Ab. Titi fol. 365.
                </p><p>Niccolò Mignard di Troes in Sampagna fratello maggiore di Pietro, detto il Romano, ebbe gran parti nella pittura per trarsi fuori dell'ordinario tra Professori. Il loro padre. per nome Pietro, anch'egli, e che avea servito<pb facs="00363" n="339"/>il Re in guerra, per lo spazio di zo. anni, lasciò in libertà i suoi due figli di seguire l'inclinazione ingenita alla pittura. Niccolò diede principio al disegno sotto il migliore Pittore di quel tempo in Troes: andato poi per fortificarli nell'arte a Fontanablò, studiò sopra le statue antiche, e sopra i dipinti dell'Ab. Primaticcio, che ivi, si veggono; ma perchè sapeva la sorgente dell'opere più belle essere in Italia, volle farne il viaggio; l'occasione di certe opere lo arrestò qualche tempo a Lione, molto più in Avignone, dove acquistò il nome di Mignard d'Avignone per lo sposalizio ivi fatto con una gentile fanciulla: andò poi a Roma, dove soggiornò due anni, ed alcuni altri in Avignone. Sparsa la fame del suo nome, il Re lo chiamò a Parigi, e l'impiegò in opere diverse per la Corte, e fece ancora quantità di ritratti, benchè il suo talento fusse tutto inclinato alle storie. Era copioso d'invenzioni: compiacevasi di soggetti poetici: e se l'immaginazione non avea gran fuoco, era però compensata ogni sua opera da una grande essatezza, e corrispondente proprietà; la troppo grande assiduità al lavoro troncogli la vita d'idropisia nell'anno 1668. universalmente compianto, non meno per la perdita di essere stato degno Pittore, quanto per essere stato Uomo civile, ed onesto: era allora Rettore dell' Accademia Reale, dalla quale fu accompagnato al sepolcro. Depiles fol. 495.
                </p><p>Niccolò Millich Statuario nato in Anversa circa il 1633. Chiamato in Svezia l'anno 1669. dalla Vedova Regina Eleonora, per adornare di statue un suo Palagio, fece una Minerva, le nove Muse, e sedici Virtù al naturale, così bene intese, e morbide; che sembrano di cera, e non di marmo: per altro in legno, ed in bronzo, fece sempre comparire l'invenzioni, l'attitudini, ed il disegno con fondamento, e con maestria. Sandrart fol. 345.
                </p><p>Niccolò Musso nato d'onesti Parenti in Casalmonferrato, fermossi 10. anni in Roma, dove per genio particolare al disegno, imparollo da Michelagnolo da Caravaggio, e diede belle pruove del suo sapere in diverse Chiese della sua Patria, massimamente nella Cappella del Castello nel mistero dell'Incarnazione del Verbo, dipinto con bravura, e con franchezza. M. S.
                </p><p>Niccolò Neufcastel, detto Lucitello, circa il 1540. imparava il disegno, per sortire nei ritratti, come riuscì con gloria, e con onore in Norimberga; applicò alle faccie sì vivi colori carnosi, e naturali, che non ebbe ai suoi tempi in quei contorni chi lo pareggiasse. Sandrart fol. 266.
                </p><p>Niccolò Perelle in Parigi fu imitatore d'Abramo Bossè nell'intagliare in rame: sono di sua mano Palagi, Tempj, Città, Ponti, Orti, Edificj Romani, e carte rapportate dal disegno di Niccolò Poussin. Sandrart fol. 375.
                </p><p>Niccolò Pinzoni Franzese dipinse un laterale dell'Altare maggiore di San Luigi dei Franzesi in Roma a competenza del Giminiani. Titi fol. 127.
                </p><p>Niccolò Poussin nacque in Andelì della Normandìa l'anno 1594. Inclinato<pb facs="00364" n="340"/>al disegno, benchè contro il genio paterno, fuggì dalla Patria, e ritrovò ricapito in Parigi presso un Gentiluomo di Corte, e la Scuola sotto Ferdinando Fiammingo: assiduo nel disegnare, e copiare le carte di Raffaello, e di Giulio Romano, s'impresse il disegno, le forme, i motti, e l'invenzioni di sì mirabili Maestri con tanta franchezza, che parve poi nelle loro Scuole educato. Si divertì qualche tempo nella casa del famoso Poeta Marino, il quale scoprendolo desioso di vedere Roma l'accompagnò con lettere al Card. Barberino. Là giunto, studiò, modellò sopra gli antichi marmi, frequentò l'Accademia del Domenichino, s'applicò alla geometria, ed alla prospettiva, arrivando a tal fondo di sapere, che entrò in San Pietro Vaticano con il mai abbastanza lodato Martirio di S. Erasmo, e molti altri quadri dipinse per Ambasciadori, Cardinali, e Princpi. Volò intanto la fama del suo valore in Francia, e nel 1640. con lettera speziale fu dal Re invitato a Parigi, dove arrivato fu trattenuto, ed accarezzato da S. M. che gli donò un Palazzetto, e due mila scudi d'oro, oltre il pagamento dei quadri di Fontanablò; lo dichiarò suo ordinario Pittore, e Sopraintendente a tutte l'opere di Pittura, e di Architettura dei Reali Palagi. Morto, che fu il Re, ritornò a Roma, e per 23. anni continui, seguì a provvedere di suc bellissime opere varj Signori. Giunto l'anno 1665. riposò in pace; lasciò 15. mila scudi di valsente; fu sepolto in S. Lorenzo in Lucina, accompagnato da tutti i Pittori di Roma. Bellori fol. 407. vedi Gasparo Poussin.
                </p><p>Niccolò Pruchert. Chi brama vedere l'opere sue a gomma, ed a olio entri nella Galleria Elettorale di Monaco, e stupirà nell'osservare sì belle fatture: era Uomo, che molto tempo perdeva nell'insegnare a parlare, o a giocolare ai papagalli, ed alli storni, ad inventare balli, e commedie, a lavorare strumenti di nuova invenzione; per altro se avesse applicato tutto il tempo alla pittura, gran cose si sarebbero vedute dalla sua mano dipinte. Sandrart fol. 320.
                </p><p>Niccolò Renieri Mabuseo, gettati i primi fondamenti pittorici in Anversa sotto Abramo Janson, volle inalzare la maniera in Italia con le regole di Bartolomeo Manfredi, e ottenne l'intento in Roma: fatto dimestico di Casa Giustiniana, dall'esemplare di quella famosa Galleria, erudì sempre più i lavori, onde poi potè comparire in Venezia in pubblico con gloria, e con onore. Sandrart fol. 392. vedi Angelica Renieri con altre sue figlie Pittrici.
                </p><p>Niccolò Roccatagliata Genovese industrioso lavoratore di getto, e di marmo, ammaestrato da Cesare Groppi, partì per Venezie, e tanto studiò, che sebene per la soverchia applicazione perdette un'occhio, costante però a seguire l'intrapresa carriera della perfezione, giunse alle mete fortunate di valente Scultore, stimato dai Pittori, e particolarmente dal Tentoretto, il quale servì di molti rilievi: ritornò alla Patria, ove lavorò per molti particolari. Soprani fol. 188.
                </p><p><pb facs="00365" n="341"/>
Niccolò Rondinello da Ravenna. Questo Pittore, dopo che si partì da Gio: Bellino suo Maestro, affaticossi nell'arte con istudio, e con maniera tale, che fece opere diligentissime per molte Chiese di Romagna, e per la sua Patria, citate nelle Croniche di Ravenna, e dal Vasari par. 3. lib. 1. fol. 248. visse. 60. anni, e fu sepolto in S. Francisco di Ravenna.
                </p><p>Niccolò Soggi Fiorentino bravo allievo di Pietro Perugino, riuscì in prospettiva, in istorie, in modelli di terra, e di cera: fu un poco lungo nell' operare, secco nelle figure, e troppo finto, ma pure gradito nella Città d'Arezzo: giunse alla vecchiaja in somma miseria, e se non era sovvenuto da Papa Giulio III. d'un'annua provvisione, riducevasi mendico, ottegenario spirò l'Anima in Arezzo l'anno 1554. e fu sepolto in S. Domenico. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 380.
                </p><p>Niccolò Tornioli da Siena dipinse nel Coro di S. Paolo di Bologna la Lotta di Giacobbe con l'Angelo, e Caino, che uccide Abele. Masini par. 1. fol. 144.
                </p><p>Niccolò Vanderbrach di Messina famoso Pittore per l'eccellenza, colla quale dipigne fiori, frutti, erbe, ed animali: da gran tempo in quà egli abita in Livorno, da dove spedisce opere sue in varie parti, per essere da tutti gradite. M. S.
                </p><p>Niccolò Vleuqhels nato a Parigi, figlio di Filippo oriondo d'Anversa, cugino del famoso <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs>, Pittore del Re, e dell'Accademia; dopo avere studiato sotto suo Padre si è perfezionato in Italia, col soggiorno di dodici anni; quindi al ritorno suo in Parigi fu ricevuto Accademico Regio, Professore vivente, e con distinzione nell'arte della pittura, talchè le sue principali operazioni meritano, come per apunto è seguito, vedersi alle pubbliche stampe. M. S.
                </p><p>Niccolò Zoccoli, da altri chiamato Cartoni, fu scolaro di Filippo Lippi, in Arezzo fece la facciata, che è sopra l'Altare di S. Gio: Dicollato; in S. Agnese una tavolina; nella Badìa di S. Fiora una Samaritana: siorì nel 1510. Vasari par. 2. fol. 400.
                </p><p>Niccolofio Granelli, detto Figonetto, allievo d'Ottavio Semino, al quale con amore, e con gratitudine ajutò in molti lavori. Di questo Pittore raccontasi, che disegnando una sera una testa, con altre ossa di morto, entrarono certi suoi amici con destrezza nella stanza, e smorzato il lume, leggiermente lo batterono, poi uscirono, onde stordito dalla novità del caso, tenne sempre per infallibile, che fusse stato lo spirito di quel morto, l'ossa del quale dipigneva: fiorì circa il 1555. Soprani fol. 30.
                </p><p>Nino Scoltore Pisano figlio, e discepolo d'Andrea Pisano, ajutò al Padre nella condotta della Porta di Bronzo del Tempio di S. Giovanni: sono in Firenze, in Pisa, ed in Napoli statue di sua mano, che ostentano un non sò che di tenerezza, e miglioramento dell'antica maniera: fioriva nel 1370. Baldinucci sec. 2. fol. 83.
                </p><p>Noel Coypel nacque a Parigi, e ricevette i primi insegnamenti pittorici da<pb facs="00366" n="342"/>Poncet Professore, ed allievo di Simon Vovet, così che dopo aver travagliato per li migliori Pittori di Parigi, non mancò ancora d'operare per il Re, e per le Chiese, e per particolari. Si vede nell'opere sue correzione, e tal disegno, quale si ammira negli Antichi. Sua Maestà diedegli alloggio nelle Gallerie del Louvre, scieltolo dopo Direttore dell'Accademia sua in Roma, dove seco condusse Antonio il figlio, il quale al presente ha l'onore di essere primario Pittore del Re. Nel suo soggiorno in Roma contrasse grande amicizia con il Cav. Bernino, e con Carlo Maratti, ed al suo ritorno fece i disegni di molti Arazzi per i Gobelini, e più altre opere per Regio Servigio, nominato per ciò dal Re Direttore dell'Accademia di Parigi in luogo di Niccolò Mignard, con annuo assegnamento di mille scudi. Morì il dì 24. Ottobre 1707. d'anni 79. M. S.
                </p><p>Nozzo di Perino, detto Calandruccio Fiorentino, uscì della Scuola d'Andrea Tafi: furono tante le burle, che Buffalmacco, e Nello di Dino fecero a Nozzo, loro compagno nella pittura, che diedero campo al Boccaccio di registrarle nel suo Decamerone: fiorì nel 1340. Baldinucci sec. 2. fol. 64.
                </p><p>Nuberto, e Gio: fratelli Fiamminghi nominati dal Lomazzo per degni Pittori a fol. 228.
                </p><p>Nunziata Fiorentino amico del Ghirlandajo, fu eccellente nell'invenzione dei fuochi, e delle girandole; lavorava, e coloriva figure di stucco, ed ancora dipigneva. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 25.
                </p><p>Nunzio Ferajuoli, detto degli Affitti, a distinzione d'altre casate di tal cognome nella sua Patria di Nocera dei Pagani, 17. miglia da Napoli lontana. Nacque l'anno 1661. studiò il disegno, ed il dipinto da Luca Giordano; benchè si diletti di figure, il suo genio però si fa conoscere nei paesi a olio, ed a fresco, con vaga, e franca maniera dipinti. In questi al giorno d'oggi si può dire uguale all'Albano, ai Brilli, a Poussin, a Salvatore Rosa, a Claudio Lorenese, ed a tanti altri, dai quali avendo egli fatto un' estratto del più vago, del più ameno, e del più dilettevole nella tenerezza, nel forte, nella degradazione, nelle lontananze, nell'aria, nelle frasche battute dai venti, nell'acque in coutinuo moto, nella diversità dei piani, nella proprietà de'siti, per adattarvi le figure, riesce a maraviglia eccellente, come in tanti luoghi di Bologna, dove vive, e particolarmente presso il Dottore Baldassare Pistorini nei 16. Paesi terminati per questo degno Soggetto, che sono meritevoli di essere ammirati da tutti.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00367" n="343"/>
ODerigi da Gobbio miniatore uscito dalla Scuola di Gio: Cimabue, fu amico di Giotto, e di Dante, il quale replicatamente lo celebra nei suoi Libri: dono discordanti fra di loro gli Autori, a quali Pontefici servisse in Roma nelle miniature dei Libri da Coro: basta dire, che operò per quelli, che fiorirono avanti il 1330. del quale anno morì. Baldinucci sec. 1. fol. 55.
                </p><p>Odoardo Fialetti d'origine Savojardo, ma nato in Bologna l'anno 1573. Fu allevato nel disegno dal Cremonino, poi dal fratello Tiberio pubblico Lettore di Filosofia, e di Medicina in Padova; condotto a Venezia nella Scuola del Tentoretto, fece sì alti progressi, che dal Boschini sono registrate 38. tavole pubbliche per quelle Chiese, oltre le particolari, e gl'intagli all'acqua forte d'opere varie del suo Maestro, e del Bordone. Di sua invenzione sono due Libri con i Principi del disegno, un'altro degli Abiti con l'arme di tutte le Religioni, altro di Frontispizj, e di machine da guerra. Disegnò in tutte le maniere, particolarmente a penna, e con tal franchezza, che parevano cose intagliate al bulino: morì d'anni 65. in Venezia. Malvasia part. 2. fol. 301.
                </p><p>Odoardo Orlandi nacque in Bologna l'anno 1660. Nella scuola di Lorenzo Pasinelli approfittossi nel disegno, e dopo avere dipinto qualche cosa di suo genio, si diede alle plastica, nella quale è riuscito in grande, e in picciolo con suo onore. Gode ancora di vedere Stefano il figlio nato l'anno 1680. il quale nella prospettiva, e nella quadratura è già avanzato alla perfezione, e nelle operazioni teatrali ha mostrato il suo talento nell'anno 1718. in Bologna, come altre volte fece in Roma con Pompeo Aldrovandini nel Teatro Capranica, ed in altri luoghi.
                </p><p>Ochstraet Dordracese scolaro di Rembrandt, fioriva nel formare verisimili ritratti, fu molto acclamato in Vienna, dove operò gran tempo. Sandrart fol. 385.
                </p><p>Oliviero Dolfin uno dei bravi Intagliatori in Bologna. Questo dei Carracci molte opere, con grave maestria pubblicò all'acqua forte, come nella tavola del Malvasia fol. 515. Morì in Sassolo circa l'anno 1693.
                </p><p>Oliviero Gatti d'origine Parmigiano, ma per lunga dimora di 30. anni in Bologna, aggregato all'Accademia dei Bolognesi Pittori l'anno 1626. Attese sotto Gio; Luigi Valesio al taglio del bulino; sebbene non arrivò al Maestro, riuscirono però belle le sue stampe. Malvasia par. 4. fol. 154.
                </p><p>Oliviero di Londra famoso Pittore a gomma in membrane, ed in tavole: si conservano quantità di opere sue in Inghilterra, massimamente quelle, che dipinse per Carlo Stuardo, e per il Re Giovanni. Sandrart fol. 311.
                </p><p>Onorio Marinari nato in Firenze l'anno 1625. Imparò da Carlo Dolci, e dal<pb facs="00368" n="344"/>Volterrano, dipinse con buon gusto, e con maniera assai finit a, e corretta nel disegno Molte Chiese godono dell'opere sue, particolarmente la Badia, e S. Maria Maddalena de'Pazzi. Morì nel 1715. M. S.
                </p><p>Orazio Bianchi Pittore in Roma ha dipinto nella Chiesa di S. Gioseffo lo Sposalizio di detto Santo con bella maniera. Ab. Titi fol. 174.
                </p><p>Orazio Borgiani Romano imparò il disegno da suo fratello, detto Giulio Scalzo; dal copiare sculture, pitture, e frequentare l'Accademie Romane, franco disegnatore divenne: andò in Ispagna, dove pigliò buona pratica di colorire, e ritrovò moglie, dopo la morte della quale ritornò a Roma, e lavorò in pubblico, ed in privato, per gli Ambasciadori di Spagna, e per un certo Padre Agostiniano Proccuratore dei Padri di Spagna, dal quale per l'amore, che gli portava, gli fu proccurata una Croce da Cav. dell'Abito di Cristo di Portogallo, il che soffrendo mal volentieri Gasparo Celio suo competiore, tanto screditò il Borgiani presso detto Padre, dandoli ad intendere, che l'opere sue erano copie di poco, o di niuno valore, mal disegnate, e peggio condotte, che sortì la grazia per se stesso. Questo successo toccò in tal guisa il cuore d'Orazio, che in breve morì, e pure era uomo di gran petto, e facinoroso, che la fece vedere al Caravaggio, e ad altri, come a quegli Studenti, i quali passando in carrozza per il corso, e beffeggiandolo, rivoltatosi ad una bottega d'un colorajo, diede di piglio ad un vaso di vernice, la quale gettò in faccia a quelli belli umori, che scesero arrabbiati per vendicarsi, ma egli cacciato mano alla spada si difese, e cotanto malamente li trattò, che ebbero carestia a ritirarsi. Baglioni fol. 140.
                </p><p>Orazio Cambiasi Genovese, figlio, e scolaro di Luca, dopo la morte del quale, seguita in Ispagna nel 1585. aprì scuola nella sua Città, e portossi assai bene. Soprani fol. 51.
                </p><p>Orazio Censore Romano fu allievo di Pierfrencesco Censore Bolognese, dal quale, nella sua piccola età, ereditò il cognome, e trasse la virtù di tagliare marmi, e fondere metalli; s'avanzò a servire Pontefici, dai quali ottenne la carica di Fonditore della Camera Appostolica. Le Statue, i Torcieri, le Croci, i Tabernacoli, i Cannoni, e le Porte di bronzo da lui formate in Roma, lo faranno sempre conoscere per uno dei più perfetti, ed universali Fonditori, che abbia lavorato in quella Città, dove morì l'anno 1622. Baglioni fol. 324.
                </p><p>Orazio di Jacopo Bolognese scolaro di Lippo Dalmasio; se avesse seguitato lo stile, e la dolcezza d'un tanto Maestro, e lasciata la nuova maniera Gotica, e Greca di certe Madonne, da Costantinopoli in Bologna introdotte, sarebbe stato degno di lode maggiore nelle proprie manifatture, che vedonsi sino al giorno d'oggi dipinte dal 1430. sino al 1445. Malvasia par. 1. fol. 33.
                </p><p>Orazio di Paris Pittore Perugino, chiamato comunemente Paris Alfani, per avergli i Signori Alfani donato il loro cognome, in ricompensa della sua<pb facs="00369" n="345"/>virtù: di questo bel Pittore ho veduto in Perugia quadri graziosamente dipinti, con maniera Raffaellesca, e più tonda di Pietro Perugino, e di altri Pittori, che fiorirono ai suoi tempi, cioè del 1550. Domenico di Paris fu suo fratello. Morelli fol. 176.
                </p><p>Orazio Ferrantini trovasi registrato fra i Pittori dell'Accademia Bolognese l'anno 1600. ed ivi è scritto di nazione Fiorentina, nè si è potuto venire in chiaro, se sia parente di Gabbriello, e d'Ippolito Ferrantini Pittori Bolognesi, come nota il Malvasia par. 2. fol. 268.
                </p><p>Orazio Ferrari da Voltri Genovese, nipote, e scolaro di Gio: Andrea Ansaldi, dal quale con tale arte nel disegno, e nel colorito fu avanzato, che spedito, e franco Maestro ben presto si vide. Favorito da molti personaggi, particolarmente dal Principe di Monaco, visse in quella Corte qualche tempo, ed oltre buona somma d'avanzi, riportò l'onore d'essere dichiarato Cavaliere. Ritornato alla Patria da lì a poco soppresso dal male contagioso del 1657. morì con tutta la famiglia, fra la quale numeravasi Gio. Andrea il figlio, che di 12. anni colorì, ed espresse vivamente un ritratto. che conservasi nella Libraria Aprosiana di Ventimiglia. Soprani fol. 219.
                </p><p>Orazio Ferretti Cavaliere, e Conte Perugino nato nel 1639. Ha imparato il disegno, ed il dipignere dal Cav. Bernardino Gagliardi, sotto del quale ha fatto tali progressi, che ha insegnato a molti il disegno: s'osservano nelle case particolari varie galantarie a olio, ed a pastello, e molte altre a penna, particolarmente ritratti in piccolo, e in grande di bel rilievo, e ben tratteggiati. Nelle Matematica ha avuto per Maestro il Dottore Lemme Rossi; tale è stato di questa scienza lo studio, che l'anno 1700. introdusse in Roma quel famoso Cantarano, entro il quale erano la tavola, la cucina, la credenza per 12. persone, l'addobbo d'una stanza nobile, il gabinetto per una Dama con tutti gli utensilj da pulirsi, un apparato per celebrare Messa, l'Altare, il letto, le sedie, ed altri mobili; cosa, che da me veduta in Roma, mi fece stordire al considerare la profondità d'uno spirito cotanto sollevato. Passò poi detto Cantarano nelle mani del Vicere di Napoli Medinaceli. Adorno di tante prerogative ha goduto l'onore del Governo di Nola, e di altri luoghi.
                </p><p>Orazio Fumaccini Bolognese dipinse a fresco in Roma sopra la Porta della Sala dei Re una storia bellissima, ed in altri luoghi: vedi Orazio Samachini. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 217.
                </p><p>Orazio Gentileschi Pisano imparò da Aurelio Lomi, suo maggiore fratello uterino: pratico nel colorire andò a Roma; piacque ai Pontefici, ed alli Principi il suo dolcissimo stile: l'anno 1621. dagli Ambasciadori Genovesi fu a quella Città condotto, e lavorò per Savoja, e per la Francia, dove invitato fermossi due anni: di là spedito in Inghilterra, da quel Re fu provvisionato di 500. lire sterline annue, oltre i pagamenti dei lavori: in quella Regia si fermò sino alla morte, che lo sorprese in età d'anni 48. Con onorate esequie fu sepolto, ed ebbe riposo nella Cappella della Regi<pb facs="00370" n="346"/>na, sotto l'Altare Maggiore. Lasciò Artemisia la figlia famosa ritrattista. Sandrart. Soprani fol. 319. Baglioni. fol. 359.
                </p><p>Orazio Ghirlinzoni Modonese oriondo dall'antica, e nobile stirpe dei Principi di Taranto; nella pittura, e nella scultura tanto eccellente comparve, che da Alfonso II. fu teneramente amato, ed impiegato in Ferrara; condusse la vita sino agli anni 60. e morì nel 1617. Vidriani fol. 98.
                </p><p>Orazio Riminaldi Pittore Pisano morì d'anni 42. nel 1628. e fu sepolto nella Chiesa di S. Cecilia avanti l'Altare Maggiore. M. S.
                </p><p>Orazio Samachini diligente, ameno, e bel Pittore, memorato dal Lomazzo, dal Baglioni, dal Cavazzone, dal Zante, dal Masini, dal Burnaldi, e dal Malvasia par. 2. fol. 207. Sortì i natali in Bologna l'anno 1532. Credesi, che acquistasse l'arte del disegno da Pellegrino Tibaldi, e poi si perfezionasse in Roma, dove godette l'onore di essere adoperato dai Sommi Pontefici, e dai Principi, come riferisce il Vasari, chiamandolo Orazio Fumaccini sopra descritto. Ritornato a Bologna arricchì gli Altari di belle pitture. fu Uomo generoso; s'affaticò assai in fatti, ed in parole per la Compagnia dei Pittori; morì d'anni 45.
                </p><p>Orazio Talami nato in Reggio l'anno 1625. Fu scolaro di Pietro Desani, vide due volte Roma per impossessarsi francamente del disegno, ed in fatti ritornò con franchezza nell'istoriare, nella prospettiva, e nella quadratura a olio, e a fresco, e lavorò nella sua, ed altre Città: ma per non risparmiarsi dalle continue fatiche, dall'anno 1699. in qua, indebolito di vista riposò i pennelli, attendendo con operazioni da vero Cristiano; e con abbondanti limosine a guadagnarsi il Paradiso. Morì nel 1706. e fu sepolto nella Chiesa della Confraternità della SS. Trinità. M. S.
                </p><p>Orazio Vajani; detto il Fiorentino in Milano, dove dipinse nella Chiesa di S. Bernardo le tre tavole dell'Altare maggiore con tutta diligenza condotte. In S. Antonio colorì la Venuta dello Spirito Santo. In S. Bernardino la tavola dell'Altare maggiore, che è un Cristo alla colonna, pittura, che da altri Scrittori fu giudicata del Palma vecchio, e pure nell'orlo d'un guanto di ferro d'uno di quei manigoldi, per ischerzo pittorico steso sul suolo, evvi il nome del Vajani. Nella Chiesa dei PP. Scalzi il quadro di M. V. con i Fondatori Carmelitani è di sua mano, e nella Chiesa di S. Pietro si vede una tavola con quattro Vergini, ed un'altra con un Cristo in gloria. Torre nella tavola del suo libro.
                </p><p>Orazio Veccellio figlio del famoso Tiziano, gareggiò con l'eccellenza del padre nel fare ritratti, e colorì anco d'invenzione: seguì il Genitore a Roma, ed in Germania; ma avendo l'animo inclinato a vivere alla grande, e con poca noja, non curò affaticarsi con li pennelli, anzi divenuto alchimista, ridusse in fumo l'eredità acquistata con sì degni sudori dal padre: morì in fresca età l'anno 1576. Ridolfi par. 1. fol. 200.
                </p><p>Orfeo Busselli Romano Scultore, col modello di Francesco Fiammingo formò la statua di S. Ambrogio nella Chiesa a detto Santo dedicata in Ro<pb facs="00371" n="347"/>ma; trovasi scritto al catalogo degli Accademici Romani nel 1650.
                </p><p>Orlando Fiacco Veronese. Sono discrepanti gli Autori circa il di lui Maestro, se fusse Batista del Moro, o Antonio Badile, o Francesco Torbido, detto il Moro, come conchiude il Baldinucci nella part. 3. sec. 4. fol. 138. Sia come si vuole, non intendendo io d'altercare con gli Autori, ma di riferire le singularità dei Pittori, concordemente ritrovo, che fu bravo Pittore d'invenzione, e nei ritratti ebbe una particolare maniera; visse sfortunato; furono brevi i suoi giorni, e fiorì nel 1560. Ridolfi part. 2. fol. 117.
                </p><p>Ossembeck da Roterdam andò a Roma con Niccolò de Hoje, e nel figurare azioni rusticali, animali d'ogni sorta, luoghi campestri, e minute figure, alla maniera di Monsù Bamboccio, fu cotanto singulare, che tirò tutta l'ammirazione Romana a contemplare le sue fatture. Sandrart fol. 319.
                </p><p>Ottaviano da Faenza discepolo di Giotto: nel Monistero di Monte Oliveto, e sopra la Porta della Chiesa di S. Francesco colorì l'Immagine di M. V. con li Santi Pietro, e Paolo; dipinse in Bologna, ed in altri luoghi. Baldinucci sec. 2. fol. 30.
                </p><p>Ottaviano Mascherino Pittore, ed Architetto Bolognese, trovossi in Roma nel Pontificato di Gregorio XIII. Nella Galleria, e nelle Logge Papali dipinse varie storie; diedesi poi allo studio dell'architettura, e fece sì buon profitto, che divenne Architetto del Papa, il quale diedegli la carica della bella machina del Palagio a Monte Cavallo, ove fabbricò quel leggiadro Portico in cima al Cortile, con la Loggia, con gli Appartamenti, e Scala bellissima a chioccola, che se altro non avesse mai fatto, quella sola bastarebbe per renderlo glorioso ai secoli venturi. Consumato dalle fatiche, ottogenario volò (come si spera) alla gloria, in tempo, che regnava Papa Paolo V. Terminò in questi la sua discendenza, che però lasciò tutti gli studj d'architettura, e tutti i suoi beni all'Accademia dei Pittori in S. Luca. Baglioni fol. 99.
                </p><p>Ottaviano Zuccheri da S. Angelo in Vado Pittore più memorabile per essere stato padre di Taddeo, e di Federico, che per l'opere sue. Borghini fol. 506.
                </p><p>Ottavio Amigoni Bresciano scolaro di Antonio Gandino, si vedono bellissimi freschi tratteggiati con bravura, con buon colore, e con grazia Paolesca dipinti nel Coro del Carmine, insieme con Bernardino Gandino, il quale espresse in figure più del naturale diversi fatti di S. Alberto: lavorò in altre Chiese a fresco, ed a olio. visse 56. anni, e morì nel 1661. Averoldi fol. 21.
                </p><p>Ottavio Curadi Bolognese scolaro di Giacomo Cavedone, non lavorò in pubblico, ma copiò egregiamente le pitture del Maestro; fioriva nel 1630. Malvasia par. 4. fol. 220.
                </p><p>Ottavio Ghissoni Pittore Sanese visse, e studiò in Roma gran tempo, servì in molte occasioni alcuni principali Maestri, massimamente Cherubino<pb facs="00372" n="348"/>Alberti. L'anno 1610. andò a Genova, e trattennesi sempre in casa di Taddeo Carloni eccellente Scultore: fu adoperato in pubblico, e furono stimate le sue pitture più per l'apparenza, che ostentavano d'un gran colore, che per il fondamento del disegno: lavorò ancora qualche volta di stucco. Soprani fol. 318.
                </p><p>Ottavio Leoni nato in Roma, detto comunemente il Padovanino, a distinzione di Lodovico suo Padre, e Maestro, chiamato il Padovano, perchè nativo di quella Città; imparò fare così bene i ritratti, che servì Principi, Monarchi, e Pontefici particolarmente Gregorio XV. che lo dichiarò Cavalier dell'Abito di Cristo: dipinse in oltre per varie Chiese di Roma: fece una serie di ritratti degli Uomini più illustri dei suoi tempi, e li diede alle stampe in acqua forte, ma tanta fu la fatica, che oppresso da un male d'asma, cessò di respirare negli anni 52. e nella Chiesa del Popolo fu sepolto; lasciò Ippolito il figlio pratico nella pittura. Baglioni fol. 321.
                </p><p>Ottavio Parodi è nato in Pavia l'anno 1659. è stato scolaro d'Andrea Lanzani Milanese; ha studiato in Roma; disegna diligentemente, ed ha fatto quadri diversi in Patria, e per altri luoghi.
                </p><p>Ottavio Prandino onoratamente memorato dal Caprioli nelle Storie di Brescia, per eccellente, ed insigne Pittore, scrivendo nel lib. 9. che non si fusse per anco ritrovato, ai giorni suoi, alcuno pari al valore, ed arte di lui nel dipignere, inalzandolo sopra Gentile Pittore da Fabbriano, ed altri, che fiorirono nel 1412. Cozzando fol. 123.
                </p><p>Ottavio Semini Genovese figlio, e scolaro d'Antonio; dopo averlo con Andrea il fratello educato nel disegno, mandolli a Roma, per istudiare sopra le statue, e pitture Romane, e particolarmente Raffaellesche, e furono stimati i migliori disegnatori di quelle Accademie: ritornati in Patria, a olio, e fresco fecero vedere le prove del loro profitto, dimodochè Giulio Cesare Procaccino stimò un'opera d'Ottavio di mano di Raffaello. Invogliati di vedere Milano, là furono accolti con sommi onori nei Palagi, e nelle Chiese principali: ritornarono alla Patria, ma Ottavio dedito ai piaceri, rapì bellissima fanciulla, e fuggì in Savona: questa, perchè vestiva da Uomo, macinava i colori, e sempre con quelli tignevasi la faccia, non fu riconosciuta dalla giustizia, nella perquisizione, che d'ordine dei parenti gli fu fatta d'improvviso. Ritornò a casa, d'indi a Milano, e condusse sempre malamente la vita. L'anno 1604. entrato un giorno nella camera per il riposo, sulla sera fu ritrovato morto, terminando così miseramente i suoi giorni questo valoroso Pittore Raffaellesco, bizzarro, fantastico inventore, e gran coloritore. Soprani fol. 75.
                </p><p>Ottavio Van Veen, cioè Veno, nacque d'onesti parenti in Leiden; fu allievo nel disegno d'Isac Niccoli, e nel dipignere di Joas de Winghen: partì per Roma, dove nel colorire seguì la maniera de Zuccheri, e riportò tanto frutto, che fu desiderato dalla Germania, dalle Spagne, e dalla Francia. In lode di questo grande Autore, basta il dire, che die<pb facs="00373" n="349"/>e i principj del disegno a <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs>. Ghiberto chiarissimo nell'intaglio, e Pietro degnissimo Pittore, furono suoi fratelli. Sandrart fol. 279.
                </p><p>Ottavio Viviani acclamato in Brescia per il dipignere di prospettiva, e di quadratura, come si vede in S. Francesco, ed in altri luoghi: fu scolaro del Sandrino. Averoldi fol. 91.
                </p><p>Ouvenio, overo Ouvins Pittore chiarissimo nel dipignere fatti notturni, con gran copia di figure illuminate da fuochi, e da fanali, che pareva pro priamente, che ardessero: fu ricercato da Principi diversi per la novità del colorire simili rappresentazioni. Sandrart fol. 383.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
PAce da Faenza: dal gran tempo, che fermossi nella Scuola di Giotto, ajutandolo in opere diverse, riconobbe disegno, e colorito: in Bologna, in Forlì, ed in Assisi vivono sino al giorno d'oggi sue pitture, che furono negli anni 1310. Baldinucci sec. 2. fol. 5.
                </p><p>Padre Andrea da Leone Religioso dell'ordine di S. Girolamo; per la Chiesa dell'Escuriale di Spagna miniò molti Libri da Coro, con tanta diligenza, che possono andare del pari con le miniature di D. Giulio Clovio; altri furono coloriti dal Padre Giuliano suo discepolo, ed altri dal Salazarro, come si legge nel Mazzo. lari fol. 174.
                </p><p>Padre Andrea Pozzi da Trento della Compagnia di Gesu Architetto, Geometra, e Pittore famoso di prospettiva, e di figure. Nelle Chiese del Gesu, e di S. Ignazio di Roma, oltre tante altre, nelle quali dipinse, evvi molto d'ammirare nelle tavole d'Altare, e molto più nelle architetture in quelle dipinte. Sono queste così bene intese, e camminano con tal franchezza al suo punto principale, che l'occhio s'inganna, e pare, che traveda sfondati in aria, tondi rilievi nelle colonne, gradini andanti, ed altre cose, quando il tutto è in piano orizonte. Si distingue la virtù di questo famoso Soggetto, non solo in avere servito tanti Principi, e Monarchi di suoi disegni, e dipinti, ma maggiormente nei suoi eruditissimi Libri dati replicatamente alle stampe di Roma, spettanti al modo più fondato, e sbrigativo di mettere in prospettiva tutti i disegni d'architettura, copiosi di 220. bellissimi intagli, parte appartenenti all'architettura, e parte da esso disegnati, ed eseguiti in pittura in diverse Città. Sono questi Volgari, Latini, ed in idioma Tedesco. Il P. Pozzi ripieno di meriti, e di onori morì in Vienna d'Austria li 31. Agosto 1709. in età d'anni 67.
                </p><p>Padre Antonio Maria Haffner figlio d'un Tedesco, ma nato in Bologna l'anno 1654. Imparò il disegno dal Canuti, col quale andò a Roma insieme con Enrico Haffner suo fratello Pittore di grande intelligenza nella qua<pb facs="00374" n="350"/>dratura: ritornato a Bologna studiò l'architettura. L'anno poi 1676. si portò a Genova, d'indi in altre Città, e per tutto lasciò qualche segno dei suoi eruditi pennelli in figure, ed in architetture. Fatto ritorno a Genova, e lasciato il travaglio delle figure si diede totalmente alla quadratura, e molte opere compì in quei principali Palagi, ed in altri luoghi pubblici. Scorse varj pericoli, ed accidenti, dopo dei quali l'anno 1704. fece risoluzione d'entrare nella Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri in Genova, nella di cui Chiesa sono d'ammirare tutte le architeture, e prospettive da esso dipinte, le quali sono d'un sodo fondamento, e con vaga tenerezza, e forza dipinte. Vive in quella Città.
                </p><p>Padre Antonio Lorenzini, nel secolo Gio: Antonio, nacque in Bologna l'anno 1665. Desioso del disegno, ricercollo nella Scuola di Lorenzo Pasinelli, ed in fatti riuscì cotanto diligente nel disegnare, che abbandonata la pittura, diedesi ad intagliare all'acqua forte. Dell'opere dunque del suo Maestro espose alle stampe il Martirio di S. Orsola, la predica di S. Giovanni, la tavola di M. V. di Gesu, e di S. Gioseffo, esposta nei Padri Scalzi; il tutto in foglio. Disegnando poi il vasto laterale nella Chiesa di San Francesco, esprimente S. Antonio, che libera il Padre dalla morte, tanto s'innamorò di quelle Religione, che vestì l'Abito di Minore Conventuale. Diede parimenti in luce altre opere dei Carracci, e di Guido Reni, ed ora ritrovasi in Firenze dal 1699. in quà impiegato nell'intagliar la famosa Galleria di pitture del fu Serenissimo Gran Principe Ferdinando, per darla alle stampe, e sarà cosa, che veramente riuscirà di gran gusto ai Dilettanti, ed ai Professori di pittura. In questa grand'opera egli ha sempre travagliato in compagnia di Teodoro dalla Croce Intagliatore Olandese, che l'anno 1715. partì per la patria, e da sei anni in quà con Cosimo Mogalli, e Gio: Domenico Picchianti, emendue buoni allievi di Gio: Batista Foggini Scultore Fiorentino.
                </p><p>Padre Bartolomeo Morelli Genovese Crocifero, ha dipinto nella sua Chiesa di Roma. Ab. Titi fol. 322.
                </p><p>Padre Caselli Cremonese, e Padre Filippo Maria Galletti, amendue Chierici Regolari, hanno dipinto la storia dei Serpenti in S. Silvestro a Monte Cavallo di Roma. Ab. Titi fol. 258.
                </p><p>Padre Cesare Pronti, detto il Padre Cesare da Ravenna Agostiniano, nacque l'anno 1626. da Marcantonio Baciocchi dalla Cattolica, e da Caterina Pronti del Territorio di Rimino, e perchè il cognome del padre parvegli non troppo bene sonasse all' orecchio, assunse quello della madre: imparò in Bologna dal Guercino; aggiunse il dipignere di prospettiva alla grazia, con la quale coloriva le figure, e comparve in luoghi pubblici di varie Città della Romagna, come nell'Oratorio di S. Geronimo di Rimino, con molte quadrature, e figure, particolarmente di puttini, nei quali fu molto eccellente, e con otto storie in ovato: dipinse nella Piazza di Ravenna il Teatro per la Traslazione della B. V. nel Duomo, e l'ador<pb facs="00375" n="351"/>nò di belle vedute, e di figure: colorì con sue pitture in grande, e in picciolo varj Palagi, Gallerie, Chiese, e luoghi particolari, e fece molti ritratti. Alla dolcezza dei dipinti corrispose con amorevoli prezzi, avendo sempre avuto aborrimento all'interesse, e contentatosi del pagamanto dei colori, e di pochi danari di sue fatiche, e più volte ha dipinto gratis. Morì adì 22. Ottobre 1708. M. S.
                </p><p>Padre Cosimo Borgognone della Compagnia di Gesu, ha dipinto tutti i quadri a olio, che sono nella Cappella della Madonna nella Chiesa del Gesu di Roma.
                </p><p>Padre Daniel Segers, nel celeberrimo Collegio della Compagnia di Gesu d' Anvera famoso, per l'eleganza di riportare al naturale i fiori, coronando con quelle Sacre Immagini, da lui dipinte, come vedesi in molte Chiese di detta Città. Sandrart fol. 307.
                </p><p>Padre D. Felice Ramelli Canonico Lateranese, nato in Asti di Piemonte l' anno 1666. E' nobile per i natali, chiarissimo per i costumi, e celeberrimo per le miniature, con bella eleganza, con sicuro disegno, e con vivo colore riportate nelle pergamene, e nelle pietre, ben degne d' essere accolte nei Gabinetti dei Monarchi, per essere d'una perfettissima eccellenza: ha avuto per Maestro il Padre Abate Danese Rhò dell' ordine medesime: ora vive in Roma da molti anni in quà, ed è stato al servigio di Papa Clemente XI.
                </p><p>Padre Giacomo Cortesi di Borgogna, detto il Borgognone dalle Battaglie. Esercitossi per molto tempo nell'arte militare, poi per genio particolare alla pittura, principiò a dipignere, variando Maestri dal variare paesi: in Verona, in Firenze, ed in Venezia dipinse opere varie: dal vedere la battaglia di Costantino, dipinta nel Vaticano da Giulio Romano, tanto s'invaghì di fare battaglie, che in quelle riuscì celebre, e famoso: partì poi <unclear reason="illegible">per</unclear> Siena, dove s'ammogliò con Donna, di cui gelosissimo vivea; questa morta d'improvviso, ed incolpato d'averle dato il veleno, ritirossi nei Padri della Compagnia di Gesu, per i quali lavorando opere varie, meritò l'abito Religioso. Rirornato a Roma, per la sublimità dell'opere sue, tinte d'un fondo strepitoso, e colorite d'una forza terribile, fu accolto dalla prima Nobiltà, carico di gloria, e d'onore, quasi settegenario, morì dopo l'anno Santo del 1675. Guglielmo, del quale s'è parlato, fu suo fratello, e Pittore di buon nome. M. S.
                </p><p>Padre. Gio: Batista Fiammieri Scultore Fiorentino: vestì d' abito Religioso nella Compagnia di Gesù, e diedesi a dipignere, e fare cartelle a chiaroscuro con varj capricci, con bizarrie, ed ancora con figure a olio per gli Altari di sua Religione. Risplendette la sua vita in altre virtù sino alla vecchiaja, e cessò dal vivere nel principio del Pontificato di Paolo V. Baglioni fol. 98.
                </p><p>Padre Gioseffo Valeriano Aquilano Gesuita, fu desioso d'imitare la maniera di Fra Sebastiano dal Piombo, ma caricò troppo nello scuro, e cercando<pb facs="00376" n="352"/>il grande, in qualche operazione diede nel tozzo: entrato poi in Renne, e meglio considerate le pitture Romane, moderò lo stile, <unclear reason="faded">riduc</unclear> dolo più al naturale: in vecchiaja fu sepolto nel Gesù di Roma <unclear reason="faded">Bagli</unclear> fol. 83.
                </p><p>Padre Pietro Latri della Compagnia di Gesù ha dipinto quadri diversi nel Chiesa di S. Ignazio di Roma. Ab. Titi fol: 144.
                </p><p>Vedi altri Religiosi scritti allo lettera F, e leggi Fra.
                </p><p>Palamede Palamedio eccellente nel dipignere con bravura battaglie equestre, e pedestre in bellissimi siti; in queste esprimeva con vivacità l'ardire, ed il coraggio nei vincitori, il timore, ed il pallore di morte nei vinti. Sandrart fol. 295.
                </p><p>Pandolfo Reschi di Danzica, in età giovinile venne in Italia, e si pose a studiare il modo di colorire battaglie sull'imitazione del Borgognone, il quale conobbe in Roma, ed in quelle riuscì eccellente, altresì in Firenze fece conoscere il suo bel talento nel dipingere paesi collo studio fatto sopra quelli di Livio Meus, e di Salvatore Rosa: in questi introduceva vaghe, e belle figure in moti diversi scherzanti, che molto gradivano ai Dilettanti. Il Cav. Antonio Francesco Marmi di Firenze conserva un bellissimo quadro di questo Virtuoso, nel quale sono sopra 600. figurine dipinte nella Piazza del Palagio Ducale, fattogli dipingere da Giacinto Marmi Architetto sulla norma del disegno da lui fatto dello stesso Palagio. Il Reschi morì d'anni 56. per una vena di petto scoppiatagli, nel cadere del secolo scorso. M. S.
                </p><p>Panfilo Nuvolone nato di Gente illustre in Cremona. Per genio particolare alla pittura, entrò nella scuola di Gio: Batista Trotti, detto il Cav. Maloßo; portossi assai bene in Milano, dove nacquegli Carlo Francesco, e Gioseffo, i quali riuscirono celebri Pittori, come si è detto, e dal nome del Padre, che morì nel 1651. portarono il nome dei Panfilj.
                </p><p>Pantaleo Calvi Genovese fu figlio di Andrea Pittore, dal quale Lazzaro il fratello ebbe i principj del disegno, e la perfezione del colorire da Perino del Vaga. Marcantonio, Aurelio, Benedetto, e Felice furono suoi figli, e tutti Pittori, descritti a suo luogo. Soprani fol. 71.
                </p><p>Paolo Albertoni Romano Pittore Marattesco, è scritto al catalogo dell'Accademia l'anno 1695. poco dopo del quale morì. Lasciò opere sue nelle Chiese di Roma, cioè in S. Marta, in S. Carlo al Corso, ed in S. Maria in Campo Marzo.
                </p><p>Paolo Antonio Barbieri da Cento fratello del Guercino, Uomo prudente, caritatevole, modesto, di tratto nobile, intendente di pittura, e Pittore di frutti, di fiori, e di animali, al naturale vivamente dipinti. Un giorno avendo coloriti certi pesci, riuscirono tanto verisimili, che un gatto ingannato, s'avventò per farne preda, ed un fanciullo goloso stese la mano perrapire certe ceragie da un quadro, nel quale il Guercino colorì l'Ortolana venditrice; con sommo dolore del fratello, morì l'anno 1640. Malvasia par. 4. fol. 376.
                </p><p><pb facs="00377" n="353"/>
Paolo Antonio Paderna nato in Bologna l'anno 1649. Fu della Scuola del Guercino, dopo la morte del quale passò in quella del Cignano: il suo diletto spezioso era di fare paesi con una macchia Guercinesca, così ben toccata in pittura, ed in disegno, che da molti sono stimati di quel Maestro. Morì l'anno 1708.
                </p><p>Paolo Bernino figlio del Cav. Bernino, mostrò il suo spirito nelli due Depositi scolpiti nella Cappella della Concezione, dipinta da Carlo Maratti nella Chiesa di S. Isidoro di Roma. Ab. Titi. fol. 307. Fu scritto al catalogo dell'Accademia Romana l'anno 1672.
                </p><p>Paolo Bifogni, Andrea, e Cammillo Bisogni in Modona hanno lasciate alli posteri belle memorie del loro nobilissimo stile nei lavori di plastica, e di scultura. Vidriani fol. 119.
                </p><p>Paolo Brilli nato in Anversa l'anno 1554. Fu scolaro di Daniello Voltelman; inclinato dalla natura a dipignere paesi, andò a Roma, dove lavorava Matteo suo fratello maggiore, e celebre paesista nelle Logge, e nelle Gallerie Vaticane, ordinate da Gregorio XIII. ivi fece tale acquisto, che morto Matteo, rimase al servigio di Sisto V. e di Clemente VIII. per il quale dipinse nella bella Sala Clementina quel famoso Paesone di 68. palmi, entro il quale è S. Clemente gettato in Mare con l'ancora al collo. Tutti cercavano avere dei suoi pesi, ed era fatto il prezzo a 100. scudi l'uno: sono alle stampe opere varie di questo Maestro: morì d'anni 72. sepolto nella Madonna dell'Anima. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 186.
                </p><p>Paolo Brozzi Bolognese citato dal Soprani fol. 234. ajutò diversi Figuristi in Genova, e dipigneva ornamenti, colonnati, prospettive, cartellami, medaglie, tapezzarie finte di broccato, lumeggiate d'oro, stucchi finti, ed altre bizzarie, che ingannavano l'occhio.
                </p><p>Paolo Caliari da Padre Scultore nacque l'anno 1532. in Verona, e fu chiamato volgarmente Paolo Veronese: addestrato al disegno sotto la disciplina d'Antonio Badile suo Zio, riuscì quel famoso Pittore dal Mondo tanto nominato. Dalla natura fu dotato di sublime ingegno, di feconda memoria, di genio nobile, di vaste idee, d'invenzione erudito. Dall'arte fu adornato di Pittura, di Prospettiva, di Plastica, e d'Architettura. Dall' indole fu guernito d'ingenuità nei tratti, d'osservante parola, di prodente governo. Celebrato dagli Scrittori, lodato dai Poeti, onorato dai Monarchi, massimamente da Carlo V. che creollo Cavaliere, fu desiderato dai Principi, riverito dai Nobili, e da tutti universalmente amato.
                </p><p>Paulo Caliaro Veronensi Pictori, naturae emulo,
                </p><p>Artis miraculo, superstite fatis, fama victuro.
                </p><p>stà registrato nel suo Deposito in S. Sebastiano di Venezia, dove d'anni 56. fu sepolto nel 1588. vedi Carletto il figlio. Ridolfi par. 1. fol. 283.
                </p><p>Paolo Cammillo Landriani Milanese, seguitando le vestigie d'Ottavio Semini, giunse all'acquisto di gran nome, dipinse a maraviglia, come fa fede il Lomazzo, che lo nomina fra quei giovani, che al suo tempo fioriva<pb facs="00378" n="354"/>no nella pittura. Soprani fol. 66.
                </p><p>Paolo Carracci Bolognese più memorabile per essere stato fratello di Lodovico, che per le pitture da lui dipinte: era Uomo di poco spirito, anzi così semplice, che mandato, e rimandato a cacciare vino da una botte vota, ritornò in fine col dire assolutamente, che il vino bisognava fusse dal mezzo in sù, non volendone uscire dal mezzo in giù; altre debolezze sue trovarai nel Malvasia par. 3. fol. 523.
                </p><p>Paolo Carrandini Modonese col disegno, e con eccellente miniatura fregiò la corona d'alloro legale, e la nativa nobiltà, di cui andò adorno in Rome: se morte immatura non gli avesse interrotto il corso a sì belli progressi, certo è, che averebbe battuto la via della perfezione. Vidriani fol. 146.
                </p><p>Paolo Cavazzola Veronese scolaro di Francesco Moroni. Questo giovine d'ottimi costumi, e desioso di rendere famoso il suo nome, non perdonando ad alcuna fatica, aveva già superato il Maestro nell'opere multiplicate in Patria a olio, e a fresco, quando oppresso dagl'indiscreti studj, e dalle vigilie, d'anni 31. passò all'altra vita. Vasari par. 3. ilb. 1. fol. 271.
                </p><p>Paolo Cespade di Cordova in Andaluzia nelle Spagne, Pittore, Scultore, Architetto, Poeta, ed Oratore versato nelle lingue Greca, e Latina, detto dai Pittori di Roma il Razioniere, egli apprese un bel modo di colorire a fresco da Federico Zuccheri, come si vede nelle Chiese di S. Carlo al Corso, di Araceli, della Trinità dei Monti, ed in altri luoghi di Roma. Vacò in quel tempo un Canonicato nella Cattedrale di sua Patria, e vestito l'abito Chericale l'ottenne, ed attese a servire agli altri, e morì in Patria. Baglioni fol. 30. Di questo Cespade scrive il Butron fol. 122. che seguì il disegno del Buonaroti, ed il colorito del Correggio.
                </p><p>Paolo da Faenza ha dipinto nella Cappella della Madonna in S. Maria Maggiore di Roma il Pontefice Paolo V. ginocchioni avanti la Vergine. Vidriani fol. 240.
                </p><p>Paolo Farinati nacque d'onesti Parenti in Verona l'anno 1522. Fu allevato nella pittura da Niccolò Golfino. Sin da fanciullo mostrò vivacità nei pensieri, franchezza nel disegno, risoluzione nel colorito, pratica nella plastica, intelligenza nell'architettura civile, e militare, coraggio nella scherma, e facondia nel perorare; adorno di tante prerogative, fu amato dalli Principi stranieri, e da tutta la Patria, in cui si contemplano opere copiose, degne d'un tanto Maestro. Indefesso al lavoro non mai posò i pennelli fino agli anni 84. di sua età. Raccontasi, che fusse estratto dal ventre della Madre morta di parto, e che giunto alla morte, ritrovandosi nella stanza medesima la moglie inferma, Paolo gli dicesse: moglie mia io spiro, ed essa soggiungendo, ed io vengo teco, amendue spirassero ad un tempo, e fussero sepolti in S. Fermo. Ridolfi par. 2. fol. 125.
                </p><p>Paolo Francesco Flammingo, con Martino de Vos in casa del Tentoretto, imparò il dipinto, e colorì nei quadri del Maestro i paesi: ritiratosi poi da<pb facs="00379" n="355"/>se, fece numero infinito di paesi, nei quali era molto valente: dipinse ancora una tavola d'Altare, e nella Sala del Consiglio v'è una storia di sua mano. Servì Ridolfo II. Imperadore di due gran quadri. Dipinse i quattro Elementi, facendo cadere nell'aria augelli, nella terra quadrupedi, nell'acqua pesci, nel fuoco minerali; le quattro stagioni parimenti con fiori, e frutti adeguati al tempo, ogni cosa caprieciosamente condotto. Dispiacque a tutti i Professori del buon disegno la di lui morte, succedutagli nel 1596. in Venezia in età di 56. anni. Ridolfi par. 2. fol. 73.
                </p><p>Paolo Fredeman figlio, e scolaro di Giovanni gran Pittore di Frisia, che morì l'anno 1604. come si è detto a suo luogo. Fu uomo di copiose idee: per la Maestà dell'Imperadore dipinse in Praga una tela di lunghezza 200. piedi, ed un'altra con li 12. mesi dell'anno, e nel mezzo Giove fulminante; in oltre fece una bellissima Galleria con un giardino, ed un fonte così al naturale, che alcuni nel passeggiare per quella stanza, stimandola vera, tentarono passare più oltre. Salomone fu suo fratello, ed amendue ajutarono al padre. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 74.
                </p><p>Paolo Guidotti Lucchese, Dottore dell'una, e l'altra Legge, Astrologo, Matematico, Poeta, Sonatore famoso, Musico, Architetto, Scultore, e Pittore, le di cui rare qualità gli meritarono da Paolo V. l'onore d'esser fatto Cavalier dell'Abito di Cristo, e Conservatore nel Magistrato del popolo Romano: ebbe una figlia in ogni virtù paterna ammaestrata, che lo pianse amaramente, quando l'anno 1626. se lo vide sessagenario morire in Roma. Baglioni fol. 303.
                </p><p>Paolo Juvenal Pittore Norimbergese morì l'anno 1655. come raccogliesi dal suo ritratto stampato.
                </p><p>Paolo de Mattei Napoletano, detto Paoluccio, velocissimo nel dipingere, creare. e partorire in un subito opere grandi tanto a fresco, quanto ad olio; studiò prima in Roma, e poi dal gran Luca Giordano, del quale con modo artificioso ne seguì lo stile, come allo spesso solea trasformarsi col suo mirabile pennello a Raffaello d'Urbino, a Tiziano, ad Antonio da Correggio, a Carraccio, a Guido Reni, ed al Cavalier Mattia Preti detto il Calabrese, ed altri, a' quali imitando, ed emulando insieme, ne ottenne il suo desiderato fine con gradito, e manierato impasto di vago colorito, e corretto disegno, come da moltissime opere grandi, di Gallerie, e di Chiese, e fra le più insigni, e singolari quella della Cupola della Casa Professa della Compagnia di Gesù di Napoli, Chiesa, e Cupola tutta di S. Francesco Saverio, e Cupola di S. Catarina a Formello de' Padri Predicatori, ed altre infinite opere per l'Europa tutta; ed in Francia fu chiamato più volte da Luigi XIV., ivi molto dipinse a fresco, ed olio, indi fu chiamato in Roma dà Clemente XI., e Clemente XII., e poi dà Benedetto XIII., ove dipinse molte opere; e chiamato poi dà Portogallo, Inghilterra, e Spagna, non potè portarvisi per la sua avanzata età, benche avesse per i sudetti Principi molto dipinto. Morì a' 26.<pb facs="00380" n="356"/>Luglio 1728. di anni 67. in Napoli con sommo dolore de' suoi scolari, e di tutti i Virtuosi; e fu sepolto nella Chiesa delle Crocelle in una sua Cappella.
                </p><p>Paolo Mazzocchi, detto Vccello, per la singularità, che aveva nel dipignere gli uccelli; se avesse applicato il tempo a disegnare le figure, e non si fusse perduto in ricercare nuove invenzioni di prospettiva, nella quale fece disegni stupendi, al certo sarebbero comparse più degne l'opere sue, abbondanti di paesi, di figure, d'animali, e di prospettive, molte delle quali ritrovansi in Firenza sua Patria. D'anni 83. fu sepolto in S. Maria Novella, correndo II 1432. Vasari par. 2. fol. 178. Vedi Paoluccio.
                </p><p>Paolo Morelli Pittore, e Senatore di Utrecht, fu scolaro di Michel Mireveld; per fare acquisto maggiore del disegno, vide Roma, poi rivide la Patria con gloria, per la bella pratica, che le fece vedere nel disporre sopra le tele i colori, e formare storie, e ritratti, che poi si videro con sommo diletto degl'Intagliatori dati alle stampe. Lasciò d'essere fra i viventi l'anno 1638. Sandrart fol. 301.
                </p><p>Paolo Naldini Romano Plastico, Stuccatore, e Scultore, le di cui opere sparse per i Tempj di Roma rendono buon conto della diligenza, e del fondato disegno, col quale le condusse a termine glorioso: fu scritto al catalogo degli Accademici l'anno 1654.
                </p><p>Paolo pagani Pittore nato sullo Stato Milanese, studiò in Venezia, e nella Germania: per la sua grande invenzione, e stravagante maniera fu favorito da molti Principi. Morì l'anno 1716. d'anni 55. in circa. Il Marchese D. Cesare Pagani Senatore di Milano essendo mancato senza successione mascolina, nominò il figlio del suddetto Paolo, il quale fu ammesso nell' eredità, e fideicommisso di Casa Pagani, ma poco dopo la morte del padre, morì anch'esso. M. S.
                </p><p>Paolo Perugino scolaro di Pietro da Cortona in Roma: veggonsi in S. Agata di Piazza Navona, ed in altri luoghi opere sue, registrate dall' Ab. Titi fol. 248. Fu di Casa Gismondi: è scritto al Catalogo dei Pittori di Roma l'anno 1668.
                </p><p>Paolo Pini Pittore Lucchese fu valoroso nelle prospettive, e nelle Figure: un'opera sua si vede nel Carobio di Milano. Torre fol. 129.
                </p><p>Paolo Piazza, che poi si fece Cappuccino: vedi Fra Cosimo Piazza.
                </p><p>Paolo Poc di Costanza attese molto tempo al ricamo, d'indi entrato nella Compagnia di Gesu, dipinse di quadratura, di prospettiva, e per i Teatri fu ingegnosissimo nell'inventare machine, ed ornamenti ecclesiastici. Ebbe un fratello per nome Tobia, del quale parlerassi a suo luogo. Sandrart fol. 319.
                </p><p>Paolo Porpora Pittore Napoletano, scritto al catalogo di Roma l'anno 1656.
                </p><p>Paolo Romano Orefice, e Scultore, Uomo timorato di Dio, modesto, e valente nell'arte sua, al contrario di Mino tutto arrogante, e pieno di su<pb facs="00381" n="357"/>perbia, che volle giuocare 100. scudi con quello, se formava meglio una statua di S. Paolo, e rimase perditore. questa statua poi per ordine di Papa Clemente VII. fu posta all'entrata di Ponte S. Angelo, sopra il primo capitello: lavorò per Pio II. che durò Papa dal 1458. sino al 1464. Vasari par. 2. fol. 297.
                </p><p>Paolo Rossetti da Cento fece grande onore al suo Maestro Girolamo Muziano; sebbene poche pitture veggonsi di sua mano, ammiransi però molti lavori a musaico, particolarmente nelle Cappelle Gregoriana, e Clementina, e nelle Cupole Vaticane: fu uomo pio, ed onorato: invecchiato morì nel 1621. Lasciò eredi i Padri di S. Lorenzo in Lucina, dove fu seppellito. Baglioni fol. 169.
                </p><p>Paolo S. Quirico Parmigiano, dilettavasi in Roma di fare ritratti di cera coloriti. Fattosi amico di Cammillo Mariani Vicentino Maestro di scultura, apprese l'arte di modellare da quello: passò poi in Corte, e fatto Canonico, e Bussolante di più Pontefici, spendeva il tempo in lavorare di cera, di bronzo, disegnare di fortificazione, e dare lezioni d'architettura: fu piacevole, d'amena conversazione, di bell'ingegno, e spiritoso in scena nel contraffare ogni linguaggio: mancò nel Pontificato d'Urbano VIII. in età d'anni 65. Baglioni fol. 322.
                </p><p>Paolo Salvatici Cittadino Modonese lavoratore di cunj nelle Zecche Ducali di Modona, e di Parma, dove d'anni 56. morì, e portato a Modona, fu sepolto nel Carmine l'anno 1606. Vidriani fol. 131.
                </p><p>Paolo Spagna Romano scritto al catalogo degli Accademici del disegno l'anno 1651.
                </p><p>Paolo Tagliapietra Modonese, figlio, ed allievo di Giacomo Scultore, le di cui fatture erano di tanto buon gusto, che Ercole II. Duca di Ferrara, quando fermavasi in Modona, passava gran parte del tempo nella casa di questo Artefice, per osservare i lavori. Vidriani fol. 61.
                </p><p>Paolo Vianese, o di Viana (Castello poco distante da Traject) imparò il disegno, e la plastica in terra, e cera da suo padre famoso Argentiero; andò a Roma, e fece lavori magnifici di vasi, di figure, e di storie d'argento. Accusato di bestemmia al Sacro Tribunale della Santa Inquisizione, patì molti mesi di prigionia. Dopo s'inviò a Praga al servigio di Ridolfo Imperadore. Adamo il fratello lavorò anch'esso in simili materie. Sandrart fol. 339.
                </p><p>Paolo Zoppo Bresciano buon Pittore, e diligente Miniatore, morì in Desenzano nel viaggio di Venezia, per dolore d'un baccile di cristallo, che se gli ruppe, nel quale per lunga diligenza, e fatica: avea figurato il Sacco di Brescia, dato dalli Franzesi, in cui ritrasse Monsieur du Fois, ed altri principali Capitani, che intervennero a quell'impresa, e lo portava a donare al Doge Gritti. Ridolfi par. 1. fol. 246.
                </p><p>Paoluccio Cattamara Napolitano valente in dipignere serpi, uccelli, ed altri animali, fiori, e frutti, e rappresentare egregiamente in palco ogni Per<pb facs="00382" n="358"/>sonaggio. V'è stato ancora il Maluccello bravo in fare animali, e questo credo fusse Paolo Mazzocchi sopradetto. M. S.
                </p><p>Papino della Pieve scolaro di Niccolò Soggi; averebbe fatto grand'onore a se, ed alla Patria, se non fusse tantosto passato a vita migliore. Vasari par. 3 lib. 1. fol. 391.
                </p><p>Parrasio Michieli familiare di Tiziano, dopo la morte del quale seguì Paolo Veronese, traendone continui disegni per eseguirli in pittura: sebene non abbondava di spirito nel colorirli, superava però con le ricchezze ogni difficultà. Teneva casa aperta adorna di ricche suppelettili, di pitture, di tavole sempre imbandite di confetture, e di vini prelibati, con li quali regalava gli amici, e con questo modo guadagnavasi l'affetto di molti a commendarlo, e ben trattarlo nella ricognizione delle fatture. La sua Patria di Venezia ha qualche quadro in pubblico di sua mano, massimamente la Chiesa di S. Gioseffo ha un'Altare, il quale fabbricò, dipinse, e gli servì di sepoltura. Ridolfi par. 2. fol. 134.
                </p><p>Paris Acciajo da Sarezana eccellente Disegnatore, ed Intagliatore in legno; di questi fa menzione il Soprani fol. 54.
                </p><p>Paris Bordoni da Nobili Parenti Trevigiani trasse i natali; da fanciullo fu mandato a Venezia alle scuole di lettere umane, di musica, di suono, e d'altri civili esercizj, ma prevalendo in lui fuori di modo il genio alla pittura, stabilì la sua permanenza nella casa di Tiziano. Avanzato in età, crebbe in virtù, e Venezia, Trevigi, Genova, Milano, Firenze, e la Germania cercarono le sue pitture, ma più d'ogn'altro la Francia, dove invitato l'anno 1559. da Francesco II. fece il di lui ritratto, e quelli delle più belle Dame, con altre fatiche, che piacquero sommamente a quel Magnanimo Re, il quale prendevasi diletto di trattenersi a vederlo dipignere, o sentirlo sonare il Leuto, onde ricevette grazie, e doni singulari, coi quali ritornato alla Patria, visse felicemente il restante di sua vita, che durò sino agli anni 75. Ridolfi par. 1. fol. 209.
                </p><p>Paris Nogari nato in Roma, detto Paris Romano, seguitò la maniera di Raffaellino da Reggio; diede molte prove d'un profondo sapere nei Pontificati di Gregorio XIII. di Sisto V. e di Clem. VIII. Lavorò nelle Logge, nelle Sale, nella Galleria Vaticana, nella Scala Santa, in S. Gio: Laterano, ed in altri Tempj, e Palagi di Roma. Cresciuto in età riposò i pennelli, cercando la quiete con le miniature, e con il taglio al bulino, ma l'indiscretezza di tante fatiche caricollo d'un'infermità mortale, dalla quale riavutosi, fece voto di fare il viaggio della Santa Casa a piedi, contro il consiglio dei Medici; ancora convalescente intraprese il cammino, ne andò lungi una giornata, che ricaduto, fu portato a Roma, dove morì d'anni 65. accomapagnato alla sepoltura nella Trinità dei Monti da tutti i Pittori. Baglioni fol. 87.
                </p><p>Paris Spinelli Aretino figlio, e discepolo di Spinello, poi di Lorenzo Ghiberti, fece le figure svelte, ma fiancheggianti, e meglio scorciate d'ogn'al<pb facs="00383" n="359"/>tro Pittore dei suoi tempi: fu adoperato in molti luoghi della sua Città: dipinse alcune Madonne divote. Assalito dai parenti, con i quali aveva contrasto, fu soccorso, e difeso, ma tanto di timore restolli nel cuore, che dopoi fece tutte le figure spaventate: fiorì circa il 1400. morì d'anni 56. sepolto in S. Agostino. Vasari par. 2. fol. 199.
                </p><p>Passarotto Passarotti Bolognese fratello di Tiburzio, d'Aurelio, e di Ventura, tutti figli, e scolari di Bartolomeo; sebene riuscì il più debole degli altri nei dipinti, pure ingegnossi di comparire in pubblico, come nota il Malvasia par. 2. fol. 240.
                </p><p>Pasquale Cati da Jesi, uno dei più adoperati Pittori dalli Pontefici Gregorio XIII. Sisto V. Clem. VIII. e Paolo V. in figure, in fregi, ed in istorie: se mostrò qualche durezza, e fatica nel disegno, nel colorito però non dispiacque; podagroso, e mal sano condusse la vita sino agli anni 70. e nel Pontificato di Paolo V. volò, come si spera, alla gloria. Baglioni fol. 112.
                </p><p>Pasquale Ottino Veronese scolaro di Felice Ricci, detto del Brusasorci, seguì così bene la maniera del Maestro, che terminata la vita nel 1605. e lasciate molte opere imperfette, furono compiute dal degno scolaro, aiutandogli Alessandro Turco, detto l'Orbetto suo compagno, e condiscepolo, Ridolfi par. 2. fol. 121.
                </p><p>Pasquale Pasqualini Pittore scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1650.
                </p><p>Pasquale Rossi Vicentino, detto Pasqualino in Roma, dove fu scritto tra gli Accademici del disegno nel 1670. E nato l'anno 1641. e da se (mi disse in Roma) aver'imparato il disegno, e dipignere dal copiare, e ricopiare opere Veneziane, e Romane. Le sue pitture sono di colore ameno, e vivace, particolarmente certi belli capricci di balli, di sonatori, di scuole, di giuocatori, di musici, e di mense, nelle quali vidi una tal qual grazia, e finitezza, che molto mi dilettò: altri quadri notai di sua mano storiati, con un forte colore alla Tizianesca: in Araceli, ed in S. Carlo al Corso sono opere sue in Roma: addestrò le figlie al disegno, ed una ragionevolmente dipignea l'anno 1700.
                </p><p>Pastorino da Siena inventò uno stucco sodo da fare ritratti coloriti al naturale, e ne fece tanta copia, che di quelli se ne ritrovano a migliaja. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 297.
                </p><p>Paudiz Oriondo dalla Sassonia inferiore, scolaro di Rembrand, dipinse per i Principi di Ratisbona, e di Baviera opere chiarissime, ed acquistò gran lode, il che soffrendo di mal'animo Rosler Pittore Norimbergese, sfidollo a fare un quadro, e perchè parve pendente il giudizio degl'intendenti a favore di Rosler, tanto se ne attristò, che poco tempo morì. Sandrart fol. 384.
                </p><p>Pellegrino Aretusi Modonese molto stimato in quella Città per la pittura, che fece alli Confratelli di S. Maria della Neve l'anno 1509. Vidriani f. 38.
                </p><p>Pellegrino da Bologna, di casa Pellegrini, ma detto dei Tibaldi, dal nome<pb facs="00384" n="360"/>del Padre, chiamato Mastro Tibaldo Muratore: nacque in Bologna l'anno 1522. Sebbene sono discrepanti gli Autori circa il di lui Maestro, se sia stato il Bagnacavallo, Perino del Vaga, o il Buonaroti, bastarà solo riferire quel tanto, che di lui vantavano i famosi Carracci, che lo chiamavano il loro Michelagnolo riformato, perchè addimesticò quella gran maniera, la trattò con colorito carnoso, e con familiarità graziosa. L'anno 1547. fu a vedere Roma, dove compì gli studj, lavorò di stucco, e dipinse; il simile fece alla S. Casa, in Ancona, in Bologna, ed in Milano, dove fu dichiarato Architetto della fabbrica di quel Duomo, ed Ingegnero di quello Stato. Avanzossi il suo nome nelle Spagne, e là con grande applauso chiamato, compì belle opere nell'Escuriale, che gli fruttarono da Filippo II. oltre cento mila scudi, il titolo di Marchese di Valsoldo (Terra del Milanese, nella quale ebbe i natali il Padre.) Fiorì nell'architettura, nella scultura, e nella pittura. Morì settegenario in Milano, essendogli premorto Domenico il figlio, del quale si è parlato. Dell'opere sue rendono conto il Mazzolari, il Vasari, il Baglioni, il Bumaldo, il Lomazzo, ed altri riferiti dal Malvasia par. 2. fol. 165.
                </p><p>Pellegrino da Modona, di Casa Munari, frequentava le Accademie di quella Città, quando arrivandogli all'orecchio le fama di Raffaello, s'invaghì di farsegli discepolo in Roma, come seguì, e con tale fortuna, che nell'opere ordinate da Papa Leone X. lavorò con gli altri condiscepoli con tanta gloria, che Raffaello volle servirsene in altre fatture. Morto il Maestro, ritornò alla Patria adoperato nei Tempj, e nei Palagi con grande opere. Successe intanto, che un suo figlio, venuto a parole con certi Modonesi, n'uccise uno, del che portata la nuova a Pellegrino, si pose in cammino per soccorrere il figlio, acciochè non capitasse nelle mani della giustizia, ma non molto lungi dalla casa incontrato dai parenti del defunto, caricandolo di ferite, l'uccisero l'anno 1523. Vidriani fol. 41.
                </p><p>Pellegrino da S. Daniello, al Battesimo chiamato Martino, ma da Gio: Bellino suo Maestro scoperto per un'ingegno pellegrino, quando lo vide superare il Pordenone, lo nominava il suo Pellegrino, e tal nome portò fino alla morte: benchè nato in Udine, della lunga dimora in S. Daniello (Castello 10. miglia da quella Città lontano) in vece d'essere chiamato Martino da Udine, portò sempre il nome di Pellegrino da P. Daniello veggonsi nei Contorni Furlani pitture di buon gusto di questo Maestro, che visse con fiorita scuola. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 188.
                </p><p>Pellegrino Miniati Bolognese, circa il 1627. dipinse in S. Gio: Batista dei Padri Celestini della sua Città il S. Silvestro Papa, che battezza Costantino Imperadore. Masini fol. 636.
                </p><p>Pellegrino Tibaldi, o da Bologna, o dei Pellegrini, che è tutto uno: vedi Pellegrino da Bologna.
                </p><p>Pellegrino Piola nato in Genova l'anno 1617. Fu allievo di Gio: Dome<pb facs="00385" n="361"/>nico Cappellino; con lo studio, e con l'industria notò tante osservazioni sopra le pitture dei migliori Maestri, che sollecitamente bravo Pittore comparve: quantunque per abbassare il suo nome, gli emoli lo chiamassero un novello Parmigianino, falsamente pubblicandolo per un ladro delle stampe di quello, tuttavolta seguì sempre di bene in meglio, ma la calunnia s'avanzò con invidia al furore, onde una notte del 1640. caricato di ferite, morì questo bello spirito, che per altro averebbe fatto stupire il Mondo con l'opere sue. Soprani fol. 147.
                </p><p>Perino del Vaga, di casa Bonacorsi, nacque l'anno 1500. da poveri Parenti nelle pessime influenze del contagio in Firenze: cresciuto in età, per il genio, che aveva al disegno, fu dato in custodia ad Andrea de'Ceri, e per qualche tempo fu chiamato Perino del Ceri; passò poi nella scuola di Ridolfo Ghirlandajo; finalmente fermossi col Vaga, Pittore Fiorentino, che teneramente l'amò, lo condusse a Roma. e raccomandollo alli. suoi amici; sichè dopoi fu chiamato. Perino del Vaga. Stante la sua povertà, lavorava a giornata per certi Pittori, scompartendo la metà della settimana negli studj per se, l'altra nel guadagnarsi il pane; giunsero suoi disegni nelle mani di Raffaello, e vedendo sì bel finimento, e diligenza, e pulizia, lo volle fra i suoi giovani a travagliare nelle Logge Vaticane, dove superò molti di quei concorrenti. In Roma dunque, in Firenze, in Pisa, ed in Genova (dove fermossi gran tempo, fece opere così belle, che sempre saranno ammirate. Morì d'improvviso in Roma d'anni 47. e nella Rotonda ebbe il sepolcro. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 152. Sandrart.
                </p><p>Perino da Vinci Scultore, e Nipote del famoso Leonardo, imparò da Baccio Bandinelli, poi dal Tribolo: compiuti li 12. anni, con maraviglia di tutta Firenze addestrò la tenera mano alla durezza del marmi, e di 17. anni restaurò statue, e lavorò d'invenzione. Partì per Genova, e dal Nobile Centurioni impiegato a fare un S. Gio: Batista, infermossi, e volle in tutti i modi partire per Livorno; la giunto, afflitto dal viaggio per mare, e per terra, crebbe in tal guisa il male, che in due giorni passò all'altra vita d'anni 23. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 415.
                </p><p>Pesello Fiorentino si trattenne 30. anni sotto la disciplina d'Andrea del Castagno. Dilettossi con sommo genio d'ogni sorta d'animali, tenendoli. vivi in propria casa, e nel contrafarli dipinti, non l'avanzò alcun Pittore dei suoi tempi: nelle tavole storiate in grande, ed in piccolo mostrò un bel maneggio di colore, ed una franca maniera. Ebbe un figlio, il quale seguì la maniera di Fra Filippo Lippi, ma oppresso dalle continue vigilie, e fatiche, morì d'anni 31. onde dolente il Padre lo seguì al sepolcro d'anni 77. Vasari par. 2. fol. 310.
                </p><p>Pietro Andrea Torre Scultore Genovese, nel disegno allievo di Gio Domenico Cappellino, e nella Scultura di Gio: Batista Bissoni: lavorava nell' avorio, e nel legno. Li Crocefissi di sua mano furono in grande stima: a cagione d'una ferita godette poca salute, anzi col tempo lo condusse al se<pb facs="00386" n="362"/>polcro l'anno 1668. Soprani fol. 243.
                </p><p>Pietro Antonio Barbieri è nato in Pavia l'anno 1663. ed è stato scolaro di Batista Rieci: ha veduto Roma, c l'anno 1704. in Patria dipignea la Cappella di M. V. del Carmine nella Chiesa di S. Maria in Pertica. M. S.
                </p><p>Pietro Antonio Cerva Bolognese Pittore di prospettiva; dipinse la quadratura del fregio nel Capitolo del Monasterio di S. Giacomo; passò a Venezia, con molte fatture fece onore alla sua patria: fiorì nel 1650. Masini. fol. 637.
                </p><p>Pietro Antonio dalla Casa Pittore Parmigiano non ignobile a olio, ed a fresco. L'Altare di S. Maria Maddalena dei Pazzi nel Carmine, e la Cupola della Chiesa detta del Quartiere in Parma sono opere sue, ed altre sono godute dai particolari. Egli si è servito d'un forte colore, che a forza di chiariscuri fà comparire le figure. M. S.
                </p><p>Pietro Antonio Nardi Scultore Bolognese fece l'ornamento delle tre Porte del primo Claustro in S. Michele in Bosco con due figure scolpite sopra ciascheduna. Masini fol. 636.
                </p><p>Pietro Antonio Torre Bolognese della scuola dell'Albano, dipinse due quadri a fresco della vita di S. Antonio di Padova nella parte minore del portico di S. Francesco, e fuori della Patria mostrò il suo valore: Fiorì nel 1655. Masini fol. 617.
                </p><p>Pietro Aquila buon Pittore, e degno Sacerdote, ha intagliata la stupenda Galleria Farnese dipinta da Annibale Carracei, le statue antiche di quel Palagio, gli Orti Borghesi del Lanfranco, varie inventioni di Pietro da Cortona, di Ciro Ferri, e di Carlo Maratti. Baldinucci proem. fol. VI.
                </p><p>Pietro Ardy di Nansì, Scultore oriondo della Lorena, fu ricevuto nell'Accademia Reale li 6. Giugno 1688.
                </p><p>Pietro Balten scritto nella Compagnia dei Pittori d'Anversa l'anno 1579. Per la gran somiglianza, che ebbero l'opere sue con quelle di Pietro Brugola, per il tempe, nel quale l'uno, e l'altro fiorirono, stimasi di quella scuola: disegnò a penna vedute, e paesi, rappresentò il tutto in tela a olio, introducendovi balli, e feste rusticali di bellissime figurine, ricercate con grande studio dai Dilettanti; ebbe familiarità singulare con belle lettere nelle poesie, nei teatri rappresentò eroicamente fatti da Grande. Morì in Anversa. Baldinucci par. 2. sec. 3. fol. 265.
                </p><p>Pietro Bellotti nacque l'anno 1625. in Volzano (Terra della Riviera di Salò.) Imparò il maneggio dei colari in Venezia sotto Michel Ferraboschi, che affezionatosi alla vivacità, ed alla somma diligenza dello scolaro, gli diede in segnamenti tali da sperare ogni gran riuscita, come seguì. Ma comechè Pietro aspirava ad acquistare nella pittura fama, e posto eminente, applicossi a dipignere con maniera limata, e finita, allora non praticata da altri Pittori. Nei ritratti poi s'avanzò tant'oltre, che meritò onori singulari dal Cardinale Ottoboni, che fu poi Papa Alessandro VIII. e dall'Elettore di Baviera. Fu di lui scolaro il Duca di Ucedo Spagnuolo, che lo rico<pb facs="00387" n="363"/>nobbe con 50 doppie al mese, e con piatto reale ogni giorno. Servi i Duchi di Mantova, ed altri Principi; finalmente in Garignano (Terra del Lago di Garda) morì l'anno 1700. Degli stravaganti capricci, e dei curiosi accidenti occorsigli, se ne potrebbe formare un grosso volume, che per brevità si tralasciano ad altri Scrittori. M. S.
                </p><p>Pietro Berettini da Cortona, detto Pietro da Cortona, fu allievo di Baccio Ciarpi: appena principiò a sfogare le sue vaste idee, che gareggiarono a vicenda i più rinomati Tempj, e Palagi Romani, per vedere adorni gli Altari, i muri, o le cupole delle bellissime invenzioni di lui, come sortirono la Chiesa Nuova, ed il gran Salone dei Barberini, in cui rappresentò il non mai abbastanza lodato trionfo della Gloria, che gli aprì la strada di Toscana, per servire di tante belle opere quei Serenissimi Principi. Al serrarsi della scuola Carraccesca, spallancossi quella del Cortona, e da varie parti tirò la gioventù a Roma, condotta dalla voce di quella fama, che per tutto echeggiava. Meritò Pietro di Cortona essere per anagramma dichiarato Corona dei Pittori, e nella medaglia cuniata col suo impronto, e con lettere Petrus Beretinus è Cortona, si vede nel roverscio la Fama coronata di stelle, con l'altro anagramma, Bene super virtus te coronat. In fatti nei tanti luoghi descritti dall'Ab. Titi, e dal Sandrart fol. 188. e da lui dipinti sino al 1669. in cui di 73. anni morì, si può vedere, che fu vera Corona dei Pittori.
                </p><p>Pietro Bernini da Sesto di Toscana, nacque l'anno 1562. Avuti i principj del disegno in Firenze dal Cav. Sirigati, andò a Roma, e con Antonio Tempesta dipinse a Caprarola per il Card. Farnese: ritornato a Roma rivoltò tutto l'animo alla scultura; in fatti addestrò così bene la mano agli scarpelli, che passò a Napoli, per ivi pubblicare la sua virtù nella franchezza, e nel buon maneggio di quelli. Nei Tempj Maggiori di Roma con operazioni magnifiche servì i Pontefici Paolo V. ed Urbano VIII. Morì in quella Città, sepolto in Santa Maria Maggiore, in età d' anni 67. Lasciò il Cav. Gio. Lorenzo, e Luigi suoi figli bravi Scultori. Baglioni fol. 304.
                </p><p>Pietro Boel Fiammingo nipote di Cornelio Wael, da Roma, ove per sei anni profittossi nella pittura, andò a Genova per ritrovare il zio, che là operava; nei fiori, nei frutti, e negli animali mostrò un grande spirito, e valore, tignendo con bravura, e maestria pittoresca; partì poi per la Patria, d'indi accolto in Francia, ritrovò ai suoi meriti dignissimo soggiorno. Soprani fol. 327.
                </p><p>Pietro Brugula, o Breugel, nato nel Castello di Breugel, poco distante da Breda, imparò l'arte della pittura da Pietro Koke, o Cocco, terminò gli studj sotto Girolamo Cock, sul metodo del quale non lavorò se non cose bernesche, e ridicole, non già per il colorito, o per il disegno, che furono nobili, e magistrali, ma per le materie, e l'invenzioni: sono indicibili i capricci dipinti per Mercatanti, e per particolari Signori. Avvisato, che si celebrassero nozze, feste, o balli rusticali, vestivasi da villano, e con rega<pb facs="00388" n="364"/>li introducevasi a quei spettacoli, notava i costumi, i motti, e quelle rustiche procedure, poi a tempra, ed a olio le caricava in tavole, o tele, facendole comparire in bellissimi siti camparecci, interrotti da sassi, da monti, da valli, e da fiumi, che era una bella delizia il vederle. Fu scritto al catalogo dei Pittori d'Anversa l'anno 1551. Ebbe due figli Pittori, cioè Pietro, detto il giovine, scolaro d'Egidio Coninghsloi, e Gio: discepolo di Pietro Cock. Sandrart fol. 249.
                </p><p>Pietro Campana di Brusselles scolaro di Raffaello d'Urbino, soggiornò nelle Spagne, altro non si trova di lui, se non che fece un quadro dell' entrare della Chiesa di Siviglia. Butron fol. 121.
                </p><p>Pietro Candido nel 1548. nato in Bruges, chiamato in quel linguaggio Pietro de Witt. Stette presso Giorgio Vasari, e gli fu in ajuto in Roma nella Sala della Cancellaria, ed in Firenze nella gran Cupola, che poi fu conclusa da Federico Zuccheri: fece molti cartoni per le tapezzarie del G. D. Ferdinando. Dichiarato Pittore del Principe di Monaco, viveva in quella Città l'anno 1604. Diede alle stampe varj pensieri. Ebbe un fratello nominato Cornelio, che nel 1573. era foldato nella guardia dei Serenissimi di Toscana, e dipigneva per eccellenza vaghissimi paesi. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 184. Sandrart fol. 277.
                </p><p>Pietro Cocco, o Cock, o Koekio Alostano, scolaro di Bernardo Brussellese Pittore: pellegrinò varie parti del Mondo; giunse sino a Costantinopoli al servigio dell'Imperadore dei Turchi, ritornato in patria dipinse varj riti di quei Traci, e si vedono alle stampe. Diede in luce Libri di scultura, di geometria, e di prospettiva; tradusse le regole generali dell'architettura; fioriva nel 1550. in Anversa, dove morì. Sandrart fol. 233.
                </p><p>Pietro Castellucci nacque in Arezzo l'anno 1653. da Salvio, scolaro del Cortona; questo insegnò al figlio il disegno, e la pittura, poi si perfezionò in Roma, dove condusse a olio, e a fresco ragionevoli dipinti. M. S.
                </p><p>Pietro Cavallini Pittore, e lavoratore di musaico, e Scultore Romano, fu difcepolo di Giotto: era uomo di santa vita, e dedito alle Sacre Immagini, le quali formava con maraviglioso decoro, come il Crocefisso miracoloso nell'ultima Cappella alla Porta Santa del Vaticano, e l'altro di rilievo nella basilica di S. Paolo, detto di S. Brigida. Ebbe in sommo grado l'amore di Dio, e dei poveri, i quali dolenti l'accompagnarono d'anni 85. al sepolcro di S. Paolo: fiorì circa il 1340. Baldinucci sec. 2. fol. 6.
                </p><p>Pietro Cornelio de Ryck nato in Delft l'anno 1568. Riportò qualche fondamento da Giacomo Villemoz, poi da Uberto Jacobi celebre Pittore di ritratti: venne in Italia, dove per 15. anni studiò varie maniere; fermossi finalmente su quella del Bassano: condusse opere infinite grandi, e picciole, massimamente alcune cucine di vaga invenzione; fu eccellente nel ritrarre, bravo inventore, e franco in dipignere animali alla Bassanese. Sandrart fol. 280. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 243.
                </p><p>Pietro da Cortona: vedi Pietro Berettini.
                </p><p><pb facs="00389" n="365"/>
Pietro Damini nato l'anno 1592. in Castelsfanco Veneziano, portato dalla natura al disegno, imparollo da se copiando dalle stampe, e dalli quadri, dagli scritti del Lomazzo, e dai Libri della Simetria d'Alberto Duro apprese le proporzioni del corpo umano; dalle storie, e dalle poesie i componimenti; da Gio: Batista Norcello scolaro del Palma il modo di maneggiare i colori, d'anni 20. comparve nel Duomo di Padova, in Venezia, in Chioza, in Crema, in Trevigi, ed in altri luoghi con vaga, e con felice maniera; ma quando stava nell'auge della fortuna, ecco nel 1631. il contagio, che lo trabalzò nel sepolcro, e restò memoria perpetua nel Mondo dell'opere sue, non meno che di Giorgio, e di Damino suoi fratelli Pittori. Ridolfi par. 2. fol. 248.
                </p><p>Pietro Dandini nacque in Firenze l'anno 1647. Ebbe documenti della pittura dal Zio Vincenzio Dandini, poi studiò in Venezia, in Modona, in Bologna, ed in Roma, dove fatto pratico nel maneggio dei pennelli, con vaghezzadi colori, con forza nel tignere, e con abbondanza d'invenzioni più volte ad olio, e a fresco comparve in pubblico in patria, dove fu tanto gradito, che sono volati suoi quadri in luoghi diversi, particolarmente in Polonia. Morì in Firenze adì 25. Novembre 1712. e lasciò Ottaviano il figlio bravo Pittore per il pubblico, e per il privato, il quale al pari del Genitore (a cui l'Autore era molto obbligato) si fa grande onore nella sua patria, ove vive.
                </p><p>Pietro Desani l'anno 1595. uscì alla luce in Bologna: instrutto, ed allevato nel disegno da Leonello Spada, seco andò a Reggio, per essergli in ajuto in tante belle opere, che in quella Città condusse, non essendovi per cosi dire casa, che non abbia qualche quadro di sua mano. Era uomo facile per compiacere a tutti; sebbene dava un poco nel duretto, il disegno però era franco, e la composizione maestosa: l'amavano i Nobili, particolarmente Monsignor Gonzaga Arcivescovo di Rodi, che creollo Cavaliere. Morì d'anni 62. consumato dalle fatiche, ma più dai disgusti, che ricevette da un suo unico figlio. Fu sepolto nella Chiesa della Madonna di Reggio, tanto dai suoi pennelli abbellita. Malvasia par. 4. fol. 120
                </p><p>Pietro di Cosimo Rosselli, che gli fu amorevole Maestro, quando scoprì una somma attenzione, quiete, e solitudine nel giovinetto tutto raccolto in apprendere le difficultà del disegno. Si compiacque della diligenza di Leonardo da Vinci; cangiò poi natura, e costumi, fatto bizzarro, capriccioso, e coloritore di cose orride, mai volle medicamenti, onde ottogenario l'anno 1521. fu ritrovato morto nel letto, riposto in S. Pietro Maggiore di Firenze sua Patria. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 26.
                </p><p>Pietro della Francesca da Borgo S. Sepolcro fu raro Maestro nelle difficultà dei corpi regolari, nell'aritmetica, nella geometria, nella prospettiva, e nella pittura, molti Libri delle quali scienze lasciò scritti: e parte furono dati in luce dal Maestro Luca Frate di S. Francesco da Borgo. Lavorò belle, e bizzarre storie; fece quantità d'Allievi; rimase cieco d'anni 60.<pb facs="00390" n="366"/>e negli 86. morì circa il 1460. sepolto nel Vescovado della sua Patria. Vasari par. 2. fol. 260.
                </p><p>Pietro di Franqueville nato a Cambrai Scultore sopra i modelli di Francesco Girardon. M. S.
                </p><p>Pietro de Jod nacque in Anversa l'anno 1602. Riportò l'arte dell'intagliare in rame da Enrico Goltzio; gran tempo si fermò in Roma; con lode rivide la Patria, ma con breve dimora, se nel 1634. passò all'altra vita: rimase l'altro Pietro Jod il giovine, anch'esso franco, e valoroso nell'arte medesima; questo per lo più intagliò per il <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>, e per Antonio Vandych. Sandrart fol. 356. 363.
                </p><p>Pietro de Lint d'Anversa, per li ritratti in grande in Roma, e nella Corte di Dania è molto celebrato dal Sandrart fol. 311.
                </p><p>Pietro de Mulieribus detto il Tempesta, dalle marine, dalle borasche, dalle vedute, dai paesi, e dagli animali, che dipinse. Nacque l'anno 1637. in Arleme d'Olanda, e dal Calvinismo chiamato alla Santa Fede per opera d'un Padre Carmelitano Scalzo, pervenne in Italia già ammaestrato nel dipignere; Accolto in Roma dal Duca di Bracciano, si fermò gran tempo a servirlo, e meritò d'essere fatto Cavaliere da quel benigno Mecenate dei Virtuosi. Partì poi per Venezia, passò a Vicenza, a Brescia, a Milano, ed a Genova, dove patì cinque anni di prigionia, convinto d'aver fatto uccidere la moglie; per intercessione finalmente del Co: di Melgar Governatore di Milano liberato, si portò di nuovo a quella Città, dove l'anno 1701. finì la vita. Si trattò alla grande, con carrozza, staffieri, numerosa famiglia, ed un seraglio di bestie per dipignerle al naturale, ed in fatti fu gran pittore, e paesista. M. S.
                </p><p>Pietro da Perugia imitatore di Stefano da Verona miniò tutti i Libri, che sono a Siena in Duomo, e nella Libraria di Papa Pio colorì parimenti con bella pratica a fresco. Vasari part. 1. fol. 115.
                </p><p>Pietro de' Petri Romano diligente disegnatore, ricercato dal Cav. Maratti per disegnargli l'opere di Raffaello d'Urbino, che sono nelle Camere Vaticane, fu esattissimo nell'imitare ciò che copiava: continuò i suoi studj nella scuola del suddetto Maratti, sino che morì, e restò erede del nome di valente Pittore: quindi è, che fu impiegato da N. S. nella Chiesa di S. Clemente, dove l'opera sua a fresco è molto stimata, a paragone di quanti sono ivi concorsi a dipignere. Ha poi dipinto in altre Chiese a olio, ed a fresco, e per tutto ha riportato sempre applausi, ed onore: Ma perchè la natura non lo provvide di buona complessione, per lungamente operare, morì di male d'idropesia nel mese di Novembre 1716. d'anni 45. con universale dispiacere dell'Arte. M. S.
                </p><p>Pietro del Pò Palermitano è scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1650. L'Ab. Tit. fol. 300. registra il S. Leone dipinto di sua mano nella Chiesa di Costantinopoli in Roma.
                </p><p>Pietro da Salò scolaro del Sansovino, si vedono in Venezia, ed in Padova<pb facs="00391" n="367"/>statue, rilievi, arabeschi, ed altre fatture praticamente dal suo scarpello intagliate, e notate dal Vasar i par. 3. lib. 2. fol. 244.
                </p><p>Pietro dal Sole padre di Gio: Batista bravo Pittore Milanese, dipinse a fresco varj fatti di S. Benedetto nel Claustro dei PP. Benedettini di S. Pietro in Milano. Torre fol. 320.
                </p><p>Pietro della Vecchia nato in Venezia l'anno 1605. Imparò da Alessandro Varotari, fu chiaro per molti dipinti disegnati, e coloriti sul gusto di Giorgione da Castelfranco: nel risarcire quadri antichi, e perduti, ebbe una mano giullissima, eda questi, vogliono molti, che fusse detto della Vecchia: morì in Venezia d'anni 73. Fu gran disegnatore di tutti i musaici di S. Marco, dove fu onorato con splendidissime esequie. Sandrart fol. 396.
                </p><p>Pietro Ercole Fava Conte, e Nobile Bolognese nato l'anno 1699. Dal suo palagio adorno divaghi freschi di Lodovico, d'Annibale, e d'Agostino Carracci, oltre ricca Galleria di quadri, e disegni, non è stupore se portato dal genio dei suoi Avi illustri Mecenati dei Virtuosi, ha praticato la scuola di Lorenzo Pasinelli, ed imitato quella di Paolo Veronese in ampie tele, le quali felicemente per suo diporto dipinge.
                </p><p>Pietro Facchetti Pittore Mantovano trovossi in Roma nel Pontificato di Gregorio XIII. e prevalse tanto ad ogn'uno nei ritratti, che oscurò la gloria dei vivi colori di Scipione Gaetano. Non vi fu Principe, o Dama, che non volesse di sua mano l'effigie. Dotato d'ottime qualità, aveva bellissimi segreti per fare vaghi colori, cioè oltramari, lacche finissime, giallisanti, ed altri colori. Con nobile trattamento di se stesso visse fino agli anni 78. e mancò alla luce, ed alla gloria nel 1613. Baglioni fol. 127.
                </p><p>Pietro Facini Bolognese, sebbene mai sognossi dover fare il Pittore, pure dall'assidua frequenza nell'Accademia dei Carracci si sentì d'improvviso movere da naturale instinto al disegno, e dagl'inviti cortesi di Annidale addestrò la mano al nudo, che gli riuscì con franchezza, e con facilità colpito. Crebbe così presto in uno strepitoso avanzamento, lavorando più di spirito, che di fondamento, che principiò ad ingelosire Annibale, il quale con destrezza, con motti piccanti, e quella solennissima burla di fargli andare incontro lo scheletro, che tenevano appeso al soffitto della stanza, mentre di notte tempo lo copiava, se ne liberò. Sdegnato il Facini, ad onta dei Carracci, aprì in faccia a quelli un'Accademia, e con buon seguito di scolari, passò l'emulazione in contrasti, e pericoli, non solo fra quei giovani, di porsi le mani addosso, ma ancora fra i Maestri: a persuasione poi degli amici quietatosi, attese con bizzarra invenzione, con varietà di ciere, con gran mossa di figure, e con tremendo colorito carnoso a dipignere per le Chiese, e per le case, ma durò poco il suo operare. perchè in fresca età morì l'anno 1602. Malvasia par. 3. fol. 563.
                </p><p>Pietro Fischer il vecchio; uno dei più celebri Fonditori, che dasse alla lucela Città di Norimberga: per compendio delle sue lodi, basta vedere quel<pb facs="00392" n="368"/>famoso Deposito di bronzo nella Chiesa di S. Sebaldo in sua Patria, terminato nel 1519. oltre le tante belle opere mandate in Polonia, in Boemia, in Ungheria, in Roma, ed in Italia, poi dire chi fusse questo Valentuomo; furono in di lui ajuto cinque figli, cioe Ermano, Gio: Paolo, Giacomo, e Pietro, detto il giovine. Sandrart fol. 209. 218.
                </p><p>Pietro Francavilla nacque in Cambrai l'anno 1548. Imparò il disegno da Gio: Bologna al dispetto del Padre, che lo bramava Letterato: girata gran parte del Mondo, divenne Pittore, Scultore, Matematico, Ingegnero, e Notomista. Chiamato da Arrigo IV. Re di Francia, là portossi col suo discepolo Francesco Bordoni Fiorentino, e molte opere condusse a perfezione. Compose un Libro intitolato il Microcosmo, con belle pitture, e due altri di Geometria, e di Cosmografia. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 203.
                </p><p>Pietro Francione Spagnuolo eccellentissimo nel disegno, e nella pittura nel 1521. Alcune Chiese di Napoli godono opere sue. Sarnelli fol. 158.
                </p><p>Pietro Gnocchi Pittore Milanese. Oltre le opere sue private si veggono in pubblico altri dipinti, particolarmente in S. Maria delle Grazie, in San Vittore, in S. Angelo, e nell'Oratorio dello Spirito Santo, dove dipinse dodici quadri, con varj misterj di Gesu Cristo, e nell'Altare Maggiore effigiò la Venuta dello Spirito Santo, quelle tutte sono Chiese di Milano. Torre fol. 298.
                </p><p>Pietro Francesco Battistelli valente Pittore per fare prospettive, come da tanti lavori in Bologna sua Patria, ed in Parma si vede: Fioriva nel 1614. Masini fol. 637.
                </p><p>Pietro Francesco Cavazza è nato l'anno 1675. in Bologna, dove ha imparato il disegno, ed il colorire nella scuola di Gio: Viani, dopo la morte del quale passò in quella del figlio Domenico Maria famoso Pittore. Il suo talento è nel dipignere storie sacre, ed ha provveduto molti Oratorj, Chiese di Bologna, e di altri Paesi di sue opere, le quali tra pubbliche, e private ascendono al numero di circa 40. Il suo travaglio è di gran forza nel colorire, che tende alla maechia del Guercino, il suo istoriare è d'una certa andata, e positura di figure sullo stile di Paolo Veronese, dimodochè non sembra della scuola di Bologna, ma Veneziana, quantunque non abbia mai praticato quel Paese, Egli poi ha fatto una copiosissima Raccolta di carte stampate, in ogni genere singulari, intagliate dalli migliori Artefice d'ogni nazione principia questa dalli primi Intagliatori del 1460. e cronologicamente proseguisce sino alli nostri tempi: è ordinata in cento, e più Tomi, cinquanta dei quali sono in foglio reale, gli altri in fogli, mezzi fogli, e forme minori: tutta la serie delle stampe ascende a circa ventimila. Non resta per questo d'andare tuttavia in traccia di nuovi acquisti, per sempre più accrescerla, e renderla famosa.
                </p><p>Pietro Francesco Cittadini Milanese (volgarmente chiamato il Milanese) Dopo qualche studio di pittura in Roma entrò nella scuola di Guido Re<pb facs="00393" n="369"/>ni ia Bologna, dove ben presto si fece conoscere per un sublime ingegno, universalmente pronto a dipignere storie, frutti, animali, e paesi; tanto freschi, e ben toccati, con introduzione di balli, di spettacoli, di mercati, e feste civili, e rurali, che è una delizia vederli: dopo varj dipinti per le Chiese, e per i Palagi, morì nel 1682. in età d'anni 67. sepolto nella SS. Nunziata, fuori di Bologna. Lasciò tre figli Pittori: Gio: Batista universalissimo al pari del Padre, e morì nel 1692. Carlo, che tende di buon gusto anch'esso all'universale, ed Angelo Michele, che nei frutti, e nei fiori opera mirabilmente.
                </p><p>Pietro Francesco Garoli da Torino, Pittore, ed Architetto, fu dichiarato perpetuo Maestro di pubbliche lezioni di prospettiva dall'Accademia di Roma l'anno 1679.
                </p><p>Pietro Francesco Mola da Lugano imparò in Roma dall'Albano, tanto s'imbevè di quella bella, e vaga maniera, ma un poco più tinta, che i suoi quadri sono in grande stima. Nella tavola dell'Ab. Titi si leggono l'opera fatte in Roma: fu capriccioso, e disegnò francamente; si vedono molte caricature alla Carraccesca di sua mano, e molte ne vidi io in Roma in casa di suo nipote. Morì di morte improvvisa d'anni 56. nel 1665.
                </p><p>Pietro Francesco Morazzone, così dinominato dalla Villa nel Ducato di Milano, in cui nacque; il suo Casato fu dei Mazzucchelli; condocto a Roma dal Padre, frequentò le Accademie, studiò i dipinti di Gaudenzio, disegnò l'antico, ed il moderno, tantochè il suo nome principiò a farsi sentire per Roma, dove non gli mancorono impieghi: diedesi poi a studiare con attenzione l'opere di Raffaello, e del Buonaroti, in Venezia di Tiziano, e del Tentoretto, onde ritornando a casa potè competere con i Procaccini, aprire fioritissima Scuola, e concorrere all'opere di Savoja, per le quali da quell'A. R. fu rimunerato con l'onore di Cav. di S. Maurizio. Chiamato a Piacenza l'anno 1626. per dipignere la Cupola del Duomo (che poi fu terminata dal Guercino) vi diede principio, ma infermatosi, volle ritornare alla Patria, dove in vece di ricuperare la sanità, d'anni 55. perdette la vita. Baglioni fol. 285.
                </p><p>Pietro Francesco Piola, inclinato ad ogni virtuoso esercizio, molti ne praticò nella sua Città di Genova; fra gli altri volle provare il disegno, e sopra i dipinti di Perino del Vaga fece assidui studj; imparò con tal diligenza a contrafarli in carta, che la lodatissima Sofonisba Pittrice vedendoli, non solo lo persuase a seguire l'impresa, ma nella propria casa gli diè libero ricetto, e per molti anni le vere regole della Pittura, colle quali avanzossi la fama, ed il nome suo; ma non andò gran tempo, che in età di 35. anni, correndo il 1600. fu da morte immatura levato dal Mondo. Soprani fol. 77.
                </p><p>Pietro Francesco Prina da Novara Pittore eccellente di gran fondo, e d'invenzione nella prospettiva, e nell'architettura, vive in Milano. Praticò. parimenti, per molti anni, la scuola del Franceschini in Bologna Gio: Fran<pb facs="00394" n="370"/>cesco Prina Comasco, il quale non meno con la penna componeva di poesia, che col pennello dipigneva quadri storiati sulla dolce maniera di quella scuola.
                </p><p>Pietro Francesco Sacchi Pittore Pavese fioriva nel 1527. In Genova fu stimato l'ottimo fra tanti Pittori, per essere i suoi dipinti ben finiti, e con istudio indicibile conclusi: sebbene diedero più nell'occhio le maniere moderne del Pordenone, e di Perino del Vaga, rimasero l'opere sue sino al giorno d'oggi in venerazione, e stima. Soprani fol. 169.
                </p><p>Pietro Francois Pittore, ed intagliatore di Naumachia, e di marine; morì l'anno 1654. come si raccoglie dal suo ritratto in istampa.
                </p><p>Pietro Gallinari Bolognese, detto Perino del Sig. Guido, che gli fu amorevole, e liberale Maestro; si cerchino le di lui Notizie nella vita di Guido Reni.
                </p><p>Pietro Germain Scultore, ed Orefice nato a Parigi nel 1660. diede nell'età di 17. anni prove dei suoi singulari talenti. Il Signor Colbert Sopraintendente alle Fabbriche Reali, e Carlo le Brun Pittore primario lo presentarono al Re, il quale gli ordinò di rappesentare in oro, ed in argento la serie istorica delle sue conquiste, e questo operato fu delle più belle manifatture in questo genere, che sino al giorno d'oggi siasi effigiato, S. M. in vero ne fu così soddisfatto, che gli fece assegnare stanza nel Louvre con altri contrasegni della sua magnificenza. Questo Artesice ebbe tanto d'amore per lo studio dell'opere sue, che cambiava i riposi in viglie, ma la poco sanità, che godeva, non secondò il suo genio, onde morì d'anni 36. Lasciò Tommaso il figlio, del quale si parlerò. M. S.
                </p><p>Pietro Gilardi nato in Milano l'anno 1679. da Anatalò di Brusselles Giojelliere singulare, Pittore di smalto, dilettante di pittura, e già fido camerata di Salvatore Rosa. Questo giovine mantenuto dall'Eccellentissimo Sig. Marchese Cesare Visconti, Co: di Gallerate, ha avuto per Maestri in Milano Federico Bianchi, e Paolo Cazzanica: in Bologna Marcantonio Franceschini, e Gio: Gioseffo dal Sole, sotto il quale diede buone speranze di dovere giugnere a segno di perfezione, come s'intende, che egli proseguisca di bene in meglio in Milano, con buon colore: e disegno.
                </p><p>Pietro Gio: Leonori Bolognese dipinse una Madonna con quattro Santi nella Residenza del Dazio del Sale, ed a fresco un'altra fece sotto il portico del Teatro Guastavillani, sino nel 1400. Masini fol. 617.
                </p><p>Pietro Granier Scultore nato a Mompelier, allievo di Francesco Girardon, ha lavorato con fama, e gloria del suo sapere per il Re Luigi XIV. Dalla sua mano sono uscite molte opere, e buona parte di quelle si ritrovano nella Raccolta delle Figure del Castello, e Parco di Versaille, intagliate da Simone Tommasini. Morì Ufiziale dell' Acoademia Reale l'anno 1716. M. S.
                </p><p>Pietro Isaesz nacque in Helsever l'anno 1569. Imparò i primi rudimenti del disegno dal Ketel, ed ebbe gl'incrementi della pittura da Gio: Aken, col<pb facs="00395" n="371"/>quale molto viaggiò. Questo bravo naturalista ordinò bene le storie, sece stimatissimi ritratti, e fu uno dei celebri Pittori delli suoi tempi, per quanto registra il Van Mander, ed il Baldinucci part. 3. sec. 4. fol. 233.
                </p><p>Pietro Iselburgh di Colonia famoso Intagliatore in Rame in Norimberga, dove l'anno 1620. teneva Scuola aperta di bel disegno. Sandrart fol. 356.
                </p><p>Pietro Laer d'Arleme, detto Monsù Bamboccio, non solo per la struttura del corpo, la di cui parte inferiore era un terzo più lunga della superiore, breve di petto, e corto di collo, ma ancora per la bizzaria di colorire caccie, animali, tugurj, carceri, spettacoli civili, e rusticali in minutissime, e mezzane figure, il tutto ben disposto in siti proporzionati, con bellissimi orizonti, con paesi, e con vedute, che in Roma erano ricerate a gran prezzi. L'anno 1639. partì dall'Italia per la Patria, e là diede chiarissimi segni di nobile, e di spiritoso talento. Sandrart fol. 205.
                </p><p>Pietro Laurati Sanese seppe così bene imitare la maniera di Giotto suo Maestro, che in breve divenne famoso per tutta la Toscana; introdusse miglior modo di pignere, ingrandì le figure, e diede ai volti arie più nobili, di quello avessero mai fatto altri Pittori; sicchè all'esempio di lui molti studiosi dei suoi contorni fecero poi non ordinarj progressi nella pittura. Baldinucci sec. 2. fol. 31.
                </p><p>Pietro Lely nacque l'anno 1617. in Westfalia, ove suo padre serviva di Guarnigione in qualità di Capitano. Fu allevato all'Haya, ed in Arleme d'Olanda sotto il Signor Grebber. L'anno 1641. passò in Inghilterra, ove dipinse molti paesi ripieni d'istoriche composizioni: tuttochè il suo genio lo portasse a questo genere di lavori, se ne scostò per attaccarsi ai ritratti, che gli erano di più utile, e nei quali mirabilmente riusciva. Le grandi commissioni, che lo tenevano di continuo occupato in tale arte non gli permisero fare il viaggio d'Italia, ma supplì al difetto con una grande Raccolta di stampe, di disegni, e di quadri dei più famosi Maestri dei nostri Paesi. Egli fu correttissimo nel disegno, molto verace nei suoi colori, grazioso nelle sue figure, pratico nello sciegliere attitudini, e vestimenti più proprj per fare spiccare la leggiadria dei suoi dipinti. Fu Pittore primario del Re Carlo II. che dopo avere fatto il ritratto di Lui, creollo Cavaliere. Era disinvolto, ameno nella conversazione, e generalmente amato, ed accolto con distinzione, e stimato da tutti i principali del Regno. Morì d'apoplesìa nel 1680. d'anni 64. M. S.
                </p><p>Pietro le Gros Scultore nato in Parigi, allievo di Pietro le Gros suo padre Scultore del Re, e Rettore dell'Accademia durante lo spazio di 30. anni. Sua Maestà lo mandò all'Accademia di Roma, dove si è talmente perfezionato coll'assiduo studio sull'antico, e naturale, che dopo aver compiuti tre anni in quell'Accademia, si è fermato in Roma, ove attualmente soggiorna, e conduce opere degne di gloria, come si può vedere dal S. Domenico posto in S. Pietro, dal B. Luigi Gonzaga nella Chiesa di S Ignazio, dal B. Stanislao Kosta nel Noviziato dei Padri Gesuiti, in S. Carlo al<pb facs="00396" n="372"/>Corso, e da molte altre di lui manifatture, che si ammirano in quella famosa Città, distinte da tante d'altri Autori moderni. Egli è dell'Accademia del disegno, detta di S. Luca, quindi onorato, e stimato per la sua modestia, e per la grandezza del suo merito da tutti gli Amatori delle più belle Arti. M. S.
                </p><p>Pietro Leone Ghezzi nacque in Roma il dì 28. Giugno 1674. Imparato, che ebbe il disegnare, ed il dipingere da Gioseffo suo padre, entrò nelle pubbliche Chiese di Roma con opere sue, e principalmente per ordine di N. S. Papa Clemente XI. nelle Basiliche di S. Gio: in Laterano, e di S. Sebastiano, nelle Chiese di S. Clemente, e di S. Teodoro, ed in Urbino nella Chiesa dei Padri Eremiti di S. Girolamo. Dipingere dovea la Galleria nel Palagio Papale di Castel Gandolfo, per la quale erano già fatti i disegni, ma il luogo fu stimato dai periti troppo angusto, e l'opera è rimasta sospesa. Per i Nipoti di detto Pontefice ha molto operato, così ancora per altri Principi, e particolarmente per il Serenissimo Duca di Parma, il quale l'ha creato Cavaliere. Per le sue rare virtù, e qualità nel disegnare, nel dipignere, nell'intagliare all'acqua forte, per gli ornamenti di belle lettere, della musica, e del suono d'ogni sorta di strumento, si è reso carissimo a tutti in Roma, dove vive col padre, del quale si è parlato. M. S.
                </p><p>Pietro Lespina Pittore scritto al catalogo di Roma l'anno 1660.
                </p><p>Pietro Liberi Padovano studiò in Roma l'opere di Raffaello, in Parma quelle del Correggio, e del Mazzola, in Venezia quelle di Tiziano, e del Tentoretto, e con un misto perfetto di sì alti Maestri si fece una ben fondata, e spiritosa maniera, con la quale comparve applaudito dal Pubblico di Venezia, e da molte altre Città. Visse anni 77. e morì nel 1677. essendo Cavaliere. L'opere, che dipinse, le registrano il Boschini nelle fue rime, ed il Sandrart a fol. 397.
                </p><p>Pietro Lorenzetti, Sanese fratello d'Ambrogio già scritto, imparò da Pietro Laurati, ajutò il fratello nelle pitture dello Spedale di Siena, terminate nei 1335. Ebbe un figlio chiamato Lorenzo, il quale attese alla scultura, e pose in pubblico opere diverse. Baldinucci fec. 2. fol. 39.
                </p><p>Pietro Lucatelli Romano allievo di Pietro da Cortona, ha due pubbliche pitture nelle Chiese di S. Agostino, e nel Collegio Fuccioli di Roma; stà scritto al catalogo degli Accademici Romani nel 1690.
                </p><p>Pietro Maggi studiò nella scuola di Filippo Abbiati: riuscì Pittore spiritoso, e spedito, che serve a molti in Milano, dove ebbe i suoi natali, e vive.
                </p><p>Pietro Malombra cittadino Veneziano, uscì alla luce l'anno 1556. Attese da giovinetto alle belle lettere, al suono, al canto, ed allo scrivere, onde passò alla carica di Cancelliere Ducale. Praticava con Gioseffo Porta, detto Salviati, o Grafagnino, e copiando l'opere sue, adornava di fregi, e di arabeschi le spedizioni Ducali. Passato varie persecuzioni, si diede totalmente a dipignere, e s'avanzò nel Magistrato, nella Quarantìa, e nella Sala dell'Uditore, nelle Chiese Veneziane, e Padovane con belli dipinti, o<pb facs="00397" n="373"/>nei teatri con invenzioni, machine, e prospettive; nell' Accademie letterarie con poesie, e con orazioni, e pure adorno di tante prerogative, provò sempre una sorte avversa, che d'anni 62. ultimò il suo vivere, sotterrato nel Cimitero dei Santi Gio: e Paolo. Ridolfi par. 2. fol. 153.
                </p><p>Pietro Maria da Crevalcore, bravo non meno col pennello, che con la spada alla mano; fu uno di quei due scolari di Dionigio Calvart, che fece spalla al Maestro, quando in Bologna sfidò Federico Zuccheri col pennello e fecegli un'alta passata, perchè aveva sparlato delle sue pitture. Questo bravo disegnatore dipinse con tal franchezza, e risentimento, che nelle pubbliche pitture di Bologna diede a conoscere avere praticato i Carracci fiorì nel 1580. Malvasia par. 2. fol. 268.
                </p><p>Pietro Maria Groppallo nobile Genovese nacque l'anno 1610. Terminati gli studj di belle lettere, desioso d'avanzarsi nella pittura, ottenne l'intento con le direzioni di G. B. Paggi, passò al disegnare di fortificazione, d' agrimensura, e di levare di pianta i siti, onde dal Senato fu impiegato in diverse occorrenze. Lavorò di cera figurine, e ritratti coloriti; diede in luce nuovi cannocchiali per vedute lontane, nè contento di tante belle prerogative, volle proseguire gli studj, attendendo alla legge, nella quale fece sì gloriosa riuscita, che dal Principe ottenne cariche di varj Governi, nei quali diede compiute, e giuste soddisfazioni ai popoli. Spedito poi per alcuni interessi camerali a Montobbio, assalito da febbre maligna, diede l'ultimo addìo al Mondo l'anno 1671. Soprani fol. 263.
                </p><p>Pietro Maria Pennacchi fiorì nei tempi di Gio: Bellino, di cui fu scolaro, e cercò seguire quella maniera: Nel Duomo di Trevigi fece la tavola dell' Assunta, e quella dell'Altare dei Rinaldi in S. Francesco: dipinse ancora in Venezia il Cielo del Tempio della Madonna dei Miracoli, divisandovi in molti spartimenti figure degli Appostoli, e dei Profeti, che fu opera singulare in quei tempi, e nel fine di quella operazione terminò la vita nel 1528. Ridolfi par. 1. fol. 214.
                </p><p>Piero Maria Bagnadore Bresciano fece molte opere nella sua patria di propria invenzione, e per ordine del Pubblico copiò il miracoloso successo di S. Faustino in riposo, che stà sotto il Voltone a capo della Piazza, che già in muro era stato dipinto da Alessandro Moretto: dilettossi raccogliere disegni, e n'aveva studio copioso, il quale da lui fu venduto al Sig. Conte Cammillo Gonzaga di Novellara Cozzando fol. 125.
                </p><p>Pietro Maria Porettano scolaro dei Carracci, dipinse nella Parocchiale di S. Maria Maddalena della Poretta la tavola di S. Antonio Abate, circa il 1600. Masini fol. 637:
                </p><p>Pietro Martire Neri scritto al catalogo dei Pittori Romani nel 1650.
                </p><p>Pietro Maseline Scultore è nato a Roano, ha fatto più opere per Sua Maestà, e tra le più considerabili, la statua equestre del Re Luigi XIV. d'un solo getto in bronzo, sopra il modello di Simone Hutrelle, che s'unì con esso lui a sì grande lavoro, e questa per la Città di Mompelier. Morì pro<pb facs="00398" n="374"/>fessore dell'Accademia Reale nel giorno 7. di Febbrajo 1708.
                </p><p>Pietro Mignardi Franzese, nelle Chiese di San Carlo alle quattro Fontane (fabbrica moderna, capricciosa, e bizzarra, per il disegno del Cav. Boromini) ed in S. Maria in Campitelli di Roma ha dipinto opere stimate. Fu fratello di Niccolò famoso Pittore. M. S.
                </p><p>Pietro Montanini da Perugia, detto Petruccio Perugino, bell'umore, spiritoso, e bizzarro Pittore, imparò da Pietro Barsotti suo Zio, poi da Ciro Ferri, in ultimo da Salvatore Rosa, i di cui paesi, sassi, e dirupi imitò con grande studio, introducendovi belle figurine di macchia, molto stimate in Francia, ed in altri luoghi. L'Autore ha veduto in Perugia suoi quadri storiati di buon gusto. Visse 70. anni, e morì nel 1689. M. S.
                </p><p>Pietro Moroni discendente da quel famoso Gio: Batista Moroni di Albino in Bergamasca, tanto celebrato da Tiziano per i ritratti: attese alla pittura nella scuola di Paolo Veronese, e per molto Chiese di Brescia, e per altre Città sono opere sue con bel colore, e buon disegno dipinte. Morì in Riva di Soldo circa il 1625. avvelenato dalla moglie. Averoldi. Cozzando fol. 125.
                </p><p>Pietro Negri Veneziano celebrato dal Sandrart fol. 398. per quell'operone, che di sua mano vedesi nella Scuola di S. Rocco, dove espresse i Ss. Marco, Sebastiano, e Rocco fra i Cori d'Angeli in corteggio di M. V. e di sotto la Serenissima Repubblica accompagnata dalle quattro Virtù Teologiche, che sostentano la Fede, e la Religione, e supplicano per la liberazione della peste: quadro di gran forza, e di colore, terminato l'anno 1673.
                </p><p>Pietro Paltronieri, detto il Mirandolese, nacque nella Mirandola l'anno 1673. ove da giovinetto fu educato nella pittura da Gio: Francesco Cassana: venne poi a Bologna, dove inclinato più tosto alla quadratura, che alle figure, cercò i principj di quelle da Marcantonio Chiarini; Partì poi per Vienna, d'indi per Roma, dove trattenutosi molto tempo, vide, notò, e disegnò quanto evvi d'antico, e di moderno in quegli almi contorni; che però si fece una maniera propria facile, diligente, e tenera col dipignere a tempra sulle tele, e a fresco sopra i muri vaghe prospettive, coll' introdurvi colonnati, architetture, archi, e marmi venati dei loro colori naturali, il tutto disposto in bellissimi siti, con vedute, e lontananze, che sommamente dilettano. Quindi è, che in Vienna, ed in Roma servì Personaggi riguardevoli, come và facendo in Bologna, dove ha stabilita la sua stanza, ed attende a spedire l'opere sue in varie Città, che l'impiegano ai lavori: questi sono sempre stati animati da buoni Figuristi, e particolarmente in oggi da Ercole Graziani Pittore Bolognese, il quale nacque l'anno 1688. e fu scolaro di Donato Creti. Vive parimente in Bologna Gioseffo Perazzini detto anch'esso il Mirandolese: nacque nella Mirandola l'anno 1672. e fu compagno del sopraddetto Paltronieri nella scuola di Gio: Francesco Cassana: si fermò poi in Bologna per lungo tempo in quel<pb facs="00399" n="375"/>la del Franceschini, dalla quale uscì Pittore di storie, di quadri d'Altare, e di ritratti.
                </p><p>Pietro Paolini nacque nella Città di Lucca l'anno 1603. da riguardevoli Parenti; inclinato al disegno, compiuto il terzo lustro, fu dalli Genitori mandato a Roma, e ricevuto nella Scuola d'Angelo Carosello. Disegnando per le Gallerie Romane, incontrò un giorno il famoso Domenichino, al quale con ogni umiltà mostrando i suoi disegni, posegli una mano sopra una spalla col dirgli: Seguite ad applicarvi, o giovinetto, che vi farete virtuoso; queste parole diedero a Pietro un tale impulso, che alla brama del virtuoso acquisto, accopiò un'ardente studio, talchè divenuto franco nel disegno, si pose al colorito con tanta intelligenza, che fece in Roma comparire tante maraviglie, quante furono l'opere del suo pennello Dopo 30. anni di dimora in Roma, mancatogli l'amorevole Genitore. partì per la Patria, ma nel passare per Venezia, ivi fermossi due anni, e se la morte della Madre non lo richiamava a Lucca, di buon genio sarebbesi trattenuto in quella Città. Disposti in buona regola i dimestici affari, accasato con nobile Signora, ripigliò gli studi, ed a pubblico beneficio, e a proprie spese aprì l'Accademia del nudo, adornandola di stucchi, di vasi, di statue, di bassi rilievi, d'antichità, e di disegni. Dilettante di giocare di picca, e di spada, a somiglianza dei suoi fratelli, valorosi Soldati in Fiandra, ed in Venezia, adornò una bellissima Galleria d'armi antiche, e moderne. Circa l'opere sue sono innumerabili, e molte furono ricercate dalla Francia, che gradì quell'aggiustato contorno, forte maniera, buon colorito, espressione, verità, e naturalezza; fra quelle alcune sembrano di Paolo Veronese. Di natura modesto, amabile, e giusto, terminò il bel corso di sua vita l'anno 1681. e nel Sepolcro dei suoi Maggiori in S. Michele, ebbe il riposo. M. S.
                </p><p>Pietro Paolo Abati Modonese fratello di Niccolò, sopra descritto; espresse con grazia singulare gli affetti della natura; nel dipignere poi una furia di cavalli, non ebbe pari. Vidriani fol. 69. Pietro Paolo Abate il giovine figlio d'Ercole, e pronipote degli Abati Seniori, imparò da suo padre; nei grotteschi, nei quadri storiati in pubblico, ed in privato fu ragionele Pittore; morì in fresca età dopo il padre, che mancò nel 1613. Vidriani fol. 106.
                </p><p>Pietro Paolo Baldini scolaro di Pietro da Cortona è nominato dall'Ab. Titi nel suo Libro delle pitture di Roma, per pratico Pittore, e registra dieci opere nelle Chiese di detta Città.
                </p><p>Pietro Paolo Girolamo Piola Pittore Genovese; egli imparò da suo padre, il quale seco lo condusse a Piacenza in tempo, che dipinse la Galleria del Sig. Co. Baldini, nel qual Palagio Pietro Paolo Girolamo dipinse un disotto in su, che molto fu gradito. Partito poi da Piacenza andò a Roma, e studiò sotto Carlo Maratti, e riportò alla Patria un colorito vago, e rinforzato di buon gusto, col quale si fa largo a fresco in compagnia del fa<pb facs="00400" n="376"/>moso quadratorista Tommaso Aldrovandini Bolognese Pittore, ed a olio per luoghi pubblici, e privati. Vive in Patria.
                </p><p>Pietro Paolo Gobbo Cortonese, detto il Gobbo dalli frutti, per la grande naturalezza, con la quale esprimevali, se Zeusi con l'uve ingannò gli uccelli, questo deluse animali, ed Uomini; dilettosi di fare paesi, e volle provare come gli riuscissero le figure, e ne lavorò alcune attorniate con festoni di frutti, che furono assai gradite; morì in Roma sessagenario nel Pontificato d'Urbano VIII. Baglioni fol. 343.
                </p><p>Pietro Paolo Oliviere Scultore, ed Architetto, servì nell'una, e nell'altra facultà Principi, e Pontefici nelle prime Chiese, e Palagi di Roma, ma troppo presto mancò al Mondo, ed alla gloria, cioè d'anni 48. nel 1599. sepolto nella Minerva. Baglioni fol. 76.
                </p><p><rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs> Principe dei Pittori Fiamminghi, trasse i natali dalla Città d'Anversa l'anno 1577. Dopo gli studj di belle lettere, applicato alla pittura sotto Ottavio Veen, fece tali progressi: che non ebbe altro bisogno, che di vedere Venezia, e Roma, per pescare quel nobile colore, forza, e spirito, con li quali condusse sì belle opere in tante Città, massimamente in Mantova, dove da quel Serenissimo fu inviato in Ispagna a portare in dono al Re quadri di famosi Maestri; ivi fece ritratti di quelle Maestà, poi ritornò a Mantova, d'indi alla Patria. Dipinse per i Re di Francia, di Spagna, d'Inghilterra, di Dania. di Polonia, e per l'Imperadore. Al compagnato da nobilissimi tratti, da obligantissime maniere, e da certa franchezza nel trattare negozj d'alto rimarco; fu inviato Ambasciadore dal Re di Spagna, a quello d'Inghilterra, per strignere la Pace fra quelle due Corone: gli riuscì con tanta gloria l'impresa, che l'Anglicano Monarca, alla presenza del Parlamento, levatosi la spada dal fianco, l'anello di dito, un centurino tempestato di diamanti dal cappello, il tutto gli presentò in dono, e creollo Cavaliere. Ritornato in Ispagna, accarezzato da quella Maestà, dichiarollo familiare di Camera, con l'onore della chiave d'oro. Con 30. mila scudi rivide la Patria, che subito lo qualificò con titolo di Segretario, e Consigliere di Stato. Comperò una Signoria; visse alla grande; finalmente, con splendidissime esequie morì l'anno 1640. Sandrart fol. 282. Baglioni fol. 362. Soprani fol. 301.
                </p><p>Pietro Pancotto Bolognese uscì dalla Scuola dei Carracci, mostrò la sua animosità nel Giudizio universale dipinto sotto il Portico di S. Colombano, dove caricò quei Superiori, che a certe occorrenze corressero il suo ardire: v'è ancora di sua mano uno stregozzo bizzarrissimo a olio, che credevasi di mano dei Carracci. Malvasia par. 3. fol. 575. Il Masini fol. 637. dice, che fioriva nel 1590. e che morì in Roma, mentre s'avanzava nella pittura.
                </p><p>Pietro Papalèo Scultore Palermitano, fu aggregato all'Insigne Accademia del disegno, chiamata di S. Luca in Roma l'anno 1695. In quell'Alma Città si trovano opere sue private, e pubbliche condotte con buona ma<pb facs="00401" n="377"/>niera, e sicuro disegno; E' degna da vedersi la Statua del S. Fabiano nella Cappella Albani posta nella Basilica di S. Sebastiano fuori delle mura, la quale è stata l'ultima opera da lui condotta. E'morto in Roma l'anno 1718. in età di circa 76. anni. M. S.
                </p><p>Pietro Perugino di casa Vannucci nacque d'umilissimi parenti nel Castel della Pieve di Perugia; cresciuto in età, andò a Firenze sotto la disciplina d'Andrea Verocchio; di notte facendo giorno, potè finalmente con lo studio giugnere a guadagnarsi quel pane, che tanto tempo aveva mendicato, per imparare. Dipignea dunque per particolari, e per le Chiese di Firenze, quando Sisto IV. lo condusse a Roma per molti lavori, i quali finì con sommo piacere di quel Pontefice: con quantità di danari ritornato a Perugia aprì Scuola, dove fra gli altri scolari ebbe il famoso Raffaello d'Urbino. Fu Uomo di sua opinione nel credere, poco curava replicare le figure già in altri quadri dipinte; amava il danaro, e coi suoi guadagni comperò case, e poderi, ma convennegli lasciare il tutto nel 1524. quando giunto agli anni 78 finì il corso della vita nel Castello della Pieve di Perugia. Sandrart. Vasari par. 2. fol. 411.
                </p><p>Pietro Pollajolo Fiorentino fratello d'Antonio Orefice, Scultore, e Pittore, fu scolaro d'Andrea del Castagno, ma per la sublimità del suo ingegno videsi ben presto Maestro, e coll'insegnare il dipignere al fratello, lavorarono in varj luoghi opere degne. Condotti a Roma da Papa Sisto IV. Antonio fece i nobilissimi Depositi di bronzo per detto Pontefice, e per Innocenzio VIII. e Pietro attese alla pittura sino agli anni 65. nei quali morì nel 1498. sepolto in S. Pietro in Vincoli. Vasari par. 2. fol. 370.
                </p><p>Pietro Pouburs nacque in Olanda nella Città di Goude, dove divenne Pittore, Cosmografo, ed Agrimensore; attese agli studj, ed ai progressi in Bruges, dove lasciò memorie in tavole grandi, ed in naturalissimi ritratti. Seguì la morte sua circa il 1583. Francesco il figlio superò con l'universalità dei dipinti il Padre. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 84.
                </p><p>Pietro Puget nacque in Marsilia l'anno 1623. Fu Scultore, Pittore, ed Architetto, allevvato nella Scuola dal Signor Roman Scultore, ed Architetto di Galleria: uscito da questo Maestro passò a Firenze, e servì d'opere varie quel Serenissimo G. D. dopo di che andò a Roma, ove si diede allo studio delle migliori sculture antiche, e moderne, d'indi passò alla pittura sotto Pietro da Cortona, presso del quale ascese a tale stima, e concetto, che lo volle suo compagno nell'opere dipinte in Firenze nel Ducale Palagio dei Pitti: ivi non restò, che poco tempo, per ritornarsene a Roma, nella quale, per lo spazio di quindici anni, lasciò molte opere per quelle Chiese. Andò poi a Parigi, e il Cav. Bernini, che ivi trovavasi, fece giustizia presso il Re sopra il merito, ed eccellenza di questo grande Soggetto, perlochè S. M. gl'incaricò la direzione dell'opere di scultura delle Gallerie: ivi fece li due gruppi di marmo, cioè il Milone, e l'Andromeda, che sono nel Giardino di Versaille, il gran basso rilievo del Dio<pb facs="00402" n="378"/>gene, l'Ercole Franzese, ed altre opere. Non volendosi poi assogettarsi a Francesco Girardon (come si è detto a suo luogo) partì per Marsilia, dove fece opere varie per il Re, e per Genova ancora, dove mandò le magnifiche figure di marmo bianco, cioè un S. Sebastiano, ed un S. Ambrogio, per la Chiesa di S. Pietro di Carignano; Una Vergine per il Palagio Balbi, ed un'altra per lo Spedale di detta Città. Aveva poi modellato il Baldacchino per l'Altare maggiore della sudetta Chiesa di Genova, quando fu interrotta l'esecuzione dalla morte, che lo colpì negli anni 72. in Marsilia. Relazioni di Gioseffo Pitton nei Viaggi di Levante. Parigi 1717. vol. 1. fol. 8.
                </p><p>Pietro Ravara dalla Valle di Polcevera (Territorio Genovese.) Introdotto da fanciullo al disegno, fece tale profitto, che il suo Maestro osservando, che poteva praticare i pennelli, e colorire le tele, a quelle applicollo, e videsi tendere ad un colorito fresco, dilettevole, finito con grazia, con pazienza, e con diligenza. Dipinse tavole storiate cupiose di figure, ornandone alcune con belli paesi, con fiori, e con frutti. Arrivò con gli anni alla vecchiaja. Soprani fol. 229.
                </p><p>Pietro Ricchi, o Righi da Lucca, ordinariamente chiamato il Lucchese, fu scolaro di Guido Reni; molte pitture di sua mano sono in Brescia a fresco, e a olio, notate dall'Averoldi. Morì in Padova.
                </p><p>Pietro Ricci Milanese citato dal Lomazzo, è descritto per uno degli scolari di Leonardo da Vinci.
                </p><p>Pietro Rosa Bresciano figlio di Cristofano, fu discepolo di Tiziano, dal quale venne erudito con particolare affetto a riguardo del Padre, che gli era amorevole Compare. Ritornato alla Patria con franche instruzioni, ebbe varj impieghi in ispezie nella Chiesa delle Grazie con la bella tavola di S. Barbara, che veramente dimostra un stile Tizianesco, e molto magistrale. Se giovinetto non era pervenuto dalla morte sospettata di veleno col Padre, o accadutagli di pestilenza (come vogliono altri) nell'anno 1576. avrebbe reso più glorioso il nome suo. Ridolfi par. 1, fol. 256.
                </p><p>Pietro Rotini Pittore scritto al catalogo degli Accademici Romani nel 1651.
                </p><p>Pietro Sante Bartoli Perugino ha dipinto in Roma, ed intagliato molti rami per i più celebri Pittori, particolarmente la Loggia della Benedizione, che doveva dipignere il Lanfranchi, in fol. 18. la Colonna Trajana; la Grotta Nasonia; le Lucerne perpetue, e tante altre notate nell'Indice del Rossi. Circa gli anni 65. è morto l'anno Santo scorso del 1700. in Roma.
                </p><p>Pietro Saudtman ritrattista in grande, ed Intagliatore in rame, servì gran tempo il Re di Polonia. Sandrart fol. 305.
                </p><p>Pietro Sigismondi da Lucca con amore, e con buona fatica dipinse in Roma il quadro dell'Altare maggiore di S. Niccolò in Arcione, con M. V. Gesu, S. Niccolò, e S. Filippo Benicio. Ab. Titi fol. 391.
                </p><p>Pietro Sneydre nacque in Anversa l'anno 1593. come si raccoglie dal suo ritratto alle stampe, e morì circa l'anno 1660. Egli fu uno dei famosi Pitto<pb facs="00403" n="379"/>ri nel dipignere Animali d'ogni sorta vivi, e morti, i quali sono in grande stima, molti se ne trovano nei Regj Gabinetti di Francia, di Fiandra, e sparsi per tutta l'Europa. M. S.
                </p><p>Pietro Sorri nacque nel Castello di S. Gusmè (Dominio di Siena) l'anno 1556. Imparò il disegno dal Cav. Salimbeni, ed il dipignere dal Cav. Passignano, che seco lo condusse a Venezia, dove potè erudirsi con lo stile maestoso di Paolo Veronese; tanto avanzossi nella professione, e nella grazia del Maestro, che conseguì in consorte una di lui figlia. Dal continuo dunque lavorare insieme, s'impossessò a tal segno di quella maniera, che le pitture dell'uno non distingueansi da quelle dell'altro. Dipinse in Lucca, in Genova, in Milano, in Pavia, per la Lombardia, ed in Roma. Ritornò alla Patria, di dove spedì quantità di quadri per le Spagne. Non solo fu stimato per l'eccellenza dell'arte, ma ancora per la nobiltà dei costumi, per la puntualità nel terminare l'opere a tempo, e per gli abbellimenti di musica, e del suono del Leuto. L'anno 1622. cadendo d'improvviso, oppresso da vertigine, sì malamente diede di capo sopra un sasso, che in poch'ore pagò il comune tributo. Da alcuni Autori è chiamato Pietro Orio. Soprani fol. 302. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 146.
                </p><p>Pietro Stivens di Malines bravo Pittore, ed Intagliatore, visse nei tempi d'Egidio Sadeler. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 191.
                </p><p>Pietro Tacca Scultore da Carrara, in Firenze fu scolaro di Gio: Bologna, riassunse la gloria del Maestro dopo la morte di lui. Riuscì mirabile Artetefice nei due Cavalli di bronzo, l'uno con la figura di Filippo III. per le Spagne, l'altro per la Francia. Fece la statua della Regina Giovanna d'Austria, ed altri bronzi. Morì nel 1640. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 354.
                </p><p>Pietro Testa nato in Lucca l'anno 1611. Con qualche principio al disegno andò a Roma, dove praticò la scuola del Dominichino, poi fermossi in quella di Pietro da Cortona. E' costante parere di chi lo conobbe, che non vi fusse anticaglia, architettura, basso rilievo, statua, o fragmento, che non disegnasse, dimodochè per il Cav. del Pozzo umanissimo Mecenate dei Virtuosi, e suo gran Benefattore disegnò cinque gran Libri di bassi rilievi, di figure, di deità, d'abiti consolari, di spettacoli, di bagni, d'archi trionfali, di favole, di vasi, e di Tempj. Dipinse poi con gran colore, e con buon disegno alla Cortonese. Finalmente invaghitosi dell'intaglio all'acqua forte, riuscì mirabile nelle copiose stampe, descritte dal Baldinucci, ricercate dall'Italia, e dalla Francia, la quale a gran prezzo comperò i rami. Le continue applicazioni gli suscitarono un malinconico umore, per il quale vivea ritirato, ed in bassa fortuna: fusse poi la disgrazia, o la disperazione (il che non si sà di certo) una mattina dell'anno 1650. fu ritrovato sommerso nel Tevere, e con pianto di molti Virtuosi, fu accompagnato alla sepoltura nella Chiesa di S. Biagio nella strada Giulia. Baldinucci fol. 81.
                </p><p>Pietro Verburgh d'Anversa descritto dal Sandrart a fol. 350. per Uomo insi<pb facs="00404" n="380"/>gne nello scolpire simulacri, ed arabeschi.
                </p><p>Pietro Ulerik nacque in Cortrai l'anno 1539. Girate varie Città, e cangiati altretanti Maestri, fermossi con Jacopo Floris. Pervenuto in Italia, fu accolto in casa del Tentoretto in Venezia. In Roma, ed in Napoli disegnò quantità d'anticaglie con penna gentile, e dipinse a olio, e a fresco. Ritornò alla Patria sommamente gradito, ma con isfortunato incontro nello spacciar l'opere sue per scarsezza di danaro, sicchè convennegli darle ad ogni prezzo. Finì la vita in Tornai in età di 42. anni. Baldinucci par. 2. fol. 147.
                </p><p>Pio Paolino da Udine scritto al catalogo dei Romani Pittori l'anno 1678. Dipinse nella Volta dell'ultima Cappella di S. Carlo al Corso di Roma la Speranza, ed altre figure. Ab. Titi fol. 341.
                </p><p>Pirro Ligorio Nobile Napoletano Pittore nelle Chiese, e nei Palagi di Roma a olio, e a fresco, ed a chiaroscuro; Architetto dei Pontesici Paolo IV. e di Pio IV. emolo, e nemico del Buonaroti; Antiquario di Casa Orsini; Intagliatore, che in grande, e in piccolo rappresentò la Città di Roma; Scrittore famoso, che diede in luce il Trattato dei Cerchi, dei Teatri, e degli Anfiteatri Romani. Ingegnero di Alfonso II. ultimo Duca di Ferrara, per il quale riparò quella Città dai danni del Pò, ed ivi lasciò la spoglia mortale circa il 1580. Baglioni fol. 9.
                </p><p>Plautilla Monaca, e Badessa nel Convento di S. Caterina di Siena in Firenze, cominciò a poco a poco a disegnare, e ad imitare con i colori i disegni, e le pitture d'eccellenti Maestri, sichè con maraviglia di quelli, miniatrice comparve: ne quì fermossi il di lei spirito sublime, perchè passò ancora alla pittura, ed istoriò sacri, e copiosi quadri, molti delli quali sono per le Chiese, e per le case di Firenze. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 178. Vi fu un' altra Plautilla Romana, di casa Bricci, Architettrice citata dall' Ab. Titi fol. 126. la quale diede disegni per la Cappella Benedetti in S. Luigi dei Franzesi, e per il loro Palazzetto fuori di Porta S. Pancrazio.
                </p><p>Polidoro da Caravaggio, di casa Caldara, non dall'arte, ma dalla natura creato Pittore. Sino agli anni 18. servì di muratore agli scolari di Rasfello, che d'ordine di Papa Leone X. dipignevano le Logge del palaggio Papale: invogliatosi di fare il Pittore, gettò il bigonciuolo, e fatta strettissima lega con Maturino, bravissimo disegnatore Fiorentino, sopra i disegni, e direzioni di quello tanto s'impratichì, che giuratasi perpetua fede dipinsero gran tempo insieme, e come simili di genio: così furono di colorito, terminando, o disegnando l'uno l'opere dell'altro. Dilettaronsi di varie bizzarrie, cioè d'anticaglie, d'urne, di vasi, di statue, d'arabeschi, e di sacrificj antichi, introducendone sempre nelle loro incomparabili invenzioni. L'anno 1527. saccheggiando Borbone la Città di Roma, Polidoro lasciò l'amico, e fuggì a Napoli, dove ebbe a morire di fame. Cangiato clima, e cangiò fortuna in Messina, dove accumulò gran somma di contanti, per li belli freschi, ivi dipinti: ma la fellonia d'un suo servo non<pb facs="00405" n="381"/>lasciollo passare a maggiore onore, e ricchezze, se di notte tempo con altri compagni l'assalirono, e soffocatolo, e caricato di molte ferite, fu sepolto nella Cattedrale di Messina l'anno 1543. Non andò però gran tempo, che i malfattori furono dalla Giustizia puniti. Sandrart. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 202.
                </p><p>Polidoro Lanzani Veneziano scolaro di Tiziano, attese per lo più a dipignere Immagini di M. V. e dei Santi, e sebbene era Pittore ragionevole, tuttavolta di lui fu tenuto poco conto, perchè nei suoi tempi fiorivano eccellenti Maestri. Ridolfi par. 1. fol. 205.
                </p><p>Polino Perugino egregio Miniatore è citato dal Padre Morelli nel suo libretto delle notizie pittoriche di Perugia fol. 104.
                </p><p>Pompeo Agostino Aldrovandini Bolognese nacque l'anno 1677. Fu figlio di Mauro celebre Pittore di quadratura da Camere, e da Teatri in Bologna, ed in altre Città, Maestro del famoso Tommaso Aldrovandini suo nipote, e di tanti altri Pittori di quadratura, egli morì in età giovanile in circa 31. anni, e lasciò Pompeo in tenera età: sino dall'ora mostrava il giovinetto un intensissimo genio al paterno disegno. Fu pertanto introdotto a quello da Tommaso Aldrovandini suo Cugino, ed in fatti riuscì così spiritoso, vivace, e pronto nell'apprendere le difficultà dell'arte, e nell'ideare, e dipignere a olio, e a fresco, e a secco Architetture, e Prospettive, che i principali Palagi, Chiese, e Teatri di Bologna, di Turino, di Sassonia, di Vienna, di Praga, e di tante altre Città della Germania vollero godere l'opere sue, le quali in ogni luogo comparvero d'un perfetto disegno, e d'un chiaroscuro di forza, pastoso, tondo, e di un nonsochè più ornato del suo Maestro. Quindi è, che i suoi dipinti gli hanno sempre acquistato grande onore, tantopiù, che in essi fa vedere, che non iscansa le cose più difficili, e che ricercano studio maggiore, purchè rieschino perfettamente compiuti. Vive felicemente in Roma, dove non gli mancano nobili impieghi, per sempre più far conoscere il suo singulare talento.
                </p><p>Pompeo dall'Aquila, scordato dagli Scrittori; non sà riferire altro di questi l'Autore, se non avere veduto in Roma bellissimi disegni a penna, ed acquarello, un quadro della Diposizione di Croce di Gesu Cristo nella Chiesa di S. Spirito in Sassia, ben terminato, e con dolce colore compiuto, molti altri dipinti li furono mostrati, quando passò per l'Aquila, ed in fatti trovò nei freschi una pratica di gran Maestro.
                </p><p>Pompeo Ferrucci Scultore Fiorentino, uomo assai ritirato, e dabbene; restaurò statue antiche, lavorò Depositi diversi, bassi rilievi per gli Altari, e figure pubbliche. Fu Principe dell' Accademia del disegno in Roma, circa gli anni 60. terminò la vita. Baglioni fol. 348. vedi Nicodemo.
                </p><p>Pompeo Ghiti nacque l'anno 1631. in Marone (Terra del Bresciano, alle sponde del lago Isèo.) Desioso d'imparare il disegno, l' apprese da Ottavio Amigoni in Brescia, e per cinque anni da Gio: Batista Discepoli, detto il Zoppo da Lugano in Milano, in tal tempo non solo superò le difficul<pb facs="00406" n="382"/>tà dell' arte, ma divenne compagno del Maestro nell' opere sparse per quella Città. Ritornato alla patria, aprì scuola di disegno. Benchè il suo colorire non fusse di gran forza, tuttavolta per essere grande inventore, ferace disegnatore, e spedito Pittore, non mancarongli impieghi pubblici, e privati, in grande, in picciolo, a olio, e a fresco. Si dichiara l'Autore in sua casa avere veduto casse piene di suoi disegni a penna, ed acquarello, onde partì da quella, non meno confuso dalla faragine di tanti pensieri, che dalla compitezza del degno disegnatore, che è morto l'anno 1703.
                </p><p>Pomponio Allegri, se non memorabile per le sue pitture a olio, e a fresco in Parma, ed in Correggio sua Patria, dove dipinse col dare in un grande piu del naturale, almeno per la gloria d'essere stato figlio, e scolaro del famoso Correggio, per nome: Antonio Allegri. Morì in età giovanile. M. S.
                </p><p>Pomponio Amaltèo Furlano discepolo, e Genero del Pordenone; benchè non arrivasse all'eccellenza del Maestro, lavorò nondimeno su quello stile, come da tante opere sparse nei suoi contorni. Girolamo già descritto spiritoso Pittore fu di lui fratello. Ridolfi par. 1. fol. 115.
                </p><p>Priore Andrea Ramajoli da Città di Castello scolaro del Cav. Bernino; si portò assai bene nei quadri, che dipinse in gioventù. Ab. Titi fol. 454.
                </p><p>Propezia de'Rossi Sonatrice, Cantatrice, Intagliatrice, e Scultrice Bolognese, le di cui manifatture vedonsi negli ornamenti d'una Porta di S. Petronio, nei ritratti, nelle statue, e nei bassi rilievi, che scolpì: si ridusse sino ad intagliare nelle nocciuole di persico figurine così ben mosse, che è uno stupore il vederle. In Bologna nel palagio del Sig. Marchese d'Achille Maria de'Grassi (nel quale v'è nobilissima Galleria di pitture dei Carracci, di Guido, dell'Albano, del Tiarino, del Guercino, del Mastelletta del Sirana, di Pietro Testa, del Mola, del Cignano, del Maratti, dal <unclear reason="illegible">Pasinelli</unclear>, del Taruffi, del Franceschini &amp;c.) trovansi in un Gabinetto, di mano di questa insigne Scultrice undici delle suddette nocciuole, rappresentanti da una parte gli Appostoli, dall'altra diverse Vergini; inoltre una Crocetta di legno con certi scomparti, nei quali sono intagliate le teste di Gesu Cristo, di Maria Vergine, e d'altri Santi, il tutto artificiosamente legato in Aquila di filograna d'argento. La fama di Donna tanto singulare giunse alle orecchie di Papa Clemente VII. il quale, coronato che ebbe Carlo V. in Bologna l'anno 1533. fece ricercare di lei, ma non senza suo rammarico, intese essere stata sepolta pochi giorni avanti nello Spedale di S. Maria della Morte. Dell'opere, che fece, ne parlano il Borghini a fol. 427. il Vasari par. 3. lib. 1. fol. 176. il Masini fol. 637. il Malvasia par. 4. fol. 454. ed il Vidriani à fol. 35.
                </p><p>Prospero Bresciano, di casa Scavezzi, fece gran profitto al tempo di Gregorio XIII. nello studiare, e disegnare gli antichi, e bassi rilievi Romani: applicossi a dipignere notomie, e scheletri, dal che Valentuomo divenne, come da tanti gessi appesi per le stanze dei Pittori; fece inoltre figuroni di<pb facs="00407" n="383"/>stucco; il Deposito di Papa Boncompagni in Vaticano, e molte altre operazioni; Finalmente per ordine di Sisto V. impiegato nella Scultura del Mosè da collocarsi nella nichia, dove scaturisce l'Acqua Felice a Termine, gli riuscì tanto rozza, e sproporzionata, per volerla lavorare colcata, che sentendone per tutto le mormorazioni, morì di dolore. Baglioni fol. 42. Il Roßo a fol. 515. dice, che morì d'anni 28. Un'altro Prospero Bresciano Pittore registra il Padre Cozzando fol. 126.
                </p><p>Prospero Clementi Scultore Modonese Valentuomo in tal'esercizio; di sua mano vedesi nel Duomo di Reggio la sepoltura del Vescovo Rangoni, nella quale vi è la statua di quel Prelato grande al naturale con due puttini molto ben fatti. Fioriva nel 1560. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 11.
                </p><p>Prospero Cesio, e Pittori scritti al catalogo di Roma nel 1663.
                </p><p>Prospero Fidanzio Pittori scritti al catalogo di Roma nel 1663.
                </p><p>Prospero Fontana Fonte d'ogni virtù: Nacque in Bologna nel 1512. e trasse i documenti della pittura da Innocenzio da Imola: ebbe gran fuoco nell' operare; fu ferace inventore di copiosi pensieri, amatore più di prestezza, che di diligenza, risoluto, e sbrigativo nel dare finite copiose storie. Servì a quattro Pontefici, e da Giulio III. fu provvisionato, e fatto Pittore Palatino. La sua casa fu sempre l'Emporio dei Virtuosi, ove come all'oracolo confluivano i Professori, per consiglio, e per comporre i pittorici litigi. Fu Maestro dei famosi Lodovico, ed Agostino Carracci. Diede lezioni di prospettiva. Ebbe pratica di favole, di storie sacre, e profane, come da tante pitture nei Palagi, nelle Chiese di Bologna, ed in altre Città. L'anno 1552. diede al Mondo una figlia per nome Lavinia, la quale fu Pittrice di molti Principi, e Pontefici, in particolare di tutta la la Casa Boncompagni. Visse alla grande, trattossi bene, e morì in vecchia ja. Malvasia par. 2. fol. 215.
                </p></div>
                
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QUintino Messis d'Anversa, detto il Fabbro, perchè molti anni esercitò tal'arte, la quale lasciò col tempo, a cagione d'un infermità, che levolli le forze, e lo condusse ad estrema miseria. Senza Maestro principiò a copiare carte stampate, e sì oltre giunse nei progressi della pittura, che una Dicollazione di S. Gio: l'anno 1577. fu venduta 1500. fiorini. Fiorì parimenti nella musica; lasciò un figlio Pittore chiamato Messio. Sandrart fol. 230.
                </p><p>Quintino Varino Pittore di gran merito in Andelì, ed in Parigi; questi fu quegli, che persuase Niccolò Poussin, e l'animò allo studio della pittura, promettendogli esito felice, come seguì. Bellori fol. 408.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00408" n="384"/>
RAffaello Curadi Scultore Fiorentino scolaro di Francesco Ferrucci, dal quale imparò il segreto di lavorare il porfido: dopo avere fatte molte opere lodevoli, vestì l'Abito Religioso dei PP. Cappuccini. Baldinucci part. 3. sec. 4. fol. 194.
                </p><p>Raffaello di Biagio Mettidoro, Mariotto di Francesco Mettidoro, ed Andrea di Cosimo Feltrini, furono tre giurati compagni, che lavorarono insieme sino alla morte, spartendo ugualmente i guadagni dell'opere loro. Vasari par. 4. lib. 1. fol. 231.
                </p><p>Raffaello da Mantova scolaro di Perino del Vaga, a fresco, a olio, in ritratti grandi, e piccoli acquistò gran nome: con disegni di Michelagnolo dipinse quantità di storiette ben toccate, e finite. Vasari part. 3. lib. 2. fol. 266.
                </p><p>Raffaello da Montelupo figlio, e scolaro di Baccio Scultore, oltrepassò nella plastica, nel legno, nel marmo, e nel bronzo il Padre; fu caro al Buonaroti, che adoperollo in diverse occasioni in Roma, nella S. Casa di Loreto, ed in Firenze: acquistò la carica d'Architetto di Castel S. Angelo, poi del Duomo d'Orvieto, dove trattennesi sino alla vecchiaja. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 133.
                </p><p>Raffaello d'Urbino nacque l'anno 1483. da Gio: Sancio, che gli fu primo Maestro nel disegno: scoperto nel figlio il genio di variare paese, e fortuna, mandollo a Perugia sotto Pietro Perugino, che superò in poco tempo. Chiamato a Roma da Bramante d'Vrbino celebre Architetto, per servigio di Giulio II. là si trasferì, e divenne Maestro nel molto copiare gran parte delle statue, e di bassi rilievi antichi. Entrato in Vaticano, principiò la storia, quando i Teologi accordano la Filosofia, e l'Astrologia, con infinite figure, e ritratti, fra i quali effigiò se stesso: terminata quest'opera, tanto piacque al Pontefice, che fece atterrare tutte l'altre dei vecchi, e dei moderni Pittori, e le volle dalla mano di lui compiute. Il Parnaso dunque con le Muse, e con li Poeti; il Sacrificio della Messa con tanti Sacerdoti astanti; il Giustiniano, che dà le Leggi alli Dottori, acciochè le correghino; il Miracolo del Santissimo Sacramento di Bolsena; il S. Pietro in carcere custodito dalle guardie d'Erode, il tutto illuminato dalla venuta dell'Angelo; l'Arca del Testamento, con l'avarizia cacciata dal Tempio; l'Eliodoro, che per comando d'Antioco spoglia il Tempio, e molte altre storie negli scomparti, e nelle Volte, furono opere sue sotto Giulio II. dopo la di cui morte, successe Leone X. per ordine del quale seguì a dipignere l'Atila fugato da S. Pietro; l'Incendio di Borgo; l'Anchise portato da Enea, e liberato dagl'incendj di Troja, il Porto d'Ostia occupato dalli Turchi, che combattono con i Cristiani; il Papa, che canta Messa, e benedice l'olio, per ugnere Francesco I. Re di Francia; la Coronazione di<pb facs="00409" n="385"/>detto Re; la Sala dove sono le Vittorie di Costantino; finalmente molti disegni coloriti per Arazzi, e per altri quadri particolari, gran parte dei quali sono alle stampe, intagliati da Marcantonio Raimondi, da Orazio Borgiani, da Giulio Bonasoni, e da altri Famosissimi Intagliatori. Nè sia stupore, se nel breve corso di sua vita ridusse a perfezione tante belle operazioni, perchè si servì dei suoi scolari, i quali furono Giulio Romano, Pellegrino da Modona, Perino del Vaga, Gaudenzio Milanese, Gio: Francesco Penni, detto il Fattorino, Vincenzio da S. Giminiano, Raffaellino del Colle, Maturino, Polidoro, e Gio: da Udine. E quì siami lecito desingannare quei molti, che suppongono aver egli dipinti tanti piatti, urne, e vasi, quando nella vita di lui scritta da tanti Autori, non se ne ritrova fatta alcuna menzione, onde conviene dire, essere opere delli discendenti da lui, lavorate con suoi disegni. Per tanti lavori dunque caro ai Pontefici, ed amato dalli Principi, determinò il Cardinale di Bibiena dargli in consorte una sua nipote, la quale conseguì, e morì lo stesso giorno delle nozze, come dalla memoria nella Rotonda di Roma. Egli poi d'anni 37. morì con pianto universale, e con gloriose esequie fu sepolto nella stessa Chiesa: Scanelli, Sandrart, Vasari par. 3. lib. 1. fol. 71. Borghini fol. 385. Vittoria fol. 111. Dolci, &amp;c.
                </p><p>Raffaello Guido Toscano Intagliatore a bulino; si vedono belle carte con i disegni del Cavalier d'Arpino, e del Barocci, francamente di sua mano intagliate: altre ve ne sono di Michelagnolo suo figlio, che in tale arte portossi assai bene. Baglioni fol. 392.
                </p><p>Raffaello Sadeler nato in Brusselles l'anno 1555. Fu scolaro di Gio: suo fratello, in compagnia del quale tagliò quantità di rami; sentendosi poi indebolire la vista, a cagione della gran fissazione, alla quale obbliga quel lavoro, determinò abbandonarlo, e dare di piglio alli pennelli, col mezzo delli quali averebbe fatto bella riuscita, se ritornato in salute, non avesse ripigliato l'intaglio; compose Libri intieri di Santi, d'Eremiti, &amp;c. Vide varj Paesi, finalmente fermato in Venezia, ivi depose la spoglia mortale. Baldinucci fol. 34.
                </p><p>Raffaello Scaminossi da Borgo S. Sepolcro, imparò da Raffaellino del Colle. Nella Cattedrale di quella Città di mano sua evvi un quadro d'Altare. Sono però piacciute più le sue stampe, molti rami delle quali conserva il Rossi Stampatore in Roma. Questo Autore non si ritrova scritto in alcun luogo. M. S.
                </p><p>Raffaello Soprani Nobile Genovese, uscì alla luce l'anno 1612. Attese alle belle lettere, alla Filosofia, alla Matematica, ed alla Prospettiva; geniale di pittura, cercò la quadratura da Giulio Benso, il paesare da Sinibaldo Scorza, e le figure da Pellegrino Piola. Esercitavasi intanto per passatempo nella pittura, quando convennegli accompagnarsi con Nobile Signora; ma crescendo i maneggi della casa, e la cura dei figli, lasciò i pennelli, e dato di piglio alla penna, compose il Libro delle Vite dei Pit<pb facs="00410" n="386"/>tori, degli Scultori, e degli Architetti Genovesi. Dopo tal'opera andò a sedere fra i Patrizj Senatori, e poco dopo mancatagli la moglie, vestì l'abito Chericale, ma stando vicino agli Ordini Sacri, morì d'anni 60. sepolto nella Chiesa dei Padri Conventuali di S. Francesco. Soprani fol. 337.
                </p><p>Raffaello Trichet du Fresnè, fu mantenuto in Roma con regj sussidj per apprendere la pittura, la scultura, e l'architettura: diede in luce il Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci stampato in Parigi l'anno 1651. ed il Trattato della Statuaria di Leone Batista Alberti, con varie figure del Buonaroti, e di Niccolò Poussin, e le regole delle simetrie, delle proporzioni, e della prospettiva. Sandrart fol. 370.
                </p><p>Raffaello Vanni da Siena Cavaliere, e Pittore scritto al catalogo degli Accademici di Roma l'anno 1655. Fu figlio, e scolaro del Cavalier Francesco, a cui fece molto onore nelle pitture alla Madonna del Popolo, ed alla Pace di Roma. M. S.
                </p><p>Raffaellino dal Colle di Borgo S. Sepolcro, fu scolaro di Raffaello d'Urbino, e di Giulio Romano, al quale ajutò in grandi lavori; con i cartoni di lui lavorò da se, e di propria invenzione; con più forte colore del Maestro dipinse il Diluvio, e l'Adorazione del Vitello nelle Logge del secondo piano in Vaticano. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 333.
                </p><p>Raffaellino del Garbo Fiorentino, con istraordinaria aspettazione sotto Filippo Lippi principiò a dare eruditissimi saggi d'un'alto sapere nei fondati disegni a penna, ed acquarello; ma smontarono nel più bello, e quasi si ridussero al nulla nel fine. Dipinse dunque in prima maniera con un modo finito, morbido, dolce, con belle arie di teste, e con miglioramento del Maestro; finatantochè conservò quella bella grazia di tignere, non fu senza pubblici, e particolari impieghi. Fusse poi la gravosa famiglia, o la pusillanimità, o la mancanza di spirito, andò col tempo adulterando i parti dei suoi pennelli, e coll'andare di male in peggio, terminò con poca gloria i lavori, e la vita, cioè d'anni 58. nel 1524. e fu sepolto nella Compagnia della Misericordia. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 54.
                </p><p>Raffaellino da Reggio, di casa Motta, con i principj avuti da Lelio da Novellara, entrò in Roma, dove accomodossi con Federico Zuccheri, del quale col tempo divenne concorrente nell'opere. Con li suoi belli freschi indusse gli Amatori del disegno allo stupore. Tanti se ne vedono nelle sac. ciate dei Palagi, e delle case di quella Città, a chiaroscuro dipinti, con sì vaga maniera, con morbidezza, con unione di colore: con rilievo, e forza, che la gioventù correva a copiarli sulle tegole calcinate, per apprendere quel buon fresco. In varie Chiese di Roma contemplansi nobilissime sue invenzioni. Nel Palagio Vaticano sono sei copiose storie; in quello di Caprarola sono lavori tanto belli, che posero in gelosia Gio: de'Vecchi, il quale urtandolo presso il Cardinale Farnese, l'indusse a partire in tempo di Sole in Lione: ma appena entrato in Roma, assalito da febbre maligna, cedette il campo ai suoi competitori, in età di 28. anni, circa il 1580.<pb facs="00411" n="387"/>e fu sepolto nella Chiesa degli Orfanelli. Baglioni fol. 25.
                </p><p>Raimondo la Fage Ugonotto Parigino fece stupire Roma per il terribile modo del disegnare a pochi tratti, e puri contorni, con tale feracità, che pareva si burlasse del Buonaroti, di Giulio Romano, e di Annibale Carracci, pure non si fermò in Roma, che per tre anni sotto il Pontificato d'Innocenzio XI. Non si pasceva, che di alici, e caviale; era sterminato bevitore, e se non era ubriaco non dava di piglio alla penna, per disegnare, e formare istorie in modo per così dire di zifre, le quali nelle feste d'apparati di pitture si esponevano al pubblico concorso per maraviglia. D'anni 28. partì da Roma nel 1684. e giunto a Parigi vedendo la casa sua aperta entrò di carriera a cavallo, essendo di notte, nè osservando, che la volta dell'ingresso sbassava nel fine, urtò col capo in essa, e volendosi sbassare restò dal pomo della sella compresso nel petto, e fu prima visto morto, che riconosciuto dai parenti. M. S.
                </p><p>Raimondo Manzini è nato in Bologna l'anno 1669. Dalla natura è stato qualificato d'un sublime talento in ritrovare nuove invenzioni per Ricami, Arabeschi, ed Architetture, per Feste, Giostre, e Tornei, per ornare Palagi, Gabinetti, e Gallerie, come da tanti esperimenti da lui fatti in varie occasioni, dove è stato chiamato da Sovrani Personaggi, Uomo in somma nel buon gusto universale, e da Principe. Senza alcuno Direttore, si è distinto nelle miniature, e nel dipignere a olio fiori, frutti, ed animali. E' stato Pittore da Gabinetto di S. A. S. il Signor Principe Luiggi di Baden, per il quale lavorò molti quadri, e miniò varie cose, e tra le altre un Libro d'Uccelli, che si conserva nella Galleria di S. A. il Principe Regnante. Disegnò, e ridusse in bellissime miniature le Figure, che entrano nel Tomo De Avibus della grand'Opera del Danubio, che tratta delle cose naturali, che sono entro, fuori, e vicino a quel Fiume reale, scritta in sei Tomi dal Signor Conte, e Generale Luigi Ferdinando Marsili, le quali furono intagliate in Rame, e con tutta l'Opera si conservano nel Nuovo Instituto delle Scienze di Bologna. Ha lasciato di lui memoria in un quadro miniato di varj uccelli morti, presso la s. mem. di Leopoldo Imperadore, il quale gli donò una collana d'oro con suo impronto. Miniò altresì uno studio di cose naturali, per il Signor D. Livio Odescalchi Duca di Bracciano, e sono Quadrupedi, Uccelli, Pesci, Testacei, Crostacei, Semplici, Insetti, &amp;c. Molte altre opere sue s'ammirano in luoghi diversi. Vive in Patria dichiarato già Pittore dell'Illustrissimo, ed Eccelso Senato di Bologna.
                </p><p>Rainero Persino d'Amsterdam, per la sua bellezza detto Narciso, fu compagno di Cornelio Bloemart, e di Mattamio in Parigi. Pervenuto a Roma, introdotto nella Galleria Giustiniana, studiando sopra le belle statue, e pitture, si francò la mano al pennello, ed al bulino, coi quali servì a molti Pittori, ed amici. Per l'eccellenza dunque di tanta virtù, e per il vago sembiante, di cui lo singularizzò natura, conseguì in Patria bella, e no<pb facs="00412" n="388"/>bilissima sposa, con la quale vivendo in pace, terminò con vita tranquilla i suoi giorni. Sandrart fol. 361.
                </p><p>Raviglione di Casalmonserrato ha dipinto la tavola tanto stimata del Cenacolo, che i Padri dell'Oratorio di S. Filippo Neri di detta Città l'espongono al S. Sepolcro il Giovedì Santo, ed un'altra sopra la Porta maggiore della Chiesa di S. Croce, contenente S. Niccola flagellato dai demonj.
                </p><p>Rembrandt del Reno nato in Leida l'anno 1606. Da se stesso fabbricossi una maniera non mai più veduta, nè praticata, cioè senza dintorni, o circonscrizioni di linee esteriori, tutta fatta di colpi strapazzati, e replicati con gran forza di scuri a suo luogo. Quello, che rendesi quasi incredibile si è, come mai potesse tratteggiare di colpi, lavorare così adagio, e con diligenza ridurre le cose a perfezione sì nell'intaglio, come in pittura. Tanta stima si fece di costui, che una tela dipinta con molti cittadini, gli fu pagata 3500. scudi nostrani. Quanto bizzarro, e nobile nel dipignere, altrettanto fu di costumi plebejo, scomparso di faccia, vestiva abiti antichi, impiastrati di più colori, solito nettarsi sempre i pennelli addosso: tutta volta, per la novità delle stampe all'acquaforte, acquistò abbondanti ricchezze. Parendegli poi, che le sue carte si vendessero a prezzo vile, per renderle rare, cercò ricomparne quante ne potè ritrovare, ed in Amsterdam pagò 50. scudi la carta della Risurrezione di Lazzaro, riducendosi per tal spesa fallito, ed in estremo bisogno: consegnato poi il tutto al fuoco, portossi al servigio del Re di Svezia, dove circa l'anno 1670. infelicemente morì. Baldinucci fol. 78.
                </p><p>Remigio Cantagallina praticò col Callot, e coi Carracci in Bologna; disegnò a penna bellissimi paesi; con l'invenzione di Giulio Parigi intagliò prospettive, scene, machine, e paesi. Fu grande Ingegnero. Morì nel 1620. M. S.
                </p><p>Renè Charpentier crebbe in grande riputazione, fatto, ch'ebbe di marmo la figura del Meleagro, che donò all'Accademia, quando da essa fu accolto li 27. Maggio 1713. M. S.
                </p><p>Rene Fremin Scultore nato a Parigi, scolaro di Francesco Girardon, si perfezionò in Roma sotto il Cav. Bernini. Accreditato di stima, per il merito eccellente del suo scarpello, travagliò per Sua Maesta, e per altri particolari; Diedegli il Re alloggio, e stanza per i lavori nel Louvre, e fu eletto Professore nell'Accademia il giorno 30. di Decembre 1706. Fu nipote di Claudio de la Fosse, per cui aveva fatto il modello delle figure, per dipignere la Volta della Chiesa degl'Invalidi. M. S.
                </p><p>Renè Ovasse Parigino scolaro di Carlo le Brun seguì quella maniera, e molto lavorò per il Re, che lo nominò Direttore della sua Accademia in Roma, nella quale esercitò con onore il ministero pendenti cinque anni. Egli riuscì perfettamente nel dipignere paesi. Lasciò Michelagnolo il figlio primario Pittore del Re di Spagna, ed egli Rettore, e Tesoriere della Reale Accademia morì in Parigi nel giorno 27. Maggio 1710. d'anni 63. M. S.
                </p><p><pb facs="00413" n="389"/>
Rengherio Renghieri Bolognese Aulico Scultore di Tancredi, e di Boemondo, Signori d'Antiochia: con quelli fu all'impresa di Terra Santa, e l'anno 1119. ad instanza di Balduino lavorò d'intaglio certe lettere sopra l'Altare del Santo Sepolcro. Ghirardacci lib. 1. fol. 63.
                </p><p>Riccardo Tavolino figlio di Giacomo di nazione Tedesco, e virtuoso Intagliatore in legno, come si può vedere nel Coro del Duomo di Milano, dove intagliò in bassi rilievi le storie dei Santi Arcivescovi; questo pigliò moglie in Milano, dalla quale nacque Riccardo, che nella pittura fu allievo di Cammillo Procaccino; riuscì tanto eccellente, che Ferdinando Imperadore lo volle a Vienna, per servirsene in varie occorrenze. Dopo molti anni ritornò a Milano ricco di danari, di collana d'oro, con impronto Imperiale, e con molti privilegj, i quali per modestia non lasciò mai vedere. Fu Uomo mansueto; poco stimava l'opere sue, assai quelle degli altri; praticava di continuo Religiosi, in particolare i PP. Riformati di S. Bernardo i quali lasciò eredi, e settegenario fu in detta Chiesa sepolto l'anno 1678. M. S.
                </p><p>Richardson di Londra allievo del famoso Gio: Riley Pittore primario del Re Carlo II. d'Inghilterra. Fatto imitatore della maniera del suo Maestro conduce alla naturale somiglianza i ritratti, con un tale impasto di carne così vera, che non sembrano dipinti; ma animati collo spirito. Quindi è, che i Primati del Regno cercano a gara di avere di sua mano dipinto il proprio ritratto. Per le belle arti poscia della Pittura, Scultura, ed Architettura nutre un genio non ordinario, e continuamente lo dà a divedere nelle belle raccolte, che egli fà dei più rari disegni dei migliori Maestri d'Europa, i i quali con somma diligenza, e studio affissi sopra finissima carta, perfilati d'oro riempiono circa trenta libri, i quali servono non solo al suo diletto, ma ancora a quello di tutti gli Amatori della pittura. Io debbo molto a questo degno Virtuoso, non solo per i replicati saluti a me mandati per Soggetti qualificati, e per le premurose istanze di rivedere alle stampe questo mio Libro, ma ancora per l'onore, che mi ha fatto di regalarmi del suo Libro stampato in Londra l'anno 1715. intitolato: Saggio della Teorica della Pittura.
                </p><p>Riccio di Lapo Fiorentino Pittore, ebbe per moglie una figlia di Giotto, dalla quale nacque Stefano Pittore, che fu Padre di Giotto il giovine, detto Giottino Pittore. Baldinucci par. 2. fol. 33.
                </p><p>Ridolfo Brein Tigurino, quanto più sordo, e muto; tanto più loquace per la fama, che parlerà sempre dei suoi disegni, delle pitture, e degl'intagli, il tutto acquistato dalla natura senza Maestro. Sandrart fol. 314.
                </p><p>Ridolfo Cunio Milanese scolaro del Cerani dipinse in Milano nella Chiesa di S. Marcellino la tavola del S. Antonio, e in quella di S. Tommaso varj Santi. Questo Pittore è lodato per le sue pitture, per le quali entrano incendj o fatti notturni, e di queste si veggono adorni molti Gabinetti. Torre fol. 239.
                </p><p><pb facs="00414" n="390"/>
Ridolfo Fioravanti Bolognese, detto Aristotile, gran disegnatore, Architetto, ed Ingegniero, che nel 1455. da un luogo all'altro, distante 35. piedi, trasportò con le campane il Campanile di S. Maria del Tempio, detto della Masone in Bologna, e dirizzò quello della Chiesa di S. Biagio di Cento, che pendeva 5. piedi, e mezo. In Ungaria rifece i Ponti sopra il Danubio, che però quel Monarca, in ricompensa, dichiarollo Cavaliere, e permissegli battere monete, col proprio impronto, o nome. Masini fol. 658.
                </p><p>Ridolfo Ghirlandajo amato da Raffaello, e dal Buonaroti, che lo dichiararono uno dei migliori disegnatori, che vivesse a quei tempi in Firenze: riportò tale perfezione di colorire dalla scuola di Fra Bartolomeo di S. Marco, che dovendo partire Raffaello per Roma, chiamato da Papa Giulio II. lasciolli un quadro da terminare, per la Città di Siena, e lo compì con piacere universale di quei Signori. Nella sua Patria poi (dalla quale mai uscì, benche inviato in più luoghi) dipinse in varie Chiese, e Palagi, ed in ispezie nelle stanze Ducali. Per l'ingresso di Leone X. e di Carlo V. unito con i suoi scolari, Fece cose maravigliose a olio, e a tempra, e a fresco. Arrivò all'anno 1560. e settantesimo quinto di sua età, in cui riposò felice in S. Maria Novella, presso Domenico suo Padre pratico Pittore. Vasari par. 3. lib. 2. fol 23.
                </p><p>Ridolso Mayr Tigurino figlio, e scolaro di Dieterìco; si fece grande onore nell'esprimere ritratti col bulino; intagliò 80. Emblemi per Daniel Cramer; diede in luce 26. fogli figurati col ballo della morte, che d'anni. 33. lo colpì nel 1638. Sandrart fol. 245.
                </p><p>Rinaldo Botti Fiorentino è uno dei migliori scolari di Jacopo Chiavistelli, il quale con soda intelligenza dipinge l'architettura, come ha fatto in varie Case, Palagi, Chiese, ed altrove assieme con Lorenzo del Moro suo congionto, e Pittore di frutti, fiori, animali, e figure: amendue in quest' arte sono continuamente adoperati. Gioseffo Tonelli Fiorentino nato l'anno 1668. è altro degno Scolaro del Chiavistelli, che d'anni 32. fu poi mandato a Bologna al Serenissimo Gran Principe Ferdinando di Toscana, acciocchè volesse l'opere delli Bolognesi Frescanti, e specialmente quelle del famoso Tommaso Aldrovandini. Ritornato in Patria per le RR. Monache di Santa Maria a Candeli dipinse la Volta della loro Chiesa con varie architetture, l'Anticamera del piano terreno del Serenissimo Gran Principe suddetto, un bel soffitto nel Palagio del Signor Salviati, dove al presente travaglia, ed in altri luoghi. Benedetto Fortini parimenti seguì la scuola del Chiavistelli, ed oltre il dipignere di buon gusto a fresco d'architettura; e stimabile nei fiori, e frutti, l' uso di dipignere i quali apprese da Bartolomeo Bimbi, con cui è stato alcun tempo. Un suo fratello per nome Giovachino è Scultore di qualche stima, e due statue, e bassi rilievi di marmo di sua mano sono nella Chiesa di S. Filippo Neri di Firenze. M. S.
                </p><p>Rinaldo Mantovano scolaro di Giulio Romano, descritto dal Vasari par. 3.<pb facs="00415" n="391"/>lib. 2. fol. 13. per Valentuomo nella pittura: di sua mano v'è una tavola id S. Agnese di Mantova, con M. V. S. Agostino, e S. Girolamo. La morte troppo presto levollo dal Mondo.
                </p><p>Rizzardo Taurino da Roano di Normandìa fu celebre Scultore. Nella Chiesa Maggiore di Padova scolpì il nuovo, ed il vecchio Testamento attorno al Coro, e nella Chiesa principale di Milano fece le 25. storie della Vita di S. Ambrogio nelle sedie del Coro. Lomazzo Idea del Tempio fol. 164.
                </p><p>Roberto Hoech d'Anversa. Nel dipignere battaglie, frontispizj, e fortificazioni in piccolo ebbe pochi pari: per tal virtù ricevette grandi onori dal Re delle Spagne, dal quale fu dichiarato primario Architetto militare sopra tutte le Fortezze della Fiandra. Sandrart fol. 313.
                </p><p>Roberto Lelorrain Scultore nato a Parigi, scolaro di Francesco Girardon. E' stato a Roma; ha fatto più opere in Regio servigio, ed altre più per particolari; il suo genio è di donare la grazia alle teste delle sue figure, le quali riescono di tale atrattivo, che non poche ridotte in piccolo, sono state gettate in bronzo. E'Professore della Reale Accademia di Pittura, e di Scultura, accolto nella medesima nel giorno 27. Settembre 1710. M. S.
                </p><p>Roberto Nantevil nato in Rems da un Padre il più bizzarro, e bisbetico, che mai provasse un figlio sfortunato. Imparò contro sua volontà Filosofia, e l'intaglio al bulino dal Regnasson, ed incise le conclusioni della sua prima difesa. Passato poi a conseguire per moglie una figlia del Maestro, l'accolse in casa, per liberarlo dal risgoroso gioco del Genitore. Andossene a Parigi, dove ritrasse i Principi del sangue, e favorito della familiarità di Luigi il Grande, fece per tre volte il ritratto di lui; furono assidui i familiari discorsi con Sua Maestà, che gradiva le poesie, e l'invenzioni pittoriche d'un tanto Virtuoso, che finalmente sessagenario spirò in Parigi nel 1678. e fu sepolto in S. Andrea dell'Arti. Baldinucci fol. 90.
                </p><p>Roberto Tourniere nato a Caen di Normandìa, fu allievo di Frate Luca dell'Haya in Olanda, e ricevuto nell'Accademia Reale di Pittura in Parigi l'anno 1702. Si è applicato a fare ritratti, e storie, ed in piccolo è d'un gusto finitissimo. Veggonsi di sua mano la Famiglia di Monfieur di Pontchartrain Cancelliere di Francia; quella di M. Delaunay Direttore della Moneta, una Susanna, un S. Stefano, la Regina Candace, e più altri Soggetti, tanto in forma di ritratti, che di storia, i quali tutti riportano indistintamente approvazione universale. M. S.
                </p><p>Roberto Vorst uno dei primarj imitatori d'Egidio Sadeler, come scopresi dai ritratti dei Brittanici Monarchi, secondo i delineamenti d'Antonio Vandych, riportati col bulino alle stampe, con tante altre operazioni di famosi Autori. Fioriva in Londra nel 1628. Sandrart fol. 355.
                </p><p>Rocco Penone Scultore, ed Architetto Lombardo, entrò giovinetto in Genova, ivi esercitossi nella professione con vivacità di spirito: ebbe in<pb facs="00416" n="392"/>combenza dal Senato di modernare tutto il Coro, ed il Sancta Sanctorum della Metropolitana di S. Lorenzo, ornandolo di finissimi marmi, e di colonnati, di nicchie, di capitelli, di cornicioni, di cartellami, e d'altre vaghezze: restaurò altre Chiese, e Palagi. Nell'anno contagioso del 1657. perì in età virile. Lasciò Carlo Stefano il figlio mediocre Pittore, e Sculrore. Soprani fol. 332.
                </p><p>Rolando Saveri Pittore Fiammingo allievo, ed imitatore di Paolo Brilli, riusci quale fu il Maestro nell'eccellenza dei Paesi. Più opere di questo Autore furono intagliate dalli Sadeler. Filiben par. 3. fol. 205.
                </p><p>Romolo Ferrucci, detto del Tadda, Scultore Fiorentino, e figlio di Francesco, ebbe qualche principio del disegno dal Padre, ma compì d'impararlo da Andrea Ferrucci. Godeva il segreto di lavorare nel porfido, e da quel duro sasso n'escavava con facilità ogni sorta d'animali quadrupedi perfettamente intagliati. Morì l'anno 1620. Vedi Niccodemo. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 194.
                </p><p>Romolo Panfi Fiorentino scolaro del Vignali, dipinse bene in grande, in piccolo, in ritratti, e fu particolarmente eccellente nel colorire paesi, e battaglie: Ebbe buona pratica del ballo, della scherma, e di sonare il violino. Delle abilità di questo Virtuoso si compiacquero il Gran Principe Ferdinando, ed il Cardinale Leopoldo dei Medici. Morì nel cadere del secolo scorso in Carmignano, dodici miglia da Firenze lontano, dove per ordinario faceva il suo soggiorno. M. S.
                </p><p>Romolo Pittore Italiano servì Filippo II. Re delle Spagne, e con forte, e rilevato colore dipinse otto opere sacre nell'Escuriale. Ebbe un figlio per nome Diego, il quale gli nacque in Madrid, e col tempo si portò a Roma, ove l'anno 1620. imparava il disegno, e la pittura. Mazzolari fol. 51. Un' altro Romolo Pittore Fiorentino, che fu scolaro di Cecco Salviati, nomina il Lomazzo nella Tavola del suo Trattato della Pittura Egli è probabile, che potesse essere il sopradetto Romolo, il quale fioriva nel 1585.
                </p><p>Rondinello da Ravenna. Vedi Niccolò Rondinello.
                </p><p>Rosalba Carriera nacque in Venezia l'anno 1678. Questa Virtuosa col disegno è giunta a tale eccellenza nella miniatura, che si è resa singulare, ed ha oltrepassato tutti gli altri Professori dei nostri tempi. Ella è stata ammessa sellennemente nell'Accademia di S. Luca di Roma, e registrata nel catalogo degli Accademici di merito, ed ha presentata in dono all'Accademia medesima una delle sue belle opere, la quale si conserva per testimonio del suo valore tra gli altri doni degli Accademici. Vive parimenti in Venezia altra Miniatrice nominata Caterina Litterini, la quale è degna di memoria per la sua rara virtù, e questa è nata l'anno 1675. M. S.
                </p><p>Rosalba Maria Salvioni Romana Pittrice, figlia di Gio: Maria Stampatore Vaticano, e discepola di Sebastiano Conca: questa giovinetta di spirito vivace, in età d'anni 15. ha copiato esattamente alcuni quadri del Cav. Maratti, e di altri Valentuomini, i quali, col ritratto di N. S. in occasione di<pb facs="00417" n="393"/>visitare la Stamperia Salvioniana, presentati alla Santità sua, furono con somma clemenza graditi, e fu rimunerata la nascente Pittrice con due ben grandi medaglie d'oro, e d'argento. Altre sue operette sono state presentate a Principi diversi, delle quali si sono assai compiaciuti. Ella ha donato al pubblico nella Chiesa dei Padri Minori Osservanti Riformati di Frascati un quadro rappresentante S. Caterina V. e M. e nella propria casa si veggono di sua mano al naturale ritratte le sue sorelle, dal che giustamente sperare si può che sia, col tempo, per avanzarsi nella professione, a gloria della Patria. M. S.
                </p><p>Rosato Rosati Scultore, ed Architetto da Macerata, è scritto al catalogo degli Accademici di Roma.
                </p><p>Rosso Fiorentino dotato dalla natura di bellissima presenza, e dell'arte di sentenzioso, e di grave discorso. Fu Poeta, Filosofo, Musico, Architetto, e Pittore, le di cui composizioni di penna, o di pennello comparvero sempre eroiche, terribili, e fondate. Se l'Italia non conobbe questo nobilissimo Virtuoso, lo gradì al sommo la Francia, massimamente il Re Francesco I. che lo dichiarò Capomastro, e Pittore sopra tutte le Gallerie, con provvisione di 400. scudi annui, di piatto, di casa, e di servitù pagata. Furono tanti i Reali doni, e le grazie a lui concesse, che ridusse la sua entrata a più di mille scudi annui, vivendo non più da Pittore, ma da Cavaliere. Stanca la fortuna di più favorirlo, per certo rubamento, che gli occorse, s'indusse ad incolparne un suo confidente amico, il quale purgatosi nelle mani della giustizia con la tortura, pretese, che si disdicesse pubblicamente dell'impostura; ma egli per non mentire, piutosto s'elesse prendere volontariamente il veleno, con estremo dispiacimento del Re, e fu nel 1541. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 209.
                </p><p>Roviale Spagnuolo scolaro di Francesco Salviati in Roma, ajutò al Maestro, e dipinse d'invenzione la Conversione di S. Paolo nella Chiesa di S. Spirito. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 94.
                </p><p>Ruggero Depiles nato l'anno 1635. a Clamecy nel Nivernese da Famiglia distinta, fece i suoi studj a Nivers, ed inviato a Parigi presso Dorbec suo Zio, e Canonico della Cattedrale, attese a perfezionarsi nelle belle lettere in Sorbona, ed al disegno, il quale imparò sotto Fra Luca Recollet buon disegnatore, ma mediocre coloritore: fatto poscia amico di Carlo Alfonso di Fresnoy, tradusse a compiacimento di lui, dal latino in prosa franzese il suo Poema sopra la pittura, aggiugnendo a quello le rimarche del comento (Libro più volte ristampato, come si è detto avanti in Fresnoy.) Fece altre opere curiosissime, ed utili concernenti alla pittura. La maniera sua poi nel dipignere consisteva nell' imitazione perfetta degli oggetti, con una grande intelligenza del chiaroscuro, e del colorire. Veggonsi di sua mano più ritratti d'amici suoi. Unì assieme un gran numero di disegni raccolti nei differenti, e varj viaggi fatti a Venezia, in Olanda, Spagna, e Portogallo, soggiornatovi in qualità di Segretario d'ambasciate. Morì<pb facs="00418" n="394"/>Consigliere d'onore dell' Accademia Reale nel dì 5. Aprile 1709. Vedi nella Tavola II. Depiles.
                </p><p>Ruggero Ruggeri, detto da Bologna, oltre le pitture lasciate in Patria, circa il 1540. andò con l'Abate Primaticcio in Francia, e con molti altri giovani servì ad un tanto Maestro nell'eseguire con i disegni di lui le pitture di quelle Gallerie Reali. Masini fol. 638.
                </p><p>Ruggero Salice, o Vander, Pittore di Brusselles grande inventore, espressivo, e fecondo nello storiare quadri. Ritrasse uno di quei Principi con tanta similitudine, che gli stabilì un'annuo censo, il quale cessò l'anno 1529. Sandrart fol. 205.
                </p><p>Rutilio Dandini Pittore scritto al catalogo degli Accademici Romani l'anno 1650.
                </p><p>Rutilio Maneti Pittore nominato dal Lomazzo, e dal Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 146. Fu scolaro del Cav. Francesco Vanni, ma dipinse con maniera totalmente diversa da quella del Maestro.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
SAlai, o Salaino Milanese creato, e scolaro di Leonardo da Vinci, fu giovine bellissimo, grazioso, e vago, per i belli, ed aricciati capelli, dei quali tanto si servì il Maestro per modello, nel dipignere Angeli, o altre figure: per l'amore, che gli portava l'instrusse nelle più principali dif: ficultà dell'arte. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 13.
                </p><p>Salomone Coningh nato in Amsterdam l'anno 1609. Stancò più Maestri, in fine addottrinato dalla natura fece da se cose mirabili. Sandrart fol. 310.
                </p><p>Salvatore Castiglione Genovese fratello di Gio: Benedetto famoso Pittore d' animali; sullo stile fraterno divenne universale in pittura, e comunicò tal virtù a Francesco il figlio. Soprani fol. 225.
                </p><p>Salvatore Fontana Veneziano nella Cappella di Sisto V. eretta nella Chiesa di S. Maria Maggiore di Roma, nei laterali ha colorito la Santissima Nunziata, e la storia d'Erode. Ab. Titi fol. 227.
                </p><p>Salvatore Rosa Napolitano, detto Salvatoriello stimatissimo Pittore, e Poeta; imparò da Aniello Falconi Napolitano. Trattennesi gran tempo in Roma, e disegnò l'antico, ed il moderno: diede al pubblico cinque opere, registrate nella tavola dell' Ab. Titi. Fermandosi nel dipignere paesi, v'introdusse sassi, acque, piani, vedute, animali, e figure sì bene atteggiate, e vivamente espresse, che indusse gli animi dei Dilettanti a provvedersi dei suoi dipinti, sessagenario morì nel 1675. sepolto nella Certosa di Roma. Sono alle stampe varie sue poesie, e dipinti. M. S.
                </p><p>Salvo Castellucci scolaro di Pietro da Cortona cercò secondare quella maniera, e la seguì in opere particolari in Roma, e pubbliche nella sua Pa<pb facs="00419" n="395"/>tria d'Arezzo, dove terminò la vita nel 1672. in età d'anni 64. Lasciò Pietro il figlio, che sulla paterna maniera ragionevolmente in Roma s'adoprava. M. S.
                </p><p>Samuelle Bernard Pittore, e Professore nell'Accademia Reale nato a Parigi: ebbe un'abilità particolare nelle miniature, e nel dipignere a fresco: veggonsi di sua mano un'infinità di quadri storiati, paesi, e ritratti, intagliò l'Atila di Raffaello, e morì d'anni 72. nel 1687. e nel dì 24. Giugno. M. S.
                </p><p>Samuelle Cooper nacque in Londra l'anno 1609. Fu Pittore allevato con Alessandro suo fratello maggiore sotto la direzione del Signor Hoskins suo Zio; studiò ancora con molto profitto sopra le opere di Vandych, e riuscì mirabile nei ritratti, e nelle miniature. Fu altresì buon Musico, e Sonatore di Leuto. Vide la Francia, e l'Olanda, da per tutto con istima riguardato dalle persone di merito. Morì d'anni 62. e sepolto rimane nella Chiesa di S. Pancrazio fuori della Città di Londra. M. S.
                </p><p>Samuelle Hofman Tigurino figlio d'un Predicante, scolaro di Ringlio, e di <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Pietro Paolo Rubens</rs>; nel fare ritratti, avanzò quasi tutti i Pittori d'Amsterdam. Ebbe due figlie, le quali contraffecero al naturale fiori, e frutti. Morì di dolore di podagra l'anno 1649. in Francfort. Sandrart fol. 382.
                </p><p>Sandrino Badiale Bolognese fido, e coraggioso scolaro di Flaminio Torre, del quale con giustatezza, e leggiadria intagliò all'acqua forte un Cristo deposto dalla Croce, una Maddalena col Bambino, ed un S. Gioseffo: dipinse parimenti in pubblico, ed in privato: in età d'anni 45. fu ucciso nel 1671. M. S.
                </p><p>Sandrino del Calzolajo Fiorentino scolaro di Gio: Antonio Sogliani; con bellissimi segni, e con franchezza di pennello dava sicuri indizj di valente Pittore, quando ai progressi di lui s'interpose la morte, che troncolli in gioventù lo stame vitale. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 198.
                </p><p>Sandro Botticelli Fiorentino cervello stravagante, e bizzarro, che da Filippo Lippi riportò tutti i necessarj documenti per la pittura, sichè gran Maestro comparve. Terminati molti pubblici quadri in Patria, volò la fama d'un tanto Pittore a Roma, dove Papa Sisto IV. fecelo chiamare per i dipinti della sua Cappella, e riportò grande onore, e mercede: ritornato a Firenze comentò una parte di Dante. Diede alle stampe alcune opere proprie, e molti quadri dipinse: Sebbene furono copiosi i suoi guadagni, nulladimeno per il poco governo, scialato un gran valsente, si ridusse alla vecchiaja miserabile. Durò la sua vita sino alli 78. anni, e morì nel 1515. sepolto in Ognissanti. Vasari par. 2. fol. 375.
                </p><p>Santagostini Giacinto, ed Agostino fratelli Pittori dipinsero insieme in varie Chiese di Milano Patria loro, e diedero alle stampe un catalogo delle pitture insigni, che sono esposte in quella Città.
                </p><p>S. Maria Maddalena de'Pazzi nacque in Firenze da Nobilissimi Parenti l'an<pb facs="00420" n="396"/>no 1566. Entrata nel Monistero di S. Maria degli Angeli (Religione Carmelitana) fra le tante eroiche virtù morali, intrecciò ancora la dote naturale del ricamo, e della pittura, ed avendo per Maestro l'Apelle Divino, ricamò, e più volte dipinse a occhi chiusi, o bendati Immagini divote, molte delle quali, come miracolose, conservansi, particolarmente il Torcolare conservato dai Padri Carmelitani di Parma, in cui osservasi Gesu Cristo sotto un torcolo spargere sangue da tutte le piaghe, e da una figura vestita di luce, che esprime l'Anima, viene raccolto. Visse anni 41. e morì santamente nel 1607. e conservasi il suo corpo incorrotto in Patria. Vincenzio Puccini nella vita di detta Santa cap. 63.
                </p><p>Sante Andrè nato a Parigi allievo di Luigi Bobrun suo Zio, travagliò con eccellenza nei ritratti particolarmente in quello della Regina Madre del Re, che li meritò essere accettato nella Regia Accademia; fece parimenti quello del Re assisso, e vestito di abiti reali, che ora si trova nella Sala del Louvre, ove si unisce l'Accademia Reale; lasciò molti disegni per Arazzi, i quali si sono fabbricati ai Gobellini. Filibien par. 4. fol. 224.
                </p><p>Sante di Tito Titi Architetto, e Pittore da Borgo S. Sepolcro; in gioventù andò ad abitare in Firenze, e riportò disegno, e colorito da Bastiano da Monte Carlo, da Angelo Bronzino, e da Baccio Bandinelli: posto in opere pubbliche per varie Città, fu universalmente gradito. Dipinse molti ritratti, fra i quali quello di S. Maria Maddalena de'Pazzi: gli anni 1538. e 1603. furono i confini del suo vivere: Tiberio il figlio terminò l'opere imperfette del Padre; fiorì anch'esso in piccioli ritratti. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 110.
                </p><p>Sante Peranda Cittadino Veneziano nato nel 1566. Divertendolo il disegno dagl'incamminati studj di belle lettere, da Lonardo Corona, poi dal Palma cercò quei pittorici insegnamenti, che da gran tempo sperava acquistare; in fatti non andò fallace il desìo. Goduto che ebbe la vista delle belle statue, e delle pitture Romane, dopo pochi anni viaggiò per la Patria con un misto così perfetto di colorito, e di disegno, che salì ben presto le scale del Ducale Palagio, ed entrò nelle Sale con copiosissime storie. Invitato alla Mirandola, ed a Modona, servì quei Serenissimi Principi: rivide Venezia, dove lavorò per molti Signori. Finì con diligenza l'opere sue; fu Uomo malinconico, e lontano dalle conversazioni; patì male di pietra, per cui d'anni 72. morì, e fu sepolto ne Padri Tolentini. Ridolfi par. 2. fol. 271.
                </p><p>Sante Rinaldi, detto il Tromba, dall'essercizio del Padre sonatore di tromba. Sebbene originario di Francia, nacque in Firenze, ove attese alla pittura nella scuola del Furini; riuscì figurista, ma con più genio applicò al dipignere battaglie, e paesi: Si dilettò di poetare nello stile piacevole, e fu introdotto nell'Accademia dell'Arcadia di Firenze, della quale fu Fondatore Niccolò Baldinucci Sacerdote Fiorentino, e Poeta di non poca stima. Il Tromba morì d'anni 56. nel secolo passato. M. S.
                </p><p><pb facs="00421" n="397"/>
Sante Zago scolaro di Tiziano; camminò sì bene sulle regole del Maestro, che chi vede la tavola d'Altare dell'Angelo, che condusse Tobìa, nella Chiesa di S. Caterina, a prima vista la crede di Tiziano, e se non fusse alquanto inferiore nella tenerezza, al certo restarebbero ingannati ancora i periti. Boschini fol. 19. e 430.
                </p><p>Scipione Bagnacavallo il giovine figlio di Gio: Batista Ramenghi, sebbene non giunse al valore dei suoi Antenati, valse però nella quadratura con credito, e con riputazione sua; dipinse parimenti a olio quadri d'Altare, e fece ritratti. Fioriva nel 1602. Malvasia par. 2. fol. 141.
                </p><p>Scipione Cignaroli nacque in Milano da Martino, detto il Veronese, eccellente Paesista, fu scolaro del Cav. Tempesta; andò a Roma, e fece gran studio sopra le opere di Gasparo Poussin, e di Salvatore Rosa; ritornò a Milano, ove dipinse opere molto gradite, ed ora si trova in Turino. M. S.
                </p><p>Scipione Gaetano, così detto, perchè nativo di Gaeta, per altro di casa Pulzone, fu scolaro di Jacopino del Conte; ai suoi tempi non ebbe ugule in ritratti: tanto accurato fecesi vedere in quello del Card. Ferdinando Medici, che sino entro le pupille vedeasi il riflesso delle finestre vetriate della camera. Ritrasse Gregorio XIII. Sisto V. I Principi di Napoli, di Roma, e di Firenze. Desioso di gloria maggiore, dipinse per le più rinomate Chiese di Roma otto quadri d'Altare ben terminati, e con somma diligenza dipinti. Fu Uomo, che ebbe presenza da Principe; trattossi alla grande, e si fece ben pagare l'opere sue. La violenza d'un volvolo lo portò, come si spera, alla gloria d'anni 38. e fu sepolto in S. Spirito in Sassia; per altro era degno di vivere secoli interi, per gl'insegnamenti, che dava agli scolari, e per la nobiltà dei tratti, con i quali respettivamente praticava con tutti. Ab. Titi. Baglioni fol, 52.
                </p><p>Schizzone compagno di Vincenzio da S. Giminiano dipinse cose lodate in Borgo, in Campo Santo, ed in S. Stefano degl'Indiani di Roma, ma per il Sacco dato a quella Città l'anno 1527. fu dalla poca discrezione dei Soldati sì malamente condotto, che indi a poco perdette la vita. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 118.
                </p><p>Sebastiano Aragonese Bresciano profittando nella pittura, applicossi al disegno di penna; fece con somma diligenza 1600: ritratti di medaglie antiche con li rovesci; 200. cartelloni d'invenzione, e disegnò tutti i marmi Bresciani, le lettere degli antichi sepolcri, e le pubbliche inscrizioni. Fiorì nel 1567. Rossi fol. 517. Cozzando fol. 131.
                </p><p>Sebastiano Bombelli da Udine nato l'anno 1635. Imparò in Bologna dal Guercino da Cento, ed in Venezia fu imitatore di Paolo Veronese: In fatti stava per uscire Valentuomo nei quadri storiati, come da principiodiede pubblica mostra, ma divertito dal fare ritratti, tanto in quelli prevalse ad ogn'uno, che fu ricercato dall'Impero, dalla Baviera, da Firenze, da Mantova, da Parma, da Bransuik, da Luneburgo, e da altri luoghi, per gradire ai principali Monarchi, e Principi con la naturalezza<pb facs="00422" n="398"/>delle loro effigie. Della sua virtù ne parlano il Boschini nelle sue rime fol. 548. ed il Sandrart fol. 400.
                </p><p>Sebastiano Bourdon nativo di Mompelier ebbe un genio straordinario alla pittura, alla quale si applicò con molto spirito, e vivacità. Vide Roma, e la Lombardia, e misurò il suo vasto talento sopra gran tele, e muri: la franchezza del suo dipingere gli meritò dalla Compagnia degli Orefici il fare il quadro, detto di Maggio per la Metropolitana di Nostra Donna di Parigi, in cui dipinse la Crocefissione di S. Pietro, la quale fu molto applaudita. Avea una mente così vasta, e ripiena di quanto avea veduto, che senza fare scelta d'uno stile particolare, usciva fuori nei suoi dipinti, ora con una maniera Lombarda, ora Pussinesca, ora di altri Maestri, e con tutta fa cilità li disponeva, e sopra i colori dava un lucido, ed una freschezza tale, che a tutti piacea. Andò in Svezia, e meritò di fare il ritratto della Regina Cristiana, e se quella Regia Maestà non fusse stata vicina a mutare Religione, ivi sarebbe stato impiegato in opere grandiose, Ritornò dunque a Parigi, e diede mano a quel vasto lavoro delle sette Opere corporali della misericordia, che intagliate sono alle stampe. Mercè i suoi molti guadagni trattava alla grande la sua Famiglia abbondante di quattordeci tra figli, e figlie, alcune delle quali riuscirono Pittrici. Nacque in Bourdon sul principio del secolo passato, e morì Rettore dell' Accademia Reale di Parigi in età provetta. Filibien tom. 4. fol. 160.
                </p><p>Sebastiano Brunetti Bolognese fu discepolo di Lucio Massari, dopo la morte del quale passò alla stanza di Guido Reni, che volontieri l'accolse, sì per la nobile idea, con la quale aveva servito più volte il defunto Maestro, in occasione di ricavare Angeli, come per la modestia, per la saviezza, e per il bel modo di disegnare: con li suoi disegni ingannò i più esperti, contrafacendo gli antichi, onde comperati dalli sensali per originali avvilirono quantità di Studj insigni. Morto Guido, ritirossi a lavorare da se, e sebene era un poco freddo, e peso, ad ogni modo averrebbe pigliato fuoco, e sveltezza, se la morte non l'avesse atterrato in fresca età. Malvasia par. 3. fol. 561.
                </p><p>Sebastiano Cassieri Tedesco scolaro di Domenico Tentoretto. Per i tanti servigi prestati al Maestro, meritò restare erede dei disegni, e delle pitture dì lui, anzi di godere in matrimonio Ottavia sorella del defunto. Fiorì nel 1648. Ridolfi par. 2. fol. 269.
                </p><p>Sebastiano Cervetto Genovese discepolo di Gio: Andrea Ferrari, terminato il corso degli studj nel disegno, e nel colorito, appagossi solamente di copiare opere insigni: soddisfece in gioventù al tributo comune con la morte. Soprani fol. 259.
                </p><p>Sebbastiano Conca nacque in Gaeta l'anno 1680. da onesti Parenti, i quali l'applicarono allo studio delle lettere umane, ma scoperto il genio del figlio al disegno, lo mandarono a Napoli sotto Francesco Solimea, dalla rigorosa direzione del quale fece tali progressi, che in età di 18. anni s'a<pb facs="00423" n="399"/>vanzò a dipignere d'invenzione: ivi studiò con somma applicazione per lo spazio di 16. anni, e dipinse in più luoghi a olio, ed a fresco; ma crescendo sempre in lui il desiderio, e l'emulazione di avanzarsi nell'arte, si portò a Roma, dove con ogni diligenza, e servore impiegò il suo talento, e nella propria casa aprì l'Accademia del nudo per lo spazio di sette anni. Perfezionato dunque nel disegno, nella franchezza, e nel colorito, è fu impiegato dal S. P. Clemente XI. nella Chiesa di S. Clemente a lavorare tre quadri, due a olio, ed uno a fresco, come ancora in S. Gio: Laterano, ed in altri luoghi pubblici; parimenti nelle private Gallerie, e Palagi di molti Signori. Non li mancano impieghi per Roma, ne commissioni per oltramontani paesi, nei quali si è fatto conoscere a quest'ora con l'opere sue valente Pittore. M. S.
                </p><p>Sebastiano Folli Pittore, ed Architetto, dopo avere dipinte diverse storie a olio, e a fresco nella sua Patria di Siene, andò a Roma per servigio di Papa Leone XI. e stava per correre buona fortuna, se la morte in 27. giorni non rapiva alla gloria il Pontefice Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 161.
                </p><p>Sebastiano Ghezzi della Terra della Comunanza d'Ascoli, scolaro provettimodel Guercino, su Pittore, Scultore in legno, Architetto, ed Ingegnero, nel qual ministero tanto s'avanzò, che da Papa Urbano VIII. venne ricercato, ed eletto Revisore delle Fortezze dello Stato Ecclesiastico. Possedette molte virtù, che lo resero qualificato, e stimato. Sono opere sue pubbliche, e private in Ascoli, ed in altre Città dipinte. Lasciò Gioseffo il figlio Pittore già descritto. M. S.
                </p><p>Sebastiano Stosskopf d' Argentina scolaro di Daniello Storiau, lavorò egregiamente cose naturali, come frutti, vasi, vetri, mense, ed utensili dimestici; passarono i suoi dipinti per mano dei Principi, e dilettossene assai Ferdinando III. Imperadore, al quale l'anno 1651. presentò due quadri molto graditi. Sandrart fol. 304.
                </p><p>Sebastiano Seccante Veneto dipinse due quadri nella Sala dei Rettori di Venezia, con li ritratti dei medesimi; una tavola di S. Lucia &amp;c. Ebbe un fratello, che d'anni 50. si pose a dipignere; di questo si può vedere la Passione di Gesu Cristo nella Compagnia dei Calzolari. Ridolfi par. 1. fol. 117.
                </p><p>Sebastiano Serlio Bolognese erede di molti scritti, e disegni di Baldassare Peruzzi Pittore, ed Architetto Sanese: diede alle stampe tre libri d'Architettura, i quali per il grande credito sono stati più volte ristampati, altri d'antichità Romane intagliate, e da lui misurate; ed altri di porte rusticali, e civili. Fioriva nel 1544. Di questo grande Autore ne parlano i Vasari, il Bumaldi, e il Masini fol. 638.
                </p><p>Altri nomi di Sibastiano, vedi Bastiano.
                </p><p>Serafino Bresciano universale Intagliatore in ogni materia, particolarmente nel ferro, da lui temperato in una maniera tanto perfetta, che alcuno mai arrivò a tanta cognizione: l'opere sue sono stimate al pari dell'oro. Fece un'armatura a Carlo V. tutta intagliata di maravigliosissimi scompar<pb facs="00424" n="400"/>ti; uno stocco a Francesco I. Re di Francia, che gli fu contracambiato con una collana d'oro, e rimeritato col titolo di Cavaliere: morì decrepito, e fu sepolto in S. Francesco di Brescia. Rossi fol. 513.
                </p><p>Serafino Serafini Modonese, del quale ne fa menzione il Vidriani fol. 21. operava sino nel 1385. e nella Cattedrale di Modona vedevasi nel 1662. una sua tavola all'Altare di S. Niccolò, che per quanto poteva pretendersi da quelli secoli, era assai lodata da tutti; conteneva in se molte figure, col nome, e millesimo sopradetto. Baldinucci sec. 2. fol. 110.
                </p><p>Severo da Bologna riferito da certi manoscritti dal Baldi, è nominato per uno degli scolari di Lippo Dalmasio; ma fra tante opere antiche, protesta non aver mai riconosciuto le sue. Il Bumaldi fol. 142. ne fa memoria, e registra l'anno 1460. in cui fioriva.
                </p><p>Sforza Compagnoni da Macerata Cavaliere, e Pittore scritto al catalogo degli Accademici Romani,
                </p><p>Sguazzino da Città di Castello. Di questo Autore scrive il P. Morelli nel suo libretto delle Pitture di Perugia sol. 96. che tutte le figure a olio, poste fra gli archi della nave maggiore del Gesu, come pure i laterali dell'Altare di S. Franeesco, rappresentanti i fatti di detto Santo, siano di sua mano.
                </p><p>Sigismondo Caula nato in Modona l'anno 1637. studiò nella scuola di Monsù Gio: Bolanger, poi in Venezia da quei famosi dipinti; con forte colore, ritornato alla Patria, dipinse nella Chiesa di S. Carlo il gran quadro del contagio, che in fatti riuscì molto sostenuto, e se di quella tinta avesse sempre colorito, gran suggezione avrebbe dato ai circonvicini Pittori. Di terra, di gesso, e di stucco vedonsi molte figure di sua mano, come pure varj disegni d'un forte acquarello di fuligine, ben tinti, e disegnati, e molte altre pitture pubbliche, e private, Vive in Patria.
                </p><p>Sigismondo Coccapani Pittore, ed Architetto Fiorentino nacque il giorno 10. Agosto 1583. spedito dalli primi studj delle buone lettere, si diede a quelli della matematica, poi del disegno, del colorito, e dell'Architettura sotto li Cigoli, ed in queste facultà acquistò non ordinaria lode. La prima sua opera, che dipinse fu una tavola d'Altare per la Chiesa di San Ponziano in Lucca. L'anno 1610. in compagnia di suo Maestro andò a Roma, per essergli in ajuto nei dipinti, che fece nella Cappella Paolina. Per la pratica, che possedeva nell'architettura scrisse molte annotazioni, e compose un'erudito Trattato, con le figure dimostrative, per ridurre il Fiume Arno in Canale, e questo ebbe tutta la dovuta approvazione dal famoso Galileo. A concorrenza d'altri professori fece il disegno della facciata del Duomo di Firenze. Fu Architetto, e Pittore di due Cappelle nel Duomo di Siena, e finalmente riverito da tutti, come valente Pittore, e celebre Architetto, morì con sua gloria nel giorno 23. Marzo 1642. M. S.
                </p><p>Sigismondo Lairè Bavaro, al tempo di Papa Gregorio XIII: entrò in Roma, e capitò in casa di Francesco da Castello Miniatore Fiammingo, dal<pb facs="00425" n="401"/>quale apprese il buon modo di colorire in piccolo, senza seccagine, ma con vaghezza, e tal pulizia, che non potevasi bramar di più. Dipinse quantità di Madonne, portate nell'Indie; miniò bellissime storiette sopra varie pietre preziose: pervenuto all'età d'86. anni con molte ricchezze, diedesi a servire a Dio, e dopo avere fondati diversi legati pii, passò all' altra vita con riguardevoli esequie, sepolto nella Rotonda di Roma. Baglioni fol. 353.
                </p><p>Sigismondo Scarsella da Ferrara, detto Mondino, degno Pittore, ricco d'invenzioni, intelligente d'architettura, ed eccellente disegnatore; lavorò quasi sempre fuori della Patria, massimamente in Venezia, ed in Trevigi: l'opera più bella, che lasciasse alla sua Città, fu il figlio Ippolito, detto Scarsellino, del quale si è parlato: morì nel 1614. Superbi fol. 127.
                </p><p>Silla Lungo da Vigiù (Territorio Milanese) lavorò di scultura, restaurò statue antiche in Roma, ne fece di propria invenzione nei Depositi, nelle Fontane, e negli Altari; fu molto stimato per l' eccellenza dei suoi lavori, invecchiato morì nel Pontificato di Paolo Quinto. Baglioni fol. 120.
                </p><p>Silvestro Buono illustre Pittore Napoletano, discepolo di Gio: Bernardo Lama. Nella Chiesa di S. Lorenzo di Napoli la tavola, in cui è dipinta M. V. col Bambino in seno, e ai piedi di quella i Santi Antonio di Padova, e Margarita è opera sua: in S. Caterina a Formello è ancora di sua mano la tavola dei Re Maggi, ed in altre Chiese molte altre opere sue. Fioriva nel 1590. Sarnelli fol. 113.
                </p><p>Silvestro Chiesa Genovese, allievo di Luciano Borzoni, la di cui natura allegra, faceta, e con vena poetica fu cotanto confacente a quella del Maestro, che posegli grande amore, coll' insegnargli di buon cuore tutte le difficultà dell'arte pittorica. Giunto a segno sicuro espose in pubblico opere da tutti stimate: poi facendo passaggio a lavorare, ritratti sì famoso comparve, che molti ne fece a memoria, anzi sulle sole relazioni effigiò persone da lui mai vedute, con indicibile somiglianza. Il contagio del 1657. separollo dai viventi in gioventù. Soprani fol. 216.
                </p><p>Silvio Cosino da Fiesole bell'ingegno, capriccioso Poeta, Cantore, Armigero, e Scultore, superò la gloria d' Andrea da Fiesole suo Maestro nelle Statue, nei Depositi, nei ritratti, e nelle bizzarrie di marmo; dimodochè piacendo quell' operare al Buonaroti, adoperollo in diverse occasioni. Di costui narrasi, che essendo Sagristano nella Compagnia della Misericordia, che in Pisa accompagna i condannati al patibolo, una notte trasse un giustiziato dal sepolcro, e dopo averlo disegnato, scorticollo, e copiò minutamente ogni parte notomica. Fiorì nel 1538. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 115.
                </p><p>Simone Balli Fiorentino discepolo d'Aurelio Lomi; accasato in Genova, ivi dimorò sino alla morte, lavorò con diligenza sopra lastre di rame divotissime Immagini: mostrò ancora di non paventare d' intraprendere quadri<pb facs="00426" n="402"/>grandi, dandone le prove nella Chiesa del Carmine, e nell' Oratorio di S. Bartolomeo. Soprani fol. 329.
                </p><p>Simone Barabino nativo di Polcevera (Territorio Genovese) erudito nel di segno da Bernardo Castelli, occupò il primo luogo in quella scuola, e quasi pareggiò il Maestro; perlochè invidioso d'un tanto avanzamento, cominciò a odiarlo, ed a mendicare pretesti per tenerlo dalla stanza lontano. Assentato da quella, diede fuori due operoni, sopra i quali l'emulazione, e l'invidia tanto s'inoltrarono, che abbandonata la sua Patria, ritrovò fortuna migliore in Milano, abbandonandogli le commissioni in modo che a olio, e a fresco restò gran tempo occupato, col frutto di copiosi guadagni. Avido poi di maggiori ricchezze. lasciò la professione per applicarsi a mercantare colori per i Pittori, ma indebitato di grossa somma, per opera del suo corrispondente fu carcerato; non potendo soffrire quei disagi, repentinamente infermossi, e lasciò la spoglia mortale in fresca età. Soprani fol. 86.
                </p><p>Simone Bianchi Scultore Fiorentino, dimorò quasi tutto il tempo di sua vita in Venezia, dove sono molti lavori di sua mano. Vasari part. 2. fol. 426.
                </p><p>Simone Bosboon Emdano Scultore, ed Architetto di tanta eccellenza, che sempre godette la protezione dell'Elettore di Brandeburgo, in queste, ed in altre arti peritissimo Professore. Sandrart fol. 350.
                </p><p>Simone Brentana nacque in Verona l'anno 1656. Di nove anni rimasto senza padre, e senza beni, scialacquati dal Genitore, mercatante di lane, applicossi alla musica, nè ritrovando disposizione in quella, passò all'aritmetica, ed alla geometria, nelle quali consumò qualche tempo: chiamandolo poi il genio alla pittura principiò più per pratica, che per iscienza a disegnare nell' Accademie; in quelle sentendo commendare Tiziano, Raffaello, il Buonaruoti, ed il Tintoretto, leggeva sovente le Vite loro scritte dal Vasari, e dal Ridolfi, e con li documenti di quelle, applicando l'occhio ai dipinti, si fece una maniera, che comparve assai gradita, tanto più, che applicando alla notomia, alla prospettiva, ed all'optrica, toccava bene i nudi, ed in siti proporzionati disponeva la figure, come si può vedere ancora al giorno d'oggi nei quadri, che va dipignendo in Patria. Descrive le qualità di lui l' Averoldi fol. 248.
                </p><p>Simone Cantarini da Pesaro, detto il Pesarese, nacque l'anno 1612. Al dispetto del Padre, che non lo voleva Pittore, da Gio: Giacomo Pandolfi fu condotto a Venezia, per insegnargli il disegno: avvisato il Genitore del profitto del figlio, lo volle in Patria sotto Claudio Ridolfi Pittore Veronese: pervenuto intanto a Pesaro un quadro di Guido Reni, rimase estatico nel contemplare quella bella, ed elegante maniera, che però copiato, e ricopiatolo, giurò volere seguire quel Maestro. Trasferitosi dunque a Bologna, introdotto in quella stanza, fingendosi principiante, di soppiatto notò, studiò, ed apprese quei colpi maestri: divenuto<pb facs="00427" n="403"/>franco nell'intaglio all'acqua forte, e nel colorire, sentendo le sue fatture passare per di mano di Guido, assentato da quello, ribellossi ad un tanto Maestro, perlochè si concitò tutto l' odio dei suoi protettori, e provò molte avversità, sinchè trovò benevolo amico, che l'accolse. Per occorso accidente partì per Roma; ivi studiò l'opere di Raffaello, e l'antico, ritornato a Bologna aprì scuola, e fece opere bellissime; sopravvenendogli intanto ordine di portarsi a Mantova, per fare il ritratto di quel Serenissimo, vedendo non poterlo colpire, benchè replicasse la presenza in modello, partì con tale dispiacere, che giunto a Verona morì l' anno 1648. e fu sepolto in S. Eufemia, Padri Agostiniani. Malvasia par. 4. fol. 435.
                </p><p>Simone da Bologna di casa Avanzi, detto dai Crocefissi, per il genio, che aveva a dipignerli; fu scolaro di Franco Bolognese, e compagno di Jacopo Avanzi, col quale dipinse molte storie (come si è detto nella Vita di Jacopo.) Sono in Bologna sino al giorno d'oggi opere ben conservate di questo pratico Pittore, che fioriva nel 1370. Malvasia par. 1. fol. 17.
                </p><p>Simone Fiorentino fratello di Donatello Scultore. L'anno 1431. con Antonio Filarete fu chiamato a Roma da Eugenio IV. acciochè formasse una delle Porte di bronzo di S. Pietro, e la terminò in 12. anni. Dopo tal fattura fece la sepoltura di Martino V. in S. Gio: Laterano. In Siena, in Prato, in Rimino, in Firenze, ed in Arezzo sono lapidi, getti, e sepolcri di sua mano. Morì d'anni 55. Vasari par. 2. fol. 253.
                </p><p>Simon Francois nato in Turs l'anno 1606. Dal copiare le pitture migliori di quei contorni divenne Pittore da se: fece il ritratto al Duca di Bettunes, il quale nell'andare, che fece Ambasciadore a Roma seco lo condusse, e gli procurò una pensione dal Re. Nel suo ritorno passando per Bologna strinse amicizia con Guido Reni, che gli fece il suo ritratto: giunto a Parigi ebbe l'onore di fare i ritratti del Delfino, e della Regina, e molte altre opere: fu Uomo da bene; e cristianamente morì, come era vissuto nell' anno 1671. Depiles fol. 500.
                </p><p>Simone Gionima nacque in Padova l'anno 1656. da Francesco Pittore Dalmatino: pervenuto a Bologna, imparò da Cesare Gennari, ed ora vive in Vienna, dove non gli mancano impieghi privati, e pubblici.
                </p><p>Simone Guillain Scultore, ed architetto nato in Parigi, figlio d'abilissimo Scultore, sopranominato di Cambrai, perche, nativo di quella Città in Fiandra. Con vantaggiosissime, naturali, ed ingenite disposizioni fece un gran progresso dal proprio Padre ammaestrato, che per istabilirlo nel colmo dell'arte lo inviò poscia a Roma. Fece opere di gran rimarco, e tra le altre i quattro Vangelisti nel Porticale di S. Gervaso in Parigi, l'Architettura, e le figure dell'Altare maggiore nella Chiesa di S. Eustachio; le principali figure nella Chiesa della Sorbona, ed infinite altre manifatture in varie Chiese di Parigi, Città, e luoghi circonvicini. Era Uomo di coraggio, perciò fu eletto Capitano del suo Quartiere, e nel 1651. fu uno dei<pb facs="00428" n="404"/>primi Fondatori dell'Accademia Reale di Pittura, e di Scultura in Parigi, dove morì in età di 77. anni, e lasciò eredità considerabile alli suoi figliuoli. M. S.
                </p><p>Simone Hutrelle Scultore nacque in Bettunes, andò a Parigi, e fu accolto nell'Accademia Reale, e da quella fu inviato a Roma, ove restò per lo spazio di 14. anni con regio stipendio; perfezionato nella Scultura, collo studio fatto sull'antico, e sopra l'opere del Cav. Bernini, ritornò a Parigi, e per il Re compì opere diverse, tra le altre fece il modello per far fondere in bronzo la Statua equestre del Re Luigi XIV. per la Provincia di Linguadoca, e in questa gran manifattura, tutta d'un pezzo, s'unì con Pietro Maseline, e terminata che fu, restò inalzata nella Piazza principale della Città di Mompelier, dalla mano di questo Artefice il Re di Polonia ha ricercato una figura in marmo d'una Leda, della quale restò con suo piacere servita Sua Maestà. Egli resta aggiunto Professore alla Reale Accademia di Pittura, e in Scultura in Parigi. M. S.
                </p><p>Simone, detto Mastro Simone, Cremonese, eccellentissimo Pittore negli anni 1335. Un suo quadro è nella Chiesa di S. Lorenzo in Napoli all'Altare di S. Lodovico Vescovo di Tolosa, in cui si scorge il vero ritratto di detto Santo, che porge la corona al Re Roberto suo fratello, il quale stà parimenti dipinto al naturale. Il Sarnelli fol. 113. è in errore in dire, che costui facesse il ritratto di Laura del Petrarca, che fu fatto da Simone Sanese.
                </p><p>Simone Memmi Sanese discepolo di Giotto acquistò tanto di fama per i suoi dipinti, che non mancarongli impieghi d'opere magnifiche nelle principali Città. Servì diversi Pontefici in Avignone, dove l'anno 1344. sessagenario morì, e secondo il Vasari fu sepolto in Siena. Fiorì nei tempi del Petrarca, il quale più volte lo celebrò nei suoi versi, e per degno Pittore, e per il ritratto fatto della sua Laura. Baldinucci fec. 2. fol. 3.
                </p><p>Simone Mosca da Settignano, Scultore, ed Architetto, allievo d'Antonio da S. Gallo. Dagli Scultori Greci, e Latini in quà, niuno intagliatore moderno pareggiò l'opere belle, e difficili, che fece nei capitelli, nelle base, nelle fregiature, nei cornicioni, nei trofei, nei festoni, nelle maschere, e nei candelieri, nei quali introdusse uccelli grotteschi, &amp;c. Lavorò in Firenze, in Loreto, in Roma, in Arezzo, ed in Orvieto, dove stabilì casa, e famiglia. Morì d'anni 58. correndo il 1554. Lasciò Francesco il figlio, detto il Moschino, che fu bravo Scultore, come si è detto. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 493.
                </p><p>Simone Petarzano Veneziano, scolaro di Tiziano, fu vago, leggiadro, ed espressivo nell'opere sue, come nell'Assunta di Maria Vergine dipinta in Milano nella Chiesa di Brera, ed in altri luoghi: fiorì nel 1560. Lomazzo nell'Idea del Tempio fol. 161.
                </p><p>Simone Pignoni discepolo del Passignano ha dipinto a olio nella sua Patria di Firenze moltissime cose, ed in particolare storie, dove entrano femmine, nelle quali ha avuto ottima maniera, e sono lavorate di forza. Nella San<pb facs="00429" n="405"/>tissima Nunziata evvi un S. Michele, che preme il demonio, ed in S. Felicita un quadro di S. Luigi, che dispensa la carità ai poverelli, che in fatti sono opere bellissime di questo degno Pittore. Morì d'anni 92. nel 1706.
                </p><p>Simon le Roy, Carlo, e Tommaso Dorignì, Luigi Farnese, Gio: le Rambert, Carlo Carmois, Gio: e Guglielmo Rondelet tutti Pittori del Re Francesco I. di Francia, lavorarono unitamente coll'Abate Primaticcio sotto gli ordini di Filibert di Lorme, Architetto, e Sopraintendente alle Fabbriche Reali, alle quali il Primaticcio succedette circa l'anno 1559. Filibien par. 3. sol. 78.
                </p><p>Simone Vovet da Parigi uno dei primi Maestri Franzesi; con le sue belle pitture, e con li ritratti acquistossi la grazia del Card. di Richilieu, d'Urbano VIII. e di Luigi XIII. Re di Francia, del quale fu Aulico, provvisionato, e primario Pittore: restaurò la maniera Franzese, e v'introdusse più elegante disegno, onde la sua Scuola fu sempre abbondante di gioventù, che confluiva da ogni parte, per apprendere quel galante, ed erudito dipignere. Sono alle stampe varie opere sue. Sandrart fol. 367.
                </p><p>Sinibaldo Scorza da Voltaggio (Territtorio Genovese.) Fu scolaro di Batista Carrosio, poi di G. B. Paggi: sulle prime mosse dilettossi di fare animali, fiori, paesi, e copiare con penna gentile le stampe d'Alberto Duro, che ingannarono molti Pittori, stimandole stampate, o almeno originali: passò poi a miniare, e regalando sovente il Marini (allora al servigio di Savoja) fu per opera di quel famoso Poeta introdotto in quella Corte, con onorario di 50. scudi al mese. Ivi fece opere da fare stupire ogni industria umana: in sei fogli di carta reale istoriò la Sacra Genesi, con invenzioni tanto bizzarre d'animali, d'alberi, di paesi, e di figurine graziose, che gareggiarono con le miniature del celebre Giulio Clovio. Per le guerre poi di Savoja con li Genovesi, convennegli partire per la patria: ivi accusato dai malevoli per confidente del Duca, fu mandato in bando; andò a Roma, dove fu universalmente onorato per i suoi dipinti; richiamato dal bando, cangiò i pennelli nel bulino, e tagliò in rame le proprie invenzioni; ma assalito da febbre maligna cedette il campo alla morte d'anni 41. nel 1641. sepolto in S. Francesco. Soprani fol. 127.
                </p><p>Sisto Badalocchio di casa Rosa Parmigiano. Fu allevato nella casa, e nella scuola d'Annibale Carracci in Bologna, ed in Roma: fu giovine di rara bontà, di savj costumi, di buon'ingegno, ed atto a tutte le belle arti; ma in quella della pittura ebbe un dono particosare di facilità mirabile, e nel disegno di franchezza straordinaria: onde soleva dire Annibale, che disegnava meglio di se stesso. Si vedono gli effetti di tante prerogative nelle pitture sparse in tanti luoghi, e nel bel taglio della Galleria Farnese col Lanfranchi disegnata, intagliata, e dedicata al suo Maestro l'anno 1607. Malvasia par. 3. fol. 517.
                </p><p>Sosonisba Angusciola nobile Cremonese, discepola di Bernardino Campi, poi del Sojaro: tanto s'avanzò questa celebre Pittrice, che Filippo II. Re delle Spagne, nel 1559. accompagnata da due Dame, da due Gentiluo<pb facs="00430" n="406"/>mini, e da sei staffieri la desiderò alla Corte, dove terminati i ritratti di quelle Reali Maestà, gli fu assegnata un'annua pensione di 200. scudi, e donato un diamante di valore di 1500. scudi. Meritò in quel tempo di ricevere lettere da Papa Pio IV. ingrata risposta del ritratto della Regina mandatogli. Tanto possesso ebbe nella grazia di quei Monarchi, che la congiunsero in matrimonio con D. Fabbrizio di Moncada Siciliano, con dote di dodicimila scudi, ed un'altra pensione di mille ducati sopra la Dogana di Palermo. Così carica d'onori, di gioje, di tappezzerie, di vesti, e di danari, fu inviata allo sposo, il quale dopo lungo tempo mancato, passò alle seconde nozze in Genova. Ridotta all'ultima vecchiaja, e perduta la vista, giojva parlare con li Virtuosi Pittori delle difficultà dell'arte, inmodochè Antonio Vandych ebbe a dire, avere ricevuto più lume nella pittura da una cieca, che dal suo Maestro. Insegnò l'arte alle sue sorelle Lucia, Europa, ed Anna Maria. Vasari. Soprani. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 154.
                </p><p>Spinello Aretino nacque in Arezzo l'anno 1328. Fu scolaro di Jacopo Casentino; diede così belle arie ai Santi, ed alle Madonne, che spirano amore, ed invitano alla divozione; lavorò con diligenza, e con dolcezza, e pure fu spedito, e facile: amico dei poveri, e degl'Infermi, mai abbandonolli, anzi nel contagio del 1383. esercitò la carità di visitare gli ammalati, e seppellire i morti. Quanto più caro a Dio, tanto più in odio al demonio, che però dipignendo nel Duomo d'Arezzo la caduta degli Angeli, ingegnandosi dipignere diforme Lucifero, questo una notte apparvegli in sogno con terribile aspetto, e lo sgridò, dal che dato in un gelato sudore, cotanto spaventato rimase, che di lì a poco tempo, in età d' anni 92. morì, e da Forzone orefice, e da Paris bravo Pittore amendue suoi figli, fu sepolto in S. Agostino. Baldinucci sec. 2. fol. 56.
                </p><p>Stefanino della Bella nacque in Firenze l'anno 1610. Praticò con Gio: Batista Vanni, e col Cantagallina, copiò le carte del Callot, e fermossi con Cesare Dandini bravo Pittore: fu disegnatore mirabile, principiava le figure dai piedi, e proseguendole sino al capo, le terminava col fiato. Vide Roma, Parigi, la Fiandra, l'Olanda, ed Amsterdam, e guadagnò per tutte le Corti premj, grazie, ed onori; fu caro a suoi Principi naturali. Dopo avere lasciate tante belle invenzioni, e capricci alle stampe, tutte registrate dal Baldinucci fol. 65. carico di gloria, morì d'anni 54. sepolto in S. Ambrogio.
                </p><p>Stefano Amadei Perugino discepolo di Giulio Cesare Angeli, oltre il disegno, attese alla matematica, ed alla prospettiva sotto il Dottore Lemme Rossi famoso Matematico Perugino. Le sue stanze sembravano un'Accademia di Cavalieri, tra i quali risplendeva D. Fabio della Corgna, già descritto. Fu memorabile il suo nascere, e morire, perchè nacque alli 20. di Gennajo 1598. a mezza notte, e nel mese, nel giorno, ed ora medesima morì nel 1644. M. S.
                </p><p><pb facs="00431" n="407"/>
Stefano Costa nella scuola di Gio: Batista Santacroce fece assidui studj in Genova, per imparare il disegno, e la scultura. Nell'intaglio avvanzossi a tal segno, che può dirsi, che fusse esatto imitatore del Maestro, dal quale appartato, andò a stare con Gio. Batista Bissoni, detto il Veneziano, per il quale fece molte opere in avorio, in legno, in grande, ed in piccolo. Non proseguì molto l'arte, perchè il contagio del 1657. s'interpose ai suoi avanzamenti. Soprani fol. 198.
                </p><p>Stefano dall'Arzere con bella pratica a fresco dipinse in Padova sua Patria al Ponte di S. Sofonia i Giganti fulminati da Giove. Nella Chiesa degli Eremitani fece Mosè, Giosuè, e gli Appostoli Pietro, e Paolo. Nei Padri dei Servi l'Altare maggiore, ed in altri luoghi opere varie, come dal Ridolfi par. 1. fol. 74.
                </p><p>Stefano du Perach Parigino venne in Italia, e trovandosi in Roma occupato negli studj dell'architettura, disegnò la Chiesa Vaticana, e le antichità Romane, che poi si videro alle stampe: valse tanto nell' architettura, che meritò esser fatto Architetto del suo Re. Dipinse a Fontanablò nella Sala dei bagni cinque storie degli Dei marini, con gli amori di Giove, e di Calisto: incontrò la morte circa il 1601. d'anni 32. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 275.
                </p><p>Stefano Fiorentino figlio di Riccio di Lappo, scolaro, e nipote di Giotto, il quale superò in Pisa nella Madonna di Campo santo: tirò di prospettiva; diede qualche barlume di maniera moderna; fu bizzarro, e nuovo negli scorci, ed il primo, che uscisse da quell'antico modo tenuto dai Maestri suoi antecessori. Roma, Milano, Pistoja, Assisi, Perugia ed altre Città videro l'opere sue: morì nel 1350. in età di 49. anni. Baldinucci sec. 2. fol. 35. Vi fu un'altro Stefano Fiorentino, il quale fu amato discepolo di Gerardo Fiorentino; vedi Gerardo Fiorentino.
                </p><p>Stefano Gavassete Scultore, Miniatore, e Doratore celeberrimo, fu Padre di Cammillo, e di Luigi bravi Pittori Modonesi, già descritti. Vidriani fol. 113.
                </p><p>Stefano Lehongre Scultore nato a Parigi nel 1628. Fu scolaro di Giacomo Sarazin; passò sei anni in Roma con regia, e buona provvisione in stretta amicizia col Cav. Bernini, poi ritornò alla Patria. Nel gran numero di lavori lasciati alla fama in servigio del Re, e di tanti particolari, sono degni d'ammirazione quelli, che sono nella Chiesa del Collegio Mazarino in Parigi, e la Statua equestre di bronzo del Re Luigi XIV. per la Piazza pubblica di Dione in Borgogna. Morì Rettore della Reale Accademia di Pittura, e Scultura nel 1690. d'anni 62. M. S.
                </p><p>Stefano Maderno Scultore Lombardo, dal restaurare l'antiche statue Romane, passò a modellare moderne sculture, che furono poi gettate di metallo, per servigio di Personaggi eminenti Sono adorne molte Chiese principali di Roma dei suoi bassi rilievi storiati, e di figure al naturale. Per benemerenza di sì belle fatture, fu provveduto d'un'ufizio sopra la<pb facs="00432" n="408"/>Gabella di Ripetta; lasciò la professione, ed attese a quello. Sessagenario morì nel 1636. Baglioni fol. 345.
                </p><p>Stefano Magagnasco Genovese, allevato nel disegno da Valerio Castelli, cercò in Roma migliore perfezione, per cinque anni continui, dopo dei quali aprì stanza in Patria; ebbe per la Francia pubbliche, e private commissioni, per la gran maniera, che aveva nel colorire: non andò però a lungo il suo operare, perchè fu interrotto dalla morte. Soprani fol. 262.
                </p><p>Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino, a distinzione, di Ambrogio suo Padre Pittore di ritratti, e dal quale ebbe li principj del disegno. In Bologna ebbe per maestro il famoso Cav. Cignani, nella fiorita scuola del quale intensivamente studiò il disegno, ed il colorito, dopo tre anni passò a Roma sotto il Cav. Maratti, e con un'impasto Lombardo, e Romano uscì fuori con un colorito sì piacevole, con arie di teste sì belle, e con una vaghezza tale, che pose in diletto Cittadini, e Nobili di possedere qualche suo dipinto, particolarmente il Sig. Principe di Garignano, che teneramente l'amò. In Novara dipinse la Cappella di S. Gaudenzio; in Milano nella Chiesa di S. Angelo l'Arco dell'Altare maggiore fu colorito con l'Incoronazione di Maria Vergine, e quantità d'Angeli; opere tutte di tanto studio, che posero in riputazione la gloria di sì famoso Maestro. Quindi è, che nel passaggio di S. M. C. per Milano, gli furono ordinati due quadri, uno per l'Imparadore, l'altro per l'Imperadrice, la quale volendo conoscere il valente Dipintore, onorevolmente lo mandò a prendere, ma in quel punto era passato all'altra vita d'anni 55. nel 1615. Lasciò ricco valsente alle sue figlie acquistato dalle sue lodevoli fatiche, e fu sepolto nella Chiesa di S. Angelo. M. S.
                </p><p>Stefano Mariani da Vicenza scolpì i Santi Appostoli Pietro, e Paolo, e la statua della Religione con un puttino d'isquisita bellezza nella Chiesa della Minerva di Roma. Ab. Titi fol. 135.
                </p><p>Stefano Montalti Pittore Milanese: sono opere sue in S. Gio: in Conca, nella Maddalena, in S. Eustorgio, in S. Maria delle Grazie, nel Carmine, e nel Crocefisso. In S. Giorgio dipinse tutto il Coro, con la Volta, e nella Chiesa di S. Girolamo, col fratello Gioseffo colorì tutta la Volta: sono opere sue in altre Chiese di Milano, registrate nella tavola del Torre. Fu dei Danedi, e detto ancora Gio: Stefano: morì d'anni 81. nel 1689. Vedi Gioseffo Danedi.
                </p><p>Stefano Pieri Pittor Fiorentino parto della Scuola del Bronzino vecchio; fu molto adoperato nelle pitture per l'esequie del Buonaroti, e molto lavorò per l'apparato nella venuta della Regina Giovanna, Sposa del gran Duca Francesco: ajutò ad Andrea del Minga, a Giorgio Vasari, ed a Federico Zuccheri; da se dipinse opere lodate in Roma, ed in Patria, dove finì i suoi giorni d'anni 87. regnando Clemente VIII. Baldinucci. Baglio. ni fol. 89.
                </p><p><pb facs="00433" n="409"/>
Stefano Speranza nativo di Roma disegnò nella Scuola di Francesco Albano; vago di scultura fece modelli copiati dalle belle opere antiche, e riuscì valente Scultore: fu adoperato in molte occorrenze dal Cav. Bernini; lavorò nel Deposito della Contessa Matilde in Vaticano, in Araceli, ed altrove; fermò la morte i suoi scarpelli, quando correva alla gloria: pianse la perdita d'un tanto Virtuoso Gio: Batista il fratello bravo Pittore, già descritto. Baglioni fol. 351.
                </p><p>Stefano Veronese scorsi i principj della pittura sotto Liberale Veronese, s' introdusse in Firenze nella scuola d'Angelo Gaddi; fermossi per gran tempo a studiare i Maestri Fiorentini; sichè andato a Verona fece opere infinite, e tali in bontà, che Donatello insigne Scultore, nel tempo, che trovossi a scolpire in quella Città, vedendo i freschi di costui, affermò essere i migliori, che sino a quel tempo fussero stati dipinti. Baldinucci sec. 2. fol. 79.
                </p><p>Steinvvinkel, nella Corte di Cristiano IV. Re della Dania l'anno 1640. fioriva famoso nel dipignere così al vivo i cavalli, che esposti al pubblico tiravano i veri a fiutarli, e nitrire. Sandrart fol. 383.
                </p><p>Stoldo di Gigno Lorenzi Fiorentino, imparò a disegnare con Girolamo Macchietti, con intenzione d'applicarsi alla pittura; ma distratto dall'arte del Padre lavoratore di ferro, fu cagione, che inclinasse l'animo alla scultura, nella quale fece riusciuta bonissima in Patria, in Pisa, ed in Milano, dove nella facciata, ed entro la Chiesa di S. Celso sono sue statue di marmo maravigliose. Nacque l'anno 1535. Borghini fol. 607.
                </p><p>Stradano, overo Gio: della Strada, nacque in Bruges l'anno 1536. Imparò sino a gl'anni 12. da suo Padre, e questo defunto, ne passò due sotto Massimiliano Franco; poi andò in Anversa, e s'accomodò con Pietro Lungo Olandese, nella scuola del quale, in tre anni, portò via tal franchezza, che da se principiò a lavorare. Pervenuto in Italia, trattennesi in Venezia, ed in Firenze, dove stabilì i disegni per varj Arazzi, in Reggio dipinse a fresco una Sala; in Roma disegnò tutte l'opere di Raffaello, e del Buonaroti; dipinse con Daniello da Volterra, e con Francesco Salviati, prendendo in gran parte la maniera di lui. Ritornato a Firenze dipinse a olio, e a fresco; fece altri cartoni per Arazzi, ed infiniti disegni per le stampe, che furono intagliate da Filippo Gallè, e dal Goltzio. Seguì a Napoli, ed in Fiandra D. Gio: d'Austria, e dipinse tutti i suoi fatti militari; fece ritorno a Firenze, dove multiplicò l'opere sue. Ebbe molti scolari, fra i quali Antonio Tempesta, e Scipione Strada suo figlio: visse anni 82. e fu sepolto nella Chiesa della Santissima Nunziata. Baldinueci par. 2. fec. 4. fol. 140.
                </p><p>Suor Angela Veronica Airola Nobile Genovese, Monaca in S. Bartolomeo dell'Olivella, apprese dal Sarezana il disegno, ed il colorire: nel proprio Monasterio mirabilmente dipinse, e colorì per altri luoghi diverse tele, fra le quali una tavola d'Altare nella Chiesa di Gesu Maria. In concetto<pb facs="00434" n="410"/>di bonissima Reli giosa, passò a vita migliore nel 1670. Soprani fol. 253.
                </p><p>Susanna Mayr Pittrice Augustana, figlia, e discepola di Gio: Fischer; nel ricamo, nel dipinto, e nel tagliare con le forbici, in carta bianca, caccie, ritratti, e storie, su mirabilissima. Viveva nel secolo passato in età d'anni 74. Sandrart fol. 325.
                </p><p>Susanna Sandrart Norimbergese figlia di Giacomo fu Pittrice, ed Intagliatrice; diede alle stampe Libri del nuovo, e del vecchio Testamento, d'ornati Romani, di vasi antichi, e moderni, e d'istorie; sicchè merita somma lode, non solo per tanta virtù, ma per la consanguinità, ch'ebbe con Giovacchino Sandrart, Autore del nobilissimo Libro in foglio delle Vite di tanti Pittori, entro il quale vi sono ritratti, e stampe di mano di questa famosa Donna. Sandrart fol. 391.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
TAddeo Bartoli, o di Bartolo Fredi, che fu il nome di suo padre, Pittore Senese: sebbene fiorì nei secoli bassi, nulladimeno portò dalla natura, oltre i bei tratti, nonsochè di pittorico elegante, col quale s'introdusse in Padova, in Siena, in Pisa, ed in Firenze; non mancarongli mai lavori, se non quando la morte gli levò dalle mani i pennelli, e fu nel 1410. in età d'anni 59. Domenico il nipote l'avanzò nei dipinti. Vasari par. 3. fol. 146.
                </p><p>Taddeo Carloni Pittore, Scultore, ed Architetto nato in Rono (Terra del Lago di Lugano.) Imparò da Giovanni suo padre, perfezionossi in Roma, e si stabilì in Genova, dove non mancano opere sue. Fu sì vivamente innamorato della virtù, che averebbe voluto poterla infondere in tutti, e perciò soleva ragunare in sua casa giovani studenti, alli quali con istraordinario amore conferiva ogni difficultà dell'arte: non sapeva che cosa fusse avarizia, spendeva quanto guadagnava in bene educare, e fare insegnare ogni scienza alli suoi figli, solito dire, che le vere eredità paterne per i figliuoli, sono le Virtù. Morì questo Magnanimo Virtuoso l'anno 1613. e nella Chiesa di S. Francesco di Castelletto si legge la sua memoria in una lapide fattavi eriggere, due anni dopo, da Gio. il figlio. Soprani fol. 293.
                </p><p>Taddeo Curadi Fiorentino, detto il Battiloro; d'ogn'arte mecanica fu franco possessore Matematico, Schermitore, Sonatore di Lira, Artefice d'ogni istromento da suono, e bravo Scultore: con i precetti di Batista Naldini lavorava sì belli Crocefissi, che soleva dire Gio: Bologna, non avere pari, anzi se a lui n'erano ordinati, soleva inviare ogn'uno al Battiloro: era uomo pio, e caritatevole; godeva la grazia del Gran Duca Francesco I. aveva tre figli, Francesco il primo, il quale per la perfezione del dipignere fu creato Cavaliere, gli altri Pietro, e Cosimo anch'essi furono Pittori. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 170.
                </p><p><pb facs="00435" n="411"/>
Taddeo Gaddi Fiorentino, dopo la morte di Gaddo Gaddi suo padre, e primo Maestro nel disegno, fermossi 24. anni con Giotto; questi defunto, comparve il più pratico Architetto, e Pittore di quei tempi: ciò si comprende dalli tanti suoi dipinti, e dalli due Ponti di S. Trinità, e Ponte vecchio rifatti con suo disegno l'anno 1333. quando un diluvio d'acque rovinò quasi Firenze, fu la spesa di 260. mila fiorini d'oro. Fece il Campanile di S. Maria del Fiore, e dipinse gran tratto di muro in S. Maria Novella. Dalla casa di questo Virtuoso sortirono Vescovi, Cardinali, e Mecenati, che furono sempre amorevoli verso i Pittori, e Studiosi: morì in età d'anni 52. da Angelo, e da Gio: suoi figli sepolto in S. Croce, nel 1352. Vasari par. 1. fol. 93. Baldinucci sec. 2. fol. 35.
                </p><p>Taddeo Landini Scultore Fiorentino entrò in Roma nei tempi di Gregorio XIII. nè mancarongli incombenze nelle Fontane, nei Depositi, e nei Giardini, perchè in fatti aveva bellissimo disegno, profondo sapere nel maneggiare gli scarpelli, e lavorare di bronzo. Servì dunque il suddetto Gregorio, Sisto V. e da Clemente VIII. fu dichiarato Architetto Generale sopra le fabbriche da farsi; ma la mala fortuna, con un morbo incurabile, gli diformò in tal maniera la faccia, che molto afflitto morì, circa l'anno 1594. Baglioni fol. 63.
                </p><p>Taddeo Zuccheri oriondo da S. Angelo in Vado (Territorio d'Urbino.) Nacque l'anno 1529. Fu figlio, e discepolo d'Ottaviano, poi di Pompeo da Fano: d'anni 14. andò a Roma, dove quasi si ridusse mendico, dormendo sotto i porticali, nè ritrovando ajuto da Francesco, detto il S. Angelo, Pittore di grotteschi, e suo parente; ritornò alla Patria infermo, risanato volle rivedere Roma, e dopo qualche studio, accolto dal parente, e da Daniello de' Por Parmigiano (che molti anni praticò coi scolari del Correggio, e del Mazzola) fu condotto a Vitto (oggi Ducato del Principe Gallio) per ajutarlo nei dipinti d'una Chiesa. D'anni 18. dunque fece stupire i Romani Pittori con nove storie dipinte a chiaroscuro nella facciata Mattei. Roma, Tivoli, Caprarola, Firenze, Venezia, e tant' altre Città sono belli testimonj degli eruditi operoni, che dipinse nel corso di 37. anni, che visse. Dipinse con dolce, con pastosa, e con vaga maniera. Fu copioso nelli componimenti, morbido dei nudi, facile nei prezzi, desioso di giovare a tutti, particolarmente a Federico minor fratello, il quale lasciò pratico nella pittura, e dal quale nella Rotonda, vicino a Raffaello, ebbe onorata sepoltura. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 107.
                </p><p>Tarquinio da Viterbo gran frescante, e Pittore di quadratura; in S. Marcello, in S. Silvestro, ed in S. Cecilia di Roma dipinse prospettive, colonnati, bizzarie, festoni, e puttini, degni da farne particolare memoria: morì nel Pontificato di Paolo V. Baglioni fol. 168.
                </p><p>Tarquinio Jacometti da Recanati Scultore, e Gettatore di metalli, nipote, e discepolo d'Antonio Calcagni, col disegno del quale fece di bronzo la Porta a mano sinistra nella facciata della Santa Casa l'anno 1596. Ebbe<pb facs="00436" n="412"/>un fratello per nome Pietro Paolo, che lavorò le storie di bronzo situate nel Fonte avanti la stessa Chiesa. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 227.
                </p><p>Teodoro Cornhart d'Amsterdam Poeta, e franco Intagliatore in rame, come dalle tante carte disegnate da Martino Emskerken, e da altri Pittori, da lui tagliate: morì d'anni 78. nel 1590. Sandrart fol. 353.
                </p><p>Teodoro della Porta Cav. e Scultore scritto al catalogo degli Accademici Romani. Dalla sua casa sono fioriti uomini insigni nella scultura.
                </p><p>Teodoro Ghigi Romano scolaro di Giulio Romano disegnò con gran diligenza a penna, ed acquarello, sul gusto del Maestro.
                </p><p>Teodoro Greuger, o Cruger bravo intagliatore in rame servì il Cav. Lanfranchi, e pubblicò molte dell'opere sue, e d'altri Maestri.
                </p><p>Teodoro Hembrecker Pittore d'Arleme nacque l'anno 1633. da Cornelio Musico di professione, Organista celebre, e Mastro di Cappella. Imparò per un'anno da Pietro Grebber stimatissimo Pittore di figure; quindi senza altro Maestro si pose a copiare quadri di Valentuomini, e fece sua scorta il naturale nel dipignere i suoi capricci. Venne in Italia, si fermò alcun tempo in Venezia, poi in Roma: strettosi in amicizia con Gio: Viltz suo Paesano Pittore, seco si portò a Lion di Francia, d'indi alla Patria; ritornò in Italia, ed in Firenze, Venezia, Napoli, e Roma dipinse cose varie, per lo più di Bambocciate. In Roma però, ove stabilù la sua stanza evvi di sua mano un quadro nella nuova Sagristia di Santa Maria della Pace. M. S.
                </p><p>Teodoro Matham d'Arleme figlio, e scolaro di Giacomo imparò a disegnare, ed a dipignere per giungere con fondamento, ed intagliare in rame, e gli riuscì l'anno 1663. di fare stupire i Franzesi Intagliatori di Parigi, con le 58. carte copiate dalli quadri insigni di Monsù Faverò. Sandrart fol. 360.
                </p><p>Teodoro Ross nato in Varsavia l'anno 1638. discepolo di Cornelio de Bey. Entrato nel terzo lustro principiò ajutare Gio: Enrico fratello maggiore nelle belle pitture, che eseguiva per l'Elettore Palatino, la grazia del quale acquistò con i favori d'altri Principi circonvicini, ai quali compiutamente fece al naturale veri, e somiglianti ritratti. Sandrart fol, 390.
                </p><p>Teofilo Torre Aretino imparò da Bartolomeo Torre, nel dipignere storie a fresco mancò in qualche parte nel disegno, ma superò il difetto con la franchezza, e col colorito: sono in Arezzo sale, camere, e case intere di sua mano dipinte. Fioriva nel 1600. M. S.
                </p><p>Teramo Piaggia nativo di Zoagli, nella Riviera di Genova, imparò da Lodovico Brea, e con Antonio Semino suo condiscepolo camminò sempre con iscambievole accordo, ed amore; ponevano le mani amendue nel medesimo dipinto, o fusse di figure, o di prospettiva, condussero l'opere loro insieme sino alla morte. Fiorirono nel 1550. Soprani fol. 22.
                </p><p>Terenzio da Urbino fu uno di quei Pittori, che l'opere loro vogliono spacciare per antiche: era solito procacciarsi tavole vecchie, annerite<pb facs="00437" n="413"/>dal fumo, o corrose dal tarlo; poi pignendovi sopra qualche figura, con vernice, con empiastri, e con fumo, tanto le rendeva patenose, che facevale apparire avanzate nell'ingiurie di più secoli. Con quest'arte deluse i più saccenti Dilettanti, ma non andò tanto a lungo l'inganno, che non fusse il precipizio di lui. Per un simile quadro venduto al Cardinale Montalto suo Padrone, e benigno Benefattore, scoperta la frode, fu cacciato dal Palagio, e la perdita d'un tanto Protettore sì amaramente l'afflisse, che nel Pontificato di Paolo V. morì. In cinque Chiese di Roma sono tavole d'Altare di sua mano dipinte, come registra il Baglioni fol. 157.
                </p><p>Teresa Maria Coriolana figlia del Cav. Bartolomeo Bolognese, che intagliò tante belle opere di Guido Reni, allevata nel disegno dal padre, perfezionossi nella pittura sotto quella gran Donna d'Elisabetta Sirani. Malvasia par. 4. fol. 487.
                </p><p>Teresa Muratori figlia di Roberto eccellentissimo Medico. Nacque in Bologna l'anno 1662. Inclinata al suono, al canto, ed alla pittura, a similitudine di Marietta Tentoretta, giunse sì oltre nella musica, che compose dolcissime Cantate, ed Oratorj, e nella pittura ammaestrata da Emilio Taruffi, da Lorenzo Pasinelli, e da Gio: Gioseffo dal Sole, tanto bene imitò le loro maniere, che meritò di comparire con sacre storie nelle Chiese di S. Stefano, di S. Gio: in Monte, nelle Monache della Santissima Trinità, e di S. Elena, e nella nuova Chiesa di S. Domenico, eretta in Ferrara con quadro erudito, e tinto d'ameni colori, rappresentante Maria Vergine corteggiata dagli Angeli, che appare a S. Pietro Martire. Morì a' dì 19. Aprile 1708. sepolta nella Chiesa della Madonna di Galliera.
                </p><p>Tiberio Tinelli nacque in Venezia l'anno 1589. Ebbe i principj del disegno dal Cav. Contarini, e gl'incrementi della pittura dal Cav. Bassano, onde con la disciplina di questi nobili Maestri riuscì illustre Pittore, particolarmente in fare ritratti; questi veduti da Lodovico XIII. Re di Francia, per allettarlo a portarsi a Parigi, ordinò al suo Ambasciadore in Venezia, che lo creasse Cav. di S. Michele, come seguì al dispetto di tanti suoi emoli, condusse una vita poco contenta; ammogliato convennegli fare con la moglie divorzio; imparentato, prendere l'armi contro i parenti; portato da Grandi, vi fu sempre chi cercò precipitarlo, sin che giunto agli anni 52. saziò la mala sorte con la sua morte, che lo vide in lodevole deposito sepolto in S. Canziano. Ridolfi par. 2. fol. 287.
                </p><p>Tiburzio Maino Scultore Pavese, con Angelo suo fratello lavorò bellissime figurine di marmo, riferite nel Trattato di Pittura dal Lomazzo.
                </p><p>Tiburzio Passarotti Bolognese figlio, e discepolo di Bartolomeo, nacque a Ventura, ad Aurelio, ed a Passarotto maggiore fratello, ma migliore nelli fondamenti pittorici, nel disegno, e negli scorci. Aperta stanza ripiena di famosi disegni, di stampe, di rilievi, di scheletri, di medaglie, d'idoli, di camei, di gioje, e di rarissimi Libri, invitava ogni Dilettante dell'arte, ed ogni Personaggio forestiere ad ammirare la ricchezza di sì nobile rac<pb facs="00438" n="414"/>colta. Viveva con splendore al pari del padre, e l'opere sue gli erano ben pagate, non solo per la forza, e per il colorito, ma ancora per il grande credito acquistato, benchè nei suoi tempi fiorissero i famosi Carracci. Arcangelo bravo nei ricami, e Gasparo nelle miniature furono suoi figli. Malvasia par. 2. fol. 238.
                </p><p>Tiburzio Verzelli da Camerino Scultore, e Gettatore di metalli, discepolo di Girolamo Lombardi, poi d'Antonio Calcagni: l'anno 1589. fece alla Santa Casa la Porta di bronzo, a mano destra, con diversi spartimenti storiati, ed in altri luoghi gettò bellissimi rilievi. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 154.
                </p><p>Timoteo della Vite, detto Timoteo da Vrbino, desioso del disegno, lo cercò nella Città di Bologna dai più famosi dipinti, e con la pratica di molti Pittori, senza appartato Maestro ritrovollo; sicchè guidata la mano dalla natura, diede di piglio ai pennelli, ed animosamente stemprò colori sopra tele, e muri, e diede in una vaga, e Raffaellesca maniera, che autenticò l'aspettazione universale di tutta la Città. D'anni 26. ritornato alla patria, entrò nel Duomo, ed in altre Chiese con eruditi pensieri. Invitato a Roma da Raffaello, sotto sì gran Maestro, nel corso d'un'anno, acquistò più fondata perfezione, ed ajutollo nella Chiesa della Pace. Chiamato dalla Madre a Urbino, là da se, e col Genga condusse grand'opere. Fu gagliardo disegnatore, sonava ogni istrumento, e sopra la Lira dolcemente improvvisava. Mancò d'anni 54. nel 1524. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 118.
                </p><p>Tiziano Aspetti Nobile Padovano. Scultore, e nipote per parte di Madre del famoso Tiziano Pittore: pervenuto in età, applicossi agli studj del disegno, e della scultura nella Città di Venezia, dove sono molte opere sue di bronzo, e di marmo, come pure in Pisa, ed in Firenze. morì in Pisa l'anno 1607. in età di 42. anni, sepolto nella Chiesa dei Padri Carmelitani, con Deposito, e statua intagliata dal suo discepolo Felice Palma, che nacque in Massa di Carrara nel 1583. e riuscì bravo nella scultura, e nell'architettura, e morì nel 1525. L'opere dell'uno, e dell'altro sono descritte dal Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 164. Di Tiziano Padovano ne parla ancora il Vasari par. 3. lib. 2. fol. 243.
                </p><p>Tiziano Veccellio da Cadore (Terra nei confini del Friuli.) Nacque l'anno 1477. Più dalla natura, che dagl'insegnamenti di Gio: Bellino chiamato alla pittura, rinovò con l'opere sue i stupori degli antichi secoli, per confondere i venturi, i quali si gloriaranno solo d'imitarlo, ma non giammai di uguagliarsi a quello: cercò nei primi tempi trasformarsi nella maniera di Giorgione, e nel decorso avanzollo di sorta tale, che il grido del suo nome fecesi sentire per Venezia, Padova, Verona, Brescia, Bologna, Ferrara, Roma, Milano, e per tante altre Oltramontane Città, dove giunsero opere sue, descritte da tanti Scrittori, celebrate da tanti Poeti, intagliate da tanti Maestri. Cosi alto lo fece ascendere la virtù, che di<pb facs="00439" n="415"/>venne familiar di Carlo V. il quale per il primo ritratto lo regalò di mille scudi d'oro, per il secondo creollo Cavaliere, e Conte Palatino (raccontandosi, che nel ritrarlo gli cadesse di mano un pennello, il quale levato da terra da Sua Maestà, gli fu presentato.) In propria casa fu visitato da Enrico III. Re di Francia, e da tanti altri Principi; accarezzato da Paolo III. e da altri Pontefici; favorito da Alfonso I. Duca di Ferrara, e da infiniti Personaggi; quantunque tante grazie godesse. fu sempre cortese, modesto, umile, caritatevole, ed amoroso verso i suoi scolari. Solo il contagio dell'anno 1576. poteva rubarlo alla gloria, mancandogli un'anno a compiere un secolo; per altro era degno di vivere perpetuamente a benefizio dell'arte. La Chiesa delli Frati fu il teatro, dove rappresentaronsi le sue famose esequie, e dove ora in pace riposa. Sandrart, Vasari, Ridolfi par. 1. fol. 135.
                </p><p>Tobia Poch di Costanza degno di lode per un metodo nobilissimo, col quale terminava con felicità i suoi quadri storiati. Fioriva nel secolo passato. Sandrart fol. 318.
                </p><p>Tobia Stimer Scaffusmano Intagliatore di storie, e di geografia: le sue stampe furono studiate dal <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>; fioriva nel 1590. Abel fratello maggiore dipigneva sopra vetri, e Cristofano minore intagliava in legno. Sandrart fol. 244.
                </p><p>Tobia Veroecht d'Anversa gran Pittore di storie a fresco: una delle glorie singulari di questo Autore fu l'essere stato primo direttore del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>: gli anni 1566. e 1631. furono i confini del suo vivere. Sandrart fol. 280.
                </p><p>Tolomeo Rainaldi Pittore, Architetto, Filosofo, e Laureato Dottore, nacque da Adriano parimenti Pittore, ed Architetto, e fu fratello di Girolamo, e di Gio: Battista tutti Architetti di buon nome, Tolomeo andò a Milano, ed ivi accasatosi fu dichiarato Architetto della Regia Camera, per la quale molte opere fece. Ebbe due figli, cioè Domizio, e Giovanni, i quali furono Architetti, e detti li Tolomei. Da Gio Batista nacque Domenico Pittore, ed Architetto. Girolamo fu Architetto delli Sommi Pontefici Clemente VIII. Paolo V-Innocenzio X. e della Casa Pamfilia, questo morì in età d'anni 85. nel 1655. Lasciò Carlo il figlio Architetto, e Cavaliere dei SS. Maurizio, e Lazzaro: vivente il padre servì anch'esso alcuni dei fuddetti Pontefici, e fece il disegno della Chiesa di S. Agnese in Piazza Navona sino al cornicione, ed il disopra della Cupola, e Facciata fu fatto dal Cavaliere Borromino, come nota l' Ab. Titi fol. 109. Che è quanto si è potuto avere di notizia di questi famosi Artefici tutti Romani. M. S.
                </p><p>Tolosmeo Scultore fu emolo di Baccio, del quale fece quella solennissima relazione, di dirne tutt' i mali alla presenza dei Cardinali Ridolfi, Cibò, e Salviati, in tempo che Baccio stava nascosto sotto una portiera a sentirlo. Vasari par. 3. lib. 1. fol, 436.
                </p><p>Tommaso Aldrovandini nato in Bologna l'anno 1653. Appena riconobbe<pb facs="00440" n="416"/>i principj dell'architettura, e della quadratura da Mauro suo Zio, che appoggiandosi al vero, ed alle vedute dei più celebri Maestri frescanti, divenne uno dei principali Pittori d'Italia, che con le sue belle invenzioni, arabeschi, cartellami, colonnati, cornicioni, adornamenti di Sale, di Chiese, e di Gallerie con tanta facilità condotte, ha servito molti Principi, e Cavalieri in diverse Città, ai quali è sempre gradita l'amenità, la tenerezza, ed il profondo intendere delle sue belle architetture, e prospettive dipinte. L'anno 1704. dipinse nella gran Sala del Consiglio maggiore di Genova. in compagnia di Marcantonio Franceschini celebre figurista, vive in Genova. Domenico il fratello minore anch'esso nella quadratura, e nel fresco ragionevolmente opera in Parma, ma Pompeo figlio del suddetto Mauro trovasi franco nella quadratura; ed in molti luoghi ha dato bellissime pruove del suo raro talento, come si è detto.
                </p><p>Tommaso Aleni Cremonese, detto il Fadino, imparò da Galeazzo Campi, e sì bene l'imitava, che non distinguevasi l'una dall' altra maniera; nacque nel 1500. M. S.
                </p><p>Tommaso Bassini Modonese contemporaneo di Serafino, e simile alla maniera di lui: nel Convento dei Padri Agostiniani dipinse un' opera sì bella, che per il colorito, e per la vaghezza d'arie di testa merita lode. Vidriani fol. 22.
                </p><p>Tommaso Bianchi da Parigi inclinato da fanciullo alla Scultura, fu divertito dal Sarazin Statuario, e persuaso alla pittura, all'architettura, ed alla prospettiva, e ben presto ne fece maravigliosi progressi: girò per l'Italia, ed in Roma si compiacque dell'Algardi, di Poussin, e d'Andrea Sacchi; lavorò molti quadri per la Francia, per i quali meritò essere dichiarato Capo dell'Accademia Franzese: fiorì nel 1650. Sandrart fol. 380.
                </p><p>Tommaso Blanchet nativo di Lion dipinse opere grandiose all' Ostel de Vill, e sono d'un buon gusto di colore; fu ricevuto nell'Accademia Reale di Parigi, che l'avea eletto professore, tuttochè d'ordinario soggiornasse a Lione, ove morì nel giorno 22. Giugno 1689. in età d'anni 72. M. S.
                </p><p>Tommaso Bona onorato Pittore in Brescia, viveva nel tempo, che fu demolita la Chiesa sotterranea di S. Faustino, e fu inalzata la nuova, dove con gran lode dipinse. Cozzando fol. 127.
                </p><p>Tommaso Campana Bolognese discepolo di Guido Reni: nel Claustro di San Michele in Bosco, nello scendere la scala, che và al Coro, a mano destra dipinse due quadri della vita di S. Cecilia. Masini fol. 639.
                </p><p>Tommaso Carloni Scultore Lombardo, figlio, e discepolo di Gioseffo, lavorò in Genova, ed in Turino, dove morì, e d'ordine di quel Sovrano furongli celebrate splendide esequie, con statua, ed iscrizione al sepolcro. Soprani fol. 197.
                </p><p>Tommaso Clerici Genovese scolaro di Francesco Merano, portossi tanto bene col tocca lapis alla mano, che il Maestro poselo al treppiè, e se ne videro mirabili effetti dai suoi pennelli. Sono in pubblico di sua mano quattro ta<pb facs="00441" n="417"/>vole, ed altre in privato, e pure non campò che 20. anni, ucciso dal contagio del 1657. Soprani fol. 203.
                </p><p>Tommaso Costa da Sassolo scolaro di Monsù Gio: Bolanger, fu gran lavoratore a fresco, e a olio; introdusse prospettive, e quadrature nei suoi dipinti: morì in Reggio d'anni 56. nel 1692. sepolto in S. Spirito. M. S.
                </p><p>Tommaso da S. Friano, di casa Manzoli, imparò da Carlo da Loro, e superollo; fu uno di quei spiritosi giovani, che dipinsero nell'esequie del Buonaroti; lavorò in pubblico, ed in privato; fece ritratti; morì nel 1570. d' anni 39. al riferire del Lomazzo, e del Borghini fol. 540. Fu sepolto nel Carmine di Firenze.
                </p><p>Tommaso dalla Porta da Porlez, raro Scultore nel contraffare l'antico, nel gettare di bronzo, nel lavorare elegante, e nel raccogliere antichità. Sentendosi un certo pizzicore per la vita, s'unse con olio, ed in vece di toccare solo i polsi, bagnossi le braccia, ed il petto, perloche acceso il sangue, occupò il cuore, ed immediatamente l' uccise nel 1618. fu sepolto nella Chiesa del Popolo di Roma. Baglioni fol. 151.
                </p><p>Tommaso di Marco Pittore Fiorentino, discepolo d'Andrea Orcagna: di costui non v'è altra memoria, che le pitture dipinte in S. Andrea di Pisa l'anno 1392. Baldinucci sec. 2. fol. 108.
                </p><p>Tommaso di Stefano nacque in Firenze nel 1324. Imparò il disegno da suo Padre: datosi dopo i a studiare l'opere di Giotto, ne divenne così grande imitatore, che fu chiamato per sopranome Giottino; dipinse con accuratezza, senza fermarsi nella considerazione del guadagno, ma nel solo desiderio della gloria: l'assiduità nei lavori in pittura, e nella scultura gli cagionarono una tisichezza, per la quale d'anni 32. finì la vita: di lui parlano il Vasari, il Sandrart, ed il Baldinucci sec. 2. fol. 59. Un'altro Tommaso di Stefano Fortunatino, che si crede discepolo di Giotto, registra il Baldinucci sec. 2. fol. 75.
                </p><p>Tommaso Dolabella Bellunese scolaro d'Antonio Vasilacchi passò in Polonia agli stipendj del Re Sigismondo III. Ivi fece i ritratti di quella Maestà, della Regina, e dei Principi Figli, con altre pitture; incontrò la grazia Reale, con la quale ottenne molti favori, e buoni avanzi di fortuna. Ridolfi par. 2. fol. 226.
                </p><p>Tommaso Gatti è nato in Pavia l'anno 1642. Ha imparato da Carlo Sacchi, e con buono studio fatto in Venezia, lavorò con buon gusto in Patria. M. S.
                </p><p>Tommaso Germain Scultore, ed Orefice nato a Parigi da Pietro, che gli fu Padre, ebbe la disgrazia dì perderlo di sette anni, ma fu erede di tutti i grandi talenti di lui, i quali non solo osservò, ma gli aumentò in guisa tale, che d'anni 12. passò a Roma, ove nella Cappella di S. Ignazio del Gesu scolpì il basso rilievo. Ritornato a Parigi ordinogli il Re un Vaso, che fece d'argento, e nella Chiesa di Nostra Signora di Parigi formò due insigni trosei d'altezza 25. piedi. Ha lavorato per la Chiesa medesima, e pari<pb facs="00442" n="418"/>menti un Calice d'oro di basso rilievo arricchito di figure isolate, ordinatogli da S. A. Elettorale di Baviera di grandissimo valore. M. S.
                </p><p>Tommaso Guidoni: vedi Marchese Tommaso.
                </p><p>Tommaso Lancisi da Borgo San Sepolcro, nacque l'anno 1603. Imparò da Raffaello Scaminossi, visse anni 79. Ebbe due fratelli Pittori, Vincenzio, e Matteo. Per gran tempo avanti fiorì nella sua casa la pittura. M. S.
                </p><p>Tommaso Lauretti Siciliano, chiamato Tommaso Siciliano. Ritrovandosi in Bologna con molta riputazione a dipignere, da Gregorio XIII. fu chiamato a Roma, per la Sala di Costantino; provveduto di servitù, di piatto, e di cavalcatura, provò trattamenti da Principe; servì tutto il tempo di quel Pontificato Gregorio suddetto, poi Sisto V. e Clemente VIII. Fu Principe dell'Accademia Romana; amò teneramente i suoi discepoli, alli quali insegnò la prospettiva, e l'architettura. Morì ottogenario, e fu sepolto nella Chiesa di S. Luca. Baglioni fol, 72.
                </p><p>Tommaso Luini figlio d'un Veneziano, ma nato in Roma. Imparò dalli dipinti, e dalle Accademie Romane un bel modo di disegnare, e di dipignere, e perchè volle seguire la maniera del Caravaggio, fu sopranominato il Caravaggino. Dipinse sei opere per le Chiese di Roma; e molte ne conservano i particolari. Fu uomo brigoso, smargiasso, e bizzarro. Per avere ferito un suo emolo, patì lunga prigionia, e sentendo, che l'avversario non era morto, ma solo restato storpiato, ne pigliò tanto dispiacere, che di malinconia morì d'anni 35. circa il 1632. Baglioni fol. 356.
                </p><p>Tommaso Missiroli Faentino, detto il Pittor Villano, portato dalla natura al disegno cercò il colorito da Guido Reni in Bologna; praticò coprire gran tele, e riempì le case, e le Chiese della Romagna; riuscì ancora in iscultura; ma non gli riuscì giungere se non ai 63. anni, e mancò nel 1699. Teresa Caterina Pittrice in Patria, e Claudia Felice in Bologna, morta l' anno 1703. furono sue figlie. M. S.
                </p><p>Tommaso Piccioni Pittore Anconitano, citato dall'Ab. Titi in tre Chiese di Roma, dove ha dipinto.
                </p><p>Tommaso Pinager, ed Armando Suaverd Pittori contemporanei, i quali dipinsero con eccellenze i Paesi. Filibien par. 4. fol. 136.
                </p><p>Tommaso Pisano Scultore, ed Architetto. Era opinione nei tempi del Vasari, che oltre l'essese stato discepolo d'Andrea Orcagna gli fusse ancora figliuolo: si vede il suo nome, e quello d'Andrea in un mezzo rilievo intagliato nel Convento di S. Francesco di Pisa, dove rappresentò M. V. con altri Santi. Opera di sua architettura fu la parte estrema del campanile d'essa Città, Baldinucci sec. 2. fol. 38.
                </p><p>Tommaso Redoneta Scultore scritto al catalogo degli Accademici di Roma nel 1670.
                </p><p>Tommaso Regnauldin Scultore nato a Maulins, nel Borbonese, fu allievo di Francesco Anguier, e molto lavorò per il Re Luigi XIV. il quale l'inviò a Roma con annuo assegnamento di mille scudi; ivi fece tanto di soggior<pb facs="00443" n="419"/>no, che bastò a perfezionarlo, e ritornò nell'Arte eccellente in Francia. Una parte dell'opere sue sono nella Raccolta delle Figure del Castello, e Parco di Varsaille, intagliate da Simone Tommasini. Morì Rettore dell' Accademia Reale di Parigi li 3. Giugno 1706. d'anni 79. M. S.
                </p><p>Tommaso Romani Bolognese, detto il Fornarino, dipinse a fresco nella Chiesa vecchia di S. Barbaziano nella Cappella del Crocefisso, ed altrove: nel 1575. fu sepolto nella Chiesa dei PP. Celestini entro l'arca di propria casa. Masini fol. 639.
                </p><p>Tommaso Salini, detto Mao, figlio di Batista Scultore Fiorentino, nacque in Roma, e fece grande profitto nella pittura con li disegni del Cav. Baglioni; dipinse in varie Chiese, e di propria invenzione comparve in pubblico con opere assai diligenti. Dopo questi lavori provossi a copiare dal naturale fiori, e frutti, e li fece per eccellenza, fu fatto Cavaliere dello Sprone d'oro; in eta d'anni 50. Morì nel 1625. Baglioni fol. 287.
                </p><p>Tommaso Sandrini eminente soggetto Bresciano nella prospettiva, e nell'architettura: le Volte di S. Faustino, di S. Domenico, del Carmine, e del Duomo di Brescia; le Città di Milano di Ferrara, della Mirandola &amp;c. sono vivi testimonj del suo valore. Morì in Palazzolo in età di 56. anni nel 1631. Cozzando fol. 128.
                </p><p>Tommaso Villebort in Anversa scolaro di Gerardo Segers, rese famoso il suo nome per le storie, favole, e ritratti dipinti con grave fondamento, e con nobiltà di colore. Sandrart fol. 306.
                </p><p>Torregiano Torregiani Fiorentino franco disegnatore, Scultore, ed emolo del Buonaroti, al quale in una rissa con un pugno schiacciò di tal maniera il naso, che ne portò sempre il segno: dallo scarpello passò alla spada, e fu fatto soldato del Duca Valentino, d'indi Alfiere di Pietro dei Medici; ritornò in fine alla Scultura; fu condotto in Inghilterra, poi nelle Spagne sommamente stimato per l'opere sue, e dove terminò i suoi giorni l'anno 1522. malamente condotto da lunga prigionìa. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 58.
                </p><p>Toto del Nunziata scolaro di Ridolfo Ghirlandajo lavorò assai per il Maestro, inviò suoi dipinti in Alemagna, in Inghilterra, e nelle Spagne, il che fu cagione, che fusse invitato dall'Anglicano Monarca, al quale portossi, e ricevette grand'onore, e grossi stipendj. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 110.
                </p><p>Toussaint d'Brevil, cioè Ognissanti di Brevil, scolaro del Padre di Martino Freminet; per la morte dell'Abate Primaticcio (seguita circa il 1570.) subentrò all'onore d'Aulico Pittore del Re di Francia, e con disegno di lui nelle camere delle stufe si vedono quattordici storie de fatti d'Ercole, e molte altre di propria invenzione. Ebbe per costume di fare dipignere coi suoi cartoni Pittori Fiamminghi, poi con colpi maestri, e rinforzati dare loro perfezione. Dilettossi di sonare il Leuto, di correre alla lancia, e di saltare il cavallo. Morì in giovanile età sotto il Regno di En<pb facs="00444" n="420"/>rico IV. Boldinucci par. 2. sec. 4. fol. 274.
                </p><p>Troso da Monza Pittore antico lodato dal Lomazzo: veggonsi nella strada dei Maravigli in Milano, nella parte esteriore d'una casa, pitture da lui cocorite a tempra, che sono molto stimate, ed altre opere sue sono nella Chiesa di S. Gio: della sua Patria. Torre fol. 219.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
VAillant noto nella Germania, e nell'Olanda, per le sue pitture istoriate, per i ritratti al naturale, e per i bellissimi suoi disegni ricercati dai Principi, e dai Dilettanti, per adornarne le loro Gallerie. Sandrart fol. 378.
                </p><p>Valentino Franzese nativo di Birè, poco lungi da Parigi: in Roma fu imitatore di Michelagnolo da Caravaggio; dipinse con buona maniera ben tinta, toccata con fierezza, e con sicurezza; perlochè se ne servì assai il Cardinale Francesco Barberino nipote di Papa Urbano VIII. il quale procurogli il quadro dei Santi Processo, e Martiniano esposto nella Basilica Vaticana. In tempo poi d'estate essendo stato in certa ricreazione fuori di Roma, nel ritorno sentendosi soverchiamente infiammato dal troppo bere, e dal troppo prendere tabbacco, pensando rinfrescarsi, entrò nella Fontana, detta del Babuino, ma concentratosi più che mai il calore, in pochi giorni l'uccise. Baglioni fol. 337.
                </p><p>Valentino Martelli Scultore, ed Architetto Perugino. Nella Piazza piccola di Perugia, sopra il portico dello Studio v'è di sua mano la statua di bronzo rappresentante il Pontesice Sisto V. Morelli fol. 106.
                </p><p>Valerio Castelli Genovese figlio di Bernardo, che gli mancò, entrato, che fu nel primo lustro: cresciutogli col tempo il desio della pittura, studiò i disegni del Padre, ed il dipinto di Perino del Vaga; in fine entrò nella Scuola di Domenico Fiasella, e lo fece ben presto stupire col dolce, e vago maneggio dei pennelli; crebbero intanto non meno le lodi, che le commissioni al novello Pittore, il quale avido di gloria maggiore, partì per Milano, per istudiare dall'opere dei Procaccini, e da quelle del Correggio in Parma. Riportato alla Patria un bel misto dilettevole, ed ameno, ritrovò spalancate le Chiese, le Gallerie, ed i Palagi principali, che ambivano i suoi dipinti; ma la morte invidiosa, quasi d'improvviso, troncò a tutti le ben fondate speranze, privandolo di vita nel trigesimoquarto anno di sua età, nel 1659. sotterrato in S. Martino d'Albaro. Era Uomo allegro, di bello aspetto, compito, liberale, veloce nel dipignere, ed amorevole cogli scolari. Soprani fol. 231.
                </p><p>Valerio Cioli nato in Settignano circa l'anno 1530. Fu valente, giudizioso, e diligente Scultore; imparò prima da suo Padre, poi dal Tribolo, in fine in Roma si fermò con Raffaello da Montelupo: in giovanile età re<pb facs="00445" n="421"/>staurò molte statue, e memorie Romane: lavorò nell'esequie del Buonaroti, ed al sepolcro di lui colpì con somma diligenza la statua della Scultura, avendo altri Professori condotte l'altre due della Pittura, e dell'Architettura. Morì sopra gli anni 70. e lasciò un bravo discepolo, per nome Gerardo Silvani Cittadino Fiorentino, il quale nacque nel 1579, ai 13. Decembre. Questi in meno d'un'anno trapassò tutti gli altri compagni, e principiò a lavorare in marmo. morto il Cioli, passò sotto Gio: Caccini, e fatta amicizia con Bernardo Buontalenti famoso Architettore, studiò la prospettiva, e nell'una, e nell'altra arte diede gran saggi di se, come fece ancora Pietro Francesco il figlio dopo la morte del Padre, che seguì in età d'anni 80. Antonio Novelli Fiorentino fu scolaro di Gerardo, e benchè attendesse alla poesia, alla musica, ed al suono di varj instromenti; ciò non ostante lasciò molte opere dipinte pubbliche, e private. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 173. M. S.
                </p><p>Valerio Cort figlio di Ferdinando Nob. Pavese. Nacque in Venezia l'anno 1530. e visse molti anni in quella Città, dove per essere famigliare di Tiziano dilettossi non poco della pittura, particolarmente dei ritratti. Andò a Genova, e per l'aspetto grazioso, per l'ornamento di belle lettere, e d'obbliganti maniere, trovò sì nobili trattenimenti, che fermossi a servire varj Principi, e Cavalieri. Sortì per moglie una Gentildonna Genovese, dalla quale nacquero Cesare stimato Pittore, e Marcantonio eccellente disegnatore. Avanzato nell'età lasciossi adescare da certe esperienze chimiche, nelle quali consumò le acquistate facultà, e la vita, circa l'anno 1580. Soprani fol. 283.
                </p><p>Valerio Prosondavalle di Lovanio, nel Brabante, fu famoso nel dipignere qualsisia storia sopra vetri: seguì le paterne pedate Prudenza la figlia, la quale lasciò in Milano nobili segni del suo sapere circa il 1590. Lomazzo Idea del Tempio fol. 163.
                </p><p>Valerio, e Vincenzio Zuccheri Trevisani, coi disegni di Tiziano, in S. Marco di Venezia lavorarono molti musaici, particolarmente quelli dell'Apocalisse, e certe storiette in piccioli quadretti, che osservate da basso, sembrano non solo dipinte, ma miniate. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 233.
                </p><p>Vanbucle Pittore Fiammingo scolaro di Pietro Sneydre fu grande imitatore del naturale, e simile al suo Maestro nel dipignere ogni sorta di Animali, e sebbene guadagnava quanto volea, ciò non ostante spendeva tutto superfluamente, onde morì in miseria all'Ostel di Dieu in Parigi. Filibien p. 4. fol. 277.
                </p><p>Vandervert Pittore Fiammingo il più stimato d'ogni altro Professore in quei contorni, stantechè l'opere sue, benchè di mediocre grandezza se le fa pagare mille scudi: in quelle si vede una fondata cognizione, gran gusto, un perfetto disegno, ed un pennello, che finisce a maraviglia: dei suoi dipinti se ne trovano in Roma presso il Sig. Card. Ottoboni, e Sign. D. Carlo Albani Nipote di N. S. Vive in Roterdam Pittore attuale, e sti<pb facs="00446" n="422"/>pendiato da S. A. l'Elettore Palatino. M. S.
                </p><p>Ubelesqui, di nome Alessandro, Pittore nato in Parigi, fu scolaro di Carlo le Brun, travagliò in opere diverse per S. M. e morì Professore della Reale Accademia l'anno 1717. M. S.
                </p><p>Uberto Abeyk dalla Fiandra sortì i natali l'anno 1366. e con Gio: minore fratello, già descritto, in Bruges, ed in altri luoghi dipinse opere memorabili. Morì in Gante l'anno 1426. e fu onorato di sepolcro, e di lapide di bronzo in S. Giovanni, con epitafio composto dal famoso Lampsonio. Sandrart fol. 201. Vedi Gio:
                </p><p>Uberto Goltzio da Venlò, Pittore, Intagliatore, ed Istorico, fu discepolo di Lamberto Lombardo; diede alle stampe Libri diversi, cioè Medaglie antiche degl'Imperadori Romani, nel 1563. La Vita di Giulio Cesare, nel 1565. La Vita di Lamberto suo Maestro, nel 1566. I Fasti Romani, con le Medaglie, nel 1567. Un Libro dedicato al Senato Romano, il quale lo chiamò in Campidoglio, e dichiarollo Cittadino, con molti privilegj, nel 1574. Il Cesare Augusto, con le Medaglie intagliate, e le annotazioni, in due Tomi, nel 1576. La Sicilia, e la Magna Grecia, con le Medaglie greche, e latine: tutte quest'opere sono stampate in Bruges: le sue pitture sono in Anversa dipinte con gran franchezza, e velocità di pennello; morì circa il 1583. in Bruges. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 79.
                </p><p>Vellano da Padova Scultore lavorò di bronzo la statua di Papa Paolo II. richiusa in un nicchio contro la parete, che guarda la Piazza della Città di Perugia; fiorì nel 1467. Morì d'anni 92. Morelli fol. 182.
                </p><p>Vendelin Dieterlin, gloria della sua Patria d'Argentina, sì in pittura, come in Architettura; lasciò molti Trattati, e fondamenti, coi quali s'inalzarono fabbriche magnifiche nella Germania. Sandrart fol. 304.
                </p><p>Ventura da Bologna Architetto, Pittore, e Scultore; nel 1220. d'ordine d'Enrico della Fratta Vescovo di Bologna adornò di leoni, e di figure di marmo la Porta meridionale di S. Pietro: dipinse alcune Madonne, ed altri Santi. Malvasia par. 1. fol. 8. Vizani lib. 3. fol. 98. Masini fol. 639.
                </p><p>Ventura Passarotti Bolognese figlio, e scolaro di Bartolomeo: questo Valentuomo fu letterato, ritrattista, istorico, Pittore, franco disegnatore a penna, e pratico del nudo alla Michelagnolesca, come da tante sue opere in Bologna, ed in Roma si vede: fioriva nel 1577. Malvasia par. 2. fol. 240.
                </p><p>Ventura Salimbeni Sanese figlio, e discepolo d'Arcangelo, e fratello uterino del Cav. Vanni: disegnò per la Lombardia l'opere migliori, sinchè pervenuto a Roma, servì Sisto V. nella Libraria Vaticana, in Laterano, ed in altri luoghi: per varj componimenti dipinti al Card. Bevilacqua Legato Pontificio fu dichiarato Cav. dello Sprone d'oro: dipinse in Firenze, in Pisa, in Lucca, ed in Siena. Se dagli amori non fusse stato divertito, averebbe reso più chiaro il nome con l'opere sue, che terminarono in Patria nell'età di 56. anni. Baglioni fol. 119. Baldinucci part. 3. sec. 4. fol. 127.
                </p><p><pb facs="00447" n="423"/>
Veronica Fontana Bolognese, istradata nel disegno della famosa Elisabetta Sirani, diedesi ad intagliare in legno, e riuscì unica nel secolo passato, in detto taglio. Malvasia par. 4. fol. 487.
                </p><p>Vespesiano Strada figlio d'un Pittore Spagnuolo, nacque in Roma, e da piccolo disegnando le belle pitture, le sculture Romane, e frequentando l'Accademia, buon Pittore, e pratico Maestro divenne. Di sua mano sono bell'opere per le Chiese, per i palagi; diedesi poi a dipignere corami, e sì bene li coloriva, che gran guadagni ne ritraeva: morì d'anni 36. sotto il Pontificato di Paolo V. Baglioni fol. 164.
                </p><p>Ugo da Carpi, uno dei primi inventori delle stampe in legno di tre pezzi, serviva il primo di profilo, e di tratte, il secondo d'acquarello, e d'ombra, il terzo di lumi; piacque tanto tale invenzione al Parmigianino, ad Antonio da Trento, ed a Baldassare Peruzzi, che molte ne condussero su quello stile: dipinse ancora a olio senza adoperare pennelli, ma le dita, e sotto vi scriveva: Vgo da Carpi ha fatto questa pittura senza pennello, chi non lo crede si becca il cervello: Fiorì nel 1500. Vasari. Vidriani fol. 58.
                </p><p>Ugo de'Goes, da Gio: Abeyk apprese il dipignere a olio, di cui egli fu inventore: circa l'anno 1480. dipigneva in Gant con grande applauso, ed onore sopra vetri, e tavole. Sandrart fol. 203.
                </p><p>Ugo Jacopi Pittore, e Padre del famoso Luca di Leida, detto d'Olanda fioriva nel 1500. Baldinucci fol. 12.
                </p><p>Ugolino Sanese scolaro di Cimabue, la di cui maniera volle sempre ostinatamente seguire, quantunque vedesse più applaudita quella di Giotto: dipinse per molte Città d'Italia, ed in particolare per Firenze, dove colorì la divota Immagine, detta del Pilastre nella Loggia alla Piazza d'Orsan Michele, per mezzo della quale poco dopo Iddio fece tanti miracoli, che riempirono di voti, e di grazie tutto quel Porticale. Pervenuto all'età decrepita, morì l'anno 1349. Baldinucci sec. 1. fol. 43.
                </p><p>Vicino, o Visino Pittore Pisano discepolo di Gaddo Gaddi, lavorò nella Tribuna maggiore del Duomo di Pisa alcune figure di musaico lasciate imperfette, per mancanza di Fra Jacopo da Turrita; altre ne fece da per se, scrivendovi sotto il proprio nome, e millesimo 1321. Baldinucci sec. 2. fol. 30.
                </p><p>Vincenzio Ansaloni Bolognese allievo di Lodovico Carracci: il S. Sebastiano nella Cappella Fioravanti in S. Stefano, e la graziosa, giusta, e tenera tavola, con la B. V. in aria, e sotto i Ss. Gio: Rocco, e Sebastiano nella Chiesa dei Padri Celestini sono memorie dei suoi dolci pennelli. Malvasia par. 3. fol. 377.
                </p><p>Vincenzio Bagnoli, con il fratello Bernardo da Reggio, condusse di marmo i Ss. Vangelisti, ed altri ornamenti alla Cappella maggiore di S. Pietro di Bologna. Masini fol. 171.
                </p><p>Vincenzio Caccianemici Gentiluomo Bolognese, e scolaro del Parmigianino dipinse in S. Petronio nella Cappella Elefantuzzi la Dicollazione di<pb facs="00448" n="424"/>S. Gio: Battista, ed un'altra ne colorì più bella, e da Maestro l'anno 1451. in S. Stefano nella Cappella Macchiavelli. Masini fol. 639.
                </p><p>Vincenzio Campi fratello minore d'Antonio, e di Giulio, tutti figli di Galeazzo Cremonese Pittore. fu bravo naturalista, tenendosi sempre al vero: veggonsi moltissime pitture fatte con gran facilità, tanto di storie, quanto di fiori, e di frutti: ajutò ad Antonio: colorì gran parte dei suoi quadri per la Francia, e per la Spagna, dove fu, ed è stato sempre celebrato il suo nome. Intese bene l'architettura, e la geografia; descrisse tutto il Cremonese in piccola carta, ed intagliò in rame la pianta di Cremona l'anno 1584. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 87.
                </p><p>Vincenzio Carducci Pittore, ed Architetto Fiorentino, fratello di Bartolomeo Pittore, Scultore, ed Architetto, il quale dopo, che ebbe prestato ajuto a Federico Zuccheri nella Cupola di Firenze, seco andò a Madrid, e trovandosi in quelle magnifiche occasioni di tanti lavori, là chiamò Vincenzio, il quale perfezionò nell'arte, tantochè in vita di Filippo II. e III. abbellì d'opere sue parte del Reale Palagio, e dipinse la Volta della Reale Cappella del Pardo, i laterali, e gli angoli di sagre storie concernenti al mirabilissimo Sacramento dell'Altare. Morto Bartolomeo il fratello, a Vincenzio toccò lo travaglio della Galleria posta a mezzo giorno, nella quale dipinse la Vita, l'Educazione, ed i fatti dell'Aquila. Rivide per poco tempo la Patria, poi ritornò a Madrid, e per le Chiese di quella Città lasciò sue memorie. Ebbe in sommo onore, estima l'arte, anzi ne scrisse un Libro in lingua Spagnuola, intitolato Dialogo della Pittura, in cui assai notizie diede d'opere di Valentuomini, che erano al suo tempo nelle Reali Gallerie, e Palagio, e si trova stampato in Madrid 1633. ove passò all'altra vita, e lasciò non poche facultà al suo nipote. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 313. In quei tempi parimenti era al servigio di S. M. Angelo Nardi Pittore Fiorentino, il quale dipinse in varie Chiese, e possedeva una singulare cognizione delle maniere dei Pittori, e S. M. frequentemente si serviva dell'opera sua nel dare giudizio sopra le pitture, che faceva venire dall'Italia. M. S.
                </p><p>Vincenzio Catena Cittadino Veneziano visse nei tempi di Giorgione da Castelfranco; con ogni potere cercò emulare la gloria di lui, ma non lo superò nella maestrìa, benchè usasse ogni diligenza, e buon colorito nelle sue fatture, come raccogliesi nelle Chiese, e nei privati ritratti. Seguita la sua morte nel 1532. si ritrovarono nel suo testamento molti legati pii, di maritare zitelle, di fare limosine ai Pittori poveri, ed il ressiduo dell'eredità lasciollo all'Accademia dei Pittori, i quali fabbricarono le case a S. Soffia, e la stanza, ove fanno le ragunanze loro. Ridolfi par. 1. fol. 64.
                </p><p>Vincenzio Civerchio, detto Vecchio, o Verchio da Crema, valse molto non solo nella pittura a olio, e a fresco, ma ancora nell'architettura, e nell' intaglio: una sua pittura fu mandata in dono al Re di Francia: fiorì nel 1500. Ridolfi part. 1. fol. 401.
                </p><p><pb facs="00449" n="425"/>
Vincenzio Conti nacque in Roma, e imparò da suo fratello Cesare; servì Papa Sisto V. lavorò per varj Pittori, e superò il Maestro; andò al servigio del Duca di Savoja; finalmente sotto Paolo V. finì la vita. Baglioni fol. 167.
                </p><p>Vincenzio Corberger illustre Pittore, e Matematico Fiammingo, dipinse nella Chiesa di S. Maria, detta di piedi Grotta in Napoli la tavola grande, e quattro altre picciole, che tutté sono nella Cappella del Vescovo d'Ariano. Sarnelli fol. 338.
                </p><p>Vincenzio Dandini nacque in Firenza l'anno 1607. Imparò da Cesare suo fratello, dal Passignano, in fine da Pietro da Cortona in Roma, sotto del quale dopo avere molto tempo disegnato, meritò essere dichiarato Principe dell'Accademia, per cui fece un quadro grande, che gli fruttò un' onorario degno del suo merito: ritornato alla Patria, scoperto per Pittore di buon gusto, e d'ottimi costumi, dipinse molte tavole per le Chiese, e furono gradite al sommo da tutti: carico di gloria, e di onori, bon veduto da suoi Principi naturali, morì di 68. anni. M. S.
                </p><p>Vincenzio Danti Perugino, fratello di Fra Ignazio Danti Domenicano (del quale S'è parlato) essendo giovinetto di raro, e di bell'ingegno attese all'arte dell'Orefice, e fece in quella professione cose di stupore: d'anni 20. gettò la Statua di Papa Giulio III. che oggi è sulla Piazza di Perugia: servì in marmo, ed in bronzo Cosimo di Toscana, e godette la protezione di lui; lavorò nell'esequie del Buonaroti: l'anno 1560. ingegnosamente ridusse l'acqua perduta della Fonte di Perugia, e fece molti altri lavori; morì nel 1576. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 286.
                </p><p>Vincenzio da S. Giminiano, in Toscana, uno di quei discepoli di Raffaello, che sopra i disegni di lui lavorando nelle Logge Papali, meritò dal Maestro gran lode, per la diligente maniera, per il morbido colore, e per le belle ciere; da se dipinse molte facciate di Palagi, sino all'anno 1527. che fu il Sacco di Roma, nel quale maltrattato, partì per la Patria, e per il dolore d'avere perduta sì cara Città, e per i patiti disagi, s'andò consumando, e poco dopo morì. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 117.
                </p><p>Vincenzio Foppa dal Ridolfi par. 1. fol. 245. detto Bresciano, dal Lomazzo fol. 697. creduto Milanese: fiorì nel 1407. Nel Carmine, ed in S. Pietro Oliveto di Brescia, ed in S. Maria di Brera in Milano sono pitture di sua mano condotte con istile ragionevole per quei tempi: meritò il titolo d'eccellente nella prospettiva; scrisse un Libro dell'arte della Pittura, e morì in Brescia, sepolto in S. Barnaba con epitaffio. Rossi fol. 508.
                </p><p>Vincenzio Gotti Bolognese discepolo di Dionigio Calvart, con Guido Reni in età di 20. anni partì per Roma, e dopo avervi dipinte alcune cose, andò a Napoli richiesto dal Vice-Re, poi a Messina, d'indi a Reggio, dove pigliando moglie si fermò sino alla morte, che gli seguì nel 1636. Sono innumerabili le pitture da lui dipinte nel tempo, che visse, essendosi ritrovata dopo morte una lista, in cui erano descritte 218. tavole dipinte in di<pb facs="00450" n="426"/>versi luoghi del Regno di Napoli. Masini fol. 636.
                </p><p>Vincenzio Malò di Cambrai imparò l'arte di dipignere in Anversa da David Tenier, poi invaghitosi del modo del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>, fermatosi in casa di quello per qualche tempo, passò a Genova con vago colorito, e n'ebbe tanto applauso, che non si stimavano bene adornati quei gabinetti, ch'erano privi di qualche sua tavoletta, tal'una delle quali fu ancora dipinta sul gusto di Cornelio Vael: non è però, che ancora in grande non lavorasse tavole d'Altare, come fece in Firenze, ed in Roma, dove morì d'anni 45. Soprani fol. 330.
                </p><p>Vincenzio Manenti Sabinese, da Canimorto, imparò da suo padre Ascanio, poi in Roma dal Cav. d'Arpino, e dal Domenichino. Ho veduto in Sabina opere ragionevoli di questo Pittore, che non mi dispiacquero, scoprendosi in quelle diligenza, e vago colore; morì d'anni 74. nel 1674. e lasciò Scipione il figlio con qualche pratica nel disegno.
                </p><p>Vincenzio Onofri Scultore, e Plastico Bolognese (dall'Achillini nel suo Viridario, e dal Bumaldi nel suo Minervalia Bononia fol. 248. chiamato Vincenzio da Bologna.) Questi con le sue sculture di mezzo, di basso, e d'alto rilievo entrò in varie Chiese di sua Patria, cioè in S. Procolo, in S. Biagio, in S. Maria dei Servi, in S. Giacomo, ed in S. Petronio, dove il Mortorio di Gesu Cristo, attorniato dalle Marie, e da altre figure, non è di Niccolò da Puglia (come crede il Masini a fol. 111. seguitato dal Malvasia) ma è dello stesso Vincenzio, come in occasione di ristorarle Carlo Daraldi, altre volte nella Scuola Cignani, nè scoperse la memoria nelle parole. Vincentius Nufrius Bononiae f. incise nel guanciale sotto il capo di Gesu Cristo. Fioriva negli anni 1524. Masini fol. 639.
                </p><p>Vincenzio Pellegrini Perugino nato l'anno 1575. per la sua bellezza, fu detto il Pittor bello, è creduto scolaro del Barocci: l'Altare maggiore della Chiesa di S. Antonio, quello della Compagnia della Morte, e la Concezione nella Sagristia della Chiesa Nuova di Perugia sono sue fatture, descritte dal P. Morelli: fu ucciso in età giovanile per gelosia. M. S.
                </p><p>Vincenzio Pesenti da Sabioneta, comunemente detto il Sabioneta, fu scolaro del Cav. Malosso, e l'ajutò nell'opere grandi a fresco. M. S.
                </p><p>Vincenzio Pisanelli, o Spisanelli, o Spifano, come vogliono altri, oriondo da Orta (Territorio Milanese.) Fu scolaro in Bologna di Dionigi Fiammingo; tanto s'avanzò in poco tempo in quella maniera, che se la rese facile, sbrigativa, e di fantasia: fu uno dei più adoperati Pittori dei suoi tempi come da tante opere si può vedere. Visse 67. anni, e morì nel 1662. Ebbe due figliuoli Giulio Maria Scultore, che morì giovine; ed Ippolito Pittore, che precipitò da una finestra. Malvasia par. 2. fol. 162.
                </p><p>Vincenzio Rossi, o de' Rossi Scultore, ed Architetto da Fiesole, imparò da Baccio Bandinelli, e dimorò seco in Roma, quando lavorava la Sepoltura di Papa Leone X. e di Clemente VII. Le statue, i sepolcri, le fontane, i ritratti, i bassi rielievi, e gli arabeschi da lui fatti furono molti, e sono<pb facs="00451" n="427"/>tutti notatì dal Borghini fol. 595. e dal Baldinucci par. 3. sec. 3. fol. 168.
                </p><p>Vincenzio Stella Bresciano Pittore scritto al catalogo degli Accademici di Roma.
                </p><p>Vincislao Guoburger Pittore di Brusselles fu tenuto in buona stima dalla Fiandra per l'eccellenza dell'arte, per il sublime ingegno, e per la rarità dei reconditi segreti; visse al servigio dell'Arciduca Alberto. Sandrart fol. 295.
                </p><p>Vincislao Hollart di Praga, per i tumulti della Boemia, perduti tutt'i beni, abbracciò la pittura, nella quale fece mirabili progressi sotto la disciplina di matteo Merian in Francfort. Dipinse in Inghilterra, ed in Anversa, dove Morì, dopo aver dato alle stampe varj pensieri. Sandrart fol. 363.
                </p><p>Vincislao Jamickzer nato in Norimberga l'anno. 1508. Fu eccellente nel di segno, nella plastica, e nell'orificeria, con la quale servì Imperadori, Re, e Principi. Sandrart fol. 379.
                </p><p>Virgilio Ducci da Città di Castello scolato di Francesco Albano, dipinse nella Chiesa della Cattedrale di sua Patria. i due laterali all'Altare dell' Angelo Custode, e sono due storie di Tobia copiose di figure fatte con diligente, e dilicata maniera. Ab. Titi fol. 444.
                </p><p>Virgiliò Romano scolaro di Baldassere Peruzzi, dipinse in Roma sua Patria, come descrive il Vasari par. 3. lib. 1. fol. 149.
                </p><p>Virgilio Sole Intagliatore Tedesco merita somma lode, per le belle stampe date in luce, perchè con quelle aprì la via a molti Pittori d'illuminare bene l'operazioni loro. Sandrart fol. 219. Vedi nella Tavola V. la Tav. A. al num. 19.
                </p><p>Virginio Zaballi Fiorentino scolaro di Jacopo da Empoli fu gran copista, inventore, ed ingegnero di machine; ajutò il suo Maestro mendìco in vecchiaja; comprò parte dello studio di lui; visse anni 84. e mancò nel 1685. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 183.
                </p><p>Vitale Bolognese, secondo il Malvasia par. 1. fol. 15. fu scolaro di Franco da Bologna, ed allo scrivere del Baldinucci sec. 2. fol. 35. fu discepolo di Giotto: comunque sia, vedesi nel suo dipinto una diligente, e dilicata maniera, che sembra miniata: sotto la pittura scriveva Vitalis fecit, come in una fatta nel 1345.
                </p><p>Vito Hirschuogel nell'arte di pignere sopra vetri non ebbe pari in Germania; seguirono quello stile Tito, Gio: ed Agostino suoi figli. Sandrart fol. 219.
                </p><p>Vito Stossio Pittore, Intagliatore, e Statuario, le opere di cui scolpite resero ammirazione alla Polonia, più che se dipinte. Mancò d'un lustro à compiere un secola di vita, e fiorì nel 1526. Sandrart fol. 218.
                </p><p>Vittore Belliniano l'anno 1526. fece convenevoli pitture nella Confraternita di S. Marco di Venezia, e nella Villa di Spinea sopra Mestri: altre opere sue sono notare dal Ridolfi par. 1. fol. 61.
                </p><p>Vittore Bontadino Bolognese Intagliatore, Architetto, ed Ingegniero, affaticossi in Malta circa l'anno 1610. introducendovi acque dolci, condot<pb facs="00452" n="428"/>tandole otto miglia; e spartendole in diverse fontane, che rendono onorificenza, e gran comodo a quella Città, dove morì. Masini fol. 640.
                </p><p>Vittore Carpaccio Cittadino Veneziano, sebbene nei primi tempi parve un poco duro nel dipinto, col tempo però l'addolcì, allontanandosi da quel fare antico, e tagliente: lavorò a competenza dei Bellini nella Sala del Consiglio maggiore; ma meglio di tutt'i luoghi, l'anno 1495. nella Compagnia di S. Orsola spiegò in sette quadri la Vita di detta Santa, con dilicata maniera, con prospettive, con abiti varj, e con belle invenzioni: giunse alla vecchiaja carico di gloria. Ridolfi par. 1. fol. 27.
                </p><p>Vittore Pisanelli Veronese abbellì la Patria con le pitture, che fece in S. Anastasìa, in S. Fermo, ed altrove: operò in Roma per ordine di Papa Martino V. in S. Gio: Laterano: fu stimato da Eugenio IV. e da Niccolò V. Sommi Pontefici: in Venezia dipinse la storia d'Alessandro III. Ponterice. Ebbe la ventura d'avere amici il Guerino, ed altri Scrittori di quei tempi, i quali con le penne loro lo sollevarono all'auge della gloria: fiorì nel 1450. Ridolfi par. 1. fol. 23.
                </p><p>Urbano Romanelli da Viterbo figlio, e scolaro di Francesco: seguitava assai bene i paterni insegnamenti, ma acciocchè non superasse il padre, la morte gl'impedì la via a gloria maggiore nel sesto lustro nel 1682. e fu sepolto nei Padri Scalzi della sua Patria. M. S.
                </p><p>Ursmo scolaro del Francia Bigio Fiorentino, era per riuscire eccellente nella pittura, ma la morte levollo dal Mondo in giovanile età. Vasari par. 3. lib. 1. fol. 227.
                </p><p>Ursone antico Pittore Bolognese fiorì con Guido l'antichissimo; e con Ventura da Bologna nel 1226. si vede una Madonna nel muro dei Padri della Carità con le parole Vrfo. f. Malvasia par. 1. fol. 8.
                </p></div>
                
                <div xml:lang="ita"><p>
ZAccaria Zacchio da Volterra Scultore, e scolaro di Baccio da Montelupo; in Bologna formò varie cose di terra cotta, e di marmo, particolarmente nella Chiesa dei Padri di S. Gioseffo. Vasari part. 3. lib. 1. fol. 135.
                </p><p>Zan Bellino Cittadino Veneziano figlio, e scolaro di Jacopo, e fratello di Gentile, tutti Pittori superati dalla di lui gentile, pastosa, e più elegante maniera, col metodo di dipignere a olio (segreto, che riportò da Antonello da Messina, con la finzione di farsi ritrarre.) Per gloria di questo grand' Uomo basta dire; che fu unico Maestro del famoso Tiziano: a cagione della morte sopravvenutagli in età di 90. anni nel 1514. non potendo terminare la Baccheide, che dipigneva per Alfonso I. Duca di Ferrara, fu terminata dallo stesso Tiziano, ed ora il quadro stà in Casa Aldobrandini. Ridolfi par. 1. fol. 47.
                </p><p>Zan Bologna Scultore, ed Architetto Fiammingo, nato circa il 1524. in<pb facs="00453" n="429"/>Dovai. Fu scolaro di Jacovo Beuch; pervenuto in Roma molto studiò dall'antico, e dal moderno: formato un certo modelletto di terra, e finito con perfezione, portollo a vedere al Buonaroti, il quale l'infranse, col dirgli, che andasse prima ad imparare di bozzare, poi di finire: quest'accidente accesegli nell'animo sì grande desìo di superarlo, o almeno d'uguagliarlo, che non cessava giorno, e notte dagli studj, ed in vero l'opere sue in Firenze, in Roma, ed in Nettunno nella bella fontana di Bologna, possono competere con i lavori dei primi Scultori: furono gli anni suoi 84. nei quali finì la vita. Baldinucci par. 2. sec. 4. fol. 120.
                </p><p>Zanobio Lastricati Provveditore, e sopraintendente al catafalco del Buonaroti, mostrò la sua virtù, ed ingegno a fronte di tanti Pittori, e Scultori, che in quello lavorarono, allorachè fece di sua mano la Fama. Vasari par. 3. lib. 2. fol. 206.
                </p><p>Zanobio Rossi Pittore Fiorentino, scolaro di Cristofano Allori; dopo la morte del Maestro finì un quadro rimasto imperfetto, a cui fu dato luogo in Santa Trinità nella Cappella degli Usimbardi. Baldinucci par. 3. sec. 4. fol. 306.
                </p><p>Zeno Veronese, detto Mastro Zeno, lavorò in Rimino la tavola di S. Marino, e due altre ne condusse con diligenza, ma non descritte dal Vasari par. 2. fol. 427.
                </p><p>Zuane Segala nato in Venezia l'anno 1663. Ebbe per Maestro Pietro, della Vecchia, per poco tempo, stantechè seguì di quello la morte; da se poi sull' opere di Tiziano, e di Paolo Veronese ha fatto buona pratica, e dipinte opere varie in Patria. M. S.
                </p><p>Zuan Batista Molinari da Venezia imparò il dipignere da Pietro della Vecchia. L'anno 1665. nacquegli Antonio, il quale nella scuola del Zanchi ha imparato il colorire, e si fa grande onore nei suoi dipinti privati, e pubblici.
                </p><p>Zuanino da Capugnano terminarà la lunga serie di tanti Pittori, con la sua vita, che in fatti fu gustosa, e ridicola. Nacque vicino a Capugnano (Luogo sulle montagne di Bologna. Sognossi questo Villano d'essere Pittore, e senza Maestro venne a stanziare in Città, dove aprì bottega dava il colore a casse, armarj, e finestre, e dolevasi sempre della sua sfortuna in non essere riconosciuto, tanto più se ne querelava, quanto che da certi furbacchiotti, che se ne prendevano piacere, erano lodati i suoi dipinti. Chiamato in campagna a dipignere, non sapeva fare, che canne per diritto, o uccelli per traverso, formando un -)- in vece di quelli, se li faceva, pagare un tanto il cento. Ebbe ardire di fare Immagini Sacre, che però Monsignor Vicario precettollo, con proibizione di non più dipignere. Dolevasi con Leonello Spada scolaro del Carracci della perfidia di Monsignore, e mostrolli il precetto, il quale dall'astuto Leonello gli fu glosato, intendersi la proibizione di non farne per vendere, ma solo per divozione, e l'indusse a dipignere una Madonna, con le seguenti parole ai piedi: Joan<pb facs="00454" n="430"/>nes de Capugnano fecit istam bellam Madonninam de votionis gratia. Imbrattò varie tele, immaginandosi farvi paesi con uccelli più grandi degli uomini, alberi più piccoli d'un cane, pecore maggiori d'un bue; ma che di bue, o di cane, o di pecora non avevano forma. Desioso d'avere uno scolaro, impetrò dai Carracci Leonello Spada, il quale lodando sempre il Maestro, e mostrando una somma fatica in copiare l'opere sue, fu amato come figlio, e n' andò a ringraziare i Carracci di giovine tanto accostumato; ma il povero merlotto s' accorse ben presto della sua pazzia. Occorse al Capugnano assentarsi dalla Città, per andare a dare di colla, e di vernice ad una Porta; raccomandò intanto a Leonello chiudere la bottega la sera, ed aprirla la mattina, che anch' esso, a due, o tre ore di Sole comparso farebbe; Leonello allora dato di piglio ad una tela, colorì una testa bellissima di Lucrezia Romana, e questa lasciata sopra il treppiè, riportò se chiavi a casa del Maestro, poi la mattina per tempo affisse sopra la seraglia della bottega una satirica composizione. Ritornato la mattina Zuanino, ed incamminatosi verso la bottega, stupì nello scoprire da lontano tanta gente, e spintosi fra quella, levò con rabbia il cortello, e accompagnato dalle fischiate, portossi ad Agostino Carracci, dolendosi di quell'ingrato, e traditore di Lionello. Agostino (consapevole del fatto) lo placò, con assicurarlo non potere essere stato lo scolaro, per essergli appunto la sera antecedente sopraggiunta la febbre, e con buone parole accompagnollo a casa per le chiavi, d'indi alla bottega: questa aperta, scoprendo il Capugnano la testa ancora fresca, restò stordito; poi presentandola ad Agostino: ecco gli disse il frutto del mio allievo, or vedete, per servirsi dei miei disegni, a che termine è giunto in poco tempo? orsù se mi sarà provato, che egli non abbia fatto questo libello, mi contento ripigliarlo alla bottega; allora il Carracci, con un serio rimprovero, cercò fargli capire la sua ignoranza, la pazzia, e la sua presunzione, onde confuso lasciollo, come anch'io lascio di scrivere, facendo passaggio alla Terza Parte di questo Libro.
            </p></div>
            </div>
            
            
            <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00455" n="431"/>
AGGIUNTA<lb/>
ALL' ABCEDARIO<lb/>
D'ALTRI PITTORI, E SCULTORI<lb/>
Non descritti dall' Autore.</head>
                          <div xml:lang="ita">  <p>
ABate Andrea Belvedere Napolitano, ha dipinto di fiori, e frutti, ma di buona maniera, e sono l' opere sue condotte con estremo amore, nobiltà, e grazia; vedendosi in quelle bellissimi vasi, e vaghi ornamenti, e specialmente ebbe a fare con molta eccellenza gli uccelli, i quali sono condotti con libertà di colore con morbidezza di piume. Egli fu compagno per alcun tempo del Giordani nella Corte di Spagna, chiamato cola per la fama di sua virtù dalla gloriosa memoria di Carlo II. facendo a gara questi Virtuosi Artefici per soddisfare al genio di quel Principe. Lasciò questa fragil vita nella Padria nell' anno 1731., con restare degna fama di sè; nè solo di famoso Dipintore, ma di letterato, e di ottimo Intendente di Comica.
</p><p>Abram Brunghel Fiamingo, ma la Città di Napoli, che tanto è ricca di sue bell' opere, potrebbe a ragione annoverarlo tra suoi, non è possibile il dire fin dove giungesse costui coll' arte, che tenne in dipinger fiori, frutti, uccelli, vasi, e cose simili; perche furono in questo Valentuomo mirabili il maneggio del colore, l' amenità, e la dolcezza dell' accordo, la nobilta dell' idea, e la vaga, armoniosa, e pittoresca invenzione. Stimasi che non sia stato altro Artefice migliore di lui, nè che altri per l' avvenire lo debba aggiungere, dovendosi, rispetto a questo particolar carattere, nominare il Pittore. Qualora i due famosi Artefici, il Giordani, e'l Brughel, s'incontrarono a dipingere in una medesima tela non puossi vedere opera la più compita, o più bella; avendo essi sortito un medesimo temperamento, benche l' oggetto fusfe stato diverso. Evvi certamente nel Brughel a paragone di qualunque maestro, verita, e sceltezza di naturale erudizione, vaghezza, e sopra tutto un certo brio di bellezza, che innamora gli stessi maestri dell' arte. Visse questo virtuoso, e valente Pittore, al tempo stesso del Cavalier Recco, che prevalse ne' pesci, nelle cose dolci, e ne' fiori, e del famoso Gio: Batista Ruopoli, e di Francesco della Cuosta, al rapporto di quello, che ne ha scritto il Dominici nella Vita del Giordano.
</p><p>Adamo Villarts riuscì famoso Artefice in dipignere Marine, Porti, e Nave con picciole figure. Nacque egli in Anversa nel 1577., ma fermò la sua stanza in Utrech, come avvisa il Bald. secol. 5. n. 120.
</p><p><pb facs="00456" n="432"/>
Adriano de Biè nacque nella Città di Lira l' anno 1594. dimorò per lungo tempo nella nostra Italia, e prevalse in dipingere le figure grandi. Da costui era nato Cornelio di Biè Autore del Libro intitolato: L'aureo gabinetto della nobile Arte della Pittura, scritto in lingua Olandese, e stampato l' anno 1661. Bald. fecul. 5. num. 198.
</p><p>Adriano Vander Venne ebbe i suoi natali in Belft l' anno 1599. apparò l' arte della Pittura da Simone Valete di Lesda in prima, e poi da Girolamo Van-Dist famoso ne' chiaroscuri, ne' quali similmente più che in altra cosa mostrò di prevalere esso Vander. Il Re di Danimarca, il Principe Orange, ed altri Potentati chiesero dell' opere sue. Egli si dilettò di poesia, e fermò la sua stanza nell' Haya. Il ritratto di sua persona, che pure si vede alle stampe, fu da lui medesimo dipinto. Bald. secol. 5. num 198.
</p><p>Agostino Bugiardini, detto altrimenti Agostino Ubaldini, attese alla Scultura sotto la direzione di Gio: Laccini in Firenze sua patria; condusse molto bene l' opere sue, e fra quelle che sono al pubblico sono contradistinte, la statua della Religion al secondo Chiostro de' Frati Serviti della Santissima Nunziata, quella ch' è nella grotta in testa al Cortile del palazzo de' Pitti, alla quale sono molti fanciulli attorno, ed altre molte.
</p><p>Antonia di Liguoro Dama Napolitana del Seggio di Porta Nova, avendo sin dalla fanciullezza atteso all' acquisto di tutte le più rare scienze, che una Anima nobile maggiormente illustrano, invogliossi oltre modo della Pittura, quindi con tal connatural inclinazione si è portata all'acquisto di tal arte, conducendo a perfezzione moltissime opere, in quali si am nira la dolcezza del colorito, l'esattezza del disegno, ed un tal finimento, che somma piacevolezza apporta a chiunque le mira. Vive felicemente in Padria riverita, ed ammirata da ogni sorte di persona per le sue rare, ed eggregie qualità, moglie del degnissimo Consigliero D. Giacomo Salerno.
</p><p>Alfonso di Santi Parigi il vecchio, Architetto Fiorentino, riuscì dalla scuola di Bartolomeo Ammanti, che pure fu suo cognato. Egli fu padre di Luigi tanto versato nelle matematiche, ed in grande stima presso la Serenissima Casa Medici. Dopo la morte del Vasari, tirò avanti la gran fabrica degli Uffizj; e de' Magistrati. sicchè la Casa Parigi in Firenze continuamente godè la grazia de' suoi padroni, sino nella persona di Alfonfo il giovane. Mancò questo Artefice alla Vita del mondo l' anno 1590. Bald. secul. 4. n. 184.
</p><p>Alfonso Parigi, figlio di Giulio Parigi Architetto, ed Ingegniere Fiorentino: segui ancor' egli le onorate vestigia del Padre; e dall' Architettura Militare, che per alcun tempo esercitò, si volse in tutto alla Civile, dove nella sua patria, e nelle difficile imprese ebbe occasione di mostrare il bellissimo ingegno suo; tra le quali viene a ragione stimata cosa maravigliosa, l' avere Egli per forza d' alcuni suoi particolari strumenti tirata in dietro, e rassettata al piombo, una parte del Palazzo de' Pitti, uscita, e declinata in fuori più d'un terzo di braccio: avendo in fine dato riparo al fiume Arno, che traboccando dalle sponde moltissimo danno cagionava alle campagne vicine; ed incontrando per quest' opera alcuni dispiaceri, oppresso da grave malinconia, e da febre finì di vivere nel giorno di 17. Ottobre 1656. Bal. sec. 5. n. 332.
</p><p><pb facs="00457" n="433"/>
Andrea della Robbia, che dal solo nome viene a conoscersi dal P. Orlandi, nacque in Firenze di Marco suo Padre, e fratello di Luca, che fù Inventore delle figure di terra invetriata, nell' anno 1444., dove colla direzzione de' suoi, volgendosi alla Scultura, vi riuscì ottimo Maestro. In Arezzo, e nel Sacro Monte della Vernia, e nella sua patria, si vedono moltissime Opere di sua mano; quali potè condurre a fine per esser vissuto lungamente; siche pervenuto all' ottantesimo quarto degl' anni suoi passò da questa vita nel 1528. Felice padre di ben otto figlioli, tra quali Gio: attese all' Arte conducendo bellissime opere di terra cotta. Bald. seculo 3. num. 130.
</p><p>Andrea d' Asta da Bagnoli fù da primi suoi anni applicato al disegno nella Scuola del nostro Virtuosissimo Solimena, ed apprese molto bene la di lui Maniera, il modo tale, che venne in qualche buon nome di se: indi portato dal desiderio di vedere la Città di Roma, si diede a studiare le cose di Rafaello, e del Domenichino; e per la prima volta che fù di ritorno dipinse lodevolmente la soffitta in S. Andrea d'Amalfi con buona intelligenza, e ragionevole invenzione, i due laterali nel Coro in S. Agostino de' Scalzi, e la Galleria del Marchese de Angelis, oltre la suffitta dell' Insigne Colleggiata Chiesa della sua Padria, ed altre lodevoli opere, ma essendosi egli di soverchio attaccato allo studio de' Gessi, ritraendoli sù le tele al bisogno della veduta, indurì qualche poco lo stile allontanandosi in parte dalla bella tenta del Maestro, e dalla morbidezza del naturale: fusse quello il suo genio, o mancanza di spiriti, o altra che ne fosse la causa, divertì non poco dall' incominciata Carriera; e perche egli era infermiccio, e pieno di quirimonie, e dolevasi spesso di sua sorte, fatto idoprico di pulmoni mancò in eta di 48. anni in circa nel 1718.
</p><p>Andrea Miglionico discepolo del Giordani, assai di più averebbe egli fatto di quel che fece, se avesse posseduto maggior disegno: ebbe con tuttociò vivace e fresco colore, ed a lui fù molto facile l'imitare: vedesi in questo publico alcuna di sue fatiche, nella Chiesa di S. Maria la Concordia, nella Nunziata tra finestroni, la storia della Venuta dello Spirito Santo, finalmente con questa sua naturale facilità, e buon nome, ritiratosi nella Provincia di Bari, ed ivi venuto in concetto di Valentuomo, ritrovò che fare per quei paesi d' intorno: indi a qualche tempo ripatriatosi nel <unclear reason="faded">Ci ento</unclear> ove nacque, non molto vecchio è mancato, circa il 1718. Dominici Vita Giordani num. 102.
</p><p>Andrea Morenello Pittor Genovese fioriva circa il 1520. con fama bi buono Artefice, al quale devono i Pittori Genovesi non poca lode, per essere egli stato il primo, che incominciasse a raddolcire alquando la crudezza della Maniera, e dar l' esempio a quei che gli vennero appresso di fare il simile. In S. Martino di Bisagno, evvi tra le altre una favola di sua mano; e vi figurò per i Fratelli della Compagnia la Vergine Santissimi, che riceve in protezzione i suoi divoti. Bald. secol. 4. num. 232.
</p><p>Andrea Falcone Napoletano fù discepolo del Cavalier Cosmo; e diventò uno de' migliori Scultori di quei tempi, e se non fosse stato prevenuto da morte immatura, avrebbe lasciato maggior fama di se; sue belle opere sono: la<pb facs="00458" n="434"/>statua della B Vergine don le due laterali di marmo, che esprimono l' opere della misericordia, dentro il Monte dello stesso nome. Le due statue pur anche di marmo, che stanno nelle nicchie di fuori la Cappella di Santa Maria della Purità dentro la Chiesa di San Paolo de' Padri Teatini; la statua di Giulio Mastrilli in atto supplice dentro la Chiesa dell' Anime del Purgatorio, e molte altre, tutte di somma, e degna ammirazione; come in più luoghi lo registra lo Celano nelle notizie di Napoli.
</p><p>Andrick Andrienses, chiamato Mancken Heyn d' Anversa, fù buon Pittore, e terminò la sua vita l' anno 1655. Bald. secol. 5. num. 376.
</p><p>Angelo Solimena di Nocera discepolo di Francesco Guarini da Zolofra nacque nel 1630., che fù de' primi allievi del Cavalier Massimo Stazioni. Egli stabilitosi sù i buoni principj di quel Maestro, si pose in camino per quella strada, che conduce all' acquisto dell' arte, che sono, il desegno, la freschezza del colore, ed il buon gusto del naturale, e del vero, quali cose accompagnando ad una ragionevole, e graziosa Invenzione, potè stare a petto di qualunque Virtuoso che fiorisse tra' suoi: l' affetto della Patria, e forse la libertà del suo genio fecero sì, che in suo cuore non penetrasse l' ambizione della gloria, e delle ricchezze, che sono il dolce alimento della virtù: sichè dell' opere sue, molte ve ne sono in quei paesi d'intorno; e da quella solamente che dipinse per Napoli entro la Chiesa di S. Maria delle Grazie in Contrada Mannesi, ove figurò la Madonna, S. Gio:, e S. Gregorio, può certamente vedersi quanto si fusse valoroso il di lui pennello. Uomo di bell' umore, e di bontà di vita assai, che incrinato a darsi bel tempo in cose innocenti, dipingeva solo, quando ve lo portava il genio: ebbe in diletto la poesia, e meritò essere confidentissimo di Benedetto XIII. da sinche era Duca di Gravina, e poi Cardinale visitandolo anche in sua Casa in Nocera; e per una certa sua naturale allegrezza, libero da ogni male si condusse sino a gl' anni 86 di sua età cedendo circa il decimo del Secolo 1700.: avendolo il Cielo serbato sì lungamente in vita; onde potesse consolarsi ne' gloriosi progressi del Signor Francesco suo degno figlio, e discepolo; venuto in tanta stima dell' arte, si che il mondo sembra oramai innamorato di sua virtù: da che l' arte medesima, la natura, e'l Cielo colmandolo di tanti, e peregrini suoi doni han voluta mostrare, in uno, le sparse bellezze della Pittura, e l' esempio maggiore dell' umano sapere.
</p><p>Anselmo Canneri Veronese, discepolo di Gio: Carotto, operò molto a olio, ed a fresco, alla Soranza in su l' Tesino, ed a Castel Franco, nel Palazzo de' Soranzi, ed anche nella Città di Venezia: fù molto in stima questo Pittore, e fiorì circa il 1550.
</p><p>Antonio Castellani Bolognese, essendosi allevato nella famosa Scuola del Cignani, riuscì di buon nome tra gl' allievi di quel Maestro: Zanelli vita Cignani fol. 60.
</p><p>Antonio Novelli da Castel Franco Terra nel Fiorentino, trasse i suoi natali da onorati parenti l' anno 1600. applicato alle lettere mostrava un genio particolare al disegno, ed in specie si compiacque della Scultura. Ne' pochi anni, che stette sotto la direzzione di Gherardo Silvani, fece grandissimo profitto,<pb facs="00459" n="435"/>giunto oramai al vigesimo di sua età, passò nella Scuola dell' Ubaldini, più da compagno che per discepolo, e bastogli il cuore condurre alcune cose da se. Venuto in credito di Maestro ebbe molti impieghi onorevoli: accompagnò il Cardinal Carlo di Toscana a Roma, del quale fece il ritratto in marmo: ne per amor della patria volle ricevere gl' inviti, a nome della Regina di Svezia, che lo desiderava al suo servigio; perche come nemico dell' adulazione, aveva poco genio alla Corte: ebbe il Novelli vivacissimo ingegno e maturo giudizio, la sua principal professione fù la Scultura; ma oltre a ciò, lavorò molto bene di Terra, di Cera, e di Terra Invetriata, inventò bellissime Machine per uso di comedie, fece compassi, ed altri strumenti da tirar linee, lavorò spade, e sopratutto in far Cannocchiali, forse non ebbe uguali al suo tempo: fù talora interrogato, come potesse attendere a diverse cose, ei rispose, che l' Uomo non doveva fare una fol' arte, a somiglianza del Bue; perciò tra questi soli oggetti, non si fermò il genio del Novelli; perche inventò nuovi stromenti da Musica, che pure ebbe in diletto; accompagnando le doti del suo bell' animo col dono della poesia; componendo Capitoli in istile burlesco e sopra tutto co' buoni, e modesti costumi, rese più glorioso il fin di sua vita, che seguì a' 16. di Settembre del 1661. Bald. secol. 5. num. 339.
</p><p>Antonio Santi, ed Angelo Sarzelti da Rimini, han fatto molto onore alla Scuola del Cignani, dalla quale sortirono; e tra essi vengono ad avere onorato luogo, Stefano Ligniani Milanese, Clemente Ruta, ed Antonio Fratazzi da Parma, Bonaventura Lamberti da Carpi, Girolamo Donnini da Correggio. Zanelli Vita Cignani fol. 60.
</p><p>Antonio Susini Fiorentino, fù da suo Padre, che ebbe nome Gio: Battista, posto all' arte del gettare, e lavorare di bronzo presso un tal Felice Traballesi, in qual mestiere mostrò il giovinetto particolare abilita; ma sentendo allora la fama, e'l buon nome di Gio: Bologna eccellentissimo Scultore; s' invogliò di gire con esso lui, che l' accolse pur volentieri, impiegandolo a gettare, e polire moltissime dell' opere sue, ed a formare similmente modelli di bronzo delle più belle statue di Roma; avendone alcune così ben condotte, come fù quella dell' Ercole Farnese, che repricollo ben cinque volte, con molto suo vantaggio, ed onore, siche venuto in nome di buon Maestro, aprì stanza da se, e venne considerato in moltissime opere di stima, così dal publico, come da' Principi. Fù Egli d'un cervello assai stravagante in tutti i modi, che tenne del viver suo: disprezzò in prima le ricchezze, consumando tutto il guadagno in conversazioni, allegrie, burle, facezie, e conviti: ma fattosi in alcun tempo, forse di soverchio geloso di costodirle, ne accumolò molte, nelle quali fù costretto, a languire in una estrema volontaria miseria, solitario, malinconico, ed incivile; venuto in fine a noja, ed in fastidio degl' Uomini, e giunto all' ultima vecchiaja, e sempre operando, a' 9. Giugno del 1624. dovette in un col mondo, lasciare al suo nipote Gio: Francesco Susini, nato dal maggior suo fratello, tutto il valsente, che ascese alla somma di 30. mila scudi.
</p><p>Emulò la gloria del Zio, il sudetto Gio: Francesco gettando, e condu<pb facs="00460" n="436"/>cendo moltissimi modelli, tra' quali si contano alcuni del medesimo Gio; Bologna, ed altri delle statue antiche, lasciando altresì nelle pietre, e ne' marmi alcuna memoria di se. Tra' rinomati discepoli di Antonio furono, Francesco del Conte, Baccio Lupiccini, e Francesco Pozzutelli, che si vantaggiò sovra gl' altri: ma l' abbondanza di simili professori, la poca chiesta di esse opere, la tardezza di suo operare, lo ridusse a morire negl' Ospedali, con esempio di virtuosa patienza, e bontà di vita. Bald. secol. 4. part. 3. num. 372.
</p><p>Arnoldo di Leida, nacque nel 1498. e fatto oramai di anni diciotto, dava a conoscere, avere alcun genio alla pittura, quale ben tosto apparò da Cornelio Engehechrsz, seguitando la di lui maniera, e sino a tanto che non dasse l'occhio al modo di fare dello Scorel. Egli dipinse quadri, tavole di divozione, e le sue storie prevalgono nella disposizione delle figure, e nella ferace invenzione. Francesco Floris tenne molto conto di quest' uomo, e lo volle conoscere di persona, invitandolo a star seco in Anversa, promettendoli maggior gloria, e fortuna maggiore: ricusò l' amorosa offerta, come quegli ch' era di un' animo assai composto, e poco stima faceva di sua virtù. Visse in fine poco meno che abjetto, e conosciuto più tosto povero, che nò; contento solo di sua libertà; divertendosi spesso all' osteria; onde il mal consigliato Pittore inavvedutamente precipitando nell' acque d' un fosso, per sua disavventura morì l' anno 1564. il sessantesimosesto di sua età. Bald. decen. 5. del secol. 4. num. 349.
</p><p>Arnoldo M tens. L' Amore, che invaghì il genio d' Arnoldo, lo mosse con troppa veemenza all' acquisto dell' Arte della pittura, desideroso di osservare la notomia, s'indusse poco curante, e di soverchio animoso a rubare un cadavere fin sopra le forche, e tenerlo per molti giorni in casa. Passato che fù in Italia s' accomodò poi con Antonio Verde, che in quel tempo dimorava in Roma, di dove fatto ormai Maestro portossi in Napoli, ed in questa Città replicatamete s' ammogliò, incontrandovi moltissime occasioni, ed impiephi. In S. Francesco di Paola fece il bel quadro del martirio di Santa Caterina, ed una Madonna del Soccorso. Trasferitosi all' Aquila lasciò colà molti esempj del suo valore; quando dovendo dipignere un quadro nella Basilica di S. Pietro, fece ritorno a Roma, ma giunto dalla morte ivi terminò la sua vita, circa gli anni 1590. Bald. par. 3. secol. 4. num. 122.
</p><p>Arcù Chellini, nato in S. Truyen sul Paese di Liegi, fù Architetto, e Scultore in pietra, e in legno, assai stimato, e fù Statuario della Città da Amsterdam. Bald. secol. 5. num. 378.
</p><p>Astasio Fontebuoni Fiorentino, nacque da onorati parenti, e datosi alla pittura, sortì dalla scuola del Passignani, uno de' buoni imitatori di quella maniera: ancor giovanetto godè gli applausi di sua patria, e indi a poco trasferitosi a Roma, vi ritrovò molti impieghi, in Casa Savelli, Borghese, in S. Gio: della Nazion Fiorentina, in S. Balbina, in S. Giacomo degli Spagnoli, ed in S. Paolo fuori le Mura. Alcuni disgusti colà sofferti lo chiamarono di nuovo alla patria, dove moltissime opere si vendono del suo pennello, così in fresco, come a olio; e d' onde altre molte ne mandò in diversi<pb facs="00461" n="437"/>luoghi d' Italia. Il suo fratello Bartolomeo orima di vestir l' abito della Compagnia di Giesù, similmente avea dato alcun saggio di se nella pittura, ed ancor Religioso, e peregrinando nelle parti Orientali, non lasciò d' esercitarla a' comandi de' Superiori; sicome fece in Goa, ed in altri luoghi dell'Oriente: quando desideroso d' incontrare il martirio si partì da Goa, per trasferirsi nel Regno chiamato del Ponente; ma infermatosi nel viaggio morì in Bengala l' anno 1630. Bald. secol. 5. num. 86.
</p><p>Astolfo Petrazzi di nazion Senese, fù molto amante della pittura, e molto amico di virtuosi, e pieno di carita verso i giovani per dar loro comodo ad appararla; facendo ad essi di propria sua casa una pubblica Accademia. Egli visse in Siena con fama di buon Pittore, essendo uscito dalla scuola di Francesco, Vanni, e molto profittatosi appresso del Cavalier Ventura Salinbeni, e Pietro Sorri. La gloria del P. Jacobo Cortelli, deve non poco alla carità d' Astolfo, perche diedegli alcuno ajuto, e commodo da studiare, conobbe la di lui abilità, gli procacciò degl' impieghi, che al povero giovine forastiero furono le prima spinte, onde prendesse animo di proseguire i suoi studj. Giunse il Petrazzi al fin di sua vita, aggravato dagli anni, e dalle fatiche l' anno 1665. Bald. secol. 5. num. 85.
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            <div  xml:lang="ita"><p>
BAldassarre Lauri d' Anversa, nato da civili parenti, ed ottimo paesista; nè tra gli allievi di Paolo Brilli, e stato altri mai, che sì al vivo imitasse la di lui maniera quanto costui. Vide egli l'Italia, e finalmente in Roma, dove aveva dato a vedere molte pruove del suo pennello, pervenuto a gl' anni 70. di sua vita, la terminò, con dispiacere de' Virtuosi l' anno 1641. lasciando un suo figlio chiamato Filippo, applicato alla pittura, e valoroso non meno del padre. Bald. par. 3. del secol. 4. num. 307.
            </p><p>Bartolomeo Carducci di Firenze, nato l' anno 1560., applicatosi all' Architettura, e Scultura, ebbe per Maestro Bartolomeo Ammanati; ma tirato dal genio alla pittura, sorti dalla scuola di Federico Zuccari; ma tanto diligente, osservante, e studioso nel suo dipingere, che Federico lo volle per agiuto nell' opere della Cupola di Firenze, e poi lo condusse seco in Ispagna a' servigi di Filippo Secondo, dove fermatosi, stiede sino alla fine: facendo a' comandi del suo Re opere di molta laude, così condusse a termine il restante della Libraria, già dispinta dal Tibaldi, e dovendo dipingere la Galleria del Re mancò dalla fatica, e dal mondo nell' anno 1610. regnando la gloriosa memor. di Filippo Terzo; entrando poi all' impiego dell' opera Vincenzo suo fratello. Bal. p. 3. del secol. 4. num. 155.
            </p><p>Bartolo Gioggi Fiorentino, può ragionevolmente essere tra quei, che per non togliere a'Signori Fiorentini il possesso di preminenza, dopo di Cimabue, e di Giotto ristoratori della pittura, fiorivano in gran numero non solo in Firenze, e nella Toscana, ma per tutta l' Italia ancora. Questo Pittore vis<pb facs="00462" n="438"/>se al tempo di Buffalmacco, come vuole il Bald. secol. 2. num. 29. fondato su l' autorità d' una novella di Francò Sacchetti M. S. e non fù meno nuovo di quell' Artefice.
            </p><p>Bernardo Van Orlai di Brusselles, dopo che vide l' opere in Roma di Raffaello, e quel divino Artefice, e suoi degni allievi, ebbe occasione di migliorare con assai più di nobiltà, e vaghezza, la sua antica maniera, che tirava al secco. Tornato in patria ebbe la sopraintendenza a tutte l'opere di pittura, e di tapezzarie, che per ordine dell' Imperad. Carlo V. si facean fare in quelle parti: così furono da lui condotte, che con disegni di Rafaello conservansi in Francia, ed altre credute d' invenzioni d' Alberto Duro. Fu suo discepolo un tale per nome Tons, gran Pittor di Paesi, e Pietro Coeck buon Pittore, ed Architetto; fioriva il Van Orlai circa gli anni 1520. Bald. decen. 2. del secol. 4. num. 225.
            </p><p>Bernardo Keillh di Danimarca, e Gerardo Doù di Geida vengono dal Bald. lodati come i più famosi fra gli altri del Rombrant.
            </p><p>Bernardo il Ricco di Cozrraje, venne ammesso alla compagnia de' Pittori d'Anversa l' anno 1561. e mostrò quanto valesse nell' Arte, specialmente in una tavola in sua patria, dove egli tolse a rappresentare nella Chiesa di San Martino il Cristo, che porta la Croce: così migliorando sempre la sua maniera nella stessa sua Patria diede fine al corso di giorni suoi. Bald. par. 2. del secol. 4. num. 167.
            </p><p>Bernardino Riccia, detto il Ricco, seguitò la maniera di Galezzo Campi, che dicesi antica moderna, come fù quella de' primi tempi del Perugino, Gio: Bellini, e simili, che pativa assai del Secco. Tra le opere, che il Riccia lasciò in Cremona sua patria, soggiunge il Bald. al decen. 2. del secol. 4. num. 131. non mirarsi cosa che degna sia di memoria.
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            <div xml:lang="ita"><p>
CAmillo Russoni famoso Scultore di nostra età, e che Roma tanto più bella dell' opere sue, come fece ragione al valore di sua virtù, così deve conservare il chiaro nome di lui, alla memoria del Mondo, e de' posteri. Egli nacque in Milano l' anno 1658., e dopo i studj di Grammatica, e di Rettorica applicossi al disegno, ed alla Scultura; restando sino a gl' anni 27. appresso lo Scultore Giuseppe Rusnati, il quale perche molto l' amava, non curò di privarsene, ed inviollo a Roma, sotto la direzione di Ercole Ferrata; e stette con esso lui sino alla morte di quell' Artefice, Da indi in poi contrasse amicizia col Maratta, e da quel gran Maestro apprese la facoltà del panneggiare, la nobiltà dell' arte, delle teste, e la grazia dell' altitudini delle mani; onde per consiglio di lui seguitò mai sempre a disegnare il nudo nelle Accademie, ed il vero, che sono in queste Arti la più certa strada, e'l più sicuro Maestro. Il suo stile conserva la correzione degl' antichi; ne s' allontana dalla vivezza, e bizzarria de' Moderni: efficace nell' esprimere l' azioni del corpo, e le passioni dell' animo;<pb facs="00463" n="439"/>accompagnando il tutto con facilità, nobiltà, e bellezza. Sono chiare pruove del suo valore le quattro Statue in S. Gio: Laterano, gl' Angeli sotto l' Organo alla Cappella di S. Ignazio al Giesù, il Sepolcro di Gregorio XIII. eretto in S. Pietro, quello del Principe Subjeschi alli Cappuccini, ed altre bellissime opere, che in istucco, ed in marmo condusse sino al fin di sua vita, e lavorò sempre alla gloria. Fù appresso la felice Memoria di Clemente XI. in molta stima, e quel Santo Principe l' onorò tre volte di suoi doni, e due volte di sua presenza. Fra tanti suoi pregi dell' Ingegno, e della Fortuna, fece risplendere ancora quelli dell' animo: modesto, lontano dall' interesse, e grato verso gl' amici, e benefattori. Alla severità dell' aspetto aveva congiunta la facezia, e l' allegria di corpo ben proporzionato, che mantenne sano, e casto sino all'ultimo di, che visse, nel quale quasi d' improvviso, chiuse le luci alle tenebre di questo Mondo, per aprirgli alla luce del Cielo, e fù a dì 9. Decembre dell' anno 1718., lasciando erede una sua sorella nel valsente di 12. m. scudi; ma l' affetto, e l' esempio di sua virtù lo lasciò, come in deposito, a due suoi cari discepoli, che furono Giuseppe Rusconi, e Gio: Battista Masini al riferir del Pascoli Vite de' Scultori num. 259.
            </p><p>Carlo Moscatiello Napoletano. Apprese li primi elementi della Pittura da Giacomo di Sansi Parmigiano. Indi invaghitosi di diventare perito nell' Arte viaggiò per molte parti d' Europa, apprendendo dalla varietà de' disegni, e de' coloriti, una maniera facile, e spedita in dipignere Prospettive, Macchine, Architetture, ed Arabesci, nelle quale si è reso molto gradito, ed ha dato al gusto di tutti l' Intendenti nell' arte, essendo stato caro a molti Vicerè, ed a tutta la Nobiltà di detta Città, dove ha menato continuamente li suoi giorni, e tuttavia vive felice. Diede l' ammaestramento ad Onofrio Naso suo Nepote, che in età giovanile si rese tanto famigerato nella Patria, avendo dipinto a fresco molte Gallerie di Principi Napolitani, ma la morte invidiosa lo tolse da quella aspettativa, che nè attendeva ogni sorte di persona,
            </p><p>Carlo Rainaldi Architetto Romano, e figlio dal famoso Girolamo, la di cui Casa per più generazioni era stata in possesso di questa bell' arte. Nacque egli in Roma l' anno 1611., studiò l' Umanità, la Geometria, l' Architettura, e venuto in credito di buono Artefice, fù da Innocenzo X. impiegato alla fabbrica di S. Agnese, venne richiesto di suo parere, e disegni per la deputazione contro al Bernini. Per Alessandro VII. condusse la Chiesa in S. Maria in Campitelli, e fù spedito alle Chiane a dirimere alcune differenze fra la Sede, e'l Gran Duca: alzando da' fondamenti per ordine del medesimo Pontefice le due Chiese della Madonna di Monte Santo, e de' Miracoli, al Popolo, ed in fine il di lui Sepolcro dopo sua morte; non solo in Roma ebbe onorati impieghi il Rainaldi; perchè ebbe a fare il disegno del Duomo in Montèporzio, e del Tempio nel Castello. In Frascati ornò di belle Invenzioni alcuni Giardini, in Piemonte incontrò il genio di Carlo Emanuele di Savoja, e ne meritò l' onor dell' abito de' SS. Maurizio, e Lazzaro, che ricevè dalle proprie mani del Cardinal Maurizio. Al Re Luigi di Francia fe<pb facs="00464" n="440"/>ce varj disegni a concorrenza del Bernini, e del Cortona, e n' ebbe in dono il proprio ritratto tempestato di Diamanti: ricco egli dunque di stima, e d' applausi, di tesori, e di comodità, e sovra tutto d' onori, e di buon nome non potendo resistere al male, che lo assalì, cedè all'otto di Febrajo del 1691. casto di corpo, pietoso di costumi, grato a' Professori, cortese cogl' amici, e come di cuore, così libero, e sincero di lingua. Il suo aspetto era venerando, grazioso, gioviale, e simpatico; ebbe in diletto la musica, e sonò varj istrumenti. Disegnò da Pittore, inventò con facondia, ornò con sodezza, ed eseguì con faciltà. Pascoli Vite degl' Architetti num. 306.
            </p><p>Si contano della stessa Famiglia, e Professione.
            </p><p>Domenico fratello Cugino di Carlo Adriano, che fù l' Avolo, dal quale nacquero Tolomeo, Gio: Batista, e Girolamo; ed il primo di essi stette setto la disciplina del Buonarvoti; ed avendo ricevuto onorato impiego in Milano, vi prese moglie, e nacquero da questo matrimonio Domizio, e Giovanleo, che gli succedettero nella Carica, e si dissero de' Tolomei. Gio: Batista essendosi fermato in Roma, venne in credito di sua professione, e Domenico suo figlio applicò non solo all' Architettura, ma alla pittura altresì, discepolo dell' Arpino, e poi del Cortona. Il terzo, che fu Girolamo, come si disse, fù degno padre di Carlo, di cui si dira a suo luogo.
            </p><p>Carlo Ricci Modanese discepolo del Cignani, venne in buon nome per le varie opere, che ha dato fuori: e come degni allievi della medesima Scuola sono contradistinti con particolare onore, Filippo Pasquali, ed il Sacerdote Sebastiano Savorelli da Forlì, e della medesima patria Francesco Fiorentini, Martino de Valle, e Mauro Balducci Sacerdoti; dovendo aver luogo in questa virtuosa gara Francesco, ed Andrea Bondi fratelli, e Cristofano Leoni. Zanelli Vita Cignani num. 60.
            </p><p>Carlo da Savoja benche nativo d' Anversa, fece però sua stanza nelle parti d' Olanda: con particolare abilità, dipinse picciole figurine ignude; si dilettò d'intagliare all' acquaforte, e tra le cose che diede alle stampe, si vede il proprio ritratto. Bald. secol. 5. num. 377.
            </p><p>Carlo d'Yper dopo aver perfezzionato i suoi studj in altre Provincie, ma sopratutto nella nostra Italia: siche talvolta mostrò di compiacersi del fare del Tintoretto, fermò sua stanza in Tornai; ed essendo ricco d' invenzioni, e sufficiente per ogni lavoro, era stimato il migliore Arteficc di sua Patria: ma la sua natura iraconda, che di subito l' alterava, lo condusse a lagrimevole fine. Sedendo un giorno a mensa con alcuni amici, fù da uno di essi motteggiato di aver bella moglie, e non saperne aver figli, per ciò non meritar di vivere, acuta puntura, e pensiero funesto, che occupando d' orrore, e di tetra imagine la di lui fantasia, lo tenne fin d' allora sì fermo di volersi dar morte: siche trovandosi di poi co' medesimi amici a Cena all' Osteria, ma tutto ingombro di profonda mestizia, chiesegli uno s' ei voleva vin bianco, e rosso per rispondere ad un saluto: quando tutto in un tratto, dandosi una ferita nel petto, e facendo correre il sangue sopra la tavola, disse, ecco il rosso, replicando allo spesso: Io non son degno di vivere: così miseramente a capo a pochi giorni agitato da grande inquietitudine, chiuse l' infelice Pit<pb facs="00465" n="441"/>torei suoi giorni l'anno 1564. corse in quel tempo una voce, o falsa, o vera ch' ella si fusse, che una tal morte fusse in pena de' suoi peccati, per avere contra l' umane, e le divine Leggi contaminata la fede alla prima moglie, che teneva in Roma. Bald. secol. 4. n. 339.
            </p><p>Carlo Van Mander nativo di Meulebrech in Fiandra, avendo sortito dalla natura un bellissimo ingegno, portato dal genio alla Poesia, ed alla Pittura, non meno che fusse inclinato alle lettere; perche in poco corso di tempo in tutte e trè le nobili facoltà potè mostrarsi ottimo Poeta, bravo Pittore, e famoso letterato. Egli dipinse con ispirito, e bella invenzione; e sotto la direzzione di varj Maestri, ed in diversi luoghi lasciò alcun saggio del suo valore: stiede alcun tempo con Luca Vanheert; indi con Pietro Udatrigo, ed in fine s'associò con lo Spranger, al quale, per esser egli molto versato nel disegno, ed in tutte le cose appartenenti a quelle arti, riuscì di grandissimo ajuto, in tutto ciò, che lo Spranger operò poi nella Città di Vienna; giache per le turbolenze della Fiandra erasi Carlo alcun tempo prima fermato in Roma, ove studiò per tre anni con applicazione, e con frutto: tornato in Patria con miglior maniera, e maggior credito, stettesi colà in sino a tanto che le nuove turbolenze lo chiamarono in Fontraj, indi a Bruges, e finalmente in Olanda, nella Città di Arlem, ed essendovi stato ben ricevuto dal Cornelio, e dal Golzio, diedero essi principio all' Accademia del Nudo, all' uso d' Italia. Il Gejn, il Sarredam, ed altri Intagliatori, erano in virtuosa gara per dar fuori le sue belle invenzioni; e del primo evvi la passione del Signore in 11. carte, e del secondo gl' Apostoli: Ne lasciando per questo lo studio della poesia, condusse in sua nativa lingua bellissime Opere, e sono la Traduzzione delle cose d' Omero, la Buccolica, e la Georgica di Virgilio; la Casa di Pan, il Mondo nuovo, l' Oliveta, le Metamorfosi d' Ovido, molte Ode, la Comedia di Sichen, e la Cetera d'oro; cioè i Salmi, ed i Cantici: finalmente le Vite de' Pittori, tanto Italiani, quanto Fiaminghi, che sono stati di molto commodo al Baldinucci: pervenne egli con la sua vita sino agl' anni 1607., quando con segni di pietà, e di Religione, finì per appunto di vivere: lasciando ad un suo figlio non solo il proprio nome, ma la virtù ancora: siche riuscì eccellentissimo in far ritratti, a tal segno che il Rè di Danimarca, lo volle appresso di sè, dal quale, rimeritando il di lui valore, ricevè molti segni dì cortesia, e di stima. Bald. par. 3. secol. 4. num. 197.
            </p><p>Chiarissimo d' Antonio Fanzelli da Settignano nel Fiorentino, Scultore di qualche grido de' tempi suoi, che tenne sua abitazione in Firenze, ed operò assai per que' Cittadini, e per que' publici luoghi: dalla Regina Madre di Francia ebbe ordine di fare diciotto statue, e quattro sole ne condusse di sua mano a fine: Fortunato Maestro di Gio: Gonnelli, detto il cieco di Gambassi, perche acciecando di venti anni seguì con somma lode, e maraviglia, a far bellissimi ritratti di creta. Morì Egli il Fanzelli nell' anno 1632. a dì 23. di Maggio. Bald. secol. 5. num. 136.
            </p><p>Colantonio di Fiore Napoletano visse nel 1375. Vien rapportato dal Tulini ne' suoi manuscritti, che si conservano nella libraria di S. Angelo a Nido,<pb facs="00466" n="442"/>che fosse il primo, che si facesse conoscere in detta Città per vero Pittore, dopo la restituzione del disegno, e del colorito; mentre avendo dipinto per ordine della Regina Giovanna Prima la Tavola dell' Altare Maggiore della Chiesa di Santo Antonio Abbate fondata da questa fuori di Napoli nel Borgo, che ne tiene del Santo lo nome, vi si osserva un perfetto disegno, e ben colorito, onde vien lodato molto dagl' Intendenti dell' arte, e vi è scritto il suo nome.
            </p><p>Questo Colantonio è differente dall' altro di simil nome, pur anche Napoletano nell' Abecedario, il qua le fiori nel 1436., e fù il primo che inventò il colore ad oglio, non gia in Napoli, come dice il Padre Orlandi, ma da lui ebbero il primo lume di tal bel trovato tutti gl' altri Pittori, e Lombardi, ed Oltramontani, come ben chiaramente tutto questo rapporta il medesimo Tutini nelli citati manuscritti.
            </p><p>Consalvo Coques, nacque in Anversa l' anno 1618. nella Pittura ebbe per Maestro David Rickaert suo Suocero; e l' imitò molto bene. Il Rè d' Inghilterra, il Duca di Brandeburg, il Principe d' Oranges lo tennero in istima: riusci laudabile nelle composizioni, e maraviglioso ne'piccioli ritratti: vedesi il suo ritratto intagliato da Paolo dù Pont. Bald. secol. 5. num. 416.
            </p><p>Cornelis di Gornelis nacque in Leiden nell' anno 1493. e nella Scuola del Padre, detto Cornelio Engelbrechten, ebbe per condiscepolo il famoso Luca d' Olanda: così divenuto Maestro furono le sue pitture richieste, e tenute in molta stima: giunto all' età del cinquantesimo degl' anni suoi, lasciò di vivere nell' anno 1544. Bald. decen. 2. del secol. 4. num. 220.
            </p><p>Cornelio Danchert, nacque in Amsterdam l' anno 1561. e dal Padre che si chiamò dello stesso nome, apprese l' Architettura, ed al quale succedè poi nelle publiche cariche, ch' Egli sostenne: così ebbe a fare al porta nuova, detta di Arlem, le tre Chiese novelle, e Borsa de' Mercanti. Inventò il modo di fabricare Ponti di pietra senza restringere il corso dell' acque, di sopra i gran Fiumi: di che fece pruova l' anno 1631. sopra il Fiume Amstel, largo 200. piedi; ma convennegli lasciare il mondo l' anno 1634. Bald. par. 3. del secol. 4 num. 164.
            </p><p>Crocchia d' Urbino fioriva circa il 1520. con fama di buon Pittore, per essere uscito dalla numerosa, e celebre Scuola di Rafaele: stimasi di sua mano il quadro tondo in tavola nella Chiesa de' Capuccini in Urbino, dove si vede Maria Vergine col Giesù Bambino al collo. Bald. secol. 4. al decen. 2. num. 235.
            </p><p>Cosimo Daddi allavato nella Scuola di Batista Naldini, potè in Firenze sua patria, ed in Volterra ritrovar molti impieghi, a concorrenza del Cigoli, dipinse per ordine di Madama Serenissima di Lorena, nel Cortile del Palazzo alla Petraja, i fatti di Buglione Eroe di quella Casa; fu dissimile talvolta da se stesso, così in gioventù, come in vecchiaja; ma i suoi ritratti sono simigliantissimi: morì di pestilenza l' anno 1630. Bald. par. 3. del secol. 4. num. 162.
            </p><p>Cosimo Gotti Pittore, ed Architetto Fiorentino, Iasciata in parte la pittura, che da' primi anni appreso avea da Bernardino Poccolti, e nella quale non facendo alcun vantaggio per la poca cura che ne tenne il Maestro, diedesi<pb facs="00467" n="443"/>all' Architettura; e perche egli era di vivace, e bizzarro Ingegno; dedito alla poesia, alle burle, alle facezie, riuscì in quella parte, che alla fantasia s' attiene, lodevole Maestro: siche inventò bellissimi Giardini, Viali, Giuochi d' acqua, e cose strane, e nuove da muovere il passatempo, e la risa; per la qual cosa ottenne impiego da' suoi Signori, e sodisfece al genio di quell' Altezze: sicome incontrò particolar segno di stima presso la Corte di Filippo IV. Re delle Spagne. Bald. secol. 5. num. 360.
            </p><p>Costantino de' Servi Fiorentino, che alla nobiltà de' Natali aggiunse come degno ornamento, il bel fregio della Virtù. Egli essendo nato nell' anno 1554. volle di suo genio applicarsi al disegno, ed alla pittura, ed a' studj di Matamatiche, di Prospettiva, e d' Architettura, Civile, e Militare, per entro le quali fece grandissimi progressi; benche tralasciando in alcun tempo la Pittura, che appreso aveva nella Scuola di Santi di Tito, fusse poi tutto volto all' esercizio dell' Architettura, in servigio de' Maggiori Potentati d' Europa; perche egli fù molto tempo in Germania, ed in Fiandra, di poi ebbe luogo nella Corte di Spagna, in quella d' Inghilterra, in quella di Savoja, e finalmente presso i Serenissimi suoi Padroni, i quali con munificenza regale l' impiegorono in opere gloriose, e di stima. Era egli universale in ogni materia, che a cose d' Ingegno appartiene: Terminò in fine il corso de suoi giorni l' anno 1622. il suo ritratto, che si vede alle stampe, e di bellissimo intaglio in forma ovale, credesi del Bloemart.
            </p><p>Ebbe da questo virtuoso Artefice maggiore accrescimento di ricchezze, e di nobiltà, la Casa de' Servi; perche Domenico suo figlio fù prima paggio del Rè d' Inghilterra; indi nella Corte del Conte Palatino, ascese a gradi di dignità, e d' onore, che tramandò ne' suoi figli, impiegati ne' primi posti nella Corte di quel Duca, colla Signoria di Steppergh. Bald. par. 3. del secol. 4. num. 1.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
DAmiano Belcaro, Scultore Genovese, intagliò con particolar talento picciolissime figure: siche giunse con mirabil modo sopra un nuocciolo di Pesca ad intagliare tutti i mister j della Sacrosanta Passione di G. C. nostro Signore: fiorì quest' Artefice nel 1480. Bald. secol. 3. p. 2. num. 133.
            </p><p>Daniello Segiers d'Anversa, e Laico professo della Compagnia di Giesù, come che sortisse dalla Scuola del Breugel, riuscì similmente nel dipigner fiori al naturale assai lodato Maestro: venuto in pregio de' Principi fù molto onorato, e rimunerato da loro: fiorì nell' anno 1661. vedesi il suo ritratto intagliato da Gio: Meyssens. Bald. secol.
            </p><p>Daniello Van Heil, Egli nacque in Brusselles l' anno 1604., riuscì buon Pittore di Paesi, ed espresse con grande imitazione del vero Incendj di Città, ed altri Edificj. Bald. secol. 5. num. 379.
            </p><p><pb facs="00468" n="444"/>
David Ricaert, o sia Ricciardo, nacque in Anversa l'anno 1613. apparò l'arte della Pittura da suo padre, e vuole il Bald. secol. 5. num. 416., che nelle picciole figure, ed in cose villarecce, fosse egli stato valente Artefice, e particolarmente dove le tolse a rappresentare a lume di candela. Vedesi il suo ritratto intagliato da Federigo Bottars.
            </p><p>David Tenters il giovine. Si allevò presso il padre, ed in Anversa sua patria ebbe fama di buon Pittore; prevalendo nelle picciole figure, e ne' paesi, condusse opere pe'l Re di Spagna, per l' Arciduca Guglielmo, e per altri Prencipi, e Signori, ed amatori dell' Arte; il di lui ritratto, che corre alle Stampe, fù intagliato da Pietro di Tode. Bald. secol. 5. num. 376.
            </p><p>David Coniche, di nazion Fiamingo, e nativo d' Anversa, fù discepolo in prima di Monsù Nicasio, e poi di Monsù Pietro Boul: amendue versati maestri in dipignere ogni sorte d' Animali; quali cose fu portato da natural genio ad imitare il Coniche. Riferisce il Bald. al secol. 5. num 623. come avendo egli deliberato l' anno 1669. di portarsi a Roma per stabilirsi maggiormente ne' suoi studj, incontrasse ancora per via molte richieste di Principi, che lo desideravano, e venisse con buona offerta invitato a loro servizio, a' quali soddisfece in parte, con alcune dell' opere sue. Giunto finalmente a Roma diedesi a seguitare i suoi studj, e venuto in grido di buono Artefice ivi condusse i suoi giorni sempre nobilmente, e gloriosamente operando.
            </p><p>Dirich Baret, che sortì dalla scuola dell' Eccellentissimo Tiziano, e che sopra tutti i discepoli a mollo teneramente. Era egli nato in Amsterdam l' anno 1534. e da suo padre, ragionevol Pittore, appreso aveva i principj dell' Arte. Dopo sette anni di studio ritornato in Patria fù de' migliori Artefici, che operassero in quelle parti, sul gusto della maniera Italiana. Dipinse bellissimi ritratti allo stile di Tiziano, e similmente la caduta di Lucifero, co' suoi seguaci, con gran copia d' ignudi; ma questa tavola andò a male nel tempo della Revoluzione: operando in fine la bella pittura del Giudizio Universale, colle sette opere della Misericordia, con potè darli l' ultima mano, raggiunto dall' ultimo de' suoi giorni al cinquantesimo ottavo di sua età l' anno 1592. accompagnò l' eccellenza dell' arte sua con spiriti nobili, e generosi, come dovrebbe praticarsi da tutti coloro, che sono in una professione sì bella. Amò le lettere, e fù amico degli uomini dotti, e molto si dilettò della musica. Bald. part. 2. del secol. 4. num. 146.
            </p><p>Dierick Jacobez figlio, e discepolo di Jacopo Corneliz, prevalse molto ne' bellissimi ritratti, perche egli fù osservantissimo del naturale. Sono di sua mano alcune stampe in legno; cioè i nove pezzi della Passione in figure tonde' copiosi d' invenzione, e ben maneggiati, ed un' altra Passione similmente in legno, in figura quadrata; ed altre nove carte, ove sono nove uomini a cavallo. Questo Artefice morì l' anno 1567. Bald. secol. 4. num. 191. Vita di Jacopo Corndiz.
            </p><p>D. Claudio Cuoglio Spagnuolo, Pittore assai versato nell' Arte, e famoso ne i ritratti. Questo Artefice ritrovandosi a' servizj di Carlo Secondo Re delle<pb facs="00469" n="445"/>Spagne, volendo contrastare la gloria del Giordani, tacciandolo di poca invenzione; sorpreso dalla meraviglia di un' opera, condotta dal Giordani in poco spazio di tempo, ed alla presenza di quel Monarca, anzi a richiesta di esso D. Claudio, che ne aveva soggerito il soggetto: ma sopratutto avvilito da giusti rimproveri del suo Re, pieno di confusione, e di malinconia in pochi giorni finì di vivere. Dominici Vita Giordani num. 58.
            </p><p>Domenico Brandi Napolitano, occupa il primo luogo tra' suoi nella particolar professione che tiene in dipingere al vivo, ogni sorte d' Animali, ucelli, e figure in piccolo, dove ha dato a conoscere il buon disegno, che possiede, la freschezza del colore; la libertà del pennello, e la vaghezza dell' accorcio; onde è venuto in grazio de' Signori, che lo richiedono dell' opere sue, e può con giusta ragione godersi il nome di maestro, perche veramente egli è tale: resta ancora sul più fervido dell' operare, e degl' anni; e vive in Patria alle lodi de' medesimi Artefici. Ultimamente si ha saputo meritare l' onore de' comandi dell' Eccellentissimo Conte di Arack Vice-Re di Napoli, il quale tiene molto conto di questo virtuoso Artefice.
            </p><p>Domenico Riminaldi da Pisa famoso Artefice nell'intagliare in legno: sicchè ebbe molti impieghi nel Duomo di essa Città: in quel luogo vedesi di sua mano l' Incoronazione della gran Madre di Dio con copia d' Angeli. Visse anni 42. e mancò l' anno 1637. Bald. secol. 5. num. 228.
            </p><p>D. Angelo Maria Colomboni Abate della Religione Olivetana, e nativo da Gubbio, non contento delle prerogative, che acquistato s' avea nelle facoltà delle Metamatiche, avendo stampato in Bologna l' anno 1669. il libro intitolato: Pratica Gnonomica, volle ancora mostrare l' eccellenza dell' ingegno suo, applicando ai disegni, e recami, e specialmente in miniar fiori; e ritrarre ogni qualità d' ucelli, ne' quali con arte straordinaria espresse ogni minuta piuma delle penne, col variar dell' ombre, mezze tinte, e lumi. Chiamavalo il Guercino, con bellissimo encomio il Raffaello di sua professione, e Francesco Allegrini paragonavalo a Gio: da Udine. Sono di sua mano due libri, dove ad ogni carta si vede figurato un uccello in quell' atto appunto, che ad esso è più connaturale. Egli morì in Patria l' anno 1662. Bald. secol. 5. num. 305.
            </p><p>Domenico Antonio Vaccaro, nacque in Napoli, e può dirsi allevato in grembo coll' arte medesima, perche Eglio del celebre Scultore Lorenzo Vaccaro, il quale con sagace consiglio, lo volle introdurre nella Stanza del Solimena: nè molto ebbe a durar fatica, che dato di mira a quel nobile modo di fare, ed al nuovo grazioso gusto di quella bella maniera, se ne invaghì talmente, che sù le prime, e tenaci impressioni, condusse alcune cose da se; che tra la novità dell'idea, la stravaganza de'pensieri, e là fantasia de' concetti, lo diedero ben presto a conoscere per soggetto capace abbondante, capriccioso, ed universale nell' Arte; come l' esperienza poi ha dimostrato al mondo; Conciosiacosacchè, egli è uscito in salvo, ovunque ha posto le mani, buono, e prattico Scultore ha condotto delle Statue, e de' bassi rilievi in marmo. Capriccioso nell' inventare, e nel disegno non meno che sia pronto nella pratica di modellare, è stato di molto comodo a gli Orefici, ed a'Gettatori.<pb facs="00470" n="446"/>Nelle invenzioni di Machine, di Carri trionfali, e di Feste incontrò sempre il genio di questo Pubblico: ma l' applicazione di tante, e sì varie cose lo distolsero per alcun tempo dalla Pittura, che pochi anni sono ha ripigliato di bel nuovo con maniera sua propria: dove la dolcezza del colore, ed i pensieri sono degni di molta lode. Ingegnoso Architetto ha condotto di sua invenzione bellissimi Edificj, tra' quali sono, il Casino de' Signori Caravita in Villa Resina, la Chiesa delle Monache della Concezione in Monte Calvario, e quella di S. Michele Arcangelo fuori Porta Reale. La potenza del suo inventare, la franchezza delle bizarrie, la liberta del genio mostrano che il cervello di questo Artefice sia tutto fuoco, e vivezza; e maggior cose s' aspettano di lui per essere sul cinquantesimo terzo di sua età; e vive in Patria al buon nome di sua virtù, all' amore de' Cittadini, ed all'uti. le, ed al decoro di questo Pubblico.
            </p></div>
            <div xml:lang="ita"><p>
ENrico Gerambert viene in compagnia di Pasquier Terselin, Gio: di Briè, Gabriel Onnet, e Guglielmo Dumeo: da che essi furono, che dopo la morte del Re Francesco Primo, come nota il Bald. seculo 4. num. 272. i primi a perfezionare in Francia la bell' Arte della Pittura: operando unitamente sotto la direzione di Ambrogio du Bois. Al Louvrè, alla Tulliere, a S. Germano, ed a Fontanablò, sono dell' onere loro. Questi Virtuosi Artefici fioriovano cira il 1580.
            </p><p>Erasmo Safleven di Rotterdam in Olanda, nato l' anno 1609. volle abbellire i suoi Paesi, con invenzione di cose contadinesche, e questi molto bene dipinse. Fioriva in Utrech circa il 1661. Bald. secol. 5. num. 379.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
FEderigo Bevdonihc Dalmatino, viene dal Zanelli vita Cignani a notarsi nel numero de' buoni allievi di quel Maestro.
            </p><p>Felice Ficharelli, detto Felice riposo, nacque in S. Cimignano, Terra di Valdessa da onorati, e civili parenti, portatosi in Firenze per apprendervi l' Arte della Pittura, ed assistito da favori del Conte Ottavio de' Bardi fù accomodato con Jacopo da Empoli, presso del quale molto si profittò, e dopo che per genio di quel Cavaliere erasi applicato a copiare le cose del Sarto, cominciò a fare alcune opere da se, avendosi acquistato una maniera vaga, e di gran tenerezza; come che sempre ritrasse dal naturale, e molto si fusse compiaciuto del colorito del Turini. Ebbe egli dunque moltis<pb facs="00471" n="447"/>sime commessioni, e venne sempre richiesto dell' opere sue: quando finalmente d' anni 55. terminò la sua vita nell' anno 1660. parlò di rado, amò il suo comodo, e perciò venne ad esser chiamato riposo: di stravagante umore, cenò quasi sempre nell' Osteria, andò malamente in arnese, nè pulì mai stanza dove egli abitasse: così di grandi acquisti, che fece nell' arte, non se ne seppe altro dopo sua morte, come spesso avviene a coloro, che cercano con soverchia avidita le ricchezze, senza impiegarle al debito offizio, ed all' onesto fine della vita civile. Bald. secol. 5. num. 219.
            </p><p>Ferdinando Sanfelice Napoletano Cavaliere del Seggio di Montagna: Egli trae l' origine dalla Regal Casa Normanda, che sin da sette secoli venne in Regno, dalla quale valorosi, e degni Heroi son sempre germogliati, e così in Armi, come in lettere. Applicatosi ne' suoi primi tempi alli studj, si fè ammirare per un supremo ingegno, avendo in poco spazio di tempo degnamente apparato, e la latina, e greca lingua: indi compito li studj della Filosofia, e Matematica, superando di gran lunga tutti li suoi condiscepoli, dando con ciò ammirazione a chiunque ne avea la prattica: Invogliatosi dapoi dell' arte di dipingere, cominciò da se stesso, e senza ajuto di Maestro à pingere Frutti, Fiori, Pesci, Paesi, architetture, tanto che in ogni suo quadro varie specie di cose si vedeano ritratte, ciò che non è concesso ad ogni Pittore; conoscendosi da ciò di quanto sublime, ed inarrivabile ingegno egli fusse: lasciato, anzi per meglio dire sospeso un tal modo di dipingere, come che cosa bassa, per lo di lui ingegno le fosse sembrato, volle darsi à dipingere figure, e perciò datosi sotto la direzzione del tanto celebrato Solimena, che con sommo piacer ricevè tal discepolo, sì per le suoi degni natali, sì per conoscerlo dotato di tanto ingegno, stando sicuro, che frà poco tempo sarebbe riuscito uno de' migliori Pittori, che mai la sua scuola avesse avuto; il che non fù invano, atteso fra lo solo termine di due anni superò l' altri compagni, che di gran lunga erano stati sotto la direzzione di quello; ed immediatamente si viddero varie, e varie Tele dal suo Pennello dipinte per molte Chiese della sua Padria, che dalla sua devozione erano somministrate con sommo diletto, e piacere di chi le mirava, e dello stesso Solimena, che le stimava per un portento; Nè solo in questo ha dimostro l' elevatezza del suo ingegno, ma di più datosi à formare disegni d' Architettura, e riuscito un de' più Eccellenti Ingegnieri, che mai abbia avuto la sua Padria, tanto che à richiesta d' Amici, Parenti, ed altri qualificati sogetti, vive continuamente impiegato in compiacerli sù le direzzioni delle fabriche di loro Palaggi, e cospicue Chiese, sù li disegni di nuove invenzioni, oltre di dover pur anche compiacerli in composizioni, così greche, come latine, tanto che se in queste degne, ed eccellenti opere non fosse continuamente trasportato dal suo innato affetto, e bonta, che non lascia disgustato niuno, che lo ricerca, si vedrebbero assai più Tele dal suo Pennello dipinte, cosa, che portarebbe assai più piacere a Professori, e delettanti; Egli vive in Padria, e degno di ammirazione è uno de' suoi Palaggi, dove esso abita per le rare invenzioni d' Architettura, che vi sono, e per le pitture di sue mani, e del celebre suo Maestro Solimena dal quale frà l' altre è stata<pb facs="00472" n="448"/>dipinta à fresco la Galleria, che portà meraviglia il vederla, ed è l' unica in Napoli, che di tal mano vi sia, vi sono delli sceltissimi libri, due preziose medaglie, Vasi antichi, ed altre degne memorie di un tale, e tanto Virtuoso.
            </p><p>Filippo di Marco Ricci discepolo di Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano; diede sin dalla età di diciotto anni alcun saggio di se pel disegno, e nella pratica de' pennelli: sichè avendo continuato i suoi studj hà mostrato di essere uno de' migliori discepoli del suo Maestro. Bald. secol. 5. num. 414.
            </p><p>Francesco Bibiena sortì per patria Bologna, ed essendosi erudito nella Scuola del Cignani hà fatto molto onore al Maestro.
            </p><p>Francesco Borromini, naque in Bissono Diocesi di Como dopo la morte del Maderno suo Maestro, venuto in maggior credito, restò aperto competitore del Bernini; godendosi, ciò non ostante, la grazia di molti Pontefici, e l' applauso di Roma, onde condusse la fabbrica della Sapienza, la Chiesa di San Carlo alle quattro Fontane, ebbe mano al palazzo Barberini, fabricò l' Abitazione, l' Oratorio, e la facciata de' Padri di San Filippo, diede disegni per la Chiesa, e prospetto del Collegio de' Propaganda Fide, e che il Fontana poi terminò; furono disegni di esso lui, la Sagrestia, la facciata, la Cupola in S. Agnese, ed altre bellissime fabriche, che Roma suole additare per sua pompa, e per altrui maraviglia. Di suo disegno è la famosa, e nobile Cappella, che 'l Cardinal Filomarini fece erigere nella Chiesa de' SS. Apostoli di Napoli: opera veramente di buon gusto, e per tutte le sue parti compita. La gelosia, ch'era tra esso; e'l Bernini, di sì fatta maniera l' acciecò, che non potendo oramai più resistere all' interne, ed angosciose smanie del cuore; cedendo la ragione al dolore, e la fortezza allo sdegno, inquieto nell' animo, asmatico di petto, e frenetico di cervello; venuto a noja di più vivere, sorpreso da furibondo, ed insano furore, si lasciò miseramente cadere sopra una punta d' uno stocco: indi così moribondo pentito, e confesso di tanto errore, passò da questa a miglior vita l' anno 1667. lasciando Erede di suo ricco capitale Gio: suo nipote. Pascoli Vite degl' Architetti num. 298.
            </p><p>Francesco Curia Napolitano celebre Pittore ne' suoi tempi, e sì famoso, che si può ponere con qualunque valente Pittore de' secoli passati, per raggione di tutte le Regole di buona Pittura. Nel Domo nella Cappella de' Seripanni se lo quadro della pietà Christo deposto dalla Croce. In Santo Lorenzo de' Commentuali fè quella soperba tavola, e ben grande, che è Santo Francesco in Terra, che da il Cordone di doversi portare, ed ivi sono ritratti dal naturale molti che sono cinti de Frati col Cordone, pittura, e per lo disegno, e invenzione, e colorito assai bella, e stimata dalli intendenti. In Santa Catarina a Formello si veggono in due cappelle due quadri di gran stima nella Cappella delli Tocchi, una Madonna con Christo in braccia con S. Felippo, e Giacomo Apostolo, ed in quella delli Maresca una Madonna intiera con Christo in seno, e di sotto alcuni Santi, e trà l' altri Santo Tomaso d' Aquino, che tiene sotto del braccio una quantità de' libri, ed ambedue questi quadri non si ponno desiderare megliori. In Santo Andrea à Nido, v'è il<pb facs="00473" n="449"/>quadro dell'Altare Maggiore assai grande, ed è S. Andrea Apostolo, e Santo Marco Pittura assai rara, che ben sette cento scudi fù pagato &amp;c.
            </p><p>Francesco Macini da S. Angelo in Vado similmente degno seguace del Cignani in tante belle, e numerose opere, da lui dipinte; mostrando maggior vigore, dove volle rappresentare l' unione della Chiesa Greca colla Latina. E quest' opera viene stimata per cosa assai rara. Zanelli fol. 60.
            </p><p>Franceschitto di nazion Spagnuolo, può notarsi fra migliori allievi del Giordani, perchè ebbe gran prontezza nell' inventare, e far disegni; toccando il colore a somiglianza del suo Maestro: come vedesi nel quadro di S. Pasquale di Baylon in S. Lucia del Monte, ed in S. Brigida quello di S. Giuseppe; onde era venuto in qualche amor di se stesso. Era solito dire lo stesso Luca, che sarebbe quello Giovine riuscito miglior di lui, se la morte non l' avesse giunto nel più bel corso de' studj suoi, e degl' anni, essendo di ritorno alla patria. Dominici vita Giord. num. 100.
            </p><p>Fra Arnesio Mascagni, che al secolo chiamossi Donato, nacque in Firenze l' anno 1579. applicatosi alla pittura, stiede sotto la disciplina di Jacopo Gigozzi Veronese, che fu discepolo del gran Paolo. In tutte le cose, che operò dipignendo il Mascagni, imitò sempre la maniera del suo Maestro, ed avendo d' anni vestito l' Abito de' Servi nel Sagro Eremo del lenario, ne potendo resistere a rigori di quella Vita Eremitica, passò a vivere alla commune nel Convento della Vergine Nunziata, non cessando mai di dipingere per le continue richieste, che ebbe dell' opere sue, e della sua persona, conducendo molte cose a servigi del Principe di Salisburg: quando in fine avendo fatto ritorno a Firenze, continuando a dipignere sino all' anno 1636, cessò nel medesimo tempo di vivere, e con esempio di vita religiosa se ne passò al Cielo. Bald. secol. 5. num. 79.
            </p><p>Francesco Crebbi di Malines, ebbe molto in piacere di seguitare la maniera di Luca d' Olanda. Mancò quest' Artefice nell' anno 1548. Bald. secol. 4. num. 305.
            </p><p>Francesco di Maria Napolitano, discepolo del Dominichino, dal quale avendo appreso la correzzion del disegno, e la finitezza; diedesi a conoscere per molto versato Maestro, e massime in quelle cose, che di prima maniera grande, e risentita, espose alla vista di questo Pubblico, che sono i du Quadri di fianco all' Arco del Maggiore Altare in S. Lorenzo. In progresso de' suoi buoni principj, volendo di soverchio soggettarsi alla fatica, allo stento, può dirsi, che venisse mancando dalla felicita del suo fare, ed a poco, a poco cadesse da quella grazia, con la quale si vengono superando le maggiori difficoltà di quest' Arte. Al Campo della nuova, e facile maniera del Giordani, restò quest' Artefice tocco di qualche meraviglia, che degenerando in fazzione; unitosi con Andrea Vaccaro, eccellente Pittore, opposero al Giordani, Giacomo Farelli, discepolo di esso Vaccaro; ma la passione, che spesso occieca la mente degl' Uomini, giunse poi di riflesso a partorire non buoni effetti nella medesima persona del Maria, il quale sino all' ultima sua cadente età, si mostrò in parte diverso da quel di prima, vive la Casa di Francesco nella persona di D. Francesco Antonio suo degno Nipote, asceso per mezzo di sua vir<pb facs="00474" n="450"/>tù all'onore della Toga col posto di Presidente nella Regia Camera, che felicemente si gode. Dominici vita Giord. num. 12.
            </p><p>Francesco Sauri Romano, ma oriundò d' Aversa, e figlio di Baldassarre, che fu Pittor di Paesi, e Discepolo del Bril: mirando dunque esso Baldassarre a genio del figlio, l' introdusse nella scuola del Sacchi, che stimandolo molto, diello a dipignere una volta nel Palazzo de'Crescenzj, dove mostrò grande ar tefizio, e vaghezza. Sarebbe questo Giovine stato impiegato in opere di maggiore affare, se la morte non l' avesse colto su gl' anni 25. di sua età. Bald. secola 5. num. 199.
            </p><p>Francesco Solimena detto l' Abbate Ciccio Solimena nacque l' anno 1659. nella Citta di Nocera de Pagani, territorio di Napoli. Sin da giovanetto attese nommeno alle lettere, che al disegno sotto Angiolo suo Padre nella stessa sua Patria. Si fece da se un modo particolare di dipingere con forza insieme, ed amenità molto aggradevole: principalmente per aver possedute unite tutte quelle parti, che si richiedono a perfezzionare una grande Istoria, così nell' accordo de' Paesi, nell' Architettura, ed in tutt' altro; il che di rado è avvenuto in altro soggetto. Quindi è che riuscito eccellente nell'Istoriare Tavole grandi, e picciole ad olio, e nel dipingere a fresco con indicibile facilità, e con franca sicurezza nel disporre i colori a perfezzione, à condotte opere grandiose; la maggior parte delle quali si ammirano per tutte le principali Città d' Europa, così in pubblico, come in privato. Egli è quasi sempre dimorato nella Città di Napoli; dispensandosi costantemente dall' impegni frequenti d' andare a servire a' Principi Stranieri, per non separarsi da' suoi congionti. Son tutto giorno d'Oltramare, e d' Oltramonti venute commissioni di sue opere, che sono poi state ricevute in ogni parte con sommo plauso dagli amadori della Pittura: ebbe l' onore, nel mentre dipingeva nel Celebre Monastero di Monte Casino, di essere espressamente chiamato in Napoli dai Rè Filippo V. che volle esser da lui ritratto al naturale. Nell' Architettura è riuscito così eccellente, che può francamente affermarsi, aver egli in questa parte dato grandissimo lume a tutti i suoi contemporanei. Essendo stato da molto tempo richiesto dal Serenissimo Gran Duca di Toscana del suo Ritratto da allogarsi con quelli degli altri Illustri Dipintori nella celebre sua Galleria, à ultimemente soddisfatto quel Principe con molta sua lode, e segnali di grandimento. Vive felicemente in Napoli.
            </p><p>Francesco di Limone Scultor Fiorentino Discepolo d' Andrea del Varrocchio, che sempre imitò: come vedesi in Bologna nella Chiesa di S. Domenico nella Sepoltura del Tartaglia, ed a S. Pancrazio in Firenze nella Sepoltura del Cavalier Minibotti. Fioriva quest' Artefice circa gl' anni 1470. Bald. secol. 3. part. 2. num. 139.
            </p><p>Francesco detto Franceschiello, perchè ebbe in sorte d' apprendere la pittura, sotto i sicuri precetti del celebre Artefice Solimena, hora detto di Mura senza sapersi il perche: Ed in effetto nel mentre si trattenne sotto la direzzione di esso, che lo mirava di buon occhio; fece qualche opera di buon colorito, e mediocre disegno, tanto che se ne speravano col tempo sommi progressi, ma avendo perso la grazia del suo Maestro per occasione ben giu<pb facs="00475" n="451"/>sta, cominciò à far da se, e senza altro lume; onde hà molto indurito lo stile, l'opere sue non piacciono, e vi sono degl' Intendenti, che fanno vedere l'infinita degl' errori in materia di disegno. Egli però vive felice in Napoli, nè lascia di dipingere a richiesta de suoi Amici.
            </p><p>Francesco Minnerbroes, o vogliam dire Frate minore, che fioriva circa il 1540. in Malines con nome di buon Pittore, e molto prattico nel fare ad olio. Bald. secol. 4. decen. 4. num. 304.
            </p><p>Francesco Sniders nato in Anversa l'anno 1579. e discepolo di Arrigo Vanbalen, fù Uomo illustre nella sua professione, in dipignere Caccie, Paesi, e frutti. Trattennesi per alcun tempo in Italia, e la di lui virtù venne in diletto de' Prencipi. Bald. secol. 5. num. 120.
            </p><p>Francesco Sesoni Romano. E stato sotto la direzzione del Frezza, ed in fatti è riuscito gran disegnatore, ed Intagliatore, che non lascia portare nelle stampe molte opere de' valentuomini intagliandole a bulino, ed all' acqua Forte con una dolcezza ammirabile, e di grata vaghezza. Vive in Napoli con somma fama di se, giovane non più di 28. anni, dove stà conducendo a perfezzione una fatica di somma aspettazione per il commune dell' intendenti dell' Arte.
            </p><p>Francesco Vouters nacque a Gira l'anno 1614., e fu discepolo del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>: si meritò l'onore dell' invito fattoli da Ferdinando Secondo Imperadore, che poi non potè godere, per la morte di quel Monarca, stette al servizio del Principe di Galles; e fatto ritorno in Anversa, viveva molto stimato in quella Citta l'anno 1661. Bald. secol. 5. n. 376.
            </p><p>Francesco Verbeech discepolo del Minnèrbroes, ma imitatore della Maniera di Geronimo Bos, fu molto versato nel dipignere a guazzo, e la maggior parte di sua opera furono di feste, danze, nozze, ed altre azzioni, che si fanno in Campagna dai Contadini. Bald. secol. 4. num. 304.
            </p><p>Francesco di Francesco Floris, se non <unclear reason="faded">ebbuguale</unclear> il valore di pareggiare la gloria del Padre, venuto in tanto credito, che fù stimato il Rafael della <unclear reason="faded">Fiandra</unclear>; incontrò bensi la fortuna di esser Capo, e Maestro di ben centoventi eccellenti Pittori, che sortirono di sua Scuola. Egli fioriva circa gl' anni 1570. Bald. secol. 4. num. 352.
            </p><p>Francesco di Gio: Ferrucci; trà molti Artefici, che ne' trascorsi, e ne' vicini secoli ha dato questa Famiglia alla Pittura, ed alla Scultura, viene a contarsi Francesco di Gio: il quale essendosi molto bene essercitato nella sua professione; ebbe finalmente la sorte di rinvenire un acqua atta a temperare i ferri da lavorare il porfido; onde condusse poi la maravigliosa Tazza della Fonte de' Pitti, il ritratto del Duca Cosimo, e quello di D. Eleonora di Toledo sua Consorte; come altresì la statua eretta sù la Colonna nella piazza di S. Trinita, che figura la Giustizia: questo Artefice venne a mancar di vita nell' anno 1585. Bald. secol. 4. par. 3. num. 190.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00476" n="452"/>
GAleazzo Alessi, avendo avuto i natali da onorati parenti l'anno 1500., con mirabile inclinazione, ed abilità superò felicemente in sua fanciullezza le maggiori difficoltà di studj di Matamatica, Astronomia, e Filosofia: mercè di questi sodi principj, passò alla prattica dell' Architettura Civile, e Militare, alla quale volendo unire il disegno, s'accomodò con Gio. Batista Caporali, uscito dalla Scuola del Perugino: tanto egli fece in Patria, dove oramai essendo venuto in qualche credito: quando desideroso di maggiori progressi, si condusse ben presto a Roma, eligendosi per Maestro Michelangnolo Buonaruoti: la grazia de' Signori, che acquistato s'avea, sece sì, che d'ordine del Papa ritornasse a Perugia, a terminare la fortezza incominciata già dal S. Gallo. Chiesto dalla Città di Genova; Fece il Porto, il Molo, aprì la nobile Contrada nuova, eresse Templi, fondò Palagi, quali arricchì di magnificenza, e d'ornamenti: Ne meno operò il Milano, che il simile non avesse fatto in Bologna. De' suoi disegni venne richiesto da tutt' Europa: ne mandò nel Regno di Napoli, in Sicilia, in Francia, in Ispagna, in Germania, ed in Fiandra; riuscendo egli per le sue capricciose Invenzioni, universale in tutto ciò che s'appartiene all' arte; meritò l'onore del Re di Portogallo, onorollo il Duca di Savoja, ed invitollo alla Corte il Rè di Spagna per la famosa Fabrica dell' Escuriale; al quale invito, pose di mezzo alcun' indugio, sino che lo tolse la morte, e fù appunto l'anno 1572., che privò il mondo di un Uomo tanto singolare nell' arte, e dotato d'onesti, e gentili costumi, e sopratutto atto nacque a trattare ogni qualunque arduo negozio. Pascoli Vite degli Architetti fol. 279.
            </p><p>Galeazzo Rivello Cremonese, fiorì nel principio del 1500., e può dirss, essere tra' primi di quei Artefici, che operassero all' antica maniera. Egli ebbe un figlio, che migliorando lo stile, dipinse sul gusto Veneto, e chiamossi Cristofano detto il Moretto; portando una maniera fresca, e morbida: introducendo nelle sue pitture diversità, e belle invenzioni di Barette, Pennacci, abiti trinciati, e simili cose, diedero l'orme di Giorgione, e Tiziano. Bald. decen. 1. del secol. 5. n. 198.
            </p><p>Galeazzo Pisenti, detto il Sabioneta Cremonese, fù ne' tempi del 1520., in circa, più Scultore in legno, che Pittore. Bald. secol. 4. num. 231.
            </p><p>Gajetano Martorello Napolitano, avendo appreso a dipingere da Giacomo del Pò; e vedendo non poter aggiungere alla perfezzione nel disegno, e nel componimento; si diede a far di Paesi, ed in quelli riuscì eccellente Maestro; e dove trovò largo campo da potere esercitare la fantasia, i Capricci del suo bellissimo ingegno, dotato di prontezza, velocità, ed ardire: conducendo l'opere sue con vaghezza, e nobiltà di colore, novità di vedute, ottimi accidenti di lumi, e ben' intesi punti di prospettiva. Era egli alquanto inclinato al giuoco, e fece tal volta servire l'arte al bisogno, ed alla fortuna;<pb facs="00477" n="453"/>ma quando hà dipinto di gusto, come suol dirsi, e per gloria, non lascia di farsi a conoscere per quel Valentuomo ch'egli era: quest' Artefice era nel discorso assai lepido, allegro, e brillante, e venne a mancare sul cinquantesimo di sua età, circa il 1720., potendosi contradistinguere tra le numerose opere sue, come le più belle, le quattro tele che di giusta grandezza operò a richiesta del Principe d'Avellino, ed in Casa del Solimena, che poi servirono di campo alle vaghe favolette, e graziose figure, che di sua mano vi operò questo virtuoso Artefice, per rendere colla nobilta degl' abitatori, più gustose, e dilette voli quell' amene Campagne.
            </p><p>Gasparro Cleaver d'Anversa, discepolo di Rafael Coxi; riuscì di gran lunga miglior del Maestro; fu Pittore del Principe Cardinal Ferdinando de' Medici; e perche prevalse anche in far ritratti, tra molti che ne fece, dipinse al naturale esso Principe: fioriva circa il 1620. Bald. secol. 5. num. 120.
            </p><p>Gennaro Greco detto in Napoli communemente il Mascacotta, perche da un natural difetto aveva una parte del volto, ed i labri carnosi, e gonfiari di un tumore sanguigno, che lo rendeva diforme: applicatosi di proposito a studiare l'opere del P. Pozzi, volle provarsi al cimento di questa prattica, e sortì valoroso Artefice in tirar linee, in vedute di prospettive, che pure inventò, e colorì con una bella idea, e di vago, e dolce colore: ne fù da meno versato in quelle per uso di machine; avendone condotte moltissime, che piacquero assai per avervi egli acquistato di sopra una certa facoltà da Maestro: siche venuto in pregio, e richiesto dell' opere sue, nel mentre che stava attorno agl' ornamenti d'una soffitta per certa Chiesa in Casal di Nola, cedendo il tavolato, precipitando, se ne morì; Siegue il di lui figlio l'onorate vestigie del Padre, e s'è fatto conoscere per molto studioso nell' arte.
            </p><p>Giacomo Frej di nazion Fiamengo, essendosi allevato sotto la disciplina del famoso Intagliatore Arnoldo Vanvesteraut; e per trovarsi ben fondato ne'principj del disegno è riuscito l'unico Maestro d'Intaglio, che abbia nostri giorni l'Italia: degno però di stare a fronte a più rinomati bolini, che ne' trascorsi secoli abbiano illustrata quest' Arte; il suo bel taglio, o sia all' acqua forte, o al bolino, riesce oltremodo grazioso, dolce, tenero, brillante, e d'estrema polizia, e bellezza; vuole addunque il dovere, che l'opere suo venghino richieste con applauso universale di tutti i virtuosi. Vive in Roma a se stesso, ed al suo genio nobile, e signorile, ne mai ha posto in catena la di lui libertà a richiesta de' stampatori, ma lavora per sè, e quelle cose, per entro le quali ritrova maggior gusto, e diletto. Felice Artefice che se altro non avesse operato in sua vita, che la sola Famiglia Sagra, che ritrasse da Rafaello; averebbe dato al mondo pruove bastanti del suo valore, e fattosi meritevole di quegl' applausi, e di quella meraviglia, che la fama del suo buon nome, esigge dagl' Uomini Virtuosi, e dagl' amatori delle bell' arti.
            </p><p>Giacomo Pampurino Cremonese, non altro resta a dire, in aggiunta di quanto ne scrisse Antonio Campi, ed il Bald. secol. 4. num. 200. se non che tenne Egli una maniera molto piena di stento, e fu di minore assai degl' altri suoi paesani, ed eccellenti Artefici.
            </p><p><pb facs="00478" n="454"/>
Gerolamo Cotignola Napolitano, che fiori nel 1515. fra l'altre pitture, sè la Tavola de' Maggi nella Cappella della Famiglia Fiadi nella Chiesa di Monte Oliveto, e nella Chiesa di S. Anello fè un Quadro della Madonna, che tiene Cristo in braccia, con S. Gio: Batista, e S. Paolo.
            </p><p>Girolamo Frezza di Cane morde vicino Tivoli. Apprese li principj del disegno dall' Arnoldo; ed in quella scuola dimostrò il suo vivo ingegno, e le sue vaste idee; Egli non ha lasciato di dare al comodo del publico infinita di stampe intaglia te da se a bulino, ed all' acqua forte, nella quale s'ammira la perfezzione del disegno, e la dolcezza del bulino, che innamora l'amatori di quest' arte; onde con ragione vien stimato un de' primi Intagliatori, che oggidì fioriscono nell' Italia. Vive in Roma amatore de' suoi discepoli, affabile, e liberale.
            </p><p>Girolamo Maggi, nato in Angheri, Castello di Toscana, presso la Città di Borgo S. Sepolcro, fù uomo pieno di molta letteratura, ebbe per maestro nell' umane lettere il Ghezio, ed in Bologna il Robertello: cosi passando all' essercizio dell' Architettura militare, sostenne a pro de' Veneziani con mirabili invenzioni costantemente, è per lungo tempo l'assedio di Cipro; dove cedendo in fine alla fortuna, ed alla forza; ancor prigione di quei Barbari non abbandonò per travaglio alcuno, l'amore alle lettere, ed aggiutato dalla sola memoria scrisse due libri, uno de Tintinnabulis, l'altro de Equuleo; il primo dedicando all' Ambasciadore di Massimiliano, ed il secondo a quello del Re di Francia: sperando per loro efficacia di ritornare in libertà; fù vana questa speranza, perche ricordevoli quei Barbari, di sue gloriose difese, lo fecero crudelmente strozzare a' 27. Marzo 1572. Bald. par. 3. del secol. 4. num. 151.
            </p><p>Girolamo Pietersz, Pittore d'Amsterdam, discepolo di Cornelio Corneliz, e presso di costui fece grandissimo profitto; sicche datosi a far da se, a vista naturale, acquistò gran prattica dell'ignudo. <unclear reason="faded">Stiede</unclear> qualche tempo in Roma, ed indi fatto ritorno in Amsterdam, diverse, e belle opere, vi condusse, especial mente furono in molta stima i ritratti da lui dipinti. Vengono dal Bald. p. 3. secol. 4. num. 396. a notarsi alcuni allievi di questo Artefice contradistinti con ispecial segno di lode.
            </p><p>Girolamo Rainaldi figlio di Carlo, che pure ereditando dal Pàdre, non meno il nome, che la virtù applicossi all' Architettura sotto la direzione di Domenico Fontana; e facendo corrispondere sua grande abilità alla gravezza degl' impieghi, venne ad essere dichiarato Architetto di ben sei Pontefici, cioè, Sisto, e di suo ordine fabricò una Chiesa a Montalto, Clemente Ottavo, e lo spedì per terminare alcune differenze insorte su i confini, alle Chiane. Paolo V. che li commese il Porto di Fano, e la Cappella di S. Maria Maggiore. Innocenzo X., e ritornò di suo comando alle Chiane. Doppo avere terminati i Portici al Campidoglio, condotta la fabrica della Casa Professa del Gesù, ed in Bologna eretta la Chiesa di Santa Lucia; ordinato, e dato principio al Ducal Palazzo in Parma, compita la Chiesa de' Scalzi in Caprarola; il Palazzo Borghesi in Frascati: ricco di moltissimi avanzi di sue fatiche, ma più di gloria, passò a godere quella che, appena come per ima<pb facs="00479" n="455"/>gine può ravvisarsi tra l'ombre di questo mondo fallace, appunto l'anno 1655. Pascoli Vite degl' Architetti fol. 314.
            </p><p>Girolamo Bonesi da Bologna non poco accrebbe di gloria alla sua virtù, per averla appresa dietro l'onorate vestigia del Cignani. Zanelli fol. 69.
            </p><p>Giorgino da S. Giovanni, nativo d'Arlem discepolo di Alberto Vanvater, la maniera del quale egli poi ridusse a perfezione maggiore, operando con migliore invenzione, e con più efficace espressione degl' affetti, trascurando per arte la soverchia finitezza del Maestro. Il valore di quest' Artefice può ben conoscersi dalla stima, che ne tenne Alberto Duro, che spesso si portava a vedere le di lui opere; ed era solito a dire, essere questo Giovine nato Pittore nel ventre della Madre. Morte immatura, che lo tolse su gli anni 28. di sua eta, siccome gli chiuse il cammino alla vita, così li volle impedire i maggiori progressi nell' Arte. Bald. par. 2. del secol. 3. num. 154.
            </p><p>Giorgio Vansons d'Anversa, fu Pittore di frutti, e fiorì, quali dipinse con gran naturalezza. Va attorno un ritratto di questo Artefice, inciso da Currado Gavvers. Bald. secol. 5. num 416. fioriva circa l'anno 1622.
            </p><p>Gio: Billert d'Utrech, prevalse molto in dipingere figure di mediocre grandezza, e con dolce maniera. Viveva in Anversa l'anno 1661. Vedesi il suo ritratto intagliato da Pietro Balleù. Bald. secol. 5. num. 378.
            </p><p>Gio: Bernardo Cama Napoletano visse nel 1550. nel far ritratti dal naturale, non ebbe paro. Nella Chiesa della Sapienza, fe la Tavola dell' Altare Maggiore Cristo, che disputa colli Dottori. In S. Gio: Maggiore nella Cappella degl' Amadio si vede il Quadro Cristo deposto dalla Croce in grembo della Madonna sostenuta da due Angeli. In S. Lorenzo Chiesa de Conventuali nella Cappella de' Rocchi, sè un S. Stefano lapidato da' Giudei nella Cappella della famiglia Rosa, la Madonna con Cristo nelle braccia, ed a lati S. Gio: Battista, e S. Domenico. Nella Chiesa di S. Domenico nella Cappella de' Lenarj il Quadro di S. Michele Arcangelo. Nella Chiesa delle Monache di S. Liguoro la Tavola dell' Altare Maggiore Cristo ascendente in Cielo, con altri Quadri a lati, e nella Chiesa della Nunziata un quadro ben grande, che oggi è posto sopra la Porta Maggiore, che è l'Annunciazione della Madonna, pitture tutte vaghe e di stima, e la magior parte di ritratti di personaggi allora viventi.
            </p><p>Gio: Coccapani Fiorentino, ma d'origine Milanese, visse con nome più di letterato, che d'Architetto, che pure in varie occasioni mostrò di esserlo, e fu versato non solo nell' Architettura Civile, ma nella militare altresì. In Firenze ottenne pubblica Cattedra di Filosofia, e di Matematica, Geometria, e Geografia. L'infinita schiera degl' uomini illustri, e letterati, che in sua scuola allevò, rende testimonianza del valore in un tanto Maestro. Ricusò in fine l'impiego di Lettore alla Sapienza in Roma, offertogli da Urbano Ottavo, e stanco ormai sotto il peso degl' Anni; amando più il riposo, che ogni altra gloria, delle quali credevasi a bastanza ricolmo; non cessando tampoco dall' esercizio di sue belle operazioni, disegni, invenzioni di nuove machine, e specialmente di quelle, che appartengono al muovere, e condur l'acque, lasciò questo mondo pieno del suo buon nome, e lo spirito<pb facs="00480" n="456"/>rendè al Cielo l'anno appunto 1649. Bald. secol. 5. num. 123.
            </p><p>Gio: Carboni, accompagnò alla civilta de' suoi natali le belle doti dell' animo, che servirono di vago ornamento, al pregio della Pittura, alla quale volle applicarsi sotto la direzione del Camessei, che forse fu egli il Carboni, de' migliori allievi di quel Maestro. Al Monistero delle Monache in Campo Marzo colorì la Storia della Cena del Signore. Per la Chiesa de' Santi Apostoli, le due gran tele, una colla Storia di Giuseppe in Egitto, l'altra, che rappresenta la Sommersione di Faraone, ed in quella degli Agostiniani Scalzi in S. Nicolò da Tolentino. Bald. secol. 5. num. 232.
            </p><p>Gio: Stogherbengh, che è quando a dire Montagna alta. Fiorì questo Pittore in Malines circa il 1540. Era di sua mano un quadro dove si vedeva l'entrata di Carlo V. in Bologna. Bald. secol. 4. num. 305.
            </p><p>Gio: detto l'Olandese. Questo Artefice, che nato in Anversa, fu ne' Paesi Bassi, stimato uomo singolare nel dipingere a guazzo, ed a olio: lo sforzo però de' suoi studj lo mostrò in dipingere Paesi, che ritraeva dal naturale, ed il suo dipingere fu alla prima, e con tenerezza di colore. Furono l'opere sue circa il 1500. come si vede dal suo Ritratto inciso da Tommaso Galle. Bald. secol. 4. num. 311.
            </p><p>Gio: Mejssens, nato in Brusselles a' 7. Maggio 1612. tenne sua stanza in Anversa: ove sua cura maggiore pose in far ritratti al naturale, ebbe in diletto aver cognizione di ottime stampe, e ne fece professione; il suo ritratto fu poi intagliato da Cornelio Mayssens. Bald. secol. 5. num. 377.
            </p><p>Gio: Nicola. Si crede, ehe questo Artefice fiorisse circa il 1520. Egli fu discepolo del Perugino, e suo paesano: vedendosi in sua patria, e di sua mano in S. Francesco una tavola di Gesù Cristo nell' Orto. In S. Domenico la tavola di tutti i Santi per la Cappella del Baglioni, ed a fresco entro la cappella del Cambio, alcune Storie di San Giovan Battista. Bald. secol. 5. num. 237.
            </p><p>Gio: Peters, o Pietri, nacque in Anversa l'anno 1624. con genio particolare, riuscì ottimo Pittore in dipignere mari, bonaccie, tempeste, battaglie maritime, Galere, Citta, e Castelli, furono l'opere sue mandate in molte parti d'Europa. Bald. secol. 5. num. 417.
            </p><p>Gio: Schomer, di nazion Tedesco, e di religione Luterano; merita, che di lui si tenga particolar memoria, e si renda in qualche parte picciola dimostranza d'onore, rispetto alla molta lode dovuta al merito di sua virtù: essendo egli stato valente nell' arte sua del dipingere; di maniera grande, di colore robusto, e di libertà di pennello, sul genio d'una idea malinconica, e tetra, che lo tirò quasi sempre a dipingere a lume di notte, e cose serie, e divote. La Citta di Napoli è tanto più ricca dell' opere di questo valent' uomo; di lui si vedono al pubblico alcuni bellissimi quadri entro il Coro della Santissima Concezzione alli Cappuccini; e l'opere sue sono oramai venute in grandissima stima appresso di tutti dell' arte.
            </p><p>Gio: Stefano Maruscelli, nacque in Firenze l'anno 1586. e sotto la disciplina di Andrea Boscoli, venne a formarsi non meno nella Pittura, che nell' Architettura un ottimo Maestro. Venutosene poi ad abitare in Pisa, fece a quei<pb facs="00481" n="457"/>Nobili concepire molta stima di sua virtù, a cagione della bella vaghezza del suo colorito, e la prontezza che tenne nell' inventare: e può dirsi, che l'opere sue aggiungessero ornamento a quella nobilissima Citta, l'impiego in fine, che ottenne dal Re Ferdinando Secondo d'Ingengniere de' Fossi, se lo distolse dalla Pittura, diede all' incontro a conoscere, quanto egli valesse nelle mecchaniche: avendosi intanto goduto gli applausi dovuti al merito di sua virtù; mancò di vita l'anno 1646. Bald. secol. 5. num. 122.
            </p><p>Gio: da S. Giovanni di Casa Maunozzi, nacque l'anno 1590. Mosso da una grande inclinazione al disegno portossi di furtivo in Firenze, dove nella scuola di Matteo Rosselli, ed in sua casa à costo di fatiche, e di patimenti, non che di misera poverta, sompre applicando al disegno, alla lettura d'Istorici, e Poeti, non meno che allo studio d'Architettura, e Prospettiva; divenne quel Valentuomo, che ognun sa: benche d'umore così stravagante, che fu molto lontano da quella gentilezza, che s'appartiene nel conversare, e d'un genio satirico, mordace, e beffante; e pure nell' arte sua, non poco diverso bene spesso da se medesimo; perche forse confidato alla fantasia, che fu in lui di sì viva impressione, operava senza alcuna cosa d'avanti; delle sue opere sono in Firenze in S. Gio: sua patria, ed in Roma, dove in casa del Cardinal Guido Bentivogli meritò l'onore di operare al confronto del celebre Guido Reni; ed essendo dopo varj accidenti tramateli dall' invidia, l'opera riuscita a buon fine, venne in grazia di quel Principe, ed in buon nome di sua virtù lasciato per alcun tempo il dipingere, diedesi a imitazione del Boccalini, a comporre ancor esso de' Ragguagli, motteggiando, e mettendo in burla tutti i professori del suo tempo; tirandosi in tal modo addosso l'odio de'suoi nemici. Fu egli dunque un Pittore assai spiritoso, Poetico, stravagante, e franco nel colorito, e massime in quello del fresco, ed universale, per qualunque soggetto, che avesse avuto a dipingere; ma venuto in disgrazia del Re Ferdinando, ed accrescendosi per l'apprensione sempre più nel suo cuore, e nella sua mente la malinconia; e da interrotti riposi del sonno cadendogli più acre, e veemente l'umor della Gotte al ginocchio, cancrenata la parte, giunse a separargli dal ginocchio la gamba, e tra spasimi, e grida, a dargli finalmente la morte, che ricevè consegni di religione, e di pentimento a' 6. di Dicembre 1626. Bald. secul. 5. num. 1.
            </p><p>Gio: Spagnuolo detto lo Spagna, discepolo di Pietro Perugino, presso del quale seppe si bene profittarsi, che meritò onorato luogo tra discepoli di quel Maestro. In Spoleto, che si elesse per Patria, ed in molte Citta dell' Umbria, lasciò memorie di sua virtù, fioriva circa 1521. Bald. seculo 4. num. 278.
            </p><p>Gio: Battista Lama Napolitano dalla bella freschezza che tiene nel colorire, e da un certo andar manieroso, che l'accompagna; ben può dare a vedere essersi allevato nella scuola del Giordani, ed avere in progresso de' studj suoi tenuto alcuna dipendenza dal Matteis, perche sposò una di lui sorella, e volle talvolta anche a petto di quel Maestro far pruova del suo valore, riuscendoli a buon fine il virtuoso cimento, sono l'opere sue condotte con estrema tenerezza di tenta, che dolcemente viene a perdersi nello scuro, di grazioso disegno,<pb facs="00482" n="458"/>e di spiritosa invenzione, quali pregi s'uniscono in una vaga consonanza, e e massime nelle picciole figure di Sogetti, di Favole, e di Poesie, dove, come ancora per l'amenita de' pensieri riesce molto grato, e dilettevole, ha condotto sino a questo tempo in cui vive, in età d'anni 60. moltissime opere, così al pubblico, come per i particolari, che lo han richiesto, tra le quali ci piace di notare la Chiesa in S. Angelo a Nilo, quelle che sono entro la Chiesa della Cesarea, e la Galleria in casa del Duca di S. Nicola Gaeta. Tiene egli in Napoli onorato luogo tra suoi, godendosi quel buon nome, che di ragione è dovuto alla sua virtù, che per farla più bella, la viene accompagnando di cortesi, e gentili tratti, e di modesti costumi.
            </p><p>Gio: Battista Scorza Genove se fratello di Sinibaldo, attese al disegno presso al Cangiasi; poi datosi a lavorare di minio, imitò con somma diligenza ogni qualunque picciolo animale, la formica, il Ragno, la Farfalletta, e simili: sicchè venne ad esser lodato dal Marini nella sua Galleria. Filippo II. Re delle Spagne invitollo alla Corte, a cagione di far miniare i libri da Coro, che servir dovevano all' Escuriale: così l'opere sue vennero richieste da persone di conto; ed egli ricco di buon nome di sua virtù, e de' suoi buoni costumi, sino all' anno novantesimo de' suoi, moderanno qualunque affetto d'ambizione, condusse modesto si, e civile a più degno fine sua vita: mancando nell' anno 1637. perchè la sorte invitollo a parte delle grandezze di Gregorio suo figliuolo, che di Negoziante era divenuto un gran Principe nel Regno di Sicilia; rimanendosi contento di se stesso; come seguitando non meno il valore, che la virtù paterna; Girolamo suo figlio, non volle portarsi ne tanpoco a godere di quella, e si rimase appresso del Padre: benchè poi in assai matura età, avesse morte fermato il corso degli anni suoi. Bald. secul. 5. num. 155.
            </p><p>Gio: Battista Van Deynum d'Anversa, nacque l'anno 1620. si estese il valore di quest' Artefice in colorire eccellentemente, picciolissimi ritrattini, paesi, ed altre figure di minio. Fu in sua Patria fatto Capitano d'una Compagnia di Borghesi, o sieno Cittadini, il di lui ritratto fu intagliato da Currado Vuaumans. Bald. secul. 5. num. 416.
            </p><p>Gio: Antonio Rossi, Architetto Romano, oriondo di Bergamo, trasse i suoi natali l'anno 1606. indi co' suoi continui, e ben ordinati studj, più che da altro Maestro, si portò a quell' eccellenza nell' Architettura; che l'opere sue dimostrano, e massime in Roma, dove quasi sempre operò. Egli dilettossi di fare incetta di cose rare, e visse con molto comodo, ed onore. Ricordevole in fine di nostra caducità, fece testamento; impiegando la maggior parte degl' ottanta m. scudi, che teneva di valsente in Legati pii, e maritaggi di povere donzelle, ed incontrò l'ora fatale a' 9. di Ottobre del 1695. fu libero ne' suoi sentimenti, ma cortese, e generoso; e per quello, che s'attiene alla sua professione; divise con simetria le sue fabriche, l'adornò con grazia, e con sodezza, e nel cavar le scale, nell' accomodare i siti, fù di mirabile ingegno. Pascoli Vite degl' Architetti fol. 316.
            </p><p>Gio: Van Hoeck d'Anversa, e discepolo del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>: venuto in Italia, e fermatosi a Roma fu in molta stima presso di quella Corte, siccome in quella<pb facs="00483" n="459"/>dell' Imperadore; avendo sempre operato a richiesta de' Signori, e di Principi. Finì di vivere l'anno 1650. Bald. secul. 5. n. 375.
            </p><p>Gio: Vanden Hecke nato in Queremonda, dove fece i suoi studj di Pittura: indi venuto in Italia, fu Pittore del Duca di Bracciano; e finalmente si fermò in Anversa. Prevalse quest' Artefice così nelle figure grandi, come nelle picciole, e similmente ne' frutti, ne' fiori, e negl' Animali: fece il ritratto di sua persona, che poi fu intagliato da Corrado Vuaumans; come nota il Bald. secul. 5. num. 377. in qual luogo ci dà notizia di un tale Luca Franco di Malines, che operò molto bene in Istorie, e ritratti, e viveva l'anno 1661., il ritratto del quale vedesi dal medesimo Corrado alle stampe.
            </p><p>Gio: Van Bronchorts, nato in Utrech l'anno 1603. e più da se stesso, che da alcun altro Maestro di conto, fecesi buono Disegnatore, e lodato Pittore: come dimostrano le bell' opere sue, che condusse in quelle Parti. Bald. secul. 5. num. 379.
            </p><p>Giulio Benesi, viene dal Zinelli fol. 60., posto nel numero de' buoni allievi del Cavalier Cignani.
            </p><p>Giulio Danti da Perugia, la dove ne' teneri anni di sua gioventù attese allo studio della Grammatica, Rettorica, Metamatica, e Filosofia; sicchè pervenuto che fù à Roma, potè con più agevolezza ritenere, e profittarsi degl' Insegnamenti d'Antonio di S. Gallo, famoso Architetto; e tale altresì diedesi a divedere il Discepolo in tutte l'opere, che vennero da lui condotte; e perche era buono Intagliatore, Fonditore, e Gettator di Metallo; perciò condusse il bellissimo Ciborrio di rame dorato in S. Francesco d'Assisi, ed il Vaso di Metallo per lo Battisterio della Chiesa Madre in Perugia. Correva il di lui nome molto celebre per tutta l'Europa, quando la morte, che suole tal volta giugnere inaspettata su l'auge maggiore dell' umane grandezze, lo riconobbe per mortale l'anno 1575., in cui terminò la sua vita: lasciando Erede di sua virtù Vincenzo suo figlio, che dopo avere con molta sua lode esercitato tutte e tre le bell' arti, Pittura, Scultura, ed Architettura, ed arricchito'l Mondo con opere di prodigiosa bellezza; diede fuori un trattato delle perfette proporzioni, di tutte le cose appartenenti al disegno, stampato in Firenze in 4. l'anno 1567. fu egli Vincenzo bravo Notomico, perfetto Disegnatore, eccellente Matematico, e leggiadro Poeta. Pascoli vite degli Architetti num. 287.
            </p><p>Giulio Raibolini Pittor Bolognose discepolo di Francesco Francia, e suo Cugino. In S. Francesco di Bologna e di sua mano la Tavola, dov' è San Girolamo, e San Francesco, la quale viene in pruova del valore di quest' Artefice; perche egli non fu niente meno degl' altri Maestri usciti dalla scuola del Francia: era il suo dipignere circa'l 1500. Bald. secol. 4. num. 190.
            </p><p>Giulio Caporali da Perugia figlio, e discepolo di Benedetto, che fu allievo del Perugino; ma siccome avea imitato il Padre nella Pittura, così avendola esso abbandonata, e datosi all' esercizio dell' Architettura, si rivolse ancor' egli a simili studj: fioriva quegl' Artefice circa il 1540. Bald. secol. 4. num. 289.
            </p><p>Giuda Indocus di Brusselles, avendo fatti buoni studj in Italia; ebbe in pregio<pb facs="00484" n="460"/>di ben' ordinare le sue Invenzioni, e di colorire con ottimo gusto. Vedesi di mano di quest' Artefice in Brusselles sua Patria una Tavola, dove egli rappresentò la Cena del Signore; ed operò sino agl' anni del 1603., perchè più non visse. Bald. par. 2. secul. 4. num. 276.
            </p><p>Giuseppe Simonelli Napoletano, uno de' buoni allievi del' glorioso, e rinomato Pittore, il Cavalier Luca Giordani: se mancò nella parte, che s'attiene all' Invenzione; con particolare abilita seppe nulladimanco avvicinarsi al tocco del colore, ed al soave, e dolce accordio del suo Maestro, che avendolo allevato presso di se, e scorgendo in esso lui questa bella dote, se ne avvalse alcune volte, e lo fece pignere co' suoi bozzetti; come avvenne nell' opera della Sagrestia in S. Brigida, che per disgrazia non potè avere l'ultima mano, e si restò così. Non e per questo, che non abbia condotto alcune cose da se; anzi moltissime, così in Napoli, come ne' paesi d'intorno: facendo solamente in esse desiderare quel tanto, di che sono manchevoli, e che nasce da più profonda intelligenza, che non fu in lui, come poco fondato ne' si, curi principj del disegno; morì in fine quest' Artefice d'anni 64., intorno al 1710. Dominici Vita Giordani fol. 101.
            </p><p>Giuseppe Magliar Napoletano, e figlio d'Andrea Intagliatore in rame; allevossi nella famosa Accademia dell' unico, e singolar Pittore de' Tempi nostri Francesco Solimena: e sotto la di lui disciplina, e guidato co' sicuri principj di un tanto Maestro; riuscì ottimo, e franco Disegnatore: sicchè facil cosa gli fu applicare all' Esercizio del Padre, ed acquistarsi un bellissimo, e gentil taglio; quando dopo aver terminato il Rame del S. Guglielmo, Invenzione molto nobile del Solimena, che fu dipinta a tal oggetto in tela di simil grandezza a chiaroscuro, si morì giovine di mal di petto; ed è stata nostra disgrazia, perche averebbe operato delle belle cose.
            </p><p>Giuseppe Mastroleo deve tra' Napoletani godersi il vanto di Maestro, per molte doti, che sono in lui; avendo mostrato alcun saggio del suo valore in quelle opere di pittura, che sinora ha dato fuori all' ultimo giudizio di questo Pubblico, ed alle lodi de' Virtuosi; e per essere sortito dalla scuola di Paolo de Matteis, e tra i numerosi allievi di lui, il primo, a cui fusse bastato il cuore di avvicinarsi a quella maniera, se non in tutto uguale alla profondità, ed all' intelligenza del suo Maestro, non dissimile nell' Idea, nel colore, e nella delicatezza, e polizia del tignere. Faccia dunque ragione il merito di sua virtù a quell' origine, onde selicemente la trasse. Vedesi di quest' Artefice una Istoria nella Volta in S. Brigida, ed un quadro di N. D. Addolorata, per ornamento d'Altare in una delle Cappelle di detta Chiesa; e molte altre in diverse Chiese, e Palaggi di Signori, e Principi; ed altre ne condurra a buon fine, per ritrovarsi sul cinquantesimo di sua eta, ed in tanto buon credito dell' Arte.
            </p><p>Guglielmo di Niculant d'Anversa, imparò a dipignere primo dal Saverj; poi da Paolo Bril in Roma. Egli però si volle applicare a dipignere Anticaglie, e ruine di essa Città, quelle accompagnando con belle vedute di paesi, e picciole figurine. Lavorò di minio, incise all' acqua forte, ed ebbe gran talento alla poesia. Segnò l'ultimo de' suoi giorni in Amsterdam l'anno 1635.<pb facs="00485" n="461"/>ed' il di lui ritratto sù intagliato di mano del Meyssens. Bald. secul. 5. num. 120.
            </p><p>Guglielmo Key di Breda; ma fiori in Anversa circa l'anno 1540: era egli stato allevato nella scuola di Francesco Floris, e poi di Lamberto Lombardo. Operò al'naturale; e dipinse con più dolcezza di qualunque altro de' suoi tempi, benchè in tutto non potesse agnugnere allo spirito del Floris. Delle sue belle, e numerose opere, molte andarono a male colla Ribellione. Fu egli dotato di onesti, e gentili costumi, e l'arte venne per lui'n molta stima; essendo vissuto con magnificenza, e nobile trattamento di sua persona: era tenero di cuore, ed amava la nobilta; e perchè ebbe sempre in orrore la faccia del Duca d'Alva, allora in Governo di quelle Provincie: accadde, che nel mentre lo dipigneva, gli avvenne il sentire gl'ordini per la morte del Conte Egmont: sicchè tanto accurossi, che lo stesso giorno, che fu fatto morire il Conte, ancor' esso si morì, al quinto giorno di Giugno del 1568. Bald. secul. 4. num. 308.
            </p><p>Guglielmo da Forlì al riferir del Vasari, e del Bald. secul. 2. num. 28. si ha, che egli uscisse dalla scuola di Giotto.
            </p><p>Guobert Fljnk d'Amsterdam, e dicesi di Religion Calvinistà; non curossi di veder l'Italia; ma essendosi allevato presso al Rembrant, diede il genio all' Imitazione di quella maniera, benchè nel contorno cercasse poi di migliorarla. A cagione di grandi studj, che fatto aveva sopra i migliori Maestri della Fiandra; venne costui in molto credito, e condusse diverse opere per gl' Amatori dell' Arte, da' quali venne ricompensato a proporzione del merito suo. Morì d'anni 40. nel più bel corso del suo operare, che fu l'anno 1646. Bald. secul. 5. num. 484.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
IAcopo di Artese, nato in Brusselles, venne presso di que' di sua Nazione, in credito di essere il miglior Pittore di Paesi, così in grande, come in picciolo. Viveva circa il 1640. Bald. secul. 5. num. 379.
            </p><p>Jacopo Corneliz non è venuto a notizia d'alcuno il tempo del Natale di costui: ne tanpoco si sa da chi egli imparasse a dipignere: ne come da Contadino; e poco più apprendesse una sì bell' arte: nella quale fattosi eccellente Maestro, meritò di essere ammesso alla Cittadinanza d'Amsterdam. Fra. le varie cose operate da lui si distin gue il quadro della Deposizione della Croce, ed erano in esso bellissimi ritratti, con figure ignude, e vestite ben disposte, e con varie espressioni d'affetti. Ebbe un suo fratello, detto Buis, che pure attese alla Professione, e similmente un figliuolo chiamato Dierich, del quale a suo luogo si disse. Furono le pitture di Jacopo circa il 1520. Bald. secul. 4. num. 190.
            </p><p>Jacopo Ernesto, nobile di Linda, apparò l'Arte della Pittura prima in Costanza, e poi in Campoduno; ma il progresso maggiore de' suoi studj lo fece in<pb facs="00486" n="462"/>Roma: sicchè riuscì non solo eccellente Artefice in far paesi, sul gusto del Elzheimer suo caro amico: ma ebbe sufficiente abilita, e buona prattica nelle maggiori figure ancora, e nella Composizione delle grand' Istorie, e massime, dove li tornava bene, o necessità d'introdurvi alcun paese. In fine per le note turbolenze della Fiandra, ritiratosi a' servigj dell' Imperadore, resse per molti anni la Prefettura dell' Annona, sino che giunto al fin di sua vita, chiuse i suoi giorni a dì 2. d' Ottobre 1653. Bald. secul. 5. num. 121.
            </p><p>Jacomone da Faenza, uno de' rinomati Discepoli di Rafael d'Urbino, che servirono d'agiuto a quel primo, e raro Maestro di coloro, che sanno. Faenza sua Patria è molto ricca delle virtuose opere di quest' Artefice, che fu di non poco giovamento a Taddeo Zuccari, stato per qualche tempo appresso di lui a Roma. Fioriva circa il 1530. Bald. secul. 4. num. 241.
            </p><p>Jacopo Lanfrani Scultore, ed Architetto Veneziano, che in sua Padria, in Bologna, ed in altri luoghi d'Italia, varie cose operando, secondo l'oscurita di que' tempi, cioè del 1300., nel quale fiorì; si acquistò nome di buono Artefice; essendosi allevato sotto la disciplina d'Agostino, ed Agnolo Senesi. Bald secul. 2. num. 45.
            </p><p>Jacopo Maria Foggini apprese l'Arte della Scultura da Antonio Novelli; e dopo essersi affaticato alquanto su' marmi, si diede ad intagliare in legno conducendo opere bellissime, dove ha mostrato buona prattica, e gran giudizio in tutte le cose, che appartengono alla Scultura, ed Architettura; Egli fu Uomo da bene, e col medesimo buon nome pervenne al fin di sua vita l'anno 1683., lasciando un nipote per nome Gio: Battista, il quale avendo perfezionato i suoi studj in Firenza, ed in Roma, ha fatto opere <unclear reason="faded">d gne</unclear> di somma ammirazione nella Chiesa del Carmine, ed alla Cappella di S. Andrea Corsini. Bald. secol. 5. num. 352. Vita d'Antonio Novelli in fine.
            </p><p>Jacopo Pacchierotti Cittadino Sanese, seguitando la Scuola di Rafaello, vi fece per entro grandissimi progressi: conducendo in sua patria opere assai lodevoli: ma ritiratosi in Francia è fama che in quelle parti venisse in molto credito per la sua virtù: fioriva circa il 1520. Bald. secul. 4. num. 227.
            </p><p>Jacopo Parolini Ferrarese allievo del Cignani, ha dato Saggio del suo valore nella bella Cupola dipinta in sua patria, entro la Chiesa di S. Paolo mostrando in quest' opera intelligenza di disegno, e vivacità di fantasia. Zanelli fol. 60.
            </p><p>Jacopo Razzet: avvisa il Bald. secul. 4. num. 244., come quest' Artefice fusse nativo di Shertoghen in Fiandra, aver egli dipinto benissimo alcuni vetri; nè sapersene altra notizia.
            </p><p>Jacopo Van Compen Architetto, e Pittor Fiamengo: avendo in sua gioventù studiato molto su le cose di Roma, ritornato in patria, ebbe lode di avere in Olanda introdotto l'ottimo gusto dell' Architettura; e di suo disegno si vede il Palazzo d'Amsterdam: nè poco altresì mostrò di valere nella Pittura; regolandosi sempre col naturale: ma il suo contorno fù sul fare del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs> suo Maestro, benche in tutto non imitasse la vivezza di quel colorito. Egli era nato assai nobile; onde con generosita signorile, non già per alcun prezzo,<pb facs="00487" n="463"/>ma diede sempre in dono l'opere sue; seguì sua morte circa l'anno 1660., fù suo discepolo un tale Matteo Calzetti bianche, e di questi Gasparo Uvitelli. Bald. secul. 5. num. 380.
            </p><p>Jacopo Van Es colorì eccellentemente frutti, pesci, e fiorì al naturale: viveva in Anversa sua patria l'anno 1661. il suo ritratto si vede alle stampe, per mano del Maissens. Bald. secul. 5. num. 415.
            </p><p>Jacopo Urancquaert, fù Architetto dell' Arciduca Alberto, ed Ingegnere ordinario di Brusselles per servizio di sua Maesta. Bald. secol. 5. n. 198.
            </p><p>Juos di Cleef, detto il Pazzo, perche venuto in tropp' amor di se stesso, parevagli che'l mondo mal corrispondesse al concetto di sua virtù; per la qual cosa ne giunse a delirare, e finalmente ad impazzire: portò bensì pregio di bravo Coloritore, parendo i suoi coloriti di vera e viva carne; e per altri suoi vanti se gli deve il nome di valoroso Artefice: fiorì in Anversa sua patria, circa il 1515. Bald. al secul. 4. num. 215.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
LEone Van Neil, nato in Brusselles l'anno 1605. fù buono Miniatore, si dilettò di far fiori, e mosche, ed altri animalucci al naturale; e molto bene s'intese d'Architettura, e prospettiva, Bald. secol. 5. num 378.
            </p><p>Lionardo Olivieri nato nell'anno 1692. nella Città di Martina posta negli stati della Nobilissima, ed antichissima famiglia de' Caraccioli, mostrossi nella di lui più tenera eta, non poco inclinato alle lettere, nelle quali essendosi approfittato col crescer degl' anni invogliossi fuor di misura della Pittura, al che fare servivali di Sprone, non men l'inclinazione naturale, che la propria abilità, quali circostanze, come assolutamente necessaria in colui che intende approfi tarsi in una qualche scienza, ò arte essendo state ben considerate con specialita unite nella persona del Giovane da Francesco Secondo Duca di detta Citta, come da colui, che altra mira non ebbe, se nò che di propagare con tutto lo studio le buone scienze, ed arti ne' luoghi del suo Dominio, e la gloria, ed avanzo de' suoi Vassalli, con amorevolezza da Padre, animò lo giovane à portarsi in Napoli, ove li diede ben decente, e commodo albergo nel suo Palaggio, nel quale sin al dì d'oggi abita; ma vi è più si mostrò interessato negl' avanzi del giovane suddetto, qual'ora ebbe l'impegno raccomandarlo con ogni caldezza al non mai abba stanza lodato il Signor Solimena nella di cui specchiatissima scuola avendo apparato la franchezza del disegno, ed il bel modo di colorire hà felicemente mostrato il suo talento nelle lodevoli opere poste, e nelle publiche Chiese, e nelle private Gallerie de' Signori del Regno, bisognando darli vanto nell'opere così ad olio, come à fresco, siccome chiaramente mostra il fondo del Seggio di Capuano, e la facciata della nostra Sala del Conseglio da lui dipinta à fresco con somma morbidezza, e disegno, senza raccordarne quì tant' altri, al che fare non permette la presente opera,<pb facs="00488" n="464"/>vive felicemente in questa Città con la sua onorata fameglia, e ritrovasi presentemente applicato nella Venerabile Congregazione de' Signori Nobili detta della Misericordiella, ove dal buon genio di quei Signori è stato prescelto à fare il Quadro grande nella suffitta.
            </p><p>Lodovico Jans, nativo di Sherteghen, non solo fu valente Artefice in dipignere frutti, e fiori, e con molta pazienza quelli fingeva al vivo sopra alcune caraffe di vetro; ma nelle figure ancora mostrò quanto egli valesse: fioriva circa il 1520. Bald. secul. 4. num. 243.
            </p><p>Lorenzo Bolognese, discepolo di Franco secondo la qualità di que' tempi, cioè del 1340. ne' quali fioriva, si acquistò nome di ragionevole Artefice. Bald. secol. 2. num. 57.
            </p><p>Luca Franco: vedi Gio: Uanden Nech.
            </p><p>Luz Tedescho discepolo di Baldassarre Franceschini, che molto l'amò. Egli ha operato convenevolmente in pastelli. Bald. secol. 5. Vita di Baldassare Franceschini in fine num. 415.
            </p><p>Luca Valchembergh, e Marten, ed Ans de Uries di Malines: convissero questi virtuosi con pace, ed allegrezza, ed ebbero in diletto di dipingere bellissime vedute di paesi, in qual professione riuscirono eccellenti Maestri: fiorivano essi circa gl' anni 1566. Bald. secol. 4. part. 2. n. 142.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
MArino Boccanera Architetto Genovese fioriva circa il 1273. costui per le molte invenzioni del suo notabile ingegno, divenne caro alla sua patria, perche vi fondò il Molo, e la Tarsina. Bald. secul. 1. num. 43.
            </p><p>Maso Pappacello Cortonese discepolo di Benedetto Caporali, fece anche qualche profitco appresso di Giulio Romano: fioriva circa il 1510. Bald. secul. 4. num. 187.
            </p><p>Marco del Moro Veronese discepolo di Batista del Moro, dal quale apprese la buona Maniera del colorire ad olio, ed a fresco. Egli fiori va nel 1560. Bald. secul. 4. num. 332.
            </p><p>Matteo Nigetti Scultore, ed Architetto Fiorentino, stiede sotto la disciplina di Bernardo Buontalenti; restando quasi la maggior parte di sue virtuose fatiche a' comandi de' suoi naturali Signori. e specialmente venne impiegato nella gran Galleria, e nella Cappella di S. Lorenzo: fatto oramai Vecchio pervenne all' ultimo de' suoi giorni a dì 13. Ottobre 1649. Bald. secul. 4. p. 3. n. 268. suo figlio Gio: attese alla Pittura, presso di Batista Naldini, ma poco, o nulla vi operò.
            </p><p>Matteo Nannini Bolognese, nella Scuola del Cignani, non si meritò meno onore che gl' altri suoi condiscepoli. Zanelli fol. 60.
            </p><p>Matteo Vvithoos d'Amarsfort discepolo di Van Compen, eccellente Maestro in paesi, frutti, e fiorì: viene però contra distinto da una sua certa inclinazione, ed abilita in contrafare animali velenosi, sotto, o presso alcune erbe di<pb facs="00489" n="465"/>qualità diverse; ma tanto veri, e spaventosi, che muovono orrore a vederli: ne per soverchio finirli, tolse loro la forza, e'l rilievo: fioriva questo raro Artefice circa gl'anni 1681. in qual tempo era ancora tra vivi. Bald. secol. 5. num. 622.
            </p><p>Michele Pagano e vissuto in Napoli sua Patria con quell' applauso, che mercè di sue onorate fatiche, s'era egli acquistato di ottimo Maestro, e Pittor di Paesi: nè sono molti mesi, che lasciò di se, e dell' Opere sue grandissimo desiderio di questo Pubblico, che di ragione ebbe a dolersi per la perdita di questo valente Artefice; mancato cosi di repente, nella forza maggiore del suo operare, e dell' Arte: da che veggiamo essere i suoi dipinti, di amena, e verdeggiante Macchia, l'arie lucidi, e brillanti, e le nubi ben tocche; accompagnando la degradazione de' siti con assai nobile, vaga, e dolce bellezza di tinta, lucidezza, e polizia di colore: quali cose facendo regolatamente corrispondere al tutto d'una armoniosa Invenzione; sortì la sorte di farsi una sua propria maniera, che rispetto ad una simile professione, merita somma lode non solo per queste, ma per altre belle doti, che l'accompagnano; è dunque, che resti chiaro il di lui nome alla memoria de'Virtuosi, quando l'opere sue vivono al diletto de' riguardanti.
            </p><p>Monsù Bernardo, nacque in Danimarca l'anno 1624., e più che altri, avendo appreso la pittura da Rembrant Van Rein, e profittatosi co' precetti di quel Maestro, entrò nell' Accademia di Ceulemberg, e vi stette per tre anni. Invaghitosi di vedere l'Italia, si trattenne per qualche tempo in alcune di quelle Città, sempre operando a richiesta de'Signori: sino che pervenuto in Roma, e tocco dall'orrore di peste, che faceva gran stragge in quel luogo, o mosso da altra causa abjurò con segni di pieta la Luterana, ed alla vera Religion si ridusse; eligendosi per patria quella gran Patria del Mondo: sempre operando al diletto de' Principi, all'onore dell'arte, ed al gusto de'virtuosi; prevalse Egli ne' suoi dipinti nell' imitazione di cose amene, curiose, burlesche, e rusticali: portando maniera assai gentile, e vaga; sicome intanto aveva dato in vita segni di buon Cattolico, così con vera divozione, e patienza, accompagnò la sua morte, accorsa l'anno 1687. Bald. secol. 5. num. 510.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
NEroccio da Siena, che fioriva nel 1330. e fu stimato a' suoi tempi Ingegnoso Architetto. Bald. secol. 2. nu. 33.
            </p><p>Nicola de Helst Stogade, nacque in Nimega il 1614. dopo che stette qualche tempo in Venezia, ed in Roma se ne passò in Francia, e venuto in pregio per le sue belle opere; ebbe l'onore di essere ricevuto Pittore di Sua Maestà. Il suo ritratto, ch'è alle Stampe, fu intagliato da Pietro de Jode. Bald. secol. 5. nu. 476.
            </p><p>Nicola Canuper, imparò l'Arte della Pittura in Lipsia, da Emanuele Nyssen, e fiorì in Utrech, si trattenne per qualche tempo appresso ad Abramo Bloc<pb facs="00490" n="466"/>mat, conducendo molte delle opere per lo Re di <unclear reason="faded">Danimarca</unclear>. Vedesi per le Stampe il suo ritratto intagliato da Pietro de Jode. Egli fioriva circa il 1540. Bald. secol. 5. num. 397.
            </p><p>Nicola Malinconico Napolitano, già Cavaliere di Clem. XI. col titolo di Conte. Egli nacque d'Andrea buon Pittore altresì; perche sortire i natali in casa de' Virtuosi, è gran vantaggio, massime in quest' arti: non durò mol. to, che dato di mira alla vaga, ed oltremodo nobile maniera del Giordani; lasciato da parte il dipinger fiori, volle applicarsi all'imitazione di quella; in qual modo di fare ha mostrato una vivezza, e freschezza di colore assai lodevole, e vago componimento; e più là dove ha voluto mostrare lo sforzo del suo sapere: come può vederfi nella soffitta in D. Alvina, ne' Laterali all' Altar Maggiore in S. Maria la Nova, ed in alcune storie in S. Gaudioso. Questo Artefice non solo dipinse per i suoi; ma di continuo ebbe richiesta da forastie ri; e diedesi a conoscere in Roma, in Venezia, ed in Vienna. Sicchè pervenuto a gl' anni 67. con accidente apopletico, munito de' Sacramenti passò da questa all' eterno riposo a' dì 25. Marzo l'anno 1726. Dominici Vita Giordani fol. 102.
            </p><p>Nicola Roggier, &amp; Nans Kaynot, detto il Sordo, come si fu; e l'uno, e l'altro eccellenti in far paesi; ma più del primo il secondo, che dipinse sù la maniera del Patanier. Fiorivano questi Artefici circa il 1540. Bald. secol. 4. num. 395.
            </p><p>Nicolò Maria Rossi nato da Gio: Domenico Rossi Avvocato Napolitano s'Incaminò sotto i precetti di Solimena, caminando a gran passi all' acquisto dell' Arte, traendo l'origine di sua virtù da un fonte chiarissimo; Ha egli dipinto in varie Chiese, e Case, restando di presente impiegato a' comandi di Sua Eccellenza il Conte di Arac Vicerè di Napoli, per dovere rappresentare in picciole figure le piu nobili comparse, che esso Vicerè è solito fare in diverse solennita festive; e queste gran tele devono servire per ornamento di una Galleria in un Casino di Villa. Vive felicissimo in Patria.
            </p><p>Nicola de Filippis nativo di Triggiano Provincia di Bari ne' primi anni ebbe la direzzione di D. Vit' Antonio suo <unclear reason="faded">Zio</unclear> Pittore molto rinomato in quella Provincia, indi portossi in Napoli, e nella scuola di Paolo de Matteis ha proseguito con gran genio i suoi studj: di questo Artefice si veggono grandissime Opere in diverse Chiese di detta Provincia con grande applauso di tutti: Tra gl'altre nella Chiesa delle Rever. Monache di S. Chiara di Bari nell' Altare Maggiore vi è un quadro dell'istessa Santa, nel Seminario, e nella Cappella di Monsignor Priore ve ne sono due altri. Nel Piano di Sorrento vi è un Quadro del ritorno d'Egitto di palmi ventidue in circa; Nella Chiesa di S. Margheritella di questa Capitale ve ne sono quattro, e due nella Congre. gazione de Preti Secolari al Gesù Vecchio, oltre diversi altri Quadri, che si veggono in Casa di Calabritto, ed altri Signori: molte altre sara per condurre a perfezzione ritrovandosi non più che all' eta d'anni trenta sei, ed in gran concetto dell' arte.
            </p><p>Nicola Russo Napoletano, per la prima volta che uscì sul pubblico si diede a conoscere dotato di grande abilita nella pittura con maniera assai franca, e<pb facs="00491" n="467"/>grandezza di stile, che forse potè apprendere dal Cavalier Calabrese suo primo maestro, come può vedersi nel Sedile di Montagna in Napoli. Pas. sato poi nella scuola del Giordani, non mancò punto da suoi buoni principj; anzi potè maggiormente coltivare sua naturale facilita, onde venisse impiegato in opere di molta considerazione; come è quella della volta, nella Regal Cappella, che ritrasse da bozzetti di suo Maestro: cosi avendola condotta a buon fine venne in maggior credito del suo nome. Sono i disegni di questo Artefice tocchi con un modo maestevole, e franco, oltre all' essere copiosi d'invenzione, e concepiti sì bene all' idea del Giordani; sicchè sogliono talvolta scambiarsi con quelli di lui. Merce di questa sua feracia di pensieri, prontezza, e libertà di mano ebbe poi molto da fare in apparenze di scene, Machine di quarant' Ore, che pur condusse con Raimondo de Dominici, altro valente allievo del nostro Luca, ed apparati di feste; molti de' quali si vedono al giorno d'oggi, e dovrebbe tenersi conto di loro; cosa che potè offendere alla dolcezza di sua maniera, ed al colorire a olio. Finalmente datosi a dipingere animali, condusse alcune opere, che sono degne di lode: ma cessò d'operare, quando la podagra, e la chiragra, togliendo l'uso delle mani, lo condusse a poco a poco al suo fine circa gli anni 1708. essendone vissuto 55. lasciando di se Cristofaro suo figlio, dotato in buona parte di questo natural talento: in modo tale, che riesce facile nell' inventare, come è pronto, e spedito alla prattica. Dominici Vita Giordani fol. 31.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
ONofrio d'Avellino, merita che di lui si tenga alcuna giusta memoria, non meno per la virtù, che possiede, che per la bonta de'suoi costumi. Egli fu da prima nella scuola del Giordani, ed in progresso in quella del Solimena; e sì bene imitò alla somiglianza alcune opere di questo valentuomo, che ne' Paesi lontani vennero a scambiarsi con gl' originali. Dopo aver condotto in Napoli sua Patria diverse cose di sua invenzione; volle portarsi sotto altro Cielo solito sempre a dimostrarsi benigno a' virtuosi di simile professione, e fermò sua abitazione in Roma, dove avendo preso moglie vive onoratamente, ed ha condotto bellissimi ritratti, e varie cose, con molta diligenza; e polizia di maniera; e tuttavia molto si và procacciando co' suoi studj quella ragionevole lode, ch'è dovuta alla sua virtù.
            </p><p>Orazio Fidani Fiorentino, discepolo di Gio: Bilivert, fu in quel tempo che stette con esso lui di grande ajuto al Maestro, bozzando co' suoi disegni, o rifacendo gl' originali; datosi poi a far da se, infinite opere condusse in Firenze, che furono circa il 1642., e molti giovani istruì, i quali riuscirono ragionevoli maestri, e tra essi sono Francesco Morosini, che per le opere fatte in Patria venne ad essere in stima. Francesco<pb facs="00492" n="468"/>Maria Morandi, ed in Roma s'acquistò quel buon nome, ch' era do vuto alla sua virtù. Agostino Melissi sufficiente maestro per qualunque pregio, che si richiede ad un Pittore, per essere universale nell' Arte. Bald. secol. 5. Vita di Gio: Bilivert num 76. in fine.
            </p><p>Orazio Mochi Scultor Fiorentino, discepolo di Gio: Caccini lavorò molto bene il marmo; benchè nel tagliar la pietra riuscisse alquanto infelice: sicche la maggior cura la pose nel modellare, o nell' incidere in pietra dura; e così ebbe molti impieghi nella Galleria del Gran Duca, e nella Cappella dl S. Lorenzo. Francesco sùo figliuolo, applicò alla medesima professione, ed e lo stesso, che fece i Cavalli nella Piazza in Piacenza, che sono tanto lodati, perche mostrò particolare abilita nel far gl' animali. Ei morì nel 1648. Bald. secol. 5. num. 137.
            </p><p>Ottavio Tanella, nato in Ascoli da nobili parenti l' anno 1635. presso i quali assai bene incaminato alla pieta, ed alle lettere, non potendo nascondere il fine, la dove era portato dal genio, volle applicare all' intaglio in picciole figurine: così desiderando di accompagnare l'abilità allo studio; andossene a Roma, e dal Bernini, venne a farsi ottimo prefagio di sua riuscita: studiò per tal' oggetto le cose de'Valentuomini, e fattosi ancor egli tale, ha dato a vedere in piccioli spazj, o di bussolo, o di nocciuolo di noce, numerose Istorie, battaglie, ornamenti, e cose simili, che l'occhio medesimo non può distinguere senza l'ajuto del Microscopio. Lasciando dopo, o qualche tempo questa penosa professione, diedesi al Minio; nel qual genere di fare, faticando con minor diligenza, ed amore, cadde gravemente infermo, ed in eta d'anni 25. cedendo all' in fine al male, se ne passò da questa vita a' 10. Dicembre 1661. Bald. secol. 5. num. 616.
            </p><p>Ottavio Vannini Fiorentino, discepolo d'Astasio Fontebuoni, e poi di Domenico Passignani, al quale per alcun tempo servì d'ajuto in bozzare co' suoi disegni. Aperta stanza da se, venne in moltissime congiunture ad esser richiesto dell' opere sue, ed onorato altresì da' quei dell' Arte. Operò per le Chiese, soddisfece a'privati, ed ubbidì a'comandi del suo Padrone, che lo volle a terminare il Salone nel Palazzo de' Pitti. Egli mostrò tener prattica, e buon gusto sul fresco, disegnò bene con morbidezza, e buona intelligenza di muscoli; e forse la soverchia diligenza lo portò a tornar di nuovo su lavori: sicchè l'opere sue patiscono alquanto del duro, e d'un non so che, che potè nascere da quel difetto. Amò la quiete, e la pace, e fù Uomo rispettoso, e da bene. Accadde la di lui morte l'anno 1643. Bald. secol. 5. num. 141.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00493" n="469"/>
P. Fra Gio: Batista Stefaneschi, nativo di Roma picciol Castello, lontano da Firenze quindici miglia. Egli fu Eremita del Monte Lenario della Religione de' Servi, nella quale dopo a qualche anno invogliossi di applicare al disegno; impiegandovi da se stesso quel tempo, ehe gl' avanzava da' suoi officj. Conferì non poco alla grand' Inclinazione del P. l'amicizia, che tenne con Andrea Commodi Fiorentino, col Ligozzi, e col Cortona; perchè in poco tempo datosi alla Miniatura, vi riuscì quel Valentuomo, che'l Mondo sa, rapportando tal volta maravigliose opere di Tiziano, del Sarto, del Correggio, di Raffaele; ed altre facendone di sua invenzione: come si può vedere in quelle, che si conservano nella regal Galleria in Firenze. Visse questo Virtuoso anni 77., e molto prima avendo mira a più gioriosi acquisti, e prepararsi alla morte; lasciata da parte ogni applicazione, si fermò nel suo Eremo; e da questo in quello, che di sua direzione doveva fondarsi in Venezia, chiuse santamente i suoi giorni a 31. Ottombre l'anno 1659. Bald. secul. 5. num. 163.
            </p><p>Paolo Biancucci Lucchese cercò sempre d'imitare la maniera del suo gran Maestro Guido Reni, accompagnandola con vaghezza di colorito, e gentilezza d'Invenzioni; e quando volle copiare gli originali di Guido, lo fece eccellentemente; perchè era diligentissimo nel suo operare. In Lucca sua patria si vendono le principali Opere di questo virtuoso Artefice, il quale fu di nascita assai civile, e grazioso di persona, e di tratto. Mancò di vivere l'anno 1653. Bald. secul. 5. num. 82.
            </p><p>Paolo del Ponte d'Anversa, nato l'anno 1603. fece i suoi studj presso Luca Vostrrmans, ed al Rubbens. Applicossi all' Intaglio, e portò maniera assai dolce; conducendo alcune cose del suo, e molto più del Vandich, ed il ritratto, che esso Vandich aveva dipinto di se medesimo: quello però di Paolo vedesi intagliato da Pietro de Jode. Bald. secul. 5. num. 377.
            </p><p>Pietro Arsen detto il Gongo a cagione della grande statura di suo corpo, Egli fu Discepolo di Tan Mandin; ed era nato in Amsterdam l'anno 1519. il genio di quest' Artefice lo portò non solo a rappresentare Cucine, Banchetti, ed altre cose appartenenti, e con tanta prattica, che faceva parer vere; ma lo mosse tal volta alle figure grandi, ed agl' Eroici Soggetti: come vedevasi in molte opere, che fece in Amsterdam, che poi la maggior parte andò a male per le Rivoluzioni di quei Paesi: sicchè il pover' Uomo fortemente se ne dolse. Fu buon prospettivo, e molto bene ornò le sue figure, i panni, egl' animali. Ebbe poco concetto di se, ne sostenne con decoro il credito di sua virtù: così in fine d'anni 66. giunse all' estremo de' giorni suoi l'anno 1563. di costui nacquero tre figli, il primo si disse Pieter Pietersz, che oltre all' esser buon Pittore, morì nel 1603. con fama di ottimo litterato, e chiaro per l'Eloquenza, e dottrina sua. Il secondo si chiamò Aert,<pb facs="00494" n="470"/>e fece bellissimi ritratti al naturale. L'ultimo fu Dirich, ed operò a Fontanablò in Francia, e nell' ultima Guerra avanti il 1620. restò ammazzato. Pieter il primo ebbe un figliuolo, che seguitò ancor egli la maniera del Padre. Bala. secul. 4. num. 298.
            </p><p>Pietro Dancrerse nato in Amsterdam l'anno 1603. dell' opera del quale molto si servì la Maesta di Uladislao IV. Re di Polonia. Bald. secul. 5. num. 379.
            </p><p>Pietro Meert, nativo della Citta di Brusselles, fu buon Pittore, il cui ritratto vedesi intagliato da Caukercken. Bald. secul. 5. num. 377.
            </p><p>Pietro Paolo della nobile famiglia de' Jacomettì, nacque in Recanati, l'anno 1580., attese non solo alla Scultura, e gittar di Bronzo; quali cose apprese molto bene da Anton Calcagni suo Zio, e da Tarquinio Jacometti suo fratello; ma volle far pruova di se nella pittura, e lei ebbe occasione d'apprendere da Cristofano Roncalli delle Pomerancie, ed al quale servì d'ajuto nella Cupola di Loreto. Pietro intento condusse molte lodevoli opere, così nell' una, come nell' altra professione per diverse Città d'Italia. Seguì la morte di quest' Artefice l'anno 1655. Bald. secul. 5. num. 18.
            </p><p>Pietro Van Bredael nato in Anversa l'anno 1630. è stato Pittore assai stimato; ha operato in diverse Provincie, e particolarmente nella Spagna. Bald. secul. 5. num. 624.
            </p><p>Pietro Van Lint d'Anversa, operò molto bene in grande, ed in picciolo, e fece ritratti, e storie Spirituali, e profane ad olio, ed a tempera. Molte di sue opere, ebbero il Caldinal Gevasio Vescovo d'Ostia, la Città di Roma in una Cappella della Mad: al Popolo, ed il Re di Danimarca. L'anno 1661. era Egli ancora in vita, il di lui ritratto vedesi intagliato da Pietro de Jode. Bald. secul. 5. num. 415.
            </p><p>Pier Francesco Silvani, Architetto Fiorentino, e d'onorata famiglia, discepolo, e figlio di Gherardo, che stando sotto la direzzione del Padre, attese ancor' egli all' Architettura; e nella sua patria venuto in buon nome, diede molti disegni per fabriche, facciate, Altari, e Palazzi, continuando ad operare sino agl' anni 1685. dell' eta sua il settantesimo quinto. Bald. secul. 5. n. 528.
            </p><p>Prete Francesco Boschi, nato in Firenze l'anno 1619., e stando sotto la direzzione di Matteo Roselli suo zio materno, si mosse con altri suoi fratelli ad apprendere la pittura, nella quale fece grandissimi avanzi, cosi nel colorito, come nel disegno: sicchè venuto in credito di Maestro, opero varie cose a richiesta de' Cittadini, e de' forastieri. Fattosi finalmente Prete, visse con esempio di virtù Cristiana; e può credersi, che da indi in poi, come inteso a fine migliore a vesse più tosto peggiorato, che migliorato nell' Arte; benchè ne' 24. anni, che visse in questa Santa vocazione facesse poi opere di molta considerazione; così pervenuto agl' anni 56. di sua età, e sempre operando per zelo di Dio, e per utile del prossimo lasciò questo mondo pieno del suo buon nome, e ritenne per se la gloria di esser morto con questo comun concetto appresso degl' Uuomini di vero Servo del Signore. Bald. secul. 5. num. 428.
            </p><p>Prete da Urbino, non solo ricevè dalla cortesia di Raffaello l'insegnamenti<pb facs="00495" n="471"/>dell' Arte; ma per essere similmente suo parente; vennero con Giulio Romano, ed il Fattore ad essere Erede del suo Maestro. Fiorì anche in questi tempi del 1520. un' altro discepolo di Rafaele, detto di Pistoja. Bald. secul. 4. num. 242.
            </p><p>Puccio Capanna, che fu circa il 1340. ragionevole Artefice di que' Tempi, uscito dalla Scuola di Giotto, la maniera del quale sempre imitò; operando in Firenze, in Pistoja, e in Bologna. Bald. secul. 4. num. 45.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
ROberto Van-Heil d'Anversa, portò genio particolare nelle picciole figure; e l'opere sue vennero molto richieste da Principi. Egli fu Soprintendente delle Fortificazioni per servizio di sua Maesta in Fiandra. Il di lui ritratto vedesi intagliato per mano del Caukercken. Bald. secul. 5. num. 376.
            </p><p>Ryckaert Kerstz, la disgrazia, che accade a questo pover' Uomo d'avere a perdere in tutto una gamba lo portò ad applicarsi alla Pittura, quale apprese da Gio: Merstrart; sicchè in poco tempo divenne valoroso Maestro. Fece molte opere, che si distesero per la Frisia; e forse sua maggiore abilità la mostrò nelle figure ignude; amò la quiete, e fu allegro, e piacevole, ed ebbe una faccia sì bella, e sì pittoresca, che Francesco Floris lo volle ritrarre per S. Luca, che dipigne Maria Vergine. Essen, doli in fine nell' ultima vecchiezza mancata in gran parte la vista; mettendo perciò molto grosso, ed in soverchia abbondanza il colore, e l'opere sue non vennero più richieste: cosa che le fu di grave pena, ne se ne poteva dar pace. Visse questo Pittore anni novantacinque, e morì nel 1577. Bald. secul. 4. n. 218.
            </p><p>Ruggiero di Bruggia, discepolo del celebre Gio: da Bruggia, al quale s'ascrive l'Invenzione del dipignere ad olio. Egli mercè de' suoi studj fece tanto profitto, che venne in grido di eccellente Maestro, prevalendo nel disegno, ed in un certo suo fare, che fu molto grazioso, così a tempera, come a olio; e similmente in dipignere tele a colla, e chiaro d'Uovo per uso di paramenti da Camera; nel qual modo avendo fatta non ordinaria prattica, gl' avvenne di condurne moltissime. Fioriva Costui circa l'anno 1490. Bald. secol. 5. num. 153.
            </p><p>Ruggiero Vanderuveyde, al quale devono molto i Fiaminghi, per aver egli migliorata di quel, ch' ella era da prima, e ne' principj suoi la pittura. Furono molto in istima l'opere sue; e perciò ebbe occasione di farsi ricco, e concedere dopo sua morte a poveri la gran quanti, tà delle ricchezze acquistate. Morì quest' Artefice l'anno 1529., ed il suo ritratto fu dato alle stampe, con intaglio di <unclear reason="faded">Tomaso</unclear> Galle. Bald. secol. 5. num. 144.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00496" n="472"/>
SImone Cioli da Settignano, che pure in quel tanto, che valse, cioè à dire: che restasse ne' limiti d'una certa mediocrità, venne di continuo impiegato in opere a servizio della Serenissima Casa Medici. Fioriva circa il 1600. Bald. secol. 4. par. 3. num. 267.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
TEodoro Rombouts, fù buon Pittore d'Anversa, dov'era nato l'anno 1597., e mancò nel 1637. Bald. secol. 5. num. 367.
            </p><p>Teodoro Onerert d'Amsterdam riuscì eccellente Intagliatore, e fù quello, che intagliò molte opere di Martino Hemskereq, diede fine al viver suo il sessantesimo di sua eta l'anno 1590. Bald. secol. 4. num. 347.
            </p><p>Teodoro Direck d'Arlem, può dirsi de' migliori Maestri, che nel 1460. fiorivano ne' paesi Bassi. Egli dipinse d'una maniera più tenera, e più pastosa di quella, che s'usava ne' tempi d'Alberto Duro; superando tutti quelli, che dopo lo stesso Alberto facevano i contorni alquanto secchi: dove Teodoro feceli più belli, ed i capegli, e le barbe più morbide, e più delicate. Bald. secol. 3. num. 124.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p>
VIncenzo Boccacci, discepolo del Cigoli in tirar linee dotato di tanto spirito, e valore, che in Alemagna servì d'Ingegniere la Maestà dell' Imperadore, con titolo di Capitano; chiamato in Toscana per le Guerre del 1643., e nelle Fortificazioni di Pittigliano, e Sorano; diede gran saggio di suo sapere. In fine nella Città di Borgo a S. Sepolcro, cercò riposo a i tra vagli di questo mondo. Bald. secol. 4. par. 3. num. 46. vita di Lodovigo Cigoli.
            </p><p>Vincenzo Danti, vedi Giulio Danti.
            </p><p>Vincenzo Geldersman di Malines assai bravo Pittore, e l'opere sue furono molte lodate dagl' Artefici. Bald. secol. 4. num. 304.
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita"><p><pb facs="00497" n="473"/>
ZEnobio da Poggino Pittor Fiorentino, discepolo di Giovan Antonio Sogliani. Fioriva quest' Artefice circa il 1530., e presso i suoi restò in molta riputazione; venendo richiesto dell' opere sue: e perchè copiava molto bene, non isdegnò di por mano a simile offizio; e quelle, che furono fatte da lui sono al presente tenute in molta stima. Bald. secol. 4. num. 285.
</p></div>
            <div xml:lang="ita">
                <head rend="text-align:center">IL FINE.</head>
                <p>
La brevità del Tempo, e le pocbe notizie avute de' Professori, in mano de' quali resta a nostri giorni un' Arte cosi nobile, quanto è quella della Pittura, ci mette innanzi gl' occhi il torto, che forse inavvedutamente s'è fatto al di loro nome; non potendosi inserire in questa picciola Giunta; sapendo molto bene, che a dovizia nè sia ricca la Città di Roma, ed altre Città della nostra Italia; non meno che ne conti la Francia, la Germania, e la Fiandra, gloriose Attrici di rari, e peregrini Ingegni: ci preme dunque il cuore, non aver potuto rendere in parte questo picciolo ossequio al merito di loro Virtù, come richiedeva il luogo, e la ragione: Viva così nelle onorate fatiche di tanti Illustri Artefici a maggiori grandezze quest' Arte; e vivono essi alla gloria del buon nome, per somministrare nuovo argomento di famosa Istoria a più nobile, ed erudita penna.
<pb facs="00498"/>
<pb facs="00499"/><pb facs="00500"/>
<index indexName="fsw"><term type="structure" target="#illustration" xml:lang="deu">Illustration</term></index>
<pb facs="00501"/>
<pb facs="00502"/>
                    <index indexName="fsw"><term type="structure" target="#illustration" xml:lang="deu">Illustration</term></index>
<pb facs="00503"/>
                    <index indexName="fsw"><term type="structure" target="#illustration" xml:lang="deu">Illustration</term></index>
<pb facs="00504"/>
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<pb facs="00506"/>
                    <index indexName="fsw"><term type="structure" target="#illustration" xml:lang="deu">Illustration</term></index>
<pb facs="00507"/>
                    <index indexName="fsw"><term type="structure" target="#illustration" xml:lang="deu">Illustration</term></index>
<pb facs="00508"/></p></div>
            </div>
            
            
            <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center"><pb facs="00509"/>
ABECEDARIO<term></term>
PITTORICO.<term></term>
In cui sono comprese cinque Tavole.</head>
                <p>
La prima delle quali contiene i Cognomi, o Sopranomi connotanti i Nomi Proprj de' Professori del disegno descritti nella Seconda Parte.
                </p><p>La seconda manifesta i Libri, che trattano dei Pittori, degli Scultori, e della Pittura, con l'anno e luogo dove sono stampati.
                </p><p>La terza addita i Libri spettanti all'Architettura, ed alla Prospettiva, con l'anno, e luogo come sopra.
                </p><p>La quarta insegna, quali siano i Libri necessarj ai Pittori, ed agli Scultori, per apprendere con fondamento il disegno, o per erudirsi nelle Storie Sacre, e profane, nelle favole, e finzioni poetiche, con una riflessione sopra le singulari rarità delle stampe, ed il modo di fare i più belli colori, le vernici, dipingere a fresco, ed altre cose necessarie per servigio della Gioventù, che professa la Pittura.
                </p><p>La quinta spiega diverse Cifre, o Marche usate dai Pittori, o dagl' Intagliatori, nel dare alla luce le opere loro incise.
                </p>
            <div xml:lang="ita">
                <head rend="text-align:center">PARTE TERZA.</head><p>
DAlle Tavole seguenti (oltre la già descritta nel fine della Prima Parte) potrai comprendere, o Benigno Lettore, quanti Libri è stato d'uopo, che mi passino per le mani nel darti esattissimo conto di tuttocciò, che può servire al genio Pittorico. Conseßo aver fatto ogni diligenza per vederli tutti in fonte: non ho dubbio, che altri Libri spettanti al disegno, o alle Vite dei Pittori possino trovarsi alle stampe in Oltramontani Paesi, ma non si può arrivare da per tutto. Accetta fratanto con animo cortese la copiosa serie degli descritti, che non sono pochi; e perchè questi sono quasi tutti preßo di me, sarai sempre padrone di valertene in ogni occorrenza; e vivi felice.
                </p></div>
                
                <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                    <head rend="text-align:center"><pb facs="00510"/>
TAVOLA<lb/>
PRIMA<lb/>
De' Cognomi, e Sopranomi connotanti i Nomi dei Professori del disegno.</head>
                    <p>
                        <list>
                            <item rend="text-align:center">A</item>
                            <item>ABak. Giovanni.</item>
                            <item>Abate Ciccio Solimene. Francesco Solimea.</item>
                            <item>Abati. Ercole. Niccolò. Pietro Paolo.</item>
                            <item>Abatini, Guido Ubaldo.</item>
                            <item>Abeyk. Giovanni. Uberto.</item>
                            <item>Abbiati. Filippo.</item>
                            <item>Ablingh. Carlo Gustavo.</item>
                            <item>Abbondio. Alessandro. Antonio.</item>
                            <item>Acciajo. Paris.</item>
                            <item>Afflitti. Nunzio Ferajuoli.</item>
                            <item>Agelio. Gioseffo.</item>
                            <item>Aghinetti. Marco di Guccio.</item>
                            <item>Agresti. Livio.</item>
                            <item>Aiguani. Fra Michele.</item>
                            <item>Aimo. Domenico.</item>
                            <item>Ainz. Gioseffo.</item>
                            <item>Airola, Suor'Angela.</item>
                            <item>Albano. Francesco.</item>
                            <item>Albarelli. Jacopo.</item>
                            <item>Alberti. Cherubino. Durante. Giovanni. Leo Batista. Michele.</item>
                            <item>Albertinelli. Mariotto.</item>
                            <item>Albertoni. Paolo.</item>
                            <item>Albini. Alessandro:</item>
                            <item>Alboresi. Giacomo.</item>
                            <item>Aldograft. Aldograft</item>
                            <item>Aldrovandini. Pompeo Agostino. Tommaso.</item>
                            <item>Allegri. Antonio. Pomponio.</item>
                            <item>Allegrini. Francesco.</item>
                            <item>Aleni. Tommaso.</item>
                            <item>Alessandri. Alessandro.</item>
                            <item>Alfani. Orazio di Paris.</item>
                            <item>Algardi. Alessandro.</item>
                            <item>Aliense. Antonio Vasilacco.</item>
                            <item>Aloisj. Baldassare Galanino.</item>
                            <item>Allori. Alessandro. Cristofano.</item>
                            <item>dell'Altissimo. Cristofano.</item>
                            <item>Altobello. Altobello.</item>
                            <item>Altorfio. Alberto.</item>
                            <item>Amadei. Stefano.</item>
                            <item>Amaltèo. Girolamo. Pomponio.</item>
                            <item>Aman. Giodoco.</item>
                            <item>Ammannati. Bartolomeo.</item>
                            <item>Amberger. Cristofano.</item>
                            <item>Ambling. Carlo Gustavo.</item>
                            <item>Ambrogi. Domenico.</item>
                            <item>Amerighi. Michelagnolo da Caravaggio.</item>
                            <item>Amidano: vedi Giacinto Bertoja.</item>
                            <item>Amigoni. Ottavio.</item>
                            <item>Anconitano. Girolamo Bonini.</item>
                            <item>Andrè. Sante.</item>
                            <item>Angeli, o de' Angeli. Cesare. Filiplippo. Giulio Cesare.</item>
                            <item>Anguier. Francesco. Michele.</item>
                            <item>Angusciola. Europa. Lucia. Minerva. Sofonisba.</item>
                            <item>Anichini. Luigi.</item>
                            <item>Ansaldi. Gio: Andrea.</item>
                            <item>Ansaloni. Vincenzio.</item>
                            <item>Anselmi. Michelagnolo.</item>
                            <item>Antoniano. Antonio.</item>
                            <item>Antonino. Antonello.</item>
                            <item>Antonio da Faenza. Antonio Gentili.</item>
                            <item><pb facs="00511"/>
Antonio da Sestri. Antonio Travi.</item>
                            <item>d'Anversa. Gasparo.</item>
                            <item>Apollodoro. Francesco.</item>
                            <item>Aquila, o dall'Aquila. Pietro. Pompeo.</item>
                            <item>Aquilini. Arcangelo.</item>
                            <item>Aragonese. Sebastiano.</item>
                            <item>d'Aras, o d'Artesia. Niccolò.</item>
                            <item>Arault. Jacopo Antonio.</item>
                            <item>dall' Arca. Niccolò.</item>
                            <item>Arcimboldi. Gioseffo.</item>
                            <item>Arcis. Marco.</item>
                            <item>Arconio. Mario.</item>
                            <item>Arduino da Bologna.</item>
                            <item>Ardy. Pietro.</item>
                            <item>Aretino. Niccolò. Spinello.</item>
                            <item>Aretusi. Alessandro. Cesare. Pellegrino.</item>
                            <item>d'Argentina. Gualtiero.</item>
                            <item>Arighini. Gioseffo.</item>
                            <item>Aristotile. Bastiano. Ridolfo. Fioravanti.</item>
                            <item>d'Arleme. Gerardo.</item>
                            <item>Armenini. Gio: Batista.</item>
                            <item>dall'Arzere. Stefano.</item>
                            <item>Ascaffemburgh. Matteo Grunevald.</item>
                            <item>Aselino Olandese.</item>
                            <item>Ascona. Antonio Abbondio.</item>
                            <item>Asinelli. Fra Antonio.</item>
                            <item>Asino. Michele.</item>
                            <item>Asoleni, o Azzolini. Gio: Bernardino.</item>
                            <item>Asper. Giovanni.</item>
                            <item>Aspertino. Amico. Guido:</item>
                            <item>Aspetti. Tiziano.</item>
                            <item>Attavante. Attavante.</item>
                            <item>Avanzi. Jacopo. Niccolò. Simone da Bologna.</item>
                            <item>Audran. Claudio.</item>
                            <item>Avver. Gio: Paolo.</item>
                            <item>d'Auria. Gio: Domenico.</item>
                            <item>Axareto. Gioseffo. Giovachio.</item>
                            <item rend="text-align:center">B</item>
                            <item>BAcerra.</item>
                            <item>Bachellier. Niccolò.</item>
                            <item>de Baccher. Giacomo.</item>
                            <item>Bacchiocco. Carlo.</item>
                            <item>Bachinan. Giorgio.</item>
                            <item>Bacciccia. Batista Gauli.</item>
                            <item>Baccio della Porta. Fra Bartolomeo di S. Marco.</item>
                            <item>di Baccio. Giuliano.</item>
                            <item>Badalocchio. Sisto.</item>
                            <item>Badaracco. Gioseffo.</item>
                            <item>Badens. Francesco.</item>
                            <item>Badiale. Sandrino.</item>
                            <item>Badile. Antonio.</item>
                            <item>Baglioni. Cesare. Giovanni.</item>
                            <item>Bagnacavallo. Bartolomeo Ramenghi. Gio: Batista. Scipione.</item>
                            <item>Bagnadore. Pietro Maria.</item>
                            <item>da Bagnara. D. Pietro.</item>
                            <item>Bagnoli. Vincenzio.</item>
                            <item>Bagnolino. Gio: Maria Cerva.</item>
                            <item>Bajardo. Gio: Batista.</item>
                            <item>Balassi. Mario.</item>
                            <item>Baldi. Lazzaro.</item>
                            <item>Baldini. Baccio. Fra Tiburzio. Pietro Paolo.</item>
                            <item>Baldinucci. Giovanni.</item>
                            <item>Balduinetti. Alessio.</item>
                            <item>Balestra. Antonio.</item>
                            <item>Balli. David. Simone.</item>
                            <item>Ballinert. Giovanni.</item>
                            <item>Balten. Pietro.</item>
                            <item>Bambaja. Agostino Busti.</item>
                            <item>Bambini: vedi Benvenuto.</item>
                            <item>Bamboccio. Pietro Laer.</item>
                            <item>Banco. Nanni d'Antonio.</item>
                            <item>Bandiera. Benedetto.</item>
                            <item>Bandinelli. Baccio. Clemente. Marco.</item>
                            <item>Bandini. Giovanni. Nello di Dino.</item>
                            <item>Barabino. Simone.</item>
                            <item>Barbalunga: vedi Antonello.</item>
                            <item>Barbarelli. Giorgio.</item>
                            <item><pb facs="00512"/>
Barbatelli. Bernardino Pocchietti.</item>
                            <item>Barbato. Gio: Cornelio Vermeyen.</item>
                            <item>Barbello. Giacomo.</item>
                            <item>Barbiani. Gio: Batista. Simone.</item>
                            <item>Barbieri. Francesco. Gio: Francesco. Luca. Paolo Antonio. Pietro Antonio.</item>
                            <item>del Barbiere. Alessandro Fei. Damiano. Domenico.</item>
                            <item>Baret. Dieterico.</item>
                            <item>Bargone. Giacomo.</item>
                            <item>Barocci. Federico. Giacomo.</item>
                            <item>Barri. Giacomo.</item>
                            <item>Barrois. Francesco.</item>
                            <item>Barroso. Michele:</item>
                            <item>Bartoli. Domenico. Pietro Sante. Taddeo.</item>
                            <item>Bartolini. Gioseffo Maria.</item>
                            <item>Barucco. Giacomo.</item>
                            <item>Basaiti. Marco.</item>
                            <item>Bassano. Francesco. Jacopo. Leandro.</item>
                            <item>Bassi. Bartolomeo. Francesco.</item>
                            <item>Bassetti. Marcantonio.</item>
                            <item>Bassini. Tommaso.</item>
                            <item>del Bastaro. Gioseffo Puglia.</item>
                            <item>Bastaruolo. Gioseffo Mazzoli.</item>
                            <item>dalle Battaglie. Michelagnolo Cerquozzi.</item>
                            <item>Battiloro. Taddeo Curradi.</item>
                            <item>Batistelli. Pietro Francesco.</item>
                            <item>Batistino del Gessi. Gio: Batista Ruggeri.</item>
                            <item>Baur. Gio: Guglielmo.</item>
                            <item>Bazzicaluva. Ercole.</item>
                            <item>Beatrici. Niccolò.</item>
                            <item>Beccafumi. Domenico.</item>
                            <item>Beck. David.</item>
                            <item>Beccaruzzi. Francesco.</item>
                            <item>Beceri. Domenico.</item>
                            <item>Becringhsindeschaer. Gregorio.</item>
                            <item>Begarelli. Antonio. Lodovico.</item>
                            <item>Beinaschi. Angela. Gio: Batista.</item>
                            <item>della Bella. Gio: Pietro. Stefanino.</item>
                            <item>Bellavia. Marcantonio.</item>
                            <item>Bellinert. Giovanni.</item>
                            <item>Bellini. Gentile. Giacinto. Jacopo. Zan.</item>
                            <item>Belliniano. Vittore.</item>
                            <item>Bellori. Gio: Pietro.</item>
                            <item>Bellotti. Pietro.</item>
                            <item>Bellucci. Antonio. Gio: Batista.</item>
                            <item>Bembi. Bonifazio.</item>
                            <item>Bemmel. Guglielmo.</item>
                            <item>Benedetti. Don Mattia.</item>
                            <item>Beneficiale. Marco.</item>
                            <item>Benetello. Luigi.</item>
                            <item>Benfatto. Luigi.</item>
                            <item>Bensi. Giulio.</item>
                            <item>Benvenuto. Gio: Batista.</item>
                            <item>Benzi. Giulio. Massimiliano.</item>
                            <item>Bernardi. Gio:</item>
                            <item>Berettini. Pietro.</item>
                            <item>Berettoni. Niccolò.</item>
                            <item>Bergunzoni. Lorenzo.</item>
                            <item>Bernardi. Francesco. Giovanni. Samuelle.</item>
                            <item>Bernasconi. Laura.</item>
                            <item>Berna Sanefe.</item>
                            <item>Bernaert. Nicasio.</item>
                            <item>Bernardi. Samuelle.</item>
                            <item>Bernazzano.</item>
                            <item>Bernini. Gio: Lorenzo. Luigi. Paolo. Pierro.</item>
                            <item>Bernt. Bernardo da Brusselles.</item>
                            <item>Bersotti. Carlo Girolamo.</item>
                            <item>Bertel. Melchior.</item>
                            <item>Bertoja. Giacinto.</item>
                            <item>Bertin. Niccolò.</item>
                            <item>Bertoldo Scultore.</item>
                            <item>Bertolotti. Filippo. Guglielmo. Michelagnolo.</item>
                            <item>Bertrant. Filippo.</item>
                            <item>Bertucci. Giacomo. Lodovico: vedi Giulio Tonducci. Lorenzo.</item>
                            <item>Bertusio. Gio: Batista.</item>
                            <item><pb facs="00513"/>
Berrugnete. Antonio.</item>
                            <item>Besozzi. Ambrogio.</item>
                            <item>Bethle. Giorgio.</item>
                            <item>Betti. Fra Biagio.</item>
                            <item>Bettini Domenico.</item>
                            <item>Bivilacqua. Ambrogie.</item>
                            <item>Bezzi. Gio: Francesco.</item>
                            <item>del Bianco. Baccio.</item>
                            <item>Bianchi. Baldassare. Federico. Francesco. Gio: Bat. Lucrezia. Orazio. Simone. Tommaso.</item>
                            <item>Bibiena. Ferdinando Galli. Gio: Maria Galli.</item>
                            <item>Bicci: Lorenzo. Neri.</item>
                            <item>Biffi. Carlo.</item>
                            <item>Bigio. Angelo. Francia.</item>
                            <item>Bilivelti. Antonio.</item>
                            <item>Bimbi. Bartolomeo.</item>
                            <item>Bink. Giacomo.</item>
                            <item>Biscaino. Bartolomeo. Gio: Andrea.</item>
                            <item>Bisi. Fra Bonaventura.</item>
                            <item>Bisogni. Cammillo. Paolo.</item>
                            <item>Bissoni. Domenico. Gio: Batista.</item>
                            <item>Bistega. Lucantonio.</item>
                            <item>Bizzelli. Giovanni.</item>
                            <item>Blain. Gio: Batista.</item>
                            <item>Blancard. Giacomo.</item>
                            <item>Blanchet Tommaso.</item>
                            <item>de Bles. Enrico.</item>
                            <item>Block. Beniamino. Daniello.</item>
                            <item>Bloemart. Abramo. Cornelio. Enrico:</item>
                            <item>Bobrun. Enrico, e Carlo.</item>
                            <item>Bocchacci. Bocaccino.</item>
                            <item>Boccacino. Cammillo.</item>
                            <item>Boccardino. Boccardino.</item>
                            <item>Bocchi. Faustino.</item>
                            <item>Bocciardi. Clemente.</item>
                            <item>Boel. Pietro.</item>
                            <item>Boham. Bartolomeo.</item>
                            <item>Bokberger. Giovanni.</item>
                            <item>du Bois. Ambrogio.</item>
                            <item>Bolanger. Giovanni.</item>
                            <item>Boleris. Boleris.</item>
                            <item>Boll. Giovanni.</item>
                            <item>Bolgi. Andrea.</item>
                            <item>Bologhini. Bartolomeo.</item>
                            <item>Bologna. Zan: cioè Gio: Bologna.</item>
                            <item>da Bologna. Arduino. Bartolomeo. Cristofano. Franco. Lattanzio. Lorenzino. Manno. Maso. Pellegrino. Severo. Simone. Ventura. Vitale. Ursone.</item>
                            <item>Bolognini. Carlo. Giacomo. Gio: Batista.</item>
                            <item>Boltrafio. Gio: Antonio.</item>
                            <item>Bombelli. Sebastiano.</item>
                            <item>Bona. Tommaso.</item>
                            <item>Bonacorsi. Bernardo Timante.</item>
                            <item>Bonasio Bartolomeo.</item>
                            <item>Bonasoni. Giulio.</item>
                            <item>Bonati. Giovanni.</item>
                            <item>Bonconsiglio. Giovanni.</item>
                            <item>Bonconti. Gio: Paolo.</item>
                            <item>Bonelli. Aurelio.</item>
                            <item>Bonesi. Gio: Girolamo.</item>
                            <item>Bonfiglio. Benedetto.</item>
                            <item>Bonifacio. Francesco.</item>
                            <item>Bonini. Girolamo.</item>
                            <item>Bonmartino. Bonmartino.</item>
                            <item>Bonone. Carlo.</item>
                            <item>Bontadini. Vittore.</item>
                            <item>Bontalenti. Bernardo.</item>
                            <item>Bonvicino. Alessandro. Ambrogio.</item>
                            <item>Borboni. Jacopo. Matteo.</item>
                            <item>Bordoni. Paris: vedi Pietro Francavilla.</item>
                            <item>Bordonone, o Pordenone. Gio: Antonio Regillio.</item>
                            <item>Borghesi. Gio: Ventura. Ippolito.</item>
                            <item>Borgiani. Giulio Scalzo. Orazio.</item>
                            <item>Borgognone. Gio: Giachinetti. Guglielmo Cortese. Padre Cosimo. Padre Giacomo Cortese.</item>
                            <item>Borzoni. Francesco. Gio: Batista. Luciano.</item>
                            <item><pb facs="00514"/>
Borri. Gio: Stefano.</item>
                            <item>Bosboon. Simone.</item>
                            <item>Bosco. Alfonso. Fabbrizio. Girolamo.</item>
                            <item>Boscoli. Andrea. Maso.</item>
                            <item>Bossè, o Boss. Abramo. Antonio. Girolamo Bosco.</item>
                            <item>Bottalla. Gio: Maria.</item>
                            <item>Both. Giovanni.</item>
                            <item>Botti. Marcantonio. Rinaldo.</item>
                            <item>Botticelli. Alessandro, o Sandro.</item>
                            <item>Bottoni. Alessandro.</item>
                            <item>Boulle. Andrea Carlo: vedi Boule.</item>
                            <item>Boulogne. Bon. Luigi.</item>
                            <item>Bourderelle: David.</item>
                            <item>Bourdon. Sebastiano.</item>
                            <item>Boyer. Michele.</item>
                            <item>Bozzari. Bartolomeo.</item>
                            <item>Bozzoni. Carlo.</item>
                            <item>Bracelli. Gio: Battista.</item>
                            <item>Braccianese. Cristofano Stati.</item>
                            <item>Bramantino. Bartolomeo.</item>
                            <item>Bramballa, o Brambillari. Francesco.</item>
                            <item>Brandi. Giacinto.</item>
                            <item>Brandimarte. Benedetto.</item>
                            <item>Braver. Adriano.</item>
                            <item>Brazzacco. Brazzacco.</item>
                            <item>Brea. Lodovico.</item>
                            <item>Brein. Ridolfo.</item>
                            <item>Bremer. Leonardo.</item>
                            <item>Brendellio. Federico.</item>
                            <item>Brentana. Simone.</item>
                            <item>Brescia. Leonardo.</item>
                            <item>Brescianino. Francesco Monti. Giovita.</item>
                            <item>Bresciano. Cristofano. Fra Gio: Maria. Stefanino.</item>
                            <item>Brevil, e Bunel.</item>
                            <item>Bricci, o Brizio. Filippo. Francesco. Plautilla.</item>
                            <item>Brilli. Matteo. Paolo.</item>
                            <item>Bronzino. Angelo.</item>
                            <item>Brozzi. Paolo.</item>
                            <item>da Bruges. Marco Gherardi.</item>
                            <item>Bruguel, o Brugola. Pietro.</item>
                            <item>Brun. Agostino.</item>
                            <item>le Brun Carlo.</item>
                            <item>Bruneleschi. Filippo.</item>
                            <item>Brunelli. Gabriello.</item>
                            <item>Brunetti. Sebastiano.</item>
                            <item>Bruni. Domenico. Gio: Batista. Giulio.</item>
                            <item>Bruno di Giovanni.</item>
                            <item>Brusasorci. Domenico Ricci.</item>
                            <item>Buffalmacco. Bonamico.</item>
                            <item>Buggiardino. Giuliano.</item>
                            <item>Bueklaer. Giovachino.</item>
                            <item>Buglioni. Francesco.</item>
                            <item>Buiret. Giacomo.</item>
                            <item>Bunel. Jacopo: vedi Brevil.</item>
                            <item>Buonaroti. Michelagnolo.</item>
                            <item>Buoni. Buono. Jacopo. Silvestro.</item>
                            <item>Burchmayr. Giovanni.</item>
                            <item>Burini. Antonio. Barbara.</item>
                            <item>Busca. Antonio.</item>
                            <item>Busselli. Orfeo.</item>
                            <item>Busti. Agostino.</item>
                            <item>Bustino. Antonio Maria Crespi. Benedetto Crespi.</item>
                            <item>Bussi. Aurelio.</item>
                            <item>Butteri. Gio: Maria.</item>
                            <item>Buti. Lodovico.</item>
                            <item>Buttinone. Bernardino.</item>
                            <item rend="text-align:center">C</item>
                            <item>CAccavello. Annibale.</item>
                            <item>Caccia. Guglielmo.</item>
                            <item>Caccianemici. Francesco. Vincenzio.</item>
                            <item>Caccini. Giovanni.</item>
                            <item>Caccioli. Gio: Batista. Gioseffo. Antonio.</item>
                            <item>Caffà. Melchior.</item>
                            <item>Cagnacci. Guido.</item>
                            <item>Cajo. Guglielmo.</item>
                            <item>Cairo. Ferdinando. Francesco.</item>
                            <item>Calabrese. Marco Cardisco. Mattia Preti.</item>
                            <item><pb facs="00515"/>
Calamech. Lazzaro.</item>
                            <item>Calandra. Gio: Batista.</item>
                            <item>Calandrucci. Giacinto. Nozzo.</item>
                            <item>Calcagni. Antonio,</item>
                            <item>Calcar. Giovanni.</item>
                            <item>Caldara. Polidoro da Caravaggio.</item>
                            <item>Caliari. Benedetto. Carletto. Gabriello. Paolo.</item>
                            <item>Calici. Achille.</item>
                            <item>Callot. Giacomo.</item>
                            <item>Calvart. Dionigio Fiammingo.</item>
                            <item>Calvi. Agostino. Aurelio Benedetto. Lazzaro. Marcantonio. Pantaleo: vedi Felice Calvi.</item>
                            <item>Calza Antonio.</item>
                            <item>Calzolajo. Calegarino. Sandrino.</item>
                            <item>Camassei. Andrea.</item>
                            <item>Cambiasi. Giovanni. Luca. Orazio.</item>
                            <item>di Cambio. Arnolfo.</item>
                            <item>dalli Camei, Domenico.</item>
                            <item>Camilliani. Francesco.</item>
                            <item>Campagnola. Domenico.</item>
                            <item>Campana. Andrea. Giacinto. Lodovico Sadoletti - Pietro. Tommaso.</item>
                            <item>Campi. Antonio. Berardino. Galeazzo. Giulio. Vincenzio.</item>
                            <item>Campino. Giovanni.</item>
                            <item>da Campione. Isidoro.</item>
                            <item>Camullo. Francesco.</item>
                            <item>Candido. Pietro.</item>
                            <item>Cane. Carlo.</item>
                            <item>Canini. Gio: Angelo. Marcantonio.</item>
                            <item>Canlassi. Guido Cagnacci.</item>
                            <item>Canozio. Lorenzo.</item>
                            <item>Cantagallina. Remigio.</item>
                            <item>Cantarini. Simone.</item>
                            <item>dal Canto. Girolamo.</item>
                            <item>Cantofoli. Ginevra.</item>
                            <item>Cantoni. Caterina.</item>
                            <item>Canuti. Domenico Maria.</item>
                            <item>Capece. Girolamo.</item>
                            <item>Cappanna. Cappanna,</item>
                            <item>Cappelli. Francesco. Gio: Antonio.</item>
                            <item>Cappellini. Gio: Domenico.</item>
                            <item>Capitani. Girolamo. Giulio.</item>
                            <item>Capocaccia. Mario.</item>
                            <item>Capodibue. Gio: Batista.</item>
                            <item>Caporali. Benedetto.</item>
                            <item>Capodoro. Guglielmo,</item>
                            <item>da Capugnano. Zuanino.</item>
                            <item>Capurro. Francesco.</item>
                            <item>Carra. Antonio.</item>
                            <item>Carabaial. Luigi.</item>
                            <item>Carracci. Agostino. Annibale. Antonio. Francesco. Lodovico. Paolo.</item>
                            <item>Carrandini. Paolo.</item>
                            <item>Carrari. Baldassare.</item>
                            <item>Carrarino: Andrea Bolgi.</item>
                            <item>Caravaggino. Tommaso Luini.</item>
                            <item>da Caravaggio. Michelagnolo. Polidoro.</item>
                            <item>Carbone. Bernardo. Francesco.</item>
                            <item>Cardi. Lodovico.</item>
                            <item>Cardisco. Marco.</item>
                            <item>Carducci. Vincenzio.</item>
                            <item>Carretti. Domenico.</item>
                            <item>Carriera. Rosalba.</item>
                            <item>Carlevariis. Luca.</item>
                            <item>Carlieri. Alberto. Martino.</item>
                            <item>Carlo Veneziano. Carlo Sarazini.</item>
                            <item>Carloni. Bernardo. Gioseffo. Gio: Andrea. Gio: Batista. Taddeo. Tommaso.</item>
                            <item>Carmenton. Giorgio.</item>
                            <item>di Carmois. Martino. vedi Simon le Roy.</item>
                            <item>Carnovale. Domenico.</item>
                            <item>da Carnulo. Fra Simone.</item>
                            <item>Carosello. Angelo.</item>
                            <item>Carotto. Giovanni. Gio: Francesco.</item>
                            <item>Carpaccio. Vittore.</item>
                            <item>Carpi. Gioseffo.</item>
                            <item>da Carpi. Alessandro. Girolamo. Ugo,</item>
                            <item>Carpioni. Giulio.</item>
                            <item>Cartoni. Niccolò Zoccoli.</item>
                            <item><pb facs="00516"/>
                                Carrucci. Giacomo.</item>
                            <item>dalla Casa. Pietro Antonio.</item>
                            <item>Casali. Fra Gio: Vincenzio.</item>
                            <item>Casalina. Lucia.</item>
                            <item>Cassana. Gio: Agostino. Gio: Francesco. Niccolò.</item>
                            <item>Casarenghi. Fra Bonaventura.</item>
                            <item>Casari. Lazzaro.</item>
                            <item>Caseli. Padre Caseli.</item>
                            <item>di Casentino. Jacopo Pratovecchio.</item>
                            <item>Casolano. Alessandro. Cristofano.</item>
                            <item>Cassieri. Sebastiano.</item>
                            <item>Cassioni. Antonio. Gio: Francesco.</item>
                            <item>del Castaguo. Andrea.</item>
                            <item>Castellacci. Giuliano.</item>
                            <item>Castellani. Leonardo.</item>
                            <item>Castelli. Annibale. Bernardo. Castellino. Cristofano. Fra Bernardino. Gio: Maria. Gio: Andrea. Gioseffo Antonio. Girolamo. Gio: Batista. Valerio.</item>
                            <item>da Castello. Francesco. Gio. Bandini. Michele.</item>
                            <item>da Castel S. Gio. Ercolino.</item>
                            <item>Castellini. Gioseffo Antonio Castelli.</item>
                            <item>Castellucci. Pietro. Salvo.</item>
                            <item>Castiglione. Francesco. Gio: Benedetto. Salvatore.</item>
                            <item>Cattamara. Paoluccio.</item>
                            <item>Cattaneo. Danese: vedi Benvenuto.</item>
                            <item>Cattapane. Luca.</item>
                            <item>Catena. Vincenzio.</item>
                            <item>Cati. Pasquale.</item>
                            <item>Cavallerino. Girolamo. Niccolò.</item>
                            <item>Cavalletto. Giovanni.</item>
                            <item>del Cavaliere. Batista dei Lorenzi.</item>
                            <item>Cavaliere d'Arpino. Gioseffo Cesari.</item>
                            <item>Cavallini. Pietro.</item>
                            <item>Cavarozzi. Bartolomeo.</item>
                            <item>Cavazza. Pietro. Fancesco.</item>
                            <item>Cavazzola. Paolo.</item>
                            <item>Cavazzone. Angelo Michele. Francesco.</item>
                            <item>Cavedone. Giacomo.</item>
                            <item>Caula. Sigismondo.</item>
                            <item>Cayot: vedi Cayot.</item>
                            <item>Cazes. Giacomo.</item>
                            <item>Cecco Bravo. Francesco Montelatici.</item>
                            <item>Celesti. Andrea.</item>
                            <item>Cellini. Benvenuto.</item>
                            <item>Celio. Gasparo.</item>
                            <item>Cennini. Cennino di Drea.</item>
                            <item>Censore. Anchise. Orazio.</item>
                            <item>Centogatti. Bartolomeo.</item>
                            <item>del Ceraiuolo. Antonio.</item>
                            <item>Cerano. Gio: Batista Crespi.</item>
                            <item>de Ceri. Andrea.</item>
                            <item>Cerini. Gio: Domenico.</item>
                            <item>Cerquozzi. Michelagnolo.</item>
                            <item>Cerva. Antonio. Bernardo. Gio: Maria. Gio: Paolo. Pietro Antonio: vedi Gio: Paolo Lomazzo.</item>
                            <item>Cervetto. Gio: Paolo. Sebastiano.</item>
                            <item>Cesari. Bernardino. Gioseffo.</item>
                            <item>Cesariani. Cesare.</item>
                            <item>Cesi. Bartolomeo. Carlo.</item>
                            <item>Cesio. Prospero.</item>
                            <item>Cespade. Paolo.</item>
                            <item>Carmenton. Giorgio.</item>
                            <item>Charpentier. Renè.</item>
                            <item>Chavueau. Francesco.</item>
                            <item>Chenda. Alfonso Rivarola.</item>
                            <item>Cheron. Elisabetta Sofia.</item>
                            <item>Chiari. Fabbrizio. Gioseffo.</item>
                            <item>Chiarini. Marcantonio.</item>
                            <item>Chiodarolo. Gio: Maria.</item>
                            <item>Chiavistelli. Jacopo.</item>
                            <item>Chiesa. Silvestro.</item>
                            <item>Chirimbaldi. Lodovico Sadoletti.</item>
                            <item>Chnipfer. Niccolò.</item>
                            <item>Ciampelli. Agostino.</item>
                            <item>Ciarpi. Baccio.</item>
                            <item>Cibò. Monaco dall'Isole d'oro.</item>
                            <item>Ciceri. Bernardino.</item>
                            <item>Cieco da Gambassi. Gio: Gambassi.</item>
                            <item><pb facs="00517"/>
Cignani. Carlo. Felice.</item>
                            <item>Cignaroli. Scipione.</item>
                            <item>Cigoli. Lodovico Cardi.</item>
                            <item>Cima. Gio: Batista.</item>
                            <item>Cimabue: vedi Cimabue.</item>
                            <item>Ciocca. Ambrogio.</item>
                            <item>Cioli. Valerio.</item>
                            <item>di Cione. Jacopo.</item>
                            <item>Circignano. Antonio. Niccolò.</item>
                            <item>Cittadini. Carlo. Pietro Francesco.</item>
                            <item>Civalli. Francesco.</item>
                            <item>Civerchio. Vincenzio.</item>
                            <item>Civetta. Enrico de Bles.</item>
                            <item>Civitali. Matteo.</item>
                            <item>Claudio Lorinese. Claudio Gillè.</item>
                            <item>Clef. Enrico. Joas. Martino.</item>
                            <item>Clementi. Prospero.</item>
                            <item>Clerici. Tommaso.</item>
                            <item>Clovio. Don Giulio.</item>
                            <item>Coccapani. Sigismondo.</item>
                            <item>Cock, o Cocco. Girolamo. Matteo. Pietro.</item>
                            <item>Cocxie. Michele.</item>
                            <item>Coignet. Egidio.</item>
                            <item>Cola della Matrice.</item>
                            <item>di Colantonio. Marzio.</item>
                            <item>dal Colle. Raffaellino.</item>
                            <item>Coli. vedi Filippo Gherardi.</item>
                            <item>Colobel. Niccolò.</item>
                            <item>Colonna. Angelo Michele.</item>
                            <item>Coltrino. Giacomo.</item>
                            <item>Comi. Girolamo.</item>
                            <item>da Como. Fra Emanuello.</item>
                            <item>Commodo. Andrea.</item>
                            <item>Compagnoni. Sforza.</item>
                            <item>le Comte. Luigi.</item>
                            <item>Conca. Sebastiano.</item>
                            <item>Conigliano. Gio: Batista Cima.</item>
                            <item>Coningh. Salomone.</item>
                            <item>Conixloy. Egidio.</item>
                            <item>Conrado. Michele.</item>
                            <item>Contarini. Giovanni.</item>
                            <item>del Conte. Jacopino.</item>
                            <item>
Conti. Bernardino. Cesare. Domenico. Vincenzio.</item>
                            <item>Contucci. Andrea.</item>
                            <item>Conventi. Giulio Cesare.</item>
                            <item>Cooper. Samuelle.</item>
                            <item>Cope Scultore.</item>
                            <item>Coraglio. Gio: Giacomo. Giulio.</item>
                            <item>Corberger. Vincenzio.</item>
                            <item>Cordieri. Niccolò.</item>
                            <item>Correggio. Antonio Allegri. Franceco. Pomponio Allegri.</item>
                            <item>Correnzio. Belisario.</item>
                            <item>Coriario. Arto.</item>
                            <item>Corridori. Girolamo.</item>
                            <item>da Coriliano. Biagio.</item>
                            <item>Coriolano. Bartolomeo. Gio: Batista. Teresa Maria.</item>
                            <item>Cornara. Carlo.</item>
                            <item>Cornhart. Teodoro.</item>
                            <item>Corneli. Cornelio. Dieterico. Enrico. Luca. Michele.</item>
                            <item>della Cornia. Antonio. Don Fabio.</item>
                            <item>Corona. Leonardo.</item>
                            <item>Cornudidiepe. Giovanni.</item>
                            <item>Corsi. Niccolò.</item>
                            <item>Cort, o da Cort. Cesare. Cornelio. Niccolò. Valerio.</item>
                            <item>Cortellino. Girolamo. Michele.</item>
                            <item>Cortesi. Guglielmo. Padre Giacomo.</item>
                            <item>da Cortona. Pietro.</item>
                            <item>Cosci. Gio: Balducci.</item>
                            <item>Cossale. Grazio.</item>
                            <item>Cosino. Silvio.</item>
                            <item>Costa. Andrea. Ippolito. Lorenzo. Stefano. Tommaso: vedi Lorenzo Gandolfi.</item>
                            <item>da Cottignole. Francesco. Girolamo.</item>
                            <item>Coudray. Francesco.</item>
                            <item>Cousin. Giovanni.</item>
                            <item>Coustou. Guglielmo. Niccolò.</item>
                            <item>Coypel. Antonio. Niccolò. Noel.</item>
                            <item>Coyzevox. Antonio.</item>
                            <item>Cozza. Francesco.</item>
                            <item><pb facs="00518"/>
Cozzerello. Jacopo.</item>
                            <item>di Credi. Lorenzo.</item>
                            <item>da Cremona. Niccolò.</item>
                            <item>Cremonese dai Paesi. Francesco Bassi.</item>
                            <item>Cremonini. Gio: Batista.</item>
                            <item>Crescenci. Gio: Batista: vedi Bartolomeo Cavarozzi.</item>
                            <item>Crescione. Gio: Filippo.</item>
                            <item>Crespi. Antonio Maria. Benedetto. Daniello. Gioseffo. Gio: Batista.</item>
                            <item>Creti. Donato.</item>
                            <item>da Crevalcore. Antonio. Pietro Maria.</item>
                            <item>Criscuolo. Gio: Filippo.</item>
                            <item>Cristofani. Fabio.</item>
                            <item>Cristona. Gioseffo.</item>
                            <item>Crivelli. Angelo Maria. Carlo.</item>
                            <item>Croce. Baldassare.</item>
                            <item>del Crocefissajo. Girolamo.</item>
                            <item>Croma. Giulio.</item>
                            <item>Cugni. Leonardo.</item>
                            <item>Cunio. Daniello. Ridolfo.</item>
                            <item>Culepiedi. Lonardino.</item>
                            <item>Cuoburger. Vincislao.</item>
                            <item>Curadi. Francesco. Ottavio. Raffaello. Taddeo.</item>
                            <item>Curti. Girolamo.</item>
                            <item>Cusino. Michele.</item>
                            <item rend="text-align:center">D</item>
                            <item>DAddi. Bernardo.</item>
                            <item>Dalmasio. Lippo.</item>
                            <item>Damino. Giorgio. Pietro.</item>
                            <item>Dandini. Cesare. Pietro. Rutilio. Vincenzio.</item>
                            <item>Danedi. Gio: Stefano. Gioseffo.</item>
                            <item>Danti. Antonio. Fra Ignazio. Girolamo. Vincenzio.</item>
                            <item>da S. Daniello. Pellegrino.</item>
                            <item>Dau. Gerardo.</item>
                            <item>David. Lodovico Antonio.</item>
                            <item>Decio. Agosto.</item>
                            <item>Delargilliere. Niccolò.</item>
                            <item>Delfinone. Girolamo.</item>
                            <item>Delmont. Deodato.</item>
                            <item>Dello Pittore.</item>
                            <item>Dentone. Girolamo. Curti.</item>
                            <item>Depiles. Ruggero.</item>
                            <item>Desani. Pietro.</item>
                            <item>Desjardins. Marco.</item>
                            <item>Desportes. Alessandro.</item>
                            <item>Desubleo. Michele.</item>
                            <item>Deyns. Giacomo.</item>
                            <item>Dianti: vedi Benvenuto.</item>
                            <item>Dielai. Gio: Francesco Surchi.</item>
                            <item>Diepembek. Abramo.</item>
                            <item>Dieterlin. Vendelin.</item>
                            <item>Dieu. Giovanni.</item>
                            <item>de Dyck è lo stesso, che Antonio Vandych.</item>
                            <item>di Dino. Nello.</item>
                            <item>Diolivolse. Agostino.</item>
                            <item>Discalcl. Isabella.</item>
                            <item>Discepoli. Gio: Batista.</item>
                            <item>D'Obsom. Cuglielmo.</item>
                            <item>Doceno. Cristofano Gherardi.</item>
                            <item>Dolabella. Tommaso.</item>
                            <item>Dolci. Carlino.</item>
                            <item>Dolfin. Oliviero.</item>
                            <item>Domenichino. Domenico Zampieri.</item>
                            <item>Domenici. Francesco.</item>
                            <item>Donatello.</item>
                            <item>Donati. Bortolo.</item>
                            <item>Donducci. Gio: Andrea.</item>
                            <item>Doni. Adone.</item>
                            <item>Donini. Girolamo.</item>
                            <item>di Dodino. Angelo. Antonio. Girolamo.</item>
                            <item>Donth. Arnoldo.</item>
                            <item>Dorigni. Lodovico. Michele: vedi Simon le Roy.</item>
                            <item>Dosio. Gio: Antonio.</item>
                            <item>Dosso. Dosso.</item>
                            <item>del Duca. Giacomo.</item>
                            <item>Duchino. Francesco Landriani.</item>
                            <item>Duci. Virgilio.</item>
                            <item><pb facs="00519"/>
Dughet. Gasparo Poussin.</item>
                            <item>Dumcè. Guglielmo.</item>
                            <item>Dumont. Francesco.</item>
                            <item>Dumoustier. Daniello.</item>
                            <item>Duro, o Durero. Alberto.</item>
                            <item rend="text-align:center"></item>
                            <item>d'EDesia. Andrino.</item>
                            <item>Eimert. Giorgio Cristofano.</item>
                            <item>Elle. Ferdinando.</item>
                            <item>Elerion. Giacomo.</item>
                            <item>Elzheimer. Adamo.</item>
                            <item>Embriaco. Guglielmo.</item>
                            <item>da Empoli. Jacopo.</item>
                            <item>Emskerken. Martino.</item>
                            <item>Engelard. Daniello.</item>
                            <item>Engelbert. Cornelio.</item>
                            <item>Engheltams. Cornelio.</item>
                            <item>Enzo: vedi Gioseffo Ainz.</item>
                            <item>Ercolanetti. Ercolano.</item>
                            <item>Ercolino di Guido. Ercolino da Castel S. Giovanni. Ercole Graziani.</item>
                            <item>l'Eremita. Ermano Scuvanenfeld.</item>
                            <item>Everardi. Angelo.</item>
                            <item rend="text-align:center">F</item>
                            <item>da FAbbriano. Gentile.</item>
                            <item>Fabbrizi. Antonio Maria.</item>
                            <item>Fabbro. Quintino Messis.</item>
                            <item>Facchetti. Pietro.</item>
                            <item>dalle Facciate. Bernardino Pocchietti.</item>
                            <item>Faccini Pietro: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Fadino. Tommaso Aleni.</item>
                                        <item>da Faenza. Ferau. Marco. Ottaviano. Pace. Paolo.</item>
                                        <item>Faidherbe. Luca.</item>
                                        <item>Falchemburgh. Luca. Martino.</item>
                                        <item>Falcieri. Biagio.</item>
                                        <item>Falcone: vedi Andrea da Lione.</item>
                                        <item>Falconetto. Gio: Maria.</item>
                                        <item>Falda. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Fancelli. Cosimo.</item>
                                        <item>Fansago. Cosimo.</item>
                                        <item>Fantose. Antonio.</item>
                                        <item>Fanzoni. Ferau.</item>
                                        <item>Farina: vedi Gioseffo Roli, e Gioseffo Antonio Caccioli.</item>
                                        <item>Farinati. Paolo.</item>
                                        <item>Fasolo. Gio: Antonio.</item>
                                        <item>Fatigati. Andrea.</item>
                                        <item>Fattorino di Raffaello. Luca Penni.</item>
                                        <item>Fava. Pietro Ercole.</item>
                                        <item>Fei. Alessandro.</item>
                                        <item>Fellini. Giulio Cesare.</item>
                                        <item>da Feltri. Morto.</item>
                                        <item>Feltrino. Andrea.</item>
                                        <item>Ferabosco. Girolamo.</item>
                                        <item>Farajuoli. Nunzio.</item>
                                        <item>Ferramola. Fioravante.</item>
                                        <item>Ferandina. Leonardo.</item>
                                        <item>Ferrantini. Gabbriello. Ippolito. Orazio.</item>
                                        <item>da Ferrara. Alfonso Lombardi. Antonio. Ercole.</item>
                                        <item>Ferrarese. Girolamo.</item>
                                        <item>Ferrari. Francesco. Gaodenzio. Gio: Andrea. Lonardino. Orazio: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Ferrata. Ercole.</item>
                                        <item>Ferretti. Orazio.</item>
                                        <item>Ferrerio. Domenico.</item>
                                        <item>Fergioni. Bernardino.</item>
                                        <item>Ferri. Ciro.</item>
                                        <item>da Fermo. Lorenzino.</item>
                                        <item>Fernandez. Giovanni.</item>
                                        <item>Ferrucci. Andrea da Fiesole Nicodemo. Pompeo. Romolo.</item>
                                        <item>Feti. Domenico.</item>
                                        <item>le Feure. Claudio.</item>
                                        <item>Fiacco. Orlando.</item>
                                        <item>Fialetti. Odoardo.</item>
                                        <item>Fiammenghini. Angelo Everardi. Gio; Mauro Rovere. Faustino Bocchi.</item>
                                        <item>Fiammieri. Padre Gio: Batista.</item>
                                        <item><pb facs="00520"/>
Fiammingo. Arrigo. Dionigio. Leonardo. Michele.</item>
                                        <item>Fiasella. Domenico.</item>
                                        <item>Fichi. Ercole.</item>
                                        <item>Fidanzio. Prospero.</item>
                                        <item>da Fiesole. Andrea. Beato Giovanni. Mangone. Mino.</item>
                                        <item>Figino. Ambrogio.</item>
                                        <item>Figonetto. Niccolò Granelli.</item>
                                        <item>Filarete. Antonio.</item>
                                        <item>Filgher. Corado.</item>
                                        <item>Filippi. Cammillo: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Finiguerra. Maso.</item>
                                        <item>della Fiora. Niccolò.</item>
                                        <item>Fioravanti. Ridolfo.</item>
                                        <item>Fiori. Cesare.</item>
                                        <item>Fiorini. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Fischer. Giovanni. Pietro.</item>
                                        <item>Flaman: vedi Flaman.</item>
                                        <item>Flamel. Bartolet.</item>
                                        <item>Flameur. Melo.</item>
                                        <item>Flepp. Gioseffo.</item>
                                        <item>Flink. Godofredo.</item>
                                        <item>Floris, o Flore. Cornelio. Francesco. Jacobello.</item>
                                        <item>Floriani. Francesco.</item>
                                        <item>Florigorio. Bastianello.</item>
                                        <item>Foggini. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Foler. Antonio.</item>
                                        <item>Folli. Sebastiano.</item>
                                        <item>Fontana. Alberto. Annibale. Domenico Maria. Lavinia. Prospero. Salvatore. Veronica.</item>
                                        <item>della Fonte. Jacopo della Quercia.</item>
                                        <item>Fontebuoni. Anastasio.</item>
                                        <item>Foppa. Vincenzio.</item>
                                        <item>Foquier. Giacomo.</item>
                                        <item>Forbicini. Eliodoro.</item>
                                        <item>Forest. Gio: Batista.</item>
                                        <item>da Forlì. Bartolomeo. Melozzo.</item>
                                        <item>da Formello. Donato.</item>
                                        <item>Fornarino. Tommso Romani.</item>
                                        <item>del Fornaro. Giacomo de Baccher.</item>
                                        <item>Fortini: vedi Rinaldo Botti.</item>
                                        <item>Forzoni. Gasparo.</item>
                                        <item>de la Fosse. Carlo.</item>
                                        <item>Francavilla. Pietro.</item>
                                        <item>della Francesca. Pietro.</item>
                                        <item>Franceschi. Paolo.</item>
                                        <item>Franceschini. Baldassare. Marcantonio.</item>
                                        <item>Francia. Francesco. Giacomo. Francia Bigi. Marcantonio.</item>
                                        <item>Francione. Pietro.</item>
                                        <item>Franchi. Antonio. Gioseffo. Lorenzo.</item>
                                        <item>Franco. Batista.</item>
                                        <item>Francois. Pietro. Simone.</item>
                                        <item>Francucci. Innocenzio da Imola.</item>
                                        <item>di Franqueville. Pietro.</item>
                                        <item>Franzese. Claudio. Valentino.</item>
                                        <item>Franziosino. Niccolò Cordieri.</item>
                                        <item>Frari. Francesco Bianchi.</item>
                                        <item>del Frate. Cecchino.</item>
                                        <item>Fratellini. Giovanna.</item>
                                        <item>Fredeman. Giovanni. Paolo.</item>
                                        <item>Fremin. Renè.</item>
                                        <item>Freminet. Martino.</item>
                                        <item>Fresnè. Raffaello Trichet.</item>
                                        <item>Fresnoy. Carlo Alfonso.</item>
                                        <item>Frisio. Adriano.</item>
                                        <item>Fuessli. Mattia.</item>
                                        <item>Fulcini. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Fulter. Gio: Ulderico.</item>
                                        <item>Fumaccini. Orazio.</item>
                                        <item>Fumicelli. Lodovico.</item>
                                        <item>Furini. Filippo. Francesco.</item>
                                        <item>da Fusina. Andrea.</item>
                                        <item rend="text-align:center">G</item>
                                        <item>GAbbiani. Antonio Domenico.</item>
                                        <item>Gaddi. Angelo. Giovanni.</item>
                                        <item>Gaddo. Taddeo.</item>
                                        <item>Gagini: vedi Gagini.</item>
                                        <item>Gagliardi. Bartolomeo. Bernardino.</item>
                                        <item>Galanino. Baldassare.</item>
                                        <item><pb facs="00521"/>
Galassi. Galasso.</item>
                                        <item>Galeotti. Bastiano.</item>
                                        <item>Galestrucci. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Galletti. Padre Caseli.</item>
                                        <item>Galli. Angelo. Ferdinando. Gio: Maria. Infante.</item>
                                        <item>Galliazzi. Agostino.</item>
                                        <item>Gallinari. Pietro.</item>
                                        <item>Galizzj. Annunzio. Fede.</item>
                                        <item>Galoche. Luigi.</item>
                                        <item>Gambara. Lattanzio.</item>
                                        <item>Gambarati. Girolamo.</item>
                                        <item>Gambarini. Gioseffo.</item>
                                        <item>Gambassi. Giovanni.</item>
                                        <item>Gandini. Antonio. Bernardino.</item>
                                        <item>Gandolfi. Lorenzo con molti altri scolari di Lorenzo Costa.</item>
                                        <item>Gangiolini. Bartolomeo.</item>
                                        <item>Garbierì. Lorenzo.</item>
                                        <item>del Garbo. Raffaellino.</item>
                                        <item>Garofalino. Giacinto.</item>
                                        <item>Garofalo. Benvenuto Tisio.</item>
                                        <item>Garoli. Pietro Francesco.</item>
                                        <item>Garzi. Luigi.</item>
                                        <item>Garzoni. Giovanna.</item>
                                        <item>Gassel. Luca.</item>
                                        <item>della Gatta. Fra Bartolomeo.</item>
                                        <item>Gatti. Bernardino. Oliviero. Tommaso.</item>
                                        <item>Gavassetti. Cammillo. Luigi. Stefano.</item>
                                        <item>Gaudt. Enrico.</item>
                                        <item>Gauli. Batista.</item>
                                        <item>Gazzoli. Benozzo.</item>
                                        <item>Geiger. Gio: Conrado.</item>
                                        <item>Gennari. Benedetto. Cesare. Ercole</item>
                                        <item>Generoli. Andrea.</item>
                                        <item>Genga. Bartolomeo. Girolamo.</item>
                                        <item>Gentileschi. Artemisia. Francesco. Orazio.</item>
                                        <item>Gentili. Antonio. Luigi.</item>
                                        <item>Genuesini. Marco.</item>
                                        <item>Germain. Pietro. Tommaso.</item>
                                        <item>Gerola. Antonio. Giovanni.</item>
                                        <item>Gessi, o del Gessi. Ercolino. Francesco.</item>
                                        <item>Geyn. Giacomo.</item>
                                        <item>Gherardi. Antonio. Gristofano. Filippo. Marco.</item>
                                        <item>Gherardini. Alessandro.</item>
                                        <item>Gherardoni: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Gherbier. Baldassare.</item>
                                        <item>Ghezzi. Gioseffo. Pietro Leone. Sebastiano.</item>
                                        <item>Ghiberti. Bonacorso. Lorenzo.</item>
                                        <item>Ghigi. Teodoro.</item>
                                        <item>Ghilart, Adamo.</item>
                                        <item>Ghirlandajo. Benedetto. David. Domenico. Michel di Ridolfo. Ridolfo.</item>
                                        <item>Ghirlinzoni, Orazio.</item>
                                        <item>Gislandi. Fra Vittore.</item>
                                        <item>Ghisolfo. Giovanni.</item>
                                        <item>Ghissoni. Ottavio.</item>
                                        <item>Ghiti. Pompeo.</item>
                                        <item>Giachinetti. Giovanni.</item>
                                        <item>Giacomone da Budrio. Giacomo Lippi.</item>
                                        <item>Giamberti. Giuliano da S. Gallo.</item>
                                        <item>Giansoni. Abramo. Gornelio.</item>
                                        <item>Gilardi. Pietro.</item>
                                        <item>Gilardino. Melchiore.</item>
                                        <item>Gillè, o Giglio. Claudio.</item>
                                        <item>Gillis d'Anversa: vedi Egidio Coignet.</item>
                                        <item>Gillot. Claudio.</item>
                                        <item>Gillingero. Gillingero.</item>
                                        <item>Giminiani. Giacinto. Lodovico.</item>
                                        <item>da S. Giminiano. Vincenzio.</item>
                                        <item>Ginnasj. Caterina.</item>
                                        <item>Gioggi. Bortolo.</item>
                                        <item>Gionima. Simone.</item>
                                        <item>Giordani. Giacomo. Luca.</item>
                                        <item>Giorgetti. Antonio. Giacomo.</item>
                                        <item>di Giorgio. Francesco Sanese.</item>
                                        <item>Gioseppino d'Arpino. Gioseffo Cesari.</item>
                                        <item><pb facs="00522"/>
Giottino. Tommaso di Stefano.</item>
                                        <item>Giotto: Giotto.</item>
                                        <item>Giovanni dall'Opera. Giovanni Bandini.</item>
                                        <item>da S. Gio: Giovanni.</item>
                                        <item>Giovannini. Giacomo Maria.</item>
                                        <item>Giovannone da Forlì. Giovanni Petrelli.</item>
                                        <item>dalle Girandole. Bernardo. Bontalenti.</item>
                                        <item>Girardon. Francesco-</item>
                                        <item>Giron. Monsù Giron.</item>
                                        <item>Gismondi: vedi Paolo Perugino.</item>
                                        <item>Giugni. Francesco.</item>
                                        <item>di Giuliano. Francesco.</item>
                                        <item>Giuntalocchio. Domenico.</item>
                                        <item>Giusti. Antonio.</item>
                                        <item>Gnocchi. Pietro.</item>
                                        <item>del Gobbo. Andrea.</item>
                                        <item>Gobbo Milanese. Cristofano Solari.</item>
                                        <item>Gobbo dei frutti. Pietro Paolo.</item>
                                        <item>de Geos. Ugo.</item>
                                        <item>Goltzio. Enrico. Gualdrop. Uberto.</item>
                                        <item>Gomez. Giovanni.</item>
                                        <item>Gondolach. Matteo.</item>
                                        <item>Gonnelli. Gio: Gambassi.</item>
                                        <item>Gonzalez. Gio: Giachinetti.</item>
                                        <item>Gotti. Baccio. Vincenzio.</item>
                                        <item>Goubeau. Francesco.</item>
                                        <item>Grafagnino. Gioseffo Porta.</item>
                                        <item>Graffico. Cammillo.</item>
                                        <item>Grammatica. Antiveduto. Imperiale.</item>
                                        <item>Granacci. Francesco.</item>
                                        <item>Grandi. Ercole da Ferrarara. Gio: Bat.</item>
                                        <item>Granelli. Niccolosio.</item>
                                        <item>Granier. Pietro.</item>
                                        <item>del Grano. Giorgio.</item>
                                        <item>Grati. Batistino.</item>
                                        <item>Gravio. Gio: Andrea. Maria Sibilla.</item>
                                        <item>Graziani. Ercole.</item>
                                        <item>Grazini: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Greco: vedi Andrea di Lione. Domenico.</item>
                                        <item>Greuger, o Gruger. Teodoro: vedi Luca Kruger.</item>
                                        <item>Greuter. Gio: Federico. Lorenzo. Matteo. Memmetto.</item>
                                        <item>Grimaldi. Alessandro. Gio: Francesco.</item>
                                        <item>Grimmero. Giacomo.</item>
                                        <item>Gropallo. Pietro Maria.</item>
                                        <item>Groppi. Niccolò Roccatagliata.</item>
                                        <item>le Gros. Pietro.</item>
                                        <item>Grosso. Nanni.</item>
                                        <item>dalle Grotte. Bernardino Pocchietti.</item>
                                        <item>Grunevald. Matteo.</item>
                                        <item>Guarente, o Guariero. Guarinetto.</item>
                                        <item>Guerra. Giovanni.</item>
                                        <item>Guercino. Gio: Francesco Barbieri.</item>
                                        <item>Guerin. Luigi.</item>
                                        <item>de Guernier. Luigi.</item>
                                        <item>Guidi. Antonio Roli. Domenico. Raffaello.</item>
                                        <item>Guidoni. Marchese Tommaso.</item>
                                        <item>Guidotti. Paolo.</item>
                                        <item>Guillain. Simone.</item>
                                        <item rend="text-align:center">H</item>
                                        <item>HAffiner. Enrico. Padre Antonio Maria.</item>
                                        <item>Halle. Claudio.</item>
                                        <item>Helle. Ferdinando.</item>
                                        <item>de Heel. Daniello.</item>
                                        <item>de Heem. Cornelio.</item>
                                        <item>Heldio. Niccolò.</item>
                                        <item>Hembrecker. Teodoro.</item>
                                        <item>dall'Her, o Heer. Annibale Luca. Michele.</item>
                                        <item>d'Heres. Monaco dall'Isole d'oro.</item>
                                        <item>Hescler. David.</item>
                                        <item>de la Hire. Lorenzo.</item>
                                        <item>Hirschvogel. Vito,</item>
                                        <item>Hoech. Roberto;</item>
                                        <item>Hoefnaghel. Giorgio Joris.</item>
                                        <item>de Hoey. Giovanni.</item>
                                        <item>Hosman. Samuelle.</item>
                                        <item><pb facs="00523"/>
                                                        de Hoje. Niccolò.</item>
                                        <item>Hollart. Vincislao.</item>
                                        <item>Holzmano. Giovanni.</item>
                                        <item>Hondio. Enrico.</item>
                                        <item>Honnet. Gabbriello.</item>
                                        <item>Hovart. Giovanni.</item>
                                        <item>de Houk. Giovanni.</item>
                                        <item>Hundorst. Gerardo. Guglielmo.</item>
                                        <item>Hutinot. Luigi.</item>
                                        <item>Hutrelle. Luigi. Simone.</item>
                                        <item rend="text-align:center">I</item>
                                        <item>JAcobus Pauli. Jacopo Avanzi.</item>
                                        <item>Jacometti. Tarquinio.</item>
                                        <item>Jacone. Jacone.</item>
                                        <item>di Jacopo. Orazio. Ugo.</item>
                                        <item>Jamickzer. Vincislao.</item>
                                        <item>Janet. vedi Janet.</item>
                                        <item>Janson. Michele.</item>
                                        <item>Jelmi. Borso.</item>
                                        <item>da Imola. Innocenzio.</item>
                                        <item>Imperiali. Girolamo.</item>
                                        <item>Incontri. Lodovico.</item>
                                        <item>Indaco, o dell'Indico. Francesco. Jacopo.</item>
                                        <item>l'Ingegno. Andrea Luigi.</item>
                                        <item>Inglese. Matteo.</item>
                                        <item>Ingoli. Matteo.</item>
                                        <item>Ingoni. Donino. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Inurea. Antonio</item>
                                        <item>Joanuez. Fernando.</item>
                                        <item>de Jod. Pietro.</item>
                                        <item>Joris, o di Giorgio. Agostino.</item>
                                        <item>Jovvenet. Giovanni.</item>
                                        <item>Isaefz. Pietro.</item>
                                        <item>Iselburgh. Pietro.</item>
                                        <item>dell'Isole d'oro. Monaco.</item>
                                        <item>Juvenel. Paolo.</item>
                                        <item>Juvenelli. Niccolò.</item>
                                        <item rend="text-align:center">K</item>
                                        <item>KAger. Mattia.</item>
                                        <item>Kern. Leonardo.</item>
                                        <item>Ketel. Cornelio.</item>
                                        <item>Kilian. Bartolomeo. Luca.</item>
                                        <item>Klokner. David.</item>
                                        <item>Kornman. Giovanni.</item>
                                        <item>Kneller. Gio: Zaccaria.</item>
                                        <item>Kraft. Adamo.</item>
                                        <item>Kranich. Luca.</item>
                                        <item>Kruger. Luca: vedi Teodoro Greuger.</item>
                                        <item>Kusel. Melchior.</item>
                                        <item rend="text-align:center">L</item>
                                        <item>LAbacco. Antonio.</item>
                                        <item>Laer. Pietro.</item>
                                        <item>Lafage, o la fas, Niccolò. Raimondo.</item>
                                        <item>Laire. Sigismondo.</item>
                                        <item>Lairesse. Gerardo.</item>
                                        <item>Lama. Gio: Bernardo.</item>
                                        <item>di Lamberto. Federico.</item>
                                        <item>Lamberti. Bonaventura.</item>
                                        <item>Lambertini. Michel di Matteo.</item>
                                        <item>Lamparelli. Carlo.</item>
                                        <item>Lana. Lodovico. Monsù Lane.</item>
                                        <item>Lancia. Baldassare.</item>
                                        <item>Lancillotto. Jacopino. Lancillotto</item>
                                        <item>Lancisi. Tommaso, e suoi fratelli.</item>
                                        <item>Lancret. Niccolò.</item>
                                        <item>Landini. Taddeo.</item>
                                        <item>Landriani. Francesco. Paolo. Cammillo,</item>
                                        <item>Lane. Monsù.</item>
                                        <item>Lanetti, Domenico.</item>
                                        <item>Lanfranchi. Giovanni.</item>
                                        <item>L' Ange. Monsù Francesco.</item>
                                        <item>Lanino. Bernardino.</item>
                                        <item>Lanzani. Andrea. Polidoro.</item>
                                        <item>Lapo. Arnolfo. Riccio.</item>
                                        <item>Lappoli. Gio. Antonio. Matteo.</item>
                                        <item>Lasagna. Felice Pasqualini. Gio: Pietro.</item>
                                        <item>Lastricati. Zanobio.</item>
                                        <item>Latri. Padre Pietro.</item>
                                        <item>Laudati. Gioseffo.</item>
                                        <item>Laurati. Pietro.</item>
                                        <item><pb facs="00524"/>
Lauretti. Tommaso.</item>
                                        <item>Lauri. Filippo. Monsù Pietro.</item>
                                        <item>Layne. Francesco Anguier.</item>
                                        <item>Lazzari. Bramante.</item>
                                        <item>Lazzarini, Gregorio.</item>
                                        <item>Leblon. Michele.</item>
                                        <item>le Brun. Carlo.</item>
                                        <item>le Feure. Claudio.</item>
                                        <item>da Leccio. Matteo.</item>
                                        <item>Legi. Giacomo.</item>
                                        <item>da Legnano. Francesco Barbieri.</item>
                                        <item>Legnanino. Stefano Maria.</item>
                                        <item>Lehongre. Stefano.</item>
                                        <item>di Leida. Luca d'Olanda.</item>
                                        <item>Lelorrain. Roberto.</item>
                                        <item>Lelli. Gio: Antonio.</item>
                                        <item>Lely. Pietro.</item>
                                        <item>Leman. Gasparo.</item>
                                        <item>Lembeke. Gio: Filippo.</item>
                                        <item>Lemke. Filippo.</item>
                                        <item>Lendenari. Bernardino Cristofano. Lorenzo. Lodovico Sadoletti.</item>
                                        <item>da Leone, o di Lion, o dal Leone. Andrea. Arto. Cornelio Girolamo. Padre Andrea.</item>
                                        <item>Leonelli. Antonio da Crevacore.</item>
                                        <item>Leoni. Leone. Lodovico. Ottavio.</item>
                                        <item>Leonori. Pietro Giovanni.</item>
                                        <item>Lerambert. Luigi: vedi Simon le Roy.</item>
                                        <item>Lespina. Pietro.</item>
                                        <item>Levizani. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Leux. Francesco.</item>
                                        <item>Leygeben. Godofredo.</item>
                                        <item>Liberi. Pietro.</item>
                                        <item>dai Libri. Francesco Vecchio. Girolamo.</item>
                                        <item>Licinio. Bernardino. Giulio. Gio: Antonio. Regillio.</item>
                                        <item>di Liere. Joas.</item>
                                        <item>Ligorio. Pirro.</item>
                                        <item>Ligozio. Bartolomeo. Giacomo.</item>
                                        <item>Lilio. Andrea.</item>
                                        <item>de Lint. Pietro.</item>
                                        <item>Lionetto. Fra Gio: Angelo Lottini.</item>
                                        <item>Lippi. Filippo. Fra Filippo. Giacomo. Lorenzo.</item>
                                        <item>Lisio, o Lys. Giovanni.</item>
                                        <item>Litterini: vedi Rosalba Carrieri. Agostino.</item>
                                        <item>Lodi, da Lodi, o dalle Lodole. Calisto. Evangelista. Giacomo. Gioseffo Franchi.</item>
                                        <item>Lodiggiano. Albertino.</item>
                                        <item>Loir. Niccolò.</item>
                                        <item>Loli. Lorenzo.</item>
                                        <item>Lomazzo. Gio: Paolo.</item>
                                        <item>Lombardelli. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Lombardo. Alfonso. Antonio Calcagni. Carlo del Mantegna. Lamberto.</item>
                                        <item>Lomi. Aurelio.</item>
                                        <item>di Londra. Oliviero.</item>
                                        <item>Longone. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Loni. Alessandro,</item>
                                        <item>Lorenese. Carlo. Claudio Gillè.</item>
                                        <item>Lorenzetti. Ambrogio. Pietro.</item>
                                        <item>Lorenzi. Astoldo, Batista del Cavaliere.</item>
                                        <item>Lorenzini. Padre Antonio.</item>
                                        <item>Loth. Gio: Carlo. Gio: Ulderico.</item>
                                        <item>Lotti. Bartolomeo. Lorenzetto. Lorenzo.</item>
                                        <item>Lottini. Fra Gio: Angelo.</item>
                                        <item>Luca Fapriesto. Luca Giordano.</item>
                                        <item>Lucatelli. Pietro.</item>
                                        <item>Lucenti. Girolamo.</item>
                                        <item>Lucchese. Pietro Ricchi, o Righi. Matteo Civitali.</item>
                                        <item>Lucitello. Niccolò Neufcastel.</item>
                                        <item>Lucy. Lucy.</item>
                                        <item>Luigi. Andrea.</item>
                                        <item>Lunghi. Luca. Silla.</item>
                                        <item>Luini. Aurelio: Bartolomeo. Bernardino. Tommaso.</item>
                                        <item>del Lupino. Bernardino.</item>
                                        <item><pb facs="00525"/>
Luti. Benedetto.</item>
                                        <item>Lutma. Giovanni.</item>
                                        <item rend="text-align:center">M</item>
                                        <item>MAbuse. Giovanni.</item>
                                        <item>Macarino. Domenico Beccafumi.</item>
                                        <item>Macchi. Florio. Giulio Cesare.</item>
                                        <item>Macchietti. Girolamo.</item>
                                        <item>Machua di Granada.</item>
                                        <item>Maderno. Stefano.</item>
                                        <item>Madonnina. Francesco. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Maffei. Francesco. Giacomo.</item>
                                        <item>Magagnasco. Stefano.</item>
                                        <item>Magagnoli. Francesco.</item>
                                        <item>Maganza. Alessandro. Gio: Batista. Girolamo.</item>
                                        <item>Maggi. Giovanni. Pietro.</item>
                                        <item>Maggiolo. Carlo del Mantegna.</item>
                                        <item>Maggiore. Isac.</item>
                                        <item>Maglia. Michele.</item>
                                        <item>Magnani. Cristofano.</item>
                                        <item>Magnasco: Alessandro.</item>
                                        <item>Magnavacca. Gioseffo.</item>
                                        <item>Magni. Niccolò.</item>
                                        <item>da Majano. Benedetto. Giuliano.</item>
                                        <item>Mainardi. Andrea, e Marcantonio. Bastiano. Lattanzio da Bologna.</item>
                                        <item>Mainero. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Maini. Angelo. Michele. Tiburzio:</item>
                                        <item>Majo. Gio: Cornelio Vermeyen.</item>
                                        <item>Malaguazzo. Girolamo.</item>
                                        <item>Malò. Vincenzio.</item>
                                        <item>Malombra. Pietro.</item>
                                        <item>Malosso. Gio: Batista Trotti.</item>
                                        <item>Malucello. Paoluccio.</item>
                                        <item>de Mandranen. Carlo.</item>
                                        <item>Manenti. Vincenzio.</item>
                                        <item>Maneti. Rutilio.</item>
                                        <item>Manfredi. Bartolomeo.</item>
                                        <item>Maniere. Lorenzo.</item>
                                        <item>Manini. Giacomo Antonio.</item>
                                        <item>Manno. Manno.</item>
                                        <item>Mantegna. Andrea. Carlo del Mantegna.</item>
                                        <item>Mantovano. Cammillo. Diana. Gio: Batista. Raffaello. Rinaldo.</item>
                                        <item>Manzini. Raimondo.</item>
                                        <item>Manzoli. Francesco. Tommaso di S. Friano.</item>
                                        <item>Mao. Tommaso Salini.</item>
                                        <item>Maracci. Giovanni.</item>
                                        <item>Maratti. Carlo.</item>
                                        <item>della Marca. Gio: Batista Lombardelli. Lattanzio da Rimino.</item>
                                        <item>Marcellini. Marcellini.</item>
                                        <item>Marchesini. Alessandro.</item>
                                        <item>Marchetti. Marco da Faenza.</item>
                                        <item>Marchino di Guido. Marco Bandinelli.</item>
                                        <item>Marcy. Baldassare.</item>
                                        <item>Marco da Bruges. Marco Gerardi.</item>
                                        <item>Marcucci. Agostino. Marco da Faenza.</item>
                                        <item>Mareel. Mareel.</item>
                                        <item>Marescotti. Bartolomeo.</item>
                                        <item>Margaritone. Margaritone.</item>
                                        <item>Mari. Alessandro.</item>
                                        <item>Maria. Ercolino da Castel S. Gio:</item>
                                        <item>Mariani. Cammillo. Gioseffo. Gio: Maria. Stefano.</item>
                                        <item>Mariliano. Andrea.</item>
                                        <item>Marignoli. Lorenzo.</item>
                                        <item>Marinari. Cammillo. Onorio. Stefano.</item>
                                        <item>Marmi. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Marmita. Marmita.</item>
                                        <item>Marmocchini. Giovanna.</item>
                                        <item>Maroli. Domenico.</item>
                                        <item>Marot. Francesco. Marot.</item>
                                        <item>Marpegani. Cammillo.</item>
                                        <item>Martelli. Luca. Valentino.</item>
                                        <item>Martinelli. Don Domenico.</item>
                                        <item>Martino da Udine. Pellegrino da S. Daniello.</item>
                                        <item>Martinotti. Evangelista.</item>
                                        <item><pb facs="00526"/>
Maruselli. Gio: Stefano.</item>
                                        <item>Marzilla. Guglielmo.</item>
                                        <item>Masaccio. Masaccio.</item>
                                        <item>Massari. Lucio.</item>
                                        <item>Mascherini. Ottaviano.</item>
                                        <item>Massei. Girolamo.</item>
                                        <item>Maseline. Pietro.</item>
                                        <item>Masini. Francesco.</item>
                                        <item>Massarotti. Angelo.</item>
                                        <item>Maso Fiammingo. Israel di Menz.</item>
                                        <item>Massou. Benedetto.</item>
                                        <item>Mastelletta. Gio: Andrea Donducci.</item>
                                        <item>Mastro Biagio dalle lame. Biagio Pupino.</item>
                                        <item>Mastro Cola. Cola della Matrice. Niccolò Calabrese.</item>
                                        <item>Mastro Riccio. Bartolomeo Neroni.</item>
                                        <item>Mastro Simone Cremonese. Simone.</item>
                                        <item>Mastro Zeno. Zeno.</item>
                                        <item>Matham. Giacomo. Teodoro.</item>
                                        <item>di Matteo. Michele.</item>
                                        <item>Matteis. Paolo.</item>
                                        <item>Mattioli. Girolamo. Lodovico.</item>
                                        <item>Maturino. Maturino.</item>
                                        <item>Maurer. Cristofano. Giodoco.</item>
                                        <item>Mauvier. Michele.</item>
                                        <item>Mayr. Dieterico. Gio: Giacomo. Ridolfo. Susanna.</item>
                                        <item>Mazza. Camillo. Damiano. Gioseffo.</item>
                                        <item>Mazzieri. Angelo di Donino. Antonio di Donino.</item>
                                        <item>Mazzocchi. Paolo.</item>
                                        <item>Mazzola. Francesco. Gioseffo. Girolamo.</item>
                                        <item>Mazzoli. Maso.</item>
                                        <item>Mazzoni. Gioseffo. Girolamo. Giulio. Guido.</item>
                                        <item>Mazzucchelli. Pietro. Francesco Morazzone.</item>
                                        <item>Mechen, o Van Mecheln. Israel.</item>
                                        <item>Meda. Carlo Gioseffo.</item>
                                        <item>de Medina. Giobatista.</item>
                                        <item>Meganio. Meganio di Brabanzia.</item>
                                        <item>Mellan. Claudio.</item>
                                        <item>Melchiori. Gio: Paolo.</item>
                                        <item>Melisi. Agostino.</item>
                                        <item>Meloni. Antonio. Carlo. Francesco. Marco.</item>
                                        <item>Melzo. Francesco.</item>
                                        <item>Memmi. Lippo. Simone.</item>
                                        <item>Menghini. Niccolò.</item>
                                        <item>Menini. Lorenzo.</item>
                                        <item>Menzani. Filippo.</item>
                                        <item>Menz. Israel.</item>
                                        <item>Merano. Francesco. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Meriani. Matteo.</item>
                                        <item>da Messina. Antonello. Martino.</item>
                                        <item>Messis. Quintino.</item>
                                        <item>Metelli. Agostino. Gioseffo Maria.</item>
                                        <item>Mettidoro. Mariotto di Francesco. Raffaello di Biagio.</item>
                                        <item>Metrana. Anna.</item>
                                        <item>Metro. Israel di Menz.</item>
                                        <item>Meus. Livio.</item>
                                        <item>Michelozzi. Michelozzo.</item>
                                        <item>Michieli. Parrasio.</item>
                                        <item>Mignard. Nicolò. Pietro.</item>
                                        <item>Miele. Giovanni.</item>
                                        <item>Milanese. Pietro Francesco Cittadini.</item>
                                        <item>Milani. Aureliano. Giulio Cesare Milani.</item>
                                        <item>da Milano. Giovanni. Cesare da Sesto.</item>
                                        <item>Milet. Francesco.</item>
                                        <item>Millich. Niccolò.</item>
                                        <item>del Minga. Andrea.</item>
                                        <item>Mingaccino. Domenico Santi.</item>
                                        <item>Minganti. Alessandro.</item>
                                        <item>Minghino del Briccio. Domenico degli Ambrogi.</item>
                                        <item>Miniati. Pellegrino.</item>
                                        <item>Mini. Antonio.</item>
                                        <item>Mino del Reame. Mino da Fiesole.</item>
                                        <item>Minzochi. Francesco.</item>
                                        <item>Mirandola. Domenico Maria.</item>
                                        <item>Mirandolese. Pietro Paltronieri.</item>
                                        <item>Mires, o Miresio. Francesco.</item>
                                        <item><pb facs="00527"/>
Mireveld. Michele Janson.</item>
                                        <item>Mirvoli. Girolamo.</item>
                                        <item>Miseron. Dionigio.</item>
                                        <item>Missiroli. Tommaso.</item>
                                        <item>Misuroni Gasparo.</item>
                                        <item>Mocchi. Francesco.</item>
                                        <item>Moccio. Moccio.</item>
                                        <item>Mederati. Angelo Rossi.</item>
                                        <item>da Modona. Nicoletto. Pellegrino.</item>
                                        <item>Modonese. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Mola Gio: Batista. Pietro Francesco.</item>
                                        <item>Molinari. Cornelio. Zuan Batista.</item>
                                        <item>Mombello. Luca.</item>
                                        <item>Mona: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Monanni, Monanno.</item>
                                        <item>Monaville. Francesco.</item>
                                        <item>Moncalvo. Guglielmo Caccia.</item>
                                        <item>Monci: vedi Gentile Zanardi.</item>
                                        <item>Mondini. Antonio. Fulgenzio. Sigismondo Scarsella.</item>
                                        <item>Monegri. Gio: Batista</item>
                                        <item>Monsignori. Fra Cherubino. Fra Giocondo. Fra Girolamo. Francesco.</item>
                                        <item>Monstrart. Egidio. Francesco. Giovanni.</item>
                                        <item>Montagna. Bartolomeo. Benedetto. Jacopo. Marco Tullio.</item>
                                        <item>Montalti. Gioseffo Danedi. Stesano.</item>
                                        <item>Montanari, Agostino.</item>
                                        <item>Montano. Giosesso. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Montanini. Pietro.</item>
                                        <item>da Montecarlo. Bastiano.</item>
                                        <item>Montefort. Antonio.</item>
                                        <item>Montelatici. Francesco.</item>
                                        <item>da Montelupo. Baccio. Raffaello.</item>
                                        <item>Montemezzano. Francesco.</item>
                                        <item>da Montepulciano. Marco.</item>
                                        <item>del Monte Sansavino. Domenico.</item>
                                        <item>Monti, e dai Monti. Antonio. Francesco. Gio: Giacomo. Gio: Batista. Giovanni. Innocenzio.</item>
                                        <item>Monticelli. Andrea. Angelo Michele.</item>
                                        <item>Montorsoli. Fra Gio: Angelo.</item>
                                        <item>Monverde. Luca.</item>
                                        <item>da Monza. Troso.</item>
                                        <item>Morandi. Gio. Maria.</item>
                                        <item>Morandini. Francesco.</item>
                                        <item>Morazzone. Pietro Francesco.</item>
                                        <item>Morbioli. Beato Lodovico.</item>
                                        <item>Morelli. Bartolomeo. Padre Bartolomeo. Lazzaro. Paolo.</item>
                                        <item>Moreno. Fra Lorenzo.</item>
                                        <item>Moretto. Alessandro Bonvicini. Faustino. Gioseffo.</item>
                                        <item>Morina. Giulio.</item>
                                        <item>Moro, o del Moro. Antonio. Batista. Francesco Torbido. Rinaldo Botti.</item>
                                        <item>Moroni. Domenico. Frrancesco. Gio: Batista. Pietro.</item>
                                        <item>Morto. Morto da Feltro.</item>
                                        <item>Mosca. Francesco. Simone.</item>
                                        <item>Moschino. Francesco Mosca.</item>
                                        <item>Mosnier. Giovanni.</item>
                                        <item>Motta. Raffaellino da Reggio.</item>
                                        <item>le Moyne. Francesco.</item>
                                        <item>Mozzo. Michelagnolo Cerquozzi.</item>
                                        <item>Muccio. Gio: Francesco.</item>
                                        <item>Muller. Gio: Sigismondo.</item>
                                        <item>de Mulieribus. Pietro.</item>
                                        <item>Munari. Giovanni. Pellegrino da Modona.</item>
                                        <item>da Murano. Nadalino.</item>
                                        <item>Muratori. Domenico Maria. Teresa.</item>
                                        <item>Murillio. Bartolomeo.</item>
                                        <item>Musceron, o Maucheron. Isac.</item>
                                        <item>dalle Muse. Bernardino Pocchietti.</item>
                                        <item>Musso. Niccolò.</item>
                                        <item>Muziano. Girolamo.</item>
                                        <item>Muzio. Antonio.</item>
                                        <item rend="text-align:center">N</item>
                                        <item>NAldini. Batista. Lorenzo. Paolo.</item>
                                        <item>Nanni. Gio: da Udine. Girolamo.</item>
                                        <item>Nannoccio. Nannoccio.</item>
                                        <item><pb facs="00528"/>
Nantevil. Roberto.</item>
                                        <item>Nappi. Francesco.</item>
                                        <item>il Napolitano. Filippo degli Angeli.</item>
                                        <item>Narciso. Rainero Persini.</item>
                                        <item>Nardi. Pietro Antonio: vedi Vincenzio Carducci.</item>
                                        <item>Naselli: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>del Nassaro. Matteo.</item>
                                        <item>Nasini. Gioseffo.</item>
                                        <item>Natali. Carlo. Michele.</item>
                                        <item>Navarretto. Gio. Fernandez.</item>
                                        <item>Nebbia. Cesare.</item>
                                        <item>Negri. Gio: Scuvartz. Gio: Francesco. Girolamo. Pietro.</item>
                                        <item>Nelli. Lorenzo.</item>
                                        <item>Neri. Giovanni. Pietro Martire. Neri.</item>
                                        <item>del Nero. Durante.</item>
                                        <item>Neroni. Bartolomeo.</item>
                                        <item>Neuberger. Anna. Felicita. Ferdinando.</item>
                                        <item>Neve. Francesco.</item>
                                        <item>Neufcastel. Niccolò.</item>
                                        <item>Neuland. Adriano.</item>
                                        <item>Neydlinger. Michele.</item>
                                        <item>Niccoli. Lattanzio. Ottavio Van Veen.</item>
                                        <item>Niccoluccio. Niccola Calabrese.</item>
                                        <item>dalle Ninfe. Cesare.</item>
                                        <item>Nino. Fulvio Signorini. Nino.</item>
                                        <item>Nivolstella. Gio: Giorgio.</item>
                                        <item>Nocret. Giovanni.</item>
                                        <item>Nogari. Paris.</item>
                                        <item>da Nola. Giovanni.</item>
                                        <item>Norcello. Pietro Damini.</item>
                                        <item>Nosadella, Gio: Francesco Bezzi.</item>
                                        <item>da Novara. Gio: Batista.</item>
                                        <item>da Novellara. Lelio Orsi.</item>
                                        <item>Novelli: vedi Valerio Cioli.</item>
                                        <item>Nucci. Avanzino.</item>
                                        <item>Nufrio: vedi Vincenzio Onofri.</item>
                                        <item>Nunziata. Nunziata. Toto.</item>
                                        <item>Nuvolone. Carlo Francesco. Gioseffo. Panfilo.</item>
                                        <item>Nyssio. Niccolò Chnipfer.</item>
                                        <item>Nuzzi. Mario.</item>
                                        <item rend="text-align:center">O</item>
                                        <item>dagli OCchiali. Gabbriello Ferrantini.</item>
                                        <item>Ochstraet.</item>
                                        <item>Odam. Girolamo.</item>
                                        <item>Odazzi. Giovanni.</item>
                                        <item>Oderigi. Oderigi da Gobbio.</item>
                                        <item>Oddi. Mauro.</item>
                                        <item>Odorico: Gio; Paolo.</item>
                                        <item>Ognissanti. Toussaint.</item>
                                        <item>d' Olanda. Luca di Leida.</item>
                                        <item>Olbein. Giovanni.</item>
                                        <item>Olivieri. Pietro Paolo.</item>
                                        <item>Onofri. Vincenzio.</item>
                                        <item>Oppenor. Gilles Maria.</item>
                                        <item>Orazj. Alessandro. Andrea.</item>
                                        <item>Orbetto. Alessandro Turco.</item>
                                        <item>Orcagna. Andrea. Bernardo. Jacopo di Cione. Mariotto.</item>
                                        <item>Orlandi. Odoardo.</item>
                                        <item>Orlandino. Giulio. Matteo Stom.</item>
                                        <item>d'Orliens. Francesco.</item>
                                        <item>Ornerio. Gerardo.</item>
                                        <item>Orsi. Lelio.</item>
                                        <item>Orsini. Antonio.</item>
                                        <item>Orsoni. Gioseffo.</item>
                                        <item>Ort, o de' Ort. Adamo.</item>
                                        <item>Ortolano. Benvenuto. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Ossana. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Ossembeck.</item>
                                        <item>dell'Oste. Andrea de Werdt.</item>
                                        <item>Ottino. Pasquale.</item>
                                        <item>Ottone. Lorenzo.</item>
                                        <item>Ovasse. Michelagnolo. Renè.</item>
                                        <item>Ovater. Alberto.</item>
                                        <item>Oudry. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Ouvenio, overo Ouvins.</item>
                                        <item rend="text.align:center">P</item>
                                        <item>PAderna. Giovanni. Paolo Antonio.</item>
                                        <item><pb facs="00529"/>
da Padova. Vellano.</item>
                                        <item>Padovanino. Alessandro Varottari. Lodovico Leoni. Ottavio Leoni.</item>
                                        <item>Pafio. Antonio.</item>
                                        <item>Pagani. Benedetto. Francesco. Gasparo. Gregorio. Paolo.</item>
                                        <item>Paganini. Guglielmo Capodoro. Guido Mazzoni.</item>
                                        <item>Paggi. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Paggio. Francesco Merano.</item>
                                        <item>Paglia. Francesco.</item>
                                        <item>Palladino. Adriano.</item>
                                        <item>Palamedio. Palamede.</item>
                                        <item>Palma. Antonio. Jacopo. vedi Tiziano Aspetti.</item>
                                        <item>Palombo. Bartolomeo.</item>
                                        <item>Palloni. Michelarcangelo.</item>
                                        <item>Paltronieri. Pietro.</item>
                                        <item>Pan. Giovanni Lisio.</item>
                                        <item>Pancotto. Pietro.</item>
                                        <item>Panetti: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Panfi. Romolo.</item>
                                        <item>Panfilo. Carlo Francesco Nuvolone. Gioseffo Nuvolone.</item>
                                        <item>da Panicale. Masolino.</item>
                                        <item>Panico. Antonio Maria.</item>
                                        <item>Panini. Gio: Paolo.</item>
                                        <item>Panizzati. Giacomo.</item>
                                        <item>Panza. Federico.</item>
                                        <item>Panzacchia. Maria Elena.</item>
                                        <item>Paolini. Pietro. Pio.</item>
                                        <item>Paolo Veronese. Paolo Calieri.</item>
                                        <item>Papalèo. Pietro.</item>
                                        <item>Paracca. Gio: Antonio.</item>
                                        <item>Paradosso. Giulio Troglio.</item>
                                        <item>Parafole. Bernardino. Isabella. Leonardo.</item>
                                        <item>Paris Romano. Paris Nogari.</item>
                                        <item>de Paris. Domenico. Orazio.</item>
                                        <item>Parisio. Ambrogio.</item>
                                        <item>Parmese. Cristofano.</item>
                                        <item>Parmigianino. Francesco Mazzola.</item>
                                        <item>Parmigiano. Fabbrizio.</item>
                                        <item>Parodi. Domenico. Ottavio.</item>
                                        <item>Parolini: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Paroni. Francesco.</item>
                                        <item>Passari. Annibale. Gioseffo.</item>
                                        <item>Passarotti. Aurelio. Bartolomeo. Passarotto. Tiburzio. Ventura.</item>
                                        <item>Passignani. Domenico.</item>
                                        <item>Pasinelli. Lorenzo.</item>
                                        <item>Pasqualini. Felice. Pasquale. Pasquale Rossi.</item>
                                        <item>Paternier. Giovachino.</item>
                                        <item>Patina. Gabbriella Carla.</item>
                                        <item>Paudiz di Sassonia.</item>
                                        <item>de' Pazzi. S. Maria Maddalena.</item>
                                        <item>Pedrali. Giacomo.</item>
                                        <item>Pellegrini. Carlo. Domenico Tibaldi. Felice. Pellegrino da Bologna. Vincenzio.</item>
                                        <item>Pellini. Marcantonio.</item>
                                        <item>Pennacchi. Pietro Maria.</item>
                                        <item>Penni. Fattorino di Raffaello. Luca.</item>
                                        <item>Penone. Carlo. Stefano. Rocco.</item>
                                        <item>Pens. Giorgio.</item>
                                        <item>du Perach. Stefano.</item>
                                        <item>Peranda. Sante.</item>
                                        <item>Perrazzini: vedi Pietro Paltronieri.</item>
                                        <item>della Perdrix. Michele.</item>
                                        <item>Perelle. Niccolò.</item>
                                        <item>Perez. Matteo.</item>
                                        <item>Perrier. Francesco.</item>
                                        <item>Perino di Guido. Pietro Gallinari.</item>
                                        <item>Periss. Gio: Filippo.</item>
                                        <item>Persino. Rainero.</item>
                                        <item>Peruccini. Giovanni.</item>
                                        <item>da Perugia. Pietro.</item>
                                        <item>Perugino. Paolo. Pietro. Polino.</item>
                                        <item>Perundt. Giorgio.</item>
                                        <item>Peruzzi. Baldassare.</item>
                                        <item>Pesarese. Simone Cantarino.</item>
                                        <item>Pesari: Gio: Batista.</item>
                                        <item>da Pesaro. Niccolò.</item>
                                        <item>da Pescia. Mariano.</item>
                                        <item>Peselli. Francesco detto Pesellino. Pesello.</item>
                                        <item><pb facs="00530"/>
Pesenti. Francesco. Vincenzio.</item>
                                        <item>Pesne. Antonio.</item>
                                        <item>Petel. Giorgio.</item>
                                        <item>Peterzano. Simone.</item>
                                        <item>Petrelli. Giovanni.</item>
                                        <item>de' Petri. Pietro.</item>
                                        <item>Petruccio Perugino. Pietro Montanini.</item>
                                        <item>Pizzutelli. Francesco.</item>
                                        <item>Pfrintia. Anna Maria.</item>
                                        <item>Piaggia. Teramo.</item>
                                        <item>Piamontese. Cesare.</item>
                                        <item>Piamontini. Gioseffo.</item>
                                        <item>Pianori. Bartolomeo Morelli.</item>
                                        <item>Piazza. Calisto. Fra Cosimo. Paolo.</item>
                                        <item>Picardi. Lorenzo Naldini.</item>
                                        <item>Piccinardo. Carlo.</item>
                                        <item>Piccioni. Matteo. Tommaso.</item>
                                        <item>Piella. Francesco. Antonio.</item>
                                        <item>Pieri. Stefano.</item>
                                        <item>Pietro da Cortona. Pietro Beretini.</item>
                                        <item>della Pieve. Papino.</item>
                                        <item>Pignoni. Simone.</item>
                                        <item>Pilotto. Girolamo.</item>
                                        <item>Pinacci. Gioseffo, morì adì 23. Decembre 1718.</item>
                                        <item>Pinager. Tommaso.</item>
                                        <item>Pinelli. Antonia.</item>
                                        <item>Pini. Paolo.</item>
                                        <item>di Pio. Gio: Bonati.</item>
                                        <item>Piola. Domenico. Gio: Gregorio. Pellegrino. Pietro Francesco. Pietro Paolo. Girolamo.</item>
                                        <item>Pintelli. Tommaso Salini.</item>
                                        <item>Pinturicchio. Bernardino.</item>
                                        <item>Pinzoni. Niccolò.</item>
                                        <item>dal Piombo. Fra Sebastiano.</item>
                                        <item>Pippo d'Urbino. Filippo Santacroce.</item>
                                        <item>Pippo Sciamerone. Filippo Furini.</item>
                                        <item>Pippo. Filippo Santacroce.</item>
                                        <item>Pirogentili. Niccola.</item>
                                        <item>Pisanelli. Giulio. Ippolito. Lorenzo. Vincenzio. Vittore.</item>
                                        <item>Pisano. Andrea. Giovanni. Niccola. Tommaso.</item>
                                        <item>Pistoja. Leonardo.</item>
                                        <item>Pistojese. Fra Paolo.</item>
                                        <item>Pittor bello. Vincenzio Pellegrini.</item>
                                        <item>il Pittore Italiano. Francesco Badens.</item>
                                        <item>Pittorino. Fra Bonaventura Bisi.</item>
                                        <item>Pittore Villano. Tommaso Missiroli.</item>
                                        <item>Pizzica. Gio: Zanna.</item>
                                        <item>Pizzoli. Giovachino.</item>
                                        <item>Planzone. Filippo.</item>
                                        <item>de Plate-Montagne. Niccolò.</item>
                                        <item>Plautilla. Plautilla.</item>
                                        <item>del Pò. Giacomo Pietro.</item>
                                        <item>Pocchietti. Bernardino.</item>
                                        <item>Pocoebuono. Girolamo Nanni.</item>
                                        <item>Poch. Paolo. Tobia.</item>
                                        <item>Podestà. Andrea.</item>
                                        <item>Poerson. Carlo. Carlo Francesco.</item>
                                        <item>Poggini. Domenico.</item>
                                        <item>Poggio. Marcantonio.</item>
                                        <item>de Poindre. Jacopo.</item>
                                        <item>Poirier. Claudio.</item>
                                        <item>Pollajolo. Antonio. Pietro.</item>
                                        <item>Pollino. Cesare.</item>
                                        <item>di Polo. Domenico.</item>
                                        <item>Pomerancio. Antonio. Cristofano Roncalli. Niccolò Circignano.</item>
                                        <item>Pomo. Girolamo del Canto.</item>
                                        <item>da Ponte. Francesco Bassano. Giovanni. Gio: Batista. Jacopo.</item>
                                        <item>Pontormo. Giacomo Carrucci.</item>
                                        <item>Ponzoni. Matteo.</item>
                                        <item>Poppi. Francesco Morandini.</item>
                                        <item>de Por. Daniello.</item>
                                        <item>Pordenone, o Bordonone. Gio: Antonio Regillio.</item>
                                        <item>Prorettano. Pietro Maria.</item>
                                        <item>Porpora. Paolo.</item>
                                        <item>della Porta. Baccio. Fra Guglielmo. Teodoro. Tommaso.</item>
                                        <item>Porta. Andrea. Gioseffo.</item>
                                        <item><pb facs="00531"/>
Portelli. Carlo.</item>
                                        <item>il Porzia. Francesco. Apollodoro.</item>
                                        <item>Possenti. Andrea. Benedetto. Gio: Pietro.</item>
                                        <item>le Potre. Giovanni.</item>
                                        <item>Pouburs. Francesco. Pietro.</item>
                                        <item>Pouletier. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Poussin. Gasparo. Niccolò.</item>
                                        <item>Poy, o Poylli. Francesco.</item>
                                        <item>Pozzi. Carlo. Gio: Batista. Padre Andrea.</item>
                                        <item>Pozzosarato. Lodovico.</item>
                                        <item>de Prado. Galasso.</item>
                                        <item>Prandino. Ottavio.</item>
                                        <item>del Prato. Francesco.</item>
                                        <item>da Pratovecchio. Jacopo di Casentino.</item>
                                        <item>Preissler. Daniello.</item>
                                        <item>Prete Gallo. Guglielmo de Marzilla.</item>
                                        <item>Prete Genovese. Bernardo Strozzi.</item>
                                        <item>Preti. Bonaventura. Mattia.</item>
                                        <item>Primaticcio. Abate Francesco.</item>
                                        <item>Primi. Gio: Batista. Lodovico.</item>
                                        <item>Prina. Pietro Francesco.</item>
                                        <item>Procaccini. Andrea. Cammillo. Ercole. Giulio Cesare. Carlo Antonio.</item>
                                        <item>Profondavalle. Vallerio.</item>
                                        <item>Pronti. Padre Cesare.</item>
                                        <item>dalle Prospettive. Agostino.</item>
                                        <item>Prov. Giacomo.</item>
                                        <item>Provenzale. Marcello.</item>
                                        <item>Pruchert. Niccolò.</item>
                                        <item>Puccetti. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Puget. Pietro.</item>
                                        <item>Puglia. Gioseffo.</item>
                                        <item>Pulemburgh. Cornelio.</item>
                                        <item>Puligo. Domenico.</item>
                                        <item>Pulzoni. Scipione Gaetano.</item>
                                        <item>Pupino. Biagio.</item>
                                        <item>del Purgo. Giulio Orlandino.</item>
                                        <item rend="text-align:center">Q</item>
                                        <item>QUaino. Francesco. Luigi.</item>
                                        <item>Quellino. Arto. Erasmo. Gio: Erasmo.</item>
                                        <item>della Quercia. Jacopo.</item>
                                        <item>du Quesnoy. Francesco.</item>
                                        <item>S. Quirico. Paolo.</item>
                                        <item>Quistelli. Lucrezia.</item>
                                        <item rend="text-align:center">R</item>
                                        <item>RAcchetti. Bernardo.</item>
                                        <item>Raffaellino Bottalla. Gio: Maria Bottalla.</item>
                                        <item>Raggi. Antonio.</item>
                                        <item>Raibolini. Francesco Francia.</item>
                                        <item>Raimondi. Marcantonio.</item>
                                        <item>Rainaldi. Tolomeo.</item>
                                        <item>Rama. Cammillo.</item>
                                        <item>Rambaldi. Carlo Antonio.</item>
                                        <item>Ramajoli. Priore Andrea.</item>
                                        <item>Ramelli. Padre D. Felice.</item>
                                        <item>Ramenghi. Bartolomeo. Gio: Batista Bagnacavallo.</item>
                                        <item>Randa. Antonio.</item>
                                        <item>Raon. Giovanni.</item>
                                        <item>Raouz. Giovanni.</item>
                                        <item>Ravara. Pietro.</item>
                                        <item>da Ravenna. Marco. Rondinello.</item>
                                        <item>Ravennate. Matteo Ingoli.</item>
                                        <item>Raviglione. Raviglione.</item>
                                        <item>Razioniere. Paolo Cespade.</item>
                                        <item>Redoneta. Tommaso.</item>
                                        <item>Regillio. Gio: Antonio.</item>
                                        <item>da Reggio. Raffaellino.</item>
                                        <item>Regnauldin. Tommaso.</item>
                                        <item>Rembrandt. Rembrandt.</item>
                                        <item>Remps. Domenico.</item>
                                        <item>Rengheri. Rengherio.</item>
                                        <item>Reni. Guido.</item>
                                        <item>Renieri. Angelica. Niccolò.</item>
                                        <item>Resani. Arcangelo.</item>
                                        <item>Reschi. Pandolfo.</item>
                                        <item>Reti. Leonardo.</item>
                                        <item>Rettou: vedi. Gio: Jouvenet.</item>
                                        <item>Rezi. Martino.</item>
                                        <item>Ribera. Gioseffo.</item>
                                        <item>Riccardi. David.</item>
                                        <item><pb facs="00532"/>
Richardson. Richardson.</item>
                                        <item>Ricchi, o Righi. Pietro.</item>
                                        <item>Ricchiedeo. Marco.</item>
                                        <item>Ricchini. Francesco.</item>
                                        <item>Ricciarelli. Daniello da Volterra.</item>
                                        <item>Ricci, o Riccio. Antonello. Bartolomeo Neroni. Bastiano. Benvenuto. Domenico. Felice. Gio: Batista da Novara. Pietro.</item>
                                        <item>Ricciolini. Michelagnolo.</item>
                                        <item>di Ridolfo. Ghirlandajo. Michele.</item>
                                        <item>Ridolfi. Bartolomeo. Carlo. Glaudio.</item>
                                        <item>Rigaud. Giacinto.</item>
                                        <item>Riley. Giovanni.</item>
                                        <item>Riminaldi. Orazio.</item>
                                        <item>da Rimino. Lattanzio.</item>
                                        <item>Rinaldi. Sante.</item>
                                        <item>Rincon. Antonio.</item>
                                        <item>Ringhli. Gottardo.</item>
                                        <item>Ripanda. Giacomo.</item>
                                        <item>Rita. Michele.</item>
                                        <item>Rivarola. Alfonso.</item>
                                        <item>de Rick. Pietro Cornelio.</item>
                                        <item>dalla Robbia. Agostino. Andrea. Girolamo. Luca.</item>
                                        <item>Robusti. Domenico. Tentorerto. Jacopo.</item>
                                        <item>Rocco. Giacomo.</item>
                                        <item>Roccatagliata. Niccolò.</item>
                                        <item>Roderico. Luigi.</item>
                                        <item>Rolet. Monsù.</item>
                                        <item>Roli. Antonio. Gioseffo.</item>
                                        <item>Romanelli. Gio. Francesco. Urbano.</item>
                                        <item>Romanino. Girolamo.</item>
                                        <item>Romano. Domenico. Giulio. Paolo. Tommaso. Virgilio.</item>
                                        <item>di Romolo. Diego.</item>
                                        <item>Roncalli. Cristofano.</item>
                                        <item>Rondani. Francesco Maria.</item>
                                        <item>Rondelet. Simon le Rov.</item>
                                        <item>Rondinello da Ravenna. Niccolò.</item>
                                        <item>Rosa. Cristofano. Giovanni. Pietro. Salvatore.</item>
                                        <item>Rosati. Rosato.</item>
                                        <item>Rosselli. Cosimo. Matteo. Pietro di Cosimo.</item>
                                        <item>Rossellini. Antonio. Bernardino.</item>
                                        <item>Rossetti. Cesare. Gio: Paolo. Paolo.</item>
                                        <item>Rosa. Cristofano.</item>
                                        <item>Rosi. Alessandro.</item>
                                        <item>Rosini. Amanzio.</item>
                                        <item>Roslet. Paudiz.</item>
                                        <item>Rossi. Angelo. Antonio. Carlo. Antonio. Girolamo. Gio: Antonio. Gio: Enrico. Gio: Stefano. Lodovico. Lorenzo. Muzio. Pasquale. Properzia. Teodoro. Vincenzio. Zanobio.</item>
                                        <item>Rosso. Rosso Fiorentino. Nanni di Bartolo.</item>
                                        <item>Rossuti. Filippo.</item>
                                        <item>Rota. Martino.</item>
                                        <item>Rotenamer. Giovanni.</item>
                                        <item>Rotini. Pietro.</item>
                                        <item>da Rovazzano. Benedetto.</item>
                                        <item>Rovere. Gio: Mauro.</item>
                                        <item>Roviale Spagnuolo.</item>
                                        <item>Roussellet. Monsù.</item>
                                        <item>le Roy. Simone.</item>
                                        <item>Rubens. Pietro Paolo.</item>
                                        <item>Ruggeri. Gio: Batista. Guido. Ruggero.</item>
                                        <item>Rusca. Francesco.</item>
                                        <item>Ruspoli. Illarione.</item>
                                        <item>Rustico. Gio: Francesco.</item>
                                        <item>Ruthart. Andrea.</item>
                                        <item rend="text-align:center">S</item>
                                        <item>SAbbatini. Andrea da Salerno.</item>
                                        <item>Lorenzino da Bologna.</item>
                                        <item>Sabinese. Andrea Generoli.</item>
                                        <item>Sabionetta. Francesco Pesenti. Vincenzio Pesenti.</item>
                                        <item>Sacchi. Andrea. Antonio. Carlo. Ga<pb facs="00533"/>sparo. Pietro. Francesco.</item>
                                        <item>Sadeler. Egidio. Giovanni. Giusto. Raffaello.</item>
                                        <item>Sadoletti. Lodovico.</item>
                                        <item>Sagrestani. Gio: Cammillo.</item>
                                        <item>Saiter. Daniello.</item>
                                        <item><unclear reason="illegible">Salazasto</unclear>. Padre Andrea da Leone.</item>
                                        <item>da Salerno. Andrea.</item>
                                        <item>Salice. Ruggero.</item>
                                        <item>Salimbeni. Arcangelo. Ventura.</item>
                                        <item>da Salincorno. Mirabello.</item>
                                        <item>Salini. Tommaso.</item>
                                        <item>Salis. Carlo.</item>
                                        <item>Salmeggia. Enea.</item>
                                        <item>da Salò. Pietro.</item>
                                        <item>Saltarelli. Luca.</item>
                                        <item>Salvatici. Paolo.</item>
                                        <item>Saluci. Alessandro. Mattiuccio.</item>
                                        <item>Salvetti. Lodovico.</item>
                                        <item>del Salviati. Cecchino. Gioseffo.</item>
                                        <item>Salvioni. Rosalba Maria.</item>
                                        <item>Samacchini. Orazio.</item>
                                        <item>Sampagna. Filippo. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Sancio. Giovanni. Raffaello.</item>
                                        <item>Sanchez. Alonso.</item>
                                        <item>Sandrart. Giacomo. Giovachino. Giovanni. Susanna.</item>
                                        <item>da S. Daniello. Pellegrino.</item>
                                        <item>Sandrini. Tommaso.</item>
                                        <item>Sanese. Agostino, ed Agnolo. Francesco. Michelagnolo. Ugolino.</item>
                                        <item>da S. Friano. Tommaso.</item>
                                        <item>da S. Gallo. Giuliano.</item>
                                        <item>Sangiorgio. Eusebio.</item>
                                        <item>Sanmarchi. Marco.</item>
                                        <item>Sansovino. Andrea Contucci. Jacopo.</item>
                                        <item>Santacroce. Filippo. Francesco. Gio: Batista. Girolamo. Matteo.</item>
                                        <item>Santafede. Fabbrizio.</item>
                                        <item>Santagostini. Giacomo Antonio.</item>
                                        <item>Santerra. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Santi. Domenico. Michele. Gio: Gioseffo.</item>
                                        <item>da S. Vito. Feliciano.</item>
                                        <item>Saracino. Carlo.</item>
                                        <item>Sarazin. Giacomo.</item>
                                        <item>Sarezana. Domenico Fiasella. Leonardo.</item>
                                        <item><unclear reason="illegible">del Sa . Andrea</unclear></item>
                                        <item>Sassi. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Sassoli. Fabiano.</item>
                                        <item>Saudtman. Pietro.</item>
                                        <item>Saveri. Rolando.</item>
                                        <item>Savoldo. Girolamo.</item>
                                        <item>Savolini. Cristofano Serra.</item>
                                        <item>Savonanzi. Emilio.</item>
                                        <item>Scacciati. Andrea.</item>
                                        <item>Scala: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Scaligeri. Bortolo. Lucia.</item>
                                        <item>Scalzo. Giulio.</item>
                                        <item>Scalvati. Antonio.</item>
                                        <item>Scaminossi. Raffaello.</item>
                                        <item>Scanavino. Francesco: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Scaramuccia. Gio: Antonio. Luigi.</item>
                                        <item>Scarsella. Sigismondo.</item>
                                        <item>Scarsellino. Ippolito.</item>
                                        <item>Scavezzi. Prospero Bresciano.</item>
                                        <item>Schenefeld. Gio: Enrico.</item>
                                        <item>Schiavone. Andrea.</item>
                                        <item>Schidone. Bartolomeo.</item>
                                        <item>Schuartz. Cristofano. Giovanni.</item>
                                        <item>Schudt. Cornelio.</item>
                                        <item>Sciarpelloni. Lorenzo di Credi.</item>
                                        <item>del Sciorna. Lorenzo.</item>
                                        <item>Scolari. Francesco. Gioseffo. Giovanni.</item>
                                        <item>Scor. Gio: Paolo Tedesco.</item>
                                        <item>Schorel. Giovanni.</item>
                                        <item>Scorticone. Domenico.</item>
                                        <item>Scorza Sinibaldo.</item>
                                        <item>Screta. Carlo.</item>
                                        <item>Scurmana. Anna Maria.</item>
                                        <item>Scuvanhart. Giorgio.</item>
                                        <item>Scuvanefeld. Ermano.</item>
                                        <item>Sebald. Giovanni.</item>
                                        <item>Sebastiani. Lazzaro.</item>
                                        <item>Seccante. Sebastiano.</item>
                                        <item><pb facs="00534"/>
Secchiari. Giulio.</item>
                                        <item>di Secu. Martino.</item>
                                        <item>Segala. Zuane.</item>
                                        <item><unclear reason="illegible">Seg Gerardo.</unclear> Padre Daniello.</item>
                                        <item>Sementi. Gio. <gap reason=" illegible"/> Jacopo.</item>
                                        <item>Semini. Andrea. Antonio<unclear reason="illegible">. O</unclear></item>
                                        <item>Sanese. Agostino.</item>
                                        <item>Serra. Cristofano.</item>
                                        <item>Serafino. Serafini.</item>
                                        <item>Serlio. Sebastiano.</item>
                                        <item>Sermei. Cesare.</item>
                                        <item>Sermoneta. Girolamo Siciolante.</item>
                                        <item>dei Servi. Costantino.</item>
                                        <item>da Sesto. Cesare.</item>
                                        <item>Setti. Cecchino. Ercole.</item>
                                        <item>da Settignano. Desiderio.</item>
                                        <item>Sevin. Claudio Alberto.</item>
                                        <item>Sguazzella. Andrea.</item>
                                        <item>Sguazzino da Città di Castello.</item>
                                        <item>Sghizzi. Andrea.</item>
                                        <item>il Siciliano. Filippo Planzoni.</item>
                                        <item>Siciolante. Girolamo.</item>
                                        <item>da Siena. Duccio. Marco. Matteo. Mino. Pastorino.</item>
                                        <item>Sigismondi. Pietro.</item>
                                        <item>Signorelli. Luca.</item>
                                        <item>Signorini. Fulvio. Guido.</item>
                                        <item>Silla. Agostino.</item>
                                        <item>Sileno. Gio: Troschel.</item>
                                        <item>Silvani: vedi Valerio Cioli.</item>
                                        <item>Silvestri. Luigi.</item>
                                        <item>Simone dai Crocefissi. Simone da Bologna.</item>
                                        <item>Simone Sanese. Simone Memmi.</item>
                                        <item>Sirani. Elisabetta. Gio: Andrea.</item>
                                        <item>Smyters. Anna.</item>
                                        <item>Sneydre. Pietro.</item>
                                        <item>Sodoma. Gio: Antonio da Vercelli.</item>
                                        <item>Soens. Giovanni.</item>
                                        <item>Soggi. Niccolò.</item>
                                        <item>Sogliano. Gio: Antonio.</item>
                                        <item>Sojaro. Bernardino Gatti.</item>
                                        <item>Solari. Andrea. Cristofano.</item>
                                        <item>Soldani. Massimiliano.</item>
                                        <item>Sole. Virgilio.</item>
                                        <item>dal Sole. Antonio. Gio: Gioseffo. Gio: Batista. Pietro.</item>
                                        <item>Solimea, o Solimene. Francesco.</item>
                                        <item><unclear reason="illegible">ni</unclear> Raffaello.</item>
                                        <item>Sordo. <unclear reason="illegible">Di</unclear> Badaracco.</item>
                                        <item>Sordo d'Urbino. Antonio Vivia ni.</item>
                                        <item>Sorri. Pietro.</item>
                                        <item>Soriau. Daniello.</item>
                                        <item>Sormano. Gio: Antonio. Leonardo.</item>
                                        <item>Spada. Leonello.</item>
                                        <item>Spadarino. Gio: Antonio.</item>
                                        <item>Spagna. Paolo.</item>
                                        <item>Spagnoletto. Gioseffo Ribera.</item>
                                        <item>Spagnuolo. Gioseffo Crespi. Roviale.</item>
                                        <item>Sparzo. Marcello.</item>
                                        <item>Speranza. Gio: Batista. Stefano.</item>
                                        <item>Spezzini. Francesco. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Spierre. Francesco.</item>
                                        <item>Spinello. Forzone. Paris. Spinello.</item>
                                        <item>Spisanelli. Vincenzio Pisanelli. Ippolito.</item>
                                        <item>Spranger. Bartolomeo.</item>
                                        <item>Squarcione. Francesco.</item>
                                        <item>Stanzioni. Massimo.</item>
                                        <item>Starnina. Gerardo.</item>
                                        <item>Stati. Cristofano.</item>
                                        <item>Steen, o Stenio. Francesco.</item>
                                        <item>Stefano da Ferrara: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Stefano di Lappo. Stefano Fiorentino.</item>
                                        <item>Stefano Veronese.</item>
                                        <item>Steinvingh. Enrico.</item>
                                        <item>Steinuvinkel. Steinuvinkel.</item>
                                        <item>Stella. Claudio. Giacomo. Francesco. Vincenzio.</item>
                                        <item>Stellaert. Francesco.</item>
                                        <item>Stimer. Tobia.</item>
                                        <item>Stivens. Pietro.</item>
                                        <item>Stocad. Niccolò Heldio.</item>
                                        <item>Stom, o Stomma, Matteo.</item>
                                        <item><pb facs="00535"/>
Stop. Cornelio.</item>
                                        <item>Stora, o Storer. Cristofano.</item>
                                        <item>Stossio. Vito.</item>
                                        <item>Stosskopf. Sebastiano.</item>
                                        <item>Strabone. Cornelio Molinar.</item>
                                        <item>Strada, o dalla Strada. Stradano. Vespesiano.</item>
                                        <item>Stringa. Francesco.</item>
                                        <item>Stroifi. Don Erman.</item>
                                        <item>Strozzi. Bernardo.</item>
                                        <item>Suardo. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Subtermans. Giusto.</item>
                                        <item>Sudenti. Cristofano.</item>
                                        <item>le Sveur. Eustachio.</item>
                                        <item>Svitter. Gioseffo.</item>
                                        <item>Surchi. Gio: Francesco.</item>
                                        <item>Susini. Francesco.</item>
                                        <item>Suster. Lamberto.</item>
                                        <item rend="text-align:center">T</item>
                                        <item>TAcca. Ferdinando. Pietro.</item>
                                        <item>Tacconi. Innocenzio.</item>
                                        <item>del Tadda. Romolo.</item>
                                        <item>Tafi. Andrea.</item>
                                        <item>Tagliacarne. Giacomo.</item>
                                        <item>Tagliapietra. Duca. Paolo.</item>
                                        <item>Talami. Orazio.</item>
                                        <item>Talpino. Enea Salmeggia.</item>
                                        <item>Tamburino. Gio: Maria.</item>
                                        <item>Tantino. Antonio d'Enrico.</item>
                                        <item>Taraboti. Caterina.</item>
                                        <item>Taruffi. Emilio.</item>
                                        <item>Tassara. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Tassi. Agostino.</item>
                                        <item>del Tasso. Leonardo.</item>
                                        <item>Tatta. Jacopo Sansovino.</item>
                                        <item>Tavarone. Lazzaro.</item>
                                        <item>Tavolino. Ricardo.</item>
                                        <item>Taurino. Rizzardo.</item>
                                        <item>Tedesco. Lamberto. Guglielmo. Gio: Paolo. Martino.</item>
                                        <item>Tempesta. Antonio. Pietro de Mulieribus. Domenico.</item>
                                        <item>Tencalla. Cristofano.</item>
                                        <item>Tenier. David.</item>
                                        <item>Tentini. Lodovico Sadoletti.</item>
                                        <item>Tentoretto. Domenico. Jacopo Robusti. Marietta.</item>
                                        <item>Teodoro della Croce. Padre Antonio Lorenzini.</item>
                                        <item>Terenzio. Giovanni.</item>
                                        <item>Terzi. Francesco.</item>
                                        <item>Testa. Pietro.</item>
                                        <item>Testelin. Enrico. Luigi.</item>
                                        <item>Testorino. Bartolino.</item>
                                        <item>Thedon. Giovanni.</item>
                                        <item>Thielen. Gio: Filippo.</item>
                                        <item>Thoman. Giacomo Ernesto.</item>
                                        <item>Tiarini. Alessandro.</item>
                                        <item>Tibaldi. Domenico. Pellegrino da Bologna. Pellegrino.</item>
                                        <item>Timante. Bernardo.</item>
                                        <item>Timoteo da Urbino. Timoteo della Vite.</item>
                                        <item>Tinelli. Tibero.</item>
                                        <item>Tinti. Lorenzo.</item>
                                        <item>Tisio. Benvenuto.</item>
                                        <item>Titi. Sante di Titi.</item>
                                        <item>Tizianello. Marco Veccellio.</item>
                                        <item>di Tiziano. Girolamo. Lorenzino.</item>
                                        <item>Toccagni. Calisto.</item>
                                        <item>Tognone. Antonio Vicentino.</item>
                                        <item>Tolosmèo. Tolosmèo.</item>
                                        <item>Tommaso Siciliano. Tommaso Lauretti.</item>
                                        <item>Tonducci. Giulio.</item>
                                        <item>Tonelli: vedi Rinaldo Botti.</item>
                                        <item>Toni. Angelo Michele.</item>
                                        <item>Torbido. Francesco.</item>
                                        <item>Torreggiani. Bastiano. Torreggiano.</item>
                                        <item>Torelli. Cesare. Felice. Lucia Casalini.</item>
                                        <item>Torellino: vedi Felice Torelli.</item>
                                        <item>Torre. Bartolomeo. Flamminio. Pietro Andrea. Pietro Antonio. Teofilo.</item>
                                        <item>Torenzio. Giovanni.</item>
                                        <item>Tornioli. Niccolò.</item>
                                        <item>Tortello. Gioseffo.</item>
                                        <item><pb facs="00536"/>
Tosi. Giacomo Maria.</item>
                                        <item>Tossicani. Giovanni.</item>
                                        <item>Toto del Nunciata.</item>
                                        <item>Tourniere. Roberto.</item>
                                        <item>Toussaint de' Brevil.</item>
                                        <item>Trabalesi. Francesco.</item>
                                        <item>Traini. Francesco.</item>
                                        <item>Travi. Antonio.</item>
                                        <item>da Trevigi. Girolamo. Lodovico Pozzosarato.</item>
                                        <item>da Trevio. Bernardino.</item>
                                        <item>Trevisani. Francesco.</item>
                                        <item>da Trezzo. Jacopo.</item>
                                        <item>Tribolo. Niccolò.</item>
                                        <item>Trichet. Raffaello.</item>
                                        <item>Triva. Antonio.</item>
                                        <item>Trogli. Giulio.</item>
                                        <item>Tromba. Sante Rinaldi.</item>
                                        <item>Troschel. Giovanni.</item>
                                        <item>Trotti. Gio: Batista.</item>
                                        <item>di Troy. Francesco. Giovanni.</item>
                                        <item>Tubi. Gio: Batista.</item>
                                        <item>de Tura. Cosimo.</item>
                                        <item>Turco. Alessandro. Cesare.</item>
                                        <item>da Turrita. Fra Jacopo.</item>
                                        <item rend="text-align:center">V</item>
                                        <item>VAcca. Flaminio.</item>
                                        <item>del Vaga. Perino.</item>
                                        <item>Vajani. Orazio.</item>
                                        <item>Vailant. Vailant.</item>
                                        <item>Vairone. Biagio.</item>
                                        <item>Valdambrino. Ferdinando.</item>
                                        <item>Valchemburgh. Enrico.</item>
                                        <item>Valeriani. Padre Gioseffo. Giulio.</item>
                                        <item>Valesio. Gio: Luigi.</item>
                                        <item>Valsoldo. Gio: Antonio Paracca:</item>
                                        <item>Vanbucle. Vanbucle.</item>
                                        <item>Vancleve. Cornelio.</item>
                                        <item>Vanderbravh. Niccola.</item>
                                        <item>Vander. Ruggero Salice.</item>
                                        <item>Vander Borch. Enrico.</item>
                                        <item>Vander Mulen. Francesco.</item>
                                        <item>Vandernaut. Angelo:</item>
                                        <item>Vandervert. Vandervert:</item>
                                        <item>Vandych. Antonio, detto ancora de Dyck. Daniello.</item>
                                        <item>Vanni. Francesco. Gio: Batista. Raffaello.</item>
                                        <item>Vanobstat. Gerardo.</item>
                                        <item>Vannucci. Pietro Perugino.</item>
                                        <item>Van Veen. Ottavio.</item>
                                        <item>Vaprio. Costantino.</item>
                                        <item>Vargas. Luigi.</item>
                                        <item>Varignana. Domenico Aimo.</item>
                                        <item>Varino. Giovanni. Quintino.</item>
                                        <item>Varotari. Alessandro. Dario.</item>
                                        <item>Vasari. Giorgio. Lazzaro.</item>
                                        <item>Vassallo. Antonio Maria. Gio: Antonio.</item>
                                        <item>Vasconio. Gioseffo.</item>
                                        <item>Vassello. Alessandro.</item>
                                        <item>Vasilachi. Antonio.</item>
                                        <item>Vateau. Antonio.</item>
                                        <item>Ubelesqui. Ubelesqui.</item>
                                        <item>Ubertino. Francesco.</item>
                                        <item>dagli Uccelli. Gio: Neri.</item>
                                        <item>Uccello. Paolo Mazzocchi.</item>
                                        <item>da Udine. Giovanni.</item>
                                        <item>Veccellio. Francesco. Marco. Orazio. Tiziano.</item>
                                        <item>della Vecchia. Pietro.</item>
                                        <item>de Vecchi. Francesco. Giovanni. Vincenzio Civerchi.</item>
                                        <item>Vecchietti. Lorenzo.</item>
                                        <item>Velasquez. Diego.</item>
                                        <item>Veneziano. Agostino. Antonio. Domenico Bissoni. Bonifaccio. Domenico. Donato. Polidoro.</item>
                                        <item>Venturini: vedi Benvenuto.</item>
                                        <item>Venusti. Marcello.</item>
                                        <item>Veralli. Filippo.</item>
                                        <item>Verburgh. Enrico. Pietro.</item>
                                        <item>da Vercelli. Gio: Antonio.</item>
                                        <item>Verdier. Francesco.</item>
                                        <item>Verdizzotti. Gio: Maria.</item>
                                        <item><pb facs="00537"/>
Verdura. Gio: Stefano.</item>
                                        <item>Verhuik. Cornelio.</item>
                                        <item>Vermeyen. Gio: Cornelio.</item>
                                        <item>Vermiglio. Gioseffo.</item>
                                        <item>Verner. Gioseffo.</item>
                                        <item>Vernici. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Verocchio. Andrea.</item>
                                        <item>Veroecht. Tobia.</item>
                                        <item>Verona. Agostino. Fra Gio: da Verona. Maffeo.</item>
                                        <item>Veronese. Gio: Antonio. Stefano. Liberale. Paolo Caliari. Zeno.</item>
                                        <item>Veruilt. Francesco.</item>
                                        <item>Verzelii. Tiburzio.</item>
                                        <item>de Vetti: vedi De Vetti.</item>
                                        <item>Uffembach. Filippo.</item>
                                        <item>Ugo Jacopi.</item>
                                        <item>Ugolino Sanese.</item>
                                        <item>Uggioni. Marco.</item>
                                        <item>Ulerik. Pietro.</item>
                                        <item>da Viadana. Andrea.</item>
                                        <item>Vianese, o di Viana. Paolo.</item>
                                        <item>Viani. Giovanni. Domenico Maria.</item>
                                        <item>Vincentino. Andrea. Antonio.</item>
                                        <item>Vicino, o Visino. Batista. Gio: Angelo. Gio: Michele.</item>
                                        <item>Vighi, o Vico. Enea. Giacomo.</item>
                                        <item>Vignola. Giacomo Barocci.</item>
                                        <item>Vignon. Claudio.</item>
                                        <item>Vigri. S. Caterina da Bologna.</item>
                                        <item>Villamena. Francesco.</item>
                                        <item>Villanova. Lazzaro.</item>
                                        <item>Villebort. Tommaso.</item>
                                        <item>Villemoz. Pietro Cornelio.</item>
                                        <item>Vilman. Michele.</item>
                                        <item>Vimercati. Carlo.</item>
                                        <item>da Vinci. Leonardo. Perino.</item>
                                        <item>Vinkeben. David.</item>
                                        <item>Viola. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Visino: vedi Vicino.</item>
                                        <item>Vitale Bolognese.</item>
                                        <item>Vitali. Alessandro. Candido.</item>
                                        <item>Vite. Antonio.</item>
                                        <item>della Vite. Gasparo. Timoteo.</item>
                                        <item>da Viterbo. Tarquinio.</item>
                                        <item>Vittoria. Don Vincenzio.</item>
                                        <item>Vivarini. Antonio. Bartolomeo. Giovanni. Luigi.</item>
                                        <item>Viviani. Antonio. Gioseffo. Ottavio.</item>
                                        <item>Viziani. Marcaurelio.</item>
                                        <item>Ulerik. Pietro.</item>
                                        <item>Uleuqhels. Niccolò.</item>
                                        <item>Ulivelli. Cosimo.</item>
                                        <item>Vojet. Guglielmo.</item>
                                        <item>Volfgangh. Luca.</item>
                                        <item>Volgemut. Michele.</item>
                                        <item>Voltelman. Paolo Brilli.</item>
                                        <item>da Volterra. Daniello, detto il Volterrano.</item>
                                        <item>da Voltri. Niccolò.</item>
                                        <item>Vorst. Roberto.</item>
                                        <item>Vorsterman. Luca.</item>
                                        <item>de Vos. Martino.</item>
                                        <item>Vovet. Simone.</item>
                                        <item>Urbino. Carlo.</item>
                                        <item>da Urbino. Raffaello. Sancio. Terenzio.</item>
                                        <item>Uroom. Enrico Cornelio.</item>
                                        <item>Ursino. Ursino.</item>
                                        <item>Ursone antico Pittore.</item>
                                        <item>Utenvall. Giovachino.</item>
                                        <item>da Utreche. Adriano.</item>
                                        <item>Wael. Cornelio. Giovanni Luca.</item>
                                        <item>Wals. Godofredo.</item>
                                        <item>Wert, o de Werdt. Adriano. Andrea.</item>
                                        <item>Wert muller. Gio: Ridolfo.</item>
                                        <item>Wilemps. Marco.</item>
                                        <item>de Winghen. Joas.</item>
                                        <item>de Witt. Cornelio. Gasparo. Pietro Candido.</item>
                                        <item rend="text-align:center">Z</item>
                                        <item>ZAballi. Virginio.</item>
                                        <item>Zabello. Gio: Francesco.</item>
                                        <item>Zacchio. Zaccaria.</item>
                                        <item><pb facs="00538"/>
Zaccolino. Fra Matteo.</item>
                                        <item>Zago. Sante.</item>
                                        <item>Zampieri. Domenico.</item>
                                        <item>Zanna. Giovanni.</item>
                                        <item>Zanardi. Gentile. Gio: Paolo.</item>
                                        <item>Zanata. Gioseffo.</item>
                                        <item>Zanchi. Antonio.</item>
                                        <item>Zani. Gio: Batista.</item>
                                        <item>Zanimberti. Filippo.</item>
                                        <item>Zanotti. Gio: Pietro.</item>
                                        <item>Zarabaglia. Agostino.</item>
                                        <item>Zarlati. Gioseffo.</item>
                                        <item>Zelotti. Batista.</item>
                                        <item>Zenale. Bernardo.</item>
                                        <item>Zerbi. Gio: Vincenzio.</item>
                                        <item>da Zevio. Aldigeri.</item>
                                        <item>Zoccoli. Niccolò.</item>
                                        <item>Zoppo da Lugano. Gio: Batista Discepoli. Marco Paolo.</item>
                                        <item>Zuccheri. Federico. Ottaviano. Taddeo. Valerio.</item>
                                        <item>Zucchi, o Zucca. Francesco. Giacomo. Jacopo.</item>
                                        <item>Zumbo. Abate Don Gaetano.</item>
                        </list>
            </p></div>
            
            <div xml:lang="ita" rend="text-align:center">
                <head rend="text-align:center">L' AUTORE.</head><p>
Nel dare la notizia dei Profeßori Oltramontani ha portato i Cognomi di quelli, nella forma, ed uso loro: ogni errore dunque sarà degno di compatimento, per mancanza di pronuncia Oltramontana.
                </p></div>
            
            
                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                                        <head rend="text-align:center"><pb facs="00539"/>TAVOLA<lb/>
SECONDA<lb/>
Nella quale sono descritti i Libri, che trattano dei Pittori, <gap reason="illegible"></gap>, con l'anno, e Luogo, dove sono stati stampati.</head>
<p>
                <list>
                                <item>ACcademie diverse fatte nel Campidoglio di Roma in onore della Pittura, della Scultura, e dell'Architettura, tutte dedicate alla Santità di N. S. Papa Clemente XI. con le dedicatorie, e relazioni di esse composte da Gioseffo Ghezzi Pittore, e Segreterio dell'Accademia del Disegno, con le Orazioni recitate da varj Prelati, ed Amatori del disegno, abbellite di varie poesie, in onore delle belle Arti, dai più celebri Poeti dei nostri giorni, e tutte stampate in Roma, come segue.</item>
                                <item>Le Pompe dell'Accademia del Disegno. Orazione dell'Avvocato Zappi Imolese. Per l'anno 1702.</item>
                                <item>Le Corone del Merito distribuite sul Campidoglio. Orazione di Monsig. Lodovico Sergardi Patrizio Sanese. Per l'anno 1703.</item>
                                <item>Le Buone Arti sempre più gloriose nel Campidoglio. Orazione dell'Abate Annibbale Albani Nipote di N. S. ed ora meritissimo Cardinale di Santa Chiesa. Per l'anno 1704.</item>
                                <item>Il Primo tra gli applausi del Campidoglio. Orazione di Monsig. Ulisse Gioseffo Gozzadini Patrizio Bolognese, Arcivescovo di Teodosia, e Segretario dei Brevi ai Principi, ed ora di Santa Chiesa meritissimo Cardinale. Per l'anno 1705.</item>
                                <item>Le Belle Arti in lega con la Poesia. Orazione di Monsign. Cybo Presidente della R. C. A. Per l'anno 1706.</item>
                                <item>L'Utile nelle Belle Arti riconosciuto per l'Accademia del Disegno. Orazione di Monsig. Bentivoglio d'Aragona Patrizio Ferrarese. Per l'anno 1707.</item>
                                <item>Le Scienze illustrate dalle Belle Arti. Orazione di Monsig. Vincenzio Santini Patrizio Lucchese. Per l'anno 1708.</item>
                                <item>Il Merito delle Belle Arti, Pittura, Scultura, e Architettura riconosciuto. Orazione dell'Abate Domenico Riviera Patrizio Urbinate. Per l'anno 1709.</item>
                                <item>Roma Tutrice delle Belle Arti, Pittura, Scultura, e Architettura. Orazione di Monsig. Filippo Monti Bolognese. Per l'anno 1710.</item>
                                <item>Le Belle Arti, Pittura, Scultura, e Architettura compimento, e perfezione delle bellezze dell'Universo. Orazione di Monsig. Niccolò Fortiguerri Patrizio Pistojese. Per l'anno 1711.</item>
                                <item>Le Accademie degli anni 1712. 1714. e 1715. non si ebbero in Campidoglio,<pb facs="00540"/>a cagione di varj, e diversi impedimenti.</item>
                                <item>Il Trionfo della Fede sollennizato nel Campidoglio dall'Accademia del <unclear reason="illegible">Disegno</unclear>. <gap reason="illegible"></gap>Carlo Majelli. Per l'anno 1713.</item>
                                <item><gap reason="illegible"></gap> Arti, Pittura, Scultura, e Architettura in lega coll'armi, per diffesa della Religione, mostrate dall'Accademia del Disegno. Orazione dell'Abate Vincenzio Lucchesini Patrizio Lucchese. Per l'anno <unclear reason="illegible">17</unclear></item>
                                <item>Accademia <unclear reason="illegible">Cavallereica</unclear> quali si vanno stampando in Amburgo, e tra questi alcuni sono spettanti alla Pittura, con i ritratti di varj Pittori.</item>
                                <item>Adriani. Lettera di Gio: Batista Adriani a Giorgio Vasari sopra gli Antichissimi Pittori nominati da Plinio. Firenze 1567. in 4. Questa Lettera è parimenti inserita nei Libri delle Vite dei Pittori scritte da Giorgio Vasari.</item>
                                <item>Agocchi. Trattato della Pittura di Monsignor Gio: Batista Agocchi Bolognese. M. S. Descrizione d'un gran quadro dipinto dal famoso Pittore Annibale Carracci. M. S. dello stesso.</item>
                                <item>Alberti. De Pictura praestantissima, &amp; nunquam satis laudata Arte. Libri tres absolutissimi. Leonis Baptistae de Albertis. Basileae 1640. Et denuo cum Vitruvio Leidae 1649.</item>
                                <item>La Pittura di Leon Batista Alberti tradotta per Lodovico Domenichi. Venezia 1547. in 8. e da Raffaello Fresne. Parigi 1651. fol.</item>
                                <item>Alberti. Trattato della Nobiltà della Pittura composto ad istanza della Ven. Compagnia di S. Luca, e della Nobile Accademia delli Pittori di Roma, da Romano Alberti della Città di Borgo S. Sepolcro. Roma 1585. in 4. Pavia 1604.</item>
                                <item>Albertino. Memoriale di molte Statue, &amp; Picture sono nell'inclita Ciptà di Florentia, per mano Sculptori, e Pittori excellenti moderni, ed antiqui, tratto dalla propria copia di Messer Francesco Albertino Prete Fiorentino. A. D. 1510. Firenze in 4.</item>
                                <item>Allori. Dialogo d'Alessandro Allori. Pittore Fiorentino sopra l'arte del disegnare le figure, principiando dalli muscoli, ossa. nervi, vene, membra, notomie, e figura perfetta. Firenze 1590.</item>
                                <item>Armenini. Delli veri Precetti della Pittura, di Gio: Batista Armenini da Faenza Libri tre. Ravenna 1587. ristampati in Venezia 1678. in 4.</item>
                                <item>Audran. Le Proporzioni del Corpo Umano misurate sopra le più belle figure antiche. Parigi 1683. per Gerardo Audran Intagliatore del Re, fol. con figure 30. Franzese.</item>
                                <item>Averoldi. Le scelte Pitture di Brescia additate al Forestiere di Giulio Antonio Averoldi Nobile Bresciano. Brescia 1700. in 4.</item>
                                <item>Azzolini. Le Pompe Senesi, del Padre Isidoro Ugurgeri Azzolini Domenicano. Pistoja 1649. in 4. Nella Parte Seconda, titolo 33. descrive tutti li Pittori, gli Scultori, ed Architetti antichi, e moderni di Siena.</item>
                                <item><pb facs="00541"/>
Baglioni. Le Vite dei Pittori, ed Architetti dal 1572. sino al 1640. fioriti <unclear reason="faded">in</unclear> Roma, e descritte dal Cav. Gio: Baglioni. Roma 1642. ristampate nel 1649. in 4.</item>
                                <item>Baldelli. Proteo vagante ammiratore dell'opere dell'immortale pennello di Lorenzo Pasinelli Pittore Bolognese. Rime del Dottore Niccolò Baldelli. Bologna 1691. in 4.</item>
                                <item>Baldi. Raccolta d'Antiche Memorie Pittoriche manoscritte, di Bernardino Baldi da Bologna.</item>
                                <item>Baldi. Breve compendio della Vita di S. Lazzaro Monaco, e Pittore descritta da Lazzaro Baldi Pittore Pistojese. Roma 1681. in 16.</item>
                                <item>Baldinucci. Notizie dei Professori del Disegno, da Cimabue in quà. Parte I. Secolo I. Firenze 1681. in 4.</item>
                                <item>Vocabolario Toscano dell'Arte del Disegno. Firenze 1681. in 4.</item>
                                <item>Vita del Cav. Gio: Lorenzo Bernini Scultore, Architetto, e Pittore. Firenze 1682. in 4.</item>
                                <item>Lettera al Capponi, nella quale si risponde ad alcuni quesiti in materia di Pittura. Roma 1681. in 4.</item>
                                <item>Notizie dei Professori del Disegno, Parte I. Secolo II. Firenze 1684. in 4. Le Notizie del Secolo III. non sono stampate, ma si sperano alla luce quanto prima, come si raccoglie nella Lettera dello Stampatore alli Cortesi Lettori nell'Opera Postuma. Sono già state stampate in Firenze.</item>
                                <item>Cominciamento, e progresso dell'Arte dell'Intagliare in rame, con le Vite dei più eccellenti Intagliatori. Firenze 1686. in 4.</item>
                                <item>Notizie dei Professori del Disegno, Parte II. Secolo IV. Firenze 1688. in 4.</item>
                                <item>La Veglia, o Dialogo, in cui si disputano, e sciolgono varie difficultà Pittoriche. Firenze 1690. in 4.
                                </item>
                                <item>Lezione Accademica intorno alli Pittori Greci, e Latini. Firenze 1692. in 4.</item>
                                <item>Notizie dei Professori del Disegno, Parte III. del Secolo IV. Opera Postuma. Firenze 1702. in 4.</item>
                                <item>Bardi. Dichiarazione di tutte le Storie, che si contengono nei quadri posti nuovamente nelle Sale dello Perutinio, e del Gran Consiglio di Venezia, di Girolamo Bardi. Venezia 1660. in 12.</item>
                                <item>Baruffaldi. Le Vite dei più insigni Pittori, e Scultori Ferraresi descritte dal Dottore Girolamo Baruffaldi Ferrarese. M. S.</item>
                                <item>Barri. Viaggio Pittoresco d'Italia, di Giacomo Barri Pittore Veneziano. Venezia 1671. in 8.</item>
                                <item>Bellori. Le Vite dei Pittori, degli Scultori, ed Architetti moderni scritte da Gio: Pietro Bellori. Parte I. Roma 1672. in 4. La Parte II. è stata ultimamente data alla luce in Roma coll'aggiunta della Vita di Carlo Maratta e del Vovvet.</item>
                                <item>Le Pitture antiche del Sepolcro dei Nasoni nella Via Flamminia disegnate, ed intagliate da P. S. Bartoli. Roma 1680. fol.</item>
                                <item>Archi Trionfali antichi di Roma in fol. 52. con le annotazioni. Roma 1690.</item>
                                <item><pb facs="00542"/>
Bassi rilievi antichi di Roma in mezzi fogli Imperiali 83. intagliati, con le annotazioni. Roma 1693.</item>
                                <item>Descrizioni delle Immagini dipinte da Raffaello d'Urbino nelle Camere del Palazzo Vaticano. Roma 1695. fol.</item>
                                <item>Colonna Trajana intagliata in 120. fogli figurati, con le sposizioni latine d'Alfonso Giacone, compendiate nella volgar lingua sotto ciascheduna Immagine, accresciuta di Medaglie, d'Inscrizioni, e di Trofei, dal suddetto G. P. Bellori. Roma presso il Rossi.</item>
                                <item>de Biè. Gabinetto aureo della Pittura, e dei Pittori, di Cornelio de'Biè della Città di Lira, composto in suo linguaggio. Questo Autore, in compagnia di Carlo Van Mander, ha composto quattordeci Volumi sopra materie Pittoriche.</item>
                                <item>Blondi. Della nobilissima Pittura, e della sua arte, del modo, e della dottrina per conseguirla agevolmente. Opera di Michelagnolo Biondi. Venezia 1594. in 8.</item>
                                <item>Bisagno. Trattato della Pittura fatto a comune benefizio dei Virtuosi, da Fra Domenico Francesco Bisagno Cavalier di Malta. Venezia 1642. in 8.</item>
                                <item>Boccabadati. Pitture levate dalli più eccellentì Pittori, e raccolte da Gio: Maria Boccabadati, e di nuovo abbellite da Pietro del Buono. Utrecht 1628. in 4. Figurato.</item>
                                <item>Bocchi. Eccellanza della Statua di S. Giorgio, di Donatello. Discorso di Francesco Bocchi. Firenze 1583. in 8.</item>
                                <item>Le bellezze di Firenze, dove appieno di Scultura, e di Pitrura, dei Sacri Tempj, dei Palagi, e dei più nobili Edificj si discorre, dello stesso. Firenze 1591. in 8. vedi Carlieri.</item>
                                <item>Bolgen. La maniera di preparare i colori d'ogni sorta. Libro di Valentino Bolgen da Rufach. Francfort 1562. in 8. Tedesco.</item>
                                <item>Borboni. Delle Statue. Discorso di Gio: Andrea Borboni Prete Sanese. Roma 1661. fol.
                                </item>
                                <item>Borghini. Il Riposo di Raffaello Borghini, in cui si tratta della Pittura, e della Scultura dei più illustri Professori antichi, e moderni. Firenze 1584. in 8.; ed ultimamente ristampato ivi con alcune note.</item>
                                <item>Boschini. La Carta del navigare pittoresco. Rime di Marco Boschini. Venezia 1660. in 4.</item>
                                <item>Le Miniere della Pittura, compendiosa informazione delle Pitture di Venezia 1664. 1674. in 12.</item>
                                <item>Li Giojelli pittoreschi, cioè indice delle pubbliche pitture della Città di Vicenza. Venezia 1677. in 12.</item>
                                <item>Bossè. Sentimenti sopra la distinzione del Disegno, della Pittura, della Scultura, e dell'Intaglio, di Abramo Bossè. Parigi 1649. in 12.</item>
                                <item>Trattato del modo di scolpire, e di tagliare in rame, per mezzo dell'acqua forte, vernici dure, e molli, colla maniera d'imprimere, e dei torcoli. Parigi 1645. in 8. Franzese. Altri libri di prospettiva, e di Architettura vedi nella Tavola III.</item>
                                <item><pb facs="00543"/>
Brisighella. Le Pitture, che adornano tutte le Chiese della Città di Ferrara, sino all'anno 1704. Manoscritto di Carlo Brisighella.</item>
                                <item>Bullart. Accademia delle Scienze, e dell'Arti, che comprende le Vite, gli Elogj degli Uomini Illustri in Arme, in Lettere, in Pittura, nella Scultura, ed in Architettura, da quattro secoli in qua, d'Isac Bullart. Tomi due con i ritratti dei Professori. Parigi 1682. fol. Brusselles 1695. fol. Franzese.</item>
                                <item>Bulengeri. de Pictura, &amp; Statuaria Libri duo. Julii Caesaris Bulengeri Soc. Jesu. Lugduni 1627. in 8.</item>
                                <item>Bumaldi. Minervalia Banoniae, seu Bibliotheca Bononiensis, cui accessit antiquorum Pictorum, &amp; Sculptorum Bonon. brevis Catalogus. Bononiae 1641.</item>
                                <item>Butron. Discursos Apologeticos, en que se defiende la ingenuitad dell'Arte de la Pintura, que es liberal, y noble de todos derechos, de Don Joan de Butron. Madrid 1626. Altro discorso di questo Autore a favore delli Pittori, che erano nelle Spagne, ai suoi tempi, stà annesso al Libro del Carducci, quì sotto notato.</item>
                                <item>Calvi. Essemeride Sacro-profane di Bergamo, del Padre Donato Calvi da Bergamo, Tomi tre. Milano 1676. in 4.</item>
                                <item>Cambi. Teorica di Pittura, e Vita di Emilio Savonanzi nobile Pittore Bolognese, di Monsignor Ottavio Cambi M. S.</item>
                                <item>Campi. Pareri sopra la Pittura, di M. Bernardino Campi Pittore Cremonese. Cremona 1584. in 4.</item>
                                <item>Canepajo. Pietro Martire Canepajo da Grema nel suo Libro intitolato, De Atramentis, dichiara le maniere di fare ogni sorta di colore. Venezia 1619. in 4.</item>
                                <item>Carducho. Dialogos de la Pintura su defensa, origen, essencia, definicion, modos y diferentias, por Vincencio Carducho. Madrid 1633. in 4.</item>
                                <item>Carlieri. Ristretto delle cose più notabili in Pittura, Scultura, e Architettura della Città di Firenze, dato in luce ad istanza di Jacopo Carlieri. Firenze 1689. in 12. vedi Bocchi.</item>
                                <item>Cavazzoni. Trattato di tutte le Madonne antiche miracolose di Bologna, disegnate da Francesco Cavazzoni Bolognese Pittore. M. S.</item>
                                <item>Cellini. Due Trattati, uno intorno alle otto parti principali dell'Oreficeria, l'altro in materia dell'Arte della Scultura, dove si vedono infiniti segreti, per lavorare le figure di marmo, e gettarle di bronzo, composti da M. Benvenuto Cellini Scultore Fiorentino. Firenze 1578. in 4.
                                </item>
                                <item>Celio. Dichiarazione sopra le Pitture di Roma, data in luce dal Cav. Gasparo Celio Pittore Romano. Napoli 1638. in 12.</item>
                                <item>Cennino. Modo di lavorare a fresco, a tempra, a colla, a gomma, ed oro, con la diversità di tutte le terre, e tinte, di Cennino di Drea Cennini Pittore Fiorentino. M. S. 1380.</item>
                                <item>Cinnelli. Bellezze della Città di Firenze di M. Gio: Cinnelli. Firenze 1667. Vedi Bocchi, e Carlieri.</item>
                                <item><pb facs="00544"/>
Cobergh. Tractatus de Pictura antiqua, Vincislai Cobergh.</item>
                                <item>Colombat. Gli Accademici della Reale Accademia di Pittura, e di Scultura di Parigi, Libro in 12. stampato in Parigi l'anno 1715. da Giacomo Colombat.</item>
                                <item>Commanino. Il Figino, overo del fine della Pittura. Dialogo del P. D. Gregorio Commanino Canonico Lateranese. Mantova 1591. in 4.</item>
                                <item>le Comte. Gabinetto delle singularità di Pittura, d'Architettura, di Scultura, e d'Intaglio, di Florent le Comte Pittore, e Scultore. Tomi tre in 12. Parigi 1699. 1700. Brusselles 1712. Franzese.</item>
                                <item>Condini. Vita di Michelagnolo Buonaroti raccolta da Ascanio Condini. Roma 1553. in 4.</item>
                                <item>Corneli. Le prime Regole della Pittura pratica di I. B. Corneli. Parigi 1684. in 8. Franzese.</item>
                                <item>Cozzando. Vago, e curioso ristretto dell'Istoria Bresciana, del Padre Maestro Leonardo Cozzando Servita. Brescia 1694. in 8.</item>
                                <item>Danti. Il primo Libro del Trattato delle perfette proposizioni di tutte le cose, che imitare, e ritrare si possono con l'arte del disegno, di Vincenzio Danti. Firenze 1567. in 4. Nota, che questo Autore non diede alle stampe il fecondo Libro.</item>
                                <item>Daret. Compendio della Vita di Raffaello Sancio d'Urbino, nel quale si tratta delle stampe di Marcantonio, e di altri, tradotto dall'Italiano in Franzese, da Pietro Daret Intagliatore. Parigi 1651. in 4.</item>
                                <item>Dati. Vite dei Pittori antichi scritte, ed intagliate da Carlo Dati. Firenze 1667. in 4.</item>
                                <item>David. Il Disinganno delle principali notizie, ed erudizioni dell' Arti più nobili del Disegno, diviso in tre parti, la prima sopra la scuola di Toscana, e di Roma, la seconda sopra quella di Venezia, e la terza sopra l'altra di Lombardia. M. S: di Lodovico Antonio David Pittore in Roma, il quale confuta il Vasari, ed altri, sì intorno alle opere, come alle Vite dei principali Fondatori delle Scuole Italiane, e da un raguaglio della Uita del famoso Correggio, da lui ricercata con isquisite diligenze, e notizie non più intese.</item>
                                <item>Depiles. Dialogo sopra il merito delli colori, di Ruggero Depiles. Pari. gi 1675.</item>
                                <item>Conservazione sopra la cognizione della Pittura.</item>
                                <item>Compendio delle Vite dei Pittori, colle riflessioni sopra l'opere loro, ed un Trattato di Pittura, per imparare a cconoscere i disegni, e dell' utilità delle stampe. Parigi 1699. Questo Libro è stato più volte ristampato in Parigi, ed in Londra. Il dottissimo Depiles tradusse ancora dal Latino in Franzese il Poema sopra l'Arte della Pittura di Carlo Alfonso Fresnoy, con li comenti.</item>
                                <item>Dolci. Dialogo della Pittura di Lodovico Dolci, intitolato: l'Aretino. Venezia 1557. in 8.</item>
                                <item><pb facs="00545"/>
                                                Doni. Disegno del Doni partito in più ragionamenti, nei quali si tratta della Pittura, della Scultura, dei colori, getti, modelli, e di altre cose spettanti a queste arti. Venezia 1549. in 8.</item>
                                <item>Dryden. Paralello della Pittura, e poesia, del Sig. Dryden, aggiunto al libro sopra l'Arte della Pittura di Carlo Alfonso Fresnoy, tradotto in Inglese, stampato in Londra 1695. in 4. Evvi parimenti annesso un Catalogo delli più illustri Pittori antichi, e moderni, sino alli nostri tempi, con ordine cronologico, ma è di altro Autore.</item>
                                <item>Dubos. Riflessioni critiche sopra la Poesia, e sopra la Pittura di M. L'Abbè Dubos. Libro promesso alle Stampe di Parigi.</item>
                                <item>Duro; o Durero. Chiarissimo Trattato delle Simetrie dei Corpi Umani, diviso in quattro libri, di Alberto Duro. Norimberga 1534. fol. Parigi 1557. Venezia 1591. 1594. Latino, Italiano, Tedesco. Vedi nella Tavola Terza.</item>
                                <item>Esegrenio. Li primi Elementi nella Simetria, o sia commensurazione del disegno delli Corpi Umani, e naturali. Discorso sopra il modo di disegnare, dipignere, e spiegare secondo l'una, e l'altra arte gli effetti principali, sì naturali, come accidentali dell'Uomo, secondo li precetti della Filosofia, di Filippo Esegrenio Pittore, ed Antiquario. Padova ... per Gio: Demini fol.</item>
                                <item>Fabri. Ravenna ricercata, Compendio delle cose più notobili dell'antica Città di Ravenna, Opere di Girolamo Fabri. Bologna 1678. in 8.</item>
                                <item>Figrelii. De Statuis, &amp; Statuariis AEdmundi Figrelii. Holmiae 1656. in 8.</item>
                                <item>Filibien. Trattamento sopra le Vite, e sopra l'opere dei più eccellenti Pittori antichi, e moderni, del Filibien. Lib. I. Parigi 1666. in 4. Lib. II. 1672. Lib. III, IV. 1675. Ristampati in Amsterdam l'anno 1706. in 12. in Tometti sei.</item>
                                <item>Le Conferenze dell'Accademia Reale dei Pittori, e Scultori. Parigi 1669. in 4. Ristampate in Amsterdam 1706. in 12. Vedi nella Tavola III.</item>
                                <item>Descrizione delle Pitture, e di altre opere fatte per il Re. Parigi 1689. in 12. tutti in Franzese.</item>
                                <item>Flaud. Tractatus de Arte Pictoria in tres Libros divisa, Authore Roberto Flaud, alias de Fluctibus. Francofurti 1624. fol.</item>
                                <item>Fonseca. De Pictura Veterum, Joannis Fonsechae.</item>
                                <item>Foppa. Trattato della Pittura, e quadratura del Corpo Umano, di Vincenzio Foppa Pittore Milanese. M. S. 1407.</item>
                                <item>Fresnè. Trattato della Pittura di Lionardo da Vinci, con la Vita del medesimo. Trattato della pittura, e della Statua di Leon Batista Alberti, con la Vita del medesimo, dati in luce da Raffaello du Fresnè. Parigi 1652. fol. ed hora si sta ristampando in Napoli ridotto a maggior perfezione per l' intagli, ed espurgato dagli errori.</item>
                                <item>Fresnoy. Dell'Arte del disegno, o sia della pittura. Poema di Carlo Alfonso du Fresnoy. Fu tradotto, e comentato in idioma Franzese da Ruggero Depiles, e più volte ristampato. Parigi 1637. 1673. ed ultimamente<pb facs="00546"/>tradotto in Italiano. Roma 1713. A questo Libro sono annessi alcuni sentimenti dello stesso Fresnoy sopra l'opere dei principali, e migliori Pittori del secolo 1500. ed un Dialogo sopra i colori. Vedi Depiles, e Dryden.</item>
                                <item>Frezza. Le Pitture di Francesco Albani dipinte nel Palagio Verospi, intagliate da Girolamo Frezza. Roma 1704. fol.</item>
                                <item>Funerali. Esequie di Michelagnolo Buonaroti celebrate in Firenze dalla Accademia dei Pittori, Scultori, ed Architetti nella Chiesa di S. Lorenzo, il dì 28. Giugno 1564. Firenze in 4.</item>
                                <item>Il Funerale d'Agostino Carracci fatto in Bologna dagl'Incamminati Accademici del disegno, con i rami intagliati da Guido Reni. Bologna 1603. in 4.</item>
                                <item>Il Pennello lagrimato in morte d'Elisabetta Sirani Pittrice Bolognese. Bologna 1665. in 4.</item>
                                <item>Funerale di Cesare Gennari celebre Pittore Bolognese. Bologna 1668. in 4.
                                </item>
                                <item>Ghiberti. Libro degli antichi Pittori M. S. di Lorenzo Ghiberti Pittore, e Scultore Fiorentino, che fioriva nel 1440.</item>
                                <item>Gigli. La Pittura trionfante. Poema di Giulio Cesare Gigli. Venezia 1615. in 4.</item>
                                <item>Giglio. Due Dialoghi di Gio: Andrea Giglio da Fabbriano; nel secondo ragiona degli errori dei Pittori circa le storie, con molte annotazioni fatte sopra il Giudizio universale dipinto dal Buonaroti. Camerino 1564. in 4.</item>
                                <item>Gilos. Prodigia Artis nobilissimae Statuariae, Joachim Gilos. Norimbergae 1703. in 4.</item>
                                <item>Goltzio. Lamberti Lombardi Pictoris celeberrimi Vita, Pictoribus, Sculptoribus, &amp; Architectis utilis, &amp; neceßaria, ab Vberto Goltzio descripta. Brugis Fland. 1565. in 8.</item>
                                <item>Gregori. De Statuariis, &amp; usu colorum, Petri Gregorii.</item>
                                <item>Guerin. Descrizione dell'Accademia Reale dell'Arte della pittura, e della Scultura di Parigi, di M. Guerin Segretario della suddetta. Parigi 1715****</item>
                                <item>Guidalotti. Vita di Domenico Maria Viani Pittore Bolognese scritta da Gioseffo Guidalotti Franchini Nobile Bolognese. Bologna 1716. in 8.</item>
                                <item>Hekelij. Disertatiuncula scbolastica Prior de Statuis, Jo: Friderici Hekelii. Rudolfopoli, typ. Bened. Schulzii. Disertatiuncula scholastica Posterior de Statuis, ejusdem. Rodolstadii, typ. Schulzianis. fol.</item>
                                <item>Haubrakem Pittore in Amsterdam, dove con ogni accuratezza attualmente fà imprimere le Vite dei Pittori Olandesi.</item>
                                <item>Junio. De Pictura Veterum, Francisci Junij. Lib. tres. Amstelodami 1637. in 4. Roterdami 1694. fol.</item>
                                <item>Catalogus Architectorum, Mecanicorum, Pictorum, Statuariorum, Caelatorum, aliorumque Artificum, nunquam anteac editus. Roterdami 1694. fol.</item>
                                <item><pb facs="00547"/>
Justo Ammani. Enchiridion Artis pignendi, &amp; sculpendi, Justi Ammani Tigurini. Francofurti 1578. in 4.</item>
                                <item>Lairese. Li Principj del disegno, o sia Metodo breve, e facile, per imparare quest'arte in poco tempo, composto da Gerardo Lairesse famoso Pittore. Amsterdam 1719.</item>
                                <item>Lezioni di Pittura, le quali servono d'un gran detaglio, ed instruzione ai Giovani, che vogliono incamminarsi nell'Arte senza Maestro, con la maniera di fare le tinte, ed impiegare i colori. Amsterdam. Idioma Olandese.</item>
                                <item>Lambertini. Lettere, e composizioni degli antichi Pittori Bolognesi. M. S. 1600. erano presso Antonio Lambertini.</item>
                                <item>Lamo. Discorso d'Alessandro Lamo intorno alla Scultura, e Pittura, dove ragiona della Vita, ed opere di Bernardino Campi Pittore Cremonese. Cremona 1584. in 4.</item>
                                <item>Legati. Libro dei Pittori, Scultori, ed Intagliatori Cremonesi, composto da Lorenzo Legati Medico Cremonese. M. S. Latino 1670.</item>
                                <item>Lomazzo. Trattato dell'Arte della Pittura, Architettura, e Scultura, di Gio: Paolo Lomazzo Pittore Milanese, diviso in Libri sette. Milano 1585. in 4.
                                </item>
                                <item>Rime dello stesso divise in Libri sette, intitolati i Grotteschi, con la Vita dell'Autore. Milano 1587. in 4.</item>
                                <item>Idea del Tempio della Pittura, nella quale si discorre dell'origine, e del fondamento delle cose contenute nel Trattato dell'Arte della Pittura. Milano 1590. in 4.</item>
                                <item>Della forma delle Muse cavata dagli antichi Autori Greci, e Latini, opera utilissima alli Pittori, e Scultori, dello stesso. Milano 1591. in 4.</item>
                                <item>Lovisa. Il gran Teatro di Venezia descritto in cento Prospettive, e in cento celebri Pitture, col ristretto delle Vite dei Pittori, Scultori, ed Architetti, il tutto è stato intagliato in fogli imperiali, che formano quattro Tomi stampati, per Domenico Lovisa. Venezia 1715.</item>
                                <item>Maffei. Raccolta di Statue antiche, e moderne, con le sposizioni di Paolo Alessandro Maffei Patrizio Volterrano, e Cav. di S. Stefano, data in luce da Domenico Rossi. Roma 1704. fol. con Figure 161.</item>
                                <item>Malvasia. Felsina Pittrice. Vite dei Pittori Bolognesi composte dal Co: Carlo Cesare Malvasia. Libri quattro in due Tomi, con i ritratti delli Pittori. Bologna 1678. in 4.</item>
                                <item>Pitture di Bologna, overo il Passaggiere disingannato, dell'Ascoso, che è lo stesso. Bologna 1686. ristampate con nuova, e copiosa aggiunta di Gio: Pietro Zanotti. 1706. in 12.</item>
                                <item>Il Claustro di S. Michele in Bosco di Bologna dipinto dai Carracci, e dalla loro Scuola, descritto dal medesimo, ed intagliato da Giacomo Maria Giovanni. Bologna 1694. fol. ristampato in Venezia 1702. per Angelo Bosio, il quale possiede i rami.</item>
                                <item><pb facs="00548"/>
Lettere Pittoriche, cioè un gran Volume di Lettere di Pittori diversi, raccolte dallo stesso. M. S.</item>
                                <item>Mancini. Autore d'un Trattato di Pittura. M. S. di cui si servì il Malvasia in qualche occasione nei suoi Libri delli Pittori Bolognesi.</item>
                                <item>Manili. La Villa Borghese, overo descrizione delle Pitture, delle Statue, e delle cose insigni in quella contenute. Vedi Montelatici.</item>
                                <item>Manzini. Il Trionfo del pennello. Raccolta fatta d'alcune composizioni nate a gloria d'un Ratto d'Elena dipinto da Guido Reni, da Gio: Batista Manzini. Venezia 1633. Bologna 1634. in 4.</item>
                                <item>Mariani. Statuarum Romae Epigrammatum Lib. tres, Andrei Mariani. Venetiis 1659. in 8.</item>
                                <item>Marini. Galleria del Cav. Marini distinta in Pitture, e Sculture. Ode, Madrigali, e Sonetti in onore dei più famosi Pittori, e Scultori. Venezia 1610. 1674. in 12.</item>
                                <item>La Pittura, Diceria Prima dello stesso. Venezia 1614. in 12.</item>
                                <item>Marolles. La Città di Parigi, in cui si da raguaglio dei più bravi Pittori, e Scultori, che ivi si esercitano, dell'Abate Marolles di Villeloin.</item>
                                <item>Masini. Antonio di Paolo Masini nei suoi Libri di Bologna Perlustrata stampati in Bologna 1666. in 4. ha un copioso catalogo dei Pittori, che operarono in detta Città.</item>
                                <item>Mazzolari. Le Reali Grandezze dell'Escuriale di Spagna, descritte dal R. P. D. Ilario Mazzolari Monaco di S. Girolamo. Bologna 1648. in 4. Vedi de' Santi.</item>
                                <item>Molini. Trattato dell'Arte dei Carracci, per intagliare all'acqua forte, di Gio: Atanasio Molini, con i Discorsi di Pittura di Monsignore Agocchi. M. S. 1600.
                                </item>
                                <item>Moncony. Viaggio erudito del Moncony, in cui sono scritte l'opere più belle da lui vedute in Pittura, in Architettura, e Scultura.</item>
                                <item>Mongiojosi. De Veteri Sculptura, Celatura gemmarum, &amp; dictura, Ludovici Demontiosii Libri duo, simul cum Datyliotheca Abrahami Gorlaei. Amstelodami 1609. in 4.</item>
                                <item>Montani. Vite dei Pittori Pesaresi, e di tutto lo Stato d'Urbino. M. S. di Gioseffo Pontani Pittore in Roma 1704.</item>
                                <item>Montelatici. La Villa Borghese fuori di Porta Pinciana in Roma, colle Statue, e Pitture, che ivi si trovano, descritte da Domenico Montelatici. Roma 1700. in 8. Vedi Manili.</item>
                                <item>Morelli. Pitture, e Sculture della Città di Perugia descritte dal P. Gio: Francesco Morelli Prete dell'Oratorio di S. Filippo Neri. Perugia 1683.</item>
                                <item>Moroni. Le Pompe della Scultura, di Gio: Batista Moroni. Ferrara 1640. in 12.</item>
                                <item>N. N. La Poesia muta celebrata dalla Pittura loquace, overo Lodi al pennello d'Elisabetta Sirani Pittrice Bolognese. Bologna 1666. in 12.</item>
                                <item><pb facs="00549"/>
N. N. Trattato della Pittura, e Scultura, uso, e abuso loro, composto da un Teologo, e da un Pittore, per offerirlo agli Accademici dei del disegno della Città di Firenze, e di altre Città Cristiane. Firenze 1652. in 4.</item>
                                <item>N. N. Prefazione per servire alla Storia della Vita, e delle Opere del Cav. Bernini. Parigi ... in fol. Vedi Baldinucci. §. Vita del Cavalier Bernini.</item>
                                <item>Niccolini. L'ombre del pennello glorioso di Pietro Bellotti eccellente Pittore, abbozzate da Gio: Giorgio Nicolini. Venezia 1659. in 12.</item>
                                <item>Paecan. Enrico Paecan nella sua Opera intitolata, Il Perfetto Gentiluomo, impiega la metà del Libro a ragionare della Pittura. Londra 1634. in 4. Idioma Inglese.</item>
                                <item>Paggi. Definizione, e Divisione della Pittura) volgarmente detta la Tavola del Paggi) di Gio: Batista Paggi Nobile Genovese, e Pittore. Genova 1607. fol.</item>
                                <item>Paglia. Francesco Paglia Pittore Bresciano, morto in questo secolo, ha lasciato un Libro M. S. sopra la pittura.</item>
                                <item>Paleotti. Discorso intorno alle Immagini sacre, e profane, diviso in Libri cinque, dove si scuoprono varj abusi loro, e si dichiara il modo, che cristianamente si deve osservare nel porle nelle Chiese, e nei luoghi pubblici, raccolto dal Cardinal Gabbriello Paleotti Primo Arcivescovo di Bologna, dove fu stampato l'anno 1582. in 4. e ristampato in Ingolstat 1594. tradotto in latino. Avvertasi, che nell'una, e nell'altra edizione non furono stampati se non il primo, e secondo Libro, e quelli dell' edizione di Bologna sono rari, perche sene stamparono solamente alcune poche copie.</item>
                                <item>del Passo. La Prima parte della luce del dipignere, data in luce da Crispino del Passo. Amsterdam 1643. Libro in fol. in quattro lingue, e in cinque parti diviso, ripieno d'intagli di cose diverse.</item>
                                <item>Patina. Pitture scelte, e dichiarate da Carla Caterina Patina Accademica Parigina, con 40. rami dell'opere più insigni di varj Pittori. Colonia 1691. fol. Si vendono in Venezia dall'Hertz.</item>
                                <item>Perrault. Gli Uomini Illustri, che sono stati in Francia, durante il secolo 1600. di M. Perrault. Parigi 1689. in 12.</item>
                                <item>Gabinetto dell'Arti più belle di Pittura, di Scultura, e d'Architettura, con rami diversi, dello stesso. Parigi 1695. fol. Vedi nella Tavola III. altre opere.</item>
                                <item>Pino. Dialogo di Pittura, di Paolo Pino. Venezia 1548. in 8.
                                </item>
                                <item>Pomponij Gaurici Neapolitani, de Sculptura. Amstelodami 1609. in 4. Antuerpiae 1607. in 4.</item>
                                <item>Portii. Libellus de Coloribus, Simonis Portii. Florentiae 1548. in 4.</item>
                                <item>Possevini. De Poesi, &amp; Pictura Bibliotheca scelecta, Antonii Poßevini Soc. Jesu. Lugduni 1595. in 12. Venetiis 1603.</item>
                                <item><pb facs="00550"/>
Puy. Trattato sopra la pittura, di Pietro du Puy Avvocato del Parlamento di Tolosa.</item>
                                <item>Raguenet. Le Memorie di Roma, o Descrizzioni delle più belle opere di Pittura, di Scultura, e di Architettura, che si veggono in Roma, dell' Abate Raguenet. Parigi 1702. in 12.</item>
                                <item>Rainssant. Spiegazione delle Pitture delle Gallerie, e delle Sale di Versaille, di M. Rainssant. Parigi 1687. in 12.</item>
                                <item>Resta. Indice del Libro intitolato Parnaso dei Pittori, del P. Sebastiano Resta Prete dell'Oratorio di P. Filippo Neri. Perugia 1707. in 8.</item>
                                <item>Richardson. Un saggio sopra la Teorica della pittura composto dal Signor Richardson famoso Pittore di Ritratti, ed altro. Londra 1715. in 8. Inglese.</item>
                                <item></item>
                                <item>Ridolfi. Le maraviglie dell'Arte, overo delle Vite dei Pittori Veneti, e dello Stato, ove sono raccolte l'opere insigni, i costumi, e ritratti loro, descritte in due Parti dal Cav. Carlo Ridolfi. Venezia 1648. in 4.</item>
                                <item>Vita di Giacopo Robusti, detto il Tentoretto, dello stesso. Venezia 1642. in 4.</item>
                                <item>Rosa. La Pittura. Rime di Salvatore Rosa Pittore, e Poeta Napolitano, più volte ristampate.</item>
                                <item>Rossi: Indice delle carte stampate in ogni genere, da Gio: Giacomo Rossi in Roma 1696. 1700</item>
                                <item>Rossi. Elogi Istorici dei Bresciani Illustri. Teatro. d'Ottavio Rossi. Brescia 1602. in 4.</item>
                                <item>Rosignoli. La Pittura in giudizio, overo il bene delle oneste Pitture, ed il male delle oscene. Opera di Carlo Gregorio Rosignoli della Compagnia di Gesu. Bologna 1697. in 12.</item>
                                <item>Sandrart. Accademia nobilissimae Arctis Pictoria Joachimi Sandrart Pictoris a Stockau. Norimbergae 1683. fol. Questo Libro contiene le Vite di 400. Pittori, con 207. ritratti delli medesimi. Latino, e Tedesco.</item>
                                <item>Santagostini. L'Immortalità, e gloria del pennello, overo descrizione delle Pitture di Milano, del Santagostini. Altro Libretto intitolato Teatro della Città di Milano, overo esatta Notizia dei Pittori, e Pitture di Milano, dello stesso. Milano ... Vedi Torre.</item>
                                <item>de Santi. Descrizione dell'Escuriale di Spagna, del Padre Francesco de Santi. Madrid fol. con molti rami. Spagnolo. Vedi Mazzolari.</item>
                                <item>Sarnelli. Guida dei Forestieri per la Città di Napoli, con la descrizione delle Pitture, e Sculture, dell'Abate Pompeo Sarnelli. Napoli 1685. in 12. ornata di varie Figure.
                                </item>
                                <item>Scanelli. Microcosmo della Pittura, di Francesco Scanelli da Forlì. Cesena 1657. in 4.</item>
                                <item>Scaramuccia. Finezze dei Pennelli Italiani descritte da Luigi Scaramuccia, sotto nome di Girupeno, Pittore Perugino. Pavia 1674. in 4.</item>
                                <item><pb facs="00551"/>
Schefferi. Principia Artis Pictoriae è Veteribus Authoribus, Jo: Schefferi, Norimbergae 1699. in 8.</item>
                                <item>Silos. Pinacotheca, seu Romana Pictura, &amp; Sculptura Libri duo, in quibus excellentes quaedam, quà prophanae, quà sacrae, quà Romae extant Picturae, &amp; Statuae, Epigrammatibus exornantur. Auth. Jo: Michaele Silos Bituntino. Romae 1673. in 8.</item>
                                <item>Soprani. Le Vite de Pittori, Scultori, ed Architetti Genovesi, con li Ritratti, di Raffaello Soprani Nobile Genovese. Genova 1674. in 4.</item>
                                <item>Superbi. Apparato degli Uomini Illustri della Città di Ferrara, diviso in tre Parti, una delle quali tratta dei Pittori Ferraresi, di Fra Agostino Superbi da Ferrara Minore Conventuale. Ferrara 1620. in 4.</item>
                                <item>Teniers. Theatrum Pictorum Davidis Teniers Pictoris Antuerpensis, in quo exhibentur ipsis manu deli neatae, ejusque cura in aes incisae Picturae Archetipae Italicae, quas Serenissimus Archidux Leopoldus Guilielmus in Pinacothecam suam Bruxellis collegit, Antuerpiae 1684. fol. Icones sunt numero 246. Questo è Libro molto utile alli Pittori.</item>
                                <item>Testellin. Sentimenti dei più celebri Pittori sopra la Pittura, e Scultura, di Enrico Testellin. Parigi 1696. fol. Figurato.</item>
                                <item>Titi. Ammaestramento di Pittura, Scultura, ed Architettura nelle Chiese, e Palagi di Roma, dell'Abate Filippo Titi. Macerata 1675. Roma 1686. in 12.</item>
                                <item>Tiziano. Breve Compendio della Vita del famoso Tiziano, con l'Albero della sua Discendenza. Venezia 1622. in 4.</item>
                                <item>Tommasini. Raccolta delle Figure, Gruppi, Termini, Fontane, Vasi, ed altri ornamenti, i quali sono nel Castello, e Parco di Versaille, intagliati dagli originali, da Simone Tommasini Intagliatore del Re. Parigi 1686.</item>
                                <item>Torre. Il Ritratto di Milano, diviso in tre Libri, colorito da Carlo Torre, nel quale sono descritte le antichità, e cose moderne di detta Città, sì di Fabbriche, quanto di Pittura, e di Scultura. Milano 1674. in 4. Vedi Santagostini.</item>
                                <item>Vandych. Icones Principum, Virorum, Doctor um, Pictorum, Calehographorum, Statuariorum, necnon Amatorum Pictoriae Artis, numero centum, ab Antonio Vandych Pictore ad vivum expreßae. Antuerpiae ... fol.</item>
                                <item>Van Mander. Vite dei Pittori Italiani, e Fiamminghi, con i fondamenti della Pittura, composte da Carlo Van Mander Pittore. Amsterdam 1618 Fiammingo.</item>
                                <item>Elogj, ed Epigrammi in lode dei più rinomati Pittori, e Scultori, dello stesso. Amsterdam 1600. Questo Virtuoso Scrittore, e Poeta ajutò ancora a Cornelio de Biè a comporre in 14. Volumi il Gabinetto aureo della Pittura.</item>
                                <item>Varchi. Due Lezioni di Benedetto Varchi, nella prima delle quali si di<pb facs="00552"/>chiara un Sonetto di Michelagnolo Buonaroti, nella seconda si disputa qual sia più nobile, la Pittura, o la Scultura. Firenze 1549. in 4.</item>
                                <item>Vasari. Le Vite dei Pittori, e degli Scultori, con i Ritratti, descritte in tre Volumi, da Giorgio Vasari Pittore, ed Architetto Fiorentino. Firenze 1568. Bologna 1647. in 4. Le suddette Vite dei Pittori, e degli Scultori furono prima stampate dal Vasari l'anno 1550. in Firenze, in due Volumi in ottavo grande, ma senza i Ritratti.</item>
                                <item>Trattato di Pittura del Cav. Vasari Nipote di Giorgio, nel quale si contiene la pratica di essa, divisato in tre giornate. Firenze 1619. in 4.</item>
                                <item>Vidriani. Raccolta dei Pittori, Scultori, ed Architetti Modonesi di D. Lodovico Vidriani. Modona 1662. in 4.
                                </item>
                                <item>da Vinci. Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci famoso Pittore, dato in luce da Raffaello Fresnè. Parigi 1651. fol.</item>
                                <item>Leonardo da Vinci compose molti altri Libri sopra le Acque, Machine, &amp;c. ed altri scrisse colla sinistra mano. Alcuni M. S. spettanti alla Pittura di questo celebre Autore sono nella Libraria di S. Michele in Bosco fuori di Bologna.</item>
                                <item>Vittoria. Osservazioni sopra il Libro della Felsina Pittrice, per difesa di Raffaello d'Urbino, dei Carracci, e della loro Scuola, di D. Vincenzio Vittoria. Roma 1703. in 8. Scrisse altri Libri di Pittura, come si è detto in questo Libro a dietro.</item>
                                <item>Vivio. Discorso sopra la mirabile opera di Bassorilievo di cera stuccata con i colori, scolpita in pietra nera da Jacopo Vivio. Roma 1590. in 4.</item>
                                <item>Volpati. La Verità pittoresca ritamente svelata, ed in metodico stile ridotta, ove si fa vedere, che cosa sia Pittura, come acquistarne da se la teorica, e ridurla in pratica, in Dialoghi divisa, da Gio: Batista Volpati Pittore Bassanese. Opera da dare alle stampe, per la quale nell'anno 1685. l'Autore diede in luce in Venezia un Libretto in 4. intitolato. Il Vagante Corriero ai curiosi della Pittura, e nell'anno 1701. in Bassano un foglio volante intitolato, La Fama ai Letterati di genio Pittoresco, nel quale in compendio dimostrava il contenuto dell'Opera, e cercava qualche Amatore di Pittura, che si esibisse alla spesa della stampa, essendo egli settegenario, e privo di beni di fortuna.</item>
                                <item>Vossio. Degli Antichi Pittori, di Gherardo Gio: Vossio.</item>
                                <item>Zanotti. Nuovo Fregio di gloria a Felsina sempre Pittrice, nella Vita di Lorenzo Pasinelli Pittore Bolognese, di Gio: Pietro Zanotti Pittore, e di lui scolaro. Bologna 1703. in 8.</item>
                                <item>Lettere Familiari scritte ad un' Amico in difesa del Co: Carlo Cesare Malvasia, Autore della Felsina Pittrice, in confutazione del Libro del Vittoria sopradetto. Bologna 1705. in 8.</item>
                                <item>Dialogo in difesa di Guido Reni dello stesso. Venezia 1710. in 8. Vedi Malvasia §. Pitture.</item>
                                <item><pb facs="00553"/>
Zuccheri. Idea dei Pittori, degli Scultori, e degli Architetti, del Cav. Federico Zuccheri Pittore, in due Libri. Torino 1607. fol.</item>
                                <item>Passaggio per Italia, in cui sono descritte varie Pitture, dello stesso. Bologna 1608. in 4.</item>
                </list>
</p></div>
                            
                            <div xml:lang="ita" rend="text-align.center"><p>
Pareva all' Autore, che in questa Tavola tornasse bene in acconcio il dare notizia agli Amatori del Disegno di tutti quegli Scrittori, che hanno trattato delle Medaglie antiche, e moderne, ma giachè in quest' anno 1718. l'Eruditissimo Padre Don Anselmo Banduri Monaco Bened ettino ne ha dato in luce due Libri in foglio' in Parigi, dove è trattenuto da quell' A. R. da essi si potranno con facilità dedurre.
</p></div>
                            
                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                                        <head rend="text-align:center"><pb facs="00554"/>
TAVOLA<lb/>
TERZA<lb/>
In cui sono descritti i Libri, che trattano dell' Architettura, e della Prospettiva, con l'anno, e Luogo, dove stampati.</head>
                                        <p>
                                                        <list>
                                                                        <item>Accolti. DIscorso intorno al Disegno, con gl'inganni dell'occhio, Prospettiva pratica di Pietro Accolti. Firenze 1625. fol.</item>
                                                                        <item>Alberti. Architettura di Leone Batista Alberti. Firenze 1550. Venezia 1565. fol.</item>
                                                                        <item>Alstedio. Gio: Enrico Alstedio nel suo Terzo Tomo dell'Enciclopedia al Libro 34. ha un Trattato d'Architettura. Lion 1649. fol. Latino.</item>
                                                                        <item>Androvet. Fabbriche famose di Francia. Fabbriche per ogni genere di persone. Li cinque ordini delle Colonne, e varie antichità. Tomi tre di Jacopo Androvet. Parigi 1576. con 193. Figure. Franzese.</item>
                                                                        <item>Aringhi. Roma sotterranca novissima di Paolo Aringhi. Tomi due. Roma 1651. fol. con le Figure. Latino.</item>
                                                                        <item>Ballari. Architettura d'Andrea Ballari. Venezia ... fol.</item>
                                                                        <item>Barbaro. Pratica della Prospettiva, di Monsignore Daniello Barbaro Patriarca d'Aquilea. Opera utile alli Pittori, Scultori, ed Architetti, copiosa di molte Figure. Venezia 1669. fol.</item>
                                                                        <item>Bartoli. Modo di misurare le Distanze, le Superficie, i Corpi, le Piante, le Provincie, le Prospettive, e tutte le altre cose terrene, secondo le vere Regole di Euclide, di Cosimo Bartoli Gentiluomo Fiorentino. Venezia 1564. in 4.</item>
                                                                        <item>Bassi. Dispareri in materia di Architettura, e di Prospettiva, di Martino Bassi. Brescia 1571. in 4.</item>
                                                                        <item>Bibiena. L'Architettura Civile preparata sulla Geometria, e ridotta alle Prospettive. Considerazioni pratiche di Ferdinando Galli Bibiena, Cittadino Bolognese. Parma 1711. fol.</item>
                                                                        <item>Architetture, e Prospettive da Camera, e da Teatro intagliate in fol. 71. presso il Lunghi Stampatore in Bologna.</item>
                                                                        <item>Boecleri. Nuova, e curiosa Architettura di Fontane, con le Figure, di Giorgio Andrea Boecleri. Norimberga 1664. fol. Latino.</item>
                                                                        <item>Bonanni. La Storia del Tempio di Vaticano, con le Piante, Vedute, Altari, Tribune, Sepolcri &amp;c. che sono in detta Basilica, del P. Filippo Bonanni della Compagnia di Gesu. Roma 1696. fol. Latino. Vedi Costaguti.</item>
                                                                        <item>Bossè. Trattato del modo di disegnare gli ordini dell'Architettura antica,<pb facs="00555"/>d'Abramo Bossè. Parigi 1684. fol. Franzese.</item>
                                                                        <item>Pratica delle Regole della Prospettiva, dello stesso. Tomi due figurati. Parigi 1647. in 8. Latino, e Franzese.</item>
                                                                        <item>Bramante d'Urbino Sapiente Pittore, ed Architetto universale disegnò le Quadrature dei Corpi, le Piante dei più belli Edificj, e scrisse d'Architettura, e di Prospettiva. M. S. 1514.</item>
                                                                        <item>Bramantino. Regole di Prospettiva, e misure delle Antichità di Lombardia, di Bartolomeo Bramantino Pittore, ed Architetto Milanese. M. S. 1440.</item>
                                                                        <item>Branca. Le Machine artificiose, tanto spirituali, quanto animali di molto artificio, per produrre effetti maravigliosi, con le Figure, e dichiarazioni Latine, e Volgari, di Giovanni Branca Romano Architetto, ed Ingegnero. Roma 1629. in 4.</item>
                                                                        <item>Bruti. Archisesto per formare con facilità li Cinque Ordini dell'Architettura, di Ottavio Revesi Bruti Vicentino. Vicenza 1627. fol.</item>
                                                                        <item>Buffagnotti. Varie invenzioni di Fragmenti d'Architettura, Cartelle, Prospettive &amp;c. intagliate, ed inventate da Carlo Buffagnotti Bolognese, presso il Lunghi Stampatore in Bologna.</item>
                                                                        <item>Buttinone. Libro di Prospettiva, di Bernardino Bruttinone da Treviglio Pittore, Ingegnero, e Architetto del Duomo di Milano. M. S. 1500.</item>
                                                                        <item>de Campen. Edificj d'Amsterdam dati in luce da Giacomo de Campen Architetto. Parigi 1661.</item>
                                                                        <item>Caporali. Architettura con il Comento, e Figure di Vetruvio riportata in lingua volgare, da Maestro Gio: Batista Caporali. Venezia 1536. fol.
                                                                        </item>
                                                                        <item>Capra. La nuova Architettura familiare d'Alessandro Capra Architetto, e Cittadino Cremonese. Bologna 1678. in 4.</item>
                                                                        <item>Architettura militare dello stesso. Bologna 1683. in 4.</item>
                                                                        <item>Nuova Architettura dall'Agrimensura di terre, ed acque, dello stesso. Cremona 1672. in 4.</item>
                                                                        <item>Caramuel. Templum Salomonis rectam, &amp; obliquam Architecturam exhibens. Jo: Caramuel. Viglevani 1678. fol. cum Figuris.</item>
                                                                        <item>Carlevario. Le Fabbriche, e Vedute di Venezia disegnate, e poste in prospettiva, ed intagliate in cento fogli da Luca Carlevario. Venezia 1705. fol.</item>
                                                                        <item>Casati. Compasso di Proporzione, del Padre Paolo Casati della Compagnia di Gesu. Opera utile a tutti quelli, che usano il Disegno. Bologna 1685. in 4.</item>
                                                                        <item>Castellamonte. Venaria Reale, e Palazzo di piacere, e di caccia ideato dall' A. R. di Carlo Emanuello II. Duca di Savoja, Re di Cipri &amp;c. disegnato, e descritto dal Co: Amedeo di Castellamonte con 62. rami intagliati l'anno 1672. fol.</item>
                                                                        <item>Cattanio. Architettura di Pietro Cattanio Panese. Venezia 1567. fol.</item>
                                                                        <item>Cigoli. Prospettiva pratica di Lodovico Cardi, detto il Cav. Cigoli Pitto<pb facs="00556"/>re, divisa in due Libri, con le Figure intagliate in rame da Bastiano Cardi di lui fratello. M. S. 1613. conservato nella Libraria di S. A. R. di Toscana.</item>
                                                                        <item>Libro sopra le qualità, e natura delli colori, ed il modo di perpetuarli al possibile. M. S.</item>
                                                                        <item>Collignon. Le Fabbriche inalzate da Papa Sisto V. in Roma, e raccolte da Francesco Collignon. Roma 1650. fol.</item>
                                                                        <item>Contino. Prospettiva pratica di Bernardino Contino. Venezia 1643. fol.</item>
                                                                        <item>Corticelli. Dialogo d'Architettura familiare, di Lodovico Corticelli Bolognese. Bologna 1695. in 8.</item>
                                                                        <item>Costaguti. Architettura della Basilica Vaticana, di Monsignor Gio: Batista Costaguti. Roma 1684. fol.</item>
                                                                        <item>Cottelle. Ornamenti di Soffitti, di Gio: Cottelle Pittore del Re. Parigi 1640.</item>
                                                                        <item>Danti. Vita di Giacomo Barrocci da Vignola, con le dichiarazioni, ed annotazioni sopra le Regole dell'Architettura, scritta dal P. M. Ignazio Danti Domenicano, Pittore, Cosmografo, e Matematico. Vedi Vignola.</item>
                                                                        <item>Daviler. Corso d'Architettura, che comprende gli Ordini del Vignola con li Comenti, le Figure, e descrizioni delli più belli Palagi, e di quelli di M. A. Buonaroti, di Monsù Daviler. Tomo I. Amsterdam 1694. fol. Franzese.</item>
                                                                        <item>Dizionario dei termini diversi d'Architettura, dello stesso. Tomo II.</item>
                                                                        <item>Desargue. Lezioni di Geometria, di Matematica, e di Prospettiva, di Monsù Desargue Maestro di Prospettiva nell'Accademia R. di Parigi.</item>
                                                                        <item>Dieterlin. Trattati diversi d'Architettura, di Vendelin Dieterlin Pittore, ed Architetto d'Argentina. M. S.</item>
                                                                        <item>Durantino. Architettura di Francesco Lucio Durantino, con li Comenti sopra Vetruvio.</item>
                                                                        <item>Duro, o Durero. Libri d'Architettura, di Prospettiva, e di Fortificazioni, d'Alberto Duro, più volte ristampati,</item>
                                                                        <item>Falda. Palagi di Roma dei celebri Architetti, con le loro Piante, e misure, disegnati, ed intagliati all'acqua forte da Gio: Batista Falda.
                                                                        </item>
                                                                        <item>Nuovo Teatro delle Fabbriche, ed Edificj di Roma moderna, sotto il Pontificato di Alessandro VII. Lib. I. dello stesso.</item>
                                                                        <item>Nuovo Teatro delle Fabbriche, ed Edificj fatti fare in Roma da Papa Alessandro VII. Lib. II. dello stesso.</item>
                                                                        <item>Nuovo Teatro delle Facciate della Chiese di Roma. Lib. III. dello stesso. Tutti questi Libri sono in mezzi fogli reali, e si vendono in Roma dal Rossi Stampatore.</item>
                                                                        <item>Filandro. Architettura di Guglielmo Filandro Castiglioni, con le annotazioni sopra i X. Libri d'Architettura dl Vetruvio. Roma 1544. Venezia 1557. Latino.</item>
                                                                        <item><pb facs="00557"/>
Filarete. Trattato delle misure degl'Edificj, del modo di fabbricare, e delle forme delle fabbriche, diviso in tre Parti. Libro raro, e tutto istoriato di Figure. M. S. d'Antonio Filarete Scultore Fiorentino, il quale l' anno 1646. lo dedicò al Magnifico Pietro di Cosimo Medici.</item>
                                                                        <item>Filibien. Li principj della Pittura, della Scultura, e dell'Architettura, con il Dizionario dei termini spettanti a tali Arti, del Filibien. Parigi 1676. 1697. in 4. Franzese.</item>
                                                                        <item>Disertazioni sopra l'Architettura Antica, e Gotica, dello stesso. Amsterdam 1706.</item>
                                                                        <item>Floro Architettura di Floro, e di Daniello Spechel amendue Tedeschi.</item>
                                                                        <item>Fontana. Trasporto dell'Obelisco Vaticano. sotto il Pontificato di Sisto V. fatto da Domenico Fontana, ed intagliato da Natale Bonifacio in 19. rami. Roma 1590. fol.</item>
                                                                        <item>Francine. Architettura d'Alessandro Francine Ingegnero di Lodovico XIII. Re di Francia, impressa da Melchior Tavernier, ed intagliata in 45. fogli da Abramo Bossè. Parigi 1631.</item>
                                                                        <item>Goldmani. De Quinque Ordinibus Architecturae, Nicolai Goldmani, cum suis Figuris. Lugduni Batavorum 1662. fol.</item>
                                                                        <item>Jamitzer. Prospettiva dei Corpi regolari, di Jamitzer. Norimberga 1568. fol. Tedesco.</item>
                                                                        <item>Indau. Li Cinque Ordini d'Architettura, di Gio: Indau Ebanista di Camera della S. C. R. M. di Eleonora. Vienna 1686. fol Tedesco.</item>
                                                                        <item>Jo: Cantuariensis; Perspectiva Joannis Cantuariensis. Pisauri 1508. fol.</item>
                                                                        <item>Li Tre Libri di Prospettiva comune di Monsignore Gio: Arcivescovo Cantuariese, con le annotazioni di Gio: Paolo Gallucci. Venezia 1593. fol.</item>
                                                                        <item>Josse. Prospettiva di Maturino Josse, con 55. Figure. Parigi 1635. Latino, e Tedesco.</item>
                                                                        <item>Koke. Libri di Prospettiva, di Geometria, e di Scultura dati in luce da Pietro Koke, o Cock, e riferiti dal Sandrart fol. 233. Vedi Serlio.</item>
                                                                        <item>Labacco. Antichità di Roma disegnate da Antonio Labacco. Roma 1552. fol. Vedi Sadeler, du Perach, e Scamozzi.</item>
                                                                        <item>Lamij. Trattato della Prospettiva, in cui si comprendono i fondamenti della Pittura, del Padre Bernardo Lamij Prete dell'Oratorio. Parigi 1701. in 8.</item>
                                                                        <item>de Lorme. L'Architettura di Filiberto de Lorme, e le nuove Invenzioni di ben fabbricare. Libri due. Parigi ... Franzese.</item>
                                                                        <item>Marco da Siena. Architettura di Marco da Siena Pittore, ed Architetto. M. S. in un grande Volume 1560.</item>
                                                                        <item>Mezger. Le Vite dei Vescovi di Salisburgo, del Padre Gio: Mezger. Salisburgo 1692. fol. In questo Libro si veggono tutte le Fabbriche fatte d' ordine di quei Voscovi intagliate in rame. Latino.</item>
                                                                        <item>Monsignori. Li X. Libri d'Architettura di Vetruvio figurati, con il sistemma di fare l'Ordine Gotico, con li comenti di Fra Giocondo Monsignori Domenicano. 1523. in 8.
                                                                        </item>
                                                                        <item><pb facs="00558"/>
Montani. Libri Cinque d'Architettura, cioè Scelta, e Raccolta di varj Tempj, Sepolcri antichi, Altari, e Depositi moderni, di Gio: Batista Montani. Roma presso il Rossi Stampatore.</item>
                                                                        <item>Muto. La maniera di ben fabbricare contenente molte Figure, del Muto Architetto. Parigi presso Francesco Langlois. Vedi Palladio.</item>
                                                                        <item>N. N. Prospettiva pratica di N. N. P. della Compagnia di Gesu, impressa in tre Volumi da Melchior Tavernier, e da Francesco Langlois, contenente sopra 300. Figure. Parigi 1642. Franzese.</item>
                                                                        <item>Niceroni. Taumaturgus Opticus studiosissimae Perspectivae, Patris Jo: Francisci Niceroni Ord. Minorum. 1643.</item>
                                                                        <item>Oddi. Libri due d'Architettura, di Mauro Oddi Pittore Parmigiano. M. S. 1702.</item>
                                                                        <item>Osio. Architettura civile di Carlo Cesare Osio. Milano 1661. fol.</item>
                                                                        <item>Palladio. Architettura di Andrea Palladio divisa in quattro Libri. Venezia 1642. fol. Questa fu tradotta in Franzese, e stampata da Edmè Martin in Parigi nel 1650. Di nuovo tradotta dal Muto, disegnata, ed intagliata all'acqua forte, e ristampata in Parigi da Francesco Langlois.</item>
                                                                        <item>Paradosso. Vedi Trogli.</item>
                                                                        <item>Paultre Architetto del Re Luigi XIV. ha dato alle stampe un Libro in foglio, con le Architetture di Parigi. Altro di varie, e diverse Vedute. Altro d'Arabeschi, Giardini, e Fontane. Parigi 1680. fol.</item>
                                                                        <item>du Perach. Vestigie delle Antichità di Roma intagliate da Stefano du Perach Parigino. Roma 1639. Vedi Labacco, Scamozzi, e Sadeler.</item>
                                                                        <item>Perrault. Architettura generale di Vetruvio ridotta in compendio da Monsieur Perrault. Amsterdam 1681. in 8.</item>
                                                                        <item>Li X. Libri d'Architettura di Vetruvio corretti, e nuovamente tradotti in Franzese dallo stesso, con le annotazioni, e con le Figure. Parigi 1684. fol.</item>
                                                                        <item>Architettura dello Scamozzi tradotta in Franzese dallo stesso, con le Figure. Liege 1698.</item>
                                                                        <item>Perucci. Architettura rustica, d'Orazio Perucci. Reggio 1634. fol.</item>
                                                                        <item>Pierets. Architetture di Porte, e di Cammini, d'Antonio Pierets. Parigi 1647.</item>
                                                                        <item>le Potre. Bizzarrie, Trovate varie di Palagi, Chiese, Altari, Depositi, Fontane, Gabinetti, Sfondati, ed altre cose infinite, di Gio: le Potre famoso Intagliatore Franzese, che fiorìva nel 1650.</item>
                                                                        <item>Pozzi. Prospettiva dei Pittori, ed Architetti, del Padre Andrea Pozzi della Compagnia di Gesu, Pittore, ed Architetto. Parte I. Roma 1693. fol. Parte I. e II. Roma 1700. 1702. fol. Volgare, e Latina. In questi Libri ripieni di 220. Figure intagliate in rame insegna il modo più sbrigativo di mettere in prospettiva tutti li disegni d'Architettura.</item>
                                                                        <item>Pozzi. Invenzioni di Sfondati, di Volte, e Sofitti per li Pittori, Scultori, e Stuccatori, di Carlo Maria Pozzi. Fuld 1708. fol.</item>
                                                                        <item><pb facs="00559"/>
Radi. Disegni varj di Depositi, e Sepolcri inventati da Bernardino Radi da Cortona. Roma 1619. fol.</item>
                                                                        <item>Disegni varj d'Architettura, ornati di Porte, ed altro inventati dallo stesso. Roma 1619. fol.</item>
                                                                        <item>Rusconi. Dell'Architettura di Gio: Antonio Rusconi, con 160. Figure disegnate dallo stesso, secondo i Precetti di Vetruvio. Libri X. Venezia 1590. e 1660. fol.</item>
                                                                        <item>Sadeler. Vestigie dell'Antichità di Roma intagliate da Egidio Sadeler. Praga 1606. fol. Vedi Labacco, du Perach, Scamozzi.</item>
                                                                        <item>Santi. Campi ornati d'Architettura, del Cav. Domenico Santi Pittore Bolognese, intagliati da Lodovico Mattioli. Bologna 1695. presso il Lunghi Stampatore.
                                                                        </item>
                                                                        <item>Scamozzi. Idea dell'Architettura universale di Vincenzio Scamozzi Architetto Vicentino divisa in Libri X. Venezia 1615. fol. Fu tradotta in Franzese da Monsieur Perrault, come si è detto di sopra.</item>
                                                                        <item>Discorsi sopra l'Antichità di Roma, con 40. Vedute intagliate in rame. Venezia 1582, fol. Vedi Labacco, du Perach, e Sadeler.</item>
                                                                        <item>Serlio. Regole generali d'Architettura, di Sebastiano Serlio Bolognese Architetto. Venezia 1544. fol. 1551. 1588. fol. Francfort 1575. fol. Parigi 1545. fol. Furono tradotte in Tedesco da Pietro Koke.</item>
                                                                        <item>Altri Libri d'Antichità Romane, e di Porte Civili, e rusticali da lui intagliate, furono più volte date alle stampe. Fioriva nel 1544.</item>
                                                                        <item>Sirigati. La Pratica di Prospettiva, del Cav. Lorenzo Sirigati. Venezia 1596. fol.</item>
                                                                        <item>Spinelli. Economia delle Fabbriche, Opera necessaria a tutti gli Economi, Architetti, ed Amatori delle Fabbriche, di Gio: Batista Spinelli. Bologna 1698. in 4. Con l'aggiunta nella seconda edizione del 1708. in 4.</item>
                                                                        <item>Trogli. Paradossi per praticare la Prospettiva, di Giulio Trogli Pittore Bolognese, detto Paradosso. Bologna 1672. fol. Libro molto accolto dalli Professori.</item>
                                                                        <item>Vetruvio. Li X. Libri dell'Architettura di Vetruvio. Firenze 1521. in 8. Venezia 1566. fol. ed in altri Luoghi. Vetruvio è stato comentato da molti Autori, particolarmente da Cesare Cesariani, dal Comasco, da Daniello Barbaro, da M. Parrault, da Benedetto Caporali, da Francesco Lucio Durantino, da Benedetto Giovio, da Gio: Batista Bertano Mantovano, dal Baldi da Urbino, da Antonio Lupicini, e da altri.</item>
                                                                        <item>Architettura di Vetruvio, con le Figure disegnate da Mastro Gio: Maucler, e data in luce da Pietro Dater Intagliatore Regio. Parigi 1648.</item>
                                                                        <item>Vignola. Prospettiva, ed Architettura di Giacomo Barocci da Vignola. Roma 1602. fol. ed in 4. Bologna in 8. ed in altri Luoghi.</item>
                                                                        <item>Regola della Prospettiva pratica di Giacomo Barocci, detto il Vignola, con li Comenti del Padre Maestro Ignazio Danti. Roma. Bologna 1682. fol.</item>
                                                                        <item><pb facs="00560"/>
Il Vignola, overo le Regole dei cinque Ordini d'Architettura di nuova traduzione contenente molte Figure, impresso da Pietro Mariette. Parigi 1633.</item>
                                                                        <item>Alcune Opere d'Architettura del Vignola raccolte, e poste in luce da Francesco Villamena. Roma 1617. fol.</item>
                                                                        <item>Viola. Architettura di Gioseffo Viola Zanini Padovano. Padova 1629. e 1677. in 4.</item>
                                                                        <item>Zaccolini. Fra Matteo Zaccolini alla sua morte, che seguì nel 1639. lasciò bellissimi M. S. spettanti alla Prospettiva, ed all'Architettura, come si è detto nella Parte II. fol. 159.</item>
                                                                        <item>Zenale. Bernardo Zenale da Treviglio acuto Pittore, ed Architetto in Milano scrisse un Trattato di Prospettiva nel 1524.</item>
                                                        </list>
                                        </p></div>
                        
                        
                        
                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                                        <head rend="text-align:center"><pb facs="00561"/>
TAVOLA<lb/>
QUARTA<lb/>
Dei Libri utili, e di varie Notizie necessarie a chi professa il Disegno.</head>
                                        
                                        
                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Alla Gioventù Principj del Disegno.</head><p>
                                <list>
                                                <item>LA Prima Parte della luce del disegnare, e del dipignere, del Sassi. Amsterdam 1654. fol. Figurato.</item>
                                                <item>Primi Elementi del Disegno in grazia dei Principianti, di Gio: Luigi Valesio Pittore Bolognese.</item>
                                                <item>Scelta di disegni per gli Studenti Pittori, fatti dai Carracci, ed intagliati da Agostino Carracci.</item>
                                                <item>Scelte di disegni agli Studenti Pittori, di Guido Reni, e del Parmigianino, intagliati da Francesco Curti.</item>
                                                <item>Primi Elementi per introdutre i Giovani al disegno, di Gio. Francesco Barbieri, detto il Guercino da Cento. Questi tre Libri sopradetti si vendono in Bologna dal Lunghi Stampatore.</item>
                                                <item>Principj di Pittura inventati, ed intagliati da Stefanino della Bella.</item>
                                                <item>Principj del disegno per imparare la Pittura inventati, ed intagliati da Michele l'Asino Intagliatore Parigino. Vedi nella Tav. II. Lairesse.</item>
                                                <item>Pantographica, seu Ars nova delineandi res quaslibet. P. Christophori Schelner Soc. Jesu. Romae 1631. Questo è il famoso Libro del nuovo Stromento chiamato Parallelogrammo, col quale s'insegna un nuovo modo, per disegnare qualsivoglia cosa veduta, sì piana, come di rilievo, sì vicina, come lontana in qualunque data proporzione, prestamente, facilmente, e infallibilmente. Trovasi ristampato da Giulio Trogli in Bologna 1653. Poi da esso inserito nel suo Libro intitolato Paradosso, stampato parimenti in Bologna 1672. fol.</item>
                                </list>
</p></div>
                                        
                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Ammaestramenti, e Regole della Pittura.</head><p>
Vedi nella Tavola II. Allori. Armenini. Biondi. Bisagno. Bolgam. Bossè. Canepajo. Cornelli. Duro, Trattato della Simetria. Fresnè. Fresnoy. Lomazzo. Porzii. du Puy. Rossi Indice delle stampe, ed altri &amp;c. Per l' Architettura poi vedi gli Autori della Tavola III.
</p></div>
                                        
                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Abiti diversi.</head><p>
                                <list>
                                                <item>Abiti particolari d'Uomini, e di Donne di varie nazioni, con arte singulare intagliati, con centinaja di rami. Norimberga 1577. fol. Tedesco.</item>
                                                <item><pb facs="00562"/>
Abiti di tutte le Religioni, dati in luce da Odoardo Fialetti Pittore Bolognese. Venezia 1626. in 4.</item>
                                                <item>Abiti antichi, e moderni di tutto il Mondo, esistenti in 500. figure diversamente vestite, di Cesare Veccellio. Venezia 1590. in 4. Volgare, 1598. Volgare, e Latino.</item>
                                                <item>Abiti di Religioni diverse, e di varie nazioni, di Francesco Modio. Francfort 1585. in 4.</item>
                                                <item>Immagini figurate dei Religiosi, da Giodoco Ammano, con distici di Francesco Modio. Francfort 1585.</item>
                                                <item>Immagini dei Fondatori, e Fondatrici delle Religioni, del P. Luigi Beurrier Monaco Celestino. Parigi 1660.</item>
                                                <item>Catalogo degli Ordini Religiosi espressi con Immagini, e spiegati con narrativa Volgare, e Latina dal P. Filippo Bonanni della Compagnia di Gesù. Roma 1706. in 4. Ha parimenti dato alla luce i Catalogi di tutte le Religiose, e di tutti gli Ordini dei Cavalieri, con le Immagini, e narrativa come sopra. Tutti questi tre Tomi sono stati ristampati con altre addizioni in Venezia, per opera del P. Coronelio.</item>
                                                <item>Arti diverse in Figure al numero di 80. disegnate da Annibale Carracci, ed intagliate in rame da Simone Guilaino Parigino; dedicate ai Virtuosi del disegno. Roma 1646. per Lodovico Grignani fol. Queste Figure furono rintagliate da Gioseffo Maria Metelli in Bologna.
                                                </item>
                                <item>Immagini dei Religiosi, d'incerto Autore, Libro in Idioma Franzese, stampato in Amsterdam 1688.</item>
                                </list>
</p></div>


                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Alfabeti Storici, e Poetici.</head><p>
                                <list>
                                                <item>Elucidario Poetico di Girolamo Brusoni Venezia 1669. in 12.</item>
                                                <item>Officina Istorica di Gio: felice Astolfi. Venezia 1670. in 4.</item>
                                                <item>Proprinomio Istorico, e Poetico, raccolto da Barezzo Barezzi. Venezia 1643. 1694. in 4.</item>
                                                <item>Nuovo Dizionario Poetico, e Storico, nel quale si contengono le Favole, e Storie tanto profane, quanto le più singulari cose della Sacra Scrittura Opera di Francesco Rozzi. Trevigi i 707. in 12.</item>
                                                </list>
</p></div>

                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                                                        <head rend="text-align:center">Capricci Pittorici.</head>
                <p>
                                <list>
                                                <item>Raccolta di varj Cappricci Pittorici di Stefanino della bella. Parigi 1646. fol.</item>
                                                <item>Capricci di Giacomo Callot in Libri, e Carte diverse.</item>
                                                <item>Capricci di Salvator Rosa Pittore Napoletano.</item>
                                </list>
</p></div>

                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Degli Dei Antichi, ed Immagini.</head><p>
                                <list>
                                                <item>Genealogia degli Dei Libri XV. di Gio: Boccaccio. Venezia 1606. in 4.</item>
                                                <item>Immagini degli Dei degli Antichi espresse in Figure da Vincenzio Cartaro. Venezia 1571. 1647. in 4. Padova 1603. 1615. in 4.</item>
                                                <item><pb facs="00563"/>
Panteon Mitico, overo Favolosa Istoria degli Dei, figurato con le Immagini, del Padre Francesco Pomei della Compagnia di Gesu. Francfort 1701. in 8. Latino.</item>
                                                <item>Iconologia di Cesare Ripa, nella quale si esprimono varie Immagini di Virtù, vizj, affetti, passioni, Arti, discipline, elementi, corpi celesti, &amp;c. Roma 1603. in 4. Siena 1613. in 4. Padova 1630. in 4.</item>
                                                </list>
</p></div>

                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Favole, e Finzioni.</head><p>
                                <list>
                                                <item>Il Pastor Fido del Cav. Guarini, più volte ristampato con Figure, e senza.</item>
                                                <item>Mytologia Natalis Comitis, seu explanatio fabularum, in hac ultima editione cum figuris. Venetiis 1581. in 4. Patavii 1637. in 4.</item>
                                                <item>Metamorfosi d'Ovidio tradotte da Gio: Andrea dell'Anguillara in ottava rima, e figurate. Venezia 1575. 1676. in 4. ed in 8.</item>
                                                <item>Metamorfosi, o siano Trasformazioni Ovidiane in Libri XV. intagliate da Antonio Tempesta Fiorentino, in grazia dei Pittori, e date in luce da Pietro de Jode, in 150. Figure. Amsterdam in 4. Queste Metamorfosi figurate sono state intagliate da varj Autori, e più volte stampate in Luoghi diversi.</item>
                                                <item>Eneide di Virgilio intagliate in 24. fogli figurati, e dichiarate da Velentino Aco.</item>
                                                <item>Orlando Furioso, di Lodovico Ariosti, stampato in grande, in piccolo, con le Figure, e senza in Genova, ed in Venezia del 1617.</item>
                                                <item>La Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso, più volte ristampata.</item>
                                                </list>
</p></div>

                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Libri Morali.</head><p>
La Pittura in giudizio, overo il bene delle oneste pitture, ed il male delle oscene. Opera di Carlo Gregorio Rosignoli della Compagnia di Gesu. Bologna 1697. in 12. Vedi nella Tavola II. Paleotti Discorso intorno alle Immagini Sacre, e Profane; &amp; N. N. Trattato della Pittura, &amp;c.
</p></div>

                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Notomie.</head><p>
                                <list>
                                                <item>Notomia del Corpo Umano, di Godofredo Bidloo Dottore di Medicina, e di Chirurgia, con 150. Figure intagliate da Gerardo Lairesse. Amsterdam fol. Latino.</item>
                                                <item>Epitome della Notomia del Corpo Umano, con rami. Amsterd. 1633. in 4.</item>
                                                <item>Notomia del Corpo Umano, d'Andrea Vessalio da Brusselles, Lib. 7. in un Tomo. Basilea 1555. fol. Latino.</item>
                                                <item>Epitome delle Notomie del Corpo Umano del famoso Tiziano: Basilea 1542. fol. Latino. Queste Notomie di Tiziano, furono di nuovo ristampate da Francesco Tortebat, e da Domenico Bonavera Intagliatore Bolognese furono ritagliate.</item>
                                                <item>Compendio di Notomia accomodata all'Arti della Pittura, e della Scultura da Francesco Tortebat. Parigi 1668. fol. Franzese.</item>
                                                <item><pb facs="00564"/>
Notomia dell'Uomo, di Pietro Dioni. Parigi 1694. in 4. Franzese.</item>
                                                <item>Notomia per uso, ed intelligenza del Disegno, della Pittura, e della Scultura, per lo studio della Regia Accademia di Francia. Lib. I.</item>
                                                <item>Diverse statue antiche di Roma senza Notomie, opera utilissima agli Scultori, ai Pittori, ed agli Studiosi del disegno. Lib. II. fol. Roma, alla Stamparia del Rossi.</item></list>
</p></div>


                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Storie varie.</head><p>
                                <list>
                                                <item>Annali di Cornelio Tacito dei Fatti, e delle Guerre dei Romani. Venezia 1589. in 4.</item>
                                                <item>Vite di Plutarco Cheronèo degli Uomini Illustri Greci, e Romani. Venezia 1607. in 4.</item>
                                                <item>Guerre, e Fatti memorabili dei Romani, di Tito Livio. Venezia 1554. fol.</item>
                                                <item>Appiano Alessandrino delle Guerre civili dei Romani. Venezia 1657. in 4. ed altri simili.</item>
                                                <item></item></list>
</p></div>


                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                                                        <head rend="text-align:center">Storia Sacra.</head><p>
                <list>
                                <item>Gioseffo Flavio Istorico, più volte ristampato con le Figure, e senza.</item>
                                <item>Istoria del Testamento Vecchio, e Nuovo, rappresentata con Figure in rame, intagliate da Domenico Rossetti. Venezia 1696. in 12. Ristampata dieci volte sino all'anno 1715. con Figure 135.</item>
                                <item>Le Pitture Sacre contenenti le storie Sante del Vecchio, e Nuovo Testamento, del R. P. Girardi della Compagnia di Gesu, Tomi 3. Figurati. Parigi 1698. in 12.</item>
                                <item>Figure del Testamento Vecchio illustrate da Gabriello Simeoni. Lione 1577. con Figure 267.</item>
                                <item>Figure del Testamento Nuovo illustrate, come sopra. Lione 1588. con Figure 169. in 8.</item>
                                <item>La Sacra Bibbia intagliata in 200. Figure, da Virgilio Sole Tedesco, con le annotazioni Latine, e Tedesche, stampata nel 1580. in 4.</item>
                                <item>Tutti i Libri, nei quali sono descritte le Vite dei Santi, o che trattano degli Uomini Illustri per Santità saranno sempre utili a chi professa il disegno, non solo per il bene, che si può cavare per lo spirito, ma ancora per quel possesso, che fare si deve sopra il fatto, che si ha a dipignere, osservando sempre, che sia il più grande, ed il più eroico, e che la Figura principale campeggi nel mezzo dell'opera, per mostrare maggiore erudizione nel dipinto.</item></list>
</p></div>

                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Vangeli, ed Epistole.</head><p>
                                <list>
                                                <item>Vangeli, ed Epistole volgari, tradotte dal Padre Remigio Fiorentino Domenicano, con le annotazioni. Venezia 1658. in 4.</item>
                                                <item>Considerazioni sopra tutta la Vita di Gesu Cristo, del Padre Bartolomeo Ricci della Compagnia di Gesu. Roma 1610. in 8. Libro con 160. fogli figurati, ed esprimenti i fatti del Redentore, con le spiegazioni, annotazioni, e riflessioni morali.</item>
                                </list>
</p></div>
                                        
                                        
                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                                                        <head rend="text-align:center"><pb facs="00565"/>
L' AUTORE<lb/>
Alla Gioventù in progresso del Disegno.</head><p>
TUtti li buoni Disegni, che potrai raccogliere ti ajutaranno per imparare a conoscere le diversità dei caratteri delli Maestri. I Rilievi, e Bassi rilievi serviranno in mancanza del Vero. I Libri di Pittura saranno buoni per trovare le Regole del dipignere, e le Vite dei Pittori, per parlare con fondamento dei costumi, e dell'opere loro. Le Carte stampate, e le cose dipinte, per apprendere da ciascheduna qualche rarità singolare, come sarebbe a dire dalle Cupole del Coreggio, del Lanfranchi, e di Pietro da Cortona Il Disotto in sù. Dalla caduta dei Giganti di Guido Reni, dal Diluvio del Pontormo, dal Giudizio universale del Buonaroti Il Nudo. Dal Vessalio, e dal Bidloo Le Notomie. Dal Correggio, dal Barocci, e da Guido Reni La Dolcezza dei Sempianti, Le Bocche ridenti, ed il girare di Teste. Da Raffaello, dall'Abate Primaticcio, dal Parmiggianino, e da Poussin La Grazia, la Sceltezza, ed il Contorno. Da Tiziano, e dai Carracci II Grande, il forte, il Componimento, l'Espressione, il Naturale, e il Colorito. Dal Tentoretto, e da Paolo Veronese L'invenzione e il vasto modo d'Istoriare. Da Paolo Brilli, da Claudio Lorenese, e da Gasparo Poussin il Paesaggio, il ritrovare i siti, la degradazione, e il battere le frasche. Dal Dominichino, e dall'Albano Il tenero, il Vero, e l'Ameno. Da Michelagnolo, dall'Algardi, e dal Bernino Li Modelli, o Rilievi perfetti. Dal Tempesta, Bassano, e Castiglione Gli Animali. Dal Cerquozzi, dal Mozzo d'Anversia, e dal Burgognone Le Battaglie. Da Vandych Li Ritratti. Dal Lanfranchi La Facilità d'istoriare, ed il bel Modo di fare le Pieghe. Da Andrea del Sarto Le vaghe Idee, ed i portamenti degli Abiti. Da Salvatore Rosa, dal Callot, e Stefanino della Bella Li Capricci. Da Polidoro, Maturino, e Giulio Romano L'Antico, l'Artifizio, il Disegno. Dal Guercino, dal Caravaggio, e dallo Spagnoletto La Gran Macchia. Dal Pesarese Le Leggiadria, e l' Aggiustatezza dell'estremità. Dal Tiarini, e dal Canuti Lo Scorciare, ed aggroppare le Figure. Dal Vaquer, e da Mario Nucci Li Fiori. Da Monsù le Brun, e da tanti altri Franzesi Li diversi caratteri delle Passioni, e li Movimenti dell'animo. Dal Dentone, Aldrovandini, Chiarini, e Bibiena Le Architetture, e Prospettive da Camere, e da Teatri. Per l'universalità poi di tutte le cose, che dovrai inventare in Pittura, Scultura, e Architettura, vedi le copiosissime stampe di Monsù le Potre, e tante altre, che per brevità tralascio. Ma migliore d'ogni cosa sarà sempre lo servirti del Vero, il quale dovrà esserti di continuo avanti gli occhi, come esemplare, originale, e sicuro Maestro, osservando, che non tutti i modelli sono buoni, ma quelli solamente, che sono proporzionati, e ben disposti dalla natura, per li qua<pb facs="00566"/>li è necessario un'occhio di Lince, per penetrare quella naturalezza maggiore, che sia possibile, per erudire con fondamento l'opere tue. Aggiungo in oltre, che le seguenti Notizie, per fare Colori, Vernici, ed altre cose in servigio delli Pittori, non sono quì da me notate per i Professori Oltramontani, i quali sono certo essere periti in queste Arti, ma solamente in grazia della Gioventù, che studia in queste nostre Parti, alla quale auguro dal Cielo Giudizio buono, Spirito docile, Nobiltà di cuore, Senso sublime, Fervore intenso, Salute perfetta, Beni di Fortuna, Amore all'Arte, e Disciplina d'ottimo Maestro.
</p></div>

                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">NOTIZIE VARIE<lb/>
                Alli Professori della Pittura giovevoli, e necessarie.</head>
                
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Acqua Forte a farla.</head>
                <p>
PIglia un bocale d'acqua naturale, altrettanto di aceto ben forte, Vetrioio oucie 4. Sale armoniaco, overo in vece di questo, sale comune oncie 6. pesta ogni cosa insieme, e se sarà sale comune, non occorre pestarlo; poni ogni cosa in una pignatta nuova, fa bollire, e cola.
</p></div>
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">Modo d'intagliare in Rame all' Acqua Forte.</head><p>
Piglia Pece greca, e Rasa di pino oncie due, e mezza d'ogni sorta, e sia ben purgata per mano di Perito, poni in pignattino nuovo, con oncie 2. d'olio di noce: fà liquefare a fuoco lento, sempre mescalando, finochè il tutto sia bene incorporato, poi cola per pezza sottile in vaso d'acqua fresca. Il rame da intagliare sia bene preparato, e pulito, ponilo sopra fuoco lento, o sia ben caldo, e stendi sopra di esso la pasta sopradetta, la quale sia tirata sottile, come un foglio di carta, con l'asta d'una penna da scrivere, o di altro uccello: levalo poi dal fuoco, e lascia asciugare; quando sarà indurito, si annerischi con sumo di candelette di rasa, cioè tre, o quattro attortigliate insieme. Il disegno da intagliare sia sopra la carta, e il rovescio di quello sia tutto tinto di gesso molle; o di lapis rosso. Si applichi sopra il rame, e con ago si segnino tutti i contorni, e tutti i tratti dell'ombre, che restaranno impressi sopra il rame, poi con ago preparato s'intaglia sopra il Rame, di modoche i segni arrivino al piano del medesimo: Se in qualche parte si scagliasse la pasta, o si facessero segni falsi, si faccia stucco di sevo, e di trementina, parti uguali, e si turino. Terminato di grafire il disegno, si faccia un contorno al rame alto un deto a modo di cornice, e questo con cera, e trementina, parti uguali, bollite insieme: poi sopra il Rame si getti l'acqua sorte, la quale vi starà per lo spazio di tre, o quattro ore, poi si levi, e si ponghi il rame sopra il fuoco, e pulisca. Averti, che nell'acqua forte sia infusa una terza parte d'acqua naturale di più, perchè da se è troppo potente. Vedi nella Tav. II. Bossè. Molini.
</p></div>
                
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                               <head rend="text-align:center"><pb facs="00567"/>
Carte stampate a pulirle.</head><p> 
Piglia Galla d'Istria pesta, e poni in infusione per 24. ore in acqua chiara, nella quale ponerai la carta annerita, o lorda, e lava con detta acqua: lascia poi, che si asciughi, e quando sarà ancora un poco umida la ponerai tra qualche pezzo di tela, o panno, sopraponendovi qualche peso, o si ponga nel torchietto. Ciò serve ancora per i disegni in carta.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">Carte stampate, o disegni incollati sopra cartoni, o tavole a levarli senza lesione.</head><p>
Ponerai la tua carta, o sia disegno in acqua tepida, per lo spazio d'un'ora, o più, poi levalo pian piano, che restarà scollato: si asciughi poi come sopra, o si ponghi in torchietto.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">A darli sopra un lustro, che sembri un cristallo.</head><p>
Pigla Spirito di vino raffinato oncie 3. Olio d'abezzo oncia 1. Sandracca oncia 1. fà bollire insieme, poi con pennello molle, cioè di varro, darai tre, o quattro mani sopra la carta: avverti, che la carta sia un poco calda, o al fuoco, o al Sole, e l'olio sia tepido. Altro simile. Piglia Spirito di vino, come sopra oncie 3. Succini bianchi sottilmente polverizzati oncia 1. Sandracca oncia 1. Olio d'abezzo mezza oncia: fa bollire tutto insieme, e adopra come sopra.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">A fare un parto delle carte stampate.</head><p>
Piglia sapone, e fa liquefare in lisciva forte, con questo bagna un foglio di carta bianca, ponilo sopra la carta stampata, o disegno, e premi con la mano, e lascialo così per mezza ora, poi leva il foglio leggermente, e vedrai il parto nella carta bianca.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">A miniarle, che sembrino dipinte in tela.</head><p>
Piglia Olio d'abbezzo, overo Trementina chiara liquefatta a fuoco lento, e così calda la darai con pennello sopra la carta stampata, e la tenerai al fuoco, accioche penetri dall'una all'altra parte, e quando sarà fatta trasparente, e lustra, dipignerai nel roverscio di quella, dove non è la stampa, con i colori proporzionati, tenendo per la carta esposta alla luce, per vedere dove si debbano dare i colori.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">A levarli i contorni, e imprimerli sopra vetri, o cristalli.</head><p>
Piglia mezza libra d'Olio d'abezzo, overo Trementina, fa bollire leggermente in pentolino vitriato, sinochè svapori la parte più crassa, che calarà circa un terzo: poi piglia Acqua di rose, e mescola dentro, a fuoco lento: abbi poi preparato il vetro, sopra del quale darai una mano del detto liquore caldo, stando vicino al fuoco, acciochè ugualmente scorra: abbi parimenti in pronto l'Immagine, o carta stampata, la quale sarà stata,<pb facs="00568"/>per lo spazio di 24. ore nell'acqua comune, e sarà bene asciutta dall'acqua, e questa la ponerai sopra il vetro, e quando vedrai, che sarà bene unita al medesimo, lascia, che si raffreddi, d'indi col deto bagnato nell'acqua, và levando gentilmente la carta, dove non è stampata, ed il contorno di detta Immagine restara sul vetro, il quale poi potrai dipignere a tuo piacere.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">Colori per Pittori, e Miniatori a farli, e comporre.</head><p>
Azzurro ottimo. Piglia Sublimato di Mercurio, Sale armoniaco sublimato, d'ogni sorta oncie 3. Solfo sublimato oncia 1. il tutto polverizzato si ponghi in vaso di vetro, e si ritorni a sublimare a fuoco temperato, e riuscirà azzurro perfetto Veneziano.
</p><p>Altro. Calce viva bianca libra 1. la ponerai in aceto bianco, che sia ben forte, e la scioglierai nel medesimo; lascia poi, che dia al fondo, e leva l' aceto in tale quantità, che resti liquida: aggiugni a quella un'oncia d'Endico fino, e bene polverizzato: ogni cosa chiudi in un vaso di vetro, e stia 15. giorni sotterrato in letame equino, poi leva, e poni al Sole a seccare.
</p><p>Altro. Piglia Solfo vivo, Mercurio, e vetro di qualsivoglia sorte, parti uguali: ogni cosa si faccia in sottilissima polve, poi in vaso di vetro, resti seppellito come sopra per 20. giorni.
</p><p>Altro. Piglia Endico lauro, macina con lo spirito di vino ben raffinato, poi così liquido si ponga entro un piatto di terra, e si aggiunga sopra tanto spirito di vino, che soprabbondi l'Endico, poi si dia fuoco allo spirito, e ciò si replichi due, o tre volte, tantochè detto Endico non sia più di colore rossiccio, ed averai azzurro purgato.
</p><p>Altro simile più facile. Piglia Endico come sopra polverizzato, incorpora con spirito di vino, poi si copra con detto spirito, come sopra, e si dia fuoco, come si è detto. Avverti, che questo azzurro sa bonissima lega con la terra verde, e col nero di carbone per colorire l'aria, ma non si accorda col Minio, Cinabro, e Lacca.
</p><p>Altro perfettissimo. Piglia Argento vivo libre 2. Solfo libre 3. Sale armoniaco libre 8. il tutto si riduchi in polvere, farai fondere il solfo in vaso di terra, poi vi mescolarai a poco a poco il Mercurio, e quando farà ben'incorporato col Sale armoniaco lascia, che si raffreddi, e fanne polve, e quella ponerai in vaso di vetro, che abbia il collo stretto, e lo ponerai sopra un fornello, a fuoco graduato per un giorno; quando vedrai uscire il fumo giallo, allora levalo dal fuoco, e freddo, che sarà, rompi il vaso, in cui trovarai Azzurro bellissimo, il quale macinato sottilmente sopra il porfido, serve come Oltramare.
</p><p>Altro. Piglia oncie 6. di Verde rame, scorze d'uovi abbrucciate, e calcinate, Marmo fino bianco polverizzato oncie 3. parti uguali: Salnitro oncia 1. Alume di Roca oncia una, e mezza, il tutto satto in polve, mescola con<pb facs="00569"/>aceto bianco fortissimo, e forma come una pasta tenera, la quale ponerai in un vaso di rame, e ben lontato, e chiuso, stia sotto letame ben caldo per otto giorni, e trovarai Azzurro bellissimo.
</p><p>Azzurro Smaltino. Piglia Zafferà polverizzata, incorpora con cenere, poi mettila a calcinare nella fornace, e sarà fatto.
</p><p>Azzurro Smaltino a purgarlo. Si ponghi in cattinella d'acqua, e s'intorbidi colla medesima, e subito si coli in altra cattinella, e ciò si faccia più volte, sinochè si vede venire lo Smalto sottile, si levi poi tutta l'acqua, e si faccia asciugare al Sole. Prenderai poi Acqua di rasa, con Olio di noce, e s'incorpori, che sarà bellissimo.
</p><p>Carminio. Piglia Calce viva, Solfo vivo, Arsenico cristallino, parti uguali, ogni cosa in polve sottilissima ponerai in orinale di vetro, col suo cappello, e questo seppellirai in un vaso di terra, che sia ripieno di calce viva polverizzata, in vece di arena, o di cenere, e lotate le giunture del cappello, e del recipiente, darai fuoco sotto il vaso di terra, come si fa al Solfo, per lo spazio di ore 9. poi lascia raffreddare, leva la materia, e pestala di nuovo, e passata per settaccio, la ponerai sopra un piatto di majolica bene stesa all'aria notturna, per tre notti in tempo sereno; poi la ponerai in una storta ben lotata, con il suo recipiente, e li darai fuoco lento sulle prime, poi più intenso graduato per ore 10. sinochè tutta la materia sarà salita al collo, come colore di rubino, e quando ciò non fusse, la pestarai di nuovo aggingnendovi un terzo di calce viva, ed espostala all'aria come sopra, farai nuova bollizione.
</p><p>Altro. Piglia una libra di Legno del Brasile di Fernabuco, cioè Verzino di Fernabuco, di colore d'oro, sia ben'infranto in mortajo, e lo ponerai in infusione in un boccale d'aceto bianco, per tre, o quattro giorni: si faccia dopoi bollire una mezza ora, e si passi per tela ben fissa, ritornalo al fuoco, e intanto abbi preparate in pentolino nuovo oncie 8. di Alume stemperato in aceto bianco, che versarai nel primo liquore, movendolo con una spattola: La schiuma, che ne sortirà sarà il Carminio, raccoglilo, e si faccia seccare all'ombra: lo stesso si può fare ancora con la Coceniglia in vece del legno del Brasile.
</p><p>Cenerino. Si compone con Nero fumo, e Biacca.
</p><p>Cinabro a farlo. Solfo lib. 1. Mercurio lib. 2. farai fondere il Solfo in un vaso di terra, poi mescolarai con esso a poco a poco il Mercurio, e quando sarà bene incorporato, lascia, che si raffreddi, e facciasi polve, la quale ponerai in vaso di vetro, che abbia il collo stretto, e lo ponerai sopra un fornello, e li darai fuoco graduato, per un giorno, o sinoatantochè vedrai uscire il fumo, che sia rosso: lascia raffreddare, e sarà fatto.
</p><p>Cinabro, e Minio a purgarli, acciocchè in opera non si mutino di colore. Ponerai o l'uno, o l'altro in vaso di vetro con orina, che soprabbondi, mescola, poi lascia posare, ciò farai quattro, o cinque volte ogni giorno, per lo spazio di quattro giorni, poi cola tutta l'orina, e in vece di quella<pb facs="00570"/>sbatterai un chiaro d'uovo con acqua, e mescola con una spattola di legno di noce, e ciò come sopra, ed averai Cinabro, e Minio purgato. In vece di orina si può ancora adoperare l'Acquavita da bagno.
</p><p>Colore di carne. Si compone con Biacca, e Cinabro, o Lacca.
</p><p>Endico a farlo. Piglia Fior di guado, cioè Sfiorata oncie tre, o quattro, Farina d'amito oncia 1. e fa, che ogni cosa sia in polvere sottile, poi impasta con orina, ed aceto, e forma un pastello, che farai seccare al Sole, e sarà fatto.
</p><p>Giallo. Si compone con Orpimento, e con un poco di Minio.
</p><p>Giallolino di Orpimento a farlo. Piglia lib. 1. Orpimento fogliato del più bello, Arsenico oncie 6. il tutto si polverizzi, e si ponghi in bozza lotata, e chiusa: si dia fuoco di carbone lento, poi graduato con più fervore. Si lasci raffreddare, e si rompa la bozza, che si trovarà attorno a quella una materia di colore di rubino, che forma il Giallolino.
</p><p>Lacca fina a farla. Piglia Orina d'Uomo lib. 20. in circa, fa bollire in caldaja di rame, leva la spuma, e poi infondi Gomma lacca lib. 1. Alume di rocca oncie 5. e fa bollire, sinochè sarà estratto tutto il colore, poi infondi tanto Alume zuccarino, quanto basti, fa poscia il tutto passare per feltro, e ciò che restarà nel feltro sarà la tua Lacca, della quale farai globetti, o pezzetti rotondi, che ponerai sopra pietra liscia a seccare al Sole, o al fuoco. Altri la cavano dalla Cimatura del panno scarlato, Altri la dalle Bacche, e grani del Kermes, Altri dal Legno di Brasile, e dalla Rubia, Altri dalla Coceniglia, ma il più facile è il sopradetto.
</p><p>Oltramare a farlo. Piglia lib. mezza di Lapislazuli, il quale ponerai sopra carboni accesi, e quando sarà rosso, si smorzi in aceto ben forte, poi si macini sopra il porfido, o sopra altra pietra dura, collo spruzzarlo d'acquavita da bagno, e quanto più si macinerà diverra più bello. Ciò fatto è necessario comporre il seguente Pastello. Cera vergine. Trementina, Resìna, e Olio di lino, parti uguali un'oncia, e mezzo. Il tutto si liquefaccia a fuoco lento, e quando principia a bollire sarà cotto. Allora lo versarai in un vaso vitriato, e questo sarà il pastello, del quale ne prenderai tanta quantità, quanto è il Lapislazuli, e impastarai ogni cosa insieme sopra un marmo, e quando sarà bene incorporato lo lasciarai riposare un giorno, dopo del quale, per fare uscire l'Oltramare, che sarà entro il pastello, li versarai sopra acqua chiara, e coll'impastarlo colle mani, come si fa il pane, l'Oltramare uscirà, e caderà entro un vaso a ciò preparato, e lo lasciarai riposare entro detta acqua, sinatantochè sarà deposto al fondo, poi colata l'acqua farai seccare l' Oltramare, che sarà fatto.
</p><p>Pavonazzo. Si compone con Tornasole, e Lacca, overo con Lacca, e Smaltino.
</p><p>Persichino. Si compone con Lacca, e Biacca, ma meglio con un poco di Tornasole, più chiaro con più Biacca.
</p><p>Rossi diversi per miniare. Sangue di Drago macinato col sapone, ed acqua ai<pb facs="00571"/>quanto gommata, questo fa il colore Ponsò; con più sapone fa il colore Cremesino, con maggior quantità fa il colore Persichino; con poca quantità fa il Carmino. Altro rosso si fa con il Tornasole, e Sugo di limone.
</p><p>Rubino a farlo. Piglia Orpimento fino in polvere oncie 2. lo ponerai in uno sagiuolo lotato sopra fuoco di carbone, e lo farai sublimare, e nello spazio di mezza ora vedrai i fiori di colore di rubino appesi al collo dello sagiuolo, lascia, che si raffreddi, poi con l'asta d'una penna li farai cadere sopra un foglio di carta, e conservali per servirtene, o per miniare, o per dipignere a olio.
</p><p>Verde. Si compone con Orpimento, e con Endico.
</p><p>Per i colori vedi il Libro intitolato: Nuovo Plico d'ogni sorta di tinture, arricchito di bellissime Notizie per far colori, ed altre cose per servigio dei Pittori, dei Miniatori, e dei Tentori, di Galipidio Tallier, nome capriccioso del P. Lettore Albertoli Domenicano, celebre Scrittore, e Miniatore di Libri da Coro, il quale lo compose. Bologna per il Lunghi in 12. più volte ristampato. Come parimenti vedi un Trattato di Miniatura, per imparare a dipignere senza Maestro, con le Notizie di fare i più belli colori. Libro in 12. Idioma Franzese, uscito dalle stampe di Gio: Fran. Broncart, in Liege 1698. Lione di Francia 1714. sesta edizione. Vedi nella Tavola II. Bolgen. Canepajo. Lairesse. Portij.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">Disegni,</head><p>
Disegni incollati sopra cartoni, e tavolette, a levarli senza lesione: vedi Carte stampate incollate. A pulirli quando sporchi: vedi Carte stampate a pulirle. A ripararle dalle tarme. Piglia Fiele di Bue oncie 2. Aceto oncie, 3. Acqua forte oncia 1. Canfora mezza oncia: si mescoli ogni cosa insieme, e con pennello se ne dia una, o due mani dietro la tavoletta, o cartone, che si pone di dietro al disegno in cornice. Ciò serve ancora per le pitture, che sono dipinte sull'asse, o tavole.
                </p></div>
                
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                                                                        <head rend="text-align:center">Imprimitura a colla per dipignere a olio sopra le tele, o seta.</head><p>
Si faccia colla dolce con ritagli di pelle di guanti, si ponghi in essa gesso molle in polvere, e resti preparata nella forma, che usano gl'Indoratori; d'indi si ponghi in luogo fresco, acciochè si coagoli a modo di gelatina. Questa si darà sopra le tele con la cucchiara, poi si lasciarà asciugare all'ombra; Dopoi si pigliarà una pietra pomice, e bagnata nella suddetta colla si pulirà tutta la tela. Asciugata, che sarà come sopra, si dia una mano di colore a capriccio di terra macinata, impastata con olio di noce crudo, e questo si può dare col pennello, se la tela è sottile, o con la cucchiara, se è grossa. Sopra tale imprimitura dipignerai liberamente a olio con sicurezza.
</p><p>Per dipingere sopra la seta. Si tiri bene il taffettà, o ormesino in un telajo, poi si segni il contorno, in cui si deve dipignere, entro il quale darai una mano di colla dolce, come sopra, con la quale vi sia, in cambio di gesso,<pb facs="00572"/>mescolato un poco di miele; e sia tepida; lascia asciugare, poi piglia terra d'ombra ben macinata, con biacca, e stempra con olio di noce, e con pennello si dia come sopra: questa servirà per imprimitura da dipignere a olio. Se vorrai dipignere a gomma, basta, che infondi il drappo in acqua tepida, dove sia stato bollito Alume di rocca, e lasciarlo stare in infusione due ore, poi lasciarlo asciugare.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                                                                        <head rend="text-align:center">Pitture.</head><p>
A pulire allorche sono lorde, e sporche. Piglia fior di cenere di vite in lisciva, ed acqua, parti uguali, e che sia calda, poi lava, e quando sarà asciugata, li darai la vernice. Altro. Piglia fiele di Bue mescolato con vino gagliardo, e fatto tepido al fuoco, lava: come sopra, e poi li darai la vernice. Quando fussero ripiene di untuosità: di vernice, o di altro empiastro olioso. Piglia fiele di Bue, e aceto forte, parti uguali, e si faccia tepido, e si lavi come sopra. Overo lale comune polverizzato, poi si piglia una cipolla per il mezzo, e con essa si strofini, e bisognando, si spruzzi con un poco d'acqua comune. Overo prendi Smaltino, gettalo sopra il quadro, e poi con spugna bagnata in acqua comune lava come sopra. Overo Agro di limone, e con spugna si polischi, poi si lavi con acqua. Overo sapone denari 6. Sale mezza oncia, un rosso d'uovo tosto, olio comune oncia 1. Alume di feccia denari 2. si macini il tutto insieme, e si dia sopra più volte seguentemente, poi si lasci riposare, per lo spazio di 24. ore: dopoi si lavi con acqua, e sapone.
</p><p>A levarli le lordure delle mosche. Piglia Zucchero rosso grasso, e frega sopra con un deto, e vedrai l'effetto.
</p><p>A rinfrescarle, quando sono persciugate. Lava la pittura con vino tepido, e quando sarà asciugata, piglia lib. 1. Olio di noce, e Trementina chiara oncie quattro, e mezzo; fa riscaldare a fuoco lento, e mescola, ma avverti, che non bolla, poi così tepido lo darai nel rovescio del quadro, e dopo un giorno li darai d'avanti la vernice. Avverti, che se la tela sarà sottile, l'olio passarà nel lato del dipinto, che però il giorno dopo ponerai il tuo quadro sopra una tavola ben piana, e con pezza di lana fregarai sopra il dipinto, per levarli tutta quell'untuosità, e poco dopo li darai la vernice.
</p><p>A foderare, quando fusse lesa la tela, sopra cui sono dipinte. Levarai la tela dal telajo, e nel rovescio la bagnarai con spugna, ed acqua tepida, e così stesa la ponerai in luogo umido, o alla rugiada della notte: provveduta poi una tela nuova, a misura del tuo quadro, farai colla di farina con aceto, e la darai sopra la tela nuova, sopra di cui stenderai il quadro posto sopra una tavola piana, poi con carta oliata, o unta di butiro posta sopra la pittura la calcarai bene con la palma della mano, o la lisciarai con un sasso piano. o lisciatojo di legno, sinochè resti tutta unita, ed incollata: la ponerai poi tra qualche panno con sopra altra tavola piana pesante, ed<pb facs="00573"/>ivi la lasciarai per due, o tre giorni, e dopo la tirerai in telajo, e vi darai la vernice.
</p><p>Quando le pitture fossero corose, crepate, mancanti d'imprimitura, e rotte. Piglia cera bianca oncia una, e mezza, Trementina, fior di pietra cotta ben sottile, Olio di oliva, d'ogni sorta oncia 1. e fa il tutto bollire in pignatta nuova vitriata, e sempre va mescolando, poi il tutto colarai per tela ben rada in acqua fresca, e formarai un pastello, del quale ti servirai, mediante una spattola, o sia cucchiara da chiudere le fissure, o rotture dei quadri, sopra di queste poi darai una mano d'olio di noce crudo, e quando sarà asciutto, potrai liberamente dipignere sopra detto pastello.
</p><p>Quando fussero pitture dipinte sulle asse, o tavolette soggette alle tarme per ripararle, vedi quanto si è detto nel §. Disegno.
</p><p>Quando fussero dipinte sulle asse, o tavole corose, o infracidite dall'umido nel di dietro: allora devi ponere il tuo quadro sopra una tavola piana, e sotto vi sia qualche panno, d'indi con lo scarpello devi levare di dietro tutto il legno tarlato, o infracidito, sino che arrivi al buono, d'indi si faccia il seguente stucco. Prenderai segatura di legno di noce quanto basti, e fi passi per setaccio, poi si prenda olio di noce, trementina, e cera vergine, parti uguali; si facciano <unclear reason="faded">liquefare</unclear> a fuoco lento, poi si getti dentro l' ebolizione tanta segatura di legno, che faccia un pastello, che abbia consistenza, e s'impasti con le mani, e riesca più tosto un poco duro, e con spattola, o cucchiara si riempino le rotture, poi sopra tutta la tavola si diano due mani dell'empiastro, per riparare le pitture dalle tarme, come si è detto nel §. Disegno. Sarà ancora in tua libertà il foderare nel di dietro il tuo quadro con altra tavola di legno duro, sopra di cui potrai dare una, o due mani del suddetto empiastro. Avverti se le rotture fussero passate dall'una all'altra parte della tavola; in tal caso si ponghi una carta unta d'olio di noce sotto la rottura, e quando sarà foderato, come si è detto, si volti il quadro, e si levi detta carta, e sopra lo stucco si diano due mani d'olio di noce crudo, e quando sara asciutto, si faccia dipingere quello, che manca da perito Pittore. Il suddetto stucco fatto meno consistente si può usare ancora così caldo, versandolo nelle rotture, e poi lasciarlo raffreddare da se.
</p><p>Altre Notizie per pulire pitture sono presso l'Autore; ma perche in esequirle ricercano buona pratica, grave intelligenza, e buon maneggio di pennelli, non le espone al pubblico, per non rendersi debitore di quel pregiudicio, che far si potrebbe da mano inesperta alle pitture di qualche eccellente Maestro.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">Vernici diverse.</head><p>
Piglia Acquavite oncie 4. Sandraca oncia 1. Olio d'abezzo mezza oncia. Del tutto si faccia ebolizione a bagnomaria, e si adopri. Altra. Acqua di rasa oncie 5. Trementina chiara oncie 2. poni ogni cosa in bozza di vetro, e fa<pb facs="00574"/>stare al sole, per otto giorni, e sia sbattuta due, o tre volte ogni giorno.
</p><p>Vernice detta del Correggio, e del Parmigiano. Piglia Olio d'abezzo chiaro, oncie 3. sa liquefare in pentolino nuovo a fuoco lento, leva dal fuoco, e infondi dentro oncie. 3 di olio di sasso, e mescola, poi così caldo si dia sopra la pittura. Questa è la vernice più sottile, e più lustra d'ogni altra. Altro modo. Piglia Mastice bianco, e lustro, poni il pentolino nuovo a fuoco lento, infondi olio di noce chiaro in tal quantità, che copra bene il Mastice, e mentre bolle, mescola sempre, poi cola per pezza rada, e adopra. Se brami, che sia più lustra, nel tempo, che bolle aggiungi un poco di alume di rocca abbruciato in polve sottile. Di questa vernice si può servire ancora negli azzurri fini, nelle lacche, e negli altri colori simili, acciocche più presto si asciughino. Altra. Belzuino alquanto pesto, si ponghi in ampolletta di vetro con acquavite, che sopravanzi tre volte, lasciali così per due giorni, poi cosa, e adopra.
</p><p>Vernice per i quadri, che sono dipinti a secco. Si daranno primieramente due mani d'olio di noce crudo di dietro al quadro, poi una mano d' olio suddetto cotto con mastice: d'avanti poi si dia una mano d'olio di noce crudo, poi sopra la vernice comune. Averti di dare la vernice con la spugna, o con il bambagio.
</p><p>Vernice da ritoccare i quadri a olio. Piglia Mastice in lagrima, Olio di noce bastante a ricoprirlo, si ponghino in pentolino nuovo a fuoco lento, tanto che sia sciolto il Mastice, dopo aggiungi un poco di Biacca, rimescola il tutto insieme per pochi momenti, si levi poi dal fuoco, e si lasci posare la biacca al fondo, e si coli per inclinazione avanti che raffreddi. Altra detta del Cav. Cignani. Mastice in lacrima oncia 1. olio di sasso oncie 2. il tutto in pentolino a fuoco lento.
</p><p>Vernice chiara. Acqua di rasa oncie 2. Olio d'abezzo oncie 1. in pentolino a fuoco lento. Vernice Turchesca. Trementina lavata più volte oncia 1. Olio di spigo, dramma 1. Acqua di rasa oncie 3. Spirito di vino oncia 1. poni ogni cosa in bozza ben chiusa, e si faccia ebolizione a fuoco lento, sinochè il tutto sia incorporato.
</p><p>Vernice da dare con la palma della mano sopra i quadri. Olio di noce viscoso, ed Olio d'abezzo parti uguali, si faccia bollire come sopra, e adopra.
</p><p>Vernice, che subito asciuga. Rasa di pino ben secca lib. 1. Trementina mezza oncia, poni ogni cosa in bozza di vetro, con tanto spirito di vino, che copra il tutto, poi si tenghi con la mano sopra il fuoco lento, sempre dimenando, sinochè siano sciolte le materie: dopo si lasci raffreddare, e si decanti, e conservi per usarla fredda.
</p><p>Vernice di bellissimo lustro, per darla sopra ogni cosa dipinta. Olio di sasso mezza libra, Gommalacca,e Carabone sottilmente polverizzato, parti uguali oncia 1. poni in sagiuolo agitandolo per qualche tempo, e poi lo ponerai al Sole gagliardo per qualche giorno,e sarà fatta.
</p><p><pb facs="00575"/>
Vernice della China. Avrai preparate sei ampollette di vetro, una grande, e capace di oncie 20. di liquore, le altre cinque capaci di tre, o di quattro oncie. Nella prima grande ponerai oncie 10. di Acquavita raffinata, e nelle altre cinque oncie 2. della suddetta per ciascheduna. Nella grande infondi Gommalacca ben polverizzata oncia 1. Nella prima delle picciole oncie una, e mezza di Sandracca, nella seconda oncia una, e mezza di Mastice, nella terza mezza oncia di Succini bianchi. Nella quarta dramme due di Colofonia. Nella quinta dramme due di Cristallo di monte calcinato, dramme due di Mastice, e dramme due di Succini bianchi, cioè ambra bianca. tutte queste ampollette si turino bene, e si ponghino sopra il fuoco appese ad un legno, e stiano in aria, e si facciano disolvere le materie, come, pure si faccia il simile dell'ampolla più grande: quando il tutto sara sciolto versarai tutte le ampollette piccole nella grande con quest' ordinine, cioè sia prima la IV. poi la V. poi la III. poi la II. e poi la I. Il modo poi di adoperarla sarà il seguente: Sia ben preparato il legno, o altra cosa, sopra di cui dare si deve, sopra di questo si dia una mano d' acqua di gomma, poi nella vernice infonderai quel colore, che più piace, se rosso, cinabro, se nero, fumo di rasa &amp;c. d'indi con pennello dolce, cioè di varro la darai sopra il legno due, o tre volte, dopo che sarà asciutta: lascia poi così per due, o tre giorni, dopo i quali pulirai il tuo lavoro con pelle di Camozzo, o di Dante, e quando sara ben pulito, li darai sopra una goccia, o due di Vernice di cristallo di monte calcinato, che avrai preparata a parte, e pulirai con pelle di Camello.
</p></div>
</div>



                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">INSTRUZIONE<lb/>
Per dipingere a fresco, secondo la pratica delli Periti.</head>
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">Palchi per dipingere.</head><p>
ANcorchè il primo, che si deve esporre al pericolo sia il Mastro Muratore, deve nondimeno il prudente Pittore considerare, e vedere a qual sostegno commette la sua vita, nè perche quello più arrischiato non teme il precipizio, per questo deve esporsi alla disgrazia; perche l'altrui buona sorte non può assicurare la caduta dell'altro, come è successo a tanti Pittori descritti nella seconda parte di questo Libro.
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                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">Arricciare.</head><p>
E' lo stesso, che dare la prima mano di calce al muro, o luogo ove dipingere si deve. Resti avvertito il Pittore di non mai cominciare l'opera in luoghi di fresco arricciati, e molto meno se fossero luoghi chiusi; perche oltre l' umido, che molto nuoce alla sanità, la calce ancora esala un cattivo odore, il quale è pernicioso alla salute.
</p></div>
                
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                                <head rend="text-align:center"><pb facs="00576"/>
Intonacare, o Stabilire.</head><p>
Arricciato, che sarà il muro, e bene asciugato dall' umidità, che apparisca arido, allora è necessario il bagnarlo a proporzione della siccità, e dargli sopra una mano leggera di calce, colla quale si spiana il muro, e questo e Intonacare, o stabilire. A questo effetto si scielga calce smorzata d'un' anno, o almeno di sei mesi, e ciò è da osservarsi nei Paesi, ove la calce è forte, ma ove è più dolce, si può adoperare più presto. Questa si mescol i con arena, o sia sabbia di fiume, che non sia troppo grossa, nè soverchio minuta, ed a questo effetto si adopri un Mastro pratico, e sollecito, acciocchè ugualmente la spiani, e lasci al Pittore tanto tempo per dipignerla entro quel giorno, o più, secondo le stagioni, o più calde, o più fresche, o a misura dei luoghi più secchi, o umidi.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                <head rend="text-align:center">Granire.</head><p>
Spianata, che sia ugualmente la stabilitura, sarà bene sollevare i minuti granelli dell'arena con un pennello, acciocchè più facilmente s'imprimino i colori; e questo si chiama granire, e si fa nelle opere, che sono vicine all'occhio, dopo di che si adopra un foglio di carta, e con la cucchiara, o sia eazzola dolcemente si premono le foverchie prominenze, acciochè tutto il lavoro resti piano.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                                                                        <head rend="text-align:center">Disegnare.</head><p>
Prima di dipignerè nel muro, devesi fare il disegno, ed un modello colorito, e ben perfezionato, per tenerselo avanti gli occhi, e non avere in quel tempo altro a che pensare, che operare; anzi si deve fare un altro disegno in carta quanto è grande l'opera, acciocchè si possa affigere al muro, per vedere da lontano gli errori, se ve ne fossero, per corregerli.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index>
                                                                        <head rend="text-align:center">Graticolare.</head><p>
Quando si hanno a dipignere luoghi grandi, come Chiese, Sale, o Volte storte, ed irregolari, nelle quali, o non si possino fare carte così grandi, o non si possino stendere, e necessario servirsi della graticolazione, la quale è molto utile: per traportare da picciolo al grande. La graticolazione prospettica è altresì necessaria, particolarmente nelle Volte, e nei luoghi irregolari, per fare comparire retta, piana, o diritta un Architettura in prospettiva. Primieramente dunque si graticolarà il modello picciolo, e si trasportarà lo stesso numero di quadrati nel numero, accresciutane solo la grandezza. Ciò fatto, il Pittore scieglierà quel numero di graticole, che potrà dipignere in un giorno, o più, come sopra, ed ordinarà, che sia diligentemente intonacato, ripigliando sopra la nuova stabilitura la gra<pb facs="00577"/>ticolazione, che fu coperta, acciocchè serva di guida per contornare l'opera. Se dopo dipinto in quel giorno avanzasse qualche pezzo d'intonacato, che nel giorno seguente fusse secco, tagliarlo bisogna, e guardarsi di ciò fare in mezzo alle carnagioni, e solamente si permette nei contorni di quelle, o di qualche panneggiamento. Così di mano in mano si ordinarà il proseguimento della stabilitura; avvertendo il Mastro Muratore, che in ciò proceda destramente, per non imbrattare i contorni dell'operato, ne fare altre schizzature, che però ad ovviare a tali pericoli, sarà sempre bene principiare l'opera nelle parti superiori.
</p></div>
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Calcare, o Graffire.</head><p>
Stabiliti, che siano i contorni del disegno in carta grande, come si è detto, si ponerà sopra l'intonacato, che per la sua freschezza sarà atto a ricevere ogni impressione, ed allora con una punta di ferro si segnaranno leggiermente i contorni. Nei disegni di cose piccole bastarà fare uno spolvero.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Preparare i colori.</head><p>
Prima di principiare a dipingere, si debbono preparare i colori, e le tinte, almeno quanto basta per una figura; anzi se si dovesse fare qualche grande Architettura, o altra opera, è necessario preparare una tinta maestra, la quale serva a tutta l'opera; altrimente sarebbe difficile, che facendola in diverse volte si accordasse perfettamente. Le altre preparazioni, per altro necessarie, non hanno bisogno d'avviso, per essere comuni alle pitture a olio.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Dipignere.</head><p>
La pittura a fresco non è differente da quella, che si fa a olio, se non che ricerca maggior prontezza, e vivacità, per lo scomodo, che porta seco il doversi accomodare al luogo, dove si dipinge. Perciò oltre l'avere disposti in ordinanza i colori nei loro vasi, sarebbe bene ancora l'essere provveduto d'una tavolazza di rame, di latta, o di legno, con i suoi ripari attorno, acciocchè i colori più liquidi non versino, coll'inserirle nel mezzo un vasetto per l'acqua pura, che serva più da vicino, per bagnare i colori, potendosi ancora servire d'una spugna inzuppata nell'acqua. Avvertasi ancora di non cominciare la pittura, sinochè la calce non abbia un poco di consistenza, e resista all'impressione delle dita, perchè succederebbe nel maneggiare il pennello sopra l'intonacato troppo fresco, che tutto il dipinto restarebbe fiacco, e non potrebbe servire, che di abbozzo.
</p></div>
                
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center"><pb facs="00578"/>
Impastare, e caricare.</head><p>  
Nella pittura a fresco questo evvi di proprio, che i primi colori, come quelli, che prima toccano la calce, così tosto infiacchiscono, e molto perdono della loro vivacità; bisogna per tanto ritornarvi sopra con i medesimi colori, caricare, ed impastare un'altra volta, non tralasciando mai quella cosa particolare, che si ha per le mani, sinattantochè non sia totalmente finita, e perfezionata, altrimenti ogni ritocco fatto dopo qualche ora sarebbe una macchia: più tosto si aspetti, che il dipinto sia secco, ed allora si potrà ritoccare.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Ritoccare.</head><p>
Chi può finire a buon fresco, avrà l'opera sempre più compiuta, ed il lavoro sarà assai più stabile; ma perchè quasi sempre la calce fà qualche mutazione, particolarmente nell'ombre, si può, e si deve ritoccare, o con tratti piccioli, o con bastelli fatti di gusci d'uovo, o con pennelli mezzo asciutti di quel colore necessario. Tal sorta di ritoccamenti se si fanno nei luoghi scoperti, esposti all'aria, e vana ogni fattura, perchè sono portati via dalle piogge. A ritoccare le pitture a fresco, che regghino all'acqua. Si dia più volte sopra la pittura a fresco acqua, in cui sia stata sciolta Gomma arabica, di poi si dia sopra la seguente vernice. Acqua di rasa oncie 2. Olio d'abezzo oncia 1. il tutto bollito a fuoco lento: quanto sarà asciutta si ritocchi con colori macinati a olio.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Sfumare, e intenerire.</head><p>
Nello sfumare, ed unire i colori si usano pennelli teneri di setole porcine, ma poco bagnati, e qualche volta ancora le dita fanno buono effetto nelle teste, mani, ed altre parti picciole, particolarmente quando la calce si accosta all'intostare. Ma quando si avesse a sfumare, ed intenerire qualche pezzo di gloria, si deve fare alla prima sulla calce più fresca, o quando è affatto secca; o con altri mezzi suggeriti dall'industria del Pittore:
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Rifare.</head><p>
Suole accadere, che qualche figura non riesca a genio del Pittore, onde abbia disiderio di rifarla: conviene dunque scalcinare il muro, senza toccare il restante dell'opera, e dopo avere ben bene ripulito lo spazio di detto luogo, si bagni con diligenza, e si faccia nuova stabilitura. Al coperto però si può rifare a secco, purchè siano di quelle figure più sfumate, e più tenere delle altre; ciò sia detto per levare ogni scrupolo a qualche principiante Pittore.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Colorire.</head><p>
E' necessario sapere quali colori siano buoni per dipignere a fresco perchè<pb facs="00579"/>poco giovarebbe l'avere fatta una bella pittura, se per la contrarietà, che hanno tra di loro i colori, o con la calce, poco tempo durasse. Eccone dunque i documenti, principiando da quelli, che sono più buoni, ed al proposito.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Bianco di calce.</head><p>
Il Bianco di calce è il migliore di tutti, per mescolarlo con i colori, sì per le carnagioni, come per i panneggiamenti, purchè la calce sia stata smorzata d'un'anno, o almeno di sei mesi, come sopra. Si stempri con acqua, e si coli per setaccio in qualche vaso capace, lasciandola deporre al fondo, e gettarne via l'acqua, che sopravanza, onde possa tenersi sulla tavolozza dal Pittore.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Bianco di gusci d'Vova.</head><p>
Questo ancora è molto bianco, ed è buono per adoperare a fresco, ed a secco, e per comporre i pastelli per ritoccare. Si raduna gran quantità di gusci d'Uova, si purgano dalle feccie, con farli bollire con un pezzo di calce viva, avendoli prima alquanto pesti, poi si colano, e si lavano con acqua di fontana. Di nuovo più sottilmente si pestano, e si lavano, il che tante volte si replica, sinchè l'acqua esca chiara: d'indi si macinano sottilissimamente sulla pietra da Pittore, e se ne fanno piccioli pani, i quali asciugati che siano al Sole, si adoprano per le carnagioni, o panni bianchi, e dovunque sarà in piacere. E' però d'avvertire, che se tal sorta di gusci pesti stassero per qualche tempo bagnati, renderebbero un fetore insopportabile, il remedio si è di chiuderli bene in un vaso di terra, e mandarli a cuocere alla fornace.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Bianco di Marmo di Carrara.</head><p>
Si riduce in polvere in marmo, e si macina con acqua, mescolandolo con la calce, acciocchè abbia più corpo: anch'esso è bianco, buono; ma questa fatica è superflua a chi ha la calce vecchia, o gusci d'uova preparati, come sopra.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Cinabro.</head><p>
Questo è il più vivace colore di tutti, ed è affatto contrario alla calce, particolarmente quando è esposto all'aria. Se poi il dipinto è al coperto si può adoperare, ma prima è necessario il purgarlo nel modo seguente. Si prenda il Cinabro puro in polvere, e si ponghi in un vaso di terra, e sopra s'insonda quell'acqua, che bolle allor quando con essa si smorza la calce viva, ma sia più chiara, che si può; si getti poi l'acqua, e di nuovo s'infonda dell'altra più volte, ed in questa maniera il Cinabro s'imbeve delle qualità della calce, nè le perde giammai. Avvertasi nel provvedersi di Cinabro a pigliarlo in miniera, o sia in pezzi, e non in polvere, perchè così tal volta<pb facs="00580"/>è addulterato con il Minio, nè fa quella riuscita, che deve. Vedi fol. 479. Cinabro, e Minio.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Vetriolo abbruciato.</head><p>
Riesce mirabilmente sulla calce fresca il Vetriolo Romano cotto alla fornace, e poi macinato con spirito di vino; fà da se solo un rosso, come di Lacca, e particolarmente è buono per abbozzare, e fare il fondo al Cinabro. Da amendue in un panneggiamento risulta un colore di Lacca fina al pari del dipinto a olio. Questo si adopra in mancanza del Bruno d'Inghilterra.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Roßetto d'Inghilterra.</head><p>
In mancanza del Vetriolo fà quasi lo stesso effetto, per essere anch'egli di Vetriolo: se si adopra con chiariscuri sulla calce ben fresca, al seccarsi pare Lacca.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Terra Roßa.</head><p>
Questa Terra, come tutte le altre sono più proprie per dipignere a fresco: adopra per le carnagioni, panneggiamenti, ed ovunque fa di bisogno.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Terra Gialla abbruciata.</head><p>
Tira al Rosso pallido, ed è buona per gli scuri delle carnagioni, mescolata con Terra nera di Venezia. Serve ancora per le ombre dei panneggiamenti gialli.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Terra Gialla chiara.</head><p>
Due sorta di terra gialla di Roma si trovano, una chiara, l'altra scura, amendue bellissime nel suo genere. Se si adoprano con pulizia nei panneggiamenti, non hanno invidia al Giallolino. Altre Terre gialle si trovano in altri luoghi, ma non sono così perfette.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Giallolino di Fornace.</head><p>
Questo si chiama Giallolino di Napoli, si conserva molto, ma non bisogna cimentarsi di adoprarlo all'aria.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Pasta Verde.</head><p>
E fatta col sugo di Spincervino; mescolata colla calce bianca diventa gialla, ma il colore alquanto svanisce.
</p></div>
                
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center"><pb facs="00581"/>
Terra Verde.</head><p>
Quella di Verona è la più bella, anzi l'unica per panneggiare sulla calce fresca, essendo gli altri verdi quasi tutti artificiati, e contrarj alla calce. Altre Terre verdi si trovano, ma inferiori. La Terra verde di Capri, quando è sincera, è poi la migliore, e la più vaga.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Terra d'Ombra.</head><p>
E' buona per le ombre dei panneggiamenti, particolarmente gialli: s'avverta di adoperarla con discretezza, e si mescoli con calce bianca; perchè sempre carica, e cresce di colore.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Terra d'Ombra abbruciata.</head><p>
E'molto eccellente per le ombre delle carnagioni, mescolata con terra nera di Venezia, e particolarmente nei maggiori scuri.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Terra nera di Venezia.</head><p>
E'la più scura di tutte per lavorare a fresco, è buona per gli scuri delle carnagioni, e fa lo stesso effetto della Fuligine a secco, e dello Spalto a olio.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Terra nera di Roma.</head><p>
Fà l'effetto medesimo, che il nero di carbone, ed è assai in uso per tutto.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Nero di Carbone.</head><p>
Si può fare in più maniere, cioè con legno di Vite abbruciato, con anime di persiche, con gusci di noce, con feccie, o sia tartaro di vino, con carta, il tutto abbruciato, e poi macinato in polvere: Egli è buono ad ogni sua propietà, per i lavori a fresco, nei quali è proibito il nero d'osso.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Smaltino.</head><p>
E' buono a fresco, e devesi ponere prima di tutti gli altri colori, in tempo che la calce è ancora fresca, altrimenti non attacca: passata un'ora, si dia la seconda mano, acciocchè resti vivo il colore nel dipinto. Il più semplice può servire per ombre, ma nei maggiori scuri si adopra nero di carbone. Di tutti li colori accennati s'intende mescolati con calce bianca, per cavarne il chiaro, lo scuro, e le mezze tinte all'uso dei Pittori.
</p></div>
                
                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center"><pb facs="00582"/>
Oltramare.</head><p>
Riesce tanto a fresco, quanto a secco: solo non si adopra da molti, perchè è di gran prezzo.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Indico.</head><p>
In tempo d'estate è permesso l'odoprarlo; perchè presto asciuga, ma nel verno non si adopri.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Morello di Sale.</head><p>
Mescolato collo Smaltino fa pavonazzo: anzi da per se solo fa la detta tinta. Questi sono tutti i colori, li quali si possono adoprare, per dipignere a fresco.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Colori cont rarj alla calce, e che non si poßono adoperare nelle pitture a fresco.</head><p>
Biacca. Lacca di Verzino. Lacca fina. Verde Rame. Verde azzuro. Verde poro. Verde in canna. Giallo santo. Giallolino di Francia. Orpimento. Nero d'osso. Biadetto. Indico, come si è detto di sopra.
</p></div>

                                                        <div type="chapter" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#chapter" xml:lang="deu">Kapitel</term></index><head rend="text-align:center">Dipignere a secco.</head><p>
Si costuma ancora dipignere a secco sulli muri; purchè abbiano un fondo di una mano di gesso mole impastato con buona colla. In questo modo si adoprano tutti i colori senza riguardo. E' però d'avvertire, che li muri più volte imbiancati, debbonsi raschiare, altrimenti nei tempi secchi la troppo colla fà saltare giù l'imbiancatura sino al vivo del muro, onde l'opera rimane guasta. Alli muri nuovi si dà una mano di gesso, come sopra, mentre la calce è fresca; in tal maniera ammettono tutti i colori.
</p></div>
</div>
                                           
                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                                                        <head rend="text-align:center"><pb facs="00583"/>
                                                        Spieghe delle Cifre, e Marche della Tavola A.</head><p>
                                                                        <table rows="28" cols="2">
                                                                                        <row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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19 </cell><cell>Virgilio Sole copioso Intagliatore in rame, ed in legno sul gusto d'Hisbin. Intagliò il Nuovo, e Vecchio Testamento in 200. pezzi; le Metamorfosi d'Ovidio in 170. foglietti; Caccie in grande, e piccolo, &amp;c. Alle volte fece per marca l'V. da una parte del foglio, e l'S. dall'altra vedi nella Tavola C. il num. 3.</cell>
                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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</p></div>
                                        
                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                                                        <head rend="text-align:center"><pb facs="00585"/>
                                                        Spieghe delle Cifre, e Marche della Tavola B.</head><p>
                                                                        <table rows="30" cols="2">
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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17 </cell><cell>Marca in un Cristo morto, sotto del quale stà registrato Jean Ladespeldrickt invenit: vi sono altre carte con la marca medesima.</cell>
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                                                                                        </row>
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</p></div>
                                        
                                        
                                        
                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
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                                                       Spieghe delle Cifre, e Marche della Tavola C.</head><p>
                                                                       <table rows="23" cols="2">
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                                                                                       </row>
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                                                                                       </row>
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                                                                                       </row>
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                                                                                       </row>
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                                                                                       </row>
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                                                                                       </row>
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32 </cell><cell>Marca di certo Mercatante, che comprò quantità di rami, sotto i quali pose alle volte le lettere A. S. excudit; di tal marca si servì ancora Antonio Salamanca.</cell>
                                                                                       </row>
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                                                                                       </row>
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</p></div>
                                        
                                        
                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
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                                                        Spieghe delle Cifre, e Marche della Tavola D.</head><p>
                                                                        <table rows="31" cols="2">
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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</p></div>
                                        
                                        
                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                                                        <head rend="text-align:center"><pb facs="00591"/>
                                                        Spieghe delle Cifre, e Marche della Tavola E.</head><p>
                                                                        <table rows="38" cols="2">
                                                                                        <row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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                                                                                        </row>
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</p></div>


                                        <div type="table" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#table" xml:lang="deu">Tabelle</term></index>
                <head rend="text-align:center">Spieghe delle Cifre, e Marche sciolte delle Stampe.</head><p>
                                <table rows="151" cols="2">
                                                <row>
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A. C. P. <lb/>A. C.<lb/>Agos. C.<lb/>Ag. C.<lb/>Ag. Bononiae.</cell><cell>Sono tutte marche del famoso Pittore, e celebre Intagliatore Agostino Carracci Bolognese.</cell>
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C. C. Fecit. </cell><cell>Camillus Congius: vedi il num. 11. nella Tavola D. Carlo Cignani Pittore Bolognese Inv. fece parimente due C. uno entro l'altro.</cell>
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G. R.<lb/>G. R. F. </cell><cell>Guido Reni famoso Pittore Bolognese fece</cell>
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N. C. F. </cell><cell>Nicolaus Chapron Gallus fecit: l'anno 1649. intagliò le Logge di Raffaello, dipinte in Vaticano.</cell>
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Ves. S. </cell><cell>Vespesiano Strada Romano.</cell>
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                 </p></div>                       
                        </div>
                            
                            
            </div>
                        
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ABCEDARIO<lb/>
Di altri Intagliatori in rame, ed in legno.<lb/>
Con questi sono ancora tutti quelli delle cinque Tavole antecedenti, i quali saranno distinti dagli altri, con una Lettera majuscola, e con un Numero, che significaranno la Tavola, ed il Numero, dove sono registrati. Vi sono parimenti quelli, che seguono dopo le suddette Tavole, i quali marcarono le Stampe con le solo lettere iniziali dei Nomi, e dei Cognomi loro, che qui s'aggiungono, per poterli rivedere ad ogni occorrenza, stantechè sotto i mede simi sono notate, o l'opere loro, o l'anno, in cui fiorirono.
</head>
                                        <p><list><item rend="text-align:center">A</item><item>ABate Primaticcio usò le seguenti marche A. P. M. A. overo B. ov. Fr. Bol. ov. F. P. C. 33.</item><item>A. Blotholinus.</item><item>Abramo Bloemart. Ab. Bl. morì nel 1647.</item><item>Adamo AElzheimer. E. 1. nacque nel 1547.</item><item>Adamo Mantovano. D. 1.</item><item>A. D. Bruin. A. 20.</item><item>Adriano Collaert. A. 22.</item><item>Adrianus Hubertus. E. 22.</item><item>Agnese Frex. E 32. fioriva nel 1510.</item><item>Agostino Carracci. A. C. ov. Agos. C. 1600.</item><item>Agostino Metelli Pittore Bolognese: morì nel 1660.</item><item>Agostino Veneziano. E. 13. ov. A. V. 1520.</item><item>Alberto Aldograst. B. 4. fiorì nel 1551.</item><item>Alberto Altorfio.</item><item>Alberto Clovet.</item><item>Alberto Duro. B. 2. ov. A. E. morì nel 1527.</item><item>Alberto Flamen. D. 23.</item><item>Alberto Golkentonio. A. G.</item><item>Alessandro Algardi. E. 36. morì nel 1654.</item><item>Alessandro Badiali Bolognese. A. B.</item><item>Alessandro Specchi.</item><item>Andrea Andreani. B. 19. 1600.</item><item>Andrea Both. A. Both.</item><item>Andrea Camassei da Bevagna Pittore: morì l'anno 1695.</item><item>Andrea Mantegna. D. 7. morì nel 1517.</item><item>Andrea Salmincio. E. 17.</item><item>Andrea Vande Venne. E. 29.</item><item>Andreas Volfgangus Saxo.</item><item>Annibale Carracci Pittore Bolognese. A. C. P.</item><item>Antonio Boss Franzese. D. 23.</item><item>Antonio di Jacquart. A. D. I. F.</item><item>Antonio da Trento: fioriva nel 1550.</item><item>Anton Francesco Lucini.</item><item>Antonio Guarnier. C. 33.</item><item>Antonius Lanferrius.</item><item>Antonio Licini. A. L. P. I.</item><item>Antonius Massonius Parisien.</item><item>Antonio Salamanca. C. 32. E. 21.</item><item>Antonio Tempesta. E. 26. ov. T. morì nel 1630.</item><item>Antonio Vandych Pittore: morì nel 1641.</item><item>Antonio Van Vuaterl. E. 6.</item><item>Antonio Vierx.</item><item><pb facs="00600"/>
Antonio Wormace. A. 14.</item><item>Arman Muller.</item><item>Arnoldo Van Vestraut.</item><item rend="text-align:center">B.</item><item>BAccio Baldini: fioriva nel 1500.</item><item>Baccio Bandinelli Fiorentino. B. B. A. F. 1550.</item><item>Baldassar Peruzzi. BAL. SEN. morì nel 1536.</item><item>Bartolomeo Biscaino Genovese. B. B. morì nel 1657.</item><item>Bartolomeo Boham. B. B. fioriva nel 1520.</item><item>Bartolomeo. Coriolano Bolognese. B. C. Equ. 1640.</item><item>Bartolomeo Gagliardi: morì nel 1620.</item><item>Bartolomeo Passarotti Pittor Bolognese. B. P. 1578.</item><item>Bartolomeo Schenio. B. S.</item><item>Batista Brittiano Mantovano.</item><item>Batista Franco Veneziano: morì nel 1561.</item><item>Bellangius Gallus.</item><item>Benedetto Fariat.</item><item>Berardino Passero. D. 17.</item><item>Bernardo Baleu.</item><item>Bernardo Castelli. D. 11. morì nel 1629.</item><item>Bernardo Gallo. D. B.</item><item>Bernardo Malpucci. B. M.</item><item>Blodelingus Amstelodamensis.</item><item>Bonasoni: vedi Julius Bonasoni 1547.</item><item>Bonmartino: vedi Israel Vanmecheln.</item><item rend="text-align:center">C.</item><item>CAmillo Graffico.</item><item>Cammillo Procaccini: morì nel 1628.</item><item>Cammillo Congio. D. 11. ov. CC.</item><item>Caprarola 1597. Il Cristo morto intagliato da Annibale Carracci in argento, in Caprarola.</item><item>Carlo Alet.</item><item>Carlo Audran Parigino.</item><item>Carlo Buffagnotti Bolognese.</item><item>Carlo Cesio Intagliatore.</item><item>Carlo Cignani Bolognese Pittore. CC.</item><item>Carlo David. C. D. F.</item><item>Carlo dell'Haye.</item><item>Carlo Maratti Pittore.</item><item>Carlo Saraceni: morì nel 1625.</item><item>Cesare Fantetti.</item><item>Cherubino Alberti. D. 9. morì nel 1615.</item><item>Claudio Audran.</item><item>Claudio Mellan Parigino. Cl. Mel.</item><item>Claudia Stella Parigina 1686.</item><item>Ciro Ferri Romano: morì nel 1690.</item><item>Conrado Mayr: morì nel 1618.</item><item>Conrado Waumans 1600.</item><item>Cormet. A. 23.</item><item>Cornelio Berghem, o Berchem. D. 22.</item><item>Cornelio Bleker 1636. C. Bleker.</item><item>Cornelio Bloemart. C. Blo: nacque nel 1603.</item><item>Cornelio Boss, o Bus. B. 20. 26. E. 8. C. B.</item><item>Cornelio Cort Olandese: morì nel 1568.</item><item>Cornelio Gallo.</item><item>Cornelio Hevissen. B. 10.</item><item>Cornelio. Pulemburg. D. 28. C. P. 1610.</item><item>Cornelio Sichen. A. 17.</item><item>Cornelio Vermullen.</item><item>Crescenzio de Honofrj.</item><item>Crispinus Paasius Colonien. 1550.</item><item>Cuerenhert. B. 1.</item><item rend="text-align:center">D.</item><item>DAniel Mignot. B. 13.</item><item>David Hopfer. D. H.</item><item>David Van Boons. D. 27.</item><item><pb facs="00601"/>
Diana Mantovana: fioriva nel 1566.</item><item>Dieterico Mayr: morì nel 1658.</item><item>Dirich Vander Staren. A. 12.</item><item>Domenichino. D.</item><item>Domenico Barriera Fiorentino. E. 25.</item><item>Domenico Beccafuni. E. 18. morì nel 1549.</item><item>Domenico Campagnola. A. 5. 1518.</item><item>Domenico degli Ambrog.</item><item>Domenico Maria Bonavera Bolognese.</item><item>Domenico Maria Canuti Bolognese. D. M. C.</item><item>Domenico Maria Fontana.</item><item>Domenico Tempesta Fiorentino vivente.</item><item>Domenico Tibaldi Bolognese: morì nel 1582.</item><item rend="text-aligm:center">E.</item><item>EDelinkus Parisiensis.</item><item>Egidio Roussellet.</item><item>Egidio Sadeler: morì nel 1629.</item><item>Elias Hainzelmanus Augustanus.</item><item>Elisabetta Sirani Pittrice Bolognese. 1660.</item><item>Enea Vighi E. 38. AE. E. V. fioriva nel 1550.</item><item>Enrico Bloemart fioriva nel 1647.</item><item>Enrico Cliven. E. 2. Morì nel 1589.</item><item>Enrico Hondio: nacque l'anno 1573.</item><item>Erhardus Parisiensis.</item><item>Ercole Bazicaluva Fiorentino: fioriva nel 1641.</item><item>Ercole Setti Modonese: vedi Hercules Septimius.</item><item>Esajas Van Hulsen. E. V. H.</item><item rend="text-align:center">F.</item><item>FAbbrizio Chiari Romano: morì nel 1695.</item><item>Federico Barocci. F. B. V. I. Nacque nel 1528.</item><item>Filippo Abiati Milanese.</item><item>Filippo Napolitano.</item><item>Filippo Passari.</item><item>Filippo Tommasini. Phil. Th.</item><item>Flamminio Torre Bolognese. F. T. F. Morì nel 1661.</item><item>Florio Macchi Bolognese 1600.</item><item>Francesco Aquila.</item><item>Francesco Briccio. F. B. 1600.</item><item>Franceschino Carracci Bolognese. F. C. 1622.</item><item>Francesco Curti Bolognese.</item><item>Francesco di Neve.</item><item>Francesco du Poylli Parigino. E. 20.</item><item>Francesco Maria Francia Bolognese. E. 37.</item><item>Francesco Giovane.</item><item>Francesco Grimaldi Bolognese: fioriva nel 1668.</item><item>Francesco Guerrieri.</item><item>F. L. D. Ciatres.</item><item>Fr. Lovemont.</item><item>Francesco Mazzola Parmigianino. F. P. I. V.</item><item>Francesco Melloni Bolognese.</item><item>Francesco Perrier: vedi Francois.</item><item>Francesco Spierre: nacque l'anno 1643.</item><item>Francesco Steen, o Vander Steen.</item><item>Francesco Stringa Modonese Pittore.</item><item>Francesco Tortebat.</item><item>Francesco Vanni Pittor Sanese: morì l'anno 1610.</item><item>Francesco Villamena. D. 26.</item><item>Fra Bonaventura Bisi. F. B. B.</item><item>Francois Cavveau. C. 15.</item><item>Francois Perrier. C. 18.</item><item>Francesco Terzi Bergamasco.</item><item rend="text-align:center">G</item><item>GAliot Nardois.</item><item>Gasparo Reverdin. A. 11.</item><item>Gerardo Fontana.</item><item>Giacinto Giminiani. C. 31.</item><item><pb facs="00602"/>
Giacomo Bink Norimbergese 1500. I. B.</item><item>Giacomo Blondeau.</item><item>Giacomo Callot: morì nel 1635.</item><item>Giacomo Laurenzani.</item><item>Giacomo Lauri.</item><item>Giacomo Ligozzi.</item><item>Giacomo Maria Giovannini Bolognese: morì l'anno 1717.</item><item>Giacomo Matham Olandese: morì nel 1631.</item><item>Giacomo Sandrart di Norimberga:</item><item>Gio: Abach: nacque in Colonia nel 1556.</item><item>Gio: Andrea Podestà.</item><item>Gio: Andrea Sirani Bolognese.</item><item>Gio: Baron.</item><item>Gio: Batista Bolognini Pittore Bolognese.</item><item>Gio: Batista Bonaccini.</item><item>Gio: Batista Castiglioni;</item><item>Gio: Batista Costantini.</item><item>Gio: Batista Coriolani Bolognese Intagliatore.</item><item>Gio: Batista Falda.</item><item>Gio: Batista Gallestrucci. E. 33.</item><item>Gio: Batista Maggi.</item><item>Gio: Batista Mantovano 1500. Vedi Joannes.</item><item>Gio: Batista Mercati.</item><item>Gio: Batista Sorito 1621.</item><item>Gio: Batista Pasqualino 1622.</item><item>Gio: Batista Ricci da Novara.</item><item>Gio: Batista Testana.</item><item>Gio: Batista Vanni.</item><item>Gio: Batista Zanni Bolognese.</item><item>Gio: Benedetto Castiglioni Genovese. D. 4.</item><item>Gio: Bol. H. B.</item><item>Gio: Bronchorts. D. 28.</item><item>Gio: Bruckmayr d'Augusta: morì nel 1517. Usò la marca del Durero. B. 2.</item><item>Gio: Calcar: morì nel 1546.</item><item>Gio: Cesare Testa Nipote di Pietro Testa.</item><item>Gio: Federico Greuter d'Argentina.</item><item>Gio: Francesco Cassioni Intagliatore in legno.</item><item>Gio: Francesco Venturini.</item><item>Gio: Francesco Zabello. C. 25.</item><item>Gio: Giorgio Nuvolstella Tedesco.</item><item>Gio: Guerra Modonese: morì circa il 1612.</item><item>Gio: Guglielmo Baurn. vedi Guglielmo.</item><item>Gio: Gioseffo dal Sole Bolognese Pittore.</item><item>Gio: Jacopo Coraglio Veronese imitatore di Marcantonio Raimondi.</item><item>Gio: Lanfranchi Pittore Parmigiano.</item><item>Gio: le Potre universale Intagliatore Franzese.</item><item>Gio: Luigi Valesio Bolognese. D. 4. VAL.</item><item>Gio: Lutma d'Asterdam 1681.</item><item>Gio: Maria da Brescia. A. 8. 1502.</item><item>Gio: Maggi Romano Pittore, ed Intagliatore.</item><item>Gio: Miele.</item><item>Gio: Niccola Vicentino 1555.</item><item>Gio: Orlandi 1600.</item><item>Gio: Podestà.</item><item>Gio: Sadeler: morì nel 1600.</item><item>Gio: Saenredan Olandese. D. 30.</item><item>Gio: Schorel Bavaro: morì nel 1562. C. 2.</item><item>Gio: Sebald Boemo: vedi Joannes Sebald.</item><item>Gio: Troschel di Norimberga: morì nel 1633.</item><item>Gio: Viani Bolognese Pretore.</item><item>Giodocco Aman Tigurino 1588.</item><item>Giorgio Cristofano Eimert da Ratisbona 1680.</item><item>Giorgio Ghisi Mantovano. D. 2.</item><item>Giorgio Pens di Norimberga. B. 16.</item><item>Giorgio Perundt: nato in Franconia nel 1603.</item><item><pb facs="00603"/>
Giovacchino Boeklaer d'Anversa.</item><item>Gioseffo Maria Metelli. E. 16.</item><item>Gioseffo Maria Roli Bolognese. G. M. R.</item><item>Gioseffo Moretti Bolognese Intagliatore in legno, e rame.</item><item>Gioseffo Ribera. E. 7.</item><item>Gioseffo Testana.</item><item>Gioseffo Zarlati Modonese.</item><item>Giovacchino Buecklaer d'Anversa.</item><item>Girolamo Cock Fiammingo.</item><item>Girolamo Corridori Modonese.</item><item>Girolamo David.</item><item>Girolamo Imperiali Nobile Genovese, Pittore, ed Intagliatore.</item><item>Girolamo Rossi Romano 1650.</item><item>Giulio Bonasoni Bolognese. I. P. F.</item><item>Giulio Campagnola Veneziano 1520.</item><item>Giulio Cesare Procaccini.</item><item>Giulio Cesare Venenti Bolognese. E. 15.</item><item>Giusto Sadeler. I. S. E. 35.</item><item>Gobbo de' Carracci.</item><item>Guglielmo Baurn Guil. Baurn.</item><item>Guglielmo Cortese.</item><item>Guillelmus Faithornius Londinensis</item><item>Guido Ruggeri. E. 34.</item><item>Guido Reni. G. R.</item><item rend="text-align:center">H</item><item>HAns (cioè Gio:) Baldungh, overo Balduin. B. 8. e 7.</item><item>Hans Bol. H. B.</item><item>Hans Bresanck. B. 5.</item><item>Hans Brosamer. B. 8.</item><item>Hans Burckmayr. B. 2.</item><item>Hans Liefriuck. E. 24. H. L.</item><item>Hans Lutensach. B. 30.</item><item>Hans Scauflig. A. 1.</item><item>Hans Saenredan. D. 30.</item><item>Hans Van Culmack. H. V. C.</item><item>Heinricus Bloseuvettus Frisius.</item><item>Henricus Goltzius. D. 20. Morì nel 1617.</item><item>Heinricus Hondius: nato nel 1573.</item><item>Heinricus Van Cliven, ov. de Clef. E. 30.</item><item>Hermanus Coblent. E. 22.</item><item>Hercules Septimius. H. S.</item><item>Hieronymus Mocetus. A. 13.</item><item>Hisberto Venio.</item><item>Hisbel. overo Hisbin. B. 3.</item><item>Hoefnaghel. Joris Hoefnaghel Pittore d'Anversa: morì l'anno 1600.</item><item>Horatius Borgiani. H. B. B. 8.</item><item rend="text-align:center">I</item><item>JAcintus Giminiani: vedi Giacinto.</item><item>Jacobus Belli. I. B. F. ov. Balli fec.</item><item>Jacobus Binkius. I. B.</item><item>Jacobus de Gheyn. D. 31.</item><item>Jacobus Mattamius Haerlemensis: morì l'anno 1631,</item><item>Jacobus Sandrart Norimbergen.</item><item>Jacobus Vander Heyden Augustan.</item><item>Janus Lutma 1681.</item><item>Jacques Grand Homme D. 21. J. G. Van. Uliet.</item><item>Jacques Kerver. I. K.</item><item>J. Blondeau, idest Jacobus.</item><item>Jean Covai. C. 14.</item><item>Jean Ladespeldrickt. B. 17.</item><item>Jean de Potre: vedi Gio:</item><item>Jerome Hopfer. I. H.</item><item>J. G. Bronchorts: idest Joannes. D. 28.</item><item>J. Gal Nardois F. idest. Joannes Galstot Nardois fecit.</item><item>J. G. Van Uliet: vedi Jacques Grand Homme.</item><item>Joannes Abach: vedi Gio:</item><item>Joannes Babtista Brixianus. J. B. B.</item><item>Joannes Baptista Mantuanus J. B. M.</item><item>Joannes Culembach.</item><item>Joannes Francus Augustanus.</item><item>Joannes Giorgius Walderich Augustanus.</item><item><pb facs="00604"/>
Joannes Jacobus Thourneissen Basilien.</item><item>Joannes Livius. J. L. fec.</item><item>Joannes Sebald Beham. B. 3.</item><item>Joris Hoefnaghel: vedi Hoefuaghcl.</item><item>Jost Amon. B. 9.</item><item>Isac Major Francofurtanus 1620.</item><item>Israel Martino. I. M.</item><item>Israel Meck. o Van Meck. I. M.</item><item>Israel Silvestri.</item><item>J. Van Valde. E. 5.</item><item>Julius Bonasoni. I. B. F.</item><item>Julius Caesar Procaccinus. I. C. Proc. In.</item><item>Justus Sadeler. E. 35.</item><item rend="text-align:center">L</item><item>LAmberto Lombardo. L. ov. L. L. ov. L. S.</item><item>Lamberto Suave, o Susterman è lo stesso, che Lamberto Lombardo.</item><item>Lambreckt Hopfer. A. 21.</item><item>Leonardo Gaultier. C. 12.</item><item>Leonardo Parasole Norsino 1600.</item><item>Lodovico Carracci. L. C.</item><item>Lodovico Cardi Cigoli. L. C. C.</item><item>Lodovico Mattioli Bologn. vivente.</item><item>Lodovico Scalzi.</item><item>Lorenzo Loli. L. L.</item><item>Lorenzo Tinti Bolognese. 1666.</item><item>Louvemont.</item><item>Luca Ciamberlano.</item><item>Luca Cranogio, overo Van Craen. A. 26. B. 7. ov. V. C. ov. L. V. C.</item><item>Luca de Leida detto d'Olanda. B. 6.</item><item>Luca Kilian Augustano. D. 6. overo L. K. A.</item><item>Lucas Bruger Germanus. 1516.</item><item>Luca Penni. D. 19. ov. Lucas. P. R.</item><item>Luca Van Uden. L. V. V.</item><item>Luca Vosterman d'Anversa. 1610. D. 29.</item><item>Luigi Gomie.</item><item>Luigi Scaramuccia Perugino.</item><item>Luigi Valesio. D. 12. ov. VAL.</item><item rend="text-align:center">M</item><item>MArcantonio Ghiarini Bologn.</item><item>Marcantonio Raimondi. C. 9. overo M. A. F.</item><item>Marco da Ravenna. M. R.</item><item>Marottus.</item><item>Martinus de Clef. M. C.</item><item>Martinus de Seco. B. 11. ov. M. &#x2720; S.</item><item>Martino de Vos celebre inventore per le Stampe.</item><item>Martino Emskerken grande Inventore per le stampe. B. 1.</item><item>Martino Rota Sabinese. D. 18.</item><item>Martinus Zinkius, overo Zazingeri. M. Z. ov. Z. A. 1500.</item><item>Maso Finiguerri Florentino, uno dei primi Intagliatori in rame nel 1460.</item><item>Matteo Grunevald d'Ascassemburg. E. 31. B. 2.</item><item>Matteo Greuter d'Argentina: morì nel 1638. M. G.</item><item>Matteo Merian nato in Barbaria nel 1593. M. Merian.</item><item>Matteo Kusel d'Augusta.</item><item>Matteo Piccioni.</item><item>Matteo Zagel. A. 10. M. Z.</item><item>Mauro Oddi. E. 12.</item><item>Melchior Girardini. Mel. Gir. fec.</item><item>Melchior Kusel fratello di Matteo.</item><item>Melchior Loricchio. M. L.</item><item>Micarino. A. 9.</item><item>Michel l'Asne. C. 17.</item><item>Michelle Blon. A. 6.</item><item>Michelagnolo Guidi figlio di Raffaello.</item><item>Michel Cocxie. A. 3.</item><item>Michel Lucchese. D. 18.</item><item>Michel Natali da Lodi.</item><item>Michel Volgemut di Norimberga</item><item><pb facs="00605"/>
Mastro del Durero.</item><item>Monsieur Baron.</item><item>Monsû Bodet.</item><item>Monsù Edelinck.</item><item>Monsù Lane.</item><item>Monsù Lasson.</item><item>Monsù Rolet.</item><item>Mousù Roussellet:</item><item>Mousù Vansculp.</item><item rend="text-align:center">N</item><item>NIccola Vicentino intagliò opere del Parmigianino.</item><item>Niccolao Capron Parigino. N. C.</item><item>Niccolao Manuel di Berna. N. M. B.</item><item>Niccoletto da Modona.</item><item>Niccolò Beatricetto.</item><item>Niccolò Beatrici Lorenese. E 27. N. B. L. F.</item><item>Niccolò Bylli.</item><item>Niccolò de Bruin. A. 28. N. B.</item><item>Niccolò Dorignì.</item><item>Niccolò la Fas Franzese.</item><item>Niccolò Laigniel.</item><item>Niccolò Mignardi.</item><item>Niccolò Petrelle Francese Intaglia tore di Niccolò Poussin, e d'altri.</item><item>Niccolò Poylli, o Polii Franzese.</item><item>Noel Granier.</item><item rend="text-align:center">O.</item><item>OLiviero Gatti Intagliatore Bolognese.</item><item>Oliviero Dolfin: morì circa il 1693.</item><item>Odoardo Fialetti Bolognese. D. 14.</item><item rend="text-align:center">P</item><item>PAdre Angelo Lorenzini Min. Conv. Bol.</item><item>Paolo Brilli.</item><item>Paolo Bianchi. P. B. F.</item><item>Paolo de Ponte d'Anversa.</item><item>Paolo Maupini.</item><item>Perjecouter. B. 12.</item><item>Pietro Aquila.</item><item>Pietro Artsen.</item><item>Pietro Bruguel. E. 1.</item><item>Pietro Cottart. B. 18.</item><item>Pietro Daret. C. 19.</item><item>Petrus de Jod Seniore: nato l'anno 1602. morì l'anno 1634.</item><item>Pietro del Pò.</item><item>Pietro Hys. P. H.</item><item>Pietro Iselburgh di Colonia. 1620.</item><item>Pietro Lombardo. C. 13.</item><item>Pietro Mercand. B. 14.</item><item>Pietro Mignardi.</item><item>Pietro Quast. B. 15.</item><item>Pietro Sante Bartoli. P. Ss. Bart.</item><item>Pietro Saudman.</item><item>P. Servuter.</item><item>Pietro Simon.</item><item>Pietro Stefanoni. P. S. f.</item><item>Pietro Stivens.</item><item>Pietro Testa Lucchese. D. 5. morì nel 1651.</item><item>Pietro Vander Borcht. P. V. Borcht.</item><item>Pietro Vander Nelpe. D. 24.</item><item>Pietro Vansikleer.</item><item>Pietro Voerior. B. 25.</item><item>Philippus Adeler Padicina. A. 16.</item><item rend="text-align:center">R</item><item>RAffaello Guidi Toscano.</item><item>Raffaello Sadeler: nacque nel 1555.</item><item>Raffaello Scaminossi. D. 13.</item><item>Raffaello Sancio Inventore. E. 23.</item><item>Raimondo la Fage.</item><item>Raveustein, ov. Gasparo Reverdin. A. 11.</item><item>Rainero Persino d'Amsterdam, compagno di Cornelio Bloemart.</item><item>Ravignano: vedi Marco da Ravenna. R. S.</item><item>Regnasson.</item><item>Rembrandt. E. 4 ov. Van. Rhin: morì nel 1670.</item><item>Remigio Cantagallina.</item><item><pb facs="00606"/>
Renè Coivin, cioè Renato. A. 7.</item><item>Renè Lochon. C. 11.</item><item>Ridolfo Crein Tirugino.</item><item>Ridolfo Mayr: nel 1638.</item><item>Roberto de Vorst. 1628.</item><item>Roberto Nantevil Franzese: morì nel 1678.</item><item>Robetta. R. B. T. A.</item><item>R. V. A. Gaudensis.</item><item rend="text-align:center">S</item><item>SAenredan. D. 30. vedi Hans Saenredan.</item><item>Salvatore Rosa Pittore, Intagliatore, e Poeta Napoletano. D. 5.</item><item>San Martino Bolognese. Questo fu il Primaticcio Abate di S. Martino. C. 33.</item><item>Samuel Hainxelmanus Augustanus.</item><item>Schelde a Bolsuvert. E. 3.</item><item>Scupenius Parisiensis.</item><item>Sebenzanus. D. 18.</item><item>Silvestro da Ravenna. D. 10.</item><item>Simon Cantarini, detto il Pesarese, S. C.</item><item>Simon Frisio.</item><item>Simon Guillain. S. G.</item><item>Simon Parisiensis.</item><item>Sinibaldo Scorza Genovese: morì nel 1631.</item><item>Sisto Badolocchio Parmigiano 1507.</item><item>Spagnoletto. E. 7. Vedi Giosesso Ribera.</item><item>Stefanino della Bella Fiorentino. E. 14. S. B. Morì nel 1674.</item><item>Stefano Baudet.</item><item>Stefano. Carteron. S. C. F.</item><item>Stefano Colbenstagh. D. 3.</item><item>Stefano du Perach Parigino: morì nel 1601.</item><item>Stoltzius. A. 2.</item><item>Svaneburgh intagliò opere del <rs type="person" ref="#rubens_peter_paul">Rubens</rs>.</item><item>Susanna Sandrart di Norimberga. 1670.</item><item rend="text-align:center">T.</item><item>TEodoro Cornard d'Amsterdam: morì nel 1590.</item><item>Teodoro Cruger, o Greuter. E. 28. T. C.</item><item>Teodoro dalla Croce Olandese.</item><item>Teodoro Mattamio d' Arleme. 1663.</item><item>Teodoro Van Tulden. D. 25.</item><item>Teodoro Zaghel. C. 7.</item><item>Thomas Barlacchius.</item><item>Tibò.</item><item>Tobia Stimer. 1590.</item><item rend="text-align:center">V.</item><item>VAlentinus Sezenius. V. S.</item><item>Van Rhin: vedi Rembrandt.</item><item>Uberto Audenaerd.</item><item>Uberto Goltzio: morì circa il 1583.</item><item>Uberto Vicentini.</item><item>Ventura Salimbeni. V. S. In.</item><item>Veronica Fontana Bolognese Intagliatrice in legno.</item><item>Vespasiano Strada. Ves. S.</item><item>Ugo da Carpi. 1500.</item><item>Vincenzio Caccianemici. V. C.</item><item>Virgilio Sole. A. 19. C. 3. ov. V. S.</item><item>Waer Van Hossanen. A. 15.</item><item>Wilielmus Delft. E. 29.</item><item>Wincislaus Hollart Parisiensis.</item><item>Wolfangus Kilian Augustanus.</item><item>W. Vailantus.</item><item rend="text-align:center">Z</item><item>ZAzingeri: vedi Martino Zinkio.</item><item>Zinkio è lo stesso Martino Zazingeri.</item></list>
                                        </p></div>
                        
                        <div xml:lang="ita" rend="text-align:center"><p>IL FINE.

                                        </p></div>
                        
                        
                        <div type="poem" xml:lang="ita"><index indexName="fsw"><term type="structure" target="#poem" xml:lang="deu">Gedicht</term></index>
                                        <head rend="text-align:center">
                                                        <pb facs="00607"/>
A MONSIEUR PIERRE<lb/>
CROZAT<lb/>
Per la bella Raccolta di Pitture, Sculture, Disegni, e Stampe, e molte di queste non più vedute, da Lui fatte intagliare.</head><p>
BEn' alzar vi dovrian metalli, e marmi<lb/>
E ben de' pregi Vostri ornar le mura<lb/>
Le Imitatrici altere di Natura,<lb/>
A cui la Morte, e il Tempo cedon l'armi.
</p><p>Sol per Vost'opra oggi vederle parmi<lb/>
Tolte a Lui, ch'anco i nomi ingordo fura,<lb/>
Onde il Vostro fia chiaro in la futura<lb/>
Età, dagl'Indi, agli ultimi Biarmi.
</p><p>Altri le Terre scorre, e scorre i Mari,<lb/>
Per desio d'acquistar Provincie, ed ori,<lb/>
Voi per far gli altrui pregi eterni, e chiari.
</p><p>E per l'opre adunar d'alti Pittori,<lb/>
E di Scultori industri mille, e rari<lb/>
Versate da la Man premj, e tesori.
<pb facs="00608"/>
</p>
            </div>
        </body>
    </text>
</TEI>
